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Esperienze

Ciascuno di noi nasce e cresce all’interno di un contesto ambientale e relazionale caratterizzato da un certo tipo di organizzazione e di dinamiche. Questa rete di rapporti - familiari, amicali, amorosi e interpersonali in generale - contribuisce a costruire la nostra identità facendoci vivere esperienze che generano in noi determinate emozioni.

Quando il benessere viene a mancare, la motivazione è da ricercare proprio all’interno delle dinamiche relazionali, passate e presenti. Nel nostro percorso insieme andremo a lavorare prima di tutto sulla consapevolezza, poi sulla costruzione di nuovi significati che ti aiuteranno a vedere il mondo sotto una luce diversa.

Passo dopo passo esploreremo le tue risorse interne e le potenzialità che possiedi ma che ancora non conosci, e lavoreremo sullo sviluppo di nuovi comportamenti e pensieri. Grazie a questi strumenti avrai modo di affrontare e risolvere i nodi più spinosi, così da innescare il cambiamento positivo che desideri.

Durante gli incontri potrai parlare liberamente di ciò che provi o pensi: insieme rielaboreremo i tuoi vissuti, faremo emergere i tuoi bisogni più profondi e studieremo delle modalità di azione che tengano conto anche del tuo contesto relazionale. Sarà un cammino che ti accompagnerà verso i tuoi obiettivi fino a raggiungere un maggiore stato di benessere.
Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia sistemico relazionale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia clinica
  • Mediatore familiare
  • Psicoterapia
  • Psicoterapia sistemico relazionale
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Dott.ssa Roberta Ravolo

Viale Leone, 6, Primo piano, Napoli 80055

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02/07/2025

Prestazioni e prezzi

  • Psicoterapia

    60 €

  • Consulenza online

    60 €

  • Consulenza psicologica

    60 €

  • Psicoterapia di coppia

    70 €

  • Sostegno psicologico

    50 €

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Roberta Ravolo
Roberta Ravolo

Viale Leone, 6, Primo piano, Napoli 80055

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14 recensioni

Più menzionato dai pazienti

  • Efficacia del trattamento
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  • A

    A. G.

    Durante il periodo più buio della mia vita, dopo aver avuto altri colloqui con altri psicologi, ho avuto l'immensa fortuna di incontrare la dottoressa Roberta Ravolo.
    La chiamo fortuna in quanto l'incontro è stato casuale ma mi ha letteralmente migliorato la vita.
    Della dott.ssa ho apprezzato l'empatia, la passione per il suo lavoro (che vive ed esercita con grande serietà) e la figura rassicurante che non sforza di essere bensì è.
    Per chi dovesse sentirsi disorientato e/o affranto, lei è senza dubbio la migliore.

     • Roberta Ravolo • psicoterapia  • 

  • S

    S.A

    Ti senti a casa e libera di parlare. Consiglio ‍

     • Roberta Ravolo • psicoterapia  • 

  • F

    Fabio

    Scendendo mi sentivo bene e non vedo l'ora di ritornare

     • Roberta Ravolo • primo colloquio psicoterapeutico  • 

  • R

    R.Z

    Ho iniziato il percorso con la Dottoressa Ravolo per affrontare alcune difficoltà relazionali, sia con la mia partner che con me stesso. Fin dalle prime sedute ho percepito un cambiamento e, con il tempo, i risultati sono diventati sempre più evidenti non solo per me, ma anche per le persone a cui voglio bene. È un cammino che intendo proseguire con fiducia e che consiglio sinceramente a chiunque senta il bisogno di prendersi cura di sé attraverso la terapia.

     • Roberta Ravolo • consulenza psicologica  • 

  • F

    F.M.

    Voglio esprimere la mia più profonda gratitudine alla Dottoressa Ravolo per il supporto prezioso e umano che mi ha offerto in un momento molto delicato della mia vita di coppia. Grazie al suo ascolto attento, alla sua professionalità e alla sua capacità di creare uno spazio sicuro e non giudicante, sono riuscito/a a comprendere meglio me stesso/a e a migliorare profondamente la comunicazione con il mio partner.

    Il suo approccio empatico e al tempo stesso concreto ci ha permesso di affrontare tematiche difficili con maggiore consapevolezza e rispetto reciproco. Ogni incontro è stato un passo avanti verso un equilibrio che pensavamo perduto. Non posso che consigliarla con tutto il cuore a chi sta attraversando una crisi relazionale e desidera un aiuto competente, autentico e profondamente umano.

    Grazie ancora, di cuore.

     • Roberta Ravolo • psicoterapia di coppia  • 

  • L

    L.M.

    Ho intrapreso un percorso di psicoterapia con la Dottoressa Ravolo in un momento in cui sentivo di non avere gli strumenti per affrontare alcune difficoltà personali che mi sembravano insormontabili. La dottoressa si è dimostrata attenta, presente e capace di creare uno spazio sicuro in cui potermi esprimere liberamente, senza giudizio.
    Con il tempo ho iniziato a vedere le cose da una prospettiva diversa. Situazioni che prima mi spaventavano ora mi sembrano affrontabili, e sento di aver ritrovato fiducia nelle mie risorse. Il percorso non è stato sempre facile, ma è stato profondamente trasformativo.
    Consiglio vivamente la Dottoressa a chiunque stia cercando un sostegno serio e competente. Per me è stato un passo fondamentale verso un maggiore benessere e una migliore conoscenza di me stessa

     • Roberta Ravolo • psicoterapia  • 

  • R

    R.N.

    La Dott.ssa ha un approccio molto empatico e professionale, mi sono sentita a mio agio fin da subito.

     • Consulenza online • supporto psicologico  • 

  • S

    S.A.

    Professionista empatica, accogliente e preparata. Mi sono sentita ascoltata e compresa fin dal primo incontro.

     • Roberta Ravolo • supporto psicologico  • 

  • M

    MM

    Mi sono rivolto/a alla Dott.ssa Ravolo Roberta per un momento particolare della mia vita, e non potrei essere più grato/a per il percorso fatto insieme. Fin dal primo incontro ho percepito un ambiente accogliente, privo di giudizio, dove sentirmi ascoltato/a davvero.
    La sua capacità di mettere a proprio agio e guidare con delicatezza ma fermezza è stata fondamentale per aiutarmi a vedere le cose da una nuova prospettiva.
    Consiglio sinceramente la Dott.ssa Ravolo Roberta a chiunque senta il bisogno di un supporto psicologico serio, umano e competente.

     • Roberta Ravolo • psicoterapia  • 

  • A

    A.I.

    Mi sono rivolta alla Dott.ssa Roberta in un momento in cui sentivo di non farcela da sola. All’inizio ero un po’ scettica… non sapevo bene cosa aspettarmi, ma già dopo i primi incontri mi sono sentita più leggera! Con lei è facile parlare, mi ha aiutata a dare un po’ più di ordine ai pensieri e a capire meglio alcune emozioni che prima mi travolgevano. Non risolve tutto con una bacchetta magica, ma mi sta aiutando a capire come affrontare certe situazioni in modo diverso. Ogni seduta mi lascia qualcosa su cui riflettere, e questo per me vale tantissimo! Sono contenta di aver fatto questo passo, e soprattutto di averlo fatto con lei! Consiglio vivamente!

     • Roberta Ravolo • supporto psicologico  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 24 domande da parte di pazienti di MioDottore

Gentili Dottori, sono un ragazzo omosessuale, ho un fidanzato (non conviviamo ancora) e un lavoro ch

Gentili Dottori,
sono un ragazzo omosessuale, ho un fidanzato (non conviviamo ancora) e un lavoro che mi piace e mi appaga. Nonostante la mia vita professionale vada bene, quando torno a casa la sera avverto un forte senso di vuoto e di "inutilità".
Razionalmente non desidero avere figli, poiché sono convinto che un bambino abbia diritto a crescere con un padre e una madre. Tuttavia, a livello emotivo, mi ritrovo a fare i conti con un profondo senso di "sterilità" legato al mio orientamento sessuale, come se il non poter o voler creare una famiglia tradizionale tolga valore al mio tempo o al mio futuro.
Vorrei chiedere un vostro parere su questo contrasto tra ciò che desidero razionalmente e ciò che provo emotivamente. Come posso canalizzare questo senso di vuoto? Vi sarei grato anche se poteste consigliarmi letture, film o spunti terapeutici per elaborare questo vissuto (oltre a un percorso terapeutico).
Grazie mille, Daniele.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Roberta Ravolo

Caro Daniele, in ciò che scrivi la parola che mi colpisce è "sterilità" : sembra esprimere il timore che la tua vita, pur contenendo amore e soddisfazione, non possa generare qualcosa che duri e abbia valore. E' un vissuto doloroso che merita ascolto senza essere liquidato con un "ho già tante cose belle". Non darei per scontato che questo vuoto dipenda dal tuo orientamento sessuale nè che necessariamente nasconda un desiderio di paternità. Potrebbe riguardare il bisogno di appartenenza di una quotidianità condivisa , di sentirsi importante per qualcuno o di immaginare un futuro nel quale riconoscersi. Da ciò che scrivi possiamo formulare domande senza sapere ancora quale di queste tocchi maggiormente la tua esperienza. Scrivi di non desiderare figli perchè ritiene che un bambino debba crescere con un padre e una madre. Ti proporrei di distinguere due questioni: "desidero essere genitore?" e "ritengo legittimo diventarlo?". La risposta alla seconda può condizionare quanto spazio ci concediamo per esplorare la prima. Su questo punto le ricerche indicano che il benessere dei bambini dipende soprattutto dalla qualità e dalla stabilità delle relazioni, dalla cura, dal sostegno disponibili piuttosto che dal genere o dall'orientamento sessuale dei genitori. Questo non impone alcuna scelta: si può non desiderare figli e tale scelta non diminuisce il valore della vita. Mi chiederei anche da dove vengono l'associazione tra non avere figli ed essere "inutili". Talvolta assorbiamo un'immagine di vita adulta cosi precisa- coppia, figli e discendenza- che ogni altra possibilità finisce per sembrarci incompleta. E' una possibilità da esplorare, non una spiegazione da attribuirla automaticamente. Potrebbe esserci anche il dolore di lasciare andare un futuro immaginato a lungo, prima ancora di sapere se fosse davvero quello desiderato. Per cominciare, piu che riempire subito il vuoto proverei ad osservarlo. Cosa manca concretamente? Una presenza, qualcuno con cui condividere la giornata, un progetto, la sensazione di essere atteso? Quali pensieri accompagnano quel momento? Per qualche sera potresti annotare ciò che accade, ciò che senti, ciò di cui avresti bisogno, evitando di trasformarlo in giudizio su di te. Potresti poi parlarne con il tuo compagno : non per decidere, necessariamente, subito una convivenza o la genitorialità, ma per capire quale futuro desiderate costruire e quanto ciascuno riesca a immaginarlo. Avere una relazione e sentire solitudine possono coesistere; riconoscerlo permette di parlarne. La parola "generare" può acquisire significati piu ampi: coltivare legami, prendersi cura, creare, trasmettere qualcosa. Queste esperienze possono avere un valore proprio. Se invece emergesse un desiderio di paternità meriterebbe di essere ascoltato senza pretendere che altre attività lo sostituiscano. Come letture suggerirei " CITIZEN GAY. Affetti e diritti " di Vittorio Lingiardi, che affronta pregiudizi interiorizzati e le famiglie omogenitoriali. Come spunto narrativo " le fate ignoranti" di Ozpetek: lo guarderei pensando alle diverse forme di appartenenza e ai legami attraverso cui possiamo sentirci famiglia. In un eventuale percorso terapeutico porterei proprio " vuoto" "inutilità" "sterilità" per comprenderne la storia e il significato personale. Se il vuoto è persistente si intensifica o coinvolge anche sonno, energia e capacità di provare piacere, sarebbe utile parlarne in terapia. Non devi dimostrare di essere utile per meritare amore o per dare dignità al proprio tempo. Puoi concederti di cercare ciò che desideri anche quando non coincide con il futuro che hai imparato ad aspettarti.


Buongiorno, scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi destabilizza un pò. Sono una ragazza d

Buongiorno,
scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi destabilizza un pò.
Sono una ragazza di 26 anni e sono fidanzata da 6 anni. Sto per andare a convivere con il mio ragazzo.
E' un periodo un pò così perchè con il mio ragazzo c'è qualche incomprensione e su certe cose non andiamo d'accordo o prendiamo come accusa una battuta dell'altro. Abbiamo passato molto tempo in un periodo un pò complicato per vari motivi, non legati alla coppia, ma più legate al lavoro che non si trovava, problemi famigliari etc....
C'è spesso un clima un pò cupo invece che allegro e a me questa cosa butta giù. Siamo dovuti stare distanti per due mesi e non credo che questo sia stato a nostro favore. Ora sto ricevendo attenzioni da un ragazzo che ha 12 anni in più di me ed è impegnato. Lui continua a farmi degli apprezzamenti e mentre prima mi davano fastidio, ora diciamo che non mi dispiacciono e per messaggio rispondo. E' come se avessi bisogno di "altre esperienze". E per questo mi sento estremamente in colpa, anche perchè il mio ragazzo dà particolare importanza alla fiducia. Non lo ho tradito ovviamente, ma mi sento in colpa per i messaggi e i pensieri

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Roberta Ravolo

Quello che stai vivendo non è necessariamente il segnale che la relazione sia finita, né che tu possa essere considerata una persona inaffidabile. L’ingresso in una fase di maggiore intimità e progettualità, come la convivenza, può far emergere paure, dubbi e bisogni rimasti sullo sfondo. Inoltre, tu e il tuo compagno arrivate a questo passaggio dopo un periodo segnato da distanza, difficoltà lavorative e familiari e da un clima emotivo spesso pesante: è comprensibile che oggi si possa sentire il bisogno di ritrovare leggerezza, vitalità e conferme.
In quest’ottica, le attenzioni dell’altro uomo possono risultare particolarmente accattivanti proprio perché sembrano offrire un’uscita momentanea dalla fatica. Più che giudicare subito ciò che provi, potresti domandarti quale funzione abbiano questi messaggi: ti fanno sentire desiderata, libera, vista, meno appesantita? Rappresentano il desiderio di altre esperienze oppure segnalano qualcosa che oggi manca nella relazione e, forse, anche nel rapporto con te stessa? Il fatto che entrambi siate impegnati rende comunque importante riconoscere che, anche senza un tradimento fisico, questo scambio può costruire un’intimità parallela e avere conseguenze sulle rispettive relazioni.
Il senso di colpa è un’emozione umana e può essere utile se non diventa un tribunale interiore. Può indicare una distanza tra ciò che sta facendo, i tuoi valori e ciò che desideri davvero. Non ti chiede necessariamente di punirti, ma di fermarti e ascoltarti: stai andando verso la convivenza perché la senti come una scelta autentica oppure perché rappresenta il naturale proseguimento di una storia durata sei anni? E quali condizioni relazionali avreste bisogno di costruire affinché questo progetto sia sentito da entrambi?Da una prospettiva sistemico-relazionale, sarebbe utile osservare non soltanto i singoli comportamenti, ma il contesto e le dinamiche in cui compaiono: come comunicate la fatica, come reagite alle incomprensioni, quali significati attribuite alla fiducia e che cosa accade tra voi quando uno cerca vicinanza o leggerezza. Prima di procedere automaticamente con la convivenza, potrebbe essere importante parlarne con il tuo compagno, partendo dai suoi bisogni e dal clima della relazione, senza trasformare il confronto in un processo reciproco.Un percorso terapeutico individuale o di coppia potrebbe aiutarti a ritrovare una bussola, chiarendo il significato della relazione con il tuo fidanzato e di quella che si sta creando con l’altro uomo. Non dovrebbe necessariamente condurti a completare o interrompere il progetto di convivenza, ma offrire coordinate più consapevoli, autentiche e rispettose di ciò che senti. Nel frattempo, mettere un confine ai messaggi con l’altro uomo potrebbe darti lo spazio necessario per comprendere i tuoi desideri senza alimentarli attraverso una situazione già emotivamente complessa. Se vorrai, possiamo stabilire un appuntamento e procedere in questa direzione.


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