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QUANDO LA SESSUALITÀ DIVENTA UNA MISURA DEL PROPRIO VALORE: IDENTITÀ MASCHILE, DESIDERIO E PRESTAZIONE
Riflessioni tra sessuologia, psicologia clinica e identità personale - Dott.ssa Alessia Bertolotti
Nell'immaginario collettivo, la sessualità maschile è ancora spesso associata a virilità, controllo, desiderio e capacità di prestazione.
Ma cosa accade quando il corpo non risponde alle aspettative? E quando una difficoltà sessuale diventa una difficoltà nel riconoscere se stessi?
Oltre il sintomo: il peso dell'identità
Una difficoltà erettile, un'eiaculazione precoce o un calo del desiderio non rappresentano necessariamente soltanto un problema di funzionamento sessuale.
Una revisione sistematica di 40 studi ha evidenziato, negli uomini con disfunzione erettile, difficoltà associate all'autostima, alla fiducia sessuale, alla soddisfazione relazionale e al benessere emotivo.
Il sintomo può quindi assumere un significato che supera la dimensione corporea, coinvolgendo il modo in cui la persona percepisce il proprio valore.
Quando il controllo ostacola l'esperienza
L'ansia da prestazione può alimentare un circolo ricorsivo, direi vizioso: un episodio di difficoltà genera timore del fallimento, aumentando l'attenzione verso la propria risposta corporea.
L'incontro intimo rischia così di trasformarsi in una verifica delle proprie capacità, anziché in un'esperienza di desiderio, piacere e relazione.
A mio avviso, il problema non riguarda soltanto ciò che il corpo riesce a fare, ma ciò che la persona sente di essere quando il corpo non corrisponde all'idea preconfigurata di sé.
Mascolinità, pornografia e aspettative
Anche i modelli culturali possono contribuire alla costruzione di pretese piuttosto rigide: essere sempre disponibili, desideranti e performanti.
La letteratura sulla pornografia, tuttavia, invita a evitare semplificazioni: non emerge una relazione causale dimostrata tra il semplice consumo e la disfunzione erettile. Risultano più rilevanti, in alcuni studi, l'uso problematico, le insicurezze e l'insoddisfazione corporea.
Desiderio, compulsività e perdita di controllo
Un ulteriore interrogativo riguarda il confine tra desiderio sessuale, comportamento compulsivo e dipendenza.
La ricerca neuroscientifica ha indagato le risposte cerebrali agli stimoli sessuali in persone con comportamenti sessuali problematici, alimentando un dibattito tuttora aperto sui meccanismi coinvolti.
L'ICD-11 riconosce il disturbo da comportamento sessuale compulsivo, collocandolo tra i disturbi del controllo degli impulsi, non tra le dipendenze.
È quindi importante distinguere un desiderio elevato da una persistente difficoltà nel controllare i comportamenti sessuali, accompagnata da compromissione significativa del funzionamento personale, relazionale o sociale.
A mio avviso, anche in questo caso, il rischio è quello di trasformare un comportamento in un'etichetta, senza interrogarsi sul significato che assume nell'esperienza individuale. Non è soltanto la frequenza di un comportamento a definirne la problematicità, ma il rapporto che la persona intrattiene con esso, il grado di controllo percepito e le conseguenze sulla propria esistenza.
Una prospettiva fenomenologico-ermeneutica
Nella cornice della Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica (PCN), il sintomo può essere compreso anche in relazione alla storia personale, alla corporeità e ai significati attraverso cui il soggetto fa esperienza di sé.
La sessualità non è soltanto una funzione biologica, ma una dimensione dell'esistenza nella quale si intrecciano identità, emozioni, desiderio e relazione con l'altro.
Curare il sintomo o comprendere la persona?
Le linee guida EAU (2025) riconoscono l'importanza di una valutazione integrata, considerando fattori organici, psicologici e relazionali.
Ritengo che il lavoro clinico debba interrogarsi non soltanto su come ridurre una difficoltà, ma anche sul significato che questa assume nell'esperienza individuale.
Forse la questione non è soltanto aiutare un uomo a recuperare una prestazione, ma permettergli di non misurare il proprio valore attraverso di essa.
Perché la sessualità non dovrebbe diventare il luogo in cui dimostrare di essere abbastanza, ma uno spazio nel quale poter esplorare una parte del proprio universo di benessere individuale.
Riferimenti: J Sex Med (2014, 2019); EAU Guidelines (2025); World Health Organization, ICD-11, Compulsive Sexual Behaviour Disorder.
Bibliografia completa disponibile su richiesta.
Nota: Riflessione personale ispirata alla prospettiva fenomenologico-ermeneutica della PCN. Le considerazioni interpretative non costituiscono conclusioni direttamente dimostrate dagli studi citati.
17/10/2026