Gentili dottori,
Vi scrivo, a cuore aperto, per parlarvi di una problematica che mi sta tormentando nell'ultimo periodo.
Devo fare un breve excursus per rendere tutto più chiaro. Mi sono diplomata al liceo classico, col massimo dei voti. Ero una studentessa eccellente, stimata molto dai miei docenti e studiavo ogni singola disciplina con trasporto e passione. Mi muoveva la mia curiosità, la voglia di conoscere, che mi inducevano ad approfondire ogni materia e ciò mi portava ad avere risultati eccezionali. Il mio unico problema era che, chiaramente, giunta al momento di fare la mia scelta universitaria, ero molto confusa. Da una parte c'era la certezza del mio amore per le discipline umanistiche e la lettura, passioni che mi porto dietro da quando ero una bambina, dall'altra c'era la mia curiosità verso le materie scientifiche, verso la scienza e la medicina soprattutto, che vedevo come dei pacchi regalo chiusi e che non vedevo l'ora di aprire. Raramente ho pensato, durante il liceo, di intraprendere gli studi letterari. Anzi temevo che il liceo classico non mi formasse per intraprendere percorsi scientifici, ma in ogni caso cambiavo continuamente idea: qualche volta volevo fare l'editrice, molte più volte mi esaltava l'idea di fare la farmacista, il medico, l'astrofisica. Ero molto confusa, perché effettivamente mi piaceva un po' tutto.
Alla fine optai per il test di medicina, non lo supero e, decisa a ritentarlo l'anno successivo, mi iscrivo a farmacia, che mi piaceva, ma non mi entusiasmava più per gli sbocchi lavorativi (non volevo diventare una farmacista). Così studiai per due esami, che per altro mi appassionarono molto e poi ritentai, l'anno successivo, il test. Non lo superai ancora una volta. Piansi per giorni, mi sentivo una fallita e decisi di abbandonare le materie scientifiche per cullarmi nel senso di tranquillità che le discipline umanistiche mi davano. Così mi iscrissi a lettere. Ottenni 30 e 30L a tutti gli esami. Gli studi mi appassionavano molto, ma non smettevo di pensare a quello che la mia vita sarebbe stata se avessi studiato medicina. Mi sentivo bloccata in una gabbia, come se mi fosse stato limitato un sapere a cui volevo accedere con tutte le mie forze. Lettere mi piaceva moltissimo, ma spesso non dissetava totalmente la mia sete di conoscenze maggiori e diverse rispetto alla mia comfort zone. Così a luglio affiancai lo studio di letteratura italiana 1 a quello di materie scientifiche, decisa a ritentare un'ultima buona volta il test. Questa volta lo superai, ironia del destino. E una volta superato cominciai a chiedermi: okay e ora cosa faccio? È giusto lasciare lettere per medicina? E se non fossi brava? E se non mi piacesse?
Alla fine decisi di iscrivermi a medicina e una volta presa questa scelta caddi in un baratro di pentimento, ma col tempo mi risollevai, e trovai entusiasmanti i nuovi studi.
Il mio problema è che adesso sono al quarto anno di medicina, che quasi volge al termine e mi chiedo: se avessi sbagliato tutto? Non sono mica una cima a medicina, come lo ero a lettere. E se non volessi essere medico? Se volessi passare la mia vita semplicemente rintanata nei miei libri e non volessi avere tutte quelle responsabilità che ha il medico? Se sarò un medico mediocre, uno di quelli che tutti vogliono scansare? Se avessi proseguito gli studi letterari, in cui eccellevo, forse oggi starei per terminare i miei studi magistrali e per intraprendere il dottorato.
A volte credo che se tornassi indietro non cambierei mai il corso di studi. Anzi avrei scelto dall'inizio lettere. Ma mi rendo conto che nessuno mi ha costretto nelle scelte, che all'inizio io stessa non credevo minimamente di voler fare lettere e che quando la facevo, sì mi appassionava, ma mi faceva sentire in gabbia. Ora è medicina che mi fa sentire in gabbia, quindi mi chiedo: non è forse la mia paura del futuro, il fatto che io non sia più eccellente come un tempo che mi porta ad autosabotarmi?
A volte credo sia questo, altre volte sento di stare sviluppando un totale senso di disinteresse e distacco per quello che faccio. E mi chiedo: perché lo faccio? Penso di aver gettato all'aria, ripudiato, respinto la mia passione e i miei talenti.
Non è passato un anno in cui sia stata completamente certa della mia scelta di studiare medicina.
È vero che, sicuramente, necessito di andare in terapia, ma nel frattempo mi piacerebbe ascoltare voi.
Vi ringrazio e vi auguro una buona giornata.