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Leggi di più12/08/2026
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Ti capita di sentirti costantemente in ansia, di passare molto tempo a rimuginare e analizzare ogni cosa, oppure di vivere un rapporto difficile con il cibo e con il tuo corpo?
Quando questi pensieri iniziano a occupare troppo spazio, può diventare difficile riuscire semplicemente a stare bene nella propria quotidianità.
Sono il Dott. Davide Martinelli, psicologo clinico, e mi occupo in particolare di persone che stanno attraversando difficoltà legate ad ansia, rimuginio, alimentazione e benessere psicologico.
Nel percorso lavoriamo insieme per comprendere meglio ciò che sta alimentando la difficoltà, riconoscere i meccanismi che tendono a mantenerla e costruire strategie più utili per affrontarla.
Per me è importante che la terapia non sia soltanto uno spazio in cui raccontare ciò che accade, ma un luogo in cui poter comprendere meglio se stessi e iniziare concretamente a cambiare ciò che oggi fa stare male.
Cerco di creare fin dal primo incontro uno spazio accogliente, rispettoso e privo di giudizio, utilizzando un linguaggio chiaro e accessibile. Ogni percorso viene costruito sulla persona, sulla sua storia e sugli obiettivi che desidera raggiungere.
Mi sono formato in Psicologia Clinica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove ho conseguito la laurea magistrale con il massimo dei voti. Ho maturato esperienza in contesti ospedalieri, ambulatoriali ed educativi e attualmente svolgo attività clinica presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi – Istituto Palazzolo.
Sono inoltre psicoterapeuta e neuropsicologo in formazione a orientamento cognitivo-comportamentale.
Se senti che ansia, pensieri continui o difficoltà con il cibo stanno condizionando troppo la tua vita, possiamo partire da qui e capire insieme cosa sta succedendo e come affrontarlo.
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101 recensioni
Più menzionato dai pazienti
Iniziare un percorso terapeutico non è mai facile, ma sin dalla prima seduta mi sono sentito completamente a mio agio, accolto e ascoltato senza mai percepire il minimo giudizio. Ha una grandissima capacità di ascolto e una sensibilità rara. Grazie al suo aiuto e alla sua guida delicata ma ferma, sto imparando a guardarmi dentro con molta più consapevolezza e serenità.
Professionista serio, disponibile e molto attento alle esigenze della persona. Mi ha colpito soprattutto la capacità di mettere a proprio agio e ascoltare con attenzione, creando un ambiente davvero positivo e accogliente. Consigliato!
È stato molto disponibile e preparato, tratta i pazienti con tatto e professionalità.
Grazie al Dottor. Martinelli ho scoperto una nuova versione di me stesso. Persona molto professionale che mi ha aiutato in un momento buio della mia vita
Non mi aspettavo che parlare con un professionista fosse così terapeutico, mi sono trovata benissimo e credo che il Dottor Martinelli abbia un'empatia e una comprensione davvero significativi, non lo ringrazierò mai abbastanza. Mi ha aiutato a comprendere da dove venisse la mia ansia e il mio malessere degli ultimi mesi. Soprattutto abbiamo affrontato in modo molto importante il tema del burnout, che non conoscevo ma che ora vedo come punto di forza da cui ripartire; Sempre grata
Mi sono rivolto a Davide in un periodo in cui l’ansia stava condizionando molto le mie giornate. Fin dalle prime sedute mi sono sentito ascoltato e compreso, ma soprattutto ho ricevuto strumenti concreti per gestirla. Oggi sto decisamente meglio e sento di aver ritrovato una serenità che mi mancava da tempo. Professionista competente e molto umano.
Sono seguita dal dottor Martinelli da poco, ma ho già avuto modo di capire la persona empatica, gentile e professionale che è. Vivamente consigliato.
Professionista molto competente e empatico.. Mi sono sentita ascoltata e compresa senza essere giudicata.
Il tempo è il miglior regalo che possiamo fare agli altri e a noi stessi , dunque trovare questi momenti di sfogo, confronto e consiglio sono assolutamente un dono che può aiutare chiunque. Percorso consigliatissimo
Posso dire che è stata un’esperienza molto positiva. Fin dal primo incontro mi sono sentita ascoltata senza giudizio, cosa che non è affatto scontata. Il percorso mi ha aiutata a capire meglio me stessa, a gestire l’ansia e ad affrontare situazioni che prima evitavo. Non è stato sempre facile, ma ne è valsa davvero la pena. Consiglierei questo tipo di supporto a chiunque senta il bisogno di stare meglio con sé stesso. Grazie mille Dottore
Dottore preparatissimo, capace di trovare le parole perfette al momento più idoneo. Non saprei come fare senza una figura di riferimento così importante. Mi sta aiutando con una forma di depressione e a lottare le mie battaglie. Veramente consiglio a chi deve riprendere in mano il proprio percorso
ha risposto a 474 domande da parte di pazienti di MioDottore
ciao dottore, sono una studentessa fuori sede e nella mia casa ho una ragazza che soffre di disturbo
ciao dottore, sono una studentessa fuori sede e nella mia casa ho una ragazza che soffre di disturbo borderline e di depressione, ad aprile aveva tentato il suicidio con l’overdose degli psicofarmaci ma fu salvata (io ancora non c’ero in quella casa), poi sono arrivata a settembre e una delle mie coinquiline mi spiegò questa situazione, scelsi di rimanere in casa sperando non riaccadesse. In questa settimana, qualche giorno fa, ero da sola a casa con lei, piangendo va in bagno, le busso e aveva chiuso a chiave, la prego di aprire e dopo 20 min mi apre, aveva le braccia piene di sangue, a terra c’erano gocce, sulla vasca e sulla tenda della vasca da bagno. Le faccio una camomilla e le lavo le braccia, la medico. Il giorno seguente sembrava stare meglio, diceva di voler dormire, vado nella mia stanza, ero con la mia vicina in camera mia, sentiamo un rumore e delle urla venire da camera sua, andiamo a bussare e gridando mi dice di non entrare: aveva fatto overdose di nuovo, la stanza era tutta in disordine e il rumore era causato da una sua caduta mentre cercava di alzarsi, ha preso più di 30 compresse di psicofarmaci. Ho chiamato l’ambulanza, sono andata con lei in ambulanza, ho visto scene pietose, una peggio dell’altra in due giorni. Ora sono diventata nervosa, irascibile, senza pazienza, sclero per TUTTO, mi basta un ‘orologio rotto, una penna mal funzionante, un computer scarico, una porta poco agibile, sono letteralmente al limite, non ho più pazienza, dormo poco e quando dormo mi agito, mi muovo nel sonno, ho solo voglia di gridare e di prendere a pugni tutto. MI AIUTI, mi dia una spiegazione ACCURATA scientificamente, ho solo bisogno di quella, grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, quello che descrivi è estremamente intenso e vorrei che partissimo da un punto fondamentale: la tua reazione non è incomprensibile, non è un segno di debolezza e non significa che tu stia diventando una persona aggressiva o incapace di controllarti. Hai vissuto, nell'arco di appena due giorni, due situazioni di grave emergenza, con un'esposizione diretta a comportamenti autolesivi, sangue, rischio concreto di morte e alla necessità di intervenire per chiedere aiuto e prestare assistenza. Non è poco. E soprattutto non è qualcosa che il tuo sistema psicologico possa necessariamente elaborare senza conseguenze.
Provo a spiegarti che cosa potrebbe accadere, anche dal punto di vista scientifico.
Quando una persona si trova improvvisamente davanti a una situazione percepita come una minaccia grave, il sistema nervoso attiva una risposta di allarme. Non è una scelta volontaria: è un meccanismo di sopravvivenza. Il cervello deve individuare il pericolo, preparare il corpo a reagire e aumentare la disponibilità di energia per affrontare un'emergenza. In questa risposta sono coinvolti diversi circuiti cerebrali, tra cui l'amigdala, che contribuisce a rilevare le minacce, e i sistemi che regolano l'attivazione autonomica e ormonale, compreso l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
In termini semplici, il tuo organismo può essere rimasto in uno stato di iperattivazione, come se dovesse continuare a essere pronto a intervenire da un momento all'altro.
Questo può spiegare una parte importante dei sintomi che descrivi: irritabilità, nervosismo, scarsa tolleranza agli imprevisti, difficoltà a concentrarti, sonno disturbato, agitazione e sensazione di essere costantemente al limite. Quando il sistema di allarme è molto attivo, anche stimoli quotidiani e normalmente trascurabili possono diventare difficili da tollerare. Un computer scarico, una penna che non funziona o una porta che si blocca non sono necessariamente il vero problema: possono essere semplicemente l'ultima goccia in un organismo già sovraccarico.
C'è un altro aspetto importante: durante quelle due giornate hai dovuto assumere un ruolo di grande responsabilità. Hai trovato la tua coinquilina ferita, hai cercato di aiutarla, hai assistito a una seconda emergenza e hai chiamato l'ambulanza. Probabilmente, in quei momenti, non hai avuto il tempo di fermarti a comprendere quello che stava succedendo dentro di te. Dovevi agire. Dovevi affrontare l'emergenza. Dovevi mantenere una certa lucidità.
A volte la reazione emotiva più evidente arriva proprio dopo, quando il pericolo immediato sembra essere passato e la persona non deve più concentrarsi esclusivamente su ciò che deve fare. Possono emergere tensione, rabbia, paura, senso di impotenza, immagini che ritornano alla mente e una generale difficoltà a sentirsi nuovamente al sicuro.
La rabbia, in questo contesto, potrebbe essere una manifestazione dell'iperattivazione e dello stress accumulato. Non significa necessariamente che tu sia arrabbiata con qualcuno in particolare. Può essere il modo in cui si manifesta una tensione che non hai ancora avuto modo di elaborare.
Anche il sonno merita attenzione. Dopo un'esperienza molto spaventosa, può diventare difficile abbassare il livello di attivazione necessario per addormentarsi e mantenere un sonno tranquillo. Il corpo può continuare a comportarsi come se dovesse rimanere vigile. Questo, a sua volta, alimenta l'irritabilità: dormire poco riduce ulteriormente la capacità di regolare le emozioni e di tollerare le frustrazioni. Si può così creare un circolo vizioso tra iperattivazione, sonno disturbato e maggiore reattività emotiva.
Non posso stabilire attraverso un messaggio se tu stia sviluppando una risposta acuta allo stress o un'altra condizione clinica. Esistono quadri descritti dalla letteratura psicologica e psichiatrica, come la reazione acuta allo stress e, in alcuni casi, il disturbo da stress acuto, che possono comparire dopo l'esposizione a eventi traumatici. Non sono però etichette da applicare automaticamente: per valutarle occorre conoscere la presenza di eventuali ricordi intrusivi, incubi, evitamento, sensazione di distacco, ipervigilanza, durata dei sintomi e loro impatto sulla vita quotidiana. Il fatto che tu stia reagendo così non basta, da solo, per formulare una diagnosi.
Vorrei anche dirti qualcosa che considero particolarmente importante: tu sei una coinquilina, non sei la responsabile della salute mentale di questa ragazza e non devi trasformarti nella persona incaricata di salvarla. Hai fatto bene a chiamare l'ambulanza e a chiedere aiuto. In presenza di un'overdose o di ferite autoinflitte, infatti, è necessario rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza, senza cercare di gestire autonomamente la situazione. Non devi controllarla continuamente, sorvegliarla durante la notte o sentirti obbligata a intervenire da sola qualora dovesse accadere nuovamente. La gestione del rischio suicidario richiede professionisti e servizi sanitari, non può essere affidata ai coinquilini.
Ti suggerisco di cercare un sostegno psicologico per te, possibilmente nei prossimi giorni. Non aspettare che la situazione peggiori o che tu non riesca più a studiare, dormire o vivere serenamente. Se l'agitazione è molto intensa, se non riesci a dormire o se senti di perdere il controllo, è opportuno parlarne anche con il medico. Se dovessi temere concretamente di poter fare del male a te stessa o a qualcun altro, allontanati dalla situazione, chiedi subito aiuto a una persona fidata e contatta i servizi di emergenza.
Vorrei lasciarti con una riflessione: in questi due giorni ti sei trovata davanti alla sofferenza estrema di un'altra persona e hai dovuto affrontare qualcosa che probabilmente non eri preparata a vedere. Ma chi si prende cura, chi interviene e chi cerca di aiutare può avere a sua volta bisogno di essere aiutato. Non devi dimostrare di essere forte sopportando tutto, né devi aspettare di arrivare al limite per riconoscere che ciò che hai vissuto ti ha colpita.
Se vuoi, puoi contattarmi: possiamo approfondire con attenzione quello che è successo, comprendere le tue reazioni e lavorare per ridurre questo stato di allarme, restituendoti gradualmente la possibilità di sentirti nuovamente tranquilla e al sicuro. La tua sofferenza merita la stessa attenzione che, in quei momenti, hai dedicato a quella ragazza.
Buongiorno, sono un ragazzo di 25 anni , ma già da molto tempo ormai prendo farmaci e ho fatto terap
Buongiorno, sono un ragazzo di 25 anni , ma già da molto tempo ormai prendo farmaci e ho fatto terapia cognitivo comportamentale per anni.. tra le varie patologie quella più evidente è il doc .. che negli ultimi periodi è sfociata nella dipendenza dal gioco d azzardo.. adesso io mi chiedo .. siccome so già perfettamente cosa mi direbbe un terapeuta cognitivo comportamentale perché , non lo dico per presunzione, ma davvero ho tanta esperienza... Quello che manca da parte mia è la resilienza di perseguire i miei obiettivi e seguire la "strada" giusta .. Mi chiedo se , conoscendo già gli strumenti per curarmi può bastarmi anche un sostegno psicologico.. magari anche da un psicologo/a non specializzato in psicoterapia oppure è consigliabile lo stesso seguire un terapeuta di questo approccio? Detto questo, premetto che sto avendo seri problemi e la dipendenza è già in fase avanzata ma non posso andare in una comunità per motivi che non sto ad elencare perche questo messaggio già è lungo così.. ne approfitto anche per chiedere se c'è qui qualche medico che può prendermi in cura il prima possibile, siccome sono una persona di carattere non vi nego che alcuni miei dottori passati a cui mi sono già rivolto alcuni non hanno Proprio la disponibilità e altri non si sentono proprio in grado di sostenermi, vivo in provincia di Avellino preferisco di gran lunga sedute di presenza perché credo siano più efficaci (pensiero personale) . Da parte mia c'è tanta consapevolezza, motivazione e collaborazione. Se non è chiedere troppo, vorrei avere a che fare con un medico umano empatico e che ami il suo lavoro.. il resto non mi interessa che sia maschio,femmina anziano o giovane però deve essere sicuro di poter prendere un impegno con me. Se gentilmente qualcuno che ha disponibilità immediata mi può mandare un messaggio o mi lascia un recapito sarà mia premura ricontattare.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, vorrei soffermarmi su un passaggio molto importante di quello che scrive: lei afferma di conoscere già gli strumenti della terapia cognitivo-comportamentale, di aver fatto anni di percorso e di sapere sostanzialmente che cosa le direbbe un terapeuta. Eppure, nonostante questa consapevolezza, oggi si trova ad affrontare una dipendenza dal gioco d'azzardo che definisce già in fase avanzata e che le sta causando seri problemi.
Credo che proprio qui si trovi il nodo centrale della sua richiesta.
Conoscere un problema non significa necessariamente riuscire a modificarlo. Sapere quali strategie utilizzare non significa riuscire ad applicarle quando si è dentro il meccanismo della compulsione. Comprendere razionalmente che una determinata condotta è dannosa non impedisce automaticamente di ripeterla. E questo non ha nulla a che vedere con la sua intelligenza, con la sua motivazione o con una presunta mancanza di carattere.
Nel disturbo ossessivo-compulsivo e nelle dipendenze comportamentali, infatti, può esserci una distanza considerevole tra ciò che la persona sa e ciò che riesce concretamente a fare. Il comportamento problematico può diventare progressivamente un circuito di rinforzo: tensione, impulso, comportamento di gioco, gratificazione o temporaneo sollievo, conseguenze negative e nuova tensione. Il gioco può assumere una funzione di regolazione emotiva, anche quando la persona è perfettamente consapevole dei danni che sta producendo.
Per questo motivo vorrei invitarla a non interpretare la sua difficoltà come una semplice mancanza di resilienza. Rischierebbe di attribuirsi una responsabilità eccessiva, come se tutto dipendesse soltanto dalla capacità di imporsi di seguire la strada giusta. La dipendenza non si supera semplicemente decidendo di essere più forti. Richiede un intervento adeguato, continuità, strumenti specifici e una presa in carico che tenga conto anche delle condizioni concrete in cui si manifesta il comportamento.
Veniamo alla sua domanda: può bastare un sostegno psicologico oppure è preferibile rivolgersi nuovamente a uno psicoterapeuta?
Nel suo caso, considerata la presenza di un DOC, la storia clinica, i trattamenti farmacologici già in corso e soprattutto una dipendenza dal gioco che descrive come avanzata, non mi limiterei a un generico sostegno psicologico. Un sostegno può certamente essere utile, ma è importante che il professionista abbia competenze specifiche nel trattamento del DOC e del disturbo da gioco d'azzardo. Non è sufficiente che conosca genericamente la sofferenza psicologica: deve essere in grado di valutare i meccanismi che mantengono entrambi i problemi e costruire un intervento coerente.
Non escluderei, inoltre, una rivalutazione psichiatrica, soprattutto perché assume già farmaci e riferisce un peggioramento significativo. La terapia farmacologica e quella psicologica dovrebbero essere coordinate, senza modificare o sospendere autonomamente i medicinali.
Vorrei essere molto chiaro su un altro punto: il fatto che lei non possa entrare in comunità non significa che non esistano possibilità di cura. Può essere valutato un percorso ambulatoriale specialistico, anche attraverso i servizi per le dipendenze (SerD) della sua ASL, che si occupano anche del disturbo da gioco d'azzardo. Chieda esplicitamente una valutazione per questa problematica e specifichi che la situazione è già grave e che necessita di una presa in carico tempestiva. Può inoltre rivolgersi al medico di medicina generale per facilitare l'accesso ai servizi e richiedere una valutazione specialistica.
Nel frattempo, sarebbe importante non affidarsi esclusivamente alla forza di volontà: occorre ridurre concretamente le possibilità di accesso al gioco, valutando l'autoesclusione dai siti di gioco autorizzati, il blocco delle applicazioni e degli strumenti di pagamento utilizzati per giocare, e il coinvolgimento di una persona fidata nella gestione delle risorse economiche, se possibile. Sono misure di protezione, non dimostrazioni di debolezza.
Le dico anche una cosa: nella sua richiesta emerge il desiderio di trovare un professionista umano, empatico e disposto ad assumersi un impegno serio. È una richiesta legittima. Tuttavia, non cercherei soltanto qualcuno che sappia ascoltarla e motivarla. Cercherei qualcuno che sappia anche affrontare tecnicamente la complessità della sua situazione, che sappia monitorare i progressi, riconoscere le ricadute e intervenire quando le strategie conosciute non sono sufficienti.
La consapevolezza che lei possiede è una risorsa importante, ma non deve diventare un motivo per pensare di dover riuscire da solo. Dopo anni di terapia, forse non ha bisogno di sentirsi ripetere ancora una volta che cosa dovrebbe fare: ha bisogno di un professionista che la aiuti a trasformare ciò che conosce in cambiamenti concreti, affrontando proprio gli ostacoli che finora le hanno impedito di mantenerli.
Vorrei però sottolineare l'urgenza: quando una persona riferisce una dipendenza dal gioco in fase avanzata e gravi conseguenze, non è opportuno rimandare la presa in carico in attesa di trovare il professionista ideale. Se possibile, contatti già oggi il SerD della sua zona e chieda una prima valutazione. Se ci sono debiti, perdita del controllo del denaro o pensieri di farsi del male, è importante comunicarlo subito ai professionisti e chiedere aiuto urgente in caso di pericolo immediato.
Se desidera approfondire la sua situazione, può contattarmi. Ritengo importante comprendere non soltanto quali strumenti conosce già, ma soprattutto che cosa succede nei momenti in cui non riesce a utilizzarli, quali emozioni precedono il gioco e quali meccanismi continuano ad alimentare la dipendenza. È da lì che occorre ripartire, con un lavoro serio, concreto e condiviso.
Non deve dimostrare di essere abbastanza forte da salvarsi da solo. Deve poter contare su un aiuto competente, stabile e adeguato alla gravità di quello che sta attraversando.
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