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Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi. Eraclito (535-475 a.C.)
A volte ci perdiamo o non ci siamo ancora trovati. Ripartire dalle proprie emozioni è fondamentale per riprendere contatto con sé stessi. Non credo nelle terapie senza fine, sono convinto che in noi ci sia una naturale spinta alla vita che a volte è nascosta nel profondo di noi stessi, altre volte va solo un po’ aiutata. Chiedere aiuto a un professionista può farci iniziare questo percorso con il piede giusto.
Sono Gabriele Lungarella, psicologo psicoterapeuta iscritto all'Albo degli Psicologi del Lazio, approccio Pluralistico Integrato. Lavoro in ambito clinico privato con singoli e coppie in età adulta, ragazzi. Svolgo attività di docenza e formazione in gruppo integrando aree e settori differenti. Mi alterno con passione tra le attività di psicoterapia singola e in gruppo, formazione, consulenza, docenza e fotografia nella convinzione che la comprensione della natura umana richieda flessibilità, adattabilità e conoscenza olistica.
Ricevo privatamente in studio a Roma e online. Credo nella salute pubblica e nell’importanza dell’accesso alle cure e offro soluzioni economiche adatte a condizioni meno abbienti. Mi sono laureato nel 2007 in Psicologia con indirizzo Clinico e di Comunità, successivamente diplomato al Master annuale di Counseling Psicologico e Tecniche di Coaching, specializzato in Psicoterapia presso l’Aspic e al Master Triennale di Fotografia della Fondazione Studio Marangoni. Dal 2005 lavoro in ambito sociale con cooperative e associazioni e dal 2010 nel campo della formazione nelle scuole e università.
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31 recensioni
Più menzionato dai pazienti
Ho intrapreso diversi percorsi nella mia vita, ma quello con il dottor Lungarella mi ha dato tanto: è un professionista davvero bravo, capace di ascoltare e di fornire gli strumenti giusti ad affrontare i propri irrisolti. Non avevo mai sperimentato un approccio così elastico e capace di adattarsi a quello che volta per volta porto in terapia. Lo consiglio.
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie Chiara, sono felice della tua esperienza e della strada percorsa insieme.
Il percorso che ho intrapreso con il dott. Lungarella mi stupisce ogni volta: la sua grande capacità di ascolto è seconda solo alla attitudine umile e rispettosa con cui suggerisce letture e strategie possibili. È come parlare un vecchio e saggio amico dotato di strumenti che io non posseggo. Grazie
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie! È buffo perché dai nostri scambi anche io ho idea di rivolgermi a un vecchio saggio che affronta la vita con rispetto e coraggio.
Ho conosciuto Gabriele circa un anno e mezzo fa, grazie a uno medico a cui mi ero rivolto per un consiglio riguardo dei problemi invalidanti tipo panico e ansia che si erano presentati a seguito di alcuni episodi luttuosi.
L'ascolto di Gabriele, senza giudizio, e le sue ipotesi di analisi, hanno restituito un senso ai fatti della vita e mi hanno aiutato a scegliere più serenamente.
Il suo studio è molto funzionale e raccolto, ed è una piccola oasi su un attico della Garbatella.
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie Marco delle tue gentili parole.
Lo studio è molto carino e accogliente. Gabriele sa ascoltare e guidare in percorsi che vanno dritti verso la risoluzione delle difficoltà e lo sa fare con delicatezza, cura, attenzione e tanta sensibilità. Grazie
Dott. Gabriele Lungarella
Parole gentili le sue, la ringrazio per la dedizione.
Puntuale, empatico e disponibile. Sa ascoltare ed è bravo nel cogliere i dettagli e analizzarli.
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie del feedback, apprezzo molto.
Ho fatto lunghi percorsi terapeutici… magari avessi conosciuto Gabriele prima!!!!
Dott. Gabriele Lungarella
È anche grazie ai suoi lunghi percorsi che ci siamo incontrati. La ringrazio tanto
Un dottore straordinario, sempre attento, disponibile e di rara dolcezza. Sa ascoltare con pazienza e rispetto, soprattutto i ragazzi, riuscendo a creare un clima di fiducia e serenità. Lavora con passione, dedizione e tanto amore. Sono davvero soddisfatta del suo lavoro: professionale, umano e impeccabile sotto ogni aspetto.
Dott. Gabriele Lungarella
La ringrazio molto Mchiara delle sue parole, alimentano l’amore per il mio lavoro.
Ascolto attivo, accogliente e orientato alla costruzione di soluzioni
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie del suo feedback
Ho iniziato da poco ma sembra essere la persona giusta
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie della fiducia Adriano
Professionista competente, empatico e sempre disponibile. Necessario per me e per il mio miglioramente
Dott. Gabriele Lungarella
Grazie Veronica
ha risposto a 105 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, ho 38 anni e dopo il lavoro non riesco a trovare un'attività che mi appassioni davvero. V
Buonasera, ho 38 anni e dopo il lavoro non riesco a trovare un'attività che mi appassioni davvero. Vorrei leggere, ma dopo poche pagine mi annoio. Vorrei scrivere, ma non trovo ispirazione. Vorrei fare sport, ma non riesco a essere costante. Finisco quasi sempre a leggere articoli su Wikipedia e ad ascoltare musica, per esempio inni nazionali, che mi incuriosiscono.
Mi chiedo come mai fatichi a trovare un'attività adatta a me e se sia qualcosa di comune o da approfondire. Avete consigli pratici, oppure letture o testi che possano aiutarmi sia ad accettarmi così come sono, sia a provare nuovi hobby in modo più sostenibile?
Grazie mille,
Luca.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Luca,
leggendo il suo messaggio, mi colpisce soprattutto un aspetto: sembra che stia cercando un’attività capace di appassionarla davvero, mentre forse sta sottovalutando gli interessi che già possiede.
La curiosità per Wikipedia, la musica e persino gli inni nazionali non è necessariamente un ripiego. Sono interessi autentici, anche se non corrispondono all’idea più tradizionale di hobby. Non tutte le passioni devono trasformarsi in attività strutturate, produttive o da coltivare con costanza.
Mi chiederei anche quanto incidano la stanchezza dopo il lavoro e le aspettative che ripone nel tempo libero. A volte il desiderio di trovare qualcosa che ci appassioni finisce per trasformarsi in un’altra richiesta da soddisfare, rendendo difficile godersi ciò che facciamo.
Le suggerirei di partire proprio dalle sue curiosità, magari approfondendo un argomento che la interessa, scrivendo qualche riflessione o esplorando nuovi generi musicali. Più che cercare subito una passione, provi a concedersi il piacere di sperimentare, senza l’obbligo di essere costante.
Come lettura potrebbe trovare interessante La via dell’artista di Julia Cameron, che propone esercizi per avvicinarsi alla creatività in modo graduale.
Naturalmente, se questa difficoltà fosse accompagnata da una perdita generalizzata del piacere, da umore basso o da una stanchezza persistente, sarebbe utile approfondirla con un professionista.
Vorrei però lasciarle una domanda: sta cercando qualcosa che le piaccia davvero, oppure qualcosa che le faccia sentire di utilizzare bene il proprio tempo? La distinzione potrebbe essere un buon punto di partenza.
Un caro saluto, Gabriele
Buonasera! Avrei bisogno di un consulto circa un dubbio che ho da anni ossia quello di vivere all'
Buonasera! Avrei bisogno di un consulto circa un dubbio che ho da anni ossia quello di vivere all' interno di una famiglia disfunzionale..mi spiego meglio: ho 33 anni non ho avuto un' infanzia serena ed ero sempre in mezzo a liti ,discussioni tra genitori e famigliari tanto e ' vero che metà infanzia l' ho passata da una nonna . Mia madre ha sempre sottolineato che io non ero voluta non dovevo nascere a differenza di mio fratello e ciò lo ha sempre detto anche davanti amici o parenti ...qualsiasi cosa che succedeva era colpa mia ,mi ha fatto iscrivere al liceo sotto sua pressione e se prendevo un 8 e mezzo era una tragedia iniziavano subito da parte sua e di mio padre i confronti con chi prendeva voti più alti ..presa la maturità non ho avuto nessuna soddisfazione solo un : ora datti una mossa e trovati un lavoro. Ho trovato perlopiu lavori sottopagati,senza contratti e sporadici ma ho sempre accettato nonostante ciò se le cose andavano male era colpa mia,se non si arrivava a fine mese era colpa mia ,andavo a mangiare una pizza con amiche me la rinfacciavano per giorni . Ho avuto ragazzi con i quali si parlava di convivenza ma mia madre se ne usciva con : e poi chi mi dà una mano a pulire casa ? Tuo fratello studia e lavora merita di riposarsi tu no . A fine agosto ho trovato lavoro come insegnante ed entrambi mi hanno detto che non è un lavoro che invero lavori consistono nello spaccarsi la schiena e che non sono degna dello stipendio che prendo. La cosa assurda e' che se mio fratello combina qualche guaio magicamente divento la più brava ,buona ,ubbidiente .. si risolve con mio fratello torno a essere la "fallita ,idiota " come ogni tanto vengo definita . All' ennesimo litigio dove mi si attribuisce anche l' appellativo di sfigata che vive tra i libri ho reagito ma nulla da fare ..mi chiedo quindi se tutto questo può essere definito contesto disfunzionale e cosa posso fare. Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che racconta emergono diversi elementi riconducibili a un contesto familiare disfunzionale, caratterizzato da svalutazione, colpevolizzazione e difficoltà nel riconoscere la sua autonomia. Naturalmente non possiamo ricostruire tutte le dinamiche familiari attraverso un messaggio, ma alcuni comportamenti che descrive meritano attenzione.
Sentirsi ripetere fin da bambina di non essere stata desiderata, essere continuamente confrontata con gli altri, vedere sminuiti i propri risultati e sentirsi responsabile delle difficoltà familiari sono esperienze che possono lasciare tracce profonde nell’immagine di sé e nel proprio senso di valore.
Mi colpisce soprattutto un aspetto: sembra che il riconoscimento da parte dei suoi genitori cambi a seconda delle necessità familiari, piuttosto che di ciò che lei è o realizza. È una dinamica che può portare a cercare continuamente un’approvazione che, anche quando arriva, rimane precaria.
A 33 anni ha trovato un lavoro come insegnante, un risultato importante che meriterebbe di essere riconosciuto. Eppure, anche questo sembra diventare un’occasione di svalutazione.
Credo che il punto centrale, oggi, non sia tanto riuscire a convincere i suoi genitori a riconoscere il suo valore, quanto cominciare a costruire una percezione di sé che non dipenda più dal loro giudizio.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere quanto queste esperienze abbiano influenzato la sua autostima, a riconoscere i sensi di colpa che accompagnano i tentativi di autonomia e a costruire confini più chiari nelle relazioni familiari.
Parallelamente, le suggerirei di valorizzare il lavoro che ha conquistato, coltivare relazioni esterne alla famiglia e, se ancora convivete, valutare gradualmente le possibilità concrete di una maggiore indipendenza.
Vorrei lasciarle una riflessione: quanto della persona che pensa di essere oggi nasce da ciò che sente di sé e quanto, invece, da ciò che le è stato ripetuto per tanti anni?
Forse è proprio da questa distinzione che può iniziare un cambiamento importante.
Un caro saluto, Gabriele
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