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Sono uno psicologo clinico e del lavoro. Mi rivolgo ad adulti, giovani adulti e adolescenti, offrendo uno spazio di ascolto riservato e non giudicante per affrontare difficoltà emotive, relazionali, familiari, scolastiche o lavorative.
Mi occupo in particolare di ansia, stress, autostima, regolazione delle emozioni, crisi di coppia, lutto, burnout, mobbing e momenti di cambiamento personale o professionale. Offro inoltre supporto nelle difficoltà legate all’identità, all’orientamento sessuale, all’accettazione di sé e alle esperienze di discriminazione.
Il percorso viene costruito insieme alla persona, nel rispetto della sua storia, dei suoi bisogni e delle sue risorse. Integro le competenze della psicologia clinica con l’esperienza maturata nella psicologia del lavoro, nella gestione delle risorse umane, nella formazione e nei contesti organizzativi.
Ricevo in presenza e online. Sono disponibili anche percorsi di orientamento scolastico e professionale, coaching e sostegno psicologico in presenza di malattie croniche o importanti cambiamenti di vita.
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3 recensioni
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Ho avuto solo un primo contatto col dott. Calabrese ma già da questo primo colloquio penso che continuerò a farmi seguire da lui per diversi motivi: mi ha subito messo a mio agio e questo mi ha spinto ad aprirmi completamente; ho notato una forte empatia pur mantenendo un atteggiamento apparentemente distaccato; è molto preparato su tante questioni che riguardano il mondo LGBTQ+
Stavo cercando un esperto del settore a cui affidarmi e mi è stato consigliato il Dott. Calabrese. Ad oggi, dopo qualche seduta, posso affermare di aver fatto la scelta giusta. Già dal primo incontro sono stato messo in una condizione di comfort riuscendo per la prima volta a parlare senza freni e paure. Durante gli incontri, non solo sono stato ascoltato e consigliato, ma piuttosto che ricevere solo risposte alle mie domande, siamo risaliti alle radici di esse, in modo da psicanalizzare ogni quesito, risolvendolo. Nutro profondo rispetto e ammirazione per il lavoro che il Dott. Calabrese sta svolgendo su di me, perchè in poco tempo è riuscito, in modo sincero e mai invadente, a fare luce su di me. Non è un qualunque psicologo che ti dice quello che vuoi sentirti dire, ma ti scava nel profondo per metterti davanti ai tuoi mostri, e affianco a te li combatte. È un professionista che va oltre la semplice seduta ed ha cura del paziente. Non avrei potuto trovare di meglio.
Ci sono persone che, fin dal primo incontro, riescono a farti sentire nel posto giusto. Dopo tre sedute posso dire di aver trovato uno psicologo di grande serietà e professionalità, ma soprattutto una persona con cui mi sento davvero a mio agio. Ogni incontro è uno spazio sicuro, in cui mi sento ascoltato, compreso e mai giudicato. La sua capacità di mettere le persone a proprio agio è qualcosa di raro e prezioso. Sono molto felice di aver iniziato questo percorso con lui e lo consiglio con tutto il cuore a chiunque stia cercando un professionista competente, umano e attento.
ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore
Quando la rabbia e la delusione arriva ad un punto tale che quella persona ti scade totalmente? Mi è
Quando la rabbia e la delusione arriva ad un punto tale che quella persona ti scade totalmente?
Mi è capitato di provare rabbia e delusione ma non riuscire ancora del tutto a distaccarmi
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Rabbia e delusione non portano necessariamente al distacco. Anzi, spesso il fatto che una persona continui a provocarci emozioni intense indica che quel legame ha ancora un significato per noi.
Il vero distacco tende ad arrivare quando diminuisce non solo la rabbia, ma anche il bisogno che l’altro capisca, cambi, ripari o ci dia qualcosa che abbiamo atteso. A volte quindi possiamo aver perso molta stima per una persona e, nello stesso tempo, essere ancora emotivamente legati a lei.
Se questo contrasto tra ciò che razionalmente pensa e ciò che emotivamente prova la fa soffrire, può essere utile comprenderne meglio il significato: spesso è proprio lì che si trova il motivo per cui separarsi interiormente risulta così difficile.
Salve.Ho 18 anni, sono una persona neurodivergente e in questo periodo sto affrontando un carico di
Salve.Ho 18 anni, sono una persona neurodivergente e in questo periodo sto affrontando un carico di stress enorme. Da un lato c'è la pressione della scuola, la depressione dall'altro sto facendo i conti con una situazione di abusi familiari che mi toglie ogni energia. Sto già seguendo un percorso terapeutico, di farmaci che prendo da 4 mesi ma ovviamente su questo non mi hanno aiutato il problema che più di tutti mi spaventa e mi fa sentire bloccato è il vissuto costante di derealizzazione e depersonalizzazione. È iniziato quasi dodici mesi fa: mi sembra di vivere dietro a uno schermo, di non essere realmente nel mio corpo o che il mondo intorno a me non sia vero. Questa sensazione non se ne va mai del tutto, ma cambia intensità in base a dove mi trovo o a come sto.Ho notato che peggiora nettamente se mi trovo in luoghi affollati o caotici, dove ci sono troppi stimoli sensoriali e visivi da elaborare, probabilmente a causa del mio funzionamento neurodivergente. La cosa paradossale e frustrante è che si accentua o persiste pesantemente anche quando sono chiuso in casa a non fare nulla, come se il mio cervello non riuscisse a rilassarsi neanche in un ambiente 'protetto'.A volte mi sembra di cogliere dei piccolissimi miglioramenti, come se ci fossero giorni in cui la nebbia si dirada un pochino, ma basta un aumento dell'ansia o un sovraccarico di stimoli per far crollare tutto di nuovo. Questo mi blocca totalmente: ho paura di uscire di casa da solo perché temo che arriverà la dissociazione , e mi sento intrappolatoin un ciclo da cui non so come uscire. Vorrei capire come gestire questo blocco, come dare sollievo al mio sistema nervoso quando si sovraccarica e come affrontare la paura di uscire.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi merita attenzione, soprattutto perché si inserisce in un periodo di forte stress, depressione e difficoltà familiari. Esperienze di derealizzazione e depersonalizzazione possono accentuarsi quando il sistema è sottoposto a un carico emotivo o sensoriale elevato; il fatto che l’intensità cambi nel tempo è un elemento importante da osservare.
Dal momento che stai già seguendo un percorso terapeutico e farmacologico, ti consiglierei di riferire in modo molto preciso questi sintomi sia al terapeuta sia al medico che ti segue, compresa la paura di uscire e il loro rapporto con gli stimoli ambientali. Si può lavorare gradualmente sulla regolazione dell’attivazione, sul riconoscimento dei fattori che aumentano la dissociazione e sulla ripresa degli spazi di autonomia, evitando di forzarti oltre ciò che in questo momento riesci a tollerare.
Un aspetto che non trascurerei è inoltre la situazione familiare che definisci abusante: se gli abusi sono ancora in corso, la priorità è anche costruire condizioni concrete di sicurezza e una rete di supporto.
È una situazione complessa, ma proprio per questo può essere utile affrontare insieme i diversi elementi, anziché considerare la derealizzazione come un problema isolato.
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