Gentilissim3 Professionist3, sono un uomo di 31 anni. Dico chiaramente che oggi ciò che cerco è sblo
Gentilissim3 Professionist3, sono un uomo di 31 anni. Dico chiaramente che oggi ciò che cerco è sbloccare la mia vita affettiva e sessuale: vorrei capire come interagire in modo efficace per avere più rapporti sessuali e creare connessioni reali senza perdermi in teorie. Mi metto molto in gioco (es. nel volontariato), sono estroverso, ascolto, creo subito un bel clima e le persone mi confidano cose private. Il problema arriva dopo: quando chiedo i contatti o propongo di uscire (anche in gruppo), trovo freddezza, risposte a monosillabi dopo giorni o scuse, pur rivedendole poi sorridenti dal vivo. Ricevo continuo breadcrumbing. Sono una persona intensa e affidabile, do tantissima umanità ma non ricevo reciprocità e vengo sempre messo in secondo piano. Mi sono stancato di questo squilibrio. Cercavo un3 professionist3 per un percorso dal vivo per capire cosa sbaglio o cosa non vedo e cambiare questa situazione. Che ne pensate? Grazie.
5 risposte
Buongiorno, Quello che racconta mi sembra essere soprattutto una sofferenza legata alla mancanza di reciprocità: da una parte sente di mettersi molto in gioco, di creare facilmente connessioni e di essere una persona disponibile e attenta; dall’altra, quando prova a trasformare queste conoscenze in rapporti più personali, sperimenta distanza, rinvii o scarso interesse. È comprensibile che, nel tempo, questo possa generare frustrazione e la sensazione di essere sempre messi in secondo piano. In un percorso psicologico sarebbe interessante non partire dall’idea di “cosa sbaglio?”, ma provare a osservare insieme cosa accade concretamente nelle relazioni, dal primo contatto fino al momento in cui cerca maggiore vicinanza: come sceglie le persone, quali segnali coglie o tende a trascurare, cosa comunica quando mostra interesse e cosa succede emotivamente quando non riceve la risposta che desidera. L’obiettivo non sarebbe semplicemente imparare “tecniche” per ottenere più rapporti, ma comprendere meglio il proprio modo di stare nelle relazioni, costruire legami più reciproci e sentirsi più libero e sicuro anche nella dimensione affettiva e sessuale.
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Capisco perfettamente il tuo stato d'animo e la tua amarezza, nella mancanza di reciprocità che riscontri quotidianamente. Sappi comunque, che potrai uscire con fierezza e orgoglio da questo tunnel che ti porta a sentirti relegato nell'ombra e a ricevere breadcrumbing. Io sto lavorando con un ragazzo 29enne che si trovava nella stessa situazione e ora quando torna in seduta mi riferisce che le cose finalmente sono cambiate, è stato un percorso graduale. Abbiamo lavorato sulla voce, sulla postura, sui modi di interagire con gli altri, e attraverso tanti piccoli dettagli che ora gli conferiscono un certo carisma, lui appare una persona diversa e tutti nella compagnia che frequenta se ne sono accorti, ora è una persona felice. Quindi non abbatterti, sono convinta che anche tu riuscirai a raggiungere buoni risultati per godere di una vita appagante e ricca di soddisfazioni come meriti. Ti auguro quindi di trovare il professionista giusto per intraprendere questo percorso. dott.ssa Rossana d'Ambrosio esperta in neuropsicologia e neurodivergenze
Gentile utente, comprendo la sua stanchezza: mettersi in gioco, creare connessioni, mostrarsi disponibile e interessato e poi sperimentare ripetutamente poca reciprocità può generare frustrazione e portare a chiedersi cosa si stia sbagliando. Da ciò che racconta, però, non sembra emergere necessariamente un problema nella sua capacità di entrare in relazione. Anzi, il fatto che le persone si aprano con lei e che riesca a creare rapidamente un clima di fiducia rappresenta una risorsa importante. Potrebbe essere utile osservare con maggiore attenzione ciò che accade nel passaggio successivo: come sceglie le persone a cui avvicinarsi, quali segnali interpreta come interesse, come manifesta il proprio coinvolgimento e soprattutto cosa accade quando non riceve una risposta altrettanto intensa. Anche il riferimento al “breadcrumbing” merita forse di essere osservato senza fermarsi soltanto al comportamento dell'altra persona. Talvolta si può rimanere agganciati a rapporti in cui la reciprocità è molto limitata, continuando a investire nella speranza che qualcosa cambi. Imparare a riconoscere prima questi squilibri e a orientarsi verso relazioni in cui l'interesse sia maggiormente reciproco può essere un passaggio importante. Non partirei quindi dalla domanda “che cosa c'è di sbagliato in me?”, ma da una domanda più esplorativa: “quali dinamiche tendo a ripetere nelle relazioni e quali segnali potrei imparare a riconoscere prima?”. Questo potrebbe aiutarla non solo a vivere più serenamente la dimensione affettiva e sessuale, ma anche a costruire rapporti nei quali sentirsi realmente scelto e ricambiato. Il fatto che lei desideri mettersi in discussione e comprendere meglio queste dinamiche è già un importante punto di partenza. Un cordiale saluto.
Buongiorno, grazie per la sua condivisione così chiara e aperta. Credo che possa essere utile un percorso mirato a comprendere meglio che cosa non funziona nella sua vita relazionale e affettiva, non tanto per capire che cosa lei "sbaglia" ma per comprendere le sue dinamiche relazionali ad un livello più profondo: mi chiedo ad esempio quali sono le persone che lei sceglie, da chi cerca attenzioni e con chi cerca un contatto, se sceglie persone capaci di vedere il suo valore e rispettarlo, oppure se finisce per cercare una relazione da chi non la valorizza e non la merita. Sarebbe interessante provare a guardare il quadro in modo più ampio e non in un'ottica di colpevolizzazione. Se fosse interessato a cominciare un percorso, credo che l'approccio più adatto sia quello sistemico relazionale, che ha un focus specifico sulle relazioni. Se volesse approfondire la questione insieme dal vivo mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Gentile Signore, quanto descrive suggerisce un pattern relazionale doloroso, spesso sostenuto da schemi cognitivi rigidi su di sé e sugli altri, come sentirsi non prioritario. Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarla a identificare tali credenze, sperimentare nuovi comportamenti nelle interazioni e regolare le aspettative reciproche. Le suggerisco un consulto clinico dal vivo per costruire insieme un intervento personalizzato. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.



