Dott.ssa
Paola Giovani
Psicologa
·
Psicoterapeuta
Psicologa clinica
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Roma 1 indirizzo
Esperienze
Sono una psicoterapeuta con formazione psicoanalitica. Mi sono specializzata presso il Laboratorio Freudiano di Roma e sono iscritta ad “ALI - Associazione lacaniana internazionale”, di cui sono socia nella sezione italiana.
Da anni svolgo attività privata. (Un colloquio dura 45 minuti.)
Formazione
Università La Sapienza di Roma - Laurea in Psicologia clinica
Università La Sapienza di Roma - Laurea in Filosofia
Specializzazione quadriennale - Laboratorio Freudiano per la formazione degli psicoterapeuti
Il mio approccio nella valutazione del sintomo
Nella mia pratica di psicoterapeuta spesso ascolto persone che soffrono a causa del sentimento della propria inadeguatezza, che si lamentano per un diffuso senso di insoddisfazione, di frustrazione e di impotenza, sia ad agire sia a pensare, e che quindi trovano una grande difficoltà a fare scelte personali.
Può trattarsi di una difficoltà momentanea, più spesso di uno stato duraturo. In ogni caso le ragioni sono molte e sempre diverse da persona a persona, anche se i sintomi possono sembrare simili tra loro e riconducibili ad una definizione di tipo clinico (ad esempio: ansia, depressione, mancanza di autostima, iperattività, etc. …), o anche ai modi di dire del linguaggio comune (ad esempio: bravo, ubbidiente, brillante, timido etc. …) con cui normalmente vengono identificate le persone.
Come si manifesta un sintomo?
Lo stato di insoddisfazione e sofferenza rispetto al proprio modo di essere è spesso ripetitivo. Le ragioni della ripetizione di un’esperienza che crea disagio, sofferenza, il non potersene sottrarre è complesso. D’altra parte, la ripetizione di esperienze che si ripresentano anche quando fanno soffrire è molto comune, come avviene, per esempio, nella ripetizione di alcuni amori cosiddetti infelici, con la persona considerata “sbagliata”. In questi casi la consapevolezza di un legame che procura sofferenza e l’intenzione di separarsi dal partner spesso non basta. Rimane la tentazione, sempre fortissima, di tornarci insieme oppure di ricadere in un rapporto dello stesso tipo.
Qualcosa di più forte dell’intenzione si ripete e si impone malgrado la volontà cosciente?
Un sintomo per cui frequentemente ci si rivolge a uno psicologo è l’ansia. Ancora più spesso si richiede un trattamento farmacologico perché si tratta di un sintomo avvertito come insopportabile e invalidante. Certo è comprensibile e auspicabile che ci sia il desiderio di stare meglio. Senza togliere nulla al farmaco, considerare l’ansia solo come un fastidio di cui sbarazzarsi, una sofferenza estranea a se stessi, un fastidio da eliminare come se non ci appartenesse alla fine produce solo la sua ripetizione.
Perché, che cos’è l’ansia? E’ una manifestazione che segnala che qualcosa non va nel rapporto singolare tra sé e la propria esistenza. Dunque, è un sintomo sul quale è importante portare l’attenzione perché può essere la manifestazione somatica di qualcosa che preme per trovare uno spazio d’espressione nelle parole. E questo può avvenire solo nel corso di un ascolto psicologico dedicato.
Spesso le persone che richiedono dei colloqui psicologici pensano di soffrire di depressione. In generale con la parola depressione intendiamo una profonda modificazione dell’umore nel senso della tristezza e di uno stato di assenza di interesse e piacere nelle attività e relazioni umane, che può portare a una situazione di completo immobilismo. Allo stesso tempo osserviamo dei sintomi di vero e proprio disagio psichico, la cui gravità è cioè tale da impedire la possibilità di studiare, lavorare, avere una propria esistenza e delle relazioni amicali e sentimentali, di mantenersi all’interno dei legami sociali esistenti.
Sul piano strettamente clinico il sintomo depressivo non è perciò, in se stesso, sufficiente per fare una diagnosi. Può accompagnare stati di disagio molto diversi tra loro e di diversa natura e intensità.
Tuttavia, la parola depressione, entrando nel linguaggio comune come sinonimo di malessere, è per lo più usata per dire uno stato di insoddisfazione generalizzata a tutta la propria vita. Si tratta di un malessere di tipo particolare, un disagio che appare enigmatico quando qualcuno a cui sembra non mancare nulla, e dunque dovrebbe essere perfettamente felice, appagato, è invece scontento, molto passivo, senza voglia di fare. Spesso si sente parlare così dei giovani, come ad esempio quando i genitori se ne lamentano dicendo: “Gli abbiamo dato tutto … non gli abbiamo fatto mancare nulla … ma insomma che cosa vuole ancora?”.
In fondo, si pensa che è depresso un ragazzo che non sa godere degli oggetti, intendendo con oggetti in senso lato anche tutte le esperienze di divertimento, ricreative, viaggi, sport, feste, discoteche, messi a disposizione.
I genitori si trovano alle prese con un compito molto difficile presi tra l’esigenza di dare degli orientamenti e di lasciare spazio all’emotività dei figli.
Tuttavia, solo i ragazzi possono in realtà rispondere al “Cosa vuole?”. Per questo, la mia posizione è quella di lasciare loro la possibilità di essere inquieti, insoddisfatti, di cercare qualcos’altro senza sapere bene che cosa, perché questo tipo di incertezza su di sé può essere l’indice di un desiderio; desiderio di qualcosa che ancora non si sa, che non è dato nell’immediatezza, ma che può trovare un luogo di riflessione e il modo di parlarne nell’ascolto psicoanalitico.
Anche nella psicoanalisi dei bambini è importante far emergere la loro problematica specifica, non limitandosi a definire con un termine medico il loro disturbo. Ad esempio, nel caso di un bambino considerato iperattivo bisogna saper ascoltare e vedere in quale discorso familiare e sociale si è sviluppato questo sintomo, quali parole sono state per lui importanti, quale tipo di relazione d’autorità c’è tra bambino e adulti. Sapere che tutto questo insieme di fattori avrà una conseguenza anche nel suo inserimento nei legami sociali, in primo luogo nella scuola, nel gruppo classe, nel rapporto con l’insegnante e con l’apprendimento.
Dal mio punto di vista è soprattutto importante evitare che la situazione di disagio del bambino si cristallizzi. Per questo cerco di lavorare con lui per far emergere le sue specifiche risorse e le sue domande; cerco di ascoltare quello che dice a parole sue, ma anche con i suoi silenzi, i suoi gesti, il disegno, il gioco. La mia posizione è che bisogna evitare che il bambino rimanga fissato, cioè trovi la sua identità riconoscendosi nel nome di un sintomo, quello della definizione clinica standardizzata, perché, anche se corretta, non sia solo questa a modellare e vincolare tutto il suo successivo sviluppo.
Come potrà un bambino crescere e affrontare le diverse difficoltà relazionali, emotive, intellettive, sapendo che gli altri si aspettano da lui solo i comportamenti definiti dal target del sintomo che gli è stato attribuito?
L’ascolto psicoanalitico consente di riflettere su tutte queste domande e sul legame tra i diversi sintomi e il proprio particolare vissuto, consente di considerarli come un indice per ciascuno di qualcosa di cui non è consapevole e che richiede una sua chiave di lettura.
Qual è il mio modo di condurre il colloquio psicologico?
La mia posizione è di ascoltare e lasciare che il paziente rifletta sulle sue stesse parole e talvolta possa scoprire che non coincidono con il significato che gli aveva sempre dato, quello a cui è più abituato perché più vicino all’uso dell’ambiente familiare o sociale, dove ognuno trova posto solo in modo standardizzato. Le espressioni con cui si viene, fin dalla nascita, chiamati, come ad esempio: “è timido; è allegro; è goloso; è disordinato …”, indipendentemente dal valore positivo o negativo che gli viene dato, sono un modo standard di definire una persona. In modo analogo lo sono i nomi della sintomatologia clinica. Entrambi i tipi di espressione possono cristallizzare un soggetto in un modello a priori che ne ostacola la possibilità di ricercare un diverso assetto più promettente per lui.
Se già si conoscono i motivi di quello che si è, perché farsi domande, esplorare le proprie risorse, scoprire le proprie inclinazioni?
Per me, è importante che ciascuno riesca a legare i suoi sintomi alla sua storia e al modo particolare che ha trovato per affrontare e per trarre soddisfazione dagli eventi che ha incontrato e che continua a incontrare nella sua vita.
La mia posizione è di creare, durante le sedute, uno spazio di ascolto in cui ciascuno possa trovare i suoi modi e le sue parole per dire qualcosa di nuovo su di sé, qualcosa del suo desiderio, per creare qualcosa di personale, qualcosa che abbia senso per lui e che è quello che gli dà un orientamento nella vita.
N:B. Il colloquio dura 45 minuti.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia clinica-dinamica
- Psicoterapia psicoanalitica
Principali patologie trattate
- Depressione
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Recensioni
4 recensioni
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Anonimo
Il primo appuntamento è stato importante: mi sono sentita accolta e a mio agio. La dottoressa offre un ascolto attivo e attento e dopo ogni seduta si ha la sensazione di aver conquistato una nuova consapevolezza e di aver compiuto un altro passo utile a prendersi maggiormente cura di sé.
• Studio di psicoanalisi - Dott.ssa Paola Giovani • psicoterapia •
Dott.ssa Paola Giovani
Grazie per il positivo commento, mi auguro di poterla veramente sostenere nel suo desiderio. Cordiali saluti PG
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Anonimo
Ho sempre pensato di essere un padre presente e affettuoso, ma il rapporto con mio figlio, che ha 16 anni, da qualche tempo è diventato un inferno. Ho pensato di chiedere aiuto alla dottoressa perché mi sono sentito rifiutato, senza risorse, scoraggiato e depresso, come mai prima. in effetti, ho trovato una psicoterapeuta capace di ascoltare i miei dubbi, le mie crisi di sfiducia, e capace di darmi dei consigli su come affrontare con fermezza l'insofferenza e la rabbia di mio figlio. Penso di aver fatto la scelta giusta per me.
• Studio di psicoanalisi - Dott.ssa Paola Giovani • •
Dott.ssa Paola Giovani
Grazie per l'attenzione. Quello che è importante è la possibilità di un percorso dove lei sta ritrovando la sua serenità e un nuovo punto di vista nel rapporto con suo figlio. Cordiali saluti P G
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Anonimo
Mi sono rivolta alla dottoressa Giovani per uno stato ansioso legato alla mia situazione familiare. Mi sentivo soffocare e mi sentivo disorientata. Ho trovato in lei un ascolto attento e un sostegno importante. Mi sta aiutando a affrontare le complicate vicende del quotidiano, a ritagliarmi dei piccoli spazi per me sola e a iniziare a gettare un occhio al futuro.Grazie di tutto
• Altro • ansia •
Dott.ssa Paola Giovani
La ringrazio per la sua disponibilità a lasciare un commento. Mi auguro che possa ritrovare nel mio ascolto il suo modo di riconoscere i suoi desideri e i suoi spazi.
A presto P G
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S
Sonia
Mi sono rivolta alla dottoressa Giovani a causa di un lungo periodo di insonnia ed ansia che mi stavano rendendo molto difficile la prosecuzione del mio lavoro e delle mie attività quotidiane. Infatti, sono sempre stanca e irritabile. Tutto questo è cominciato senza un motivo preciso. La dottoressa mi ha accolto con grande disponibilità e subito mi sono sentita a mio agio. Mi sono sentita subito ascoltata e capace di parlare liberamente come non mi succedeva da tempo. Sono agli inizi di un percorso, ma la dottoressa mi ha fatto sentire il suo sostegno e la possibilità che andando avanti nei colloqui io possa ritrovare la mia serenità.
Sonia.• Studio di psicoanalisi - Dott.ssa Paola Giovani • Insonnia ed ansia •
Dott.ssa Paola Giovani
La ringrazio per le parole di apprezzamento. La mia posizione è proprio quella di ascoltare quello di cui vuole parlare e che la riguarda.
A presto PG
Risposte ai pazienti
ha risposto a 188 domande da parte di pazienti di MioDottore
Ciao, avrei bisogno di un parere da un specialista, io praticamente sono in una relazione da quasi 7
Ciao, avrei bisogno di un parere da un specialista, io praticamente sono in una relazione da quasi 7 anni,
Ciao, avrei bisogno di un parere da un specialista, io praticamente sono in una relazione da quasi 7 anni, dopo due anni dalla nostra relazione lui(io ortodossa lui musulmano) mi disse che per via delle cose che ho fatto prima di lui non possiamo sposarci, anche per il fatto di essere stata l’ex di uno dei suoi amici, da un po ho scoperto che lui a due anni dalla nostra relazione senza che mi dica la verità si è sposato nel suo paese e tra tempo ha avuto anche dei figli, a me sempre detto che andava per altri motivi, purtroppo io da lui non ho mai messo in dubbio il suo amore, mi giurava di amarmi, pero che non possiamo sposarci, cosa che io adesso vorrei farlo, vorrei sistemarmi, ho quasi 26 anni, e ho rinunciato a molte cose per lui, uscite, viaggi, amiche, ne abbiamo passate tante, ma dopo che ho scoperto tutto i miei sentimenti credo siano cambiati da quest’anno, pero nello stesso momento ho la difficoltà a lasciarlo per gli anni che abbiamo passato, ma allo stesso tempo vorrei anche io potermi creare un futuro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. La posizione del suo partner è molto chiara e netta. Non sembra possibile che la vostra relazione si consolidi in un matrimonio. A questo punto la sola che può decidere è lei: continuare come sempre nell'unico modo che per il suo partner è possibile oppure non rinunciare al suo desiderio di un matrimonio e di una vita in comune perché con lui non è possibile? A cosa rinunciare?
Buongiorno, soffro di ansia, mi interrogo sul senso della vita, occupare le giornate vuote e ho lett
Buongiorno, soffro di ansia, mi interrogo sul senso della vita, occupare le giornate vuote e ho letto che la mindfulness può essere molto utile. Il problema è che non riesco a seguirla come viene proposta online, cioè con un tempo fisso ogni giorno: la trovo troppo rigida e temo di abbandonarla dopo poco. Vorrei quindi chiedere se la mindfulness si può praticare in qualsiasi momento della giornata, magari in modo informale durante le azioni quotidiane, oppure se serve per forza una sessione dedicata, e se una pratica meno strutturata può comunque essere efficace per l'ansia. Mi interesserebbe anche capire come posso portarla avanti in autonomia, magari come strumento che mi accompagni in un percorso personale di individuazione, oltre che come supporto da affiancare a una psicoterapia. Se avete consigli di libri o risorse adatte a chi preferisce un approccio flessibile, li accolgo volentieri. Grazie mille in anticipo per i vostri consigli. Grazie, Daniele.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Daniele. Non pratico la mindfulness. I colleghi che la praticano sapranno consigliarla meglio di me. Per quanto mi riguarda posso dirle che qualunque psicoterapia richiede continuità nelle sedute. Nella mia visione psicodinamica l'ansia è un sintomo legato ad aspetti che in seduta si possono individuare e che ne sono la causa. Cioè si tratta di una modalità all'interno della propria personalità e che perciò non può essere semplicemente controllata senza coglierne i nessi con questa e con la situazione personale.
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