Salve a tutti, da un po' di tempo soffro di insonnia a causa del pensiero di essere arrivato a 30 an
Salve a tutti, da un po' di tempo soffro di insonnia a causa del pensiero di essere arrivato a 30 anni. Ogni volta che ci penso mi guardo indietro e faccio un bilancio negativo della mia vita come se non avessi mai fatto nulla di buono, inoltre ho cominciato una laurea che non riesco a finire mi manca un esame alla fine ma mi sembra un ostacolo insormontabile. Praticamente mi sveglio triste ansioso e arrabbiato e insoddisfatto della mia vita, mi sembra di rivivere ogni giorno lo stesso giorno. Quindi non so più cosa fare e come andare avanti.
3 risposte
Buongiorno, da quello che racconta sembra che il raggiungimento dei 30 anni sia diventato una sorta di “scadenza” attraverso cui sta giudicando tutta la sua vita. Quando ci confrontiamo con ciò che pensavamo di dover aver raggiunto entro una certa età, rischiamo di concentrarci soprattutto su ciò che manca, perdendo di vista ciò che abbiamo costruito. Anche quell’ultimo esame, proprio perché rappresenta la conclusione di un percorso, può assumere un peso molto più grande dell’esame in sé e diventare apparentemente insormontabile. L’insonnia, l’ansia e il senso di insoddisfazione che descrive meritano però attenzione, soprattutto se persistono e stanno condizionando le sue giornate. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere da dove nasce questa forte pressione verso se stesso, ridimensionare il senso di fallimento e individuare gradualmente una direzione più soddisfacente per lei.
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Buongiorno, quello che descrive sembra essere diventato un circolo piuttosto pesante: pensa ai 30 anni, guarda indietro e fa un bilancio molto negativo della sua vita, questo aumenta ansia e tristezza, il sonno ne risente e il giorno successivo si ritrova ancora più stanco, irritabile e insoddisfatto. In una condizione del genere è comprensibile che anche un solo esame possa iniziare a sembrare un ostacolo enorme. Vorrei però soffermarmi su una cosa: avere 30 anni non significa essere arrivati a un punto in cui bisogna necessariamente aver raggiunto determinati obiettivi. La sensazione di essere “in ritardo” può essere molto reale, ma non coincide necessariamente con una valutazione oggettiva della propria vita. Anche il modo in cui sta facendo il bilancio merita attenzione. Quando ci sentiamo insoddisfatti tendiamo facilmente a rileggere il passato attraverso ciò che manca: “non ho fatto nulla”, “non ho concluso”, “sono fermo”. Ma tra “non sono dove vorrei essere” e “non ho fatto nulla di buono” c'è una differenza importante. E c'è un dato concreto che forse il suo giudizio sta oscurando: le manca un solo esame per concludere una laurea. Può essere diventato molto difficile per lei affrontarlo, ma non significa che sia un ostacolo insormontabile. Forse in questo momento il problema non è soltanto quell'esame, ma tutto il significato che ha assunto: finirlo potrebbe rappresentare la prova che finalmente “sta andando avanti”, mentre non superarlo potrebbe sembrare l'ennesima conferma del suo fallimento. Con una pressione del genere, è comprensibile che anche un singolo esame possa diventare enorme. Più che chiedersi “cosa devo fare della mia vita?”, potrebbe essere utile iniziare da domande più circoscritte: che cosa mi sta facendo stare così male oggi? Cosa posso concretamente modificare? Qual è il prossimo passo possibile, anche piccolo? Considerando che parla di insonnia, ansia, tristezza, rabbia e di una sensazione di insoddisfazione che si ripete quotidianamente, prenderei in considerazione un confronto con uno psicologo. Non perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma perché quando si rimane a lungo dentro questo tipo di circolo diventa difficile riuscire a guardare la propria situazione con la necessaria distanza. Non è necessario avere già una risposta su come “andare avanti con la propria vita”. A volte il primo passo consiste semplicemente nel smettere di chiedersi di risolvere tutto insieme e iniziare a capire da dove nasce questo senso di essere fermo. Un caro saluto, Dott.ssa Grandi Chiara
Quello che descrive sembra un momento di forte blocco, in cui il passaggio dei 30 anni è diventato quasi un punto di confronto continuo con ciò che pensa avrebbe dovuto già aver raggiunto. Quando questo bilancio diventa molto severo, può alimentare insonnia, rabbia, tristezza e la sensazione di essere fermo, anche quando in realtà ci sono percorsi ancora aperti, come la laurea a un solo esame dalla conclusione. Il rischio è che proprio la pressione del “devo aver già fatto di più” renda quell’ultimo passo ancora più difficile. Non parlerei quindi solo di motivazione, ma di un insieme di ansia, autocritica, senso di fallimento e stanchezza mentale che merita uno spazio dedicato. Un supporto psicologico può aiutarla a rimettere ordine in questo periodo, ridurre il rimuginio e lavorare sul blocco legato all’ultimo esame e al confronto con le aspettative su di sé. Se vuole approfondire, può contattarmi per una consulenza online o in presenza e consultare la mia agenda per le disponibilità. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
