Buongiorno, soffro di ansia, mi interrogo sul senso della vita, occupare le giornate vuote e ho lett

Buongiorno, soffro di ansia, mi interrogo sul senso della vita, occupare le giornate vuote e ho letto che la mindfulness può essere molto utile. Il problema è che non riesco a seguirla come viene proposta online, cioè con un tempo fisso ogni giorno: la trovo troppo rigida e temo di abbandonarla dopo poco. Vorrei quindi chiedere se la mindfulness si può praticare in qualsiasi momento della giornata, magari in modo informale durante le azioni quotidiane, oppure se serve per forza una sessione dedicata, e se una pratica meno strutturata può comunque essere efficace per l'ansia. Mi interesserebbe anche capire come posso portarla avanti in autonomia, magari come strumento che mi accompagni in un percorso personale di individuazione, oltre che come supporto da affiancare a una psicoterapia. Se avete consigli di libri o risorse adatte a chi preferisce un approccio flessibile, li accolgo volentieri. Grazie mille in anticipo per i vostri consigli. Grazie, Daniele.

52 risposte


Ecco una proposta, con lo stesso registro: --- Buongiorno Daniele, la mindfulness non richiede necessariamente una sessione rigida a orario fisso. Accanto alla pratica formale, cioè la meditazione seduta, esiste una pratica informale altrettanto importante. Consiste nel portare attenzione consapevole alle azioni quotidiane: camminare, lavarsi, mangiare, ascoltare il proprio respiro mentre si attende. L'obiettivo non è ritagliare uno spazio separato dalla vita, ma abitare con maggiore presenza ciò che già si sta facendo. Anche una pratica meno strutturata può essere utile per l'ansia, soprattutto se costante. Brevi momenti ripetuti nell'arco della giornata possono essere più sostenibili, e quindi più efficaci, di una sessione lunga che si finisce per abbandonare. Può però valere la pena affiancarle, quando si sente pronto, anche pochi minuti di pratica formale, senza vincoli di orario. Aiutano ad allenare l'attenzione in modo più stabile. Per iniziare in autonomia possono esserle utili alcuni testi: - *Dovunque tu vada, ci sei già* di Jon Kabat-Zinn, accessibile e attento proprio alla pratica nella vita quotidiana; - *Il miracolo della presenza mentale* di Thich Nhat Hanh, centrato sulla consapevolezza nei gesti di ogni giorno; - *Mindfulness. Trovare la pace in un mondo frenetico* di Mark Williams e Danny Penman, con un programma graduale e flessibile. Le domande sul senso e il desiderio di un percorso di individuazione che descrive meritano uno spazio di riflessione. La mindfulness può accompagnarle bene, ma un percorso psicoterapeutico può aiutarla ad affrontarle in modo più profondo, oltre a sostenerla nella gestione dell'ansia. Cordiali saluti, Dott. Ivan Vernarelli

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Buongiorno Daniele, grazie per aver condiviso le tue riflessioni. La tua domanda è molto interessante, perché tocca un aspetto importante della mindfulness: non tanto la capacità di ritagliarsi uno spazio perfetto per meditare, quanto la possibilità di sviluppare, gradualmente, un modo diverso di stare in relazione con la propria esperienza. La mindfulness può essere praticata sia in sessioni dedicate, anche brevi, sia in modo informale durante le attività quotidiane. Puoi, per esempio, prestare attenzione al respiro mentre cammini, alle sensazioni corporee mentre fai una doccia, ai sapori mentre mangi o ai pensieri che emergono durante una pausa, cercando di osservarli senza giudicarli e senza doverli necessariamente modificare. Le pratiche formali, anche di pochi minuti, possono aiutare ad allenare l'attenzione, mentre quelle informali permettono di portare questa consapevolezza nella vita di tutti i giorni. Non è quindi indispensabile iniziare con una routine rigida: può essere più utile sperimentare modalità sostenibili per te, senza trasformare la mindfulness in un ulteriore compito da svolgere o in una prestazione da raggiungere. La ricerca suggerisce che gli interventi basati sulla mindfulness possono contribuire a ridurre i sintomi ansiosi, anche se i benefici variano da persona a persona e la pratica informale, da sola, non garantisce gli stessi risultati di un percorso strutturato. Rispetto alle tue riflessioni sul senso della vita e sul desiderio di costruire giornate più significative, la mindfulness può rappresentare un punto di partenza per osservare con maggiore consapevolezza pensieri, emozioni e bisogni. È però importante ricordare che non serve soltanto a calmare la mente: può anche aiutarti a riconoscere ciò che per te ha valore e a scegliere, gradualmente, azioni coerenti con i tuoi valori. In questo senso, può affiancarsi a un percorso di crescita personale e a una psicoterapia, all'interno della quale esplorare più approfonditamente le domande e le difficoltà che stai vivendo. Per iniziare, ti suggerirei di provare con piccoli esperimenti: dedicare qualche minuto al respiro quando ne senti il bisogno, fare una passeggiata prestando attenzione alle sensazioni corporee oppure fermarti brevemente durante la giornata per chiederti che cosa stai provando in quel momento. Se ti accorgi che concentrarti sul respiro aumenta l'ansia o il disagio, puoi orientare l'attenzione verso l'ambiente circostante o le sensazioni dei piedi a contatto con il terreno. Come risorsa, puoi valutare Dovunque tu vada, ci sei già di Jon Kabat-Zinn, un testo che introduce la mindfulness con un approccio accessibile e applicabile alla vita quotidiana. Puoi inoltre esplorare le pratiche guidate del Center for Mindfulness dell'Università della California, San Diego (UC San Diego), disponibili anche online. Infine, concediti la possibilità di sperimentare senza pretendere risultati immediati: la continuità non deve necessariamente coincidere con la rigidità. Se l'ansia è persistente o limita la tua quotidianità, confrontarti con uno psicologo o uno psicoterapeuta può aiutarti a individuare il percorso più adatto a te e a integrare queste pratiche in modo personalizzato. Ti auguro di trovare, attraverso questa esplorazione, modalità sempre più personali e sostenibili per prenderti cura di te. Un caro saluto.


Buongiorno, la mindfulness può essere praticata anche in maniera informale, senza necessariamente dedicare ogni giorno un tempo prestabilito alla meditazione. Può significare, ad esempio, prestare attenzione alle sensazioni corporee mentre cammina, al respiro durante una pausa oppure a ciò che sta facendo in un determinato momento, cercando di riportare gentilmente l’attenzione al presente quando si accorge che la mente si è allontanata. Esiste però una differenza tra la pratica informale e quella strutturata. Quest’ultima permette generalmente di allenare l’attenzione con maggiore continuità ed è quella maggiormente studiata nei protocolli di mindfulness per la riduzione dello stress e dell’ansia. Questo non significa che una pratica più flessibile sia inutile, ma che non possiamo dare per scontato che produca gli stessi risultati di un percorso strutturato. Mi soffermerei però su un aspetto della sua domanda: racconta di soffrire d’ansia, di interrogarsi sul senso della vita e di cercare modi per occupare le giornate vuote. Mi domando quale funzione vorrebbe attribuire alla mindfulness. Se desidera imparare a stare maggiormente in contatto con la propria esperienza, può rappresentare una risorsa interessante. Se invece dovesse diventare un modo per cercare di eliminare i pensieri spiacevoli, riempire ogni momento vuoto o raggiungere una condizione di tranquillità costante, rischierebbe di trasformarsi in un’ulteriore attività attraverso la quale controllare ciò che prova. La mindfulness, infatti, non consiste tanto nello svuotare la mente o nello smettere di pensare, quanto nell’imparare a osservare pensieri, emozioni e sensazioni senza dover necessariamente intervenire su ciascuno di essi. Anche accorgersi di essere ansiosi, senza cercare immediatamente di modificare quello stato, può essere parte della pratica. Rispetto alla rigidità che teme, non credo sia necessario imporsi fin dall’inizio un programma impegnativo. Potrebbe cominciare con brevi momenti di attenzione durante attività quotidiane che già svolge, senza trasformarli in un obbligo. Se successivamente desiderasse approfondire, potrebbe sperimentare anche qualche pratica guidata di pochi minuti, osservando quale modalità riesce a integrare più naturalmente nella sua vita. Per iniziare, potrebbe leggere “Dovunque tu vada, ci sei già” di Jon Kabat-Zinn, che presenta la mindfulness anche come atteggiamento da coltivare nella quotidianità, oppure “Mindfulness. Una guida pratica al risveglio” di Joseph Goldstein, se desidera approfondirne maggiormente i fondamenti. Le suggerirei comunque di considerare i libri come strumenti di esplorazione, non come programmi da eseguire perfettamente. Trovo interessante, infine, che colleghi questa pratica a un percorso personale di individuazione. La mindfulness può aiutarla a osservare con maggiore consapevolezza ciò che accade dentro di sé, ma non sostituisce necessariamente un lavoro di comprensione della propria storia, dei bisogni affettivi, dei conflitti e del significato che assumono alcuni vissuti. In questo senso può affiancare utilmente una psicoterapia. Forse la questione più importante non è quanto rigidamente debba praticarla per ottenere risultati, ma quale rapporto desideri costruire con i suoi pensieri e con i momenti di vuoto. A volte il bisogno di riempire continuamente il tempo nasce proprio dalla difficoltà di sostare in ciò che emerge quando non siamo impegnati in qualcosa. La mindfulness potrebbe allora diventare non tanto un altro modo per occupare le giornate, quanto un’occasione per scoprire come le vive, che cosa accade quando rallenta e quali esperienze interiori tendono a richiedere immediatamente una soluzione.


Buongiorno Daniele, la mindfulness non deve necessariamente diventare un altro impegno rigido da rispettare. Può essere praticata anche in modo informale, mentre cammina, mangia, fa una doccia o svolge un'attività quotidiana, cercando di riportare gentilmente l'attenzione a ciò che sta vivendo nel presente, senza giudicare le proprie sensazioni o i propri pensieri. Le pratiche strutturate, con un tempo dedicato, possono essere utili, ma non sono l'unica possibilità. Se una routine rigida rischia di farle vivere la mindfulness come un obbligo, può iniziare da pochi minuti o da brevi momenti durante la giornata, senza trasformare la costanza in una nuova fonte di ansia. L'obiettivo non è svuotare la mente o eliminare i pensieri, ma imparare a osservarli senza esserne continuamente trascinati. Mi soffermerei anche sul suo desiderio di occupare le giornate vuote e interrogarsi sul senso della vita. La mindfulness può aiutarla a entrare maggiormente in contatto con ciò che sente, ma non deve diventare un modo per riempire ogni spazio o allontanare le domande che la abitano. A volte, proprio imparando a stare con ciò che emerge, si può iniziare a comprendere meglio quali attività, relazioni e progetti abbiano significato per sé. Come lettura, può considerare *Dovunque tu vada, ci sei già* di Jon Kabat-Zinn, che propone un approccio accessibile alla consapevolezza nella vita quotidiana. Se l'ansia è persistente o limita il suo benessere, può inoltre essere utile affiancare queste pratiche a un percorso psicoterapeutico, così da esplorare anche il significato personale del vuoto e delle domande che sta vivendo. Non deve trovare subito una risposta definitiva: può iniziare semplicemente imparando a essere presente nella propria esperienza, un momento alla volta.


Buongiorno Daniele, probabilmente l'ordine migliore per iniziare ad occuparsi della sua ansia è proprio capire da dove deriva. Indubbiamente il percorso di mindfulness può esserle utile perché si tratta di affinare le capacità di auto osservazione di sé e di presa di consapevolezza delle proprie reazioni in modo tale da poter modificare i comportamenti disturbanti o disfunzionali. Quindi il mio primo suggerimento è di intraprendere un percorso di psicoterapia per andare all'origine dell'ansia che non è un disturbo in sé e per sé ma spesso ha la funzione di segnale. Come libri di mindfulness le suggerisco "Qui e ora" di Ronald D. Siegel. Spero di esser stata di supporto, cordiali saluti Dott.ssa Federica Meriggioli


Buongiorno Daniele, la ringrazio per la sua condivisione. Pone domande molto ampie, che necessiterebbero di approfondimenti. La mindfulness da sola non basta per affrontare le problematiche di cui lei parla, e come giustamente lei scrive sarebbe più utile inserirla all'interno di un contesto di psicoterapia. Io mi occupo di ipnosi, non di mindfulness, per cui le rispondo parlandole dell'ipnosi, poiché in senso ampio anche la mindfulness è una forma di ipnosi. Comprendo bene la sua fatica nel seguire dei video generici di mindfulness, poiché ogni persona avrebbe bisogno di imparare da un professionista come praticarla per poi essere aiutati nel creare una modalità adatta a sé. Ad esempio, per quanto riguarda l'ipnosi, il terapeuta può insegnare al paziente l'autoipnosi, ove necessario, strutturandola però su misura in maniera personalizzata e specifica per quel paziente; non è quindi possibile definire una formula standard che vada bene per ognuno. Per cui se lei è davvero interessato ad avere uno strumento personalizzato di mindfulness le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che la pratica, per poter imparare come fare. Se lo desidera può provare anche lo strumento dell'ipnosi e dell'autoipnosi, sempre dietro la guida di uno psicoterapeuta. Spero di poter aver dato risposta a qualche dubbio. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.

Dott.ssa Chiara Tumminello

Dott.ssa Chiara Tumminello

psicologo

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Buongiorno Daniele, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza i suoi dubbi. La mindfulness non richiede necessariamente una sessione lunga e uguale ogni giorno. Si può praticare anche in modo informale, portando per qualche momento l’attenzione a ciò che sta facendo: per esempio, camminare notando i passi e ciò che vede intorno, oppure bere un caffè prestando attenzione ai suoi profumi e sapori. Quando la mente si allontana, ci si accorge di questo e si torna con gentilezza al momento presente. Una pratica dedicata può essere utile per allenare l’attenzione, ma non è un obbligo. Anche pochi minuti, quando le è possibile, possono essere un punto di partenza; la continuità conta più della durata o della rigidità. La mindfulness può essere un supporto per alcune persone che vivono ansia, ma non è una soluzione uguale per tutti: se concentrarsi sul respiro o sulle sensazioni interne la agitasse, può tenere gli occhi aperti e orientarsi verso ciò che vede e sente intorno a sé, oppure interrompere e parlarne con il terapeuta. Per iniziare in autonomia, può provare l’app gratuita UCLA Mindful, che propone meditazioni guidate e pratiche di diversa durata, anche in italiano. La mindfulness può essere coltivata sia nelle attività quotidiane sia con momenti di pratica formale. La sua domanda sul senso della vita e sulle giornate vuote merita spazio a sé: non deve diventare un altro compito da svolgere perfettamente. Se lo desidera, possiamo parlarne e individuare insieme una modalità di pratica sostenibile per lei, da affiancare al percorso di psicoterapia. Un caro saluto


Buongiorno Daniele, la mindfulness può essere praticata sia attraverso momenti dedicati, sia integrandola nelle attività quotidiane. Non è quindi necessario iniziare con una pratica rigida: pochi minuti o brevi momenti di consapevolezza durante la giornata possono essere un approccio più sostenibile. Non significa svuotare la mente o meditare a lungo, ma prestare attenzione a ciò che accade nel presente con apertura e senza giudizio. Può consistere nel concentrarsi per qualche istante sul respiro, osservare le sensazioni mentre si cammina o svolgere un’attività quotidiana con maggiore consapevolezza, invece che automaticamente. Anche la pratica informale può essere utile, purché non diventi un’ulteriore prestazione o un obbligo a stare bene. L’obiettivo non è eliminare l’ansia o controllare i pensieri, ma imparare a riconoscere emozioni ed esperienze interiori senza doverle combattere o risolvere subito. Le pratiche strutturate possono aiutare a sviluppare questa capacità con continuità: non è necessario scegliere tra meditazione formale e informale, ma trovare un equilibrio adatto alle proprie esigenze. Il riferimento alle giornate vuote e alle domande sul senso della vita è significativo. Dietro l’ansia e la difficoltà a dare una direzione alle proprie giornate possono esserci interrogativi legati ai bisogni, ai valori e a ciò che si desidera costruire. La mindfulness può aiutare a osservare meglio ciò che si prova, ma non deve diventare lo strumento per trovare tutte le risposte. Può essere altrettanto importante coltivare ciò che dà significato alla propria vita, attraverso piccoli obiettivi, relazioni, interessi e attività coerenti con i propri valori. Per cominciare, le suggerirei di sperimentare senza eccessive aspettative: pochi minuti nei momenti che sente più adatti possono essere sufficienti. Distrarsi o interrompere la pratica non significa fallire: accorgersi della distrazione e riportare gentilmente l’attenzione al presente fa già parte dell’esercizio. Per approfondire, potrebbe leggere Vivere momento per momento di Jon Kabat-Zinn, dedicato alla mindfulness e allo stress, oppure La trappola della felicità di Russ Harris, che propone un approccio basato sull’accettazione e sull’azione guidata dai valori. Se l’ansia è persistente o interferisce con la qualità della sua vita, un percorso psicoterapeutico può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a individuare gli strumenti più adatti. La mindfulness può integrarsi con questo percorso, senza sostituire l’esplorazione personale e relazionale offerta dalla psicoterapia. Il punto di partenza non è seguire una pratica perfetta, ma trovare un modo realistico e gentile di entrare in contatto con sé stesso, rispettando i propri tempi e le proprie possibilità. Dott.ssa Maria Canade'


Buongiorno Daniele e grazie per aver condiviso la sua riflessione, molto profonda e ben articolata. Quello che descrive è molto comune: la pratica formale con orario fisso funziona per alcuni, ma per altri può risultare rigida e diventare un'ulteriore fonte di pressione, soprattutto quando si soffre di ansia. Sì, la mindfulness si può praticare anche in modo informale, durante le azioni quotidiane, ericerca mostra che può essere efficace. Si parla di pratica informale: portare attenzione piena, non giudicante, a ciò che sta già facendo - lavarsi i denti, camminare, bere il tè, ascoltare i suoni mentre aspetta il bus. Non è necessario aggiungere tempo alla giornata, ma cambiare la qualità dell'attenzione con cui si vive quel momento. Questo non significa che la pratica formale non serva, ma che le due modalità si sostengono a vicenda. Anche pochi minuti informali, ripetuti più volte al giorno, aiutanoallenare il muscolo dell'attenzione e a creare uno spazio tra il pensiero ansioso e la reazione automatica. Per molte persone ansiose, iniziare proprio da qui rende la pratica più sostenibile.citato anche il percorso di individuazione: in questo senso la mindfulness può diventare una compagna quotidiana di osservazione di sé, utile in autonomia e come supporto alla psicoterapia, che rimane lo spazio privilegiato per approfondire il senso di vuoto e le domande sul senso della vita che riporta. Per un approccio flessibile le potrebbero essere utili: Libri: Dovunque tu vada ci sei già di Jon Kabat-Zinn, La trappola della felicità di Russ Harris (ACT, molto pratica e meno rigida), Mindfulness in parole semplici di Henepola Gunaratana. Risorse: pratiche brevi di 3 minuti tipo "pausa consapevole" o il "body scandurante una passeggiata. Se nota che l'ansia occupa molto le giornate e il senso di vuoto persiste, valutare un confronto diretto con uno psicoterapeuta può aiutarla a costruire una pratica su misura per lei.Nel caso resto a sua disposizione Spero di esserle stata utile. Un cordiale saluto, Dott.ssa Francesca Caputo


Buongiorno Daniele, la mindfulness può essere praticata anche in modo informale, portando attenzione al momento presente durante le attività quotidiane, senza necessariamente dedicare un tempo fisso alla pratica. Anche pochi momenti di consapevolezza, se coltivati con continuità e senza troppe aspettative, possono essere utili per imparare a rapportarsi diversamente con i propri pensieri e con l’ansia. Potrebbe essere utile partire proprio da ciò che sente più accessibile, senza trasformare la mindfulness in un ulteriore impegno da rispettare. Una pratica guidata può comunque rappresentare un’occasione preziosa per approfondire questo approccio, ma non deve necessariamente essere rigida o uguale per tutti. Se desidera utilizzarla anche in un percorso di conoscenza di sé, potrebbe essere interessante esplorare queste domande con curiosità, senza sentirsi obbligato a trovare subito delle risposte. Un percorso di psicoterapia potrebbe accompagnarla in questa ricerca, aiutandola a comprendere meglio i suoi bisogni e a individuare ciò che dà significato alle sue giornate.


Buongiorno Daniele secondo il mio approccio la mindfulness è una modalità di essere e offre tantissimi benefici a più livelli. Ogni persona trova il proprio spazio quotidiano di stare nel presente con consapevolezza. Senza categorizzare o che diventi un obbligo. Inizialmente va appresa e il cervello impara solo con la ripetizione. Le suggerisco il quaderno della mindfulness edizione Villardi Esercizi e pratica. Spero di essere stata utile. Erika

Erika De Brasi

Erika De Brasi

psicoterapeuta

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Buongiorno Daniele, io uso l'ipnosi come strumento efficace piuttosto di mindfulness, percmette di fare un ancoraggio allo stato di tranquillità da poter rievocare in qualsiasi situazione e al sorgere dell'ansia, così da essere supportati in autonomia. E' possibile anche conoscere autoipnosi da poter fare a casa. L'approccio è flessibile e individualizzato. Lo applico nella terapia breve strategica. A disposizione , Dott.ssa Erica Tonetto.

Dott.ssa Erica Tonetto

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psicoterapeuta

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Buongiorno Daniele, Lei chiede: La Mindfulness Informale funziona per l'ansia? si anche se e' preferibile usarla per l'angoscia, la mia esperienza clinica mi consente di dirle che la trovo piu' efficace per l'angoscia. Per l'ansia e' meglio la psicoterapia. In ogni caso e' anche da capire ache il tipo di Mindfulness che lei pratica... non tutte sono uguali! Alcune sono utili e funzionali alla psicoterapia, altre no, ad esempio nel mio studio affianco alla psicoterapia, la compassion focus terapy e propongo la Mindfulness da praticare a casa, seguendo dei vocali/esercizi. Per approfondire consiglio: Il quaderno della compassione. Una guida passo dopo passo per sviluppare il sé compassionevole è un libro pratico (workbook) scritto da Elaine Beaumont e Chris Irons, pubblicato in Italia da Giovanni Fioriti Editore saluti


Buongiorno Daniele, la mindfulness può essere praticata in modo flessibile e non richiede necessariamente una sessione quotidiana di durata prestabilita. Accanto alle pratiche formali, che prevedono un tempo dedicato alla meditazione, esistono infatti pratiche informali che possono essere integrate nella vita quotidiana: prestare attenzione al respiro, camminare consapevolmente, mangiare con calma oppure dedicarsi a un'attività concentrandosi su ciò che si sta facendo, senza lasciarsi trascinare continuamente dai pensieri. L'aspetto più importante non è tanto la durata della pratica, quanto la possibilità di allenare gradualmente la propria attenzione al momento presente, imparando a riconoscere pensieri ed emozioni senza giudicarli o cercare necessariamente di allontanarli. Anche pochi minuti, se vissuti con consapevolezza, possono rappresentare un punto di partenza significativo. Per quanto riguarda l'ansia, la mindfulness può aiutare a sviluppare una maggiore capacità di osservare le preoccupazioni e di rapportarsi ai propri pensieri in modo diverso, senza esserne completamente assorbiti. I benefici, tuttavia, variano da persona a persona e la pratica non sostituisce un eventuale percorso psicoterapeutico, con il quale può essere utilmente integrata. Mi sembra interessante anche la tua riflessione sul desiderio di individuazione personale e sul bisogno di dare significato alle giornate. In questo senso, oltre a dedicare attenzione a ciò che fai, potresti provare a chiederti quali attività ti fanno sentire coinvolto, quali valori desideri coltivare e quali piccole esperienze potrebbero rendere le tue giornate più significative. Non è necessario trovare subito risposte definitive alle grandi domande della vita: a volte, il percorso inizia proprio dall'ascolto di sé e da piccoli passi concreti. Per cominciare, ti suggerirei di scegliere una pratica semplice e sostenibile, senza trasformarla in un ulteriore impegno da rispettare rigidamente. Puoi sperimentarla durante una passeggiata, mentre bevi un caffè o in un momento di pausa, osservando ciò che accade dentro e fuori di te con curiosità e gentilezza. Se poi desidererai approfondire, potrai introdurre gradualmente anche brevi momenti di pratica formale. Tra le letture, puoi valutare *Dovunque tu vada, ci sei già* di Jon Kabat-Zinn, un testo che introduce alla consapevolezza e alla possibilità di coltivarla nella vita quotidiana. Se l'ansia e le domande sul senso della vita ti provocano una sofferenza persistente, un percorso con uno psicoterapeuta può aiutarti a esplorarle con maggiore profondità, individuando modalità e strumenti adatti alle tue esigenze. Un caro saluto e buon cammino di consapevolezza.


Buongiorno Daniele, forse il punto non è riuscire a praticare la mindfulness nel modo corretto, ma trovare un modo che sia sostenibile per lei. A volte, anche il tentativo di rilassarsi diventa un’altra cosa da fare bene, trasformandosi in una nuova fonte di pressione. E se iniziasse semplicemente a prestare attenzione a ciò che fa, senza l’obbligo di dover raggiungere uno stato particolare? Si chieda cosa succederebbe se, per una volta, non dovesse trasformare nemmeno il suo tempo vuoto in qualcosa di utile. Come scriveva Lao Tzu: “Un viaggio di mille miglia comincia con un singolo passo.”


Buongiorno. La mindfulness ha una struttura ferma ma non rigida. Come ogni allenamento è necessario che si applichi ogni giorno. Esistono tanti esercizi e audio da ascoltare ma credo sia importante capire il senso profondo dell'approccio , non solo fare esercizi. Consiglio comunque di apprendere in un contesto di gruppo


Buongiorno Daniele, esistono manuali sulla mindfulness ma la pratica formale è di per sè abbastanza rigida. Fortunatamente sì, si può utilizzare mindfulness in modo più informale, nella vita quotidiana di tutti i giorni. Il senso della mindfulness è accogliere quello che si sente (sia di piacevole che di spiacevole) e stare con esso, senza giudicarlo, commentarlo o volerlo far passare velocemente e completamente. E' accettare il momento presente così com'è, sia nel bello che nel brutto. Il fatto che dopo una pratica mindfulness l'ansia passi è un effetto collaterale piacevole, ma non è lo scopo della pratica in sè. L'idea che uso in terapia è come avere un prurito che non si può grattare. Quello che facciamo tutti è continuare a pensare quanto sia fastidioso il prurito, rendendolo ancora più insopportabile. Nello stato di mindfulness io accetto il prurito, accetto che non lo posso grattare e ascolto il mio corpo tutto. In queso modo il prurito passa in secondo piano e diventa meno fastidioso, ma non è detto che smetta di esistere. Le consiglio di cercare dei corsi in presenza di mindfulness oppure affidarsi ad un collega esperto in minfulness, utilizzare i video on line può essere più faticoso e frustrante.


Buongiorno Daniele, la mindfulness può essere praticata anche durante le attività quotidiane, senza dover necessariamente rispettare un orario fisso. Può iniziare con brevi momenti di attenzione consapevole mentre cammina, mangia o svolge un’attività semplice, osservando le sensazioni e riportando gentilmente l’attenzione al presente. È però importante considerare anche il “terreno” sul quale queste pratiche si inseriscono. Se sono presenti esperienze traumatiche non elaborate o difficoltà emotive ancora attive, la mindfulness e le tecniche di rilassamento possono risultare difficili da praticare autonomamente, non offrire il beneficio sperato o, talvolta, aumentare il disagio. In questi casi, la difficoltà non indica una mancanza di volontà: può segnalare il bisogno di un accompagnamento e di un lavoro terapeutico più mirato. Questo non significa che sia necessario aver risolto ogni esperienza dolorosa prima di iniziare, né che dietro l’ansia ci sia sempre un trauma. È utile, piuttosto, comprendere che cosa alimenta la sua sofferenza e scegliere strumenti adatti alla sua situazione, con tempi e modalità sostenibili. Le domande sul senso della vita e la sensazione di avere giornate vuote meritano uno spazio di ascolto, oltre alle tecniche per gestire l’ansia. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a esplorare questi vissuti e a riconoscere bisogni, valori e direzioni personali. Se lo desidera, può prenotare un primo colloquio con me attraverso il mio profilo: potremo approfondire le sue difficoltà e valutare insieme come integrare la mindfulness in un percorso adatto a lei. Un cordiale saluto.


Buongiorno Daniele, le difficoltà che descrive sono assolutamente legittime. La mindfulness, infatti, non coincide necessariamente con una pratica rigida e strutturata da svolgere ogni giorno per un tempo prestabilito. Può essere praticata anche in modo informale, portando attenzione a ciò che si sta facendo e a ciò che accade dentro di sé nei diversi momenti della giornata. Una pratica più strutturata può essere utile, ma non è l'unica possibilità e, soprattutto, non dovrebbe diventare un ulteriore obbligo. Nel suo caso potrebbe quindi essere interessante partire proprio da una modalità più flessibile, sperimentando come portare questa attenzione nella quotidianità. Può essere uno strumento utile per l'ansia e per sviluppare maggiore consapevolezza, anche all'interno di un percorso psicoterapeutico. Un saluto, Grazia Migliuolo


Gentile Daniele, rispondo ad alcune delle domande che pone: la Mindfulness è un ottimo alleato per diminuire l'ansia e imparare a stare nel qui e ora. Come ogni pratica, va imparata, e di solito i training durano 8 settimane, un tempo sufficiente per farne esperienza approfondita, ma non così lungo da spaventare. Una volta sperimentato in compagnia di altre persone (i training sono fatti in gruppo per dare la possibilità di un confronto tra esperienze), si auspica che lo si possa mantenere nel tempo nella propria quotidianità, nella totale libertà di orari. Sia come pratica formale (mi fermo e dedico un tempo specifico ad una pratica meditativa) sia informale (presto attenzione a ciò che faccio). Se vuole iniziare a leggere qualcosa in merito le consiglio il libro di John Kabat-Zinn (colui che ha portato la Mindfulness in occidente) "Dovunque tu vada, ci sei già". Buona vita


Buongiorno Daniele, da ciò che racconta, oltre all’ansia emerge anche una ricerca di significato e di un modo più autentico di stare con se stesso. In questo senso la mindfulness può essere uno strumento utile, ma non necessariamente deve essere praticata in modo rigido o con lunghe sessioni quotidiane. Esistono infatti forme di mindfulness “informale”, che consistono nel portare attenzione al momento presente durante le attività di tutti i giorni: camminare, bere un caffè, fare una doccia o svolgere un'attività domestica. Per molte persone questo approccio risulta più sostenibile e può comunque contribuire a ridurre la tendenza a rimanere intrappolati nei pensieri ansiosi o nelle domande che non trovano una risposta immediata. Più che la durata o la rigidità della pratica, spesso conta la continuità con cui si torna, con gentilezza, all'esperienza del momento presente. La mindfulness non ha l'obiettivo di eliminare i pensieri, ma di modificare il rapporto che abbiamo con essi, osservandoli senza esserne completamente assorbiti. Utilizzata insieme a un percorso psicologico, può diventare anche un'occasione per approfondire la conoscenza di sé e comprendere meglio i propri bisogni, valori e il significato che attribuiamo alla propria esperienza. È importante tuttavia ricordare che la mindfulness non sostituisce una psicoterapia: può rappresentare un valido supporto, ma quando l’ansia è persistente, intensa o limita la qualità della vita, un percorso con un professionista consente di comprendere più a fondo il senso della sofferenza e costruire strumenti maggiormente personalizzati. Tra i testi che potrebbe trovare utili segnalo Dovunque tu vada, ci sei già di Jon Kabat-Zinn e La pratica della consapevolezza di Thich Nhat Hanh, entrambi accessibili e adatti anche a chi preferisce un approccio flessibile. Le sue domande sul senso della vita non sono necessariamente un problema da eliminare, ma possono diventare un'importante occasione di conoscenza di sé. Un percorso psicologico può aiutarla ad accoglierle e ad esplorarle senza che si trasformino unicamente in fonte di ansia. Un caro saluto.


Buongiorno, la mindfulness non richiede necessariamente una sessione quotidiana a orario fisso: può essere praticata anche in modo informale, portando l’attenzione al momento presente mentre si svolgono attività quotidiane, come camminare, mangiare o fare una passeggiata. Anche pochi minuti possono essere un buon punto di partenza. L’aspetto importante non è praticarla in modo perfetto o rigido, ma trovare una modalità sostenibile per lei. La mindfulness può aiutare a riconoscere pensieri ed emozioni senza lasciarsi trascinare da essi, favorendo una maggiore consapevolezza di sé. Non serve eliminare i pensieri sul senso della vita, ma imparare a osservarli senza sentirsi obbligati a trovare subito una risposta. Può iniziare con brevi esercizi informali e affiancarli, se lo desidera, a una psicoterapia, per esplorare con maggiore profondità l’ansia e ciò che dà significato alle sue giornate. L’obiettivo non è riempire ogni momento vuoto, ma imparare a viverlo con maggiore serenità.


Salve. La mindfulness si puo' sicuramente portare avanti in modo utile anche informalmente, e con duttilità (e eventualmente può essere affiancata a una psicoterapia). Una ottima guida per orientarsi e vedere come procedere è sicuramente QUI ED ORA di Ronald D. Siegel, in Italia stampato dalla Erickson (da Amazon si puo' anche scaricare il file)-- Siegel è un terapeuta pieno di esperienza e colto, ma che sa spiegarsi molto chiaramente, e spesso ricorre pure alla PROPRIA esperienza di vita e di mindfulness- con semplicità e umiltà.


Buongiorno Daniele, la mindfulness non deve necessariamente essere una pratica rigida, con tempi e orari prestabiliti. Può essere coltivata anche nelle attività quotidiane, imparando a prestare attenzione al momento presente, ai propri pensieri e alle proprie emozioni, senza giudicarli. La regolarità può aiutare, ma è importante trovare una modalità sostenibile e adatta a sé. L'obiettivo non è eliminare l'ansia, ma imparare a riconoscerla e a viverla con maggiore consapevolezza. Mi sembra interessante anche la sua riflessione sul senso della vita e sul desiderio di intraprendere un percorso di individuazione. Oltre a cercare strumenti per gestire l'ansia, può essere prezioso concedersi uno spazio per comprendere che cosa dà significato alle proprie giornate, quali sono i propri desideri e che cosa si sente davvero importante per sé. Un cordiale saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Buongiorno, la pratica della Mindfulness è appunto una pratica, non è una tecnica o uno strumento pronto all'uso utile per un qualche tipo di problema di un certo dato momento di vita. Premesso questo, che può darle il senso che si tratta di qualcosa di molto meno legato alle contingenze ma proprio per questo si configura come un percorso che introduce a un rapporto diverso con l'esperienza in modo molto più ampio e generale, è necessario praticare con una guida / istruttore i rudimenti, all'inizio. Online abbiamo detto di no giusto? forse di persona e magari in gruppo con un corso MBSR. Tenga conto che quello che racconta sull'impegno che ha riscontrato è una delle cose che più di tutte vengono dette all'inizo dei corsi ovvero "non ho tempo, risorse/ energie ecc. ecc. " . Sei lei prova a stare su questo "è rigida" "temo di abbandonarla" se lei sta faendo un percorso minimante utile qualcuno potrebbe chiederle, gentilmente, proprio di questo che racconta perchè è quello che sta vivendo in quel dato momento e anche del rapporto che ha, se possibile, con quella "rigidità" o con quella paura di abbandonare che sta sperimentano: lo rifiuta? le cose dovrebbero essere diverse da come le sto trovando?. Ma è appunto una pratica, da praitcare. Con una guida minimamente titolata. Un saluto


Gentile Daniele, sì, la mindfulness può essere praticata anche in modo informale, durante le attività quotidiane: camminando, facendo la doccia o bevendo un caffè, prestando attenzione alle sensazioni del momento. Non è indispensabile iniziare con una sessione lunga o ad un orario fisso. Può provare a dedicare uno o due minuti ad un gesto semplice come osservare suoni nell’ambiente circostante, oppure colori e sensazioni. Quando arrivano i pensieri, li riconosca e riporti delicatamente l’attenzione a ciò che sta facendo. Distrarsi è normale; accorgersene e tornare al presente fa parte della pratica della mindfulness. Una psicoterapia può comunque aiutarla a collegare questi aspetti alla sua esperienza di ansia. In merito ai suggerimenti per iniziare può consultare le risorse gratuite “Mindfulness” ed “Every Mind Matters” del servizio sanitario britannico NHS, disponibili in inglese, che propongono anche esercizi nella quotidianità. Cordiali saluti


Buongiorno, la mindfulness è una pratica sicuramente utile, ma da sola non può risolvere i problemi delle persone. Va appresa da un esperto, in ogni caso; vi sono molti corsi di gruppo che non hanno costi impossibili. L'ansia probabilmente nel suo caso è il segnale di un'impasse esistenziale che va approfondita da un bravo terapeuta. Lei non dice quanti anni ha, presumo che sia giovane. L'assenza di senso per la vita e la mancanza di obiettivi può capitare in ogni fase della vita, ma vanno approfondite le motivazioni e le cause, altrimenti è come se si nutrisse mangiando solo patatine. Non è nutrirsi. Cordiali saluti, dr.ssa Daniela Benvenuti (Padova-Feltre-online)


Buon giorno e grazie per la condivisione. Non sono un esperto di mindfullness e nel mio lavoro clinico non la pratico ma ho molti utenti da me in terapia che la praticano e può essere funzionale. Non credo che bisogni praticarla con rigidità perché secondo me tutto ciò che può risuonare come troppo rigido o imposto alla fine può rivelarsi disfunzionale. Mi sento di suggerirLe di trovare un suo spazio in cui può praticarla in autonomia senza eccessiva rigidità magari affiancandola a un percorso di psicoterapia individuale che possa aiutarla a meglio entrare in contatto con se stesso e le proprie emozioni così da meglio prestare ascolto a quelli che sono i suoi bisogni e trovare le corrette strategie per far fronte a quelle situazioni che possono apparire come problematiche e di difficile gestione. Restando a disposizione per eventuali dubbi o chiarimenti porgo cordiali saluti Gian Piero dott Grandi


Buongiorno Daniele, sicuramente la mindfulness è un'ottima pratica, ma come tale va introdotta seguendo opportune indicazioni. Pertanto il mio consiglio è quello, in primis, di rivolgersi ad uno psicoterapeuta (esperto in mindfulness) che la aiuti a concettualizzare la problematica, a prescindere, e in seguito introdurre questa pratica o eventualmente altre, se più idonee al suo percorso. Una presa in carico più in generale del caso e della sua persona sarebbe d'aiuto. Un caro saluto


Buongiorno, grazie per la domanda. La mindfulness si può praticare anche senza una sessione fissa. Esiste la pratica formale (ci si siede e si dedica un tempo preciso seguendo un audio guida) ma anche quella informale: portare attenzione piena a ciò che si sta già facendo, come bere il caffè, camminare o lavare i piatti. Può provare a iniziare piano piano, per 1-3 minuti, per esempio con qualche respiro consapevole. Scelga uno o due gesti quotidiani e li faccia con attenzione, notando sensazioni, suoni, odori se la mente si distrae non sta sbagliando: accorgersene e tornare indietro è la pratica. Sul senso della vita e sulle giornate vuote: la mindfulness aiuta a stare meglio con ciò che si sente, ma domande così profonde meritano uno spazio di esplorazione in più. Per questo affiancarla a una psicoterapia può essere davvero prezioso: la mindfulness aiuta a stare presenti, la terapia a dare significato e direzione. Se non ha ancora un percorso, potrebbe essere il momento di valutarlo. Letture suggerite: Dovunque tu vada, ci sei già di Jon Kabat-Zinn (capitoli brevi da aprire a caso) e Il miracolo della presenza mentale di Thich Nhat Hanh (tutto sulla pratica quotidiana). Le auguro buon cammino, un passetto alla volta.


Salve Daniele, la mindfulness altro non è che una pratica di meditazione basata sulla consapevolezza. naturalmente, come qualsiasi pratica, richiede esercizio per dare dei risultati e inizialmente sarebbe opportuno dedicare delle sessioni a tal pratica. bastano anche 15 minuti, ma fatti con costanza e senza distrazioni. Se avesse la possibilità di fare le prime sessioni con l'aiuto di un esperto sarebbe meglio, dopodiché quando ha preso un po' di domestichezza può farla anche da solo con una traccia audio. E via via che si impadronisce della tecnica, potrà anche esercitarsi nella consapevolezza anche senza dover seguire la procedura di rilassamento; anche mentre svolge altre mansioni. in pratica la mindfulness è solo uno strumento per sviluppare un atteggiamento di consapevolezza focalizzata su di sé e sul momento presente. Eviterei i libri perché troppo teoria allontana dalla pratica. E anche perché, secondo il mio parere, la mindfulness per come viene presentata oggi è solo il restyling più accattivante di pratiche che sono sempre esistite e sono parte integrante di qualsiasi psicoterapia; ma le parole anglofone, si sa, danno sempre un sapore di novità e di chissà che di miracoloso...la saluto e le auguro il meglio


Buongiorno. In poche righe non si può dare un parere esaustivo, perché mi mancano molti elementi: da quanto tempo soffre d’ansia, come siano le sue giornate e il suo sonno, se stia già facendo un percorso di psicoterapia e che cosa intenda quando parla di giornate vuote. Alla sua prima domanda rispondo di sì. La mindfulness non richiede per forza una sessione dedicata: si può praticare anche in modo informale, portando l’attenzione per pochi minuti a ciò che sta già facendo, per esempio il sapore del caffè, i passi mentre cammina, l’acqua sulle mani. Si può usare la giornata così com’è. e'però estremamente consigliabile provare a iniziare non soli ma con un corso apposito, e magari con un professionista con una formazione completa sull'argomento. proprio per poterne beneficiare di più e apprendere meglio. Sulla seconda domanda devo essere onesto: non so dirle con certezza se una pratica meno strutturata funzioni sull’ansia quanto una più regolare. Mi viene da pensare, però, che una pratica leggera che riesce a portare avanti le sia più utile di una rigida che lascia dopo poco, e la fatica che prova verso un tempo fisso mi sembra un’informazione da prendere sul serio, non un suo difetto. Una cosa va detta con prudenza. In alcune persone, soprattutto se già ansiose, fermarsi ad ascoltare il respiro o il corpo può far aumentare l’agitazione, perché l’attenzione si fissa sulle sensazioni. Se le capitasse, può rallentare, spostare l’attenzione su qualcosa di esterno, come i suoni o ciò che vede, oppure fermarsi per un po’ e parlarne con un professionista. L'ansia di per se nonè per forza un male, ma un segnale della notra Mente-corpo che può essere molto indicativo per capire e risolvere cosa le sta succedendo nella vita, non lo sottovaluti. concludendo diciamo che, può intraprendere un percorso di Mfuness da solo, tenendo presente che è uno strumento che accompagna: le domande sul senso della vita e sulle giornate vuote meritano uno spazio in cui dare parole alla sua storia, e questo la mindfulness da sola non lo offre. Per questo affiancarla a una psicoterapia mi sembra una buona idea, e il terapeuta può aiutarla ad accordarla al lavoro che fate. Il suggerimento principale che mi sento di darle è di partire da un solo gesto della giornata, scelto da lei, per pochi minuti, senza orario fisso né obbligo di ripeterlo ogni giorno, e di notare come si sente dopo. Lo propongo perché le permette di provare senza il peso del fallimento che teme e di capire che cosa funziona per lei. Non c’è fretta: un’abitudine si costruisce con calma e con qualche tentativo, anche con pause. Come letture adatte a un approccio flessibile, ho chiesto alle suddette colleghe, le proporrei: “Dovunque tu vada, ci sei già” di Jon Kabat-Zinn parla di portare l’attenzione nella vita quotidiana. Se più avanti preferirà una struttura, “Metodo mindfulness” di Mark Williams e Danny Penman propone un programma guidato di otto settimane, ed esistono anche corsi di gruppo con un istruttore. Le consiglio anche una lettura un filo più pesante ma interessante, "La società dell'ansia" di Vincenzo Costa, stimatissimo Filosofo nostrano. Ricordi, se dovesse peggiorare di chiedere aiuto se necessario, Resto a disposizione, Dott. Marco Scaramuzzino


Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Per rispondere alla sua domanda, è utile partire dalla definizione stessa di mindfulness. Secondo Jon Kabat-Zinn la mindfulness consiste nel “porre l’attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, al momento presente, in modo non giudicante, non critico, di accettazione”. È importante sottolineare che la mindfulness non è una tecnica di rilassamento, anche se una volta appresa può produrre un effetto rilassante. Questa pratica non richiede per forza una sessione formale a tempo fisso ogni giorno. Le meditazioni non strutturate, per l'appunto, riguardano il portare l’attenzione alle attività quotidiane come lavarsi i denti consapevolmente o consumare un pasto consapevolmente notando sapori, odori e sensazioni. Scelga lei i momenti in cui praticare la mindfulness durante la giornata, che sia a pasto, sotto la doccia o mentre fa una lavatrice! Questa modalità meno strutturata, se praticata con intenzione e continuità, può comunque essere efficace come supporto per l’ansia, proprio perché allena a stare nel presente in modo non giudicante. Nella mia pratica non è raro che aiuti i pazienti nell'apprendere la mindfulness, che unita ad altri strumenti, può essere un valido alleato per aumentare la propria autoconsapevolezza e prendersi cura dell'ansia. Per avvicinarsi alla mindfulness con un approccio flessibile come quello che lei cerca, le consiglio il libro "Meditare con la vita. Tutto quello che c'è da sapere sulla mindfulness" unito a un percorso terapeutico. Se lo desidera, rimango a disposizione per fissare un colloquio conoscitivo.


Buongiorno Daniele. Non pratico la mindfulness. I colleghi che la praticano sapranno consigliarla meglio di me. Per quanto mi riguarda posso dirle che qualunque psicoterapia richiede continuità nelle sedute. Nella mia visione psicodinamica l'ansia è un sintomo legato ad aspetti che in seduta si possono individuare e che ne sono la causa. Cioè si tratta di una modalità all'interno della propria personalità e che perciò non può essere semplicemente controllata senza coglierne i nessi con questa e con la situazione personale.


La mindfulness può essere intesa non soltanto come una pratica da svolgere per un tempo prestabilito, ma anche come un modo di prestare attenzione alla propria esperienza nel corso della giornata. È comprensibile che una struttura troppo rigida possa risultarle poco sostenibile: non tutte le persone trovano utile lo stesso approccio. Mi colpisce anche il suo desiderio di affiancare alla gestione dell'ansia una riflessione più ampia sul senso della vita e sul proprio percorso personale. Sono dimensioni che possono intrecciarsi, ma che meritano anche uno spazio di esplorazione che vada oltre la ricerca di una tecnica per stare meglio. Le risorse online e i libri possono offrire spunti interessanti, ma difficilmente possono sostituire il confronto con qualcuno che aiuti a comprendere il significato che l'ansia e queste domande assumono nella sua storia. In un percorso psicoterapeutico, la mindfulness può eventualmente essere integrata come strumento, tenendo conto delle sue esigenze e del modo in cui vive la propria esperienza. L'obiettivo non deve necessariamente essere trovare una pratica da seguire perfettamente, ma comprendere meglio ciò che sta vivendo e il rapporto che ha con sé stesso.


Caro Daniele, buon giorno! Comprendo bene quanto dice. L’ansia è espressione di altro. Sarebbe opportuno fare un lavoro di consapevolezza di sé, imparare a gestire l’ansia ed acquisire strumenti da usare nelle diverse situazioni.


Buongiorno Daniele, trovo significativo che tu stia cercando uno strumento che possa aiutarti a stare meglio, ma che sia anche compatibile con il tuo modo di vivere, senza trasformarsi in un'ulteriore fonte di pressione. La mindfulness non richiede necessariamente una pratica rigida o tempi prestabiliti: può essere coltivata anche attraverso piccoli momenti quotidiani, prestando attenzione al respiro, alle sensazioni del corpo o a ciò che stai facendo, con curiosità e senza giudicarti. Anche pochi minuti possono rappresentare un punto di partenza, purché non diventino un'altra prestazione da raggiungere. Le pratiche guidate e gli esercizi più strutturati possono comunque essere utili, ma non esiste un'unica modalità valida per tutti. Puoi sperimentare un approccio flessibile e osservare ciò che ti aiuta maggiormente a entrare in contatto con il momento presente. Rispetto all'ansia, la mindfulness può essere un valido supporto, pur non sostituendo un eventuale percorso terapeutico. Mi colpisce anche il tuo desiderio di dare un significato alle giornate e di intraprendere un percorso personale di individuazione. Accanto alla mindfulness, potrebbe essere prezioso esplorare che cosa dia valore alla tua quotidianità, quali interessi ti facciano sentire coinvolto e quali direzioni desideri costruire per te stesso. Non serve trovare subito tutte le risposte: a volte, imparare a stare con le proprie domande è già un primo passo. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta Ricevo anche on-line


Gentile Daniele, la mindfulness non richiede necessariamente una sessione di meditazione a un orario prestabilito. Esiste anche una pratica informale, che consiste nel portare consapevolmente l’attenzione a ciò che sta facendo durante la giornata: camminare, mangiare, ascoltare qualcuno o semplicemente osservare il proprio respiro per qualche istante. Le pratiche strutturate possono aiutare ad approfondire questa capacità, ma anche quelle informali possono essere utili. L’importante è non trasformare la mindfulness in un ulteriore compito da svolgere correttamente, soprattutto se già vive una condizione di ansia. Le suggerirei di iniziare con piccoli momenti di consapevolezza, senza imporsi una durata precisa. Quando si accorge che la mente è assorbita dalle preoccupazioni, può provare a riportare gentilmente l’attenzione all’esperienza presente, senza pretendere di eliminare i pensieri. C’è però un aspetto della sua domanda che trovo particolarmente significativo: l’ansia sembra accompagnarsi anche a interrogativi sul senso della vita e alla difficoltà di abitare le giornate vuote. La mindfulness può aiutarla a sviluppare un rapporto diverso con questi pensieri, mentre è il percorso psicoterapeutico a offrirle lo spazio per comprenderne più profondamente il significato. Per iniziare le consiglierei Dovunque tu vada ci sei già di Jon Kabat-Zinn, un testo accessibile che presenta la consapevolezza come un atteggiamento da coltivare nella vita quotidiana. Forse il punto non è riuscire a praticare ogni giorno quanto piuttosto essere gradualmente più presenti nella propria esperienza, senza sentirsi continuamente obbligati a riempirla o a darle subito una risposta. Un caro saluto, Gabriele


Buongiorno Daniele, la mindfulness può essere praticata anche in modo informale, senza necessariamente dedicare ogni giorno un tempo prestabilito alla meditazione. La mindfulness, infatti, non consiste soltanto nel meditare, ma soprattutto nel coltivare la capacità di essere presenti a ciò che stiamo vivendo, con un atteggiamento di attenzione, apertura e assenza di giudizio. Può essere praticata durante una passeggiata, mentre mangiamo, svolgiamo le attività quotidiane o semplicemente prestiamo attenzione al respiro e alle sensazioni corporee. Anche queste piccole pratiche possono contribuire a una migliore gestione dell'ansia. Naturalmente, una pratica più strutturata può offrire ulteriori benefici, ma non deve diventare un obbligo o un'altra fonte di stress. L'importante è trovare una modalità che sia sostenibile e adatta alle proprie esigenze. Le suggerirei di iniziare con pochi minuti, senza imporsi regole rigide, cercando soprattutto di sviluppare continuità e curiosità verso la propria esperienza interiore. Per quanto riguarda il percorso di individuazione e la ricerca di significato, la mindfulness può rappresentare uno strumento prezioso di conoscenza di sé, soprattutto se affiancata a un percorso psicoterapeutico che permetta di approfondire anche gli aspetti emotivi ed esistenziali. Come letture le consiglierei Dovunque tu vada, ci sei già di Jon Kabat-Zinn, particolarmente adatto a chi desidera avvicinarsi alla mindfulness in modo semplice e flessibile, e Il potere di adesso di Eckhart Tolle, un libro che invita a riscoprire il valore del momento presente e a sviluppare un rapporto più consapevole con i propri pensieri, approfondendo anche la dimensione spirituale ed esistenziale. Ricordi che l'obiettivo della mindfulness non è eliminare i pensieri o l'ansia, ma imparare a osservarli senza esserne continuamente trascinati. Un caro saluto, Dott.ssa Vania Piludu Psicologa e Psicoterapeuta


Grazie per la sua condivisione. La mindfulness può rappresentare uno degli strumenti utili per imparare a convivere con l'ansia e rapportarsi ad essa in modo diverso, senza necessariamente cercare di eliminarla. Può essere praticata anche informalmente, durante le attività quotidiane, riportando l'attenzione al momento presente con curiosità e senza giudizio, senza che diventi un ulteriore obbligo. Per approfondire, può consultare "Il libro della Mindfulness", Erickson. Qualora desiderasse esplorare più a fondo la sua ansia, soprattutto se persistente o interferente con la quotidianità, un percorso di psicoterapia potrebbe essere utile per comprendere e modificare le modalità con cui si rapporta ai propri pensieri ed emozioni, lavorando anche sui propri bisogni e valori personali. Un cordiale saluto.


Buongiorno, ha ragione a volte la mindfulness seguita sulle piattaforme online può essere difficile da seguire quando vengono imposti tempi e modalità che non si adattano al momento che sta vivendo la persona, comunque io le posso dire che con i miei pazienti propongo una seduta insieme per vedere come va e poi li lascio liberi di sperimentare i tempi e i modi per potersi abituare alla pratica. Per portarla avanti in autonomia è importante conoscere gli obiettivi corretti e il rapporto con il corpo, che è individuale quindi il mio consiglio è comunque quello di farsi aiutare da qualcuno che può crearle un percorso dedicato che poi può portare avanti anche da solo, i libri interessanti potrebbero essere quelli di Jon Kabat - Zin. Spero di esserle stata utile Daniele


Sono tutte domande importanti rispetto alla midfullness che nel contesto in cui nel parla è sia una tecnica che uno stato di presenza. Di solito affrontare un percorso in cui la mindfulness viene insegnata passo passo aiuta proprio con le domande che fa. In questa fase credo che potrebbe essere utile per lei non chiedersi di essere perfetta nell'applicazione della tecniche ma complimentarsi ogni volta che torna ad essere presente o a seguire le istruzioni. Partirei da qui. non so di dove è, ma questo weekend a roma condurrò un workshop di 2 giorni in cui sperimenteremo varie cose tra cui un approccio alla presenza. Un saluto e un abbraccio


Buongiorno, come mai ha pensato di risolvere le sue domande di senso con una pratica come la Mindfulness? Solitamente non è per rispondere a quelle domande che viene praticata. Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini


Risposta Buongiorno Daniele, la mindfulness non richiede necessariamente una pratica quotidiana rigida, con una durata prestabilita. È possibile avvicinarsi a questo approccio anche in modo informale, portando l'attenzione a ciò che si sta facendo, per esempio mentre si cammina, si mangia o si svolgono le normali attività della giornata. L'aspetto importante non è tanto dedicare alla pratica un tempo preciso, quanto imparare gradualmente a riconoscere ciò che accade nel momento presente, comprese le proprie sensazioni, i pensieri e le emozioni, senza giudicarli o cercare di modificarli subito. Anche una pratica breve e flessibile può essere utile per sviluppare una maggiore consapevolezza e imparare a rapportarsi diversamente all'ansia. Questo, però, non significa che sia sempre sufficiente a ridurla, perché molto dipende dalla natura e dall'intensità del disagio e dalle caratteristiche personali. Non è quindi necessario imporsi una routine difficile da mantenere: può essere più utile iniziare da piccoli momenti di attenzione durante la giornata e capire, attraverso l'esperienza, che cosa funziona meglio per sé. Mi sembra interessante anche il suo riferimento a un percorso personale di individuazione. La mindfulness può favorire l'ascolto di sé, ma la conoscenza di sé non consiste soltanto nell'osservare pensieri ed emozioni: può richiedere anche di interrogarsi sui propri desideri, sui bisogni e sul significato che si attribuisce alle proprie esperienze. In questo senso, la pratica può rappresentare una risorsa da affiancare a un percorso psicoterapeutico, nel quale esplorare più a fondo le ragioni del disagio e trovare modi personali per affrontarlo. Per iniziare, può orientarsi verso testi introduttivi che presentino la mindfulness senza proporla come un insieme di regole da seguire rigidamente. Tra questi, Dovunque tu vada, ci sei già di Jon Kabat-Zinn è una lettura accessibile, che aiuta a comprendere come coltivare la consapevolezza anche nelle situazioni quotidiane. Un cordiale saluto. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.


Gentile utente, la mindfulness è una pratica meditativa che lei può fare in qualunque momento della giornate. Esistono meditazioni di diverso tipo, durata e modalità. Provare pratiche diverse, con audio e app (esempi: Headspace; MindDay; Meditopia ecc) che la accompagnano finche non trova quella che meglio si adatta a lei. La pratica segue delle regole ma esse non sono rigide, l'obbiettivo non è quello che farla bene ma di potersi connettere con il momento presente, con il suo corpo e lasciare andare. Esistono gruppi di terapia mindfulness che possono darle la base per svolgere la pratica. Spero di essere stata di aiuto. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo


Buongiorno Daniele, la mindfulness non deve necessariamente diventare un appuntamento rigido da rispettare ogni giorno. Può essere praticata anche in modo informale, portando attenzione al momento presente mentre si cammina, si mangia o si svolgono le normali attività quotidiane. Anche pochi minuti possono rappresentare un'occasione per osservare i propri pensieri e le proprie emozioni senza sentirsi obbligati a modificarli. La regolarità può essere utile, ma è importante trovare una modalità sostenibile per sé. Mi colpisce, però, il suo interrogarsi sul senso della vita e sul modo di riempire le giornate. A volte, dietro l'ansia e la difficoltà a stare nel tempo vuoto, si nasconde anche il bisogno di comprendere che cosa abbia davvero significato per noi e quale direzione desideriamo dare alla nostra esistenza. In una prospettiva junghiana, il percorso di individuazione passa anche attraverso l'ascolto di sé, dei propri vissuti e di quegli aspetti interiori che chiedono di essere riconosciuti. La mindfulness può essere un valido strumento in questo cammino, ma, se l'ansia è persistente, può essere utile affiancarla a un percorso psicologico, per comprendere non soltanto come gestirla, ma anche che cosa sta cercando di comunicarle.


Buon pomeriggio, grazie per la condivisione. Soprattutto all'inizio la mindfulness va praticata in un momento e uno spazio protetti, bisogna imparare a stare con se stessi. Mi sembra ottima l'idea di affiancarla a una pòsicotetrapia, in modo da diminuire l'ansia. Buon proseguimento.


Daniele, non le consiglio libri, perché non sono preparata sul tema. Le assicuro però che ogni strumento che la psicologia ha pensato per migliorare la salute e il benessere degli individui, è stato pensato per essere flessibile ed adattarsi al modo di funzionare del singolo. La mindfulness non fa eccezione. Ma le dirò di più. La mindfulness, come qualsiasi altro strumento, non è la risposta universale, perché non funzioniamo tutti allo stesso modo. Magari per lei diventa più un compito che la appesantisce piuttosto che un momento per decidere di stare in contatto con se stesso. Può provare ad integrarla con altri metodi. Io per esempio suggerisco spesso ai miei pazienti di scrivere un diario, non per forza tutti i giorni, ma quando sentono il bisogno di mettersi in ascolto e fare ordine. Scrivere ha un forte potere catartico per molte persone. Però non funziona per tutti. Per qualcun altro magari funziona meglio fare una passeggiata all'aria aperta. O dipingere. O parlare con una persona cara. O dedicarsi ad un nuovo hobby solo per il gusto di divertirsi e non per dover essere performativi. Il mio consiglio è: sperimenti, provi le cose più svariate, anche quelle che le sembrano lontane. Potrebbe scoprire nell'ignoto una familiarità inaspettata o potrebbe scoprire in lei risorse che non sperava di avere.


Come supporto da affiancare a una psicoterapia è molto utile. Ma la Sua richiesta è troppo generica. Ansia vuol dire tutto e niente. Bisognerebbe guardarci dentto, per capire da dove viene. Se è bassa, la mindfulness può bastare. Altrimenti no.

Dr. Luca Zendri

Dr. Luca Zendri

psicoterapeuta

Cremona

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Buongiorno Daniele, la mindfulness può essere un valido supporto per l’ansia e per imparare a stare nel presente, anche in forma flessibile e informale: non è necessario praticarla ogni giorno allo stesso orario. Puoi iniziare con piccoli momenti durante la giornata, ad esempio respirare con consapevolezza, notare le sensazioni del corpo mentre cammini o portare attenzione a un’azione semplice come mangiare o fare la doccia. Questo tipo di pratica aiuta a riconoscere prima i segnali di tensione e a non restare completamente presi dai pensieri. Tuttavia, considerando che mi scrivi di ansia, interrogativi sul senso della vita e difficoltà a gestire le giornate vuote, ti consiglio soprattutto di rivolgerti a un psicoterapeuta. La mindfulness può accompagnare il percorso, ma non sostituisce un lavoro clinico personalizzato, soprattutto se questi temi sono persistenti o influiscono sulla qualità della tua vita. Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a comprendere meglio l’ansia, dare uno spazio alla ricerca di significato e costruire strumenti concreti per organizzare il tempo e prenderti cura di te. La mindfulness può essere integrata successivamente come pratica di supporto, senza doverla vivere come un impegno rigido.

Dott.ssa Raffaella Schiavone

Dott.ssa Raffaella Schiavone

psicoterapeuta

Casalecchio di Reno

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Gentilissimo Daniele, sono la dr.ssa Iurato Cinzia, psicoterapeuta Cognitiva Comportamentale e istruttrice di mindfulness. Capisco molto bene la sua perplessità circa le sessioni da solo. Il mio parere è quello di iniziare un percorso con un professionista che se ne occupa e la può seguire online o in presenza. La parte secondo me importante è che le dia poi gli audio delle meditazioni per poterle seguire comodamente a casa con una certa costanza. Non serve molto tempo ma è importante ritagliarsi anche solo qualche minuto al giorno. Spero di esserle stata utile. Mi scriva pure se ha altri dubbi. Una buona giornata


Buonasera Daniele! Dalle tue parole mi arriva il desiderio di trovare un modo per prenderti cura di te, di gestire l'ansia e, allo stesso tempo, di trovare un senso nelle giornate e nelle domande che ti accompagnano. Mi colpisce anche il tuo timore di iniziare qualcosa che, proprio perché proposto secondo tempi e modalità rigide, rischia di diventare un ulteriore impegno da rispettare, anziché uno spazio in cui poterti ritrovare. Credo che la mindfulness possa essere vissuta anche in modo diverso da quello che spesso troviamo proposto online. Non necessariamente come una pratica da svolgere ogni giorno per un tempo prestabilito, ma anche come un modo di avvicinarsi gradualmente a ciò che viviamo, imparando a fermarci, ad ascoltare quello che accade dentro di noi e a osservare pensieri ed emozioni senza doverli subito cambiare o allontanare. Possiamo provare a portare questa attenzione anche nei gesti quotidiani, durante una passeggiata, mentre svolgiamo un'attività o semplicemente nei momenti in cui ci accorgiamo di essere completamente assorbiti dai nostri pensieri. Questo non significa che le pratiche strutturate non siano utili, ma che è possibile cercare una modalità che sia più vicina ai propri bisogni e sostenibile nel tempo. Nel mio modo di lavorare non parto da un protocollo uguale per tutti, ma dalla persona, dalla sua storia e da ciò che sta attraversando. Mi interessa comprendere che significato abbiano le difficoltà che porta, quali risorse abbia già a disposizione e che cosa possa aiutarla, in quel particolare momento della vita, a trovare un modo diverso di stare con se stessa e con ciò che vive. Trovo importante anche il tuo desiderio di utilizzare la mindfulness come uno strumento per accompagnarti in un percorso di individuazione. Le domande sul senso della vita e sul modo di occupare le giornate possono aprire riflessioni importanti, soprattutto quando ci si trova a fare i conti con dei vuoti o con la sensazione di non sapere bene verso quale direzione andare. A volte, più che cercare di riempire subito questi spazi, può essere utile fermarsi a comprendere che cosa ci stanno raccontando, che cosa sentiamo mancare e che cosa vorremmo iniziare a costruire per noi stessi. La mindfulness può essere un sostegno in questo percorso e nella gestione dell'ansia, anche se, quando l'ansia diventa particolarmente faticosa, può essere importante affiancarla a uno spazio psicoterapeutico in cui esplorare più a fondo ciò che si sta vivendo. Credo che il punto non sia riuscire a praticare nel modo giusto, ma trovare un modo per entrare in contatto con se stessi che non diventi un'altra prestazione da raggiungere. Non dobbiamo necessariamente imporci di stare fermi, concentrati e presenti per un tempo preciso: possiamo cominciare anche dal semplice accorgerci di quello che ci succede, con curiosità e senza giudicarci per come siamo in quel momento. Se ti va, puoi contattarmi, anche per un percorso online. Possiamo conoscerci, raccontarmi un po' di ciò che stai attraversando e capire insieme se il mio modo di lavorare possa essere adatto alle tue esigenze. Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.