Dott.ssa
Francesca Miccichè
Psicologa
·
Altro
sulle specializzazioni
Modica 2 indirizzi
Esperienze
Francesca Miccichè, psicologa iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Sicilia (n. 13631).
Accompagno adulti, bambini, coppie e famiglie in percorsi di sostegno psicologico, con particolare attenzione ai legami interpersonali, alle dinamiche familiari e ai momenti di cambiamento che attraversano il ciclo di vita. Mi occupo di ansia, difficoltà emotive, autostima, problematiche relazionali e familiari, gestione dei conflitti e sostegno nei momenti di transizione e crescita personale.
Il mio approccio si fonda su una prospettiva sistemico-relazionale, che considera la persona all'interno dei contesti e delle relazioni che ne influenzano il benessere, come la famiglia, il lavoro, la scuola e gli altri ambienti di vita.
Ogni difficoltà viene considerata non come un'esperienza isolata, ma come l'espressione di un equilibrio relazionale che può essere compreso, riletto e trasformato. Il percorso terapeutico mira a valorizzare le risorse della persona, favorendo una rilettura delle difficoltà attraverso l'ascolto, l'esplorazione e la costruzione di nuovi significati. Insieme costruiamo modalità più funzionali di comunicare, relazionarsi e affrontare le sfide della vita, affinché il cambiamento possa diventare una concreta opportunità di crescita e benessere.
Credo profondamente nell'importanza di costruire una relazione terapeutica basata su fiducia, autenticità e collaborazione. Per me ogni percorso mira a creare uno spazio di incontro in cui la persona possa sentirsi accolta, ascoltata e accompagnata.
Sono inoltre specialista in Psicologia del Lavoro e promuovo una cultura del benessere e della prevenzione, diffondendo il concetto di well-being a 360°.
Il mio impegno parte dall'infanzia, attraverso progetti di sensibilizzazione e promozione del benessere psicologico, e si estende all'età adulta e ai contesti organizzativi, accompagnando persone e realtà lavorative nella costruzione di ambienti più sani, inclusivi e orientati alla qualità delle relazioni.
Opero anche nell'ambito degli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), in qualità di coadiutrice del cane, referente di progetto e responsabile di attività, realizzando percorsi in collaborazione con i miei colleghi a quattro zampe. Attraverso questo approccio promuovo il benessere psicologico, emotivo e relazionale di bambini, adolescenti, adulti, famiglie e gruppi nei contesti educativi, scolastici, socio-sanitari e lavorativi.
Intraprendere un percorso psicologico significa concedersi una carezza: trovare il coraggio dedicarsi tempo fermandosi all’interno di uno spazio sicuro, in cui sentirsi accolti, ascoltati e visti, liberi di dare voce alle proprie emozioni, alle proprie paure e ai propri pensieri. È una scelta di cura verso sé stessi, un'opportunità per affrontare le sfide della vita con maggiore consapevolezza, serenità e fiducia nelle proprie risorse.
Aree di competenza principali:
- Psicologia del lavoro
- Psicologia dell'età evolutiva
- Psicologia scolastica
- Psicologia del benessere
Principali patologie trattate
- Depressione
- ADHD
- Disturbo Ossessivo Compulsivo
- Autostima
- Ansia
- +24 a11y_sr_more_diseases
Presso questo indirizzo visito
Foto e video
Prestazioni e prezzi
-
Consulenza online
50 € -
-
Analisi dello stress
50 € -
-
Coaching
50 € -
-
Colloquio di coppia
60 € -
-
Colloquio psicologico domiciliare
50 € -
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Indirizzi (3)
Consulenza online
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Bonifico
Telefono
Domiciliari, Modica 97015
Disponibilità
Modalità di pagamento (visite private)
- Contanti
Telefono
Via Fosso Tantillo, 19, Modica 97015
Disponibilità
Telefono
Convenzioni assicurative non attive
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che abbia una convenzione con la tua assicurazione
Recensioni
4 recensioni
-
A
A N
La seduta è stata molto utile . La dottoressa è stata accogliente e ha creato un clima sereno , senza pressioni che ha permesso di rilassarmi e parlare
• Studio di consulenza online • consulenza psicologica •
-
A
A.P.
Molto empatica e allo stesso tempo professionale. Nonostante la mia timidezza, essendo la prima volta, mi ha messo subito a mio agio.
Ci vorrà tempo, è ovvio, ma già da questo primo colloquio mi ha fatto vedere delle cose con maggiore consapevolezza.
Contento di essermi affidato alla Dott.ssa Miccichè, la consiglio a chi ha bisogno di un approccio fortemente empatico.• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Francesca Miccichè
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza e per le parole così sincere. Mi fa piacere sapere che, fin dal primo incontro, si sia sentito accolto, protetto e a suo agio. La consapevolezza è spesso un primo passo importante e sono felice che questo colloquio le abbia permesso di guardare alcuni aspetti da una nuova prospettiva . Sarà importante, passo dopo passo, dare tempo al percorso e a ciò che potrà emergere lungo la strada. Grazie per la fiducia !
-
R
RM
Professionista seria e competente, chiara e coinvolgente e intuitiva
• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Francesca Miccichè
La ringrazio per queste parole. Essere percepita come una professionista seria e competente, ma allo stesso tempo chiara e coinvolgente, è per me un riconoscimento davvero significativo.
-
D
D.M
Dottoressa competente e disponibile. Empatia e dolcezza al punto giusto la contraddistinguono.
• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Francesca Miccichè
E' per me importante poter offrire disponibilità e attenzione . Sono lieta di leggere le sue parole e la ringrazio per la fiducia e per aver condiviso il suo prezioso riscontro.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 9 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, vi scrivo perché sento di non riuscire più a regolarmi emotivamente e sto vivendo male la
Buonasera, vi scrivo perché sento di non riuscire più a regolarmi emotivamente e sto vivendo male la mia relazione.
La scorsa settimana il mio ragazzo non ha voluto vedermi perché era molto preso e io l’ho vissuta come una possibile scusa. Mi sono quindi allontanata da lui e, durante il suo weekend fuori con alcune amiche, ho provato forte gelosia e senso di esclusione, arrivando a ignorarlo. Al suo ritorno ne abbiamo parlato, mi sono aperta e lui mi ha rassicurata, quindi il mio astio sembrava essere passato.
Oggi, però, nel giorno del nostro mesiversario — una ricorrenza che aveva creato proprio lui — mi ha detto di non poterci vedere perché è sovraccarico di lavoro. Anche questa volta l’ho percepita come una possibile scusa e sono nuovamente esplosa di rabbia e mi sono chiusa. Arrivo a pensare di non volerlo più vedere e mi ripeto continuamente “non lo sopporto”.
Mi rendo conto che il problema non è solo ciò che fa lui, ma l’intensità della mia reazione: quando mi sento rifiutata o messa da parte faccio fatica a ragionare lucidamente e ad autoregolarmi.
Inoltre, io desidererei una relazione più orientata alla costruzione di una quotidianità insieme e alla convivenza, mentre sento che lui procede molto più lentamente. Questa differenza mi fa soffrire.
Vorrei capire da dove nasce questa reazione così intensa e imparare a gestire meglio rabbia, gelosia e paura di essere messa da parte, senza vivere ogni momento di distanza come un rifiuto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, grazie per aver raccontato quello che sta vivendo. Da ciò che descrive, mi sembra importante innanzitutto riconoscere ma soprattutto convalidare le emozioni : non c’è nulla di “sbagliato” nel provare gelosia, rabbia o paura di essere messi da parte. Il punto su cui vale la pena lavorare sembra piuttosto essere l’intensità con cui queste emozioni arrivano e il fatto che, quando si attivano, diventa difficile mantenere una lettura equilibrata della situazione.
Sembra esserci una dinamica ricorrente: un comportamento del suo ragazzo (non vedervi, essere impegnato, trascorrere un weekend con altre persone ) viene vissuto non soltanto come un fatto concreto, ma come un possibile segnale di rifiuto, disinteresse o perdita di importanza nella relazione. A quel punto si attiva una forte emozione, prevalentemente rabbia e senso di esclusione, e può comparire il bisogno di prendere le distanze, ignorarlo o pensare “non lo sopporto più”. È possibile che la rabbia, in questi momenti, abbia anche una funzione protettiva..mi spiego : può essere più facile sentirsi arrabbiata e allontanarsi che entrare in contatto con le emozioni che si provano quali la paura e la vulnerabilità, arrivando a pensare ad esempio “e se non fossi abbastanza importante per lui?”, “e se mi lasciasse?”, “e se desiderassimo cose diverse?”
È significativo anche ciò che racconta dopo il confronto della settimana scorsa: quando lui l’ha rassicurata, l’astio è diminuito. Questo suggerisce che il vissuto emotivo non dipenda esclusivamente dal comportamento del partner, ma anche dal significato che lei attribuisce a quel comportamento e dal bisogno di sentirsi rassicurata rispetto al legame stesso.
Non significa, però, che tutto sia “un problema suo”. C’è un secondo aspetto che merita attenzione: lei desidera una relazione maggiormente orientata alla costruzione di una quotidianità condivisa e alla convivenza, mentre percepisce nel suo ragazzo un ritmo più lento. Questa potrebbe essere una reale differenza di bisogni e aspettative, che va esplorata senza trasformarla automaticamente né in un rifiuto né in una colpa di qualcuno. A volte basta parlarsi, ascoltarsi reciprocamente e comprendere quali siano le reali volontà dell'altro.
Imparare a regolare le proprie emozioni non significa convincersi che qualsiasi comportamento del partner vada bene; significa riuscire a distinguere ciò che appartiene alla propria paura da ciò che rappresenta effettivamente un'incompatibilità o un bisogno relazionale non soddisfatto.
In un percorso psicologico sarebbe quindi interessante approfondire cosa accade dentro di lei proprio nel momento in cui percepisce distanza: quale pensiero compare per primo, quale paura c’è sotto la rabbia, cosa teme possa significare quel comportamento del partner e cosa sente di aver bisogno di ricevere da lui. Sarebbe altrettanto importante lavorare sulla capacità di tollerare temporaneamente l'incertezza senza dover reagire immediatamente attraverso il ritiro, il silenzio o la ricerca di rassicurazioni.
Un obiettivo potrebbe essere imparare a creare uno spazio tra l'emozione e la reazione : non siamo ciò che proviamo. Quindi “Mi sento rifiutata” non significa necessariamente “sono stata rifiutata”; “ho paura che non gli importi” non equivale a “non gli importa”. In quello spazio è possibile fermarsi, riconoscere l'emozione, scegliendo poi come comunicare ciò di cui si ha bisogno.
Infine, credo sia importante non giudicarsi per il pensiero “non lo sopporto”. In un momento di forte attivazione emotiva può rappresentare più uno stato interno che una decisione definitiva sulla relazione. Prima di prendere decisioni importanti, potrebbe essere utile aspettare che l'intensità emotiva diminuisca e chiedersi: “Quando sono tranquilla, cosa penso realmente di questa relazione? Mi sento amata e rispettata? I nostri bisogni e i nostri progetti possono incontrarsi?”.
Il fatto che lei riconosca già che la difficoltà non riguarda soltanto ciò che fa il suo ragazzo, ma anche il modo intenso in cui reagisce, è un punto di partenza molto importante. Non si tratta di imparare a non avere più bisogno dell'altro, ma di costruire una maggiore sicurezza interna, così da poter vivere la vicinanza senza sentirsi travolta dalla distanza e poter comunicare i propri bisogni senza che sia la paura a guidare le sue reazioni.
FIGLIA DI 17 ANNI Buongiorno, ho una figlia di 17 anni. E' sempre stata una ragazza introversa, con
FIGLIA DI 17 ANNI
Buongiorno, ho una figlia di 17 anni. E' sempre stata una ragazza introversa, con poche amicizie, ma che durano nel tempo. Due mesi fa è terminata, dopo un anno, la relazione con un ragazzo. Ad interrompere è stata lei perchè era molto gelosa del rapporto che il suo ex fidanzato aveva con le sue amiche. Da due mesi ha ricominciato una relazione con un coetaneo che sembra averla messa al centro del suo mondo. E' un ragazzo maturo che la fa sentire importante (la riempie di complimenti sotto ogni punto di vista). Il problema è che se noi due litighiamo, lei gli riporta frasi e contenuti che da parte mia non sono mai stati detti (che non sono fiera di lei, che mi fa pena, che non le preparo da mangiare): tutte cose non vere...Il punto è che ci fa passare come due genitori che non si prendono cura di lei e che le dicono le peggiori cose...Ma perchè? E' durissima per me sapere questo. Davvero stiamo facendo quanto più possiamo per stare vicino a lei, aiutarla in tutto...Ma come si fa a screditarci così dopo che cerchiamo di essere presenti in ogni momento della giornata?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, prima di entrare nello specifico della vostra situazione, è utile ricordare che l’adolescenza è una fase di profondi cambiamenti, durante la quale il ragazzo o la ragazza si trova a dover costruire progressivamente una propria identità, differenziandosi dalla famiglia e investendo sempre di più nelle relazioni con i coetanei. In questa fase il gruppo degli amici e, soprattutto, la prima relazione sentimentale possono assumere un'importanza enorme: essere scelti, apprezzati e riconosciuti dall'altro può diventare una fonte molto potente di autostima. Allo stesso tempo, le emozioni possono essere vissute con grande intensità e non sempre è facile riuscire a distinguere ciò che si prova da ciò che è effettivamente accaduto. Questo non significa giustificare qualsiasi comportamento, ma semplicemente aiuta a comprenderne il significato.
Capisco quanto possa essere doloroso e destabilizzante sapere che sua figlia racconta al ragazzo cose che lei e suo marito non riconoscete come vere, soprattutto quando sentite di esserci ogni giorno per lei e di fare tutto il possibile per sostenerla. È comprensibile che questo possa generare rabbia, senso di ingiustizia e anche la domanda: “Perché fa questo proprio a noi?”.
Proviamo a non fermarci alla domanda “perché vuole screditarci?”, perché non è detto che questa sia realmente la sua intenzione. A 17 anni il rapporto con i genitori sta attraversando una fase delicata: da una parte c'è ancora un forte bisogno di protezione e accudimento, dall'altra cresce il bisogno di autonomia, di sentirsi adulti e di costruire la propria identità al di fuori del nucleo familiare.
Nel momento in cui litiga con voi, inoltre, sua figlia potrebbe vivere emozioni molto intense e raccontarle al fidanzato attraverso la propria percezione del momento: racconta ciò che sente non ciò che corrisponde a realtà quindi non significa che ciò che riferisce sia necessariamente una ricostruzione oggettiva dei fatti. Una frase percepita come “non ti approvo” può, nel vissuto di una ragazza molto arrabbiata o ferita, diventare “mia madre non è fiera di me”; un rimprovero può trasformarsi nel racconto più generale “a casa non si prendono cura di me”. Non possiamo sapere senza approfondire cosa accada esattamente, ma è utile tenere presente questa possibilità.
C'è poi un elemento che merita particolare attenzione: lei racconta che sua figlia ha avuto difficoltà di gelosia anche nella relazione precedente e che oggi ha un ragazzo che sembra metterla fortemente al centro, riempiendola di attenzioni e complimenti. Per una ragazza introversa, con poche amicizie e forse con un bisogno importante di sentirsi vista e valorizzata, una relazione di questo tipo può diventare molto significativa. Potrebbe rappresentare uno spazio in cui finalmente si sente speciale, scelta e pienamente riconosciuta.
Non significa necessariamente che il ragazzo sia “sbagliato” o che la relazione sia negativa ma che sarebbe utile osservare quanto spazio occupi questa relazione nella sua vita e, soprattutto, se sua figlia riesca a mantenere anche i propri legami, interessi, autonomia e capacità di avere un pensiero personale anche quando il fidanzato la pensa diversamente.
Durante un momento di tranquillità potrebbe dire a sua figlia qualcosa del tipo: “Mi dispiace molto sapere che a volte racconti al tuo ragazzo che noi ti diciamo o facciamo cose che non riconosciamo. Non voglio controllare quello che racconti, perché hai diritto alla tua privacy e ai tuoi spazi. Però, se c'è qualcosa che ti fa sentire trascurata, non amata o non valorizzata da noi, vorrei che potessi dircelo direttamente, perché per noi è importante capire come stai”.
Questa posizione permette di tenere insieme due aspetti fondamentali: non accettare passivamente che vengano attribuite ai genitori parole mai dette, ma allo stesso tempo cercare di comprendere quale bisogno o quale vissuto ci sia dietro quei racconti.
Ritengo fondamentale inoltre non trasformare questa situazione in una valutazione del tipo “dopo tutto quello che facciamo per te, ci ripaghi così”. Capisco perfettamente che questo pensiero possa venirle spontaneo, ma per sua figlia potrebbe essere difficile ascoltarlo senza sentirsi colpevolizzata e potrebbe chiudersi ulteriormente.
La vostra presenza e il vostro accudimento non diventano meno importanti perché, a 17 anni, vostra figlia può avere una rappresentazione di voi molto diversa da quella che avete di voi stessi come genitori. Essere genitoripresenti non significa necessariamente essere percepiti sempre come tali.
La cosa più importante, in questa fase, è cercare di non perdere il canale con lei. Anche quando vi ferisce, l'obiettivo non dovrebbe essere convincerla che “ha torto”, ma fare in modo che sappia che può tornare da voi, parlare e trovare dei confini senza perdere il vostro affetto.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.