Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto nota
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto notando in me nell'ultimo periodo e che mi creano un po' di preoccupazione su come gestirli. Di recente è emersa sui social una notizia relativa a un fatto di cronaca molto grave, e molte persone e ragazze della mia età hanno iniziato a condividere le proprie esperienze personali di abuso e violenza. Leggendo le loro testimonianze, pur sentendomi fortunata per non aver mai vissuto nulla del genere ed empatizzando profondamente con loro, nella mia mente scatta in automatico la domanda: "E io perché no?". So benissimo che non desidero che mi accada nulla di male, ma la presenza spontanea di questo pensiero mi disorienta. Mi chiedo perché il cervello formuli questo tipo di interrogativo e come interpretare questo pensiero automatico. Poi mi succeda associazioni tra pensieri o contenuti negativi e oggetti del tutto neutri della mia giornata. Ad esempio, dopo aver cambiato la cover del telefono (un regalo di mia madre), mi è ricomparso quel contenuto emotivamente impattante sui social. Da quel momento la mia mente ha legato la nuova cover a quelle sensazioni di disagio, portandomi a dubitare se tenendola io possa "portarmi appresso" quel pensiero negativo per molto tempo. Poiché ho notato che queste associazioni tra oggetti o momenti quotidiani e pensieri ansiosi mi capitano anche in altre occasioni, vorrei capire da cosa derivino questi automatismi e quale sia il modo migliore per gestirli senza cadere nell'evitamento. La ringrazio per l'attenzione e per il tempo che vorrà dedicarmi. Un cordiale saluto
4 risposte
Gentilissima la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta osservando. Quello che descrive può essere compreso, in linea generale, come il modo in cui la mente reagisce a contenuti emotivamente molto intensi e significativi. Il pensiero spontaneo «E io perché no?» non va necessariamente interpretato come espressione di un desiderio, di una mancanza o di qualcosa che lei realmente vuole. I pensieri automatici possono essere anche paradossali, sgraditi o in contrasto con ciò che sentiamo e desideriamo. Il fatto che un pensiero compaia spontaneamente non significa quindi che abbia un particolare significato sul piano delle intenzioni o della personalità. Anche le associazioni che descrive tra un contenuto emotivamente negativo e oggetti o situazioni neutre possono verificarsi quando siamo particolarmente attenti a ciò che pensiamo e al significato che attribuiamo alle nostre esperienze. Una volta che si è creato questo collegamento, la mente può riproporlo automaticamente. Questo, però, non significa che l'oggetto abbia acquisito realmente un significato negativo o che possa “portarsi dietro” quel pensiero nel tempo. Un aspetto importante è proprio evitare di cercare di neutralizzare queste associazioni, per esempio eliminando la cover, evitando determinati oggetti o cercando di controllare continuamente se il pensiero è ancora presente. Anche se nell'immediato questo può dare sollievo, nel lungo periodo rischia di rendere l'associazione più saliente e di aumentare l'attenzione che le viene dedicata. In genere può essere più utile lasciare che il pensiero o l'associazione siano presenti senza cercare di risolverli o attribuire loro un significato particolare, continuando normalmente ciò che si stava facendo. In altre parole, l'obiettivo non è impedire alla mente di produrre determinati pensieri, ma imparare a non considerarli necessariamente importanti e a non modificare il proprio comportamento in funzione della loro presenza. Naturalmente, da un singolo messaggio non è possibile stabilire se si tratti semplicemente di pensieri intrusivi e associazioni transitorie oppure se questi meccanismi rientrino in un quadro che merita un approfondimento. Se dovessero diventare molto frequenti, occupare molto tempo, generare una marcata ansia o portarla a mettere in atto sempre più comportamenti di evitamento, controllo o rassicurazione, sarebbe utile parlarne più approfonditamente in un colloquio. Per il momento, quindi, cercherei soprattutto di non spaventarsi per il contenuto dei pensieri e di non attribuire loro un significato che non necessariamente possiedono. Un cordiale saluto, Silvia Dott.ssa Bellini
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Buongiorno, sulla base delle informazioni che fornisce posso dire che sicuramente i contenuti di cui parla l'hanno molto scossa emotivamente ed hanno scatenato uno stato d'ansia che probabilmente già aveva dentro di sé, aspettavano un "trigger", cioè un evento scatenante per emergere. Sarebbe necessaria quindi un'analisi un po' più approfondita della sua situazione generale per capire da cosa scaturisce questa reazione, che se lasciata andare potrebbe diventare un pensiero ossessivo e disturbante. Provi a contestualizzare proprio con la razionalità, quale legame potrebbe esserci con la cover? A mio parere nessuno. Porti consapevolezza su queste associazioni mentali e se può, ci lavori. Un saluto!
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Il pensiero spontaneo “e io perché no?” non significa affatto che tu desideri vivere un’esperienza di abuso o violenza, né dice qualcosa di negativo su di te. La mente può produrre automaticamente pensieri, domande e associazioni anche molto lontani dalle nostre intenzioni e dai nostri valori. Di fronte a contenuti emotivamente forti, inoltre, è possibile che aumenti la sensibilità verso minacce, possibilità e scenari negativi. Anche il collegamento tra la nuova cover e quel contenuto può essere compreso come un’associazione appresa: un oggetto neutro viene temporaneamente legato a un’emozione spiacevole. Il fatto che questa associazione sia comparsa, però, non significa che la cover abbia realmente un significato negativo o che possa “trasmettere” o mantenere quel pensiero. Il punto importante è distinguere il pensiero dal suo significato: avere un pensiero non equivale a volerlo, condividerlo o renderlo vero. Per questo, cercare di eliminare il pensiero, neutralizzarlo o evitare gli oggetti associati rischierebbe di rafforzare ulteriormente il meccanismo. Può essere più utile lasciare che il pensiero e il disagio siano presenti, senza analizzarli eccessivamente e senza mettere in atto comportamenti per sentirsi nuovamente al sicuro. Con il tempo, continuando normalmente le proprie attività, queste associazioni possono perdere progressivamente la loro forza emotiva. Se però questi meccanismi diventassero frequenti, invasivi o portassero a evitamenti e rituali, sarebbe opportuno approfondirli con uno psicologo per comprendere meglio il funzionamento individuale. Spero di essere stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia
Gent.ma utente, cominciare a porsi domande sul funzionamento della mente è segno di capacità riflessive e un principio di lavoro sulla consapevolezza. Una parte del nostro cervello è sempre attiva nel generare pensieri, un flusso costante di parole, immagini e collegamenti. E' inutile tentare di fermare questo flusso anche quando i contenuti sono intrusivi, ripetitivi e riguardano esperienze negative, paure o altri vissuti difficili. Quel che si può fare è provare a discriminare quali sono i pensieri davvero utili che ci portano ad azioni concrete per il nostro benessere, e quali sono invece solo parole nella testa, interpretazioni esagerate o travisate della realtà, realtà che ci suggerisce ben altre informazioni se sappiamo osservare con attenzione. Per fare un esempio, pertinente a quanto ha scritto, l'associazione tra cover del telefono e pensiero intrusivo su quanto ha letto sui social, è qualcosa che accade nella sua mente, ma non riguarda direttamente il suo presente e il suo benessere. Osservare questi pensieri o associazioni e assegnare loro un valore corretto può aiutare molto a lasciarli scivolare via dalla testa, senza prestare troppa attenzione. Altro aspetto è ciò che questi pensieri possono scatenare a livello emotivo: la mente, come ha notato, tende molte trappole cercando di rispondere a domande sul mondo circostante, ci spinge verso l'ansia, crea pressione o aspettativa, condiziona lo stato dell'umore. Questo collegamento tra pensieri ed emozioni può spingerci verso comportamenti non funzionali, come sfogarsi nel modo sbagliato, cercare distrazione forzata o dipendenze (social, junk food, alcol, sostanze, comportamenti compulsivi), oppure chiuderci verso il mondo esterno, con evitamento e isolamento. La consapevolezza delle dinamiche mentali può aiutare a impedire che questo circolo vizioso pensiero-emozione-comportamento si radichi in profondità nelle nostre abitudini, portandoci a una condizione di disagio o malessere psicologico. Le consiglio letture sulla Mindfulness e sulla gestione della ruminazione mentale, per aumentare la sua conoscenza su questi aspetti psicologici. Se, invece, manifesta un maggiore disagio, valuti una consulenza psicologica per ampliare questi concetti e trovare giuste strategie di benessere. Rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


