Mio figlio di 21 anni è sempre triste e solo. Sono molto preoccupato. Cosa posso fare per aiutarlo?

220 risposte
Mio figlio di 21 anni è sempre triste e solo. Sono molto preoccupato. Cosa posso fare per aiutarlo?
Dott.ssa Vanda Pontara
Psicologo, Psicoterapeuta
Merate
Buongiorno, innanzitutto ha provato a chiedergli cosa sta succedendo? Potrebbe trattarsi di un momento di tristezza legato a un evento specifico, così come un malessere più generalizzato e apparentemente non imputabile a un episodio specifico. In ogni caso è sempre importante rispettare il suo bisogno di isolarsi, rendendosi disponibile all’ascolto e cercando di capire se disponibile ad aprirsi ed, eventualmente, se necessario, farsi aiutare.

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Dott.ssa Silvia Pinna
Psicologo, Psicoterapeuta, Tecnico sanitario
Roma
Buongiorno. Mi viene da chiederle se suo figlio sia personalmente preoccupato della sua situazione o se invece per lui stare così adesso rappresenti una dimensione passeggera ed esistenziale. Suo figlio è ai primordi dell'adultita' e magari si trova in una cosidetta crisi evolutiva fisiologica. Parli con lui, esprima la sua vicinanza e attenzione di Padre. Poi se necessitera' di una consulenza avverra ' come processo e non come scelta terza e guidata
Dott.ssa Alessia Rita Candiloro
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Professional counselor
Napoli
Ha chiesto la ragione del suo stato e della sua solitudine? Che riscontri ha avuto? Per quali ragioni vive questo stato di malessere e da quanto tempo, in che modalità? Queste sono domande importanti per capire se suo figlio è in una fase di passaggio, di crescita oppure sta vivendo problematiche importanti. Parlare con suo figlio le farà capire se c'è la necessità di un supporto psicologico o meno.
Dott.ssa Daniela Benedetto
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Capisco la sua preoccupazione. Provi a valutare se ci sono cambiamenti nelle amicizie, nello stile di vita, difficoltà lavorative o di studio, preoccupazioni per il futuro o affettive o invece per se stesso o per la vostra famiglia.
La sua osservazione va unita al tentativo di aprire la propria disponibilità all’ascolto.
E’ sicuramente consigliata la psicoterapia ed in merito gli proponga il suo appoggio economico. Ma xche’ il ragazzo accetti debba lui per primo vivere il suo silenzio come un problema. Quindi alla base c’e’ Il tentativo di arricchire il vostro dialogo.
Inoltre sarebbe importante che a parlare con il ragazzo sia la persona di cui lui si fidi di più. Potrebbe essere lei o la madre, una zia, una sorella...
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Dott.ssa Marta Corradi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Rho
Buonasera, la sua preoccupazione di padre è grande, ma non sappiamo se suo figlio abbia ora il desiderio di aprirsi, con lei o con uno psicoterapeuta.

Perché, nel frattempo, non valuta di andare lei stesso a fare un colloquio con uno psicologo, in modo da confrontarsi con una persona compente, tranquillizzarsi ed indirettamente ragionare sul modo di aiutare suo figlio? Un caro saluto.
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, capisco la sua preoccupazione ed il suo dolore nel notare suo figlio solo e triste. Sicuramente gli farebbe molto bene a suo figlio confidarsi con lei, che sta cercando di capire che cosa gli sta succedendo, i fattori potrebbero essere molti, da problemi scolasti a problemi affettivi. Se nel caso non volesse aprirsi con lei, potrebbe eseguire lei delle sedute con uno psicoterapeuta, un supporto indiretto, lei potrebbe raccontare l'infanzia del ragazzo come si rapportava negli anni precedenti che tipo di amicizie frequentava o frequenta in questo periodo, le auguro di poter aiutare il suo ragazzo, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
Dott.ssa Daniela Guzzino
Psicoterapeuta, Psicologo, Neuropsicologo
Roma
Dialoghi con lui , senza giudicare i suoi stati. Manifesti espressamente l’interesse per le sue emozioni, i suoi stati e condivida con lui i ricordi di quando lei era giovane e dei suoi “momenti difficili”... ascolto senza critica e comprensione non giudicante. Provi ad usare queste chiavi , solo dopo valuti se è il caso di Attivare una consulenza con un professionista. Buone esperienze di vita. Dottssa Guzzino
Dott.ssa Laura Di Gloria
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno Signora, sarebbe utile sapere da quanto tempo dura questa tristezza, per risponderle piu' correttamente. Provi ad ascoltarlo o se non parla molto con lei chieda aiuto a familiari o amici che possono capire cosa succede. eventualmente gli faccia capire che puo' essergli utile cercare un supporto psicologico. Un caro saluto
Buonasera, credo che la prima cosa che può fare per suo figlio è provare a chiedergli come sta, dirgli che lo vede triste e solo e che è preoccupato per questo. La seconda cosa è ‘sospendere il giudizio’ e ‘ascoltarlo’. Forse non le dirà nulla, forse si aprirà al dialogo, forse le dirà che non è vero che è triste e solo... intanto lei gli avrà fatto sentire che c’è e che è pronto ad ascoltarlo ed aiutarlo. La quarta cosa da fare è continuare ad ‘essergli vicino’ aspettando il momento in cui lui liberamente deciderà di aprirsi, se vorrà. La quinta è continuare ad osservarlo e ad esserci, non troppo vicino e non troppo lontano. Se lo stato di tristezza e solitudine (dal suo punto di vista persiste) le suggerisco di chiedere lei un consulto psicologico per comprendere come aiutare suo figlio. Se invece suo figlio si aprisse con lei riferendo di problemi o lasciando intendere che effettivamente le sue preoccupazioni sono fondate potrà provare a proporgli di consultare uno psicologo. In tutto ciò mi raccomando di non farsi fagocitare dalla preoccupazione, suo figlio è giovanissimo, potrebbe essere che stia attraversando un periodo difficile come semplicemente che stia attraversando una fase di crescita nuova. Una cosa è certa ha un padre che si preoccupa per lui, che vuole esserci e che per aiutarlo chiede egli stesso aiuto. Suo figlio ha dunque davvero già in partenza la possibilità, per non usare la parola certezza, di superare le sue difficoltà quali esse siano. Restando a disposizione per ulteriori domande la saluto cordialmente. Dott.ssa Daniela La Porta
Dott.ssa Maria Elena Cinti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Albano Laziale
Il fatto che lei noti lo stato emotivo di suo figlio può essergli molto utile, Perché potrebbe fornirgli delle indicazioni su come poter far fronte a questo stato. Potrei farle mille domande su la situazione che sta vivendo oggi, l'ambiente familiare, le relazioni interpersonali e mille altre situazioni. Così sotto i piedi Tuttavia difficile darle indicazioni se non quella di rivolgersi a uno specialista
Dott. Emanuele Grilli
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Salve. Le informazioni che ci fornisce sono molto limitate. Intanto, come probabilmente sta già facendo, faccia il possibile per stabilire e mantenere un legame emotivo di segno positivo con suo figlio. Se si rende conto che le problematiche di suo figlio si approfondiscono si faccia aiutare da uno specialista.
Cordiali saluti Dottor Emanuele Grilli.
Dott.ssa Margherita Maggioni
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Monza
Buongiorno a lei,
comprendo come vedere un figlio triste e solo possa generare preoccupazione in un padre. Poiché dialogare con un adolescente non sempre è facile, le consiglierei di fare capire a suo figlio che lei c'è come padre, disposto ad ascoltarlo. Sarà poi una libera scelta del giovane (comunque maggiorenne, perciò responsabile nel fare le sue scelte in autonomia) decidere se parlarle della sua situazione o meno. Quindi provi ad agganciarlo, poi stia in attesa. Sia paziente. Questo ci vuole con gli adolescenti: sapere ascoltare, sapere aspettare. Un augurio a lei e a suo figlio!Dottoressa Margherita Maggioni.
Dott.ssa Patrizia Mattioli
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile signore, probabilmente avrà già provato a farlo, ma la prima cosa è chiedere al diretto interessato: senza essere troppo intrusivi, è importante cercare di farsi raccontare cosa accade nella vita del ragazzo. Le esperienze che rattristano un giovane possono essere di varia natura, problemi di natura sentimentale, difficoltà relazionali con gli altri, difficoltà a portare avanti il progetto di studi o professionale. Sentire l’interesse dei genitori può aiutarlo ad affrontare le difficoltà, soprattutto se è un interesse mirato alla comprension,e e libero da giudizi.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Gemma Bosco
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Gentile utente, non ci dice però molto su suo figlio oltre al fatto che le sembra sempre triste. Sta affrontando un momento particolarmente difficile? Gli è successo qualcosa in particolare nell'ultimo periodo ? Lo inviti ad aprirsi senza sembrare eccessivamente intrusiva (mi rendo conto che non è un compito assolutamente facile). Eventualmente può suggerirgli di rivolgersi ad uno psicologo che possa aiutarlo ad affrontare questa fase della sua vita.
In bocca al lupo!
D.ssa Gemma Bosco
Dott.ssa Rita Reggimenti
Psicologo, Psicoterapeuta
Fonte Nuova
Buonasera,
lei scrive che suo figlio è sempre triste e solo, e pertanto comprendo la sua preoccupazione di genitore.
Le suggerisco di incoraggiare il ragazzo ad un maggiore confronto con lei ed, eventualmente, a contattare uno psicologo che possa aiutarlo ad affrontare le difficoltà che presenta.
Un caro saluto,
dott.ssa Rita Reggimenti
Dott. Andrea De Simone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buonasera, provi a proporgli una consulenza da uno psicologo.
Ottime cose, Dott. Andrea De Simone
Buonasera, cerchi un confronto con lui per aprirsi e incoraggiarlo verso una maggiore apertura al mondo esterno. Potrebbe proporgli una consulenza psicologica per parlare delle sue eventuali problematiche o delle emozioni che sta provando e che lo stanno portando a questa chiusura.
Resto a disposizione, cordiali saluti, dott.ssa Paola De Martino
Dott.ssa Maura Falocco
Psicologo, Professional counselor
Grottaferrata
Può collegare la tristezza e la preoccupazione che vede in suo figlio ad un evento particolare accaduto di recente? Provi a osservare i rapporti di suo figlio in famiglia, nota delle difficoltà comunicative? Quello che può fare subito è provare ad aprire un dialogo con suo figlio perché possa trovare uno spazio per parlare. Se non dovesse riuscirci, può farsi aiutare da un professionista psicologo. Un cordiale saluto
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, potrebbe consigliare suo figlio di intraprendere un percorso di psicoterapia.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Dott.ssa Milvia Verginelli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Fiumicino
Salve penso che già ha provato a chiedere a suo figlio il motivo del suo malessere. In caso non riesca ad aprirsi con lei provi a consigliarli un colloquio con uno psicoterapeuta, 21 anni per molti ragazzi rappresenta ancora la fase adolescenziale, con tutto ciò che comporta. Se vuole sono disponibile anche on line.
Dott.ssa Milvia VERGINELLI
Dr. Maurizio Buonaugurio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Caro utente, immagino quanto possa essere doloroso per lei vedere suo figlio in questo stato e non sapere come aiutarlo. Un primo passo potrebbe essere quello di cercare di instaurare un dialogo con lui, per capire cosa sta succedendo nella sua vita. Un dialogo che deve farlo sentire compreso e quindi in nessun modo giudicante. Vi è la possibilità che per un motivo o per un altro suo figlio non se la senta di condividere con lei l'origine di questo suo stato. Anche se questo può non farle piacere, è una condizione comune, che non mette necessariamente in discussione il suo valore genitoriale (infatti le motivazioni possono essere molteplici). Colga occasione per comunicare a suo figlio che ha fiducia in lui, che è disponibile nel caso in cui sentisse di volere parlare e che, se lo ritiene opportuno, ha il suo pieno sostegno per parlarne con un professionista.
Dr. Manuel Marco Mancini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, cerchi di parlare con lui e di creare un legame di fiducia, in cui possa confidare, cerchi nel caso un terapista che possa aiutarla in questa situazione.
MMM
Dott. Massimo Zedda
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Torino
Buongiorno, parli con suo figlio e valuti di suggerirgli una consulenza psicologica ed eventuale percorso psicoterapeutico. saluti.
Dott.ssa Maria Cristina Giancarli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, può cercare di sviluppare un dialogo con lui e invitarlo a richiedere una consulenza psicologica che possa dargli supporto e accompagnarlo in un processo di maggior benessere e auto-realizzazione. Cordialmente, Dott.ssa Giancarli
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo che sta attraversando. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott.ssa Tamara Muratore
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Quartu Sant'Elena
Caro utente, comprendo la sua preoccupazione da genitore. La invito ad esplorare se ci sono cambiamenti nelle amicizie, difficoltà nello studio/lavoro, preoccupazioni affettive o se sta accadendo qualcosa in particolare in famiglia. Inoltre è importante aprire un dialogo con suo figlio, unitamente ad un ascolto disponibile e non giudicante. Sicuramente rivolgersi ad un professionista psicoterapeuta sarebbe indicato in questi casi, tuttavia dovrebbe essere prima di tutto suo figlio a vivere questa situazione come un problema. Quindi prima di tutto si dedichi ad arricchire il vostro dialogo, dopo potrete pensare insieme ai passi successivi. Un caro saluto, Dott.ssa Tamara Muratore
Dott.ssa Federica Leonardi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, da genitore comprendo la sua preoccupazione perfettamente.
La prima cosa che può fare è trovare la chiave giusta di dialogo con lui, gli trasmetta il messaggio che non è lì per giudicarlo ma per ascoltarlo se ha voglia e aiutarlo se necessario.
Se i problemi diventassero più grandi, potrebbe anche farlo riflettere su un percorso di psicoterapia.
Saluti,
Dott.ssa Federica Leonardi
Dott.ssa Aurora Felicetti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno, mi viene innanzitutto da evidenziare come l'età di suo figlio sia una fase di crescita particolare e delicata da molti punti di vista, soprattutto in relazione all'autonomia personale. Si cominciano a fare i conti con tutta una serie di scelte che saranno poi alla base del successivo percorso di crescita identitaria come uomo, scelte, a volte, piene di incertezza e paura.
Come genitore, mi associo al consiglio già datole da molti miei colleghi, relativamente al "parlare" con suo figlio, come si sente e cosa sta passando, ma so anche quanto, a volte, possa essere difficile farlo proprio con le persone che ci sono più vicine. così come è difficile riuscire a chiedere aiuto. Oltre al dialogo e alla sua vicinanza come madre, fondamentali per ogni figlio, potrebbe considerare la possibilità di proporgli un percorso psicologico, sia come momento di ascolto che di crescita personale. E' importante che sia lui stesso poi a valutare la proposta e a prenderne consapevolezza, come punto di partenza chiave per una costruttiva alleanza terapeutica. Le auguro una buona giornata. Dott.ssa Aurora Felicetti
Dott.ssa Cristina Di Paola
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Lo ascolti, accogliendo anche nel suo silenzio.
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
Gentile utente,
può sicuramente avvicinarsi e approcciarlo in modo empatico, vi auguro di riuscire a sbloccare la situazione.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
Dr. Fabio Spagnolo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
esserci e garantire protezione e un ascolto empatico e non giudicante è sicuramente una strategia che può aiutare suo figlio ad aprirsi con lei... ma non abbia fretta! lasci a suo figlio un giusto tempo.
Attraverso questo potrà quindi successivamente invitarlo a partecipare a degli incontri con un professionista e proposta che potrà avere maggiore possibilità di essere accolta
Saluti, Fabio Spagnolo
Dott. Stefano Scaccia
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
L'unica cosa che ha senso fare in una circostanza del genere è domandarsi perché suo figlio faccia così. Cosa accade dentro e fuori di lui? Può provare a domandarglielo ma non è facile ottenere dai ragazzi delle risposte chiare. In giovane età perfino le domande sono difficili da formulare. Lei, forse, come madre sente, ha intuizione, di ciò che sta accadendo. Lei ha infatti avuto l'età che ha suo figlio adesso. Inoltre lo ha lì, in casa, ogni giorno, lo conosce. Se non a parole ha sentore di quello che potrebbe vivere. In effetti, dovrebbe porre a se stessa la domanda che vorrebbe porre a suo figlio.
Dott. Gabriele Incognito
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Le sensazioni di un genitore sono spesso utili da approfondire. Come primo consiglio le dico di essere curiosa su di lui, fare domande non solo per confermare o disconfermare la sua preoccupazione. Se nota grandi difficoltà di comunicazione con suo figlio, può portarlo in terapia, insieme a lei, non per forza lui da solo. L'approccio sistemico relazione consente anche di fare terapia familiare (o in questo caso madre figlio). In alternativa, o in parallelo alla familiare, si può prevedere anche una psicoterapia individuale per l'uno o per lei. Resto a disposizione, arrivederci
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Buongiorno gentile utente. Potrebbe parlare con suo figlio cercando di capire se anche lui si senta preoccupato al riguardo, e nel caso proporgli un percorso.
Cordiali saluti
AV
Dr. Lorenzo Giacomi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Salve, il suo problema potrebbe essere facilmente trattato in un percorso psicologico per affrontare e superare le sue difficoltà. Se è questa è la sua intenzione, sono disponibile a fornirle il mio supporto professionale. Le porgo i miei saluti. Dr. Giacomi
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Dott.ssa Elvira Vitale
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, in primis credo che abbia già cominciato ad aiutarlo con la sua preoccupazione e mobilitandosi per chiedere aiuto qui, rispetto alle possibilità le confermo subito che un percorso psicologico (che sia di sostegno, di psicoterapia o altro) parte da un consulto tra suo figlio e uno psicologo. In questo senso, il suo maggiore aiuto sarà facilitare l'incontro e da lì starà alla bravura dello psicologo riuscire a connettersi con i vissuti di suo figlio e capire se abbia bisogno di questo sostegno o meno, e successivamente di che tipo. Abbia cura nella scelta del professionista, sarebbe interessante nonché utile lasciarla a suo figlio, in quanto influirebbe sulla sua motivazione a presentarsi. Sapendo solo ciò che ha descritto, non darei per scontato l'esito della consulenza.
Dott.ssa Giulia Angelici
Psicologo, Psicologo clinico
Formello
Salve, la chiave di accesso quando ci troviamo di fronte ad una persona ma in particolar modo ad un figlio chiuso in se stesso è sicuramente il rapporto. Sembra banale ma non lo è. L'interesse e la comprensione e il fargli sentire che ci sei e che può contare su di te gli permetteranno piano piano di aprirsi (con i suoi tempi) e parlare di cosa sta vivendo in questo momento.
Insieme potrete capire quale è il percorso più giusto da intraprendere e se vorrà, iniziare un percorso psicologico.
 Ignazio Gioia
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, posso capire la sua preoccupazione. Provo a rispondere alla sua richiesta ponendole alcune domande. Da quanto tempo suo figlio Le sembra triste e solo? Che tipo di tristezza e di solitudine secondo Lei sta affrontando? Secondo lei, sta portando avanti il suo progetto di vita? E Lei, ne ha mai parlato con lui, ha voglia di farlo o non le riesce di farlo? Mi scusi, sono solo le prime domande che desidero rivolgerLe per capire un po' di più e provare a darLe un suggerimento. Se vuole, può scrivermi; se ritiene, può contattarmi. Grazie molte. Ignazio Gioia
Buongiorno, sicuramente comunicare in questi casi è importante. Provi a chiedergli cosa lo rende triste e perché sente la necessità di stare da solo, provi a comprendere il suo disagio e il suo malessere.
Quello che può provare a fare è ascoltarlo e magari insieme trovare un modo per risolvere il problema, chiedendo anche aiuto ad uno specialista.
Cordialità.
Dott.ssa Florianna Dattolo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente, provi a parlare con suo figlio e se lui ritiene necessario farsi aiutare, contatti lo specialista. Un saluto
Dott.ssa Florianna Dattolo
Dott.ssa Vittoria Savini Zangrandi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, è importante avere la consapevolezza di questo momento che sta passando suo figlio.
Per aiutarlo potrebbe essere utile valutare l'opportunità di un percorso psicologico per esplorare insieme il suo stato d'animo e le motivazioni alla base di esso.

rimango a disposizione, anche online
Dott.ssa Vittoria Savini Zangrandi
Gentile utente, la preoccupazione in merito alla situazione che descrive è assolutamente comprensibile. Ha provato a chiedere a suo figlio come si sente? La sua vicinanza potrebbe essere di grande aiuto a suo figlio e in un secondo momento potrebbe pensare di rivolgersi ad uno specialista del settore per un consulto.
Resto a disposizione, un caro saluto
Dott. Omar Isa
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, comprendo la preoccupazione per la situazione di suo figlio; come prima cosa, credo sia importante riuscire a capire le motivazioni che sottendono lo stato d'animo da lei segnalato e considerando l'età di suo figlio potrebbe essere utile avviare un processo di conoscenza all'interno di uno spazio riservato e sicuro, iniziando un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti, un caro saluto.
Dott. Omar Isa
Buongiorno,
il primo consiglio che mi sento di darle è cercare instaurare una comunicazione con lui. Poi provi a comprendere se ha notati dei cambiamenti in tutta la sua sfera personale.
Inseguito una volta che lui si è aperto a lei, potete valutare se basta l'appoggio familiare alla situazione che sta vivendo, oppure se è meglio una terapia, in quest'ultimo caso, il ragazzo deve essere convinto del percorso che intraprenderà.
Per qualsiasi informazione mi può contattare senza impegno
Dott.ssa Chiara Librandi
Dott.ssa Maria Giovanna Melella
Psicologo, Psicologo clinico
Bellizzi
Buongiorno gentile utente, ha provato a parlargliene? a confrontarsi con lui su cosa prova e sente? Le consiglio di attivare un dialogo con suo figlio su ciò che sta vivendo. Dopo, se non basta il confronto e il supporto della famiglia, opterei per un consulto psicologico. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Maria Giovanna Melella
Dott.ssa Manuela Baldari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, comprendo la preoccupazione di un padre nel vedere il proprio figlio in quelle condizioni, ma altrettando vero è che spesso i ragazzi di quell'età fanno fatica a parlare di questioni personali con propri genitori. L'unica cosa che può fare lei, visto che parliamo di una persona maggiorenne, è indicare a suo figlio che un percorso psicoterapeutico può aiutarlo a stare meglio. Sarà poi suo figlio a decidere.
Dott. Luca Russo
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Varese
Salve, le informazioni che ci fornisce sono poche ma se lei sta notando questi aspetti emotivi in suo figlio vuol dire che lui sta palesando una o piu difficoltà che potrebbero avere varie origini.
In questo momento deve stare vicino a suo figlio accogliendo questa sua percezione , accompagnandolo sulla via del dialogo senza forzature e costrizione, dandogli la possibilità di aprirsi in maniera naturale.
Potrebbe esserle d' aiuto il supporto di un Terapeuta che potrà indirizzarla su come rapportarsi al ragazzo .
Detto questo potrebbe essere che il giovane stia chiedendo aiuto anche inconsapevolmente cercando di farglielo capire attraverso questo modo.
Una volta accolto sarebbe utile che anche lui scelga di farsi aiutare da un terapeuta qualora sussistano tutti i presupposti pre-descrtti.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o semplici domande che vorrà rivolgermi.
Un abbraccio forte .
Dr. Luca Russo.
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano

È comprensibile la preoccupazione per suo figlio. Potrebbe essere utile parlare con lui e offrirgli il vostro sostegno emotivo. Inoltre, potrebbe essere una buona idea suggerirgli di parlare con uno psicologo o uno psichiatra per aiutare a comprendere il motivo della sua tristezza e della solitudine. Potreste anche considerare di prendere un appuntamento con il medico di famiglia per valutare eventuali condizioni mediche che potrebbero influire sul suo stato emotivo, come la depressione o l'ansia. In ogni caso, è importante che venga offerto al vostro figlio un ambiente di supporto e comprensione in questo momento difficile.
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Dott.ssa Jasmine Piraino
Psicologo clinico, Psicologo
Frascati
Salve, grazie mille per aver condiviso la sua esperienza. Ciò che mi viene da chiederle è se suo figlio percepisce questo suo stato come un problema o se invece lui sta bene con se stesso. Purtroppo non è possibile aiutare direttamente qualcuno se lui in primis non vuole essere aiutato. Può proporgli un percorso psicologico ma potrebbe non accogliere la sua proposta. Ciò che può senz'altro fare è mostrarsi aperto ed accogliente nei suoi confronti, non invadente, semplicemente in ascolto qualora lui avesse bisogno di parlare ed aprirsi. In alternativa può percorrere lei un percorso psicologico per supportarlo e sviluppare le risorse e le strategie efficaci per affrontare al meglio la situazione. Se ha bisogno mi contatti pure.

Jasmine Piraino
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Comprendo la tua preoccupazione per tuo figlio e la sua tristezza e solitudine. È importante riconoscere che il sostegno familiare può svolgere un ruolo significativo nel promuovere il benessere emotivo di una persona. Come psicologo, posso condividere alcune considerazioni su come puoi aiutare tuo figlio.
Inizialmente, è fondamentale instaurare un dialogo aperto e senza giudizi con tuo figlio. Fagli capire che sei lì per lui e che sei disposto ad ascoltare attentamente, senza cercare di minimizzare i suoi sentimenti. Incoraggialo a condividere le sue preoccupazioni, i suoi pensieri e le sue emozioni in un ambiente sicuro e riservato.
Puoi anche suggerire a tuo figlio di rivolgersi a un professionista, come uno psicologo, per ricevere un supporto specializzato. Uno psicologo può aiutare tuo figlio ad esplorare le cause della sua tristezza e solitudine, fornendo strumenti e strategie per affrontarle in modo sano ed efficace.
Nel frattempo, puoi incoraggiare tuo figlio a partecipare ad attività che potrebbero favorire un maggior senso di connessione sociale, come frequentare un club o un'associazione con interessi simili ai suoi. L'interazione con altre persone che condividono gli stessi interessi potrebbe aiutare a ridurre la solitudine e a stabilire nuove relazioni.
Ricorda che ogni situazione è unica, e se la tristezza e la solitudine di tuo figlio persistono o peggiorano, potrebbe essere necessario ricorrere a un aiuto professionale più approfondito. Non esitare a cercare l'assistenza di uno psicologo o di altri professionisti del settore per garantire il benessere di tuo figlio.
Spero che queste indicazioni possano offrirti uno spunto iniziale su come aiutare tuo figlio. Ricorda che il sostegno familiare, combinato con un adeguato supporto professionale, può essere un prezioso strumento per il suo benessere emotivo.
Dott.ssa Giorgia Ferrucci
Psicologo, Psicologo clinico
Lainate
Buongiorno,
provi ad aprire un dialogo con lui rispetto alle sue preoccupazioni e cerchi di ascoltarlo attivamente e senza giudizio. Può anche provare a coinvolgerlo in alcune attività che lo appassionano da svolgere voi due insieme e proporgli di intraprendere un percorso psicologico qualora ne avesse bisogno.
Mi auguro che la situazione si possa risolvere presto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Ferrucci
Dott.ssa Monica Tabarini
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Marano di Valpolicella
La solitudine, o meglio l'isolamento sociale, può' accompagnarsi e disagio e tristezza... al punto che l'uno causa l'altro e viceversa, perchè sane relazioni sono linfa per la nostra mente. Non è certo semplice, prendere un ragazzo di questa età e dirgli: "esci, fatti degli amici, sorridi ...", perchè in questo modo rischieremmo di farlo sentire ancora più sbagliato. Quest'età, come tutte le altre, si accompagna a specifiche ansie e preoccupazioni, ad impliciti bisogni di ordine evolutivo, e spesso questo è il tempo di definire chi si è (processo che in realtà non finirà mai, nel corso della vita). Una psicoterapia rappresenta, in questo frangente, una possibilità di relazione che cura, che fa emergere modi di essere, stili comunicativi, ma che prima di tutto accoglie. Non esiste solo la psicoterapia: a volte, presso enti locali, possiamo trovare forme di volontariato o cooperative sociali che organizzano attività nel tempo libero, e potrebbero reclutare volentieri ragazzi di questa età. O ancora, si potrebbe valutare se lui abbia hobby, o passioni da condividere. Quello che è certo, è che a volte il genitore è meno ascoltato. Quindi, riassumendo: un professionista potrebbe fare da ponte, sia per la valutazione del livello di tristezza (ed eventuale invio a figure mediche), sia per aiutarlo a progettare piccoli obiettivi di integrazione sociale, oltre a rappresentare già da subito una prima relazione, stimolante ed accogliente.
Dott.ssa Luana Mazzeo
Sessuologo, Psicoterapeuta, Psicologo
Caronno Pertusella
Buongiorno,
comprendo la sua preoccupazione, dalle informazioni che ha fornito sembrerebbe che suo figlio stia vivendo un momento di disagio. Lui lo riconosce? Quello che può fare un genitore in questi casi è stargli vicino, domandando a lui ad esempio se c'è qualcosa che lei può fare per farlo stare meglio. Facendogli, inoltre, notare che lei è lì per dargli supporto, disponibile ad accogliere ogni suo pensiero condiviso. Potrebbe proporgli di intraprendere un percorso di psicoterapia che possa aiutarlo a superare le sue difficoltà emotive.
Rimango a sua disposizione. un caro saluto
Dott.ssa Beatrice Macchi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Busto Arsizio
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione. Innanzitutto si potrebbe pensare di proporre a suo figlio delle attività da svolgere insieme e vedere se lui accetta o meno queste proposte. Inoltre proporrei di intraprendere un percorso familiare.
A disposizione
Dott.ssa Marzia Nocito
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Messina
Salve è normale essere preoccupata per una madre, ma alle volte per i figli è difficile parlare con i propri genitori di ciò che li rende tristi o li preoccupa. Paradossalmente perchè anche loro vogliono proteggervi, provi a fargli sentire che lei vede che lui è triste e che lei è li per ascoltarlo e aiutarlo. Magari se non riesce a parlarne direttamente con lei, può provare a suggergli di fare un colloquio con uno psicologo che possa aiutarlo a fronteggiare la situazione che lo rende triste ed eventualmente a prendere coraggio e dirle cosa non va. un caro saluto
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno è molto bello si preoccupi, l'unica cosa che può fare è stargli accanto senza fargli pressione e cercare di aiutarlo a trovare la sua strada ed il suo eventuale percorso psicologico.
Dott.ssa Giulia Scalesse
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Arzano
Buonasera, come mai? Da quando la situazione di suo figlio la preoccupa? Può chiedere, se vuole, un consulto psicologico per sé stessa, e coinvolgere anche suo figlio se lui lo desidera.
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Dott.ssa Genoveffa Del Giudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, posso comprendere la sua preoccupazione.
Mi chiedo se ha provato a comunicare le sue preoccupazioni a suo figlio.
Può essere difficile a volte per i genitori capire come sostenere i propri figli.
Se è difficile per lei aprire un canale comunicativo con suo figlio, potrebbe esserle di aiuto cercare uno spazio di sostegno psicologico per lei.

Un caro saluto,
Dott.ssa Del Giudice
Dr. Edoardo Bunone
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione. Potrebbe essere utile creare un dialogo aperto con suo figlio chiedendogli come si sente. Le consigliere di proporgli un consulto con uno psicologo/a per esplorare i suoi sentimenti e avviare se necessario, un percorso psicologico. Un caro saluto. Dott. Edoardo Bunone
Dott.ssa Rita Messa
Psicologo, Terapeuta
Albano Laziale
Buonasera, comprendo la sua preoccupazione per lo stato emotivo di suo figlio. Se gli starà vicino accompagnandolo ad aprirsi, con gentilezza, senza forzature, con un ascolto empatico e non giudicante gli fornirà la possibilità di aprirsi in modo naturale, e probabilmente il sentirsi accolto già sarà per suo figlio un grande aiuto per farlo stare meglio.
Può proporgli un percorso psicologico, qualora il ragazzo ne sentisse il bisogno, che lo aiuti a sviluppare le risorse e le strategie efficaci per superare questo momento di disagio.
Un caro saluto
D.ssa Rita Messa
Dott.ssa Luisa de Lorenzo
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Cisano Bergamasco
Buonasera, penso che sarebbe utile proporgli di avviare un percorso di supporto psicologico, volto inizialmente ad accogliere i suoi bisogni e poi ad esplorare il suo funzionamento sotto vari punti di vista. Le consiglio di non attendere troppo perchè non è utile permanere a lungo in uno stato umorale di questo tipo. Saluti
Dott.ssa Alessandra Rosa
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pescara
Buongiorno, comprendo perfettamente la sua preoccupazione! Ha provato a parlare con suo figlio rispetto a questo malessere? Risulta importante capire se suo figlio sta attraversando una fase di passaggio, di crescita, oppure sta vivendo problematiche importanti.
Successivamente, chiariti questi aspetti potrebbe consigliare a suo figlio un percorso di psicoterapia.
Resto a disposizione
Un caro saluto
Dott.ssa Alessandra Rosa
 Maria Damiano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Frattamaggiore
Salve, provi a porsi in ascolto senza giudizio e senza dover necessariamente dare dei consigli, affinché suo figlio non si senta pressato ma possa aprirsi.
Solo il dialogo può aiutare anche lei a capire se ci sono reali ragioni di preoccupazione per cui successivamente può scegliere se proporre un aiuto di tipo psicologico a suo figlio.
Dr.ssa Damiano Maria
Dr. Marco Salerno
Psicologo, Terapeuta, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno. 21 anni è un'età di passaggio, in cui si comincia ad essere consapevoli della necessità di assumersi delle responsabilità verso sé stessi e la strada che si vuole intraprendere nella vita. Non si è più degli adolescenti, ma spesso non ci si sente ancora davvero adulti. Il conforto derivante dall'ascolto di un genitore è molto importante: se suo figlio si sente triste e tende ad isolarsi, le ragioni possono essere molteplici, dall'incapacità di leggere chiaramente le proprie inclinazioni verso un eventuale percorso di studi o professionale, alle conseguenze di una delusione sentimentale che a vent'anni non sempre si è in grado di elaborare e superare con la dovuta consapevolezza ed equilibrio. Dunque è necessario porsi in ascolto del problema che eventualmente sta alla radice del disagio manifestato e cercare di capire se è sufficiente parlarne in famiglia o se invece può essere di ulteriore ausilio un sostegno psicologico attraverso un percorso terapeutico.
Dott. Diego Emmanuel Cordoba
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
In ambito psicologico sistemico relazionale, la terapia individuale o familiare potrebbe essere una buona opzione per affrontare i problemi di ansia e depressione di tuo figlio. I farmaci possono essere utili per gestire i sintomi a breve termine, ma l'approccio terapeutico può aiutare a individuare e affrontare le cause sottostanti dei suoi problemi emotivi.
Allo stesso tempo, è importante considerare il contesto familiare e sociale in cui tuo figlio si trova. Il supporto e la comprensione della famiglia possono essere fondamentali per il suo benessere emotivo. Cerca di essere presente per lui, ascoltarlo e sostenerlo nel suo percorso di guarigione. Inoltre, potresti anche suggerire a tuo figlio di rivolgersi a un professionista della salute mentale per ricevere supporto e affrontare i suoi problemi in modo più efficace.
Ricorda che è importante essere pazienti e comprensivi nei confronti di tuo figlio, e che cercare aiuto professionale è un passo importante verso il suo benessere emotivo. Rimango a sua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione.
Dott. Cordoba
Dott.ssa Arcangela Guadagno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Napoli
Salve, capisco la sua preoccupazione. La tristezza spesso viene considerata come un' emozione negativa e per questo da non provare. In realtà la tristezza è una reazione sana e adattiva di fronte a una delusione o altre esperienze negative. La tristezza è utile e necessaria poiché ci informa che abbiamo perso uno scopo, obiettivo che ci eravamo prefissati. Le consiglio di cercare un incontro relazionale con suo figlio, creare un appuntamento fisso fatto di dialogo e confronto.
Saluti Dott.ssa Arcangela Guadagno.
Dott.ssa Floriana Ricciardi
Psicologo, Psicologo clinico
Venegono Inferiore
Gentile utente, dovrebbe parlarne con suo figlio e trovare insieme la strada giusta da percorrere. Non sottovaluti le capacità di suo figlio di farcela e di trovare soluzioni al suo stato attuale. Gli garantisca il suo appoggio qualunque decisione prenda, purché non peggiorativa.
Cordialmente
dott.ssa Floriana Ricciardi
Dott. Paolo Galassi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
L'Aquila
Buongiorno. Ha ragione, la tristezza e la solitudine di suo figlio meritano attenzione. Le offra ascolto, uno spazio sicuro per parlare dei suoi sentimenti senza giudizi. Lo incoraggi e lo supporti nello svolgimento di attività che potrebbero interessargli, come hobby, sport o volontariato, per aiutarlo a connettersi con altri. Se la tristezza è presente da molto, persiste oppure risulta essere molto amplificata, parli con lui prendendo in considerazione l'idea di farsi seguire da un professionista della salute mentale.
Ricordi, è molto importante essere presenti e di supporto, ma lo è molto anche rispettare i suoi tempi e le sue scelte, senza giudicarlo o invalidarlo.
Per qualsiasi cosa mi contatti pure.
Dott. Paolo Galassi
Dott. Daniele Morandin
Psicologo, Psicologo clinico
Monfalcone
Salve,
Un’indicazione che mi sento di darle è di esserci veramente per lui e cercare di supportarlo nella sua quotidianità, infondendogli speranza che dalla depressione si può uscire.
Questo non vuol dire sostituirsi a lui nei compiti quotidiani, bensì dargli una mano ad accrescere le proprie competenze e, di conseguenza, la fiducia in sé.

Un caro saluto, Dott. Daniele Morandin.
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Mi dispiace sapere che tuo figlio sta attraversando un periodo difficile. La tristezza e l'isolamento possono essere segnali di problemi emotivi o psicologici significativi. Ecco alcuni passi che puoi intraprendere per aiutarlo:

Parla con Lui
Ascolto Attivo:

Trova un momento tranquillo per parlare con lui. Ascolta attentamente senza giudicare e cerca di capire come si sente e cosa sta attraversando.
Mostra Comprensione e Supporto:

Fagli sapere che sei lì per lui e che sei preoccupato per il suo benessere. Mostra comprensione e compassione.
Incoraggialo a Cercare Aiuto
Suggerisci una Valutazione Professionale:

Incoraggialo a parlare con un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra. Questi professionisti possono aiutare a identificare e trattare eventuali problemi emotivi o psicologici.
Offri Supporto per la Prima Visita:

Se è riluttante a cercare aiuto, offriti di accompagnarlo alla prima visita. A volte, sapere di non essere soli può rendere meno intimidatorio il passo di chiedere aiuto.
Creare un Ambiente di Supporto
Promuovi un Ambiente Positivo in Casa:

Crea un ambiente domestico che sia accogliente e supportivo. Assicurati che si senta amato e valorizzato.
Incoraggia Attività Sociali:

Incoraggialo a partecipare ad attività sociali o gruppi che corrispondono ai suoi interessi. Anche se potrebbe essere riluttante all'inizio, la socializzazione può aiutare a migliorare il suo umore.
Monitorare il Benessere
Osserva i Cambiamenti:

Tieni d'occhio eventuali cambiamenti nel comportamento, nell'umore o nelle abitudini di tuo figlio. Questi possono fornire indizi su come sta realmente.
Promuovi una Vita Sana:

Assicurati che stia seguendo uno stile di vita sano, con una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e sonno adeguato. Questi fattori possono influenzare significativamente il benessere mentale.
Educare e Informare
Educati sull'Ansia e la Depressione:
Informati sui segni e i sintomi dell'ansia e della depressione. Essere informato può aiutarti a capire meglio cosa sta passando tuo figlio e come puoi supportarlo al meglio.
Ricordati di Prendere Cura di Te Stesso
Cerca Supporto per Te:
Prendersi cura di una persona cara che sta attraversando un momento difficile può essere stressante. Assicurati di avere un sistema di supporto per te stesso, che potrebbe includere amici, familiari o un consulente.

Aiutare tuo figlio a superare un periodo di tristezza e isolamento richiederà pazienza, comprensione e supporto. Non esitare a cercare l'aiuto di professionisti della salute mentale per garantire che riceva il supporto necessario. Con il giusto approccio e il supporto, è possibile vedere miglioramenti significativi nel suo benessere.
Dott.ssa Carmen Fortino
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Salve, Capisco la sua preoccupazione per suo figlio. La prima cosa da fare è cercare di aprire una comunicazione sincera e affettuosa con lui. Provi a dedicargli del tempo, facendogli domande aperte come "Come ti senti ultimamente?" o "C'è qualcosa di cui vorresti parlare?". Mostri comprensione e ascolti senza giudicare. Potrebbe essere utile coinvolgerlo in attività che gli piacciono, come una passeggiata o un hobby comune. Successivamente, solo lì dove lui è d'accordo, potrebbe intraprendere un percorso psicologico. Un professionista può fornire il supporto necessario per comprendere e affrontare la sua tristezza e solitudine. Questo passo rappresenta un gesto di amore e cura, dimostrando che il suo benessere è una priorità. Chiedere aiuto è un segno di forza e un'importante azione per il suo benessere.
Dott. Antonello Deriu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile utente, sicuramente la prima cosa da fare e provare a mettersi in una posizione di ascolto non giudicante ed empatico. Potrebbe essere utile rivolgersi a uno specialista per superare questo momento di difficoltà. Saluti, Dott. Antonello Deriu
Dott.ssa Giulia Bartoli
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente, posso comprendere la sua preoccupazione ma i dettagli che lei riporta sono davvero troppo pochi per poterla aiutare. Potrebbe, innanzitutto, affrontare con suo figlio stesso questo pensiero e preoccupazione che lei sente, mostrandosi sì preoccupata e non invadente, ad esempio. Mettersi in una posizione di apertura e di ascolto empatico è sempre un buono strumento per entrare in relazione con qualcuno.
Spesso, quando sulla sofferenza degli altri non è possibile intervenire direttamente, può essere utile intervenire sulla propria per tentare di trovare le strategie per fronteggiarla e superare un momento delicato. Potrebbe, per tanto, provare a rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Esistono inoltre molti percorsi di parent training e supporto genitoriale. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio
Psicologo, Psicologo clinico
Casavatore
Gentile utente, grazie per aver posto questa domanda. Bisognerebbe comprendere di che tipo di tristezza si tratti. Ha provato a comprendere come si sente suo figlio chiedendo lui, cosa sta affrontando e perché è sempre triste? La sua preoccupazione è lodevole e tentare un approccio comunicativo più profondo potrà sicuramente giovare a suo figlio.
E' molto importante, tuttavia, non sottovalutare la tristezza. Potrebbe essere una normale emozione dovuta a una fase di passaggio del ciclo di vita; potrebbe essere correlata con la fine di una relazione; potrebbe esserci una difficoltà dovuta allo studio, lavoro.. Le ipotesi che possiamo considerare sono davvero tante. La invito quindi a parlare con suo figlio e prendere in considerazione di essere seguiti da uno psicologo. Sarà poi da valutare, successivamente alla domanda fatta, se sarà necessario anche un supporto familiare ma questo sarà da vedere solo secondariamente.
Saluti.
Dott. Manuel Di Lorenzo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, il tono dell'umore muove da dimensioni segnatamente intime, che potrebbero essere indagate in un percorso supportato da uno specialista. Rimango a disposizione qualora desiderasse svolgere una consulenza online o essere ricevuta in studio. Cordialmente MDL
Dott.ssa Chiara Balzamo
Psicologo, Psicologo clinico
Tivoli
Buongiorno, tra le righe del suo messaggio, leggo molta preoccupazione e l'urgenza di ricevere aiuto per suo figlio. L'isolamento può essere sintomo e causa di sofferenza e avere un grande impatto sulla quotidianità ma anche sul lungo tempo, in termini di progettazione del futuro e presa di decisioni, quindi posso capire la sua preoccupazione. Sarebbe auspicabile comunicare con suo figlio, chiedergli come si sente e accoglierlo con i suoi tempi, dimostrandosi presenti e pronti ad offrire supporto. Si potrebbe anche discutere con lui sulla possibilità di intraprendere un percorso psicologico nel quale indagare quali sono i sentimenti e le emozioni sottostanti al comportamento di isolamento e intervenire con l'obiettivo di ritrovare il benessere e migliorare la sua qualità della vita, percorso che ritengo potrebbe sicuramente portare giovamento. Auguro a lei e a suo figlio di trovare la serenità e tranquillità per affrontare al meglio la vita.
Cordialmente, Dott.ssa Chiara Balzamo
Dott.ssa Pinella Chionna
Psicologo clinico, Psicologo, Professional counselor
Mesagne
Gentile Utente,
Capisco la sua preoccupazione per suo figlio e la sua volontà di aiutarlo. La tristezza e la solitudine nei giovani adulti possono essere segnali di disagio che meritano attenzione e cura. Cerchi di parlare con suo figlio in modo aperto e senza giudizi. Mostri interesse genuino per i suoi sentimenti e le sue esperienze. Faccia domande aperte come: "Come ti senti ultimamente?" o "C'è qualcosa di cui vorresti parlare?".
Ascolti attentamente quello che suo figlio ha da dire senza interromperlo o minimizzare i suoi sentimenti. A volte, sapere che qualcuno è lì per ascoltare può fare una grande differenza.
Offra il suo sostegno emotivo e faccia sapere a suo figlio che lei è lì per lui. Frasi come "Mi dispiace che tu stia attraversando questo momento difficile" o "Sono qui per te, qualsiasi cosa tu abbia bisogno" possono essere molto rassicuranti.
Incoraggi suo figlio a partecipare ad attività che potrebbero piacergli e che potrebbero aiutarlo a socializzare. Questo potrebbe includere sport, hobby, gruppi di interesse o volontariato.
Se la tristezza e la solitudine persistono e sembrano influire significativamente sulla vita di suo figlio, potrebbe essere utile suggerirgli di parlare con un professionista. Un terapeuta o uno psicologo può offrire uno spazio sicuro per esplorare i suoi sentimenti e sviluppare strategie per affrontarli.
Continui a monitorare il benessere di suo figlio e sia paziente. Cambiare il proprio stato emotivo può richiedere tempo e suo figlio potrebbe aver bisogno di tempo per aprirsi completamente.
Infine, è importante ricordare che essere presenti e disponibili come genitore è già un grande passo. La sua preoccupazione e il suo desiderio di aiutare sono fondamentali per il benessere di suo figlio.
Resto a sua disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento o supporto.
Cordialmente,
Dott.ssa Pinella Chionna - Psicologo
Dott.ssa Simona Palma
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Orbassano
Buongiorno, posso comprendere il suo dolore e il probabile senso di impotenza. La sua descrizione non è ricca di elementi e questo rende difficile una valutazione attenta e puntuale. Potrebbe essere una fase di transizione dovuta all'età delicata di suo figlio. Il fatto che lei sia attento e sia in grado di "vedere " suo figlio è già di per sé un aiuto fondamentale. Provi a coltivare, senza forzature, dei momenti di condivisione per comprendere maggiormente la situazione. Insieme valuterete i passi successivi. Un saluto.
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione per la tristezza e la solitudine di suo figlio. È difficile vedere una persona cara, soprattutto un figlio, attraversare un momento così delicato. Potrebbe essere utile considerare un percorso psicologico per lui, dove possa trovare uno spazio sicuro e privo di giudizio per esprimere i suoi sentimenti e comprendere meglio le sue emozioni.

Un psicologo può aiutare suo figlio a esplorare le ragioni della sua tristezza e solitudine e a sviluppare strategie per affrontarle. Potrebbe anche supportarlo nel costruire relazioni sociali più significative e nell'acquisire maggiore fiducia in se stesso. Inoltre, il professionista potrebbe aiutarlo a identificare eventuali pensieri negativi o schemi comportamentali che contribuiscono al suo stato attuale e guidarlo verso un cambiamento positivo.

È importante che suo figlio senta il suo sostegno e sappia che lei è lì per ascoltarlo senza giudizi. A volte, un semplice gesto di ascolto e comprensione può fare una grande differenza. Potrebbe incoraggiarlo a cercare aiuto, sottolineando che chiedere supporto è un segno di forza e non di debolezza.

Le auguro di riuscire a trovare il modo migliore per sostenere suo figlio in questo momento difficile e di aiutarlo a trovare il giusto percorso per sentirsi meglio.
Prenota subito una visita online: Consulenza online - 75 €
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Dott.ssa Ester Piras
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Ghilarza
Buongiorno, da quando rileva questa situazione? Ha notato dei cambiamenti significativi nelle abitudini/stile di vita di suo figlio? Può provare a parlare con lui per capire meglio il suo vissuto e stargli vicino. Se necessario sarà lui a chiedere aiuto. L' importante è creare una relazione empatica in cui possa sentirsi al sicuro e aprirsi, ma anche saper rispettare i suoi spazi, silenzi e tempi. Cordiali saluti, dottoressa E. Piras
Dott.ssa Alice Fazzina
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
Buonasera, potrebbe consigliare a suo figlio di intraprendere un percorso supportato da uno specialista. Rimango a disposizione.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, può scegliere di accompagnare suo figlio nella scelta di intraprendere un percorso di psicoterapia che lo possa aiutare ad uscire dalla morsa dellla tristezza.
Saluti dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve,
molto bello da parte sua il porsi delle domande oggi.
Ma forse dovremmo partire dal passato e non solo quello di suo figlio.
Ha mai pensato di parlarne con un professionista che potesse aiutarla a trovare le risposte?
Un caro saluto
Lavinia
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Dott.ssa Anna Verrino
Psicologo, Professional counselor
Milano
Carissimo sarebbe necessario approfondire le dinamiche familiari ma in ogni caso se ha già provato a comunicare con lui e non ne è venuto a capo, le consiglio di rivolgersi ad uno specialista che l'aiuterà ad affrontare le sue ansie e preoccupazioni. Premesso che essere genitori è un arduo compito, per supportare i figli occorre essere consapevoli delle proprie emozioni ed aspettative. Un caloroso saluto. Sono disponibile per necessità. Dott.ssa Anna Verrino
Dott.ssa Maria Grazia Salerno
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco la sua preoccupazione per suo figlio e il suo stato d'animo. È difficile vedere un proprio caro attraversare un periodo di tristezza e solitudine. Potrebbe sicuramente praticare con lui un'ascolto attivo offrendogli uno spazio sicuro in cui possa esprimere le sue emozioni. Ascolti senza giudicare, mostrando empatia e comprensione. A volte, semplicemente avere qualcuno che ascolta può fare una grande differenza.
Valuti contestualmente la situazione e si chieda se ci sono fattori specifici che potrebbero contribuire alla sua tristezza, come problemi relazionali, di studio o di lavoro. Comprendere le cause può aiutarla a trovare modi per supportarlo.
Potrebbe anche incoraggialo a partecipare ad attività sociali o di gruppo che potrebbero interessarlo. Anche una semplice passeggiata con amici può migliorare il suo umore e aiutarlo a sentirsi meno solo.
Se la tristezza persiste però, potrebbe essere utile consultare un professionista della salute mentale. Un terapeuta può offrirgli strumenti e strategie per affrontare i suoi sentimenti e aiutarlo a esplorare le cause della sua tristezza.
Essere un genitore in questi momenti può essere difficile, ma il suo sostegno e la sua comprensione possono fare la differenza nella vita di suo figlio. Se ha bisogno di ulteriori suggerimenti o vuole discutere di specifiche situazioni, sono qui per aiutarla. Dott.ssa Maria Grazia Salerno
Dott.ssa Lavinia Salvati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, immagino la preoccupazione. Se suo figlio non ha fatto nessuna richiesta, può intanto approfondire lei la situazione facendo degli incontri per capire come fornire intanto l'aiuto che serve. Per qualsiasi informazione per eventuali colloqui resto a sua disposizione, Dott.ssa Salvati
Dr. Raffaele Perrone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Capisco quanto possa essere preoccupante vedere suo figlio in questo stato. È molto positivo che lei voglia aiutarlo, e ci sono piccoli passi che potrebbero fare la differenza. Potrebbe provare a creare dei momenti di apertura, magari facendo qualcosa insieme che lui apprezzi, così da permettergli di esprimere i suoi sentimenti senza pressioni. A volte, anche solo ascoltarlo, senza cercare di dare subito consigli, può aiutarlo a sentirsi capito e sostenuto.
Anche incoraggiarlo a mantenere alcune routine quotidiane, come attività fisica o hobby che gli piacciono, potrebbe giovargli.
Se percepisce che la sua tristezza persiste e lo limita nelle sue attività quotidiane, potrebbe suggerirgli di considerare un supporto professionale, magari proponendogli di cercare insieme un’opzione di consulenza o terapia.
Dott.ssa Laura Mangione
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco la sua preoccupazione e posso immaginare quanto sia difficile vedere suo figlio triste e solo. In questi casi, potrebbe essere utile provare a creare uno spazio di ascolto aperto, magari dicendogli qualcosa come "Mi sembra che tu stia attraversando un periodo difficile, vuoi parlarne?" cercando di ascoltarlo senza giudicare o offrire soluzioni immediate. Può essere utile osservare se ci sono cambiamenti significativi nel suo comportamento, come l’isolamento o la perdita di interesse verso cose che prima gli piacevano, perché questi potrebbero indicare un malessere più profondo. Forse potrebbe essere utile non solo offrire a suo figlio la possibilità di parlare con uno psicoterapeuta, ma considerare anche per lei stessa un supporto professionale. A volte, parlare con qualcuno che ci ascolti senza giudizi può aiutarci a gestire meglio le nostre preoccupazioni, a trovare nuovi modi per sostenere chi amiamo e a ritrovare un po’ di serenità in questo momento complicato. Entrambi potreste trarne beneficio e scoprire strumenti utili per affrontare insieme questa fase delicata.
Dott.ssa Floriana Cappelletti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Latina
Gentile utente, comprendo perfettamente lo stato di preoccupazione per suo figlio e la ringrazio di averlo condiviso. Volevo chiederLe, quali altre manifestazioni o comportamenti stanno caratterizzando suo figlio in questo momento e da quanto tempo si protrae questa situazione? Sicuramente il primo passo per poterlo aiutare è quello di stargli accanto il più possibile, indirizzandolo verso un ascolto terapeutico che possa supportarlo in un momento di fragilità come quello che ha succintamente descritto. Infatti, attraverso un percorso di psicoterapia, sarà possibile approfondire e contenere tali fragilità, per lavorarle insieme nel setting e trasformarle in potenziali risorse.
In base a quanto descritto, non è chiaro inoltre se vi è un quadro di difficoltà tale da dover richiedere anche il parere di uno specialista che possa seguirlo farmacologicamente.
Resto a Sua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Le porgo i miei auguri per Suo figlio,
cordialmente Floriana Cappelletti
Dott.ssa Roberta Floriana Lo nigro
Psicologo clinico, Psicologo
Gela
Affidati ad uno specialista per riuscire a capire questo malessere emotivo!
Dott.ssa Irene Ferrara
Psicologo
San Martino Buon Albergo
Buongiorno, comprendo la sua sofferenza di vedere suo figlio in un momento di difficoltà e di pensare di non avere strategie per aiutarlo. Sicuramente suo figlio ora è un giovane adulto e starà affrontando delle sfide personali con tutte le risorse che ha. Partendo dall'idea che non possiamo sostituirci a lui e sapere cosa pensa o proteggerlo dalle difficoltà, possiamo pensare di fornire comunque uno spazio sicuro e di ascolto empatico e non giudicante, in modo che possa esprimersi se vuole condividere qualcosa. Eventualmente se non si sente di avere strumenti per affrontare questo momento si può intraprendere un proprio percorso personale per trovare strategie per costruire un nuovo rapporto di dialogo maturo con il proprio figlio. Resto a disposizione
Dott.ssa Marta Zanetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Gentile, immagino quanto possa essere difficile per un genitore vedere il proprio figlio triste e isolato. Una vicinanza empatica, senza giudizio e che non lo obblighi ad aprirsi, potrebbe essere un primo passo. Potrebbe essere utile proporre, con delicatezza, l’idea di rivolgersi a uno psicologo. Può rassicurarlo spiegandogli che non si tratta di avere un “problema”, ma di un’opportunità per affrontare meglio questa fase. Nel dubbio, può essere utile anche per Lei consultare un professionista per capire come supportare suo figlio al meglio in questa difficile fase di vita. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Marta Zanetti
Dott.ssa Laura Mandelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Lecco
Gentile genitore, innanzitutto dispiace molto per la sua preoccupazione perché immagino anche il senso di impotenza di fronte alla sofferenza di suo figlio. Già il fatto che lei vede la difficoltà che sta attraversando suo figlio e si attivi per aiutarlo ci dice di quanto suo figlio non sia solo e può contare su una figura importante come lei. Faccia quindi sentire a suo figlio che c'è e provi a proporgli un aiuto con un professionista di fiducia con cui aprirsi per capire cosa sta succedendo. E' sempre stato introverso o si è chiuso in questo periodo? E' successo qualcosa in particolare o non riesce a spiegarsi cosa succede? Potrebbero essere molti i fattori scatenanti (da non sottovalutare il passaggio di vita che sta facendo -21 anni-) e un aiuto professionale potrebbe aiutarlo a ritrovare la serenità. Consiglierei un percorso psicoterapeutico per esplorare lati suo carattere ma anche, più profondamente, la fase di vita che sta attraversando. Un caro saluto
Dott.ssa Laura Mandelli
Dott.ssa Cristina Bernucci
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Velletri
Buonasera,
la sua preoccupazione per il benessere di suo figlio è assolutamente comprensibile e merita attenzione. È importante affrontare questa situazione con sensibilità e delicatezza.
In primo luogo, provi a creare un ambiente di ascolto aperto e non giudicante. Cerchi di parlare con suo figlio, esprimendo la sua preoccupazione in modo gentile e chiedendogli come si sente. A volte, sapere che c'è qualcuno disposto ad ascoltare senza giudicare può fare una grande differenza.
Potrebbe anche essere utile incoraggiare suo figlio a mantenere una routine quotidiana regolare, che includa attività fisica, hobby e interessi. Partecipare a gruppi o attività che lo interessano potrebbe aiutarlo a sentirsi meno isolato e a creare nuove connessioni sociali.
Se la tristezza e la solitudine persistono, consideri l'idea di suggerire un consulto con un professionista della salute mentale. Uno psicoterapeuta può aiutare suo figlio a esplorare le cause dei suoi sentimenti e a sviluppare strategie per affrontarli.
Infine, continui a offrirgli il suo sostegno e la sua comprensione. La sua presenza amorevole può essere un grande conforto in momenti difficili.
Resto a disposizione per ulteriori domande o chiarimenti.
Cordiali saluti.
Dott. Febbraro Jacopo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Beh innanzitutto cercare di capire cosa ha portato a farlo chiudere così tanto. Di fronte alle difficoltà di un figlio è chiaro che la sofferenza sia tanta e anche sperimentare impotenza potrebbe essere normale. In questo senso applicare il proprio ruolo e funzione da genitore è sicuramente l'unica cosa da poter fare in questi casi, ma anche la più significativa. Un genitore si prende cura del proprio figlio, lo protegge, cerca di dargli affetto quanto più possibile. Agire in questo modo, essendo presente, è quel che può fare, accettando che però tutto dipende solo ed esclusivamente dalla sua volontà di essere aiutato.
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buonasera
Percepisco la tua preoccupazione. Molto spesso, la tristezza e la solitudine possono essere segnali di disagio emotivo, come ansia o depressione. È importante che tuo figlio si senta compreso e supportato. Prova ad avvicinarti a lui con empatia, senza giudicarlo, e a incoraggiarlo a parlare dei suoi sentimenti e di ciò che sta vivendo. Se la tristezza persiste, potrebbe essere utile suggerirgli di parlare con uno psicologo, che può aiutarlo a esplorare le cause del suo malessere e a trovare strategie per affrontarlo. Offrigli il tuo supporto nel cercare aiuto professionale, ma rispetta i suoi tempi.
Dott. Valerio Borzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, grazie per la condivisione.
Può supportare suo figlio nella scelta di un percorso di sostegno psicologico, così da potersi prendere cura del suo stato di malessere.
Qualora volesse suo figlio, io sono disponibile
A presto
VB
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Capisco la sua preoccupazione. Quando un figlio manifesta tristezza persistente e tendenza all'isolamento, è importante offrire innanzitutto supporto emotivo, facendogli sapere che non è solo e che può contare su di lei. Può essere utile cercare di aprire un dialogo con lui, in modo non giudicante, chiedendogli come si sente e ascoltandolo con empatia.
Tuttavia, se questa situazione persiste o sembra peggiorare, potrebbe essere indicativo di un disagio più profondo. In questi casi, incoraggiare suo figlio a confrontarsi con uno specialista, come uno psicologo o psicoterapeuta, è fondamentale. Un professionista può aiutarlo a comprendere le cause del suo malessere e offrirgli strumenti per affrontarlo.
Rivolgersi a uno specialista non è solo utile, ma consigliato, per garantire il benessere emotivo e psicologico di suo figlio.

Dott.ssa Silvia Parisi, Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Ambra Bottari
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Mi dispiace molto sentire che tuo figlio sta attraversando un momento difficile. La tristezza e la solitudine possono essere segnali di sofferenza emotiva, e la tua preoccupazione è comprensibile. Un primo passo importante potrebbe essere parlarne apertamente con lui, cercando di capire cosa sta vivendo senza giudicare. Potresti anche suggerirgli di cercare supporto tramite uno psicologo, che può aiutarlo a esplorare e gestire le sue emozioni. A volte, sapere che qualcuno è lì per ascoltarlo può fare la differenza. Cercare aiuto è un passo importante.
Dott. Emanuel Casciano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo suo figlio. La tristezza e la solitudine possono avere molte cause e spesso è difficile affrontarle da soli. Fortunatamente suo figlio sembra avere un padre che tiene molto a lui. Le suggerirei, vista proprio la sua iniziativa, di considerare la possibilità di intraprendere una terapia familiare, che potrebbe aiutarvi a comprendere meglio le dinamiche che potrebbero influenzare il suo stato d'animo ma soprattutto facendo capire a suo figlio che in un percorso del genere non è solo. Approcciare alla terapia con tutti i componenti del nucleo familiare consente infatti di esplorare non solo le difficoltà individuali, ma anche come la famiglia nel suo insieme può contribuire al benessere di ogni membro, alleggerendo il peso e la sofferenza che suo figlio sembra stia portando su di sé. Potrebbe essere utile parlare insieme con un professionista per capire meglio come supportare suo figlio in questo momento delicato. Qualora non l'abbiate ancora fatto resto a disposizione, ricevo in presenza a Roma nel quartiere Mostacciano/Torrino.

Dott. Casciano Emanuel
Dott.ssa Laura Celestini
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Roma
Salve, non conosco l'entità del malessere di suo figlio ma da quello che scrive credo che abbia bisogno di un supporto. Se non ha intenzione di iniziare un percorso in questo momento le suggerisco di contattare uno psicologo per lei per comprendere se indirettamente può aiutarlo e come gestire la forte preoccupazione di cui parla.
Dr. Isaia Vannini
Psicologo clinico, Psicologo
Calenzano
Buonasera, contattare un esperto per comprendere in maniera più specifica la situazione. Intanto provare a chiedere a suo figlio come si sente ed accogliere la risposta con compassione e senza giudizio. Fargli capire che per qualsiasi cosa lei è disponibile ad aiutarlo e a cercare di capire.
Comprendo la preoccupazione di fronte alla situazione, la solitudine può essere un tema doloroso e difficile da affrontare e vivere.
Dott.ssa Valentina De Chiara
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Brescia
Gentile utente capisco perfettamente la sua preoccupazione. È normale voler aiutare il proprio figlio in un momento così delicato. Creare un ambiente dove si senta libero di esprimere quello che prova è fondamentale. Potrebbe essere utile parlargli di un percorso di sostegno psicologico, spiegandogli che uno specialista potrebbe aiutarlo a capire meglio le sue emozioni e a trovare gli strumenti per affrontare le difficoltà. Resto a disposizione. Un caro saluto Dott.ssa Valentina De Chiara
Dott.ssa Marica Ierardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera comprendo la sua preoccupazione e il voler aiutare suo figlio a tutti i costi, ma in questa situazione non può che stargli vicino, provare a capire cosa gli sta accadendo e, se non l'avesse ancora fatto, consigliargli di rivolgersi ad un professionista per affrontare questo momento difficile e poter riprendere il suo naturale percorso di crescita. Saluti!
Dott.ssa Valentina Tramacere
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Treviso
È comprensibile che tu sia preoccupato per tuo figlio. La cosa più importante è comunicare con lui in modo aperto e non giudicante. Prova a chiedergli come si sente e se c’è qualcosa di specifico che lo preoccupa. Offrigli il tuo supporto e incoraggialo a parlare con un professionista, come uno psicologo, che può aiutarlo a esplorare le sue emozioni e a trovare strategie per affrontare la tristezza e la solitudine. Mostrargli che sei lì per lui può fare una grande differenza.
Dott.ssa Paola Marinelli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Tivoli
Buonasera, purtroppo, se non parte da lui la scelta della terapia psicologica, non si può fare molto, dato che è maggiorenne. Sicuramente gliela può suggerire come occasione per capire che direzione dare alla sua vita..un saluto
Dott.ssa Paola Marinelli
Dott.ssa MONIA MICHELINI
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Nonantola
Buongiorno, da quello che scrive è chiara la tristezza e la solitudine del figlio.
Bisognerebbe però indagare i motivi della sua tristezza, che potrebbero essere chiari a suo figlio ma anche no.
Sicuramente può stargli vicino, fargli sentire tutta la sua volontà di aiutarlo e avere una buona comunicazione.
Probabilmente sarebbe indicato un sostegno psicologico.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Monia Michelini
Dott. Vincenzo Capretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco la sua preoccupazione; vedere un figlio triste e isolato può essere molto difficile per un genitore. Il primo passo è cercare di aprire un dialogo con lui, in un momento tranquillo, mostrando disponibilità e ascolto senza giudizio. Potrebbe dirgli, ad esempio, che ha notato il suo stato d’animo e che è lì per lui, se vuole parlarne. È importante evitare pressioni, ma fargli sapere che non è solo e che chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza. Se il suo stato d'animo persiste o peggiora, potrebbe essere utile incoraggiarlo a rivolgersi a uno psicologo. Un professionista può aiutarlo a comprendere meglio le sue emozioni, individuare le cause del suo disagio e lavorare su strategie per stare meglio.
Dott.ssa Arianna Marzella
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Udine
Buongiorno, anche suo figlio è preoccupato per questa solitudine e tristezza? Quello che può fare da genitore è di farlo sentire accolto e al sicuro, magari proporre attività che lo coinvolgano in famiglia o persone che possano integrarlo. Se sarà lui a chiedere un supporto si potrà intraprendere un percorso psicologico. Resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Marzella
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Grazie per aver condiviso questa sua preoccupazione, che dimostra quanto tenga al benessere di suo figlio. Vedere un figlio triste e solo è sicuramente difficile, ma ci sono modi per sostenerlo e aiutarlo a superare questo momento. Innanzitutto, è importante creare uno spazio in cui suo figlio si senta accolto e libero di esprimere ciò che prova, senza sentirsi giudicato. Può iniziare con una conversazione sincera e tranquilla, chiedendogli come si sente e ascoltandolo con empatia. A volte, sapere che qualcuno è pronto ad ascoltare può fare una grande differenza. Inoltre, potrebbe essere utile incoraggiarlo a connettersi con altre persone. Questo non significa forzarlo, ma magari proporgli attività che gli interessano o coinvolgerlo in contesti in cui potrebbe incontrare coetanei, come corsi, sport o associazioni. Avere un motivo per uscire e interagire può aiutarlo a sentirsi meno isolato. Se nota che la sua tristezza persiste o che il suo isolamento si aggrava, sarebbe importante proporgli di parlare con uno psicologo. Un professionista può aiutarlo a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a individuare eventuali cause sottostanti e a sviluppare strategie per stare meglio. Spesso, i giovani esitano a chiedere aiuto, ma sapere che ha il suo supporto potrebbe renderlo più propenso a considerare questa possibilità. Infine, tenga presente che anche piccoli gesti quotidiani, come condividere momenti piacevoli insieme, possono aiutare suo figlio a sentirsi meno solo e più sostenuto in questo momento difficile. Se volesse ulteriori chiarimenti, non esiti a contattarmi. Cordialmente,
Dott.ssa Flavia Maria Longo
Neuropsicologo, Psicologo clinico, Psicologo
Napoli
Capisco la sua preoccupazione per suo figlio. La tristezza e l’isolamento nei giovani possono essere segnali di disagio emotivo, e intervenire tempestivamente può fare una grande differenza. La cosa più importante che può fare come genitore è offrirgli ascolto, comprensione e il supporto giusto.

Cosa potrebbe causare la tristezza e l’isolamento?
Stress emotivo o ansia: La pressione per costruire il proprio futuro, difficoltà nelle relazioni o in ambito scolastico/lavorativo possono influire sul suo stato d’animo.
Calo dell’autostima: Se si sente insicuro o inadeguato, potrebbe evitare il contatto sociale per paura di essere giudicato.
Depressione: Sentirsi sempre triste e solo potrebbe essere un segnale di un disagio più profondo, come un possibile episodio depressivo.
Bisogno di connessione: A volte, la solitudine nasce da difficoltà a creare o mantenere legami sociali.
Come può aiutarlo?
Offrirgli ascolto e supporto:

Parli con lui in modo aperto, senza giudicarlo, per capire come si sente e cosa lo preoccupa. Anche semplici domande come “Come stai davvero?” possono aprire un dialogo.
Mostri empatia e rassicurazione: gli faccia capire che non è solo e che può contare su di lei.
Incoraggiarlo a chiedere aiuto:

Gli suggerisca di parlare con un professionista, come uno psicologo, per esplorare i suoi sentimenti e trovare strategie per affrontarli.
Spieghi che cercare aiuto non è un segno di debolezza, ma un passo importante per stare meglio.
Offrirgli opportunità di connessione:

Lo incoraggi a partecipare a attività o gruppi che lo interessano, dove possa socializzare in modo naturale.
Proponga attività da fare insieme, come passeggiate o hobby condivisi, per rafforzare il vostro legame.
Invito a una consulenza
Se lo desidera, possiamo fissare una consulenza psicologica per esplorare insieme come supportare suo figlio. Durante l’incontro:

Analizzeremo le possibili cause del suo disagio emotivo.
Identificheremo strategie per migliorare il suo stato d’animo e aiutarlo a ritrovare fiducia in sé stesso.
Lavoreremo per costruire un piano personalizzato che lo aiuti a uscire dall’isolamento e a vivere con maggiore serenità.
Non esiti a contattarmi: sono qui per supportare lei e suo figlio in questo percorso. Con il giusto aiuto, è possibile superare questo momento difficile.
Dott.ssa Martina Simeone
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Salve, le consiglio di trovare un momento tranquillo per parlare con lui in modo empatico e senza giudizio, così da capire che questo suo stato d'animo origini da qualcosa di specifico. Si ponga nei suoi confronti con atteggiamento supportivo e comprensivo. Se il malessere di suo figlio le sembra non subire modifiche o peggiorare, valuti insieme a lui l'idea di rivolgersi ad uno psicologo.
Dott.ssa Melania Freni
Psicologo, Psicologo clinico
Aversa
Buonasera, capisco perfettamente la sua preoccupazione. La tristezza e la solitudine di un figlio sono un dolore per ogni genitore. È importante sapere che non è solo e che ci sono risorse e aiuti disponibili. La tristezza e la solitudine prolungata in un giovane adulto possono essere segnali di diverse problematiche, tra cui depressione, ansia sociale o difficoltà relazionali. A volte, possono anche essere legate a eventi di vita stressanti o cambiamenti importanti. Vorrei sottolineare l'importanza di non sottovalutare la situazione. Se la tristezza e la solitudine di vostro figlio persistono o peggiorano, è fondamentale consultare un medico o uno specialista per escludere eventuali cause mediche o psichiatriche.
Dr. Alessio Aloi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
caro genitore,
le rispondo brevemente, poiché la sua domanda è stringente e non ha aggiunto particolari che aiutino a capire meglio la situazione: se suo figlio non chiede o non vuole aiuto psicologico, potrebbe lei in primis accedere ad uno spazio di sostegno genitoriale individuale o di coppia (se anche la madre è presente e disponibile): in tale luogo potrà sicuramente lavorare più efficacemente per avere strumenti utili che la aiutino ad aiutare suo figlio.
Saluti

Dott.ssa Irini Tikhonova
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, capisco la Sua preoccupazione, ed è naturale voler aiutare un figlio quando lo si vede triste e isolato. Il fatto che Lei si stia ponendo questa domanda dimostra quanto tenga al suo benessere, ed è già un primo passo importante.

Le cause di uno stato di tristezza prolungata possono essere molteplici e vanno esplorate con delicatezza. Potrebbe trattarsi di un momento di difficoltà legato alla crescita, alle relazioni sociali, allo studio o al lavoro, ma in alcuni casi può esserci anche una componente emotiva più profonda che merita attenzione.

Come può aiutarlo:

- Ascolto e vicinanza: si assicuri che sappia di poter contare su di Lei, senza forzarlo a parlare, ma mostrandosi disponibile quando ne avrà bisogno;

- Osservazione dei segnali: se nota un ritiro sociale prolungato, cambiamenti nel sonno, nell’appetito o nella motivazione, potrebbe essere utile approfondire la situazione;

- Coinvolgimento in attività: a volte, proporre piccole attività insieme può aiutarlo a sentirsi meno solo, senza dover necessariamente affrontare subito il problema in modo diretto;

- Valutare un supporto psicologico: se la tristezza persiste e influisce sul suo benessere quotidiano, potrebbe essere utile proporgli di parlare con uno specialista.

Considerando l’età delicata, è importante che la richiesta di aiuto arrivi direttamente da lui, senza sentirsi forzato, rispettando la sua personalità e riservatezza. Se ciò non fosse possibile, può essere utile anche per Lei avere un supporto per comprendere meglio come gestire la situazione e accompagnarlo nel modo più adeguato.
Può rivolgersi al medico di base o all’ASL di appartenenza per ottenere qualche nominativo di professionisti o gruppi di supporto sul territorio. Se preferisce, può anche rivolgersi privatamente a uno specialista; è importante che in questa fase abbia un punto di riferimento di fiducia.

Le auguro che la situazione possa migliorare al più presto e che Suo figlio possa ritrovare serenità e benessere, permettendoLe di sentirsi più tranquillo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Irini Tikhonova
Dott.ssa Giulia Lo Muto
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, comprendo la preoccupazione di genitore. Può suggerirgli di rivolgersi ad un/a psicoterapeuta, o andare tutta la famiglia insieme magari, anche se la scelta di iniziare un percorso, o comunque di parteciparvi, ad ogni modo è comunque di suo figlio.
Un saluto
Dott.ssa Francesca Bucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, mi dispiace molto sentire che suo figlio sta attraversando un momento difficile. La tristezza e la solitudine sono emozioni complesse, soprattutto in una fase di crescita e ricerca di sé. È molto positivo che Lei desideri aiutarlo. Può essere utile ascoltarlo senza giudicarlo, creando uno spazio sicuro in cui si senta libero di esprimere le sue emozioni. Se la situazione persiste, potrebbe essere importante suggerirgli di intraprendere un percorso psicologico, che può aiutarlo a esplorare le cause della sua tristezza e a gestire meglio le sue emozioni. Inoltre, incoraggiarlo a partecipare a nuove attività sociali potrebbe aiutarlo a sentirsi meno solo. La pazienza e il supporto costante sono essenziali in questi momenti. Se desidera approfondire o discutere ulteriormente, sono a disposizione per aiutarlo nel percorso di miglioramento.
Dott.ssa Ambra Assunta Caruso
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera, riflettendo attentamente sui sintomi da lei riportai potrebbe trattarsi di un episodio depressivo o ansioso. L'ansia e la depressione possono essere trattate correttamente durante un percorso psicologico.
Dott.ssa Federica Palazzetti
Psicologo, Psicologo clinico
Vicenza
Buongiorno,
Potrebbe essere utile affidarsi ad uno psicologo/psichiatra/psicoterapeuta per cercare di capire quali sono i motivi che inducono suo figlio a sentirsi triste e ad isolarsi. Potrebbe sembrare paradossale perché lei potrebbe pensare “se non parla con noi della famiglia perché dovrebbe parlare con uno sconosciuto?”, e invece spesso tendiamo a sentirci molto più liberi a parlare con un estraneo. Il mio consiglio dunque è quello di affidare suo figlio alle cure di un terapeuta con cui suo figlio possa aprirsi e con cui insieme possano lavorare per cercare di migliorare il suo stato dell’umore.
Cordiali saluti
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Buonasera, mi dispiace molto se suo figlio sta passando questo momento difficile. E' per questo motivo che è importante agire con sensibilità e attenzione per aiutarlo a superare la tristezza e la solitudine.
Oltre a supportarlo e a stargli vicino come genitore, con pazienza e comprensione (aspetto fondamentale), ha pensato eventualmente di proporre a suo figlio di rivolgersi ad un/una psicologo/a per una consulenza psicologica? Sarebbe utile per supportarlo emotivamente tramite una figura professionale
Dott. Gianluca Ostuni
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buongiorno e grazie di aver posto la sua domanda. Sta parlando di una situazione che sembra molto importante, però ha descritto pochi dettagli. Sulla base di quello che leggo, le consiglio di invitare suo figlio a prendere contatti con uno psicoterapeuta o uno psicologo, per iniziare a comprendere meglio cosa sta vivendo.
Dott.ssa Arianna Forcelli
Psicologo, Neuropsicologo
Forlì
Salve,
capisco la preoccupazione per il benessere di suo figlio. È importante affrontare questa situazione con attenzione e supporto. Un primo passo significativo è parlare con suo figlio in modo aperto e ascoltarlo attentamente per comprendere meglio i suoi sentimenti e le sue preoccupazioni.

Incoraggiarlo a partecipare a attività sociali, sportive o culturali può aiutarlo a costruire nuove amicizie e a sentirsi meno isolato. Inoltre, può essere utile rivolgersi a uno psicologo, che potrà supportare suo figlio nel gestire le sue emozioni e sviluppare strategie per affrontare la tristezza.
Affrontare insieme questi momenti difficili può fare una grande differenza nel benessere di suo figlio.
Resto a disposizione.
Dr. Stefano Angeletti
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Gentile signore, comprendo la sua grande preoccupazione ed empatizzo con lei essendo anche io padre di famiglia. Può provare a consigliargli di fare un percorso di psicoterapia che lo possa sostenere e guidare verso un vissuto più sereno. Questo sarebbe l'ideale, ma non è detto che lui accetti e c'è anche il rischio che si chiuda sempre di più e che rifiuti gli psicoterapeuti. La scelta di fare un percorso di psicoterapia dovrebbe farla lui stesso affinchè trovi motivazioni giuste per impegnarsi nel percorso a stare meglio. E' un discorso complesso e molto delicato che non si può risolvere con un mio messaggio scritto. Quel che le consiglio è andare lei stesso da uno psicoterapeuta con il quale si sente a suo agio, analizzare a fondo tutte le variabili e cercare di capire insieme quale potrebbe essere la soluzione e la strategia più adatta per suo figlio per farlo uscire attivamente da questo periodo di difficoltà che stà vivendo. Cordiali saluti e buone cose, dottor Stefano Angeletti.
Dott.ssa Erica Russo
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Caro paziente anonimo, mi spiace sentirla preoccupato e mi spiace per suo figlio. Per poterla aiutare sarebbe necessario approfondire. In genere la tristezza e il senso di solitudine sono due spie di qualcosa che spinge per essere elaborato e possono provocare tanta sofferenza. Quello che posso consigliarle è di parlare con suo figlio, ascoltarlo e cercare assieme una soluzione. Un percorso di supporto psicologico potrebbe fare la differenza nell'individuare le cause e tornare a sorridere.
Resto a disposizione
Un caro saluto Dott.ssa Erica Russo
Dott.ssa Francesca Messina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, il primo passo è certamente chiedere la consulenza di un professionista. Mi sento di consigliarle, data la matura ma allo stesso tempo giovane età di suo figlio, di parlare e rendere esplicita la sua preoccupazione, chiedendo inoltre a lui, che è il diretto interessato, in quale modo preferisca essere aiutato.
Dott.ssa Daniela Fiorenzi
Psicoterapeuta, Psicologo, Neuropsicologo
L'Aquila
Salve, io le consiglio di far presente a suo figlio che lei , come genitore, c'è e si accorge del suo disagio, che è disponibile a cercare qualcuno che lo possa aiutare. Mostri vicinanza e apertura, sarà lui comunque a dover chiedere aiuto.
Dott.ssa Elisa D’Elia
Psicoterapeuta, Psicologo
Osimo
Buonasera, ne parli con uno psicoterapeuta sia per capire la gravità della situazione di suo figlio sia per pensare assieme a come poterlo aiutare. Suo figlio si rende conto della sua situazione? Lo vive come un problema o meno?
Dr. Federico Ginesi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione. La tristezza e l’isolamento a questa età possono avere molteplici cause ed è importante riuscire a capire quali esse possano essere. Potrebbe essere utile per lui rivolgersi ad un professionista per favorire la comprensione del proprio malessere e permettergli di trovare adeguate modalità per stare con gli altri. Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Più cerchi di riempire la sua solitudine, più rischi di farlo sentire ancora più solo. È come cercare di salvare qualcuno che non sa nuotare: se ti agiti per lui, lo fai affondare di più.

Non spingerlo a cambiare, ma mostrargli con l’esempio che il mondo è aperto. Coinvolgilo senza forzarlo, proponi esperienze senza aspettative. Se la tristezza persiste, uno *psicologo strategico* può aiutarlo a trasformare la sua solitudine in una scelta e non in una condanna.
Dott.ssa Francesca Casali
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, sicuramente ci saranno delle motivazioni più profonde che lo portano a questo isolamento. Un percorso psicologico sarebbe da consigliare al ragazzo. E' importante, però, che lo intraprenda solo qualora dovesse sentirsi realmente pronto.
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Gentile, date le poche informazioni mi viene difficile darle una precisa risposta in questa sede. Il miglior consiglio è quello di parlarne con un professionista della sua zona o online.

Un saluto
Dott. Michele Martino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Monteroni di Lecce
Buongiorno, potrebbe provare a capire il motivo/i tempi di questo stato(immagino ci abbia già provato), in alternativa potrebbe provare a proporre la visita da uno specialista.
Tentare di dargli delle possibilità e farlo scegliere.
Dott.ssa Patrizia Ziti
Psicologo
Colleferro
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione.
La tristezza è un'emozione legata ad una risposta naturale a situazioni che coinvolgono dolore psicologico, emotivo o fisico.
E' un'emozione dolorosa, ciò non significa che va eliminata.
Siamo abituati a scappare o a combattere le emozioni che non ci fanno star bene con la conseguenza di pensare che "mi sento triste e c'è qualcosa che non va bene in me" e cerchiamo di reprimerla ma in questo modo perdiamo il contatto con noi stessi.
Le emozioni, come pure la tristezza, vanno gestite e non soffocate cercando di cogliere il messaggio che trasmettono.
Un aiuto da parte sua si concretizza soprattutto nell'ascolto ed ad essere presente ed accettare ciò che manifesta suo figlio, senza bisogno di cambiarlo.
Se però la tristezza perdura eccessivamente le consiglio di cercare un parere professionale.
Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano

Sentire un figlio di 21 anni in questa condizione può generare molta frustrazione. Vorrei rassicurarti che ci sono diverse cose che puoi fare per offrirgli il tuo supporto, anche se a volte può sembrare difficile.
Per capire meglio la situazione di tuo figlio e poterti dare dei suggerimenti più mirati, potresti dirmi:
Da quanto tempo noti questo stato di tristezza e solitudine in tuo figlio? C'è stato un evento particolare che ha preceduto questo cambiamento?
Come si manifesta questa tristezza e solitudine? È più silenzioso e isolato, esprime verbalmente i suoi sentimenti, ha cambiamenti nel suo umore o nelle sue abitudini (sonno, alimentazione, attività)?
Avete provato a parlargli di come si sente? Se sì, cosa vi ha detto? Se no, c'è qualcosa che vi ha impedito di farlo?
Ricorda che in questa fase della vita, i giovani adulti possono affrontare diverse sfide legate all'indipendenza, alle relazioni, al futuro. A volte, la tristezza e la solitudine possono essere transitorie, ma se persistono o peggiorano, è importante non sottovalutarle.
Il tuo ruolo di genitore è fondamentale: offrigli un ambiente di ascolto non giudicante, fagli sapere che sei lì per lui e che ti preoccupi per il suo benessere. Insieme, possiamo riflettere su come potresti avvicinarti a lui e incoraggiarlo a cercare un supporto più specifico se necessario.
Dott.ssa Greta Mantovanelli
Psicologo, Psicologo clinico
Seriate
Gli dimostri vicinanza rispettosa, accettazione di come è e dei suoi bisogni: potrebbe volere che lei ci sia in modo silenzioso (o meno), o che non sia troppo invadente. Dopo avergli dimostrato rispetto, il figlio potrebbe aprirsi a lei e insieme potreste trovare strategie per aiutarlo a stare meglio (come chiedere un supporto o creare situazioni che gli facciano percepire meno il disagio, la solitudine e la tristezza).
Dott.ssa Teresa Romeo
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Corbetta
Gentile Utente,
è comprensibile che sia molto preoccupato nel vedere suo figlio triste e solo. Il fatto di averlo notato è già un passo molto importante. Non conosco il vostro rapporto e non credo abbia senso consigliarle nulla in particolare se non di mostrarsi vicino e aperto alla comunicazione. Se pensa che suo figlio possa avere bisogno di aiuto professionale provi a parlargli e a suggerirgli la possibilità di andare da un* professionista che si occupa del benessere della persona e che potrebbe essere importante per lui trovare un luogo dove poter esprimere eventuali sofferenze.
Le auguro di trovare una soluzione che possa rasserenare Lei e suo figlio.
Dott.ssa Teresa Romeo
Dott.ssa Rosaria Bruno
Psicologo
Sapri
Buonasera. Potrebbe incoraggiarlo ad iniziare un percorso di supporto psicologico così da facilitarlo nell’espressione del suo malessere. Consideri che l’adolescenza è di per sé una fase critica segnata da numerose trasformazioni: corporee, neurobiologiche, sociali, psicologiche.
Dr. Jacopo Modoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
la sua preoccupazione è comprensibile, e già il fatto che lei la esprima è un passo importante. A volte, dietro la tristezza e l’isolamento nei giovani adulti si nasconde un senso di smarrimento o un disagio più profondo, che può essere difficile da raccontare.

Un percorso psicologico può aiutarlo a capire meglio cosa sta vivendo e a sviluppare strumenti per ritrovare motivazione e contatto con gli altri. L’approccio cognitivo-comportamentale lavora in modo concreto, aiutando anche chi fa fatica a “parlare di sé”.

Offrirgli ascolto, senza pressioni, è un buon punto da cui partire.

Un caro saluto,
dott. Jacopo Modoni
Dott.ssa Laura Zanella
Psicologo
Venezia
Buongiorno gentile utente, grazie per la sua domanda.
Se è molto preoccupato, un’opzione potrebbe essere sottoporlo a una visita specialistica, che permetta di capire se la situazione è più sul versante patologico, oppure se si tratta di qualcosa di transitorio, risolvibile senza interventi particolarmente impegnativi. Ovviamente tutto questo se suo figlio, in quanto maggiorenne, è d’accordo.
In ogni caso come padre può stargli vicino, cercare di farlo aprire su ciò che sente in questo momento, magari coinvolgendolo in qualche attività piacevole, che condividete. Già questo può fare un’enorme differenza, tenendo presente che ci vuole pazienza! Soprattutto se vi sono elementi depressivi, potrebbe non essere ben disposto a fare molto, per cui meglio iniziare con attività semplici e poco impegnative.
Dott.ssa Sara Tomei
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
ciao, sarebbe importante per lui intraprendere un percorso psicologico che lo aiuti a trovare un equilibrio. Lei può provare a spronarlo in attività di gruppo in modo che se lui riuscisse a trovarsi bene avrebbe anche un appartenenza a un gruppo con cui condividere delle attività. Spero di essere stata utile per quanto possibile.
Dottoressa Sara Tomei
Dott.ssa Sara Di Nicola
Psicologo, Psicologo clinico
Capena
Salve, immagino la sua preoccupazione. Provi a parlargli e a capire le motivazioni di questo suo stato d'animo e di questa situazione e magari - con gentilezza - le proponga di poter fare dei colloqui con uno psicologo che possa aiutarlo in maniera professionale! Inoltre, magari organizzi delle giornate e delle attività da condividere insieme: cinema, passeggiate, gite, cucinare ecc...quello che vi piace...può avere effetti positivi! Saluti
Dott.ssa Daniela Calabrese
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
La tristezza e la solitudine possono essere segnali di disagio emotivo, ed è naturale che, come genitore, tu voglia fare tutto il possibile per aiutarlo. E' evidente che starà attraversando un periodo di stress emotivo. Potresti tentare di avere un dialogo e iniziare a comunicare in modo aperto e empatico. Cerca di parlare con tuo figlio in modo sincero, senza giudizio. Mostrati disponibile ad ascoltarlo e fagli sapere che sei lì per lui. Puoi iniziare con domande semplici come: "Come ti senti ultimamente?" o "C'è qualcosa di cui vorresti parlare?"
Promuovi intorno a lui un ambiente di supporto. Dimostra il tuo sostegno senza pressioni, rispettando i suoi spazi. A volte i giovani possono trovare difficile aprirsi, ma sapere che hanno una figura di riferimento vicina può essere rassicurante.
Incoraggialo a coltivare interessi e relazioni. Prova a coinvolgerlo in attività che potrebbero appassionarlo o interessarlo, come uno sport, un hobby o un gruppo sociale. Questo può aiutarlo a distrarsi e a sentirsi meno isolato.
Osserva eventuali segnali più profondi. Se la tristezza e la solitudine persistono e sembrano influenzare la sua vita quotidiana, potrebbe essere utile considerare il supporto di uno specialista. Parlare con uno psicologo o un terapeuta potrebbe essere da pare tua il miglior modo per aiutarlo a esplorare le cause di questi sentimenti e a trovare strategie per affrontarli, in quanto spesso i genitori non costituiscono, in questi particolari momenti della vita, un punto di riferimento facilmente assimilabile, anzi in alcuni casi sono visti come oppositivi o intrusivi.
Evita di minimizzare i suoi sentimenti. Anche se può essere difficile vedere tuo figlio triste, cerca di non liquidare la sua sofferenza con frasi del tipo: "Passerà" o "Non devi sentirti così." Mostrati comprensivo e cerca di validare ciò che prova.
Guida senza invadere. Potresti suggerire risorse utili, ma senza insistere troppo.
Il fatto che tu sia così preoccupato dimostra quanto ci tieni a tuo figlio, e questo è già un grande punto di partenza per aiutarlo. Se senti il bisogno di approfondire o hai bisogno di altre idee, sono qui per supportarti in ogni modo possibile. Tuo figlio ha bisogno di sapere che non è solo, e tu stai facendo un ottimo lavoro per mostrarglielo. Ti auguro forza e serenità mentre affronti questa situazione insieme a lui. Ti consiglio inoltre, se lui non ha interesse ad intraprendere un percorso psicoterapeutico, di pensare di intraprenderlo tu al fine di sostenerti per un massimo supporto che potresti dare a tuo figlio indirettamente. Sono qui per aiutarti a trovare le modalità e gli strumenti migliori.
Dott.ssa Noemi Salatino
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Salve, mi dispiace per suo figlio che sta attraversando questo brutto momento e per lei che ogni giorno lo vede triste e solo. E' difficile rispondere a questa domanda perchè non è specificato da quanto tempo perdura questa tristezza e quanto impatta lo svolgimento della vita quotidiana di suo figlio e di tutta la famiglia.
In generale posso dirle che sicuramente potrebbe aiutarlo far sentire la sua presenza nella sua quotidianità, che a volte sta anche nel stare insieme senza molte parole, mostrarsi disponibili ad un ascolto senza giudizi. Inoltre è fondamentale evitare di minimizzare le sue emozioni di tristezza e magari provare a porre domande per comprendere meglio cosa sta vivendo. Incoraggiare suo figlio a fare attività che gli piacciono, tenersi attivo, partecipare ad eventi sociali dove potrebbe incontrare persone con interessi simili. Anche attività come sport, corsi o gruppi di volontariato possono aiutare a costruire connessioni.
Se la tristezza di suo figlio persiste e influisce sulla sua vita quotidiana, potrebbe essere utile suggerire di contattare uno psicologo che può aiutarlo a capire gli strumenti e strategie per affrontare le sue emozioni.

Cordiali saluti
Dott.ssa Noemi Salatino
Dr. Cristiano Maiolo
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Assistere alla sofferenza di un caro, un figlio in particolar modo, può essere difficile e frustrante. In questi casi, la cosa migliore da fare è trovare il modo giusto per invitare il proprio familiare a rivolgersi ad un professionista specializzato; sono convinto che suo figlio ne gioverebbe. Un saluto
Dott. Jonathan Trobia
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve, immagino la sua preoccupazione. Non conoscendo la situazione (scuola o lavoro, hobbies etc... Da quanto tempo nota questa condizione? E' capitato qualche evento particolare?) posso suggerirle di trovare dei momenti con lui in cui possa esprimersi con lei rispetto a quanto prova. L'ascolto e la vicinanza è fondamentale.
Parallelamente potrebbe pensare di proporgli un percorso personale presso un professionista.
Rimango a disposizione per qualsiasi domanda o dubbio
Buona giornata
Dott.ssa Matilde Gatta
Psicologo, Psicologo clinico
Piossasco
Buongiorno, potrebbe suggerirgli di iniziare un percorso psicologico o psicoterapeutico.
Salve,
dalle pochissime informazioni che ha scritto le posso consigliare di iniziare ad affrontare la situazione prendendosi cura di lei. So che potrebbe sembrarle inappropriato, ma la sofferenza di un figlio può suscitare preoccupazioni notevoli nei genitori ed è utile che questi si dedichino uno spazio nel quale prendersene cura. Suo figlio è più che maggiorenne, può sicuramente beneficiare del supporto di suo padre, ma sarà lui a scegliere se e quando chiedere aiuto per affrontare le proprie difficoltà. Nel frattempo, se la situazione diventa per lei di difficile gestione, può pensare di cercare supporto per sé. Non è escluso che come effetto collaterale faccia da "apripista" per suo figlio (è bene però che questo resti un possibile effetto collaterale e non il motore delle sue scelte).
Le auguro il meglio,
un caro saluto
Dott.ssa Francesca Torelli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, se suo figlio è consapevole del suo stare male e è motivato e convinto potrebbe intraprendere un percorso di psicoterapia individuale che potrebbe aiutarlo a capire da dove arrivano questi sentimenti e come fare per gestirli al meglio, è però necessario che sia lui il primo a voler intraprendere il percorso e che abbia la motivazione che lo possa spingere a un cambiamento.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Francesca Torelli
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità qualcosa di così intimo e profondo.

Quello che stai vivendo è una reazione umana e comprensibile a esperienze emotivamente dolorose: quando l’amore fa male, il cuore si protegge. È normale che, dopo tradimenti, sparizioni e delusioni, tu faccia fatica a fidarti di nuovo. Il tuo timore di non essere amata come meriti nasce da ferite reali, non da una tua fragilità.

Ma il fatto che tu voglia superarle è già un passo importante: significa che dentro di te c’è ancora il desiderio di costruire qualcosa di bello, nonostante tutto.

Come iniziare a liberarti da questi “mostri del passato”?
1. Dai voce a ciò che hai vissuto.
Spesso, il dolore che non viene elaborato continua ad agire in silenzio. Parlare con uno psicologo ti aiuterebbe a riconoscere che cosa ti ha ferito, che credenze hai interiorizzato (es. “non valgo abbastanza”) e come tutto questo condiziona i tuoi rapporti oggi.

2. Coltiva un senso di valore che non dipenda dagli altri.
Più riesci a rafforzare l’amore per te stessa, meno sentirai il bisogno di difenderti continuamente. Fidarti non vuol dire abbassare la guardia, ma scegliere con consapevolezza chi merita di avvicinarsi a te.

3. Ricorda: quello che è successo non definisce chi sei.
Le delusioni passate dicono qualcosa su chi hai incontrato, non su quanto tu meriti amore e rispetto. Le esperienze ti hanno segnata, ma non ti hanno tolto il diritto di amare e di essere amata bene.

Hai tutto il diritto di desiderare un amore che ti faccia sentire vista, rispettata e al sicuro.
E con il tempo, il giusto supporto e molta gentilezza verso te stessa, potrai liberarti di quelle paure senza rinunciare all’intimità che desideri.

Se vuoi, posso suggerirti un esercizio semplice per iniziare a rafforzare la fiducia in te e nelle relazioni. Ti farebbe piacere?



Hai detto:
Mio figlio di 21 anni è sempre triste e solo. Sono molto preoccupato. Cosa posso fare per aiutarlo?

ChatGPT ha detto:
È comprensibile che tu sia preoccupato, e il tuo desiderio di aiutare tuo figlio mostra quanto tu gli sia vicino emotivamente. Vedere un figlio triste, chiuso o isolato può far sentire impotenti, ma il tuo ruolo è prezioso, anche se lui non lo esprime apertamente.

Ecco alcuni passi concreti che puoi fare:
1. Offrigli ascolto, senza pressioni.
Chiedigli come sta, in modo sincero e tranquillo. Non forzarlo a parlare, ma fagli sentire che sei lì, disponibile, senza giudicarlo o voler “aggiustare” tutto subito.

2. Suggerisci (senza imporre) un supporto psicologico.
A volte i ragazzi rifiutano l’idea per paura di essere etichettati o per vergogna. Puoi dirgli qualcosa come: "Se senti che parlarne con qualcuno ti potrebbe far stare meglio, possiamo cercare insieme una persona giusta per te."

3. Osserva senza invadere.
Prova a notare se ci sono segnali che indicano un disagio più profondo (es. cambiamenti nel sonno, alimentazione, calo di motivazione, ritiro totale dalla vita sociale). Se questi persistono, è importante non aspettare troppo per chiedere un consulto professionale.

4. Fagli sentire che non è solo.
Anche solo condividere momenti semplici insieme (guardare un film, fare una passeggiata, cucinare) può essere un modo per fargli sentire affetto senza toccare subito argomenti delicati.

Se vuoi, posso aiutarti a trovare le parole giuste per parlargli o suggerirti un primo colloquio di supporto psicologico per lui.
Dott.ssa Chiara Barsotti
Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Gentile utente, può iniziare con il prendere per sé uno spazio in cui condividere la sua esperienza e guardare insieme ciò che sta accadendo. Un caro saluto.
Dott.ssa Luisa Maria Oliva
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Roma
Salve. Suo figlio è maggiorenne ma ancora adolescente: una fase di crescita in cui ci sono molte domande soprattutto legate al cosa vogliamo veramente dalla nostra vita e da chi siamo nel nostro profondo. Sempre lo quantifica in mesi? Anni? Come si manifesta questa tristezza? Ha provato a parlarne con lui? Cerchi di sostenerlo con la sua presenza fisica, spiritale ed emotiva senza farlo sentire sotto una lente osservativa: nel momento in cui suo figlio sentirà la sua sincera vicinanza su cui dovrà lavorare per renderla il più possibile libera da giudizi e preoccupazioni, suo figlio inizierà ad aprirsi di più. Nel frattempo le suggerisco di andare lei in terapia. Qualche colloquio di sostegno con uno psicologo o psicoterapeuta per affrontare questa preoccupazione al meglio o un percorso più strutturato fanno la differenza sulla gestione dei vissuti emotivi che a volte sembrano schiacciarci.
Dott. Marco Soccol
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
capita molto spesso a quell'età di sentirsi soli e sfiduciati nei confronti della vita. Le consiglierei innanzitutto di condividere con suo figlio questa preoccupazione che lei vive. e poi magari le consiglierei di iniziare un percorso di supporto psicologico.
Rimango a disposizione. Un caro saluto
Dott.ssa Cristina Massardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Gallarate
Se vedi che la tristezza dura da tempo, prova a proporgli con delicatezza l’idea di parlare con qualcuno, magari uno psicologo. Non come qualcosa di “grave”, ma come un modo per stare meglio. E se vuoi, potresti anche tu confrontarti con uno specialista per capire come supportarlo al meglio.
Non devi risolvere tutto da solo, ma stargli vicino con calma e pazienza può già fare una grande differenza.
Dott.ssa Maristella Iorio
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buonasera ha provato a parlare con suo figlio di questa sua preoccupazione? Potete provare ad affrontare insieme la questione e suggerigli attività di gruppo o investire in qualche suo hobby. Resto a disposizione
Dott.ssa Elisabetta Luciani
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buonasera, sicuramente è importante sentire vicinanza e supporto da parte dei familiari rispettando i suoi spazi e il periodo di crescita complesso che sta attraversando. Inoltre, un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarlo a esplorare i sintomi e capire il perché di questo malessere. Se il ragazzo ha delle resistenze ad iniziare un percorso psicologico potrebbe essere utile anche un sostegno genitoriale. Un caro saluto
Salve, comprendo il suo stato di impotenza di fronte al malessere di un figlio, da genitore è devastante.
Cercherei di comprendere attraverso il dialogo e la vicinanza, cosa lo angoscia e cosa potrebbe aiutarlo (rete di amici, un percorso di studi, un lavoro, un supporto psicologico).
I 21 anni sono l'età di transizione nel mondo dei giovani adulti, caratterizzata da vari cambiamenti.
Esprimendole tutta la mia vicinanza, le faccio l'augurio che lei e suo figlio possiate ritrovare la pace e la serenità che meritate.

Dott. Sandro Mangano
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Certamente.

Gentile signora,

Comprendo la sua profonda preoccupazione e la sua angoscia nel vedere suo figlio di 21 anni in uno stato di tristezza e isolamento persistente. È una situazione che tocca nel profondo ogni genitore, e la sua volontà di aiutarlo è ammirevole.

Comprendere il Disagio Giovanile
L'età di 21 anni è un periodo di transizione cruciale, denso di sfide legate all'identità, alle relazioni, all'autonomia e alle scelte future (università, lavoro). È un momento in cui i giovani possono sentirsi particolarmente vulnerabili. La tristezza persistente e il ritiro sociale che descrive non sono segnali da sottovalutare; potrebbero indicare un malessere più profondo, come un episodio depressivo, un disturbo d'ansia sociale, o altre difficoltà emotive che gli impediscono di vivere pienamente e di relazionarsi in modo soddisfacente.

Il fatto che questa condizione sia "sempre" presente suggerisce che non si tratta di un momento passeggero, ma di qualcosa che lo sta intrappolando e che richiede un'attenzione specifica.

Come Offrire Aiuto: Un Approccio Empatico e Mirato
Il suo ruolo di genitore è fondamentale, ma è cruciale avvicinarsi a lui con delicatezza, comprensione e senza alcuna forma di giudizio, offrendo un supporto che rispetti i suoi tempi e i suoi spazi.

1. Creare un Ponte di Comunicazione
Il primo passo è aprire un canale di dialogo che lo faccia sentire sicuro e compreso.

Scegliere il momento giusto: Trovate un momento tranquillo, senza fretta, in cui entrambi siete rilassati e senza distrazioni. Una passeggiata, un momento dopo cena, un viaggio in macchina possono essere occasioni ideali.
Esprimere la sua preoccupazione con amore: Inizi la conversazione esprimendo il suo affetto e la sua genuina preoccupazione, senza accusare o minimizzare ciò che lui prova. Frasi come: "Figlio mio, ti vedo un po' giù ultimamente e mi preoccupa. Voglio che tu sappia che sono qui per te, qualunque cosa stia succedendo. Mi dispiace vederti così e vorrei capire come poterti stare accanto." possono aprire la porta.
Ascoltare senza giudicare: Questo è il punto più critico. Lasci che si sfoghi, anche se le sue parole possono sembrare caotiche o dolorose. Eviti reazioni immediate, consigli non richiesti o frasi fatte come "devi reagire", "non fare così", "non hai motivi per essere triste". Il suo obiettivo primario è ascoltare attivamente, con empatia, cercando di comprendere il suo mondo interiore. A volte, il solo fatto di sentirsi ascoltati e validati può rappresentare un enorme sollievo.
2. Proporre un Supporto Professionale Specializzato
Se la tristezza e l'isolamento persistono, è molto probabile che abbia bisogno dell'aiuto di uno specialista.

Normalizzare il concetto di terapia: Spieghi che chiedere aiuto a uno psicologo o uno psicoterapeuta è un gesto di forza e consapevolezza, non di debolezza. È come rivolgersi a un esperto per qualsiasi altra difficoltà nella vita. In Italia, purtroppo, c'è ancora un certo stigma, ma è importante superarlo. Molti giovani e adulti traggono grande beneficio da un percorso terapeutico.
Offrire supporto pratico: Aiutatelo a cercare un professionista specializzato in giovani adulti. Potrebbe essere un psicologo clinico o uno psicoterapeuta. Offritevi di aiutarlo nella ricerca, a prendere il primo appuntamento, o anche ad accompagnarlo, se lo desidera e se questo lo fa sentire più a suo agio.
Rispettare la sua privacy: Se deciderà di intraprendere un percorso terapeutico, è fondamentale rispettare la sua privacy. Lasciate che sia lui a decidere cosa e quanto condividere delle sue sedute. L'obiettivo è che si senta libero di esplorare i suoi vissuti in un ambiente confidenziale.
3. Incoraggiare Attività e Interessi (Senza Forzare)
L'isolamento è un sintomo, spesso non una scelta consapevole. Forzarlo a fare cose potrebbe sortire l'effetto opposto.

Proporre attività leggere insieme: Invece di "devi uscire con i tuoi amici", proponetegli di fare qualcosa insieme in famiglia che possa piacere anche a lui, senza pressione. Potrebbe essere guardare un film, preparare una cena speciale, fare una breve passeggiata in un luogo tranquillo. Questo lo aiuta a sentirsi connesso senza la pressione delle interazioni sociali esterne.
Stimolare gli interessi: Chiedetegli se c'è qualcosa che gli piaceva fare in passato e che potrebbe voler riprendere, o se c'è qualcosa di nuovo che gli piacerebbe esplorare (anche attività che possa svolgere da solo inizialmente, come un hobby creativo, la lettura o l'ascolto di musica).
Attenzione allo stile di vita: Assicuratevi che abbia un sonno adeguato, una dieta equilibrata e, se possibile, un minimo di attività fisica (anche solo brevi passeggiate). Questi aspetti possono influenzare significativamente l'umore e i livelli di energia.
Cosa Evitare Assolutamente
Minimizzare il suo dolore: Frasi come "ti passerà", "non è niente di grave", "hai tutto dalla vita, non capisco perché sei triste" possono farlo sentire incompreso e isolato.
Colpevolizzare: "Sei tu che non ti impegni", "devi reagire", "non ti sforzi abbastanza". Queste frasi sono dannose e alimentano solo il senso di inadeguatezza.
Imporsi o dettare soluzioni: Non prendete decisioni al suo posto o non forzatelo a fare cose che rifiuta categoricamente. Il senso di controllo sulla propria vita è cruciale a quest'età.
Vedere un figlio in difficoltà è un dolore immenso, ma la sua presenza amorevole, la sua disponibilità all'ascolto e il suo supporto nell'accesso a un aiuto professionale sono le risorse più preziose che può offrirgli. La strada del recupero richiede pazienza e comprensione, ma è un percorso che può portare a un significativo miglioramento del benessere di suo figlio.

Dott. Sandro Mangano
Dott. Alessandro Ricciuti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile signore,
comprendo la sua preoccupazione.
Vedere un figlio vivere momenti di tristezza e solitudine non è certamente piacevole e la preoccupazione di cui mi parla può facilmente trasformarsi in senso di impotenza all’interno della coppia genitoriale.

Vorrei concentrarmi in questa mia risposta sulla componente relazionale che la solitudine e la tristezza possono comportare nel vissuto di un ragazzo di 21 anni.

Possiamo avanzare l’ipotesi che le radici di questa “sintomatologia” possano essere ricercate nei vari contesti relazionali che caratterizzano la vita di suo figlio ventunenne: probabilmente gruppi di amici, colleghi di studio/lavoro e membri della propria famiglia.

Per quanto riguarda il sistema famiglia, ad esempio, la solitudine e la tristezza di suo figlio potrebbero essere la risposta ad una fase di transizione che coinvolge tanto lui quanto gli altri membri della famiglia.
L’età dei 21 anni è piuttosto legata a periodi di cambiamento e di una progressiva costruzione della propria indipendenza: solitamente si è da poco concluso il percorso scolastico, si affrontano scelte che daranno una direzione al proprio futuro, si iniziano ad esplorare più profondamente le relazioni significative.

Sarebbe interessante riflettere su quanto e come in questo momento suo figlio si senta supportato nelle sue scelte, sul modo in cui la sua tristezza e solitudine entrano in risonanza con il vissuto dei genitori.

In un momento simile potrebbe sicuramente essere molto utile la costruzione di un dialogo con suo figlio fondato su vicinanza, ascolto, assenza di giudizio ed assenza del “sentimento di urgenza di risolvere quel qualcosa che non va”. Un dialogo quindi che si fondi sul riconoscimento di suo figlio, delle sfide che sta affrontando e della sua sofferenza.
Essere presenti, con pazienza e disponibilità emotiva, è già un modo potente di aiutare.

Infine, può essere molto utile valutare insieme a lui — e magari anche come famiglia — la possibilità di intraprendere un percorso psicologico. Un lavoro con un terapeuta (ad esempio con orientamento sistemico-relazionale) potrebbe offrire uno spazio sicuro in cui esplorare i legami, i significati che suo figlio attribuisce a ciò che vive, e le risorse relazionali che possono essere attivate per sostenerlo.
Dott.ssa Giulia Spilli
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
I 21 anni per un giovane adulto sono una fase molto critica, attorno a questi anni cominciamo ad interrogarci su chi siamo e cosa vogliamo, prendiamo consapevolezza che sia arrivato il momento di definirci e crearci una nostra identità. Questo comporta tanta incertezza e frustrazione soprattutto nel mondo che viviamo oggi, che richiede, spesso, alti livelli di prestazione. Questo spaventa molto. Dopo di che, ognuno ha il suo modo di rispondere agli eventi della vita: c'è chi si butta e quel che sarà sarà e chi invece studia l'assist da lontano apparendo ritirato socialmente.
Quello che può fare è ascoltarlo e starle vicino, offrendogli l'aiuto che richiederà, con i suoi tempi.
Dott.ssa Giulia Gibelli
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera. Sicuramente si può partire dallo stargli vicino come genitore, accogliere la sua tristezza e il suo senso di solitudine. Dopodiché parlerei con lui e gli chiederei se ha bisogno di aiuto e supporto. In quel caso potrà cercare un supporto professionale qualora lo ritenesse necessario! Un caro saluto
Dott.ssa Aurora Corso
Psicologo, Psicologo clinico
Rescaldina
Gentile utente, capisco la sua preoccupazione: vedere un figlio triste e isolato può essere molto doloroso. A 21 anni è frequente vivere momenti di smarrimento, ma se la tristezza persiste, è importante non sottovalutarla.
Le suggerisco di restargli vicino con discrezione, mostrarsi disponibile all’ascolto senza pressioni, e — se il disagio continua — valutare insieme a lui la possibilità di un supporto psicologico. Anche per lei, avere uno spazio per condividere queste preoccupazioni può essere di grande aiuto. Un caro saluto, Dott.ssa Aurora Corso.
Dott.ssa Claudia Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, questa preoccupazione è assolutamente comprensibile. Quando un giovane si sente spesso triste e isolato, può essere importante osservare con attenzione e offrire un supporto attento.
Un primo passo utile può essere quello di rivolgersi a un professionista, come uno psicologo, che possa offrire un supporto qualificato, creando uno spazio di ascolto senza giudizio, dove sia possibile parlare liberamente delle emozioni e dei pensieri. Spesso, sentirsi accolti e compresi può fare una grande differenza. Il percorso psicologico aiuta a esplorare le cause di questi vissuti, a sviluppare strategie di coping e a favorire una maggiore consapevolezza di sé.
Anche coinvolgere ambienti di socializzazione o attività che possano stimolare interessi e relazioni positive può contribuire al miglioramento del suo stato emotivo.
Rimanere vicini con attenzione e cura, senza forzare, è una risorsa preziosa.

Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Silvia Ferraro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile genitore,
la sua preoccupazione è comprensibile e il fatto che se ne stia occupando è già un gesto importante di cura e attenzione.
Quello che può fare è restare vicino a suo figlio con ascolto e senza giudizio, comunicandogli che non è solo e che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un modo per prendersi cura di sé.
Un supporto psicologico può aiutarlo a dare un nome a ciò che prova, a sentirsi compreso e a ritrovare uno spazio per sé, al di là del peso che sta vivendo.
Resto volentieri a disposizione se desidera un confronto più approfondito.
Un caro saluto,
dott.ssa Silvia Ferraro
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, ha provato a parlare con suo figlio facendogli notare che nota in lui spesso tristezza e solitudine?
Provi a parlarne con suo figlio nel modo più possibile empatico e comprensivo..
Inoltre, se ritiene opportuno per lui, può proporgli di parlarne con uno specialista del settore, così che possa trovare un suo spazio in un percorso personale.
Un saluto





Dott.ssa Eugenia Alessio
Dott.ssa Francesca Squizzato
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Cassano Magnago
Gentile utente,

quello che posso consigliarle è provare a comunicare con suo figlio di questa sua preoccupazione ed eventualmente valutare insieme l'inizio di un percorso terapeutico.

resto a disposizione
Dott.ssa Francesca Squizzato
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno,
è comprensibile la sua preoccupazione: vedere un figlio chiudersi nella tristezza e nella solitudine può far sentire impotenti. La cosa più importante è fargli percepire la sua vicinanza senza pressarlo, mostrandosi disponibile all’ascolto e incoraggiandolo a condividere quello che prova, se e quando se la sente.
Può anche proporgli, con delicatezza, un supporto professionale: a volte per i ragazzi è più semplice aprirsi con una figura esterna. Io sono disponibile ad accoglierlo, se lo desidera, per aiutarlo ad affrontare questo momento e ritrovare le sue risorse.

Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Dott.ssa Carmela Fulco
Psicologo clinico, Psicologo
Capua
Esserci e far presente che per qualsiasi cosa non è solo e che può condividere anche la tristezza. La vicinanza emotiva fa spazio alla possibilità di chiedere aiuto.
In bocca al lupo,
un saluto
Dott.ssa Eleonora Tosto
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, capisco la sua preoccupazione, ed è importante che lei stia cercando un modo per aiutare suo figlio. La tristezza persistente e l’isolamento nei giovani adulti possono essere segnali di un disagio più profondo, ma anche un punto di partenza per un cambiamento.

Nel mio lavoro come psicologa e facilitatrice in tecniche di consapevolezza, accompagno giovani e famiglie attraverso percorsi di supporto psicologico, mindfulness e lavoro integrato con la voce e il respiro, per aiutare a riconnettersi con sé stessi, esprimere le emozioni e costruire nuove modalità relazionali.

Un primo colloquio può essere utile per valutare insieme la situazione e capire come poterlo sostenere al meglio, rispettando i suoi tempi e la sua sensibilità. Rimango a disposizione per ogni chiarimento.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Buongiorno,

capisco la sua preoccupazione: notare un figlio giovane sempre triste e isolato può essere molto difficile e preoccupante. È importante sapere che in questa età molte persone attraversano fasi di solitudine, incertezza o abbassamento dell’umore, ma quando la tristezza è persistente e influenza la vita quotidiana, può essere utile un supporto professionale.

Può aiutarlo innanzitutto offrendo ascolto attivo e comprensione, cercando di mantenere un dialogo aperto senza giudizio e incoraggiandolo a parlare dei propri sentimenti. Stimolare piccoli passi di socializzazione, interessi o attività piacevoli può favorire il benessere emotivo, ma spesso non basta se il disagio è intenso o duraturo.

Un passo importante è valutare insieme a uno psicologo o uno psicoterapeuta la possibilità di iniziare un percorso di supporto psicologico, volto a comprendere le cause della tristezza, sviluppare strategie per gestire l’isolamento e rinforzare le capacità emotive e relazionali. In alcuni casi, il professionista potrà anche suggerire un colloquio con uno psichiatra se si sospettassero sintomi più gravi come depressione o ansia marcata.

In sintesi, la cosa più utile che può fare è essere vicino a lui con ascolto e sostegno, ma valutare un percorso psicologico mirato è spesso il modo più efficace per affrontare la situazione e migliorare il suo benessere emotivo.
Resto disponibile per valutare l'inizio di un possibile percorso psicologico
Saluti
Dott.ssa Valeria Mazzoli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
capisco profondamente la sua preoccupazione. Vedere un figlio triste e isolato può essere molto doloroso e può farci sentire impotenti. Il modo migliore per aiutarlo è mostrargli vicinanza e ascolto: provi a parlargli con calma, senza giudicare o minimizzare quello che prova, facendo capire che può condividere con lei ciò che sente.

Può anche incoraggiarlo delicatamente a rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta, che possa supportarlo nel comprendere le cause di questa tristezza e nel trovare strumenti concreti per affrontarla. A volte i giovani faticano a chiedere aiuto da soli, e il suo sostegno può fare davvero la differenza.

Infine, piccoli gesti di presenza quotidiana, momenti insieme o inviti graduali a socializzare possono aiutarlo a sentirsi meno solo e a riconnettersi con le persone e con le proprie emozioni in modo sicuro.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Mazzoli
Dott.ssa Chiara Briani
Psicologo, Sessuologo
Verona
Gentile paziente, posso comprendere la sua preoccupazione: immagino che si senta in difficoltà anche nel pensare a come aiutare suo figlio. Vista la maggior età, la cosa migliore che può fare lei in quanto genitore è rimanere disponibile a stargli accanto, dargli i suoi tempi ed i suoi spazi, ma esplicitando la possibilità di condividere i pensieri e le preoccupazioni. Può suggerire alcune attività o di intraprendere un percorso psicologico, ma sarà il giovane a decidere se e quando vorrà intraprenderle. Suggerirei anche a lei un supporto psicologico, per aiutarla ad affrontare la sua preoccupazione al meglio: potrebbe essere anche di esempio per suo figlio... Le auguro il meglio e rimango a disposizione. Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Briani
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Signore,

La sua preoccupazione è comprensibile e il fatto che lei se ne occupi è già un passo importante. La tristezza e l’isolamento in un giovane adulto possono avere molte cause: personali, relazionali o legate a momenti di transizione della vita. È fondamentale affrontare la situazione con delicatezza, senza forzarlo, ma facendogli sentire che è supportato.

Le consiglio di proporgli, con calma, la possibilità di un colloquio psicologico. A volte i ragazzi fanno più fatica a chiedere aiuto, ma un incontro conoscitivo può aiutarlo ad aprirsi in uno spazio sicuro e privo di giudizio.

Resto a disposizione anche per un confronto iniziale con lei, se lo desidera.

Dott.ssa Greta Pisano
Psicologa e Psicoterapeuta
Dott.ssa Sofia Binanti
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera e grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
E' certamente comprensibile per un genitore essere in apprensione per un figlio in difficoltà. Non è semplice suggerirle cosa fare nel concreto perchè non conosco suo figlio e non so cosa abbia bisogno. Non è detto che basti stargli fisicamente vicino, proporgli di uscire con i coetanei o ricordargli quanto fuori dalla sua cameretta la vita sia bella. Probabilmente non serve. Sono soluzioni superficiali che sicuramente suo figlio sa, ma se non riesce a metterle in pratica evidentemente c'è bisogno di altro.
Il mio consiglio, dunque, non è quello di "fare" qualcosa per lui, ma "esserci" per lui. Come? Semplicemente osservandolo cercando di capire quale sia la giusta distanza, senza fornire soluzioni concrete e immediate ma rispettando il suo tempo e il suo spazio, garantendogli sicurezza e presenza non oppressiva come un qualsiasi genitore amorevole farebbe, ma la presenza nei limiti che lui, magari in silenzio, chiede.
So che non è facile. Auguro a lei e a suo figlio ogni bene.
Un caro saluto
Dott.ssa Sofia Binanti
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Mi dispiace molto sapere che suo figlio sta attraversando un periodo di tristezza e solitudine. Capisco quanto questo possa preoccuparla. Vorrei sapere: da quanto tempo lo vede così? Ultimamente è successo qualcosa nella sua vita che potrebbe farlo sentire solo e triste? Suo figlio lamenta direttamente questi sintomi? Lei ha mai chiesto aiuto per lui? Se la situazione la preoccupa, potrebbe essere utile aiutarlo a valutare l’opzione di iniziare un percorso di psicoterapia. Questo può offrirgli uno spazio sicuro per esplorare le emozioni, capire meglio le sue difficoltà e trovare strategie per affrontarle. Dott.ssa Chiara Avelli
Dott.ssa Sonia Marini
Psicologo, Professional counselor
Paliano
Buon pomeriggio,
sono dispiaciuta nel leggere questa sua preoccupazione. Ha fatto bene a scrivere e condividere la sua sofferenza. E' un passo fondamentale e coraggioso da parte sua.
Ha provato a parlare con lui cercando di ascoltarlo e supportarlo in questa sua difficoltà? Chiedere a lui come si sente?
Provi ad entrare in relazione con lui con rispetto ed accoglienza, provando a capire cosa c'è che non gli permette di stare bene.
Se non dovesse avere riscontro sarebbe consigliato che lei condivida in modo più approfondito la sua preoccupazione con un professionista psicologo per potere intervenire in modo più specifico.
Un caro saluto.
Dott.ssa Sonia Marini
Dr. Massimiliano Siddi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Riconoscere di avere un problema è già un passo importante verso il cambiamento. Sono il dottor Massimiliano Siddi e ricevo in zona Mostacciano a Roma. Può prenotare un appuntamento.
Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.
Dott.ssa Luna Brocco
Psicologo clinico, Neuropsicologo, Psicologo
Carmagnola
Buongiorno, capisco bene la sua preoccupazione: vedere un figlio giovane chiudersi nella tristezza o nella solitudine è una delle esperienze più difficili per un genitore, perché si ha la sensazione di non poter “fare abbastanza”.
La tristezza persistente, specialmente se accompagnata da isolamento, perdita di interesse o difficoltà a provare piacere nelle cose, può essere un segnale di malessere emotivo o depressivo, ma non sempre significa che ci sia una patologia: a volte è il segno di una crisi di identità, smarrimento o bassa autostima, frequente nei giovani adulti che stanno cercando la propria direzione.
Alcuni suggerimenti utili:
- Mostri presenza, non pressione. Eviti frasi come “reagisci” o “non hai motivo di essere triste”, che rischiano di farlo chiudere di più. Meglio un approccio empatico: “vedo che stai attraversando un momento difficile, ci sono e mi interessa capire come ti senti”.
- Offra piccoli spazi di connessione reale, anche senza parlare del problema (cucinare insieme, uscire per una passeggiata, condividere un film). L’obiettivo è mantenere il contatto affettivo.
- Eviti di sostituirsi a lui nelle decisioni: aiutarlo non significa “tirarlo fuori”, ma accompagnarlo a trovare le proprie risorse.

Se la tristezza è costante, dura da settimane o mesi, o nota segnali come perdita di sonno, apatia o pensieri negativi su di sé, è importante non aspettare: può proporgli un colloquio con uno psicologo, presentandolo come uno spazio di ascolto e non come “cura per un problema”.
A volte, prima ancora di iniziare un percorso per lui, può essere utile che il genitore faccia un incontro di consulenza per capire come comunicare e sostenere senza alimentare distanza o senso di impotenza.
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente,
mi dispiace molto per la situazione, dev'essere difficile vedere il proprio figlio stare male. Le consiglierei di fargli sentire la sua presenza, fargli sapere che lei è disponibile ad accoglierlo e sostenerlo, senza però insistere eccessivamente verso una sua apertura. Può cercare per lui uno psicoterapeuta per intraprendere un percorso psicologico. Resto a disposizione e auguro il meglio a suo figlio
Dott.ssa Eleonora Scancamarra
Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Gentile Utente,

Capisco profondamente la sua preoccupazione — vedere un figlio chiudersi nella tristezza e nella solitudine è qualcosa che tocca nel profondo e fa sentire impotenti. Spesso, dietro questi comportamenti, possono esserci vissuti complessi che il ragazzo fatica a condividere o a comprendere pienamente, e per questo il primo passo utile è mostrargli una presenza calma, accogliente, non giudicante. Eviti di forzarlo al dialogo, ma gli faccia percepire che c’è spazio per lui, quando e se vorrà parlare.

Può essere importante anche valutare un supporto psicologico: un percorso personale, o un primo colloquio conoscitivo, può offrirgli un luogo sicuro in cui dare voce al proprio disagio e iniziare a ritrovare fiducia. Se desidera, resto disponibile per un colloquio di approfondimento, così da orientarla meglio sui prossimi passi possibili per suo figlio.

Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Scancamarra
Dott.ssa Vittoria D'Antonio
Neuropsicologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco la sua preoccupazione. In questi momenti è importante stargli vicino con presenza e ascolto, rispettando i suoi silenzi e ciò che si sente di condividere, senza troppe pressioni. Suggerirgli con delicatezza un percorso psicologico può aiutarlo a esplorare le aree della sua vita per lui più significative e a ritrovare gradualmente un maggior equilibrio.
Dott.ssa Alice Iuso
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Capisco la sua preoccupazione, è molto doloroso vedere un figlio chiudersi nella tristezza e nella solitudine. In questi casi, il primo passo importante è provare a comprenderlo e ad ascoltarlo, senza giudizio né pressione, mostrandogli che ti interessa come sta e che sei lì per lui, anche se non vuole parlare subito. Può essere utile proporre un percorso di sostegno psicologico per lui, introducendolo come possibilità di cura di sé.
Se però si accorge che questa situazione pesa molto anche a lei o non sai più come aiutarlo, può essere utile anche attivare un percorso di supporto alla genitorialità, che la supporti in questo momento delicato e la aiuti a trovare strategie efficaci di gestione emotiva.
Resto a disposizione, un caro saluto
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buonasera,

capisco bene la sua preoccupazione: vedere un figlio triste, chiuso in sé stesso e apparentemente senza voglia di condividere è qualcosa che tocca profondamente un genitore. Si sente l’impotenza di non riuscire a “fare” abbastanza, e allo stesso tempo la paura che dietro quel silenzio ci sia una sofferenza più grande di quanto si riesca a comprendere.
È importante innanzitutto ricordare che a 21 anni si attraversa una fase delicata: è un’età di passaggi, di incertezze, di ricerca della propria strada e identità. In alcuni ragazzi, però, questo percorso può essere accompagnato da un senso di solitudine, da demotivazione o da una tristezza persistente che può sfociare in un vero disagio emotivo.
Il primo passo che può compiere è provare a stargli vicino in modo accogliente, senza pressarlo né giudicarlo. Spesso i ragazzi in difficoltà hanno bisogno di sentire che qualcuno è disposto ad ascoltarli, anche nel silenzio, anche senza soluzioni immediate. Può dirgli che ha notato la sua tristezza e che lei è lì per lui, qualunque cosa stia vivendo.
Allo stesso tempo, se nota che questo stato d’animo persiste da tempo, che suo figlio tende a isolarsi sempre di più o che ha perso interesse per le cose che prima amava, può essere utile incoraggiarlo, con delicatezza, a parlare con un professionista, per avere uno spazio in cui capire meglio ciò che sente.
Non si senta solo in questa preoccupazione: anche il suo ruolo di genitore merita ascolto e sostegno. A volte accompagnare un figlio nel suo dolore significa anche prendersi cura della propria fatica emotiva.

Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini

Un caro saluto,
Caro genitore,
quando un figlio diventa adulto ma appare spento, isolato, come se qualcosa avesse incrinato la sua vitalità, è naturale che un genitore senta preoccupazione, impotenza e un grande desiderio di “fare qualcosa”.
Ma spesso la sofferenza interiore non si lascia raggiungere da gesti diretti: chiede un avvicinamento più delicato, più rispettoso dei tempi e dei silenzi.
In situazioni come quella che descrivi non è tanto importante “spronarlo”, quanto cercare di capire come vive ciò che sta attraversando. A volte la tristezza nei giovani adulti nasce da un senso di smarrimento, altre da pressioni interne che non hanno ancora trovato parole, altre ancora da sentimenti di inadeguatezza o solitudine difficili da confessare.
Non possiamo interpretare da fuori ciò che sta provando, ma possiamo creare le condizioni perché lui possa, se vorrà, iniziare a farlo.
Potresti provare ad avvicinarti a lui in modo semplice, non giudicante, senza richieste di spiegazioni. Più che domande dirette (“perché sei triste?”, “cosa c’è che non va?”), spesso funziona una presenza tranquilla, un messaggio implicito che dice: io ci sono, senza invadere, senza pretendere.
A volte un figlio triste non si apre perché teme di deludere, di essere frainteso o di essere messo sotto pressione.
Un percorso psicologico potrebbe offrirgli uno spazio dove incontrarsi con ciò che sente, ma è fondamentale che arrivi come possibilità e non come imposizione. Quando un genitore accompagna il figlio mostrando fiducia — “se un giorno vorrai parlarne con qualcuno, possiamo pensarci insieme” — spesso apre una porta.
La tua preoccupazione è comprensibile, ma non devi affrontarla da solo: ciò che puoi fare, con dolcezza, è offrirgli una base sicura da cui possa iniziare a guardarsi dentro.
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Dott.ssa Lisa Minafra
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco bene la tua preoccupazione, e è normale sentirsi così quando vediamo soffrire i nostri figli.
A questa età, la tristezza e la solitudine possono avere diverse cause, e il primo passo più utile è ascoltare tuo figlio senza giudizio, creando uno spazio sicuro in cui possa parlare dei suoi sentimenti.
Può essere molto utile anche coinvolgere un professionista (psicologo o psicoterapeuta) che possa aiutarlo a capire cosa c’è dietro questi stati d’animo e a trovare strategie per sentirsi meglio.
Spesso, anche solo il fatto di sapere che c’è qualcuno che lo ascolta e lo supporta in modo professionale può fare una grande differenza.
Buongiorno,
la solitudine di suo figlio potrebbe derivare da molteplici fattori ad esempio potrebbe avere una bassa autostima, difficoltà a stabilire delle relazioni di qualsiasi natura esse siano oppure temere il confronto sociale. ci sono diverse cose che Lei potrebbe fare, una fra tutte deve cercare di parlargli semplicemente evitando giudizi o critiche quindi un ascolto attivo potrebbe aiutarlo a sentirsi meno solo e da Lei compreso, promuovere esperienze sociali come partecipare ad un evento che può interessare a suo figlio. qualora la situazione dovesse persistere valuti uno psicologo che lo guidi a ricercare le cause del suo malessere e sviluppino delle strategie per affrontarlo. Mi auguro di esserLe stata d'aiuto. Buona giornata
Dott. Pierluigi Campesan
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno,
cerchi di aprire un dialogo fra voi e cercare di capire la motivazione di queste sensazioni di suo figlio. Un dialogo sereno può essere di aiuto ad entrambi, ma se questo non avesse risultato, non abbia timore a consultare un professionista che possa essere di supporto ad entrambi.
Cordiali saluti.
Capisco bene la sua preoccupazione: vedere un figlio chiudersi nella tristezza e nella solitudine può essere molto doloroso, e il fatto che lei se ne stia occupando con attenzione è già un segnale di grande cura. In situazioni come questa è importante ricordare che i giovani adulti spesso faticano a condividere ciò che sentono, non perché non vogliano il sostegno dei genitori, ma perché provano vergogna, confusione o paura di essere un peso. La sua presenza, però, può fare una grande differenza.
Potrebbe iniziare offrendo uno spazio di ascolto tranquillo, senza pressioni né interrogatori: più che chiedere “che cosa non va?”, può aiutarlo sentirsi accolto con domande aperte e gentili come “come stai vivendo questo periodo?” o “c’è qualcosa che posso fare per alleggerirti un po’?”. Anche piccoli segnali di vicinanza, come proporre un’attività insieme o mostrarsi disponibili senza giudizio, possono facilitare un dialogo.
Se nota che la sofferenza persiste o si intensifica, un professionista può offrirgli un luogo sicuro dove comprendere meglio ciò che sta vivendo e trovare strategie per affrontarlo. Spesso i ragazzi accettano più facilmente questa idea se percepiscono che non è un obbligo, ma un’opportunità per stare meglio.
Lei non è solo in questa preoccupazione: il suo desiderio di aiutare è un punto di partenza importante. Con gradualità, ascolto e supporto adeguato, è possibile che suo figlio trovi nuovi modi per uscire da questo momento di chiusura.
Dott.ssa Denise Cavalieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Ravenna
Carisima, grazie per aver condiviso con me questa grande preoccupazione e questo dolore. Sento quanta angoscia e impotenza ci siano nelle tue parole di genitore che vede il proprio figlio soffrire in silenzio. È una situazione che fa paura, e la tua preoccupazione è assolutamente legittima.
Immagino il tuo desiderio di agire, di "fare qualcosa" per toglierlo da questa tristezza e sollevarlo dalla solitudine.
Il mio primo suggerimento è un invito all'ascolto e alla presenza. Spesso, quando i nostri cari soffrono, la tentazione è quella di "aggiustare" la situazione, ma a volte l'aiuto più grande è semplicemente esserci, in modo autentico.
Tuo figlio ha 21 anni, un'età in cui si sta definendo come adulto. Forzature o giudizi potrebbero allontanarlo.
Invece di chiedergli "Perché sei triste?", che spesso porta a risposte generiche o al silenzio, prova a chiedergli: "Come ti senti in questo momento?", "Cosa provi quando sei solo?", "Come si manifesta questa tristezza nel tuo corpo?".
Offri la tua presenza, digli apertamente: "Vedo che stai soffrendo e sono preoccupato per te. Non ho risposte o soluzioni magiche, ma sono qui. Ti ascolto, se hai voglia di parlare. Possiamo anche solo stare seduti insieme, se preferisci."
Riconosci e accetta il suo stato d'animo senza cercare di negarlo o minimizzarlo.
"Capisco che per te questo momento sia molto difficile. È ok sentirsi tristi a volte."
Evita frasi come "Ma non hai motivi per essere triste" o "Dovresti uscire e distrarti".
La tristezza e la solitudine sono sentimenti validi che hanno bisogno di spazio per essere accolti ed elaborati.
Tu non sei l'unica risorsa per tuo figlio. È importante che senta che esistono altre strade.
Coinvolgerlo nella ricerca di aiuto: Chiedigli: "Cosa pensi che ti potrebbe aiutare in questo momento?", "Hai mai pensato di parlare con uno specialista, qualcuno che non sono io?".
Data la persistenza e l'intensità della tristezza, potrebbe essere molto utile un percorso con un professionista della salute mentale. Potresti dirgli: "A volte si attraversano momenti della vita così complessi che serve un aiuto 'esperto' per vederci più chiaro. Potremmo cercare un professionista insieme, se ti va."
Concludo dicendoti di prenderti cura di te. Questo è fondamentale. Prendersi cura di una persona che soffre è emotivamente dispendioso.
"Preoccupandoti per tuo figlio, è importante che anche tu stia bene.
Senti il peso di questa situazione? Hai uno spazio tuo dove puoi parlare delle tue paure e delle tue fatiche di genitore?"
In sintesi, il tuo compito ora è essere un faro di presenza e accettazione. Offri un porto sicuro dove tuo figlio possa sentirsi visto e ascoltato, e offri la possibilità di cercare aiuto professionale insieme, quando sarà pronto a muovere quel passo. Con affetto Denise
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, la ringrazio per la condivisione. Capisco profondamente la sua preoccupazione: vedere un figlio triste e isolato è molto doloroso per un genitore. La tristezza persistente e la tendenza a chiudersi potrebbero essere dei segnali di un disagio che merita attenzione ma la sua presenza può davvero fare la differenza. Le suggerisco di provare a mantenere con lui un dialogo aperto e non giudicante, facendogli sapere che è disponibile ad ascoltarlo in qualsiasi momento, senza pressarlo o chiedergli spiegazioni dirette. A volte i ragazzi hanno bisogno di un pò tempo per sentire che quello spazio è sicuro.
Nel frattempo, può essere utile osservare con delicatezza i suoi comportamenti quotidiani e proporre piccole attività da fare insieme, anche semplici, per aiutarlo a non isolarsi completamente. Se nota che questo stato d’animo va avanti da diverse settimane, oppure se compaiono segnali come perdita di interesse, difficoltà nel sonno oppure nel mangiare, potrebbe essere utile incoraggiarlo, in modo molto delicato, a valutare un supporto psicologico per dare significato a ciò che sta vivendo.
Si ricordi, contestualmente, di prendersi cura di sé mentre gli sta accanto: sostenere qualcuno che soffre richiede energie emotive ed è importante preservare il benessere di entrambi. È comprensibile che lei si senta preoccupato ma il fatto che stia cercando aiuto già mostra quanto ci tenga.

Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buon pomeriggio, sono la dottoressa Federica Tropea, capisco la sua preoccupazione: vedere un figlio triste e isolato può essere molto doloroso. È importante però ricordare che la cosa più utile, in questa fase, è offrirgli uno spazio di ascolto. A volte i ragazzi evitano di parlare non perché non vogliono, ma perché temono di essere giudicati.
Potrebbe esserle d’aiuto provare un approccio delicato, facendo qualche passo alla volta: ad esempio, chiedergli come si sente, cosa sta attraversando e come può essergli vicino, lasciandogli la libertà di rispondere con i suoi tempi. Anche piccoli gesti di presenza — interessarsi alle sue giornate, condividere un’attività, mostrarsi disponibili — possono far percepire che non è solo.
Se nota che la tristezza persiste o che il suo isolamento aumenta, può essere utile proporgli, con molta delicatezza, un confronto con uno psicologo: non come ‘un problema da risolvere’, ma come un lavoro in cui, in uno spazio neutro, si può parlare liberamente di ciò che sta vivendo. A volte il semplice fatto di sapere che c’è un luogo sicuro in cui esprimersi fa già sentire un po’ meno soli e può essere il primo passo di un percorso psicologico.
Sono a vostra disposizione per una consulenza più approfondita, buona serata.
Buongiorno, la ringrazio per la domanda.
Comprendo la sua preoccupazione a fronte della situazione in cui suo figlio sembra vivere. Chiedere un aiuto attraverso un supporto psicologico/terapeutico potrebbe essere un primo passo e una delle possibili strade da intraprendere.
Grazie
Gentile utente, mi dispiace molto. Vedere un figlio giovane sempre triste e solo reca una normale preoccupazione da parte di un genitore. La tristezza è un'emozione normale e comune nella natura umana, naturale successivamente a esperienze dolorose, perdite, delusioni o frustrazione. Segnala una mancanza o un bisogno ed ha una funzione transitoria e temporanea. Tuttavia, se la tristezza diventa particolarmente intensa e persistente, al punto di compromettere in modo significativo il funzionamento della persona, potrebbe trattarsi di una condizione medica che va valutata accuratamente. Certamente, riuscire ad avere un dialogo aperto e sincero con i nostri figli consente di dare loro supporto e sicurezza nel dover affrontare le varie difficoltà che si presentano nella loro vita, facendoli sentire sicuramente meno soli e compresi. A volte però, a causa di varie dinamiche familiari o caratteristiche personali, questo può risultare difficile e si può chiedere il supporto di uno specialista, lo psicologo, con l'obiettivo di identificare insieme al ragazzo le cause alla base di tale stato d'animo e lavorarci insieme così da raggiungere uno stato di benessere. Le auguro sinceramente di ritrovare la serenità. Naturalmente resto a disposizione. Un caro saluto
Buonasera,
capisco la sua preoccupazione: quando un figlio appare triste, isolato e senza energie, è naturale chiedersi come aiutarlo. A 21 anni si attraversano cambiamenti importanti e alcuni possono portare a momenti di forte vulnerabilità.

Il modo migliore per sostenerlo è offrirgli ascolto senza giudizio, incoraggiarlo con delicatezza a parlare di ciò che sta vivendo e, se la situazione persiste, proporre un supporto psicologico. Un percorso mirato può aiutarlo a comprendere le cause del malessere e trovare strumenti per stare meglio.
Il suo interesse e la sua vicinanza sono già un primo passo fondamentale.
Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
dalla sua descrizione mi sembra di capire che ci sia preoccupazione per suo figlio, dato il suo umore e lo stato di solitudine, a maggior ragione guardando alla giovane età. Di seguito le lascio alcuni spunti utili affinchè possa stargli vicino:
Essere presente senza giudicare: garantire vicinanza senza tuttavia far sentire suo figlio sbagliato o giudicato per il fatto che in questo momento si trova in questa situazione;
Più che fornire consigli (dovresti uscire di più, dovresti fare questo ecc), provi ad aprire spazi di dialogo in cui suo figlio può esprimersi e lei può ascoltarlo;
Cogliere eventuali segnali di allarme, anche silenziosi (alterazione sonno, alterazione pasti ecc);
suggerire in modo rispettoso la possibilità di richiedere un aiuto per se stesso;
se ne sente il bisogno anche lei, è importante che possa farsi aiutare in questa fase.


Con l’augurio di averle offerto spunti utili, le/vi auguro una pronta risoluzione di questa difficoltà.
Un caro saluto,
Dottssa LM
Dott. Riccardo Comisso
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buonasera Gentile Utente. Comprendo la sua preoccupazione. Innanzitutto bisogna comprendere se la percezione di "solitudine e tristezza", è una percezione fondata sul suo punto di vista, oppure se, effettivamente, corrisponda alla medesima percezione di suo figlio. (Quindi dichiarata o condivisa con lei o con qualcuno). A volte i punti di vista sono contrastanti, i timori dei genitori potrebbero non essere in linea con la percezione dei figli, la preoccupazione dei primi finisce per confondersi con il percepito reale da parte dei secondi. Potrebbero esserci alcuni segnali in tal senso come, ad esempio: ritiro quasi totale; perdita di interesse per tutto; cambiamenti nel ritmo sonno/veglia o nell’appetito; frasi come “non servo a niente”, “sono un peso”. Potrebbe essere utile non minimizzare il problema, qualora suo figlio lo esponga, ed altresì non forzarlo in attività sociali. Qualora dovesse fallire o non partecipare, aumenterebbe il suo senso di fallibilità, creando effetti opposti indesiderati. Il consiglio che posso darle è di tenere aperte diverse porte e diverse possibilità: come introdurre l'opportunità di richiedere un aiuto professionale rivolgendosi ad uno Psicologo/Psicoterapeuta, oppure ai Servizi territoriali competenti, come l'ASL, o al medico di base, il tutto senza forzature, ma sempre come "possibili scelte". Forse potrebbe anche esserle utile condividere tali preoccupazione con persone fidate, chiedere aiuto o consiglio. Mostrare di essere imperfetti, non è un difetto, è la realtà che caratterizza ognuno di noi. Non ultimo, carpire le passioni di suo figlio, valorizzandole e interessandosi ad esse. Farlo sentire apprezzato, ascoltato e "visto" per ciò che gli piace, potrebbe aiutarlo a sentirsi più efficace nel mondo.
Le auguro buona fortuna. Un saluto
Senza maggiori informazioni è difficile darle consigli utili putroppo.
Dott.ssa Erica Giuliani
Psicologo, Psicoterapeuta
Latina
Salve, è comprensibile la sua preoccupazione. Quello che mi verrebbe da dirle è invitarla a parlarne con lui e comprendere se suo figlio sente la necessità di rivolgersi ad uno specialista, permettendogli di comprendere anche se è solo un periodo di transizione e fornirgli strumenti più adatti alla situazione.
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, la sua preoccupazione è comprensibile. In questi casi è importante mantenere un dialogo aperto e non giudicante, mostrando interesse e disponibilità all’ascolto senza forzare o minimizzare ciò che suo figlio prova. Può essere utile incoraggiarlo, con rispetto dei suoi tempi, a parlare con un professionista, presentandolo come uno spazio di supporto e non come una soluzione “perché c’è qualcosa che non va”. Anche prendersi cura della relazione quotidiana, con piccoli gesti di presenza e continuità, può fare la differenza. Se la tristezza e l’isolamento persistono, chiedere un confronto professionale può essere un passo importante per aiutarlo a ritrovare maggiore equilibrio. Un caro saluto
Dott. Fabian Gabriel Beneitez
Psicologo, Professional counselor
Fermo
La tristezza persistente e il ritiro sociale a questa età sono segnali da non sottovalutare: forzarlo o rassicurarlo non basta, è importante offrirgli ascolto senza giudizio e favorire un aiuto mirato. Ti consiglio di rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta, che possa valutare la situazione e sostenere tuo figlio (e anche te) nel modo più efficace.
Spero possa risolvere prima possibile
Fabian Gabriel Beneitez
Dott.ssa Martina Muner
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno,
la tristezza e la solitudine possono essere vissuti comuni nei ragazzi adolescenti e questo non significa necessariamente che siano indicativi di una problematica grave sottostante.
Tuttavia, oltre a potenziare la comunicazione con lui, il mio consiglio è quello di proporre un colloquio conoscitivo a suo figlio con un/a professionista psicologa/a al fine di comprendere meglio le ragioni che possono sottostare a questo suo malessere.
Trattandosi di un adolescente, infatti, spesso la comunicazione con i genitori risulta difficoltosa, mentre, come spesso accade, i giovani possono trovarsi a loro agio nel confronto con persone a loro estranee.
Se suo figlio avesse voglia o necessità di contattarmi, sarei contenta di poterlo ascoltare e accogliere.
Dott.ssa Eleonora Porrelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buon Pomeriggio Signora, posso comprendere la preoccupazione che ha rispetto suo figlio. Le suggerirei un consulto psicologico per approfondire. Cordialità
Salve, grazie per aver condiviso la sua situazione. È comprensibile, edere un figlio triste e solo fa stare male, e il fatto che voglia aiutarlo è già molto importante. Parlare con lui, con calma e senza giudizio.
Cerchi un momento tranquillo e gli chieda apertamente quello che nota:
“Ti vedo spesso triste e isolato, e mi preoccupo per te. Mi importa capire come stai.”
Evita consigli immediati o frasi come “devi reagire” o “alla tua età è normale”. Prima di tutto, ascolta davvero, e validare quello che prova, le emozioni sottostanti. Iniziando un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può essere utile come strumento di sostegno e apertura senza giudizio. Resto a sua disposizione.
Dr. Gabriele Boccardi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Albano Laziale
Salve, come genitore può mostrarsi disponibile e presente, inoltre può consigliargli un supporto psicologico per affrontare al meglio il momento difficile.
Cordiali saluti,
Dott. Gabriele Boccardi
Dott.ssa Fortunata La Mura
Psicoterapeuta, Psicologo
Pompei
Capisco quanto possa essere doloroso vedere un figlio stare così e sentirsi impotenti davanti alla sua tristezza. La sua preoccupazione parla di quanto tenga a lui e del desiderio di aiutarlo davvero.
Nel quotidiano può essere utile restare in ascolto, creare momenti di presenza sincera e osservare cosa sente lei mentre gli sta accanto, che emozioni le suscita questa situazione e come riesce a mostrargli vicinanza. A volte sentirsi accolti senza pressioni apre più spazio di tante parole.
Può essere importante anche valutare un supporto professionale, per lui o per voi come famiglia, così da avere un luogo dove comprendere meglio ciò che sta vivendo e trovare insieme modi più adatti per affrontare questo momento con maggiore serenità.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Comprendo benissimo come da genitore possa essere difficile una situazione di questo tipo. In questi casi, l'unica cosa che posso consigliarle è un percorso di supporto psicologico (da due punti di vista). Se suo figlio vuole, può consigliargli di rivolgersi ad un professionista per affrontare questo suo periodo. A prescindere da questo, anche un supporto a lei potrebbe essere una buona indicazione, al fine di comprendere meglio le sue emozioni, quello che sta vivendo in ambito familiare e per poter essere ancora più di supporto.
Le auguro una buona giornata.
Può aiutarlo offrendogli ascolto calmo e non giudicante, evitando di minimizzare o forzarlo, e incoraggiandolo con delicatezza a mantenere piccole attività quotidiane. La vostra relazione può essere uno strumento potente.
Se la situazione persiste e se lo ritiene utile può essere importante che lei, come genitore, possa confrontarsi con un professionista: avere uno spazio per capire come muoversi, gestire le proprie preoccupazioni e comunicare in modo efficace la renderà più solido e quindi maggiormente supportivo per suo figlio.
Dott.ssa Sara Lanzanova
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gozzano
buongiorno, capisco la sua preoccupazione, potrebbe essere utile suggerire a suo figlio un percorso psicologico per cercare di sentirsi meglio con se stesso. Sarebbe importante capire come mai sta vivendo questo periodo difficile, se è successo qualcosa in particolare che lo ha messo in crisi, o se apparentemente sembra non esserci un motivo chiaro. Il fatto di chiedere aiuto o di chiedersi cosa si potrebbe fare è già un primo passo importante, un segno di maturità e non di fallimento. Provare a capire se e quali risorse attivare e mettere in gioco, fare quindi un lavoro introspettivo per capire da dove iniziare, interrogarsi circa quali aspetti delle propria vita sono fonte di soddisfazione e quali invece di tristezza e solitudine, sulle proprie aspirazioni e aspettative, capire se è un periodo che possiamo definire "normale" che può capitare a tanti giovani ragazzi o se dura davvero da tanto tempo, chiedersi quali caratteristiche personali possono favorire un apertura e quali invece la ostacolano.
Dott.ssa Annalisa Senesi
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Comprendo la sua legittima preoccupazione per la situazione di suo figlio. In questi casi, la consulenza di un professionista è il passo più indicato per indagare le cause della sofferenza e offrire al ragazzo strumenti concreti per ripartire.
Se la tristezza e l’isolamento durano da tempo, può essere utile incoraggiarlo a parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa aiutarlo a comprendere e affrontare il momento difficile. Previo suo consenso e motivazione a farsi aiutare.
Sentire il sostegno della famiglia, unito eventualmente a un aiuto professionale, può fare molta differenza.
Buongiorno,
potrebbe coinvolgerlo in qualche incontro psicologico al fine di comprendere al meglio la causa del suo malessere.
Dott.ssa Nicole Gaudenzi
Psicologo, Psicologo clinico
Foligno
Salve, capisco la sua preoccupazione, vedere un figlio di 21 anni triste e isolato è qualcosa che può far sentire in ansia.
È importante avvicinarsi a lui senza pressione o giudizio, mostrando semplicemente di essere disponibili all’ascolto; un “ci sono se vuoi parlare” potrebbe fare la differenza.
Può essere molto utile proporgli un percorso con uno psicologo clinico o uno psicoterapeuta come uno spazio per capire meglio cosa sta vivendo, ma se non se la sente, è importante non forzarlo. Un caro saluto,
Dott.ssa Serena De Sisti
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Roma
Buongiorno, capisco quanto possa essere doloroso per un genitore vedere il proprio figlio triste e solo, soprattutto in una fase della vita così delicata. A 21 anni si è in una transizione complessa, tra adolescenza e età adulta, in cui è normale sentirsi disorientati o isolati.
Entrare nel mondo emotivo dei figli, però, non è semplice: spesso il rischio è quello di risultare invadenti o di chiudere il dialogo proprio quando si vorrebbe aprirlo. Per questo è importante trovare un equilibrio tra presenza e rispetto dei suoi spazi.
Può essere utile fargli sentire che ci sei, senza forzarlo a parlare: piccoli segnali di disponibilità, momenti condivisi senza pressione, e un ascolto autentico quando (e se) decide di aprirsi. Più che cercare subito soluzioni, è fondamentale accogliere ciò che prova. Se la tristezza e l’isolamento persistono nel tempo, può essere importante anche proporre, con delicatezza, un confronto con un professionista, presentandolo non come un problema ma come un’opportunità per stare meglio.
Costruire un dialogo richiede tempo e pazienza, ma una presenza calma, non giudicante e costante può fare davvero la differenza.
Come primo passo può provare ad avere un dialogo con suo figlio, l’ascolto empatico è fondamentale per far sentire suo figlio accolto e ascoltato e per capire, se ci dovesse essere, un problema che necessiti l’inizio di un percorso psicologico
Dott. Natale Montalto
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Verona
La tristezza persistente e l'isolamento in un giovane di 21 anni possono indicare un disagio emotivo significativo, come depressione o solitudine transitoria, e il tuo ruolo come genitore è cruciale per sostenerlo senza invadere il suo spazio. I Segnali da Monitorare sono se presenta umore basso costante, perdita di interessi (anedonia), stanchezza cronica, cambiamenti nel sonno o appetito, o difficoltà di concentrazione per almeno due settimane.
A 21 anni, fasi di transizione (studio, lavoro, indipendenza) possono amplificare questi sintomi, ma l'isolamento prolungato merita attenzione. Azioni Pratiche che potresti fare per aiutarlo è:
Incoraggia hobby, sport o uscite sociali leggere, partendo da attività che gli piacevano, per ricostruire autostima.
Proponi di riorganizzare la giornata con piccoli passi (es. vestirsi, passeggiate), restando vicino ma rispettando i suoi tempi.
Se persiste, suggerisci (senza imporre) un consulto psicologico: "Potrebbe aiutarti a sentirti meglio, andiamo insieme se vuoi".
gli chieda come mai si sente solo. magari non è come pensa
e poi lo può coinvolgere di più nelle sue attività, se non vuole stare con i suoi coetanei almeno lo facciamo uscire di casa
Gentile, grazie per la Sua condivisione. Comprendo la Sua preoccupazione: vedere un figlio triste, solo o in difficoltà può essere molto doloroso per un genitore. Il fatto che Lei abbia notato questi segnali e abbia deciso di chiedere un parere è un passaggio significativo, perché mostra attenzione e cura verso il suo benessere.

Gli elementi che descrive — tristezza, solitudine, possibile isolamento — meriterebbero di essere compresi con calma, considerando diversi aspetti: da quanto tempo sono presenti, quanto incidono sulla vita quotidiana e se ci sono cambiamenti nel sonno, nell’appetito, nello studio, nel lavoro, nelle relazioni o negli interessi abituali.

A 21 anni si è ancora in una fase di transizione: non si è più adolescenti in senso stretto, ma si è comunque giovanissimi adulti, spesso alle prese con cambiamenti identitari, relazionali, universitari, lavorativi o personali. Anche questo aspetto può essere importante da tenere presente.

Può essere utile continuare a monitorare la situazione con attenzione e delicatezza, anche per assicurarsi che Suo figlio sia al sicuro e non si trovi a vivere da solo un momento di particolare difficoltà.

Se possibile, può provare ad avvicinarsi a lui in prima persona attraverso un dialogo aperto, comprensivo e non giudicante. Le motivazioni della sua tristezza e della sua solitudine, infatti, dovrebbero emergere direttamente da lui: diversamente si rischia di formulare ipotesi che potrebbero non corrispondere pienamente al suo vissuto. Inoltre, se non comprendiamo che cosa stia vivendo, può diventare difficile valutare come supportarlo nel modo più adeguato in questo momento.

Per messaggio è difficile comprendere pienamente la situazione e dare una lettura adeguata. Potrebbe essere utile approfondire questi aspetti in uno spazio professionale, così da capire meglio che cosa sta vivendo Suo figlio e quale forma di supporto possa essere più indicata.

Qualora fosse interessato ad approfondire la situazione e a valutare un percorso di supporto psicologico, rimango a disposizione.

Le auguro una buona continuazione.
Dott.ssa Oxana Panetta
Psicologo
Laureana di Borrello
Salve, far intraprendere un percorso psicologico può aiutare. Ci sono varie strategie terapeutiche affinché si senta a suo agio e poter comprendere il perché di questa tristezza e solitudine. A volte ciò che non si riesce a dire ad un proprio genitore, lo si riesce a dire ad una persona "estranea" con uno sguardo più oggettivo e non giudicante. Resto a disposizione. Cordiali saluti.
Dott.ssa Greta Bissolotti
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Grazie per aver condiviso la sua situazione. Vedere un figlio triste e isolato può essere molto difficile ed è comprensibile che sia preoccupato. E' importante mantenere un dialogo aperto e non giudicante, facendogli sentire la sua presenza e disponibilità senza forzarlo. Se questa condizione persiste o incide sul suo benessere quotidiano e sul clima familiare, può essere utile valutare un supporto psicologico, che lo aiuti a comprendere e affrontare ciò che sta vivendo. Rimango a disposizione. Un caro saluto
Il fatto che lei si stia preoccupando e voglia capire come aiutarlo è già molto importante. Essere spesso tristi, isolarsi o perdere interesse nelle relazioni può avere significati diversi e non sempre indica automaticamente depressione, ma è un segnale che merita attenzione. Più che spingerlo o giudicarlo, può essere utile cercare un dialogo accogliente e non invasivo, facendogli sentire che può parlare senza paura di essere minimizzato. Se questa condizione persiste nel tempo, un supporto psicologico potrebbe aiutarlo a comprendere meglio il momento che sta vivendo e trovare strumenti per affrontarlo.
Dott. Davide Di Stefano
Psicologo, Sessuologo
Tivoli terme
Capisco la sua preoccupazione, ed è naturale desiderare il meglio per suo figlio. Quando un giovane adulto si sente spesso triste e solo, può essere importante prima di tutto ascoltarlo con empatia, senza giudicarlo, e cercare di capire come si sente e cosa sta vivendo. Potrebbe essere utile incoraggiarlo a condividere i suoi sentimenti e a parlare delle sue difficoltà, mostrando supporto e comprensione.

Inoltre, potrebbe essere importante suggerirgli di cercare un aiuto professionale, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa accompagnarlo nel comprendere e affrontare le sue emozioni. La presenza di un professionista può offrire uno spazio sicuro in cui esplorare le cause di questa tristezza e trovare strategie per migliorare il suo benessere.

Infine, come genitore, può essere utile mantenere un atteggiamento di vicinanza e sostegno, rispettando i suoi tempi e le sue esigenze, e incoraggiandolo a mantenere uno stile di vita equilibrato, con attività sociali, esercizio fisico e routine quotidiane che possano favorire il suo equilibrio emotivo. Ricordate che chiedere aiuto è un segno di forza, e non di debolezza, e può fare una grande differenza nel percorso di suo figlio.

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