Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e se possibile avere un consiglio, sono una ragazza di

Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e se possibile avere un consiglio, sono una ragazza di 26 anni, qualche mese fa avevo iniziato un percorso da un professionista, perché avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a trovare delle risposte, in particolare dovuto al fatto che mi sono lasciata con una persona più grande da inizio anno circa, per vari motivi, pensavo di essere io nel difetto, e di essere in colpa perché non stavo più bene come volevo e avevo preso questa decisione, ho deciso quindi di rivolgermi a una psicologa per capire, e per capirmi, avevo fatto circa 1 mese in totale di sedute o qualche di più, ad ora non vado più perché era come se stessi "sprecando" a livello economico, perché non so se mi è servito o meno, mi sento sempre allo stesso punto anche se in certi momenti sento di essere diversa nel pensare a me stessa e come sto io, però ancora sento di avere bisogno di qualcuno a cui rivolgermi, dovrei continuare da lei o cambiare? Io da una parte vorrei riprovare con la stessa perché in parte mi conosce e sa già determinate dinamiche..dall'altra non so se sia giusta..e non so come poter scegliere bene un professionista giusto, anche per un fattore economico..come posso fare?

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Ciao, da quello che racconti mi colpisce una cosa: mi sembra che, nonostante tu dica di sentirti "allo stesso punto", riconosci anche che qualcosa è cambiato nel modo in cui guardi te stessa e il tuo benessere. A volte questi cambiamenti sono più graduali di quanto ci aspetteremmo e, proprio perché avvengono lentamente, rischiano di passare inosservati. Un mese di percorso è generalmente un tempo piuttosto breve per aspettarsi cambiamenti profondi, soprattutto quando si sta elaborando la fine di una relazione e si cerca di comprendere dinamiche personali che probabilmente hanno radici più lontane. Se con la psicologa ti sei sentita accolta, ascoltata e compresa, potrebbe avere senso parlarle apertamente dei tuoi dubbi, compresa la sensazione di non sapere se il percorso stia funzionando e la difficoltà economica che stai vivendo. Confrontarsi su questi aspetti fa parte del lavoro terapeutico e può essere molto utile. Se invece senti che non si è creato un clima di fiducia o che il suo modo di lavorare non ti permette di sentirti a tuo agio, allora valutare un altro professionista può essere una scelta legittima. La relazione terapeutica è uno degli elementi più importanti del percorso. Più che chiederti quale sia il professionista "giusto", potrebbe essere utile domandarti: con questa persona mi sono sentita capita? Mi sono sentita libera di portare anche i miei dubbi? Le risposte a queste domande possono orientarti più di qualsiasi criterio esterno. Ti auguro di trovare il percorso che senti più adatto a te. Il fatto che tu stia continuando a interrogarti su ciò di cui hai bisogno è già un segnale di attenzione verso te stessa.

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Salve. Dal suo messaggio mi arriva il desiderio di capire se stessa, ma anche la paura di investire tempo, energie e denaro in qualcosa che poi possa non aiutarla davvero. È un dubbio che molte persone si trovano ad affrontare quando iniziano un percorso psicologico. Mi ha colpito una frase: "In certi momenti sento di essere diversa nel pensare a me stessa e come sto io." Anche se oggi le sembra di essere ancora "allo stesso punto", forse qualcosa si è già mosso. I cambiamenti più profondi, però, raramente si percepiscono dopo poche settimane: spesso richiedono tempo per consolidarsi e diventare più evidenti nella vita quotidiana. Un mese di percorso è generalmente un tempo molto breve per capire fino in fondo se una terapia possa essere utile. Se con quella psicologa si è sentita accolta, libera di esprimersi e compresa, potrebbe valere la pena parlarle apertamente dei dubbi che ha oggi, compreso quello legato ai costi e alla sensazione di non vedere ancora risultati. Anche questo fa parte del lavoro terapeutico. Se, invece, la sensazione è che non si sia creata una relazione di fiducia o che qualcosa non le permettesse di sentirsi davvero a suo agio, allora può essere legittimo valutare un altro professionista. Non perché qualcuno sia "più bravo" in assoluto, ma perché ogni percorso si costruisce nell'incontro tra due persone e sentirsi in sintonia è un aspetto importante. Più che cercare il professionista "perfetto", potrebbe chiedersi: con chi mi sento abbastanza al sicuro da poter parlare anche dei miei dubbi e delle mie resistenze? La risposta a questa domanda spesso orienta più di qualsiasi curriculum. Il fatto che oggi senta ancora il bisogno di uno spazio in cui comprendersi non significa che il percorso precedente sia stato inutile. Può semplicemente indicare che c'è ancora qualcosa di importante che desidera esplorare, con i tempi e il professionista che sente più adatti a lei.


Buongiorno, la domanda che pone è molto frequente e comprensibile. Quando si inizia un percorso psicologico è naturale chiedersi, dopo le prime sedute, se stia davvero funzionando oppure no. Tuttavia, un mese di percorso rappresenta spesso un tempo ancora molto iniziale, in cui si costruisce la conoscenza reciproca e si inizia a comprendere il problema più che a osservarne i cambiamenti. Dal suo racconto mi colpisce un aspetto: dice di sentirsi "allo stesso punto", ma allo stesso tempo riconosce che oggi pensa maggiormente a sé stessa e al suo benessere. Questo potrebbe essere già un primo cambiamento, anche se forse non corrisponde ancora ai risultati che sperava di ottenere. Se con quella professionista si è sentita accolta, ascoltata e libera di esprimersi, potrebbe avere senso parlarle apertamente dei suoi dubbi e della sensazione di non vedere abbastanza benefici. Un percorso terapeutico è anche uno spazio in cui confrontarsi su ciò che sta funzionando e su ciò che, invece, sembra non rispondere alle proprie aspettative. Cambiare professionista può essere una scelta valida quando non ci si sente compresi, quando manca la fiducia o quando il metodo di lavoro non risulta adatto. Se, invece, il dubbio nasce principalmente dal timore di investire tempo e denaro senza risultati immediati, potrebbe essere utile concedersi ancora un po' di tempo prima di prendere una decisione definitiva. La scelta del professionista "giusto" non dipende solo dall'approccio utilizzato, ma anche dalla qualità della relazione terapeutica che si costruisce. Sentirsi ascoltati, compresi e poter lavorare insieme verso obiettivi condivisi è uno degli elementi che più influenzano l'efficacia di un percorso. Se desidera confrontarsi sulla sua situazione e capire quale tipo di percorso possa rispondere meglio alle sue esigenze, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.


Buongiorno, personalmente le consiglierei di provare a tornare dalla psicologa che già la conosce, è normale che nel corso della terapia sorgano dubbi, si affrontano tematiche forti. Inoltre rientra nella norma che dopo 1 mese di sedute non nota cambiamenti significativi, consideri che solitamente le prime due sedute servono a noi psicologi per capire effettivamente la questione su cui è utile lavorare.


Gentile paziente, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Dalle sue parole emerge un aspetto molto importante: il fatto che abbia deciso di iniziare un percorso psicologico nasceva dal bisogno di comprendere meglio se stessa, soprattutto dopo una separazione che sembra aver lasciato molti dubbi, sensi di colpa e domande. E' abbastanza comune, dopo poche sedute, avere la sensazione di non essere cambiati o di non aver ottenuto delle risposte definitive. Un percorso psicologico, infatti, raramente porta a una trasformazione immediata: spesso il primo periodo serve soprattutto a costruire una relazione di fiducia con il professionista, ricostruire la propria storia e mettere a fuoco le dinamiche che hanno portato alla sofferenza. Un mese di lavoro può essere un inizio, ma potrebbe non essere sufficiente per vedere cambiamenti profondi e stabili. La domanda se continuare con la stessa psicologa o cambiare è molto personale. Da una parte, il fatto che lei abbia già condiviso la sua storia con lei rappresenta un vantaggio: ripartire da una base di conoscenza può permettere di entrare più rapidamente nel vivo del lavoro. Dall'altra parte, è importante chiedersi come si è sentita durante gli incontri: si è sentita ascoltata, accolta e libera di esprimersi? Ha percepito un clima di fiducia? Sentiva che il percorso stava andando nella direzione che desiderava? Se invece aveva la sensazione di non sentirsi compresa, di non riuscire a creare un'alleanza o di non trovare uno spazio adatto a lei, allora valutare un altro professionista potrebbe avere senso. Per quanto riguarda l'aspetto economico, è assolutamente legittimo considerarlo. La scelta di uno psicologo deve tenere conto anche della sostenibilità nel tempo, perchè la continuità è spesso un elemento importante. Può essere utile parlarne apertamente con il professionista, anche rispetto alla frequenza degli incontri o alle possibilità organizzative. La cosa più significativa, però, è che lei riconosce ancora il bisogno di uno spazio di supporto. Questo indica che c'è una parte di lei che sente di voler continuare a prendersi cura di sè. Non bisogna interpretare il fatto di non sentirsi ancora "arrivata" come un fallimento: a volte il cambiamento avviene gradualmente, proprio mentre si impara a guardarsi con occhi diversi. Resto a disposizione. Dott.ssa Giorgia Russo.

Dott.ssa Giorgia Russo

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Carissima, capisco il tuo dubbio, soprattutto se c'è anche un investimento economico importante. Ti farei però una riflessione: un mese di terapia è davvero poco per capire se un percorso funziona. Nella maggior parte dei casi è il tempo in cui terapeuta e paziente iniziano a conoscersi, si definiscono gli obiettivi e si costruisce quella fiducia che permette poi di lavorare davvero. Per questo motivo è difficile valutarne l'efficacia solo dopo poche sedute. Per scegliere uno psicologo tieni a mente che non esiste il professionista perfetto in assoluto, ma quello che è più adatto a te. Più che chiederti "È bravo?", prova a chiederti: Mi sono sentita ascoltata e compresa, senza sentirmi giudicata? Mi sento libera di dire anche le cose che mi mettono a disagio? Ho fiducia che insieme possiamo capire ciò che mi sta succedendo, anche se le risposte non arrivano subito? Il suo modo di lavorare ha senso per me, anche quando mi mette un po' in discussione? Attenzione però a non confondere il disagio del cambiamento con il fatto che il professionista "non sia quello giusto". A volte una terapia efficace non fa sentire meglio nell'immediato, perché porta a contatto con aspetti di sé che richiedono tempo per essere elaborati. Nel tuo caso leggo soprattutto la difficoltà di capire se fosse "normale" non vedere grandi cambiamenti dopo un mese e il peso del costo economico. Se durante le sedute ti sentivi accolta e avevi iniziato a guardarti con occhi un po' diversi, io le darei ancora un po' di tempo, magari parlando apertamente proprio di questo dubbio. Se invece non ti sei mai sentita a tuo agio o non si è creata alcuna fiducia, allora ha senso valutare un altro professionista. La relazione terapeutica è uno degli strumenti più importanti della terapia, ed è giusto che tu senta che c'è spazio per costruirla. Se sentissi il bisogno di parlarne ulteriormente puoi contattarmi quando vuoi, ricevo anche online e ti accoglierei volentieri Con affetto Dott.ssa Bacchi


Salve, la ringrazio per aver condiviso il suo dubbio. È comprensibile chiedersi se un percorso psicologico stia funzionando, soprattutto quando richiede un investimento emotivo ed economico. Un mese di terapia è spesso un tempo ancora breve per osservare cambiamenti profondi. Mi colpisce però che lei stessa riconosca un piccolo cambiamento nel modo di guardare a sé: questo potrebbe essere un segnale che qualcosa si sta muovendo, anche se non è ancora così evidente. Prima di cambiare professionista, potrebbe essere utile parlare apertamente con la psicologa di questi dubbi, condividendo la sensazione di sentirsi ancora "allo stesso punto" e le difficoltà legate ai costi. Un buon percorso terapeutico può includere anche questo tipo di confronto e, insieme, potreste valutare se proseguire, modificare la frequenza degli incontri o, se necessario, orientarsi verso un'altra soluzione. La scelta di uno psicologo non dipende solo dall'approccio teorico, ma anche dalla qualità della relazione che si costruisce. Sentirsi ascoltati, compresi e liberi di esprimere anche le proprie perplessità è un elemento fondamentale. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Gentile Utente, credo sia importante partire da un elemento: **un mese è un tempo piuttosto breve per valutare l'efficacia di un percorso psicologico**, soprattutto quando l'obiettivo non è semplicemente superare una separazione, ma comprendere dinamiche personali e relazionali più profonde. Lei stessa, infatti, dice qualcosa di interessante: *"Mi sento sempre allo stesso punto, anche se in certi momenti sento di essere diversa nel pensare a me stessa e a come sto io."* Forse qualcosa ha già iniziato a muoversi, anche se non nella forma o con la velocità che si aspettava. Prima di decidere di cambiare professionista, io porterei proprio questi dubbi alla psicologa: le direi apertamente che teme di spendere denaro senza capire dove stia andando il percorso, che non sa se le sedute siano state utili e che il costo rappresenta per lei un elemento importante. **Anche parlare di ciò che non convince della terapia fa parte della terapia.** La risposta della professionista e il modo in cui riuscirete a confrontarvi potranno aiutarla a capire se desidera proseguire con lei. Nella scelta di uno psicologo, inoltre, non cercherei necessariamente il professionista "perfetto". Mi chiederei piuttosto: *mi sento sufficientemente al sicuro con questa persona? Posso raccontarle anche ciò che mi mette in difficoltà? Mi sento ascoltata e non giudicata? Riesco, almeno gradualmente, a vedere un senso nel lavoro che stiamo facendo?* Considerando anche l'aspetto economico, può concordare fin dall'inizio obiettivi, frequenza degli incontri e sostenibilità del percorso. Una terapia deve poter trovare posto anche nella vita concreta della persona. Se sente che con la sua precedente psicologa esisteva una buona relazione, potrebbe quindi concedersi un nuovo incontro proprio per fare il punto insieme. Non sarebbe necessariamente una decisione di "ricominciare la terapia", ma uno spazio per capire se quella relazione terapeutica può ancora esserle utile oppure se è arrivato il momento di cercarne un'altra. Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

Dott.ssa Marica Romano

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Buon pomeriggio. Il mio parere è di portare questo suo stato d'animo al professionista. Nella migliore delle ipotesi il collega sarà abbastanza formato/a saper accogliere questo suo dubbio e risponderle adeguatamente; può essere l'inizio di una svolta terapeutica o la riposta può portarla a decidere di cambiare professionista. Si dia tempo. Le auguro il meglio


Buongiorno, è comprensibile avere dubbi, soprattutto quando un percorso richiede tempo e un investimento economico. Un mese di terapia spesso è un periodo molto breve per vedere cambiamenti profondi: a volte il primo obiettivo è proprio creare una buona alleanza e iniziare a comprendere le proprie dinamiche. Se con quella professionista ti eri sentita accolta potresti valutare di riprendere il percorso e parlarle apertamente dei tuoi dubbi. Anche questo fa parte del lavoro terapeutico. Un saluto Dott.ssa Mara Di Clemente


Gentilissima, mi ha colpito una frase: "non so se mi è servito o meno". Mi chiedo: che cosa si aspettava che cambiasse, dopo un mese di percorso? E mi incuriosisce anche un altro aspetto: come si è sentita con quella professionista? Perché sono due piani diversi. Un conto è percepire di non aver ancora ottenuto i risultati che sperava (e forse vale la pena chiedersi quali risultati si aspettava); un altro è non essersi sentita a proprio agio nella relazione terapeutica. La terapia, infatti, è prima di tutto un incontro tra due persone. Non esiste il professionista "giusto" in assoluto, ma quello con cui, nel tempo, si riesce a costruire un modo di lavorare che abbia senso per entrambi. Forse, prima ancora di chiedersi se cambiare terapeuta, potrebbe essere interessante chiedersi: che esperienza è stata, per lei, stare in quella stanza con quella persona? Spero che possa trovare il percorso che sente più adatto a sé. Se un giorno desiderasse un confronto, sarò lieto di offrirle il mio punto di vista. Un caro saluto, Dottor Giorgio De Giorgi


Buongiorno, intraprendere un percorso psicologico richiede fatica, lavoro su se stessi insieme al professionista che l'accompagna in una scoperta di sé per affrontare e poter vedere da altri punti di vista ciò che gli è o gli sta succedendo. La terapia richiede tempo, e molto probabilmente non basta solo un mese o due, visto che sente ancora il bisogno di continuare un percorso, secondo me potrebbe parlare al professionista a cui si è rivolta in precedenza, illustrandole i suoi dubbi e incertezze, in merito alla terapia che stavate affrontando e valutare come va, dia tempo a lei e anche alla professionista di sintonizzarsi e di creare tra di voi fiducia e una buona alleanza. Le auguro di trovare uno spazio di ascolto in cui si senta accolta, comprese e ascoltata e in cui può intraprendere un percorso per ritrovare il suo benessere. Dott.ssa Mara Colombo


Buonasera, leggendo quello che hai scritto, la sensazione che mi arriva è quella di una persona che sta cercando di capire cosa sia davvero utile per sé, più che di qualcuno che abbia "sbagliato terapeuta". Mi ha colpito quando dici che da una parte ti senti ancora nello stesso punto, ma dall'altra riconosci che in certi momenti senti di essere diversa nel pensare a te stessa. A volte siamo così concentrati ad aspettarci un cambiamento evidente da non accorgerci che qualcosa, anche se piccolo, ha già iniziato a muoversi. Un mese di percorso terapeutico è davvero un tempo molto breve per capire se una terapia può aiutare. Nella maggior parte dei casi serve un più di tempo perché si costruisca una relazione di fiducia e perché il lavoro svolto inizi a tradursi in cambiamenti percepibili. Il fatto che tu stia pensando di tornare dalla stessa professionista perché già ti conosce mi fa pensare che almeno una parte di te abbia sentito di poter costruire qualcosa con lei. Se pensi che possa valerne la pena può essere molto utile parlarle apertamente dei dubbi che hai oggi, compreso quello economico e la sensazione di non sapere se il percorso stia funzionando: questi fanno parte della terapia e possono diventare materiale prezioso su cui lavorare insieme. Non voglio dire che devi continuare per forza con lei, naturalmente può capitare anche che un professionista non sia quello più adatto in quel momento della nostra vita. Non esiste il terapeuta "perfetto". Esiste la relazione terapeutica in cui ci si sente sufficientemente compresi, liberi di portare anche i propri dubbi e di costruire insieme un modo di lavorare che abbia senso. Ti auguro di trovare uno spazio in cui tu possa continuare a fare proprio quello che hai scritto all'inizio: non cercare qualcuno che ti dica chi ha ragione o torto, ma qualcuno che ti accompagni a capire meglio te stessa. Quello, spesso, è già un ottimo punto di partenza.


Salve, sicuramente un mese o poco più è stato un periodo molto breve per poter constatare dei grandi cambiamenti a fronte di un percorso psicologico, anche perché se ha fatto una seduta a settimana o circa, con 5 o 6 colloqui ci si comincia a conoscere e non si va a lavorare ancora in profondità sulla "problematica focus", pertanto, mi sentirei di suggerirle: 1) di non aver fretta (anche se è comprensibile, non è funzionale a un cambiamento sano e permanente). 2) di ascoltarsi meglio rispetto all'origine dei propri dubbi, cioè, se sono relativi ai risultati, è stato troppo poco il tempo per poter giudicare la collega, quindi le suggerirei di riprovarci con lei; se invece i suoi dubbi sono relativi all'approccio o al feeling terapeutico instaurato con la collega, allora potrebbe provare a cercare altro/a professionista con cui instaurare un legame terapeutico di maggiore sintonia e fiducia. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

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Buongiorno a lei. Un mese è davvero molto presto per vedere dei cambiamenti. Ma se senti che a pelle la cosa non va, interrompa ora ma cerchi qualcun' altra che meglio può rispondere alle sue esigenze. buon cammino e non si demoralizzi!


Gent.ma, il dubbio che descrive è molto comprensibile. Dopo poche sedute può capitare di chiedersi se il percorso stia davvero servendo, soprattutto quando c’è anche un investimento economico da sostenere. Un mese di colloqui, però, è spesso un tempo ancora breve per valutare pienamente l’utilità di una psicoterapia. Il fatto che lei dica di sentirsi “sempre allo stesso punto”, ma al tempo stesso di notare in certi momenti un modo diverso di pensare a sé stessa e a come sta, potrebbe indicare che qualche primo movimento interno c’è stato. Le suggerirei di non decidere da sola se interrompere o cambiare, ma di portare apertamente questo dubbio alla psicologa che l’ha seguita. Può dirle che una parte di lei vorrebbe proseguire perché si sente già in parte conosciuta, mentre un’altra teme che il percorso non sia abbastanza utile o sostenibile economicamente. Da quel confronto potrà capire meglio se continuare con lei, magari concordando obiettivi più chiari, tempi e frequenza delle sedute, oppure se orientarsi verso un altro professionista. La scelta di uno psicologo non dipende solo dal curriculum, ma anche da come ci si sente nella relazione: ascoltati, accolti, non giudicati e aiutati a comprendere meglio ciò che si sta vivendo. Il fatto che lei senta ancora il bisogno di rivolgersi a qualcuno mi sembra un elemento importante da ascoltare, non da svalutare.


Buongiorno a lei e grazie per la sua domanda. Comprendo i suoi interrogativi e sono domande del tutto lecite che lei si pone. Quando si inizia un percorso di terapia o di supporto psicologico può capitare di sentirsi "fermi" o "bloccati" magari su certi schemi ricorrenti, o su certe modalità. In questi casi può essere molto utile e fruttuoso confrontarsi direttamente con il collega che la segue, spesso questo confronto può aprire nuove strade e può aiutare a comprendere meglio cosa stia accadendo. Nonostante questo lei afferma di sentirsi "diversa" rispetto a come si pensa e a come sta, e questo potrebbe essere già un indice di "movimento". Credo che non esista un professionista "giusto" in assoluto, ma uno giusto per lei sicuramente si . Potrebbe essere difficile dare una risposta alle sue domande, non perchè non siano lecite, ma perchè sono aspetti molto soggettivi. A volte il nostro "intuito" può guidarci in maniera efficace rispetto ad un professionista da scegliere, altre volte può essere utile affidarci a qualche amico che ci conosce e che conosce anche l'ambito a cui vogliamo avvicinarci. Anche internet è uno strumento che ci mette nella condizione di farci un'idea rispetto ai diversi modelli di psicoterapia del panorama. Insomma... i fattori sono molti! Le auguro una buona fortuna per la sua ricerca di un supporto adatto a lei e che questo possa essere per lei uno spazio sicuro all'interno del quale poter portare tutte le sue domande.


Buonasera, quello che racconti mi sembra molto comprensibile e, soprattutto, credo sia importante che tu non debba sentirti in colpa anche per il fatto di non sapere ancora quale sia la scelta giusta. A volte iniziare un percorso psicologico non significa trovare immediatamente delle risposte o percepire un cambiamento netto. Un mese, o poco più, può essere un tempo ancora breve per comprendere se il percorso sta realmente aiutando, soprattutto quando si stanno affrontando vissuti importanti come una separazione, il senso di colpa e il bisogno di capire meglio se stessi. Il fatto che tu abbia notato, anche solo in alcuni momenti, di guardare te stessa e ciò che provi in modo un po' diverso è comunque un elemento che merita attenzione. Potrebbe essere utile chiederti non soltanto “sto già meglio?”, ma anche “che cosa sta iniziando a cambiare nel modo in cui mi penso e mi ascolto?”. Per quanto riguarda la scelta se continuare con la stessa psicologa o rivolgerti a un'altra persona, non esiste una risposta valida per tutti. Il fatto che lei conosca già la tua storia può essere un punto di partenza importante; allo stesso tempo, è altrettanto legittimo sentire il bisogno di provare una relazione terapeutica diversa. Anche il sentirti accolta, compresa e libera di parlare di ciò che provi, compresi i tuoi dubbi sul percorso, è un aspetto fondamentale. Potresti persino condividere con la tua psicologa proprio queste perplessità: “Non so se questo percorso mi stia aiutando e ho anche qualche difficoltà economica: secondo te come potremmo capire insieme se ha senso continuare?”. La sua risposta potrebbe già offrirti qualche elemento in più per orientarti. E, soprattutto, non considererei il denaro speso come necessariamente “sprecato”: anche un percorso breve può averti permesso di fermarti, interrogarti e iniziare a guardare alcune cose da una prospettiva diversa. Se senti ancora il bisogno di avere uno spazio per comprenderti meglio, forse la domanda più importante non è tanto trovare subito il professionista giusto, quanto trovare uno spazio nel quale tu possa sentirti sufficientemente al sicuro per capire, con calma, di cosa hai bisogno. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta


Buon pomeriggio, quello che descrive è un dubbio molto comune. Dopo poche sedute è difficile capire se un percorso stia realmente funzionando, soprattutto quando si arriva con il desiderio di trovare risposte rapide. Un mese di terapia, nella maggior parte dei casi, rappresenta ancora una fase iniziale, perchè è il tempo in cui si costruisce la relazione terapeutica, si definiscono gli obiettivi e si inizia a comprendere il funzionamento della persona. È quindi possibile che lei abbia percepito qualche cambiamento nel modo di guardare a sé stessa, ma non ancora un beneficio tale da sentirsi risolta. Più che chiedersi se la psicologa sia quella giusta, potrebbe essere utile domandarsi se si è sentita accolta, compresa e se il lavoro che stavate facendo aveva una direzione. Se la risposta è sì, potrebbe valere la pena riprendere il percorso e condividere apertamente anche i suoi dubbi, compresi quelli economici e la sensazione di non vedere ancora risultati. Se invece ha avuto la sensazione di non sentirsi compresa, di non riuscire a instaurare un'alleanza terapeutica o di non condividere il metodo di lavoro, allora può essere legittimo valutare un altro professionista. Cambiare non significa aver sbagliato, ma cercare l'incontro terapeutico più adatto alle proprie esigenze. Ricordi anche che la terapia è un processo che richiede tempo, continuità e una buona collaborazione tra terapeuta e paziente. Un caro saluto

Dott.ssa Chiara Mariotti

Dott.ssa Chiara Mariotti

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Grazie per aver condiviso con onestà questo dubbio, che è molto comune e del tutto legittimo, soprattutto quando si affronta per la prima volta un percorso di terapia e non si ha ancora un metro di paragone per capire cosa aspettarsi. Per prima cosa vorrei specifdicare che, per una psicoterapia ben fatta serve del tempo, non tanto ma almeno qualche seduta per inquadrare appieno la sua situazione, non si sta parlando di "riparare" qualcosa o guarire un malanno specifico, vedi la febbre o un braccio rotto. Spesso nella psicoterapia cio su cui si lavora è l'esistenza vera e propria della persona, e non sarebbe ne corretto ne utile proporre interventi in maniera frettolosa e raffazionata, con il giusto professionista però già dopo poche sedute può venire fuori il problema e su cosa lavorarre. Voglio innanzitutto darle un dato scientifico preciso che può aiutarla molto a inquadrare la sua situazione: le ricerche più solide sull'efficacia della psicoterapia, condotte su campioni molto ampi di pazienti seguiti in contesti naturalistici (non in laboratorio, ma nella pratica clinica reale), mostrano in modo abbastanza convergente che il cambiamento clinicamente significativo, cioè un miglioramento stabile e misurabile, richiede in media tra le 11 e le 19 sedute, mentre un cambiamento più affidabile ma meno consolidato può manifestarsi già dopo circa 10 sedute. Con circa un mese di percorso, quindi verosimilmente attorno alle 4-5 sedute, lei si trova ancora ben al di sotto di questa soglia minima secondo i dati della ricerca, il che significa che la sensazione di essere "sempre allo stesso punto" non indica affatto che il percorso non stia funzionando o che i soldi investiti siano stati sprecati, ma riflette semplicemente la fisiologia normale e documentata scientificamente del processo terapeutico, che richiede tempo per consolidarsi. Anzi, il fatto che lei stessa noti dei momenti in cui si sente diversa nel modo di pensare a sé e al proprio stato, per quanto ancora incostanti, è un segnale positivo e coerente con quello che la ricerca definisce l'andamento tipico atteso nelle fasi iniziali di un percorso, in cui i primi cambiamenti percettivi spesso precedono, anche di diverse settimane, un cambiamento più stabile e integrato. Riguardo alla sua domanda specifica su come scegliere se continuare con la stessa psicologa o cambiare, qui la letteratura scientifica offre un'indicazione molto chiara e robusta: il fattore più predittivo dell'esito positivo di una psicoterapia, confermato da una delle meta-analisi più ampie mai condotte in questo campo, con oltre 30.000 pazienti analizzati, non è il numero di sedute effettuate né la tecnica specifica utilizzata dal professionista, ma la qualità dell'alleanza terapeutica, cioè quanto lei si sente realmente ascoltata, compresa e a proprio agio nel rapporto con quella specifica persona, indipendentemente dall'approccio teorico che utilizza. Questo dato ha un'implicazione molto concreta per la sua scelta: se, al di là del dubbio sull'efficacia percepita finora, lei sente che con questa psicologa il rapporto di fiducia era comunque presente e che si sentiva compresa, allora vale scientificamente la pena dare al percorso più tempo, magari altre 8-10 sedute, prima di trarre conclusioni definitive, anche perché lei stessa riconosce il valore concreto di una professionista che già conosce alcune delle sue dinamiche personali e relazionali, un vantaggio che ricominciare da zero con qualcun altro comporterebbe di perdere temporaneamente, dovendo ricostruire quella base di conoscenza reciproca. Se invece, riflettendoci con onestà, il dubbio non riguarda tanto il tempo trascorso ma proprio la qualità di quel rapporto, cioè se non si è mai sentita davvero compresa o a proprio agio con lei, allora questo sarebbe un segnale diverso e più importante, che giustificherebbe la ricerca di un professionista diverso, indipendentemente da quante sedute abbia già fatto. Riguardo al fattore economico, che capisco essere un elemento concreto e non secondario nella sua decisione, il consiglio più pratico e onesto che posso darle è di essere trasparente su questo aspetto direttamente con la psicologa, se decide di riprendere il percorso con lei: una professionista seria è normalmente in grado di aiutarla a definire insieme obiettivi più chiari e circoscritti nel breve-medio termine, magari anche rivedendo la frequenza degli incontri in base alle sue possibilità, così che lei non si trovi a dover scegliere alla cieca tra continuare indefinitamente o interrompere del tutto, ma possa costruire un percorso con tempi e costi più sostenibili e realistici per la sua situazione attuale, si può iniziare con cadenza bisettimanale, in base allla gravità o si può vedere se ci sono possibilità di consulti a prezzi calmoerati o presso altri professionisti. Infine, se dovesse decidere di cercare un nuovo professionista, in generale i criteri più utili su cui basarsi, secondo le evidenze disponibili, sono proprio la qualità del rapporto percepito fin dai primi incontri (che lei può valutare concretamente già dal primo o secondo colloquio conoscitivo, senza dover per forza impegnarsi subito in un percorso lungo), la chiarezza con cui il professionista le spiega il proprio approccio e gli obiettivi concordati insieme, e la sua disponibilità a discutere apertamente anche di aspetti pratici come i costi e la frequenza degli incontri. Spero di essere stato di aiuto, rimango a disposizione Dott. Marco Scaramuzzino


Buongiorno a lei! il dubbio che sta vivendo è frequentissimo. Da una parte c'è il timore di sprecare risorse, dall'altra il desiderio di non ripartire da zero con uno sconosciuto. Riconoscere questo vissuto è già un ottimo segnale: lei sa ascoltarsi molto bene, se lo riconosca. Contestualmente a questo mi sento di dirle che un solo mese rientra ancora una fase di valutazione. In sole 3-4 sedute è normale non vedere ancora cambiamenti sbalorditivi. Tuttavia, la sensazione di essere "allo stesso punto" non va ignorata! Il mio consiglio è di parlarne con la terapeuta e fissare un'ultima seduta di verifica, dicendole apertamente che vuole continuare, ma ha bisogno di capire quali obiettivi concreti state inseguendo e come misureremo i progressi. Un buon professionista accoglierà questo dubbio per dare una direzione più chiara al percorso. In psicoterapia cognitivo-comportamentale ad esempio, il lavoro non è mai un semplice sfogo, ma si basa su traguardi definiti. Se la terapeuta si mostra aperta a questo tipo di lavoro strutturato, vale la pena proseguire. Se il percorso rimane troppo vago, allora avrà motivi concreti per cambiare. Ascolti il suo bisogno di chiarezza... Parlarne apertamente la aiuterà a capire subito quale strada intraprendere. Le auguro un felice proseguimento!


Salve, i dubbi che si pone sono giusti. Chiaramente io non conosco la collega e non posso dire se sia giusta per lei oppure no. Quello che posso dirle è magari di parlare di questi dubbi con la sua psicologa, anche perchè in un lavoro di questo tipo c'è bisogno di tempo per ottenere risultati.

Dott. Ivan Avella

Dott. Ivan Avella

psicologo

Cava de' Tirreni

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Gentilissima utente, la ringrazio molto per la domanda posta. E’ molto importante ciò che Lei sta chiedendo poiché permette ai professionisti della salute mentale di esplorare tale argomento. La premessa che le faccio è che questi aspetti, dal mio punto di vista, posso essere esplorati proprio con la sua terapeuta. La psicoterapia comporta un lavoro su se stessi e tale faticoso lavoro richiede pazienza, tolleranza della frustrazione (poiché non vediamo immediatamente dei risultati) e coincide con un percorso che può essere più o meno lungo, in base agli obiettivi terapeutici concordati. Relativamente ai dubbi in merito alla spesa da affrontare, come Lei stessa ha notato, la psicoterapia ha un costo che può non essere così accessibile, dietro quel costo ovviamente ci sono diversi fattori, tra cui l’enorme investimento e la perpetua formazione necessaria per svolgere tale lavoro. Anche qui, ciò che mi sento suggerirle è di avere un confronto con la sua terapeuta in merito al costo, manifestando i suoi dubbi e le sue difficoltà. Infine, per risponderle riguardo a come scegliere il professionista giusto, personalmente ritengo che tra i fattori più rilevanti (oltre ai requisiti formativi e alle competenze professionali) ci sia la capacità del professionista di essere nella relazione con il suo paziente. E’ importante, a mio avviso, tenere a mente che a ciò contribuisce non solo il terapeuta ma anche il paziente, rendendosi disponibile a stare in tale relazione terapeutica. Le auguro buon percorso! Dott.ssa Flavia Maietti


Non è una risposta facile, per diversi motivi! in primo luogo direi che un mese di terapia può essere molto poco ( ipotizzo una seduta a settimana perchè tu non lo specifici): tuttavia, la relazione tra un terapeuta ed il suo assistito deve contenere un pathos di fiducia e di relazione. Andare perchè hai già parlato e quindi conosce il tuo problema, può significare anche molto poco! Tieni conto che un percorso terapeutico, non si fa a livello solo " razionale "; coè, tu racconti, lai di spiega delle cose, tu le capisci razionalmente, ma non entrano nel campo emotivo! Ecco, questo non serve! l'importanza dell'emotivo, lo spieghi tu quando dici che non sentivi più di stare con quella persona! E' normale! le relazioni affettive funzionano fino a quando cè amore, affetto ...mentre invece tu ti sentivi in colpa perchè non sentivi più quelle cose. Quindi, direi dhe è importante che tu ti fai ancora seguire da un terapeuta, ma con lui/lei devi trovarti bene, devi avere voglia di andare ... in quel caso anche l'aspetto ecomomico che tu citi perde un pò di peso.


Gentile paziente, non entro nei merito del lavoro terapeutico della collega che l ha seguita. Posso solo dirle che la terapia non ha un periodo prestabilito e le tempistiche possono variare in base a diverse variabili. Valuti se riprendere il percorso con la stessa terapeuta o con un altro/a non tanto basandosi sul raggiungimento degli obiettivi che si è preposta e le risposte che vorrebbe trovare ma alla relazione che sente di aver instaurato col professionista che l'accompagnerà nel suo percorso.

Dott. Marco Leone

Dott. Marco Leone

psicoterapeuta

Cagliari

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Dal suo messaggio emerge una riflessione molto comune tra chi intraprende un percorso psicologico per la prima volta: il dubbio se stia davvero funzionando e se abbia senso continuare a investire tempo, energie ed anche risorse economiche. Vorrei innanzitutto soffermarmi su un aspetto che mi ha colpito. Lei scrive di sentirsi "sempre allo stesso punto", ma subito dopo aggiunge che, in alcuni momenti, sente di essere diversa nel modo di pensare a sé stessa e a come sta. Questa apparente contraddizione è molto interessante. Spesso, quando si attraversa un periodo di sofferenza, si tende a valutare i cambiamenti solo sulla base di come ci si sente emotivamente. In realtà, i primi segnali di un cambiamento possono manifestarsi proprio nel modo in cui si inizia a guardare sé stessi, le relazioni e ciò che è accaduto, anche se il dolore non è ancora del tutto diminuito. Un mese circa di percorso è generalmente un tempo piuttosto breve per comprendere a fondo il proprio funzionamento e osservare cambiamenti stabili, soprattutto quando il motivo della richiesta riguarda una relazione significativa, i sensi di colpa e il bisogno di capire meglio sé stessi. Il lavoro psicologico richiede spesso un tempo sufficiente per costruire una conoscenza reciproca e individuare quei meccanismi che, magari da anni, influenzano il modo di vivere le relazioni e le scelte. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, uno degli obiettivi principali è proprio comprendere come alcune convinzioni, alcuni modi abituali di interpretare gli eventi e di rapportarsi agli altri possano contribuire a mantenere la sofferenza. Nel suo caso, ad esempio, sarebbe interessante approfondire come mai, dopo aver preso una decisione che sentiva necessaria per il suo benessere, abbia avvertito così fortemente il bisogno di attribuirsi la colpa. Capire da dove nasce questa tendenza potrebbe essere molto più importante che trovare una risposta definitiva sulla relazione ormai conclusa. Rispetto alla scelta se continuare con la stessa professionista o cambiare, credo che la domanda più utile non sia tanto "è quella giusta?", ma piuttosto "come mi sono sentita con lei?". Si è sentita ascoltata? Compresa? Ha avuto la sensazione che ci fosse una direzione nel lavoro che stavate facendo? Ha potuto parlare liberamente anche dei suoi dubbi? Sono questi aspetti che spesso permettono di capire se vale la pena proseguire. Se il dubbio principale riguarda il fatto di non aver visto risultati sufficienti in così poco tempo, potrebbe essere utile concedersi un confronto sincero con la professionista stessa. Parlare apertamente della sensazione di essere ferma, delle aspettative che aveva e anche del peso economico del percorso può essere molto costruttivo. Un buon percorso psicologico dovrebbe lasciare spazio anche a questo tipo di dialogo. Naturalmente può capitare che una persona senta di non aver trovato il professionista più adatto alle proprie esigenze. Anche questa è una possibilità legittima. Tuttavia, prima di cambiare, credo possa essere utile chiedersi se il desiderio di interrompere nasca dal fatto di non sentirsi compresa oppure dalla frustrazione di non vedere cambiamenti rapidi. Sono situazioni molto diverse e meritano riflessioni differenti. Mi sembra significativo anche che, nonostante i dubbi, lei senta ancora il bisogno di avere qualcuno con cui confrontarsi. Questo suggerisce che riconosce il valore di uno spazio dedicato a comprendere sé stessa. Ascoltare questo bisogno può essere importante, perché spesso rappresenta una risorsa più che un segnale di debolezza. Se deciderà di riprendere un percorso, un approccio cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla proprio a dare un senso a queste dinamiche, comprendendo come si siano sviluppati alcuni schemi relazionali, il ruolo del senso di colpa, il modo in cui valuta sé stessa e come tutto questo influenzi le sue scelte affettive. L'obiettivo non è semplicemente superare una delusione sentimentale, ma conoscersi più a fondo affinché esperienze simili possano essere affrontate con maggiore consapevolezza in futuro. Il fatto che oggi si stia ponendo queste domande dimostra che il desiderio di comprendersi è ancora vivo. A volte il cambiamento non si misura dal numero di sedute fatte, ma dalla disponibilità a continuare a esplorare sé stessi con curiosità, pazienza e senza pretendere risposte immediate. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, in qualsiasi percorso psicologico è importante la creazione di un rapporto tra clinico ed utente, il quale richiede tempo per essere costruito in modo solido. La creazione del rapporto è parte integrante della terapia e non può prescindere da essa, in quanto vanno di pari passo, tuttavia richiedono tempo per crearsi, ed i risultati non sono spesso immediati. La costanza in ciò ha un ruolo importante


Gentile utente, il dubbio che esprime è estremamente prezioso, poiché tocca il cuore dell'alleanza terapeutica. Secondo la prospettiva sistemico-relazionale, la sensazione di "rimanere sempre allo stesso punto" o di "sprecare risorse" indica che il percorso precedente necessitava di un momento di metacomunicazione, ovvero di uno spazio in cui poter esprimere apertamente alla terapeuta i propri dubbi, la percezione di stallo e la sostenibilità economica del contratto terapeutico. Spesso, le difficoltà che incontriamo nel definire i confini delle relazioni affettive (come nella fine della sua storia precedente) si riflettono in modo isomorfo nella relazione con il professionista, rendendo difficile esprimere la propria insoddisfazione e portando a un'interruzione brusca anziché a un confronto. Per orientarsi nella scelta, la domanda da porsi non è solo "chi è il professionista giusto in assoluto", ma "in quale relazione mi sento libera di co-costruire i miei obiettivi?". Se sceglierà di riprovare con la sua precedente terapeuta, sarà fondamentale iniziare condividendo con lei i dubbi sul passato stallo e le sue reali disponibilità economiche, per poter rinegoziare insieme un nuovo quadro (frequenza e obiettivi) più sostenibile. Se invece sceglierà di rivolgersi a un nuovo professionista (magari valutando anche le strutture pubbliche o i consultori per tutelare l'aspetto economico), porti con sé questa nuova consapevolezza: la terapia non è un luogo in cui ricevere risposte passive, ma un laboratorio relazionale in cui imparare a chiarire e legittimare i propri bisogni.


Cara utente, immagino che dopo un mese di terapia non ci sia stato un cambiamento poichè la terapia è efficace ma serve tempo. Serve tempo per conoscere le proprie dinamiche, i propri schemi, le cause, le origini e poi è possibile affrontare i problemi e trovare le soluzioni: si tratta di un processo in cui lei è parte attiva e non di una qualsiasi visita medica che si conclude con un farmaco che cura. Se sente di averne bisogno ancora, allora sii ascolti e se vuole tornare dalla stessa, allora riprenda un appuntamento. Se c'è un problema a livello economico, ne parli direttamente con lei così da trovare una soluzione. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella


Buongiorno, da ciò che racconta, mi sembra importante sottolineare un aspetto: lei dice di sentirsi "sempre allo stesso punto", ma poco dopo aggiunge che "in certi momenti sento di essere diversa nel pensare a me stessa e come sto io". Queste due affermazioni potrebbero sembrare in contraddizione, ma in realtà raccontano un'esperienza frequente. I cambiamenti interiori non sempre sono immediatamente percepiti come grandi trasformazioni; a volte iniziano proprio da un modo diverso di guardare sé stessi e la propria storia. Un mese di percorso, inoltre, è spesso un tempo piuttosto breve per valutarne gli effetti, soprattutto quando il motivo della richiesta riguarda aspetti relazionali, il senso di colpa e la comprensione di sé. È comprensibile desiderare di stare meglio in tempi rapidi, ma alcuni processi richiedono gradualità. Mi colpisce anche che il dubbio non riguardi soltanto l'efficacia della terapia, ma anche il timore di investire tempo ed energie economiche senza la certezza che porterà a un beneficio. È una preoccupazione legittima, che può essere utile condividere apertamente con la professionista stessa. Parlare di questi dubbi non rappresenta un fallimento del percorso, ma può diventare parte del lavoro terapeutico. Per quanto riguarda la scelta se continuare con la stessa psicologa o cambiare, non esiste una risposta valida per tutti. Potrebbe essere utile chiedersi non solo se si sente già "guarita", ma anche come si è sentita durante gli incontri: si è sentita ascoltata? Compresa? Ha percepito di poter parlare liberamente? Si è instaurato un clima di fiducia?. Se, al contrario, ha avuto la sensazione di non riuscire a creare un'alleanza di lavoro o di non sentirsi a proprio agio, allora potrebbe avere senso valutare un altro professionista. Cambiare non significa necessariamente che il primo percorso sia stato inutile, ma semplicemente che può essere utile cercare un contesto che senta maggiormente adatto alle Sue esigenze. Infine, rispetto all'aspetto economico, è comprensibile che rappresenti un criterio importante nella scelta. Se il costo delle sedute è un ostacolo, può informarsi anche sulla presenza di servizi territoriali o di professionisti che propongono tariffe calmierate, così da rendere il percorso più sostenibile nel tempo. Cordialmente


Salve, ha fatto la cosa giusta a cercare una psicologa, ma purtroppo un mese di sedute non sono sufficienti. Il nostro è un lavoro che spesso richiede tempo, proprio perché il cambiamento e il benessere ne hanno bisogno. Se sente ancora il bisogno di un sostegno riprenda il suo percorso con la stessa psicologa o con un altro professionista. Capisco che ricominciare con qualcuno di diverso non sia facile, ma è molto importante, per avere dei risultati, che si trovi bene con lo specialista che sceglie. Per quanto riguarda il fattore economico, può parlare con la psicologa da cui già andava e capire se è possibile trovare un compromesso, o rivolgersi a qualcuno con prezzi più accessibili. Potrebbe contattare anche uno psicologo più giovane, che lavora da meno tempo. Generalmente abbiamo prezzi più calmierati perché ci stiamo inserendo nella professione, ma questo non riduce le nostre competenze. Grazie per la sua domanda, resto a disposizione se avesse bisogno di altre informazioni


Gentilissima, Ciò che descrive è comprensibilmente fonte di confusione. Quando si intraprende un percorso psicologico è naturale chiedersi se si stia andando nella giusta direzione, soprattutto nelle prime fasi. I cambiamenti più profondi richiedono spesso tempo, eppure lei stessa racconta che, in alcuni momenti, ha iniziato a percepirsi in modo diverso. Questo potrebbe essere un segnale che qualcosa si stava già muovendo. Più che chiedersi quale sia il professionista giusto, credo che possa essere utile soffermarsi su come si sentiva all’interno della relazione terapeutica. Si sentiva ascoltata, compresa e accolta? Si sentiva libera di portare ciò che riteneva importante, senza il timore di essere giudicata? Avevate condiviso insieme gli obiettivi e le aspettative del percorso? Se, ponendosi queste domande e facendo maggiore chiarezza, sente che quella relazione terapeutica rappresentava per lei uno spazio in cui poter crescere, potrebbe valere la pena riprendere il percorso con la stessa professionista e condividere anche questi dubbi. Se invece percepisce che mancava qualcosa di essenziale nella relazione, non lasci che il timore di dover raccontare di nuovo la sua storia la trattenga; costruire una buona alleanza terapeutica è un elemento fondamentale del percorso, e cambiare terapeuta non significa ricominciare da zero, né tantomeno aver sprecato il proprio tempo e/o il lavoro fatto. L’esperienza vissuta può aiutarla a comprendere meglio di cosa ha bisogno oggi e a scegliere un professionista con cui sentirsi maggiormente in sintonia. Un caro saluto, Dott.ssa Simona Accardo

Dott.ssa Simona Accardo

Dott.ssa Simona Accardo

psicologo

Pomigliano d'Arco

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Buongiorno, da quello che racconta emerge che, nonostante le perplessità rispetto al percorso intrapreso, sente ancora il bisogno di proseguire un percorso psicologico. Credo che questo sia un aspetto importante da considerare. Può capitare, durante un percorso psicologico, di avere la sensazione di essere "allo stesso punto". Questa sensazione, però, da sola non è sufficiente per capire come stia andando il percorso né per concludere che non stia andando nella direzione giusta. Per questo motivo potrebbe essere utile parlarne apertamente con il professionista, condividendo i dubbi che sono emersi e ciò che sente non abbia risposto alle sue aspettative. Se, anche dopo questo confronto, dovesse continuare a percepire che quel percorso non è più in linea con i suoi bisogni, valutare un altro professionista rappresenta una possibilità del tutto legittima. È comprensibile che anche gli aspetti pratici ed economici incidano su questa scelta. Allo stesso tempo, però, credo sia importante chiedersi quanto si senta accolta, compresa e a suo agio all'interno della relazione terapeutica. Se percepisce che quel percorso risponde davvero ai suoi bisogni e che insieme al professionista si sta costruendo una buona alleanza terapeutica, questo può rappresentare un elemento altrettanto importante nella sua scelta.


Buongiorno, sentirsi disorientate dopo la fine di una relazione, specialmente quando c’è di mezzo il senso di colpa e una differenza d'età che spesso porta con sé dinamiche complesse, è assolutamente normale. Quando interrompiamo un legame e ci chiediamo se abbiamo fatto la cosa giusta, tendiamo facilmente a sovraccaricarci di responsabilità ed è un ottimo segno che tu abbia avuto la maturità e la curiosità verso te stessa di cercare uno spazio di ascolto. Un mese o poco più di sedute è un tempo davvero brevissimo. Spesso i primi incontri (anche 4/5) servono a conoscersi e a costruire quella che chiamiamo l'alleanza terapeutica. Il fatto che tu abbia già notato piccoli momenti in cui il tuo modo di pensarti o di percepire il tuo benessere stava cambiando non è affatto poco al contrario indica che qualcosa si stava muovendo sotto la superficie anche se magari ti aspettavi risposte più rapide o un sollievo più immediato. Capisco il tuo dubbio sul ritornare dalla stessa terapeuta o meno, la prima opzione che ti invito a valutare è un tentativo di trasparenza proprio con la terapeuta che ti ha seguita. Potresti riprendere i contatti chiedendole un incontro dedicato unicamente a fare il punto della situazione. Parlare apertamente dei tuoi dubbi sui risultati, della paura di "sprecare risorse" e delle tue disponibilità economiche non è una mancanza di rispetto, ma un momento terapeutico potentissimo. Insieme a lei potresti valutare di diradare i colloqui (ad esempio passando da una volta a settimana a una volta ogni due settimane) oppure stabilire obiettivi più focalizzati a breve termine. Se invece senti che, al di là dell'aspetto economico, con lei non è scattata quella sintonizzazione profonda e ti sei sentita poco accolta o incompresa, allora cambiare ha perfettamente senso. Restando a disposizione. Buona giornata. Dott.ssa Giulia Raiano


Salve, grazie per la sua domanda. Da quello che racconta emerge un aspetto importante: nonostante i dubbi, riconosce che qualcosa nel suo modo di vedere sé stessa è cambiato. Questo suggerisce che il percorso potrebbe aver avviato un processo di riflessione, anche se in questo momento i risultati non le sembrano ancora sufficienti. Un mese di terapia è generalmente un tempo molto breve, soprattutto quando si affrontano temi come una separazione, il senso di colpa, la conoscenza di sé e le proprie dinamiche relazionali. Spesso il cambiamento è graduale e richiede il tempo necessario per consolidarsi. Detto questo, è altrettanto importante che lei si senta a suo agio con il professionista. Se ha percepito alcuni benefici ma è rimasta con dei dubbi, potrebbe essere utile parlarne apertamente con la psicologa. Condividere le sue aspettative, le perplessità e anche le difficoltà economiche può aiutare entrambe a valutare insieme come proseguire o se sia più indicato orientarsi verso un altro percorso. Non esiste il professionista "perfetto" in assoluto: ciò che fa la differenza è soprattutto la qualità della relazione terapeutica, cioè sentirsi ascoltati, compresi e liberi di esprimere anche i propri dubbi sul percorso. Se, invece, sente che non si è creato questo spazio di fiducia, può essere legittimo valutare un altro professionista. Chiedere un primo colloquio conoscitivo e informarsi su frequenza degli incontri, approccio terapeutico e costi può aiutarla a scegliere con maggiore serenità. Il fatto che oggi senta ancora il desiderio di comprendersi meglio non è un segnale di fallimento, ma della volontà di prendersi cura di sé. Merita di trovare un percorso in cui possa sentirsi accolta e sostenuta. Le auguro di trovare la soluzione più adatta alle sue esigenze.


Gentile, innanzitutto desidero dirle che il fatto di essersi posta queste domande e di aver chiesto un confronto è già un segnale importante di attenzione verso se stessa. Dal suo racconto emerge il desiderio non solo di superare la sofferenza legata alla fine della relazione, ma soprattutto di comprendere meglio i propri vissuti e il proprio modo di stare nelle relazioni. È comprensibile che dopo un mese di percorso possa essersi chiesta se la terapia stesse funzionando. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, un mese rappresenta un tempo piuttosto breve per osservare cambiamenti profondi, soprattutto quando l'obiettivo è conoscersi meglio e modificare dinamiche emotive radicate. I primi incontri servono spesso a costruire una relazione di fiducia, raccogliere la storia della persona e definire insieme gli obiettivi del lavoro. Lei stessa scrive un aspetto molto significativo: "in certi momenti sento di essere diversa nel pensare a me stessa". Questo potrebbe indicare che qualcosa si è già messo in movimento, anche se i risultati non sono ancora così evidenti da farle percepire un cambiamento stabile. Per quanto riguarda la scelta se continuare con la stessa professionista o cambiarla, non esiste una risposta valida per tutti. Potrebbe essere utile chiedersi: mi sono sentita accolta, ascoltata e compresa durante gli incontri? Mi sono sentita libera di esprimere dubbi e difficoltà? Ho percepito fiducia nella relazione terapeutica? Se la risposta è prevalentemente positiva, potrebbe valere la pena riprendere il percorso e condividere apertamente con la psicologa anche i dubbi che oggi sta esprimendo, compresa la sensazione di non aver tratto abbastanza beneficio e la preoccupazione per i costi. Un buon professionista accoglie queste riflessioni e può rivedere insieme al paziente gli obiettivi e le modalità del percorso. Se invece ha percepito di non sentirsi a suo agio o di non riuscire a costruire un'alleanza terapeutica, cambiare professionista non significa aver fallito. La qualità della relazione terapeutica è uno dei principali fattori che contribuiscono all'efficacia della terapia, ed è importante sentirsi sufficientemente in sintonia con chi ci accompagna. Rispetto all'aspetto economico, tenga presente che molti professionisti offrono tariffe differenziate in base alla situazione della persona, oppure è possibile rivolgersi ai servizi di psicologia del territorio, ai consultori o ai servizi pubblici, dove i costi possono essere più contenuti. Infine, provi a non interpretare il fatto di sentire ancora il bisogno di un supporto come un segnale di debolezza o di "non essere migliorata". Talvolta significa semplicemente che ha riconosciuto quanto sia importante avere uno spazio in cui ascoltarsi e dare significato alla propria esperienza. Questo è già un passo prezioso nel percorso di cura di sé. Dott.ssa Delbarba Marianna

Dott.ssa Marianna Delbarba

Dott.ssa Marianna Delbarba

psicologo

Desenzano del Garda

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Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e se possibile avere un consiglio, sono una ragazza di 26 anni, qualche mese fa avevo iniziato un percorso da un professionista, perché avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a trovare delle risposte, in particolare dovuto al fatto che mi sono lasciata con una persona più grande da inizio anno circa, per vari motivi, pensavo di essere io nel difetto, e di essere in colpa perché non stavo più bene come volevo e avevo preso questa decisione, ho deciso quindi di rivolgermi a una psicologa per capire, e per capirmi, avevo fatto circa 1 mese in totale di sedute o qualche di più, ad ora non vado più perché era come se stessi "sprecando" a livello economico, perché non so se mi è servito o meno, mi sento sempre allo stesso punto anche se in certi momenti sento di essere diversa nel pensare a me stessa e come sto io, però ancora sento di avere bisogno di qualcuno a cui rivolgermi, dovrei continuare da lei o cambiare? Io da una parte vorrei riprovare con la stessa perché in parte mi conosce e sa già determinate dinamiche..dall'altra non so se sia giusta..e non so come poter scegliere bene un professionista giusto, anche per un fattore economico..come posso fare?Mi dispiace per la situazione. Hai avuto amor proprio rivolgendoti ad una collega puoi risentirla parlando di cosa non andava ne coloquio opure sentire un altrom professionista


Quello che descrivi è molto comune, e non significa che la terapia "non abbia funzionato". Un mese di percorso (4-6 sedute circa) è spesso un tempo molto breve, soprattutto quando si lavora su temi come una separazione, il senso di colpa, l'autostima e la comprensione di sé. Da quello che racconti, noto una cosa importante: dici che ti senti "allo stesso punto", ma poi aggiungi che in alcuni momenti ti accorgi di pensare a te stessa in modo diverso e di prestare più attenzione a come stai. Questo potrebbe essere un segnale che qualcosa si è mosso, anche se il cambiamento non è ancora così evidente da farti sentire "risolta". In psicoterapia i cambiamenti spesso sono graduali. Per capire se tornare dalla stessa psicologa o cercarne un'altra, puoi porti alcune domande: * Ti sentivi ascoltata e compresa durante le sedute? * Ti sentivi libera di parlare anche delle cose più difficili? * Avevi fiducia in lei come professionista? * Avevate definito insieme degli obiettivi del percorso? * Se il costo non fosse stato un problema, avresti avuto voglia di continuare con lei? Se alle prime domande rispondi "sì", ma il problema principale è stato il costo o l'impressione di non vedere risultati così presto, probabilmente avrebbe senso ricontattarla e parlarne apertamente. Un buon professionista è abituato ad affrontare anche dubbi di questo tipo. Potresti dirle, ad esempio: *"Ho interrotto anche per motivi economici e perché avevo la sensazione di non stare facendo progressi. Vorrei capire insieme se ha senso riprendere e con quali obiettivi."* Se invece ripensando alle sedute senti che mancava qualcosa nel rapporto, non ti sentivi davvero capita oppure uscivi sempre con la sensazione di non ricevere alcun aiuto, allora può essere ragionevole valutare un altro professionista. Cambiare terapeuta non significa aver fallito: a volte è semplicemente una questione di metodo o di relazione terapeutica. Per il fattore economico, puoi anche considerare alcune alternative: * chiedere se è prevista una tariffa agevolata in base alla situazione economica; * valutare una frequenza diversa (ad esempio ogni due settimane, se clinicamente appropriato); * informarti sui servizi psicologici del consultorio o del servizio sanitario della tua zona, che possono avere costi ridotti. Infine, vorrei soffermarmi su un aspetto del tuo racconto. Dici che avevi iniziato il percorso perché pensavi di essere "nel difetto" e di essere in colpa per aver chiuso una relazione nella quale non stavi più bene. Il fatto stesso che oggi tu dica di riuscire, almeno a volte, a pensare di più a come stai tu potrebbe indicare che stai iniziando a mettere in discussione quel senso di colpa. È un passaggio importante, anche se può sembrare piccolo. In sintesi, non mi sembra che un mese di terapia sia sufficiente per concludere che quella psicologa non fosse adatta. Se durante gli incontri ti eri sentita accolta e compresa, io prenderei in considerazione l'idea di darle un'altra possibilità, affrontando apertamente sia i dubbi sull'efficacia sia la questione economica. Se invece il problema era anche la qualità della relazione terapeutica, allora ha senso cercare un'altra professionista. Una curiosità: quando dici di sentirti "sempre allo stesso punto", cosa intendi esattamente? Soffri ancora soprattutto per la fine della relazione, oppure oggi il problema principale è il dubbio costante di aver preso la decisione giusta e il senso di colpa che ne deriva?

Dott.ssa Dora Grimaldi

Dott.ssa Dora Grimaldi

psicologo

Sant'Egidio del Monte Albino

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Salve, mi verrebbe da dire che forse, istintivamente, non ci sia stata una buona sintonizzazione interpersonale, non si è magari sentita abbastanza vista e compresa. Non c'è nulla di male, siamo di base due persone estranee che si incontrano per la prima volta, e come in altre situazioni, potrebbe non essere scattato il giusto match. Se le va, io offro questo mese un colloquio online gratuito, anche solo per toglierle qualche dubbio, se posso esserle di aiuto. Dott.ssa Cristina Pizzi

Dott.ssa Cristina Pizzi

Dott.ssa Cristina Pizzi

psicoterapeuta

Santa Maria Capua Vetere

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Buongiorno, un mese di percorso è un tempo davvero breve. Se sente di avere instaurato una buona relazione con la psicologa forse potrebbe essere utile riprendere con lei, a patto di comunicarle con molta sincerità tutti i suoi dubbi rispetto ai risultati. Altrimenti è suo diritto cambiare, cercare un altro professionista. Questa piattaforma le fornisce un ampio numero di persone con caratteristiche diverse tra cui può provare a scegliere. Dal mio punto di vista quello che può rendere "giusto" lo psicologo per lei è il sentire che la relazion tra voi funziona, che si è stabilito un contatto autentico. Le auguro il meglio. Dott.ssa Franca Vocaturi


Il dubbio che condivide è frequente nelle prime fasi di terapia. In ottica cognitivo-comportamentale, un mese è generalmente troppo breve per osservare cambiamenti stabili, poiché prima si costruiscono l'alleanza terapeutica e la concettualizzazione del caso. Le suggerisco di portare esplicitamente questi dubbi in seduta, chiedendo un obiettivo condiviso, misurabile e verificabile nel tempo. Se dopo la revisione non emerge un piano chiaro, valutare un secondo parere è legittimo, senza sentirsi in colpa. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua esperienza! Il fatto che tu senta ancora il bisogno di essere supportata non significa necessariamente che il percorso precedente non abbia funzionato. Il percorso psicologico ha bisogno di tempo, per creare alleanza terapeutica, per instaurare fiducia, per arrivare a delle consapevolezze, per elaborare emozioni (le tempistiche sono molto soggettive). Probabilmente un solo mese è stato troppo poco per riuscire a creare quello spazio sicuro. La scelta del professionista a cui affidarsi è molto delicata e personale, se senti di esserti sentita accolta nel percorso che hai fatto, potresti riprovare, magari parlando apertamente con la psicologa delle cose che ti hanno portato ad interrompere. In caso contrario, potresti tentare con un altro professionista per valutare la differenza. La cosa importante però è che tu ti conceda il tempo di cui hai bisogno. Spero di esserti stata utile e resto a tua disposizione, Dott.ssa Maryviol De Bernardi


Quello che descrivi è un dubbio molto comune. Da quello che racconti, però, mi colpisce un aspetto: dici che, in parte, senti di essere cambiata nel modo di pensare a te stessa. Questo potrebbe indicare che qualcosa nel percorso ha iniziato a muoversi, anche se i risultati che desideri non sono ancora così evidenti. Un mese di terapia è spesso un tempo piuttosto breve per valutarne l'efficacia. Prima di decidere se cambiare professionista, ti suggerirei di condividere questi dubbi con la psicologa che ti ha seguito: parlare apertamente di come ti senti rispetto al percorso può essere molto utile. Se, dopo questo confronto, continuerai a sentire che quel percorso non è quello giusto per te, sarà assolutamente legittimo valutare un altro professionista. La scelta non dipende solo dal costo o dall'approccio, ma soprattutto dal sentirti accolta, compresa e dal percepire che state lavorando insieme verso obiettivi chiari. Resto a disposizione qualora desiderassi approfondire questi aspetti attraverso un colloquio psicologico online. Un caro saluto.


Salve, Una domanda che potrebbe farsi è quanto è disposta a "sprecare" del tempo per sé. Un mese è un tempo molto breve per comprendere se un lavoro su di sé stia producendo cambiamenti, che spesso non coincidono con il trovare subito delle risposte. Le chiederei se anche in altre aree della sua vita, e nella relazione di cui accenna, il tempo avesse il compito di trovare risposte, oppure se potesse essere anche il luogo in cui fare esperienze emotive da cui quelle risposte emergessero spontaneamente. Il tempo, quando non serve più, ce lo dice da sé Se proseguire con la stessa psicologa o meno dipende da lei: cosa ha sentito in quella relazione terapeutica? Ha percepito di potersi affidare? Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.


Quello che porti è molto comprensibile, soprattutto in una fase come questa in cui stai cercando di capire te stessa dopo una relazione importante. C’è un punto da cui partire: il bisogno che senti di avere qualcuno con cui lavorare su di te è un segnale prezioso. Non parla di debolezza, ma del fatto che ti stai accorgendo che da sola, su certi aspetti, fai fatica a orientarti. Allo stesso tempo, è importante dirlo con chiarezza: un mese di incontri non è un tempo sufficiente per capire davvero se un percorso terapeutico “funziona” oppure no. All’inizio spesso non si vedono cambiamenti concreti e lineari. Piuttosto si inizia a muovere qualcosa, a mettere in discussione equilibri, a portare alla luce dinamiche che prima erano più implicite. E questo, a volte, può anche dare la sensazione di essere “allo stesso punto” o persino più confusi. La domanda se continuare con lei o cambiare è legittima, ma forse può essere utile spostarla un po’. Non tanto “è la terapeuta giusta o sbagliata?”, ma: come mi sono sentita in quello spazio? Mi sono sentita ascoltata? Accolta? Libera di portare quello che avevo? Oppure trattenuta, poco compresa? Perché al di là dell’approccio, quello che fa la differenza è proprio la qualità della relazione terapeutica. Anche il tema economico è reale, e va tenuto dentro alla scelta, non ha senso iniziare qualcosa che poi diventa insostenibile. Ma allo stesso tempo, se senti che questo è un momento in cui hai bisogno di lavorare su di te, può valere la pena cercare una soluzione sostenibile: magari parlarne apertamente con la terapeuta, valutare una frequenza diversa, oppure informarti su altre possibilità. Più che cercare subito “la persona giusta”, può essere utile pensare che il percorso serve proprio a imparare a conoscerti, a stare nelle tue esperienze emotive, a dare senso a quello che vivi e questo richiede tempo e continuità. Quindi forse il passaggio non è decidere perfettamente, ma scegliere un punto da cui ripartire — con lei o con un’altra — e darti la possibilità di restare un po’ di più dentro quel processo, senza aspettarti risposte immediate, è un lavoro che si costruisce, non qualcosa che si misura in poche sedute.


Buongiorno e grazie per aver condiviso i suoi dubbi con tanta sincerità. Comprendo perfettamente la sua fatica: decidere di investire energie e risorse in un percorso è un passo importante, ed è normale sentirsi smarriti se non si percepiscono subito i risultati sperati. Vorrei rassicurarla su un aspetto: un mese di colloqui (generalmente 4 o 5 sedute) coincide spesso con la fase iniziale di conoscenza e valutazione. È il momento in cui si mettono le basi per il lavoro futuro, pertanto è del tutto comprensibile che lei non abbia ancora trovato tutte le risposte. Tuttavia, il fatto che lei noti già un modo diverso di pensare a se stessa è un segnale molto prezioso: indica che una trasformazione si era già messa in moto. Rispetto al suo dilemma, il mio consiglio è di ripartire dalla relazione terapeutica. Se con la collega si è sentita accolta e a suo agio, la scelta più funzionale potrebbe essere tornare da lei e condividere apertamente proprio i dubbi che ha scritto qui. Portare in seduta la paura di "sprecare risorse" o di trovarsi in stallo è spesso un momento di grande sblocco. Se invece sentiva che il metodo non faceva per lei, è assolutamente legittimo cambiare. In tal caso, per aiutarla a orientarsi, potrebbe esserle utile cercare un professionista che utilizzi approcci evidence-based (basati su evidenze scientifiche). Questi approcci prevedono spesso un lavoro più strutturato e obiettivi concordati, in modo da avere sempre chiaro a che punto si è del percorso. Un caro saluto, Dott. Christopher Gallo

Dott. Christopher Gallo

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Tezze sul Brenta

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Buon pomeriggio, innanzitutto le ricordo che cercare supporto in un momento di bisogno è già una risorsa importante da tenere a mente. La relazione terapeutica richiede tempo e fiducia, così come il percorso stesso. Per cui se sente di poter continuare con la stessa psicologa con fiducia nel percorso potrebbe essere un punto di partenza, esprimendo direttamente a lei dubbi o preoccupazioni. Un caro saluto, PR.


Buongiorno, da ciò che racconta emerge una cosa importante: nonostante i dubbi, qualcosa sembra essersi già mosso dentro di lei. Il fatto che oggi riesca a guardare a sé stessa con uno sguardo un po' diverso è un cambiamento che merita attenzione. È comprensibile chiedersi se un percorso stia funzionando, soprattutto quando comporta anche un investimento economico. Tuttavia, un mese di terapia è spesso un tempo troppo breve per valutarne davvero l'efficacia. Per capire se proseguire con la stessa professionista, potrebbe chiedersi: mi sono sentita accolta e compresa? Ho percepito che stavamo lavorando nella direzione giusta? Se sì, potrebbe essere utile condividere con lei anche questi dubbi: parlare di ciò che sta vivendo fa parte del percorso terapeutico. Se invece sente che non si è creata una relazione di fiducia, è assolutamente legittimo cercare un altro professionista. La scelta del terapeuta non dipende solo dall'orientamento, ma soprattutto dalla qualità della relazione che si costruisce. Il fatto che senta ancora il bisogno di un supporto è già un'indicazione preziosa: ascoltare questo bisogno può essere il primo passo per prendersi cura di sé. Un caro saluto.


Buonasera, Capisco il suo dubbio e credo che la domanda che si sta ponendo sia già una parte importante del percorso che sta cercando. Non necessariamente, infatti, il fatto di non avere ancora “trovato le risposte” dopo alcune sedute significa che la psicologa che ha incontrato non sia quella giusta o che il percorso non le sia servito. Un mese, soprattutto quando si sta cercando di comprendere una relazione importante e il significato della decisione di interromperla, può essere un tempo ancora breve. Mi sembra significativo anche ciò che dice alla fine, ovvero che da una parte sente di essere ancora allo stesso punto, dall’altra riconosce che in alcuni momenti è cambiato il modo in cui pensa a se stessa e a come sta. Quella differenza, anche se può sembrarle piccola, potrebbe essere un elemento da esplorare, piuttosto che da considerare semplicemente come prova del fatto che la terapia non abbia funzionato. Prima di decidere se cambiare professionista, potrebbe quindi provare a tornare dalla stessa psicologa e portarle proprio questo dubbio, ovvero “Non so se questo percorso mi stia aiutando, perché a volte sento di essere ancora nello stesso punto, anche se mi accorgo che qualcosa nel modo in cui penso a me è cambiato”. Potrebbe essere interessante vedere come accoglierà questa sua riflessione e se riuscirete insieme a definire meglio che cosa vorrebbe comprendere o modificare attraverso il percorso. In psicoterapia è importante che paziente e professionista possano confrontarsi anche sull'andamento del lavoro e sugli obiettivi, non soltanto sui contenuti portati in seduta. Allo stesso tempo, non c'è nulla di sbagliato nel pensare di rivolgersi a un'altra persona. Il fatto che la sua precedente psicologa conosca già alcune dinamiche può essere un vantaggio, ma non è necessariamente un motivo sufficiente per continuare. La domanda che forse può aiutarla di più non è tanto “qual è lo psicologo giusto in assoluto?”, quanto “con quale professionista sento di poter lavorare meglio su ciò di cui ho bisogno in questo momento?”. La qualità della relazione terapeutica, la possibilità di sentirsi ascoltata e compresa e la condivisione degli obiettivi sono aspetti molto importanti nel percorso. Anche l'aspetto economico è assolutamente legittimo e può essere preso in considerazione nella scelta. Un percorso psicologico dovrebbe essere sostenibile per lei, quindi può tranquillamente chiedere al professionista quale sia il costo delle sedute, con quale frequenza ritenga opportuno incontrarsi e, soprattutto, quale tipo di percorso immagina per la sua situazione. Non è necessario scegliere “alla cieca”, già nei primi colloqui può iniziare a capire se sente che quella persona e quel modo di lavorare sono adatti a lei. Forse, quindi, prima di scegliere se continuare o cambiare, potrebbe concedersi ancora un colloquio con la sua precedente psicologa, questa volta portando apertamente il dubbio che ha scritto qui. La sua reazione e il modo in cui riuscirete a ragionare insieme su ciò che non ha funzionato, su ciò che invece ha iniziato a cambiare e su cosa vorrebbe ottenere dal percorso potrebbero darle molte più informazioni per decidere rispetto alla semplice impressione di essere “ancora allo stesso punto”. E soprattutto, non consideri il fatto di aver interrotto il percorso come un fallimento o come aver “sprecato” quei soldi, anche il fatto di essersi fermata a interrogarsi su ciò che le serve e su come vuole essere aiutata può diventare parte della comprensione di sé che sta cercando. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.


Carissima ragazza, capisco la tua impazienza nel volere trovare una risposta alle tue domande ma ti posso garantire che un mese o poco più di incontri è un tempo breve per risolvere aspetti affettivi ed emotivi. Ritengo che se con la tua professionista ti trovi bene su un piano relazionale, da "buona paziente", continua il tuo percorso con lei permettendoti di conoscerti meglio e scoprire nuovi strumenti per una vita più serena. Se la spesa economica è eccessiva sono certa che comunicandoglielo troverete un nuovo accordo che vi permetterà di proseguire insieme il percorso terapeutico.


Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Quello che descrive è una domanda molto comune tra chi intraprende un percorso psicologico. È importante sapere che un mese di terapia è spesso un tempo molto breve per poter osservare cambiamenti profondi, soprattutto quando si sta affrontando una separazione, il senso di colpa e il bisogno di comprendere meglio sé stessi. I primi incontri servono spesso a costruire la relazione terapeutica, definire gli obiettivi e iniziare a dare un significato a ciò che si sta vivendo. Il fatto che lei riferisca di sentirsi, almeno in parte, diversa nel modo di guardare a sé stessa potrebbe essere un segnale che qualcosa si è già mosso, anche se i risultati non sono ancora quelli che desidera. Prima di decidere se cambiare professionista, potrebbe essere utile chiedersi come si è sentita nella relazione con la psicologa: si è sentita ascoltata, accolta e libera di esprimersi? Si è sentita compresa? Se la risposta è sì, potrebbe valere la pena riprendere il percorso e condividere apertamente anche questi dubbi con lei. Parlare delle aspettative, dei tempi e delle difficoltà è parte integrante del lavoro terapeutico. Se invece ha percepito di non riuscire a creare una buona alleanza terapeutica o di non sentirsi a suo agio, allora può essere sensato valutare un altro professionista. Non significa che il precedente non fosse competente, ma che, come in ogni relazione, l'incontro tra paziente e terapeuta è un elemento fondamentale. La scelta dello psicologo non dovrebbe basarsi solo sul fattore economico, ma soprattutto sulla possibilità di sentirsi compresi e di costruire una relazione di fiducia. Un buon percorso è quello in cui ci si sente liberi di portare dubbi, emozioni e anche il timore di "non stare migliorando". Se sente che il bisogno di un confronto è ancora presente, probabilmente vale la pena non interrompere questo investimento su di sé. Qualora lo desiderasse, un colloquio conoscitivo con un professionista può aiutarla a chiarire i suoi obiettivi e a capire quale percorso sia più adatto alle sue esigenze. Le auguro di trovare uno spazio in cui possa sentirsi accolta e accompagnata nel comprendere ciò che sta vivendo.

Dott.ssa Giulia Ardita

Dott.ssa Giulia Ardita

psicologo clinico

Catania

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Ciao, grazie per aver condiviso una parte così personale della tua esperienza. Un mese di percorso, però, è un tempo molto breve per aspettarsi di sentirsi completamente diversa o di aver trovato tutte le risposte, soprattutto quando si sta elaborando la fine di una relazione significativa. È normale che alcuni cambiamenti siano ancora in costruzione. Se durante gli incontri ti sei sentita accolta, compresa e libera di esprimerti, potrebbe valere la pena parlarne apertamente con la stessa psicologa, condividendo anche il dubbio che hai oggi: il fatto di non sapere se il percorso ti stia aiutando e la preoccupazione legata all'aspetto economico. Un buon professionista accoglie anche questi dubbi e può aiutarti a capire insieme se proseguire, modificare gli obiettivi del percorso o, se necessario, orientarti diversamente. La relazione terapeutica è uno degli elementi più importanti del percorso. Per scegliere uno psicologo non esiste quello "giusto" in assoluto, ma quello con cui ti senti sufficientemente al sicuro da poter lavorare su di te. Informarti sull'approccio, chiedere un primo colloquio conoscitivo e valutare come ti senti durante gli incontri può aiutarti a fare una scelta più consapevole. Ti auguro di trovare il percorso che possa davvero farti sentire accompagnata, senza avere fretta di ottenere tutte le risposte subito.


Buonasera, dovrebbe seguire il suo istinto, per evitare di farsi troppj pensieri su questa cosa. Quasi certamente il confronto con la collega è stato di aiuto. Potrebbe conbrianre ancora, per qualche approfondimento di tematiche personali. Oppure può consultare recensioni di altri psicologi. Quello che conta è sentirsi libera di stare o di cambiare. Auguri Vittorio C.

Dr. Vittorio Cameriero

Dr. Vittorio Cameriero

psicologo

Calderara di Reno

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Salve, Immagino che in un mese le possa essere alla sua quarta o quinta seduta. E' un tempo davvero poco adeguato per pensare di risolvere qualcosa. Normalmente i percorsi terapeutici oscillano dalle 10 sedute stile terapie americane, spesso molto incentarte sugli aspetti sintomatici, a quelle che durano 4 anni e più. Se le piace la sua dottoressa o dottore perseveri e porti a lei questo suo sentire. Auguri per tutto.


Buongiorno, è una domanda molto frequente e comprensibile. Un mese di percorso è spesso un tempo ancora limitato per valutare pienamente l'efficacia di una psicoterapia, soprattutto se si stanno affrontando dinamiche relazionali profonde. Il fatto che lei riconosca alcuni cambiamenti nel modo di vedere sé stessa suggerisce che qualcosa si sia comunque mosso. Prima di cambiare professionista potrebbe essere utile affrontare apertamente questi dubbi con la psicologa che la seguiva, condividendo la sensazione di essere "ferma" e le aspettative rispetto al percorso. Un buon terapeuta accoglie questo tipo di confronto e può ridefinire insieme a lei obiettivi e modalità di lavoro. Se, nonostante questo confronto, continuerà a non sentirsi compresa o a percepire una scarsa alleanza terapeutica, allora potrà valutare serenamente un altro professionista. La qualità della relazione terapeutica è uno dei fattori più importanti per il successo del percorso. Un cordiale saluto. Dr. Marchetti


Gentile utente, buonasera. Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la sua situazione. Da quello che racconta, non sembra affatto di “sprecare” tempo: in un percorso psicologico, soprattutto dopo una separazione, è normale attraversare fasi in cui i cambiamenti sono più interni che immediatamente visibili. Se con la sua psicologa si è sentita ascoltata e compresa, può avere senso riprendere da lì: partire da ciò che già conosce di lei spesso consente di lavorare in modo più efficace. Detto questo, la sensazione di non essere nel posto giusto va ascoltata: il rapporto terapeutico deve farla sentire sufficientemente sicura, libera e orientata. Le suggerirei di portare proprio questo dubbio in seduta, parlando apertamente di obiettivi, metodo, tempi e anche del tema economico. Un professionista serio può aiutarla a capire se proseguire, modulare la frequenza o valutare un invio più adatto. Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo. Ma reputo importante ribadire che la cosa più importante è un confronto tra lei e la sua psicologa. Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


il percorso terapeutico non può risolversi in tempi brevi. capisco il problema economico, a volte ci si aspetta di capire e risolvere tutto in poche sedute, ma siamo un sistema complesso, e tendiamo a ripetere le dinamiche relazionali passate. Penso che se si è trovata bene con la terapeuta che ha contattato sarebbe bene continuare con lei, ed avere un pò di pazienza.. che poi viene ripagata nel futuro


Buongiorno! E' normale sentirsi incerti dopo un primo percorso: a volte servono più sedute per capire se il terapeuta è adatto e per vedere i primi cambiamenti. Il fatto che tu senta già qualche differenza nel modo di pensare a te stessa è un segnale positivo. Prima di decidere se cambiare, puoi provare a parlarne apertamente con la tua psicologa: dirle che hai dubbi sull’utilità, che vorresti obiettivi più chiari e che il fattore economico è importante per te. Insieme potete valutare se modificare frequenza, obiettivi o modalità del lavoro. Se dopo questo confronto non ti senti più compresa o non vedi progressi, allora ha senso cercare un altro professionista, magari chiedendo un colloquio conoscitivo per capire se il suo approccio ti risuona.

Dott.ssa Raffaella Schiavone

Dott.ssa Raffaella Schiavone

psicoterapeuta

Casalecchio di Reno

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Buongiorno cara, Ti direi di riportare i tuoi dubbi alla professionista che ti segue, se c'è qualcosa da reimpostare nel percorso psicologico potete discuterne tranquillamente assieme. Conta che, a seconda dell'approccio che utilizza la collega che ti segue, un mese è poco tempo per vedere grandi miglioramenti, soprattutto se la frequenza (che in questo caso non conosco) è di meno di una volta a settimana. Già il fatto che comunichi di pensare a te stessa e a come ti senti diversamente da prima indica che qualcosa il percorso sta facendo. Non si possono stravolgere completamente in quattro settimane schemi mentali che si possiedono e si utilizzano con abitudine da anni. In ogni caso, parlane con la collega e valutate assieme il da farsi, fa anche questo parte del percorso.

Dott.ssa Sara Colautti

Dott.ssa Sara Colautti

psicologo

Cervignano del Friuli

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Grazie per averci scritto e per la fiducia che ci metti in questo spazio. Quello che porti è denso di cose diverse che convivono insieme: la fine di una relazione vissuta inizialmente come colpa tua, il tentativo di capirti attraverso un percorso psicologico, il dubbio se quel percorso "sia servito", e adesso l'incertezza su come muoverti e se tornare da chi già ti conosce o cercare altrove, con in mezzo anche il pensiero concreto delle risorse economiche. Dietro alla domanda "dovrei continuare o cambiare", immagino una domanda più silenziosa: come faccio a fidarmi del percorso che ho scelto, quando non riesco ancora a vedere chiaramente i risultati? All'inizio è una sensazione comune e un mese è un tempo breve per un lavoro che spesso richiede più tempo di quanto vorremmo, eppure il bisogno di sentirsi "a posto" preme, e l'idea di aver speso soldi senza un cambiamento visibile può far dubitare anche di sé stessi, non solo del percorso. Hai detto una cosa interessante: che in certi momenti ti senti diversa nel modo di pensare a te stessa. Puoi raccontarmi di più su cosa è cambiato in quei momenti, anche se piccolo? Se può esserti utile, resto disponibile per un primo colloquio conoscitivo, senza impegno, in cui valutare insieme come procedere, sia che tu scelga di continuare un percorso già iniziato altrove o iniziarne uno nuovo. Spero di esserti stato utile, un saluto!


Non è facile rispondere alla tua lettera, perchè il modo in cui parli di quello che senti e che pensi, non ostante la tua buona volontà, lascia lascia spesso le cose un po' nell'indeterminato. Condivido qualche riflessione. Un mese o poco più non sono un tempo adeguato per realizzare un cambiamento nella propria vita.Ognuno di noi ci ha messo un'po' di anni a diventare quello che è, nel bene e nel meno bene( per te, 26 anni ). Ci vuole un po' più di un mese per cominciare a essere diversi! Sicuramente in un mese possiamo cominciare a vedere qualcosa di importante,a intuire in che direzione potremmo andare. "Mi sento sempre allo stesso punto":e' importante che tu metta a fuoco questo con la tua psicologa; che tu descriva da quali pensieri e da quali sentimenti è costituito questo "punto": e che cosa vorresti cambiare.In un percorso di psicoterapia è bene essere consapevoli di ciò che non ci soddisfa, e discuterne con lo psicoterpauta: possono emergere prospettive nuove ( che è poi quello che desideriamo ). Credo che per te in questo momento sia la prima cosa da fare.


Le fasi iniziali di un nuovo percorso possono far vivere l'impressione di essere sempre "allo stesso punto" e che le cose fatichino a muoversi, perché la voglia e il bisogno di fare qualcosa, cambiare o capirsi è molto forte. Tuttavia è bene ricordarsi che - come per tutti i cambiamenti della vita - ci vuole tempo e bisogna imparare a darselo. Soprattutto perché è nella relazione terapeutica che si lavora per raggiungere il proprio obiettivo; è difficile quantificare a priori quante sedute ci vogliano per entrare veramente in relazione con la persona che abbiamo di fronte. Inoltre, lei è una giovane donna di 26 anni e sta portando i suoi 26 anni all'interno della stanza di terapia. (Purtroppo o per fortuna) non è "solo" in qualche ora che si diramano le proprie questioni più profonde... Il mio consiglio è di poter parlare di questa cosa con la dottoressa con cui ha iniziato questo percorso, non ci sono argomenti/questioni tabù che non si possono affrontare, inclusi i propri vissuti e preoccupazioni - anche di tipo economico. "La persona giusta" non so se esiste, esiste però "la relazione che funziona": se si sente accolta e ascoltata, questi possono essere considerati dei buoni indicatori rispetto a come si trova con la sua dottoressa. Le auguro un buon percorso dentro di sé! Dott.ssa Veronica Marchesini


Buongiorno, un mese di sedute spesso sono poche per apprezzare davvero dei benefici. Forse dovrebbe chiedersi se si trova a suo agio con la professionista, se si sente di potersi aprire, se c'è un clima di fiducia. In caso contrario potrebbe scegliere di parlare di questo con la collega oppure cambiare. Cordiali saluti, dott.ssa Marianna Mansueto


Salve, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che racconta, mi sembra importante sottolineare un aspetto: un mese di percorso psicologico è generalmente un tempo molto breve per aspettarsi cambiamenti profondi e stabili. Questo percorso richiede tempo per costruire una relazione di fiducia, comprendere a fondo le dinamiche personali e consolidare nuovi modi di affrontare le difficoltà. Il fatto che lei riferisca di sentirsi, almeno in alcuni momenti, diversa nel modo di pensare a sé stessa e al proprio benessere è un elemento positivo. Potrebbe essere il segnale che qualcosa si è già messo in movimento, anche se oggi le sembra ancora di essere "allo stesso punto". Per quanto riguarda la scelta se proseguire con la stessa professionista o rivolgersi a un'altra collega, non esiste una risposta giusta in assoluto. Solo lei può sentire quale strada risuona maggiormente con i suoi bisogni. Se con la psicologa si è sentita accolta, compresa e libera di esprimersi, potrebbe valere la pena riprendere il percorso con lei. Se invece ha percepito di non riuscire a instaurare un buon rapporto terapeutico o di non sentirsi a suo agio, è altrettanto legittimo valutare un altro professionista. Le suggerirei di non basare la scelta esclusivamente sulla rapidità dei risultati: il percorso terapeutico non è una corsa, ma un processo che richiede tempo e continuità. Se sente di avere ancora bisogno di uno spazio in cui comprendersi e prendersi cura di sé, questo è già un motivo valido per concedersi la possibilità di continuare. Le auguro di trovare il percorso che possa farla sentire sostenuta e accompagnata nel modo più adatto a lei.


io credo ce ci rivolga ad un professionista non perchè lui si possa sostituire a noi nella ricerca di soluzioni o risposte a cui solo noi stessi possiamo trovare risposte, ma quello che uno psicologo puo' offrire è sicuramente uno spazio sicuro per potersi aprire e trovare le risorse personali, nondando soluzioni pronte o consigli di vita.


Valuti innanzitutto cosa risulta più in linea con la sua personalità. Se è molto riflessiva potrebbe gradire un approccio psicodinamico, se è molto orientata alle relazioni potrebbe trovarsi meglio con un approccio sistemico relazionale, se è pragmatica e desidera raggiungere efficacemente e rapidamente i suoi obiettivi l'approccio breve strategico potrebbe risultarle più adatto. Una volta stabilito questo, ne tenga conto nella selezione del professionista da contattare in base all'approccio dichiarato nel proprio profilo. Circa i costi, anch'essi possono essere influenzati dall'approccio prescelto dato che alcuni prevedono incontri frequenti con percorsi di lunga durata, mentre altri sono caratterizzati da un maggiore intervallo di tempo tra seduta e seduta, lungo un percorso che può contemplare anche poche sedute. Spero di averla aiutata.


Ciao! Grazie per aver condiviso con noi il tuo dubbio. Mettersi in discussione dopo una rottura importante richiede grande coraggio, e il senso di disorientamento che provi è normale e fisiologico. Spesso i percorsi di evoluzione non sono lineari: ci sono momenti in cui sembra di essere sempre allo stesso punto e altri in cui, quasi senza accorgersene, si inizia a guardare le cose con occhi diversi. Per quanto riguarda il problema economico ti suggerisco di informarti sulla possibilità di accedere al Bonus Psicologo in base al tuo ISEE, oppure di valutare il servizio pubblico tramite ASL, dove i costi sono ridotti, tenendo però conto che l'assegnazione del professionista dipende dalle disponibilità del momento. Invece parlando del dubbio se tornare dalla stessa professionista o cambiare, prova a ragionare su questo: quando hai iniziato, la situazione era probabilmente troppo fresca e ti sei sentita spaventata o non ancora pronta. Adesso, a distanza di un po' di tempo, sapendo come lei lavora e guardando la situazione con una prospettiva diversa, potresti chiederti se il suo aiuto potrebbe esserti utile. Se pensi che ne valga la pena, potresti fare un altro tentativo, magari portando in seduta proprio questo tuo blocco. Se invece senti che proprio non c'è sintonia e che siete due persone che non si incastrano, allora tanto vale valutare un nuovo specialista. Se decidi di cambiare, puoi orientarti cercando un professionista qui sulla piattaforma, chiedendo al tuo medico di base o facendoti consigliare da qualcuno di fiducia. Prenditi tutto il tempo che ti serve per ascoltarti, vedilo come l'inizio di un cammino per fare chiarezza e per prenderti cura di te. Spero di esserti stata utile!


Buongiorno. Per cominciare, vorrei porre l'attenzione su una questione. Arrotondiamo per eccesso ed immaginiamo che lei abbia svolto un percorso della durata di due mesi, mi aspetto con una cadenza settimanale. Questo significa che lei e la sua terapeuta abbiate lavorato assieme per 8 ore. A questo punto, le chiedo: ritiene che si tratti di un tempo sufficiente a produrre il cambiamento che lei si aspettava? Se la risposta è sì, può anche valutare di rivolgersi ad un nuovo professionista, ma potrebbe essere utile mettere bene in chiaro tale aspettativa. Se la risposta è no, invece, potrebbe tornare a contattare la sua precedente terapeuta, ma, anche in questo caso, le consiglio di farle presente che vorrebbe riuscire ad ottenere in un cambiamento in poco tempo. Per quanto concerne il fattore economico, le segnalo la possibilità di fare ricorso al Bonus psicologo.


Mi colpisce il fatto che lei si senta ancora in colpa per essersi lasciata, come se il dolore che provava allora dovesse bastare a giustificare una scelta che, in realtà, sembra aver preso ascoltando se stessa. Mi chiedo se qualcosa di simile non stia accadendo anche con la terapia: interrompere dopo un mese, perché non è sicura che sia servita, potrebbe essere anche un modo per non concedersi il diritto di investire su di sé senza doverlo giustificare subito con un risultato visibile. Come se stare meglio dovesse arrivare in fretta, altrimenti vuol dire aver sbagliato o sprecato qualcosa. Un mese è poco. Capire se stessi richiede tempo, e anche la relazione con chi ci ascolta ha bisogno di fiducia reciproca per funzionare davvero. Sulla scelta pratica non esiste una risposta valida per tutti. Tornare dalla stessa professionista ha un vantaggio concreto: conosce già la sua storia. Cambiare ha senso soprattutto se con lei non si è sentita davvero ascoltata o a proprio agio, più che per il dubbio sui risultati ottenuti finora. Le suggerirei di portare proprio questa incertezza, il dubbio se valga la pena continuare, dentro la stanza, qualunque cosa scelga: spesso è materiale utile quanto il resto. Per la questione economica, molti professionisti propongono percorsi con cadenza o durata modulabile, e vale la pena chiederlo direttamente.


La ringrazio per aver condiviso con fiducia una situazione così personale e delicata. I dubbi che lei pone — sia rispetto all'efficacia del percorso intrapreso, sia rispetto all'investimento economico che la terapia comporta — sono assolutamente legittimi e ricorrenti in chi si avvicina per la prima volta a un percorso psicologico. Non è affatto insolito interrogarsi, dopo alcune sedute, se ciò che si sta facendo stia davvero portando dei benefici, soprattutto quando i cambiamenti percepiti sono ancora parziali o non del tutto chiari. Proprio per questo motivo, le suggerirei di affrontare apertamente questi interrogativi con la professionista da cui si è già rivolta. Un buon percorso terapeutico prevede anche momenti di verifica condivisa: poter esprimere alla psicologa le sue perplessità — sul senso del lavoro fatto finora, sui risultati percepiti, sulle modalità di proseguimento e sugli aspetti pratici come la frequenza delle sedute o il costo — non solo è legittimo, ma può diventare esso stesso parte del percorso terapeutico, offrendo importanti spunti di riflessione su come procedere insieme.


Gentile utente, comprendo la frustrazione e il sacrificio economico che può comportare l'inizio di un percorso psicologico, soprattutto quando si ha la sensazione di non aver ancora ottenuto i risultati sperati. Da ciò che racconta, però, emerge un aspetto importante: pur sentendosi ancora in difficoltà, riconosce che qualcosa nel suo modo di guardare a sé stessa e al proprio benessere è cambiato. Questo mi fa pensare che il lavoro con la collega avesse già iniziato a stimolare alcune riflessioni significative. È importante considerare che un percorso psicologico richiede tempo. I primi incontri sono spesso dedicati alla conoscenza reciproca, alla comprensione della storia della persona e alla definizione degli obiettivi di lavoro; per questo motivo è normale che dopo circa un mese non si percepiscano ancora cambiamenti profondi o una risoluzione delle difficoltà. Per questo motivo, prima di pensare a un cambio di professionista, le suggerirei di ricontattare la psicologa con cui aveva iniziato il percorso e condividere apertamente questi dubbi, comprese le difficoltà economiche e la sensazione di essere "ferma". Molto spesso sono proprio questi momenti di incertezza a rappresentare un'importante occasione di confronto e di crescita all'interno della relazione terapeutica. Naturalmente, se dopo un confronto dovesse continuare a non sentirsi compresa, accolta o in sintonia con la professionista, allora potrebbe avere senso valutare un cambiamento. La scelta dello psicologo non dipende solo dalla preparazione professionale, ma anche dalla qualità della relazione terapeutica, cioè da quanto ci si sente a proprio agio, ascoltati e compresi. Le auguro di trovare il percorso più adatto alle sue esigenze.

Dr. Luisa Almerico

Dr. Luisa Almerico

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Salve, da ciò che racconta mi sembra importante partire da un aspetto: dopo poche sedute può essere difficile stabilire con chiarezza quanto un percorso stia funzionando, soprattutto quando si arriva con il desiderio di trovare delle “risposte” rispetto a una relazione e alle proprie scelte. A volte il lavoro psicologico non porta immediatamente a sentirsi meglio o ad avere risposte definitive, ma può iniziare proprio da quei piccoli cambiamenti nel modo di pensare a sé stessa che lei stessa descrive. Allo stesso tempo, è assolutamente legittimo chiedersi se il professionista incontrato sia quello giusto per noi. Prima di decidere di cambiare, potrebbe essere utile tornare dalla sua psicologa e condividere apertamente proprio questi dubbi: dirle che non è sicura che il percorso le sia stato utile, che teme di investire economicamente senza percepire dei risultati e chiederle di fare insieme il punto sugli obiettivi e su ciò su cui potreste lavorare. Anche questo confronto può diventare una parte importante del percorso e aiutarla a capire se sente di poter proseguire con lei. Nella scelta di un professionista, oltre alla formazione, conta molto anche come ci si sente nella relazione: se si sente ascoltata, compresa, libera di esprimersi senza giudizio e se ciò che viene fatto durante gli incontri ha per lei un senso rispetto ai suoi bisogni. Il fatto che senta ancora il bisogno di uno spazio per sé merita comunque di essere ascoltato. Non necessariamente perché ci sia qualcosa di “sbagliato” da risolvere, ma perché forse ci sono ancora aspetti di questa esperienza, e soprattutto di sé stessa, che desidera comprendere meglio. Un caro saluto e in bocca al lupo!


Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza, che immagino non sia stata semplice da affrontare. È comprensibile che, dopo una relazione importante e un periodo intenso emotivamente, lei abbia sentito il bisogno di intraprendere un percorso psicologico per ritrovare chiarezza. Allo stesso tempo, è altrettanto normale avere dubbi sul fatto che il percorso intrapreso sia quello più adatto, soprattutto quando si percepiscono cambiamenti solo parziali o quando il fattore economico diventa rilevante. Un mese di sedute è spesso un tempo troppo breve per osservare cambiamenti profondi, ma il fatto che lei noti alcune differenze nel modo di pensare a se stessa è già un segnale che qualcosa si è mosso. Detto questo, è importante che lei si senta nel posto giusto: compresa, accolta e in un percorso che abbia una direzione chiara. Le suggerirei di parlare apertamente con la sua psicologa dei dubbi che sta vivendo: la trasparenza è parte del processo nella relazione e può diventare un momento prezioso per capire insieme se proseguire o se valutare un’altra figura professionale. Se non se la sente di parlarne direttamente, si senta libera di scegliere come meglio crede sia giusto per lei. Non è una scelta irreversibile. In alternativa, può essere utile fare uno o due colloqui con un altro professionista: è un modo per capire quale stile e quale approccio risuonano meglio con lei. Molti professionisti offrono modalità flessibili (sedute quindicinali) che possono aiutare a gestire meglio il fattore economico. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti anche in modalità online. Un caro saluto. Dr.ssa Manuela Valentini


Buongiorno, un solo mese di psicoterapia potrebbe non essere sufficiente a snocciolare tutte le problematiche da cui si sente accompagnata. Si dia una altra possibilità e continui pure il percorso iniziato, vedrà che con il tempo potrà trovare le risposte che cerca. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno, grazie per aver esposto i suoi dubbi, penso che stia dando voce a tanti dubbi di tante persone che intraprendono un percorso. Parto dal fatto che come in ogni situazione non si avrà mai la certezza di aver scelto il posto o la persona o il professionista giusto( banalmente scegliamo un ristorante ma magari quella sera succedono degli imprevisti, si mangia male e si spende tanto seppur con tantissime recensioni positive). Per questo mi fiderei del tuo istinto, se hai scelto quel professionista e non credo sia solo per i prezzi che ha ma sarà stata anche attratta dalla foto o da quello che le ha trasmesso mentre faceva ricerche su di lei. In secondo luogo ci tengo a sfatare un mito: in un mese non si riesce a risolvere o ad indagare bene in profondità ma è una fase iniziale di conoscenza reciproca e di fiducia che si instaura. Dalle tempo, credo che questo ripagherà e d'iniziare con un nuovo professionista c'è lo stesso rischio di incertezza e riniziare ad aprirsi sappiamo che è faticoso. Penso poi che la terapia funziona non perché ci sia solo il professionista o le sue competenze ma perché la persona è aperta, in ascolto e si mette in gioco, noi siamo dei facilitatori ma il lavoro più grande è nelle vostre mani ed è giusto così. Quindi qualsiasi professionista è un secondo attore che aiuta e supporta ma il vero protagonista sei tu che vivi la tua vita ogni giorno. Spero di averti dato qualche spunto e sicuramente lo faranno anche altri. A disposizione, Dottoressa Casumaro Giada


provi a ricontattare quella professionista e veda cosa succede altrimenti cambi

Dr. Simonetta Fabbri

Dr. Simonetta Fabbri

psicoterapeuta

Anzola dell'Emilia

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Buongiorno, stabilisca lei che obiettivo vorrebbe ottenere e poi definisca il tempo per raggiungerlo, se non lo ottiene forse non è la relazione adatta a lei. Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini


Buongiorno, da ciò che scrive emerge soprattutto il desiderio di comprendersi meglio, e questo è già un punto di partenza importante. Un mese di percorso, nella maggior parte dei casi, è un tempo molto breve per valutare gli effetti di una psicoterapia, soprattutto quando si affrontano temi profondi come una separazione e il rapporto con sé stessi. Prima di cambiare professionista, potrebbe essere utile chiedersi se con la psicologa si è sentita accolta, ascoltata e libera di parlare anche dei suoi dubbi sul percorso. Se la risposta è sì, potrebbe valere la pena riprendere il lavoro con lei, condividendo apertamente anche le perplessità riguardo ai costi e alla sensazione di essere "ferma". Se invece non ha sentito di essersi creata un'alleanza terapeutica o non si è sentita compresa, può essere sensato cercare un altro professionista. La scelta dipende dal trovare una relazione terapeutica nella quale possa sentirsi al sicuro e coinvolta. Si conceda il tempo di comprendere come si sente con il terapeuta, senza aspettarsi cambiamenti immediati. La psicoterapia è un percorso che richiede tempo, ma quando c'è una buona alleanza può diventare uno spazio prezioso di crescita.


Buongiorno, quello che descrive è un dubbio che può emergere durante un percorso psicologico e non significa necessariamente che la terapia non stia funzionando. Un percorso non è sempre lineare: può essere fatto di momenti in cui si percepiscono cambiamenti e altri in cui sembra di essere fermi, anche quando qualcosa, in realtà, sta iniziando a muoversi. Lei stessa racconta di notare, in alcuni momenti, un modo diverso di guardare a sé e a ciò che prova: questo potrebbe essere un aspetto su cui vale la pena soffermarsi. Anche la sensazione che il professionista possa non essere quello “giusto” è un tema che può essere portato direttamente in seduta. Condividere questi dubbi può aiutare a comprendere meglio cosa sta cercando e se il percorso intrapreso risponde ai suoi bisogni. Se invece, dopo averne parlato, dovesse sentire che quel percorso non è adatto a lei, potrà valutare serenamente un altro professionista. Oltre alla preparazione, nella scelta è importante sentirsi accolti, compresi e a proprio agio nella relazione terapeutica, perché anche questi aspetti contribuiscono al buon andamento del lavoro. Le auguro di trovare lo spazio che possa aiutarla a proseguire questo percorso di conoscenza di sé. Un caro saluto.


Ha provato a condividere queste riflessioni con la Sua terapeuta? Prima di cambiare professionista, potrebbe essere utile parlare apertamente con lei del fatto che ha avuto la sensazione di non fare progressi. Un buon professionista accoglie questo tipo di confronto e può aiutarLa a capire insieme se proseguire, modificare gli obiettivi del lavoro o, se necessario, orientarLa verso un altro collega.

Dott.ssa Angela Ritella

Dott.ssa Angela Ritella

psicologo

Castellana Grotte

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Buon pomeriggio carissima, la ringrazio per aver condiviso il suo dubbio. È comprensibile sentirsi incerta, soprattutto quando si investono tempo, energie ed anche risorse economiche in un percorso da cui ci si aspetta un cambiamento. Un mese di terapia, nella maggior parte dei casi, è un tempo piuttosto breve per comprendere se un percorso possa essere davvero efficace. A volte i primi incontri servono proprio a conoscersi, costruire una relazione di fiducia e mettere a fuoco gli obiettivi. Se, però, ha percepito di non sentirsi pienamente accolta o di non vedere una direzione chiara, è altrettanto legittimo chiedersi se quel professionista sia quello più adatto a lei. Più che chiedersi se cambiare o meno, potrebbe provare a domandarsi: mi sono sentita ascoltata, compresa e libera di portare i miei dubbi anche sulla terapia stessa? Parlare apertamente di queste perplessità con la psicologa potrebbe già offrirle elementi utili per capire se proseguire o orientarsi verso un altro professionista. La scelta dello psicologo non dipende solo dal metodo, ma anche dalla qualità della relazione terapeutica, che è uno degli aspetti più importanti del percorso. Se sente di avere ancora bisogno di uno spazio di ascolto, le suggerisco di non rinunciare a priori alla possibilità di intraprendere un percorso. Se lo desidera, resto a disposizione per fissare un primo appuntamento, conoscerci e valutare insieme quale possa essere il percorso più adatto alle sue esigenze. Un caro saluto Dott.ssa Ilaria Redivo


Gentile utente, da quello che racconta emerge il desiderio di comprendersi meglio e di dare un senso a ciò che ha vissuto nella relazione e alle emozioni che ancora oggi la accompagnano. È comprensibile che, dopo poche settimane di percorso, possa essere difficile capire se la terapia stia producendo gli effetti desiderati. Talvolta i cambiamenti non sono immediatamente percepibili e possono manifestarsi inizialmente attraverso piccoli spostamenti nel modo di guardare a sé, proprio come lei descrive quando dice di sentirsi, in alcuni momenti, diversa nel pensare a se stessa. Anche i dubbi che sta vivendo rispetto al proseguire con la stessa terapeuta o cercarne un'altra meritano attenzione. Più che rappresentare necessariamente un segnale che qualcosa non stia funzionando, potrebbero diventare un tema importante da portare direttamente in seduta. Parlare apertamente delle sue aspettative, della sensazione di essere "ferma", dei costi e delle difficoltà nel capire se il percorso la stia aiutando può offrire informazioni preziose sia a lei sia alla terapeuta. Se, dopo aver condiviso questi aspetti, dovesse continuare a percepire che il percorso non risponde ai suoi bisogni o che non riesce a costruire un rapporto di fiducia sufficiente, potrebbe allora valutare serenamente un altro professionista. La scelta del terapeuta, infatti, non dipende solo dall'orientamento teorico, ma anche e soprattutto dalla qualità della relazione che si costruisce nel tempo. Per quanto riguarda l'aspetto economico, può essere utile affrontarlo apertamente con la terapeuta: in alcuni casi è possibile concordare una frequenza diversa delle sedute o valutare insieme soluzioni compatibili con le proprie possibilità. Le auguro di trovare uno spazio in cui possa sentirsi ascoltata, compresa e libera di esplorare i suoi vissuti con i tempi di cui ha bisogno. Un caro saluto


Gentile utente, è comprensibile avere questi dubbi. Un mese di percorso è spesso un tempo piuttosto breve per comprendere se un lavoro psicologico stia producendo cambiamenti significativi, soprattutto quando si affrontano temi profondi come una separazione, il senso di colpa e la ricerca di una maggiore consapevolezza di sé. Mi colpisce, però, un aspetto del suo racconto: da un lato dice di sentirsi "allo stesso punto", dall'altro riconosce che qualcosa nel modo di pensare a sé stessa è cambiato. Questo potrebbe essere un segnale che il percorso abbia iniziato a produrre qualche effetto, anche se non ancora quello che si aspettava. Prima di cambiare professionista, potrebbe essere utile confrontarsi apertamente con la psicologa su questi dubbi e sulle sue aspettative. Parlare di ciò che sta funzionando e di ciò che, invece, sente mancare fa parte del lavoro terapeutico e può aiutare a capire insieme se proseguire, ridefinire gli obiettivi o, eventualmente, orientarsi verso un altro percorso. La scelta dello psicologo non dipende solo dal metodo, ma anche dalla qualità della relazione terapeutica: sentirsi ascoltati, compresi e liberi di esprimere anche queste perplessità è un elemento fondamentale. Le auguro di trovare il percorso più adatto alle sue esigenze. Un cordiale saluto.


Gentile utente, Il dubbio che sta vivendo è assolutamente legittimo ed è un passaggio che capita a molte persone lungo il proprio percorso personale. È normale chiedersi se si stia investendo bene il proprio tempo e le proprie risorse economiche, specialmente quando si elabora la fine di una relazione importante. Il fatto che in soli due o tre mesi di sedute lei abbia già notato dei piccoli cambiamenti nel modo di pensare a se stessa e al suo benessere è un ottimo segnale, ma è importante considerare che un percorso di cura richiede tempo. Spesso, quando si toccano temi profondi come il senso di colpa e il valore personale, i primi passi servono solo a posare le basi e non sempre portano a risposte immediate o definitive. Per decidere se riprendere con la stessa dottoressa o cercare una nuova figura, può basarsi sull'alleanza terapeutica che si è creata. Se con lei si è sentita accolta, ascoltata e mai giudicata, la scelta migliore potrebbe essere proprio quella di contattarla per un colloquio di verifica. Potrà spiegarle con totale trasparenza le sue perplessità sui risultati e le sue preoccupazioni economiche, stabilendo insieme un obiettivo più chiaro o rimodulando la frequenza degli incontri. La reazione del professionista a questo confronto le farà capire subito se è la persona giusta con cui proseguire. Se invece sente che è mancata la sintonia o che l'approccio non la stimolava abbastanza, ha perfettamente senso valutare un altro specialista, magari informandosi preventivamente sul suo orientamento metodologico. Per quanto riguarda il fattore economico, non dimentichi che esistono opzioni valide per continuare a prendersi cura di sé a costi sostenibili, come i Consultori Familiari, i centri clinici universitari o le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, oltre a molti professionisti privati che offrono tariffe calmierate o pacchetti agevolati per i giovani. Un percorso di consulenza psicologica o di psicoterapia ben strutturato rimane un investimento prezioso su se stessi, ed è fondamentale che lei si senta libera di guidarlo verso ciò che la fa sentire più a suo agio. Resto a disposizione se desidera un ulteriore orientamento e le auguro il meglio. Un caro saluto.


Gentile, ovviamente i risultati delle terapie non sono immediati e ci vuole del tempo e tanto impegno per vederli, poi, come molti di noi sanno, non sempre la fiducia e l'alleanza tra psicologo e paziente si creano, non c'è nulla di male, ma va detto, e si può decidere di cambiare psicologo se non si sente che la cosa per noi sta funzionando! Spero di averti aiutato e in bocca al lupo per la tua ricerca!


Ciao cara, io credo che la relazione terapeutica sia una relazione speciale, che si basa sul sentirsi davvero capiti e compresi dal terapeuta. Se tu senti che la tua terapeuta ti ha capita torna da lei, altrimenti prova con un’altra persona. In bocca al lupo!

Dott.ssa Elena Sonsino

Dott.ssa Elena Sonsino

psicologo clinico

Alessandria

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Salve, ho letto con cura quanto hai scelto di condividere. Riprendere un percorso di supporto psicologico può essere un modo per concedersi il tempo e lo spazio di mettersi in ascolto di sé, delle proprie emozioni e dei propri bisogni. Non si tratta necessariamente di trovare risposte immediate, ma di dare valore alle domande che emergono lungo il cammino. Se hai la sensazione di non aver trovato le risposte che cercavi, potrebbe essere utile considerare anche un'altra ipotesi: forse non erano quelle le domande che, in quel momento della tua vita, avevi davvero bisogno di porti. Un nuovo percorso potrebbe offrirti l'occasione di avvicinarti con maggiore consapevolezza a ciò che oggi senti essere importante ascoltare interiormente. Un caro saluto


Buongiorno, da ciò che racconta mi sembra importante sottolineare un aspetto: un mese di percorso è generalmente un tempo molto breve per poter valutare se un percorso psicologico stia funzionando, soprattutto quando si affrontano temi complessi come una separazione, il senso di colpa e la comprensione di sé. Mi colpisce anche il fatto che, pur dicendo di sentirsi ancora "allo stesso punto", riconosca di aver iniziato a guardare a sé stessa e ai suoi bisogni in modo un po' diverso. Anche questi piccoli cambiamenti possono rappresentare i primi segnali di un processo che richiede tempo per consolidarsi. Se si è sentita accolta, compresa e ha instaurato una buona relazione con la professionista, potrebbe valere la pena parlarle apertamente dei suoi dubbi prima di decidere di interrompere o cambiare percorso. Confrontarsi su come si sente e su quali obiettivi desidera raggiungere può essere parte integrante del lavoro terapeutico. Se, invece, sente di non essersi sentita a suo agio o di non aver instaurato una relazione di fiducia, può essere utile valutare un altro professionista. La scelta non dovrebbe basarsi solo sul tempo trascorso o sul fatto di sentirsi già "guarita", ma anche sulla qualità dell'alleanza terapeutica e sul sentirsi libera di portare in seduta i propri dubbi, compresi quelli sull'efficacia del percorso. Infine, comprendo la preoccupazione per l'aspetto economico. Se rappresenta un ostacolo, può parlarne con la professionista: in alcuni casi è possibile concordare una frequenza diversa degli incontri, così da trovare un equilibrio tra le esigenze cliniche e quelle pratiche.


Se vuole mi contatti, sarò lieta di aiutarla a trovare una soluzione.


Quando si interrompe un percorso dopo poche sedute è molto comune restare con quella sensazione sospesa: “ho fatto bene? era la persona giusta? dovrei tornare o cambiare”. Un mese è un tempo molto breve. Le prime sedute servono soprattutto a conoscersi: lei porta la sua storia, i suoi vissuti, le sue domande; il professionista inizia a comprenderne il funzionamento emotivo, i nodi, le dinamiche. In questa fase non è ancora possibile valutare davvero l’efficacia del percorso, perché le parti più profonde emergono con gradualità. Il fatto che, nonostante i dubbi, abbia percepito qualche cambiamento nel modo di pensare a sé è un segnale che qualcosa si stava muovendo. Non significa che fosse “la terapeuta giusta” in senso assoluto, ma che il lavoro aveva iniziato a creare uno spazio interno diverso. La domanda “continuare da lei o cambiare?” non ha una risposta unica. Ci sono aspetti che si possono comprendere davvero solo nella stanza di terapia: come si sente con quella professionista, che tipo di fiducia si crea, quali parti di sé riesce a portare, cosa accade nel dialogo. Se con lei si era sentita accolta, capita, non giudicata, può essere utile tornare e portare apertamente questi dubbi: anche questo è materiale terapeutico, e parlarne può chiarire molto.


Buongiorno, quello che descrive è un dubbio molto frequente all'inizio di un percorso psicologico. Dopo poche settimane è normale chiedersi se la terapia stia funzionando, soprattutto quando si investono tempo, energie ed anche risorse economiche. Un mese di percorso, nella maggior parte dei casi, è un tempo piuttosto breve per poter valutare gli effetti di un lavoro psicologico. A volte i primi cambiamenti non si traducono subito nella scomparsa del disagio, ma in una maggiore consapevolezza di sé, del proprio modo di funzionare e dei propri bisogni. Mi sembra che lei stessa riconosca un piccolo cambiamento quando dice di sentirsi diversa nel modo di pensare a sé e al proprio benessere: questo potrebbe essere un segnale da non sottovalutare. Se si è sentita accolta e si è instaurata una buona relazione con la professionista, potrebbe essere utile riprendere il percorso e condividere apertamente anche questi dubbi. Parlare del timore di "sprecare" tempo e denaro, delle aspettative che aveva e di ciò che sente stia funzionando o meno può diventare parte stessa del lavoro terapeutico. Se, invece, ha percepito di non sentirsi compresa, di non aver costruito un'alleanza terapeutica o di non sentirsi a proprio agio, allora può avere senso valutare un altro professionista. Non significa che il percorso precedente sia stato inutile, ma semplicemente che ogni persona può trovare un maggiore beneficio con un approccio o una modalità di lavoro diversa. La scelta del professionista non dipende solo dall'orientamento teorico o dal costo, ma soprattutto dal sentirsi ascoltata, compresa e libera di portare anche i propri dubbi all'interno della relazione terapeutica. Se sentirà il bisogno di intraprendere o riprendere un percorso psicologico, resto a disposizione per offrirle uno spazio di ascolto, accoglienza e supporto.


Gentile utente, i dubbi che sta esprimendo sono molto comuni, soprattutto nelle prime fasi di un percorso psicologico. Dopo un mese di terapia è spesso difficile osservare cambiamenti profondi: in molti casi le prime sedute servono soprattutto a comprendere il problema, costruire un'alleanza terapeutica e definire gli obiettivi del percorso. Dal suo racconto emerge però un aspetto importante: dice che, pur sentendosi ancora in difficoltà, ha iniziato a guardare a sé stessa in modo diverso. Anche questo può rappresentare un primo cambiamento, sebbene possa sembrare piccolo. Prima di cambiare professionista, potrebbe essere utile condividere apertamente questi dubbi con la psicologa. Esprimere la sensazione di non vedere ancora risultati e le preoccupazioni legate ai costi permette di fare insieme una valutazione sull'andamento del percorso, sugli obiettivi e sulla frequenza degli incontri. Se, dopo questo confronto, dovesse continuare a sentire che non si è creata un'alleanza terapeutica o che il metodo proposto non è adatto alle sue esigenze, cambiare professionista è una scelta del tutto legittima. Non esiste uno psicologo "giusto" in assoluto, ma un professionista con cui ci si sente compresi e con cui si riesce a costruire una relazione di fiducia. Le suggerisco di non valutare il percorso esclusivamente in base al numero di sedute, ma anche alla qualità della relazione terapeutica e alla chiarezza degli obiettivi condivisi. Questi elementi sono tra i principali fattori che favoriscono l'efficacia della terapia. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi


È comprensibile sentirsi indecisa, soprattutto quando si investono tempo, energie ed anche risorse economiche in un percorso psicologico. Un mese di lavoro è spesso un tempo molto breve per valutare gli effetti di un percorso, soprattutto se si stanno affrontando temi importanti come una separazione e la riscoperta di sé. Se con la professionista si è sentita accolta e compresa, potrebbe essere utile confrontarsi apertamente con lei sui suoi dubbi e sulle aspettative rispetto al percorso. Se invece non si è sentita a proprio agio o non è riuscita a creare una buona alleanza terapeutica, valutare un altro professionista può essere una scelta altrettanto legittima. La scelta dello psicologo non dipende solo dall'approccio o dal costo, ma anche dalla relazione di fiducia che si costruisce nel tempo.


Gentile utente, dal suo racconto mi sembra importante partire da un aspetto: il fatto che dopo poche settimane lei non riesca ancora a dire con certezza se la terapia le sia servita non significa necessariamente che sia stata inutile. Un mese o poco più è spesso un periodo molto breve per comprendere se un percorso psicologico possa produrre un cambiamento significativo, soprattutto quando la richiesta riguarda aspetti personali e relazionali profondi, come nel suo caso. Mi sembra inoltre significativo che lei stessa riconosca alcuni cambiamenti nel modo di pensare a sé e al proprio benessere. Anche se possono sembrarle piccoli, possono rappresentare proprio i primi segnali del lavoro fatto. La psicoterapia non sempre porta immediatamente a sentirsi meglio: talvolta inizialmente permette soprattutto di comprendere meglio ciò che si vive, di mettere a fuoco dinamiche che prima erano confuse e di iniziare a porsi domande diverse. Per quanto riguarda la scelta se tornare dalla stessa professionista o rivolgersi a qualcun altro, non esiste una risposta valida per tutti. Le suggerirei però, prima di cambiare, di provare a portare direttamente in seduta il suo dubbio: può dirle che ha avuto la sensazione di non sapere se il percorso stesse funzionando, che il costo rappresenta per lei un elemento importante e che vorrebbe capire insieme quali obiettivi raggiungere e con quali modalità. Questa conversazione potrebbe essere molto utile anche per valutare la qualità della vostra collaborazione. Un buon percorso dovrebbe prevedere obiettivi condivisi, la possibilità di verificare periodicamente come sta andando e la libertà di esprimere dubbi o perplessità senza sentirsi giudicata. Se invece sente di non essersi mai sentita compresa, di non riuscire a parlare liberamente o di non avere fiducia nella professionista, allora può avere senso valutare un altro terapeuta. Il fatto che la psicologa attuale conosca già la sua storia è sicuramente un vantaggio, ma non deve diventare un motivo per restare in un percorso nel quale non si sente sufficientemente a suo agio. Anche l'aspetto economico è assolutamente legittimo. La terapia deve essere sostenibile per lei nel tempo. Può parlarne apertamente con il professionista e valutare una frequenza diversa delle sedute, se clinicamente appropriata, oppure confrontare le tariffe di altri professionisti. Non è necessario scegliere necessariamente il professionista più costoso: è molto più importante trovare una persona con cui si crei una buona alleanza terapeutica e che abbia competenze coerenti con la sua esigenza. Infine, cercherei di non utilizzare come unico criterio la domanda “Sto già meglio?”. Provi piuttosto a chiedersi: “Riesco a comprendermi un po' meglio? Sto iniziando a vedere diversamente alcune situazioni? Mi sento ascoltata? Abbiamo degli obiettivi su cui lavorare?” Se sente ancora di avere bisogno di uno spazio psicologico, probabilmente vale la pena concedersi la possibilità di continuare. Non perché abbia necessariamente qualcosa che non va, ma perché sembra esserci ancora una parte di lei che desidera comprendere meglio sé stessa e le proprie scelte. E questo, di per sé, è un motivo assolutamente valido per chiedere aiuto.


Carissima, dovresti dare fiducia alla tua psicoterapeuta perchè un mese di trattamento è veramente troppo poco per potere avere dei risultati apprezzabili. Se hai scelto di fare un percorso terapeutico è perchè ci sono evidentemente delle ragioni profonde che si attivano dentro di te e non ti lasciano libera di gustare la vita. Dietro le nostre scelte ci sono infatti dinamiche, come tu stessa intuisci, che vanno affrontate in maniera costante e decisa. Ti ringrazio della tua domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova


Buongiorno, La terapia è un investimento di risorse (tempo, energie, denaro). Le posssibilità di ottenere grandi dividendi con investimenti minimi sono spesso vicine allo zero. Anche con il terapeuta migliore del mondo in un mese non si ottiene nessun cambiamento duraturo. Dott. Marco Cenci


È comprensibile chiedersi se riprendere un percorso già iniziato o cercare un’altra professionista, soprattutto quando si intrecciano il bisogno di comprendersi e la preoccupazione per i costi. In un’ottica cognitivo-costruttivista, più che chiedersi se la psicologa sia “giusta” in assoluto, può essere utile osservare cosa è accaduto nella relazione terapeutica: si è sentita accolta, compresa e libera di esplorare il proprio modo di vivere la separazione e il senso di colpa? Il fatto che lei riconosca di avere oggi un modo diverso di pensare a sé, anche se non sente di essere “arrivata”, può indicare che qualcosa del percorso si è mosso. Un mese, inoltre, è un tempo spesso troppo breve per valutare pienamente un lavoro psicologico. Potrebbe quindi essere utile ricontattare la stessa professionista, condividendo apertamente i suoi dubbi sull’utilità del percorso e sull’aspetto economico, e concordare insieme obiettivi e tempi di verifica. Se invece sente che nella relazione terapeutica mancavano fiducia o sintonia, può essere sensato valutare un altro professionista. La scelta non deve essere perfetta: può essere costruita gradualmente, verificando nel tempo se il percorso le permette di conoscersi e stare diversamente con la propria esperienza.


Capisco il dubbio, non è insolito sentirsi bloccati quando non si percepiscono ancora progressi netti. La cosa più importante non è quanto già conosci la professionista, ma se con lei ti senti libera di esplorare quello che ti serve adesso. A volte ripartire con la stessa persona permette di andare più in profondità, altre volte cambiare aiuta a guardare le cose da un'altra prospettiva. Ti consiglio di parlarne apertamente con lei, chiedendole un bilancio del percorso fatto finora: questo confronto ti aiuterà a capire se continuare insieme o cercare un'altra strada. Se vuoi un parere esterno per orientarti, sono a disposizione per una prima valutazione.


Buongiorno, un mese è davvero poco per capire se un percorso stia funzionando, soprattutto quando si cerca di comprendere qualcosa di sé e delle proprie relazioni. Il fatto che a volte senta di guardare a se stessa in modo diverso mi sembra comunque un elemento da non trascurare. Visto che una parte di lei vorrebbe tornare dalla stessa psicologa, potrebbe provare a fare ancora qualche colloquio e portare proprio questi dubbi, compresa la sensazione di “sprecare” tempo e denaro. È importante poterne parlare insieme. Poi si ascolti: se sente che con questa persona riesce ad aprirsi, si sente compresa e qualcosa, anche lentamente, si muove, può valere la pena continuare. Se invece continua a sentire che non è il posto giusto per lei, può cercare un altro professionista. Un caro saluto.


Buongiorno, la prima cosa che vorrei dirle è che il fatto di non aver visto un cambiamento radicale dopo un mese di incontri non significa necessariamente che il percorso non sia servito. Un mese, soprattutto quando si lavora su una separazione, sul senso di colpa e sulla comprensione delle proprie dinamiche affettive, può essere un periodo ancora molto breve per poter valutare realmente l'efficacia di un percorso. Lei stessa, infatti, dice una cosa interessante: in alcuni momenti sente di essere diversa nel modo di pensare a se stessa e al proprio benessere. Questo piccolo cambiamento merita di essere considerato, perché il lavoro psicologico non sempre produce risultati immediatamente evidenti o lineari. Non credo quindi che la domanda debba essere soltanto “questa psicologa mi è servita oppure no?”, ma piuttosto: “Con questa professionista riesco a sentirmi sufficientemente al sicuro da poter lavorare sulle cose che mi fanno stare male?” Il fatto che lei la conosca già può essere un vantaggio. Non dovrebbe necessariamente ricominciare tutto da capo e, soprattutto, può dirle apertamente ciò che sta pensando: “Ho interrotto perché avevo la sensazione di spendere soldi senza sapere se il percorso stesse realmente funzionando. Vorrei capire insieme a lei se ha senso riprendere e su quali obiettivi potremmo lavorare.” Questa conversazione può essere già un modo per capire se quella professionista è adatta a lei. Un buon percorso non dovrebbe richiedere una fiducia cieca: è assolutamente legittimo chiedere quali obiettivi si possono individuare, come si valuteranno i progressi e cosa ci si può ragionevolmente aspettare dal lavoro insieme. Se invece durante le sedute sentiva di non riuscire a parlare liberamente, di non sentirsi compresa, di non avere una direzione o semplicemente percepiva una forte incompatibilità, allora può avere senso cercare un'altra persona. Cambiare psicologo non significa aver fallito né significa che il precedente professionista fosse necessariamente incompetente. La relazione terapeutica è un elemento importante e non tutti i professionisti sono adatti allo stesso paziente. Per scegliere, non cercherei necessariamente “il migliore psicologo”, perché è impossibile stabilirlo in astratto. Cercherei piuttosto un professionista che abbia esperienza nelle problematiche che vuole affrontare e con il quale riesca a costruire un rapporto di fiducia. E visto che il fattore economico per lei è importante, lo considererei fin dall'inizio senza alcuna vergogna. Può chiedere direttamente il costo delle sedute, la frequenza consigliata e valutare se esistono possibilità di modulare gli incontri in base alle sue esigenze economiche. È preferibile trovare una modalità sostenibile nel tempo piuttosto che iniziare un percorso che dopo poche settimane sarà costretta a interrompere. Le suggerirei anche di non aspettarsi che lo psicologo le dia semplicemente “le risposte”. Il percorso può aiutarla a costruire quelle risposte insieme al professionista. Nel suo caso, per esempio, sembra esserci un tema importante: perché, quando una relazione finisce perché lei non sta più bene, sente comunque il bisogno di considerarsi colpevole o “nel difetto”? Questo potrebbe essere un punto interessante da approfondire. Quindi, se con la precedente psicologa si era sentita abbastanza a suo agio, non vedo un motivo per cui non possa provare a ricontattarla. Non deve però decidere che sarà necessariamente lei la professionista definitiva: può riprendere il dialogo, chiarire i suoi dubbi e vedere come si sente. E soprattutto non consideri il denaro speso nel primo mese come necessariamente “sprecato”. Anche comprendere meglio ciò che si prova, accorgersi di alcuni propri schemi e imparare a guardarsi con occhi diversi può essere parte del percorso. La scelta migliore, probabilmente, non è quella della persona “perfetta”, ma quella di un professionista con cui lei possa lavorare con continuità, sentirsi ascoltata e vedere progressivamente un cambiamento concreto nel modo di affrontare ciò che oggi la fa soffrire. Un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia


Salve, grazie per aver condiviso così apertamente la sua esperienza. Da quello che racconta, mi sembra importante partire proprio da una cosa: il fatto che dopo alcune sedute lei senta di essere ancora “allo stesso punto” non significa necessariamente che il percorso psicologico non sia servito o che ci sia qualcosa che non funziona in lei. A volte i cambiamenti non sono immediati né lineari e possono riguardare inizialmente anche il modo in cui iniziamo a guardarci e a comprendere ciò che viviamo. Allo stesso tempo, credo sia assolutamente legittimo chiedersi se il professionista che si è scelto sia realmente quello con cui si riesce a costruire una buona relazione terapeutica. La fiducia, la possibilità di sentirsi compresi e di poter parlare liberamente sono elementi molto importanti, e non è detto che il primo professionista che incontriamo sia necessariamente quello più adatto a noi. Prima di interrompere o cambiare, potrebbe però essere utile portare proprio questo dubbio nella terapia: dire alla sua psicologa che sente di essere ancora ferma, che non sa quanto le sedute le stiano servendo e che ha anche una difficoltà economica nel sostenerle. La sua reazione a questo confronto potrebbe già darle alcune informazioni importanti sul modo in cui state lavorando insieme. E soprattutto, non pensi al percorso come a una spesa “sprecata” solo perché non ha ancora trovato tutte le risposte che cercava. Il percorso psicologico non dovrebbe essere valutato soltanto sulla base di quanto rapidamente ci fa stare meglio, ma anche sulla possibilità di comprendere più profondamente le proprie dinamiche e costruire, nel tempo, strumenti diversi. Se invece sente che, nonostante il confronto, manca una sintonia o non si sente sufficientemente accompagnata, cambiare professionista non significa aver fallito: significa provare a trovare uno spazio in cui possa sentirsi davvero a suo agio e lavorare sui temi di cui sente maggiormente il bisogno. Anche la difficoltà economica merita di essere considerata senza vergogna: è possibile parlarne apertamente con il professionista e valutare insieme una frequenza sostenibile, oppure cercare una soluzione più compatibile con le proprie possibilità. Mi sembra però che la parte più importante della sua domanda sia quella conclusiva: “Come posso scegliere bene un professionista?” Non esiste una scelta perfetta a priori. Un buon punto di partenza può essere chiedersi, dopo i primi incontri: mi sento ascoltata? Riesco a parlare senza sentirmi giudicata? Sento che il professionista comprende ciò che sto vivendo? Riesco a percepire uno spazio in cui posso essere autentica? Se sente ancora il bisogno di essere accompagnata, non rinuncerei a questa possibilità solo perché il primo tentativo non è andato esattamente come sperava. Forse non ha bisogno di smettere di cercare: ha bisogno di trovare uno spazio che senta davvero suo

Dott.ssa Matilde Ambrosione

Dott.ssa Matilde Ambrosione

psicologo clinico

Borgo a buggiano

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