Dott.ssa
Oxana Panetta
Psicologa
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sulle specializzazioni
Laureana di Borrello 1 indirizzo
Esperienze
Il mio approccio si fonda su un ascolto autentico e sulla creazione di uno spazio accogliente e non giudicante, in cui la persona possa sentirsi libera di esprimersi e comprendersi.
Gli interventi che propongo sono basati su evidenze scientifiche, con l’obiettivo di favorire consapevolezza, benessere e cambiamento.
Aree di competenza principali:
- Psicologo clinico
- Psicodiagnostica
- Psicologia dell'età evolutiva
- Psicologia delle relazioni
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Prestazioni e prezzi
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Traversa I Iannizzi, 1, Piano Terra, Laureana di Borrello 89023
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11 recensioni
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- Spiegazioni dettagliate
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F
FM
Dottoressa molto professionale e competente; trasmette sicurezza e affidabilità. Conisiglio di iniziare un percorso a chiunque abbia voglia di trovare uno spazio sicuro e privo di giudizio dove imparare a stare con ogni parte di sé.
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Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille! Gentile come sempre!
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M
M. S.
Una professionista molto preparata e brava nella comunicazione, abile nell’entrare in empatia con i pazienti, facendoli sentire a proprio agio. Sempre dolce e sorridente, consigliatissima!
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • colloquio psicologico •
Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille!
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G M
Ottima professionalità nell’affrontare le problematiche. Nonostante molto giovane ha trasmesso a mia figlia sicurezza ed empatia. Consigliatissima
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Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie Mille!
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FG
Empatica, competente e concreta: un supporto davvero efficace, consigliatissima.
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Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille Davvero!
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G.p.
La dottoressa Panetta è una persona affidabile e preparata, paziente e molto disponibile all' ascolto unisce a questo una grande sensibilità ed empatia.
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Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie davvero! Sempre molto gentile.
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S
S.
Psicologa davvero molto brava e professionale. Mi ha fatta sentire subito a mio agio, ascoltandomi con attenzione e senza giudizio. Grazie al suo aiuto sto affrontando le difficoltà con maggiore serenità
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Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille!
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MM
professionale, dolce e molto attenta. la consiglio sinceramente a chi cerca una persona umana e competente
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Dott.ssa Oxana Panetta
Grazie mille davvero!
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TM
Professionista empatica.
Ascolto, accoglienza, professionalità e supporto eccellente.
Consiglio a chiunque.• Studio di consulenza online • colloquio psicologico online •
Dott.ssa Oxana Panetta
Gentilissima, Grazie davvero!
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G. P.
Con la Dottoressa mi sono trovata sin da subito a mio agio, i temi trattati durante la seduta non mi hanno inibito anzi, mi hanno aiutato a comprendere meglio una parte di me che tenevo nascosta. La ringrazio infinitamente.
• Psicologa Clinica - Dott.ssa Oxana Panetta • sostegno psicologico adolescenti •
Dott.ssa Oxana Panetta
Io devo Ringraziare Lei per aver condiviso con me parte della sua vita. Grazie infinite!
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M
M.D.
La dottoressa è stata accogliente, mi ha fatto sin da subito sentire a mio agio.
La consiglio perché ha una forte empatia e la dolcezza è il suo punto forte.
La ringrazio infinitamente.
• Studio di consulenza online • colloquio psicologico online •
Dott.ssa Oxana Panetta
E' stato un privilegio aiutarla! Grazie mille.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 59 domande da parte di pazienti di MioDottore
Ciao a tutti, sono una ragazza di 30 anni e vi scrivo per un disagio che sto vivendo da alcuni mesi. Sto affrontando la fine di una relazione di 6 anni, sono stata lasciata da un giorno all'altro e credo di aver sviluppato un vero e proprio trauma. Il disagio che ho sviluppato riguarda alcuni pensieri intrusivi che vogliono farmi credere io abbia tradito il mio partner e di non ricordarlo, di averlo rimosso portandomi a dubitare di me stessa. La cosa spiacevole è che questi pensieri si stanno riversando anche su quella che è la mia quotidianità, quando faccio qualcosa di fretta o magari distrattamente poi vado in paranoia pensando di aver fatto qualcosa di sbagliato. Ogni volta che arriva un pensiero del genere entro il un "loop" perché cerco di ricordare le varie situazioni per arrivare ad ottenere una risposta che raramente trovo, ovviamente è impossibile ricordare ogni minimo dettaglio e restare nel dubbio mi tormenta molto. Sono passati 5 mesi dalla fine di questa relazione, sicuramente questi pensieri sono diminuiti di intensità, non si presentano allo stesso modo ma mi accorgo che quando quel pensiero poi ritorna, sprofondo nell' angoscia di aver fatto realmente qualcosa! Premetto di essere una persona molto ansiosa e che si crea parecchie paranoie, ma questo trauma ha accentuato il tutto. Ho intrapreso già un percorso psicologico, ho anche chiesto se fosse un disturbo ossessivo ma mi è stato detto che è più complessa come cosa. Ci tengo a specificare che a volte questi pensieri sono stati seguiti anche da azioni, come ad esempio scorrere la chat per assicurarmi di un messaggio ricevuto o inviato. A volte ho la paura di restare incastrata in questo circolo e che ogni tentativo sia un fallimento. Sono ovviamente consapevole che la guarigione è sofferenza e che prosegue tutto con alti e bassi. Ci tengo a specificare che ho avuto anche problemi di ansia in passato che ho poi imparato a gestire da sola. Vorrei avere più informazioni in merito a questo argomento e se possibile qualche consiglio in più. Vi ringrazio per l'attenzione
Salve,da ciò che descrivi emergono diversi elementi che meritano attenzione, e proverò a risponderti con lo sguardo di una psicologa.
La prima cosa che noto è che questi pensieri sono comparsi in seguito a un evento estremamente destabilizzante: la fine improvvisa di una relazione di sei anni. Quando una separazione arriva senza preavviso, soprattutto se non si è riusciti a dare un significato chiaro a ciò che è accaduto, il sistema emotivo può entrare in una condizione di forte allerta. La mente cerca spiegazioni, cerca di ricostruire il passato e, a volte, inizia a dubitare persino delle proprie certezze.
Quello che racconti non suona come il ricordo di un tradimento realmente avvenuto e poi "rimosso". Piuttosto, sembra il meccanismo tipico di un dubbio ossessivo: "E se fosse successo qualcosa che non ricordo?". La caratteristica di questi pensieri è proprio questa: non si presentano come ricordi, ma come possibilità catastrofiche che chiedono continuamente una verifica.Mi colpisce anche il fatto che tu abbia iniziato a controllare chat e messaggi. Non è strano: il controllo nasce dal tentativo di ridurre l'ansia. Il problema è che il sollievo che produce è temporaneo. Per qualche minuto ti senti rassicurata, ma il cervello impara che per stare tranquilla deve continuare a controllare. Così il dubbio si rafforza anziché indebolirsi.
Un altro aspetto importante è che tu stessa riferisci una storia di ansia precedente. Questo non significa che l'ansia sia la causa di tutto, ma probabilmente rappresenta un terreno predisponente. La rottura sentimentale potrebbe aver riattivato alcune vulnerabilità già presenti, amplificando la tendenza a rimuginare e a cercare certezze assolute.
Trovo significativo anche un dettaglio che spesso spaventa molte persone: dici che quando il pensiero ritorna "sprofondi nell'angoscia di aver fatto realmente qualcosa". In realtà l'intensità emotiva non è una prova della veridicità del pensiero. Anzi, nelle problematiche ossessive accade spesso il contrario: più un tema è importante per la persona (fedeltà, moralità, correttezza, responsabilità), più il dubbio genera angoscia.
Vorrei sottolineare un punto che ritengo fondamentale: il fatto che, dopo cinque mesi, questi pensieri si siano ridotti di intensità è un segnale positivo. Se fossi intrappolata in una situazione immutabile, probabilmente non noteresti alcuna variazione. Invece stai osservando un andamento con alti e bassi, che è tipico dei processi di elaborazione e guarigione.Infine, vorrei lasciarti con una riflessione. La domanda che ti tormenta sembra essere: "Come posso essere sicura al 100% di non aver fatto nulla?". Il problema è che la mente umana non può offrire una certezza assoluta su ogni dettaglio del passato. La guarigione spesso non arriva quando troviamo la prova definitiva, ma quando impariamo a tollerare quel piccolo margine di incertezza senza doverlo eliminare a tutti i costi.
Da quello che racconti, vedo una persona molto sofferente ma anche molto consapevole, che ha già riconosciuto i propri meccanismi e ha avuto la forza di chiedere aiuto. Questo è spesso uno dei fattori che favoriscono maggiormente il cambiamento nel lungo periodo.
Resto a Disposizione
Cordiali Saluti
Buongiorno a tutti,
scrivo perché da tempo vivo un forte conflitto interiore nella mia relazione che mi rende la vita impossibile e sto cercando di capirlo meglio.
Sono in una relazione da molti anni e stiamo costruendo una famiglia. Vivo però ambivalenza: da una parte affetto e senso di casa, dall’altra difficoltà nell’attrazione fisica, con vergogna, confronto con gli altri e sensazione di non autenticità.
Ho provato a parlarne, ma spesso mi sono sentito non ascoltato, con distanza e frustrazione. Ci sono stati anche momenti di rottura e altre frequentazioni, e non sono mai riuscito a chiudere definitivamente la relazione. Nonostante mille motivi, oltre l'aspetto fisico che inizialmente non era un problema, non capisco perché non sono mai riuscito a chiudere. Tornavo da lei anche con la consapevolezza interiore che non era davvero quello che volevo.
Mi chiedo se le mie scelte siano libere o guidate da paura, senso di colpa o abitudine.
Collego tutto questo anche alla mia storia personale, segnata dalla perdita precoce di mia madre e dalla sensazione di dover meritare continuamente il mio valore.
Come si può fare chiarezza quando si è divisi tra paura, senso di colpa e desiderio di autenticità?
Salve,il problema che descrivi non sembra essere semplicemente "non sono abbastanza attratto dalla mia compagna". Quello è il contenuto più evidente del conflitto, ma leggendo le tue parole emerge qualcosa di più profondo.
Mi colpiscono soprattutto due elementi.
Il primo è che dici di non essere mai riuscito a chiudere la relazione, nonostante più volte abbia sentito interiormente che non era ciò che desideravi davvero. Quando una persona rimane per anni in una situazione che percepisce come non pienamente propria, spesso non siamo più nel campo della semplice indecisione. Siamo nel campo del conflitto tra bisogni psicologici molto profondi.
Il secondo elemento è la tua storia personale. La perdita precoce di una madre non determina automaticamente il destino affettivo di una persona, ma può lasciare una traccia importante nel modo in cui si vivono il legame, la separazione, l'abbandono e il senso di sicurezza.
Da ciò che racconti, mi domanderei se nella tua esperienza la relazione non abbia assunto nel tempo una funzione che va oltre l'amore romantico.In questi casi la domanda "la amo?" rischia di non essere sufficiente. Diventa importante chiedersi:
Che cosa perderebbe una parte di me se questa relazione finisse?
Di cosa ho realmente paura?
Sto proteggendo un legame d'amore o un bisogno di sicurezza?
Sono domande diverse.
Un altro aspetto che noto è il tema dell'autenticità. Tu non descrivi soltanto una difficoltà sessuale o estetica. Descrivi una sofferenza legata al sentirti non completamente allineato con ciò che provi. La vergogna, il confronto con gli altri e il senso di "non autenticità" sembrano pesarti quasi quanto il problema stesso.
In psicologia clinica spesso osserviamo che la sofferenza aumenta quando una persona cerca contemporaneamente di mantenere una situazione e di negare una parte della propria esperienza interna. È come vivere con due verità incompatibili:
"Le voglio bene, abbiamo costruito molto insieme."
"Una parte di me non riesce a desiderarla come vorrebbe."
Finché una delle due verità viene esclusa, il conflitto tende a ripresentarsi.
Vorrei poi soffermarmi su una frase molto importante: "non capisco perché non sono mai riuscito a chiudere."
Talvolta la risposta non è nell'amore, ma nel significato emotivo della separazione.
Per alcune persone lasciare un partner significa semplicemente interrompere una relazione.
Per altre, inconsciamente, significa:
ferire qualcuno;
essere egoisti;
tradire;
perdere una famiglia;
rivivere un abbandono;
restare soli con se stessi.
Se una separazione assume questi significati profondi, diventa comprensibile perché una persona possa tornare più volte indietro pur continuando a sentire che qualcosa non quadra.
Mi sembra inoltre presente un tema legato al valore personale. Quando scrivi di avere la sensazione di dover meritare continuamente il tuo valore, mi chiedo se nelle tue scelte relazionali entri anche una logica del tipo:
"Posso scegliere ciò che desidero davvero oppure devo scegliere ciò che mi fa sentire una persona buona?"
Questa è una domanda molto delicata. Molte persone crescono imparando a essere responsabili, attente agli altri, disponibili. Ma a volte sviluppano una difficoltà a riconoscere i propri desideri come legittimi. Il rischio è che il senso di colpa diventi il principale criterio decisionale.
E quando il senso di colpa guida le scelte, la persona può rimanere bloccata per anni senza riuscire né ad andarsene né a restare serenamente.
Se fossimo in un percorso terapeutico, probabilmente non lavorerei subito sulla decisione "restare o lasciare". Cercherei prima di capire:
che cosa rappresenta questa relazione nella tua economia affettiva;
quali paure vengono attivate dall'idea di perderla;
quale spazio hanno i tuoi desideri rispetto ai bisogni degli altri;
in che modo la perdita di tua madre e le esperienze successive hanno influenzato il tuo rapporto con l'attaccamento e la separazione.
Perché la chiarezza raramente arriva sforzandosi di scegliere. Spesso arriva quando si comprende che cosa, dentro di sé, rende quella scelta così difficile.
La domanda che ti lascerei è questa:
Se fossi assolutamente certo di non ferire nessuno, di non essere giudicato da nessuno e di non restare solo, sceglieresti ancora questa relazione nello stesso modo?
Non per trovare una risposta immediata, ma perché la distanza tra la tua risposta attuale e quella immaginata può dirti molto su quanto delle tue decisioni sia guidato dal desiderio e quanto dalla paura.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
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