Gentilissim3 Professionist3, sono un uomo di 31 anni. Dico chiaramente che oggi ciò che cerco è sblo

Gentilissim3 Professionist3, sono un uomo di 31 anni. Dico chiaramente che oggi ciò che cerco è sbloccare la mia vita affettiva e sessuale: vorrei capire come interagire in modo efficace per avere più rapporti sessuali e creare connessioni reali senza perdermi in teorie. Mi metto molto in gioco (es. nel volontariato), sono estroverso, ascolto, creo subito un bel clima e le persone mi confidano cose private. Il problema arriva dopo: quando chiedo i contatti o propongo di uscire (anche in gruppo), trovo freddezza, risposte a monosillabi dopo giorni o scuse, pur rivedendole poi sorridenti dal vivo. Ricevo continuo breadcrumbing. Sono una persona intensa e affidabile, do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità e vengo sempre messo in secondo piano. Mi sono stancato di questo squilibrio. Cercavo un3 professionist3 per un percorso dal vivo per capire cosa sbaglio o cosa non vedo e cambiare questa situazione. Che ne pensate? Grazie.

118 risposte


Buongiorno, Quello che racconta mi sembra essere soprattutto una sofferenza legata alla mancanza di reciprocità: da una parte sente di mettersi molto in gioco, di creare facilmente connessioni e di essere una persona disponibile e attenta; dall’altra, quando prova a trasformare queste conoscenze in rapporti più personali, sperimenta distanza, rinvii o scarso interesse. È comprensibile che, nel tempo, questo possa generare frustrazione e la sensazione di essere sempre messi in secondo piano. In un percorso psicologico sarebbe interessante non partire dall’idea di “cosa sbaglio?”, ma provare a osservare insieme cosa accade concretamente nelle relazioni, dal primo contatto fino al momento in cui cerca maggiore vicinanza: come sceglie le persone, quali segnali coglie o tende a trascurare, cosa comunica quando mostra interesse e cosa succede emotivamente quando non riceve la risposta che desidera. L’obiettivo non sarebbe semplicemente imparare “tecniche” per ottenere più rapporti, ma comprendere meglio il proprio modo di stare nelle relazioni, costruire legami più reciproci e sentirsi più libero e sicuro anche nella dimensione affettiva e sessuale.

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Capisco perfettamente il tuo stato d'animo e la tua amarezza, nella mancanza di reciprocità che riscontri quotidianamente. Sappi comunque, che potrai uscire con fierezza e orgoglio da questo tunnel che ti porta a sentirti relegato nell'ombra e a ricevere breadcrumbing. Io sto lavorando con un ragazzo 29enne che si trovava nella stessa situazione e ora quando torna in seduta mi riferisce che le cose finalmente sono cambiate, è stato un percorso graduale. Abbiamo lavorato sulla voce, sulla postura, sui modi di interagire con gli altri, e attraverso tanti piccoli dettagli che ora gli conferiscono un certo carisma, lui appare una persona diversa e tutti nella compagnia che frequenta se ne sono accorti, ora è una persona felice. Quindi non abbatterti, sono convinta che anche tu riuscirai a raggiungere buoni risultati per godere di una vita appagante e ricca di soddisfazioni come meriti. Ti auguro quindi di trovare il professionista giusto per intraprendere questo percorso. dott.ssa Rossana d'Ambrosio esperta in neuropsicologia e neurodivergenze


Gentile utente, comprendo la sua stanchezza: mettersi in gioco, creare connessioni, mostrarsi disponibile e interessato e poi sperimentare ripetutamente poca reciprocità può generare frustrazione e portare a chiedersi cosa si stia sbagliando. Da ciò che racconta, però, non sembra emergere necessariamente un problema nella sua capacità di entrare in relazione. Anzi, il fatto che le persone si aprano con lei e che riesca a creare rapidamente un clima di fiducia rappresenta una risorsa importante. Potrebbe essere utile osservare con maggiore attenzione ciò che accade nel passaggio successivo: come sceglie le persone a cui avvicinarsi, quali segnali interpreta come interesse, come manifesta il proprio coinvolgimento e soprattutto cosa accade quando non riceve una risposta altrettanto intensa. Anche il riferimento al “breadcrumbing” merita forse di essere osservato senza fermarsi soltanto al comportamento dell'altra persona. Talvolta si può rimanere agganciati a rapporti in cui la reciprocità è molto limitata, continuando a investire nella speranza che qualcosa cambi. Imparare a riconoscere prima questi squilibri e a orientarsi verso relazioni in cui l'interesse sia maggiormente reciproco può essere un passaggio importante. Non partirei quindi dalla domanda “che cosa c'è di sbagliato in me?”, ma da una domanda più esplorativa: “quali dinamiche tendo a ripetere nelle relazioni e quali segnali potrei imparare a riconoscere prima?”. Questo potrebbe aiutarla non solo a vivere più serenamente la dimensione affettiva e sessuale, ma anche a costruire rapporti nei quali sentirsi realmente scelto e ricambiato. Il fatto che lei desideri mettersi in discussione e comprendere meglio queste dinamiche è già un importante punto di partenza. Un cordiale saluto.


Buongiorno, grazie per la sua condivisione così chiara e aperta. Credo che possa essere utile un percorso mirato a comprendere meglio che cosa non funziona nella sua vita relazionale e affettiva, non tanto per capire che cosa lei "sbaglia" ma per comprendere le sue dinamiche relazionali ad un livello più profondo: mi chiedo ad esempio quali sono le persone che lei sceglie, da chi cerca attenzioni e con chi cerca un contatto, se sceglie persone capaci di vedere il suo valore e rispettarlo, oppure se finisce per cercare una relazione da chi non la valorizza e non la merita. Sarebbe interessante provare a guardare il quadro in modo più ampio e non in un'ottica di colpevolizzazione. Se fosse interessato a cominciare un percorso, credo che l'approccio più adatto sia quello sistemico relazionale, che ha un focus specifico sulle relazioni. Se volesse approfondire la questione insieme dal vivo mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Gentile Signore, quanto descrive suggerisce un pattern relazionale doloroso, spesso sostenuto da schemi cognitivi rigidi su di sé e sugli altri, come sentirsi non prioritario. Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarla a identificare tali credenze, sperimentare nuovi comportamenti nelle interazioni e regolare le aspettative reciproche. Le suggerisco un consulto clinico dal vivo per costruire insieme un intervento personalizzato. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Potrebbe essere utile non partire dall’idea di dover individuare semplicemente “cosa sbagli”, ma chiedersi quale significato assumono per te la reciprocità, il rifiuto e il sentirti scelto dall’altro. In un’ottica cognitivo-costruttivista, infatti, anche modalità relazionali apparentemente efficaci possono nascondere aspettative e schemi di significato che tendono a ripetersi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a osservare cosa accade proprio nel passaggio dalla sintonia iniziale alla ricerca di maggiore vicinanza, comprendendo ciò che forse oggi ti sfugge. L’obiettivo non sarebbe diventare “più efficace” nel conquistare gli altri, ma costruire relazioni nelle quali sentirti autentico e, soprattutto, reciprocamente riconosciuto.


Da quello che racconta, mi sembra che il punto non sia imparare qualche “tecnica” per ottenere più rapporti sessuali, ma capire cosa succede nel passaggio tra una buona connessione iniziale e il momento in cui prova a trasformarla in qualcosa di più personale. Se percepisce spesso freddezza, risposte intermittenti o scarso investimento reciproco, può essere utile osservare con attenzione aspettative, modalità di avvicinamento, segnali di interesse reale e soprattutto il modo in cui lei reagisce quando la reciprocità non arriva. Il fatto che riesca a creare facilmente confidenza è una risorsa, ma confidenza emotiva, attrazione e disponibilità relazionale non coincidono necessariamente. Un percorso psicologico in presenza può essere molto utile proprio per analizzare situazioni concrete, riconoscere eventuali schemi ricorrenti e lavorare su comunicazione, confini, aspettative e gestione del rifiuto, senza trasformare tutto in teoria. Se vuole approfondire questo aspetto, può contattarmi per una consulenza in presenza e consultare la mia agenda per le disponibilità. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


La stanchezza che descrive, dare molto e ricevere poco in cambio, costruire connessioni genuine ma non riuscire a trasformarle in qualcosa di reciproco, è qualcosa che può pesare nel tempo, soprattutto per chi si mette davvero in gioco come sembra fare Lei. Il fatto che questo schema si ripeta in contesti diversi è un elemento che vale la pena esplorare, non tanto per trovare cosa si sta "sbagliando", ma per capire meglio le dinamiche che si attivano e cosa si potrebbe fare diversamente. Un percorso psicologico individuale, come Lei stesso cerca, potrebbe essere lo spazio giusto per lavorare su questo con la profondità che la situazione merita.


Quello che scrivi mi sembra interessante proprio perché hai già individuato un punto molto preciso della tua difficoltà: non sembri avere particolari problemi nel creare un primo contatto. Sei estroverso, partecipi ad attività sociali, ascolti, le persone si aprono con te e apparentemente riesci a creare rapidamente un clima di fiducia. La difficoltà sembra comparire dopo, quando dal rapporto piacevole e spontaneo si passa alla possibilità di costruire qualcosa di più personale. Ed è esattamente lì che, secondo me, varrebbe la pena smettere per un momento di chiederti “cosa devo fare per avere più rapporti sessuali?” e iniziare a chiederti “che cosa succede nelle mie relazioni quando provo a trasformare un buon contatto in una relazione reciproca?”. Perché potresti non stare sbagliando necessariamente qualcosa di evidente. Potrebbe esserci invece un meccanismo relazionale che si ripete e che dall'interno è molto difficile vedere. Ad esempio, racconti di essere una persona molto intensa, affidabile e capace di dare molta umanità. Sono qualità importanti, ma in alcuni casi vale la pena comprendere anche come vengono percepite dall'altra persona, quanto investimento metti nelle fasi iniziali e se, magari senza accorgertene, tendi a dare molto prima che dall'altra parte ci sia una reciprocità altrettanto evidente. Anche il termine “breadcrumbing” merita attenzione. A volte descrive realmente una modalità con cui una persona mantiene un contatto minimo senza avere un reale interesse a costruire una relazione. Ma altre volte può diventare un'etichetta attraverso la quale interpretiamo comportamenti molto diversi tra loro. Il punto terapeutico sarebbe proprio imparare a distinguere una persona che è realmente interessata ma poco disponibile, una persona semplicemente cordiale, una persona ambivalente e una persona che non è interessata ma non vuole essere esplicita. Sono situazioni molto diverse, e riconoscerle prima può evitare molta sofferenza. Mi interesserebbe soprattutto capire cosa succede dentro di te quando ricevi freddezza dopo un incontro positivo. Quanto ti spinge a cercare ulteriori conferme? Quanto ti porta a investire ancora di più? Quanto diventa importante riuscire a trasformare quella persona in una relazione? E soprattutto: quanto riesci a riconoscere rapidamente la mancanza di reciprocità e a spostare il tuo investimento altrove? Perché forse la questione non è diventare più bravo a convincere qualcuno a uscire con te. Potrebbe essere diventare più bravo a riconoscere chi sta realmente scegliendo di esserci. E questo cambia completamente la prospettiva. Non si tratta di imparare una tecnica per ottenere più sesso o di costruire una strategia per “conquistare” le persone. Si tratta di sviluppare una maggiore consapevolezza relazionale: comprendere come ti presenti, quali segnali mandi, quali persone scegli, quanto rapidamente investi, come reagisci al rifiuto o all'ambivalenza e, soprattutto, se nelle tue relazioni c'è davvero spazio per una reciprocità che oggi dici di desiderare. Il fatto che tu dica “mi metto molto in gioco” è importante, ma bisogna capire anche se stai mettendoti in gioco nel modo che desideri tu oppure se, qualche volta, stai investendo moltissimo per ottenere finalmente dall'altra persona quella reciprocità che finora è mancata. Un percorso psicologico potrebbe essere molto utile proprio perché queste dinamiche, quando si ripetono, raramente si comprendono soltanto attraverso qualche consiglio su come approcciare meglio. Bisogna osservare la persona nel suo modo concreto di entrare in relazione, comprendere cosa cerca, cosa teme, cosa comunica e quali schemi tende a riprodurre senza rendersene conto. Se cerchi un percorso per lavorare seriamente su questi aspetti, possiamo sicuramente approfondirli. Ti segnalo soltanto una cosa pratica: io ricevo esclusivamente online, quindi il percorso non sarebbe in presenza. Se per te questa modalità può andare bene, puoi contattarmi quanto prima e possiamo capire insieme se il lavoro che cerchi è quello su cui posso esserti utile.


Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la sua esperienza. Da quello che racconta, sembra esserci una sofferenza legata soprattutto alla sensazione di investire molto nelle relazioni senza riuscire a sperimentare la stessa reciprocità, in particolare nella dimensione affettiva e sessuale. È comprensibile che, dopo aver vissuto più volte situazioni di questo tipo, possa essere emersa stanchezza e il desiderio di capire meglio cosa stia accadendo. Credo che decidere di intraprendere un percorso psicologico possa essere un'ottima scelta. Un percorso può infatti aiutarla non solo a comprendere meglio il modo in cui si relaziona agli altri, ma anche a conoscersi più a fondo, individuare eventuali schemi relazionali che tendono a ripetersi e acquisire chiavi di lettura e strumenti diversi per vivere questa parte della sua vita in modo più soddisfacente. Questo non significa necessariamente partire dal presupposto che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma piuttosto esplorare insieme ciò che accade nelle diverse fasi della relazione e comprendere dove possano esserci margini di cambiamento. In questo senso, un percorso di orientamento cognitivo-comportamentale potrebbe essere indicato, anche perché permette di lavorare in maniera concreta sugli schemi di pensiero, sulle modalità relazionali e sui comportamenti che possono mantenere alcune difficoltà. Se desidera, rimango a disposizione per un primo colloquio, così da poter approfondire insieme la situazione e valutare gli obiettivi del percorso.


Salve, da quanto descrive, mi sembra che ci sia una buona consapevolezza delle sue risorse personali, ma anche una significativa frustrazione legata alla difficoltà di trasformare le relazioni positive che riesce a creare in rapporti più profondi e reciproci. Un percorso psicologico potrebbe essere uno spazio utile per osservare con maggiore attenzione ciò che accade nella fase successiva alla prima conoscenza: come comunica il proprio interesse, quali aspettative si attivano, come interpreta i segnali dell’altra persona e quali modalità relazionali tende eventualmente a ripetere. L’obiettivo non sarebbe imparare “teorie” o tecniche per ottenere rapporti sessuali, ma comprendere meglio le dinamiche che si instaurano nelle sue relazioni e individuare modalità più soddisfacenti e autentiche di entrare in relazione. Se desidera, possiamo approfondire questi aspetti attraverso un primo colloquio, così da valutare insieme se il tipo di percorso che propongo possa essere adatto alle sue esigenze. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia


Gentile utente di mio dottore, inizi un percorso di psicoterapia per poter affrontare la problematica qui esposta, la aiuterà a trovare le risposte che cerca. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Salve, mi sembra che abbia le idee chiare su ciò che ritiene di voler fare per comprendere, prima che per cambiare, la situazione che non la fa stare bene nella sua vita. In bocca al lupo!


Da quello che descrivi, potrebbe essere utile non partire dalla domanda “cosa sbaglio?”, ma cercare di comprendere quali dinamiche si attivano nelle tue relazioni e come contribuiscono a mantenere questo tipo di esperienza. Il fatto che tu riesca a creare facilmente un clima di fiducia e che le persone tendano ad aprirsi con te rappresenta una risorsa, ma non necessariamente coincide con interesse affettivo o sessuale. Potrebbe quindi essere importante esplorare cosa accade nel passaggio dalla conoscenza iniziale alla costruzione di una relazione più personale: come esprimi il tuo interesse, quali segnali interpreti come reciprocità, quanto investi prima che questa reciprocità sia effettivamente presente e come reagisci quando l'altra persona appare ambivalente o poco disponibile. Anche il riferimento al “breadcrumbing” merita di essere approfondito, distinguendo le situazioni in cui c'è realmente ambivalenza da quelle in cui, semplicemente, l'interesse dell'altra persona non è sufficiente a costruire una relazione. Un percorso psicologico potrebbe quindi aiutarti a osservare questi schemi in modo concreto, individuando eventuali modalità relazionali ricorrenti e lavorando sulla capacità di riconoscere più precocemente reciprocità, interesse e disponibilità, senza perdere autenticità. Se sei interessato ad intraprendere un percorso di sostegno psicologico con me, prenota in autonomia una seduta.


Da quello che descrivi, non partirei dall’idea che tu debba semplicemente “imparare a rimorchiare”. Il punto interessante è la distanza tra la facilità con cui crei intimità iniziale e la difficoltà a trasformarla in reciprocità. Potrebbe essere utile esplorare come scegli le persone, quali segnali di interesse interpreti come promettenti, come esprimi il tuo interesse e cosa succede emotivamente quando non ricevi risposta. Anche il fatto che tu descriva te stesso come molto intenso, disponibile e capace di dare “tantissima umanità” merita di essere approfondito: non perché sia un difetto, ma per capire se a volte investi molto prima che ci sia una reale reciprocità. Il “breadcrumbing” può certamente esistere, ma sarebbe importante distinguere quello dagli inevitabili casi di interesse non ricambiato. Un percorso psicologico in presenza potrebbe essere indicato proprio per osservare concretamente questi schemi e capire cosa puoi modificare senza dover diventare una persona diversa.


Gentile utente, la ringrazio per aver raccontato in modo così chiaro ciò che sta vivendo e anche per aver espresso con altrettanta chiarezza ciò che desidera ottenere da un percorso. Da quello che descrive, non sembra esserci una difficoltà generale nell'entrare in relazione con gli altri: al contrario, lei racconta di riuscire a creare rapidamente un clima di fiducia, ascolto e vicinanza. La difficoltà sembra presentarsi nel momento in cui desidera trasformare quella sintonia in qualcosa di più reciproco sul piano affettivo, relazionale o sessuale. Credo che potrebbe essere interessante comprendere che cosa accade proprio in quel passaggio. Ad esempio, osservare come sceglie le persone verso cui investire, quali segnali di interesse o disinteresse coglie, come comunica la propria attrazione, in quale momento propone di rivedersi e cosa succede quando dall'altra parte incontra ambiguità o distanza. Mi colpisce anche quello che scrive rispetto al dare “tantissima umanità” e al sentirsi poi messo in secondo piano. Più che partire dall'idea che lei stia necessariamente sbagliando qualcosa, potrebbe essere utile capire se esiste una modalità relazionale che tende a ripetersi: quanto e quanto presto investe, cosa si aspetta in cambio, quanto spazio lascia all'altra persona per avvicinarsi spontaneamente e, soprattutto, come riconosce la reciprocità prima di coinvolgersi maggiormente. Anche il desiderio di avere una vita sessuale più soddisfacente può essere affrontato apertamente in terapia lavorando concretamente sulla capacità di esprimere desiderio e intenzioni, riconoscere l'interesse reciproco e orientarsi maggiormente verso persone emotivamente e sessualmente disponibili. Le auguro il meglio, Cari saluti


Salve, Sono d' accordo con lei sulla necessità di lavorare su alcuni aspetti di sé che le creano sofferenza, all' interno di un percorso psicoterapeutico. Se vuole io sono disponibile ad incontrarla per un primo colloquio. Un saluto cordiale Dott.ssa Di Giovanni


Salve, l'idea di approfondire e comprendere a pieno, assieme ad un professionista, le dinamiche ricorrenti che ha ben focalizzato e poterle così, per quanto possibile, modificare è buona! Suggerisco di rivolgersi ad uno/a Psicologo/a Clinica o Psicoterapeuta; forse, dato il focus sulla sessualità, potrebbe essere utile individuare una terapeuta donna che possa darle riscontri puntuali anche rispetto alle dinamiche di transfert e contro-transfert fisiologiche nel rapporto terapeutico. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

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Buon pomeriggio. Il sentirsi costantemente messo da parte nelle relazioni sociali e affettive può minare la stima di se' e nel tempo può portare la persona a credere di non meritare di più e a non riuscire a cambiare questa dinamica disfunzionale. Sono d'accordo che nelle relazioni è importante che ci sia reciprocità e bilanciamento tra i propri bisogni e aspettative e i bisogni dell'altro. Non si possono accettare le briciole nè "dare troppo" agli altri per sentirsi accettati e accolti con il rischio che si ricreino degli schemi disfunzionali. Può esserle utile fare un percorso psicoterapico per comprendere la matrice psicologica ed emotiva alla base di questi comportamenti e trovare strategie più efficaci a livello interpersonale. Rimango a disposizione per una consultazione. Dott.ssa Alessandra Marra


Buongiorno, grazie per aver raccontato con tanta chiarezza la situazione e ciò che sta cercando. Da quello che descrive, potrebbe essere utile un percorso psicologico orientato innanzitutto a comprendere meglio le dinamiche che si instaurano nelle relazioni: come si pone nelle diverse fasi della conoscenza, quali aspettative e modalità comunicative entrano in gioco e come interpreta le risposte dell’altra persona. L’obiettivo non sarebbe semplicemente trovare “la tecnica giusta” per ottenere più rapporti o appuntamenti, ma comprendere cosa accade nelle interazioni e individuare modalità più funzionali per costruire relazioni che siano anche reciproche. Il fatto che lei si descriva come una persona estroversa, disponibile all’ascolto e capace di creare facilmente un clima positivo è un elemento importante da cui partire, così come lo è la sensazione di investire molto senza ricevere altrettanta reciprocità.


Buongiorno, Un percorso terapeutico può aiutarla ad approfondire le proprie modalità comunicative e a comprendere come i propri messaggi possano talvolta essere recepiti in modo diverso da quanto inteso. Spesso, infatti, non è tanto il contenuto a creare difficoltà, quanto il modo in cui viene interpretato da chi ascolta: un fraintendimento può generare una reazione difensiva che, a sua volta, alimenta un allontanamento non voluto da nessuna delle parti. Un lavoro su questi meccanismi può risultare utile in qualsiasi ambito relazionale — professionale, familiare o personale


Buongiorno. Nel leggere ciò che ha scritto mi sono immaginato un simpatico venditore che non riesce a concludere affari. Sembra credere in ciò che propone, ma alla fine il potenziale cliente non acquista mai e lui ne esce con un fastidioso senso di frustrazione. Si chiede in cosa stia sbagliando fino ad arrivare a mettere in discussione la propria scelta lavorativa. Allo stesso modo sembra che lei si proponga con assertività e ottimismo, come se dovesse "vendersi", ottenendo purtroppo poco successo e percependo uno squilibrio frustrante. Penso che faccia bene a rivolgersi a un professionista per farsi aiutare, ma non per capire cosa sbaglia, ma per andare a fondo nella comprensione del bisogno che esprime, e per contattare, conoscere e accettare il proprio senso di fragilità. Forse così troverà il modo di sintonizzarsi con le persone in maniera più gratificante. Saluti, Giorgio.


Buongiorno, un percorso sia psicologico che sessuologico è esattamente lo spazio adatto per lavorare su questo. Non si tratta di studiare teorie o strategie artificiali, ma di analizzare nel dettaglio la tua modalità relazionale per capire quali segnali invii, dove si interrompe il corteggiamento e come iniziare a mostrare anche la tua dimensione di uomo desiderante (e non solo accogliente), proteggendo al tempo stesso la tua energia da chi non ricambia. L'intenzione di trasformare questa frustrazione in un'azione concreta è il punto di partenza ideale per iniziare a costruire relazioni più eque, appaganti e reciprocamente desiderate. Restando a disposizione, buona giornata. Dott.ssa Giulia Raiano


Buona sera, il fatto che dal vivo riesca a creare facilmente vicinanza ma poi incontri distanza quando propone un contatto più personale è un elemento da esplorare. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a osservare come passa dall’intimità relazionale all’interesse affettivo/sessuale, quali segnali invia e come interpreta quelli dell’altro. Più che imparare “tecniche”, sarebbe utile comprendere e lavorare su reciprocità, aspettative e scelta delle persone verso cui investire.


Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con chiarezza ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge il desiderio di mettersi in gioco e, allo stesso tempo, una crescente frustrazione nel percepire uno squilibrio tra quanto investe nelle relazioni e ciò che sente di ricevere dall’altra parte. Più che concentrarsi esclusivamente su cosa possa “sbagliare” o su quale possa essere il modo più efficace per ottenere una determinata risposta dall’altro, potrebbe essere interessante comprendere meglio come si muove all’interno delle relazioni e quali bisogni e aspettative entrano in gioco. Nel suo racconto, infatti, sembrano intrecciarsi piani differenti: il desiderio sessuale, la ricerca di una connessione affettiva, il bisogno di reciprocità e il sentirsi riconosciuto dall’altro. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a distinguere meglio questi aspetti e a osservare cosa accade nel passaggio da un primo contatto, che descrive spesso come positivo e coinvolgente, al momento in cui prova a costruire una maggiore vicinanza. Comprendere il proprio modo di leggere i segnali dell’altro, di esprimere interesse e di vivere eventuali distanze o mancate reciprocità può diventare un punto di partenza importante per modificare quelle dinamiche che oggi sente ripetersi. Il fatto che senta il desiderio di mettersi in discussione e comprendere meglio ciò che accade nelle sue relazioni può certamente rappresentare un buon punto di partenza per un percorso. Un cordiale saluto, Dott. Gianluca Pignatelli


Gentile utente, grazie per la sincerità con cui racconta la sua situazione. Si mette in gioco con coraggio, e la stanchezza che sente è comprensibile. Da un forum non posso dirle "cosa sbaglia", e forse non è nemmeno la domanda giusta. Una cosa emerge però con chiarezza: lei sa creare vicinanza e fiducia, ed è una risorsa vera. Essere la persona a cui gli altri si confidano non coincide sempre con essere la persona che scelgono per uscire o frequentarsi. Sono due registri diversi, e passare dall'uno all'altro è spesso il punto delicato. Può essere utile chiedersi come arrivano il ritmo e l'intensità delle sue proposte. Può anche chiedersi cosa cerca in quel momento: quella persona in particolare, o una conferma del suo valore. Le risposte non si trovano con una tecnica, ma osservando i propri schemi ricorrenti. Le consiglio quindi di iniziare un percorso di psicoterapia in presenza, come già desidera. È uno spazio dove guardare insieme, senza giudizio, cosa accade in questi momenti e cosa può cambiare. Le auguro il meglio.


Buonasera! Grazie per aver condiviso la sua difficoltà. Il suo racconto rimanda molta sofferenza e poca autenticità nelle esperienze affettive che sta vivendo. Sarebbe importante comprendere quali dinamiche si innescano alla base di questi rapporti; per poter costruire dei rapporti sinceri è sicuramente necessario conoscersi e comprendere che tipo di persona è più affine al suo modo di essere. Parlarne con un professionista può essere funzionale a capire in che modo vive queste esperienze per arrivare ad aprire delle possibilità più autentiche.


Lei sembra avere qualità importanti per entrare in relazione: disponibilità, capacità di ascolto, sensibilità e facilità nel creare un clima di fiducia. Il fatto che le persone le raccontino aspetti intimi di sé indica probabilmente che con lei si sentono accolte. Tuttavia, essere percepiti come una persona piacevole, affidabile o emotivamente accogliente non coincide automaticamente con l’essere scelti come partner sentimentali o sessuali. Sono piani collegati, ma diversi. Potrebbe essere utile osservare con attenzione che cosa accade nei momenti successivi al primo incontro: quanto rapidamente lei investe nella relazione, quanto spazio lascia all’altra persona per mostrarsi interessata, come formula una proposta, come interpreta i segnali ambigui e per quanto tempo continua a investire quando la reciprocità non è evidente. A volte, quando si desidera molto una connessione, si può offrire moltissimo fin dall’inizio, sperando che l’altro riconosca quel valore e risponda con la stessa intensità. Ma l’intensità dell’investimento non produce necessariamente desiderio nell’altra persona e, in alcuni casi, può creare una dinamica poco equilibrata. Non si tratta di colpevolizzarla né di suggerirle di diventare freddo o strategico. Si tratta piuttosto di imparare a procedere in modo più graduale, lasciando che la relazione si costruisca attraverso piccoli scambi reciproci. Una domanda importante potrebbe essere: “Sto conoscendo questa persona per ciò che realmente mostra, oppure sto già investendo nell’idea di ciò che potrebbe diventare?”.


Gentile, la sua decisione di voler intraprendere un percorso psicologico è assolutamente opportuna e rappresenta il passo migliore per sbloccare questa situazione. Il quadro che descrive mostra come lei abbia già lavorato su di sè per diventare una persona di valore e di qualità. Tuttavia la seduzione e la capacità di flirtare sono abilità differenti. Può darsi che lei tenda a investire un'intensità emotiva precoce che l'altra persona, non ancora pronta o non interessata allo stesso livello, respinge. In un percorso terapeutico potrà analizzare concretamente i suoi schemi comunicativi, imparare a calibrare l'investimento affettivo e sviluppare un'assertività capace di chiarire al momento giusto il suo interesse romantico e sessuale, tutelando così il suo tempo e le sue energie. Un saluto


Sbloccare la vita affettiva e sessuale è una dinamica che molte persone vivono: sentirsi apprezzati e ascoltati nel contatto diretto, ma ricevere poca reciprocità quando si prova a fare un passo avanti verso una relazione più intima o un coinvolgimento più concreto. A mio avviso, non si tratta di “sbagliare” qualcosa, ma di comprendere meglio alcuni pattern relazionali che si ripetono e che possono influenzare il modo in cui gli altri percepiscono la tua intenzione, la tua disponibilità o il tuo coinvolgimento. Un percorso dal vivo può essere utile proprio per osservare insieme queste modalità, capire quali aspetti funzionano e quali invece possono essere modulati, e lavorare in modo pratico su strategie più efficaci per costruire connessioni reali e soddisfacenti. Se lo desideri, possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo per approfondire meglio la situazione e valutare come impostare un lavoro mirato.


Buonasera, in effetti la situazione che descrive solleva degli interrogativi. Probabilmente varrebbe la pena soffermarsi sulle sue relazioni. Così superficialmente sembra che lei dia molto ascolto e disponibilità ma non riceva in egual misura. Forse bisogna scegliere le persone a cui regalare tanto ascolto. Comunque io lavoro a Torino città, se lei vive anche nella mia città o in un luogo non troppo lontano io sono disponibile a vederla in presenza. Saluti Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

psicologo clinico

Torino

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La ringrazio per la sua condivisione. Capisco quanto sia frustrante vivere incontri piacevoli e trovare poi poca disponibilità a rivedersi. Il desiderio di intimità e reciprocità che descrive merita di essere approfondito. Un passo concreto può essere proporre un incontro semplice e preciso, osservando se l’altra persona accetta o suggerisce un’alternativa. Se le risposte restano vaghe, può scegliere di non investire altre energie in quello scambio. Non significa che abbia sbagliato qualcosa: stare bene insieme in un momento non implica sempre lo stesso desiderio di approfondire la conoscenza. Se deciderà di parlarne con un professionista, partire da alcuni episodi concreti potrà aiutarla a capire meglio cosa accade, senza ridurre tutto alla domanda «cosa c’è di sbagliato in me?». Rimango a disposizione. Un caro saluto


Gentile utente, da ciò che racconta sembra esserci una distanza tra la facilità con cui riesce a creare un buon contatto iniziale e ciò che accade quando prova a trasformarlo in una relazione più personale. Questo non significa necessariamente che ci sia “qualcosa che non va” in lei: potrebbe essere utile osservare con attenzione cosa accade in quei passaggi, come sceglie le persone, quali segnali interpreta come interesse e come comunica le proprie intenzioni. Un percorso potrebbe aiutarla proprio a comprendere queste dinamiche senza ridurle alla ricerca di una tecnica per ottenere più rapporti sessuali. L'obiettivo potrebbe essere costruire modalità di relazione più reciproche, nelle quali anche i suoi bisogni e i suoi limiti trovino spazio. Un caro saluto.


Gentile Utente ... il suo post è come il suo "squilibrio"! Estroverso, ascolta, crea un buon clima e le persone si confidano con Lei ... cosa succede dopo? Sembra che qualcosa non vada nel verso giusto e che le persone si "allontanano" da Lei. Lei è molto bravo a capire gli altri ma comprende cosa Le succede dentro? Cosa pensa rispetto a quello che ha scritto? Cosa succede dentro di Lei? La sua visione di sè è vera oppure c'è qualcosa che non vede? Cerca una Vita affettiva e sessuale ... forse è proprio questo il punto: quando abbiamo un obiettivo nella nostra Vita non ci accorgiamo di ciò che facciamo, non vediamo cosa ci muove dentro e gli altri ci osservano ma Noi siamo totalmente travolti da quello che ci succede dentro e siamo completamenti inconsapevoli che ciò che facciamo è diverso da quello che desideriamo. Grazie.


Buongiorno, Da quello che racconta sembra esserci una distanza tra la facilità con cui riesce a creare una connessione iniziale e ciò che accade quando prova a trasformarla in una relazione più continuativa. Più che cercare una “tecnica” efficace, credo possa essere utile comprendere cosa accade in questi passaggi, quali dinamiche relazionali si attivano e come lei si pone nelle relazioni che desidera costruire. Mi sembra una scelta significativa quella di voler approfondire questi aspetti attraverso un percorso psicologico, poterli osservare insieme a un professionista può aiutarla a comprenderli con maggiore chiarezza e a individuare modalità diverse di stare nelle relazioni, senza perdere le caratteristiche che sente come proprie. Resto a disposizione, Un caro saluto. Dott.ssa Elena Dati


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la difficoltà che sta vivendo. Il desiderio di costruire una vita affettiva e sessuale più soddisfacente e di comprendere meglio ciò che può ostacolare la possibilità di creare relazioni reciproche può essere un obiettivo importante per un percorso psicologico. Nel suo caso sarebbe utile partire dalla conoscenza della sua storia personale e relazionale, esplorando le esperienze passate, il modo in cui vive le relazioni, le modalità con cui si avvicina all’altro e le aspettative e i pensieri che possono emergere nelle diverse fasi della conoscenza. Questo permetterebbe di comprendere insieme eventuali schemi relazionali che tendono a ripetersi e individuare modalità più funzionali per costruire rapporti basati sulla reciprocità. Il fatto che lei senta di voler comprendere cosa accade e di essere disposto a mettersi in gioco rappresenta già un punto di partenza significativo. Un caro saluto, Dott.ssa Lina Costantino


Buongiorno, da quello che racconta emerge una forte frustrazione: sente di investire molto nelle relazioni, di mettersi in gioco, di ascoltare e creare connessioni, ma di non ricevere la stessa disponibilità quando prova a trasformare questi incontri in rapporti più profondi, affettivi o sessuali. È comprensibile che, dopo tante esperienze simili, possa sentirsi messo da parte e desiderare un cambiamento concreto. Credo che la sua richiesta di intraprendere un percorso sia un punto di partenza importante. Più che cercare una strategia universale per ottenere maggiore interesse, potrebbe essere utile comprendere come si costruiscono le sue relazioni, quali aspettative si attivano quando incontra qualcuno e come comunica il proprio interesse. Ad esempio, mi chiederei se, nel desiderio di creare una connessione autentica, tenda a investire molto fin dalle prime interazioni, attribuendo a questi incontri un significato che magari l'altra persona non condivide. Oppure se il fatto di essere ascoltato e di ricevere confidenze venga talvolta interpretato come un segnale di interesse affettivo o sessuale, quando per l'altra persona potrebbe rappresentare semplicemente una forma di vicinanza amicale. Questo non significa che lei stia necessariamente sbagliando qualcosa, né che la mancata reciprocità dipenda sempre da un suo comportamento. L'interesse e l'attrazione non sono sempre simmetrici e non possono essere ottenuti attraverso una maggiore disponibilità o un investimento emotivo più intenso. In un percorso psicoterapeutico, potrebbe essere utile lavorare proprio su questi aspetti, anche attraverso l'analisi di situazioni concrete: come manifesta il suo interesse, come riconosce quello dell'altra persona, come vive un rifiuto o una mancata risposta e come può costruire relazioni in cui il coinvolgimento sia progressivo e reciproco. Il suo desiderio di vivere una sessualità più soddisfacente e relazioni affettive significative è legittimo. L'obiettivo non dovrebbe essere diventare una persona diversa o rinunciare alla propria sensibilità, ma comprendere meglio le dinamiche che si ripetono e trovare modalità di incontro più vicine a ciò che desidera. Un percorso individuale con un3 psicoterapeuta potrebbe offrirle uno spazio concreto per farlo. Un caro saluto


Ciao carissimo, quello che racconti mi sembra un vissuto molto faticoso: da una parte descrivi una buona capacità di entrare in relazione, di creare un clima di fiducia e di essere una persona a cui gli altri si aprono; dall'altra, proprio quando provi a portare quella relazione un po' più avanti, ti sembra di incontrare freddezza, distanza o scarsa reciprocità. Sento la stanchezza che descrivi. Mi colpisce anche il modo in cui dici di sentirti “sempre messo in secondo piano” e di dare “tantissima umanità” senza ricevere altrettanto. Mi chiedo quanto questa esperienza si sia consolidata nel tempo e quale significato abbia finito per assumere per te: cosa pensi che gli altri vedano di te quando entri in relazione con loro? E cosa, invece, senti che non riescano a vedere o a restituirti? Forse potrebbe essere interessante esplorare proprio quel passaggio che descrivi: cosa succede tra il momento in cui senti di aver creato una bella connessione e quello in cui chiedi un contatto o proponi di vedervi? Come vivi tu quel passaggio? Cosa ti aspetti dall'altro e cosa immagini che l'altro si aspetti da te? Non tanto per cercare immediatamente “cosa sbagli”, perché non è detto che ci sia qualcosa di sbagliato in te da correggere, ma per provare a comprendere meglio le dinamiche che si attivano nelle tue relazioni e il modo in cui tu stesso contribuisci, consapevolmente o meno, a costruirle. Dici di essere una persona intensa e affidabile e di investire molto nelle persone: mi chiedo anche che significato abbia per te la reciprocità e come riconosci, all'inizio di una relazione, quando dall'altra parte c'è uno spazio realmente disponibile per te. Se ti va di approfondire questi aspetti, io sarei volentieri disponibile ad accoglierti in un percorso. Sono a Parma, ma non so da dove scrivi: se per te fosse più comodo, possiamo eventualmente iniziare anche online. Puoi contattarmi per raccontarmi qualcosa in più e capire insieme se può essere uno spazio adatto a quello che stai cercando. Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia


Il fatto che tu abbia deciso di iniziare un percorso mi sembra già un passo importante, soprattutto perché hai un obiettivo molto concreto: vuoi capire cosa succede nelle tue relazioni e comprendere quanto e cosa che oggi ti fa stare male. Alla fine l'hai detto tu stesso, non vuoi perderti in teorie dato che la vita in quanto vita è fatta di esperienze, e questa tua modalità d'essere e di scontrati con la realtà potrebbe essere scomoda da affrontare. Prima di dirti che c'è qualcosa di guasto in te, "capire cosa sbaglio", consiglierei di uscire da questa modalità di intendere la tua esperienza. C'è infatti un aspetto da tenere presente: le altre persone hanno la loro vita, i loro interessi, le loro relazioni e le loro priorità. Un messaggio a cui non rispondono o un'uscita che non viene accettata non significa automaticamente che tu abbia fatto qualcosa di sbagliato o che non vali abbastanza. A volte semplicemente non c'è lo stesso interesse o non c'è lo spazio per costruire quel tipo di rapporto. Il percorso può quindi servirti anche a distinguere meglio ciò che dipende da te da ciò che appartiene all'altra persona, senza trasformare ogni mancata reciprocità in un giudizio su di te.


Gentile Utente, prima di tutto ci tengo a ringraziarla per questa sua condivisione. Immagino il dolore e la frustrazione nel sentire che, nonostante i suoi sforzi, spesso arrivino risposte dall'esterno non in linea con quello che lei sta cercando. Porsi nell'interesse di ascoltarsi per comprendere cosa possa entrare in gioco, di personale, in queste dinamiche relazionali è davvero un passo importante, che racconta anche la sua capacità e il suo interesse di lavorare su di sè. Questi aspetti non sono assolutamente da poco e sono sicuro potranno sostenerla nel percorso che intende affrontare. Per quanto riguarda la domanda finale, credo profondamente che poter iniziare un percorso con uno o una psicoterapeuta possa essere una scelta davvero importante. Prendersi del tempo per sé, dandosi la possibilità di ascoltarsi e lavorare sui propri vissuti, all'interno di uno spazio non giudicante, è una decisione coraggiosa e fondamentale per potersi conoscere più profondamente e raggiungere un nuovo equilibrio interno. Le auguro il meglio per questo possibile nuovo inizio, Dott. Alessandro Rigutti


Buongiorno! Mi sembra che la tua idea sia quella giusta! Spesso è più facile dare ascolto agli altri che a se stessi, conoscersi e comprendersi è il primo passo per sbloccare le relazioni, fai bene a cercare aiuto. Il percorso dal vivo è sicuramente in grado di coinvolgerti da subito mente e corpo. Per approccio ti consiglio anche di scegliere una (un) terapeuta con la (il) quale ti senti "comodo", l'esperienza ogni giorno mi conferma che l'instaurarsi di una buona relazione con il proprio terapeuta è il primo requisito per un buon percorso di cambiamento.


Caro utente, se sente il bisogno o la necessità di iniziare un percorso allora si ascolti e lo faccia. Cerchi la persona che più, anche a pelle, le possa piacere e dove sia comodo ad andare: successivamente prenda un primo appuntamento di consultazione per vedere come si trova e capire che tipo di percorso può iniziare. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella


«Mi sono stancato di questo squilibrio.» Lo scrive quasi alla fine, ed è la riga che pesa di più. Ha senso essere stanchi: dare molto e ricevere poco consuma, e va avanti da tempo. Le difficoltà relazionali che si ripetono con la stessa forma raramente dipendono da un errore di mossa. Guardi la sequenza: lei crea subito un clima in cui le persone si affidano, si apre, offre tantissimo, e questo accade prima che l'altro abbia fatto un passo. Poi arriva l'attesa, e nell'attesa lei resta scoperto. La domanda allora non è cosa sbaglia quando chiede i contatti. È questa: quando dà così tanto e così presto, cosa sta cercando di assicurarsi? A volte si dà molto perché si teme che, dando meno, non si venga scelti. Se sia il suo caso, da un racconto solo non si stabilisce: serve guardarci insieme. Dott.ssa Alessia Cipriano, psicologa clinica


Buongiorno, da ciò che descrive non sembra mancarle la capacità di entrare in relazione: riesce a creare rapidamente fiducia, ascolto e vicinanza. Il punto interessante è ciò che accade subito dopo, quando prova a trasformare quella sintonia in un contatto più personale o in un’uscita. Qui può essere utile osservare non tanto “cosa c’è che non va in me?”, ma la sequenza concreta: come nasce il contatto, quanto velocemente aumenta la confidenza, quando propone di vedersi, quanto investe prima di aver ricevuto segnali chiari di interesse e cosa fa quando l’altra persona risponde in modo tiepido o discontinuo. A volte una grande disponibilità iniziale può creare una relazione molto intensa sul piano umano, ma non necessariamente sul piano affettivo o sessuale. E se lei continua a investire anche quando la reciprocità è bassa, rischia di trovarsi sempre nella posizione di chi dà molto e aspetta che l’altro, prima o poi, ricambi. Un piccolo esercizio pratico potrebbe essere questo: nelle prossime interazioni osservi tre cose — chi cerca chi, chi propone, e quanto velocemente l’altro restituisce interesse. Se la reciprocità non cresce, provi a non compensare aumentando ancora di più presenza, messaggi o disponibilità. Questo può aiutarla a distinguere meglio una connessione reale da una relazione che resta piacevole ma sbilanciata. Un percorso psicologico potrebbe essere molto utile proprio per analizzare queste sequenze concrete, il modo in cui segnala il proprio interesse e ciò che forse comunica senza accorgersene. Non si tratta di imparare “tecniche di conquista”, ma di capire dove si interrompe la reciprocità e modificare ciò che mantiene questo schema. Se nella sua zona non trovasse un professionista adatto, questo tipo di lavoro può essere svolto anche attraverso colloqui psicologici online. Un caro saluto.


Buongiorno, mi sembra che lei abbia individuato con chiarezza il punto: non ha difficoltà a creare contatto, fiducia e confidenza; la difficoltà emerge quando desidera che quella vicinanza evolva sul piano affettivo o sessuale e incontra invece distanza e poca reciprocità. È proprio da qui che imposterei un percorso: partire dalle situazioni concrete che vive per osservare insieme come comunica il suo interesse, quali segnali riceve e come li interpreta, quanto investe nella relazione e cosa accade nel momento in cui cerca una maggiore vicinanza. L’obiettivo non sarebbe darle “tecniche di seduzione”, ma comprendere insieme ciò che oggi può sfuggirle nelle interazioni e lavorare concretamente su quelle dinamiche che sembrano ripetersi, affinché possa costruire relazioni più reciproche e soddisfacenti. Un caro saluto


Gentilissimo, comprendo la sua frustrazione e il dispiacere per la dinamica in cui si sta ritrovando, il fatto che si stia rendendo conto della ciclicità della situazione e che voglia intraprendere un percorso per aiutarsi è un gesto di cura verso sé stesso importante, sicuramente potrà aiutarla a vedere meglio che cosa sente dentro di sé e comprendere che cosa succede nel suo campo relazionale. Ci sarebbero tante domande e aspetti da esplorare, intanto però le domanderei quale potrebbe essere la prima, anche piccola, azione differente che potrebbe fare all'interno di almeno uno dei suoi rapporti. Resto a sua disposizione e in ogni caso le auguro buona fortuna per qualsiasi tipo di percorso sceglierà di intraprendere. Un saluto.


Salve. Mi dispiace per questi vissuti di rifiuto ed esclusione che mi sembra stia sperimentando a livello delle relazioni amorose. Personalmente ricevo su Roma e online. Un caro saluto


Buongiorno, da ciò che descrive sembra esserci una buona capacità di entrare in contatto con gli altri e di creare rapidamente un clima di fiducia, mentre la difficoltà sembra emergere nel momento in cui la relazione dovrebbe diventare più personale, reciproca o intima. Potrebbe essere utile approfondire proprio questo passaggio: come esprime il proprio interesse, quanto investe nella relazione, quali aspettative si attivano e come interpreta le risposte dell’altra persona. Quando una dinamica tende a ripetersi, infatti, un percorso psicologico può aiutare a individuare aspetti che dall’interno risultano difficili da vedere. Il lavoro non dovrebbe necessariamente limitarsi a “capire perché”, ma può avere anche una dimensione molto concreta: osservare le situazioni reali che vive, riconoscere eventuali modalità relazionali ricorrenti e sperimentare strategie differenti. Se sente che questa situazione le sta causando sofferenza e frustrazione, credo che un percorso possa essere uno spazio utile per approfondirla.


Gentilissimo sicuramente un percorso con un professionista esperto nel supporto focalizzato al raggiungimento degli obiettivi potrà sostenerla nel superamento della sua difficoltà. Il fatto che venga svolgo dal vivo o a distanza è una questione di preferenza personale, non di efficacia del trattamento. Sulla piattaforma potrà trovare numerosi professionisti che fanno al caso suo, verifichi poi in base al suo luogo di residenza se riesce a trovare qualcuno che operi nella stessa zona. Se non fosse così, valuti lei se non valga la pena accettare di svolgere gli incontri on line in favore del professionista che le sembra più adatto. Un caro saluto. Alessandra Galli Psicologa Milano


Salve, se sente che questa situazione si ripete e che da solo fatica a capire cosa stia accadendo nelle sue relazioni, intraprendere un percorso potrebbe essere un modo per fermarsi a osservare con maggiore attenzione queste dinamiche e comprendere cosa eventualmente possa essere modificato. Non si tratta semplicemente di capire “cosa sbaglia”: potrebbe essere l'occasione per esplorare il modo in cui si relaziona agli altri, le aspettative che porta nelle relazioni e ciò che accade nel passaggio dalla conoscenza iniziale alla costruzione di una relazione più reciproca. Se sente di voler cominciare, può valere la pena farlo.


Buongiorno, grazie per aver condiviso in modo così dettagliato la sua situazione. Da ciò che racconta, sembra esserci il desiderio di comprendere meglio alcuni meccanismi che si ripetono nelle relazioni, soprattutto nel passaggio dalla conoscenza iniziale alla costruzione di un rapporto più personale, affettivo e sessuale. Il fatto che lei riesca a creare facilmente un buon clima e a entrare in relazione con le persone è un elemento importante da cui partire. In un percorso psicologico e sessuologico non partirei dall’idea che lei debba semplicemente “imparare a ottenere più rapporti sessuali”, ma cercherei di comprendere insieme **come vive le relazioni, come comunica il proprio interesse, quali aspettative entrano in gioco e quali dinamiche possono contribuire alle difficoltà che descrive**. Possiamo lavorare, ad esempio, sulla capacità di leggere i segnali dell’altra persona, sulla comunicazione dell’interesse e del desiderio, sull’autostima e sulla costruzione di relazioni affettive e sessuali più reciproche e soddisfacenti. L’obiettivo sarebbe aiutarla a sviluppare modalità relazionali più consapevoli, senza dover rinunciare alla sua intensità e alla sua autenticità. Il fatto che questa situazione si ripeta e che lei senta il desiderio di interrompere questo schema può rappresentare un buon punto di partenza per un percorso. Se desidera, possiamo approfondire la situazione attraverso un primo colloquio e valutare insieme quali aspetti sia più utile esplorare.


Gentile utente, da ciò che racconta emerge il desiderio di costruire relazioni affettive e sessuali più appaganti, caratterizzate da reciprocità, autenticità e interesse condiviso. È comprensibile che, dopo essersi messo in gioco più volte senza ottenere i risultati sperati, possa sentirsi frustrato e stanco di investire energie senza ricevere altrettanto. La capacità di entrare in sintonia con gli altri, ascoltare e creare un clima di fiducia è sicuramente una risorsa. Tuttavia, è importante distinguere tra l'intimità emotiva che può nascere in una conversazione e l'interesse romantico o sessuale: il fatto che una persona si confidi o si trovi bene con noi non implica necessariamente che desideri approfondire la conoscenza in quella direzione. Quando, dopo un primo momento di sintonia, le proposte di incontro non trovano una risposta concreta, può essere utile interrogarsi su alcuni aspetti: come comunica il proprio interesse, con quali tempi e modalità propone di frequentarsi, quanto spazio lascia all'iniziativa dell'altra persona e quali segnali di reciprocità coglie. Non si tratta di individuare necessariamente un errore, ma di comprendere eventuali dinamiche relazionali che tendono a ripetersi. Un altro elemento importante riguarda l'intensità dell'investimento emotivo. Essere presenti, disponibili e autentici è un valore, ma può diventare faticoso quando si investe molto prima che si sia costruita una reale reciprocità. Imparare a dosare le proprie energie, rispettare i tempi dell'altro e riconoscere quando l'interesse non è condiviso può aiutare a vivere gli incontri con maggiore serenità, senza sentirsi costantemente in attesa di una conferma. Sul piano pratico, può essere utile esprimere il proprio interesse in modo chiaro e naturale, proponendo occasioni concrete per incontrarsi. Se l'altra persona risponde ripetutamente in modo vago, rimanda senza proporre alternative o non mostra iniziativa, è ragionevole prenderne atto senza continuare a rincorrere il rapporto. La cordialità e i sorrisi dal vivo possono essere sinceri, ma non necessariamente indicano un desiderio di maggiore intimità. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio il suo modo di vivere l'avvicinamento, il corteggiamento e il rifiuto, individuando eventuali aspettative, timori o schemi relazionali ricorrenti. L'obiettivo non sarebbe trasformarla in qualcuno che non è, né offrirle tecniche per ottenere rapporti sessuali, ma aiutarla a sviluppare modalità di interazione più efficaci e autentiche, riconoscendo le persone realmente disponibili a costruire una relazione reciproca. **Le consiglierei, quindi, di approfondire la situazione con uno specialista**, preferibilmente attraverso un percorso in presenza, come da lei desiderato, che possa aiutarla a individuare le dinamiche specifiche della sua esperienza e a costruire un modo di vivere le relazioni affettive e sessuali più soddisfacente. Un cordiale saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Buongiorno, da ciò che racconta emerge il desiderio di costruire relazioni in cui possa esserci maggiore reciprocità, anche sul piano affettivo e sessuale. Un percorso psicologico in presenza potrebbe aiutarla a esplorare ciò che accade nelle sue interazioni, comprendere meglio le proprie aspettative e riconoscere eventuali modalità relazionali che possono influire sulle difficoltà che descrive. L’obiettivo non sarebbe necessariamente individuare qualcosa che sta sbagliando, ma comprendere insieme quali aspetti possano essere affrontati concretamente per favorire relazioni più soddisfacenti.


Gentile utente, grazie per aver condiviso con chiarezza ciò che sta vivendo. Sembra che riesca a creare facilmente un clima di fiducia, mentre le risulta difficile capire perché, quando propone di mantenere il contatto o di rivedersi, spesso non trova la reciprocità che desidera. Immagino quanto questo possa essere frustrante. Da un messaggio risulta difficile stabilire che cosa accada in queste situazioni. Un percorso di supporto potrebbe, invece, sicuramente aiutarla ad acquisire maggiore consapevolezza e chiarezza sulla dinamica al fine, eventualmente, di lavorarci nell'ottica di un maggiore benessere. Un caro aiuto, PR.


Buongiorno, dal suo racconto emerge una frustrazione comprensibile: sembra riuscire con facilità a creare vicinanza, ascolto e confidenza, ma quando prova a trasformare quel contatto in una frequentazione più personale o sentimentale incontra spesso distanza. Dopo molte esperienze simili è naturale iniziare a chiedersi che cosa non stia funzionando. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, sarebbe utile osservare con molta concretezza ciò che accade tra il momento in cui nasce una buona interazione e quello in cui propone di rivedersi. Un primo aspetto importante è distinguere la sintonia sociale dall’interesse sentimentale o sessuale. Il fatto che una persona le racconti cose personali, si trovi bene a parlare con lei o la accolga sorridendo non significa necessariamente che desideri approfondire il rapporto in quella direzione. Questo non svaluta la qualità del contatto. Significa semplicemente che due persone possono vivere la stessa interazione attribuendole significati differenti. Potrebbe essere interessante comprendere anche come comunica il suo interesse. Se tende inizialmente a presentarsi soprattutto come persona disponibile, affidabile e molto attenta ai bisogni dell’altra, potrebbe diventare naturale per alcune persone collocarla rapidamente in una dimensione amicale. Al contrario, se dopo una fase di grande vicinanza propone improvvisamente un incontro a due, l’altra persona potrebbe percepire un cambio di registro che lei invece sentiva già presente da tempo. Non significa che debba diventare più freddo o costruire strategie artificiali. Potrebbe però essere utile rendere il proprio interesse un po’ più leggibile fin dall’inizio, senza dichiarazioni eccessive e senza aspettare che si accumuli una forte aspettativa. Un invito semplice, fatto relativamente presto, può offrire informazioni molto più chiare rispetto a settimane di messaggi nei quali si cerca di capire se l’altra persona stia ricambiando. Anche ciò che definisce “breadcrumbing” merita attenzione. Risposte sporadiche, messaggi molto brevi e continue difficoltà nell’organizzare un incontro possono essere segnali di scarso investimento, ma sarebbe utile evitare di cercare una spiegazione psicologica precisa per ogni comportamento. In molti casi la domanda pratica può essere più semplice: questa persona sta investendo nel rapporto in maniera compatibile con ciò che desidero? Se la risposta è ripetutamente no, continuare a cercare segnali favorevoli rischia soltanto di mantenerla in una posizione di attesa. Mi soffermerei anche sulla frase “do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità”. È comprensibile desiderare che ciò che offre venga riconosciuto. Tuttavia, nelle relazioni, disponibilità, ascolto e gentilezza non possono garantire attrazione o interesse. Se, anche inconsapevolmente, investe molto presto nella speranza che questo produca reciprocità, ogni mancato seguito può diventare particolarmente frustrante. Potrebbe essere più utile distribuire il proprio investimento gradualmente. All’inizio di una conoscenza, invece di chiedersi quanto possa offrire, potrebbe osservare anche quanto l’altra persona partecipa spontaneamente. La cerca? Propone qualcosa? Mantiene una conversazione? Ricambia la curiosità? Accetta un invito oppure, se non può, propone un’alternativa? Questi comportamenti possono darle informazioni molto più concrete rispetto al tentativo di interpretare il tono dei messaggi o il modo in cui viene salutato dal vivo. Rispetto al desiderio di avere più rapporti sessuali, sarebbe utile mantenerlo come obiettivo legittimo ma non trasformarlo in una misura del proprio valore o dell’efficacia sociale. La sessualità richiede reciprocità, desiderio condiviso e consenso. Non esiste una modalità perfetta di interazione capace di produrre interesse nell’altra persona. Ciò che può migliorare è la capacità di riconoscere più rapidamente quando l’interesse sembra reciproco, comunicare il proprio in modo chiaro e accettare un mancato coinvolgimento senza investire ulteriormente per cercare di cambiarlo. Proprio perché riferisce che questa dinamica si ripete e che vorrebbe capire concretamente cosa non vede, la sua idea di iniziare un percorso dal vivo può essere molto sensata. Un percorso possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a ricostruire situazioni reali, capire come interpreta i segnali dell’altra persona, quanto rapidamente investe emotivamente, come comunica il proprio interesse e quali convinzioni si attivano quando non viene ricambiato. L’obiettivo non sarebbe insegnarle tecniche di seduzione, ma aiutarla a diventare più efficace nel leggere la reciprocità e più libero nel mostrare ciò che desidera senza sentirsi costantemente messo in secondo piano. Potrebbe essere particolarmente utile portare in seduta episodi molto concreti: come nasce una conoscenza, cosa dice lei, come risponde l’altra persona, quando chiede il contatto, quanto scrive e in quale momento propone di vedersi. Spesso è proprio osservando questi passaggi che emergono schemi difficili da notare da soli. Il punto, quindi, non sembra essere diventare una persona diversa o meno intensa. Potrebbe essere imparare a capire prima chi è realmente disponibile a entrare in relazione con lei e a non investire troppo in chi le restituisce soltanto segnali intermittenti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentile utente, la frustrazione che prova è comprensibile: investire tanta energia, empatia e presenza senza vedere riconosciuto il proprio valore relazionale porta inevitabilmente a sentirsi svuotati e trascurati. Da quanto racconta, sembra attivarsi una dinamica tipica: mostrandosi immediatamente come un ascoltatore attento, accogliente e profondo, facilita l'apertura emotiva degli altri, ma rischia di posizionarsi precocemente nel ruolo di "confidente sicuro" o "figura di supporto". In questo modo si crea intimità psicologica, ma viene a mancare quella giusta tensione legata alla polarità, all'ambivalenza desiderante e al gioco seduttivo, elementi essenziali perché scatti l'interesse sessuale e affettivo. Quando l'altro percepisce una disponibilità totale fin da subito, tende a dare per scontata la presenza e a fare un passo indietro quando la proposta diventa più personale. La sua intenzione di intraprendere un percorso mirato dal vivo è la scelta più lucida ed efficace. Un lavoro su di sé le permetterà di osservare che tipo di messaggi verbali e non verbali invia nelle prime fasi della conoscenza, di imparare a dosare il suo investimento per pretendere reciprocità e di integrare il suo lato caloroso con una comunicazione più incisiva del proprio desiderio. Un caro saluto, Dott. Sandro Mangano, psicologo e direttore clinico del centro NeuFitLab


Carissimo, credo che la tua richiesta sia legittima e molto ben riposta. Credo cioè che una psicoterapia possa essere la strada che ti può liberare dalle tue difficoltà. Forse da una parte sei effettivamente estroverso cioè orientato alle relazioni ma poi nell'intimità della domanda di amore sei impacciato o discontinuo o addirittura refrattario. Naturalmente solo una psicoterapia può chiarire questo fatto. Si perchè la psicoterapia, soprattutto quella analitica cerca di comprendere le motivazioni e fornisce gli strumenti per intervenire a livello profondo. TI ringrazio veramente della tua consapevole domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova


Buongiorno, da quello che racconta non sembra mancarle la capacità di entrare in relazione: riesce a creare confidenza, ascolto e vicinanza. La difficoltà sembra comparire dopo, quando desidera che quel contatto diventi più personale, affettivo o sessuale. Potrebbe essere utile esplorare proprio questo passaggio: come manifesta interesse? Quanto rapidamente investe emotivamente? Come legge i segnali dell’altra persona? E soprattutto, quanto spazio lascia perché anche l’altro possa avvicinarsi spontaneamente? Il fatto che alcune persone siano calorose dal vivo ma poi poco disponibili fuori da quel contesto non significa necessariamente che lei stia “sbagliando”; può semplicemente indicare che il livello di interesse o di investimento non è reciproco. Un percorso psicologico dal vivo potrebbe esserle utile proprio per osservare questi schemi concreti, senza perdersi in teorie. Valuterei uno psicologo psicoterapeuta con esperienza nelle dinamiche relazionali e affettive; se il tema sessuale è centrale, anche una formazione in sessuologia clinica può essere un valore aggiunto. Forse la domanda più utile non è soltanto “come faccio a farmi scegliere?”, ma anche “come riconosco prima chi è davvero disponibile a scegliere me?”.


In generale un errore comune che si commette, nel relazionarsi con le persone, è pensare che la reciprocità sia una questione di "se do mele, ricevo mele"; in realtà non funziona così, se do mele ricevo soldi, se do soldi ricevo mele. Cerco di dire che il sadico attira il masochista, il masochista attira il sadico, il venditore attira il cliente, insomma spero di avere reso l'idea, sicché se lei offre molto, non attirerà mai chi come lei offre molto, bensì attirerà chi prende, molto; sembra la situazione che indica. In Psicologia, è un meccanismo chiamato "Conferma Comportamentale". Anche se sembra contro-intuitivo, può risolverlo cominciando ad essere lei per primo più richiedente e meno disponibile a "dare gratis", di modo che sia chiaro fin da subito il patto sociale dare-avere; per esperienza professionale, spesso il problema nasce proprio dal non poter fare a meno di elargire sempre e chiedere poco o mai. Se la mia interpretazione è corretta, una buona idea sarà iniziare un percorso utile a comprendere le ragioni del suo fare rigidamente prodigo


Buongiorno, la Sua richiesta è molto chiara: comprendere che cosa accade nelle relazioni che cerca di costruire e quali aspetti del suo modo di entrare in relazione potrebbe essere utile osservare più da vicino. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a partire dalle situazioni concrete che descrive, esplorando ciò che accade prima, durante e dopo questi incontri, le sue aspettative, il modo in cui comunica il proprio interesse e come vive le risposte dell'altra persona. Più che partire dall'idea di dover trovare una "tecnica" per ottenere più rapporti sessuali, può essere utile comprendere come costruire relazioni che siano reciprocamente desiderate e soddisfacenti, senza perdere di vista anche i suoi bisogni affettivi e sessuali. Il fatto che lei senta di mettersi molto in gioco può rappresentare un buon punto di partenza per un lavoro di maggiore consapevolezza, a partire da situazioni reali e senza ricorrere necessariamente a spiegazioni teoriche precostituite. Restando a disposizione, saluto cordialmente Dr.ssa Ilenia Labranca


Gentile utente, apprezzo la chiarezza con cui descrive la situazione. Lo schema che riporta, un ottimo inizio seguito da freddezza nel momento in cui la conoscenza dovrebbe diventare più personale, è un punto di osservazione molto utile. A volte una grande intensità e disponibilità iniziale, pur sincera, viene percepita dall'altra persona come una richiesta implicita di reciprocità a cui non si sente ancora pronta; altre volte contano il modo e il momento in cui si propone di rivedersi. Sono però solo ipotesi: per capire davvero che cosa accade servono esempi concreti, analizzati da vicino. Un lavoro dal vivo con uno psicologo, come Lei stesso desidera, è la strada adatta: permette di esaminare le interazioni reali e di allenare modalità diverse, senza perdersi in teorie. Se si trova nella zona di Parma, sono a disposizione per un primo colloquio.


Buongiorno. La richiesta è chiara, diretta e mostra una notevole consapevolezza del proprio vissuto. Riconoscere l’insorgere di uno schema relazionale ripetitivo (copione) e desiderare di interromperlo attraverso un percorso mirato è un primo passo di grande valore. La sensazione di ricevere ”briciole ” segnala una differenza nella quantità di investimento nelle relazioni. Il lavoro relazionale consiste anche nell’imparare a dosare l’attenzione e a ritirarla se non trovo un adeguata reciprocità. Spesso la relazione terapeutica offre una “Prova pratica” in cui poter osservare aspetti della comunicazione che spesso sfuggono alla consapevolezza e da cui partire per un buon lavoro.


Buongiorno, mi sembra che lei abbia già individuato un punto importante: non le manca necessariamente la capacità di entrare in relazione. Anzi, racconta di saper creare rapidamente un clima di confidenza, ascolto e vicinanza. La difficoltà sembra comparire nel passaggio successivo, quando da una relazione piacevole nel contesto in cui nasce prova a trasformarla in qualcosa di più personale, affettivo o sessuale. È proprio quel passaggio che approfondirei in un percorso, più che cercare semplicemente delle “tecniche” per ottenere più risposte positive. Sarebbe interessante osservare concretamente alcune interazioni: quali persone la attraggono, come si costruisce la confidenza, quando decide di chiedere un contatto, come comunica il proprio interesse, che segnali riceve prima di farlo e che cosa accade dopo. A volte essere molto disponibili, attenti e capaci di accogliere l'intimità dell'altro non significa necessariamente che dall'altra parte stia nascendo lo stesso tipo di interesse. Si può creare una grande vicinanza emotiva che viene vissuta diversamente dalle due persone. Mi soffermerei anche sulla frase “do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità”. È comprensibile che ripetere questa esperienza produca frustrazione, ma potrebbe essere utile capire se, senza accorgersene, tende a investire molto e molto presto, trovandosi poi ad aspettare dall'altro un investimento equivalente. Quando questo non arriva, l'esperienza può diventare rapidamente quella di essere messo in secondo piano. Non significa necessariamente che lei stia “sbagliando”: potrebbe esserci qualcosa da comprendere nel modo in cui seleziona le persone, legge la disponibilità reciproca e regola progressivamente il proprio investimento. Anche ciò che definisce “breadcrumbing” andrebbe guardato caso per caso. Risposte rare, monosillabiche o ripetute scuse agli inviti possono semplicemente indicare un interesse personale limitato, anche quando dal vivo quella stessa persona continua a essere sorridente e affettuosa. Accettare abbastanza presto questa informazione, senza dover conquistare una reciprocità che non sta emergendo, potrebbe essere importante quanto imparare a manifestare più chiaramente il proprio interesse. Per questo trovo sensata l'idea di un percorso dal vivo. Porterei però al professionista proprio la richiesta concreta che ha espresso qui: non soltanto parlare genericamente delle sue relazioni, ma esaminare insieme episodi reali, capire cosa accade tra il primo contatto e il successivo allontanamento e individuare eventuali configurazioni che si ripetono. Forse la domanda più utile non è soltanto “come devo interagire per avere più rapporti sessuali?”, ma anche “come posso riconoscere prima dove esiste realmente reciprocità e investire lì?”. Sbloccare la propria vita affettiva e sessuale potrebbe significare non diventare una persona diversa o meno intensa, ma imparare a mettere progressivamente quella intensità nelle relazioni che mostrano di poterle venire incontro.


Gentilissimo, capisco la tua stanchezza, soprattutto perché da quello che racconta non sembra che lei abbia difficoltà a conoscere le persone o a stare in relazione. Anzi, descrive una certa facilità nel creare un clima di fiducia e nel fare sentire l'altra persona ascoltata. La difficoltà sembra comparire in un momento successivo, quando prova a trasformare una buona conoscenza in qualcosa di più personale. Per questo penso che un percorso possa esserti utile, ma non tanto per imparare delle “tecniche” per ottenere più rapporti sessuali. Sarebbe più interessante capire insieme che cosa accade concretamente in quelle situazioni: come sceglie le persone verso cui si avvicina, come manifesta il suo interesse, quanto rapidamente investe nella relazione e che cosa succede in lei quando non riceve la risposta che sperava. Il fatto che una persona sia cordiale, sorrida e si trovi bene con lei non significa necessariamente che desideri approfondire la conoscenza fuori da quel contesto. Allo stesso modo, una risposta fredda o una mancata disponibilità non dice necessariamente qualcosa sul suo valore personale. Può però essere utile imparare a riconoscere prima questi segnali, senza continuare a investire quando dall'altra parte non c'è la stessa disponibilità. Anche quello che definisce “breadcrumbing” meriterebbe forse di essere guardato con attenzione: a volte, quando desideriamo molto che una relazione si sviluppi, rischiamo di rimanere agganciati a segnali positivi molto piccoli e di dare loro un significato maggiore di quello che hanno realmente. Mi soffermerei poi su una sua frase: “do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità”. È comprensibile sentirsi frustrati, ma in una relazione l'ascolto, l'affidabilità e la disponibilità non sono una sorta di credito che dovrebbe essere necessariamente restituito. Capire come vive questo scambio potrebbe essere un punto importante del lavoro. Quindi sì, credo che cercare un professionista abbia senso. Non perché ci sia necessariamente qualcosa che “non va” in lei, ma perché un confronto continuativo potrebbe aiutarla ad osservare queste situazioni dall'esterno e a capire se esiste uno schema che tende a ripetersi. E, soprattutto, potrebbe permetterle di costruire relazioni nelle quali non sentirsi di dover dare moltissimo per riuscire a essere scelto. I miei incoraggiamenti e un caro saluto. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista


Buongiorno gentile utente, da ciò che scrive, è assolutamente comprensibile e leggittimo che si sia stancato della scarsa reciprocità che vive, anche a fronte del grande investimento che racconta mettere in atto (mettersi in gioco, essere disponibile all'ascolto, spendere energie per creare un bel clima per l'laltro...). Rivolgersi ad un professionista può essere un'occasione preziosa per capire più chiaramente cosa cerchiamo dalle relazioni e come ci muoviamo e navighiamo dentro esse, utilizzando non tanto un criterio di giusto o sbagliato, piuttosto basandosi sull'efficacia di ciò che mettiamo in campo al fine di raggiungere i nostri obiettivi e desideri. Buon proseguimento e un saluto, dott.ssa Anna Filippini

Dott.ssa Anna Filippini

Dott.ssa Anna Filippini

psicologo

Quartu Sant'Elena

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Buongiorno, comprendo la frustrazione che descrive rispetto alla difficoltà di trasformare le conoscenze in rapporti più intimi e reciproci. Il fatto che riesca a creare facilmente un buon clima relazionale, ma incontri poi difficoltà nella continuità dei rapporti, rappresenta un aspetto che merita di essere approfondito senza attribuirne necessariamente la causa a un suo errore. Anche il vissuto di dare molto senza percepire reciprocità sembra essere diventato particolarmente pesante per lei. Un percorso psicologico con un professionista potrebbe aiutarla a osservare più attentamente le modalità con cui costruisce le relazioni, le aspettative che vi investe e gli eventuali schemi che tendono a ripetersi. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora


Gentile utente, mi sembra importante partire proprio dalla sua motivazione: il desiderio di comprendere cosa accade nelle sue relazioni, più che semplicemente trovare “la tecnica giusta” per ottenere più rapporti. Da ciò che racconta emerge una certa discrepanza tra la facilità con cui riesce a creare connessioni iniziali e la difficoltà che incontra nel trasformarle in relazioni più reciproche. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa che “sbaglia”, ma potrebbe essere interessante comprendere quali dinamiche relazionali si attivano in lei e nell’interazione con l’altro proprio nel momento in cui cerca di avvicinarsi maggiormente. In un’ottica sistemico-relazionale, lavorerei quindi non tanto sul diventare più efficace nel “conquistare” qualcuno, quanto sull’esplorare i suoi schemi relazionali, le aspettative, il modo in cui legge i segnali dell’altro e il tipo di persone e di dinamiche verso cui tende a orientarsi. Un percorso in presenza potrebbe essere uno spazio utile per osservare queste dinamiche concretamente e aiutarla a costruire relazioni più reciproche, soddisfacenti e coerenti con ciò che desidera. Il fatto che lei sia già molto disposto a mettersi in gioco è sicuramente una buona risorsa da cui partire.


Buongiorno, nel Suo racconto colpisce soprattutto lo scarto tra la facilità con cui riesce a creare un legame nell’incontro e ciò che accade quando prova a trasformarlo in qualcosa di più: chiedere un contatto, proporre un’uscita, creare una relazione. Più che partire dall’idea di «cosa sbaglio», potrebbe essere interessante chiedersi: che cosa cerca nell’altro quando avverte questa distanza? Che cosa succede per Lei quando non riceve la reciprocità che si aspettava? E cosa significa sentirsi continuamente «messo in secondo piano»? Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa non tanto a imparare una tecnica per ottenere più rapporti, quanto ad approfondire ciò che si ripete nelle Sue relazioni e il modo in cui Lei si colloca al loro interno.


Buongiorno, grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che cerca. Dal suo racconto emergono buone risorse relazionali, ma anche uno schema che sembra ripetersi proprio nel passaggio dalla sintonia iniziale alla proposta di una conoscenza più personale. Un percorso psicologico può aiutarla a osservare concretamente questi passaggi: come manifesta l’interesse, come interpreta i segnali dell’altra persona, quali aspettative e intensità entrano in gioco e come riconoscere prima disponibilità, reciprocità e confini. Non si tratterebbe di perdersi nelle teorie né di imparare tecniche per convincere qualcuno, ma di lavorare su situazioni reali e sperimentare modalità più efficaci e autentiche. Se desidera, possiamo fissare un primo colloquio dal vivo per definire insieme il problema e alcuni obiettivi verificabili. Mi sarebbe utile partire da uno o due episodi recenti, ricostruendoli passo per passo, per capire dove tende a interrompersi la reciprocità e quale cambiamento possa esserle concretamente utile. La saluto cordialmente, Dott.ssa Longobardi Santina Psicologa


Gentile Utente, credo che la sua richiesta sia molto chiara: non desidera soltanto comprendere teoricamente ciò che accade, ma modificare concretamente una situazione affettiva e sessuale che si ripete e la fa soffrire. Mi soffermerei però su un passaggio: lei racconta di riuscire a creare rapidamente un clima di confidenza, nel quale le persone arrivano a raccontarle aspetti molto privati, mentre quando prova a trasformare quella vicinanza in qualcosa di più personale incontra spesso distanza. Potrebbe essere interessante esplorare proprio **che tipo di intimità sta costruendo in quella prima fase**. Sentirsi ascoltati, compresi e liberi di confidarsi può creare una forte vicinanza emotiva, ma non necessariamente produce attrazione o desiderio di approfondire il rapporto sul piano affettivo o sessuale. Anche quando dice *“do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità”* emerge qualcosa che meriterebbe attenzione. Nelle relazioni, ciò che offriamo spontaneamente non genera necessariamente nell'altro il desiderio o la possibilità di restituircelo nella stessa misura. Sarebbe quindi interessante comprendere **quanto e quanto presto investe nelle persone e che cosa si aspetta quando lo fa**. Un percorso dal vivo potrebbe essere una buona scelta, soprattutto se orientato non a insegnarle delle “tecniche” per ottenere più rapporti, ma a osservare insieme ciò che accade concretamente nelle sue relazioni: come sceglie le persone, come manifesta interesse, come interpreta i segnali dell'altro, quanto rapidamente investe e che cosa accade quando non trova reciprocità. La domanda potrebbe allora trasformarsi da *“Che cosa sbaglio?”* a **“Quale dinamica tendo a costruire, senza accorgermene, quando desidero entrare in relazione con qualcuno?”** È proprio osservando quella dinamica che può iniziare un cambiamento concreto. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa


Buon pomeriggio, si sono d'accordo con te, sarebbe una cosa utile se trovassi un professionista nella tua zona e iniziassi un percorso che, credo, non potrebbe che farti bene in un'ottica di migliore conoscenza di te. Buona vita.


Buonasera, grazie per aver condiviso con noi questa domanda, il primo aspetto che vorrei condividere con lei è che lei sembra molto chiaro su ciò che desidererebbe e consapevole rispetto a ciò che prova e riceve, inoltre reputo molto positivo il fatto che lei abbia già una buona capacità di entrare in relazione, ascoltare e creare un clima di fiducia, questo infatti è un elemento importante da cui partire. Allo stesso tempo, il fatto che queste difficoltà si ripetano nella fase successiva delle conoscenze merita di essere esplorato con attenzione, senza partire necessariamente dall'idea che lei stia “sbagliando” qualcosa. In un percorso psicologico potrebbe essere utile osservare concretamente come si sviluppano queste interazioni: quali persone tende a scegliere, quali segnali interpreta come interesse, come manifesta il proprio interesse, cosa accade quando percepisce distanza, quanto tende a investire prima che ci sia una reale reciprocità e cosa succede se comprende che non c'è reciprocità, cosa succede sul piano emotivo, mentale e comportamentale? Infatti molto spesso il punto non è come imparare ad interagire con gli altri, perché si rischia di arrivare a vivere le relazioni come se fossero delle performance, con delle tecniche standard da adottare, mentre ognuno ha il suo modo di interagire e l'unica cosa che possiamo "imparare" è riconoscere prima quando l'interesse è reciproco e soddisfacente per noi e quando invece si sta investendo in una relazione che non sta prendendo la stessa direzione. Come precedentemente scritto, il fatto che lei sia consapevole voglia lavorare con un professionista è il primo passo per trovare il proprio equilibrio e il proprio benessere. Concludo con la seguente riflessione: io penso che l'obiettivo di un vero benessere relazionale e/o sessuale non sia di “convincere” qualcuno a sceglierla, ma di costruire rapporti in cui l'interesse e l'investimento siano realmente reciproci.


Buongiorno, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. Mi sembra interessante che lei descriva una difficoltà non tanto nel creare un primo contatto, quanto in ciò che succede dopo: riesce a entrare in relazione, a creare un clima positivo e a farsi conoscere, ma quando prova a trasformare quella conoscenza in un rapporto più personale percepisce spesso poca reciprocità. Prima di chiedersi semplicemente “cosa sbaglio?”, potrebbe essere utile capire cosa accade esattamente in quel passaggio. Come sceglie le persone a cui propone di approfondire la conoscenza? Quali segnali interpreta come interesse? Quanto rapidamente investe emotivamente nella relazione? E soprattutto, cosa succede dentro di lei quando non riceve la reciprocità che si aspettava? Anche definire molte di queste situazioni come “breadcrumbing” merita di essere esplorato: a volte esistono davvero persone che mantengono un contatto senza voler costruire una relazione, altre volte possiamo attribuire un significato preciso a comportamenti che hanno spiegazioni diverse. Non credo quindi che il percorso debba insegnarle semplicemente “come ottenere più rapporti”. Potrebbe essere molto più utile comprendere il suo modo di entrare nelle relazioni, riconoscere prima la reciprocità e imparare a investire dove questa effettivamente c'è. Se sente che continua a ripetersi lo stesso schema nonostante il suo impegno, può scrivermi. Possiamo provare a capire insieme cosa sta accadendo in quel passaggio che oggi le sembra così difficile.


Buongiorno, leggendo ciò che condivide emerge chiaro il suo desiderio, ed è assolutamente positivo il suo modo di sperimentarsi e coinvolgersi. Comprendo quanto possa essere frustrante continuare a non capire cosa stia succedendo, a fronte di tutta la sua disponibilità e capacità di mettersi in gioco. Come lei stesso evidenzia, ciò che è necessario fare all'interno del suo percorso è proprio condividere e guardare insieme le esperienze che vive ed ha vissuto, partendo dal vivo dell'esperienza stessa, per mettere a fuoco ciò che accade e comprendere cosa interrompa il passaggio dal contatto iniziale all'incontro dal vivo. Se desidera approfondire quanto scritto, trova i miei contatti sulla mia pagina. Un caro saluto. -Dott.ssa Beatrice Intorcia


Gentile utente, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la Sua esperienza. Da ciò che racconta, emergono diverse risorse sul piano relazionale: capacità di ascolto, apertura, disponibilità a mettersi in gioco e facilità nel creare un clima di fiducia con le altre persone. Al tempo stesso, sembra esserci una difficoltà soprattutto nel passaggio dalla conoscenza iniziale alla costruzione di una relazione più personale, affettiva o sessuale, e questo può essere comprensibilmente frustrante. Credo che un percorso psicologico possa esserLe utile, soprattutto se affrontato in maniera concreta e non limitandosi a considerazioni teoriche. Non necessariamente con l'obiettivo di individuare “cosa c'è che non va” in Lei, ma per comprendere meglio cosa accade nelle situazioni che descrive: come sceglie le persone verso cui investire, come manifesta il Suo interesse, come propone un incontro, come legge i segnali dell'altra persona e quali dinamiche tendono a ripetersi. Sarebbe inoltre importante distinguere ciò che può essere modificato da parte Sua da ciò che riguarda semplicemente l'interesse, la disponibilità o le scelte dell'altra persona. Una mancata reciprocità, infatti, non significa automaticamente che Lei abbia sbagliato qualcosa. Il desiderio di migliorare la propria vita affettiva e sessuale può essere affrontato tranquillamente all'interno di un percorso psicologico, lavorando anche su situazioni concrete e sulle modalità di relazione e comunicazione, senza necessariamente trasformare il percorso in un'analisi astratta. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi


Che la sua scelta e consapevolezza rispetto alla necessità di un percorso personale è un primo movimento verso la cura


Buonasera, Il punto che porta sembra essere meno quello di “imparare tecniche” per ottenere più rapporti sessuali e più quello di comprendere cosa accade nelle relazioni nel passaggio dalla prima sintonia alla costruzione di una maggiore reciprocità. Il fatto che lei descriva di riuscire facilmente a creare un clima positivo, di essere ascoltato e di entrare anche in una dimensione di confidenza, ma di incontrare poi difficoltà quando prova a trasformare quella vicinanza in un rapporto più personale, può essere un elemento interessante da esplorare. In un’ottica sistemico-relazionale, infatti, non partirei necessariamente dall’idea che ci sia qualcosa che lei “sbaglia”, ma proverei a osservare come si costruiscono queste interazioni, ovvero cosa comunica lei, cosa si aspetta dall’altro, come riconosce i segnali di interesse o di distanza, come reagisce quando percepisce poca reciprocità e quali modalità relazionali tendono a ripetersi con persone diverse. Anche il vissuto di essere sempre messo in secondo piano e di dare molto senza ricevere altrettanto meriterebbe uno spazio di approfondimento, perché potrebbe essere importante comprendere come questa posizione venga costruita e mantenuta nelle relazioni. L’obiettivo potrebbe quindi essere quello di aumentare la consapevolezza dei propri schemi relazionali e delle proprie modalità di entrare in relazione, senza trasformare il percorso in una ricerca di “strategie” per ottenere un determinato risultato. Da lì si potrebbe lavorare anche concretamente sulla possibilità di costruire relazioni più reciproche, affettive e sessuali, mantenendo però il suo modo personale di essere in relazione. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.


Caro paziente, Quello che descrive è un pattern ben noto: ottime competenze nel creare un primo contatto caldo, ma difficoltà nel passaggio successivo, cioè trasformare la simpatia in interesse reciproco e in un invito concreto. Non è detto che "sbagli" qualcosa di grave: probabilmente c'è un disallineamento tra ciò che offre (ascolto, confidenza) e ciò che fa scattare attrazione e desiderio di frequentarsi. Non è questione di "trucchi", ma di equilibrio tra calore e chiarezza sul proprio interesse, e di tolleranza al rifiuto. Saluti Paolo Lippi


Buongiorno, da ciò che racconta emerge una forte capacità di entrare in relazione, ma anche una sofferenza legata al fatto che questa vicinanza iniziale raramente si trasformi nella reciprocità affettiva e sessuale che desidera. Più che chiedersi soltanto “cosa sbaglio”, potrebbe essere utile osservare quali dinamiche si attivano quando passa dalla sintonia iniziale alla richiesta di maggiore vicinanza. Capire questi passaggi in modo molto concreto e senza perdersi in teorie, può aiutare a riconoscere schemi ricorrenti e a costruire modalità relazionali più soddisfacenti.


Salve, da ciò che racconta, sembra che la difficoltà non sia tanto nel creare un primo contatto, quanto nel riuscire a trasformarlo in una relazione reciproca. Potrebbe essere utile esplorare cosa accade in questa fase, quali aspettative si attivano e come vive la distanza tra il coinvolgimento che offre e quello che riceve. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio le dinamiche relazionali che si ripetono, senza partire necessariamente dal presupposto che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. L'obiettivo non è imparare a ottenere l'interesse degli altri, ma costruire relazioni in cui desiderio, disponibilità e reciprocità possano incontrarsi, rispettando anche i suoi bisogni. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Buongiorno, la sua fatica è comprensibile: quando ci si mette in gioco è sempre dura vedere le proprie aspettative deluse. Forse più che focalizzarsi su cosa c'è di sbagliato nel suo comportamento, potrebbe essere utile mettere a fuoco quali dinamiche entrano in gioco nel suo rapporto con le altre persone e, comprendendo quello, si potranno aprire delle strade differenti, senza lavorare in un ottica di "cambiare qualcosa", ma favorendo una maggiore consapevolezza grazie a cui trovare una maggiore serenità. L'inizio di un percorso di terapia potrà sicuramente aiutarla in questa direzione e offrirle uno spazio di riflessione e lavoro su di sé importante. Le auguro il meglio, un caro saluto, Laura De Biasio


Buongiorno, Capisco la sua stanchezza: offrire un’intensa disponibilità umana senza vederla ricambiata genera grande frustrazione. Spesso, quando creiamo subito un clima intimo e accogliente, rischiamo inconsapevolmente di posizionarci come il "confidente sicuro" piuttosto che come un partner desiderabile, bloccando proprio quella tensione affettiva e sessuale che vorrebbe far emergere. Cosa succede al suo reale desiderio nel momento in cui si mette così tanto al servizio dell'ascolto delle altre persone? La sua richiesta di intraprendere un percorso dal vivo è un'ottima intuizione: un lavoro su di sé le permetterà di osservare da vicino la sua modalità di stare in relazione e lasciare che possa emergere una qualche novità. Un cordiale saluto.


Buongiorno, quello che racconta mi fa venire una prima domanda: è possibile che l’altro percepisca tutta questa sua presenza, disponibilità e intensità e che, proprio per questo, preferisca mantenere una certa distanza, lasciandole soltanto qualche “briciola” di attenzione? In situazioni di penuria, a volte anche il troppo può avere la stessa responsabilità del poco. Se io sento di dare moltissimo e di ricevere pochissimo, infatti, potrei essere portato a chiedermi soltanto «perché gli altri non mi danno abbastanza?». Per uscire da questa impasse, potrebbe essere interessante chiedersi: che cosa succede nell’altro quando io arrivo con tutta questa disponibilità? E che cosa succede in me quando non ricevo immediatamente reciprocità? Il lavoro psicologico potrebbe partire proprio da qui, non per insegnarle delle “tecniche” per ottenere più rapporti sessuali, ma per osservare concretamente il suo modo di entrare in relazione: come si avvicina, cosa comunica, quale spazio occupa e quanto spazio lascia all’altro, come percepisce i segnali di interesse o di distanza e cosa accade dentro di lei quando desidera qualcosa che l’altro non sembra disposto a darle. In Gestalt, il mio approccio, lavoreremmo molto sull’esperienza concreta della relazione e sul contatto: non soltanto capire razionalmente che cosa sta sbagliando, ma diventare consapevole di ciò che accade nel momento in cui entra in relazione con l’altro, anche a livello corporeo ed emotivo. L’obiettivo non sarebbe diventare meno intenso o meno umano, ma capire come poter portare queste qualità nella relazione senza che diventino, magari involontariamente, una forma di pressione o di richiesta anticipata di reciprocità. Mi sembra quindi che la sua domanda possa essere un ottimo punto di partenza per un percorso. Io ricevo a Milano il lunedì e il giovedì. Se vuole, può contattarmi per un primo colloquio e possiamo capire insieme se il mio approccio può essere adatto a ciò che sta cercando.


È comprensibile essere stanchi quando senti di investire molto nelle relazioni senza trovare la reciprocità che desideri. In terapia possiamo osservare concretamente cosa accade nel passaggio dalla conoscenza iniziale alla costruzione di un legame, individuando eventuali schemi relazionali da modificare senza colpevolizzarti. Se vuoi lavorare davvero su questo aspetto, possiamo iniziare un percorso insieme, anche in presenza, orientato a costruire relazioni e intimità più soddisfacenti.


Buongiorno, credo possa essere utile un percorso psicologico, soprattutto perché lei non sembra cercare semplicemente “tecniche” per conoscere più persone, ma vuole comprendere cosa accade nel passaggio tra un primo contatto positivo e la difficoltà nel costruire una reciprocità. Potrebbe essere interessante esplorare insieme al professionista le sue modalità relazionali, le aspettative, il modo in cui manifesta interesse e anche cosa intende quando dice di essere una persona “intensa” e di dare molto agli altri. L’obiettivo non sarebbe individuare semplicemente “cosa sbaglia”, ma comprendere eventuali dinamiche ricorrenti e costruire modalità relazionali che le permettano di esprimere ciò che desidera rispettando contemporaneamente sé stesso e i segnali dell’altra persona.

Dott.ssa Vanessa Giachetto

Dott.ssa Vanessa Giachetto

psicologo

San Donà di Piave

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Salve mi pare di capire che queste dinamiche diventano sempre ricorrenti quando lei propone un'uscita o qualsiasi altra attività anche in gruppo. Bisognerebbe approfondire gli approcci, le dinamiche che mette in campo quando si relaziona con le altre persone. Le consiglio un percorso psicologico in modo da comprendere insieme al professionista se è in atto una disfunzionalità. Buona giornata


Buongiorno, credo che un percorso psicoterapeutico a orientamento psicoanalitico possa essere indicato per la sua richiesta. Più che partire dall’idea di individuare cosa sbaglia, si potrebbe cercare di comprendere cosa accade nelle sue relazioni, quali dinamiche tendono a ripetersi e cosa può rendere difficile, proprio nel passaggio dalla conoscenza alla relazione, la costruzione di una reciprocità. Il lavoro potrebbe permetterle di osservare più da vicino il suo modo di entrare in relazione, i suoi desideri, le aspettative e le modalità con cui si pone nei confronti dell’altro, creando nel tempo la possibilità di una trasformazione della sua esperienza relazionale. Resto a disposizione. Un saluto


Buonasera, mi sembra significativo che lei stia cercando di comprendere non solo “cosa fare” per ottenere più reciprocità, ma anche cosa accade nelle relazioni quando passa da un primo contatto positivo a una maggiore vicinanza. Un percorso potrebbe aiutarla a osservare meglio aspettative, modalità relazionali e significati che attribuisce alle risposte degli altri, così da individuare eventuali schemi ricorrenti e costruire rapporti più soddisfacenti.


Salve, capisco il suo desiderio di avere una vita affettiva e sessuale più soddisfacente e, soprattutto, di comprendere concretamente cosa possa non funzionare nelle dinamiche che si creano con le altre persone. È difficile però arrivare a una risposta senza conoscerla e senza osservare più da vicino il modo in cui entra in relazione, comunica il proprio interesse e interpreta i segnali dell'altra persona. Il fatto che lei si descriva come una persona disponibile, intensa e molto presente può essere una risorsa, ma sarebbe interessante capire anche come queste caratteristiche vengono percepite dall'altro e se, in alcuni momenti, possono essere comunicate in un modo diverso da quello che lei intende. Il percorso potrebbe quindi essere molto concreto: comprendere cosa accade nelle sue interazioni, individuare eventuali schemi che si ripetono e sperimentare modalità diverse di comunicare interesse, desiderio e intenzioni. Saluti


Buon giorno, spesso mal interpretiamo i segnali che le altre persone ci mandano ma solo perchè, a nostra volta, non comunichiamo nella maniera corretta. Che tu voglia sbloccare la tua vita affettiva e sessuale è lecito ma, prima, partirei da un percorso professionale centrato sulla tua immagine e sulla tua modalità relazionale per capire da dove arriva questo blocco. Un caro saluto


Forse la domanda non è soltanto “cosa sbaglio?”, ma “che cosa faccio io quando percepisco che l’altro non ricambia?”. A volte, nel tentativo di ottenere reciprocità, aumentiamo proprio l’investimento verso chi ce ne restituisce poca. E se invece di convincere qualcuno a sceglierci, imparassimo a riconoscere prima chi ci sta già scegliendo? Potrebbe essere interessante osservare non solo chi attrae lei, ma soprattutto chi lei continua a scegliere. Rimango a disposizione Dott.ssa Francesca Gottofredi


Buongiorno, mi sembra che lei abbia già una buona consapevolezza di ciò che desidera cambiare: non tanto imparare una “tecnica” per ottenere più rapporti sessuali, quanto riuscire a costruire relazioni in cui interesse, presenza e reciprocità possano svilupparsi in modo più soddisfacente. E credo che sia proprio da qui che potrebbe essere utile partire. Il fatto che riesca a entrare facilmente in relazione con le persone, a creare un buon clima e a essere percepito come una persona con cui è possibile confidarsi rappresenta una risorsa importante. Allo stesso tempo, lei descrive una difficoltà che sembra emergere soprattutto nel momento in cui prova a trasformare una conoscenza in qualcosa di più personale e continuativo. Più che chiederci semplicemente “cosa sbaglio?”, potrebbe quindi essere interessante osservare insieme cosa accade proprio in questa fase: quali aspettative entrano in gioco, come comunica il suo interesse, come interpreta i segnali dell'altra persona e quali modalità relazionali tende eventualmente a ripetere. Un percorso psicologico può essere utile proprio per rendere più consapevoli questi meccanismi e, partendo dalle situazioni concrete che vive, sperimentare modalità differenti di entrare in relazione, esprimere i propri bisogni e riconoscere più facilmente quando dall'altra parte c'è una reale disponibilità alla reciprocità. L'obiettivo non sarebbe trasformarla in qualcuno di diverso o insegnarle delle “strategie” per ottenere attenzione, ma aiutarla a costruire relazioni più coerenti con ciò che cerca e con il modo in cui desidera stare con gli altri. Credo inoltre che, per un lavoro di questo tipo, sia particolarmente importante trovare un professionista con cui sentirsi a proprio agio e con cui poter parlare in maniera diretta anche degli aspetti più personali della propria vita affettiva e sessuale. La possibilità di costruire una buona alleanza terapeutica è una componente importante del percorso e può permettere di lavorare concretamente, senza giudizio, anche sugli aspetti che oggi risultano più difficili da comprendere. Quindi, un primo colloquio potrebbe essere un'occasione per approfondire meglio la situazione e capire insieme quali potrebbero essere gli obiettivi del lavoro, valutando anche se sente che io possa essere la professionista adatta ad accompagnarla in questo percorso. Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o necessità.


Buongiorno! Considerati i limiti del contesto, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Frustrazione, rabbia, tristezza, senso d’impotenza arrivano forti. Poiché non dice molto di sé e della sua storia, potremmo provare a dare insieme uno sguardo al modo in cui vive la relazione con l’altro. Ho avuto la sensazione che tenda a coinvolgersi con slancio e impegno totale, senza risparmiarsi. D’altro canto, sente di ricevere una risposta freddina, distaccata, cauta. Sembra vivere l’altro come poco sintonizzato con i suoi bisogni emotivi, un altro che non è disposto ad offrire calore e reciprocità. Posso solo provare ad immaginare quanto possa essere triste e quanto sia stato difficile scrivere, accettando il rischio di un’ulteriore delusione (proprio da persone da cui ci si aspetta empatia e accoglienza). Nel leggerla, mi ha colpito molto l’uso del termine breadcrumbing: il comportamento di chi tiene l’altro legato attraverso segnali ambigui (briciole emotive), senza chiarire le proprie intenzioni e senza aprire a una reale progettualità futura. Fenomeno che potrebbe risuonare con il suo stato interno, con la dolorosa sensazione di non ricevere dall’altro tutto il “cibo” emotivo e relazionale che si desidera. Come se al ristorante, affamato e con la pancia dolorante per la sensazione di vuoto, chiedesse legittimamente la portata principale (“quando chiedo i contatti o propongo di uscire”), ma Le venissero serviti grissini e qualche striminzito antipasto (“trovo freddezza, risposte a monosillabi dopo giorni o scuse”). Se queste mie ipotesi dovessero fare eco, potremmo immaginare che gli altri commensali seguano il proprio ritmo e il proprio appetito, ordinando qualche antipasto freddo, poi tiepido, prima della portata più sostanziosa. Poiché ci si nutre anche di corpo e di sessualità, potremmo leggere in modo simile quanto le accade nel passaggio tra il clima caldo e intenso che sa creare e il momento in cui la relazione potrebbe diventare sentimentale e sensuale. Una trama che, se questa ipotesi fosse plausibile, è sempre pronta ad essere messa in scena nelle relazioni (di ieri, di oggi, di domani). Potrebbe essere prezioso concedersi l’occasione di una psicoterapia sufficientemente buona, in cui svolgere un lavoro complesso, delicato e preciso: sentire accolto il suo bisogno, analizzarlo, sentirsi legittimato a viverlo quanto più in sintonia possibile con il bisogno dell’altro. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo da un punto di vista diverso, più profondo. Se desidera, sono disponibile per un primo colloquio. Un caro saluto. Dottor Fabio Romano – Psicologo e Psicoterapeuta Psicoanalitico


Buonasera, trovo interessante che lei descriva una buona capacità di entrare in contatto con le persone: ascolta, crea confidenza, gli altri si raccontano. La difficoltà sembra comparire quando da quel contatto desidera che possa nascere qualcosa di affettivo o sessuale. Più che cercare una tecnica per essere “più efficace”, potrebbe essere utile osservare proprio questo passaggio. Che cosa cambia nel suo modo di stare con l'altra persona quando emerge il desiderio di essere scelto, di ottenere un contatto o un appuntamento? Cosa sente, cosa mostra e cosa invece trattiene? C'è anche una frase sulla quale mi soffermerei: “do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità”. Nelle relazioni, però, ciò che offriamo non produce necessariamente nell'altro lo stesso movimento. Ascolto, disponibilità e affidabilità possono creare vicinanza e fiducia senza trasformarsi necessariamente in attrazione. La reciprocità non consiste nel ricevere una quantità equivalente a ciò che abbiamo dato, ma nell'incontrare un'intenzionalità dell'altro che vada realmente nella nostra stessa direzione. Anche ciò che definisce “breadcrumbing” andrebbe quindi osservato nelle singole situazioni: un sorriso quando vi incontrate e una risposta fredda o tardiva a un invito non sono necessariamente contraddittori. Una persona può trovarsi bene con lei senza desiderare di approfondire quel rapporto. Credo quindi che la sua idea di intraprendere un percorso dal vivo possa essere interessante, soprattutto se non lo utilizzerà per imparare formule di seduzione, ma per osservare insieme a un professionista come costruisce il contatto, come esprime il desiderio, come riconosce la reciprocità e cosa accade in lei quando questa non arriva. L'obiettivo non sarebbe diventare qualcuno capace di ottenere più facilmente l'interesse altrui, ma riuscire a stare nelle relazioni mostrando anche la propria intenzionalità e imparando a riconoscere prima dove esiste realmente uno spazio per incontrarsi. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare


Buongiorno, da quello che racconta non sembra mancarle la capacità di entrare in relazione: riesce a creare rapidamente confidenza, ascolto e vicinanza. Il punto sembra emergere nel passaggio successivo, quando da un buon contatto sociale lei prova a trasformare quella vicinanza in qualcosa di più personale, affettivo o sessuale, e incontra spesso una risposta diversa da quella che si aspettava. Da un messaggio sarebbe poco corretto concludere che lei “sbaglia” qualcosa, così come non possiamo sapere se dall’altra parte ci sia davvero un comportamento intenzionalmente ambiguo. Potrebbe però essere utile osservare insieme, in modo molto concreto, come avvengono questi passaggi: quanto rapidamente aumenta l’intimità, quali segnali interpreta come interesse, come formula gli inviti, quanto spazio lascia all’iniziativa dell’altra persona e cosa succede quando la reciprocità non arriva. A volte essere molto disponibili, intensi e capaci di ascoltare può creare una forte vicinanza emotiva senza che l’altra persona la viva però come attrazione o desiderio di approfondire il rapporto. Questo può essere frustrante, ma non significa che lei valga meno o che debba diventare freddo o strategico. Un percorso psicologico dal vivo potrebbe essere utile proprio se impostato in modo molto pratico: analizzare episodi reali, distinguere interesse amicale da interesse affettivo o sessuale, capire se tende a investire troppo presto, lavorare sulla tolleranza del rifiuto e soprattutto costruire modalità di approccio che siano chiare, rispettose e compatibili con quello che desidera. Più che imparare tecniche per “ottenere” rapporti, punterei a capire come aumentare la probabilità di incontrare persone realmente disponibili alla reciprocità e come riconoscerlo prima, senza spendere molta energia in relazioni che restano sbilanciate.


La ringrazio per aver condiviso con chiarezza la sua esperienza e ciò che desidera cambiare. Comprendo quanto possa essere frustrante percepire uno squilibrio tra ciò che investe nelle relazioni e la reciprocità che riceve. Un percorso psicologico in presenza potrebbe offrirle uno spazio per osservare insieme queste esperienze e comprendere quali modalità possano aiutarla a costruire relazioni affettive e sessuali più soddisfacenti.


Buonasera, da quello che racconta sembra esserci molta energia e desiderio di costruire relazioni, ma anche una crescente frustrazione per la poca reciprocità che percepisce. Più che chiedersi soltanto cosa sbaglia, potrebbe essere utile esplorare che tipo di persone sceglie, come si muove nelle relazioni e cosa accade nel passaggio dalla conoscenza iniziale a una maggiore vicinanza. A volte, infatti, non è una questione di “fare meglio”, ma di riconoscere dinamiche relazionali che tendiamo a ripetere senza accorgercene. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a osservare questi schemi con maggiore chiarezza, senza trasformare ogni mancata reciprocità in un giudizio sul proprio valore. Le auguro di trovare relazioni in cui la sua disponibilità e il suo coinvolgimento possano incontrare altrettanta presenza e reciprocità.


Buongiorno, ha premesso che vuole connessioni reali senza teorie. Parla di teorie che segue o che le hanno suggerito? Parta dai punti di forza che ha, ad es. quello di trovare un buon clima con le persone e il fatto che le confidino cose private, il che dimostra fiducia da parte loro. Per quanto riguarda le uscite in gruppo, è socialmente pratico sia proporre, sia non prendersela se alcune uscite proposte non ottengono adesioni. La questione potrebbe essere un trovare la giusta combinazione di tempi e di affinità di interessi con i membri di un dato gruppo, o riguardare altri elementi sui criteri decisionali di quel gruppo. Per quanto riguarda le relazioni sentimentali, proprio dalla sua considerazione delle teorie parte la considerazione più interessante sulla fiducia nella razionalità dell'essere umano e del fatto che se ci fissiamo sulle cose dette dalle persone potremmo essere fuorviati. Le persone sono razionalizzatrici a posteriori dei loro comportamenti, più che razionali in senso stretto. Quindi può sentire uomini o donne che generalizzano parlando di elementi che desiderano nel partner (le donne sono tutte così, gli uomini sono tutti così, come dovrebbe essere un uomo/donna), e poi sono attratte dagli stessi tratti che criticano o da tratti che non dicono o di cui non sono totalmente consapevoli. I rapporti sono fatti non solo di dialoghi e affinità intellettuale, ma evolvono anche in base e grazie all'attrazione. Dato il disagio che ci racconta la sua idea di confrontarsi può essere costruttiva. Un/una terapeuta può aiutarla ad esplorare le dimensioni relazionali verificando quando agisce in base a determinati bias indesiderati o quando, guidato da quelli, sottostima o non rileva elementi delle situazioni che possono esserle utili. Le faccio tanti auguri. Dott. Giovanni Iacoviello


Gentile, La ringrazio per la grande trasparenza e la concretezza con cui esprime il suo obiettivo. Chiedere supporto per sbloccare la propria vita affettiva e sessuale — senza perdersi in teorie e cercando cambiamenti reali — è un atto di grande consapevolezza e legittimità. Ciò che lei descrive è un'esperienza molto diffusa e logorante: la frustrazione di dare "tantissima umanità" e ascolto, per poi ritrovarsi incastrato nel ruolo di confidante sicuro ma sessualmente/affettivamente "desessualizzato" o messo in secondo piano. Quando una persona estroversa, affidabile ed empatica incontra questo tipo di blocco sistematico, solitamente sono in atto alcuni punti ciechi relazionali su cui si può lavorare in modo molto mirato: 1. I possibili "punti ciechi" nella dinamica relazionale L'asimmetria del "Troppo e Subito" (Over-giving): Offrire ascolto profondo, presenza e grande disponibilità emotiva fin dai primi contatti crea spesso un clima di profonda fiducia e confidenza, ma rischia di eliminare la tensione, il mistero e la polarità necessaria per l'attrazione affettiva e sessuale. La chiarezza dell'intenzione (Comunicazione dell'interesse): Se l'interazione nasce o si consolida solo sul piano dell'ascolto empatico (stile "volontariato" o supporto), l'altra persona inserisce automaticamente la relazione nel cassetto delle "amicizie sicure". Trasmettere interesse sessuale e romantico richiede codici comunicativi diversi dall'ascolto protettivo (es. uso del linguaggio del corpo, flirt, gioco, dichiarazione di un interesse che non è puramente Platonico). La tolleranza del Breadcrumbing: Accettare risposte a monosillabi, ripartenze a singhiozzo e scuse dai persone a cui si è dedicato tempo e ascolto manda un segnale di svalutazione dei propri confini. Imparare a ritirare la propria attenzione al primo segnale di mancata reciprocità è il primo passo per non finire svalutati. 2. Come si imposta un percorso dal vivo per cambiare questa situazione? Un percorso psicologico o di psicoterapia focalizzato su questo obiettivo non si riduce a "teoria", ma lavora come un laboratorio di consapevolezza relazionale e comunicazione assertiva: Mappatura degli Stili di Interazione: Analizzeremo nel dettaglio come avvengono le sue conversazioni dal vivo (dove si crea il clima, come e quando chiede i contatti, come propone gli uscite). Rimodulazione dell'Investimento Emotivo: Allenare la capacità di dosare l'ascolto ed esigere reciprocità prima di investire tempo ed energia emotiva. Gestione del Flirt e dell'Intenzione Sessuale/Affettiva: Lavorare sulla disinvoltura nell'esprimere il desiderio e nell'accettare l'eventuale rifiuto senza rimanere incastrati nel ruolo di "amico di supporto". Definizione dei Confini e Autostima: Sviluppare la capacità di interrompere immediatamente il contatto con chi fa breadcrumbing, riorientando l'attenzione verso chi mostra un reale interesse reciproco. Il suo desiderio di vivere connessioni reali e una sessualità appagante è assolutamente realizzabile: si tratta solo di riallineare le sue modalità comunicative con i suoi reali obiettivi. Un percorso dal vivo è la scelta ideale per mettere a terra questi cambiamenti e fare esperimenti comportamentali concreti tra una seduta e l'altra. Resto a sua disposizione se desidera iniziare questo lavoro insieme. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

psicoterapeuta

San Mauro Pascoli

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Gentile utente, grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo e ciò che vorrebbe ottenere da un percorso. Da quello che racconta, sembra che la difficoltà non sia tanto nel creare un primo contatto con le persone, quanto nel riuscire a trasformare queste conoscenze in relazioni in cui ci siano interesse e reciprocità. È comprensibile che, dopo tanti tentativi, possa sentirsi frustrato e stanco di investire energie senza vedere un riscontro altrettanto presente dall'altra parte. Credo che un percorso potrebbe esserle utile proprio per esplorare queste dinamiche in modo concreto, senza fermarsi a spiegazioni teoriche: capire come comunica il suo interesse, quali aspettative si creano nelle prime fasi della conoscenza e come riconoscere più chiaramente la disponibilità dell'altra persona, imparando anche a investire le proprie energie dove c'è una reale reciprocità. L'obiettivo non sarebbe cercare a tutti i costi cosa c'è di sbagliato in lei, ma individuare eventuali modalità che possono essere modificate e valorizzare le risorse che già possiede, per costruire una vita affettiva e sessuale più soddisfacente.


Buonasera. Innanzitutto la ringrazio per la condivisione di un argomento così intimo. Riscontro sempre più difficoltà simili a quella che sta esprimendo lei. Non credo sia corretto attribuire le responsabilità esclusivamente al mondo che è cambiato. Probabilmente il suo cervello è abituato a intercettare delle figure alle quali è abituato per qualche ragione non così scontata. Se vuole ne possiamo parlare in un incontro. Sono specializzata nelle relazioni grazie a un master e grazie alla mia esperienza personale. Credo vivamente che anche lei possa andare incontro a un cambiamento facendo un percorso di consapevolezza. Non perda la fiducia, non è solo in questa situazione. Un caro saluto, Dott.ssa Elena De Cassan


Gentile Utente, la situazione che descrive — in cui investe molto sul piano umano ricevendo confidenze ma scontrandosi poi con freddezza, è indubbiamente frustrante. A volte, la spinta immediata a mettersi in gioco, ascoltare e offrire grande umanità rischia di posizionarla subito in una funzione di "porto sicuro" rassicurante, saturando il campo e disinnescando quella mancanza o distanza che accende il desiderio dell'altro. Un percorso psicologico può aiutarla ad analizzare la posizione inconscia che ripete in questi scambi e comprendere il copione che la relega in secondo piano. ​Un caro saluto

Dr. Alessandro Frazzetta

Dr. Alessandro Frazzetta

psicologo

San Giovanni la Punta

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Salve ho letto le sue parole, sarebbe utile sicuramente poter capire cosa mantiene questo circolo di azioni che portano sofferenza e rifiuto, sia migliorando la conoscenza dei propri pensieri che nel comprendere i segnali sociali che possano essere di apertura verso di lei. Valuti uno/a psicoterapeuta nella sua zona a cui potersi affidare, sia per supporto al momento presente sia per costruire una vita soddisfacente volta ad obiettivi futuri. Saluti.

Dott.ssa Ilaria Visone

Dott.ssa Ilaria Visone

psicologo

Pomigliano d'Arco

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Buongiorno, dal suo racconto emerge un desiderio molto chiaro: costruire relazioni affettive e sessuali nelle quali possa trovare reciprocità, senza continuare a sperimentare la frustrazione di sentirsi cercato, ascoltato e apprezzato, ma raramente scelto. Mi colpisce un passaggio: «Do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità». È un'affermazione che merita di essere approfondita, perché sembra descrivere non soltanto ciò che accade nelle sue relazioni, ma anche una particolare posizione che lei tende ad assumere nei confronti degli altri. Lei racconta di essere disponibile, affidabile, capace di ascoltare e di creare rapidamente un clima di confidenza. Sono certamente risorse importanti, ma vorrei proporle una distinzione: essere apprezzati, suscitare fiducia ed essere desiderati non sono necessariamente la stessa cosa. Una persona può sentirsi molto a proprio agio con noi, confidarsi e ricercare la nostra compagnia senza che questo implichi un interesse sentimentale o sessuale. Il desiderio dell'altro, infatti, non costituisce una ricompensa per la nostra disponibilità, né qualcosa che possiamo ottenere semplicemente comportandoci nel modo giusto. C'è poi una questione che ritengo particolarmente interessante: quando lei parla di dare molto, quanto spazio rimane per esprimere ciò che desidera personalmente? Le capita di assumere soprattutto il ruolo di chi ascolta, comprende e sostiene, lasciando in secondo piano la possibilità di manifestare apertamente il proprio interesse affettivo o sessuale? Non si tratta di suggerirle di diventare meno autentico o disponibile, ma di interrogarsi sul modo in cui entra nelle relazioni e sulle aspettative che accompagnano il suo investimento. Sul piano pratico, potrebbe essere utile imparare a riconoscere più precocemente i segnali di reciprocità, esprimere con chiarezza il proprio interesse e non continuare a investire emotivamente in rapporti nei quali l'altra persona manifesta una disponibilità limitata. Una risposta cordiale dal vivo, per esempio, non equivale necessariamente al desiderio di approfondire la conoscenza. Condivido la sua idea di intraprendere un percorso psicoterapeutico in presenza, soprattutto perché desidera comprendere qualcosa che sembra ripetersi nella sua esperienza relazionale. Un lavoro clinico potrebbe affiancare all'esplorazione dei suoi vissuti anche l'osservazione concreta delle modalità con cui si avvicina agli altri, manifesta il desiderio e affronta il rifiuto. Vorrei però lasciarle una domanda: quando incontra qualcuno che le interessa, riesce a mostrarsi come una persona che desidera oppure sente di dover prima dimostrare quanto vale, quanto sa comprendere e quanto può offrire? È una differenza sottile, ma potenzialmente significativa. Il punto non è trasformare la seduzione in una tecnica per ottenere consenso, quanto piuttosto trovare una modalità di incontro nella quale possa esprimere il proprio desiderio senza sentirsi continuamente chiamato a conquistare il riconoscimento dell'altro. Non deve necessariamente dare di più per essere desiderato. Può invece imparare a riconoscere dove il suo desiderio incontra quello di un'altra persona e dove, semplicemente, questa reciprocità non si produce. Un cordiale saluto, Giorgio Fanelli


Buongiorno, il desiderio di avere una vita affettiva e sessuale più soddisfacente è una richiesta concreta e può essere portata in un percorso psicologico o di consulenza sessuale. Dal suo racconto partirei da una distinzione: sentirsi ascoltati e stare bene durante una conversazione non significa necessariamente provare interesse sentimentale o sessuale. La confidenza non è sempre un invito a un’intimità diversa. Questo non svaluta ciò che lei offre. Significa però che disponibilità, affidabilità e attenzione non possono garantire reciprocità: il desiderio dell’altra persona non è una ricompensa per quanto siamo capaci di dare. Anche una risposta cordiale dal vivo, seguita da scarso interesse a incontrarsi, non basta da sola a parlare di breadcrumbing. Per lavorare in modo pratico sarebbe utile ricostruire alcuni episodi precisi: come manifesta il suo interesse, quando propone di uscire, quale risposta riceve e che cosa fa dopo. Si può osservare se il coinvolgimento è reciproco, se le sue intenzioni sono comprensibili e se tende a investire molto prima di conoscere la disponibilità dell’altro. Un invito chiaro e rispettoso lascia spazio anche a un rifiuto; risposte vaghe ripetute possono essere considerate un motivo per non continuare a investire in quella conoscenza. Un percorso su difficoltà relazionali, intimità e sessualità può aiutarla a riconoscere questi passaggi e a sperimentare modi diversi di stare nelle relazioni. L’obiettivo non è prometterle più rapporti sessuali, ma costruire occasioni di incontro in cui desiderio, consenso e reciprocità abbiano spazio. Un cordiale saluto, Dott.ssa Sabrina Gatti


Buongiorno, mi colpisce il contrasto che descrive tra la facilità con cui riesce a creare un clima di confidenza e la difficoltà a trasformare questa vicinanza in un interesse reciproco, affettivo o sessuale. È comprensibile che, dopo tanti tentativi, questa discrepanza le provochi frustrazione e la faccia sentire poco ricambiato. Credo che un percorso psicologico possa esserle utile, non tanto per imparare tecniche per ottenere più rapporti sessuali, quanto per comprendere cosa accade nel passaggio dalla conoscenza iniziale alla possibilità di costruire un legame. Per esempio, potrebbe essere interessante esplorare come comunica il proprio interesse, quali persone tende a scegliere e quanto spazio lascia alla possibilità che l'altro non sia interessato, senza vivere questo come una svalutazione personale. Essere una persona disponibile, intensa e affidabile è una risorsa, ma non garantisce automaticamente reciprocità: la confidenza, infatti, non coincide necessariamente con l'attrazione. Questo non significa che lei abbia qualcosa che non va, ma che forse ci sono dinamiche che vale la pena comprendere meglio, anche osservando situazioni concrete anziché cercare una formula valida per ogni incontro. Il suo desiderio di passare dalla teoria a un cambiamento reale mi sembra un buon punto di partenza. Un professionista potrebbe aiutarla a individuare modalità relazionali più soddisfacenti e a riconoscere prima dove esiste un interesse condiviso, così da investire le sue energie in rapporti in cui non debba essere sempre lei a sostenere la relazione.


Buongiorno, dalle sue parole arriva tutta la fatica di chi si mette davvero in gioco nelle relazioni e, nonostante l'impegno, si ritrova a vivere ripetutamente esperienze di distanza, incertezza o mancata reciprocità. È comprensibile che, col tempo, questo possa generare scoraggiamento, rabbia e la sensazione di essere sempre quello che investe di più. Leggendo il suo racconto, non penso tanto a qualcosa che lei stia necessariamente "sbagliando", quanto a una dinamica che sembra ripetersi e che merita di essere compresa con maggiore profondità. Spesso il punto non è quanto diamo agli altri, ma come si costruisce l'incontro tra i bisogni, le aspettative e i modi di stare in relazione di entrambe le persone. Trovo molto importante che lei abbia individuato un obiettivo concreto e che desideri guardare con onestà a ciò che accade nelle sue relazioni. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per comprendere meglio questi schemi ricorrenti, valorizzare le sue risorse e costruire relazioni più soddisfacenti e reciproche, senza rinunciare alla sua autenticità. Le auguro di trovare il professionista con sui sentirsi accolto e compreso. Se lo desidera, sarei felice di accompagnarla in questo percorso


Ecco una proposta, con lo stesso registro: --- Buongiorno, la sua richiesta è chiara e legittima. Il fatto che lei riesca a creare facilmente un buon clima e che le persone si confidino con lei è una risorsa importante. Il punto su cui lavorare sembra essere il passaggio successivo, quello in cui la conoscenza dovrebbe trasformarsi in una relazione più personale. Quando questo schema si ripete con persone diverse, può valere la pena osservare alcuni aspetti. Il ruolo di ascoltatore e confidente, se si consolida, può portare l'altro a collocare la relazione su un piano amicale, rendendo più difficile il cambio di registro. Anche l'intensità con cui ci si mette in gioco, pur nascendo da un'intenzione positiva, può a volte essere percepita come una richiesta di coinvolgimento che l'altra persona non è ancora pronta a ricambiare. Infine, la sensazione di dare molto senza ricevere può generare aspettative che, anche senza volerlo, emergono nel modo di proporsi. Sono ipotesi, non conclusioni: per capire davvero cosa accade servono un confronto diretto e l'analisi di situazioni concrete. Un percorso dal vivo, orientato agli obiettivi e centrato sulle sue modalità relazionali, può aiutarla proprio in questo. L'obiettivo è comprendere cosa succede in quel passaggio e sperimentare modalità diverse, senza snaturare la persona che è. Cordiali saluti, Dott. Ivan Vernarelli


Buongiorno, mi sembra una domanda molto interessante da affrontare in un contesto di psicoterapia. visiti il mio profilo e mi scriva se vuole iniziare un percorso.


Buongiorno, leggendo le sue parole mi ha colpito soprattutto una cosa: sembra che per lei la difficoltà non sia tanto entrare in relazione con gli altri, quanto riuscire a trasformare un primo contatto positivo in una conoscenza che abbia continuità e reciprocità. Capisco quanto possa essere frustrante investire energie, attenzione e disponibilità nelle persone e ritrovarsi poi davanti a risposte fredde o poco interesse. Vorrei però proporle una riflessione: il fatto che qualcuno si trovi bene con noi, si apra e ci racconti aspetti personali della propria vita non significa necessariamente che desideri approfondire quel rapporto sul piano affettivo o sessuale. Sono due dimensioni che possono incontrarsi, ma non sempre coincidono. Questo non significa che lei stia sbagliando qualcosa. Potrebbe però essere utile osservare come nascono queste conoscenze, quali segnali di interesse reciproco emergono e cosa accade nel momento in cui prova a fare un passo ulteriore. Mi sembra anche importante distinguere il desiderio di avere più esperienze sessuali da quello di costruire legami affettivi: sono entrambi desideri legittimi, ma possono richiedere modalità relazionali e aspettative differenti. Un percorso psicologico può certamente avere un taglio concreto. Ad esempio, si potrebbero analizzare situazioni realmente vissute, riconoscere eventuali dinamiche ricorrenti e sperimentare modi diversi di comunicare il proprio interesse, rispettando sia i suoi bisogni sia quelli dell’altra persona. Partirei proprio da qui, senza cercare necessariamente qualcosa di sbagliato in lei, ma provando a comprendere cosa accade nelle sue relazioni. Le auguro di trovare uno spazio in cui poter lavorare su questi aspetti con la concretezza che sta cercando.


Salve, è comprensibile sentirsi frustrati quando si investe molto nelle relazioni senza percepire la reciprocità desiderata. Tuttavia, creare un bel clima e instaurare confidenza non significa necessariamente che l'altra persona provi un interesse affettivo o sessuale. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere come si costruiscono le sue interazioni, come comunica il proprio interesse e come riconoscere più precocemente la reciprocità, senza rinunciare alla sua spontaneità. L'obiettivo non è diventare più efficace a ogni costo, ma trovare modalità di relazione che le permettano di esprimere i propri desideri rispettando quelli altrui e senza sentirsi costantemente messo in secondo piano.


Gentile, se sente la necessità di contattare un professionista e iniziare un percorso psicoterapeutico, potrebbe essere un'opportunità per diventare più consapevole delle proprie modalità relazionali. Cordialità.


Gentile utente, mi sembra che la fatica maggiore sia sentire poca reciprocità dopo essersi coinvolto molto. Un clima confidenziale, però, può avere significati diversi per le persone e non chiarisce da solo l’interesse affettivo o sessuale. Un lavoro concreto potrebbe partire da alcuni incontri: come esprime il proprio interesse, quali risposte riceve e quanto continua a investire quando l’altro rimane distante. Il desiderio di connessione merita spazio, insieme alla possibilità di riconoscere prima dove l’interesse è reciproco. Un caro saluto, Dott.ssa Giada Di Veroli


Salve, la ringrazio per aver descritto con chiarezza ciò che sta vivendo e ciò che desidera ottenere. Comprendo la frustrazione che può nascere quando l'investimento nelle relazioni non sembra trovare una reciprocità. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare le dinamiche che si attivano nei momenti in cui cerca di trasformare una conoscenza in un rapporto più intimo, individuando modalità relazionali più funzionali ai suoi obiettivi. L'intento non sarebbe quello di snaturare il suo modo di essere, ma di aiutarla a valorizzare le sue risorse e a costruire relazioni più reciproche e soddisfacenti. Un cordiale saluto.

Dott.ssa Mariarita Nocella

Dott.ssa Mariarita Nocella

psicologo clinico

Mondragone

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Se vuole ne parliamo. Quello che penso, da quello che ho letto, è che ci sia da prendere in considerazione alcuni modi, alcuni come, che forse potrebbero essere resi maggiormente adeguati e graditi.


Buona sera, trovo positivo il suo desiderio di mettersi in discussione e di lavorare concretamente su una difficoltà che sembra generare frustrazione e senso di mancata reciprocità. Credo che un percorso psicologico possa esserle utile non tanto per imparare tecniche per ottenere l'interesse degli altri, quanto per comprendere meglio le dinamiche che si attivano nelle relazioni: come comunica il proprio interesse, quali aspettative si costruisce, come interpreta i segnali di disponibilità e quanto spazio lascia all'iniziativa e alla reciprocità dell'altro. Essere una persona disponibile, intensa e capace di creare connessioni è una risorsa, ma è altrettanto importante imparare a non investire energie in rapporti sbilanciati. L'obiettivo non è cambiare la propria personalità, ma trovare modalità relazionali che le permettano di esprimersi senza perdere di vista i propri bisogni. Le auguro di trovare un professionista che la accompagni verso relazioni che abbiano maggiore spontaneità, fiducia e reciprocità. Un caro saluto


Gentile utente, comrpendo bene la stanchezza di investire in rapporti senza arrivare alla reciprocità che desidera. Da quello che descrive, la sua difficoltà sembra essere legata al momento del passaggio tra la conoscenza iniziale e l'intimità. Un percorso con un professionista potrebbe essere utile per comprendere meglio le dinamiche che si attivano e che potrebbero ripetersi nella diverse relazioni e anche ad esplorare le aspettative presenti. Un caro saluto


Gentile utente, ha già scelto di intraprendere un percorso che potrà esserle utile per approfondire alcuni aspetti di ciò che la fa soffrire. Segua il suo desiderio! Un caro saluto

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.