Mi sento sola, affronto e passo in mezzo a tante batoste, lutto, padre anziano che sta male, lavoro

67 risposte
Mi sento sola, affronto e passo in mezzo a tante batoste, lutto, padre anziano che sta male, lavoro che non trovo ma cerco, provo a rifare un hobby che comporta tante difficoltà ma non mollo, non sono soddisfatta del mio aspetto fisico ma con tutto ciò che ho vissuto, a volte mi deprimo e a volte dico, faccio del mio meglio ma non posso impazzire, sono in credito con la vita pure se a lei non freghi molto. Quello che non capisco è perché nonostante sia una bella persona e seppur non miss mondo, comunque piacente, io non possa ne avere socialità perché intorno conosco solo gente depressa o menefreghista, curano il loro orticello e tanti saluti, ne un partner. La storia del partner mi è inaccettabile ed indigesta. Io non ho una stima del maschile, ma non per pregiudizio ma perché ho trovato maschi e non uomini. Ho fatto uso di social chat come molti ma poi ho detto basta. Ci sta il peggio del peggio, non che fuori sia meglio. Maschi sgrammaticati, non acculturati, anaffettivi, falsi, irrisolti ma non consapevoli, esiste solo il sesso. Maschi impegnati o fallocentrici. Solo sesso.
E mi ritrovo sola, ogni giorno, ogni sera, ogni evento tipo capodanno, natali, compleanni. Ovvio che poi mi dica
"meglio sola, pensa se ti capita uno strano, violento, folle. Oppure che ci devi fare con un uomo, a te va di stare libera, si ok uscire, si ok frequentarsi, ma poi l impegno fisso, una possibile convivenza, mi attanaglia"
Mi chiedo se siano alibi perché comunque non l ho mai vissuta una opportunità così, o se... Non so che altra opzione scrivere. Ho 48 anni e tranne una storia 15 anni fa, con una persona sbagliata cioè con lacune, sbalzi di umore, giochi abbandonici, da cui poi mi sono liberata, per il resto tentativi di flirts con maschi alla ricerca di una vagina e non altro. E allora dico, possibile che nessuno provi tenerezza, voglia di essermi vicino. Non è il complimento sul seno abbondante o sul mio fascino o simile di cui ho bisogno anzi voglia..ma una vera presenza. Piuttosto che niente, scelgo niente, se il piuttosto mi porta a stare non serena con uno che non parla stessa lingua, per far che? Una cena? Un approccio sessuale? Però oggi ad esempio di tanti giorni mesi anni... Fuori e dentro me è uggioso, triste. Saluti L
Dott.ssa Silvia Pinna
Psicologo, Psicoterapeuta, Tecnico sanitario
Roma
Buonasera. Certo fidarsi mi sembra sempre più complesso. Il suo racconto sembra narrare un dramma esistenziale, un dubbio primario e nucleare: "mi posso fidare?" "Sarà possibile un'intimità autentica?". Difficile rassicurare... Può capire però quanto lei sia convinta di meritarla: a volte siamo noi i primi sabotatori

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Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, leggendo attentamente la sua domanda si nota uno scontento profondo e la paura d'incorrere in persone sbagliate, che la possono far soffrire, uomini poco rassicuranti di cui non ci si può fidare. Nel suo sfogo si nota un profondo vuoto, però se noi non abbiamo la forza di aprirci ad un uomo che mostra interesse nei nostri confronti, non saremmo mai in grado di capire che tipo di persona abbiamo difronte. Nella vita dobbiamo avere un po' più di coraggio, sempre chiaramente essere sempre attente ed andando caute nel concedere la nostra fiducia, altrimenti potremmo perdere delle belle occasioni. Lei è ancora giovane, cerchi di frequentare ambienti che le possano dare la possibilità di fare delle interessanti conoscenze, uomini interessanti ed onesti ci sono, dipende anche da noi nel saperli scoprire e noi porsi nella maniera giusta. Potrebbe eseguire delle sedute di psicoterapia per riuscire a capire che traumi ha avuto nel suo passato che le hanno procurato tanta diffidenza nei confronti del genere maschile, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
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Dott.ssa Maria Grazia Antinori
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Ho scritto un articolo dal titolo "Le principesse tristi", in cui ho cercato di descrivere un particolare tipo di donne a cui sembra appartenere anche la persona che ha inviato la mail.
Si tratta di donne che hanno il grande desiderio di innamorarsi, di avere una vita affettiva bella e piena ma che sembrano invece destinate ad incontro sbagliati, scelgono uomini frustranti che le rendono ancora più tristi e sole.
In realtà si tratta di una vera e propria sindrome in cui la principessa , in un modo del tutto inconsapevole, è lei stessa l'artefice della propria infelicità restando così sempre chiusa nella sua solitaria, ma tanto rassicurante torre.
Ci sono dei meccanismi psichici molto tipici, ripetuti nel tempo, che rendono la principessa prigioniera dell'infelicità di cui è lei stessa artefice.
La buona notizia è che è possibile interrompere il circolo vizioso, ma è necessario lavorare su di sè, sui propri traumi, sul desiderio possibile.
Lo strumento del cambiamento è quindi una psicoterapia che permetta alla principessa di superare il ruolo e diventare una donna che può incontrare un uomo, magari senza cavallo!
Dott.ssa Rosalba Cardillo
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Roma
Salve, da quello che leggo deduco che in lei si alterni la voglia di fidarsi, di avere una storia autentica e la paura do avere una ulteriore delusione. A volte per essere felici bisogna aver coraggio e rischiare anche se con le dovute cautele. Spesso dentro di noi ci sono dei blocchi che ci portano e non credere on noi stessi e nel mettere on atto comportamenti che ci confermino la nostra idea. Quello che posso suggerirle è di provare a rivolgersi ad un terapeuta per potersi raccontare e rielaborare i suoi vissuti. Spero di averle dato suggerimenti utili . Saluti Dott.ssa Rosalba Cardillo.
Dott.ssa Maria Elena Cinti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Albano Laziale
Carissima percepisco nelle sue parole una richiesta di aiuto piuttosto esplicita. Chiede cos'è che non funziona, dove sbaglio, perchè vivo situazioni così insoddisfacenti e frustranti?
La risposta è legata la fatto che in alcune situazioni mote persone, spaventate a causa di esperienze passate dolorose, possono da un lato cercare di avvicinarsi a qualcuno, dall'altro mettere in atto seppur consapevolmente tutta una serie di strategie che rendono difficile lo stabilirsi di una relazione soddisfacente e duratura.
Valuti le modalità con cui approccia all'altro e provi a cambiare strategia .
Dott.ssa Marzia Vercillo
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buona sera ,più che una richiesta di aiuto la sua lettera mi sembra un lungo e amaro sfogo sulla sua vita.Le domande che fa sembrano già contenere un a risposta : e' tutto inutile.Sembra serpeggiare nel suo scritto un potente "meglio di no" un ritiro profondo che le costa dolore e solitudine ma che che paradossalmente la tiene al riparo dal mondo crudele
Io penso però che nonostante i dispiaceri e le frustrazioni in ognuno di noi è più forte la spinta a compierci e a realizzare i nostri desideri e se ascolta questa voce vitale che è dentro di lei può farcela .Non avrebbe scritto se fosse tutto spento,si faccia aiutare,faccia una psicoterapia.Ha detto che non lavora ma esistono diversi centri di psicoterapia sostenibile che potranno rispondere alle sue esigenze.
Coraggio,un caro saluto
Marzia Vercillo
‘Mi sento sola’ è il richiamo più forte che rimbomba nella sua lettera. Avverto una solitudine profonda un vuoto ed una connessa tristezza. Poi tanti perché a cui dare una risposta. Lei scrive ‘sono in credito con la vita.. quello che non capisco è perché...’ credo che lei possa e debba cercare le risposte dentro di sé per prendersi ciò che le spetta dalla vita. Un percorso psicologico per guardarsi dentro cercare le profonde solitudini, ambiguità e desideri credo che possa davvero esserle utile in quanto dentro ha un mondo di emozioni, vissuti e mancate risposte che stanno gridando : voglio capire perché, non voglio essere triste, non voglio sentirmi sola. Dare voce a queste richieste profonde è la strada per riprendere possesso della sua vita. La saluto con cordialità restando a disposizione se desidererà contattarmi. Dott.ssa Daniela La Porta
Dott.ssa Patrizia Mattioli
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, probabilmente è stata sfortunata finora. Il mondo maschile è molto vario e c’è sicuramente molto altro rispetto a quello che ha esplorato finora. Al di là di questo è importante che si interroghi sulla sua effettiva disponibilità alle relazioni e al rischio che queste comportano.
Un approfondimento psicologico con un collega potrebbe Rispondere a molte delle domande che si pone.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Alessia Rita Candiloro
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Professional counselor
Napoli
Gentile, di certo è fondamentale che si sia aperta qui, da quello che leggo vedo un indurimento ed una disillusione dovuta alla sensazione che ogni sforzo a migliorare, contattare l'esterno, avere una speranza sia vano, date le tante delusioni. La invito a riflettere all'ipotesi di ritagliarsi un momento per sè e per ristrutturarsi emotivamente.
Buonasera,
dalla sua lettera emerge chiaramente diffidenza, solitudine, un senso di vuoto, che probabilmente nasconde la voglia di sentirsi amata, compresa e voluta. Le consiglio di affidarsi a un professionista per parlare dei suoi vissuti, trovando il coraggio di aprirsi agli altri, per scoprire che esistono anche persone diverse da quelle che probabilmente ha incontrato fino ad ora.
Rimango a disposizione.
Cordialmente dott.ssa Paola De Martino
Dott.ssa Rita Reggimenti
Psicologo, Psicoterapeuta
Fonte Nuova
Buongiorno cara signora,
dal suo scritto emerge certamente un senso di sfiducia, ma anche una bella risorsa: la capacità di leggere la realtà che la circonda. Questa sua capacità è una risorsa fondamentale dalla quale ripartire.
Grinta!
Dott. Enrico Piccinini
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Carpi
Gentile Signora. la sua storia e le sue difficoltà rivelano una serie di esperienze "mal digerite", non necessariamente eventi gravi, ma che la stanno tuttora condizionando in modo grave. sarebbe stupido ed offensivo cercare di dare dei consigli per una situazione così intimamente complessa. L'unica cosa da fare è trovare uno/a psicoterapeuta che le possa dare quella fiducia che oggi le manca, ma, le garantisco che ogni serio professionista possa diventare di sua fiducia. La sua situazione è grave ma non impossibile. sviscerando i vari momenti della sua vita con una persona competente, ritengo possa affrontare efficacemente i problemi di oggi e di domani. le faccio i miei migliori Auguri.
Dott.ssa Flaminia Vannini Froio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
"La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista" (cit.)
Per lei sembra essere ancora la prima, una prigione insopportabile. Prima di pensare ad una relazione forse dovrebbe cercare di scoprire dove nasce questo sentimento di solitudine così doloroso, che sia attraverso un percorso terapeutico o una strada tutta sua.
buongiorno, immagino il suo grande dolore.. le consiglio di iniziare una psicoterapia o una psicoanalisi al fine di poter insieme al professionista che la seguirà elaborare questi grandi lutti e poter arrivare a reinvestire nelle relazioni.
un saluto
Chiara Pedullà
Buonasera, il suo lungo messaggio mi è arrivato come un grido di dolore: dolore per una solitudine che sembra essere diventata intollerabile ma nel contempo unico modo per sopravvivere in un mondo difficile. Ho la sensazione che questo impasse la tenga per così dire prigioniera e le impedisca di vivere a pieno la sua vita. Forse un percorso con un professionista la potrebbe aiutare a cercare un modo per avvicinarsi agli altri senza farsi male, o comunque a vivere questo momento di solitudine con minore angoscia e tristezza. Un caro in bocca al lupo! Dott.ssa Alessandra Albani
Dott.ssa Iris Mattera
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Qui abbiamo l'impossibilità di conciliare due valori fondamentali: il bisogno di sicurezza ed il bisogno di libertà. Il suo bisogno sicurezza sembra essere legato alla costrizione ("l'impegno fisso mi attanaglia"), mentre la libertà alla solitudine. In sostanza lei non può trovar pace perchè c'è sempre qualcosa che non va. E' come se si percepisse debole in un mondo pericoloso e cercasse l'affetto e l'amore come forma di protezione e sicurezza ( "possibile che nessuno provi tenerezza e voglia di essermi vicino"?). Ha perso la fiducia di esplorare nel mondo. La mia ipotesi è che lei possa avere uno dei blocchi emotivi più frequenti: quello situato al centro del cuore (all’altezza dello sterno) dove per le filosofie orientali, è situato il quarto chakra. Questo tipo di blocco impedisce alla persona di dare e ricevere a livello profondo, di amare ed essere amata. Di qui il senso di profonda solitudine ed esclusione. Di qui le paure che a loro volta alimentano ancora di più la sfiducia e la chiusura. Ogni tecnica che aiuta ad aprire il centro del cuore , costituisce un potente aiuto nel processo evolutivo della personalità. Dia un'occhiata alla mia pagina facebook professionale Dr.ssa Iris Mattera- Psicologa . I miei migliori auguri
Dott.ssa Maria Teresa Miletta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara signora, penso che li ci porti questa capacità di riflettere su ste stessa e la sua situazione, la sua forza e chiarezza rispetto a non volersi accontentare, il suo desiderio di raggiungere in equilibrio tra volersi bene e farsi volere bene/rispettare per quello che è senza scendere troppo a compromessi. E' un buon inizio, purtroppo la vita ci pone d fronte anche ostacoli pratici e reali. La invito davvero a mettersi in gioco e a mettere in gioco queste sue capacità per cercare un cambiamento, perchè sembra pronta. Trovare un terapeuta adeguato non è difficile e ci son anche ottime possibilità economiche sul territorio. Buona fortuna
Dott.ssa Eugenia Ferrara
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Salve sig.ra L.,
dovrebbe pensare di affidarsi ad uno specialista che la possa aiutare a lavorare sui propri vissuti relazionali passati e attuali. Conoscere se stessi è il segreto per reinvestire e costruire rapporti sani con gli altri.

EF
Dott.ssa Iole Ceruzzi
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Lei sembra una donna fiera, intelligente e molto lucida nel modo in cui scrive e comunica il suo malessere.
Questo a volte però non basta per trovare una soluzione perché in ognuno di noi esistono diverse parti. Alcune sono silenziose e agiscono direttamente poiché non hanno avuto la possibilità di essere ascoltate e comprese.
Queste parti creano un po' di scompiglio e lasciano che delle sue convinzioni errate ("Tutti i maschi ricercano solo una vagina") ostacolino il suo desiderio di essere amata.
La sua difficoltà nel lasciarsi andare ha, di certo, delle radici lontane e importanti che hanno il diritto di essere ascoltate e portate alla luce per poter aprire una strada diversa. Una strada più sicura, che renderà possibile l'incontro con un'altra persona.
Non è troppo tardi. Stare bene è un suo diritto, lo rivendichi con impegno e senza più dubbi.
Un caro saluto
Gentile signora, la mente a volte rimane invischiata in falsi dilemmi tra opposti. Desidera la vicinanza, la tenerezza, ma dall'altro lato teme di non riuscire a fare fronte all'impegno che una relazione comporta. Queste due spinte contrapposte forse non le sono completamente chiare. Sono espressione di parti di sé che hanno una loro storia quindi un loro perché. Quando questo accade il comportamento si avvicenda tra il desiderio e il rifiuto, inconsapevolmente, e vanno nella direzione contraria rispetto a quanto è desiderato. Profonde convinzioni negative possono distorcere l'immagine di sé e spingerla verso persone inadatte per lei.
Qualsiasi parte di noi ha bisogno di essere conosciuta, compresa, accettata e così potrà essere trasformata.
Valuti l'opportunità di un percorso terapeutico che l'aiuti a riesaminare la sua storia e comprendere queste sue parti.
Un caro saluto e augurio
Dr.ssa Patrizia De Sanctis

Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso. Ritengo importante, vista la situazione ed le difficoltà che manifesta, intraprendere un percorso psicologico volto a identificare le cause ed i fattori di mantenimento dei suoi sintomi.
Le esperienze che ha vissuto le hanno inevitabilmente
portato a pensare dei pensieri molto duri e crudi che, seppur comprensibili, non le permettono di vivere con serenità ed
accogliere eventuali esperienze discordanti. Dunque la terapia può servire anche a questo, ossia mettere alla prova pensieri e credenze e favorirne nuovi.
Cordialmente, dott. FDL
Dr. Maurizio Buonaugurio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, leggo nel suo racconto una forte sfiducia sia nel genere maschile che nel prossimo in generale. La cosa più importante però è che non c'è solo questo: si legge anche una forza, una voglia di non arrendersi a situazioni che non vuole, il desiderio di stare bene che le saranno sicuramente di grande aiuto per cercare di avere una vita appagante. L'essersi imbattuta in uomini che non sapessero cogliere le sue qualità, se non quelle estetiche, non necessariamente implica che tutti gli uomini siano di questo stesso stampo. Anche lei nel corso di questo racconto ha posto una particolare attenzione, in alcuni casi critica e in altri consapevole, riguardo suo aspetto estetico. Il suo aspetto, il suo corpo, fanno parte di lei, ma lei non è solo il suo aspetto, ha tanto altro, che la rende la persona che è. Ritengo che proprio ponendo maggiore consapevolezza e fiducia su questo "altro" anche gli altri si accorgeranno di queste qualità e sicuramente così riuscirà ad attrarre a se persone in linea con i suoi bisogni. Un percorso di psicoterapia potrebbe esserle utile a questo lavoro su se stessa.
Dr. Manuel Marco Mancini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, dalle sue parole traspare molto chiaramente la sua sfiducia nel genere maschile. Le esperienze passate sicuramente lasciano un segno, ma non si deve scoraggiare, con l'aiuto di un terapista riuscirà sicuramente a superare queste difficoltà.
MMM
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo che sta attraversando. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott.ssa Federica Leonardi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara utente, mi spiace molto che non riesca a trovare il suo "posto" ma non in coppia, intendo quello interno. Ha ragione quando dice che è difficile trovare uomini con determinate caratteristiche, ma esistono. Io mi soffermerei più sul suo mondo interno, mi sembra confusa: meglio sola? Una convivenza la sopporterei?
Un percorso di psicoterapia la potrebbe aiutare a fare chiarezza e trovare strategie adatte a quelli che realmente sono i suoi obiettivi.
Se ha bisogno, non esiti a contattarmi.
Dott.ssa Federica Leonardi
Dr. Lorenzo Giacomi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Salve, il suo problema potrebbe essere facilmente trattato in un percorso psicologico per affrontare e superare le sue difficoltà. Se è questa è la sua intenzione, sono disponibile a fornirle il mio supporto professionale. Le porgo i miei saluti. Dr. Giacomi
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Dott. Stefano Scaccia
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Si percepiscono tante figure, tanti fantasmi dentro di lei. C'è un gran movimento, e le figure esterne sembrano sfocate e minacciose. Gli uomini appaiono meschini, approfittatori e inaffidabili. Ma il mondo prima di essere un luogo esterno è un luogo interno.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, raccontarsi è il primo passo, magari non dietro uno schermo ma nella vita reale con un supporto psicologico. Di questo ha probabilmente bisogno per rispondere a quelle che sembrano domande esistenziali mai veramente risolte. Siamo sempre in rapporto agli altri, anche quando in apparenza non ci sono, per questo soffre. C'è molto che può fare per cambiare la situazione, non si arrenda.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Dott.ssa Elvira Vitale
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, dalle sue parole traspare una sofferenza più che comprensibile, che in alcune persone può diventare così intensa da frapporsi, come un filtro, tra i loro occhi ed il mondo esterno. In tal caso, il rischio è che diventi difficile individuare quanto di ciò che esse sentono sia dovuto ad eventi esterni e quanto, invece, sia frutto del loro atteggiamento verso l'esterno. Anche quando l'atteggiamento è giustificato da precedenti esperienze spiacevoli, la domanda vera che io mi pongo è se servano o meno a far stare meglio la persona. In questo senso, un recupero dei suoi reali bisogni, lavorando sul "mettere da parte" quel filtro, può renderla di nuovo libera di scegliere... e di essere scelta. Questo importante lavoro necessita che le sue riflessioni personali siano accompagnate dalla presenza di uno/a psicologo/a, da lei eletto/a quale compagno/a di questo percorso.
Dott.ssa Eugenia Borello
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara utente, dalle sue parole traspare un forte desiderio di cambiamento, sembra che in questo momento per lei si alternino il desiderio di stare con qualcuno e la paura di essere soffocata all'interno di una relazione. Dal suo racconto emerge anche una consapevolezza di sé che le potrebbe permettere di affrontare un percorso di conoscenza personale utile a capire cosa le sta succedendo.
Dott.ssa Eugenia Borello
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara L,

Grazie per aver condiviso con me quello che stai passando. Sembra che tu stia vivendo un periodo molto difficile e vorrei esprimerti tutta la mia empatia. Affrontare il lutto, la cura di un genitore anziano, la ricerca di un lavoro e l'isolamento sociale può essere estremamente stressante e doloroso. Inoltre, comprendo quanto possa essere frustrante cercare una relazione significativa e non trovare la connessione emotiva che desideri.

Innanzitutto, sappi che è normale avere dei momenti in cui ti senti sopraffatta. Questo non significa che tu stia fallendo in qualche modo, significa solo che stai affrontando sfide notevoli e che hai bisogno di supporto e cura.

Per quanto riguarda la tua ricerca di un partner, è importante ricordare che non tutti gli uomini corrispondono alla descrizione che hai dato. Capisco che le tue esperienze passate possano aver influenzato la tua visione del maschile, ma ci sono molti uomini là fuori che sono affettuosi, rispettosi e alla ricerca di una connessione emotiva autentica, così come tu. Può essere che non li hai ancora incontrati, o che forse le tue esperienze passate ti abbiano reso più cauta nel lasciare entrare le persone nella tua vita, il che è completamente comprensibile.

È giusto che tu desideri una vera presenza nella tua vita, qualcuno che non ti apprezzi solo per il tuo aspetto fisico, ma per la persona che sei. E tu meriti di avere questo tipo di relazione.

Potrebbe essere utile cercare il supporto di un professionista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta. Potrebbero aiutarti a lavorare su queste questioni, fornendoti strumenti per gestire lo stress e l'ansia che stai provando, e potrebbero anche aiutarti a navigare nel mondo delle relazioni. A volte, avere qualcuno con cui parlare apertamente e onestamente può fare una grande differenza.

Ricorda che non sei sola. Ci sono molte persone che hanno affrontato sfide simili e che sono riuscite a trovare la felicità e la soddisfazione nelle loro vite. Non perdere la speranza. Le cose possono e cambieranno.

Ti auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile signora, gli uomini che lei ha descritto e incontrato rappresentano una parte della società ma non la totalità, alcuni sono "conti" da pagare altri"investimenti", è nostro dovere imparare a distinguerli. Per ogni persona che incontra, questo vale in ogni ambito,si domandi innanzitutto se aggiunge alla sua vita pace o pensieri.

Rimango a disposizione,un caro saluto.
Dott.ssa Alina Mustatea
Dott.ssa Genoveffa Del Giudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, dalle sue parole mi sembra che ci siano tanti desideri e bisogni. Una relazione, un hobby, le relazioni sociali. Mi arriva tanta fatica e comprendo che non è facile costruire tutto questo da sola.
Si faccia sostenere da uno psicologo per imparare a prendersi ciò che desidera dalla vita.
Un caro saluto,
Dott.ssa Del Giudice
Dr. Marco Salerno
Psicologo, Terapeuta, Psicoterapeuta
Roma
Buon giorno, mi sembra di capire che lei viva una condizione di profonda sfiducia esistenziale e in particolar modo verso la figura maschile a cui si aggiunge una certa ambivalenza rispetto al desiderio di vivere un rapporto affettivamente significativo ma allo stesso tempo la paura di non riusciere a preservare la sua autonomia. Sicuramente un percorso di psicoterapia puo' aiutarla a sciogliere questi nodi, un saluto, dott. Marco Salerno
Dott.ssa Rosa Genovese
Psicologo clinico, Psicologo
Ciampino
Cara L. le Sue parole mi colpiscono in modo particolare perché mi trasmettono oltre che solitudine, amarezza. Lei ha il desiderio di amare e sentirsi amata. Ha il desiderio di vivere una relazione soddisfacente ed appagante. Sicuramente rivolgersi ad una psicologa la può aiutare a ritrovare quell'energia e voglia di vivere che sembra smarrita. Le auguro di tutto cuore di non perdere la speranza, perché la vita a volte è crudele ma "dietro l'angolo" può nascondere sorprese meravigliose ed improvvise che non si riferiscono solo all'amore di un uomo. In fin dei conti sappiamo che dopo la tempesta torna sempre il sole e di questo dobbiamo essere sicuri. Le faccio tanti cari auguri! Dott.ssa Rosa Genovese
Dott.ssa Simona Di Napoli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
da quello che leggo c’è tanta amarezza dentro di lei. Si sente insoddisfatta sia della sua vita professionale sia di quella privata. Le relazioni col maschile sembrano essere le più deludenti, e questo la rende molto triste. Sarebbe utile esplorare il suo mondo interno, con le sue emozioni e il suo vissuto perché, talvolta, potrebbe esserci qualcosa dentro di noi che ci porta a vivere sempre le stesse situazioni. Comprendendo e modificando questo eventuale nucleo, anche le cose intorno a lei inizieranno a cambiare!
Se sente che può essere un percorso fattibile per lei, si rivolga ad un professionista che la saprà guidare in questa direzione.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Simona Di Napoli
Dott.ssa Laura Messina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera e grazie per la sua accorata condivisione. Capisco profondamente il suo senso di frustrazione e solitudine, che traspare con forza dalle sue parole. Sta affrontando molte difficoltà e, nonostante tutto, dimostra una notevole capacità di resistenza e coraggio. Le situazioni complesse che descrive, dall'assistenza a suo padre alle difficoltà lavorative e relazionali, sembrano pesare ulteriormente sul suo stato d'animo, contribuendo a quella stanchezza emotiva che sente.
È comprensibile che, dopo esperienze deludenti e ripetuti tentativi di trovare legami autentici, possa provare un misto di scoramento e confusione su cosa desideri davvero da una relazione. La sua determinazione a rimanere fedele ai suoi valori e alle sue necessità emotive è un segnale di grande autostima e forza interiore. Allo stesso tempo, il desiderio di una “vera presenza” indica quanto sia importante per lei avere accanto qualcuno che le offre ascolto, comprensione e reciprocità emotiva, al di là di una mera connessione superficiale.
Le suggerisco di considerare il supporto di un professionista della salute mentale, con il quale esplorare questi sentimenti e capire come costruire una rete sociale e affettiva che risponde meglio ai suoi bisogni. Una guida esperta può aiutarla a far chiarezza sulle sue aspettative, sulle sue paure ea rafforzare ulteriormente quella resilienza che dimostra già di possedere.
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
concordo con i colleghi
Dott. Valerio Borzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, grazie per la sua condivisione.
Un percorso di sostegno psicologico ha come obiettivo quello di creare un legame di fiducia e un alleanza operativa volta ad aumentare la comprensione delle sue dinamiche interne e a permetterle di valorizzare le sue risorse, per scegliere in maniera più consapevole.
Qualora volesse esplorare per avere prospettive alternative, sono disponibile.
A presto
VB
Dott.ssa Laura Celestini
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Roma
Buon pomeriggio, nelle sue parole percepisco una profonda solitudine, protetta e ricercata, ma anche sofferta, accompagnata dal desiderio di dare una scossa alla sua vita. Purtroppo, non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo lavorare su noi stessi per comprendere meglio le nostre aspettative e modalità relazionali. Talvolta, senza rendercene conto, queste possono tenerci bloccati nello stesso punto per anni. Le consiglio di concedersi l’opportunità di esplorare questi aspetti, magari con l’aiuto di una psicologa, per sciogliere quei nodi e riscoprire le qualità che possono riportare colore e vitalità nella sua vita.
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara L, ciò che descrivi riflette un conflitto profondo tra il bisogno di relazione e il timore di rimanere delusa. Questo ti porta a oscillare tra la ricerca di connessione e la chiusura per proteggerti. Una chiave strategica potrebbe essere ridefinire gli obiettivi: anziché cercare subito un partner stabile o una socialità perfetta, focalizzati su piccoli incontri di qualità che rispecchino i tuoi valori. Ogni passo verso una nuova esperienza, anche minima, può aiutarti a costruire una nuova fiducia negli altri e, soprattutto, in te stessa.
Dott.ssa Silvia Giambrone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
La sua tristezza mi pare normale, indica il desiderio e la voglia di essere in coppia e in compagnia di qualcuno che possa starle vicino e condividere un percorso. E' facile trovare qualcuno con cui accompagnarsi? Assolutamente no, siamo una moltitudine di persone e a volte cerchiamo in modi inconsistenti e in posti che non sono in linea con ciò che cerchiamo. Non so quale sia il suo caso ma di sicuro non è semplice trovare la persona con cui stare ed essere a proprio agio. Nel frattempo rendere il tempo che si passa in solitudine un tempo di qualità, con amicizie, hobby, crescita personale, affetto, cultura, qualsiasi cosa la renda felice o quanto meno soddisfatta. La solitudine si sentirà ancora ma sarà forse un po' più tollerabile. Il resto andrebbe approfondito per poterle dare una risposta e abbattere un po' questa cappa di cielo uggioso. Intanto, un caro saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Leggendo le tue parole emerge chiaramente una profonda sofferenza, un senso di solitudine che si intreccia con delusioni, fatiche e una ricerca continua di connessioni autentiche. È evidente quanto tu sia una persona che riflette, che affronta con coraggio le difficoltà e che non si arrende nonostante le avversità.

Vivere situazioni di perdita, prendersi cura di un genitore anziano e affrontare sfide lavorative sono esperienze che mettono a dura prova il nostro equilibrio emotivo. Il desiderio di una presenza sincera accanto a sé è del tutto naturale, così come la frustrazione che nasce dal non riuscire a trovare persone che condividano valori simili ai tuoi.

È importante riconoscere che il contesto sociale e le esperienze passate possono influenzare la fiducia e la percezione degli altri. Le delusioni reiterate nei confronti delle relazioni maschili o dei contesti sociali possono portare a sviluppare una sorta di autodifesa, che ti spinge a scegliere la solitudine piuttosto che rischiare di essere nuovamente ferita. Questo è un meccanismo protettivo che ha il compito di salvaguardarti, ma che a volte può limitare nuove opportunità.

La solitudine, quando diventa persistente, può generare un circolo vizioso che alimenta tristezza e isolamento. Esplorare questi sentimenti e comprendere le dinamiche che si attivano in te potrebbe aiutarti a fare chiarezza su ciò che desideri davvero e su come trovare strade nuove per costruire relazioni più appaganti.

Ti invito a considerare l'idea di intraprendere un percorso di supporto psicologico, dove poter esplorare più a fondo questi temi in un ambiente sicuro e privo di giudizio. A volte, lavorare su di sé con l'aiuto di un professionista può aprire nuove prospettive e facilitare un cambiamento profondo nel modo in cui ci relazioniamo con gli altri e con noi stessi.

Se senti che questo potrebbe essere un passo utile, resto a disposizione per accompagnarti in questo percorso di consapevolezza e crescita personale.

Un caro saluto,

Dottoressa Silvia ParisiPsicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Arianna Rulli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile L, da ciò che scrive si percepisce che la difficoltà che sta vivendo in questo momento della sua vita. Mi sembra ci siano ottimi elementi per intraprendere un percorso di cura per capire come mai accade tutto questo. Un caro saluto.
Dott.ssa Federica Gigli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara L.,

quello che scrive arriva con tutta la sua intensità e complessità. Sento la sua fatica, la sua lucidità nel guardare la realtà, la sua capacità di attraversare momenti difficili senza perdere del tutto la voglia di cercare, di provare, di non arrendersi. E sento anche la solitudine, quella che pesa nelle sere vuote, nei giorni in cui il mondo sembra andare avanti senza lasciare spazio a un incontro autentico.
Le domande che pone sono profonde e legittime. Non è sola nel sentire questa distanza tra il desiderio di una connessione vera e la difficoltà di trovarla, soprattutto quando le esperienze passate hanno lasciato ferite o disillusione. Il bisogno di una presenza che sia reale, che non si fermi alla superficie, è umano e comprensibile.
Da ciò che racconta, emerge anche un vissuto ambivalente nei confronti della relazione di coppia: da un lato il desiderio di essere scelta e accolta, dall’altro il timore di perdere la libertà, di ritrovarsi dentro a qualcosa che limita invece di arricchire. È una tensione che merita spazio e ascolto, perché forse non è solo una contraddizione, ma un invito a comprendere meglio di cosa ha bisogno davvero.
Forse oggi, più che risposte definitive, potrebbe esserle utile uno spazio in cui esplorare queste domande con maggiore libertà, senza l’urgenza di dover arrivare subito a una soluzione. Uno spazio in cui guardare non solo fuori, ma anche dentro, e scoprire se c’è un altro modo di stare in questa ricerca, che non sia solo attesa o sconforto, ma anche un percorso di riconnessione con se stessa e con il suo desiderio autentico. Le auguro di trovare il posto adatto come una stanza di terapia nel quale può dare voce a tutto questo, senza giudizio e con la possibilità di vedere le cose da una prospettiva nuova.

Le mando un pensiero di vicinanza in questa giornata uggiosa.

Un caro saluto,

Dott.ssa Federica Gigli
Dott.ssa Chiara Quinto
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao L., permettendomi di darti del Tu, ti ringrazio per aver condiviso dei preziosi vissuti, ciò mette in luce il coraggio di riconoscere la sofferenza e concederci la possibilità di chiedere aiuto e supporto.
Capisco il dolore che traspae dalla tua storia: quella solitudine che senti non è solo la mancanza di contatti, ma il segnale di schemi relazionali e di ferite emotive che si sono consolidate nel tempo. Spesso, quando abbiamo subito delusioni e sofferenze, il nostro modo di relazionarci si chiude in meccanismi di difesa, rendendo difficile accogliere una vicinanza autentica.
Nel racconto che riporti sei molto concentrata sul mondo maschile e sul senso della perdita (il lutto, il mancato lavoro, l'assenza di un uomo), scrivi inoltre di non avere stima del maschile, ti chiedo invece che stima hai piuttosto di te stessa?
Quanto in queste storie pensi di esserti messa in gioco e cosa pensi di meritare?
Vi sono molti temi importanti sui quali riflettere, se fuori e dentro è uggioso e triste, ciò che è importante fare in questo momento è riportare la luce su di te, ciò è possibile solo quando scegliamo di solcare e percorrere strade alternative e differenti da quelle che abbiamo già approcciato. Con un percorso di terapia potresti esplorare e capire come le esperienze passate influenzino le tue aspettative attuali, aiutandoti a scoprire nuove modalità di relazione, verso una maggiore serenità e un’autenticità relazionale, permettendoti di aprirti a connessioni più ricche e appaganti.
Non esitare a contattarmi per approfondire!
Un caro saluto, Dott.ssa Chiara Quinto

Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso tutto ciò. Si sente tanta stanchezza nelle sue parole, ma anche tanta forza. Ha affrontato tante cose difficili – lutti, solitudine, difficoltà lavorative, una società che spesso sembra indifferente – e nonostante tutto lei è ancora qui, a combattere, a non mollare, a cercare di capire se stessa e il mondo attorno a lei. Questo, da solo, è un enorme segno di valore.

Capisco quanto possa essere frustrante sentirsi sempre in credito con la vita, come se tutto l'impegno e la bellezza interiore che mette nelle cose non venisse mai davvero ripagato e capisco anche il suo rapporto complicato con il mondo maschile, perché purtroppo tante delle esperienze che ha fatto le hanno mostrato solo una parte deludente di ciò che potrebbe essere una relazione.

Quello che mi colpisce è la sua lucidità: da un lato desidera una presenza vera, dall’altro teme l’idea di una relazione fissa, di una convivenza che la possa soffocare. Si chiede se sia un alibi, e forse lo è in parte, ma forse è anche una protezione legittima. La verità è che, quando per tanto tempo si è state sole o deluse, si finisce per costruire un guscio che protegge, ma che a volte isola troppo.

Non voglio dirle le solite frasi fatte tipo "l'amore arriva quando meno se lo aspetta" o "deve solo aprirsi di più", sarebbe poco utile. Ma voglio dirle questo: lei merita connessioni autentiche e non solo con un uomo, ma con persone che sappiano vederla davvero. Forse il problema non è solo negli uomini che ha incontrato, ma nel contesto in cui lei si è trovata.

Mi viene da chiederle: "dove sono le persone che le somigliano?". Quelle che hanno sensibilità, intelligenza, profondità? Forse non sono nei luoghi in cui ha cercato finora. Forse non è tanto una questione di cercare un partner, ma di costruire una rete di persone affini e da lì, chissà.

Oggi è una giornata uggiosa dentro e fuori di lei e va bene così. Ma domani? Domani potrebbe essere un po’ meglio. Se vuole, possiamo parlare di modi concreti per cambiare qualcosa, anche solo un piccolo passo alla volta, che ne pensa?

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott. Marco Soccol
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
lla A volte basta solo contattarci, comprendere come lo stiamo vivendo e accettare l’aiuto e il sostegno affettivo che ci possono dare amici e parenti, altre volte, quando ci rendiamo conto che il nostro livello di disagio psicologico è abbastanza elevato è bene che ci rivolgiamo ad un esperto del settore per evitare di entrare in stati depressivi o ansiosi da cui poi è più difficile uscirne.
Ricordiamoci sempre che chiedere aiuto significa essere forti, perché solo le persone volitive sanno chiedere aiuto e raggiungere così al meglio i loro obiettivi.
CNLe consiglierei di intraprendere un percorso psicologico, per conoscere più approfonditamente anche le motivazioni che la spingono ad avere cosi poca fiducia nel genere maschile e in generale negli altri.
TuTutto ha una spiegazione e questo serve a non sentirci sbagliati e a provare ad avere più fiducia e amore in noi stessi.
rimango a disposizione.
un saluto
Dr. Federico Ginesi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera L, comprendo che la solitudine diventi particolarmente dolorosa quando si avverte un senso di ingiustizia nel proprio percorso di vita, una distanza tra ciò che si desidera e ciò che si riceve.
Quando per molto tempo si incontrano relazioni insoddisfacenti, può emergere una visione negativa delle possibilità future. Al tempo stesso, la solitudine appare opprimente, soprattutto nei momenti in cui si avrebbe bisogno di un riconoscimento autentico e di una vicinanza emotiva.
L'inizio di un percorso terapeutico potrebbe offrire uno spazio in cui esplorare il significato di queste esperienze, comprendere se e come influenzino il modo di relazionarsi e aprire nuove possibilità di incontro. La solitudine e la delusione non sono destini inevitabili, ma possono essere comprese e trasformate, permettendo di costruire relazioni che rispondano ai propri bisogni più profondi.
Cordiali saluti
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Gentile L. Comprendo la sua solitudine in relazione alle difficoltà da lei descritte nel messaggio. Sicuramente ha passato e sta passando situazioni molto spiacevoli in questo momento che la portano ad un senso di sfiducia generale specialmente, da come scrive, nei confronti degli uomini. Quel senso di sfiducia che diventa tristezza e uggiosità e che, nonostante l'andare avanti, pesa come un macigno. Credo però fortemente che questa sua tristezza possa essere una molla per poter vedere le sue difficoltà da un'altra prospettiva, ovvero quella di una persona che nonostante tutto non ha mai mollato e che ogni tanto vuole fermarsi, respirare e ascoltarsi un po' di più.

La sua tristezza può essere un modo per ascoltarsi, è una fortuna che sia presente! Può aiutarla a capire tanto di lei.

La approfondisca con un professionista, ha tutte le possibilità con un percorso adeguato di poter cambiare e fiorire.

Un saluto.
Dott.ssa Sabrina Rodogno
Psicologo clinico, Psicologo
Pomezia
Salve
nel suo racconto c'è un passaggio importante: "ma poi l impegno fisso, una possibile convivenza, mi attanaglia". Questa frase dice molto sulla sua paura di legarsi, a prescindere da chi incontra e come.
Forse, non avendo stima del mondo maschile non vuole un rapporto serio per paura di soffrire?
Le lascio una domanda: le spaventa di più lo stare da sola o il pensiero di soffrire eventualmente in futuro per un uomo?
La vita ci mette di fronte a delle scelte, purtroppo o per fortuna nulla è prevedibile. Possiamo solo vivere e rischiare, perchè no?

Un abbraccio
Dott.ssa Sabrina Rodogno
Dott. Guido Parente
Psicologo
Roma
cara L,

comprendo come la vita di tutti i giorni, possa divenire ad un certo punto, quando, come lei stessa dice dovendosi occupare del genitore anziano, problematiche relative al lavoro, diventi una VITA DI DOVERI...
ebbene spesso per aiutare gli altri, cancelliamo noi stessi.
trovare la persona giusta?
Oppure...per insoddisazione personale "ci accontentiamo"?
domande senza risposta?
in pare si, in parte, nasce tutto da noi, trovare le persone giuste non sempre è facile, oppure ci sono tempistiche sbagliate o luoghi sbagliati.
spesso consiglio i miei pazienti di segnarsi ad un corso che sia un corso olistico, un corso di ballo o di assistere a delle conferenze, dobbiamo trovare persone che RAGIONANO COME NOI, che ABBIANO PROBLEMATICHE SIMILARI.
Ovviamente non persone disadattate o con Irrisolti.
credetemi ci sono anche belle persone in giro, persone che si sono trovate single, per scelte di altre persone...
ma loro sono brave persone.
date e datevi una possibilità
Dr. Jacopo Modoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Gentile L.,
le sue parole sono intense, lucide e profondamente vere. Raccontano la forza di chi, pur tra perdite, fatiche e delusioni, continua a cercare luce, senso e presenza autentica. Comprendo quanto possa essere doloroso sentirsi soli anche quando si è “una bella persona”, e non trovare qualcuno capace di vedere davvero oltre la superficie.

Nel modello cognitivo-comportamentale lavoriamo anche su quei pensieri che, pur nascendo da esperienze reali e frustranti, col tempo rischiano di irrigidirsi in convinzioni (“tanto è sempre così”, “non esiste altro”) che alimentano sfiducia e tristezza. Non si tratta di negare la realtà, ma di trovare spazi interiori nuovi da cui possa rinascere il desiderio, anche relazionale.

Un percorso psicologico potrebbe offrirle un luogo sicuro in cui rileggere la sua storia con più compassione verso sé stessa, trasformando la solitudine in autonomia affettiva e magari aprendo possibilità nuove, più libere e consapevoli.

Resto a disposizione,
dott. Jacopo Modoni
Dott.ssa Jane Bonanni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera Paziente Anonima,
leggo tanto dolore, tanta delusione e tanta rabbia nelle sue parole. E come non comprenderla. Ha vissuto e sta vivendo una vita difficile e poco gratificante. Quello che però non intravedo è un po' di tenerezza nei confronti di se stessa. Forse il primo passo da fare è cercare questa tenerezza e provare a capire cosa la porta a trovarsi sempre in situazioni simili. Da sola può essere molto difficile ma con un aiuto diventa possibile. Ci pensi, provi a lasciarsi aiutare
Dott. Tiziano Costanzo
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio,
ho letto con attenzione e rispetto quello che hai voluto condividere.
Il tuo racconto trasmette una profonda autenticità e anche una forza silenziosa che emerge pur tra tutte le fatiche che descrivi.

Il senso di solitudine che esprimi in questa fase della tua vita è un'esperienza umana intensa e complessa. Quando ci si prende cura di sé e si coltiva un livello elevato di consapevolezza emotiva, spesso accade che ci si senta "in dissonanza" rispetto al mondo circostante, soprattutto se questo mondo sembra dominato da superficialità, anaffettività o da rapporti inconsistenti.
La tua osservazione circa l'incontro con maschi e non Uomini tocca un tema sensibile ossia il bisogno profondo di autenticità, maturità e reciprocità nelle relazioni, che non sempre trova risposte adeguate nell'ambiente sociale attuale.

È importante legittimare il tuo disappunto, la tua insoddisfazione e persino la tua rabbia perché sono sentimenti sani quando derivano da un bisogno non accolto o da ideali traditi. La tua scelta di non accontentarti di relazioni che svilirebbero il tuo valore o aumenterebbero la tua solitudine è un atto di rispetto e amor proprio verso te stessa.
Sei a tutti gli effetti più orientata verso il costruire che verso il riempire i vuoti.

La domanda che poni - se cioè le tue reticenze rispetto ad un'eventuale convivenza o ad un legame stabile possano essere un alibi o una protezione - è estremamente matura. Forse non esiste una risposta assoluta. È possibile che vi sia una parte di te che, per difendersi dal dolore di nuove delusioni, preferisca la distanza emotiva. È anche vero che le esperienze che hai vissuto ti hanno insegnato a valutare con più lucidità ciò che ti fa stare bene e ciò che invece rischia di farti male.
Entrambe queste realtà possono coesistere dentro di te senza necessariamente invalidarsi a vicenda.

La tristezza che descrivi oggi parla della fatica di chi continua a camminare anche quando il terreno sembra arido. È una tristezza piena di senso, non sterile.
Non hai bisogno di cambiare ciò che provi né di forzarti a trovare subito delle risposte definitive. A volte la cosa più autentica che possiamo fare è stare accanto a noi stessi con pazienza, mentre la vita lentamente si riallinea.

Perché sebbene oggi ti sembri che la vita non ti stia dando quello che senti di meritare, in realtà la tua storia dimostra che stai seminando terreno fertile per dignità, sensibilità e autenticità.
Tutti semi che, anche se oggi sembrano invisibili, custodiscono in sé una promessa.
Non di un risultato garantito ma di una coerenza profonda tra ciò che sei e ciò che desideri.

Restare fedeli a sé stessi senza chiudersi al mondo o arrendersi è forse una delle sfide più nobili e coraggiose. E tu la stai già affrontando.

Resto a tua disposizione per una chiacchierata.
Con stima.
Dott.ssa Francesca Bucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco la profondità del suo dolore e la frustrazione che prova di fronte alla solitudine e alle esperienze passate. Non è facile affrontare tante difficoltà e al contempo non sentirsi mai supportata in modo genuino, ma mi sembra che lei stia cercando di fare del suo meglio in una situazione molto complessa. È normale che in momenti come questi si possa sentire disillusi, ma anche il fatto che lei stia cercando un tipo di connessione profonda e autentica è un segno di grande consapevolezza. La solitudine che descrive non è solo un'assenza fisica, ma anche un'assenza di connessione emotiva e di condivisione sincera. È importante dare spazio a queste emozioni senza forzare se stessi in situazioni che non sono appaganti, ma anche aprirsi, se possibile, all'idea che le opportunità genuine potrebbero arrivare quando meno se l’aspetta. Le relazioni, e in particolare quelle più profonde, richiedono tempo e pazienza, ma anche il primo passo è prendersi cura di sé e della propria crescita.
Dott. Ivan Alibrandi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
leggendo quanto scrivi, dotato di una rimarchevole lucidità, trovo comprensibile che a seguito di relazioni, o tentativi di relazioni, sbagliate e con un padre malato da accudire tu viva il maschile con diffidenza. e dopo tante batoste, il lavoro che non arriva, la difficoltà di trovare uno spazio tuo che ti dia entusiasmo è del tutto normale vivere uno stato di stanchezza sfiduciata. Però bisogna evitare che questo circuito sfoci nella depressione.
Inoltre, per proteggerti dal dolore e dall'essere considerata "solo una vagina" ti poni sulla difensiva e ti prepari al peggio di partenza.
Ed è vero, va riconosciuto, che il quadro generale delle relazioni al giorno d'oggi non è entusiasmante, soprattutto per chi cerca qualcosa di vero.
Ma la disistima che provi verso gli uomini e l'arroccamento in difesa arriva a quella minoranza di uomini, si ci sono, in ricerca di qualcosa che sia più del solo sesso come qualcosa che li respinge. Così ti trovi involontariamente ad avere a che fare solo con quelli che desiderano esclusivamente la superficialità.
Ripartire da te e dal fatto che non sei solo un corpo per il desiderio altrui ti è già chiaro, e di questo ti faccio merito, tuttavia parlare con qualcuno di preparato che ti aiuti a rimettere assieme i pezzi che non combaciano e a ammorbidire certe visioni ormai irrigidite dalla sofferenza e dalla solitudine ritengo possa essere per te un passo importante. E non ti sentiresti sola in una lotta titanica.
Dott.ssa Ilenia Colasuonno
Psicologo, Psicologo clinico
Cerveteri
Ciao L.,
ti ringrazio per questo messaggio così profondo, lucido e dolorosamente vero. Leggerlo è come attraversare una stanza piena di resistenza, forza, frustrazione e stanchezza… tutte cose che convivono dentro di te ogni giorno, e che tu affronti a testa alta, anche quando il peso è tanto.

Hai parlato di tutto ciò che porti sulle spalle: lutti, preoccupazioni familiari, un corpo che non senti tuo, una vita che chiedi solo di poter condividere con qualcuno in modo autentico. E poi, il senso di ingiustizia: quello che ti spinge a pensare “ma cosa sto sbagliando io, se faccio del mio meglio?”. E la verità è che probabilmente non stai sbagliando nulla. Ma quando intorno a noi sembra esserci solo silenzio, indifferenza o vuoto affettivo, è normale sentire che qualcosa non torna, che la fatica non viene riconosciuta, che la solitudine è troppo.

Parli anche di uomini che non sono stati uomini, di incontri vuoti, di una stima verso il maschile che fatica a reggersi. E ti capisco. Quando si sono attraversate esperienze relazionali fatte di incoerenze emotive, di falsità, di fallimenti, non è strano che subentri la diffidenza, o che l’idea di un legame stabile inizi a sembrarci ingestibile. E non è detto che siano alibi. Potrebbero essere protezioni nate per tenerti al sicuro, dopo tante delusioni. Eppure… dentro di te c’è ancora il bisogno, molto chiaro, di una presenza vera. Non idealizzata, ma viva. E che parli la tua stessa lingua.

Sai, l’approccio cognitivo-comportamentale non lavora solo sui sintomi, ma anche sulle convinzioni che ci siamo costruiti per sopravvivere: “non esiste una persona per me”, “sono destinata a stare sola”, “meglio evitare di sperare troppo”… Frasi che iniziano a suonare come verità assolute, ma che possono essere esplorate, messe in discussione, riscritte. Non per creare illusioni, ma per restituirti la possibilità di scegliere con consapevolezza e libertà.

Tu hai ancora voglia di vita, e questo si sente benissimo. Anche nel mezzo della tua stanchezza, non molli. Continui a cercare bellezza, a provarci, a scrivere, a pensare, a sentire. E questo è un atto potentissimo.
Hai diritto a una vita in cui non ci sia solo il “tirare avanti”, ma anche l’essere nutrita, scelta, vista.

Se senti che vuoi iniziare a rimettere insieme i pezzi — con delicatezza, con rispetto per tutto quello che hai vissuto — io ci sono. Non per dirti cosa devi fare, ma per camminare con te, se vorrai, verso uno spazio più tuo.
Ti mando un pensiero sincero.
Un saluto
Dott.ssa Chiara Perugini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
quello che descrive è un insieme di fatiche emotive e di vita che, sommate, possono appesantire profondamente il quotidiano: lutto, responsabilità familiari, difficoltà lavorative, insoddisfazione personale e relazionale. È comprensibile che in alcuni momenti emerga una sensazione di solitudine e sfiducia.
Lei mostra grande forza: cerca di non mollare, prova a riprendere hobby, riflettere su ciò che vive e mantiene lucidità nel riconoscere ciò che non vuole. Questo è già un segno di resilienza, anche se spesso non viene percepito come tale quando il vuoto affettivo pesa.
Rispetto al tema relazionale, esprime delusione e diffidenza verso figure maschili incontrate, maturate da esperienze negative e contesti poco soddisfacenti. Questo può portare, comprensibilmente, a una chiusura o a una protezione che limita le possibilità di incontro autentico. Allo stesso tempo, riconosce il bisogno di una presenza vera, non superficiale, che vada oltre l'apparenza o l'interesse sessuale.
La sua riflessione non appare come un alibi, ma come il risultato di vissuti che hanno segnato la fiducia e la speranza in certe dinamiche. Si muove tra il desiderio di libertà e la paura di un legame che tolga serenità: è una tensione legittima, ma non è una condanna definitiva.
Ciò che emerge chiaramente è una richiesta di reciprocità: non attenzioni vuote, ma gesti e presenze che nutrano. E questo bisogno è reale, umano e sano.
Dott. Alessandro Fioretti
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, ho letto questa sua domanda trovando che comunica una sofferenza profonda e reale. Rivela perdite significative non solo reali, come il lutto, ma anche simboliche: per una socialità perduta, per relazioni autentiche mai trovate, per un’immagine di sé ideale. Quando le ferite si accumulano senza essere elaborate, possono portare ad una posizione depressiva non risolta, ma che come tutte le posizioni, può mutare, può cambiare.
La solitudine che descrive sembra andare oltre la semplice mancanza di compagnia, toccando qualcosa di più intimo legato al senso di essere vista e riconosciuta per quello che è. I sentimenti che esprime, la rabbia, la delusione, ma anche la speranza che traspare nel suo continuare a cercare, meritano uno spazio di ascolto protetto.
Questi giorni “uggiosi”, esistono, si fanno sentire e sono difficili da gestire. Ciò su cui vorrei soffermarmi però è l’inestinguibile desiderio di continuare a provare, ad osare sperando che le cose possano cambiare. Questo desiderio può essere motore di cambiamento, ciò che può trasformare quella posizione nell’occasione per osservarsi, comprendersi, darsi nuova forma. Saluti
Dott.ssa Marta Bruno
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, sarebbe importante approfondire alcuni temi centrali che si evincono dal suo messaggio. Andrebbe ritrovata la fiducia e uno sguardo positivo all'altro, analizzando quelle che sono le vere paure e/o le esperienze che l'hanno segnata nel corso del tempo. Un adeguato supporto psicologico la potrebbe aiutare ad affrontare questo momento uggioso. Mi contatti per un colloquio psicologico, anche online, se se la sente.
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, descrive un vissuto profondo, fatto di forza ma anche di solitudine emotiva che, con il tempo, può diventare estenuante. La sua sfiducia verso il maschile non nasce dal nulla: viene da esperienze ripetute in cui non si è sentita né vista né rispettata. È naturale, allora, costruirsi delle difese che la proteggano da altri dolori, anche se queste stesse difese rischiano poi di diventare un muro anche verso ciò che potrebbe essere diverso.
Il desiderio di una presenza autentica è legittimo, così come lo è la decisione di non accontentarsi. Ma proprio per questo, forse, vale la pena chiedersi se dietro la rinuncia all'incontro non si nasconda anche una ferita ancora aperta. Un percorso con uno psicologo psicoterapeuta, anche attraverso la psicoterapia umanistica o l’analisi bioenergetica, potrebbe aiutarla a ritrovare fiducia in sé e negli altri, senza perdere la libertà che ha giustamente conquistato.La malinconia che oggi sente più forte è un segnale, non una condanna. Cerchi aiuto in questo spazio sospeso tra la voglia di contatto e la paura del disincanto.Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
dalle sue parole emerge una grande forza, ma anche una profonda stanchezza emotiva. Sta affrontando eventi dolorosi e impegnativi – il lutto, la malattia del padre, le difficoltà lavorative – e, nonostante tutto, continua a cercare di reagire e di coltivare interessi. Questa resilienza è un segnale molto importante del suo valore personale, anche se spesso non basta a colmare il senso di solitudine e di vuoto che descrive.
La delusione rispetto alle relazioni e la percezione di non trovare interlocutori autentici possono generare sfiducia e scoraggiamento, soprattutto dopo esperienze negative ripetute. È naturale che in queste condizioni nascano pensieri ambivalenti: il desiderio di avere una presenza affettiva accanto a sé e, allo stesso tempo, la paura di soffrire ancora o di sentirsi imprigionata in rapporti insoddisfacenti. Questa oscillazione non è un “alibi”, ma un segnale che le sue esperienze hanno lasciato ferite che necessitano di cura e di elaborazione.
A 48 anni non è affatto tardi per costruire relazioni significative: ma prima di tutto è importante riconoscere e dare spazio al proprio dolore, ricostruire fiducia in sé stessa e negli altri, e comprendere quali sono i bisogni e i limiti che oggi sente come prioritari. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui parlare di queste emozioni senza sentirsi giudicata, aiutarla a distinguere tra paure e desideri autentici, e a ritrovare una prospettiva più serena sulle relazioni.
Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare una presenza accanto a sé: la sua richiesta di “tenerezza e vera presenza” è umana e legittima. Prendersi cura di sé e delle proprie ferite può renderla più libera e pronta ad accogliere, quando sarà il momento, un legame che rispetti i suoi valori e i suoi bisogni.

Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Eva Meuti
Psicologo, Psicologo clinico
Ardea
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità il suo vissuto. Dalle sue parole emerge la fatica di chi ha affrontato molte prove e si trova a convivere con solitudine, delusione e il desiderio – profondo e autentico – di una relazione significativa. È comprensibile sentirsi amareggiati quando gli incontri non corrispondono alle proprie aspettative o ai propri bisogni più intimi.
Questi sentimenti non sono ‘alibi’, ma segnali importanti: raccontano di una parte di lei che chiede ascolto, comprensione e spazio per ripensare al proprio valore e alle proprie relazioni. Un percorso psicologico potrebbe offrirle un luogo sicuro in cui elaborare queste ferite, rafforzare l’autostima e aprirsi a nuove possibilità di legame.
Il fatto che lei non si accontenti di rapporti superficiali, ma desideri una presenza autentica, è un segnale prezioso della sua forza e del suo bisogno di autenticità. Non è sola in questo cammino: chiedere aiuto può essere il primo passo per sentirsi meno isolata e più in contatto con sé stessa e con gli altri.
Dr. Massimiliano Siddi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Riconoscere di avere un problema è già un passo importante verso il cambiamento. Sono il dottor Massimiliano Siddi e ricevo in zona Mostacciano a Roma. Può prenotare un appuntamento.
Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.
Dott.ssa Valentina Vaglica
Psicologo clinico, Psicologo
Castel Gandolfo
Gentile L.,

mentre la leggevo, ho avuto la sensazione di una persona che nella vita è sempre stata “quella forte”, quella che affronta i problemi, che tiene in piedi ciò che crolla intorno. Un ruolo che forse ha iniziato a ricoprire molto tempo fa, magari già dentro la sua famiglia, dove essere autosufficiente, responsabile e controllata era l’unico modo per sentirsi al sicuro.
Quando nella storia personale ci si è dovuti occupare degli altri o ci si è sentiti soli nel farlo, si impara che affidarsi è rischioso. Si impara che la vicinanza può ferire. E allora la solitudine, anche se fa male, sembra un porto più sicuro delle relazioni sbagliate.
Lei ha incontrato uomini che non c’erano davvero, uomini che non vedevano la sua profondità. Questo, nel tempo, può far nascere una convinzione molto radicata:
“meglio fare tutto da sola, meglio non sperare troppo”.
E così accade qualcosa di particolare:
l’indipendenza, che è una sua grande risorsa, diventa anche una corazza.
Protegge, ma impedisce agli altri di arrivare davvero vicino.
La sua diffidenza verso gli uomini, infatti, non nasce da un pregiudizio…
nasce da una storia affettiva in cui più volte è rimasta delusa o non scelta.
Ogni esperienza ha aggiunto una prova al fatto che fidarsi può far male.
In più, oggi lei si ritrova in un momento di vita in cui la famiglia d’origine richiede ancora sostegno (un padre anziano da accudire, un lutto recente) e dove i legami sociali si sono impoveriti. È come se tutto intorno a lei le stesse dicendo: “cavartela da sola è l’unica strada”.
Ma la sua parte più profonda sa che non è così.
Lei non desidera un uomo qualunque.
Vuole una persona che non pesi su di lei, che non la risucchi, che non porti problemi.
Vuole una presenza calda, affidabile, reciproca.
E questo è un desiderio sano.
Il punto è che, nella sua storia, l’amore è spesso arrivato insieme a fatiche e mancanze. Perciò il suo cuore ha imparato a temere che una relazione possa toglierle libertà, serenità, stabilità.
È come se una parte di lei dicesse:
“Vorrei qualcuno accanto…ma non voglio più dovermi salvare da nessuno.”
E questa è una frase piena di verità.
Ciò che possiamo fare insieme è aiutare quelle due parti: la parte che ha bisogno di calore e la parte che ha paura a incontrarsi senza annullarsi.

Le suggerirei di partire da queste due domande:
1) "Che ruolo vorrebbe che avesse un uomo nella sua vita oggi e per farla stare bene davvero?"
2) "Nella sua famiglia, chi era la persona che “reggeva il mondo” quando lei era piccola?"

Lei ha già fatto tantissimo da sola.
La sfida, adesso, potrebbe essere permettersi di non dover essere sempre quella forte.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, da ciò che descrive emerge una sofferenza che non riguarda solo la mancanza di un partner, ma anche un senso profondo di solitudine, fatica e delusione relazionale. La solitudine, soprattutto quando si prolunga nel tempo, può incidere molto sul benessere emotivo, e quando tristezza, sfiducia e senso di vuoto diventano così presenti meritano attenzione. Il fatto che Lei oggi senta di scegliere la solitudine per proteggersi da relazioni che percepisce come poco rispettose o superficiali è comprensibile, ma se questo vissuto Le pesa così tanto, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a dare un significato più chiaro a ciò che prova, a elaborare le ferite relazionali del passato e a ritrovare uno spazio più vitale per sé, non solo sul piano affettivo ma anche personale.
Le auguro una buona giornata.

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