Buongiorno, sono una ragazza di 22 anni e da qualche mese è terminata una relazione durata cinque an

Buongiorno, sono una ragazza di 22 anni e da qualche mese è terminata una relazione durata cinque anni. Da quel momento mi sento completamente persa e faccio molta fatica a ritrovare me stessa. Mi sento un fallimento perché, alla mia età, non ho un obiettivo preciso, non ho amiche e non ho un lavoro. Mi confronto continuamente con i miei coetanei e ho la sensazione di essere molto indietro rispetto a loro, cosa che mi fa soffrire profondamente. Quello che mi fa stare male, però, non è tanto la fine della relazione in sé, quanto tutte le cose che sento di non riuscire a fare per me stessa. Vorrei costruirmi una vita, trovare i miei obiettivi, conoscere persone, lavorare e sentirmi realizzata, ma mi sembra di essere bloccata e di non riuscire a fare passi avanti. Questa situazione mi provoca molta frustrazione e mi porta a sentirmi sempre più insicura e inadeguata. Ormai vivo costantemente nell’ansia, mi preoccupo per il mio futuro e sento di non riuscire a godermi il presente. La cosa che mi spaventa maggiormente è che provo una sensazione che non avevo mai provato prima: mi sento strana, diversa, come se non fossi più io stessa. Faccio fatica a riconoscermi e a capire cosa mi stia succedendo. Vorrei capire da cosa possano derivare queste sensazioni, se siano legate al periodo che sto attraversando o se ci sia qualcosa su cui dovrei lavorare con l’aiuto di un professionista. Vorrei riuscire a ritrovare me stessa, a gestire questa ansia e a capire come ripartire senza sentirmi continuamente sbagliata e indietro rispetto agli altri. Vi ringrazio per l’attenzione.

216 risposte


Buongiorno. Leggendo le sue parole, mi ha colpito soprattutto una cosa: lei non sta semplicemente attraversando un momento in cui non sa bene che cosa fare del proprio futuro. Mi sembra che stia vivendo una sofferenza più profonda, nella quale la difficoltà di costruire la vita che desidera si sia trasformata, poco alla volta, nella convinzione di essere lei stessa sbagliata, inadeguata o rimasta indietro rispetto agli altri. E vorrei partire proprio da qui, perché credo sia fondamentale distinguere ciò che sta vivendo dal giudizio che ha cominciato a dare su di sé. Lei ha ventidue anni, ha concluso una relazione durata cinque anni e ora si ritrova a dover ridefinire diversi aspetti della propria vita. Cinque anni, alla sua età, rappresentano una parte significativa della crescita personale: durante una relazione così lunga si costruiscono abitudini, aspettative, progetti e un'immagine di sé che, in qualche modo, si intreccia con la presenza dell'altra persona. Quando quella relazione termina, può accadere di trovarsi davanti a domande che prima sembravano meno urgenti: chi sono al di fuori di questo rapporto? Che cosa desidero davvero? Quali persone voglio accanto? Che direzione voglio dare alla mia vita? Questo non significa necessariamente che la fine della relazione sia l'unica causa del suo malessere, soprattutto perché lei stessa sottolinea che ciò che la fa soffrire maggiormente è la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa per sé. Tuttavia, una separazione può rendere molto più evidenti fragilità, insicurezze e domande personali che magari erano già presenti, ma che prima rimanevano sullo sfondo. C'è una frase del suo messaggio sulla quale mi soffermerei: lei dice di sentirsi un fallimento perché non ha un obiettivo preciso, non ha amiche e non ha un lavoro. Proviamo, però, a guardare questi elementi separatamente. Non avere un lavoro è una condizione concreta sulla quale può lavorare; non avere una rete di amicizie può essere una difficoltà reale e dolorosa; non sapere ancora quale direzione prendere può generare incertezza. Ma nessuna di queste condizioni, da sola o insieme alle altre, dimostra che lei sia un fallimento. Il problema non è soltanto che oggi le mancano alcune cose che desidera: è che sembra aver trasformato ciò che ancora non ha costruito nella prova di non valere abbastanza. E quando si comincia a guardare se stessi attraverso questa lente, ogni difficoltà diventa più pesante, ogni passo sembra insufficiente e persino le possibilità di cambiamento possono apparire irraggiungibili. Il confronto continuo con i coetanei, in questo senso, può diventare particolarmente doloroso. Lei vede persone che sembrano avere un lavoro, una cerchia sociale, una relazione o un progetto definito e finisce per confrontare la propria vita interiore, con tutti i suoi dubbi e le sue paure, con ciò che degli altri riesce a vedere dall'esterno. Ma non conosce necessariamente le loro incertezze, i loro problemi o le difficoltà che stanno affrontando. Soprattutto, non esiste una scadenza universale entro la quale una persona debba aver trovato la propria strada, costruito una rete di amicizie e raggiunto una determinata forma di realizzazione. Questo non significa che debba accontentarsi della situazione attuale o rinunciare ai suoi desideri. Al contrario: il fatto che voglia lavorare, conoscere persone, individuare i propri obiettivi e costruire una vita più soddisfacente è importante. La questione è capire come trasformare questi desideri in passi concreti senza utilizzare ogni obiettivo come un'altra occasione per giudicarsi. Quando ci si sente già inadeguati, infatti, può crearsi un circolo molto faticoso: si pensa continuamente a tutto ciò che si dovrebbe fare, ci si preoccupa di essere in ritardo, si sente la pressione di dover cambiare rapidamente e, proprio perché tutto sembra urgente e importante, si finisce per sentirsi bloccati. Poi il blocco viene interpretato come un'ulteriore conferma di non essere capaci, e l'ansia aumenta ancora. A quel punto non si sta più semplicemente cercando lavoro, amicizie o una direzione: si sta cercando di dimostrare a se stessi di non essere sbagliati. E vivere in questo modo può rendere molto difficile godersi il presente, perché ogni giornata viene valutata in base a quanto si è riusciti a fare per recuperare il presunto ritardo. Anche quando si compie un piccolo passo, la mente può spostare immediatamente l'attenzione su tutto quello che manca ancora. Vorrei soffermarmi anche sulla sensazione che descrive quando dice di sentirsi strana, diversa, come se non fosse più se stessa. Capisco che questo possa spaventarla, soprattutto se è una sensazione nuova. Periodi di forte ansia, stress emotivo e cambiamento possono essere accompagnati da una percezione insolita di sé, da una sensazione di estraneità o dalla difficoltà di riconoscersi nelle proprie reazioni. Tuttavia, da un messaggio non sarebbe corretto stabilire che cosa stia succedendo nel suo caso, né attribuire automaticamente tutto alla separazione. Proprio perché questa sensazione è nuova e la sta spaventando, sarebbe importante approfondirla con un professionista, valutando con attenzione come si manifesta, quando compare e quanto interferisce con la sua quotidianità. Non le direi, quindi, di aspettare semplicemente che passi. Non perché ci sia necessariamente qualcosa di grave, ma perché sta descrivendo un'ansia persistente, una sofferenza che coinvolge diversi ambiti della sua vita e una sensazione di estraneità rispetto a se stessa che merita ascolto e attenzione. Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere che cosa stia alimentando questo stato di malessere, a lavorare sul confronto con gli altri e sul giudizio che rivolge a se stessa, ma soprattutto a recuperare un rapporto con i propri desideri che non sia continuamente condizionato dalla paura di essere in ritardo. Sarebbe importante capire anche se, prima della fine della relazione, lei avesse già difficoltà a sentirsi realizzata, a prendere decisioni per sé o a riconoscere il proprio valore indipendentemente da ciò che aveva o faceva. Perché c'è una differenza importante tra costruire una vita che ci assomigli e costruirne una che ci sembri finalmente abbastanza valida da poterci sentire adeguati. Nel primo caso ci si muove verso qualcosa che si desidera; nel secondo si rischia di trascorrere anni a rincorrere obiettivi sempre nuovi, nella speranza che il prossimo risultato faccia finalmente scomparire il senso di inadeguatezza. Le farei una domanda: se domani avesse un lavoro, qualche amica e un progetto per il futuro, riuscirebbe finalmente a sentirsi soddisfatta di sé, oppure teme che continuerebbe comunque a confrontarsi con gli altri, chiedendosi se dovrebbe essere più avanti, più realizzata o più sicura? Non è una domanda a cui deve necessariamente saper rispondere subito. È uno spunto per capire se, oltre alle difficoltà concrete che desidera affrontare, ci sia anche un modo molto severo di valutarsi che le impedisce di riconoscere il proprio valore nel presente. Non deve risolvere tutto insieme. Può iniziare costruendo piccoli punti di riferimento, senza pretendere di sapere già quale sarà la sua strada definitiva. Ma, prima ancora, può essere importante comprendere perché questo momento la stia facendo soffrire così tanto e che cosa le impedisca di sentirsi sufficientemente sicura per cominciare a muoversi nella direzione che desidera. Se si riconosce in queste dinamiche, la invito a contattarmi. Mi farebbe piacere approfondire con lei quello che sta vivendo, perché credo che non sia necessario limitarsi a cercare di ridurre l'ansia o a individuare rapidamente qualche obiettivo da raggiungere. Sarebbe utile lavorare anche su quel senso di inadeguatezza che sembra accompagnare ogni aspetto della sua vita e che oggi le fa vivere il futuro come una corsa da recuperare, anziché come qualcosa che può gradualmente costruire. Non deve arrivare a un colloquio sapendo già chi vuole diventare, che cosa vuole fare o quale sia la causa precisa del suo malessere. Può partire esattamente da questa sensazione di essersi persa. Insieme si può cercare di capire che cosa è cambiato, quali sono le sue risorse, quali difficoltà richiedono attenzione e da dove sia più utile cominciare. A ventidue anni non è obbligata ad avere già una vita definita. Merita, però, di non trascorrere questi anni sentendosi continuamente sbagliata perché non è ancora diventata la persona che pensa di dover essere. Il suo desiderio di cambiare può diventare un punto di partenza, senza trasformarsi in una condanna quotidiana. Se vuole, mi contatti tranquillamente: possiamo cominciare proprio da qui, con l'obiettivo di aiutarla a ritrovare maggiore serenità, fiducia in se stessa e una direzione che senta davvero sua.

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Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. La fine di una relazione importante, soprattutto quando ha accompagnato una parte significativa della propria crescita, può lasciare un senso di smarrimento che va oltre la perdita della persona specifica. A volte ci si ritrova a fare i conti con domande su chi siamo, cosa desideriamo e quale direzione vogliamo dare alla nostra vita. Da quello che racconta, sembra che in questo momento la sofferenza sia legata anche al confronto con gli altri e alla sensazione di non essere dove *dovrebbe* essere. Ma a 22 anni non avere ancora le idee chiare sul proprio futuro, sul lavoro o sulle relazioni non significa essere in ritardo o aver fallito. Eppure, quando ci sentiamo insicuri, è facile trasformare ciò che ancora non abbiamo costruito in una misura del nostro valore. Anche la sensazione di non riconoscersi più può comparire nei periodi di forte stress e cambiamento, soprattutto quando l'ansia e le preoccupazioni diventano così presenti da rendere difficile vivere serenamente il quotidiano. Questo, però, non significa che debba semplicemente aspettare che passi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare un contatto con se stessa e con i propri bisogni e individuare, un passo alla volta, una direzione che senta davvero sua, senza dover rincorrere i tempi o le aspettative degli altri. Non deve necessariamente sapere già da dove ripartire: può essere proprio questo il punto da cui iniziare a lavorare.


Ecco una proposta, con lo stesso registro: --- Buongiorno, quello che descrive è comprensibile alla luce della sua storia. Una relazione di cinque anni, iniziata intorno ai 17 anni, ha accompagnato una fase della vita in cui si costruisce gran parte della propria identità. È possibile che molti aspetti di lei, come abitudini, scelte, relazioni e progetti, si siano sviluppati all'interno della coppia. Quando la relazione finisce, viene meno anche quel punto di riferimento, e può emergere proprio la sensazione di non sapere più chi si è. Anche la sensazione di sentirsi "strana", come se non fosse più se stessa, può essere legata a questo momento e all'ansia che sta vivendo. Quando l'ansia è intensa e prolungata, può dare luogo a un senso di distacco o di estraneità da sé. È un'esperienza che spaventa, ma è nota e può essere affrontata. Il confronto continuo con i coetanei rischia di alimentare il senso di inadeguatezza. Ognuno ha tempi e percorsi diversi, e 22 anni è un'età in cui c'è ancora molto spazio per costruire. Più che cercare subito un obiettivo preciso, può essere utile partire da piccoli passi concreti: un'attività che la incuriosisce, un corso, un contesto in cui conoscere persone nuove. Gli obiettivi spesso prendono forma facendo, non solo pensando. Considerata l'intensità di ciò che prova, e in particolare la difficoltà a riconoscersi, le suggerisco di rivolgersi a un professionista. Un percorso psicologico può aiutarla a gestire l'ansia e a ritrovare un senso di continuità con se stessa, oltre a costruire, con i suoi tempi, la direzione che desidera. Cordiali saluti, Dott. Ivan Vernarelli


Buongiorno, l'età in cui ti trovi, associata alla recente rottura dopo una lunga relazione e la società in cui viviamo possono portare a questa sensazione di irrequietezza, ma per fare in modo che non diventi stabile può essere utile farsi aiutare, anche per un breve periodo. Se ti serve un supporto psicologico per ritrovare i tuoi obiettivi e te stessa, non esitare a contattarmi.


Ciao, da quello che racconti emerge una sofferenza che va oltre la fine della relazione: sembra che questo momento abbia portato in primo piano dubbi su di te, sul tuo valore e sulla direzione da dare alla tua vita. Quando vengono meno dei punti di riferimento importanti, può capitare di sentirsi disorientati e di fare fatica a riconoscersi. Il confronto continuo con gli altri, inoltre, può alimentare la sensazione di essere in ritardo o di non essere abbastanza, rendendo ancora più difficile ascoltare i propri bisogni e capire che cosa desideri davvero. A 22 anni non è necessario avere già tutte le risposte, né seguire una traiettoria prestabilita. Più che cercare di recuperare il tempo che senti di aver perso, potrebbe essere importante concederti uno spazio per comprendere ciò che stai vivendo, riconoscere le tue risorse e individuare, un passo alla volta, ciò che per te ha significato e valore. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a esplorare queste sensazioni di estraneità rispetto a te stessa, comprendere come si intrecciano con l'ansia e ritrovare un rapporto più fiducioso con te e con il tuo futuro. Non devi necessariamente affrontare tutto questo da sola. Un caro saluto, dott.ssa Veronica De Iuliis


Buongiorno, da ciò che racconta emerge una sofferenza che va oltre la fine della relazione: sembra che questo cambiamento abbia portato in primo piano dubbi sul proprio valore, sul futuro e sulla direzione che desidera dare alla sua vita. A 22 anni può essere facile sentirsi in ritardo quando ci si confronta continuamente con i coetanei, soprattutto se si attraversa un periodo in cui mancano punti di riferimento stabili. Tuttavia, non avere ancora un obiettivo professionale definito, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere un fallimento. Ognuno costruisce il proprio percorso con tempi e modalità differenti, anche se, quando l'ansia è molto intensa, può diventare difficile riconoscere le proprie risorse e le possibilità che si hanno davanti. La sensazione di non riconoscersi più può comparire nei periodi di forte cambiamento emotivo, quando le certezze precedenti vengono meno e si fatica a ritrovare un equilibrio. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va in lei, ma è importante comprendere meglio come si manifesta questa sensazione e quanto stia incidendo sulla sua quotidianità. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere l'origine dell'ansia, lavorare sul confronto con gli altri e sull'autostima, ritrovare un contatto con i propri bisogni e desideri e individuare, con gradualità, obiettivi concreti e realistici. Non si tratta di dover avere subito tutte le risposte, ma di poter ripartire da ciò che sente importante per sé, senza essere continuamente condizionata dalla paura di essere indietro. Il fatto che lei riconosca di voler costruire una vita più soddisfacente è già un punto da cui partire. In un primo colloquio sarebbe possibile approfondire ciò che sta vivendo, dare maggiore chiarezza alle sensazioni che la preoccupano e valutare insieme come affrontare questo momento, così da non doverlo gestire da sola. Non deve necessariamente ritrovare subito la persona che era prima: può imparare a conoscersi nuovamente e costruire, passo dopo passo, una direzione che senta davvero sua.


Buongiorno, a 22 anni può sembrare di dover avere già una direzione precisa, obiettivi chiari e una vita che corrisponda alle aspettative, soprattutto quando ci si confronta continuamente con i coetanei. Ma non esiste una tabella di marcia uguale per tutti, e non avere oggi un lavoro, amicizie solide o un progetto definito non significa essere un fallimento. La fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare anche la perdita di una parte della propria quotidianità e dell'immagine che si aveva di sé e del proprio futuro. È possibile che, venuto meno quel riferimento, siano emerse con maggiore forza insicurezze e domande che prima restavano sullo sfondo. La sensazione di non riconoscersi può essere particolarmente spaventosa, ma non significa necessariamente che lei stia perdendo se stessa: potrebbe essere il segnale di un momento di profonda trasformazione e difficoltà emotiva. Mi sembra significativo che lei desideri costruire una vita propria, ma che il confronto con gli altri e la paura di essere in ritardo finiscano per bloccarla. Quando ogni passo diventa una verifica del proprio valore, anche le piccole decisioni possono apparire enormi e la sensazione di inadeguatezza può alimentare ulteriormente l'ansia. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a ritrovare fiducia nelle proprie risorse e a distinguere i suoi desideri autentici dalle aspettative che sente di dover soddisfare. Nel frattempo, provi a non pretendere di risolvere tutto insieme: può iniziare da piccoli passi concreti, senza chiedersi ogni volta se siano sufficienti a recuperare il tempo che pensa di aver perso. Non deve ritrovare immediatamente la persona che era prima. Può concedersi di scoprire chi è oggi, con i suoi dubbi e le sue possibilità. Il suo valore non dipende da quanto velocemente raggiunge determinati traguardi, e il fatto che in questo momento si senta bloccata non significa che resterà così.


Gentilissima, leggendo le sue parole mi colpisce quanto il desiderio di costruire una vita sua si accompagni a un giudizio molto severo verso se stessa. Desidera amicizie, un lavoro, una direzione, ma oggi la distanza da questi obiettivi la fa sentire sbagliata. Sentirsi bloccata, però, non significa essere un fallimento. Lei coglie un punto importante: la sofferenza non riguarda soltanto la relazione finita, ma anche la difficoltà di riconoscersi e capire da dove ripartire. Dopo cinque anni di relazione potrebbero essere cambiate molte coordinate della sua quotidianità e del futuro che immaginava; per comprendere che significato abbia questo per lei occorre uno spazio di ascolto più approfondito. Anche quel sentirsi “strana, diversa” merita attenzione: da queste righe non è possibile comprenderne la natura, ma possiamo partire proprio da come vive questa sensazione, quando compare e che cosa la spaventa. Nel lavoro psicologico le proporrei di dare spazio a questa sofferenza e, insieme, individuare passi concreti: comprendere l’ansia e il confronto con gli altri, riconoscere ciò che conta per lei e costruire obiettivi graduali, sostenibili nella sua situazione attuale. Non deve avere già le idee chiare per chiedere aiuto. Se desidera, può contattarmi per concordare un primo colloquio: potremo approfondire ciò che sta vivendo e valutare insieme un percorso adatto alle sue esigenze. Sarà anche uno spazio per conoscermi e capire come si sente nel confronto con me, senza dover decidere tutto in anticipo. Un caro saluto, Dott.ssa Sabrina Maria Gatto Psicologa clinica Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale in formazione (CBT)


Buongiorno, immagino quanto possa essere complicata la situazione. Sicuramente potrebbe essere molto utile confrontarsi con un professionista con cui poter indagare quali al momento sono le tue risorse su cui poter lavorare per "ritrovare te stessa"


Buongiorno. da quello che racconti emerge tanta sofferenza ma anche un forte desiderio di ritrovare te stessa, partirei da qui, dal riconoscere le risorse, per ritrovare in modo graduale serenità e fiducia nelle tue capacità. Se senti che è il momento di dedicare uno spazio a te, ascoltati e inizia un percorso.


Salve, grazie per aver condiviso qui con noi. Il fatto che oggi tu ti senta persa, insicura e indietro rispetto agli altri non significa che tu sia un fallimento. Significa che stai vivendo un momento di grande difficoltà, in cui fai fatica a ritrovare un senso di te stessa e della direzione che vuoi dare alla tua vita. Sono due cose molto diverse. Non stai soffrendo soltanto perché è finita una relazione importante, durata cinque anni. Stai soffrendo perché questa fase sembra averti messa di fronte a tutte le cose che vorresti essere, fare e costruire, ma che in questo momento senti di non riuscire a realizzare. E più ti rendi conto della distanza tra la vita che desideri e quella che stai vivendo, più ti senti inadeguata; più ti senti inadeguata, più diventa difficile trovare l'energia e la fiducia necessarie per cambiare le cose. È un circolo che può diventare molto faticoso da interrompere. Ma si può lavorare su di esso, un passo alla volta. Iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutarti sin da subito ad avere una consapevolezza e un sostegno impattante in un periodo cosi delicato. Resto a disposizione.


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge quanto questo momento la stia facendo soffrire e quanto sia faticoso sentirsi bloccata, soprattutto quando il confronto con gli altri alimenta la sensazione di essere indietro o di non essere abbastanza. La fine di una relazione importante può rappresentare anche l'occasione per confrontarsi con domande più profonde sulla propria identità, sui propri desideri e sulla direzione che si vorrebbe dare alla propria vita. A volte, quando vengono meno dei punti di riferimento, può diventare difficile riconoscersi e capire da dove ripartire. Questo, però, non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei, né che a 22 anni debba necessariamente avere già tutto chiaro. Credo che possa esserle utile uno spazio in cui fermarsi ad ascoltare ciò che sta provando, comprendere da dove nascono l'ansia e il senso di inadeguatezza e iniziare a ritrovare un rapporto più sereno con se stessa. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare i suoi bisogni e i suoi desideri, riconoscere le risorse su cui può contare e individuare, con gradualità, dei passi concreti per costruire una vita che senta davvero sua, senza sentirsi costantemente in competizione con gli altri. Mi farebbe piacere poterla accompagnare in questo percorso, aiutandola a dare un significato a ciò che sta vivendo e a ritrovare, un passo alla volta, maggiore fiducia in se stessa e nel proprio futuro. Se lo desidera, sono disponibile a sentirci per un primo colloquio conoscitivo, durante il quale potremo approfondire la sua situazione e capire insieme come lavorare sulle difficoltà che mi ha raccontato. Resto a disposizione e le mando un caro saluto. Dott.ssa Ilaria Guida


Buongiorno, dalle sue parole si percepisce quanto questo momento la stia mettendo in difficoltà, non tanto per la fine della relazione in sé, quanto per il senso di smarrimento che sembra aver portato con sé. A volte, quando cambia qualcosa di importante nella nostra vita, ci ritroviamo a non riconoscerci più e a chiederci chi siamo e cosa vogliamo davvero. Il confronto con gli altri, poi, rischia di farci sentire sbagliati, come se esistesse un tempo preciso entro cui dover raggiungere determinati obiettivi. Ma a 22 anni non è necessario avere già tutto chiaro. Forse, più che cercare di recuperare il tempo che sente di aver perso, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi cosa desidera davvero per sé, senza misurarsi continuamente sulla vita degli altri. Se questa ansia e questa sensazione di non riconoscersi continuano a farla soffrire, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a ritrovare, gradualmente, un senso di sé. Un caro saluto.


Buongiorno, a seguito della sua domanda la prima riflessione che mi viene da fare è “quanto siamo gentili con noi stessi?”. Vengono rimarcate tutte le cose che non riesce a fare, gli obiettivi che non riesce a raggiungere, ma non i dolori e le difficoltà che ci stanno dietro. Sicuramente la fine di una relazione è un momento di grande dolore e di riassestamento, il che può portare malessere che nel suo caso si traduce in ansia. Mi concentrerei però in primis sull’essere più gentili con noi e ‘perdonarci’ per tutto ciò che a volte non siamo in grado di fare, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. Poi è possibile procedere e capire cosa sta dietro a queste difficoltà. Nel caso avesse bisogno sa dove trovarmi, le mando un abbraccio.


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. A volte, soprattutto nei momenti di cambiamento, può capitare di sentirsi smarriti e di mettere in discussione se stessi e il proprio futuro. Il confronto con gli altri può alimentare la sensazione di essere in ritardo, ma ognuno ha i propri tempi e non esiste un percorso di vita valido per tutti. La sensazione di non riconoscersi più e l’ansia che descrive meritano ascolto e attenzione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare fiducia in se stessa e individuare, gradualmente, una direzione più vicina ai suoi bisogni e desideri. Non è necessario avere già tutte le risposte o sapere da dove iniziare: può concedersi il tempo e lo spazio per capire meglio ciò di cui ha bisogno, un passo alla volta.


Sento il bisogno di accogliere prima di tutto, con grande rispetto e delicatezza, la sofferenza e la profonda vulnerabilità che traspaiono dalle tue parole. Riconoscere di sentirsi smarriti e avere il coraggio di esprimerlo è un atto di grande consapevolezza: non sei affatto "sbagliata", ma stai semplicemente attraversando una fase di profonda riorganizzazione interna e di dolore. ​La sensazione di esserti persa e di non riconoscerti più è assolutamente comprensibile dal punto di vista psicologico. Avere vissuto una relazione dai 17 ai 22 anni significa aver trascorso una fase cruciale della tua crescita emotiva e personale con un'impalcatura ben precisa: abitudini, riferimenti, identità e proiezioni future erano intrecciati a due. Quando questa struttura viene a mancare, non si chiude solo un legame, ma crolla il modo in cui avevi imparato a percepire te stessa e il mondo. La sensazione di essere "strana", "diversa" o quasi estranea a te stessa (quello che in psicologia può assomigliare a uno stato di depersonalizzazione o smarrimento identitario) è il modo in cui la tua mente reagisce a un livello di ansia e stress prolungato: di fronte alla paura dell'incertezza e al vuoto improvviso, il sistema nervoso tende a prendere le distanze per difendersi dal carico emotivo, facendoti sentire staccata da chi eri prima. ​Allo stesso tempo, il giudizio severo con cui ti guardi — il sentirti un "fallimento" o in "ritardo" rispetto ai tuoi coetanei — è il frutto di una trappola cognitiva molto comune a 22 anni, spesso legata a quella che viene definita crisi del quarto di vita. Tendiamo a credere che a vent'anni la strada debba essere già tracciata, con un lavoro chiaro, una rete sociale solida e obiettivi definiti. In realtà, non esiste alcuna tabella di marcia universale: la percezione di essere indietro nasce dal confronto continuo con le immagini parziali e ideali che gli altri mostrano all'esterno, misurate contro la sofferenza interna che stai vivendo tu in questo momento. A 22 anni la tua vita non è affatto bloccata o definita, sei soltanto all'inizio del tuo percorso di costruzione autonoma. ​La frustrazione che provi, per quanto dolorosa, contiene in realtà una spinta vitale molto importante: non sei rassegnata, desideri fortemente costruirti una vita tua, lavorare, fare amicizie e sentire che ti stai realizzando. Per trasformare questo blocco in movimento, l'aiuto di un professionista (psicologo o psicoterapeuta) è senz'altro la strada più indicata. In uno spazio terapeutico potrai elaborare la fine della relazione non come la perdita di te stessa, ma come l'inizio di una nuova fase; imparerai a gestire l'ansia e i pensieri svalutanti, e potrai gradualmente ricostruire la tua autostima indipendentemente dai risultati o dai confronti esterni. Nel concreto, il percorso per ripartire inizia dal separare chi sei da ciò che ti manca oggi (l'assenza temporanea di un lavoro o di amiche non definisce il tuo valore di persona) e dal sostituire le grandi aspettative sul futuro con piccolissimi passi quotidiani: frequentare un corso, dedicarti a un'attività pratica o metterti in contesti di condivisione dove le relazioni e le opportunità possano nascere in modo naturale. ​La sensazione di vuoto che stai provando oggi non è la prova che ti sei "rotta", ma il terreno fertile su cui puoi finalmente iniziare a scoprire e costruire chi sei veramente tu, come individuo unico e indipendente.

Dott.ssa Maria Aloi

Dott.ssa Maria Aloi

psicologo

Melito di Porto Salvo

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Buongiorno mi rincresce molto che la sua relazione sia terminata. Mi dispiace anche per la sua difficoltà che sta vivendo al momento ed è molto frequente in persone con la sua età, questa è una fase di cambiamento in cui tutte le certezze che si avevano prima vengono sostituite o ricercate con delle altre. Per tanto la potrei aiutare nell’individuare ciò di cui lei ha più bisogno e che possano farla sentire fiduciosa nel cambiamento della sua vita Cordialmente Alessandro Coraci


Buongiorno, dalle sue parole emerge un vissuto di sofferenza, accompagnato da un senso di smarrimento, insicurezza e preoccupazione per il futuro. La conclusione di una relazione durata cinque anni rappresenta un'esperienza di separazione importante, che porta con sé emozioni e vissuti spesso complessi. La separazione è un evento doloroso della vita, che richiede tempo per essere elaborato e per ritrovare un nuovo equilibrio. È importante riconoscere e accogliere le emozioni che accompagnano questi passaggi, senza giudicarle. Credo sarebbe utile approfondire quanto sta vivendo, distinguendo i diversi piani coinvolti: quello emotivo, quello relazionale e quello legato all'immagine di sé, alle aspettative personali e alla costruzione del proprio futuro. Anche la sensazione di non riconoscersi più merita di essere ascoltata ed esplorata con attenzione. Per comprendere meglio la natura delle difficoltà che descrive e poterle fornire una risposta realmente utile, ritengo importante che possa esplorare questi vissuti con l'aiuto di un professionista, all'interno di uno spazio di ascolto e riflessione che le consenta di acquisire maggiore consapevolezza di sé, dei propri bisogni e delle proprie risorse. A 22 anni non avere ancora definito la propria strada non rappresenta un fallimento. Ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso. Piuttosto che misurare il proprio valore attraverso il confronto con gli altri, sarebbe importante comprendere cosa desidera per sé e individuare, gradualmente, i passi per costruire una vita nella quale possa riconoscersi. Un caro saluto.


Buongiorno,

Dott.ssa Elena Uda

Dott.ssa Elena Uda

psicologo

Ponte Pattoli

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Quello che stai vivendo potrebbe essere legato a un periodo di profondo cambiamento personale, amplificato dalla fine di una relazione importante e dalle aspettative che hai nei confronti di te stessa. A 22 anni è normale essere ancora alla ricerca della propria identità, dei propri obiettivi e della propria strada: non esiste una tempistica uguale per tutti. Il confronto continuo con gli altri e la paura di essere in ritardo possono alimentare un circolo di ansia, insicurezza e autocritica, portandoti a sentirti bloccata proprio mentre desideri cambiare. La sensazione di non riconoscerti potrebbe essere collegata a questo stato di sofferenza, ma, soprattutto se è persistente o intensa, è importante approfondirla senza attribuirle subito un significato preciso. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere l'origine di queste sensazioni, gestire l'ansia e riscoprire i tuoi bisogni e desideri, senza sentirti costantemente sotto pressione. Nel frattempo, prova a non pretendere di risolvere tutto insieme: concentrati su piccoli passi concreti, rispettando i tuoi tempi. Non sei in ritardo e non sei sbagliata: stai attraversando un momento di difficoltà che merita ascolto e comprensione, non giudizio. Recuperare il rapporto con te stessa è un percorso che puoi affrontare gradualmente, anche con il giusto supporto professionale.


Buongiorno. La fine della relazione può essere stata una miccia che ha fatto poi scattare tutta questa serie di pensieri e consapevolezze. Io le consiglierei di prendersi cura di sè in questo momento delicato della sua vita e farlo in un contesto protetto come quello che potrebbe offrirle un percorso di terapia per poter esplorare tutte queste sue sensazioni


Buongiorno, la fine di relazione questa importante si intreccia con interrogativi sulla sua identità, sul futuro e sul suo valore. A 22 anni non avere ancora le idee chiare sul proprio percorso non significa essere in ritardo o essere sbagliata, anche se il confronto con gli altri può farlo sentire profondamente. La sensazione di non riconoscersi più può essere destabilizzante e merita di essere ascoltata e compresa, senza giudizio. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare ciò che sta vivendo, dare significato a queste sensazioni e ritrovare gradualmente un rapporto più autentico e fiducioso con se stessa. Un caro saluto, dott.ssa Sara Gerbi


Buongiorno. Capisco il suo stato d'animo è assolutamente comprensibile un senso di smarrimento al termine di una relazione.


Buongiorno carissima, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza che va oltre la fine della relazione: sembra che questo momento abbia portato in primo piano tante domande su di sé, sul proprio futuro e sul tipo di vita che vorrebbe costruire. Quando ci si sente lontani dalla persona che si vorrebbe essere, può diventare molto difficile guardarsi con gentilezza, soprattutto quando ci si confronta continuamente con gli altri e si ha la sensazione di essere rimasti indietro. Vorrei però rassicurarla su un aspetto importante: avere 22 anni e non avere ancora le idee chiare sul proprio futuro, sul lavoro o sulle relazioni non significa essere un fallimento. Non esiste una tabella di marcia uguale per tutti e il fatto che oggi faccia fatica a trovare la sua direzione non significa che non possa costruirla, un passo alla volta. Anche la sensazione di sentirsi diversa, di non riconoscersi più o di non sentirsi pienamente se stessa può comparire nei periodi di forte stress emotivo e ansia, soprattutto quando ci si trova ad affrontare cambiamenti importanti. Questo, tuttavia, non significa che sia necessario ignorarla: merita di essere ascoltata e compresa, soprattutto perché mi racconta di un'ansia diventata costante e di una fatica che sta incidendo sul suo benessere quotidiano. Credo che, in questo momento, più che obbligarsi a trovare subito tutte le risposte o a cambiare ogni aspetto della sua vita, possa essere importante capire cosa le sta succedendo, ritrovare un rapporto più sereno con se stessa e individuare piccoli passi concreti da cui ripartire. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste sensazioni, a gestire l'ansia e a riconoscere i suoi desideri e le sue risorse, senza sentirsi continuamente sotto esame o in competizione con gli altri. Le vorrei lasciare una domanda su cui mi piacerebbe soffermarmi: quando dice di sentirsi strana, diversa, come se non fosse più se stessa, che cosa sente esattamente? È come se avesse perso il contatto con chi è, con i suoi desideri e le sue emozioni, oppure è una sensazione diversa, più difficile da descrivere? Penso che partire da qui possa aiutarci a comprendere meglio ciò che sta vivendo, senza dover avere già tutte le risposte. Un caro saluto Dott.ssa Ilaria Redivo


Buongiorno, leggendo il tuo messaggio, la prima cosa che vorrei farti arrivare è che non sei sola in questo momento e che ciò che stai provando, per quanto spaventoso e faticoso, ha una sua profonda dignità e senso. A 22 anni, la fine di una relazione così significativa (iniziata in un'età di piena adolescenza e strutturazione dell'identità) rappresenta una vera e propria interruzione dei "binari" su cui la tua vita è scorsa finora. Quando viene a mancare un pilastro relazionale di questo calibro, è del tutto normale che si sperimenti un senso di disorientamento quasi come se l'immagine di sé costruita all'interno di quella relazione non potesse essere ridefinita da sola. Spesso, in momenti di transizione così delicati, ci si ritrova incastrati in un confronto doloroso con le aspettative sociali e con i "tempi" percepiti degli altri ("sentirsi indietro o sbagliati"). Lavorare su questo significa creare uno spazio sicuro in cui esplorare non solo l'ansia e il blocco attuale, ma anche dare voce a quella parte di te che sta cercando di emergere, ridefinendo i tuoi confini personali, i tuoi desideri autentici e i tuoi obiettivi slegati dal passato. Ti offro volentieri uno spazio, accogliente e senza giudizio, dove poter rimettere ordine in questi vissuti, dare un significato a questa fatica e costruire gradualmente i passi per ripartire da te. Un caro saluto, Dott.ssa Elisa Novello»


Buongiorno, grazie per aver condiviso il suo vissuto. La fine di una relazione importante può rappresentare un momento di cambiamento profondo, portando a mettere in discussione non solo il proprio futuro, ma anche la propria identità. A 22 anni è naturale non avere ancora obiettivi definiti. Il confronto continuo con gli altri, però, può alimentare sentimenti di inadeguatezza, ansia e insicurezza, rendendo più difficile intraprendere nuove esperienze. Anche la sensazione di non riconoscersi può essere legata a un periodo di forte stress emotivo, ma merita di essere approfondita, soprattutto se persistente. Le suggerirei di iniziare da piccoli obiettivi concreti, senza pretendere di cambiare tutto immediatamente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, gestire l'ansia e ritrovare fiducia in se stessa. Ricordi che non esiste un tempo giusto per realizzarsi: costruire la propria strada è un processo personale, che richiede tempo, pazienza e ascolto di sé. Un caro saluto.


Cara, capisco profondamente il senso di smarrimento e la sofferenza che stai descrivendo. Quando una relazione iniziata a 17 anni si conclude dopo cinque anni, non si chiude soltanto una storia d'amore, ma crolla l'intera impalcatura su cui hai costruito la tua identità e la tua quotidianità durante l'adolescenza e la prima giovinezza. Quella sensazione di estraneità che provi — il sentirti "strana, diversa" e il non riconoscerti — non deve spaventarti. È una reazione del tutto fisiologica quando si sperimenta una perdita così significativa. Per cinque anni hai definito te stessa in funzione di quel legame; ora che quel legame non c'è più, la tua mente si ritrova improvvisamente senza coordinate, e questo genera un profondo senso di vuoto e una forte ansia per il futuro. In questo momento il tuo benessere psicologico ed emotivo deve avere la priorità assoluta. Prendersi cura di sé, oggi, significa prima di tutto darsi il permesso di chiedere aiuto. Quando l'ansia diventa una costante e la sensazione di non riconoscersi crea così tanta sofferenza, intraprendere un percorso con uno psicologo non è un segno di resa, ma il più grande atto di responsabilità e amore che tu possa compiere verso te stessa, dove trovare uno spazio protetto, privato e privo di giudizio. Un caro saluto dott.ssa Serena Canova


Gentile utente, grazie per aver descritto con tanta sincerità quello che sta vivendo. La fine di una relazione durata diversi anni, ad un’età in cui si sta ancora definendo la propria identità, può lasciare un senso smarrimento: è un’esperienza che accomuna molti, ma non per questo meno faticosa, soprattutto quando si accompagna ad ansia e ad un continuo confronto con gli altri. Anche la sensazione di sentirsi “strana” e "di non riconoscersi" è comprensibile in una fase di forte cambiamento come quella che sta vivendo, ma merita attenzione e di essere accolta. Da un "messaggio" scritto non è possibile fare valutazioni, ma alcune cose possono aiutare a non alimentare il circolo vizioso. Il confronto con i coetanei, ad esempio, dà quasi sempre un quadro parziale e porta a giudicarsi con più severità: provare a riconoscere quel pensiero senza discuterci e tornare, con delicatezza (ed in modo gentile), a ciò che si stava facendo può ridurne "la presa". Lo stesso vale per le preoccupazioni ed i pensieri sul futuro: più si cerca di risolvere le cose tutte insieme, più tendono a crescere, mentre può essere utile scegliere un passo piccolo e concreto alla volta, come una breve attività che le porta serenità e piacere. Può aiutare mantenere le attività e le relazioni che per lei hanno valore, anche quando la motivazione sembrerebbe poca. Il disagio che descrive persiste da mesi ed incide sulla sua quotidianità: merita attenzione e non va affrontato necessariamente da sola. Le suggerirei di parlarne con un professionista, per capire meglio cosa sta accadendo e trovare strumenti adatti a lei, per attraversare questo cambiamento in maniera più serena e consapevole. Le auguro di ritrovare presto la sua strada e maggiore serenità.


Buongiorno, la fine di una relazione così lunga e importante inevitabilmente la mette a contatto con la perdita. Tutto quello che sapeva e la orientava non c'è più. La separazione, la fine di una storia d'amore, sono equiparabili a un lutto. È normale provare disorientamento, tristezza e rabbia. Oltre ad un senso di inutilità. Questo tema comunque è lavorabile in terapia non si preoccupi. Un caro saluto


Buongiorno, grazie per aver scritto con questa chiarezza e onestà, non è semplice mettere a fuoco quello che sta vivendo nel modo in cui ha fatto lei. Quello che descrive ha una sua logica profonda: una relazione di cinque anni, iniziata probabilmente quando stava ancora costruendo sé stessa, può diventare nel tempo un contenitore identitario. Quando finisce, non si perde solo la relazione, si perde anche il punto di riferimento attraverso cui ci si guardava. La sensazione di “non riconoscersi” che cita è molto comune in questi momenti, ed è proprio il segnale che qualcosa di importante sta chiedendo attenzione. Il confronto con i coetanei, la sensazione di essere indietro, il blocco rispetto a ciò che vorrebbe costruire, non sono fallimenti, sono il rumore di un momento di transizione che non ha ancora trovato la sua direzione. Detto questo, il fatto che senta questa situazione come qualcosa su cui lavorare, e non solo da aspettare che passi, è già una risposta alla sua domanda. Un percorso psicologico potrebbe essere uno spazio prezioso per ritrovarsi, non come punto di arrivo, ma come punto di partenza. Un caro saluto

Dott.ssa Vincenza De Luca

Dott.ssa Vincenza De Luca

psicologo

Santa Maria a Vico

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Buongiorno e grazie per aver trovato il coraggio di raccontare con tanta lucidità quello che sta vivendo. Quello che descrive - sentirsi persa, bloccata, a confronto con i coetanei, con ansia per il futuro e la sensazione di "non riconoscersi più, sentirsi strana e diversa" - è un vissuto molto frequente dopo la fine di una relazione così lunga e iniziata in adolescenza. A 22 anni, dopo 5 anni insieme, è naturale che parte della propria identità, delle abitudini e dei progetti fosse intrecciata alla storia. Quando finisce, non finisce solo la relazione, ma ancheparte di organizzazione della vita quotidiana e dell'immagine di sé. Questo può generare un senso di vuoto, smarrimento e depersonalizzazione momentanea ("non mi sento più io"), che spesso è legato al periodo di transizione e al sovraccarico ansioso, più che a qualcosa di "sbagliato" in lei. Il confronto con gli altri e il sentirsi "indietro" alimenta poi un circolo di insicurezza e frustrazione che rende ancora più difficile fare piccoli passi. Vorrei rassicurarla su un punto: non esiste una tabella di marcia unica a 22 anni. Ognuno costruisce obiettivi, amicizie e lavoro con tempi diversi, e il fatto che lei senta il desiderio di costruirsi una vita è già una risorsa importante.ripartire, senza pressioni di dover fare tutto subito, può essere utile: - distinguere tra obiettivi a lungo termine (realizzazione) e micro-passi quotidiani e sostenibili (es. una routine, un'attività che la metta in contatto con altri, un'esplorazione professionale breve) - lavorare sull'ansia per il futuro con strumenti che la riportino al presente, anche con supporto psicologico - non restare sola in questo vissuto di estraneità: parlarne con un professionista può aiutarla a capire cosa questa fase sta mettendo in luce e a ritrovare un senso di continuità con se stessa. Se la sensazione di essere "diversa, strana", l'ansia costante e la difficoltà a godersi il presente persistono e incidonomolto sulla quotidianità, un percorso di supporto psicologico può essere un valido spazio per ritrovarsi e per gestire l'ansia in modo più funzionale. Si prenda cura di sé con gentilezza in questo momento delicato. Se desidera, resto a disposizione per un colloquio di approfondimento. Un saluto dottoressa Francesca Caputo


Buongiorno. Viviamo in una società che ci mette in contatto con la continua richiesta di “performare”, a scapito purtroppo di una serie di fattori emotivi che sono spesso messi in secondo piano. Sento molti temi emergere in quello che hai scritto e penso che per te potrebbe essere buono fare un po’ ordine per non essere sovrastata. Ti auguro di poter fare questo ordine nella maniera e nel tempo migliore per te. Rimango a disposizione Dott.ssa Laurent Alessia


Gentile ragazza, Sembra che lei si trovi bloccata in una sorta di spirale che si autoalimenta fatta di blocchi emotivi, scarsa autostima, confusione generalizzata ed ansia. Dare una risposta alla sua domanda da cosa dipenda questa situazione è difficile in una richiesta on-line. Indubbiamente quello che le consiglio è di intraprendere un percorso con un professionista in modo tale da conoscersi meglio, poter valorizzare le proprie risorse, mettere in discussione ciò che la limita per trovare delle soluzioni alternative. Nessuno è sbagliato, quello che cambia è il punto di vista da cui ci si osserva e fa molta differenza nel poter scoprire aspetti di sé che consentano di vivere la quotidianità in modo più soddisfacente. Spero di averle fornito degli spunti di riflessione, Cordiali saluti Dott.ssa Federica Meriggioli


Buongiorno, la fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare non soltanto la perdita di una persona, ma anche la necessità di ridefinire la propria identità, le proprie abitudini e le proprie prospettive future. A 22 anni, soprattutto dopo aver condiviso una parte importante della propria crescita con qualcuno, può essere difficile capire chi si è e cosa si desidera al di fuori della relazione. Il confronto con i coetanei rischia di alimentare la sensazione di essere in ritardo, ma non esiste un percorso prestabilito entro cui bisogna avere un lavoro, amicizie consolidate e obiettivi chiari. Il fatto che oggi lei non abbia ancora trovato ciò che cerca non significa essere un fallimento, significa trovarsi in una fase in cui sta cercando di capire come costruire una vita più vicina ai propri bisogni. La sensazione di non riconoscersi, insieme all'ansia costante e alla difficoltà di godersi il presente, potrebbe essere legata al periodo di cambiamento che sta attraversando, ma non è possibile stabilirne l'origine attraverso un messaggio. Proprio perché queste sensazioni le provocano sofferenza e sembrano condizionare la sua quotidianità, potrebbe essere utile rivolgersi ad un professionista, per comprenderle meglio e trovare strumenti per gestire l'ansia e recuperare fiducia in sé stessa. Nel frattempo, provi a non pretendere di risolvere tutto contemporaneamente. Non è necessario individuare subito il lavoro ideale, costruire una rete di amicizie e definire il proprio futuro. Può iniziare da piccoli passi concreti, scegliendo un'attività che la incuriosisca, dedicando tempo a un interesse personale o cercando occasioni per conoscere nuove persone. L'obiettivo iniziale non è dimostrare di essere realizzata, ma ricominciare a sentirsi parte attiva della propria vita. Soprattutto, provi a distinguere ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover raggiungere per non sentirsi inferiore agli altri. Sono due cose molto diverse, e imparare a riconoscerle può aiutarla a costruire obiettivi più autentici. Cordialmente


Buongiorno, da quello che racconta, sembra che la fine di questa relazione abbia rappresentato non soltanto la perdita di una persona importante, ma anche la necessità di confrontarsi con se stessa e con una fase della vita in cui sente di non avere punti di riferimento. Potrebbe essere utile esplorare quanto il suo senso di inadeguatezza sia legato alle aspettative che ha interiorizzato e al modo in cui sente di dover essere per riconoscersi valore. Il confronto con gli altri potrebbe alimentare una voce interna molto critica, che le impedisce di vedere le proprie risorse e di concedersi il tempo necessario per capire chi desidera diventare. La sensazione di non riconoscersi può emergere nei periodi di forte cambiamento e di ansia. Forse, più che costringersi a ripartire subito, ha bisogno di uno spazio in cui ascoltarsi, comprendere le proprie paure e distinguere ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover raggiungere per sentirsi abbastanza.

Dott.ssa Francesca Scoma

Dott.ssa Francesca Scoma

psicologo

Castelnuovo di Porto

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Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. La fine di una relazione importante può essere assimilabile a un processo di elaborazione del lutto, perché comporta non soltanto la perdita della persona, ma anche delle abitudini, dei progetti condivisi e di una parte dell'identità costruita all'interno del rapporto. È comprensibile, quindi, che in questo momento possa sentirsi disorientata e fare fatica a riconoscersi. Da ciò che racconta, emergono diverse tematiche che meriterebbero di essere approfondite: la costruzione della propria identità al di fuori della relazione, il desiderio di sviluppare legami interpersonali, il confronto continuo con i coetanei e il rimuginio sul futuro, che rischia di alimentare l'ansia e di impedirle di vivere pienamente il presente. Non significa che sia sbagliata o in ritardo rispetto agli altri, ma che sta attraversando una fase complessa in cui può essere utile fermarsi a comprendere meglio i propri bisogni e le proprie risorse. Le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico, preferibilmente a orientamento cognitivo-comportamentale, che possa aiutarla a gestire l'ansia, riconoscere e modificare i pensieri che alimentano il senso di inadeguatezza e individuare obiettivi concreti e realistici. Nel frattempo, provi gradualmente a reinserire nella sua quotidianità attività piacevoli e significative, occasioni di socialità e piccoli passi verso ciò che desidera costruire, senza pretendere di risolvere tutto contemporaneamente. Può essere utile chiedersi non soltanto dove vorrebbe arrivare, ma anche di cosa ha bisogno oggi per stare un po' meglio. Rimango a disposizione.

Dott.ssa Taslima Grossi

Dott.ssa Taslima Grossi

psicologo

San Martino Siccomario

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Grazie, innanzitutto, per aver condiviso le tue emozioni ed è normalissimo sentirsi così dopo quello che hai vissuto. Quando finisce una storia così lunga non finisce solo la storia, finisce anche un pezzetto di come ti vedevi. E quel confronto continuo con gli altri non aiuta. Ognuno sembra avere già tutto chiaro, ma quello che vedi fuori è solo una parte. È facile così sentirsi indietro, inadeguata, in ansia per il futuro. Per questo la prima cosa non è sistemare tutto in una volta, ma iniziare a fare piccoli passi e metterti dei piccoli obiettivi, davvero piccoli e concreti. Non pensare a "devo costruirmi una vita", ma a cosa puoi fare oggi o questa settimana, una routine semplice, cose che ti rimettono un po' in movimento e ti fanno vedere che qualcosa si muove, senza la pressione di dover avere già tutto chiaro. E per quanto riguarda l'ansia, quella sensazione costante di preoccupazione e anche quel sentirti diversa da te stessa sono cose che succedono spesso quando si è sotto stress tanto a lungo, ma proprio perché ti tolgono energie e ti impediscono di goderti il presente, sicuramente un percorso con un professionista può aiutarti tanto per imparare a gestirla, per capire meglio cosa la alimenta e per ritrovare piano piano te stessa.


Buongiorno, la sensazione di sentirsi persa e di non riconoscersi più può presentarsi nei periodi di cambiamento significativo, soprattutto quando la fine di una relazione importante si accompagna alla necessità di ridefinire la propria identità e il proprio futuro. A 22 anni è comprensibile non avere ancora obiettivi definiti in ogni ambito della vita: il percorso di ciascuno segue tempi e direzioni differenti, e confrontarsi continuamente con i coetanei rischia di far percepire come fallimenti quelle che sono, invece, tappe ancora da costruire. Da ciò che racconta, sembra che la sofferenza non riguardi soltanto ciò che sente di non avere, ma anche il giudizio molto severo che rivolge a se stessa per non essere dove vorrebbe. Questo può alimentare un circolo in cui l'ansia per il futuro e il timore di essere inadeguata rendono più difficile attivarsi concretamente, aumentando ulteriormente la frustrazione. Anche la sensazione di sentirsi diversa o di non riconoscersi merita attenzione: può essere associata a periodi di stress e ansia intensa, ma è importante comprenderne meglio le caratteristiche senza attribuirle necessariamente a una causa specifica. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare significato a ciò che sta vivendo, riconoscere le aspettative e i criteri con cui valuta se stessa e individuare obiettivi concreti e realistici, procedendo gradualmente. Non è necessario avere già tutte le risposte per iniziare a costruire la propria vita: spesso la chiarezza emerge proprio attraverso piccoli passi, esperienze e occasioni di conoscenza di sé. L'obiettivo non è recuperare il tempo che sente di aver perso rispetto agli altri, ma costruire una direzione che sia significativa per lei, rispettando i suoi tempi e i suoi bisogni. Dott.ssa Chiara Avelli


Buongiorno, la fine di una relazione importante può rappresentare un momento di cambiamento profondo, in cui ci si trova a dover ridefinire la propria identità, i propri desideri e il proprio futuro. Il confronto continuo con gli altri può alimentare l’ansia e farci sentire inadeguati, ma ognuno ha i propri tempi e non esiste una tabella di marcia da rispettare nella vita. Queste sensazioni meritano ascolto e comprensione, soprattutto quando diventano così intense da impedirle di vivere serenamente il presente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, ritrovare fiducia in sé stessa e individuare piccoli passi concreti per ripartire. Dott.ssa Anguilano


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Dalle tue parole emerge una sofferenza che sembra andare oltre la fine della relazione: è come se questo momento avesse portato in superficie insicurezze, dubbi e paure legate al tuo futuro e al modo in cui percepisci te stessa. Dopo una relazione durata cinque anni, è comprensibile sentirsi disorientati. Una relazione importante diventa parte della nostra quotidianità e dei nostri progetti; quando termina, può aprirsi uno spazio nuovo, nel quale non è sempre facile ritrovarsi. Questo, però, non significa aver perso se stessi, ma forse aver bisogno di tempo per riscoprirsi. A rendere tutto più faticoso sembra esserci anche il confronto con i tuoi coetanei, attraverso il quale rischi di misurare il tuo valore sulla base di ciò che hai o non hai raggiunto. Ma a 22 anni non esiste una tabella di marcia uguale per tutti: non avere ancora un lavoro, obiettivi chiari o le relazioni che desideri non significa essere in ritardo, né tantomeno essere un fallimento. Ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso. Mi colpisce anche la sensazione che descrivi di non riconoscerti più. Quando l'ansia diventa persistente e siamo molto concentrati sulle preoccupazioni per il futuro, può diventare difficile sentirsi in contatto con se stessi e con ciò che si desidera davvero. È importante non allarmarsi, ma neppure minimizzare questo vissuto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai attraversando, a riconoscere le aspettative che senti di dover soddisfare e a ritrovare fiducia nelle tue risorse, procedendo un passo alla volta. Non devi avere tutte le risposte adesso, né costruire immediatamente la vita che immagini. Puoi concederti il tempo di capire chi sei e che cosa desideri, senza dover dimostrare di essere al passo con gli altri. Non sei sbagliata perché ti senti persa: stai attraversando un momento di difficoltà che merita ascolto, comprensione e cura.


Buongiorno a te, mi permetto di darti del tu vista la tua giovane età. La tua narrazione rende molto chiaro lo stato d'animo che penso tu stia vivendo. Il vissuto che emerge è di una giovane ragazza che, tuttavia, sente il bisogno quasi incontenibile di raggiungere, e in tempi brevi, determinati obiettivi quasi fossero l'unico criterio attraverso il quale valutarsi. Per sapere se ciò che stai provando è diverso da ciò che hai mai prima provato ovviamente sarebbe necessario la tua storia precedente l'ultimo evento. Tuttavia, mi sento di dirlo che ciò che provi non è molto dissimile a quanto provano moltissimi tuoi coetanei. Inoltre, concludo dicendo che il fatto che tu stia facendo queste riflessioni, se fatto con serenità d'animo, non possono che rivelarsi una fonte di miglioramento personale. Buona vita


Buongiorno, da quello che racconta, sembra che la fine della relazione abbia portato in superficie anche tante insicurezze e difficoltà legate al rapporto con se stessa e con il proprio futuro. Dopo cinque anni trascorsi accanto a una persona, può essere difficile ritrovare i propri punti di riferimento e capire chi si è e cosa si desidera davvero. Il continuo confronto con gli altri potrebbe far perdere di vista il proprio percorso, alimentando ansia e senso di inadeguatezza. La sensazione di non riconoscersi può essere legata a questo momento di cambiamento, ma merita di essere ascoltata e compresa, soprattutto se le provoca molta sofferenza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a ciò che sta vivendo. sta attraversando un momento difficile e può imparare, un passo alla volta, a ritrovare il proprio equilibrio.


E' molto doloroso e disorientante attraversare un periodo come questo, e voglio innanzitutto validare la fatica e la sofferenza che stai provando. La fine di una lunga relazione, soprattutto in una fase di crescita così importante come quella tra i 17 e i 22 anni, rappresenta una vera e propria perdita di identità. E' assolutamente normale sentirsi "perse", perchè per molto tempo la tua identità si è intrecciata con quella della relazione e ora ti trovi a dover ridefinire che sei. la sensazione di essere indietro rispetto agli altri è un vissuto comune a 22 anni, è un'età di forte transizione. Non esiste una tabella di marcia universale, ognuno ha propri tempi di elaborazione e ricostruzione. Quando il presente fa male o spaventa, la mente scappa nel futuro generando ansia. Il fatto che tu faccia fatica a riconoscerti indica che sei in una fase di metamorfosi, non di arresto definitivo. Esplorare questi aspetti può aiutare a capire da dove iniziare a muovere i primi passi.


Buongiorno, provi a riflettere sulla relazione conclusa: come è stata impostata e come l'avete portata avanti Cosa l'altro mi ha lasciato, una volta che ne è andato via, e cosa si è portato via.dal punto di vista delle sensazioni


Le sensazioni legate all'ansia e al sentirsi "indietro" sono molto frequenti nelle fasi di transizione, ma meritano sempre uno spazio di ascolto e approfondimento. ​Il confine tra un affaticamento temporaneo e un vissuto più profondo non è sempre netto. Spesso i momenti di forte stress o cambiamento fanno emergere insicurezze o schemi di pensiero preesistenti. ​In linea generale, quando ci si trova ad affrontare questo tipo di vissuti, può essere utile considerare alcuni aspetti: - Il senso di "essere indietro" nasce frequentemente da un confronto continuo con aspettative esterne o con standard personali rigidi, che rischiano di oscurare i propri reali bisogni e ritmi. ​- Il ruolo dell'ansia, piuttosto che un elemento da eliminare, l'ansia rappresenta spesso un segnale d'allarme del nostro sistema psicofisico, che indica la necessità di prestare attenzione a un equilibrio che si è incrinato. ​- L'utilità di un consulto, un percorso psicologico o di psicoterapia non serve solo nei momenti di grave crisi, ma è uno strumento prezioso per fare chiarezza su ciò che appartiene al momento presente e sviluppare risorse personali per ripartire. ​Ritrovare la propria strada richiede tempo e rispetto per i propri tempi. Un primo colloquio di consultazione con un professionista può aiutare a fare ordine tra i pensieri e valutare l'opportunità di intraprendere un percorso dedicato. ​Un caro augurio.


Ciao e grazie per la tua condivisione. La fine di una relazione genera un cambiamento, sia del proprio stile di vita che della propria persona. Decidere di intraprendere un percorso di consulenza psicologica potrebbe darti le risposte e le soluzioni che stai cercando. Il fatto che tu sia consapevole di quello che stai attraversando è già un grande punto di partenza, che con l'aiuto di un professionista della salute mentale può diventare un'occasione per ritornare a te stessa e ripartire più forte di prima!


Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. Dopo una relazione durata cinque anni, è possibile sentirsi disorientati, soprattutto se molte abitudini, esperienze e progetti erano legati alla coppia. La fine della relazione potrebbe aver fatto emergere alcune difficoltà nel ritrovare una propria direzione. Questo non significa essere in ritardo o aver fallito. Sarebbe importante approfondire ciò che sta vivendo, anche per comprendere meglio l'ansia e la sensazione di non riconoscersi più. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza e a ricostruire gradualmente fiducia in se stessa. Dott.ssa Chiara Cremaschi Psicologa


Buongiorno, la fine di un legame durato cinque anni - dai diciassette ai ventidue anni, una fase cruciale di crescita - porta inevitabilmente con sé il crollo di un’impalcatura che finora ha definito la sua identità. Non sorprende che ora si senta “strana” o fatichi a riconoscersi: la persona che conosceva si definiva anche all’interno di quella relazione e oggi quel rispecchiamento non c'è più. Il senso di fallimento e il blocco che avverte sorgono spesso all'intersezione di tre livelli di aspettative che rischiano di schiacciarla, quelli sociali, quelle genitoriali e le proprie verso se stessa. Questa sensazione di essere estranea a se stessa non è un segnale di errore, ma l’invito doloroso di una parte di lei che chiede di essere ascoltata. Un percorso di psicoanalisi può offrirle uno spazio protetto e privo di giudizio in cui riannodare i fili della sua storia. Insieme è possibile esplorare da dove nascano queste aspettative, svincolarsi dai confronti paralizzanti e dare forma a un desiderio che sia finalmente soltanto suo, permettendole di riappropriarsi della sua vita e della sua identità. Un saluto


La sensazione di non riconoscersi o di sentirsi strani può emergere nei momenti di cambiamento e difficoltà, e per te questo momento è veramente un passaggio come tra una vita prima e una vita dopo. Credo che questo progressivo cambiamento meriti di essere compreso nel giusto tempo e nel giusto spazio, soprattutto se accompagnato da un’ansia costante. Un caro saluto


Buongiorno, Capisco che possa essere doloroso vivere in questo stato di ansia e preoccupazione, e sentirsi insicura, bloccata e indietro rispetto ai coetanei. Avere delle difficoltà rispetto a dei cambiamenti nella propria vita, come la fine di una relazione, può essere normale. Tuttavia, sarebbe interessante approfondire come si sentiva, percepiva e muoveva nel mondo prima di questo evento, ed in aggiunta, comprendere nello specifico cosa ha significato proprio per lei la rottura di questa relazione. In questo modo, potrebbe acquisire consapevolezza rispetto ad eventuali aspetti del proprio modo di funzionare implicati nella situazione che sta vivendo in questo momento e decidere se iniziare un percorso. Può indagare questi aspetti in autonomia o con l'aiuto di un professionista, che può valutare all'interno della cornice dei colloqui quanto da lei portato, e restituirglielo in chiave psicologica. Qualora sia interessata ad una consulenza e valutazione psicologica iniziale o voglia intraprendere un percorso, può contattarmi. Ricevo a Milano e online. Dott.ssa Ilaria De Mola.


Cara, a 22 anni è comprensibile sentirsi disorientati, soprattutto dopo una relazione durata a lungo, che può aver rappresentato una parte importante della propria identità e della propria quotidianità. La sensazione di non riconoscerti e il confronto costante con gli altri possono essere segnali di una fatica emotiva che merita ascolto, senza che questo significhi che ci sia qualcosa di sbagliato in te. Spesso, quando sentiamo di dover raggiungere determinati traguardi entro un certo momento, rischiamo di perdere di vista i nostri bisogni e i nostri tempi. Non sei necessariamente indietro: stai attraversando una fase di cambiamento e puoi concederti il tempo di capire chi sei e cosa desideri, senza dover avere subito tutte le risposte. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio queste sensazioni, ritrovare fiducia nelle tue risorse e costruire, un passo alla volta, una direzione che sia davvero tua!


Buongiorno, da ciò che racconta emerge un momento di profondo disorientamento, in cui la fine della relazione sembra averla portata ad interrogarsi sulla propria identità e sul suo futuro. A 22 anni non avere ancora obiettivi ben chiari , un lavoro o una rete di amicizie non significa essere in ritardo. Ognuno ha i propri tempi e confrontarsi continuamente con gli altri rischia di farle perdere di vista il proprio percorso. La sensazione di non riconoscersi può essere legata ad un periodo di forte stress e di cambiamenti importanti durante i quali il sostegno di un professionista può essere molto utile.Nel frattempo cerchi di non pretendere di risolvere tutto subito: può ripartire a piccoli passi , senza giudicarsi continuamente ma essere con lei stessa più comprensiva e gentile.

Dott.ssa Wanda Simeone

Dott.ssa Wanda Simeone

psicoterapeuta

Telese Terme

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Gentile utente, voglio prima di tutto accogliere il dolore e la grande confusione che sta provando in questo momento. A 22 anni, dopo una relazione durata cinque anni — un tempo lunghissimo se consideriamo la fase di crescita che ha attraversato —, è assolutamente naturale trovarsi di fronte a un senso di disorientamento profondo. Per molto tempo la sua quotidianità e i suoi punti di riferimento sono stati legati a quel legame. Quando una storia di questa portata si chiude, non finisce solo il rapporto, ma si sgretola anche la cornice entro cui era abituata a definire chi fosse, ed è per questo che oggi sente di non riconoscersi più. La sensazione di sentirsi "strana" o diversa non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma è la reazione fisiologica della sua mente a una fase di profonda transizione. Il confronto continuo con i coetanei rischia solo di accentuare questo malessere: la vita non è una corsa e non esiste una cronologia universale uguale per tutti. Il fatto che lei provi rabbia e frustrazione dimostra in realtà che in lei c'è una fortissima spinta vitale, un grande desiderio di rimettersi in gioco, trovare un lavoro, fare amicizie e costruirsi una stabilità. L'ansia nasce proprio dal contrasto tra questo desiderio di ripartire e la sensazione momentanea di essere bloccata. Queste sensazioni sono strettamente legate al periodo che sta attraversando, ma rappresentano anche un segnale importante. Intraprendere un percorso con un professionista potrebbe esserle di enorme aiuto per elaborare questa fase, imparare a gestire l'ansia e smettere di guardare gli altri per iniziare a concentrarsi su di sé. Insieme a uno psicologo potrà definire piccoli passi concreti per ritrovare i suoi obiettivi e riscoprire le sue risorse, senza la fretta di dover dimostrare qualcosa a qualcuno. Non sia troppo severa con se stessa: riconoscere di essere in difficoltà è già il primo, fondamentale passo per ricominciare. Resto a disposizione, Dott.ssa Giacomin Gloria


Salve. Sicuramente sta vivendo e attraversando un quesito e una fase importante e il modo in cui lo affronterà, sarà importante per la sua vita. L’aiuto di un professionista può esserle sicuramente di aiuto !

Dott.ssa Rosalba Caner

Dott.ssa Rosalba Caner

psicologo

Castellammare di Stabia

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Gentilissima, il fatto che lei senta il bisogno di comprendere ciò che sta vivendo è già un punto di partenza importante. Da quanto detto, emerge che la difficoltà non riguarda soltanto il momento di cambiamento che sta attraversando, ma anche il modo in cui sta guardando a sé stessa. A volte, quando sentiamo di non essere dove vorremmo essere, rischiamo di trasformare alcune difficoltà o incertezze in un giudizio sul nostro valore personale. Il confronto con gli altri può alimentare questa sensazione, facendoci percepire come inadeguati o in ritardo, fino a perdere di vista ciò che desideriamo davvero, al di là delle aspettative che sentiamo di dover soddisfare. Comprendere da dove nascano queste sensazioni e cosa le stiano comunicando può essere un primo passo per ritrovare maggiore serenità e consapevolezza. Iniziare un percorso terapeutico non è necessariamente collegato a qualcosa di grave da risolvere, ma a riconoscere il potersi concedere uno spazio in cui comprendere ciò che sta accadendo e individuare nuove possibilità. Le lascio una domanda su cui potrebbe iniziare a riflettere: se per un momento non dovesse confrontarsi con nessuno e non dovesse dimostrare di essere arrivata da qualche parte, che cosa sentirebbe davvero di costruire per sé stessa? Un caro saluto.


Buongiorno, Credo che il termine di una lunga relazione,che rappresentava un punto fermo della tua vita, ti abbia disorientato per cui dovrai piano piano riorientarti in una quotidianità nuova , diversa da quella a cui eri abituata. Ti senti smarrita ed è comprensibile, come è comprensibile in questo momento paragonarsi agli amici e alle persone che ti sono vicine e sentirsi un "naufrago" , lontano da tutti e da tutto. L'immagine che mi viene da restituirti è di una giovane donna che è dentro la sua barca da sola , in balia di una tempesta e che non sa cosa fare nè dove andare e deve per forza navigare a vista , andando con il maltempo, prima di vedere un orizzonte dove poter dirigersi ed approdare. Prima di trovare nuove scelte, cara Naufraga, è necessario soffermarsi su quello che stai provando e su quello che hai vissuto per riprendere poi il timone della tua vita. Buona navigazione.


Gentile utente, la fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare un cambiamento profondo, soprattutto quando una parte importante della propria vita e della propria quotidianità si è costruita insieme all'altra persona. Mi colpisce che nel suo racconto il dolore non sembri legato tanto alla perdita della relazione in sé, quanto alla sensazione di non riuscire a costruire una vita che senta davvero sua. Come se questo momento la mettesse di fronte a tante domande su chi è, cosa desidera e quale direzione vorrebbe prendere, rendendo ancora più faticoso il confronto con chi (ai suoi occhi) sembra avere già trovato la propria strada. A 22 anni però, non avere ancora obiettivi definiti, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere in ritardo o aver fallito. Ognuno costruisce il proprio percorso con tempi e modalità differenti, anche se il confronto con gli altri può farci perdere di vista le nostre possibilità e portarci a misurare il nostro valore sulla base di ciò che pensiamo di dover aver già raggiunto. Anche quella sensazione di sentirsi strana, diversa o di non riconoscersi potrebbe essere legata alla fatica emotiva che sta attraversando, ma merita di essere approfondita per comprenderne meglio il significato. Vorrei chiederle anche come sta più concretamente in questo periodo: come stanno andando il sonno, l'appetito e le attività quotidiane? Riesce a trovare momenti in cui si sente più serena o questa sensazione di ansia e smarrimento è presente per gran parte della giornata? Glielo chiedo perché è importante comprendere quanto questa sofferenza stia incidendo sul suo benessere e sulla sua vita. Credo che in questo momento, più che chiedersi come recuperare il tempo che sente di aver perso, potrebbe essere utile concedersi uno spazio per capire chi è oggi, al di là delle aspettative e dei paragoni con gli altri e da quali piccoli passi desidera ripartire. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare fiducia nelle proprie risorse e costruire gradualmente una direzione personale, senza la pressione di dover avere subito tutte le risposte.


Quello che stai vivendo potrebbe essere legato al cambiamento e alla perdita di punti di riferimento dopo una relazione importante, amplificati dall’ansia e dal confronto con gli altri. Ti consiglierei di rivolgerti a uno psicologo, se vuoi ci sono anche io, per comprendere meglio queste sensazioni e ritrovare gradualmente fiducia in te stessa, senza sentirti sbagliata o in ritardo.


Buongiorno, la fine di una relazione sentimentale può essere considerato come un momento di passaggio che mette a nudo le nostre fragilità e difficoltà. Se cogliamo l'occasione di questo momento, può essere utile a fare il punto su come ci sentiamo realmente e diventare uno spartiacque tra il prima e dopo. Cosa realmente ha determinato questa rottura? Cosa realmente determina la mia difficoltà a portare avanti un progetto di vita? Cosa realmente mi fa paura se riesco in quello che decido di terminare? Queste sono solo alcune delle domande che potrebbe iniziare a porsi. Mi sembra però che lei stia cercando di mettere a fuoco cosa la porta a sentirsi così fragile e inadeguata, ma sia in preda ad un cosidetto loop alimentato dall'ansia, una situazione bloccata che rinforza la sua convinzione di inadeguatezza e che le impedisce di trovare da sola le risposte chiave. Da soli non è sempre facile perchè spezzare il loop della mente comporta allenamento. Il periodo che sta attraversando, però, potrebbe essere quello giusto per affrontare in maniera più strutturata un percorso di conoscenza di se stessa, per fare ordine nella sua vita e non farsi determinare dalle paure che si palesano di non essere adeguata e diversa rispetto ai suoi coetanei. Se lo ritiene utile, sono a sua disposizione. Cordialmente, Dott.ssa Federica Cerino


Buongiorno, leggendo il suo messaggio comincio a farmi un’idea di alcuni temi su cui potremmo lavorare. Mi arriva la fatica del confronto continuo con gli altri, la paura di fallire e la difficoltà a riconoscere ciò che desidera per sé. Quando la propria direzione è poco chiara, anche muoversi può diventare faticoso e ogni passo sembra richiedere uno sforzo enorme. Sono prime impressioni, da esplorare insieme attraverso la sua esperienza. Nelle sue parole sento anche un forte desiderio di costruirsi una vita: conoscere persone, lavorare, trovare qualcosa che la appassioni. È un punto di partenza prezioso, che mi fa guardare con fiducia alla possibilità di un cambiamento. In terapia ci sarebbe molto su cui lavorare, dando spazio sia alla fatica sia a ciò che vorrebbe cominciare a vivere. Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto, considerando quanto l’ansia stia condizionando le sue giornate. Anche quella sensazione di estraneità che la spaventa merita di essere ascoltata e compresa. Questa situazione può cambiare: con un sostegno adeguato può ritrovare fiducia nelle proprie possibilità e iniziare a costruire una vita che senta sua. Grazie per quello che ha condiviso: spero di esserle stato d’aiuto almeno un po’ nel prendere fiato. Coraggio, una strada per stare meglio si può trovare.

Dr. Daniele  Marchese

Dr. Daniele Marchese

nutrizionista

Lido Di Ostia

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Buongiorno, da quello che racconti emerge una sofferenza che va oltre la fine di una relazione: sembra che questo momento abbia portato in primo piano dubbi, insicurezze e aspettative nei confronti di te stessa e del tuo futuro. Una relazione durata cinque anni, soprattutto in una fase importante della crescita personale, può diventare parte della propria quotidianità, delle proprie abitudini e anche del modo in cui ci si immagina il futuro. Quando termina, può aprirsi uno spazio nuovo, che non sempre è facile abitare. Ci si può sentire disorientati, come se fossero venuti meno alcuni punti di riferimento e fosse necessario capire nuovamente chi si è e che cosa si desidera davvero. A questo si aggiunge il confronto con i coetanei, che rischia di trasformarsi in una continua valutazione del proprio valore. Vorrei rassicurarti su un aspetto importante: **a 22 anni non è necessario avere già tutte le risposte, un lavoro, una cerchia di amicizie consolidata o un progetto di vita definito.** Ognuno attraversa le proprie tappe con tempi e percorsi differenti. Il fatto di non aver ancora raggiunto alcuni obiettivi non significa essere un fallimento, né essere meno capaci o meno meritevoli degli altri. Mi colpisce, inoltre, quando scrivi di sentirti strana, diversa, come se non fossi più te stessa. Nei periodi di forte stress emotivo e ansia può capitare di percepirsi in modo insolito, di sentirsi disorientati o di fare fatica a riconoscersi. Non è possibile stabilire da un messaggio quale sia l'origine di queste sensazioni, ma è importante non ignorarle, soprattutto se persistono o interferiscono con la tua quotidianità. Credo che, in questo momento, possa esserti utile spostare gradualmente l'attenzione dalla domanda *«Dove dovrei essere arrivata alla mia età?»* a una domanda diversa: *«Di che cosa ho bisogno oggi per stare un po' meglio e iniziare a costruire una vita che sento mia?»*. Non è necessario risolvere tutto contemporaneamente. Puoi partire da piccoli passi concreti, come riprendere un interesse, frequentare un ambiente in cui conoscere nuove persone oppure esplorare possibilità formative o lavorative, senza pretendere da te stessa di trovare immediatamente la strada definitiva. Ti consiglierei, inoltre, di valutare un percorso psicologico. Non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va in te, ma perché stai vivendo un disagio significativo e meriti uno spazio in cui comprenderlo. Un professionista potrebbe aiutarti a esplorare le sensazioni che descrivi, a riconoscere i meccanismi che alimentano l'ansia e il confronto con gli altri, a rafforzare la fiducia in te stessa e a individuare obiettivi coerenti con i tuoi bisogni e i tuoi valori. Ritrovare te stessa non significa necessariamente tornare a essere quella di prima: può voler dire imparare a conoscerti in una fase nuova della tua vita, con maggiore consapevolezza di ciò che desideri e di ciò che è importante per te. **Non sei in ritardo: stai attraversando un momento di difficoltà che merita ascolto, tempo e cura.** Non devi avere già tutto chiaro per cominciare a fare un passo verso il tuo benessere. Ti auguro di riuscire a guardarti con maggiore gentilezza e di concederti la possibilità di costruire il tuo percorso senza misurarlo continuamente su quello degli altri. Un caro saluto.


Salve, penso che le sarebbe molto utile poter avere uno spazio di riflessione ed elaborazione dei suoi vissuti in questo periodo. Individuare un professionista Psicoterapeuta e iniziare un percorso, porterebbe a rifocalizzare le sue risorse e a "ritrovarsi". Può capitare di smarrire le certezze dopo la fine di una relazione. C'è solo bisogno di iniziare a riflettere un po' su di sé. Se vuole mi contatti e potremo iniziare anche un lavoro on line. Buone cose.

Dr. Eugenio Scarabelli

Dr. Eugenio Scarabelli

psicoterapeuta

Servigliano

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Buongiorno, la fine di una relazione importante può rappresentare un momento di cambiamento che porta a mettere in discussione anche altri aspetti della propria vita. Il confronto continuo con i coetanei può alimentare il senso di inadeguatezza e la paura di essere rimasta indietro. A 22 anni, tuttavia, non avere ancora obiettivi definiti non significa aver fallito. Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico, che possa aiutarla a comprendere le sensazioni che sta vivendo, lavorare sull'ansia e sull'autostima e ritrovare maggiore fiducia in sé stessa. Cordiali saluti.


Buongiorno, sono la dott.ssa Giulia Gentile psicologa ad orientamento sistemico relazionale. Ti ringrazio per aver condiviso queste parole con così tanta sincerità e apertura. Quello che descrivi è un momento di transizione molto complesso e faticoso, in cui la fine di una relazione di lunga data si intreccia con il delicato passaggio all'età adulta, amplificando insicurezze, ansia e il senso di blocco che stai sperimentando. È comprensibile che tu ti senta disorientata e faccia fatica a riconoscerti, ma il desiderio profondo che esprimi di voler ritrovare te stessa e ripartire è già un punto di partenza prezioso. Credo che intraprendere uno spazio di ascolto e supporto psicologico dedicato possa aiutarti ad accogliere questa sofferenza, sciogliere il senso di inadeguatezza legato ai confronti esterni e lavorare insieme per dare forma ai tuoi obiettivi personali, passo dopo passo. Se lo desideri, possiamo valutare di iniziare un percorso insieme.


Quello che sta attraversando potrebbe essere letto come un momento di cambiamento interiore, una fase in cui qualcosa sembra muoversi nel proprio modo di percepirsi, di interrogarsi e di dare significato alla propria esperienza. A volte, infatti, ci sono passaggi della vita in cui iniziamo a porci domande che in passato non sentivamo così urgenti o necessarie. Non sempre è immediato comprendere da dove nascano questi interrogativi: possono essere legati a esperienze recenti, a cambiamenti nel proprio contesto di vita oppure a bisogni interiori che stanno progressivamente trovando spazio. Attraversare un periodo in cui le domande su di sé diventano numerose e insistenti può generare confusione, soprattutto quando non si riesce ancora a trovare delle risposte o a comprendere quale direzione prendere. Questo, tuttavia, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va: può essere importante, piuttosto, concedersi il tempo di comprendere ciò che si sta vivendo, senza sentirsi obbligati a dare subito un significato a ogni pensiero. Se questa condizione le provoca disagio o fatica, potrebbe essere utile valutare la possibilità di confrontarsi con uno psicoterapeuta. Uno spazio di ascolto professionale può aiutarla a esplorare queste domande con maggiore calma, comprendendo da dove nascono e quale significato assumono nella sua storia personale. Anche il semplice fatto di riuscire a mettere in parole ciò che si prova può avere un valore importante. Dare voce ai propri pensieri significa, in qualche modo, portarli fuori da uno spazio esclusivamente interiore e iniziare a osservarli da una prospettiva diversa. Ciò che prima poteva apparire confuso o difficile da decifrare può gradualmente diventare più comprensibile, attraverso un processo di ascolto e di elaborazione. Non è necessario avere già le idee chiare per iniziare un percorso: a volte, il primo passo consiste proprio nel concedersi uno spazio in cui poter esprimere liberamente le proprie domande, senza la pressione di dover trovare immediatamente tutte le risposte.

Dott.ssa Laura Sgroi

Dott.ssa Laura Sgroi

psicologo

San Giovanni la Punta

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Buongiorno, a volte, quando viene meno una relazione importante, non perdiamo soltanto l’altra persona, ma anche l’immagine di noi stessi che avevamo costruito insieme a lei. E allora tutto sembra fermarsi, mentre il mondo degli altri pare correre. Ma provi a chiedersi: rispetto a chi sta cercando di arrivare in tempo? E se questa sensazione di essere indietro fosse proprio il modo in cui sta misurando se stessa con un metro che non le appartiene? Forse, prima di capire chi diventare, può concedersi il tempo di scoprire chi è, senza doverlo dimostrare a nessuno. “Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti potuto essere.” — George Eliot


Inizio facendoti una domanda: c'è un solo desiderio che hai nel cuore? Qualcosa che ti piacerebbe tantissimo fare o vedere?


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto questo momento sia per lei faticoso e quanto forte sia il desiderio di ritrovare un senso di direzione e fiducia in sé stessa. La fine di una relazione importante, soprattutto quando ha accompagnato una parte significativa della propria crescita, può rappresentare anche l’occasione in cui ci si trova a fare i conti con domande più profonde sulla propria identità, sui propri desideri e sul futuro. Può capitare di sentirsi disorientati, di non riconoscersi pienamente e di avvertire la sensazione di essere rimasti indietro rispetto agli altri. Il confronto continuo con i coetanei, però, rischia di trasformare desideri legittimi — trovare un lavoro, costruire relazioni, individuare i propri obiettivi — in aspettative rigide da soddisfare, alimentando ansia e senso di inadeguatezza. A 22 anni non avere ancora le idee chiare non significa essere in ritardo o aver fallito: significa anche essere in una fase della vita in cui si può ancora esplorare, cambiare direzione e scoprire ciò che è davvero importante per sé. La sensazione di sentirsi diversa o di non riconoscersi merita comunque attenzione, soprattutto se persiste e si accompagna a un’ansia costante. Non è possibile comprenderne l’origine con certezza attraverso un messaggio, ma un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato a ciò che sta vivendo, comprendere meglio i suoi bisogni e ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie risorse. Non è necessario avere già chiaro da dove ripartire: può essere proprio questo uno dei punti da cui iniziare. Più che cercare di recuperare il tempo che sente di aver perso, potrebbe aiutarla concedersi lo spazio per capire chi è oggi, cosa desidera e quali piccoli passi siano sostenibili per lei, senza dover avere tutto subito sotto controllo. Un percorso di questo tipo può aiutarla a costruire una direzione più personale, non basata sul confronto con gli altri, ma su ciò che sente autentico e significativo per sé. Un caro saluto, Dott.ssa Grandi Chiara Ricevo a Parma e online!


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dopo il termine di una relazione durata cinque anni, è comprensibile sentirsi disorientati e avere difficoltà a ritrovare i propri punti di riferimento. La fine di un legame importante, infatti, può chiamarci a ridefinire il modo in cui vediamo noi stessi e le nostre prospettive future. E' possibile che in questo momento lei stia cercando di capire chi è e cosa desidera al di là della relazione. Anche l'ansia potrebbe essere legata, almeno in parte, a questa condizione di incertezza e alla difficoltà ad immaginare il proprio futuro. Inoltre, l'età del giovane adulto rappresenta una fase di importanti cambiamenti, tanto da essere definita da alcuni autori come una sorta di "terza nascita". E' quindi comprensibile poter attraversare momenti di disorientamento e confusione. Se sente che queste difficoltà e l'ansia stanno incidendo sul suo benessere, potrebbe essere utile affrontarle con il supporto di un professionista al fine di comprendere meglio ciò che sta vivendo e ritrovare, o meglio, ricostruire gradualmente il suo modo di abitare il presente.


Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza che va oltre la fine di una relazione, sembra che questo momento abbia portato in primo piano dubbi sul proprio valore, sulla propria identità e sulla direzione da dare alla sua vita. Dopo una relazione durata cinque anni, è possibile che una parte importante della propria quotidianità e del modo in cui ci si immaginava nel futuro debba essere ridefinita. Questo può lasciare un senso di smarrimento. A 22 anni, però, non essere ancora riusciti a individuare i propri obiettivi, avere un lavoro o aver costruito una rete di amicizie non significa essere in ritardo o aver fallito. Il confronto continuo con i coetanei rischia di trasformare tappe diverse della vita in una graduatoria, facendoci perdere di vista la nostra storia, le nostre risorse e i nostri tempi. Quando l'ansia diventa intensa e persistente, può capitare di sentirsi disorientati e di fare fatica a riconoscersi. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa di grave, ma è importante non trascurare questa sensazione, soprattutto se è nuova e le provoca paura. Credo che un percorso psicologico potrebbe esserle utile non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma perché possa comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare un rapporto più gentile con sé stessa e individuare passi concreti verso una vita che senta davvero sua. Non è necessario avere già un progetto definito per iniziare a costruirlo. Può partire da piccoli obiettivi, realistici e alla sua portata, senza pretendere di risolvere contemporaneamente ogni aspetto della sua vita. E provi a ricordare che il suo valore non dipende da quanto velocemente raggiunge determinati traguardi. Non deve ritrovare immediatamente la persona che era prima. può anche scoprire, gradualmente, chi desidera diventare.


Buongiorno, dalle sue parole traspare chiaramente quando questo periodo sia per lei faticoso. La fine di una relazione importante può rappresentare un momento di cambiamento profondo, che non riguarda necessariamente soltanto la perdita della persona con cui si è condiviso un pezzo significativo della propria vita, ma può anche portare a interrogarsi su se stessi, sui propri desideri e sulla direzione che si vuole prendere. Quando vengono meno alcuni punti di riferimento, possono emergere dubbi e insicurezze che prima facevano meno rumore o che erano più facili da mettere da parte. Vorrei però sottolineare una cosa: non avere ancora le idee chiare sul proprio futuro, non avere un lavoro o non sentirsi circondati da una rete di amicizie non significa essere un fallimento. Capisco tuttavia quanto possa essere difficile crederci quando l'ansia per il futuro e il confronto con gli altri finiscono per occupare così tanto spazio da impedire di vivere serenamente il presente. In questo momento così delicato, può essere utile concedersi la possibilità di stare anche dentro queste sensazioni, senza cercare necessariamente di allontanarle o di trovare subito una soluzione; piuttosto, può provare a comprenderle, chiedendosi che cosa stanno comunicando, quali bisogni ci sono dietro e che cosa sente mancare nella propria vita. Non deve necessariamente avere tutte le risposte adesso, né costruire immediatamente la vita che vorrebbe. Può concedersi il tempo di conoscersi nuovamente e riscoprire ciò che è importante per sé, senza che questo significhi essere ferma o rimanere indietro. Se sente che questa situazione sta diventando difficile da gestire da sola, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare ciò che sta vivendo e individuare, un passo alla volta, una direzione che senta davvero sua. Un caro saluto.


Buongiorno, quello che descrivi sembra essere un momento di grande smarrimento, in cui alla fine di una relazione importante si sono aggiunti dubbi su di te, sul tuo futuro e sulla direzione da prendere nella vita. Dopo cinque anni trascorsi in una relazione, è comprensibile che la separazione possa farti sentire disorientata e portarti a rimettere in discussione anche il proprio modo di vederti e di immaginare il futuro. A volte, quando viene meno un legame significativo, ci si ritrova a dover ridefinire la propria identità e i propri desideri, soprattutto se nel frattempo si sente di non avere punti di riferimento solidi. Il confronto con gli altri può rendere questo momento ancora più faticoso, spesso le persone intorno a noi ci sembrano più sicure di quanto non siano veramente, e ciò può alimentare la sensazione di essere in ritardo o di non essere abbastanza. Ma non avere ancora le idee chiare a 22 anni non significa essere un fallimento. Piuttosto, sembra che tu stia vivendo una fase in cui il desiderio di costruire qualcosa per te si scontra con la naturale difficoltà di capire da dove iniziare. E più cerchi di trovare subito tutte le risposte, più il futuro può diventare fonte di ansia, togliendoti la possibilità di vivere serenamente il presente per ripartire da te. La sensazione di non riconoscerti e di non sentirti più te stessa è un aspetto importante da ascoltare, senza giudicarti né cercare di risolverlo da sola a tutti i costi, ed è completamente comprensibile dopo una lunga relazione. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti proprio a fare chiarezza su questo momento, comprendendo meglio cosa ha significato per te la fine della relazione, quali emozioni sono ancora presenti e quali aspetti della tua identità e dei tuoi desideri senti di aver perso di vista. Potrebbe essere l'occasione per ritrovare il contatto con te stessa, con chi sei veramente e chi vorresti diventare. Potresti lavorare anche sul senso di inadeguatezza e sul confronto con gli altri, imparando a riconoscere le aspettative che ti imponi e a costruire criteri più personali con cui valutare te stessa e le tue scelte per sbloccare le tue personali potenzialità. La terapia può inoltre offrirti uno spazio in cui esplorare ciò che desideri davvero, individuare le risorse su cui puoi contare e trasformare la sensazione di essere bloccata in piccoli passi concreti, realistici e coerenti con i tuoi bisogni. Non si tratta di arrivare subito a una risposta definitiva su chi vuoi essere o su cosa vuoi fare della tua vita, ma di ritrovare gradualmente fiducia nelle tue capacità di scegliere e di affrontare l'incertezza. Ti suggerirei di prendere in considerazione un percorso psicoterapeutico, soprattutto perché questo malessere sembra coinvolgere diversi aspetti della tua vita e bloccandoti sta rendendo difficile goderti il presente e usare le tue risorse per ripartire nel costruire la tua vita. Puoi iniziare proprio da qui, dalla sensazione di esserti persa, per provare a comprendere cosa ti sta succedendo e ritrovare, passo dopo passo, una direzione che senta davvero tua e che ti guidi a ritrovare te stessa. Un caro saluto


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un aspetto così importante per lei. Sembra che la fine della relazione non abbia rappresentato solo la perdita della persona, ma abbia suscitato domande molto più profonde rispetto alla sua storia di vita. Mi arriva una sofferenza e un disagio che impattano particolarmente sulle sue giornate e immagino sia difficile, in queste circostanze, pensare a sé stessi in un'ottica futura. Potrebbe essere utile non concentrarsi solo sul trovare la direzione giusta, ma fermarsi e chiedersi "di cosa ho realmente bisogno in questo momento?". Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questa sensazione di inadeguatezza che sente arrivare da dentro e metterla in contatto con ciò che desidera realmente rispetto alle aspettative che spesso si hanno su di noi. Non è necessario avere tutte le risposte, ma si possono cercare insieme col tempo.


La perdita di un'amore può lasciare un vuoto indicibile, capace di mettere in discussione il senso di sé, il proprio valore e il modo in cui si guarda il futuro. Elaborare una separazione significa attraversare un lutto, non è necessario essere forti a ogni costo, ne affrettarsi a dimenticare. E' importante, piuttosto, concedersi la possibilità di sentire il dolore, dare un nome alle emozioni e comprendere ciò che quella relazione ha rappresentato nella propria storia affettiva. Un percorso a orientamento psico-analitico può offrire uno spazio di ascolto riservato, in cui esplorare non soltanto la fine della relazione, ma anche i significati più profondi del legame, le modalità con cui si ama e si cerca l'altro. Non occorre sapere da dove cominciare, a volte è proprio da una parola pronunciata con fatica che inizia un nuovo cammino.


Buongiorno, quello che stai provando è legato al periodo di transizione che stai vivendo dalla fine della tua relazione. Di solito è normale sentirsi come ti senti tu adesso, e la sensazione di smarrimento può si essere causa di ansia, ma d'altra parte può darti una spinta importante per iniziare a muovere i primi passi verso quello che vuoi diventare o tornare ad essere. I primi passi possono anche solamente essere il ragionare su quali obiettivi hai e cosa vuoi fare, senza dover stravolgere la tua vita o iniziare con qualcosa di concreto. Sono sicuro che iniziando anche solo a ragionare su questi aspetti tutti i sentimenti di oppresione e ansia inizieranno a dileguarsi. Spero di essere stato di aiuto e ti auguro il meglio


Ciao, la condizione che riporti e che vivi con ansia e disagio non è così poco comune come pensi e le ragioni sono differenti. C'è una causa da ricondurre a motivazioni do tipo sociale. Oggi non è semplice compiere scelte che possano assicurare un futuro. Questa incertezza attraversa la società e si ritrova nell'assenza di proposte di direzione verso il futuro. Assenza, che parte dal fallimento dell'obiettivo della formazione scolastica come assicurazione per l'ascensore sociale. Vi è però una dimensione personale che non devi sottovalutare. Siamo fermo, sospesi nelle nostre scelte quando queste non ci danno certezze o quando chi sceglie non è sicuro dwlle proprie scelte. A questo riguardo però, non è facile qui dare un minimo di risposta esaustiva. Occorre cercare nella propria storia e ricondurre la riflessione al presente, al fine di analizzare causalità e/o conseguenze sul piano emotivo. Maggiore il livello di ansia e disagio, più intensa la risposta emotiva, maggiore è il coinvolgimento degli aspetti personali su quelli sociali. Fidati, vedo tanti giovani in questa situazione. Spero di averti dato almeno uno spunto di riflessione. Buona fortuna.


Buongiorno, da quello che racconti, sembra che in questo momento stai facendo fatica a ritrovare un senso di sé e una direzione, come se il confronto con gli altri e la paura di rimanere indietro le rendessero difficile capire da dove ripartire. La fine di una relazione importante potrebbe portare a interrogarsi anche su chi siamo al di fuori di quel legame e su cosa desideriamo per noi stessi. Quando a questo si aggiungono aspettative e preoccupazioni per il futuro, può diventare difficile vivere nel qui e ora. Credo che potrebbe essere utile uno spazio in cui dare significato a quello che stai vivendo, per poter comprendere meglio questa sensazione ritrovando gradualmente un contatto con i propri bisogni e desideri, senza sentirsi costantemente inadeguata rispetto agli altri. Un caro saluto, Dott.ssa F.

Dott.ssa Martina Frisina

Dott.ssa Martina Frisina

psicologo

Cassina de' Pecchi

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Buongiorno a lei mi dispiace molto per ciò che sta provando… Mi sento di dirle che all’interno di un percorso terapeutico ci si riesce a fermare e a capire qual’è il vero vuoto che lei sta provando in questo momento. Sa mi sento anche di dirle che all’interno di una fine di una relazione è come se si vivesse un lutto, quindi è giusto che lei stia provando queste sensazioni, si accogli, non si giudichi ma soprattutto è molto adeguato quello che sta provando ad oggi. Capendo la sua storia di vita, il suo passato, che insieme se vorrà potremmo fermarci insieme per capire cosa sta succedendo, per darle delle risposte adeguate e per poter insieme scoprire la luce in questa sua nuova fase di vita. Se vorrà mi trova a disposizione, le auguro una buona giornata. Cordialmente Dottoressa Giordana Castagnaro


Buongiorno, la fine di una relazione è un evento che rimescola le carte all'interno della vita di una persona nella misura in cui si deve necessariamente alzare lo sguardo e guardarsi intorno cosa offre l'ambiente circostante. Sono eventi di vita che spingono ad una autoriflessione rispetto a "cosa è andato bene e cosa no" per poi impostare una nuova conoscenza per il futuro. Il futuro, questo sconosciuto, un qualcosa che ancora non abbiamo ma che ci attrae fino a spingerci a preoccupazioni minime o grandi e che ci spinge poi a riflettere sul senso della nostra quotidianità. Quello che dimentichiamo però è che l'unica osa di certa che possediamo è il presente ed è qui che dovremmo focalizzarci, su ciò che ha una certezza, su ciò che è tangibile e questo inevitabilmente ci porta a domandarci "di cosa ho bisogno adesso?". Il nostro faro nel buio sono i nostri bisogni e rispetto a questo lei è già arrivata ad un buon punto, si sta iniziando a chiedere proprio questo; un aspetto positivo e di buona partenza sicuramente per un percorso di supporto psicologico che può stimolarla a farsi delle domande e trovare delle risposte assumendo prospettive di lettura diverse.


Buongiorno, da quello che racconta emerge quanto questo periodo stia mettendo in difficoltà il suo senso di sicurezza e la percezione che ha di sé e del proprio futuro. A volte, soprattutto in momenti di cambiamento importanti, può capitare di sentirsi disorientati, di faticare a riconoscersi e di percepire una distanza tra la vita che si vorrebbe costruire e quella che si sta vivendo. Il confronto con gli altri può rendere questa sensazione ancora più dolorosa, portandoci a interpretare le nostre difficoltà come segni di inadeguatezza o di essere rimasti indietro. In realtà, non esiste un percorso uguale per tutti né un momento preciso entro cui dover aver raggiunto determinati obiettivi. Credo sia importante non sottovalutare il disagio che descrive, soprattutto la sensazione di non sentirsi più se stessa e l’ansia che sembra accompagnarla costantemente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a dare significato a queste sensazioni e a individuare, con i suoi tempi, risorse e possibilità concrete per ripartire. Non si tratta necessariamente di trovare subito tutte le risposte, ma di costruire gradualmente un rapporto più sereno con se stessa e con le proprie scelte. Sono una psicologa clinica e della salute e ricevo a Bergamo, offrendo anche colloqui online. Se lo desidera, può contattarmi per avere maggiori informazioni o per valutare insieme se iniziare un percorso possa esserle utile. Resto volentieri a disposizione.


Buongiorno, leggendo le sue parole si può sentire tutta la sofferenza e lo "stare male" che la situazione che sta affrontando le causa. Mi sembra anche di leggere tra le righe una profonda consapevolezza rispetto al disagio che, probabilmente, la sta orientando verso la ricerca di una soluzione per il ristabilirsi di una condizione di benessere. Le sensazioni che riporta toccanodei temi molto profondi, personali e degni di essere approfonditi insieme ad un* psicolog*, proprio per restiture valore alla sofferenza stessa. Il mio consiglio è quello di iniziare un percorso che possa aiutarla e sostenerla. Le auguro il meglio. Dott. Valerio Confalone


Buongiorno, è sicuro che sta vivendo un periodo di profondo cambiamento. Si percepisce una certa consapevolezza interna ma avrebbe bisogno di essere guidata in un percorso che la aiuti trovare gli strumenti per gestire il tutto. Buona giornata.


Chiudere una storia d'amore durata dai 17 ai 22 anni non significa solo salutare una persona, ma anche lasciar andare l'identità che si era costruita all'interno di quella coppia per un'intera fase di crescita. È del tutto fisiologico che oggi tu ti senta smarrita, strana e persino "diversa" da prima: stai attraversando una fase di ridefinizione personale e la sensazione di non riconoscerti è il segnale che il tuo vecchio equilibrio si è spezzato per fare spazio a uno nuovo che deve ancora prendere forma. Il confronto con i coetanei è una trappola molto comune, ma dimentichi che ciascuno ha il proprio ritmo e la propria storia. A 22 anni non si è in ritardo su nulla e non avere ancora un lavoro o un obiettivo definito è una condizione del tutto normale e non un fallimento. La frustrazione e l'ansia che provi nascono proprio dal contrasto tra dove ti trovi adesso e il forte desiderio che hai di costruirti una tua dimensione indipendente. La buona notizia è che il tuo malessere dimostra quanta voglia tu abbia di metterti in gioco per te stessa. Questa sensazione di blocco deriva dalla sovrapposizione di più elementi: il vuoto lasciato dalla fine della relazione, il senso di ipervigilanza per un futuro che appare incerto e la pressione che ti imponi per "dover recuperare terreno". Quando si cerca di cambiare tutto insieme — lavoro, amicizie, obiettivi — il carico diventa eccessivo e il cervello reagisce bloccandosi. Per ripartire, occorre ridurre la portata delle aspettative e procedere con piccolissimi passi concreti sul presente, focalizzandoti su una cosa alla volta, come un piccolo hobby, un corso o una nuova routine quotidiana. Considerata l'intensità dell'ansia, il senso di estraneità verso te stessa e il costante giudizio svalutante, intraprendere un percorso di supporto psicologico rappresenta la scelta migliore. Un professionista saprà offrirti uno spazio sicuro per elaborare questa transizione, fornirti strumenti pratici per gestire la risposta d'ansia e accompagnarti nel ricostruire la tua autostima e le tue relazioni, permettendoti di ritrovare la tua identità e di ripartire con serenità. Resto a disposizione.


Buongiorno, io credo che una relazione così lunga ed importante ci cambi, lasci dentro di noi segni, abitudini, cicatrici che poi sono difficili da gestire. Durante una relazione importante cambiamo per stare bene anche nella coppia, ma quando perdiamo l'altra persona sentiamo un vuoto, e quelle parti di noi che avevamo cambiato o scoperto, diventano un doloro ricordo di quello che abbiamo perso. Credo adesso tu stia vivendo con dolore una separazione, e sia difficile elaborarla e ritrovare te stessa, capire chi sei tu, senza l'altra persona, e chi vuoi essere nel tuo futuro e nel nuovo progetto di vita che inizia ora. l'ansia è un segnale importante che ti indica quanto questo compito possa essere impegnativo, e forse l'aiuto di un professionista può essere utile almeno in questa fase iniziale.

Dott.ssa Paola Lorini

Dott.ssa Paola Lorini

psicoterapeuta

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Buongiorno, dal suo racconto emerge un momento di profondo smarrimento, in cui la fine di una relazione importante sembra essersi intrecciata con una serie di interrogativi più ampi su sé stessa, sul proprio futuro e sulla direzione da dare alla propria vita. Quando una relazione occupa una parte significativa della nostra storia, la sua conclusione può portarci a rimettere in discussione non soltanto il legame con l'altra persona, ma anche il modo in cui percepiamo noi stessi, i nostri bisogni e le nostre prospettive. Questo può contribuire a quella sensazione di non riconoscersi più che descrive. Mi sembra importante soffermarsi anche sul confronto continuo con i suoi coetanei. A 22 anni è facile avere la sensazione di dover già sapere chi si è e cosa si vuole diventare, ma non esiste un'unica tempistica per costruire la propria identità e trovare la propria strada. Il rischio è che, guardando continuamente ciò che gli altri sembrano aver raggiunto, si finisca per interpretare le proprie difficoltà come fallimenti personali, alimentando ulteriormente ansia e insicurezza. Un aspetto significativo del suo racconto è che, nonostante la sofferenza, riesce a riconoscere ciò che desidera: costruire relazioni, trovare una propria autonomia e sentirsi realizzata. Forse, più che cercare di ritrovare esattamente la persona che era prima, potrebbe essere utile iniziare a comprendere chi desidera diventare oggi, partendo dai suoi bisogni e dalle sue risorse, senza la pressione di dover risolvere tutto immediatamente. La sensazione di sentirsi estranea a sé stessa merita comunque attenzione, soprattutto se persistente e accompagnata da un'ansia così intensa. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprenderne meglio il significato, senza attribuirle necessariamente una causa o un'etichetta diagnostica. Se lo desidera, resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo, nel quale potremo approfondire insieme ciò che sta vivendo e valutare un percorso che possa aiutarla a ritrovare maggiore serenità, fiducia in sé stessa e una direzione più vicina ai suoi desideri.


Gentile ragazza, grazie per aver scritto con tanta chiarezza: non è scontato riuscire a mettere in parole un periodo così confuso, ed è già un primo passo. Quello che descrive è comprensibile. Una relazione di cinque anni, iniziata intorno ai 17 anni, attraversa proprio gli anni in cui si costruisce gran parte dell'identità adulta. Quando finisce, non si perde solo una persona: si perde anche una parte della struttura su cui si appoggiavano abitudini, progetti, il modo di vedersi. Per questo è frequente sentire che il dolore riguardi più il proprio sè che la relazione , come lei stessa ha colto molto bene. Il confronto continuo con i coetanei, la sensazione di essere indietro e l'ansia per il futuro tendono ad alimentarsi a vicenda, più ci si sente inadeguati, più ci si confronta, e più il confronto conferma quella sensazione. È un circolo che di solito non si spezza solo con la forza di volontà, ma capendo come funziona e lavorando su passi concreti e graduali. Anche la sensazione di sentirsi stranni di non riconoscersi, è qualcosa che può comparire in momenti di forte ansia o di cambiamento importante. Spaventa molto perché è nuova, ma non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. Merita comunque attenzione e uno spazio in cui esplorarla con calma, senza doverlo affrontare da sola. Alla sua domanda, se sia il caso di lavorarci con un professionista, la risposta è sì, non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma perché sta attraversando un passaggio importante e un percorso di sostegno può aiutarla a gestire l'ansia, a ridurre il peso del confronto con gli altri e a capire, con i suoi tempi, cosa vuole costruire per sé. A 22 anni non si è in ritardo, si è esattamente nel momento in cui queste domande hanno più senso. Se lo desidera, sono disponibile per un primo colloquio conoscitivo, in studio a Savona o online, per capire insieme da dove partire. Un caro saluto, Dott. Gianmaria Politano


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto sia doloroso desiderare di costruire una vita propria e, allo stesso tempo, sentirsi bloccata. Sembra che ogni difficoltà diventi una conferma di essere inadeguata, mentre il confronto con gli altri lascia sempre meno spazio per riconoscere ciò che desidera davvero. Una relazione durata cinque anni ha accompagnato una parte importante della sua crescita: la sua conclusione può aver aperto domande su chi è e su quale direzione vuole prendere, anche se oggi la sofferenza riguarda soprattutto il rapporto con se stessa. Non avere ancora un lavoro, amicizie o obiettivi definiti non equivale a essere un fallimento, ma comprendo quanto queste mancanze possano pesarle. La sensazione di non riconoscersi merita ascolto: da un messaggio non è possibile comprenderne la natura, né attribuirla con certezza all’ansia. Considerando la sofferenza che descrive, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questi vissuti e a capire cosa accade quando prova a fare un passo per sé: quali pensieri emergono, cosa teme e cosa la porta a fermarsi. Non deve trovare subito una direzione per tutta la sua vita. Si può partire da un desiderio concreto e da piccoli passi sostenibili, lavorando anche sul modo in cui si giudica quando incontra una difficoltà.


Buongiorno, dalle sue parole si percepisce il senso di fatica e smarrimento che sta vivendo. Oltre alla fine della relazione, che può aver contribuito alla confusione e alla perdita di alcuni riferimenti, lei si trova in una fase della vita che rappresenta un primo momento di transizione (uno dei tanti della vita) in cui è naturale iniziare a chiedersi: chi sono? Cosa desidero per me? Quale direzione voglio dare alla mia vita? Sono domande che possono generare incertezza, soprattutto quando si ha la sensazione di non avere ancora punti di riferimento chiari. Spesso in modo automatico tendiamo a confrontare le nostre vite, le nostre giornate, ciò che abbiamo raggiunto o non raggiunto con gli altri, e questa diventa una trappola particolarmente insidiosa, perché rischia di trasformarsi in una misura con cui valutare sé stessi e il proprio valore, attivando un giudice interno molto esigente, che sottolinea ciò che manca e ciò che si pensa di dover essere o aver già raggiunto. Quando siamo molto concentrati su ciò che dovremmo essere, rischiamo di cercare fuori da noi le risposte e i riferimenti di cui abbiamo bisogno. Ci affidiamo ai confronti e alla razionalità per capire quale sia la strada giusta, ma possiamo finire per ascoltare sempre meno il nostro mondo interno: i nostri desideri, le nostre inclinazioni e anche quell'intuito che ci aiuta a riconoscere ciò che sentiamo più vicino a noi. E così, nel tentativo di capire chi dovremmo essere, può diventare più difficile sentire chi siamo. La sensazione di non riconoscersi più merita comunque attenzione, soprattutto se persiste e le provoca sofferenza. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, fare chiarezza sui suoi bisogni e sulle sue risorse e ritrovare, un passo alla volta, una direzione che senta davvero sua. Un cordiale saluto Laura


Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso con noi le tue preoccupazioni e le sensazioni che stai vivendo. Vorrei partire da una cosa importante: quello che provi è comprensibile, soprattutto considerando il periodo di cambiamento che stai attraversando. Pensa che hai trascorso gli ultimi cinque anni della tua vita all'interno di una relazione, condividendo esperienze, emozioni, abitudini e probabilmente anche progetti con un'altra persona. Ritrovarti improvvisamente a dover ripensare tutto questo da sola può cambiare profondamente il modo in cui percepisci te stessa e ciò che ti circonda. Soprattutto, considera che questi cinque anni hanno coinciso con una fase molto importante della tua crescita, ovvero il passaggio dall'adolescenza alla prima età adulta. È un periodo in cui iniziamo a costruire la nostra identità, a sperimentarci in situazioni nuove e a sviluppare quelle risorse che ci accompagneranno nell'affrontare le difficoltà della vita. Per questo motivo, non mi sorprende che tu possa sentirti persa, disorientata o incerta rispetto al tuo futuro. C'è però un aspetto su cui vorrei invitarti a riflettere: perché senti di essere indietro rispetto agli altri? E soprattutto, rispetto a quale traguardo? Spesso tendiamo a confrontare il nostro percorso con quello delle persone che ci circondano, dimenticandoci che ognuno di noi ha tempi, esperienze e opportunità differenti. A 22 anni non esiste un elenco di obiettivi che dobbiamo necessariamente aver raggiunto per considerarci persone realizzate. Da quello che racconti, mi sembra che tu abbia tanti desideri per il tuo futuro, ma che la paura di non riuscire a realizzarli ti porti a concentrarti maggiormente su ciò che ancora ti manca, piuttosto che sulle possibilità che hai davanti. Per quanto riguarda invece quella sensazione di non riconoscerti più, credo sia importante approfondirla. Potrebbe essere collegata ai numerosi cambiamenti che stai vivendo e alla necessità di riscoprirti anche al di fuori della relazione, ma con queste poche informazioni non sarebbe corretto attribuirle una causa precisa. Quello che mi colpisce positivamente, però, è che nonostante la paura e la frustrazione, tu riesca già a riconoscere ciò che desideri cambiare nella tua vita. E questo rappresenta un punto di partenza importante. Credo che intraprendere un percorso con uno psicologo potrebbe esserti davvero utile, non perché ci sia necessariamente qualcosa di sbagliato in te, ma per avere uno spazio in cui comprendere meglio le emozioni che stai vivendo, esplorare quella sensazione di smarrimento e iniziare a costruire, un passo alla volta, obiettivi che siano realmente tuoi. Non devi necessariamente sapere già oggi chi vuoi essere o dove vuoi arrivare. Puoi concederti il tempo di scoprirlo, senza trasformare ogni incertezza in un fallimento. Non scoraggiarti e, soprattutto, non dimenticare che il tuo valore come persona non dipende da quanto velocemente riesci a raggiungere determinati traguardi.


Gentilissima. Ho letto la sua domanda con attenzione e più volte, arrivando alla conclusione che potrebbe essere un valido aiuto, per lei, un percorso di Mindfulness. Cos'è la Mindfulness? È una forma di meditazione che ci insegna a vivere nel "qui e ora", nel presente. Con questa pratica possiamo decidere consapevolmente di cambiare strada e imparare a riconoscere, momento dopo momento, se la nostra mente si sta perdendo nel vortice dei pensieri che spesso non sono positivi. La Mindfulness ci porta a comprendere che giudizio e confronto. anche se talvolta necessari, non occupano il primo posto anche se la società vorrebbe farci credere il contrario. Ci aiuta a vivere la vita e a sviluppare un pensiero non giudicante migliorando i livelli di stress e di ansia. Spero di esserle stata di aiuto. Un saluto


Buongiorno, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. Vorrei partire da una cosa che mi ha colpito del suo racconto: lei non sta semplicemente soffrendo per la fine di una relazione, ma sembra stia facendo molta fatica a ritrovare un posto per sé, a capire chi è oggi e in quale direzione vorrebbe andare. Dopo cinque anni accanto a qualcuno, è possibile che una parte della propria quotidianità e del modo in cui ci si immagina il futuro fosse legata anche a quella relazione. Quando questa viene meno, può emergere un senso di smarrimento che riguarda anche aspetti di sé che prima non avevamo avuto occasione di esplorare. In più, confrontarsi continuamente con i coetanei rischia di trasformare ogni cosa che ancora manca in una conferma di essere inadeguati. Ma avere 22 anni e non avere ancora un obiettivo preciso, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere in ritardo: significa trovarsi in un momento in cui alcune parti della propria vita devono ancora prendere forma. Mi soffermerei, però, su quella sensazione di non riconoscersi più e sull’ansia costante che descrive. Merita attenzione, senza spaventarsi né liquidarla come una semplice fase. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa sta vivendo e a ripartire da piccoli passi, senza pretendere di avere già tutte le risposte. Se desidera, può contattarmi. Possiamo prenderci uno spazio per comprendere insieme questo momento e aiutarla a ritrovare gradualmente fiducia in sé, senza sentirsi continuamente in competizione con la vita degli altri.


Buongiorno, è comprensibile che in alcuni periodi, in particolare quelli che si ritengono cruciali, ci si senta nel modo che ha puntualmente descritto. Ci sono stati anche dei cambiamenti che potrebbero aver acuito alcune sensazioni. In questa condizione spiacevole però ,mi sembra, abbia chiaro cosa vorrebbe e non abbia perso la speranza di ottenerlo malgrado questo "sentirsi inadeguata e sbagliata".come scriveva, l' affiancarsi a un professionista potrebbe aiutarla a chiarire i suoi desideri su di sé e sugli altri e quali paure, e perché, la bloccano rispetto a questi.


Buongiorno, quello che ha attraversato sembra averla disorientata, ed è comprensibile quanto possa essere doloroso sentirsi “indietro” rispetto agli altri. Ci tengo a dirle che non avere un lavoro, un obiettivo ancora chiaro e definito o una rete di amicizie a 22 anni, non significa assolutamente essere sbagliata. Il confronto continuo con gli altri tende a mostrarci solo i loro traguardi, mai le loro difficoltà né i loro tempi personali. Comprensibilmente, pesa anche la fine della sua storia importante, che non è stata solo una perdita affettiva, ma il venire meno di abitudini, progetti e di una parte dell’identità che aveva costruito nel tempo. È possibile che in periodi di forte stress o ansia ci si senta smarriti o non ci si riconosca, ed è un vissuto che merita di essere esplorato con delicatezza. Considerando che questa sofferenza interferisce con la sua quotidianità, le suggerirei di valutare il supporto di un professionista, per concedersi uno spazio protetto in cui ritrovare serenità. Non deve cercare di risolvere tutta la sua vita contemporaneamente, provi a scegliere ogni giorno un’azione piccola e concreta e ricordi che una direzione non arriva prima di partire ma viene fuori spesso dopo aver ricominciato a muoversi. Le auguro di ritrovare la sua strada. Resto a sua disposizione, un saluto!


Salve, da quello che racconti, stai attraversando un periodo molto faticoso, in cui sembrano essersi concentrate tante difficoltà contemporaneamente: la fine di una relazione importante, l’incertezza sul futuro, la solitudine, il desiderio di trovare un lavoro e una direzione, insieme a un confronto con gli altri che ti fa sentire inadeguata.È comprensibile che tutto questo possa essere pesante da sostenere. In particolare, mi sembra importante accogliere ciò che dici quando racconti di sentirti “strana”, diversa e di fare fatica a riconoscerti, senza cercare necessariamente di attribuire subito un significato o un’etichetta a questa sensazione.A 22 anni non è necessario avere già una vita definita, un percorso professionale preciso o sapere esattamente dove si vuole arrivare. Il fatto che altre persone sembrino più avanti non significa che tu sia in ritardo: dall’esterno vediamo soltanto una parte delle loro vite, mentre della nostra conosciamo tutte le paure, le incertezze e le difficoltà. Potrebbe esserti utile provare a non chiederti di risolvere contemporaneamente ogni aspetto della tua vita. Ripartire può significare anche concentrarsi su piccoli passi concreti: dedicarsi a un’attività che ti interessa, cercare gradualmente occasioni per conoscere persone, iniziare a esplorare possibilità di studio o di lavoro, oppure semplicemente ricostruire una quotidianità che abbia degli spazi dedicati a te.Considerando che descrivi un’ansia ormai costante, una sofferenza significativa e la difficoltà a sentirti te stessa, parlarne con uno psicologo o una psicologa potrebbe essere una buona possibilità. Non perché ciò che provi debba necessariamente indicare che ci sia “qualcosa che non va”, ma perché non sei obbligata a trovare da sola tutte le risposte. Un professionista potrebbe offrirti uno spazio in cui raccontare quello che stai vivendo, comprendere meglio le tue emozioni e lavorare concretamente su ciò che desideri cambiare.Soprattutto, cerca di non trasformare questo momento della tua vita in un giudizio definitivo su chi sei. A 22 anni puoi essere confusa, non sapere ancora quale strada prendere e avere bisogno di tempo per capire cosa desideri. Il punto da cui parti oggi non stabilisce dove potrai arrivare.


Gentile Utente, è molto bello che tu riesca a cogliere che il vero malessere oggi non è la fine della storia in sé ma il desiderio profondo di ricominciare a investire su di te. Anche se dopo una relazione sentimentale durata 5 anni è del tutto naturale sentirsi smarriti e Il confronto con i coetanei può lasciare la sensazione di essere "indietro" , ricorda che spesso l'ansia per il futuro e il senso di inadeguatezza nascono dal peso delle aspettative. Ognuno di noi ha i suoi tempi di fioritura e non esiste una tabella di marcia universale per realizzarsi. Questa forte frustrazione che ora provi e che comprendo bene, può in realtà essere letta come un segnale positivo: è la tua voglia di riscatto che spinge per uscire. Il fatto stesso che tu senta il forte desiderio di costruirti una vita tutta tua, di lavorare e fare amicizia dimostra che la tua spinta vitale è ben presente, è solo temporaneamente bloccata dal timore di fallire. Puoi trasformare questo momento in una preziosa opportunità per ridefinire i tuoi obiettivi e ritrovare te stessa. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a sbloccare questa frustrazione, e ad elaborare questo momento di transizione, per riscoprire quelle meravigliose risorse che sono solo tue, che sono presenti in te e che aspettano solo di essere riportate alla luce. Un caro saluto.


Buongiorno, certamente quello che sta vivendo non è piacevole e certamente difficile da affrontare. Non avere una direzione o sentirsi persi può essere certamente il risutato di diverse difficoltà ma anche di opportunità. Opportunità che spero e le auguro di poter trovare certamente attraverso l'aiuto di un professionista che possa aiutarla. Per ora quello che le posso dire è che la "crisi" di cui sta parlando ha molto a che fare con qualcosa che è fermo. Provi a cominciare con l'idea di cominciare un percorso. Magari riuscirà a trovare delle risposte. Le auguro una buona giornata e spero riuscirà a stare meglio.


Salve. forse la fine della relazione ha segnato non soltanto la perdita di una persona, ma anche quella di un’immagine di te stessa e del futuro che avevi immaginato. Ora ti trovi a confrontarti con il desiderio di essere qualcuno, di avere un posto nel mondo, e con la sensazione di non essere abbastanza. In una prospettiva lacaniana, potremmo chiederci: quanto di ciò che desideri nasce davvero da te e quanto dal confronto con ciò che immagini gli altri si aspettino da te? Sentirti indietro non significa necessariamente esserlo: forse stai misurando te stessa attraverso ideali che ti fanno sentire sempre mancante. La sensazione di non riconoscerti può accompagnare un periodo di profonda trasformazione, ma, poiché l’ansia è costante e il disagio intenso, sarebbe importante parlarne con uno/a psicoterapeuta, per dare spazio a ciò che stai vivendo. Non devi ritrovarti tutta e subito. Puoi cominciare concedendoti di non sapere ancora chi vuoi diventare. Più che cercare immediatamente la persona che eri, prova a domandarti chi puoi diventare, al di là delle aspettative degli altri.


Ciao! Nel tuo messaggio percepisco una ragazza che desidera fortemente costruirsi una vita, che vorrebbe sentirsi indipendente, trovare delle relazioni significative e comprendere il proprio futuro. Ma percepisco anche una ragazza che sembra aver iniziato a misurare il proprio valore attraverso tutto ciò che ancora non è riuscita a realizzare. Forse, in questo momento, non stai soltanto cercando una direzione: stai cercando la certezza che, una volta trovata quella direzione, finalmente potrai sentirti abbastanza. E vorrei dirti che non devi aspettare di avere un lavoro, un gruppo di amiche, un progetto chiaro o una vita che ti soddisfi completamente per cominciare a trattarti con rispetto. Il tuo valore non nasce quando raggiungi questi traguardi. Puoi impegnarti, cambiare, crescere e assumerti la responsabilità delle tue scelte senza vivere ogni difficoltà come una dimostrazione del fatto che sei sbagliata. Ritrovare te stessa, probabilmente, non significherà tornare esattamente alla ragazza che eri prima. Potrebbe significare imparare a conoscerti in questa fase nuova, scoprire che cosa desideri oggi e costruire gradualmente una vita che ti somigli. Non devi fare tutto adesso. Non devi recuperare il tempo che credi di aver perso. E non devi dimostrare a nessuno di essere al passo. Devi cominciare a costruire una vita che abbia senso per te, un passo alla volta. Vorrei farti una domanda, se te la senti di rispondere: C'è un aspetto del tuo racconto su cui vorrei soffermarmi, perché potrebbe aiutarci a comprendere meglio quello che stai vivendo. Quando dici che ti senti strana, diversa e come se non fossi più te stessa, che cosa intendi esattamente? Resto a Disposizione Cordiali Saluti

Dott.ssa Oxana Panetta

Dott.ssa Oxana Panetta

psicologo

Laureana di Borrello

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Pensa ad una cosa, chi è che definisce e scandisce il tempo? Cosa ci fa capire se siamo indietro o avanti? Il punto di vita in cui si trovano gli altri potrebbe essere molto avanti ma agli occhi di chi? Di chi sta indietro? E invece per chi è più avanti com’è ? La tua vita ha i tuoi ritmi, il non avere un piano di vita a 22 anni non è fuori dalla norma. Per quanto riguarda la fine della relazione, pensa ad una cosa: chi eri prima ?


Buongiorno, la fine di una relazione importante può rappresentare un momento di profondo cambiamento, soprattutto quando ha accompagnato una parte significativa della propria crescita. È possibile sentirsi disorientati e fare fatica a riconoscersi, senza che questo significhi aver perso se stessi o essere sbagliati. Il confronto continuo con gli altri può alimentare pensieri come “sono indietro” o “sono un fallimento”, aumentando l’ansia e rendendo più difficile agire. Provi a sostituire l’idea di dover avere già tutto chiaro con piccoli obiettivi concreti, da costruire gradualmente, senza pretendere di risolvere tutto subito. Poiché questa ansia persiste e la sensazione di sentirsi diversa da se stessa la preoccupa, potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo. Un percorso può aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, gestire i pensieri negativi e ritrovare fiducia nelle proprie capacità. A 22 anni non è in ritardo: non esiste un'unica tabella di marcia per costruire la propria vita.


Gentile Utente, credo che i temi che lei porta siano molto importanti e complessi. Si trova in un'età in cui in effetti la spinta a crearsi una propria vita soddisfacente si fa particolarmente urgente, e può succedere di sentirsi bloccati e non sapere bene il perché. Proprio per la delicatezza dei temi che porta, però, credo che potrebbe esserle utile un aiuto esterno, per acquisire consapevolezza sulle ragioni che l'hanno portata dove si trova ora, per lavorare sul senso di fallimento che sente e per trovare il senso di realizzazione che desidera. Le auguro di prendersi cura di sé nel miglior modo possibile.


Salve, innanzitutto mi permetta di dire che a quest'età così giovane le stesse paure sono condivise da molto. Andando più nello specifico, mi permetterei di farla ragionare su quest'aspetto: la stessa situazione di incertezza c'era anche cinque anni fa, anche quattro, anche tre, anche due e anche uno, l'unica differenza è che durante quegli anni era impegnata in una relazione. Ragioni sull'eventualità che il partner non ha certamente dato stabilità, ambizioni e obiettivi: questo è un compito che spetta a lei e solo a lei, ed è solo ora che se ne sta accorgendo. Se sente la necessità di parlarne con me, la aspetto per un colloquio


Gentilissima, ho letto con interesse la tua richiesta d'aiuto. Mi ha colpito la tua capacità di esprimere con chiarezza ciò che stai vivendo e provando. Affermi di sentirti disorientata rispetto ai possibili obiettivi di vita della tua fase di crescita. In ritardo, se ti paragoni ai ragazzi e ragazze della tua età. A disagio. Ultimamente provi spesso ansia e ti preoccupi per il tuo futuro. Inoltre si è chiusa una relazione durata 5 anni. Vorresti conoscere meglio te stessa, stabilire amicizie e avere un chiaro progetto di vita. La chiarezza che hai espresso mi sembra il segnale di una prontezza ad iniziare un proficuo percorso di sostegno e approfondimento della conoscenza di te stessa il quale ti aiuterà a raggiungere molti obiettivi. Ti auguro il meglio. Dott.ssa Claudia Quaglieri


Gentilissima, grazie innanzitutto di questa tua "apertura emotiva" e chiara richiesta d'aiuto. Da quello che ho capito, ma sono ipotesi del mio sentire emotivo leggendoti, è che forse su questa relazione (che hai iniziato a 17 anni) avevi riposto gran parte dei progetti, che ora sono stati tutti delusi, ti hanno provocato un vuoto ed un senso di frustrazione e di ansia sul tuo presente e sul tuo futuro. E' tutto naturale quello che stai vivendo, è come se ti sentissi bloccata e in una situazione "stagnante" in cui non riesci ad uscire. Forse questa crisi interiore, questo non senso che senti è un po' come quello che Guccini dice in una bellissima canzone "Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire...". Forse hai paura di far uscire qualche dolore, la rabbia? Forse è venuto il momento di trasformare la propria adolescenza (un progetto di vita basato su una relazione) in un progetto definitivamente "adulto", nel senso costruito secondo i propri desideri, bisogni e soprattutto non avendo paura della solitudine e del senso di vuoto che stai provando. "La cosa che mi spaventa maggiormente è che provo una sensazione che non avevo mai provato prima: mi sento strana, diversa, come se non fossi più io stessa. Faccio fatica a riconoscermi e a capire cosa mi stia succedendo. " Forse stai facendo i conti con la parte di te matura, quell'adulto che ha paura di emergere e viversi pienamente il "qui ed ora", con piena libertà e responsabilità? L'ansia forse ti comprime le emozioni che vuoi fare uscire? Quali emozioni non ti autorizzi a fare uscire? sono antiche per la tua storia, o nuove perché ti mettono di fronte a responsabiltà che per ora non riesci a sostenere? E' chiaro che in questa fase di confusione il chiedere aiuto ad un collega ti può aiutare a fare chiarezza, sentire anche lo spiacevole di cui hai paura, ma sentire e pensare soprattutto a ciò che desideri, aldilà di un progetto finito con la relazione, significa sbloccarsi dall'ansia e dal senso di colpa che ti blocca. Le domande ti servono a sentire ed ascoltare le parti di te "scomode", spero ti serviranno. Ti auguro di trovare il professionista più adatto ai tuoi bisogni e di delineare un progetto nel qui ed ora che ti potrà rafforzare emotivamente, psichicamente, ed in profondità. Buona fortuna! Dott. Carlo Maria Cananzi, psicologo specializzando in Gestalt e in terapia umanistico-esistenziale.


Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza che sembra andare oltre la conclusione della relazione sentimentale. A volte, la fine di un legame importante può portarci a confrontarci con aspetti di noi stessi che, fino a quel momento, erano rimasti in secondo piano. Mi colpisce soprattutto la severità con cui sembra giudicare se stessa, come se il non aver ancora raggiunto determinati obiettivi rappresentasse un fallimento personale. Potrebbe essere interessante interrogarsi non soltanto su ciò che desidera realizzare, ma anche sulle aspettative che sente di dover soddisfare e su quanto queste corrispondano realmente ai suoi desideri. Anche la sensazione di non riconoscersi più meriterebbe di essere approfondita, senza trarre conclusioni affrettate sul suo significato. Un percorso psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio in cui comprendere meglio ciò che sta attraversando, dando voce alle sue insicurezze e ai vissuti che accompagnano questo momento della sua vita. Un cordiale saluto.


Gentile utente, grazie della condivisione. La fine di una relazione significativa può essere un momento dove tante nostre fragilità, magari che prima erano contenute, tornano a farsi sentire. Inoltre è comprensibile come ci si possa sentire responsabili di questa chiusura, e quindi spesso si devono fare i conti con sensi di inadeguatezza, e il tornare sul passato a pensare cosa si sarebbe potuto fare differentemente. Non le dirò che questi pensieri possono essere "trappole" mentali, perché penso lo sappia già. Piuttosto le chiedo, in che senso vorrebbe gestire l'ansia? Perché spesso queste sensazioni spiacevoli si provano come sintomo di motivazioni più profonde. Vorrebbe non provare più ansia? Non soffrire? Le dico già che questo non è possibile, la sofferenza fa parte della nostra vita e non è evitabile. Quello che tuttavia si può fare è approfondire le motivazioni dietro questa ansia, capire che significato ha per lei. Questo non vuol dire liberarsene, ma aumentare la sua capacità di comprendere i segnali che vengono dal suo mondo interno, e integrarli, Dar loro un significato. Per fare questo le consiglio vivamente di iniziare un percorso psicoterapeutico, credo potrebbe essere davvero di aiuto. Le auguro un buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Orsi Bandini.


Buongiorno e grazie per la condivisione A 22 anni, la fine di una relazione di 5 anni coincide spesso con una crisi di riadattamento identitario. Non viene meno solo il legame, ma anche una parte dell'identità costruita all'interno di quel legame. Da qui possono derivare le sensazioni che riporta: sentirsi persa, non riconoscersi, percepirsi "strana/diversa". È una sensazione di straniamento, spesso legata a periodi di forte stress emotivo e a elevati livelli d'ansia. Il nucleo centrale che emerge non è tanto l'elaborazione del lutto affettivo, quanto un senso di blocco progettuale e un confronto sociale disfunzionale. Il confronto costante con i coetanei alimenta ansia anticipatoria per il futuro, senso di inadeguatezza e frustrazione, con conseguente riduzione della capacità di godersi il presente e della spinta motivazionale. L'ansia costante e il senso di inadeguatezza che riferisce, però, meritano attenzione clinica, non perché indichino necessariamente un disturbo, ma perché stanno incidendo sul funzionamento quotidiano e sul benessere. Ciò che mi sento di consigliare è un colloquio psicologico per valutare l'andamento dell'ansia, il tono dell'umore e le risorse di coping. Permetterà di distinguere una reazione adattiva ad un evento di vita da un quadro che necessita di un supporto strutturato. Aggiungerei, inoltre, un lavoro su identità e obiettivi: un percorso questo che può aiutarla a ridefinire obiettivi a breve termine, realistici e graduati, per contrastare il senso di blocco e incrementare il senso di autoefficacia. Per finire, per la gestione dell'ansia suggerirei tecniche di psicoeducazione emotiva, ristrutturazione del confronto sociale e training su regolazione emotiva e ancoraggio al presente possono essere strumenti efficaci. Non si tratta di essere "indietro" o "sbagliata". Si tratta di una fase di transizione che necessita di uno spazio di ascolto dedicato. Spero di essere stata di supporto, buona giornata.

Dott.ssa Francesca Nunziato

Dott.ssa Francesca Nunziato

psicologo

Santa Maria la Carità

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Da quello che racconti, sembra che tu stia attraversando un periodo di profonda difficoltà emotiva, in cui fai fatica a riconoscerti e a capire quale direzione dare alla tua vita. La fine di una relazione importante può rappresentare un momento di cambiamento, durante il quale emergono dubbi sulla propria identità e sul proprio futuro. Il continuo confronto con gli altri e la paura di essere in ritardo potrebbero alimentare la tua ansia e il senso di inadeguatezza, rendendoti più difficile agire e trovare la tua strada. Vorrei però ricordarti che a 22 anni non devi avere tutto definito e il tuo valore non dipende dai traguardi che hai raggiunto. Cercare di cambiare tutto subito potrebbe aumentare la pressione che senti: prova invece a partire da piccoli obiettivi, ascoltando i tuoi bisogni senza giudicarti. Considerata l'ansia costante e la sensazione di non essere più te stessa, ti consiglierei di rivolgerti a uno psicologo, che potrebbe aiutarti a comprendere ciò che stai vivendo e a ritrovare gradualmente sicurezza e serenità.


Buongiorno. Ti ringrazio per la tua sincerità. Dalla prospettiva dell'approccio strategico, desidero rassicurarti: ciò che stai vivendo non indica che tu sia "sbagliata" o un "fallimento", ma è la reazione del tutto naturale a un grande cambiamento. Avendo vissuto una relazione importante dai 17 ai 22 anni, hai costruito la tua crescita attorno a un punto di riferimento preciso. Venuto meno quel legame, la sensazione di sentirti "strana" o non riconoscerti deriva dal vuoto di una fase di transizione: non sei più chi eri nella coppia, ma stai muovendo i primi passi per scoprire chi sei da sola. Ciò che oggi ti blocca e alimenta l'ansia sono spesso alcune "tentate soluzioni": Il confronto con i coetanei: Misurare il tuo percorso su quello altrui ti fa sentire falsamente "indietro". Svolgere tutto subito: Voler risolvere contemporaneamente lavoro, amicizie e obiettivi futuri crea un sovraccarico che paralizza. Come ripartire? Niente va risolto d'un colpo. In ottica strategica, il blocco si supera un piccolo passo alla volta. Smetti di guardare l'intera montagna e chiediti ogni mattina: «Qual è la più piccola azione concreta che posso fare oggi solo per me stessa?» (es. una passeggiata, ordinare un tuo spazio, inviare una candidatura). A 22 anni sei all'inizio del tuo cammino: questo momento doloroso può diventare la base su cui costruire la tua reale indipendenza.


Buongiorno, affrontare questo periodo di cambiamenti sia dal punto di vista relazionale che personale è importante. sentirsi ascoltata in un ambiente sicuro, accogliente e non giudicante può aiutarti a conoscerti di più, a comprendere le tue reazioni a determinate situazioni, ad ascoltare ciò che provi e dare un nome anche alle tue emozioni. Un percorso di supporto psicologico può esserti utile per affrontare un periodo in cui fai più fatica a gestire le tue emozioni e la tua vita. E' una forma di cura e rispetto verso te stessa!


Buongiorno. La fine di una relazione importante può rappresentare un cambiamento profondo, soprattutto quando per diversi anni una parte significativa della propria vita è stata condivisa con un’altra persona. È comprensibile che, in un momento simile, ci si possa sentire disorientati e fare fatica a capire quale direzione prendere. La cosa su cui soffermarsi, a mio avviso, è il perché questa specifica situazione abbia attivato a catena tutta una sera di pensieri riguardo sé stessa e i propri obiettivi di vita. Come se questa relazione fosse l’unico ambito in cui avesse effettivamente investito così tanto al punto tale da perdere di vista quali fossero i suoi desideri e le sue aspirazioni. Ritrovandosi così ad oggi, per la prima volta dopo tanto tempo, a interrogarsi su quale sia la sua direzione e a dover fare i conti con il confronto che sente rispetto ai suoi coetanei. Spero di averle dato uno spunto su cui riflettere e le mando un caro saluto.


Buongiorno, la fine di una relazione così importante, soprattutto iniziata in giovane età, può rappresentare un momento di profondo cambiamento e portare a interrogarsi su chi si è, cosa si desidera e quale direzione dare alla propria vita. Il confronto continuo con i coetanei può aumentare la sensazione di essere “indietro”, alimentando ansia e inadeguatezza. A 22 anni, però, non avere ancora obiettivi definiti non significa aver fallito: è un'età in cui la propria identità e il proprio percorso sono ancora in costruzione. La sensazione di non riconoscersi e l'ansia costante che descrive meritano comunque attenzione. Un percorso psicologico, se dovesse continuare la sensazione di "blocco", potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare i propri punti di riferimento e costruire gradualmente obiettivi che senta davvero suoi . Non si tratta necessariamente di “ritrovare” la persona che era prima, ma anche di scoprire chi sta diventando. in bocca al lupo


Salve. Il consiglio è di cogliere l'attimo e affidarsi. Semplicemente affidarsi. Ci si affida per restituire ...fiducia a sé stessi. Ha bisogno di una accoglienza non giudicante, di un cammino psicologico per andare oltre la confusione. L'ansia è una spia da non sottovalutare. Da tre mesi affronto un caso molto simile al suo, sembra quasi uguale. Occorre empatia e comprensione. La strada è impervia, ma senza passare per il buio non è possibile ritrovare la luce. Un caro saluto e tanti auguri.


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Da ciò che racconti, sembra che la fine della relazione abbia coinciso con un momento in cui sono emerse domande importanti su di te, sulla tua identità e sulla direzione che vorresti dare alla tua vita. A 22 anni non avere ancora obiettivi definiti o sentirsi incerta sul proprio futuro non significa essere in ritardo o aver fallito. Il confronto continuo con gli altri, però, può alimentare la sensazione di inadeguatezza e rendere ancora più difficile riconoscere le proprie risorse e i piccoli passi compiuti. Anche quella sensazione di non riconoscerti più merita attenzione, senza necessariamente interpretarla come il segnale che ci sia qualcosa di sbagliato in te. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, lavorare sull'ansia e sull'autostima e, soprattutto, individuare gradualmente obiettivi che siano davvero tuoi, senza sentirti costretta a rispettare i tempi degli altri.


Buongiorno, ho letto con cura la sua domanda e credo che un percorso di psicoterapia la possa aiutare ad affrontare il periodo che sta affrontando ed anche l'ansia. Per quest'ultima io mi avvalgo anche di tecniche di rilassamento. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti Un caro saluto


Gentilissima, capisco perfettamente il periodo che stai attraversando ed il tuo stato d'animo. Probabilmente la fine della relazione sentimentale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in una realtà di vita senza una progettualità precisa, cosa che, invece, ti potrebbe dare maggiore stabilità. Ti consiglio di fare un percorso di sostegno e terapia psicologica per capire meglio le cause di questo blocco, come risolvere il tutto e prendere in mano la tua vita in modo appagante e costruttivo. Se vuoi sono a tua disposizione. Un Caro Saluto!


Buongiorno, questo intenso racconto traccia già molte strade che potrebbe percorrere con un professionista. Cos'è la psicoterapia se non un viaggio di scoperta?


Buongiorno, Al termine di una relazione lunga è anche normale avere bisogno di tempo per ritrovarsi, questo non necessariamente significa rimanere indietro. Per capire cosa la porta a sentirsi indietro rispetto alle sue coetanee bisognerebbe approfondire anche altri aspetti. Le consiglio di farlo in seduta con un/a professionista.


Cara utente, grazie per aver condiviso la tua storia e i tuoi pensieri. Dal tuo messaggio percepisco la fatica e le paure che provi in questo periodo. Anche se al momento la fine della relazione in sé sembra pesare meno, hai comunque dovuto affrontare una perdita: e questo porta con sé emozioni e sensazioni diversificate, come quella dello smarrimento e di non sentirsi se stessi. Spesso, in questi momenti, ci si guarda intorno sentendo le pressioni sociali, come se ci venissero imposti dei passi e delle mappe da seguire per essere all'altezza dell'età che abbiamo: è un meccanismo che viene naturale mettere in atto e può far aumentare le insicurezze. Il blocco che percepisci può essere un segnale da ascoltare, è interessante vederlo come se ci fossero delle parti di te a cui prestare attenzione e ascolto, soprattutto in questa fase di "limbo" e di incertezza che stai vivendo. Le tue sensazioni ed emozioni sono valide, l'aiuto di uno/a professionista potrebbe fornirti un supporto utile per districare queste emozioni e lavorare sulla sensazione di sentirti sbagliata. Se desiderassi intraprendere un percorso o provare un colloquio conoscitivo, sono a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Alice Bonvini


Buongiorno, ho letto con attenzione le sue parole e vorrei partire proprio da un aspetto che mi ha colpito: lei dice che a farla soffrire non è tanto la fine della relazione, quanto la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa per se stessa. Dopo cinque anni di relazione, soprattutto in una fase della vita in cui si sta ancora costruendo la propria identità adulta, può accadere di sentirsi disorientati. Una parte importante della quotidianità, delle abitudini e probabilmente anche dei progetti futuri è cambiata. Ma c’è un’altra cosa che vorrei dirle: a 22 anni non avere ancora trovato la propria strada non significa essere in ritardo, né tantomeno aver fallito. Il confronto continuo con gli altri rischia di farle dimenticare che ciascuno attraversa tempi, esperienze e difficoltà differenti. Mi soffermerei anche su quella sensazione di sentirsi “strana”, diversa, quasi di non riconoscersi. È un’esperienza che merita attenzione e che può accompagnare periodi di forte stress e ansia, ma sarebbe poco corretto attribuirle una causa precisa senza approfondire ciò che sta vivendo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non soltanto a comprendere queste sensazioni e a gestire l’ansia, ma anche a riscoprire i suoi bisogni, i suoi desideri e a costruire gradualmente obiettivi che senta davvero propri. Vorrei lasciarle una riflessione: forse, in questo momento, più che chiedersi perché non sia ancora arrivata dove sono gli altri, potrebbe iniziare a domandarsi dove desidera andare lei. Non deve trovare tutte le risposte subito. Le auguro di ritrovare, un passo alla volta, maggiore serenità e fiducia nelle sue possibilità.


Buongiorno, ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. La fine di una relazione così importante, soprattutto dopo cinque anni, può rappresentare un momento di grande cambiamento, che porta con sé non solo la perdita di un legame, ma anche il bisogno di ritrovare un equilibrio e ridefinire se stessi. Quello che racconti merita ascolto e attenzione. Non significa che tu sia in ritardo o che ci sia qualcosa di sbagliato in te: ognuno ha i propri tempi e il confronto con gli altri, soprattutto in momenti di fragilità, può alimentare ansia e insicurezza. Credo che potrebbe esserti utile iniziare un percorso psicologico insieme, uno spazio in cui poter comprendere meglio ciò che stai vivendo, dare significato a queste sensazioni di estraneità rispetto a te stessa e lavorare sull’ansia, sulla fiducia nelle tue capacità e sulla possibilità di costruire gradualmente una direzione che senta davvero tua. Non è necessario avere già tutte le risposte o sapere da dove ripartire: possiamo iniziare proprio da qui, da quello che senti oggi, con i tuoi tempi e senza giudizio. Ti andrebbe di fissare un primo colloquio nei prossimi giorni, così da poter iniziare ad affrontare insieme ciò che stai vivendo?


Carissima, la fine di una relazione comporta sempre una quota di sofferenza che va accettata, compresa ed elaborata. Non sempre è possibile farlo da soli soprattutto quando si attraversano vissuti come quelli che stai provando tu in questa fase della tua vita. Sono certa che con l'aiuto di un professionista la tua vita si rinnoverà e raggiungerai gli obiettivi a cui aspiri. Per qualsiasi necessità resto a disposizione. Cordialmente, Dr. Giuseppina VALENTE, Milano


Buongiorno, la fine di una relazione importante può rappresentare un momento di profonda trasformazione, portando in superficie insicurezze, paure e difficoltà nel riconoscere sé stessi e i propri desideri. Il confronto con gli altri e la sensazione di essere in ritardo possono alimentare l'ansia e il senso di inadeguatezza. Tuttavia, ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso. Considerato il disagio che descrive, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, gestire l'ansia e ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie risorse. Un caro saluto

Dott.ssa CLAUDIA PORCEDDA

Dott.ssa CLAUDIA PORCEDDA

psicologo

San Gavino Monreale

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Buon giorno e grazie per la condivisione in cui hai bene espresso la tua richiesta e ti ringrazio per la sincerità. Può capitare di vivere momenti di confusione dove purtroppo vediamo "tutto nero" e non sembrano esserci vie d'uscita. Potrei consigliarti un percorso di psicoterapia individuale preceduto da un percorso di psicodiagnosi allo scopo di individuare le tue risorse ed eventuali aree sui cui può essere necessario intraprendere un lavoro di psicoterapia. Tale procedura potrà per lei essere utile per entrare appunto in contatto e con consapevolezza coi suoi punti di forza e poi in un secondo momento impostare adeguato lavoro clinico che la possa aiutare a uscire da questo momento di disagio. Restando a disposizione per eventuali dubbi o domande le porgo cordiali saluti. Gian Piero dott Grandi


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Da ciò che racconti, sembra che questo periodo non sia caratterizzato soltanto dalla fine di una relazione importante, ma anche da una difficoltà nel ritrovare i propri punti di riferimento e nel capire quale direzione dare alla propria vita. Quando vengono meno alcune certezze, può capitare di sentirsi disorientati, di mettere in discussione se stessi e di guardare al percorso degli altri con la sensazione di essere rimasti indietro. Vorrei però sottolineare una cosa: non avere ancora un obiettivo preciso, un lavoro o una rete di amicizie soddisfacente a 22 anni non significa essere un fallimento. Ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso, anche se il confronto con gli altri può farci perdere di vista le nostre risorse e portarci a giudicarci con molta severità. Il fatto che oggi faccia fatica a riconoscersi e che ti senta bloccata non significa necessariamente che abbia perso te stessa. Potrebbe essere importante concedersi uno spazio per comprendere meglio ciò che sta provando, dare un significato a queste sensazioni e capire quali bisogni, desideri e aspettative siano davvero tuoi, al di là di ciò che senti di dover raggiungere per sentirti adeguata. Dal momento che descrivi un’ansia costante, una sofferenza che sta influenzando la tua quotidianità e la sensazione di non riuscire a godersi il presente, credo che un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio quello che stai attraversando e a individuare, con gradualità, piccoli passi concreti per ritrovare maggiore serenità e fiducia in te stessa. Anche la sensazione di sentirsi diversa da prima merita di essere ascoltata e approfondita, senza trarre conclusioni affrettate. Non è necessario avere già tutte le risposte o sapere esattamente da dove ricominciare: si può partire proprio dalla difficoltà che stai vivendo oggi. Ti auguro di riuscire a guardarti con un po’ più di gentilezza e di ricordare che il tuo valore non dipende dai traguardi che hai raggiunto rispetto agli altri, ma non devi neppure affrontare da sola questa sofferenza. Resto a disposizione, un saluto.


Buongiorno, Innanzitutto grazie per la condivisione. Quello che stai provando è assolutamente normale, coerente e umano. Hai 22 anni e hai appena vissuto la rottura di una relazione durata cinque anni. Questo significa che hai trascorso l'intera adolescenza e la primissima età adulta (dai 17 ai 22 anni) definendo te stessa, i tuoi ritmi e il tuo mondo in funzione di un "noi" probabilmente. Stai attraversando un periodo di profondo cambiamento. Proprio per questo sarebbe opportuno lavorare con un professionista ed intraprendere un percorso psicologico che ti aiuti a riscoprirti ampliando lo sguardo sulla tua vita. Resto a disposizione, buona giornata. Dott.ssa Simona Pietrafesa


Dalla mia esperienza alla tua età molti si trovano in un momento delicato, forse il primo bivio importante in cui sentiamo di dover mettere le basi per il nostro futuro. Fino a che siamo bambini e adolescenti la responsabilità di quello che ci succede è a carico dei genitori, ma a 22 si inizia a vivere la preoccupazione di cosa fare di se stessi e della propria vita. La fine di una storia così lunga, con una persona con cui si è cresciuti insieme può essere un accellleratore del disagio perché ci fa vedere soli. La buona notizia è che questa sofferenza che stai attraversando adesso , la sensazione dolorosa di non riconoscersi più puo diventare occasione per trovare una nuova versione, più autentica e veritiera di noi stessi. E questo quando avviene allevia la nostra sofferenza e ci permette di spendere le nostre energie tutte a favore della nostra crescita e soddisfazione personale. Riconoscere, come mi sembra scriva tu, di essere in difficoltà, per me è il primo passo per superare la difficoltà e fare del cambiamento un’occasione. Una psicoterapia in questo momento può essere il luogo che aiuta a sbloccare un cambiamento positivo!!! Non solo non è tardi per te, ma penso sia proprio il momento giusto!! Forza


Buongiorno, certamente la fine di una relazione lunga è un cambiamento importante che va affrontato considerando assolutamente normali le emozioni negative che possono accompagnare la prima fase di riassestamento. Ci si può sentire persi, possiamo non sentire più un senso di familiarità verso noi stessi, probabilmente perché la relazione era l'unico modo attraverso il quale ci stavamo definendo. Questo porta inevitabilmente alla necessità di trovare nuovi punti di referenza. Se lo stato di ansia e la sensazione di essere bloccata permangono troppo a lungo l'aiuto di un professionista è consigliabile. Con un percorso psicoterapeutico comprendiamo meglio il nostro stato emotivo e cosa blocca la possibilità di farlo evolvere. Resto a disposizione Dott.ssa Camilla Ballerini


Buongiorno, ti ringrazio per aver condiviso ciò che stai vivendo. A 22 anni non è necessario avere già tutte le risposte o sapere esattamente quale direzione prendere. Spesso, nei momenti di cambiamento, emergono insicurezze, paure e domande sulla propria identità e sul futuro. La sensazione di non riconoscerti e l'ansia che descrivi meritano ascolto e attenzione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, ritrovare fiducia in te stessa e individuare, un passo alla volta, la tua direzione. Non sei in ritardo e non sei un fallimento. Non devi avere tutto chiaro oggi: puoi concederti il tempo di ritrovarti, senza continuare a misurare il tuo valore attraverso il confronto con gli altri. Un caro saluto.


Buongiorno, una relazione durata cinque anni, iniziata quando ne aveva circa diciassette, ha accompagnato il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. È possibile che una parte importante della sua quotidianità, dei progetti e del modo in cui si vedeva si sia costruita anche all’interno di quel legame. Quando la relazione è terminata, quindi, non ha perso soltanto il partner ma è venuta meno una struttura che per molto tempo le aveva dato continuità e un posto riconoscibile nella propria vita. Non significa necessariamente che la relazione le abbia impedito di costruirsi una vita, può darsi che la sua conclusione abbia reso più visibili bisogni e difficoltà che prima occupavano meno spazio. Non avere ancora un obiettivo preciso a ventidue anni non dimostra che lei sia in ritardo o abbia fallito. La mancanza di un lavoro e di una rete sociale sono difficoltà concrete sulle quali sarà possibile intervenire, ma non costituiscono una valutazione del suo valore. Il confronto con i coetanei, inoltre, tende a trasformare vite molto diverse in una classifica in cui lei vede i loro risultati, ma non sempre i tempi, gli aiuti ricevuti, le incertezze e i fallimenti che li hanno preceduti. In questo momento sembra chiedersi contemporaneamente di trovare lavoro, creare amicizie, scegliere il proprio futuro, superare la relazione e tornare a sentirsi sicura. Quando tutti questi compiti vengono percepiti come urgenti, è comprensibile rimanere bloccati. Potrebbe essere più utile scegliere un solo ambito dal quale iniziare e tradurlo in azioni piccole e verificabili. Non deve risolvere immediatamente la propria vita; deve costruire il prossimo passo. La sensazione di essere “strana” e di non riconoscersi ppuò comparire durante periodi di forte ansia, cambiamento, solitudine o abbassamento dell’umore. Sarebbe importante comprendere meglio che cosa intende: se si sente semplicemente diversa rispetto a prima oppure se avverte se stessa o il mondo come distanti e irreali. Osservi anche come stanno cambiando il sonno, l’appetito, la concentrazione, il piacere nelle attività e la capacità di svolgere le normali occupazioni. Considerando che l’ansia è ormai costante, si sente bloccata e priva di riferimenti, rivolgersi a uno psicologo mi sembra una scelta appropriata. Non perché dal suo racconto emerga necessariamente qualcosa di grave, ma perché potrebbe avere bisogno di uno spazio nel quale elaborare la fine della relazione e, soprattutto, distinguere ciò che desidera davvero dalle aspettative con cui continua a misurarsi. “Forse ritrovare se stessa” non significa tornare esattamente alla ragazza che era prima della separazione. Potrebbe significare conoscere una parte di sé che, fino a oggi, non aveva ancora avuto la necessità o la possibilità di costruire autonomamente. Resto a disposizione, Dott. Marco Zuccon Psicologo Online - Firenze


Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione. Quello che sta vivendo può essere legato a una fase di cambiamento profondo, in cui la fine di una relazione si accompagna alla necessità di ridefinire la propria identità e il proprio futuro. Dopo cinque anni trascorsi in una relazione, è comprensibile sentirsi disorientata e avere difficoltà a riconoscersi al di fuori di quel legame. A 22 anni non avere ancora obiettivi definiti, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere inadeguata o in ritardo, ma trovarsi in un percorso ancora in costruzione. Il confronto continuo con gli altri, spesso basato su ciò che mostrano all'esterno, rischia di alimentare l'ansia e di farle perdere di vista le proprie risorse. La sensazione di sentirsi diversa da sé può comparire nei periodi di forte stress emotivo, ma merita attenzione se persiste o interferisce con la quotidianità. In questo momento, più che pretendere di avere tutte le risposte, potrebbe essere utile concedersi il tempo necessario per comprendere ciò che desidera davvero. Provi a individuare piccoli obiettivi concreti e raggiungibili, senza trasformarli in ulteriori prove del suo valore personale. Imparare a riconoscere i propri bisogni e a tollerare l'incertezza può aiutarla a recuperare fiducia e a vivere con maggiore serenità il presente. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per esplorare queste sensazioni, comprendere l'origine dell'ansia e ritrovare gradualmente un senso di continuità con se stessa. Non è necessario avere già costruito la propria vita a 22 anni: può iniziare a costruirla un passo alla volta, senza considerarsi sbagliata per il punto da cui parte. Spero di esserle stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia


Buongiorno. Da quello che racconta, sembra che questo periodo stia portando con sé non soltanto la difficoltà legata alla fine di una relazione importante, ma anche molte domande su di sé, sul proprio futuro e sulla direzione che vorrebbe dare alla sua vita. Quando ci sentiamo distanti da ciò che vorremmo essere o raggiungere, il confronto con gli altri può diventare particolarmente faticoso e alimentare un senso di inadeguatezza e di blocco. Anche la sensazione di non riconoscersi più può essere destabilizzante, ma merita di essere compresa nel contesto di ciò che sta vivendo, senza trarre conclusioni affrettate. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare significato a queste sensazioni, comprendere meglio l'ansia che sta sperimentando e ritrovare gradualmente un rapporto più sereno con sé stessa, individuando obiettivi e passi che siano davvero in linea con i suoi bisogni, senza sentirsi costantemente in competizione con gli altri. Un cordiale saluto.


Buongiorno e grazie per la sua profonda sincerità. Dalle sue parole emerge una grande consapevolezza e il forte desiderio di riprendere in mano la sua vita, che è già il primo passo verso il cambiamento. A 22 anni, chiudere una relazione durata cinque anni significa molto di più che salutare una persona: significa perdere la cornice all'interno della quale è cresciuta. È del tutto naturale sentirsi "perse", smarrite o perfino "strane" e diverse da prima. Non è un fallimento né un ritardo rispetto ai suoi coetanei, ma il segnale che si trova in una delicata fase di transizione e ridefinizione della sua identità. L'ansia e la sensazione di blocco nascono spesso quando ci chiediamo di avere già tutte le risposte sul futuro, invece di procedere un passo alla volta. Provi a chiedersi: se per un attimo smettesse di confrontarsi con gli altri, qual è una piccolissima cosa che potrebbe fare oggi solo per prendersi cura di sé? Le sensazioni che descrive sono legate a questo momento di passaggio. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a ridurre l'ansia e gestire il senso di adeguatezza ma anche elaborare questo cambiamento e ritrovare la sua voce. Non si giudichi per ciò che sente: questo momento di stallo, con il giusto supporto, può trasformarsi nell'inizio della sua reale indipendenza. Un caloroso augurio


Gentile.., la sua richiesta è molto lucida e chiara. Ipotizzo un ottimo livello cognitivo e di auto-analisi. Però è anche molto generica. Abbiamo tutti bisogno di avere una direzione nella vita, degli obiettivi, di studiare o lavorare, a meno che non si scelga una vita da eremita, ma non credo il suo caso. Lei non ci dice perché è rimasta bloccata. Ha interrotto gli studi perché lo ha scelto, perché non riusciva o perché non le piaceva? Al momento vorrebbe lavorare o studiare? Non riesce a trovare o non si è messa a cercare? Sono domande chiave. Avverte quella che chiamiamo una impotenza appresa, ovvero pensava di raggiungere delle mete ed ha trovato dei blocchi? Penso che le sarebbe molto utile affrontare con uno/a professionista questi punti. I miei migliori auguri. dr. Tacchini


ehi ciao, dalle tue parole emerge molta sofferenza, ma anche una grande consapevolezza di ciò che stai vivendo. La fine di una relazione così significativa può rappresentare un momento di profonda riorganizzazione personale, soprattutto quando è avvenuta in una fase importante della crescita. Le sensazioni di smarrimento, insicurezza e difficoltà a riconoscerti possono essere comprensibili in questo periodo e non significano che ci sia qualcosa di sbagliato in te.Mi colpisce come il tuo dolore sembri essere legato soprattutto al desiderio di costruire la tua identità e il tuo futuro, più che alla perdita della relazione in sé. Forse questo momento, per quanto difficile, ti sta mettendo di fronte alla necessità di riscoprire chi sei al di là del rapporto che hai vissuto.Se queste emozioni stanno diventando molto intense e persistenti, confrontarti con un professionista potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai attraversando, gestire l'ansia e ritrovare gradualmente fiducia nelle tue risorse. Con il giusto spazio di ascolto, questo periodo può trasformarsi in un'importante occasione di crescita.Ti auguro di poter guardare a te stessa con maggiore gentilezza: non sei indietro, stai semplicemente attraversando una fase delicata della tua vita.


Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Da ciò che racconti, sembra che questo momento non riguardi soltanto la fine di una relazione, ma anche il rapporto con te stessa, con le aspettative che hai per il tuo futuro e con il modo in cui ti confronti con gli altri. A volte, quando ci troviamo in una fase di cambiamento, può diventare difficile capire chi siamo e cosa desideriamo davvero, soprattutto quando sentiamo di dover raggiungere determinati traguardi entro tempi precisi. Il confronto con i coetanei può alimentare la sensazione di essere inadeguati, fino a farci perdere di vista i nostri bisogni e le nostre risorse. Anche la sensazione di non riconoscerti più merita uno spazio di ascolto e comprensione, soprattutto perché racconti di vivere un'ansia che sta diventando costante e che ti impedisce di goderti il presente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, a riconoscere cosa alimenta questa ansia e il senso di inadeguatezza e a individuare, gradualmente, dei passi concreti per ripartire, rispettando i tuoi tempi e cercando di capire cosa sia davvero importante per te. Non è necessario avere già tutte le risposte o sapere esattamente da dove cominciare. Possiamo partire proprio da lì: dal comprendere cosa ti sta succedendo e dal ritrovare uno spazio in cui ascoltarti, senza sentirti costantemente in difetto rispetto agli altri. Un caro saluto.

Dott.ssa Marianna Delbarba

Dott.ssa Marianna Delbarba

psicologo

Peschiera del Garda

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La ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Dopo una relazione così lunga, è comprensibile sentirsi spaesata: in questa separazione può esserci non solo la fine di un legame, ma anche il cambiamento di abitudini, riferimenti e immagini del futuro che si erano costruite insieme. Questo, da solo, non significa che ci sia qualcosa di patologico. Quando l’ansia e il confronto con gli altri rendono difficile ascoltarsi e capire di cosa si ha bisogno, un percorso con un professionista può offrire uno spazio per dare senso a ciò che sta accadendo e individuare, con i suoi tempi, possibili passi da cui ripartire. Non per stabilire che cosa ci sia di sbagliato in lei, ma per aiutarla a ritrovare un contatto con sé in questo momento di cambiamento.


Gentile utente, la fine di una relazione importante può rappresentare un momento di forte cambiamento e portare con sé non solo la sofferenza per la separazione, ma anche domande su di sé, sulla propria identità e sul futuro. A 22 anni non avere ancora obiettivi definiti o sentirsi incerti sulla direzione da prendere non significa essere in ritardo o aver fallito. Il confronto continuo con i coetanei, però, può alimentare la sensazione di inadeguatezza e rendere ancora più difficile riconoscere i propri tempi e desideri. L'ansia, il senso di disorientamento e la sensazione di non riconoscersi che descrive possono essere un segnale del bisogno di fermarsi e comprendere meglio ciò che sta vivendo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato a ciò che sta attraversando e a capire, un passo alla volta, cosa desidera costruire per sé, senza la pressione di dover avere già tutto chiaro. Un caro saluto. Dott.ssa Sofia Saviolo


Buongiorno, la fine di una relazione importante può rappresentare un momento di profonda riorganizzazione personale, soprattutto quando per diversi anni una parte significativa della propria quotidianità e della propria identità è stata legata alla coppia. Quello che descrive potrebbe essere connesso non soltanto alla separazione ma anche alla difficoltà di ritrovare punti di riferimento e costruire una nuova direzione per sé. Il confronto costante con gli altri e l'idea di essere in ritardo rischiano di alimentare l'ansia e il senso di inadeguatezza, rendendo ancora più difficile attivarsi. A 22 anni, tuttavia, non avere ancora obiettivi definiti o una strada chiara non significa essere un fallimento: è possibile attraversare fasi di incertezza senza che queste definiscano il proprio valore. La sensazione di non riconoscersi merita attenzione, soprattutto se accompagnata da un'ansia persistente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare fiducia nelle proprie risorse e individuare, con gradualità, piccoli passi concreti per costruire una vita più vicina ai suoi desideri, senza sentirsi obbligata ad avere tutto già chiaro. Un caro saluto


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. A volte, momenti di cambiamento importanti ci portano a mettere in discussione non solo le nostre relazioni, ma anche l’immagine che abbiamo di noi stessi e della vita che vorremmo costruire. Dopo una relazione così lunga, può essere difficile ritrovare i propri punti di riferimento e capire da dove ripartire. Mi sembra di capire il suo senso di inadeguatezza come se dovesse già avere tutte le risposte e fosse in ritardo rispetto agli altri. Ma a 22 anni non è necessario avere già tutto chiaro, né seguire gli stessi tempi delle persone che ci circondano. Il confronto continuo rischia di farci perdere di vista i nostri bisogni e le nostre risorse. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a ritrovare un rapporto più sereno con se stessa e a individuare, un passo alla volta, una direzione che senta davvero sua, senza dover avere tutto sotto controllo fin da subito. Se desidera approfondire ciò che sta vivendo, può contattarmi tramite il tasto «Messaggio» presente sul mio profilo. Un caro saluto, Dott.ssa Natacha Charlotte Dudit


Buongiorno, ho letto con attenzione quello che scrive e credo che ci sia un aspetto importante su cui riflettere. Mi sembra che la fine della relazione, più che essere il problema principale, abbia fatto emergere una serie di insoddisfazioni e insicurezze che oggi sente tutte insieme. Cinque anni, soprattutto alla sua età, sono una parte importante della vita e forse adesso si trova anche a dover capire chi è al di fuori di quella relazione. Mi colpisce però quanto sia severa con se stessa. Ha 22 anni e parla già di fallimento, come se ci fosse una scadenza entro la quale dobbiamo necessariamente aver trovato un lavoro, degli amici, degli obiettivi e sapere esattamente cosa fare della nostra vita. Capisco che vedere gli altri apparentemente più avanti possa farla stare male, ma siamo davvero sicuri che essere in un momento diverso della propria vita significhi essere indietro? Per quanto riguarda quella sensazione di non riconoscersi, sarebbe importante capire meglio cosa intende e come la vive. Non sarebbe corretto darle una spiegazione senza conoscerla. Penso che un percorso psicologico potrebbe esserle utile proprio per fare un po' di chiarezza, capire cosa la sta bloccando e iniziare a costruire qualcosa che senta davvero suo. Non credo che a 22 anni debba già sapere dove sta andando. Credo però che meriti di poterlo scoprire senza sentirsi continuamente sbagliata.


Buongiorno, leggendo le sue parole, mi colpisce soprattutto un aspetto: sembra che la fine della relazione abbia rappresentato non soltanto una separazione affettiva, ma anche un momento in cui si è trovata a confrontarsi con domande importanti su di sé, sulla propria identità e sulla direzione che vorrebbe dare alla sua vita. A 22 anni non avere ancora obiettivi definiti non significa essere in ritardo, né tantomeno essere un fallimento. Tuttavia, comprendo quanto possa essere faticoso vivere questa sensazione, soprattutto quando il confronto con gli altri diventa costante. Vorrei soffermarmi su un'espressione che ha utilizzato: "Mi sento strana, diversa, come se non fossi più io stessa". È un vissuto che merita di essere ascoltato e approfondito, senza trarre conclusioni affrettate. Mi permetto di farle una domanda: questa sensazione di non riconoscersi è comparsa soltanto dopo la fine della relazione oppure, ripensandoci, aveva già iniziato a sentirsi insoddisfatta o distante da sé stessa anche prima? Comprendere questo aspetto potrebbe essere un primo passo per dare un significato a ciò che sta vivendo. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare queste sensazioni, comprendere meglio le proprie difficoltà e iniziare a costruire una direzione personale, senza il peso di dover necessariamente essere al passo con gli altri.


Buongiorno, la fine di una relazione importante può rappresentare non solo una perdita affettiva, ma anche un momento in cui ci si trova a fare i conti con se stessi, con le proprie aspettative e con il futuro. A 22 anni, non avere ancora le idee chiare sul lavoro, sulle relazioni o sui propri obiettivi non significa essere in ritardo o aver fallito. Eppure, quando ci si confronta continuamente con gli altri, è facile perdere fiducia nelle proprie possibilità e sentirsi inadeguati. Mi colpisce soprattutto la sensazione che descrive, quella di non riconoscersi più. Sarebbe importante comprendere meglio questa esperienza, senza sottovalutarla né allarmarsi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare significato a ciò che sta vivendo, a distinguere i suoi desideri dalle aspettative che sente di dover soddisfare e a ritrovare gradualmente un senso di sé più stabile. Non è necessario sapere già dove si vuole arrivare per cominciare a ripartire: a volte, il primo passo è proprio concedersi il tempo di capire chi si è e che cosa si desidera davvero. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Ciao, a volte i momenti di cambiamento possono metterci profondamente in discussione, facendoci sentire distanti da noi stessi e incerti sul futuro. La sensazione di essere indietro rispetto agli altri può rendere ancora più difficile riconoscere i propri bisogni e le proprie risorse. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per comprendere meglio queste sensazioni e costruire, con i suoi tempi, una direzione più vicina a ciò che desidera davvero. Un caro saluto.

Dott.ssa Rita Casolaro

Dott.ssa Rita Casolaro

psicologo

Marano di Napoli

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Immagino quanto possa essere difficile sentirsi disorientata e inadeguata, soprattutto quando ci si confronta continuamente con gli altri e con le aspettative che si hanno su di sé. Quello che descrive merita ascolto e attenzione, e un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste sensazioni, gestire l’ansia e ritrovare gradualmente maggiore fiducia in sé stessa, senza sentirsi costantemente in ritardo rispetto agli altri. Cordiali saluti. Dott.ssa Susanna Minaldi


Buongiorno, leggendo le sue parole quello che mi sembra di percepire è che la sofferenza vada oltre la fine della relazione. Sicuramente dopo la fine di una relazione durata anni è necessario ristabilire le proprie abitudini, le routine, i progetti e anche l'immagine che ognuno ha di sé stesso, dell'altro e dell'amore romantico. Questo è molto doloroso e faticoso, ma vorrei riflettere con lei su un aspetto.. questa fine può secondo lei, a tempo debito, diventare un modo per riscoprirsi? trovare e conoscere nuove risorse e aspetti di sé? Quando siamo nel pieno del dolore vediamo solo il vuoto che la rottura lascia (ed è assolutamente comprensibile), senza vedere quanto potenziale abbia la fine di una relazione per la nostra crescita come individui . Vorrei riflettere con lei anche sull'aspetto del confronto con gli altri, quando ci misuriamo continuamente con i percorsi degli altri, rischiamo di trasformare differenze di tempi e circostanze in giudizi sul nostro valore: non avere oggi un lavoro, un obiettivo preciso o una rete di amicizie non significa essere un fallimento, né essere indietro. Mi soffermerei, però, anche sulla sensazione di sentirsi diversa e di non riconoscersi più. Può capitare, nei periodi di forte stress e ansia, di sentirsi disorientati o distanti da sé stessi; tuttavia, poiché riferisce che questa sensazione è nuova e che l'ansia è diventata costante, sarebbe importante approfondirla senza dare per scontato che dipenda soltanto dalla fine della relazione o da un periodo. I temi che lei sta riportando non devono essere affrontati o "risolti" tutti insieme, e non deve farlo da sola. Di solito non lo scrivo nelle risposte alla domande ma in questo caso le vorrei dire che non è da sola e sarei davvero lieta di aiutarla, non esisti a contattarmi qualora avesse necessità.


Buongiorno cara, ti ringrazio per esserti aperta con tanta sincerità. Leggendo le tue parole si sente quanto desideri prendere in mano la tua vita e, allo stesso tempo, quanta fatica e frustrazione tu stia provando in questo momento. A 22 anni è comprensibile non avere tutte le risposte e sentirsi smarriti. Questa fase della vita è per sua natura un momento di esplorazione, di transizione e di continua ridefinizione. La fine della relazione deve avere segnato una rottura importante: è come se per molto tempo tu avessi definito la tua identità all'interno di quella storia, e ora che quel capitolo si è chiuso non stai solo affrontando la fine di un legame, ma ti trovi improvvisamente di fronte a uno spazio vuoto che ti chiede chi sei quando sei single. Quando viviamo un periodo di forte stress e preoccupazione costante per il futuro, la nostra mente tende a mettere in atto delle difese per proteggerci dal sovraccarico emotivo, facendoci sentire disconnessi dalle nostre emozioni, proprie come sta capitando a te in questo momento. Non sei sbagliata e non stai impazzendo: è la risposta del tuo sistema emotivo a un carico di ansia che in questo momento è semplicemente molto alto. Il percorso per ritrovare te stessa non parte dal doversi inventare un futuro perfetto da un giorno all'altro, ma dal fare piccoli passi verso l'interno. L'autostima e la fiducia in se stesse non nascono dal raggiungere obiettivi imposti dall'esterno o dal confronto con gli altri, ma dalla progressiva scoperta di ciò che ti piace e che dà colore alla tua quotidianità. Sperimentandoti in piccole attività, riscoprendo i tuoi spazi e prendendoti cura di te, farai nascere gradualmente la consapevolezza di essere capace di guidare la tua vita al tuo personale ritmo.


Buongiorno, grazie per aver condiviso in modo così sincero e dettagliato ciò che sta vivendo. Da quello che racconta, mi viene da pensare che possa essersi innescato un circolo vizioso in cui l’ansia e la preoccupazione per il futuro rendono più difficile attivarsi e compiere dei passi concreti, alimentando a loro volta la sensazione di essere bloccata e inadeguata. Leggo anche un forte desiderio di mettersi in gioco, di conoscersi meglio e di costruire una vita in cui possa sentirsi maggiormente realizzata. Proprio per questo, le suggerirei di valutare la possibilità di intraprendere un percorso di supporto psicologico, che possa aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, individuare le risorse su cui fare leva e riconoscere eventuali difficoltà o resistenze che oggi le impediscono di muoversi nella direzione che desidera. Buona giornata Dott.ssa Chiara Borroni


Gentilissima, grazie per il messaggio. Da ciò che racconta mi colpisce come il suo dolore sembri andare oltre la fine della relazione e riguardi soprattutto il rapporto che oggi ha con se stessa. A volte, quando una storia importante termina dopo molti anni, vengono meno anche certezze, abitudini e punti di riferimento, e ci si può sentire smarriti, come se non si sapesse più bene chi si è e dove si vuole andare. Le sensazioni di ansia, inadeguatezza e il continuo confronto con gli altri possono essere molto faticosi, ma non significano necessariamente che ci sia qualcosa che non va in Lei. Potrebbero rappresentare il segnale di un momento di profonda transizione, nel quale sta emergendo il bisogno di costruire un'identità più personale e autonoma. Credo che il lavoro con un professionista possa aiutarLa a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a ritrovare fiducia nelle sue risorse e a costruire obiettivi che siano realmente suoi, senza misurarli continuamente con quelli degli altri. Già il fatto che si stia ponendo queste domande è un importante passo nella direzione di ritrovare se stessa. Resto a disposizione, un saluto. Dott.ssa Michelle Borrelli


Cara, quello che stai provando è assolutamente comprensibile e del tutto normale per la fase di vita che stai attraversando. A 22 anni, chiudere una storia durata cinque anni significa perdere il "contenitore" dentro cui hai costruito la tua identità. Ora che quel punto di riferimento è caduto, ti ritrovi a dover ripartire da zero. Ecco una chiave di lettura per quello che ti sta succedendo: La sensazione di non riconoscerti: Questo stato di estraneità (un segnale tipico di disorientamento identitario) si attiva quando il vecchio "Sé" non funziona più, ma quello nuovo non si è ancora formato. Non sei "sbagliata", sei semplicemente in una fase di transizione. Il confronto con i coetanei e il senso di "ritardo": Il confronto generazionale alimenta l'ansia da prestazione e la sensazione di fallimento. Ognuno ha i propri tempi: l'energia che prima dedicavi alla coppia ora deve solo trovare una nuova direzione verso di te. L'ansia come blocco del futuro: L'ansia non è un difetto, ma un segnale d'allarme. Nasce quando il futuro spaventa perché mancano obiettivi chiari, portandoti a congelare il presente. Come ripartire Riduci la portata dei problemi: Non cercare di risolvere tutto insieme (lavoro, amicizie, futuro). Scegli una sola piccola azione al giorno per rimettere in moto la progettualità. Smetti di confrontarti: I percorsi degli altri non sono il tuo metro di misura. Concentrati solo su ciò che fa stare bene te oggi. Valuta un percorso di supporto: Parlare con uno psicoterapeuta non serve perché tu "abbia qualcosa che non va", ma per avere una guida nel gestire l'ansia, decodificare i tuoi desideri e definire chi vuoi essere da sola. Non sei in ritardo sulla tua vita: stai solo imparando a camminare con le tue gambe. Datti il tempo di riorganizzarti. Un caro augurio. Dott.ssa Tornaghi


La fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare un cambiamento importante, anche quando la sofferenza non riguarda soltanto la perdita della persona, ma anche il modo in cui ci si percepisce e si immagina il proprio futuro. A 22 anni, poi, è facile sentire la pressione di dover avere già obiettivi chiari, relazioni significative e una direzione precisa, soprattutto quando ci si confronta continuamente con gli altri. Mi colpisce che lei descriva la sensazione di non riconoscersi più. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma è una sensazione che merita di essere ascoltata e compresa, soprattutto se si accompagna a un'ansia costante e a una difficoltà nel vivere il presente. Più che cercare subito una risposta su cosa dovrebbe fare per ripartire, potrebbe essere importante comprendere che cosa sta vivendo e come mai oggi si sente così inadeguata rispetto alle proprie aspettative. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare queste sensazioni, senza dover dimostrare di essere già arrivata da qualche parte. Non per stabilire quale vita dovrebbe costruire, ma per comprendere meglio ciò che desidera e trovare gradualmente un modo più personale di orientarsi, senza misurarsi continuamente con i tempi degli altri.


Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che stai vivendo. Da quello che racconti, sembra che tu stia attraversando un momento di cambiamento in cui l’incertezza sul futuro e il confronto con gli altri alimentano un senso di inadeguatezza e una forte ansia. Vorrei ricordarti che non avere le idee chiare a 22 anni non significa essere in ritardo o essere un fallimento: ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso. La sensazione di non riconoscerti più merita attenzione e potrebbe essere legata al periodo di stress che stai attraversando, ma sarebbe importante comprenderla meglio, senza trarre conclusioni affrettate. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a dare un significato a ciò che senti, gestire l’ansia e ritrovare gradualmente un contatto con te stessa e con i tuoi desideri, senza la pressione di dover risolvere tutto subito. Non devi avere già tutte le risposte: puoi iniziare a costruire il tuo percorso un passo alla volta, rispettando i tuoi tempi.

Dott.ssa Marica Lentini

Dott.ssa Marica Lentini

psicologo clinico

Bareggio

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Gent.ma, leggendo le Sue parole emerge con chiarezza un vissuto di profondo disorientamento emotivo, accompagnato da sentimenti di insicurezza, inadeguatezza e preoccupazione per il futuro. È importante, innanzitutto, comprendere che ciò che sta attraversando non rappresenta necessariamente un segnale di fallimento personale, ma potrebbe essere espressione di una fase particolarmente delicata del Suo percorso di crescita e di ridefinizione della propria identità. La conclusione di una relazione affettiva durata cinque anni, soprattutto in una fase evolutiva significativa come quella che va dall'adolescenza alla prima età adulta, può determinare cambiamenti profondi non soltanto nella dimensione sentimentale, ma anche nella percezione di sé, nelle proprie sicurezze e nella progettualità futura. Una relazione così importante può diventare parte integrante della costruzione della propria identità e, quando termina, può emergere la difficoltà di riconoscersi al di fuori di quel legame. Trovo particolarmente significativo il fatto che Lei riesca a distinguere la sofferenza legata alla separazione dal disagio più ampio che sperimenta rispetto alla propria realizzazione personale. Questa consapevolezza costituisce un importante punto di partenza per comprendere i Suoi bisogni emotivi e individuare le aree sulle quali potrebbe essere utile intervenire. A 22 anni non avere ancora definito un percorso professionale, una rete sociale soddisfacente o obiettivi di vita precisi non significa essere in ritardo. Il confronto continuo con i coetanei, tuttavia, può alimentare pensieri autosvalutanti e la convinzione di non essere sufficientemente capace o adeguata. Si può così instaurare un circolo vizioso nel quale l'insicurezza alimenta l'ansia, l'ansia ostacola l'iniziativa personale e la difficoltà ad agire rafforza ulteriormente il senso di inadeguatezza. Anche quella sensazione di sentirsi "strana", "diversa" o di non riconoscersi più merita attenzione e un approfondimento clinico, senza tuttavia attribuirle prematuramente un significato patologico. In alcuni periodi di intenso stress emotivo, l'ansia e il disorientamento possono modificare temporaneamente la percezione di sé e del proprio equilibrio interiore. Sarebbe importante comprendere meglio come si manifestano queste sensazioni, con quale frequenza si presentano e quanto interferiscono con la Sua quotidianità. Le suggerirei di non concentrare tutte le Sue energie sulla necessità di recuperare rapidamente il tempo che ritiene di aver perduto, ma di iniziare a riconoscere i Suoi bisogni, le Sue risorse e i Suoi desideri autentici, distinguendoli dalle aspettative sociali e dal confronto con gli altri. La costruzione della propria autonomia e della propria identità non segue tempi uguali per tutti. Considerando la persistenza dell'ansia, la sofferenza emotiva e la difficoltà che riferisce nel riconoscersi, ritengo possa essere particolarmente utile intraprendere un percorso di sostegno psicologico. Attraverso uno spazio di ascolto professionale, accogliente e non giudicante, potrebbe approfondire le dinamiche emotive e cognitive che contribuiscono al Suo disagio, lavorare sull'autostima, sviluppare strategie più funzionali di gestione dell'ansia e recuperare gradualmente fiducia nelle proprie capacità decisionali e relazionali. Vorrei lasciarLe una riflessione: non è necessario avere già chiaro chi si vuole diventare per iniziare a costruire la propria vita. Talvolta è proprio attraverso i momenti di maggiore incertezza che si sviluppa una consapevolezza più autentica di sé. Il Suo desiderio di comprendere ciò che sta vivendo e di ritrovare una direzione rappresenta già una risorsa importante dalla quale poter ripartire. Le auguro di riuscire a concedersi il tempo e lo spazio necessari per riscoprire le Sue potenzialità, senza misurare il proprio valore attraverso i risultati raggiunti dagli altri. Un cordiale saluto.

Dott. Diego Rollo

Dott. Diego Rollo

psicologo

San Cesario di Lecce

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Buongiorno gentilissima , grazie per la sua condivisione . Sentirsi strana può essere una sensazione compatibile con quanto ha raccontato di sé e con quanto è successo che senz’altro l’ha toccata e in qualche modo resa diversa . Talvolta è necessario che un professionista ci sostenga nell’incontro con altre parti di sé fino ad oggi non realizzate , mi sembra davvero una buona occasione per cominciare un lavoro personale . La saluto , rimango disponibile per informazioni . Valentina


Buongiorno, leggendo le sue parole mi arriva soprattutto la fatica di sentirsi ferma, mentre intorno a lei sembra che tutti abbiano già trovato la propria strada. Vorrei partire proprio da questo: a 22 anni non avere ancora le idee chiare su chi si vuole essere e su quale direzione prendere non significa essere in ritardo, né tantomeno aver fallito. Eppure, quando ci confrontiamo continuamente con gli altri, rischiamo di trasformare i loro tempi e i loro traguardi in un metro con cui misurare il nostro valore. Mi ha colpito una cosa che scrive: non è tanto la fine della relazione a farla soffrire, quanto la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa per sé. Forse questa separazione, pur dolorosa, ha anche portato in primo piano domande e bisogni che prima trovavano meno spazio. E qui le proporrei di cambiare leggermente prospettiva. Anziché chiedersi continuamente "Dove dovrei essere arrivata alla mia età?", potrebbe iniziare a domandarsi: "Che cosa è davvero importante per me? Che tipo di persona desidero essere? Quali piccoli passi posso fare oggi nella direzione della vita che vorrei costruire?" Perché c'è una differenza importante tra inseguire degli obiettivi per sentirsi finalmente all'altezza degli altri e scegliere una direzione che abbia significato per noi. Nel primo caso rischiamo di vivere sempre in rincorsa, nel secondo possiamo iniziare a costruire una vita che sentiamo nostra, anche senza avere tutte le risposte. Rispetto alla sensazione di sentirsi strana, diversa, quasi di non riconoscersi, sarebbe importante approfondire cosa intende esattamente. Periodi di forte stress e ansia possono accompagnarsi anche a esperienze di estraneità rispetto a se stessi, ma non sarebbe corretto attribuire automaticamente a questo ciò che sta vivendo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non soltanto a comprendere e gestire l'ansia, ma anche a riconoscere i suoi bisogni, chiarire i suoi valori e soprattutto imparare a muoversi verso ciò che conta per lei, senza aspettare di sentirsi prima completamente sicura o adeguata. E forse il punto non è tanto ritrovare la ragazza che era prima, quanto concedersi la possibilità di conoscere quella che sta diventando. Vorrei infine sottolineare un aspetto che considero molto importante: dalle sue parole emerge una buona capacità di osservare se stessa e ciò che sta vivendo. Riesce a riconoscere le proprie difficoltà, a distinguere ciò che la fa soffrire e a esprimere il desiderio di costruire una vita più vicina a ciò che per lei conta davvero. Questa consapevolezza è già una risorsa preziosa da cui partire. Non è necessario avere fin da subito tutte le risposte, né una direzione perfettamente definita. A volte è proprio attraverso piccoli passi, esperienze e nuove scoperte che iniziamo a comprendere meglio chi siamo e che cosa desideriamo. Per cui, coraggio! Ha già delle risorse da cui partire e davanti a sé la possibilità di esplorare e costruire il proprio percorso, con i suoi tempi e secondo i suoi valori. E, se lo desidera, perché no, anche con l'aiuto di un percorso psicoterapeutico: uno spazio di ascolto, scoperta e consapevolezza, capace di offrire una luce nuova attraverso cui guardare se stessa e la propria vita. Le auguro di affrontare questa nuova fase con curiosità, fiducia e, soprattutto, con maggiore gentilezza verso se stessa. In fondo, c'è ancora tutta la sua avventura da vivere e da costruire.


Buongiorno, capisco la sua situazione e mi rendo conto che sia frustrante, le consiglio di rivolgersi a un professionista: un percorso psicologico le fornirà il giusto supporto per comprendere l’origine di queste sensazioni. Resto a disposizione, saluti


Credo che tu abbia già individuato il focus da cui ripartire: mettere te stessa al centro. Ci tengo a dirti anzitutto che ci vuole tempo - molto tempo - per riprendersi dopo una storia così lunga. Sii paziente con te stessa, datti tempo. Ogni volta che ti rendi conto che ti stai confrontando con gli altri... accetta questo tuo modo di fare disfunzionale, ma trova subito il modo di liberarti di questo meccanismo svalutante. Come? Riparti da te: esci a fare due passi, ascolta della musica che ti piace, leggi un romanzo, cerca un'amica che non senti da tempo, cerca i tramonti più belli... Non sei sbagliata e non sei indietro. Forse una parte di te si è convinta che non vali abbastanza o che non ce la farai mai ad essere felice: questo è il richiamo prezioso dell'ansia. Ascolta questo disagio - ascoltalo per davvero - e riscopri il desiderio di iniziare a prenderti cura di te. La terapia può essere un valido aiuto per orientare la tua vita e le tue scelte verso un progetto che senti davvero tuo.


Buongiorno, a volte la fine di una relazione importante, soprattutto quando ha occupato una parte significativa della nostra vita, può portarci a confrontarci con aspetti di noi che prima rimanevano in secondo piano. Può diventare l’occasione per interrogarsi su chi siamo, cosa desideriamo e quale direzione vogliamo dare alla nostra vita. Il sentirsi diversa da sé e il fare fatica a riconoscersi possono spaventare, ma non significa necessariamente che stia accadendo qualcosa di negativo. Potrebbe essere il segnale di una fase di cambiamento, in cui i punti di riferimento precedenti vengono meno e si ha bisogno di tempo per ritrovare un nuovo equilibrio. A 22 anni, inoltre, non avere ancora obiettivi definiti, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere in ritardo rispetto agli altri. Ognuno costruisce il proprio percorso con tempi e modalità differenti, e confrontarsi continuamente con quelli altrui rischia di farci perdere di vista le nostre risorse e le possibilità che abbiamo davanti. Più che cercare di risolvere tutto subito, potrebbe essere utile ripartire da piccoli passi, provando a capire che cosa le interessa davvero e che cosa potrebbe farla stare meglio nel presente, senza pretendere di avere già tutte le risposte. Allo stesso tempo, poiché descrive un'ansia costante e una sensazione di estraneità rispetto a se stessa che la spaventa, un confronto con un professionista potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e ad attraversare questa fase con maggiore serenità. Qualora desiderasse approfondire questi aspetti in uno spazio dedicato, resto a disposizione per un colloquio online. Un caro saluto, Dott.ssa Giulia Molinaro


Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che racconta, sembra che questo periodo stia mettendo in discussione non solo il suo rapporto con il futuro, ma anche il modo in cui percepisce sé stessa e il proprio valore. A volte, soprattutto nei momenti di cambiamento, può capitare di sentirsi disorientati, di confrontarsi continuamente con gli altri e di avere la sensazione di essere rimasti indietro. Questo, però, non significa essere sbagliati o aver fallito. Mi colpisce in particolare ciò che descrive rispetto al sentirsi diversa e a fare fatica a riconoscersi: sarebbe importante approfondire queste sensazioni, comprendere da quando sono presenti e come si manifestano, senza trarre conclusioni affrettate. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato a ciò che sta vivendo, gestire l'ansia e ritrovare gradualmente un senso di fiducia in sé stessa, individuando obiettivi che siano davvero suoi, senza sentirsi costretta a rispettare i tempi degli altri. Se lo desidera, possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo per approfondire insieme la sua situazione e capire come poterla aiutare. Resto a disposizione! Un caro saluto. Dott.ssa Aurora Scutti

Dott.ssa Aurora Scutti

Dott.ssa Aurora Scutti

psicologo clinico

San Benedetto del Tronto

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Buongiorno, dalle tue parole emerge quanto tu stia vivendo un momento di grande fatica, in cui al cambiamento portato dalla fine di una relazione importante si aggiungono tante domande su di te, sul tuo futuro e sulla vita che vorresti costruire. A 22 anni, però, non avere ancora obiettivi definiti, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere in ritardo o aver fallito. Spesso il confronto con gli altri ci porta a guardare ciò che sentiamo di non avere, perdendo di vista i nostri tempi e le possibilità che abbiamo ancora davanti. Mi colpisce soprattutto il tuo sentirti diversa, come se non ti riconoscessi più. Quando l'ansia e la pressione che esercitiamo su noi stessi diventano intense, può capitare di sentirsi disorientati e distanti da ciò che eravamo abituati a riconoscere come nostro. È importante, tuttavia, comprendere meglio queste sensazioni, senza trarre conclusioni affrettate. Non devi riuscire a costruire tutta la tua vita in una volta sola. Potrebbe essere utile concederti uno spazio di ascolto, anche attraverso un percorso psicologico, per comprendere ciò che stai vivendo, ritrovare fiducia nelle tue risorse e individuare piccoli passi che abbiano significato per te. Non sei sbagliata perché oggi ti senti persa. E non devi avere già tutte le risposte per iniziare a ritrovare la tua direzione. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta


Gentile Utente, a 22 anni non avere ancora una direzione precisa non significa essere in ritardo, né tantomeno aver fallito. Eppure, comprendo quanto possa essere doloroso guardarsi intorno e avere la sensazione che tutti stiano costruendo qualcosa, mentre lei si sente ferma. C'è un aspetto delle sue parole che trovo significativo: racconta che la fine della relazione non è ciò che la fa soffrire maggiormente, ma mi chiedo se questo cambiamento non abbia comunque contribuito a far emergere domande su di sé che prima rimanevano sullo sfondo. Ha trascorso cinque anni in una relazione, in una fase della vita in cui si cambia molto. Forse oggi non si tratta tanto di ritrovare la persona che era prima, quanto di concedersi la possibilità di scoprire chi sta diventando. **Sentirsi persi non significa necessariamente aver smarrito se stessi. A volte significa che i riferimenti con cui ci siamo riconosciuti fino a quel momento non ci rappresentano più del tutto.** Mi sembra che lei abbia già espresso molti desideri: lavorare, conoscere persone, costruire una vita che senta sua. Forse ciò che la blocca è anche la pressione di dover realizzare tutto, e possibilmente subito, per sentirsi finalmente all'altezza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare spazio a questa fase di cambiamento, comprendere l'ansia che la accompagna e ritrovare fiducia nelle proprie possibilità. Nel frattempo, provi a non misurare il suo valore attraverso ciò che gli altri hanno già raggiunto. **Non deve avere tutta la vita chiara davanti a sé per cominciare a costruirla.** Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa


Gentile utente, credo che nel suo racconto ci sia un elemento importante: la fine della relazione sembra aver portato in primo piano una difficoltà più ampia, quella di capire chi è oggi e quale direzione desidera dare alla propria vita. Cinque anni, soprattutto tra l’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, rappresentano un periodo significativo di crescita. È possibile che, venendo meno un legame così importante, siano emerse domande su di sé che prima trovavano meno spazio. Mi colpisce soprattutto la durezza con cui si giudica. A 22 anni non avere ancora un lavoro, obiettivi definiti o una rete di amicizie soddisfacente non significa essere un fallimento. Eppure, confrontandosi continuamente con gli altri, rischia di trasformare una fase di ricerca e difficoltà in un giudizio sul proprio valore. Anche quella sensazione di sentirsi “strana” e di non riconoscersi merita attenzione. Può comparire durante periodi di forte ansia e disorientamento emotivo, senza indicare necessariamente qualcosa di grave. Sarebbe comunque importante approfondirne la natura, soprattutto se persiste o interferisce con la quotidianità. Le suggerirei di considerare un percorso psicologico, non perché ci sia necessariamente qualcosa di sbagliato in lei, ma per comprendere ciò che sta vivendo e ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie possibilità. Nel frattempo, proverei a sostituire la domanda “Perché sono così indietro rispetto agli altri?” con “Qual è un piccolo passo che posso compiere oggi per costruire una vita che sento più mia?” Non deve recuperare tutto contemporaneamente. Forse, in questo momento, il lavoro più importante non è ritrovare esattamente la persona che era prima, ma concedersi di scoprire quella che sta diventando. Un caro saluto, Gabriele


Gentile utente, può succedere che una separazione ci metta di fronte diverse cose da affrontare: la sofferenza per la fine di qualcosa che è stato importante, adattarsi ad un nuovo stile di vita ma anche ad una diversa immagine di se stessi. Un percorso di sostegno psicologico può esserle utile ma deve essere solo lei a decidere se vuole davvero intraprenderlo. Rimango a sua disposizione, dott.ssa Chiara Roselletti


Salve , è tutto risolvibile non si preoccupi possiamo trovare una soluzione insieme facendo terapia anche on line , mi contatti se decide di iniziare un percorso che porti alla svolta della sua vita. Perché bisogna fare terapia e iniziare quanto prima onde evitare di iniziare con molto ritardo e impiegare molto più tempo per risolvere la situazione. Resto a sua completa disposizione. Saluti Dott.ssa Adriana Messina

Dott.ssa Adriana Messina

Dott.ssa Adriana Messina

psicologo clinico

Tremestieri Etneo

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Buongiorno, da quello che racconta, sembra che la fine della relazione abbia rappresentato non soltanto una separazione affettiva, ma anche un momento di profondo cambiamento, che l'ha portata a interrogarsi sulla propria identità, sul futuro e su ciò che desidera costruire per se stessa. A 22 anni è assolutamente normale non avere ancora obiettivi definiti. È un'età in cui si sta ancora costruendo la propria identità, sperimentando possibilità e cercando la propria strada. Il confronto continuo con gli altri, però, può alimentare sentimenti di inadeguatezza e farle perdere di vista il fatto che ciascuno ha tempi e percorsi differenti. Mi colpisce soprattutto quando dice di sentirsi diversa, quasi di non riconoscersi più. Questa sensazione può comparire nei periodi di forte stress emotivo e ansia, quando vengono meno alcuni punti di riferimento importanti. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa di grave, ma è un vissuto che merita attenzione e approfondimento. Credo che un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla non soltanto a gestire l'ansia, ma soprattutto a comprendere meglio se stessa, rafforzare la propria autostima e riconoscere i suoi desideri autentici, distinguendoli dalle aspettative e dai confronti con gli altri. Il punto di partenza non deve essere necessariamente sapere già dove vuole arrivare, ma concedersi la possibilità di scoprire chi è e cosa desidera, procedendo attraverso piccoli passi concreti. Non consideri questo periodo come un fallimento, ma come una fase delicata della sua crescita personale, che potrebbe diventare anche un'opportunità per conoscersi più profondamente. Un caro saluto, Dott.ssa Vania Piludu Psicologa e Psicoterapeuta


Buon pomeriggio, leggendo le sue parole, mi arriva soprattutto la fatica di sentirsi persa in un momento della vita in cui vorrebbe avere più certezze, capire chi è e in quale direzione andare. A 22 anni può sembrare che tutti intorno abbiano già trovato il proprio posto, sappiano cosa vogliono e stiano costruendo qualcosa di concreto. Quando invece ci si sente fermi, è facile iniziare a guardarsi attraverso ciò che manca, fino a convincersi di essere in ritardo o di non essere abbastanza. Ma la vita non segue una tabella di marcia uguale per tutti, e non avere ancora le idee chiare non significa aver fallito. La fine di una relazione importante può portare con sé tanti cambiamenti, anche nel modo in cui ci percepiamo e immaginiamo il nostro futuro. A volte, proprio nei momenti in cui vengono meno alcuni punti di riferimento, ci si ritrova a fare i conti con domande su di sé che prima facevano meno rumore. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va, ma che forse sta attraversando un momento in cui ha bisogno di ritrovare un nuovo equilibrio. Mi colpisce, in particolare, ciò che racconta sul sentirsi diversa, come se non si riconoscesse più. Quando l'ansia diventa costante e la sensazione di essere inadeguati accompagna le giornate, può diventare difficile ascoltarsi davvero e capire di cosa si abbia bisogno. Credo che uno spazio di ascolto potrebbe esserle utile proprio per questo: non perché ci sia qualcosa da aggiustare in lei, ma perché possa comprendere meglio ciò che sta vivendo, dare un senso alle sue emozioni e ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie possibilità. Non deve necessariamente sapere già cosa vuole dalla vita, né riuscire a cambiare tutto in questo momento. Può iniziare anche da piccoli passi, senza pretendere di avere subito tutte le risposte. A volte, prima di capire dove vogliamo andare, abbiamo bisogno di fermarci un momento e capire come stiamo. Il fatto che faccia fatica a trovare la sua strada non significa che non riuscirà a farlo. Spero di esserle stata utile. Dott.ssa Giorgia Santonastaso


La fine di una relazione importante, soprattutto dopo cinque anni, può rappresentare un momento di profonda ridefinizione della propria identità e dei propri equilibri. Le sensazioni che descrivi potrebbero essere legate a questa fase di cambiamento, amplificate dal confronto con gli altri, dalle aspettative verso te stessa e dalla preoccupazione per il futuro. A 22 anni non essere ancora riuscita a definire i tuoi obiettivi non significa essere in ritardo o aver fallito: ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso. Tuttavia, poiché riferisci di vivere un’ansia costante e di sentirti diversa da te stessa, sarebbe importante non sottovalutare il tuo disagio. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, ritrovare il contatto con te stessa, rafforzare la fiducia nelle tue capacità e individuare obiettivi concreti, senza sentirti continuamente inadeguata. Non devi avere già tutte le risposte: puoi concederti il tempo di conoscerti nuovamente e ripartire gradualmente, un passo alla volta.


Un percorso che l'aiuto a visualizzare, anche attraverso l'arte terapia, quale siano i suoi bisogni, le sue risorse e le sue fragilità potrebbero aiutarla a fare chiarezza e a costruire un proprio percorso di vita


Buongiorno, da quello che racconta mi sembra che stia attraversando un momento in cui fa fatica a riconoscersi e a capire quale direzione dare alla sua vita. La fine di una relazione importante può rappresentare anche la perdita di un punto di riferimento e far emergere domande su di sé, sui propri desideri e sul futuro, che magari prima trovavano meno spazio. Mi colpisce soprattutto quanto sia diventato difficile guardarsi senza sentirsi in difetto rispetto agli altri. Come se, nel momento in cui vede i suoi coetanei lavorare, avere amicizie o raggiungere degli obiettivi, tutto ciò che sente di non aver ancora costruito diventasse una conferma del fatto di essere indietro o di aver fallito. Ma non avere oggi una direzione precisa non significa aver fallito, né essere sbagliata. A volte, quando sentiamo di dover trovare subito delle risposte e recuperare il tempo che pensiamo di aver perso, la paura di non farcela diventa così forte da renderci ancora più difficile muoverci e capire cosa desideriamo davvero. Anche quella sensazione di sentirsi diversa e di non riconoscersi merita di essere ascoltata, senza spaventarsi e senza trarre conclusioni affrettate. Se questa ansia è diventata costante e condiziona la sua quotidianità, potrebbe esserle utile uno spazio psicoterapeutico in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo. Forse, più che dover ritrovare immediatamente se stessa o costruire una vita che senta finalmente all'altezza delle sue aspettative, potrebbe essere importante cominciare a capire chi è oggi, cosa sente di desiderare davvero e quanto delle sue aspettative nasca da sé e quanto dal confronto con gli altri. Da lì si può ripartire, un passo alla volta, senza pretendere di avere già tutte le risposte.


Gent.ma utente, una separazione è un trauma che va elaborato con i tempi giusti, ma non deve diventare uno stagno di sofferenza. Ci si trova immersi in una vita completamente diversa, in cui uno dei punti di riferimento principali viene a mancare. Vuoi o non vuoi, bisogna riadattare lo stile di vita, il modo in cui si prendono decisioni, il modo in cui si pensa al presente e si progetta il futuro. Questo momento che sta attraversando, scaturito dalla fine della sua lunga relazione, sta mettendo molte cose in dubbio su lei stessa, su cosa vuole fare della sua vita, su quali relazioni appoggiarsi, su come la sua mente si comporta di fronte alle scelte e alle difficoltà. Ma non per questo, questi dubbi vengono a nuocerle. Forse, è la crisi di cui ha bisogno per guardarsi dentro in modo diverso e iniziare un processo di cambiamento. Il cambiamento arriva comunque: tutti siamo destinati a cambiare. Si può stare sostanzialmente fermi a guardare gli eventi e adattarsi lentamente, finché nuove situazioni o stili di vita non diventano abitudini che sostituiscono quelle vecchie. Altra possibilità è essere protagonisti del cambiamento e definire le proprie priorità di benessere, prendendo decisioni di valore, anche nel dubbio, anche sbagliando, ma seguendo finalmente una spinta motivazionale interiore. Questo impulso al cambiamento si sente forte nelle sue parole. C'è desiderio di realizzarsi, di conoscere persone significative, di svolgere attività che l'appassionino, di vivere emozioni positive. Tutto questo spaventa, naturalmente, perché è avvolto nell'ignoto futuro e c'è una parte della sua mente che la ostacolerà in questo tentativo di cambiamento, perché vuole proteggerla da possibili sofferenze, da aspettative pressanti o da altre delusioni. Dunque, ci vuole il coraggio di fare i primi passi, come i bambini che si mettono in piedi le prime volte: cadono e si rialzano, ci provano finché non riescono e finché non ricordano più cosa vuol dire non camminare. Un primo passo è aver preso consapevolezza di questo momento, seppur nel dolore che comporta. Un passo successivo potrebbe essere quello di chiedere un supporto più stabile, magari di un professionista. Avrebbe strumenti e strategie efficaci per indirizzare il cambiamento e guardarsi dentro con più gentilezza e meno critica. Nei momenti più duri e dolorosi, si possono piantare i semi della rinascita come persone. Valuti la possibilità di vivere questa sofferenza come occasione per rifiorire. Sono a disposizione per accompagnarla in questo percorso. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


Buongiorno, grazie per la Sua condivisione. Riconosco che sentirsi costantemente ansiosa, bloccata e distante da se stessa può essere molto faticoso. Non è possibile, però, comprendere da questo racconto da cosa derivino esattamente tali sensazioni. Per questo Le consiglierei un confronto con uno psicologo o psicoterapeuta, che possa valutarle nel loro insieme e aiutarLa a recuperare maggiore stabilità, affrontando progressivamente il confronto con gli altri, la solitudine e le preoccupazioni per il futuro. A 22 anni è assolutamente possibile non avere ancora una direzione chiara. Non deve risolvere ogni aspetto della Sua vita nello stesso momento: il primo passo può essere chiedere un aiuto concreto per ritrovare serenità e ripartire con obiettivi sostenibili. Rimango disponibile per ulteriori chiarimenti e se fosse interessata possiamo anche prenotare un colloquio conoscitivo anche online. Un caro saluto


Da quello che racconta, non sembra che il problema sia soltanto la fine della relazione. È possibile che quella separazione abbia fatto emergere con più forza domande su chi è, cosa vuole e come immagina il proprio futuro. A 22 anni non avere ancora un lavoro stabile, un gruppo di amicizie o un obiettivo definitivo non significa essere “indietro”, ma quando il confronto con gli altri diventa continuo può trasformarsi in una misura molto severa del proprio valore. Anche la sensazione di non riconoscersi più può comparire nei periodi di forte stress e cambiamento, ma visto che descrive ansia costante, blocco, forte insicurezza e una perdita di riferimenti personali, credo sia importante non affrontare tutto da sola. Un supporto psicologico può aiutarla a capire meglio cosa sta succedendo, lavorare sul confronto con i coetanei, sull’autostima e sulla costruzione di obiettivi realistici e personali, senza vivere ogni passo come una prova del proprio valore. Se vuole approfondire questa fase, può contattarmi per una consulenza online o in presenza e consultare la mia agenda per le disponibilità. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buongiorno, da quello che racconti sembra che questo momento non riguardi soltanto la fine di una relazione, ma anche il modo in cui stai guardando a te stessa, alle tue possibilità e al tuo futuro. Viviamo in una società in cui sembra esserci una tabella di marcia da rispettare: a una certa età dovremmo avere obiettivi chiari, relazioni significative, un lavoro e una direzione precisa. Quando la nostra vita non corrisponde a queste aspettative, anche il confronto con gli altri può diventare un metro con cui giudicarci, fino a farci sentire inadeguati o in ritardo. Ma seguire percorsi e tempi diversi non significa essere sbagliati. Sarebbe importante esplorare che significato ha assunto per te la fine di questa relazione e in che modo si intreccia con il senso di smarrimento e inadeguatezza che descrivi. Comprendere cosa è cambiato nel tuo modo di vederti, quali aspettative senti di non riuscire a soddisfare e cosa desideri davvero per te potrebbe aiutarti a dare un senso diverso a ciò che stai vivendo. Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio in cui approfondire queste esperienze, comprendere meglio le sensazioni che ti spaventano e aprire nuove possibilità per costruire una direzione personale, senza dover necessariamente aderire a un modello prestabilito di ciò che dovresti essere o aver raggiunto alla tua età.


Siamo inseriti in una società che ci dà delle scadenze entro cui realizzarci. La verità è che ciascuno è nel suo tempo, occorre ricordare questo. Con un buon supporto psicologico si può trattare l'ansia e gestire il timore di sentirsi meno rispetto al prossimo.


Buongiorno, gentile ragazza di 22 anni. La fine di una relazione importante, soprattutto quando ha occupato una parte significativa della propria vita, può rappresentare un momento di cambiamento profondo. A volte, infatti, la separazione non comporta soltanto la perdita della persona con cui si è condiviso un percorso, ma porta anche a interrogarsi sulla propria identità, sui propri desideri e sul futuro che si vorrebbe costruire. Dalle sue parole emerge che la sofferenza riguarda soprattutto il modo in cui oggi guarda a se stessa e alla propria vita. Il confronto con i coetanei sembra alimentare la sensazione di essere in ritardo, trasformando alcune difficoltà concrete, come la mancanza di un lavoro o di relazioni amicali, in un giudizio complessivo sul proprio valore personale. Ma non avere ancora obiettivi definiti o non trovarsi nella situazione che si desidera non significa essere un fallimento. A 22 anni, il percorso di ciascuno può prendere direzioni molto diverse, anche se il confronto con gli altri rende difficile riconoscerlo. Quando ci si sente inadeguati e preoccupati per il futuro, può diventare complicato individuare da dove cominciare. Si vorrebbe cambiare molte cose contemporaneamente, ma la paura di non riuscire può finire per ostacolare proprio quei passi che si desidererebbe compiere. In questi momenti, può essere utile ridurre la pressione su di sé e concentrarsi su piccoli obiettivi concreti, senza pretendere di risolvere subito ogni aspetto della propria vita. Anche la sensazione di non riconoscersi più può comparire nei periodi di forte stress emotivo e di cambiamento. Non è possibile stabilirne la causa attraverso un messaggio, né ricondurla necessariamente alla fine della relazione. Se questa sensazione persiste, si accompagna a un'ansia costante o interferisce con la vita quotidiana, sarebbe opportuno approfondirla con un professionista. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a riconoscere le aspettative e i giudizi con cui valuta se stessa e a individuare obiettivi più vicini ai suoi bisogni, anziché a ciò che sente di dover raggiungere per essere alla pari con gli altri. Non si tratta semplicemente di imparare a gestire l'ansia, ma anche di costruire un rapporto con se stessa meno condizionato dal confronto e dalla paura di non essere abbastanza. Ritrovare se stessi, del resto, non significa necessariamente tornare a essere la persona di prima. Può significare anche conoscersi in modo diverso e scoprire, gradualmente, quali direzioni si desidera prendere. Non deve avere già tutte le risposte per iniziare questo percorso. Un cordiale saluto. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.


Nel suo racconto sembra esserci una distanza dolorosa tra la vita che desidera e quella che sente di riuscire a vivere. Questa distanza diventa un giudizio su di sé e dal non riuscire a fare ciò che vorrebbe passa al sentirsi un fallimento. La fine di una relazione durata cinque anni può aver modificato anche il modo in cui si riconosce e immagina il futuro. Questo non significa che ogni difficoltà dipenda dalla separazione, che potrebbe però aver reso più visibili bisogni e insicurezze che prima trovavano meno spazio. Nel confronto con i coetanei, le loro esperienze sembrano diventare scadenze che sente di aver mancato. Così il presente rischia di essere vissuto soprattutto come la prova di quanto sia indietro, lasciando poco spazio per comprendere che cosa desideri davvero e che cosa renda difficile avvicinarvisi. La sensazione di essere diversa da prima merita di essere compresa senza attribuirle subito un’etichetta. Dal messaggio non è possibile chiarire se sia legata all’ansia, allo smarrimento di questo periodo o ad altri aspetti. La sua domanda su un confronto professionale ha senso proprio nel desiderio di dare significato a ciò che sta vivendo, senza assumere che questa difficoltà racconti qualcosa di sbagliato su di lei.


Buongiorno, a volte la fine di una relazione importante ci porta a fare i conti anche con tutto ciò che, mentre eravamo in coppia, era rimasto in secondo piano: i progetti personali, le amicizie, il lavoro e l'idea che abbiamo di noi stessi. Mi sembra che sia proprio questo l'aspetto che oggi le pesa maggiormente: il desiderio di costruirsi una vita propria, accompagnato dalla sensazione di non riuscire a trovare una direzione. Il confronto continuo con i coetanei può alimentare questa insicurezza, perché porta a valutarsi sulla base di traguardi esterni, dimenticando che i percorsi personali non seguono tutti gli stessi tempi. Quando poi l'ansia aumenta, può diventare ancora più difficile prendere iniziative, con il rischio di sentirsi sempre più bloccati. Mi soffermerei anche sulla sensazione di non riconoscersi più, che descrive come particolarmente spaventosa. Sarebbe importante approfondirla per capire come si manifesta e quanto incida sulla sua quotidianità, senza attribuirle a priori un significato preciso. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questa fase e a lavorare su due aspetti concreti: ridurre l'ansia e l'autocritica che la accompagnano nel quotidiano, e individuare piccoli passi realistici per costruire una maggiore autonomia, coltivare relazioni e orientarsi verso obiettivi personali e lavorativi. Le suggerirei di valutare un primo colloquio, soprattutto perché riferisce di vivere ormai costantemente nell'ansia e di sentirsi diversa da come si è sempre percepita. Sarebbe un'occasione per capire insieme da dove partire. Un cordiale saluto.


Buon pomeriggio, dalle tue parole emerge quanto tu stia facendo fatica a ritrovare un equilibrio e a capire quale direzione dare alla tua vita. Mi colpisce soprattutto il fatto che, più che la fine della relazione, ti faccia soffrire la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa di tuo, nonostante il desiderio di farlo. A volte, dopo aver trascorso tanti anni in una relazione, può essere difficile capire quali siano i propri desideri, i propri bisogni e le proprie aspirazioni. Il confronto con i coetanei, poi, rischia di alimentare l'idea di essere inadeguati, rendendo ancora più difficile trovare la motivazione per iniziare. La sensazione di non riconoscerti più, insieme all'ansia costante che descrivi, merita attenzione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo, ritrovare fiducia nelle tue capacità e individuare obiettivi che siano davvero tuoi, senza sentirti continuamente sotto pressione. Non devi riuscire a sistemare ogni aspetto della tua vita contemporaneamente. Puoi iniziare da piccoli passi, senza pretendere di avere già tutto chiaro. Il punto non è raggiungere gli altri, ma capire che cosa desideri tu e come iniziare, gradualmente, a costruirlo. Un caro saluto


Ciao, e grazie per esserti esposta qui. Stai attraversando un cambiamento importante, dopo una relazione che ha occupato una parte significativa della tua vita ed è possibile che, con la fine di questo legame, tu ti stia ritrovando a fare i conti non solo con la perdita della relazione, ma anche con domande su chi sei, cosa desideri e quale direzione vuoi dare alla tua vita. Mi colpisce quanto tu sia concentrata su ciò che senti di non avere o di non essere riuscita a costruire, come se dovessi già avere tutto chiaro e stessi perdendo tempo rispetto agli altri. Ma non sei in ritardo, sei in un momento in cui stai cercando di capire chi sei e cosa vuoi per te e, questo processo, non può essere imposto seguendo i tempi o le tappe di qualcun altro. Forse, prima di pretendere da te stessa di ripartire, hai bisogno di concederti del tempo per ascoltarti, capire cosa stai vivendo e riconoscere quali desideri appartengono davvero a te, al di là delle aspettative esterne. Un percorso con uno psicoterapeuta potrebbe aiutarti a esplorare questa sensazione di non riconoscerti e a comprendere meglio la tua ansia, ritrovando gradualmente un contatto con te stessa. Non devi avere tutto chiaro adesso, puoi darti il tempo di capire, un passo alla volta, quale direzione senti più tua, imparando a conoscere la persona che sei oggi, con i suoi bisogni, i suoi tempi e le sue possibilità.


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. A 22 anni può sembrare di dover avere già le idee chiare sul proprio futuro ma la realtà è che non esiste un percorso uguale per tutti né un'età giusta per raggiungere determinati obiettivi. La fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare un cambiamento importante, anche al di là della mancanza della persona amata, spesso ci porta a ridefinire la nostra identità, le nostre abitudini e il modo in cui immaginiamo il futuro. È possibile che questo momento stia facendo emergere insicurezze e paure che oggi le sembrano difficili da gestire. Il confronto continuo con gli altri inoltre, rischia di alimentare un circolo vizioso in cui si sente inadeguata, si mette sotto pressione e finisce per avere ancora più difficoltà a muoversi nella direzione che desidera. Sentirsi bloccata però non significa essere un fallimento, significa che in questo momento sta facendo fatica e che merita di ascoltare questa fatica, anziché giudicarsi. La sensazione di non riconoscersi può comparire nei periodi di forte stress e ansia ma se persiste o interferisce con la sua quotidianità, sarebbe importante approfondirla con un professionista. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, ritrovare fiducia in sé stessa e individuare piccoli passi concreti per ripartire. Restando a disposizione, buona giornata. Dott.ssa Giulia Raiano


Buongiorno, quello che racconta mi fa pensare che, oltre alla fine della relazione, lei stia attraversando un momento in cui è diventato difficile riconoscersi e capire quale direzione dare alla propria vita. Quando una relazione occupa una parte importante della nostra storia, la sua conclusione può portarci a confrontarci con domande profonde: chi sono al di fuori di questo legame? Che cosa desidero davvero? Quale futuro voglio costruire per me? Non sempre abbiamo subito le risposte, e questo non significa essere in ritardo o essere sbagliati. Il confronto continuo con gli altri, invece, rischia di trasformare ogni incertezza in una conferma della propria inadeguatezza, aumentando l'ansia e rendendo ancora più difficile muoversi. Credo che, in questo momento, più che pretendere da sé di trovare immediatamente degli obiettivi, possa essere importante concedersi uno spazio per comprendere chi è oggi, quali sono i suoi desideri e che cosa la sta bloccando. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare un rapporto più autentico con se stessa, a gestire l'ansia e a costruire gradualmente una direzione personale, senza dover misurare il proprio valore sulla base dei traguardi degli altri.


A volte ci dobbiamo semplicemente fermare e ammettere che da soli non possiamo farcela. So che questo sembra un fallimento, ma mi creda: è il primo passo verso un'autonomia più autentica. Si prenda cura di sé attraverso un percorso terapeutico. Sicuramente scoprirà la radice di questo suo disagio e riuscirà ad impadronirsi della sua storia e a cambiare narrazione e rotta della sua vita.


Carissima, l ansia non è necessariamente qualcosa da eliminare ,ma un esperienza da ascoltare ,comprendere e imparare a tollerare. Comprendo la sensazione di frustrazione e inadeguatezza e le emozioni che ti coinvolgono . Queste sensazioni devono però essere ascoltate . Una condizione dove la mente cerca cambiamento ,ma il sistema emotivo cerca sicurezza. L ansia può comparire anche quando stiamo facendo qualcosa di coerente con i nostri bisogni, ma nuovo e incerto. Procedi a piccoli passi ,non spaventarti della sensazione che ti provoca smarrimento. Non sempre siamo bloccati perchè non sappiamo cosa fare ;a volte sappiamo che cosa fare, ma non siamo ancora riusciti a sentirci abbastanza al sicuro per farlo. Forse avevi investito molto in quella relazione che ora è finita e hai bisogno di rimettere ordine nel caos emotivo che ti ha travolto, senti che ti ha preso del tempo e ora hai la sensazione frenetica di recuperalo al piu presto. Ritrovare se stessi è un percorso psicologico. FERMARSI ED ASCOLTARE! PRIMA DI TROVARE SOLUZIONI è IMPORTANTE RICONOSCERE CIO' CHE SI PROVA.


Buongiorno, io credo che lei sappia molto bene cosa desidera anche perché altrimenti non farebbe costantemente paragoni con gli altri, è solo che non si sente legittimata a perseguire questi obbiettivi perchè qualcosa la frena, probabilmente un'insicurezza di fondo.


Buongiorno, lei scrive di voler ritrovare se stessa. Mi viene da chiederle: quale parte di sé sente di aver smarrito? Quella che conosceva all’interno della relazione, quella che immaginava di diventare oppure una parte di sé che forse non ha ancora avuto modo di scoprire pienamente? Cinque anni sono un tempo importante, soprattutto alla sua età. Questa relazione ha accompagnato una fase significativa della sua crescita e potrebbe aver rappresentato un riferimento importante anche nel modo di percepire se stessa. È comprensibile, allora, che la sua conclusione possa aver lasciato un senso di smarrimento, facendo emergere domande sui propri desideri e sulla direzione da dare alla propria vita. Mi colpisce, però, anche la durezza con cui sembra guardare a se stessa. A 22 anni si sente un fallimento perché non ha ancora raggiunto alcuni traguardi che riconosce nei suoi coetanei. Mi domando quanto queste aspettative corrispondano a ciò che desidera davvero e quanto, invece, a ciò che sente di dover essere per considerarsi all’altezza degli altri. Anche quella sensazione di non riconoscersi più potrebbe trovare spazio in questo momento di cambiamento. Quando vengono meno riferimenti affettivi importanti, può accadere di sentirsi estranei a se stessi, come se fosse diventato difficile riconoscere ciò che prima appariva familiare. È comunque un’esperienza che meriterebbe di essere approfondita, soprattutto per l’ansia e la sofferenza che racconta. Forse, più che cercare di tornare a essere quella che era prima, potrebbe concedersi il tempo di scoprire chi sta diventando, senza sentirsi obbligata ad avere già tutte le risposte. La fine di una relazione può portare con sé non soltanto il dolore della perdita, ma anche il difficile compito di ritrovare uno spazio personale nel quale riconoscere, poco alla volta, desideri, relazioni e progetti propri. Qualora desiderasse approfondire ciò che sta vivendo, resto volentieri disponibile per un colloquio, nel quale poter dare maggiore spazio e attenzione alla sua esperienza. Un cordiale saluto.


la sensazione di smarrimento e l'ansia che descrive sono reazioni del tutto comprensibili: la fine di una relazione di cinque anni comporta non solo la chiusura di un legame, ma la perdita del sistema di certezze e di identità costruito fino a questo momento. Sentirsi "in ritardo" è il fisiologico disorientamento di chi si trova improvvisamente davanti all'incertezza, ma a qualsiasi età è possibile ripartire. Tuttavia, quando l'ansia diventa bloccante e pervasiva, rivolgersi a un professionista per un supporto psicologico può aiutarla a elaborare questo passaggio, disinnescare la pressione del confronto e definire strategie e piccoli passi concreti per superare il blocco e ritrovare la propria strada.


salve,meglio che inizi una psicoterapia


Mi sembra una situazione piuttosto seria. Non ha molto senso risponderLe a caso. Ha sintomi di derealizzazione, andrebbe vista la cosa nei dettagli.

Dr. Luca Zendri

Dr. Luca Zendri

psicoterapeuta

Cremona

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Grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. La fine di una relazione così importante può rappresentare anche un momento in cui vengono meno punti di riferimento e certezze, portando a interrogarsi sulla propria identità e sul proprio futuro. Il confronto continuo con gli altri e la sensazione di essere indietro possono alimentare l’ansia e il senso di inadeguatezza, rendendo ancora più difficile trovare la motivazione per ripartire. Sentirsi diversa da sé stessa può essere disorientante, ma non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va in lei. Credo che questo momento meriti ascolto e attenzione, per comprendere meglio ciò che sta vivendo e aiutarla a ritrovare fiducia in sé, individuando piccoli passi concreti verso una vita più vicina ai suoi desideri. Se lo desidera, potremmo approfondire insieme queste difficoltà e valutare un percorso che le permetta di ritrovare i suoi punti di riferimento, con i suoi tempi e senza sentirsi costantemente inadeguata.


Buon pomeriggio, È normale a 22 anni sentirsi così perché sta ancora cercando la sua strada. Dovrebbe provare a focalizzarsi di più sul presente e sul futuro a breve termine e non sul futuro a lungo termine, ad esempio partendo da un hobby o una passione che aveva da piccola. Potrebbe iniziare a fare una scaletta di tutte le cose che le piacciono in questo momento e che le piacevano nel passato e partire da qua.


Buongiorno, da ciò che scrivi emerge quanto sia faticoso questo momento: desideri costruire una vita che senti tua, ma ogni difficoltà sembra diventare una prova del fatto che non sei abbastanza. Sentirti bloccata, però, non significa essere un fallimento. Cinque anni di relazione, soprattutto in una fase in cui si cresce e si cambia molto, possono intrecciarsi profondamente con le proprie abitudini e con l’idea del futuro. È possibile che la fine di quel legame abbia lasciato domande che ora senti tutte insieme: chi sono, cosa desidero, da dove comincio? Questo non contraddice ciò che racconti: il dolore può riguardare soprattutto il rapporto con te stessa, più che la mancanza dell’altra persona. Non avere oggi un lavoro, delle amicizie o una direzione precisa sono difficoltà concrete, e capisco che pesino. Non sono però una misura del tuo valore né una sentenza sul tuo futuro. A 22 anni non devi aver già definito tutta la tua vita; questo non rende meno reale la tua sofferenza, ma può aiutarti a mettere in discussione l’idea di essere “in ritardo”. La sensazione di essere strana, diversa, di non riconoscerti merita ascolto. Da un messaggio non è possibile capire esattamente cosa significhi per te o da cosa dipenda: sarebbe utile esplorare quando compare, quanto dura e come influisce sulle tue giornate. Dato che descrivi un’ansia costante e una fatica che continua da mesi, rivolgerti a uno psicologo o a una psicologa sarebbe un passo sensato. Non devi aspettare di stare peggio per chiedere sostegno. Nel frattempo, prova a ridurre la dimensione di ciò che chiedi a te stessa. “Devo costruirmi una vita” può sembrare un compito enorme; dedicare un po’ di tempo al curriculum, informarti su un’attività che ti incuriosisce o uscire per una passeggiata sono passi più accessibili. Scegline uno, senza trasformarlo in un altro esame da superare. L’obiettivo iniziale può essere semplicemente riprendere un po’ di fiducia nella possibilità di agire. Nel tuo messaggio ci sono già desideri riconoscibili: autonomia, legami, realizzazione. Non sono ancora un progetto definito, ma sono un punto da cui partire. Puoi concederti di scoprire chi sei oggi, con il sostegno di qualcuno, senza pretendere di avere subito tutte le risposte. Dott.ssa Monica Cecconi

Dott.ssa Monica Cecconi

Dott.ssa Monica Cecconi

psicologo

Marina di Pietrasanta

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Da quanto scrive emerge un periodo in cui si sente smarrita e ansiosa, con la sensazione di essere sbagliata e indietro rispetto agli altri. Sensazioni così possono accadere e spesso nascono dal divario tra ciò che ci aspettiamo di essere e ciò che riusciamo a essere in questo momento. Anche la tristezza può dare un senso di freno, come se fare le cose costasse più fatica del solito. Parlarne con un professionista e sentirsi comprese è già un primo passo per ritrovare un proprio equilibrio, senza giudizio e con i suoi tempi.


Buonasera, leggendo le sue parole sento la sua difficoltà e l'ansia di sentirsi persa in questa fase della vita. Alla sua età è normale sentirsi confusi e temere di rimanere indietro, inoltre il dolore per la fine della sua relazione potrebbe aver inciso in negativo sul suo umore. In questo momento l'aiuto di un professionista potrebbe fornirle nuovi strumenti per rielaborare la recente separazione ed anche per conoscere se stessa. Le auguro il meglio e rimango a disposizione se avesse piacere di contattarmi per un sostegno psicologico. Un saluto


Buongiorno, la fine di una relazione importante può mettere in discussione equilibri e certezze personali. Nel suo racconto emerge soprattutto la difficoltà a sentirsi adeguata rispetto alle aspettative che ha su di sé e al confronto con gli altri. Sarebbe utile comprendere da dove nascono queste aspettative e come influenzano il modo in cui si percepisce


Gentile, a 22 anni è comprensibile non avere ancora le idee chiare sul proprio futuro, sugli obiettivi da raggiungere o sulla direzione da dare alla propria vita. Non esiste un momento preciso in cui si debba necessariamente avere tutto definito, così come non esiste un percorso uguale per tutti. Il fatto che alcuni suoi coetanei abbiano già un lavoro, una cerchia di amicizie o degli obiettivi chiari non significa che lei sia in ritardo o che valga meno di loro. Ognuno ha i propri tempi e il proprio percorso e il suo non è meno valido perché oggi è ancora alla ricerca della sua strada. Mi colpisce ciò che scrive, ovvero che a farla soffrire non sia tanto la fine della relazione, quanto la sensazione di non riuscire a costruire qualcosa per sé stessa. Questo potrebbe essere un punto importante da cui partire: provare a spostare gradualmente l'attenzione da ciò che sente di non avere a ciò che desidera davvero costruire, senza pretendere di dover risolvere tutto e subito. Non è necessario avere immediatamente un grande obiettivo o sapere con certezza cosa fare nella vita. Può iniziare da piccoli passi, partendo dalle cose che le piacciono, dalle curiosità che vorrebbe approfondire o dalle esperienze che desidererebbe fare. Se sente il bisogno di conoscere nuove persone, ad esempio, potrebbe provare a frequentare un'attività di gruppo, uno sport o un corso che le interessi. Non con l'obbligo di stringere subito amicizie, ma semplicemente dandosi la possibilità di uscire dalla propria routine e creare nuove occasioni di incontro. Anche la sensazione di sentirsi diversa, strana o di non riconoscersi più merita ascolto e attenzione. I periodi di cambiamento possono metterci in contatto con emozioni e vissuti che non conoscevamo, soprattutto quando ci troviamo a ridefinire la nostra identità e ciò che desideriamo per noi stessi. Tuttavia, non sarebbe corretto attribuire queste sensazioni necessariamente alla crescita o al momento che sta attraversando senza approfondirle. Se questa sensazione di estraneità e l'ansia sono persistenti e interferiscono con la sua quotidianità, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo, per comprendere meglio ciò che sta vivendo e trovare strumenti adeguati per affrontarlo. Vorrei lasciarle un ultimo spunto di riflessione: non deve prima avere le idee chiare su tutta la sua vita per iniziare a viverla. Può cominciare a costruirla proprio mentre cerca di capire cosa desidera, concedendosi la possibilità di sbagliare, cambiare idea e sperimentare. Provi, per quanto possibile, a non trasformare questo momento di incertezza in un giudizio sul suo valore personale. Non è sbagliata e non deve dimostrare di essere al passo con nessuno. In questo momento, forse, più che rincorrere ciò che pensa di dover essere, può essere importante iniziare a capire chi è, cosa sente e di cosa ha bisogno. Un passo alla volta, senza la pressione di dover arrivare subito da qualche parte. Saluti

Dott.ssa Marta Gomma

Dott.ssa Marta Gomma

psicologo clinico

Benevento

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Buonasera, ti risponderò dandoti del tu, spero non ti dispiaccia. Per quanto io mi sforzi, da quello che dici non riesco a immaginare una ragazza inadeguata e tantomeno fallita, a me sembra che emerga il profilo di una ragazza che sta attraversando un momento di difficoltà che le provoca sofferenza. Alla tua età non avere un lavoro ne una rete di amicizie sul quale potersi anche poggiare nei momenti in cui si è più fragili può fare paura. Il fatto che tu non abbia ancora raggiunto i tuoi obiettivi o non abbia ciò che desideri non significa che tu non abbia le capacità e le risorse per ottenerli, forse ciò che ti occorre è sapere "come ripartire" per iniziare a muovere i primi passi. Nel raccontare la tua vita sembra che tu stia chiedendo a te stessa di risolvere contemporaneamente ogni aspetto della tua vita. Avere una direzione chiara, un lavoro, delle amicizie per poterti sentire realizzata. Tutto comprensibile e legittimo, ma se li consideri tutti requisiti necessari per sentirti una persona di valore possono rappresentare un peso enorme che giustifica l'ansia che descrivi. A 22 anni non sei assolutamente in ritardo, puoi scegliere la tua strada e cambiare idea, provarne altre e capire ciò che realmente ti gratifica e cosa no. Ti consiglierei di non vivere la tua vita come una gara con i tuoi coetanei ma concediti di vivere i tuoi 22 anni come una ragazza che sta cercando di capire quale futuro realmente vuole per se stessa. Scegli un obiettivo per volta e lavora su quello, vuoi trovare un lavoro?, decidi quale lavoro ti gratificherebbe, aggiorna o acquisisci le risorse necessarie, aggiorna il tuo CV, e soprattutto inizia a fare il primo passo e gioisci per ogni piccolo successo anche il più piccolo. Due parole sulla tua sensazione di sentirti diversa, la fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare molto più della perdita del partner, si tende a perdere anche una parte dell'identità che si è costruita in quella relazione, specialmente quando questa è iniziata a 17 anni, si perdono anche le abitudini, i progetti futuri, il modo di trascorrere le giornate e a volte anche le persone in comune. Domandarsi quindi chi sono adesso? Che cosa voglio davvero? Che cosa mi piace? Che vita voglio costruire per me? è del tutto normale. Ora devi risponderti partendo solo da te stessa e ritrovare il tuo centro per essere in grado di scegliere la tua prossima relazione con maggiore consapevolezza.


Gentilissima, sono la dr.ssa Cinzia Iurato, psicoterapeuta Cognitiva Comportamentale. Le posso dire che in questa fase è come se stesse ricaricando le proprie energie, dopo la fine di una relazione. Si conceda pure del tempo per creare spazio dentro di sé, cercando di non paragonarsi ad altri perché non aiuta e non è funzionale alla nostra crescita personale. È possibile che in un percorso di psicoterapia riesca a trovare quello spazio per ritrovarsi e poi ripartire. Le faccio i migliori auguri!


Buon pomeriggio, grazie per la tua condivisione. Quello che stai vivendo ha un senso profondo e vorrei provare a restituirtelo. Hai vissuto cinque anni in una relazione che, in qualche modo, ha funzionato anche da cornice: ti dava un contesto, forse una direzione. Quando quella cornice viene meno, è normale sentirsi disorientate. non perché ci sia qualcosa che non va in te, ma perché stai attraversando un momento in cui stai capendo chi sei oltre la vecchia relazione. È uno spazio scomodo, ma è anche uno spazio in cui puoi cominciare a conoscerti davvero. Una cosa che hai scritto mi ha colpita: dici che vorresti costruirti una vita, trovare le tue cose, sentirti realizzata. Quella parte di te che sa cosa vuole, ma non sa ancora non sa come arrivarci. Non sei bloccata perché sei sbagliata. Sei bloccata perché l’ansia e la voce che ti dice che sei indietro rendono ogni piccolo passo più faticoso del necessario. Un percorso psicologico potrebbe essere utile, per avere uno spazio in cui esplorare tutto questo con calma, senza giudizio, e ritrovare un filo che sia davvero tuo.


Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo. Sono la psicologa Marika e mi occupo di relazioni di coppia. Da quello che racconti, sembra che tu stia attraversando un momento di grande cambiamento, in cui la fine di una relazione importante si accompagna alla necessità di ritrovare un tuo equilibrio, riscoprire chi sei e capire quale direzione desideri dare alla tua vita. Dopo una relazione durata cinque anni, è comprensibile potersi sentire disorientati: spesso, nel tempo, una parte della nostra identità, delle nostre abitudini e dei nostri progetti si intreccia con quelli della coppia. Quando questo legame viene meno, può emergere la sensazione di non sapere più bene chi siamo o da dove ricominciare. Questo, però, non significa che tu abbia perso te stessa o che ci sia qualcosa di sbagliato in te. Mi colpisce soprattutto quanto tu sia severa con te stessa e quanto il confronto con gli altri sembri alimentare la convinzione di essere in ritardo o di non essere abbastanza. A 22 anni non esiste una tabella di marcia da rispettare: non avere ancora un lavoro, obiettivi definiti o una rete di amicizie non significa essere un fallimento. Significa trovarsi in una fase in cui ci sono aspetti della propria vita da costruire, un processo che può richiedere tempo e che non deve necessariamente seguire i ritmi degli altri. La sensazione di sentirti diversa da te stessa, insieme all'ansia costante e alla difficoltà di vivere serenamente il presente, merita comunque di essere ascoltata e approfondita. Possono essere manifestazioni di un periodo di forte stress emotivo, ma è importante comprendere meglio come si presentano, quanto incidono sulla tua quotidianità e che significato hanno per te, senza attribuire loro frettolosamente un'etichetta. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere ciò che stai vivendo, lavorare sull'ansia e sull'autostima e, soprattutto, imparare a riconoscerti al di là del confronto con gli altri e delle aspettative che senti di dover soddisfare. Non devi avere già tutte le risposte per iniziare: puoi partire proprio da questa sensazione di smarrimento. Se ti fa piacere, "ti invito a contattarmi per un primo colloquio", durante il quale potremo approfondire insieme ciò che stai attraversando e capire come aiutarti a ritrovare gradualmente fiducia in te stessa e a costruire una direzione che sia davvero tua, senza la pressione di dover arrivare subito da qualche parte. Un caro saluto. M.


Salve, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione. Inevitabilmente quando relazioni così lunghe terminano, non si tratta solo di accettare la separazione ma anche di imparare a ridefinire sé stessi - esperienza tutt'altro che facile. Il senso di inadeguatezza può alimentarsi anche attraverso il confronto con gli altri e le aspettative che abbiamo interiorizzato su ciò che dovremmo essere. Considerato che sente quest'ansia come costante, prenda in considerazione la possibilità di iniziare un percorso psicologico che le consenta di comprendere ciò che sta vivendo e a costruire, senza fretta, una direzione più vicina ai suoi desideri. Le auguro il meglio, Dott. Daniele Migliore


Buongiorno, grazie per quanto condiviso. Da quello che racconta, mi sembra che stia vivendo un momento di grande fatica, ma anche di profonda trasformazione. A volte, quando termina una relazione importante, non perdiamo solo una persona, ma anche alcune certezze e punti di riferimento che ci hanno accompagnato per anni. È quindi comprensibile sentirsi smarriti e fare fatica a riconoscersi. Mi colpisce il fatto che oltre a riflettere sulla fine della relazione, mette in primo piano anche il modo in cui oggi guarda sé stessa. Il confronto continuo con gli altri, la sensazione di essere "indietro" e la paura per il futuro possono alimentare ansia e insicurezza, fino a farci dubitare del nostro valore. Vorrei però dirle che avere 22 anni e non avere ancora tutto chiaro non significa essere un fallimento. Molte persone attraversano periodi in cui si sentono perse prima di trovare la propria direzione. Potrebbe essere utile concedersi uno spazio di ascolto psicologico per comprendere meglio ciò che sta vivendo e ritrovare, passo dopo passo, fiducia in sé stessa. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché non sempre è facile affrontare da soli momenti così delicati. E soprattutto cerchi di essere gentile con sé stessa, perché in questo momento non ha bisogno di giudicarsi, ma di ascoltarsi. Un caro saluto.


Da quello che racconti, stai soffrendo anche per il significato che questo momento ha assunto per te: «Se non ho un lavoro, delle amiche e una direzione, allora sono un fallimento». Le difficoltà che stai vivendo sono reali; il giudizio sul tuo valore non è un fatto. Una relazione di cinque anni, a ventidue anni, ha accompagnato una parte importante della tua crescita. È possibile che la sua fine abbia lasciato scoperti anche aspetti della tua vita che prima trovavano spazio dentro la coppia: abitudini, progetti, appartenenza, un’immagine del futuro. È un’ipotesi da esplorare, senza dare per scontato che tutto dipenda dalla separazione. Colpisce quanto senti di dover sistemare contemporaneamente: lavoro, amicizie, obiettivi, sicurezza personale. Quando ogni passo diventa una prova del proprio valore, anche un piccolo tentativo può fare paura. Potrebbe crearsi un circolo: ti confronti, ti senti inadeguata, fai più fatica ad agire e leggi quella fatica come un’ulteriore conferma di essere indietro. Anche la sensazione di «non essere più te stessa» merita ascolto. Nei periodi di forte stress e ansia può capitare di sentirsi diversi o distanti da sé, ma questa espressione può descrivere esperienze molto diverse: dal non riconoscersi nelle proprie giornate al sentirsi distaccati dal corpo o dall’ambiente. Da un messaggio non è possibile capire quale esperienza tu stia vivendo né attribuirle una diagnosi. Considerando che l’ansia è diventata costante e limita il tuo presente, chiedere un colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta è già un passo appropriato. Non occorre aspettare di stare peggio. Potrete approfondire queste sensazioni, capire cosa alimenta il blocco e individuare passi sostenibili; puoi parlarne anche con il medico di base, soprattutto se la sensazione di estraneità persiste o aumenta. Nel frattempo, prova a scegliere un solo impegno piccolo per questa settimana: dedicare venti minuti al curriculum, informarti su un’attività che ti incuriosisce oppure frequentare un luogo dove incontrare regolarmente altre persone. L’obiettivo iniziale può essere semplicemente fare un’esperienza e osservare come ti senti, senza pretendere che risolva il futuro. A ventidue anni puoi desiderare una direzione senza averla ancora trovata. Puoi partire da una domanda più vicina: «Qual è una cosa piccola che vorrei provare per me, anche senza sapere ancora dove mi porterà?» Buona serata.

Dott. Fabio Nenci

Dott. Fabio Nenci

psicologo clinico

San Maurizio Canavese

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Buonasera. Il fatto che adesso si senta strana e che sente qualcosa di nuovo, insieme alla fine della relazione, potrebbero rappresentare una nuova fase in cui lei è più consapevole della necessità di un cambiamento. Un percorso di terapia potrebbe aiutarla a comprendere meglio le sue potenzialità e a comprendere realmente cosa le piaccia, piuttosto che concentrarsi sul confronto con gli altri.


​Ti ringrazio con tutto il cuore per esserti fidata e per aver condiviso una parte così personale e delicata della tua vita. Vorrei che tu percepissi, leggendo queste righe, la certezza che quello che stai provando non ti rende "sbagliata" né "in ritardo". ​Quello che stai attraversando, per quanto doloroso, spaventoso e faticoso, ha una sua identità profonda. Quando si chiude una storia d'amore durata cinque anni , per giunta all' età di ventidue anni, significa aver percorso insieme un pezzo fondamentale di crescita e non si chiude soltanto una relazione: si perde una parte del proprio "territorio" esistenziale, un punto di riferimento intorno a cui avevi costruito la tua quotidianità, i tuoi ritmi e il tuo modo di guardare al futuro. È del tutto naturale, di fronte a un cambiamento così dirompente, sentirsi perse, frammentate e persino faticare a riconoscersi. ​Ci sono alcune cose che vorrei dirti per aiutarti a guardare a questo momento con un pizzico di gentilezza in più verso te stessa: ​il blocco non è una tua colpa, è un sovraccarico di stress emotivo. Comprendo quando dici che ciò che ti fa stare più male non è solo la fine della storia, ma l'impossibilità di "fare" per te stessa, di progettare, di muoverti. Questo senso di blocco e di ansia non nascono dal fatto che tu non valga o che tu sia "indietro" rispetto agli altri. Nascono dal fatto che tutta la tua energia emotiva è attualmente assorbita dal tentativo di gestire un vuoto improvviso. Quando l'ansia e il dolore riempiono la mente, si attivano dei meccanismi di difesa per proteggersi. Non sei in ritardo sulla vita: sei semplicemente "ferma" perché stai cercando di riorganizzare il tuo mondo interiore dopo che sono caduti i punti di riferimento. ​Quel sentirsi "strana" o "diversa da prima". La sensazione di estraneità che avverti e che ti spaventa tanto è una reazione molto comune quando i livelli di stress e di ansia sono altissimi. Quando per anni ci si definisce all'interno di un legame e di un certo equilibrio, il distacco costringe a fare i conti con un'identità in trasformazione. È come se il vecchio "abito" non ti stesse più bene, ma quello nuovo non fosse ancora pronto. È una fase di transizione estremamente faticosa, ma è proprio qui che pian piano si ricomincia a costruire. ​Sulla tua domanda se chiedere aiuto a un professionista: La mia risposta è un sì assoluto perché chiedere aiuto in questo momento, non significa compiere un gesto di profonda cura e carezza verso te stessa. Un percorso psicologico è utile per darti uno spazio protetto in cui stemperare quell'ansia che ti tiene in ostaggio e fare ordine dentro di te. Ti aiuterà a riscoprire chi sei tu, al di là delle aspettative sociali, del confronto con gli altri e della relazione passata. ​Datti il tempo di respirare. Non risolvere tutto oggi e non devi farlo da sola. Fai un piccolo passo alla volta, partendo dal concederti la possibilità di stare male senza giudicarti per questo. ​Se vorrai fare un pezzetto di strada insieme per ritrovare il tuo centro, io sono qui per accoglierti. Un caro saluto.


Capisco perfettamente la fatica e lo smarrimento che stai provando in questo momento, ma voglio rassicurarti su un punto fondamentale: quello che stai vivendo è del tutto coerente con il momento di transizione in cui ti trovi, per quanto spaventoso possa sembrarti. Hai 22 anni e hai passato gli ultimi cinque — cioè un quarto della tua vita, e l'intera fase di passaggio dall'adolescenza all'età adulta — all'interno di una relazione. Quando una storia così lunga finisce, non si chiude soltanto un legame interpersonale: crolla una cornice. La tua identità si è strutturata all'interno di quella coppia, e ora ti ritrovi all'improvviso senza quel punto di riferimento quotidiano. Questa sensazione di essere "strana", diversa, e di fare fatica a riconoscerti ha un nome ed è legata al fatto che **la vecchia te non c'è più, ma quella nuova è ancora tutta da costruire**. È un senso di vuoto identitario fisiologico. Senza la relazione a fare da "ancora", sono venute a galla tutte le questioni personali (lavoro, amicizie, obiettivi) che prima passavano in secondo piano o venivano filtrate dalla vita di coppia. Tuttavia, se fossi qui nel mio studio, la prima cosa in assoluto su cui lavoreremmo — e che ti chiederei di **eliminare immediatamente** — è il confronto continuo con i tuoi coetanei e il consultare gli altri per capire dove "dovresti" essere nella vita. In un'ottica di **Terapia Breve Strategica**, questo tuo costante confrontarti e guardare cosa fanno gli altri rappresenta una vera e propria **"tentata soluzione disfunzionale"**. In pratica: * Tu ti senti bloccata e smarrita. * Per cercare di capire come muoverti o per valutare come stai andando, guardi le vite degli altri (i coetanei che lavorano, che hanno amiche, che sembrano realizzati). * Questo confronto crea un metro di giudizio irrealistico e spietato su te stessa, alimentando l'idea di essere "indietro" o di essere un fallimento. * Risultato? L'ansia e il senso di inadeguatezza aumentano, facendoti sentire ancora più bloccata. **Questa tentata soluzione non sta risolvendo il problema, lo sta alimentando e ti sta ingabbiando sempre di più.** Ti dà l'illusione di cercare una risposta, ma in realtà non fa altro che confermarti l'idea (falsa) di essere "sbagliata". Ogni percorso di vita ha tempi e ritmi unici: la sensazione di essere "indietro" esiste solo perché stai usando la mappa di qualcun altro per orientarti nella *tua* strada. I passi pratici su cui ha senso iniziare a lavorare, anche da sola, sono questi: 1. **Interrompi la trappola del confronto:** Smetti di guardare i profili dei tuoi coetanei o di misurare il tuo valore in base ai loro traguardi. Sulle vite altrui vedi solo la vetrina, non i retroscena, le ansie o i fallimenti che ognuno si porta dentro. 2. **Micro-obiettivi quotidiani:** La sensazione di paralisi si vince scomponendo le montagne in sassolini. Non cercare la "svolta della vita" oggi. Chiediti piuttosto: *qual è la più piccola cosa concreta che posso fare oggi solo per me stessa?* (Emettere un CV, fare una passeggiata, fare una chiamata, dedicarti a un hobby). 3. **Accetta la fase di transizione:** Questa sensazione di non riconoscerti non significa che stai impazzendo o che sei rovinata. Significa semplicemente che stai vivendo una fase di "cantiere aperto". Non devi avere tutte le risposte subito. Avere il supporto di un professionista (uno psicologo) in questo momento potrebbe esserti di enorme aiuto. Un percorso ti permetterebbe di scardinare velocemente i meccanismi che ti mantengono bloccata (come l'ansia e il confronto), guidandoti a ricostruire la tua autonomia, a definire i tuoi obiettivi reali e a ritrovare la tua identità senza la fretta ingiustificata di dover "recuperare il tempo perduto". Non sei indietro, sei semplicemente all'inizio del tuo vero percorso personale. Come ti fa sentire l'idea di provare a sospendere ogni tipo di confronto con gli altri per una settimana? Se ti va , puoi contattarmi. saluti dott.ssa giusi vicino


Buonasera, Ho letto attentamente quello che ha voluto condividere, intanto le faccio i complimenti per il coraggio nell'ammettere questo senso di frustrazione che le da il percepire che gli altri siano passi avanti a lei. Perchè le dico coraggio? perchè è molto più semplice attribuire agli altri delle colpe piuttosto che ammettere delle proprie vulnerabilità! Le chiedo quale parametro però sta usando per misurarsi con i traguardi degli altri? che cosa è per lei la realizzazione? e siamo così convinti che tutti questi "altri" che usa come metro di paragone siamo davvero realizzati?. Io credo che la chiusura della sua relazione l'abbia messa davanti a sè stessa e che stia scoprendo più lati del suo sè che possono anche spaventare o perlomeno destabilizzare! Mi ha colpito molto il suo dire: " Ormai vivo costantemente nell’ansia, mi preoccupo per il mio futuro e sento di non riuscire a godermi il presente." Bene! questo sarebbe il punto di partenza su cui lavorerei insieme a lei!!! Sicuramente da andare a fondo e capire anche questo vuoto che sente a livello amicale e di obiettivi oltre che lavorativi. La lascio con una citazione! : "Se esiste un problema esiste una soluzione, se non c'è una soluzione allora non è un problema!" per cui io resto a disposizione, buona serata!.


Cara ragazza, buonasera! Dalle tue parole sento tanta sofferenza, ma anche il desiderio di riuscire a costruire qualcosa di tuo, di trovare una direzione e di sentirti finalmente a tuo agio nella vita che stai vivendo. Mi colpisce soprattutto il modo in cui racconti di sentirti indietro rispetto ai tuoi coetanei, come se a questo punto della tua vita dovessi già avere le idee chiare su chi sei, che cosa vuoi fare e quale strada percorrere. Immagino quanto possa essere faticoso guardarsi intorno e avere la sensazione che gli altri stiano andando avanti, mentre tu ti senti bloccata e fai fatica a capire da dove ripartire. Credo però che non avere oggi un obiettivo preciso, un lavoro o una rete di amicizie non significhi essere un fallimento, anche se capisco che, quando queste mancanze diventano il metro con cui valuti te stessa, possa essere difficile riconoscere il tuo valore al di là di ciò che senti di non aver ancora raggiunto. Forse, prima ancora di capire che cosa fare della tua vita, potrebbe essere importante trovare uno spazio in cui smettere di misurarti continuamente rispetto agli altri e iniziare ad ascoltare ciò che desideri davvero per te. Mi arriva bene anche quello che racconti rispetto alla fine della relazione. Dopo cinque anni trascorsi accanto a una persona, è possibile che la separazione porti con sé non soltanto la perdita del rapporto, ma anche la necessità di ritrovare un proprio equilibrio e di capire chi si è al di fuori di quella relazione. A volte, quando cambia qualcosa di importante nella nostra vita, ci troviamo a fare i conti con domande che magari erano già presenti, ma che prima riuscivamo a tenere in secondo piano. Questo non significa necessariamente che tutto ciò che stai provando dipenda dalla fine della relazione, ma può essere un momento in cui senti più forte il bisogno di comprenderti e di capire quale direzione desideri prendere. Mi soffermo anche su quella sensazione di sentirti strana, diversa, come se non ti riconoscessi più. Immagino quanto possa spaventarti, soprattutto se è qualcosa che non avevi mai sperimentato prima. Credo sia importante darle spazio, senza spaventarti ulteriormente cercando subito una spiegazione. Se questa sensazione persiste o diventa particolarmente intensa, parlarne con una professionista potrebbe aiutarti a comprenderla meglio e a capire di che cosa hai bisogno. Nel mio modo di lavorare, che è di orientamento sistemico, mi interessa proprio incontrare la persona nella sua complessità, andando oltre le difficoltà che porta e le definizioni che, a volte, finisce per attribuirsi. Possiamo provare a esplorare insieme la tua storia, le aspettative che senti di dover soddisfare, il modo in cui ti confronti con gli altri e ciò che per te significa sentirti realizzata. Non per trovare necessariamente una risposta immediata alla domanda su che cosa fare della tua vita, ma per cominciare a distinguere ciò che desideri davvero da ciò che senti di dover raggiungere per non sentirti sbagliata. Credo che uno degli aspetti importanti di un percorso sia proprio quello di potersi concedere uno spazio in cui non dover dimostrare di essere arrivati da qualche parte, ma in cui poter comprendere da dove si parte, quali risorse si hanno e quali possibilità si possono aprire. Non devi necessariamente avere già chiaro chi vuoi diventare per iniziare a costruire la tua strada. Se senti che il mio modo di lavorare possa esserti utile, puoi contattarmi! Eventualmente anche per un percorso online. Possiamo conoscerci, raccontarmi un po' di ciò che stai attraversando e capire insieme se ci siano le condizioni per intraprendere un percorso che ti aiuti a ritrovare maggiore fiducia in te stessa e a guardare al tuo futuro con meno paura e più possibilità. Ti mando un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia


Gentilissima utente, ti ringrazio innanzitutto per aver raccontato con tanta chiarezza questo momento delicato della tua vita. La fine di una relazione, soprattutto quando lunga e importante, spesso può portare ad una destabilizzazione non solo sul piano affettivo ma anche su quello personale: non ci si riconosce più, si perde l'interesse nel perseguire certi progetti e ci sembra di non percepire più il nostro reale valore. Nel tuo racconto sembra pesarti molto il confronto con gli altri e l'idea di essere "indietro". Per ridurre l'ansia ti consiglierei prima di tutto di spostare il focus dal confronto con gli altri alla comprensione dei tuoi reali bisogni e desideri. Inoltre A 22 anni è piuttosto normale non avere ancora obiettivi definiti, considera anzi che questo è proprio il momento giusto e più adatto per scoprirli. Il fatto di non riconoscerti più potrebbe essere legato con molta probabilità a questo intenso momento di cambiamento e l'ansia potrebbe proprio starti consigliando di ascoltare maggiormente le tue sensazioni per ritrovare i tuoi nuovi obiettivi. Non devi risolvere tutto subito: puoi ripartire da piccoli passi, senza pretendere di avere già tutte le risposte. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a fare chiarezza su questo momento, aumentare la tua consapevolezza e la tua autostima ritrovando la vera te stessa. Rimango a disposizione per qualsiasi cosa, un caro saluto


Salve, non dovrebbe esserci un tempo rigidamente stabilito per raggiungere obiettivi e tappe, in quanto questi si diversificano in base alle diversità delle persone, fasi di vita, esperienze ecc…, tuttavia è innegabile la percezione di una pressione sociale e come questa agisca su di noi e’ un indicatore importante del nostro vissuto a riguardo cioè del proprio modo di funzionare. Il fatto che lei si senta bloccata, sbagliata, diversa raccontano di una difficoltà in questa fase di vita e contemporaneamente la consapevolezza del bisogno e il desiderio di cambiamento. Penso che dovrebbe dare ascolto a questi vissuti che magari emergono in situazioni particolari di vita, come appunto una separazione, una rottura ma indicano la strada per occuparsi di altro, appunto di se stessi. Spero di esserle stata d’aiuto.


Buonasera. Leggendo le sue parole si percepisce un forte smarrimento, ma emerge anche la lucida consapevolezza che il vero focus è il bisogno di rimettere al centro se stessa. Chiudere una storia di cinque anni a 22 anni significa anche perdere la bussola e tutti i punti di riferimento su cui aveva poggiato la sua vita. Quella sensazione spaventosa di non riconoscersi e di sentirsi "strana" è del tutto normale: quando si sta insieme a qualcuno per così tanto tempo, l'identità si intreccia con quella dell'altro e, quando la relazione finisce, oltre alla sofferenza e al senso di solitudine, la mente fa semplicemente fatica a capire chi è "io" al di fuori del "noi". A questo smarrimento si aggancia poi un confronto continuo e doloroso con i coetanei, che aumenta l'insicurezza e la fa sentire bloccata. In realtà Lei non è affatto indietro, sta solo attraversando la faticosa elaborazione di un lutto relazionale e la ricostruzione della sua indipendenza. Non si colpevolizzi per questo stallo: la mente non può progettare il futuro o trovare nuovi obiettivi se in questo momento è immersa nell'ansia. Per disinnescare questo blocco e ripartire, potrebbe essere di grande beneficio concedersi un momento protetto all'interno del quale poter affrontare queste tematiche con la giusta calma, così da fare chiarezza, rielaborare questo passaggio di vita e raggiungere un equilibrio più sereno. Un caro saluto Dott. Diego Pelliccia


Buonasera, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. La fine di una relazione importante può aprire un momento di cambiamento e portare a interrogarsi su di sé, sui propri desideri e sul futuro. La sensazione di smarrimento, l’ansia e la difficoltà a riconoscersi possono essere legate a questa fase, ma sarebbe importante comprendere meglio come le sta vivendo e cosa le sta comunicando questo momento. A 22 anni non è necessario avere già tutto chiaro o aver raggiunto determinati obiettivi. Il confronto con gli altri, a volte, rischia di farci perdere di vista i nostri tempi e le nostre risorse. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per fare chiarezza, comprendere meglio ciò che sente e ritrovare gradualmente fiducia in sé stessa, individuando piccoli passi da cui ripartire. Se lo desidera, possiamo fissare un primo colloquio per approfondire insieme la situazione e capire come poterla accompagnare in questo percorso.


Buonasera, dalle sue parole emerge una sofferenza significativa, ma anche un forte desiderio di ritrovare se stessa e costruire una vita nella quale possa riconoscersi. La fine di una relazione durata cinque anni può rappresentare un momento di profonda riorganizzazione personale, soprattutto in una fase della vita in cui si stanno ancora definendo la propria identità e i propri obiettivi. Mi colpisce, però, che lei stessa riconosca come la sua sofferenza non sia legata tanto alla separazione, quanto alla sensazione di non riuscire a realizzarsi. Il continuo confronto con gli altri e il senso di inadeguatezza possono alimentare un circolo in cui l'ansia riduce la fiducia nelle proprie capacità, rendendo sempre più difficile prendere iniziative. Anche la sensazione di non riconoscersi più può emergere nei periodi di forte stress emotivo e incertezza. Non indica necessariamente la presenza di un disturbo, ma merita di essere approfondita. A 22 anni non avere ancora una direzione precisa non significa essere indietro. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere l'origine di questi vissuti, a ridimensionare il giudizio su se stessa e a recuperare gradualmente fiducia nelle proprie possibilità. Forse il primo passo non è sapere subito dove vuole arrivare, ma iniziare a distinguere ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover essere. Resto a disposizione. Un caro saluto.


Buonasera, La fine di una relazione importante, soprattutto quando ha accompagnato una parte significativa della propria crescita, può rappresentare non soltanto la perdita di un legame, ma anche un momento in cui ci si trova a ridefinire la propria identità, i propri desideri e il proprio modo di immaginare il futuro. A volte, quando vengono meno dei riferimenti importanti, può diventare più difficile riconoscersi e capire quale direzione prendere. Questo, tuttavia, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va in lei. Mi colpisce che, come racconta, la sofferenza non sia legata tanto alla fine della relazione in sé, quanto alla sensazione di non riuscire a costruire qualcosa di proprio e di essere rimasta indietro rispetto agli altri. Il confronto con i coetanei può diventare particolarmente doloroso quando si attraversa una fase di incertezza, perché rischia di trasformare i desideri e le aspirazioni in aspettative rigide, attraverso cui misurare continuamente il proprio valore. Eppure, non esiste un'unica strada né un tempo prestabilito entro cui realizzarsi, a 22 anni è possibile trovarsi ancora in una fase di ricerca, senza che questo rappresenti un fallimento. Credo che possa essere importante concedersi uno spazio in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo, esplorare da dove nascono queste sensazioni di inadeguatezza e capire quali aspettative, anche rispetto a se stessa e al suo futuro, stiano contribuendo ad alimentare l'ansia. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare un contatto con i propri bisogni e desideri, distinguendoli da ciò che sente di dover raggiungere per sentirsi al pari degli altri. Potrebbe inoltre essere un'occasione per comprendere il significato di questa sensazione di non riconoscersi più, che merita di essere ascoltata senza allarmismi, ma anche senza essere sottovalutata. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.


Ciao! Grazie per aver condiviso con così tanta sincerità quello che stai attraversando. Dalle tue parole arriva chiaramente quanto dolore, disorientamento e peso ti stia portando sulle spalle in questo momento, posso immaginare quanto sia difficile! Per cinque anni la tua identità si è sviluppata all'interno di una relazione; con la chiusura di quel capitolo è venuto a mancare il contenitore dentro cui eri abituata a definirti: credo sia del tutto naturale che ora ti sembri di non sapere più chi sei, di essere disorientata e spaventata. Sei di fronte a uno spazio vuoto ed è spiazzante, lo sarebbe per ogni essere umano. Quando la mente percepisce una perdita di controllo sul futuro, attiva un segnale d'allarme costante: l'ansia. Il tuo sistema nervoso si trova in uno stato di iperattivazione e questo può farti sentire distaccata dal tuo corpo o dal tuo solito modo di essere. Non c'è nulla di sbagliato o rotto in te: è il modo in cui il tuo corpo e la tua mente stanno cercando di elaborare questo forte momento di passaggio. Tieni presente inoltre che cadere nel confronto con i coetanei, soprattutto nella società competitiva di oggi, è molto facile, ma decisamente nocivo. La nostra mente crea o assorbe dall'esterno regole rigide e alti standard a cui aderire, senza chiedersi se ciò è davvero realizzabile o fattibile. A 22 anni non sei indietro cara; sei all'inizio dell'esplorazione della tua vita adulta, sei al punto di partenza e puoi scegliere qualsiasi direzione! Stai sperimentando il tuo primo vero spazio bianco e la frustrazione che provi nasce dalla distanza tra dove credi di dover essere e dove ti trovi adesso. Quello che stai attraversando è senza dubbio legato a questa fase di transizione, ma è anche un'opportunità preziosa, anche se dolorosa, per costruire le basi della persona che vuoi diventare. Un percorso di psicoterapia può aiutarti molto in questo momento... con l'augurio che tu possa trovare la tua stella sul cammino nella vita adulta che hai appena iniziato a percorrere. Prenditi cura di te e goditi il viaggio! Un caro saluto!


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, legata non soltanto alla fine di una relazione importante, ma anche alla difficoltà di ritrovare un senso di sè, di riconoscersi e di immaginare serenità per il suo futuro. A volte, sopratutto in momenti di cambiamento significativo, può accadere di sentirsi estranei a sè stessi e non più centrati: come se i punti riferimento di prima non fossero più sufficienti. Di conseguenza, emerge maggiormente la necessità di ascoltare e comprendere i propri bisogni e le proprie insicurezze. Questo, potrebbe essere il segnale della necessità di doversi fermare, fare chiarezza e ricostruire un rapporto più consapevole con sè stessa. A 22, non avere ancora una direzione precisa o una rete di amicizie consolidata, non significa aver fallito. Il confronto con gli altri può alimentare la sensazione di inadeguatezza, cercando di misurare il nostro valore sulla base di tappe che non hanno una scadenza uguale per tutti. Sarebbe, però, importante capire se queste aspettative che sente di dover soddisfare siano davvero tutte quante sue e quante invece influenzate da ciò che la circonda. Sicuramente il lavoro con un professionista la può aiutare a ritrovarsi e a darsi una nuova rappresentazione di sè, più matura e consapevole di ciò che desidera davvero. Per qualsiasi chiarimento o ulteriore informazione, rimango a sua disposizione, un cordiale saluto, Dott.ssa Desirèe Pesce.


Buongiorno. Da quello che racconta, sembra che stia attraversando un periodo di grande fatica, in cui al desiderio di costruirsi una vita che senta propria si accompagna la sensazione di non riuscire a fare passi avanti. Il confronto con i suoi coetanei sembra rendere tutto ancora più difficile, portandola a leggere ciò che oggi le manca come una conferma di essere inadeguata o in ritardo. A 22 anni, però, non avere ancora obiettivi definiti, un lavoro o una rete di amicizie non significa essere un fallimento. Ognuno costruisce il proprio percorso con tempi e possibilità differenti, anche se può essere difficile ricordarsene quando si è insoddisfatti della propria situazione. Forse, in questo momento, più che dover ritrovare immediatamente una versione di sé che sente di aver perso, potrebbe essere utile concedersi il tempo di comprendere chi è oggi e da dove desidera ripartire. Non deve necessariamente risolvere tutto insieme: anche piccoli passi, se sentiti come propri, possono contribuire a ricostruire fiducia in sé e nel proprio futuro. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per comprendere meglio ciò che sta vivendo, ritrovare un contatto con i propri bisogni e capire che cosa desidera costruire per sé, senza sentirsi obbligata ad avere subito tutte le risposte. Potrebbe anche aiutarla a distinguere i suoi desideri dalle aspettative che sente di dover soddisfare per non sentirsi indietro rispetto agli altri.

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