Dott.ssa
Oxana Panetta
Psicologa
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sulle specializzazioni
Laureana di Borrello 1 indirizzo
Esperienze
Il mio approccio si fonda su un ascolto autentico e sulla creazione di uno spazio accogliente e non giudicante, in cui la persona possa sentirsi libera di esprimersi e comprendersi.
Gli interventi che propongo sono basati su evidenze scientifiche, con l’obiettivo di favorire consapevolezza, benessere e cambiamento.
Aree di competenza principali:
- Psicodiagnostica
- Psicologia dell'età evolutiva
- Psicologia delle relazioni
Presso questo indirizzo visito
Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
50 € -
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Mindfulness
50 € -
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Superamento di eventi traumatici
50 € -
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Studio clinico
50 € -
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Sostegno psicologico
50 € -
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Indirizzi (2)
Traversa I Iannizzi, 1, Piano Terra, Laureana di Borrello 89023
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Contanti
- Carta di credito
- Bonifico istantaneo
- PayPal
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Consulenza online
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Convenzioni assicurative non attive
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Recensioni
13 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Efficacia del trattamento
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
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A
A.P.
Esperienza molto positiva. Mi sono sentito subito a mio agio e mai giudicato. La Dott.Ssa Panetta è una psicologa competente e professionale ma allo stesso tempo molto umana ed empatica.
Le sedute si svolgono in un ambiente accogliente e sereno.
La consiglio vivamente.
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille!
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W
W.M
Professionista preparata e competente. La consiglio
• Altro • Altro •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie!
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F
FM
Dottoressa molto professionale e competente; trasmette sicurezza e affidabilità. Conisiglio di iniziare un percorso a chiunque abbia voglia di trovare uno spazio sicuro e privo di giudizio dove imparare a stare con ogni parte di sé.
• Altro • Altro •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille! Gentile come sempre!
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M
M. S.
Una professionista molto preparata e brava nella comunicazione, abile nell’entrare in empatia con i pazienti, facendoli sentire a proprio agio. Sempre dolce e sorridente, consigliatissima!
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • colloquio psicologico •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille!
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G
G M
Ottima professionalità nell’affrontare le problematiche. Nonostante molto giovane ha trasmesso a mia figlia sicurezza ed empatia. Consigliatissima
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • colloquio psicologico •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie Mille!
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F
FG
Empatica, competente e concreta: un supporto davvero efficace, consigliatissima.
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • sostegno alla genitorialità •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille Davvero!
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G
G.p.
La dottoressa Panetta è una persona affidabile e preparata, paziente e molto disponibile all' ascolto unisce a questo una grande sensibilità ed empatia.
• Altro • Altro •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie davvero! Sempre molto gentile.
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S
S.
Psicologa davvero molto brava e professionale. Mi ha fatta sentire subito a mio agio, ascoltandomi con attenzione e senza giudizio. Grazie al suo aiuto sto affrontando le difficoltà con maggiore serenità
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • colloquio psicologico •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille!
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M
MM
professionale, dolce e molto attenta. la consiglio sinceramente a chi cerca una persona umana e competente
• Altro • Altro •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille davvero!
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T
TM
Professionista empatica.
Ascolto, accoglienza, professionalità e supporto eccellente.
Consiglio a chiunque.• Studio di consulenza online • colloquio psicologico online •
Dott.ssa Oxana Panetta
Gentilissima, Grazie davvero!
Risposte ai pazienti
ha risposto a 88 domande da parte di pazienti di MioDottore
Mi sento molto sola vorrei parlare con qualcuno
Mi sento molto sola vorrei parlare con qualcuno. Che fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao,Prima di tutto, mi colpisce una frase: "Mi sento molto sola." La solitudine può fare davvero male. A volte non dipende dall'essere fisicamente soli, ma dal sentirsi poco compresi, poco visti o dal non avere qualcuno con cui condividere quello che si prova.
Vorrei chiederti una cosa con delicatezza: da quanto tempo ti senti così? È una sensazione che va e viene o è diventata quasi costante?
Nel frattempo, vorrei dirti questo: il fatto che tu abbia scritto qui mi fa pensare che una parte di te desideri ancora entrare in contatto con qualcuno. È un segnale importante. Quando ci si chiude completamente, spesso non si cerca nemmeno un dialogo. Tu invece lo stai facendo.
Se fossimo in uno studio, probabilmente ti direi:
"Raccontami cosa succede nella tua giornata. In quali momenti senti di più questa solitudine? C'è qualcuno che ti manca, oppure ti senti sola anche quando sei in mezzo agli altri?"
Non cercherei subito di darti consigli, perché prima è importante capire la tua storia.
Detto questo, ci sono alcune cose che possono aiutare nell'immediato:
prova a non affrontare tutto da sola, anche scrivendo a una persona con cui hai un minimo di fiducia;
mantieni piccoli contatti quotidiani, anche brevi, perché la solitudine tende ad alimentarsi con l'isolamento;
se questa sensazione dura da settimane o mesi ed è molto intensa, parlarne con uno psicologo può fare davvero la differenza. Non perché ci sia qualcosa che "non va" in te, ma perché avere uno spazio dove essere ascoltata è spesso il primo passo per stare meglio.
Vorrei farti un'altra domanda, se ti va: quando dici "vorrei parlare con qualcuno", senti soprattutto il bisogno di essere ascoltata, di ricevere un consiglio, oppure semplicemente di non sentirti sola per un po'?
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Madre di due bambini piccoli(2 anni e 6 mesi) ho lasciato il lavoro per stare con loro di mia inizia
Madre di due bambini piccoli(2 anni e 6 mesi) ho lasciato il lavoro per stare con loro di mia iniziativa e adesso che vorrei ricominciare a lavorare al solo pensiero mi vengono gli attacchi di ansia come se avessi trovato la mia comfort zone a casa e avessi un’insensato terrore del “là fuori”. È normale dopo la maternità?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,inizierei col dirti una cosa: non mi concentrerei sul fatto che hai paura di lavorare. Mi incuriosirebbe capire cosa rappresenta, per te, il tornare a lavorare.
Da quello che racconti, hai due bambini molto piccoli: uno di 2 anni e uno di 6 mesi. Negli ultimi anni la tua mente e il tuo corpo si sono completamente riorganizzati attorno al ruolo di madre. Non è solo una questione di abitudini: è cambiata la tua identità, il tuo ritmo quotidiano, il tuo senso di sicurezza.
La casa, in questo momento, è diventata il luogo in cui sai esattamente cosa fare, dove ti senti competente e dove hai il controllo della situazione. Il "fuori", invece, rappresenta molte incognite:
"Sarò ancora capace di lavorare?"
"Riuscirò a conciliare tutto?"
"E se i bambini avranno bisogno di me?"
"Se non fossi più quella di prima?"
"Se fallissi?"
L'ansia, spesso, non è la paura del lavoro. È la paura del cambiamento.
In psicologia si parla spesso del fatto che la maternità è una profonda trasformazione identitaria. Dopo la nascita di un figlio — e ancora di più con due bambini così piccoli — molte donne sperimentano una sensazione di "essersi allontanate" dalla persona che erano prima. Tornare al lavoro può far emergere il timore di non riconoscersi più o di non essere all'altezza.
Vorrei anche farti notare un dettaglio importante del tuo messaggio. Tu scrivi:
"Ho lasciato il lavoro di mia iniziativa."
Questa precisazione mi colpisce. È come se stessi dicendo: "È stata una mia scelta, quindi non dovrei stare così."
Ma una scelta può essere giusta e, allo stesso tempo, avere delle conseguenze emotive che non avevi previsto. Non c'è nessuna contraddizione.
Un'altra cosa che mi farebbe riflettere è la frase:
"Ho trovato la mia comfort zone."
Le comfort zone vengono spesso descritte come luoghi di benessere. In realtà, a volte sono semplicemente luoghi in cui l'ansia è più bassa. Non significa necessariamente che siano il posto in cui vogliamo restare per sempre.
L'ansia tende a dirci:
"Se non esci, starai meglio."
E ha ragione... nel brevissimo periodo.
Ma ogni volta che evitiamo ciò che ci spaventa, il cervello impara che quella cosa era davvero pericolosa. Così il timore cresce.
Vorrei però fare una distinzione importante.
Se l'ansia compare solo quando pensi di ricominciare a lavorare, ma nella vita quotidiana riesci a uscire, vedere persone, fare commissioni, prenderti cura dei bambini, allora è probabile che sia un'ansia legata a questa fase di transizione.
Se invece senti un forte timore anche nell'uscire di casa, nell'allontanarti dai bambini, nei luoghi affollati o eviti molte situazioni perché temi di stare male, allora potrebbe essere utile approfondire con uno psicologo. Dopo una gravidanza e un parto alcune donne sviluppano disturbi d'ansia che meritano attenzione e possono essere trattati con ottimi risultati.
C'è poi un aspetto che spesso viene sottovalutato: hai un bambino di 6 mesi. Sei ancora in un periodo molto vicino al parto. La deprivazione di sonno, il carico mentale, gli ormoni e le responsabilità continue possono rendere il sistema nervoso molto più sensibile all'ansia. Non significa che ci sia qualcosa che non va in te.
Se fossi in seduta con te, probabilmente non ti direi: "Devi buttarti."
Ti chiederei invece:
Che immagine ti viene in mente quando pensi al primo giorno di lavoro?
Qual è la cosa peggiore che immagini possa succedere?
È il lavoro che ti spaventa o il lasciare i bambini?
Ti manca lavorare oppure senti di "dover" ricominciare?
Se l'ansia sparisse per un giorno, tu vorresti davvero tornare a lavorare?
Queste domande aiutano a capire se l'ansia sta proteggendo qualcosa di importante oppure se sta semplicemente sopravvalutando un pericolo.
Infine, voglio dirti una cosa che spesso le madri trovano rassicurante: non sei "diventata una persona paurosa". Il cervello, dopo la maternità, tende fisiologicamente a essere più orientato alla protezione, alla previsione dei rischi e alla vigilanza. Questa caratteristica è utile per accudire un neonato, ma a volte può estendersi anche ad altri ambiti della vita e rendere più difficile affrontare i cambiamenti.
Ti farei una domanda, se ti va di rispondermi: quando immagini concretamente di tornare a lavorare, qual è il primo pensiero che ti provoca l'ansia? È più qualcosa come "non ce la farò", "mi sentirò in colpa a lasciare i bambini", "non sono più quella di prima", oppure un'altra paura ancora? Da lì si può iniziare a capire cosa sta davvero alimentando questa sensazione.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
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