Buongiorno, scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi destabilizza un pò. Sono una ragazza d

Buongiorno, scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi destabilizza un pò. Sono una ragazza di 26 anni e sono fidanzata da 6 anni. Sto per andare a convivere con il mio ragazzo. E' un periodo un pò così perchè con il mio ragazzo c'è qualche incomprensione e su certe cose non andiamo d'accordo o prendiamo come accusa una battuta dell'altro. Abbiamo passato molto tempo in un periodo un pò complicato per vari motivi, non legati alla coppia, ma più legate al lavoro che non si trovava, problemi famigliari etc.... C'è spesso un clima un pò cupo invece che allegro e a me questa cosa butta giù. Siamo dovuti stare distanti per due mesi e non credo che questo sia stato a nostro favore. Ora sto ricevendo attenzioni da un ragazzo che ha 12 anni in più di me ed è impegnato. Lui continua a farmi degli apprezzamenti e mentre prima mi davano fastidio, ora diciamo che non mi dispiacciono e per messaggio rispondo. E' come se avessi bisogno di "altre esperienze". E per questo mi sento estremamente in colpa, anche perchè il mio ragazzo dà particolare importanza alla fiducia. Non lo ho tradito ovviamente, ma mi sento in colpa per i messaggi e i pensieri

9 risposte


Buongiorno. Vorrei partire da una cosa che considero fondamentale: non credo che il punto centrale della tua sofferenza sia semplicemente il fatto che un altro ragazzo ti faccia dei complimenti e che tu abbia iniziato ad apprezzarli. Credo che la questione più importante sia capire perché, proprio in questo momento della tua vita, quelle attenzioni abbiano iniziato ad avere un significato diverso. Hai ventisei anni, stai con il tuo ragazzo da sei anni e ti stai preparando a un passaggio importante: andare a convivere. È una scelta che può portare entusiasmo, ma anche dubbi, domande e timori, soprattutto quando la relazione attraversa un periodo meno sereno. Nel tuo racconto, infatti, non c'è soltanto l'interesse per un'altra persona. Ci sono mesi complicati, problemi lavorativi e familiari, due mesi di distanza, incomprensioni che si accumulano e un clima di coppia che descrivi come spesso cupo, poco allegro, capace di buttarti giù. Ecco, io partirei proprio da qui. Quando una relazione attraversa un periodo difficile, può succedere che il modo in cui ci sentiamo all'interno della coppia cambi. Le battute diventano più facilmente motivo di discussione, le parole vengono interpretate come accuse, la leggerezza diminuisce e anche quei piccoli momenti di complicità che prima facevano stare bene sembrano diventare più rari. Non significa necessariamente che l'amore sia finito. Significa, però, che qualcosa nel modo in cui state vivendo la relazione merita di essere ascoltato. E quando, in un momento del genere, arriva qualcuno che ti guarda con interesse, ti fa apprezzamenti e ti dedica attenzioni, potresti ritrovarti a provare sensazioni che ti erano mancate: sentirti desiderata, interessante, attraente, forse anche un po' più leggera. Non necessariamente perché quella persona sia davvero ciò che vuoi, ma perché il modo in cui ti fa sentire può essere molto diverso da quello che stai sperimentando nella tua relazione attuale. La domanda, quindi, non è soltanto: «Perché mi piacciono le attenzioni di un altro?». La domanda è: «Che cosa sto ritrovando in queste attenzioni che ultimamente faccio fatica a sentire nella mia relazione?». E questa è una domanda sulla quale ti inviterei a soffermarti con molta sincerità, senza condannarti e senza cercare immediatamente una risposta rassicurante. Quando ricevi quei messaggi, che cosa provi? Ti senti desiderata? Ti senti più sicura di te? Ti piace l'idea di piacere a qualcuno che non sia il tuo ragazzo? Oppure, attraverso queste attenzioni, stai sperimentando una libertà, una curiosità o una vitalità che ultimamente senti di aver perso? Non sono domande che servono a giustificare qualsiasi comportamento. Servono a comprendere che cosa sta succedendo dentro di te, perché soltanto comprendendolo potrai scegliere in modo davvero consapevole. C'è poi un'altra frase del tuo messaggio sulla quale mi fermerei: «È come se avessi bisogno di altre esperienze». Questa frase merita di essere presa sul serio. Non perché significhi automaticamente che tu non ami più il tuo ragazzo o che tu debba lasciarlo, ma perché esprime un bisogno che, in questo momento, sembra chiederti attenzione. Potrebbe essere il desiderio di vivere qualcosa di nuovo. Potrebbe essere il bisogno di sentirti nuovamente desiderata. Potrebbe esserci una parte di te che ha voglia di esplorare, di capire chi è al di fuori di una relazione iniziata quando eri molto giovane. Oppure potresti essere semplicemente stanca del clima che si è creato tra voi e trovare nelle attenzioni esterne una pausa da quella fatica. Sono possibilità diverse, che non possiamo distinguere soltanto leggendo poche righe. Ma c'è una cosa importante: puoi amare una persona e, nello stesso tempo, accorgerti di avere dubbi, bisogni o curiosità che non sai ancora come interpretare. Le due cose non si escludono automaticamente. Il punto è capire che cosa vuoi fare di ciò che stai sentendo, senza trasformare ogni emozione in una condanna nei tuoi confronti. Arriviamo così al senso di colpa. Tu scrivi che il tuo ragazzo attribuisce molta importanza alla fiducia e che ti senti estremamente in colpa per i messaggi e per i pensieri, pur precisando di non averlo tradito. Mi sembra che tu stia già giudicando te stessa molto duramente, come se il semplice fatto di provare interesse o piacere per le attenzioni di un'altra persona fosse sufficiente a renderti una cattiva compagna. Ma vorrei aiutarti a distinguere due cose: ciò che provi e ciò che scegli di fare. Non puoi sempre decidere chi susciterà la tua curiosità, quali attenzioni ti faranno piacere o quali pensieri attraverseranno la tua mente. Puoi però decidere come comportarti, quali confini rispettare e quanto essere coerente con gli accordi e i valori della relazione che hai scelto. Il senso di colpa, quindi, non deve necessariamente diventare una sentenza contro di te. Può diventare un'occasione per interrogarti su quali comportamenti senti coerenti con la persona che vuoi essere e su quali limiti desideri rispettare nella tua relazione. Allo stesso tempo, non ti direi di ignorare quello che sta accadendo. Se continui a rispondere ai messaggi perché quelle attenzioni ti fanno stare bene, mentre dentro di te cresce il conflitto, rischi di rimanere sospesa tra il desiderio di esplorare qualcosa di nuovo e la paura di ferire il tuo ragazzo. E questa sospensione può diventare sempre più faticosa. Considera anche un elemento concreto: l'altra persona è impegnata. Questo non rende automaticamente incomprensibile il tuo interesse, ma significa che sarebbe importante valutare con lucidità la situazione, senza confondere gli apprezzamenti e l'intensità dei messaggi con la possibilità di costruire qualcosa di autentico e disponibile. Non sei obbligata a trasformare una curiosità in una storia per capire che cosa ti manca. E poi c'è la convivenza. Credo che questo sia il momento giusto per fermarti a riflettere, proprio perché stai per compiere un passo importante. Non ti sto dicendo di rinunciare alla convivenza, così come non ti sto dicendo di interrompere una relazione di sei anni perché stai vivendo una fase di incertezza. Ti sto dicendo che sarebbe utile non procedere per inerzia, soltanto perché avete già fatto progetti insieme o perché senti di dover dimostrare che sei sicura della tua scelta. La convivenza non dovrebbe diventare un modo per risolvere automaticamente le incomprensioni, né una prova attraverso la quale sperare che il rapporto torni a essere quello di prima. Prima di fare questo passo, può essere prezioso capire come state insieme oggi, quali difficoltà continuate a ripetere, che cosa vi manca e se entrambi siete disposti a lavorarci. Ti inviterei a porti alcune domande, con sincerità e senza pretendere di rispondere a tutte immediatamente. Se questo ragazzo non fosse mai comparso, saresti comunque preoccupata per il clima che si è creato con il tuo fidanzato? Quando immagini la convivenza, senti soprattutto entusiasmo e desiderio di costruire oppure anche una pressione a proseguire perché ormai siete arrivati a questo punto? Ti manca il tuo ragazzo come persona, oppure ti manca soprattutto il modo in cui stavate insieme quando la relazione era più leggera e serena? E ancora: quando pensi alle «altre esperienze», immagini davvero di voler conoscere altre persone oppure desideri ritrovare una parte di te che, tra le difficoltà degli ultimi mesi, senti di aver perso? Non devi rispondere per forza oggi. Ma sono domande che meritano uno spazio in cui poter essere affrontate senza paura di essere giudicata e senza la necessità di arrivare immediatamente a una conclusione. È proprio su questo che un percorso psicologico può esserti utile. Non per convincerti a rimanere con il tuo ragazzo, non per spingerti a lasciarlo e neppure per dirti se sei una persona fedele o meno. Piuttosto, per aiutarti a distinguere il senso di colpa dai tuoi bisogni reali, comprendere che cosa sta cambiando dentro di te e prendere una decisione che non nasca soltanto dalla paura di ferire qualcuno o dal timore di sbagliare. Nella mia esperienza di lavoro su queste dinamiche, è importante non fermarsi al comportamento più evidente — in questo caso, i messaggi con un'altra persona — ma comprendere che cosa quel comportamento rappresenti nella storia e nel momento di vita di chi lo sta vivendo. È lì che si possono individuare i nodi da affrontare e costruire scelte più consapevoli. Non devi dimostrare di essere una compagna perfetta per meritare una relazione serena. E non devi neppure ignorare i tuoi dubbi per proteggere a ogni costo una relazione importante. Puoi prenderti la responsabilità dei tuoi comportamenti senza condannarti per ciò che provi. Se senti che questa situazione ti sta destabilizzando e vuoi fare chiarezza prima di affrontare la convivenza, puoi chiamarmi quando vuoi, senza problemi. Possiamo parlarne con calma, partire da quello che stai vivendo e capire insieme che cosa si nasconde dietro questo bisogno di altre esperienze, quali difficoltà della relazione richiedono attenzione e come arrivare a una scelta che sia davvero tua, anziché dettata dalla colpa, dalla paura o dalla confusione del momento. Non devi avere già le idee chiare per chiedere aiuto. Puoi iniziare proprio da qui, con tutti i tuoi dubbi, le tue contraddizioni e le domande a cui oggi non sai ancora rispondere.

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Buongiorno, credo sia importante non fermarsi soltanto al senso di colpa per le attenzioni che sta ricevendo o al timore di mettere in discussione la sua relazione. Mi sembra interessante, piuttosto, interrogarsi su che cosa queste attenzioni rappresentino per lei in questo momento della sua vita. Racconta di un periodo in cui la relazione con il suo compagno sembra essere diventata più faticosa, caratterizzata da incomprensioni e da un clima emotivo che la fa stare male. In questo contesto, sentirsi apprezzata e desiderata da un'altra persona potrebbe avere un significato particolare, forse anche perché le permette di ritrovare sensazioni che in questo momento fatica a sperimentare nella coppia. Questo non significa necessariamente che non ami il suo ragazzo o che desideri davvero un'altra relazione. Potrebbe però essere utile chiedersi che cosa sente di cercare in queste attenzioni e che cosa, invece, sta mancando o facendo più fatica a trovare nel rapporto attuale. Il passaggio alla convivenza, inoltre, può portare con sé aspettative e domande importanti sul futuro. Uno spazio terapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, anche alla luce delle sue esperienze relazionali precedenti, per capire come si intrecciano con ciò che sta vivendo oggi nella coppia e dare maggiore ascolto ai propri bisogni, senza giudicarsi per quello che prova. Cordialmente, Dott. Marco Squarcini


Buongiorno, sentirsi gratificata dalle attenzioni di un’altra persona non significa automaticamente non amare più il proprio partner. Tuttavia, il desiderio di «altre esperienze» merita ascolto, soprattutto in prossimità di una scelta importante come la convivenza. Nel suo racconto la relazione di coppia sembra aver lasciato poco spazio alla leggerezza, tra difficoltà esterne e incomprensioni. Potrebbe chiedersi che cosa trova in questi messaggi: sentirsi desiderata, curiosità, una pausa dalle preoccupazioni oppure qualcosa che sente mancare nel rapporto. Sono possibilità da esplorare, senza arrivare subito a una conclusione. Il senso di colpa, da solo, non aiuta a capire che cosa desidera. Pensieri e comportamenti sono diversi: può riconoscere ciò che prova e, nello stesso tempo, scegliere quali confini mantenere con quest’uomo, considerando gli accordi di fiducia della sua coppia. Prima di andare a convivere, sarebbe utile parlare con il suo ragazzo del clima tra voi, dei bisogni reciproci e delle aspettative sulla vita insieme. La convivenza non dovrebbe diventare il modo per risolvere difficoltà che faticate ad affrontare. Se il confronto si trasforma spesso in accuse, un percorso di terapia di coppia può aiutarvi a comprendervi; un sostegno psicologico individuale può invece offrirle uno spazio per chiarire desideri e dubbi. Un cordiale saluto, Dott.ssa Sabrina Gatti


Buon pomeriggio, innanzitutto grazie per aver esposto la sua situazione attuale....il primo passo è sicuramente quello di prendere consapevolezza e di sapere cosa si sta percependo, vivendo e sentendo (emotivamente, fisicamente e mentalmente). é importate capire che tipo di esigenze e bisogni sente di avere in questo momento!...partire da quelle, definire un progetto e capire poi dove voler orientare le proprie energie, motivazioni e soprattutto passioni... Lavorare sul suo progetto e sulle sue aspettative, poi capire e lavorare sulla coppia - perchè sicuramente dopo 12 anni di relazione la coppia e la relazione tendono ad arrivare ad un punto in cui è necessario un cambiamento, un nuovo equilibrio, stabilire nuove prerogative ed obiettivi di coppia....un cambiamento che sicuramente stabilizza! Lavorando prima su di sè, poi sulla coppia e su quali cambiamenti mettere in atto poi si può valutare il significato della terza persona... Il consiglio migliore che sento di darle è quello di capire e percepire cosa vuole lei, dove vuole andare e fare come persona, se si sente pronta a vivere il cambiamento di coppia (andare a vivere insieme è un bellissimo passo...ma un grande cambiamento!) e poi capire come proseguire....l'arma migliore da poter utilizzare con il suo compagno è il dialogo...rendere l'altro partecipe delle proprie paure e fragilità....capire insieme dove si sta andando e dove si vuole arrivare....


Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Forse in questa situazione potrebbe valere la pena prendersi un tempo e rileggere la sua relazione di coppia, capire un po' quali sono state le vostre origini e le cose che vi hanno legati, qual'erano le sue esigenze all'inizio e come sono cambiate, se sono cambiate, in che direzione. La convivenza è uno step evolutivo che sicuramente può mettere un po' di nervosismo, perchè è di fatto un cambiamento, ma mi sembra di capire che i problemi nascano da prima. Potrebbe essere utile rileggere la vostra storia per capire che cosa funziona, che coaa ha smesso di funzionare e quali potrebbero essere i prossimi passaggi da fare, alla luce delle sue esigenze e di quello che prova. Se volesse fare questo lavoro insieme mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Mi sembra che si trovi in un momento in cui si intrecciano diversi aspetti: da una parte una relazione importante, che dura da sei anni e che si sta preparando a un cambiamento significativo come la convivenza; dall’altra un periodo di fatica, in cui sembra esserci poco spazio per la leggerezza e la serenità, e in cui le attenzioni di un’altra persona stanno assumendo un significato nuovo. Vorrei rassicurarla su un aspetto: provare curiosità, sentirsi attratti da qualcun altro o avere il desiderio di fare esperienze diverse non significa necessariamente non amare il proprio partner o voler tradire la sua fiducia. I sentimenti e i pensieri non sono sempre qualcosa che scegliamo, e non devono diventare automaticamente motivo di colpa. Può essere utile, piuttosto, provare a comprendere che cosa le stanno comunicando. Le suggerirei di provare a interrogarsi su cosa le stia mancando in questo momento: sente il bisogno di sentirsi desiderata, di ritrovare leggerezza e vitalità, di vivere qualcosa di nuovo oppure si sta chiedendo se la relazione in cui si trova sia ancora quella che desidera? Non è necessario avere subito una risposta, né prendere decisioni affrettate. Può essere importante concedersi il tempo di ascoltare questi interrogativi, senza giudicarsi. Allo stesso tempo, potrebbe esserle utile riflettere su quali confini desidera mantenere nei rapporti con l'altra persona, cercando di agire in modo coerente con i propri valori e con ciò che ritiene importante nella relazione. Questo non significa reprimere ciò che sente, ma provare a distinguere ciò che prova da come sceglie di comportarsi. Considerato il momento delicato che sta attraversando e l'importante cambiamento che si appresta a vivere, le consiglierei di intraprendere un percorso di psicoterapia individuale. Uno spazio specialistico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i propri bisogni, le emozioni che sta vivendo e il significato di questa ambivalenza, così da poter prendere decisioni più consapevoli e sentite, senza lasciarsi guidare esclusivamente dal senso di colpa o dalla paura di ferire l'altro. Non deve necessariamente arrivare in terapia con le idee già chiare: può essere proprio il luogo in cui iniziare a fare chiarezza, con i propri tempi e senza sentirsi giudicata. Un caro saluto


Gentile utente, quello che sta vivendo lascia trasparire forti dubbi e una grande sofferenza. Quando si passa attraverso difficoltà oggettive come la difficoltà di trovare lavoro, o attraverso cambiamenti importanti come l'andare a convivere, diventiamo improvvisamente più suscettibili e vulnerabili. Questo può portare a scontri, attriti, dubbi e al bisogno inconscio di tenerci sempre un piano B casomai i nostri piani andassero male. Situazioni del genere, tuttavia, possono anche far emergere dei nostri bisogni reali che semplicemente non si erano mai palesati prima di questo momento. Il mio consiglio è quello di provare ad orientarsi in questo mare in un contesto psicoterapeutico, magari di coppia, in modo da scoprire quali siano davvero i vostri bisogni in questo momento e come (laddove possibile) esplorarli insieme. Rimango disponibile per chiarimenti!


Quello che stai vivendo non è necessariamente il segnale che la relazione sia finita, né che tu possa essere considerata una persona inaffidabile. L’ingresso in una fase di maggiore intimità e progettualità, come la convivenza, può far emergere paure, dubbi e bisogni rimasti sullo sfondo. Inoltre, tu e il tuo compagno arrivate a questo passaggio dopo un periodo segnato da distanza, difficoltà lavorative e familiari e da un clima emotivo spesso pesante: è comprensibile che oggi si possa sentire il bisogno di ritrovare leggerezza, vitalità e conferme. In quest’ottica, le attenzioni dell’altro uomo possono risultare particolarmente accattivanti proprio perché sembrano offrire un’uscita momentanea dalla fatica. Più che giudicare subito ciò che provi, potresti domandarti quale funzione abbiano questi messaggi: ti fanno sentire desiderata, libera, vista, meno appesantita? Rappresentano il desiderio di altre esperienze oppure segnalano qualcosa che oggi manca nella relazione e, forse, anche nel rapporto con te stessa? Il fatto che entrambi siate impegnati rende comunque importante riconoscere che, anche senza un tradimento fisico, questo scambio può costruire un’intimità parallela e avere conseguenze sulle rispettive relazioni. Il senso di colpa è un’emozione umana e può essere utile se non diventa un tribunale interiore. Può indicare una distanza tra ciò che sta facendo, i tuoi valori e ciò che desideri davvero. Non ti chiede necessariamente di punirti, ma di fermarti e ascoltarti: stai andando verso la convivenza perché la senti come una scelta autentica oppure perché rappresenta il naturale proseguimento di una storia durata sei anni? E quali condizioni relazionali avreste bisogno di costruire affinché questo progetto sia sentito da entrambi?Da una prospettiva sistemico-relazionale, sarebbe utile osservare non soltanto i singoli comportamenti, ma il contesto e le dinamiche in cui compaiono: come comunicate la fatica, come reagite alle incomprensioni, quali significati attribuite alla fiducia e che cosa accade tra voi quando uno cerca vicinanza o leggerezza. Prima di procedere automaticamente con la convivenza, potrebbe essere importante parlarne con il tuo compagno, partendo dai suoi bisogni e dal clima della relazione, senza trasformare il confronto in un processo reciproco.Un percorso terapeutico individuale o di coppia potrebbe aiutarti a ritrovare una bussola, chiarendo il significato della relazione con il tuo fidanzato e di quella che si sta creando con l’altro uomo. Non dovrebbe necessariamente condurti a completare o interrompere il progetto di convivenza, ma offrire coordinate più consapevoli, autentiche e rispettose di ciò che senti. Nel frattempo, mettere un confine ai messaggi con l’altro uomo potrebbe darti lo spazio necessario per comprendere i tuoi desideri senza alimentarli attraverso una situazione già emotivamente complessa. Se vorrai, possiamo stabilire un appuntamento e procedere in questa direzione.


Credo che, prima di sentirsi in colpa, possa essere utile provare a fermarsi e ad ascoltare quello che si sta vivendo. Ha iniziato questa relazione quando era molto giovane e, in sei anni, siete cresciuti insieme, attraversando momenti belli e altri più complicati. È possibile che, crescendo, cambino anche i bisogni, i desideri e il modo in cui immaginiamo il nostro futuro. E quando ci troviamo davanti ad un passo importante, come andare a convivere, può capitare di fermarci a fare i conti con le nostre scelte e con le esperienze che abbiamo vissuto, o che, al contrario, sentiamo di non aver vissuto. Questo ovviamente non significa necessariamente che lei abbia smesso di amare il suo ragazzo o che la vostra relazione non possa funzionare. Anche il fatto che le attenzioni di un'altra persona non sono più fastidiose come prima non è, di per sé, qualcosa per cui condannarsi, provare un'emozione, avere una curiosità e scegliere come comportarsi sono cose ben diverse. Piuttosto che concentrarsi soltanto sul senso di colpa, potrebbe provare a chiedersi: "che cosa mi piace di queste attenzioni? Mi fanno sentire desiderata, vista, leggera? C'è qualcosa che mi manca in questo periodo, nella relazione o anche nel rapporto con me stessa?" Ma anche "quando penso alla convivenza, che cosa sento davvero, al di là di quello che penso di dover sentire?" Non deve necessariamente trovare subito una risposta, né prendere decisioni affrettate. Ma forse puoi concedersi il tempo di capire che cosa desidera davvero, non è tanto il dubbio a doverle destare preoccupazioni, quanto la possibilità di non concederti lo spazio per ascoltarlo. Avere dubbi non significa aver sbagliato strada, può essere anzi un'occasione per capire meglio quale strada si vuole scegliere. E ascoltarsi non significa necessariamente mettere in discussione la relazione: significa provare a scegliere consapevolmente, senza farsi guidare soltanto dalla paura di sbagliare o dal senso di colpa. Un caro saluto, Dr.ssa Ilaria Congiu

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