Dott.ssa
Chiara Veronese
Psicologa
·
Psicologa clinica
Psicoterapeuta
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sulle specializzazioni
Milano 1 indirizzo
Esperienze
Psicologa clinica, del lavoro e formatrice. Psicoterapia fenomenologica.
«Nel mio lavoro clinico adotto un orientamento cognitivo‑fenomenologico, un approccio che mette al centro l'esperienza vissuta della persona. Significa partire non da etichette o categorie, ma dal modo in cui ciascuno sente e interpreta ciò che accade: nel corpo, nei pensieri, nelle emozioni, nelle relazioni e nei contesti di vita.
La fenomenologia considera ogni individuo come un essere unico, inserito in un mondo fatto di legami, significati, abitudini e possibilità. Per questo, in terapia esploriamo insieme come abita la propria esperienza: quali forme assume la sofferenza, quali tentativi di regolazione emergono, quali parti di sé chiedono spazio, quali relazioni sostengono e quali invece irrigidiscono.
Il mio lavoro consiste nel creare uno spazio sicuro, rispettoso e non giudicante, in cui poter osservare con curiosità il proprio modo di funzionare, riconoscere le coerenze interne che guidano il vissuto e dare voce a ciò che spesso rimane implicito. L'obiettivo non è "correggere" la persona, ma accompagnarla a comprendere più profondamente il proprio mondo emotivo e a ritrovare modalità più libere e flessibili di stare nella vita e nelle relazioni.»
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Attacco di panico
- Stress
- Disturbi alimentari
- Disturbi psicosomatici
- Fobie
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Indirizzi (2)
Viale San Gimignano 38, 2 piano, Milano 20146
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6 recensioni
Più menzionato dai pazienti
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V
Virginia Romero
È attenta. La cosa più importante ti dà le opzioni di aiuto. Consiglio professionale, umile, carismatico
Bravissima, gentilissima.• Chiara Veronese • primo colloquio psicologico •
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G
G. F. R.
La dottoressa è molto gentile e disponibile. A differenza di esperienze precedenti mi ha aiutata a comprendere e risolvere
• Consulenza online • psicoterapia online •
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P
P.A.
Professionista molto accogliente e attenta all'ascolto.
• Chiara Veronese • colloquio psicologico clinico •
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V
V. M.
Ottima esperienza, mi sono trovato molto bene, la consiglio
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A
A. C.
La dottoressa Veronese mi ha aiutata in un momento di difficoltà permettendomi di superare velocemente i miei problemi. La consiglio vivamente
• Consulenza online • psicoterapia online •
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L
L.D.
Ottima Esperienza. Professionista davvero preparata, empatica e capace di mettere subito a proprio agio. Il percorso mi sta aiutando molto sia a livello personale che emotivo. Sempre disponibile, attenta e mai giudicante. Consigliatissima a chi cerca una psicologa competente ma anche umana e vicina alle persone.
• Chiara Veronese • colloquio psicologico •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 29 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno Cari Dottori, vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non rie
Buongiorno Cari Dottori,
vorrei chiedervi aiuto, un parere..sto sempre a pensare e piangere..non riesco a dimenticare un uomo con cui ci sono stati solo rapporti fisici, ma io mi ero illusa potesse provare qualcosa..nonostante ci vedessimo solo sul lavoro, mai una uscita fuori, mai chiamarmi per nome, nessun numero di telefono.. mai fatto domande sulla sua vita privata ..avevo paura di rovinare tutto..era tutto evidente ma io ci speravo ma in quei momenti mi sentivo considerata, il suo avvicinamento fisico anche se tutto di nascosto e quando poteva lui, mi faceva sentire importante, c'era complicita'. da quando ha interrotto tutto perche' ha capito il mio coinvolgimento emotivo, io ci soffro, io non riesco a star bene,ne' a parlare con altri ragazzi quando lo vedo parlare con altre ragazze, ci soffro..ad oggi tra di noi solo "ciao" , quando ci troviamo alla porta"prego, grazie" sguardi fissi, restiamo immobili l'uno di fronte all'altro per alcuni secondi..non si avvicina a salutare neanche quando parlo con un collega in comune...mi sento di aver sbagliato tutto..se fossi stata leggera, capace di tecniche di seduzione, ad oggi mi parlerebbe come tempo fa..non sarei stata depressa, triste. Grazie per il vostro tempo
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco quanto questa esperienza la stia facendo soffrire. Quando una relazione, anche solo fisica, viene vissuta come uno spazio in cui ci si sente visti, desiderati o “importanti”, è naturale che l’interruzione improvvisa riattivi dolore, senso di perdita e pensieri autocritici.
Quello che descrive non parla di “errori” o mancanza di seduzione, ma di un coinvolgimento emotivo che si è sviluppato in un contesto poco chiaro e non reciproco. Il fatto che oggi provi tristezza, rimugini, si senta bloccata o si confronti con altre ragazze è comprensibile: sta cercando di dare un senso a qualcosa che non ha mai avuto una forma definita.
Lavorare su questo in terapia può aiutarla a comprendere cosa l’ha fatta legare così intensamente, quali bisogni emotivi erano in gioco e come ritrovare un senso di valore che non dipenda dallo sguardo di questa persona. Non è un fallimento: è un vissuto che merita ascolto e cura.
Vorrei capire meglio il mio rapporto con lo studio e con l’evitamento, perché non è un problema nato
Vorrei capire meglio il mio rapporto con lo studio e con l’evitamento, perché non è un problema nato con l’università. Già alle elementari nascondevo i compiti e alle medie tendevo a rimandare molto. Ho sempre vissuto la scuola con forte pressione familiare: mio padre controllava molto il rendimento, con interrogazioni a tavola, domande continue su ciò che avevo fatto a scuola, rimproveri e minacce di togliermi cose a cui tenevo. Mia madre era presente, ma non la percepivo come capace di proteggermi davvero da questa pressione. A 16 anni il rapporto con mio padre cambiò bruscamente dopo che scoprii alcune cose sensibili che lo riguardavano e le usai per mettergli pressione. Da allora smise quasi completamente di controllarmi sullo studio e oggi tende anche a negare di avermi trattato male in passato. Ora, quando percepisco lo studio come obbligo o controllo, mi viene facilmente rabbia e tendo a evitare, rimandare o scrollare compulsivamente. Questa estate, dopo aver studiato molto ed essere stato bocciato più volte, la situazione è peggiorata molto e ho avuto anche reazioni aggressive in famiglia. Tra poco dovrò tornare nella città in cui studio e già l’idea mi provoca tensione, perché la associo a stress, studio e fallimenti. Vorrei capire quanto questo evitamento possa essere collegato alle esperienze scolastiche e familiari passate e come lavorarci concretamente.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Le difficoltà che descrive non nascono dall’università, ma da un rapporto con lo studio segnato fin da piccolo da controllo, pressione e paura di sbagliare. Quando per anni lo studio è stato associato a giudizio, minacce o mancanza di protezione, è comprensibile che oggi ogni situazione che “somiglia” a quell’obbligo riattivi rabbia, evitamento, rimandi o comportamenti compulsivi.
Il fatto che la tensione aumenti dopo bocciature o in luoghi legati allo studio indica che il suo sistema emotivo sta reagendo a vecchi schemi familiari, non solo ai compiti universitari.
Lavorare su questo significa riconoscere come quelle esperienze abbiano modellato il modo in cui vive oggi la performance, il fallimento e il controllo, e costruire modalità più sane per avvicinarsi allo studio senza ricadere in automatismi del passato.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere questi collegamenti e a sviluppare strategie concrete per ridurre l’evitamento e ritrovare un rapporto più libero e sostenibile con lo studio.
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