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Esperienze

Sono la Dott.ssa Fabiola Di Maria psicologa ad orientamento psicoanalitico, ricevo a Palermo e a Marineo, un piccolo comune in provincia, oltre che online, offrendo uno spazio accogliente e riservato dove sentirsi liberi di dire ciò che passa nella mente nel qui ed ora.

Mi occupo del benessere psicologico di adolescenti (dai 14 anni) e adulti, e in particolare di psicologia della riproduzione e PMA, sostegno durante la gravidanza e post e offro un totale supporto alla genitorialità.

Offro uno spazio di ascolto e di riflessione in cui poter esplorare e pensare insieme pensieri, emozioni e vissuti che generano difficoltà, ansia, preoccupazioni, stress, depressione nell'affrontare le esperienze della vita quotidiana.

L'approccio psicoanalitico che guida il mio lavoro pone al centro la relazione terapeutica come luogo in cui poter vedere e  comprendere più a fondo se stessi e il proprio modo di funzionare anche nelle relazioni con gli altri.

Credo che il percorso terapeutico sia un'occasione preziosa per dare senso e significato al proprio modo di pensare e alle proprie esperienze, favorendo una "trasformazione" in ottica di cambiamento per riscoprire, e perché no, scoprire nuove risorse che non si conosceva di possedere.

Credo, inoltre, che ogni percorso sia unico e che il primo passo - chiedere aiuto - rappresenti già un importante gesto di cura verso se stessi.

Se stai cercando una psicologa a Palermo, Marineo o online, e desideri lavorare su di te attraverso ascolto e  comprensione profonda, scrivimi e/o prenota un primo colloquio.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

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  • Colloquio psicologico individuale

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Fabiola Di Maria

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  • L

    Lavinia Pecoraro

    Tutto,molto comprensiva e che faceva comunque ragionare

     • Studio Marineo • consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie Lavinia per le tue parole. Ragionare insieme è sempre utile per entrambe...


  • M

    Mauro Di Vita

    La Dott.ssa Di Maria oltre a essere una Bella persona e una Professionista seria, molto preparata con grande capacità di ascolto. Giudizio eccellente e ovviamente consigliatissima.

     • Studio Marineo • sostegno psicologico adolescenti  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie mille per le belle parole, ma soprattutto per la fiducia.


  • I

    I.Q

    Primo incontro: empatia, ascolto, comprensione e apertura all'altro.

     • Studio Marineo • sostegno psicologico  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie a lei per aver fatto il primo passo verso se stessa.


  • D

    D.

    Ho iniziato il percorso con la dottoressa durante un momento delicato della mia vita, quello della gravidanza, e non potevo fare scelta migliore. È una professionista empatica, chiara e profondamente rispettosa dei tempi e delle emozioni della persona. Ogni seduta è stata uno spazio sicuro di ascolto e crescita, fondamentale in una fase così intensa e trasformativa. Grazie al suo aiuto ho fatto passi importanti verso il mio benessere emotivo. La consiglio a chiunque senta il bisogno di un supporto serio, umano e competente.

     • Studio Dott.ssa Fabiola Di Maria (Centri Reset) • accompagnamento in gravidanza  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    La ringrazio D. per le sue parole e per aver
    condiviso la sua esperienza. Sono felice se il percorso svolto le è stato di supporto in un momento così importante della vita. Le auguro di proseguire con serenità il suo cammino. Un caro saluto.


  • M

    Martina Romano

    La dott.ssa Di Maria è bravissima, empatica e sempre disponibile… la consiglio vivamente!

     • Studio Dr.ssa Fabiola Di Maria •  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie Martina per le sue parole


  • M

    MSP

    Dottoressa eccellente, la consiglio assolutamente. Preparata e mette il paziente a proprio agio. Molto attenta a percepire il problema e a capire come parlare con il paziente.

     • Altro • Altro  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie mille MSP. L'esperienza del percorso terapeutico insieme è sempre una forma di crescita.
    A presto.


  • A

    A.B.

    La Dott.ssa Fabiola Di Maria è una professionista attenta, empatica e molto preparata. Fin dal primo incontro mi ha messo a mio agio, creando uno spazio sicuro in cui potermi esprimere liberamente. Grazie al suo ascolto profondo e alla sua capacità di comprendere davvero, mi ha aiutato a vedere le cose da una prospettiva nuova e a gestire meglio le difficoltà quotidiane.
    Ogni seduta con lei è un passo avanti nel mio percorso di crescita personale. La consiglio vivamente a chiunque stia cercando una psicologa competente, sensibile e capace di guidare con equilibrio e umanità.

     • Studio Dr.ssa Fabiola Di Maria •  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie di cuore per le sue parole! Sono felice che si sia trovata bene e che abbia apprezzato il mio modo di lavorare. La sua fiducia è la base per una relazione terapeutica efficace. A presto!


  • A

    A. D.

    La dottoressa Di Maria è molto professionale. È entrata subito in empatia con me, mi ha fatto sentire accolta e capita. Dotata di grande umanità

     • Studio Marineo • colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie mille A.D.


  • F

    F.M.

    Preparata. Empatica. Chiara. A mio agio da subito. Grande professionista. La consiglio a chiunque.

     • Studio Dr.ssa Fabiola Di Maria •  • 

    Dott.ssa Fabiola Di Maria

    Grazie mille F.M.,sempre molto gentile.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 10 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, vorrei un parere su una questione che mi sta facendo riflettere. Ho ascoltato alcuni con

Buongiorno, vorrei un parere su una questione che mi sta facendo riflettere.
Ho ascoltato alcuni contenuti di una persona che parla di crescita interiore, consapevolezza e della necessità di osservare i propri pensieri, le proprie paure e i propri desideri, anziché cercare sempre di evitare il disagio.
Il mio dubbio è questo: io vorrei vivere serenamente, lavorare, divertirmi, dedicarmi alla mia famiglia e cercare di essere una brava persona, senza passare troppo tempo ad analizzare me stesso o a chiedermi continuamente se sto vivendo nel modo giusto.
Vorrei anche prendere spunto da alcuni insegnamenti che trovo utili, ma senza dover verificare continuamente se li sto applicando correttamente, né classificare me stesso o gli altri in base al loro livello di consapevolezza.
Mi chiedo quindi:
* È possibile vivere bene e maturare come persona senza intraprendere necessariamente un percorso di ricerca interiore approfondito?
* Qual è la differenza tra evitare una difficoltà per paura e scegliere legittimamente di non dedicare tempo a qualcosa che non si ritiene importante?
* È utile osservare ogni pensiero e ogni emozione, oppure è possibile lasciarli
Perché a volte mi passa un pensiero un dubbio ma non sto sempre li ad osservarlo ma faccio altro forse è la cosa è positiva ma non faccio come dice il maestro ovvero il counseling che non sto nel dolore o nella noia non ho capito bene cosa dovrei fare forse non dovrei fare altro e stari lì nel pensiero , io durante la giornata sono molto attivo mi piace fare tante cose ma questo inevitabilmente non mi fa fermare molto nella noia e nel dolore

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Fabiola Di Maria

Buongiorno, credo che nella sua riflessione ci sia una questione interessante: a volte anche la ricerca della consapevolezza rischia di trasformarsi in una sorta di compito da assolvere, in qualcosa che sentiamo di dover fare continuamente per essere persone più mature, più evolute o più consapevoli.

Vorrei partire da una considerazione: non credo che per vivere bene sia necessario interrogarsi continuamente su ciò che si pensa, si prova o si desidera. La possibilità di maturare, conoscersi e stare bene con se stessi non passa necessariamente attraverso un costante lavoro di introspezione. Passa anche attraverso le esperienze, le relazioni, il lavoro, gli affetti, il piacere di fare delle cose e il modo in cui abitiamo la quotidianità.

C'è una differenza importante tra evitare qualcosa perché non siamo in grado di tollerarne il disagio e scegliere consapevolmente di non soffermarci su qualcosa perché, in quel momento, non ne sentiamo la necessità. Non ogni pensiero richiede un approfondimento e non ogni emozione deve necessariamente diventare oggetto di analisi.

Anche rispetto alla noia e al dolore, credo sia utile fare una distinzione. Imparare a stare con il proprio disagio non significa doverlo cercare, alimentare o rimanerci dentro a tutti i costi. Significa, piuttosto, poter riconoscere che esiste, senza doverlo immediatamente allontanare o trasformare in qualcos'altro. Ma questo non esclude affatto la possibilità di dedicarsi ad altre attività, di distrarsi, di divertirsi o di trovare piacere nelle cose.

Mi soffermerei anche su un aspetto: lei dice di essere una persona attiva, a cui piace fare tante cose. Ma perché questo dovrebbe essere necessariamente un modo per evitare il contatto con se stesso? Potrebbe essere semplicemente il suo modo di vivere, di esprimersi e di trovare soddisfazione nella quotidianità.

Forse la questione non è stabilire se stia applicando correttamente gli insegnamenti del maestro o se debba fermarsi più spesso a osservare i propri pensieri. Potrebbe essere più utile chiedersi se, quando arriva un momento di difficoltà, lei si sente libero di entrarci in contatto oppure sente di doverlo necessariamente allontanare.

La consapevolezza, a mio avviso, non dovrebbe diventare un'ulteriore forma di controllo su se stessi. Non dovrebbe esserci un modo giusto di essere consapevoli, né una classifica tra persone più o meno evolute. A volte anche lasciar passare un pensiero, senza inseguirlo e senza doverlo comprendere immediatamente, è una possibilità di stare bene con se stessi.

Forse non si tratta di scegliere tra vivere e riflettere sulla vita, ma di trovare una possibilità in cui le due cose possano coesistere, senza che l'una diventi un ostacolo all'altra.


Buonasera, sono una ragazza di 18 anni e vorrei approfondire una questione personale dal punto di vi

Buonasera, sono una ragazza di 18 anni e vorrei approfondire una questione personale dal punto di vista psicologico e psicoanalitico.

Mi sono resa conto di provare un’attrazione sentimentale e/o sessuale prevalentemente verso donne molto più grandi di me, generalmente tra i 40 e i 50 anni, e vorrei comprendere meglio da dove possa derivare questa preferenza.

Mi chiedo se possa esserci un collegamento con il rapporto con la figura materna, con le dinamiche di attaccamento sviluppate durante l’infanzia o con una sorta di «complesso di Elettra ribaltato», pur sapendo che quest’ultima non è una definizione scientificamente riconosciuta.

Vorrei capire se questa attrazione possa essere legata inconsciamente alla ricerca di protezione, sicurezza, maturità o accudimento, oppure se possa trattarsi semplicemente di una preferenza affettiva e sessuale indipendente da particolari dinamiche psicologiche.

La questione che mi interessa maggiormente, però, è capire se sia possibile lavorare su questa attrazione per attenuarla o modificarne il peso nella mia vita. Vorrei sapere se esistano percorsi psicologici che possano aiutarmi a comprenderne le origini, a gestire i sentimenti che ne derivano e a vivere le relazioni con maggiore libertà, senza che questa preferenza diventi necessariamente predominante.

Mi interesserebbe inoltre sapere se esistano studi scientifici, teorie psicologiche o libri che affrontino specificamente l’attrazione delle ragazze giovani verso donne molto più mature, possibilmente approfondendo anche il rapporto tra desiderio, figura materna, attaccamento e differenza d’età.

Non vorrei partire dal presupposto che questa attrazione sia patologica, ma mi piacerebbe comprenderla più a fondo e capire se, attraverso un percorso di consapevolezza e di lavoro psicologico, sia possibile viverla diversamente.

Vi ringrazio per l’attenzione e per eventuali indicazioni o suggerimenti bibliografici.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Fabiola Di Maria

Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata e per il modo in cui pone le sue domande.

Vorrei partire da un aspetto importante: provare attrazione verso donne significativamente più grandi non rappresenta, di per sé, un elemento di patologia o qualcosa che necessariamente debba essere corretto. Il desiderio e l'attrazione possono assumere forme molto diverse e non sempre è possibile ricondurli a un'unica origine o spiegazione.

La sua domanda, tuttavia, apre alcune questioni interessanti, soprattutto rispetto al significato che questa preferenza può assumere nella sua storia personale.

Da una prospettiva psicoanalitica, potremmo certamente interrogarci sul rapporto tra desiderio, figure di riferimento e prime esperienze affettive. Le modalità attraverso cui abbiamo sperimentato le relazioni significative durante l'infanzia possono contribuire, insieme a molti altri fattori, a organizzare il nostro modo di vivere l'intimità, l'affetto e l'attrazione. In questo senso, la figura materna e le esperienze di accudimento potrebbero rappresentare alcuni possibili vertici di esplorazione.

Tuttavia, sarebbe riduttivo stabilire un collegamento automatico tra l'attrazione per donne più mature e una particolare dinamica con la madre, così come ricondurre questa preferenza a un presunto complesso di Elettra. Quest'ultimo, oltre a non essere una categoria diagnostica scientificamente riconosciuta, non offre una spiegazione sufficiente della complessità del desiderio.

Potrebbe essere interessante chiedersi che cosa rappresentino per lei queste donne: la maturità, l'esperienza, l'autorevolezza, la sicurezza, la possibilità di sentirsi accolta e compresa? Oppure si tratta di un'attrazione prevalentemente fisica ed erotica, che non necessariamente rimanda a un bisogno di protezione o accudimento? Sono dimensioni che possono anche coesistere, ma che meritano di essere esplorate senza dare per scontato che una escluda l'altra.

Vorrei soffermarmi soprattutto sulla sua domanda relativa alla possibilità di modificare questa attrazione. Credo sia importante distinguere tra il desiderio di comprenderla e il bisogno di cambiarla. Un percorso psicologico può certamente aiutarla a esplorare il significato che questa preferenza assume nella sua vita, a riconoscere eventuali bisogni affettivi che vi si intrecciano e a comprendere come si colloca nella costruzione della sua identità e delle sue relazioni.

Non necessariamente, però, il lavoro psicologico deve avere come obiettivo quello di attenuare o eliminare l'attrazione. Non siamo sempre nella condizione di scegliere verso chi provare desiderio, e cercare di modificarlo forzatamente potrebbe trasformare una caratteristica personale in qualcosa da combattere. È invece possibile lavorare sulla libertà con cui si vive il proprio desiderio, affinché non diventi l'unica modalità attraverso cui è possibile immaginare o costruire una relazione.

Forse una domanda interessante da cui partire potrebbe essere questa: quando immagina una relazione con una donna molto più grande, che cosa sente di poter trovare in quella relazione che fatica a immaginare con una coetanea? Non tanto per individuare necessariamente una mancanza, quanto per comprendere il significato emotivo e relazionale di questa attrazione.

A 18 anni, inoltre, è ancora in una fase importante di costruzione della propria identità affettiva e sessuale. Non è necessario arrivare subito a una spiegazione definitiva di ciò che sente, né stabilire se questa preferenza sarà stabile nel tempo.

Rispetto alle letture, le suggerirei alcuni riferimenti che possono offrire prospettive differenti:

Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale (1905): per approfondire la concezione psicoanalitica della sessualità e dello sviluppo del desiderio.

John Bowlby, Attaccamento e perdita: per comprendere il ruolo delle prime relazioni affettive nella costruzione dei legami.

Nancy McWilliams, La diagnosi psicoanalitica: per approfondire il funzionamento relazionale e le modalità attraverso cui si organizzano i legami, senza ricorrere a interpretazioni semplicistiche.

Stephen Mitchell, Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi: per una lettura del desiderio e della relazione che tenga conto della complessità delle esperienze interpersonali.

Non conosco una letteratura scientifica particolarmente consolidata che studi in modo specifico l'attrazione delle ragazze giovani verso donne tra i 40 e i 50 anni; esistono invece studi più ampi sull'orientamento sessuale, sulle preferenze di partner, sull'attaccamento e sulle relazioni con differenze d'età.

In conclusione, non partirei dalla domanda «Come posso smettere di provare questa attrazione?», ma piuttosto da «Che cosa mi racconta questo desiderio di me, della mia storia e del modo in cui desidero incontrare l'altro?».

A volte comprendere un desiderio non significa doverlo cambiare, ma poterlo vivere senza esserne condizionati e senza sentirsi obbligati a dargli una spiegazione definitiva.


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