Dott.ssa
Denise Cavalieri
Psicologa
·
Psicologa clinica
Psicoterapeuta
Altro
Ravenna 1 indirizzo
Esperienze
Mi chiamo Denise Cavalieri e sono una psicologa clinica iscritta all'albo.
Spesso la vita ci mette alla prova e attraversiamo momenti in cui ci sentiamo smarriti, sopraffatti dall'ansia o bloccati in relazioni complicate.
È importante sapere che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio e amore verso se stessi.
Il mio obiettivo è offrirti un ambiente sicuro, non giudicante e riservato, dove puoi sentirti liber* di portare le tue fragilità. Insieme, possiamo esplorare le cause del tuo malessere, sviluppare nuove risorse e trovare un equilibrio più sereno.
Che tu stia affrontando un'ansia persistente, difficoltà relazionali o un momento di profondo cambiamento, sono qui per accompagnarti in questo percorso di crescita e consapevolezza.
Informazioni Generali
Dal 2007 ho conseguito la Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università degli Studi di Urbino e, successivamente, la Laurea Magistrale in Psicologia Sociale presso l'Università degli Studi di Trieste.
Il mio intervento è rivolto sia ad adulti che ad adolescenti.
Sono specializzata nella costruzione di percorsi individuali e di coppia, occupandomi principalmente di:
• Difficoltà nella sfera affettiva, relazionale e familiare;
• Disturbi d’ansia e dell’umore;
• Crescita personale e potenziamento dell’autostima;
• Lutto (anche legato ad abbandono);
• Disturbi dell'adattamento;
• Gestione dello stress e tecniche di rilassamento;
• Problematiche adolescenziali e sostegno a familiari di adolescenti;
• Rapporto genitore/figlio;
• Difficoltà lavorative e mobbing.
Il mio studio si trova a Ravenna. Uno spazio di ascolto e cura.
In alternativa possiamo incontrarci anche in modalità online.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia cognitiva
- Psicologia del lavoro
- Psicologia clinica
- Psicologia clinica-dinamica
- Psicoterapia della gestalt
- Terapia di gruppo
Principali patologie trattate
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Attacco di panico
- Depressione
- Disturbi dell'umore
- Problemi di coppia
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Foto e video
Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
50 € -
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Psicoterapia breve strategica
50 € -
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Trattamento bulimia
50 € -
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Trattamento anoressia
50 € -
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Test psicologici
50 € -
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Indirizzi (2)
Via di Roma, 2, Ravenna 48121
Disponibilità
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
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Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Recensioni
12 recensioni
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S
Samantha
La Dottoressa in pochi mesi mi ha aiutata per un problema di ansia legata ad un rapporto difficile e ad un abbandono. Avevo spesso rabbia e sentivo il cuore esplodermi. Con calma e comprensione ho capito tante cose di me e sono stata meglio. Per me é stato un percorso molto importante e curativo. Ci tornerò in caso dovessi sentirmi in difficoltà.
• Studio di Psicologia Ravenna • psicoterapia della dipendenza affettiva •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio molto
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G
Giada F.
Ho contattato la dottoressa qualche mese fa. Mi sentivo vuota e sola e facevo fatica a reagire. Mi ero consolata con il cibo ma questo ha peggiorato le cose. Ho iniziato un percorso che mi ha portato a capire tante cose di me stessa. Ho riscontrato grossi cambiamenti e sono più serena. Consiglio a tutti di cuore di fare questa esperienza.
• Studio di Psicologia Ravenna • consulenza psicologica •
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La ringrazio per la recensione
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M
M.B.
Persona fantastica e professionista preparata, mi sono trovata molto bene e mi ha aiutata a superare il mio momento di difficoltà. La consiglio
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
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M
Maria Vittoria V.
Ho provato diversi terapeuti poi finalmente sono riuscita a stare meglio con l'aiuto della Dottoressa Cavalieri. Ho sofferto molto per un abbandono, avevo ansia e attacchi di panico. Oggi sto meglio ma continuo il percorso per crescita personale. Grazie infinite
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
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B
Barbara
Ho ha avuto il piacere di seguire percorsi con la dottoressa Cavalieri e posso dire con sincerità che il suo approccio è stato estremamente professionale e umano. La consiglio vivamente a chi è in cerca di un supporto psicologico serio!
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
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A
Anna
La Dottoressa Mi ha aiutata per un problema di ansia dovuto ad un rapporto finito. Ho lavorato su me stessa e ho capito tante cose che mi hanno aiutata nellamia crescita personale. La ringrazio molto
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio individuale •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
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J
Jessica
La dottoressa ha aiutato mia figlia minorenne che aveva attacchi di panico. La consiglio.
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico •
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La ringrazio per la recensione
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F
Francesca
Mi è stato molto d’aiuto per risolvere le mie problematiche. L’ho trovata molto competente e attenta, ma soprattutto ha saputo mettermi a mio agio da subito. Assolutamente consigliata.
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
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E
Eliana
Molto consigliata per problemi di coppia. In 5 sedute mi sono sentita bene
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico di coppia •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
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S
Serena Tagliaferri
Mi sono rivolta alla dottoressa Cavalieri per via di un disturbo d'ansia e mi ha accolta nel suo studio dove mi sono subito sentita in grado di aprirmi a riguardo. È riuscita in poco tempo a capirmi e ad aiutarmi a gestire il problema! Ci stiamo ancora lavorando e ne sono molto contenta
• Studio di Psicologia Ravenna • colloquio psicologico •
Dott.ssa Denise Cavalieri
La ringrazio per la recensione
Risposte ai pazienti
ha risposto a 28 domande da parte di pazienti di MioDottore
Sono sempre stato un soggetto particolarmente ansioso, per via molto probabilmente di un'educazione eccessivamente protettiva e ansiogena dei miei genitori, che mi ha portato nel corso del tempo a sviluppare una forma di ipersensibilità e ipereattività generalizzata nelle attività di tutti i giorni. Circa due anni fa la situazione è degenerata con l'insorgenza di un disturbo da attacchi di panico, che ho trattato con terapia farmacologica (Escitalopram) e psicoterapia cognitivo comportamentale. Adesso ho sospeso l'SSRI dopo graduale scalaggio come d'accordo col mio psichiatra e proseguo la psicoterapia circa una volta ogni venti giorni. Come può immaginare l'episodio è stato per me fonte di grande sofferenza e mi ha portato a ricercare un equilibrio di vita che da tempo avevo abbandonato. Sono riuscito a riprendermi da una situazione di stallo universitario riuscendo a sostenere 9 esami in questi due anni, ho ripreso a giocare a tennis, a correre, ad avere una vita sociale sana e sto cercando di avvicinarmi al mondo della mindfullness/meditazione. Nonostante questi progressi, sto vivendo un momento di grande smarrimento. Al momento mi mancano 12 esami per laurearmi e sto avendo rimuginii costanti sulla scelta del mio percorso. Sin da prima che emergesse il disturbo da panico ho manifestato una specie di fobia nei confronti dell'ospedale e dell'ambiente medico, e adesso la cosa è ancora presente. E' come se associassi l'ospedale ad un ambiente minaccioso, e per me che studio Medicina la situazione mi sembra paradossale. Questo problema, apparentemente di poco conto, mi sta impedendo di formarmi nel modo corretto e sta generando in me frustrazione. Vedo il tirocinio come qualcosa da cui molto spesso devo stare alla larga, semplicemente per via di questa risposta fobico/ansiosa che però mi lascia quasi sempre un grande senso di spossatezza. Ero a conoscenza di questa mia tendenza quando mi sono iscritto a Medicina, ma ero abbastanza convinto che fosse la strada più adatta a me e che più sposava i miei interessi, ma adesso sento tutto un po' in discussione e forse sto iniziando a sviluppare un senso di rifiuto nei confronti di questa facoltà. La questione è stata ampiamente approfondita col mio psicoterapeuta, che sostiene che in realtà questa mia caratteristica non mi impedirà di fare il medico e di condurre una vita serena, perchè con il passare del tempo scomparirà e sarà solo un lontano ricordo. Invece io, nonostante l'impegno in terapia, continuo a vederla come un qualcosa più grande di me, in cui l'ansia prende il sopravvento e lasciando in me solo una sensazione di passività. Purtroppo anche con dosaggio massimo di Escitalopram, la fobia è sempre stata presente. Non so come gestire questa situazione e la cosa mi sta impedendo di essere sereno e di realizzarmi in ambito lavorativo. Avrei bisogno di un aiuto concreto, perchè al momento sono frustrato e mi sembra che non ci sia soluzione al mio problema.
Grazie per aver condiviso una parte così significativa del tuo vissuto. Sento nelle tue parole il peso della sofferenza passata e l'impegno profondo che stai mettendo per riconquistare un equilibrio, mattone dopo mattone. Il percorso che descrivi, dal disturbo di panico al recupero di attività vitali come lo sport e gli studi, dimostra una grande forza interiore e resilienza.
Non mi soffermerò solo sull'analisi del "perché" della tua fobia, come se fosse un pezzo isolato del puzzle. Credo sia importante anche concentrarsi sul "come" stai vivendo la situazione ora, nel qui e ora, e su come questo vissuto si manifesta nella tua interazione con l'ambiente (l'università, l'ospedale, il tuo corpo).
Ecco alcuni spunti su cui possiamo riflettere insieme, per aiutarti a (ri)trovare un senso di integrità:
Tu non sei "solo" la tua ansia o "solo" la tua fobia. Sei una persona complessa che include anche la capacità di superare ostacoli, di sostenere esami, di correre. Il tuo attuale senso di smarrimento nasce dal fatto che la fobia sta momentaneamente occupando uno spazio enorme nel tuo campo fenomenico, oscurando le altre parti di te. Il nostro lavoro è riportare equilibrio, aiutandoti a vedere l'intera "figura" di chi sei.
Noto con piacere il tuo interesse per la mindfulness. È un'ottima strada. La Gestalt lavora molto sulla consapevolezza del momento presente, non per giudicare l'ansia, ma per sentirla, accettarla come parte dell'esperienza momentanea, senza esserne travolti. Quando senti l'ansia salire in tirocinio, prova a notare dove la senti nel corpo: un nodo allo stomaco? Tensione alle spalle? Nominare la sensazione e localizzarla ti aiuta a non identificarti completamente con essa ("io sono ansioso"), ma a vederla come un evento transitorio che accade dentro di te ("c'è ansia").
Parli di un senso di "passività" e di qualcosa "più grande di te". Questo accade quando il ciclo di contatto con l'ambiente si interrompe. Desideri formarti, hai un interesse (energia), ma l'ansia blocca l'azione (il contatto con l'ospedale) e ti lascia un senso di frustrazione e ritiro (la passività). Dobbiamo esplorare come riattivare la tua energia, non per "combattere" l'ansia, ma per permettere al tuo interesse e alla tua motivazione di fluire nuovamente verso l'azione desiderata.
Dentro di te coesistono diverse polarità:
Il desiderio di diventare medico (l'interesse, la vocazione).
La paura dell'ospedale (la fobia, l'evitamento).
La persona resiliente che sostiene esami e quella che si sente in stallo.
Il tuo terapeuta ha un punto valido: la fobia può diventare un ricordo. L'obiettivo non è eliminare la paura, ma integrare queste polarità. Riconoscere che puoi essere una persona competente e interessata alla medicina e contemporaneamente provare ansia in certi contesti. Non sono mutuamente escludenti.
Temere l'ambiente medico potrebbe essere un segnale del tuo organismo che richiede attenzione. Una parte che sente paura e ha bisogno di essere vista e accudita.
Quello che posso suggerirti è di portare in terapia, con il tuo attuale terapeuta (con cui mi sembra tu stia facendo un ottimo lavoro), un'esplorazione più approfondita del vissuto corporeo dell'ansia durante il tirocinio.
Sperimenta l'Evitamento: Invece di combattere la voglia di evitare il tirocinio, prova a sentire l'energia che c'è dietro l'evitamento. Cosa succederebbe se per un attimo ti permettessi di non lottare contro la fobia, ma di darle spazio? Spesso, nell'accettazione paradossale, l'energia bloccata si libera.
Lavora sulle Sensazioni, non solo sui Pensieri: Usa la mindfulness per restare ancorato al corpo quando i rimuginìi sulla scelta del percorso partono. I pensieri ti portano via dal presente; le sensazioni corporee ti riportano qui, dove puoi agire.
Spero che queste riflessioni ti offrano una prospettiva diversa e ti aiutino a sentire che, anche in questo momento di smarrimento, la soluzione non è "fuori" (cambiare facoltà), ma "dentro", nella tua capacità di integrare le diverse parti di te e ripristinare un contatto pieno e vitale con il mondo e con i tuoi desideri più autentici. Con affetto
Denise Cavalieri
Buongiorno,
ho 34 anni.
Da maggio 2025 ho cominciato a soffrire di disturbi d'ansia con conseguente depressione.
Tutto è iniziato da alcuni attacchi di panico avuti all'estero in viaggio di gruppo.
Da quanto sono tornato in italia, a giugno, questi attacchi d'ansia si sono continuati a manifestare saltuariamente e senza alcun apparente preavviso o causa.
I principali sintomi di questi momenti sono un aumento della sudorazione, pensieri negativi/disfattisti, e un continuo accendersi sigarette nonostante non sia un grande fumatore.
Da fine agosto sono sotto cura di psicofarmaci (Elopram per i primi due mesi e poi dosaggio un po' più alto fino ad oggi).
In concomitanza sto seguendo un percorso psicoterapeutico da circa 3 mesi.
La situazione è migliorata anche se molto lentamente. Dopo circa 4 mesi ho cominciato ad avvertire un senso di positività anche dovuto a fattori esterni alla cura.
Ho ricominciato ad avere interazioni sociali che prima rappresentavano terreno fertile per i miei attacchi d'ansia.
Tuttavia ho avuto una ricaduta negli ultimi giorni.
Avendo un appuntamento con alcuni amici per un pranzo la mia testa ha richiamato le stesse senzazioni avute durante un attacco d' ansia precedente che si era manifestato con le stesse dinamiche. (Pranzo, Amici, Cibo di montagna)
Generalmente ogni qualvolta ho un appuntamento o mi scrivono per chiedermi di uscire il mio corpo si irrigidisce e comincio a subire un' ansia anticipatoria in vista dell'appuntamento per paura di rivivere momenti del passato recente dove ho avuto attacchi d'ansia anche forti.
Le mie domande se foste così gentili da rispondere sono:
È normale avere delle ricadute in fase di cura farmacologica dopo 4 mesi e nonostante i miglioramenti ottenuti ? Le ricadute mi demoralizzano non poco e mi fanno sentire che tutto il lavoro sia stato sprecato.
Data la cura non bevo quasi più alcol ma durante il pranzo ho bevuto un bicchiere di vino. Può aver influito sull'umore in maniera negativa per via della combinazione alcol + farmaci? Grazie mille.
Buongiorno. Comprendo perfettamente il suo stato d'animo; la sensazione che il lavoro svolto sia andato perduto a causa di una ricaduta è un'esperienza comune, ma è importante inquadrarla correttamente nel percorso di guarigione.
Ecco le risposte alle sue domande:
1. È normale avere delle ricadute dopo 4 mesi di cura?
Sì, è assolutamente normale e frequente. Il percorso di recupero dai disturbi d'ansia non segue mai una linea retta verso l'alto, ma un andamento "a dente di sega": fatto di progressi, plateau e momentanee flessioni.
La ricaduta non è un fallimento: Non significa che il lavoro fatto (farmacologico e psicoterapeutico) sia stato sprecato. Al contrario, le competenze che sta acquisendo in terapia servono proprio a gestire questi momenti.
Memoria traumatica: Il fatto che il pranzo in montagna abbia scatenato l'ansia è dovuto alla "memoria associativa". Il suo cervello ha registrato quel contesto come "pericoloso" in passato. Quello che ha vissuto è un episodio di ansia anticipatoria, un meccanismo di difesa che il suo corpo attiva per "proteggerla" da un disagio già vissuto.
2. L'alcol può aver influito negativamente?
Sì, è molto probabile che il bicchiere di vino abbia giocato un ruolo, per due motivi:
Interazione chimica: L'alcol interagisce con il principio attivo dell'Elopram (Citalopram). Anche modeste quantità possono alterare la stabilità neurochimica che il farmaco sta cercando di costruire, aumentando talvolta l'irritabilità o la sensibilità all'ansia nelle ore successive.
Effetto "rebound" (rimbalzo): L'alcol è un depressore del sistema nervoso centrale. Anche se inizialmente può sembrare che rilassi, quando l'effetto svanisce può provocare un picco di ansia o un abbassamento del tono dell'umore. In una fase di cura ancora delicata, questo sbalzo viene percepito in modo più amplificato.
Alcuni consigli per gestire questo momento:
Non lotti contro l'ansia: Più cercherà di scacciarla per paura di "rovinare i progressi", più l'ansia aumenterà. La accetti come un segnale di stanchezza o di ipersensibilità momentanea.
Parli con il suo psicoterapeuta: Questo episodio è "materiale prezioso" per la terapia. Analizzare cosa è successo durante quel pranzo vi permetterà di smantellare l'associazione tra "socialità" e "pericolo".
Continui con la cura: Non sospenda o modifichi i farmaci autonomamente. I 4-6 mesi sono spesso un periodo di consolidamento; la ricaduta è solo un intoppo nel percorso, non la fine del percorso.
Si ricordi che sta già ottenendo risultati (ha ricominciato ad avere interazioni sociali!). Questa è solo una prova di resistenza, non un ritorno al punto di partenza.
Un cordiale saluto.
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