Gentili dottori, vorrei un parere per capire se nel mio caso sia indicato iniziare un percorso con u
Gentili dottori, vorrei un parere per capire se nel mio caso sia indicato iniziare un percorso con uno psicologo. Da qualche tempo sento che il carico emotivo sta influenzando le mie giornate, le mie relazioni e il mio benessere fisico (come il sonno e le energie). Faccio fatica a gestire la situazione da solo/a con le mie solite abitudini. Quali criteri dovrei valutare per decidere se chiedere un supporto professionale? Grazie."
8 risposte
Sento molto la fatica e la delicatezza delle sue parole. Quando le proprie energie cominciano a esaurirsi, il sonno si fa pesante e le relazioni ne risentono, ascoltarsi è già un atto di profondo coraggio e di cura verso se stessi. Non serve "toccare il fondo" per meritare un aiuto: il criterio principale è proprio la sensazione che le risorse di sempre non bastino più e il desiderio legittimo di non dover portare questo peso da soli. Un percorso psicologico non è un segno di debolezza, ma un gesto di profondo rispetto per la propria serenità. Concedersi un primo colloquio può essere il modo più dolce per iniziare a fare un po' di spazio e ritrovare il proprio equilibrio.
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Buongiorno. Certamente potrà trarre giovamento dall'iniziare un percorso con un/a professionista. I criteri per decidere sono quelli che ha riportato: riuscire a fatica a gestire da solo/a con le solite abitudini un aumento non momentaneo del carico emotivo, peggioramenti nella durata del sonno e nella sensazione di recupero al risveglio, avvertire che non ci si sente a proprio agio nello stare con gli altri e nelle relazioni in generale, un calo delle energie. Sintomi che influenzano in maniera significativa le giornate. Ha bisogno di cambiare le strategie che ha utilizzato fin'ora o di aggiungerne altre che la aiutino a ritrovare uno stato di benessere e di equilibrio. Le auguro un buon proseguimento.
Salve, prima di tutto credo sia importante riconoscere il fatto che lei si stia ponendo questa domanda: spesso è proprio quando ci si accorge che la sofferenza inizia a occupare sempre più spazio nella vita quotidiana che può essere utile fermarsi ad ascoltarla, anziché cercare soltanto di contenerla. Non esistono criteri rigidi, ma ci sono alcuni segnali che possono orientare la decisione di intraprendere un percorso psicologico: quando il disagio persiste nel tempo, interferisce con il sonno, l'energia, il lavoro o le relazioni, oppure quando le strategie che fino a quel momento hanno aiutato non sembrano più sufficienti. Da ciò che descrive, sembra che alcuni di questi aspetti siano già presenti. Il sintomo non viene considerato soltanto come qualcosa da eliminare, ma anche come un'espressione di un equilibrio che sta chiedendo di essere compreso. Le emozioni, le difficoltà relazionali o il senso di sovraccarico possono raccontare qualcosa di importante del momento che la persona sta attraversando e del suo modo di affrontare le esperienze. Chiedere un supporto non significa aspettare che la situazione diventi insostenibile, ma concedersi uno spazio in cui esplorare ciò che sta accadendo, comprenderne il significato e trovare modalità più funzionali per affrontarlo. Se sente che il suo malessere sta limitando la qualità della sua vita e che da solo ha difficoltà a ritrovare un equilibrio, un colloquio con uno psicologo potrebbe rappresentare un'occasione preziosa per capire meglio ciò che sta vivendo e valutare insieme quale percorso sia più adatto alle sue esigenze. In bocca a lupo Un caro saluto.
Può essere indicato chiedere un supporto psicologico quando il disagio non resta circoscritto a un momento difficile, ma inizia a influenzare sonno, energie, relazioni, lavoro, studio, corpo e qualità della vita. Un criterio utile non è “sto abbastanza male da meritare aiuto?”, ma “questa situazione sta riducendo la mia libertà, la mia serenità o la mia capacità di funzionare come vorrei?”. Anche la sensazione di non riuscire più a gestire tutto con le strategie abituali è un segnale importante. Non serve arrivare al limite per rivolgersi a uno psicologo: una consulenza psicologica, online o in presenza, può essere utile proprio per fare chiarezza, comprendere cosa sta accadendo e valutare insieme se sia sufficiente un percorso di sostegno o se serva un invio più specifico. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli
Buongiorno, la domanda che pone è già, di per sé, un elemento significativo. Molte persone pensano che sia necessario raggiungere un livello di sofferenza molto elevato prima di rivolgersi a uno psicologo, ma in realtà il criterio principale non è la gravità del sintomo, quanto l'impatto che il disagio sta avendo sulla qualità della vita. Nel suo caso racconta che il carico emotivo sta influenzando il sonno, le energie, le relazioni e che le modalità con cui finora ha cercato di affrontare le difficoltà non sembrano più sufficienti. Questi sono tutti segnali che meritano attenzione e che rendono ragionevole prendere in considerazione un percorso psicologico. Iniziare una terapia non significa necessariamente avere un disturbo psicologico, ma concedersi uno spazio in cui comprendere meglio ciò che sta accadendo, il significato che queste difficoltà hanno assunto nella sua vita e le modalità con cui, fino a oggi, ha cercato di affrontarle. Molto spesso le persone chiedono aiuto proprio quando si accorgono che le strategie che in passato erano efficaci non riescono più a garantire lo stesso equilibrio. Più che chiedersi se il suo disagio sia "abbastanza grave", potrebbe essere utile domandarsi se la situazione che sta vivendo le stia impedendo di vivere con la serenità e la libertà che desidererebbe. Se la risposta è sì, allora un confronto con uno psicologo può rappresentare non solo una risposta alla sofferenza attuale, ma anche un'opportunità per conoscersi meglio e sviluppare modalità più efficaci di affrontare le difficoltà future. Chiedere un supporto non è il segno di un fallimento, ma spesso il riconoscimento che, in alcuni momenti della vita, affrontare tutto da soli diventa più faticoso del necessario. In questo senso, da ciò che descrive, credo che un percorso psicologico possa essere una scelta sensata da valutare.
Buongiorno gent.*, non le basta leggere quanto ha scritto e stabilire chi è il professionista che per eccellenza si occupa di vissuti emotivi? Un caldo saluto Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno, innanzitutto desidero dirle che la domanda che pone è molto importante. Molte persone si chiedono quando sia il momento giusto per rivolgersi a uno psicologo e spesso aspettano che la sofferenza diventi molto intensa prima di chiedere un aiuto. In realtà non è necessario arrivare a un punto di forte malessere perché un percorso psicologico possa essere utile. Da ciò che scrive emerge che il carico emotivo sta iniziando a influenzare diversi aspetti della sua vita. Mi riferisco al benessere quotidiano, alle relazioni, al sonno e al livello di energie. Inoltre racconta di avere la sensazione che le strategie che ha sempre utilizzato per affrontare le difficoltà non siano più sufficienti. Questo è già un elemento significativo, perché suggerisce che il disagio non sia limitato a un momento di stress passeggero, ma che stia iniziando a incidere concretamente sul suo equilibrio. Più che chiedersi se il proprio problema sia "abbastanza grave", può essere utile domandarsi quanto spazio stia occupando nella sua vita. Se si accorge che i pensieri legati a questa situazione sono sempre più frequenti, che le emozioni faticano a diminuire, che alcune attività vengono vissute con maggiore fatica o che il suo benessere generale ne risente, allora può essere il momento di concedersi uno spazio di ascolto e di comprensione. Un altro aspetto importante riguarda la sensazione di sentirsi bloccati. Può capitare di provare a reagire mettendo in atto le strategie che in passato avevano funzionato, senza però ottenere i risultati sperati. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va in lei, ma può indicare che il problema sia mantenuto da meccanismi che, da soli, risultano difficili da riconoscere. Proprio per questo uno sguardo esterno può essere prezioso. In un percorso ad orientamento cognitivo comportamentale non ci si concentra soltanto sul cercare di ridurre il disagio del momento. Una parte importante del lavoro consiste nel comprendere il modo in cui pensieri, emozioni e comportamenti si influenzano reciprocamente e nel riconoscere gli schemi che possono contribuire a mantenere la sofferenza. Capire perché si reagisce in un certo modo davanti ad alcune situazioni rappresenta spesso il primo passo per costruire modalità nuove e più funzionali di affrontarle. Vorrei anche sottolineare un aspetto che ritengo importante. Chiedere un supporto psicologico non dovrebbe essere visto come il segnale di non farcela, ma come una scelta di cura verso se stessi. Così come ci prendiamo cura della salute fisica quando qualcosa ci preoccupa, allo stesso modo può essere utile dedicare attenzione al proprio benessere psicologico prima che il disagio diventi ancora più radicato. Da quello che racconta, credo che valutare un percorso psicologico possa essere una scelta sensata. Non perché sia possibile stabilire, da poche righe, quanto sia profonda la sua sofferenza, ma perché descrive un insieme di difficoltà che stanno influenzando aree importanti della sua vita e che meritano di essere comprese. Un percorso, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe offrirle l'opportunità di esplorare i motivi di questo malessere, comprendere gli schemi che lo alimentano e acquisire strumenti per affrontarlo in modo più consapevole. Il fatto che lei si stia ponendo questa domanda dimostra già una buona capacità di ascoltare i propri segnali. A volte è proprio questa consapevolezza il momento migliore per chiedere un aiuto, senza aspettare che la situazione diventi ancora più difficile. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.


