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Leggi di più05/02/2026
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Sono il Dott. Andrea Boggero, psicologo clinico qualificato in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Il mio obiettivo è mettere le mie competenze al servizio del paziente, offrendo un ambiente sicuro e di supporto per esplorare pensieri, sentimenti e comportamenti. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è una metodica scientificamente valida che aiuta a comprendere come i pensieri influenzino le emozioni e i comportamenti. Utilizzando la CBT, è possibile lavorare in modo pratico e diretto sui problemi, fornendo strumenti concreti per gestire le difficoltà psicologiche. Questo approccio consente di sviluppare nuove strategie per affrontare le sfide quotidiane e promuove un cambiamento duraturo.
Mi occupo prevalentemente di:
disturbi d’ansia
disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)
disturbi di personalità
gestione dei momenti di difficoltà e dei periodi di crisi
supporto nella pianificazione delle giornate anche in presenza di sintomi depressivi
terapia di coppia
Ho pubblicato diversi studi, contribuendo attivamente alla ricerca e alla pratica nel mio campo. Ho maturato una significativa esperienza nel trattare pazienti oncologici e le loro famiglie, affrontando le complesse dinamiche emotive e psicologiche che emergono in queste situazioni difficili. Credo fermamente nel diritto di ogni individuo a vivere una vita piena e soddisfacente. Con un approccio terapeutico personalizzato, mi impegno a rispondere alle esigenze specifiche di ogni persona.
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132 recensioni
Più menzionato dai pazienti
Nel Dott. Boggero ho trovato molto ascolto e aiuto, grazie a lui qualcosa in me si è sbloccato anche senza uno sforzo e noto di stare meglio. Grazie Andrea.
La prima impressione e' stata ottima continuero' la terapia
Ottima capacità di comprensione, ascolto, empatia ed attenzione e rispetto per gli obiettivi del paziente
Un professionista in grado di fare tornare la speranza; ho potuto apprezzare la qualità del suo ascolto attivo come anche la capacità di fornire strumenti pratici e su misura per la mia situazione.
Il dott. Boggero si è rivelato sin dalla prima seduta un professionista serio ed affidabile, con un’inclinazione non indifferente all’ascolto attivo.
Grazie a Lui ho ottenuto una diagnosi sia coerente con la mia esperienza di vita, sia dettagliata in ogni sua parte.
Ho effettuato diverse sedute con il dott. Boggero per comprendere e affrontare il mio Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Il percorso si è rivelato fruttuoso e stimolante, portando a progressi davvero significativi.
Le mie esperienze precedenti mi avevano reso scettico riguardo all'efficacia di un supporto psicologico ed avevo quasi smesso di credere che potesse fare la differenza. Il dott. Boggero, però, ha saputo ascoltarmi e cogliere la mia esigenza di concretezza, costruendo un percorso su misura, pratico e calibrato sulle mie necessità reali.
Grazie al suo approccio ho ritrovato non solo strumenti utili per gestire il DOC nella quotidianità, ma anche una rinnovata fiducia nel processo terapeutico. Lo consiglio a chiunque cerchi un professionista competente, capace di adattare il proprio metodo alla persona che ha di fronte.
Dott. Andrea Boggero
La ringrazio davvero per queste parole e per aver condiviso un passaggio così importante del suo percorso. Ricordo bene quanto fosse forte, fin dall’inizio, il bisogno di trovare un aiuto concreto, capace di incidere sulla quotidianità. Per questo mi fa particolarmente piacere sapere che abbia sentito il lavoro svolto come pratico, calibrato e vicino alle sue necessità reali. Nel percorso sono emerse risorse preziose: la sua capacità di osservare con lucidità ciò che accadeva (quel “famoso” insight), di mettere alla prova nuove modalità di gestione dell’ansia con gli strumenti, di ridurre gradualmente il peso di alcuni rituali e di recuperare fiducia proprio attraverso piccoli cambiamenti concreti, passo passo. Sono contento che questo abbia contribuito non solo a gestire meglio il DOC, ma anche a riavvicinarsi con maggiore fiducia al processo terapeutico
Persona competente, soprattutto molto attento alla relazione personale
Dott. Andrea Boggero
Grazie! Cerco sempre di creare un clima di ascolto, fiducia e rispetto, perché possa esserci uno spazio in cui parlare con libertà e sentirsi compresi
Persona in gamba, seria e preparata nonostante la giovane età
Dott. Andrea Boggero
La ringrazio molto per le sue parole e per la fiducia. Mi fa piacere che abbia percepito serietà, preparazione e attenzione nel lavoro svolto. Cerco sempre di mettere cura e responsabilità in ogni percorso, creando uno spazio in cui potersi sentire ascoltati e accompagnati
Mi sono trovato bene con il dottor Boggero, mi metto molto a mio agio, ti mette nella condizione di parlare molto molto liberamente mi ha aiutato molto a risolvere il mio problema e farmi capire cosa sbagliavo.
Dott. Andrea Boggero
Grazie! Poter parlare senza sentirsi giudicati è un aspetto importante del percorso, e sono contento che questo abbia aiutato a fare maggiore chiarezza e ad affrontare ciò che stava facendo male. Grazie ancora per la fiducia e per aver condiviso l’esperienza
Mia prima volta dallo psicologo, mi sono trovato benissimo
Dott. Andrea Boggero
Grazie per la condivisione. Sapere che una prima esperienza sia stata vissuta così positivamente mi fa davvero piacere. È importante potersi sentire accolti e a proprio agio, soprattutto quando si inizia un percorso nuovo. Grazie ancora per la fiducia
ha risposto a 3785 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno Cari Dottori, vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non rie
Buongiorno Cari Dottori,
vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non riesco a dimenticare un uomo con cui ci sono stati solo rapporti fisici, ma io mi ero illusa potesse provare qualcosa..nonostante ci vedessimo solo sul lavoro, mai una uscita fuori, mai chiamarmi per nome, nessun numero di telefono.. mai fatto domande sulla sua vita privata ..avevo paura di rovinare tutto..era tutto evidente ma io ci speravo ma in quei momenti mi sentivo considerata, il suo avvicinamento fisico anche se tutto di nascosto e quando poteva lui, mi faceva sentire importante, c'era complicita'. da quando ha interrotto tutto perche' ha capito il mio coinvolgimento emotivo, io ci soffro, io non riesco a star bene,ne' a parlare con altri ragazzi quando lo vedo parlare con altre ragazze, ci soffro..ad oggi tra di noi solo "ciao" , quando ci troviamo alla porta"prego, grazie" sguardi fissi, restiamo immobili l'uno di fronte all'altro per alcuni secondi..non si avvicina a salutare neanche quando parlo con un collega in comune...mi sento di aver sbagliato tutto..se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa..non sarei stata depressa, triste. Grazie per il vostro tempo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che racconta sembra che la sofferenza non dipenda soltanto dalla perdita di quest’uomo, ma anche da ciò che quella relazione riusciva a farle sentire. Scrive infatti che, quando lui si avvicinava fisicamente, si sentiva considerata e importante. Questo è un passaggio molto significativo. Da una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe utile distinguere ciò che concretamente esisteva tra voi da ciò che lei sperava potesse diventare. Ci sono stati rapporti fisici, complicità e attrazione, ma contemporaneamente descrive l’assenza di una frequentazione fuori dal lavoro, di telefonate, di un interesse esplicito per le rispettive vite e persino di alcuni elementi molto semplici di conoscenza personale. La speranza che potesse nascere altro era comprensibile, ma sembra che una parte importante della relazione sia stata costruita anche attraverso ciò che lei immaginava potesse accadere. Adesso il dolore può essere alimentato da pensieri come “ho rovinato tutto”, “se fossi stata più leggera sarebbe ancora vicino a me” oppure “se avessi saputo sedurlo meglio non sarebbe finita così”. Il problema di questi pensieri è che la portano ad attribuire la conclusione della relazione a un suo errore personale, quando dai fatti emerge anche un’altra possibilità: lei desiderava progressivamente qualcosa che lui non sembrava intenzionato a costruire. Essersi coinvolta emotivamente non è stata una strategia sbagliata. È successo che i suoi bisogni sono diventati diversi rispetto alla forma che quel rapporto aveva. Essere stata più “leggera” forse avrebbe potuto prolungare gli incontri fisici, ma non significa che avrebbe ottenuto la relazione che desiderava. Anzi, avrebbe potuto trovarsi a nascondere sempre di più ciò che provava pur di non perderlo. E questo probabilmente avrebbe avuto un costo emotivo ancora maggiore. Anche ciò che succede oggi sul lavoro sembra mantenere aperta la ferita. Gli sguardi, il modo in cui vi incrociate, il fatto che lui non si avvicini quando parla con altri colleghi possono diventare materiale che la mente analizza continuamente alla ricerca di un significato: “mi guarda perché prova ancora qualcosa?”, “mi evita perché è coinvolto?”, “perché con quella ragazza parla e con me no?”. Più cerca risposte attraverso questi piccoli segnali, più rimane emotivamente legata alla situazione. Il fatto che soffra quando lo vede parlare con altre donne è comprensibile, ma non significa che debba capire cosa rappresentino quelle conversazioni. In questo momento potrebbe essere più utile riportare l’attenzione su ciò che accade dentro di lei, piuttosto che cercare di decifrare continuamente lui. Quando lo vede, probabilmente si attiva rapidamente una sequenza: nota lui o un’altra ragazza, pensa a ciò che avrebbe potuto essere, si attribuisce la responsabilità della perdita, aumenta la tristezza e successivamente continua a ripensarci. Questo mantiene la sua mente all’interno della relazione anche quando tra voi, concretamente, oggi ci sono soltanto contatti formali. Un passaggio importante potrebbe essere smettere gradualmente di chiedersi come avrebbe dovuto comportarsi per riuscire a trattenerlo e iniziare invece a domandarsi: “quel tipo di rapporto era davvero sufficiente per me?”. Perché se per continuare avrebbe dovuto non fare domande, non mostrare coinvolgimento, non chiedere spazio nella sua vita e fingere di desiderare soltanto incontri fisici, forse il prezzo richiesto sarebbe stato rinunciare a una parte importante di sé. Questo non significa che debba riuscire a dimenticarlo immediatamente. La fine di una relazione può fare male anche quando è stata breve, nascosta o prevalentemente fisica. La sofferenza non si misura sulla durata ufficiale di un rapporto, ma sul significato che quella persona aveva assunto. Sarebbe però utile evitare di trasformare il dolore nella prova che “era lui quello giusto” oppure che “ho perso la mia occasione”. A volte soffriamo molto anche per ciò che avevamo sperato di poter vivere e che non si è mai realmente concretizzato. Il fatto che oggi faccia fatica persino a parlare con altri ragazzi suggerisce inoltre che questa esperienza stia occupando uno spazio importante nella sua vita. Non sarebbe necessario costringersi subito a conoscere qualcuno di nuovo. Prima potrebbe essere più utile recuperare una maggiore distanza emotiva e soprattutto capire perché l’essere desiderata da quest’uomo abbia avuto un effetto così forte sul suo sentirsi importante. Proprio questo potrebbe essere un buon punto da approfondire in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non per convincerla semplicemente a “dimenticarlo”, ma per comprendere quali schemi la portino a collegare così intensamente il proprio valore al sentirsi cercata, quali pensieri mantengano oggi il legame e perché la perdita di quella forma di attenzione abbia lasciato un vuoto così grande. Forse il passaggio più importante non consiste nell’imparare tecniche di seduzione per non perdere più qualcuno, ma nel costruire relazioni nelle quali non debba diventare diversa, più distante o meno coinvolta per meritare di essere scelta. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
buongiorno, sono una ragazza di 26 anni, da inizio anno mi sono lasciata con una persona più grande
buongiorno, sono una ragazza di 26 anni, da inizio anno mi sono lasciata con una persona più grande di me, lui 50, siamo stati insieme quasi 3 anni, ci siamo conosciuti a lavoro, all'inizio andava bene, poi andando avanti col tempo io ho iniziato a provare insicurezza, come se non bastassi, perché era capitato varie volte di aver visto che metteva like a ragazze abbastanza in mostra sui social, o di scrivere a qualcuna di queste anche solo un "ciao", probabilmente sono semrpe state mie insicurezze ma che con lui si sono forse amplificate? Anche in paranoie mie..e questo succedeva diverse volte nei due anni insieme, inoltre poi quando io cercavo da lui sicurezza o un confronto, un parlare, non avevo riscontro oppure mi sentivo dire che lui non voleva discutere, che voleva stare tranquillo, quando io invece avevo bisogno di determinate cose, dette e ricette purtroppo..ora il problema è che quest'estate lavoro in un posto nuovo, ho conosciuto un ragazzo con cui sto tanto bene, mi fa stare bene e ci stiamo conoscendo, io però è da ieri che ho pensieri strani, mi sembra di rivivere la stessa cosa della precedente relazione, magari certi gesti iniziali, o cose dolci, solo che da questo ragazzo forse è l'età diversa che mi prende di più, il fatto che lui voglia togliermi qualsiasi dubbio io abbia, ma è come se mi sentissi in colpa e penso non è che una relazione alla fine si basa soprattutto sui gesti? come se mi sentissi in colpa a non stare piu con il mio ex, come se avessi sbagliato, anche perché lavoro con lui, lui spesse volte mi ha continuato a dire che gli manco, che vuole tornare con me, ma io purtroppo non riesco, però ho paura di questo, di rivivere certe cose e di sbagliare..forse perché non ho ancora del tutto superato la precedente? chiedo a voi qualche parere e consiglio
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive sembra avere molto a che fare con ciò che la relazione precedente ha lasciato dentro di lei, più che con la certezza che la nuova storia stia necessariamente ripetendo lo stesso copione. Per quasi tre anni ha vissuto una relazione nella quale alcuni comportamenti del suo ex attivavano insicurezza e paura di non essere abbastanza. Quando cercava rassicurazione o un confronto, però, racconta di non trovare facilmente uno spazio nel quale parlarne. Questo può averla portata progressivamente a diventare molto attenta ai segnali dell’altro e a chiedersi spesso se ci fosse qualcosa che non andava. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, esperienze di questo tipo possono creare una sorta di allerta appresa. Quando successivamente compare una persona nuova e la relazione comincia ad assumere importanza, la mente può iniziare a cercare somiglianze con ciò che è già accaduto: “e se finisse nello stesso modo?”, “e se all’inizio fosse tutto bello e poi cambiasse?”, “e se stessi commettendo un errore?”. Il fatto che questi pensieri compaiano non significa però che la nuova relazione sia uguale alla precedente. Significa che oggi lei possiede una storia affettiva attraverso la quale interpreta ciò che sta vivendo. Mi sembra importante distinguere anche i comportamenti concreti delle due persone. Lei racconta che il nuovo ragazzo, quando manifesta un dubbio, cerca di comprenderlo e di rassicurarla. Questo non garantisce naturalmente come evolverà la relazione, ma è comunque un dato del presente. Se continua a confrontare ogni gesto con quelli del suo ex, rischia invece di vivere la nuova conoscenza guardando continuamente nello specchietto retrovisore. Anche il senso di colpa verso il suo ex merita attenzione. Il fatto che lui continui a dirle che gli manca e che vorrebbe tornare insieme può farle nascere il pensiero che scegliere qualcun altro significhi averlo abbandonato o aver preso una decisione sbagliata. Ma una relazione non deve necessariamente finire perché non c’è più affetto. Si può ancora voler bene a qualcuno e riconoscere allo stesso tempo che all’interno di quella relazione alcuni bisogni importanti non trovavano spazio. Lei stessa dice che oggi non riesce a tornare con lui. Questo elemento dovrebbe avere un peso almeno pari al fatto che lui desideri ricominciare. Il dolore dell’altro non trasforma automaticamente una separazione in un errore. La domanda “una relazione alla fine non si basa soprattutto sui gesti?” è interessante. I gesti sono certamente importanti, ma una relazione non si costruisce soltanto attraverso momenti dolci o attenzioni. Conta anche come ci si sente quando emerge una difficoltà, se è possibile parlare senza sentirsi eccessivi, se i bisogni possono essere espressi, se esiste reciprocità e se le differenze vengono affrontate insieme. Probabilmente ciò che oggi la colpisce del nuovo ragazzo non è soltanto che faccia gesti carini, ma che davanti alle sue incertezze sembri assumere un atteggiamento diverso da quello al quale era abituata. Allo stesso tempo, sarebbe utile evitare di utilizzare continuamente le rassicurazioni del nuovo partner per calmare ogni dubbio. Se ogni paura viene immediatamente portata all’altro affinché la faccia sparire, si rischia di diventare sempre più dipendenti dalla risposta ricevuta. Un passaggio importante potrebbe essere invece imparare a chiedersi: “ho davanti un problema concreto oppure sto cercando di ottenere la certezza che questa relazione non mi farà mai soffrire?”. La prima domanda può portare a un confronto utile. La seconda, purtroppo, non può trovare una risposta definitiva, perché ogni relazione contiene una quota di incertezza. Potrebbe essere utile anche non prendere ogni somiglianza con il passato come un segnale d’allarme. Due persone possono compiere gesti simili e avere intenzioni, caratteristiche e modi di stare nella relazione completamente differenti. Quello che conta è osservare nel tempo la coerenza complessiva del nuovo rapporto, senza idealizzarlo perché oggi la fa stare bene e senza svalutarlo perché teme che possa trasformarsi in ciò che ha già vissuto. Forse non è necessario stabilire adesso se abbia “superato completamente” il suo ex. Il superamento di una relazione non avviene necessariamente quando non si pensa più alla persona o non si prova più nulla. Può significare soprattutto che ciò che è accaduto smette progressivamente di decidere le scelte presenti. Nel suo caso, il fatto di lavorare ancora con l’ex e ricevere da lui messaggi sul desiderio di tornare insieme può rendere questo processo più complesso, perché il passato continua concretamente a entrare nel presente. Potrebbe quindi essere utile chiedersi non soltanto “chi dei due voglio?”, ma anche “come voglio sentirmi all’interno di una relazione?”. Ascoltata? Libera di esprimere un dubbio? Considerata? Tranquilla nel manifestare un bisogno senza temere di essere un peso? Queste domande possono aiutarla a spostare l’attenzione dalla paura di scegliere la persona sbagliata alla comprensione di ciò che per lei rende una relazione sufficientemente sana e soddisfacente. Se si accorge che il timore di ripetere il passato, il senso di colpa e il bisogno di rassicurazione stanno diventando molto presenti, potrebbe essere utile approfondire questi aspetti in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non tanto per stabilire con chi debba stare, ma per comprendere quali schemi si siano formati nella relazione precedente, cosa attivi oggi la paura di non essere abbastanza e come distinguere un vero segnale problematico da una vecchia ferita che si riaccende. Il punto, forse, non è garantirsi che questa volta non soffrirà mai. È imparare a riconoscere meglio ciò che le accade, osservare i comportamenti reali dell’altra persona e permettersi di scegliere sulla base del presente, senza lasciare che sia il passato a decidere in anticipo come andrà. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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