sono una mamma di 55 anni di due ragazzi di 29 e 30 anni Soffro tremendamente il distacco soprattu

25 risposte
sono una mamma di 55 anni di due ragazzi di 29 e 30 anni
Soffro tremendamente il distacco soprattutto di uno dei due, hanno una grande considerazione e amore verso il padre che non riconosco verso di me .... anzi ..siamo sposati da 32 anni
Razionalmente dico che mi spiace non c'è l'abbiano verso di me questo amore. stima , considerazione Percepisco un idea diversa nei mie confronti , e non lo trovo giusto credevo di aver fatto un buon lavoro
chi mi puoi aiutare ?? sono della provincia di Milano - Saronno. Grazie.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno mamma delusa,
meriterebbe un pò di approfondimento quanto scrive, alcune dinamiche possono essere tipiche ad una certa età ed anche in base alle differenze di genere, tuttavia possono esserci anche delle peculiarità nel rapporto che se esplicitate possono risollevare e consolidare la trama di rapporti affievoliti di tono.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini

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Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Gentile Signora, grazie, innanzitutto per la condivisione di questo vissuto che percepisco come molto doloroso, che merita ascolto. Da ciò che esprime, non sembra trattarsi solo di “gelosia” o di una percezione superficiale ma di un senso di esclusione e di mancato riconoscimento che tocca profondamente il suo ruolo di madre e la storia che ha costruito, nel tempo, con i suoi figli.
Sembrano esserci due elementi su cui riflettere: da un lato sembra esserci ciò che lei percepisce oggi nella relazione con i suoi figli adulti; dall’altro c’è il valore reale del percorso che ha fatto come madre. Il fatto che loro esprimano maggiore stima o vicinanza al padre non significa automaticamente che lei abbia “sbagliato” o che non sia stata una buona madre: le relazioni familiari, soprattutto in età adulta, non sempre sono "distribuite" in modo perfettamente equilibrato.
Una riflessione che mi viene in mente, mentre leggo il suo messaggio, è questa: che tipo di posizione, ruolo ha avuto lei nella famiglia nel corso degli anni? Più normativa, più presente nelle regole e nella gestione, oppure più affettiva? Delle volte il genitore che si è occupato maggiormente della parte educativa e organizzativa viene percepito, nel tempo, come un pò più “esigente”, mentre l’altro appare più facile da "avvicinare". Questo non è un giudizio di valore ma delle modalità di stare in relazione che avvengono molto frequentemente.
Allo stesso tempo, il bisogno che lei esprime, quindi il sentirsi vista, riconosciuta e amata dai suoi figli, è assolutamente legittimo anche ora che i suoi figli sono adulti. Il punto diventa come poterlo portare nella relazione senza che si trasformi in una richiesta implicita o in un confronto (“perché con papà sì e con me no”), che rischierebbe di aumentare la distanza tra voi...
Qui potrebbe essere più utile provare, gradualmente, a costruire dei piccoli momenti di relazione tra voi in cui lei possa mostrarsi non solo nel ruolo di madre, ma anche come persona, con i suoi bisogni e le sue emozioni: questo potrebbe essere un modo per creare uno spazio non di distacco ma di vicinanza tra voi... Se, però, sente che questa sofferenza è molto intensa, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche familiari e a trovare modalità più soddisfacenti di stare in relazione con i suoi figli, senza sentirsi continuamente messa a confronto con suo marito o a sentirsi inadeguata nel suo ruolo di madre.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Buongiorno,
Quello che descrive è un dolore molto comprensibile, anche se spesso difficile da dire ad alta voce. Quando i figli crescono e diventano adulti, il legame cambia, e a volte può capitare di percepire una distanza o una differenza nel modo in cui si rapportano ai genitori. Questo non significa necessariamente che l’amore sia minore, ma può essere vissuto così, e fa male.
Nel suo racconto si sente non solo la sofferenza per il distacco, ma anche un senso di ingiustizia e delusione, l’idea di aver dato tanto e di non sentirsi riconosciuta come si aspetterebbe. È un vissuto molto umano, soprattutto dopo tanti anni di impegno come madre.
A volte i figli sviluppano modalità diverse di relazione con i genitori, legate a tanti fattori (carattere, dinamiche familiari, ruoli costruiti nel tempo), e questo può portare a esprimere affetto e stima in modi meno visibili o diversi da quelli che ci aspettiamo. Tuttavia, ciò non toglie valore a quello che lei ha fatto.
Più che chiedersi se ha “sbagliato”, potrebbe essere utile provare a capire come vive oggi questa relazione e cosa desidererebbe ricevere, magari trovando anche un modo per comunicarlo, se possibile, in maniera aperta.
Se sente che questa sofferenza è molto intensa o persistente, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per dare senso a questi vissuti, rielaborare il ruolo di madre in questa fase della vita e ritrovare un equilibrio emotivo più sereno.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Dott.ssa Ylenia De Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato.
Quello che esprime è un dolore profondo e comprensibile: il distacco dei figli, soprattutto in età adulta, può essere vissuto come una perdita, e il fatto di percepire una differenza nel loro modo di relazionarsi con lei rispetto al padre può far nascere sentimenti di tristezza, ingiustizia e anche di messa in discussione come madre.

È importante ricordare che il modo in cui i figli esprimono affetto, stima e vicinanza non sempre è uguale con entrambi i genitori e non necessariamente riflette il valore o “la qualità” del legame. A volte entrano in gioco dinamiche relazionali costruite nel tempo, ruoli familiari, modalità diverse di comunicare l’affetto, che possono far percepire una distanza anche quando il legame c’è.

Il fatto che lei si interroghi sul proprio ruolo e sul “lavoro fatto” come madre parla di una grande attenzione e investimento affettivo. Allo stesso tempo, può essere utile spostare gradualmente lo sguardo da una ricerca di conferme esterne a una maggiore comprensione di ciò che lei prova oggi: il senso di esclusione, il bisogno di riconoscimento, il timore di aver perso qualcosa nel rapporto con i suoi figli.

Se questo vissuto è molto intenso e doloroso, potrebbe essere davvero utile uno spazio psicologico in cui poterlo elaborare, comprendere meglio le dinamiche relazionali e trovare modalità nuove e più serene di stare nel rapporto con loro, senza sentirsi costantemente in confronto.

Non è sola in quello che prova, ed è possibile lavorare su questi sentimenti per ritrovare un maggiore equilibrio emotivo.

Un caro saluto!
Dott. Antonio Fumagalli
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
Gentile signora,
quello che descrive è una sofferenza profonda e comprensibile. Quando i figli diventano adulti, il distacco può essere doloroso, soprattutto se si vive la sensazione di non sentirsi riconosciuti nell’amore, nella stima e nella considerazione che si desidererebbe ricevere.
Da ciò che scrive, oltre al dolore per la distanza, emerge anche una ferita legata al sentirsi poco vista come madre, nonostante tutto ciò che ha dato. Questo però non significa che lei non abbia fatto abbastanza o che non abbia avuto valore nel suo ruolo.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, ad accogliere questa fatica e a ritrovare maggiore serenità.
Le mando un caro saluto.
Dott.ssa Adriana Gaspari
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti
Gentilissima comprendo la sua situazione . Per poter dare una risposta esauriente bisognerebbe conoscere la sua situazione familiare : il rapporto con suo marito e che tipo di relazione affettiva si era creata tra lei e i suoi figli ,nel corso degli anni. Le posso dire comunque con certezza due cose: a volte non riusciamo a vedere il bene nei nostri confronti ed anche a volte, non riusciamo a vedere i nostri errori . La sua situazione andrebbe studiata , esaminata e poi le si potrebbe restituire una lettura diversa ( da quella che ha dato lei), con qualche suggerimento.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Buonasera signora, da quello che racconta emerge quanto lei tenga al rapporto con i suoi figli e quanto sia doloroso percepire una distanza soprattutto dopo tanti anni di impegno come genitore. Il fatto che lei si stia interrogando è già un importante segno di attenzione e cura. Potrebbe essere utile prendersi uno spazio per sè per affrontare il suo vissuto e la sua sofferenza. Con l'aiuto di un professionista potrebbero emergere nuovi significati e nuove modalità di stare in relazione con loro. Rimango a disposizione qualora volesse approfondire insieme.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Gentile Signora, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato: si sente quanto questo tema la tocchi profondamente, sia come madre sia come donna. Il dolore che descrive rispetto alla percezione di una distanza o di una diversa considerazione da parte dei suoi figli è comprensibile e merita ascolto.

Ciò che accade nelle relazioni familiari non è mai il risultato del valore di una singola persona o del “buon lavoro” fatto o meno, ma di dinamiche costruite nel tempo tra tutti i membri della famiglia. Il legame che i suoi figli esprimono con il padre non toglie valore al suo ruolo, né definisce ciò che lei ha rappresentato per loro.

A volte, nella fase adulta dei figli, possono emergere modalità diverse di esprimere affetto e riconoscimento, oppure equilibri relazionali che possono far sentire uno dei genitori più distante. Questo non significa necessariamente mancanza di amore, ma può riguardare forme e linguaggi diversi nel rapporto.

Può essere utile, se se la sente, aprire uno spazio di dialogo con i suoi figli, cercando di condividere il suo vissuto emotivo più che una richiesta di “riconoscimento”, oppure valutare un percorso di supporto psicologico che la aiuti a rileggere queste dinamiche e a ritrovare una posizione più serena all’interno della relazione.

Resto a disposizione se desidera approfondire.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da quello che condividi emerge una sofferenza molto profonda, legata non solo al distacco dei tuoi figli, ma anche al bisogno di sentirti riconosciuta, amata e considerata da loro. È un bisogno umano, comprensibile e legittimo, soprattutto dopo tanti anni dedicati alla famiglia.

Quando i figli diventano adulti, le relazioni cambiano e a volte possono attivare vissuti di ingiustizia, esclusione o confronto, anche all’interno della coppia genitoriale. Questo però non significa che il tuo valore come madre sia minore o che ciò che hai dato non abbia avuto importanza.

Potrebbe essere utile fermarsi insieme a comprendere meglio cosa stai vivendo: le emozioni che emergono, i significati che attribuisci a questi comportamenti e le modalità relazionali che si sono costruite nel tempo. In uno spazio di ascolto potresti trovare un modo più leggero e sostenibile di stare in questa fase, senza sentirti così sola o ferita.

Chiedere aiuto, come stai facendo ora, è già un passo importante.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Gentile Signora,
da quello che scrive si sente quanto questa situazione la faccia soffrire. È una sensazione molto comprensibile: quando i figli crescono e diventano adulti, il loro modo di stare in relazione cambia, e per un genitore può essere difficile non viverlo come una distanza. Il fatto che lei percepisca più vicinanza tra loro e il padre non significa per forza che la amino o la stimino meno. Spesso i figli hanno modi diversi di esprimere l’affetto con ciascun genitore, e questo a volte può essere frainteso.
Si sente anche una grande delusione, come se tutto quello che ha dato non fosse riconosciuto come si aspetterebbe. Questo è un punto importante, perché tocca il bisogno di sentirsi vista e apprezzata come madre.
Parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a mettere a fuoco meglio queste emozioni e a capire come ritrovare un equilibrio nel rapporto con i suoi figli, senza sentirsi così ferita.
Un caro saluto,
Giacomo Mones
Gentile utente, Capisco quanto possa essere doloroso sentirsi meno riconosciuta proprio dai propri figli, soprattutto dopo tanti anni dedicati a loro. Le suggerirei di prendersi uno spazio per sé: un confronto con una/un collega nella sua zona (anche a Saronno o dintorni) potrebbe aiutarla a elaborare questo senso di ingiustizia e a ritrovare equilibrio emotivo.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, le sue parole arrivano con molta forza e raccontano un dolore profondo, che spesso rimane in silenzio perché si tende a pensare che “a questa età” certe cose dovrebbero essere più semplici. In realtà non è affatto così. Il rapporto con i figli, anche quando sono adulti, continua a toccare corde molto intime, legate al valore personale, al riconoscimento e al senso di aver fatto o meno “abbastanza”. Quello che lei descrive non è solo il dispiacere per una distanza, ma qualcosa di più sottile e pungente. È come se sentisse di non essere vista fino in fondo, di non ricevere quello sguardo di stima e affetto che si aspettava dopo tanti anni di impegno come madre. Questo può generare una ferita molto profonda, perché mette in discussione un’immagine importante di sé, quella di aver fatto un buon lavoro. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, può essere utile osservare come questa sofferenza sia alimentata non solo dai comportamenti dei suoi figli, ma anche da alcuni pensieri che si attivano in automatico. Ad esempio l’idea che se loro mostrano più considerazione verso il padre allora questo significhi che lei valga meno, oppure che non sia stata una buona madre. Questi collegamenti sono molto comprensibili, ma non sono necessariamente la realtà dei fatti. Spesso sono interpretazioni che la mente costruisce per dare un senso a ciò che fa male, ma che finiscono per amplificare la sofferenza. Un altro aspetto importante riguarda le aspettative. Quando si cresce dei figli, è naturale aspettarsi un certo tipo di ritorno emotivo, fatto di riconoscimento, gratitudine, vicinanza. Quando questo non avviene come si immaginava, si crea una discrepanza molto dolorosa tra ciò che si sperava e ciò che si vive. Questa distanza può far nascere sentimenti di ingiustizia, proprio come lei esprime. Allo stesso tempo, i figli adulti hanno modalità diverse di esprimere affetto e stima, che non sempre coincidono con quelle che un genitore si aspetta o riconosce. A volte possono esserci dinamiche relazionali costruite negli anni, piccoli equilibri che si sono formati quasi senza accorgersene e che oggi si manifestano in questo modo. Questo non significa che il legame con lei sia meno importante, ma può significare che si esprime in modo diverso o che è stato influenzato da tanti fattori nel tempo. Il punto centrale però non è cercare subito una spiegazione nei loro comportamenti, ma capire cosa succede dentro di lei quando percepisce questa differenza. Perché il dolore che sente parla anche del bisogno di sentirsi riconosciuta, vista, valorizzata. E questo è un bisogno legittimo, che merita spazio. A volte, quando questo bisogno rimane insoddisfatto, si rischia di entrare in un circolo in cui si osservano sempre di più i segnali che confermano quella mancanza, e si perdono di vista altri aspetti della relazione. Non è qualcosa che si fa volontariamente, ma un meccanismo naturale della mente. Un percorso di supporto potrebbe aiutarla proprio in questo. Non tanto per cambiare i suoi figli, ma per comprendere meglio come funzionano questi vissuti dentro di lei, quali pensieri li alimentano e come poter ritrovare un senso di valore personale che non dipenda esclusivamente dal modo in cui viene percepita dagli altri. Questo spesso permette anche di stare nella relazione con più serenità, senza sentirsi costantemente feriti o in attesa di qualcosa che non arriva come si vorrebbe. Il fatto che lei si stia facendo queste domande indica una grande capacità di mettersi in discussione e di cercare di capire. Questo è già un punto di partenza importante. Avere uno spazio in cui poter esplorare questi vissuti con calma e profondità può aiutarla a dare un senso a ciò che sta vivendo e a trovare un modo più leggero di stare dentro questo legame, senza che perda valore per lei. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buon giorno,
leggendo quanto ha condiviso posso immaginare quanto possa essere stato doloroso anche solo scriverlo. Infatti, più frequentemente si affronta il delicato tema della relazione genitore-figlio dalla prospettiva dei figli, che non da quella di una mamma ed un papà che all'interno di quello stesso rapporto intrecciano le loro memorie (felici e dolorose) di figli, le loro aspettative nei confronti di se stessi come genitori, ma anche le aspettative nei confronti di coloro che hanno messo al mondo. Spesso, quando tali aspettative non corrispondono alla realtà che viviamo nel quotidiano, si può provare dolore, frustrazione, rabbia, e infine senso di colpa. Infatti, non è semplice slegare le proprie aspettative e rappresentazioni dalle relazioni che intrecciamo con le altre persone, a maggior ragione quando si tratta dei nostri figli. Ma allo stesso tempo, riuscire a farlo permettere di vivere quelle stesse relazioni in modo più autentico, genuino.
Perché ciò sia possibile, però, è necessario che tali aspettative e rappresentazioni vengano riconosciute, ascoltate, accolte, negoziate, e se è il caso, anche lasciate andare. Il fatto che stia iniziando a riconoscerle all'interno del suo rapporto con i suoi figli, significa che è anche pronta ad affrontarle.
Le consiglio di ritagliarsi lo spazio di un contesto protetto e di un ascolto non giudicante provando ad iniziare un percorso tutto suo, con qualcuno di fiducia: affrontare le ferite della genitorialità è doloroso inizialmente, ma potrebbe aiutarla a trarre nuova gratificazione dal rapporto con i suoi figli.
Sperando di esserle stata d'aiuto, resto eventualmente a sua disposizione.
Dott.ssa AM Beavers
Dott.ssa Federica Guglielmotti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno ho letto con attenzione quanto da lei riportato e sono rimasta colpita del suo comprensibile dispiacere nel vivere il distacco da parte dei suoi figli. Comprendo il suo dispiacere nel cogliere quanto loro siano diversi nei confronti di suo marito. Credo sia proprio importante che ricerchi nella sua zona un terapeuta che la possa aiutare ad individuare le dinamiche sottostanti che hanno contribuito a creare questa situazione. Sicuramente questo le permetterà di correggere aspetti che lei non coglie e/o contribuire ad un cambio di atteggiamento da parte dei suoi figli.
Buona fortuna
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buongiorno le chiederei di capire meglio cosa intende per distacco. Per comprendere meglio credo sarebbe opportuno approfondire questa sua percezione : da dove deriva, quale è la vostra storia di coppia e personale, ecc... se lo desidera sono disponibile on line. Un caro saluto
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
quello che sta provando è molto più comune di quanto si immagini, anche se fa male come poche cose. E glielo dico con chiarezza: non è un segno che lei abbia “sbagliato” come madre.
Ho già seguito molte situazioni simili alla sua, e c’è un punto che spesso sfugge: l’amore dei figli non sempre si manifesta nello stesso modo verso entrambi i genitori. A volte uno dei due diventa il riferimento più “facile”, più leggero, mentre l’altro — spesso proprio quello che ha dato di più, che è stato più presente, più coinvolto — viene percepito in modo diverso, meno espresso, a volte persino più distante.
Questo non significa che i suoi figli non la amino o non la stimino. Significa che il ruolo che lei ha avuto nella loro vita è stato probabilmente più profondo, più strutturante… e paradossalmente questo può rendere il riconoscimento meno esplicito, meno “visibile”.
Il dolore che sente nasce da una ferita precisa: non sentirsi vista, riconosciuta, valorizzata per ciò che ha dato. E dopo 32 anni di famiglia, è una ferita che pesa.
Ma c’è un altro aspetto importante: in questa fase della vita, i figli adulti si ridefiniscono, prendono distanza, a volte anche in modo brusco o poco consapevole. E questo distacco, soprattutto per una madre, può essere vissuto come una perdita, quasi come se venisse messo in discussione tutto ciò che si è costruito.
Il rischio è iniziare a guardare ogni loro gesto come una conferma di “valgo meno”, entrando in un circolo che fa soffrire sempre di più.
La buona notizia è che queste dinamiche si possono comprendere e riequilibrare. Non cambiando loro, ma lavorando su come lei si posiziona oggi dentro questa relazione: nel modo in cui interpreta, reagisce e si fa riconoscere.
Perché il punto non è convincerli ad amarla di più, ma uscire da quella sensazione di ingiustizia e mancanza che oggi la fa stare male.
Se sente che questa situazione la tocca così nel profondo, non la lasci lì a consumarla da sola. È un tipo di vissuto su cui si può lavorare molto bene, e spesso basta rimettere ordine per cambiare completamente la percezione — e di conseguenza anche le dinamiche con i figli.

Se vuole, possiamo affrontarlo tranquillamente insieme. Anche perché quando una madre arriva a dire “ho dato tanto e non mi sento riconosciuta”, lì c’è sempre qualcosa di importante da ascoltare e rimettere al posto giusto.
Dott.ssa Selene Scappini
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Gentile, È un vissuto molto più comune di quanto si pensi, soprattutto in questa fase della vita, in cui i figli diventano adulti e le dinamiche familiari cambiano.
Il fatto che lei si interroghi sul “lavoro fatto” come genitore mostra quanto tenga a questo legame. Tuttavia, l’affetto e la stima dei figli non sempre si esprimono nel modo che ci aspettiamo, e questo può generare un senso di ingiustizia e dolore.Può essere utile, in uno spazio dedicato, esplorare insieme questi vissuti: comprendere meglio le dinamiche relazionali, dare voce alle sue emozioni e ritrovare un equilibrio che non dipenda esclusivamente dal riconoscimento dei suoi figli. Saluti Dott.Ssa Selene
Dott.ssa Chiara Piacentini
Psicologo, Psicologo clinico
Carugate
Ciao, grazie per aver condiviso quello che senti. È comprensibile provare dolore e frustrazione quando si percepisce che i propri figli mostrano affetto o stima in modo diverso verso un genitore rispetto all’altro. Questi sentimenti non diminuiscono il valore del tuo impegno come madre né tutto quello che hai dato in questi anni.
Molte persone trovano utile avere uno spazio in cui parlare di questi vissuti, esplorare le emozioni legate al distacco e alla percezione di ingiustizia, e capire come riconnettersi con sé stesse e con i propri affetti in modi nuovi. Se vuoi, sono a disposizione per approfondire insieme la tua situazione e sostenerti nell’elaborare questi sentimenti, passo dopo passo.
Dott.ssa Valentina Allieri
Psicologo, Psicologo clinico
Roncello
Gentilissima,
l'uscita di casa dei propri figli, che da ragazzi diventano adulti, può mettere in difficoltà i genitori. Questo evento richiede alla famiglia di trovare modi diversi per starsi vicini e sostenersi, permettendo a tutti i membri di costruirsi una vita autonoma. Questo processo non intacca l'amore, la stima e la considerazione che i membri della famiglia hanno l'uno per l'altro. Sarebbe interessante capire se ha provato a condividere la sua fatica e i suoi dubbi con suo marito e con i suoi figli.
Un caro saluto - dott.ssa Allieri Valentina
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile Utente, grazie per aver condiviso un vissuto così profondo.
Quello che descrive è un dolore molto comprensibile, quando i figli crescono e si allontanano, non è solo un cambiamento pratico, ma anche emotivo. Il distacco può far emergere domande importanti su sé stessi come genitori, sul valore dato e su quello ricevuto.
Nel suo caso, però, sembra esserci qualcosa in più del naturale passaggio all’età adulta ovvero il confronto tra l’amore e la considerazione che i suoi figli mostrano verso il padre e quello che lei percepisce di ricevere. Questo può far sentire ferite, messe in secondo piano, forse anche non riconosciute per ciò che si è dato.
Colpisce molto quando scrive “credevo di aver fatto un buon lavoro”.
È come se dentro ci fosse una domanda più profonda ovvero “perché non viene visto?”.
A volte i figli, anche da adulti, esprimono affetto e riconoscimento in modi diversi, oppure possono avere rappresentazioni interne dei genitori che non coincidono con la realtà o con l’impegno effettivamente dato. Questo non significa necessariamente che lei non sia stata una buona madre, ma che nella relazione si sono costruiti equilibri e percezioni che oggi fanno soffrire.
Potrebbe essere utile provare a spostare leggermente lo sguardo da “quanto mi riconoscono?” a “che tipo di relazione ho oggi con loro?” E da “è giusto o ingiusto” a “cosa sento e cosa mi manca?”.
E, se possibile, aprire uno spazio di dialogo con loro, non tanto per chiedere “più amore”, ma per condividere il suo vissuto, ad esempio, parlare di come si sente quando percepisce distanza o minore considerazione.
Allo stesso tempo, questo momento può rappresentare anche una fase di passaggio personale. Quando i figli diventano adulti, si apre uno spazio nuovo in cui ridefinire sé stessi, non solo come madre ma anche come donna.
Se questo dolore è molto intenso, potrebbe essere davvero utile avere uno spazio psicologico per sé, dove poter elaborare questi vissuti e sentirsi riconosciuta.
Non è sola in quello che prova, è il segno di un legame importante, che oggi sta cambiando forma e che merita di essere compreso e accolto.
Resto disponibile.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Dott. Simone Furlato
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno, Purtroppo sulla base di queste poche informazioni è difficile ricostruire le ragioni di questa apparente differenza nei rapporti tra figli e genitori. Mi sentirei comunque di rassicurarla sul fatto che questa situazione probabilmente non dipenda dalla qualità del lavoro che ha fatto come madre ma potrebbe dipendere da altri fattori. Se ne ha la possibilità tuttavia le consiglierei di rivolgersi a un professionista che la possa aiutare ad approfondire la situazione per comprenderla meglio e possibilmente risolverla. Spero di averla aiutata e le auguro una buona giornata.
Buongiorno, è comprensibile il senso di ingiustizia che prova dopo essersi dedicata alla crescita dei propri figli per molti anni. Sentirsi “seconda” può fare molto male, soprattutto quando si parla di famiglia.
Spesso i figli vedono la madre come base sicura e onnipresente, rischiando paradossalmente di darla per scontata o caricandola di aspettative non soddisfatte. Questo non significa che il suo 'lavoro' non sia stato buono, ma che in questa fase il legame sta attraversando una fase che la fa sentire esclusa.

Io credo che possa essere utile per lei elaborare questo senso di ingiustizia e dolore e successivamente analizzare le dinamiche comunicative presenti tra lei e i suoi figli per capire dove possa essere il problema e se effettivamente ci sia qualcosa su cui lavorare.
Il tutto per riuscire ad attraversare questo momento di crisi e per trasformarlo in un’opportunità per lei di stare meglio e di riuscire a trovare la serenità desiderata.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti aggiuntivi.
Salve sig.ra, la sua sofferenza è comprensibile, i ragazzi sono all'interno di un contesto di crescita( verso la loro identità e autonomia), questa dinamica mette delle oggettive distanze, che però possono essere individuate come delle negoziazioni, un modo "diverso"di relazionarsi all'interno di una famiglia. Provi a pensare ad un elastico...da una parte lei e dall'altra loro e il rapporto con il padre. Se riesce a vedersi all'interno di un circuito elastico, si vede anche lei fare parte dell'insieme famiglia, rendendosi conto che anche lei ha espletato ed è ancora in attivo..la parte materna
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Signora,

quello che descrive è un vissuto molto doloroso, e allo stesso tempo più comune di quanto si pensi, soprattutto nelle fasi della vita in cui i figli sono adulti e più autonomi. Il “distacco” dei figli non è solo pratico, ma anche emotivo, e può riattivare sentimenti profondi legati al proprio ruolo di madre e al bisogno di riconoscimento.

Da ciò che scrive emergono due aspetti importanti:

da un lato, la sofferenza per la distanza (in particolare con uno dei due figli);
dall’altro, il senso di ingiustizia e di mancato riconoscimento rispetto a ciò che sente di aver dato come madre.

È comprensibile desiderare amore, stima e considerazione dai propri figli, così come può fare male percepire una differenza rispetto alla relazione che loro hanno con il padre. Tuttavia, le relazioni genitore-figlio in età adulta non sempre restituiscono in modo “equivalente” ciò che si è dato, e spesso i figli sviluppano modalità affettive diverse con ciascun genitore, senza che questo significhi necessariamente una mancanza di affetto.

Può essere utile chiedersi:

in che modo i suoi figli esprimono affetto (anche se diverso da quello che si aspetta)?
ci sono stati nel tempo episodi o dinamiche familiari che possono aver influenzato questa percezione?
quanto questo bisogno di riconoscimento incide oggi sul suo benessere emotivo?

Un altro punto centrale è il rischio di leggere la relazione solo attraverso il confronto con il padre: questo può amplificare il senso di esclusione e rendere più difficile vedere le sfumature del rapporto che ciascun figlio ha con lei.

Il fatto che lei si metta in discussione (“credevo di aver fatto un buon lavoro”) è un segnale importante: indica una grande sensibilità e disponibilità a comprendere, ma attenzione a non trasformare questo pensiero in autocritica eccessiva o senso di fallimento. Essere una “buona madre” non si misura solo da come i figli manifestano oggi il loro affetto.

In questi casi può essere molto utile uno spazio di ascolto personale, che la aiuti a:

elaborare il vissuto di distacco;
ridimensionare il senso di ingiustizia;
trovare modalità nuove e più serene di stare nella relazione con i suoi figli, senza sentirsi svalutata.

Se lo riterrà opportuno, si può anche valutare in un secondo momento un confronto mediato con i figli, ma prima è importante lavorare sul suo vissuto emotivo.

Le consiglierei quindi di approfondire con uno specialista, che possa accompagnarla in questo percorso di comprensione e rielaborazione.

Un caro saluto

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, non è possibile controllare le emozioni e i pensieri altrui. Quello che provano gli altri non è sempre comprensibile per noi e viceversa. Se necessitasse di un consulto, ricevo anche online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle

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