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Esperienze

Sono il fondatore dello Studio Clinico Medeor, Mente e Corpo, in via al Ponte Calvi a Genova, di fronte all'Acquario.

Lavoro come psicologo clinico in comunità terapeutiche sul territorio ligure e da diversi anni sono psicologo clinico presso il Consultorio Familiare CIF di Genova. Ho svolto il tirocinio specialistico presso ASL3, nel consultorio familiare (Centro Giovani) e nell'ambito della Salute Mentale. Sono attualmente specializzando presso la Scuola Lombarda di Psicoterapia (SLOP) in Psicologia Cognitiva Neuropsicologica.

Mi occupo prevalentemente di disturbi ansiosi, depressivi e disturbi di personalità, oltre che di disagio adolescenziale. Ho esperienza clinica diretta anche in ambito psichiatrico e in contesti psicoterapeutici multidisciplinari.

Adolescenti

Lavoro con adolescenti da anni, in contesti molto diversi: consultorio pubblico, comunità terapeutiche e studio privato. Questa varietà mi ha permesso di costruire una competenza clinica solida sulle forme più diverse del disagio adolescenziale — dai ritiri sociali alle crisi identitarie, dall'ansia da prestazione scolastica ai primi episodi psicopatologici.

Ho imparato a costruire un contatto reale anche con chi arriva in studio senza volerci stare, portato da genitori preoccupati o inviato dalla scuola. Con i ragazzi il primo obiettivo è questo: creare uno spazio in cui abbia senso tornare e in cui ci si possa sentire autentici.

Neurodivergenza

Un'area di lavoro sempre più centrale è quella della neurodivergenza. Mi occupo di valutazione funzionale e supporto psicologico per profili ADHD, autistici e misti — in adolescenti e adulti — con particolare attenzione a chi ha ricevuto una diagnosi tardiva o è rimasto a lungo frainteso o invisibile.

Se ti sei sempre sentito "diverso" senza capire bene perché, potrebbe essere utile esplorarlo insieme.

Persone LGBTQIA+

Offro uno spazio clinico aperto e non giudicante per persone LGBTQIA+, con attenzione alle specificità del percorso identitario, alle dinamiche relazionali e al disagio che può emergere in contesti familiari o sociali poco accoglienti.

Modalità

Ricevo sia in studio, in via al Ponte Calvi, sia in consulenza online — con le stesse modalità e la stessa qualità di cura.

Il mio approccio

Il mio metodo si fonda sulla fenomenologia psicologica e sull'ermeneutica: al centro c'è la persona, la sua storia unica e il suo racconto. Lavoro oltre le etichette diagnostiche — non per ignorarle, ma per non ridurre nessuno a una semplice categoria. Il mio focus è sull'esperienza vissuta e sul significato che ognuno dà al proprio modo di stare nel mondo.

Questo approccio permette di capire come interpreti le tue difficoltà e di collegarle ai temi più ampi della tua vita: relazioni, aspettative, paure, bisogni profondi.

L'obiettivo è stare meglio davvero — attraverso una comprensione più autentica di te stesso e del mondo che ti circonda.

Se hai bisogno, ci sono.
Raccontati.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitiva neuropsicologica

Aree di competenza principali:

  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia scolastica
  • Psicosomatica
  • Psicologia clinica
  • Psicoterapia
  • Neuropsicologia del benessere e salute mentale
  • Psicoterapia di coppia
  • Psicoterapia cognitiva fenomenologica
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Tipologia di visite

Consulenza online

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Dott. Marco Scaramuzzino

Via al Ponte Calvi 6, Genova 16124

Riceviamo su appuntamento A Medeor, in via al ponte calvi 6 ,davanti all'acquario.

Appena concluso una formazione specilistica con il gruppo Empathie sulla multi neuro atipicità, se sei nello spettro della neuro-divergenza o pensi di poterlo essere e vuoi capire meglio i tuoi modi di essere, non esitare a contattarmi.

Un saluto, ci vediamo in studio

Medeor
Mente è corpo

19/05/2026

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    Da 60 €

  • Primo colloquio individuale

    60 €

  • Valutazione neuropsicologica

    Da 90 €

  • Test psicologici

    Da 90 €

  • Tecniche di rilassamento

    60 €

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Marco Scaramuzzino

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010 984...
Marco Scaramuzzino
Studio clinico Medeor, Mente e Corpo

Via al Ponte Calvi 6, Genova 16124

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28 recensioni

Più menzionato dai pazienti

  • Attenzione durante la visita
  • Spiegazioni dettagliate
  • Ottimo studio
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  • Z

    Zack

    sono in cura da alcuni mesi dal dottore, sto un po meglio, mi parla con attenzione ed è smepre molto dsisponibile.

     • Medeor, studio di consulenza online Altro  • 

  • M

    MARCELLA

    Bravo, competente e attento.
    spero mi possa aiutare come sembra

     • Medeor, studio di consulenza online colloquio psicologico online  • 

  • M

    maria

    Bellissimo studio in centro, molto comodo e ben servito dai mezzi.
    Il dottore è da sempre molto chiaro e attento durante le sedute, mi ha aiutato molto in questi anni.
    Grazie!

     • Studio clinico Medeor, Mente e Corpo colloquio psicologico  • 

    Dott. Marco Scaramuzzino

    Grazie mille! Sempre a disposizione.


  • M

    Cura per il paziente.
    Sempre disponibile
    Grande professionista

     • Studio clinico Medeor, Mente e Corpo colloquio psicologico  • 

  • L

    Leo Pelle

    Molto professionale e attento alla privacy, attento alla puntualità
    La zona di comfort creata dallo studio è un punto centrale per il benessere del paziente e il dottore è in grado di valutare e far riflettere su molti punti il paziente e riesce a rendere comprensibili certi pensieri che non riusciremmo a districare.

     • Studio clinico Medeor, Mente e Corpo colloquio psicologico individuale  • 

    Dott. Marco Scaramuzzino

    Grazie mille per aver condiviso il tuo pensiero, un saluto! Ci vediamo in studio


  • F

    FR

    Competenza e ascolto attento sono state le caratteristiche migliori.

     • Altro Altro  • 

    Dott. Marco Scaramuzzino

    Grazie mille per aver condiviso la sua opinione, un saluto!


  • M

    M.V.

    All'inizio di questo percorso avevo molti dubbi, anche se ne sentivo la necessità ero piuttosto scettica. Ma con il dottor Scaramuzzino mi sono trovata a mio agio fin dalla prima seduta. È un professionista giovane ma già molto competente, positivo, empatico e con grande capacità di ascolto e di entrare in sintonia con il paziente.
    Il percorso che sto facendo con lui mi sta aiutando e sicuramente lo consiglio.

     • Altro Altro  • 

  • D

    Molto comprensivo e di aiuto per il trattamento del mio disturbo border, stiamo lavorando sul corpo per capire come "attivarmi in modo sano" come dice lui, in ogni caso complimenti

     • Studio clinico Medeor, Mente e Corpo colloquio psicologico  • 

  • L

    L. G.

    Raccomando caldamente il Dott. Scaramuzzino sia per collaborazioni professionali che per l'invio di pazienti, certo della sua integrità etica e della sua costante dedizione all'aggiornamento scientifico

     • Studio clinico Medeor, Mente e Corpo colloquio psicologico  • 

    Dott. Marco Scaramuzzino

    Grazie mille di cuore per la raccomandazione, un saluto.


  • M

    Miriam G

    Il dottor scaramuzzino mi sta aiutando molto nel percorso che sto affrontando per capire meglio la mia adhd e la morte del mio papi.......
    Molto gentile, studio comodo e bello! In centro dall acquario
    Grazie doc!

     • Studio clinico Medeor, Mente e Corpo sostegno psicologico  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 49 domande da parte di pazienti di MioDottore

Gentili Dottori, sono una ragazza di 23 anni e vi scrivo perché vorrei far luce su alcuni aspetti de

Gentili Dottori,
sono una ragazza di 23 anni e vi scrivo perché vorrei far luce su alcuni aspetti della mia vita.
​Sono cresciuta in una famiglia dalle risorse economiche modeste, ma che non ci ha mai fatto mancare il necessario.
La mia infanzia e adolescenza sono state segnate dalla presenza di un padre con problemi di alcolismo e comportamenti aggressivi.
Dopo la separazione dai miei genitori, mio padre ha formato una nuova famiglia ed è successivamente finito in carcere per maltrattamenti in famiglia.
​Un anno e mezzo fa ho subito una grave perdita: è mancata mia nonna materna.
Lei è stata il mio grande pilastro e il mio punto di riferimento principale, e il suo ricordo rimane dentro di me come un segno indelebile.
​Per quanto riguarda me, mi descrivo come una ragazza semplice e seria. Esco poco, non fumo, non bevo e non ho mai avuto una relazione sentimentale stabile, ma solo brevi frequentazioni. Mi ritengo una persona molto curiosa, anche se nello studio ho sempre fatto un pò di fatica: sono iscritta alla facoltà di Infermieristica, ma sono rimasta indietro con gli esami.
Sto provando a recuperare, anche se vivo questo percorso con un forte senso di incertezza.
​Il motivo principale per cui vi contatto riguarda il mio desidero più grande: vorrei incontrare la persona giusta, essere amata, costruire una famiglia e diventare madre da giovane. Spesso sento che, quando le sensazioni sono quelle giuste, le scelte d'impulso possano essere quelle corrette senza dover sempre aspettare.
​C'è un verso di una canzone di Ligabue ("Per sempre") che rispecchia molto ciò che sento: "Lui che passa per caso e mi salva e mi condanna per sempre".
Mi chiedo da dove derivi questo bisogno profondo di essere "salvata" e guidata verso questo ideale di famiglia, e se questo mio modo di vivere i sentimenti sia una risposta al mio passato.
​Spero di poter approfondire queste dinamiche insieme a voi e vi ringrazio in anticipo per il tempo e la disponibilità.
​Cordiali saluti

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Marco Scaramuzzino

Buonasera,

Per prima cosa, ci terrei a ringraziarla per la fiducia e la profondità con cui ha condiviso una storia così densa e personale.

Prima di entrare nel merito, tenga presente che quanto posso scriverle qui non sostituisce in alcun modo un percorso di approfondimento clinico reale, che le consiglierei con convinzione, proprio per la ricchezza e la complessità del vissuto che porta.

A rischio di sembrare noioso, vorrei darle una risposta che, per quanto parziale, possa essere il più precisa ed approfondita possibile.

Vorrei partire da un dato che, recentemente, la letteratura scientifica ha documentato in modo solido: chi cresce, come lei, con un genitore con problemi di dipendenza da alcol e comportamenti aggressivi, tende in età adulta a sviluppare uno stile di attaccamento particolare nelle relazioni sentimentali, spesso definito "timoroso" o insicuro, un misto di forte desiderio di vicinanza e paura profonda di essere delusi o abbandonati.

Le ricerche su questa popolazione mostrano che solo una piccola percentuale di chi ha vissuto questa esperienza raggiunge in età adulta un attaccamento sicuro e stabile nelle relazioni. Questo non significa che lei sia "destinata" a ripetere schemi negativi (per quanto ricche, queste teorie non sono “profezie”), ma aiuta a comprendere meglio da dove può essere nato quel bisogno che descrive: sentire che "le sensazioni giuste" bastino per fare scelte rapide e definitive, senza il tempo necessario alla reciproca conoscenza. Non è ingenuità, è un modo di cercare rassicurazione e stabilità nel modo più diretto e veloce possibile, proprio perché quella stabilità non le è mai stata effettivamente garantita, neanche nel posto che per antonomasia dovrebbe essere il più sicuro.

C'è poi un secondo elemento nel suo racconto che meriterebbe altrettanta, se non maggiore, attenzione clinica rispetto alla figura di suo padre: la perdita di sua nonna, un anno e mezzo fa. Lei stessa la descrive come il suo grande pilastro, il punto di riferimento principale della sua vita. Se sua nonna ha in qualche modo sostituito, con la sua presenza, la stabilità che il legame con suo padre non le ha potuto offrire, la sua perdita sembra lasciare un vuoto affettivo particolarmente profondo, proprio nel principale ancoraggio sicuro che lei aveva costruito nel tempo. È piuttosto plausibile che il desiderio urgente di trovare "la persona giusta", di essere amata e costruire subito una famiglia, sia anche — non necessariamente in modo consapevole — un tentativo di colmare rapidamente quel vuoto con un nuovo legame stabile, prima ancora di aver elaborato pienamente quella perdita. Ricordi bene, però, che tutte queste opinioni sono da prendere con le pinze, vista la mancanza di contesti e dettagli che, per forza di cose, non ho leggendo qualche riga sul web.

Il verso di Ligabue che ha scelto per descriversi, "lui che passa per caso e mi salva e mi condanna per sempre", mi sembra piuttosto interessante, poiché racconta bene l'ambivalenza che sta vivendo: un desiderio di essere salvata da qualcuno che arrivi dall'esterno a dare senso e direzione alla sua vita, insieme alla consapevolezza, nemmeno troppo nascosta nella parola "condanna", che questo tipo di legame rischia di legarla per sempre a qualcuno conosciuto per caso, senza il tempo di verificare davvero se sia la persona giusta. Questo bisogno di essere guidata verso un ideale di famiglia non nasce da un difetto personale, ma da una storia in cui la stabilità di base non si è mai potuta dare per scontata, prima con suo padre e ora, di nuovo, con la perdita di sua nonna.

Rispetto anche al percorso di studi, il fatto che si senta indietro con gli esami e viva questo recupero con un forte senso di incertezza potrebbe non essere un elemento isolato, ma legarsi allo stesso filo: la difficoltà a investire con costanza su progetti che richiedono tempo e tolleranza della frustrazione, in contrasto con l'urgenza che sente invece nel desiderio sentimentale e genitoriale. Vale la pena guardare anche questo aspetto insieme, non come un problema separato, ma come un'altra faccia della stessa ricerca di stabilità che al momento le manca. Si ricordi che la vita di una persona è un insieme “complesso” di tante cose; è difficile e spesso sbagliato cercare di interpretare qualcosa senza considerare tutto il resto dei contesti e delle esperienze che ci circondano ogni giorno.

Le direi con sincerità che il suo desiderio di famiglia e maternità è assolutamente legittimo e non ha nulla di sbagliato in sé. È coerente con la sua storia e perfettamente comprensibile.

In ultima analisi, le direi però che forse, prima di rincorrere il suddetto desiderio con l'urgenza che sembra sentire, potrebbe essere d’aiuto un percorso terapeutico ben fatto che le permetta di mettere a tema ed elaborare gli eventi della sua vita, come il rapporto con suo padre ed il lutto di sua nonna.

Tutto ciò finalizzato a tentare di costruirsi nel futuro in maniera autentica e libera, senza essere trascinata dall'urgenza di essere “salvata” da qualcuno arrivato per caso.

Resto a disposizione, Dott. Marco Scaramuzzino


Buongiorno

Buongiorno,
dopo 11 anni con il mio compagno ho scoperto che è ludopatico. I suoi modi di agire giravano tutti attorno alla sua dipendenza. Conosco bene questa dipendenza perchè il mio ex marito era ludopatico . Io mi ritrovo con una dipendenza affettiva e lui ora dice che vuole uscirne senza aiuto. Che fare? Grazie.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Marco Scaramuzzino

Buongiorno, cercherò di risponderle in modo preciso e approfondito, ma tenga presente che in poche righe scritte online non posso conoscere tutti gli elementi della sua situazione, la gravità specifica della dipendenza di suo compagno, la vostra storia condivisa, e questo limita necessariamente quanto posso dirle con certezza.

Detto ciò, provo a distinguere i due livelli che vedo intrecciati nella sua domanda, perché meritano risposte diverse.

Il primo livello riguarda suo compagno e la sua dichiarazione di voler smettere senza aiuto esterno. È corretto dirle che la letteratura scientifica sulle dipendenze comportamentali, incluso il gioco d'azzardo, mostra che una parte consistente delle persone, secondo alcune survey anche la maggioranza, riesce effettivamente a uscire dalla dipendenza senza un trattamento formale. Questo dato però va preso con alcune precisazioni importanti prima di rassicurarsi troppo. Primo, questi recuperi avvengono quasi sempre attraverso cambiamenti comportamentali concreti e osservabili, evitare sistematicamente i contesti e gli stimoli che scatenano il gioco, sostituire il tempo dedicato al gioco con altre attività incompatibili, non con la sola dichiarazione di volontà. Secondo, la gravità del quadro conta molto: undici anni di relazione costruita, come lei stessa dice, "tutta attorno" a questa dipendenza, suggeriscono un livello di radicamento del comportamento per cui l'assenza di supporto professionale comporta, statisticamente, un rischio di recidiva più alto rispetto a casi meno strutturati. Questo non significa che lui non possa farcela da solo, ma che le probabilità sono oggettivamente meno favorevoli senza un accompagnamento specialistico, ed è giusto che lei lo sappia per calibrare le proprie aspettative.

Il secondo livello, e qui le parlo con la massima onestà perché credo sia il punto più importante della sua domanda, riguarda lei. Il fatto che questa sia la seconda relazione consecutiva con un partner ludopatico, dopo il suo ex marito, non è una semplice coincidenza sfortunata. La ricerca su questo tipo di ripetizione relazionale mostra che tendiamo a essere attratti, spesso senza rendercene conto, da dinamiche che ci risultano familiari anche quando ci fanno soffrire, soprattutto quando nella nostra storia abbiamo imparato un ruolo di "gestione" o "cura" di un problema altrui. Lei stessa nomina questo meccanismo con grande lucidità, parlando di una propria "dipendenza affettiva", e questa consapevolezza è già un passo importante, perché le permette di guardare il pattern non solo attraverso il comportamento di lui, ma anche attraverso qualcosa che riguarda lei stessa, indipendentemente da come andrà questa relazione specifica.

Su questo punto le direi con chiarezza che un lavoro personale, con un professionista, su questo pattern ricorrente, sarebbe utile a prescindere dalla decisione che lei prenderà su restare o meno con il suo compagno attuale. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei per aver scelto queste relazioni, ma perché conoscere meglio questo meccanismo le permetterebbe di scegliere in futuro con maggiore libertà, non guidata solo da un richiamo familiare che riconosce come casa anche quando le costa dolore.

Sulla decisione pratica che ha davanti, se restare con lui e supportarlo nel suo tentativo di smettere senza aiuto, o chiedergli di intraprendere un percorso specialistico come condizione per continuare la relazione, non esiste una risposta univoca valida per tutti i casi, ma le direi che comunicargli con chiarezza il rischio oggettivo di ricaduta senza supporto, senza però metterlo eccessivamente all'angolo rispetto al suo bisogno attuale di sentirsi ancora in controllo di se stesso, potrebbe essere un modo per affrontare il tema senza sabotare la sua motivazione residua. In ogni caso, il suo percorso personale su questo pattern ricorrente resta, a mio avviso, il punto di partenza più solido, qualunque cosa lei deciderà rispetto a lui.

Resto a disposizione, Dott. Scaramuzzino


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