Esperienze
Sono la Dott.ssa Raffaella Pia Testa psicologa e attualmente in formazione come psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico relazionale.
Credo che il benessere psicologico nasca dalla possibilità di comprendere più a fondo se stessi e le proprie relazioni, dando spazio ai vissuti e ai significati che ci abitano.
Nel mio lavoro accolgo adolescenti, giovani adulti e adulti che attraversano momenti di difficoltà personale, emotiva o relazionale. Mi occupo in particolare di ansia, depressione, autostima, difficoltà relazionali, cambiamenti di vita e problematiche legate alla violenza di genere.
L’approccio psicoanalitico relazionale che caratterizza la mia formazione considera la relazione terapeutica come il principale strumento di cambiamento: uno spazio sicuro, empatico e rispettoso in cui poter esplorare le proprie esperienze e costruire nuove modalità di comprensione e di contatto con sé e con gli altri.
Ogni percorso è unico, perché unica è la storia di ciascuno. Per questo, il mio modo di lavorare è flessibile e personalizzato, adattato ai tempi, ai bisogni e alle risorse della persona che ho di fronte.
Credo che chiedere aiuto non sia un segno di debolezza, ma un atto di consapevolezza e coraggio. Accompagno chi sceglie di intraprendere questo cammino con ascolto autentico, sensibilità e professionalità, offrendo uno spazio in cui sentirsi accolti, visti e compresi.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicoterapia
- Psicoterapia psicoanalitica
Principali patologie trattate
- Depressione
- Paura
- Trauma
- Stress
- Break-down adolescenziale
- +84 a11y_sr_more_diseases
Presso questo indirizzo visito
Foto e video
Prestazioni e prezzi
-
Colloquio psicologico
50 € -
-
Psicoterapia della depressione
50 € -
-
Sostegno psicologico adolescenti
50 € -
-
Sostegno psicologico
50 € -
-
Sostegno alla genitorialità
50 € -
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Indirizzi (2)
Via Carmine Vecchio 12, Lucera 71036
Disponibilità
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Consulenza online
Pagamento dopo la consulenza
Consulenza online
Pagamento dopo la consulenza
Disponibilità
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Recensioni
4 recensioni
-
M
M.T.
Mi sono rivolta alla dott.ssa Testa in un periodo particolarmente impegnativo, sia sul piano personale che lavorativo. La sua capacità di accogliere, riflettere e restituire con chiarezza ciò che porto ogni settimana mi sta aiutando a ritrovare equilibrio e lucidità. Una professionista preparata, delicata e attenta: la consiglio con convinzione.
• Consulenza privata • psicoterapia individuale •
-
A
Arianna
Ho iniziato da poco un percorso con la dottoressa Raffaella, ma fin da subito mi sono sentita accolta e capita. Ha un modo di ascoltare che fa sentire a proprio agio, anche quando si fa fatica a parlare di sé.
In pochi incontri è riuscita ad aiutarmi a vedere le cose da una prospettiva diversa, con grande sensibilità e professionalità.
Mi sento davvero di consigliarla a chi sta cercando un luogo sicuro in cui potersi ascoltare e capire meglio.• Consulenza online • psicoterapia •
-
R
R.P
Ho iniziato il mio percorso con la dott.ssa Testa in un periodo in cui l’ansia condizionava gran parte delle mie giornate. Sin dal primo incontro mi sono sentita accolta, ascoltata e capita, senza mai sentirmi giudicata.
Con il tempo, grazie al suo modo delicato ma profondo di lavorare, sono riuscita a comprendere meglio le mie paure e a gestirle con maggiore consapevolezza. Ogni seduta è stata uno spazio sicuro, in cui ho potuto ritrovare fiducia in me stessa e riscoprire la calma che pensavo di aver perso.
La dott.ssa Testa è una professionista attenta, empatica e capace di entrare in sintonia autentica con chi ha davanti.• Consulenza online • Altro •
-
R
R.O.
La dottoressa Testa è un'ottima professionista. Unisce competenza e dolcezza e regala sempre ottimi spunti di riflessione. Ho girato diversi psicoterapeuti e posso dire che lei è di gran lunga la dottoressa con cui mi sono trovata meglio
• Consulenza privata • psicoterapia •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 78 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno mi chiamo Chiara e sono mamma di una bambina di 2 anni e mezzo. Ho allattato esclusivamente mia figlia e a 6 mesi l ho svezzata. Ho sostituito l allattamento di giorno offrendo giochi oppure cibo come ad esempio il latte di mandorla che lei adora. Premetto che dorme con noi nel lettone e non fa il riposino pomeridiano da circa un anno ma vorrei togliere l allattamento notturno che lei si sveglia e cerca il seno, tutto questo per riposare di più perché vorremmo provare il secondo figlio ma soprattutto staccarla un pochino da me. Lei tuttora capisce tutto o meglio quello che vuole capire ma ancora non parla. Vorrei procedere gradualmente latte notturno e poi pannolino dato che a settembre andrà all' asilo. Non so come fare magari integrando la melatonina. Grazie per i vostri consigli.
Cara Chiara,
da quello che scrivi emerge con molta chiarezza quanto tu sia una mamma attenta, presente e profondamente sintonizzata con la tua bambina. Il tuo desiderio di accompagnarla verso un po’ più di autonomia non nasce da un rifiuto o da una stanchezza “egoistica”, ma da un bisogno reale di equilibrio, tuo e suo, in un momento della vita familiare che sta naturalmente cambiando.
L’allattamento notturno, soprattutto quando si prolunga nel tempo e avviene nel contesto del lettone, non è solo nutrimento. Dal punto di vista psichico è spesso un luogo di continuità, di rassicurazione profonda, di regolazione delle emozioni e anche del sonno. È comprensibile che tua figlia, che capisce molto più di quanto riesca ancora a dire, lo cerchi come risposta automatica al risveglio: non tanto per fame, quanto per ritrovare te, il tuo corpo, l’odore, la sicurezza. In questo senso, il seno notturno sembra funzionare come un “ponte” che la aiuta a riaddormentarsi e a gestire le piccole separazioni del sonno.
Il tuo desiderio di “staccarla un pochino” può allora essere letto non come un togliere, ma come un tentativo di trasformare questa modalità di contatto in qualcosa di diverso, più simbolico, più mediato. Ed è interessante che tu senta il bisogno di farlo gradualmente: forse una parte di te riconosce che, per una bambina così piccola, il cambiamento non è solo una questione pratica, ma emotiva.
Potremmo chiederci insieme se, più che pensare a cosa eliminare (il seno, il pannolino), possa essere utile interrogarsi su cosa potrà prendere il posto di quel legame notturno così intenso. Non necessariamente un altro latte o un integratore, ma magari una presenza diversa: la tua voce, una ritualità ripetuta, una modalità di rassicurazione che non passi esclusivamente dal corpo. Non perché il corpo sia “sbagliato”, ma perché forse ora c’è spazio per introdurre qualcosa che la accompagni verso una separazione più tollerabile.
Anche il fatto che dorma con voi e non faccia più il riposino pomeridiano ci parla di una bambina molto attiva, coinvolta, probabilmente molto legata alle figure di riferimento. Non c’è nulla di patologico in questo, ma è legittimo che tu senta il bisogno di recuperare energia e spazio psichico, soprattutto se stai pensando a un altro figlio. In fondo, anche questo desiderio racconta di una madre che sta cercando di ridefinire i confini senza spezzare il legame.
Forse la domanda che potresti tenere con te non è tanto “come smettere l’allattamento notturno”, ma “come posso accompagnare mia figlia a tollerare un modo diverso di stare con me, anche di notte?”. E allo stesso tempo: “come posso io tollerare il suo dispiacere, se arriverà, senza viverlo come un fallimento o una colpa?”. Perché spesso è proprio lì che il passaggio diventa più difficile.
Ogni cambiamento, soprattutto in questa fase dello sviluppo, parla sempre di due soggetti: del bambino, ma anche del genitore. Prendersi il tempo di ascoltare entrambe le parti, senza forzature e senza soluzioni “giuste” in assoluto, può rendere questo passaggio meno traumatico e più rispettoso per tutti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buongiorno a tutti stimati dottori, ripropongo la mia domanda avendo ricevuto una sola risposta, seppur con buoni spunti di riflessione. E' da qualche anno che ho diciamo l'idea di ingrandire il mio pene con metodi chirurgici. Nonostante io abbia ricevuto anche qualche commento molto positivo, le ultime 2 esperienze mi hanno riacceso in tutta la sua chiarezza quell' intento. Devo precisare che ho un pene di 17 cm di lunghezza e 13 di circonferenza, quindi l'intervento sarebbe incentrato sull'estetica. Ho 37 anni sono bruttarello, viso segnato d acne e magrezza genetica, 174cm x 58 kg. Ed anche questo quadro ha sicuramente aggravato complessi e sentimenti che se no non mi avrebbero sfiorato, ma la realtà è questa. Ed ora devo prendere una decisione, accettarmi così come sono o operare?
Caro utente,
in quello che scrivi non si sente tanto una richiesta di “consiglio” su cosa fare, quanto il tentativo di dare finalmente una risposta a qualcosa che da tempo ti abita e che sembra tornare ciclicamente, soprattutto dopo alcune esperienze relazionali. Ed è forse proprio questo ritorno, questa riaccensione dell’intento, a meritare attenzione più ancora dell’intervento in sé.
Tu porti numeri, misure, dati oggettivi, come se stessi cercando una legittimazione razionale a un disagio che però appare muoversi su un altro piano. È come se una parte di te dicesse: “se dimostro che c’è qualcosa di insufficiente, allora il mio sentire ha diritto di esistere”. Ma il sentire non ha bisogno di prove: se è lì, se fa male, un motivo c’è, anche se non coincide con ciò che sembra in superficie.
Colpisce come il focus cada su una parte del corpo molto investita simbolicamente: il pene, luogo di potenza, valore, conferma identitaria, soprattutto nello sguardo dell’altro. Viene da chiedersi se questo desiderio di modificarlo non parli meno di estetica e più di una ferita narcisistica più antica, forse legata al sentirsi visti, scelti, desiderabili, riconosciuti come uomini prima ancora che come partner sessuali. Quando descrivi il tuo aspetto complessivo e la storia dei complessi che ne sono derivati, sembra emergere un vissuto di “non abbastanza” che attraversa il corpo intero, ma che oggi trova lì il suo punto di condensazione.
La domanda che poni — accettarmi o operare — sembra allora nascondere un’altra domanda, forse più scomoda e meno formulabile: cosa sto cercando davvero di riparare? E soprattutto, da chi? Dallo sguardo delle donne? Da uno sguardo interiorizzato che giudica e svaluta? Da una parte di te che non ha mai smesso di misurarsi, di confrontarsi, di sentirsi in difetto?
È possibile che l’intervento venga caricato, anche inconsciamente, della promessa di una pacificazione interna: “se cambio questo, forse smetterò di sentirmi così”. Ma l’esperienza clinica mostra spesso che quando il corpo diventa il luogo privilegiato della soluzione, è perché qualcosa di psichico non ha ancora trovato parole. Non significa che l’operazione non possa essere fatta, ma che forse non è lì che si gioca la posta più importante.
Forse il dubbio che potrebbe essere utile instillare non è se tu debba accettarti o cambiare, ma se questa urgenza parli davvero del tuo corpo o piuttosto di una storia di sguardi mancati, di riconoscimenti insufficienti, di un’identità maschile che ha dovuto appoggiarsi molto sull’esterno per sentirsi valida. E se così fosse, vale la pena chiedersi cosa accadrebbe se, prima di intervenire sul corpo, si desse spazio a quel racconto, a quel nodo, a quella domanda rimasta finora senza interlocutore.
Non per arrivare a una risposta giusta o sbagliata, ma per fare in modo che qualunque scelta, anche chirurgica, non sia una risposta silenziosa a una domanda che non è mai stata davvero ascoltata.
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.