Buongiorno, qualche giorno fa io e il mio ex compagno abbiamo comunicato ai nostri due figli che ci
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Buongiorno, qualche giorno fa io e il mio ex compagno abbiamo comunicato ai nostri due figli che ci siamo separati, e che tra un mese il papà andrà a vivere in un'altra casa. Il maschio, quasi 16 anni, molto chiuso, non in grado di esprimere a parole i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi stati d'animo, a parte gloi occhi pieni di lacrime inizialmente, poi ha cominciato a fare domande di carattere pratico(dov'è la casa, c'è il giardino, etc...) e adesso sono un paio di giorni che mi è sempre attaccato ad abbracciarmi e cercarmi (cosa che ha sempre rifiutato). La piccola appena 12 anni, che è sempre stata molto affettuosa disicamente (baci abbracci anche senza motivo) adesso non riesce più a toccarci, ci rifiuta fisicamente e so che lei se ne rende conto perchè l'ha confidato ad un'amichetta. So che è presto e devo dargli il tempo di elaborare questo lutto, ma posso fare qualcosa nel frattempo?
Grazie mille
Grazie mille
Buongiorno,
le reazioni dei suoi figli sono molto comuni dopo una separazione: stanno vivendo lo stesso cambiamento ma lo esprimono in modi opposti. Suo figlio grande, che prima era più chiuso, ora cerca vicinanza fisica per ritrovare sicurezza; le domande pratiche lo aiutano a dare ordine a qualcosa che emotivamente è difficile. Sua figlia invece sembra reagire con un momentaneo ritiro affettivo, una forma di protezione davanti al dolore e alla confusione.
Non c’è una reazione giusta o sbagliata: entrambe sono normali.
In questa fase aiuta soprattutto mantenere stabilità, routine e messaggi chiari sul fatto che, anche se la coppia si separa, la squadra genitoriale resta unita. Vedere mamma e papà capaci di collaborare, rispettarsi e parlare in modo coerente li rassicura molto più di tante spiegazioni.
Accogliete le emozioni come vengono, senza forzarli a parlare o a “tornare come prima”. Col tempo il nuovo equilibrio familiare diventerà più comprensibile anche per loro.
Se dovessero emergere segnali di forte sofferenza che non si attenuano, allora un supporto professionale può essere utile. Per ora, la presenza affettuosa e l’alleanza tra voi genitori sono la base migliore per aiutarli a attraversare questo passaggio.
Saluti Dott.ssa Eleonora Cambi
le reazioni dei suoi figli sono molto comuni dopo una separazione: stanno vivendo lo stesso cambiamento ma lo esprimono in modi opposti. Suo figlio grande, che prima era più chiuso, ora cerca vicinanza fisica per ritrovare sicurezza; le domande pratiche lo aiutano a dare ordine a qualcosa che emotivamente è difficile. Sua figlia invece sembra reagire con un momentaneo ritiro affettivo, una forma di protezione davanti al dolore e alla confusione.
Non c’è una reazione giusta o sbagliata: entrambe sono normali.
In questa fase aiuta soprattutto mantenere stabilità, routine e messaggi chiari sul fatto che, anche se la coppia si separa, la squadra genitoriale resta unita. Vedere mamma e papà capaci di collaborare, rispettarsi e parlare in modo coerente li rassicura molto più di tante spiegazioni.
Accogliete le emozioni come vengono, senza forzarli a parlare o a “tornare come prima”. Col tempo il nuovo equilibrio familiare diventerà più comprensibile anche per loro.
Se dovessero emergere segnali di forte sofferenza che non si attenuano, allora un supporto professionale può essere utile. Per ora, la presenza affettuosa e l’alleanza tra voi genitori sono la base migliore per aiutarli a attraversare questo passaggio.
Saluti Dott.ssa Eleonora Cambi
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Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. Le reazioni che descrive nei suoi figli, pur molto diverse tra loro, rientrano in modalità frequenti di risposta a un evento di separazione, che per i ragazzi rappresenta un cambiamento significativo e un processo di elaborazione.
Nel figlio più grande, la difficoltà a esprimere verbalmente le emozioni e il passaggio a domande pratiche, così come la recente ricerca di maggiore vicinanza, possono essere letti come bisogni di rassicurazione e contenimento. Nella figlia più piccola, il ritiro dal contatto fisico può indicare una modalità diversa di esprimere il disagio, soprattutto in una fase iniziale.
In questa fase è importante mantenere una presenza stabile e rassicurante, normalizzando le emozioni e rispettando i tempi di ciascuno, senza forzare il contatto o il dialogo. Qualora sentisse il bisogno di un confronto o di un supporto più strutturato, resto disponibile per valutare insieme come procedere.
Cordiali saluti
D.ssa Elena Cuomo
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. Le reazioni che descrive nei suoi figli, pur molto diverse tra loro, rientrano in modalità frequenti di risposta a un evento di separazione, che per i ragazzi rappresenta un cambiamento significativo e un processo di elaborazione.
Nel figlio più grande, la difficoltà a esprimere verbalmente le emozioni e il passaggio a domande pratiche, così come la recente ricerca di maggiore vicinanza, possono essere letti come bisogni di rassicurazione e contenimento. Nella figlia più piccola, il ritiro dal contatto fisico può indicare una modalità diversa di esprimere il disagio, soprattutto in una fase iniziale.
In questa fase è importante mantenere una presenza stabile e rassicurante, normalizzando le emozioni e rispettando i tempi di ciascuno, senza forzare il contatto o il dialogo. Qualora sentisse il bisogno di un confronto o di un supporto più strutturato, resto disponibile per valutare insieme come procedere.
Cordiali saluti
D.ssa Elena Cuomo
Buongiorno, grazie per la condivisione.
Ognuno, come ha già constatato personalmente, elabora le situazioni a proprio modo e con i propri tempi.
In questo caso la situazione da elaborare è proprio una sorta di lutto per cui è normale che ci voglia del tempo (molti mesi probabilmente) per elaborare questo cambiamento.
Io focalizzerei la mia attenzione su ognuno dei suoi figli, dando loro più attenzione del solito e cercando di comunicare il più possibile.
Sarebbe opportuno accogliere tutte le loro emozioni e parlare della loro eventuale tristezza e/o rabbia.
Inoltre insisterei sul fatto che la mamma e il papa' prendono strade diverse ma questo non cambierà per niente ciò che provate per loro e che ci sarete sempre per loro.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Monia Michelini
Ognuno, come ha già constatato personalmente, elabora le situazioni a proprio modo e con i propri tempi.
In questo caso la situazione da elaborare è proprio una sorta di lutto per cui è normale che ci voglia del tempo (molti mesi probabilmente) per elaborare questo cambiamento.
Io focalizzerei la mia attenzione su ognuno dei suoi figli, dando loro più attenzione del solito e cercando di comunicare il più possibile.
Sarebbe opportuno accogliere tutte le loro emozioni e parlare della loro eventuale tristezza e/o rabbia.
Inoltre insisterei sul fatto che la mamma e il papa' prendono strade diverse ma questo non cambierà per niente ciò che provate per loro e che ci sarete sempre per loro.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Monia Michelini
La reazione dei tuoi figli alla separazione è profondamente legata al modo in cui stanno cercando di dare un significato a ciò che sta accadendo. In un’ottica interazionista, infatti, le persone comprendono la realtà attraverso le relazioni e le interazioni, non solo attraverso le parole. La separazione dei genitori rappresenta per loro una rottura importante dell’equilibrio emotivo e simbolico su cui si basava la loro sicurezza.
Tuo figlio, più grande, sembra esprimere il suo disagio soprattutto attraverso il comportamento. Le domande pratiche che ha fatto servono a ristabilire un senso di controllo, mentre il bisogno improvviso di vicinanza fisica è un modo per cercare rassicurazione e conferma della tua presenza. Anche se non riesce a parlare apertamente delle sue emozioni, sta comunicando molto chiaramente il suo bisogno di sicurezza e stabilità.
Tua figlia, invece, sta reagendo in modo opposto ma altrettanto comprensibile. Il rifiuto del contatto fisico può essere letto come una forma di difesa emotiva: il corpo, che prima era uno strumento naturale di affetto, ora diventa il luogo in cui si manifesta la confusione, la rabbia o la paura. Il fatto che ne abbia parlato con un’amica indica che sta comunque cercando di elaborare ciò che prova, anche se non riesce ancora a farlo con voi.
In entrambi i casi, non si tratta di reazioni sbagliate, ma di modalità diverse di affrontare lo stesso evento. I tuoi figli stanno cercando di riorganizzare il significato della famiglia e di capire se la loro base affettiva è ancora solida. Per questo, più che spiegazioni o rassicurazioni verbali, hanno bisogno di coerenza, presenza e continuità.
Quello che puoi fare ora è continuare a essere disponibile, mantenere le routine, offrire ascolto senza forzare le emozioni e trasmettere con i fatti che l’amore e la stabilità non vengono meno. Accogliere il bisogno di vicinanza del più grande e rispettare il bisogno di distanza della più piccola è già una forma molto efficace di sostegno.
La separazione è un vero e proprio lutto relazionale, e come tale richiede tempo. Il modo in cui stai osservando e cercando di comprendere i tuoi figli è un segnale importante: significa che stai offrendo loro un ambiente emotivamente sicuro, fondamentale per attraversare questo cambiamento in modo sano.
Tuo figlio, più grande, sembra esprimere il suo disagio soprattutto attraverso il comportamento. Le domande pratiche che ha fatto servono a ristabilire un senso di controllo, mentre il bisogno improvviso di vicinanza fisica è un modo per cercare rassicurazione e conferma della tua presenza. Anche se non riesce a parlare apertamente delle sue emozioni, sta comunicando molto chiaramente il suo bisogno di sicurezza e stabilità.
Tua figlia, invece, sta reagendo in modo opposto ma altrettanto comprensibile. Il rifiuto del contatto fisico può essere letto come una forma di difesa emotiva: il corpo, che prima era uno strumento naturale di affetto, ora diventa il luogo in cui si manifesta la confusione, la rabbia o la paura. Il fatto che ne abbia parlato con un’amica indica che sta comunque cercando di elaborare ciò che prova, anche se non riesce ancora a farlo con voi.
In entrambi i casi, non si tratta di reazioni sbagliate, ma di modalità diverse di affrontare lo stesso evento. I tuoi figli stanno cercando di riorganizzare il significato della famiglia e di capire se la loro base affettiva è ancora solida. Per questo, più che spiegazioni o rassicurazioni verbali, hanno bisogno di coerenza, presenza e continuità.
Quello che puoi fare ora è continuare a essere disponibile, mantenere le routine, offrire ascolto senza forzare le emozioni e trasmettere con i fatti che l’amore e la stabilità non vengono meno. Accogliere il bisogno di vicinanza del più grande e rispettare il bisogno di distanza della più piccola è già una forma molto efficace di sostegno.
La separazione è un vero e proprio lutto relazionale, e come tale richiede tempo. Il modo in cui stai osservando e cercando di comprendere i tuoi figli è un segnale importante: significa che stai offrendo loro un ambiente emotivamente sicuro, fondamentale per attraversare questo cambiamento in modo sano.
Buona sera,
sicuramente per i ragazzi ha un grande impatto questa situazione che state affrontando, che potrebbe riversarsi su un vissuto emotivo, e quindi comportamentale, differente da quello che accadeva in precedenza.
Per loro potrebbe essere utile un percorso psicologico che permetta di esprimere queste emozioni che sono nate internamente; è anche molto importante il modo in cui loro vedono che i genitori stanno affrontando questa situazione.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
sicuramente per i ragazzi ha un grande impatto questa situazione che state affrontando, che potrebbe riversarsi su un vissuto emotivo, e quindi comportamentale, differente da quello che accadeva in precedenza.
Per loro potrebbe essere utile un percorso psicologico che permetta di esprimere queste emozioni che sono nate internamente; è anche molto importante il modo in cui loro vedono che i genitori stanno affrontando questa situazione.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Salve, può sicuramente consultare uno/a psicologo/a per aiutare la piccola, ed eventualmente tutti i coinvolti, a superare ed affrontare questo periodo complicato.
Buonasera, le reazioni dei suoi figli, seppur diverse, sono entrambe comprensibili e coerenti con il momento che stanno vivendo. Suo figlio sembra esprimere il dolore attraverso la ricerca di maggiore vicinanza e rassicurazione, mentre sua figlia manifesta il disagio con una temporanea chiusura sul piano fisico. Sono due modalità differenti di elaborare lo stesso evento. In questa fase è importante continuare a garantire presenza, ascolto e stabilità, senza forzare né le parole né il contatto fisico. Può essere utile rassicurarli sul fatto che entrambi i genitori restano disponibili e presenti, e che le emozioni che provano sono legittime. Se nel tempo dovessero emergere segnali di sofferenza persistente, un supporto psicologico potrebbe aiutarli ad attraversare questo passaggio delicato. Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Buonasera,
quello che descrive rientra pienamente nelle reazioni possibili e “normali” di fronte a una separazione genitoriale: per i figli è a tutti gli effetti un lutto, che ciascuno elabora con tempi e modalità proprie.
Suo figlio maggiore sembra esprimere il dolore soprattutto attraverso il bisogno di vicinanza fisica e di rassicurazione: le domande pratiche sono un modo per cercare controllo in una situazione che sente instabile, mentre gli abbracci improvvisi indicano il bisogno di sentirsi ancora “tenuto” emotivamente. È importante accogliere questa richiesta di contatto senza forzarlo a parlare: spesso, soprattutto negli adolescenti, il corpo parla prima delle parole.
Sua figlia più piccola, al contrario, sta reagendo con una sorta di ritiro fisico. Anche questo è un segnale comprensibile: per alcuni bambini il contatto può diventare temporaneamente troppo carico emotivamente. Il fatto che riesca a parlarne con un’amica è già un buon segnale di elaborazione.
Nel frattempo potrebbe essere utile mantenere il più possibile routine e abitudini quotidiane, che danno sicurezza; rassicurarli entrambi sul fatto che l’amore di mamma e papà per loro non cambia; offrire occasioni di dialogo senza insistere (“se ti va di parlare, io ci sono”); condividere informazioni concrete sul cambiamento, in modo semplice e coerente.
Se nelle prossime settimane dovessero comparire segnali persistenti di chiusura, regressioni importanti, disturbi del sonno o dell’umore, potrebbe essere utile valutare un breve supporto psicologico per accompagnarli in questa fase di passaggio.
Sta già facendo una cosa molto importante: osservare, ascoltare e chiedere aiuto.
Questo è un fattore di protezione fondamentale per i suoi figli.
quello che descrive rientra pienamente nelle reazioni possibili e “normali” di fronte a una separazione genitoriale: per i figli è a tutti gli effetti un lutto, che ciascuno elabora con tempi e modalità proprie.
Suo figlio maggiore sembra esprimere il dolore soprattutto attraverso il bisogno di vicinanza fisica e di rassicurazione: le domande pratiche sono un modo per cercare controllo in una situazione che sente instabile, mentre gli abbracci improvvisi indicano il bisogno di sentirsi ancora “tenuto” emotivamente. È importante accogliere questa richiesta di contatto senza forzarlo a parlare: spesso, soprattutto negli adolescenti, il corpo parla prima delle parole.
Sua figlia più piccola, al contrario, sta reagendo con una sorta di ritiro fisico. Anche questo è un segnale comprensibile: per alcuni bambini il contatto può diventare temporaneamente troppo carico emotivamente. Il fatto che riesca a parlarne con un’amica è già un buon segnale di elaborazione.
Nel frattempo potrebbe essere utile mantenere il più possibile routine e abitudini quotidiane, che danno sicurezza; rassicurarli entrambi sul fatto che l’amore di mamma e papà per loro non cambia; offrire occasioni di dialogo senza insistere (“se ti va di parlare, io ci sono”); condividere informazioni concrete sul cambiamento, in modo semplice e coerente.
Se nelle prossime settimane dovessero comparire segnali persistenti di chiusura, regressioni importanti, disturbi del sonno o dell’umore, potrebbe essere utile valutare un breve supporto psicologico per accompagnarli in questa fase di passaggio.
Sta già facendo una cosa molto importante: osservare, ascoltare e chiedere aiuto.
Questo è un fattore di protezione fondamentale per i suoi figli.
Gentile utente,
questa è una situazione molto delicata in cui il dolore della separazione si manifesta attraverso i corpi, prima ancora che con le parole. Come psicoterapeuta breve strategica e mediatore familiare, osservo che i suoi figli stanno mettendo in atto due reazioni opposte, ma entrambe funzionali a proteggersi dal "lutto" che stanno vivendo.
La lettura dei comportamenti
Il figlio di 16 anni: Il suo "attaccarsi" fisico e le domande pratiche sono un tentativo di cercare una nuova base sicura. Poiché non riesce a esprimere a parole il caos interno, cerca nel contatto fisico e nei dettagli concreti (la casa, il giardino) dei punti fermi per rassicurarsi che, nonostante il cambiamento, il legame non si spezzerà.
La figlia di 12 anni: Il suo rifiuto fisico è, paradossalmente, un segno di quanto il legame sia forte. In questa fase, il contatto fisico con i genitori potrebbe essere "troppo": toccarvi significherebbe sentire tutto il dolore della perdita della famiglia unita. Il suo distacco è una sorta di anestesia protettiva.
Cosa fare (e cosa non fare) nel frattempo?
Nella terapia breve diciamo spesso che "se vuoi raddrizzare una cosa, impara prima come curvarla di più". Ecco alcuni suggerimenti pratici:
Rispettate le distanze (senza subirle): Con la piccola, non forzate il contatto. Se lei si ritrae, datele spazio con un sorriso, magari dicendo: "Capisco che in questo momento i baci pesano un po', io sono qui quando sarai pronta". Meno la rincorrete, più velocemente sentirà il desiderio di riavvicinarsi.
Accogliete la vicinanza (senza soffocare): Con il figlio grande, lasciate che si "ricarichi" con questi abbracci insoliti. È il suo modo di dirvi che ha paura di perdervi. Non sottolineate troppo il cambiamento ("Ma come, ora mi abbracci?"), vivetelo come una risorsa naturale del momento.
La "normalizzazione" del dolore: È fondamentale che i ragazzi sentano che il loro modo di reagire non è "sbagliato". State dando loro il tempo di elaborare, e questo è l'approccio più corretto.
Un supporto per la transizione
Il trasloco del papà tra un mese sarà un secondo momento critico. Spesso, in queste fasi, un intervento breve può aiutare i genitori a comunicare nel modo più efficace, evitando che i silenzi dei figli si trasformino in blocchi emotivi a lungo termine.
Se desidera approfondire come gestire al meglio questo mese di passaggio, sono a vostra disposizione per una consulenza mirata, volta a trasformare questa crisi in un'occasione di nuova crescita per tutti voi.
Saluti
questa è una situazione molto delicata in cui il dolore della separazione si manifesta attraverso i corpi, prima ancora che con le parole. Come psicoterapeuta breve strategica e mediatore familiare, osservo che i suoi figli stanno mettendo in atto due reazioni opposte, ma entrambe funzionali a proteggersi dal "lutto" che stanno vivendo.
La lettura dei comportamenti
Il figlio di 16 anni: Il suo "attaccarsi" fisico e le domande pratiche sono un tentativo di cercare una nuova base sicura. Poiché non riesce a esprimere a parole il caos interno, cerca nel contatto fisico e nei dettagli concreti (la casa, il giardino) dei punti fermi per rassicurarsi che, nonostante il cambiamento, il legame non si spezzerà.
La figlia di 12 anni: Il suo rifiuto fisico è, paradossalmente, un segno di quanto il legame sia forte. In questa fase, il contatto fisico con i genitori potrebbe essere "troppo": toccarvi significherebbe sentire tutto il dolore della perdita della famiglia unita. Il suo distacco è una sorta di anestesia protettiva.
Cosa fare (e cosa non fare) nel frattempo?
Nella terapia breve diciamo spesso che "se vuoi raddrizzare una cosa, impara prima come curvarla di più". Ecco alcuni suggerimenti pratici:
Rispettate le distanze (senza subirle): Con la piccola, non forzate il contatto. Se lei si ritrae, datele spazio con un sorriso, magari dicendo: "Capisco che in questo momento i baci pesano un po', io sono qui quando sarai pronta". Meno la rincorrete, più velocemente sentirà il desiderio di riavvicinarsi.
Accogliete la vicinanza (senza soffocare): Con il figlio grande, lasciate che si "ricarichi" con questi abbracci insoliti. È il suo modo di dirvi che ha paura di perdervi. Non sottolineate troppo il cambiamento ("Ma come, ora mi abbracci?"), vivetelo come una risorsa naturale del momento.
La "normalizzazione" del dolore: È fondamentale che i ragazzi sentano che il loro modo di reagire non è "sbagliato". State dando loro il tempo di elaborare, e questo è l'approccio più corretto.
Un supporto per la transizione
Il trasloco del papà tra un mese sarà un secondo momento critico. Spesso, in queste fasi, un intervento breve può aiutare i genitori a comunicare nel modo più efficace, evitando che i silenzi dei figli si trasformino in blocchi emotivi a lungo termine.
Se desidera approfondire come gestire al meglio questo mese di passaggio, sono a vostra disposizione per una consulenza mirata, volta a trasformare questa crisi in un'occasione di nuova crescita per tutti voi.
Saluti
Gentile utente,
mi rendo conto che è un momento complesso per la sua famiglia ma se lei e il suo ex compagno la gestirete insieme, come coppia genitoriale (seppur non più coppia coniugale), i suoi figli avranno modo di superare questa sofferenza.
Avranno bisogno di tempo, di vedere lei e il suo ex compagno come due figure di riferimento che si sono presi la responsabilità di questa scelta e che i ragazzi non ne hanno alcuna colpa.
Purtroppo, non dico che sia il suo caso ma può succedere che i figli si sentano in qualche modo colpevoli, vanno rassicurati.
Mi sento di consigliarle di star loro vicini, di lavorare con il suo ex compagno sull'essere una buona coppia genitoriale e valutare se vi serva un precorso di terapia familiare.
Le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Chiara Roselletti
mi rendo conto che è un momento complesso per la sua famiglia ma se lei e il suo ex compagno la gestirete insieme, come coppia genitoriale (seppur non più coppia coniugale), i suoi figli avranno modo di superare questa sofferenza.
Avranno bisogno di tempo, di vedere lei e il suo ex compagno come due figure di riferimento che si sono presi la responsabilità di questa scelta e che i ragazzi non ne hanno alcuna colpa.
Purtroppo, non dico che sia il suo caso ma può succedere che i figli si sentano in qualche modo colpevoli, vanno rassicurati.
Mi sento di consigliarle di star loro vicini, di lavorare con il suo ex compagno sull'essere una buona coppia genitoriale e valutare se vi serva un precorso di terapia familiare.
Le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Buongiorno,
per gestire le separazioni può essere utile rivolgersi ad un professionista psicologo che sia esperto nell'ambito famigliare per un accompagnamento, anche relativamente breve, al fine di tutelare i membri della famiglia.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
per gestire le separazioni può essere utile rivolgersi ad un professionista psicologo che sia esperto nell'ambito famigliare per un accompagnamento, anche relativamente breve, al fine di tutelare i membri della famiglia.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno,
gli stia accanto nei modi e nelle modalità che vi possono essere utili, gestendo l'opportuna distanza e/o l'opportuna vicinanza.
gli stia accanto nei modi e nelle modalità che vi possono essere utili, gestendo l'opportuna distanza e/o l'opportuna vicinanza.
Ciao, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Le reazioni dei tuoi figli, anche se molto diverse tra loro, sono modi comprensibili di rispondere a un cambiamento importante. Ognuno sta trovando il proprio modo e i propri tempi per elaborare ciò che sta accadendo.
In questo momento può essere sufficiente continuare a esserci, con una presenza calma e rassicurante, senza forzare le emozioni o i gesti, lasciando spazio a ciò che emerge.
Se senti il bisogno di un confronto per accompagnarli al meglio in questa fase, puoi contattarmi per un colloquio. Puoi scrivermi un messaggio, oppure prenotare direttamente tu in agenda un colloquio. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
In questo momento può essere sufficiente continuare a esserci, con una presenza calma e rassicurante, senza forzare le emozioni o i gesti, lasciando spazio a ciò che emerge.
Se senti il bisogno di un confronto per accompagnarli al meglio in questa fase, puoi contattarmi per un colloquio. Puoi scrivermi un messaggio, oppure prenotare direttamente tu in agenda un colloquio. Ti aspetto, Dott.ssa Alessandra Corti
Gentile paziente,quello che descrive è una reazione molto comprensibile e, per certi aspetti, anche fisiologica rispetto a una separazione appena comunicata. I suoi figli stanno reagendo in modo diverso perché diverso è il loro modo di elaborare il cambiamento e di proteggersi emotivamente.
Il comportamento di suo figlio maggiore, che inizialmente ha contenuto le emozioni per poi spostarsi su domande pratiche e ora ricerca il contatto fisico, può essere letto come un tentativo di ristabilire sicurezza. Quando i ragazzi faticano a esprimere a parole ciò che sentono, spesso lo fanno attraverso il corpo e la vicinanza. Il bisogno improvviso di abbracci non è una regressione, ma una richiesta silenziosa di conferma: sta verificando che il legame con lei sia ancora saldo nonostante la separazione.
La reazione di sua figlia più piccola, invece, va nella direzione opposta. Il ritiro fisico, soprattutto in una bambina solitamente affettuosa, segnala una difficoltà a tollerare il contatto in un momento in cui l’emozione è troppo intensa o confusa. Non è un rifiuto verso di voi, ma un modo per gestire un dolore che al momento non riesce a integrare. Il fatto che ne parli con un’amica indica comunque che sta cercando uno spazio dielaborazione.Nel frattempo, la cosa più importante che può fare è mantenere una presenza emotiva stabile e coerente. Offrire disponibilità senza forzare, nominare le emozioni senza pretendere risposte, rassicurare sul fatto che i sentimenti possono cambiare di giorno in giorno. È utile anche ribadire che la separazione riguarda la relazione di coppia e non il ruolo genitoriale, e che entrambi i genitori restano affidabili e presenti.
Può aiutare creare piccoli momenti di quotidianità prevedibile, senza interrogatori né pressioni, lasciando che ciascun figlio si avvicini a modo suo. Accolga gli abbracci del più grande senza commentarli troppo e rispetti i confini della più piccola, facendole sapere con semplicità che il contatto sarà sempre possibile quando lei si sentirà pronta.
Se nei prossimi mesi dovessero emergere segnali di chiusura marcata, regressioni importanti o un aumento del disagio, un supporto psicologico può aiutare a dare spazio e parole a ciò che stanno vivendo, accompagnando anche voi genitori in questo passaggio delicato.
Se lo desidera, può prenotare una visita per approfondire la situazione e ricevere indicazioni mirate su come sostenere entrambi i figli in questa fase di cambiamento.
Sono psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Il comportamento di suo figlio maggiore, che inizialmente ha contenuto le emozioni per poi spostarsi su domande pratiche e ora ricerca il contatto fisico, può essere letto come un tentativo di ristabilire sicurezza. Quando i ragazzi faticano a esprimere a parole ciò che sentono, spesso lo fanno attraverso il corpo e la vicinanza. Il bisogno improvviso di abbracci non è una regressione, ma una richiesta silenziosa di conferma: sta verificando che il legame con lei sia ancora saldo nonostante la separazione.
La reazione di sua figlia più piccola, invece, va nella direzione opposta. Il ritiro fisico, soprattutto in una bambina solitamente affettuosa, segnala una difficoltà a tollerare il contatto in un momento in cui l’emozione è troppo intensa o confusa. Non è un rifiuto verso di voi, ma un modo per gestire un dolore che al momento non riesce a integrare. Il fatto che ne parli con un’amica indica comunque che sta cercando uno spazio dielaborazione.Nel frattempo, la cosa più importante che può fare è mantenere una presenza emotiva stabile e coerente. Offrire disponibilità senza forzare, nominare le emozioni senza pretendere risposte, rassicurare sul fatto che i sentimenti possono cambiare di giorno in giorno. È utile anche ribadire che la separazione riguarda la relazione di coppia e non il ruolo genitoriale, e che entrambi i genitori restano affidabili e presenti.
Può aiutare creare piccoli momenti di quotidianità prevedibile, senza interrogatori né pressioni, lasciando che ciascun figlio si avvicini a modo suo. Accolga gli abbracci del più grande senza commentarli troppo e rispetti i confini della più piccola, facendole sapere con semplicità che il contatto sarà sempre possibile quando lei si sentirà pronta.
Se nei prossimi mesi dovessero emergere segnali di chiusura marcata, regressioni importanti o un aumento del disagio, un supporto psicologico può aiutare a dare spazio e parole a ciò che stanno vivendo, accompagnando anche voi genitori in questo passaggio delicato.
Se lo desidera, può prenotare una visita per approfondire la situazione e ricevere indicazioni mirate su come sostenere entrambi i figli in questa fase di cambiamento.
Sono psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Buongiorno, grazie aver condiviso una situazione così delicata ed emotivamente carica.
Comunicare una separazione ai figli rappresenta un momento complesso e spesso doloroso per tutta la famiglia, e il fatto che lei osservi con attenzione le loro reazioni è già un segno molto importante di attenzione e di cura nei loro confronti.
Le reazioni che descrive nei suoi figli, all’attualità, sono comprensibili e coerenti con la fase che stanno attraversando. Il dolore e lo smarrimento possono essere espressi in modi differenti, attraverso le parole, il corpo, i comportamenti o il cambiamento improvviso delle modalità di rapportarsi.
È importante ricordare che questa situazione richiede un riadattamento significativo di tutta la famiglia, che necessariamente e naturalmente comporta oscillazioni emotive più o meno intense: il percorso emotivo non è lineare e ogni cambiamento fa parte dell’elaborazione.
Nel frattempo, più che “fare qualcosa”, può essere utile continuare a offrire una presenza emotiva stabile e non intrusiva, evitando di sollecitare il contatto o il dialogo se non emergono spontaneamente. È importante accogliere le diverse reazioni senza forzarle né interpretarle, mantenendo (per quanto possibile) routine e punti di riferimento, e rendendosi disponibili all’ascolto, legittimando e validando le emozioni, in qualunque forma si manifestino.
Se dovessero emergere difficoltà persistenti o un disagio che interferisce con la quotidianità, può essere utile rivolgersi a un professionista esperto in età evolutiva o dinamiche familiari, per offrire supporto ai ragazzi e alla famiglia.
Ciò che sostiene i figli in questo periodo è il contesto emotivo che li circonda: sentirsi sicuri, accolti e stabilmente sostenuti dagli adulti permette loro di elaborare le emozioni, sperimentare vicinanza e protezione, e affrontare gradualmente il cambiamento.
Comunicare una separazione ai figli rappresenta un momento complesso e spesso doloroso per tutta la famiglia, e il fatto che lei osservi con attenzione le loro reazioni è già un segno molto importante di attenzione e di cura nei loro confronti.
Le reazioni che descrive nei suoi figli, all’attualità, sono comprensibili e coerenti con la fase che stanno attraversando. Il dolore e lo smarrimento possono essere espressi in modi differenti, attraverso le parole, il corpo, i comportamenti o il cambiamento improvviso delle modalità di rapportarsi.
È importante ricordare che questa situazione richiede un riadattamento significativo di tutta la famiglia, che necessariamente e naturalmente comporta oscillazioni emotive più o meno intense: il percorso emotivo non è lineare e ogni cambiamento fa parte dell’elaborazione.
Nel frattempo, più che “fare qualcosa”, può essere utile continuare a offrire una presenza emotiva stabile e non intrusiva, evitando di sollecitare il contatto o il dialogo se non emergono spontaneamente. È importante accogliere le diverse reazioni senza forzarle né interpretarle, mantenendo (per quanto possibile) routine e punti di riferimento, e rendendosi disponibili all’ascolto, legittimando e validando le emozioni, in qualunque forma si manifestino.
Se dovessero emergere difficoltà persistenti o un disagio che interferisce con la quotidianità, può essere utile rivolgersi a un professionista esperto in età evolutiva o dinamiche familiari, per offrire supporto ai ragazzi e alla famiglia.
Ciò che sostiene i figli in questo periodo è il contesto emotivo che li circonda: sentirsi sicuri, accolti e stabilmente sostenuti dagli adulti permette loro di elaborare le emozioni, sperimentare vicinanza e protezione, e affrontare gradualmente il cambiamento.
Buongiorno. Comprendo profondamente il momento di fragilità e di carico emotivo che sta attraversando. Comunicare una separazione è uno dei compiti più difficili per un genitore, poiché rappresenta l'annuncio della fine di un mondo per come i suoi figli lo hanno conosciuto finora. Quello che osserva nei suoi figli sono reazioni di adattamento opposte ma ugualmente fisiologiche che indicano come entrambi stiano attivamente cercando di metabolizzare la notizia.
A sedici anni, suo figlio è in piena fase di costruzione dell'identità e la notizia della separazione minaccia le sue fondamenta. Le sue domande di carattere pratico rappresentano un meccanismo di difesa chiamato intellettualizzazione. Spostando l'attenzione su dettagli come il giardino o la posizione della casa, cerca di riprendere il controllo su una realtà percepita come caotica, cercando di visualizzare il proprio futuro per sentirsi meno smarrito. L'improvviso bisogno di abbracci è invece una regressione rassicurante: in un momento di crisi, torna a cercare in lei la sua base sicura per sentire che il legame primario resta solido nonostante i cambiamenti.
Sua figlia, a dodici anni, si trova invece sulla soglia dell'adolescenza, un'età di estrema sensibilità. Il suo rifiuto del contatto fisico indica che probabilmente prova un dolore così acuto da rendere il tocco troppo stimolante a livello emotivo. È una forma di autoprotezione; il contatto, che prima era conforto, ora attiva un'emozione di perdita che non è ancora pronta a gestire. Il fatto che ne parli con un'amica è un ottimo segno di consapevolezza e indica che sta cercando di capire se stessa.
In questo mese di transizione, le suggerisco di rispettare i confini della bambina senza forzarla, rassicurandola sul fatto che lei sarà lì pronta ad accoglierla quando si sentirà pronta. Allo stesso modo, accolga la vicinanza del figlio maggiore senza sottolinearne l'anomalia, permettendogli di ricaricarsi emotivamente. È importante normalizzare l'ambivalenza dei loro sentimenti, spiegando che è normale sentirsi confusi o desiderare solitudine a momenti alterni. Se possibile, coinvolgeteli nella nuova geografia familiare portandoli a vedere la nuova casa del papà prima del trasloco per ridurre l'ansia dell'ignoto.
In questo periodo la vostra funzione è quella di contenitori emotivi. Accogliete le loro reazioni senza spaventarvi, mostrando che la famiglia si sta trasformando ma non distruggendo. State gettando le basi per la loro futura resilienza e la coerenza della vostra presenza farà il resto.
Resto a disposizione, saluti.
A sedici anni, suo figlio è in piena fase di costruzione dell'identità e la notizia della separazione minaccia le sue fondamenta. Le sue domande di carattere pratico rappresentano un meccanismo di difesa chiamato intellettualizzazione. Spostando l'attenzione su dettagli come il giardino o la posizione della casa, cerca di riprendere il controllo su una realtà percepita come caotica, cercando di visualizzare il proprio futuro per sentirsi meno smarrito. L'improvviso bisogno di abbracci è invece una regressione rassicurante: in un momento di crisi, torna a cercare in lei la sua base sicura per sentire che il legame primario resta solido nonostante i cambiamenti.
Sua figlia, a dodici anni, si trova invece sulla soglia dell'adolescenza, un'età di estrema sensibilità. Il suo rifiuto del contatto fisico indica che probabilmente prova un dolore così acuto da rendere il tocco troppo stimolante a livello emotivo. È una forma di autoprotezione; il contatto, che prima era conforto, ora attiva un'emozione di perdita che non è ancora pronta a gestire. Il fatto che ne parli con un'amica è un ottimo segno di consapevolezza e indica che sta cercando di capire se stessa.
In questo mese di transizione, le suggerisco di rispettare i confini della bambina senza forzarla, rassicurandola sul fatto che lei sarà lì pronta ad accoglierla quando si sentirà pronta. Allo stesso modo, accolga la vicinanza del figlio maggiore senza sottolinearne l'anomalia, permettendogli di ricaricarsi emotivamente. È importante normalizzare l'ambivalenza dei loro sentimenti, spiegando che è normale sentirsi confusi o desiderare solitudine a momenti alterni. Se possibile, coinvolgeteli nella nuova geografia familiare portandoli a vedere la nuova casa del papà prima del trasloco per ridurre l'ansia dell'ignoto.
In questo periodo la vostra funzione è quella di contenitori emotivi. Accogliete le loro reazioni senza spaventarvi, mostrando che la famiglia si sta trasformando ma non distruggendo. State gettando le basi per la loro futura resilienza e la coerenza della vostra presenza farà il resto.
Resto a disposizione, saluti.
Buongiorno,
quello che descrive è una reazione comprensibile e frequente nei figli adolescenti di fronte alla separazione: ognuno cerca un modo proprio di gestire il dolore e la paura di perdere qualcosa di importante.
Si ricordi che nelle separazioni, il danno maggiore non lo provoca il fatto in se della separazione, ma gli atteggiamenti, i sentimenti negativi e il senso di incomprensione e di impotenza che i bambini possono provare in una situazione a loro nuova ed incomprensibile.
Le proporrò alcune letture superficiali della cosa, che però meriterebbero di essere approfondite sensatamente nel giusto contesto per essere più affidabili.
Suo figlio di 16 anni, che in genere è più chiuso, potrebbe star cercando vicinanza fisica per rassicurarsi in maniera "pragmatica" dopo il primo "shock" nel mondo di un adolescente è un sovvertimento di uno dei due poli principali di organizzazione della sua vita, in un periodo già di forti cambiamenti;
sua figlia di 12 anni, di solito affettuosa, sembra invece avere bisogno di uno spazio protettivo e si ritrae dal contatto, pur restando consapevole di farlo. Sono entrambe reazioni normali di elaborazione, possono essere anche opposte tra fratelli.
Cosa può fare nell'immediato:
• Nomini apertamente le differenze senza forzare: "Vedo che ognuno di voi ha il suo modo di affrontare questa cosa, per me va bene così. Sono qui se vi va di parlarne o solo di stare vicini".
• Ripeta alcuni messaggi-chiave, anche più volte: "Non è colpa vostra", "Siete amati da entrambi", "Non dovete scegliere da che parte stare". Questo è fondamentale, i figli in questi casi spesso hanno paura o sono sottilmente indotti a "schierarsi", è un fortissimo stress emotivo per i ragazzi.
• Mantenga routine e regole quotidiane (scuola, sonno, attività): la stabilità aiuta moltissimo. Non deve essere vista la separazione come una "rottura" un prima ed un dopo, ma come un evoluzione del vostro rapporto di coppia e del loro rapporto figlio-genitore.
• Offra canali diversi per esprimere emozioni: attività insieme uno-a-uno, momenti informali, passeggiate, in macchina, senza contatto visivo diretto, musica, disegno.
• Eviti di coinvolgere i figli nel conflitto tra adulti o di usarli come confidenti: è il conflitto genitoriale, più che la separazione, a predire problemi emotivi maggiori.
non le posso dire però nulla di più che qualche consiglio generico, le consiglio di valutare un’ incontro di supporto più strutturato.
Le separazioni sono momenti delicati, ma che con la giusta cura possono essere vissute bene e senza nessun malessere personale e famigliare.
Spero di essere stato anche un poco, d'aiuto
Dott. Marco Scaramuzzino
quello che descrive è una reazione comprensibile e frequente nei figli adolescenti di fronte alla separazione: ognuno cerca un modo proprio di gestire il dolore e la paura di perdere qualcosa di importante.
Si ricordi che nelle separazioni, il danno maggiore non lo provoca il fatto in se della separazione, ma gli atteggiamenti, i sentimenti negativi e il senso di incomprensione e di impotenza che i bambini possono provare in una situazione a loro nuova ed incomprensibile.
Le proporrò alcune letture superficiali della cosa, che però meriterebbero di essere approfondite sensatamente nel giusto contesto per essere più affidabili.
Suo figlio di 16 anni, che in genere è più chiuso, potrebbe star cercando vicinanza fisica per rassicurarsi in maniera "pragmatica" dopo il primo "shock" nel mondo di un adolescente è un sovvertimento di uno dei due poli principali di organizzazione della sua vita, in un periodo già di forti cambiamenti;
sua figlia di 12 anni, di solito affettuosa, sembra invece avere bisogno di uno spazio protettivo e si ritrae dal contatto, pur restando consapevole di farlo. Sono entrambe reazioni normali di elaborazione, possono essere anche opposte tra fratelli.
Cosa può fare nell'immediato:
• Nomini apertamente le differenze senza forzare: "Vedo che ognuno di voi ha il suo modo di affrontare questa cosa, per me va bene così. Sono qui se vi va di parlarne o solo di stare vicini".
• Ripeta alcuni messaggi-chiave, anche più volte: "Non è colpa vostra", "Siete amati da entrambi", "Non dovete scegliere da che parte stare". Questo è fondamentale, i figli in questi casi spesso hanno paura o sono sottilmente indotti a "schierarsi", è un fortissimo stress emotivo per i ragazzi.
• Mantenga routine e regole quotidiane (scuola, sonno, attività): la stabilità aiuta moltissimo. Non deve essere vista la separazione come una "rottura" un prima ed un dopo, ma come un evoluzione del vostro rapporto di coppia e del loro rapporto figlio-genitore.
• Offra canali diversi per esprimere emozioni: attività insieme uno-a-uno, momenti informali, passeggiate, in macchina, senza contatto visivo diretto, musica, disegno.
• Eviti di coinvolgere i figli nel conflitto tra adulti o di usarli come confidenti: è il conflitto genitoriale, più che la separazione, a predire problemi emotivi maggiori.
non le posso dire però nulla di più che qualche consiglio generico, le consiglio di valutare un’ incontro di supporto più strutturato.
Le separazioni sono momenti delicati, ma che con la giusta cura possono essere vissute bene e senza nessun malessere personale e famigliare.
Spero di essere stato anche un poco, d'aiuto
Dott. Marco Scaramuzzino
Buongiorno, grazie per aver condiviso un momento così intimo e faticoso. Quello che stai osservando nei tuoi figli è la loro personalissima 'strategia di sopravvivenza' emotiva a una notizia che ha scosso le fondamenta del loro mondo.
Ecco come potresti interpretare e gestire queste reazioni:
Il figlio di 16 anni: Spesso i ragazzi di questa età, davanti a un dolore troppo grande da verbalizzare, si rifugiano nel lato pratico per riprendere il controllo. Il fatto che ora ti cerchi fisicamente è una 'regressione protettiva': sta tornando bambino per un attimo perché ha bisogno di sentire che la sua base sicura (tu) è solida e presente.
La figlia di 12 anni: Per lei il rifiuto fisico è una forma di protezione. Probabilmente associa il contatto fisico al dolore della notizia o ha paura che, lasciandosi andare all'affetto, possa crollare emotivamente. Il fatto che ne parli con l'amica è un ottimo segno: significa che sta elaborando.
Un punto fondamentale: il senso di colpa. C'è un aspetto silenzioso che spesso accompagna i figli in queste fasi: il senso di colpa. Anche se razionalmente sanno di non aver fatto nulla, i ragazzi tendono a sentirsi responsabili della felicità dei genitori o pensano di essere stati, con i loro comportamenti, la 'goccia che ha fatto traboccare il vaso'.
Cosa puoi fare nel frattempo?
Rassicurarli esplicitamente: È vitale dire loro chiaramente: 'Questa decisione riguarda solo me e papà, voi non c’entrate nulla e non avreste potuto fare nulla per evitarlo'. Devono sentirsi liberi da questo peso per poter vivere il loro dolore senza responsabilità.
Normalizzare: Di' loro che ogni emozione è giusta. 'Va bene essere arrabbiati, va bene essere tristi'.
Rispetta i confini: Non forzare la piccola, ma falle sentire che ci sei (un biglietto, un messaggio). Con il grande, accogli i suoi abbracci senza commentarli troppo.
Stai già facendo la cosa più importante: restare in ascolto ed essere presente. È un lutto, come hai detto tu, e ha bisogno di tempo per essere elaborato. Un forte abbraccio.
Ecco come potresti interpretare e gestire queste reazioni:
Il figlio di 16 anni: Spesso i ragazzi di questa età, davanti a un dolore troppo grande da verbalizzare, si rifugiano nel lato pratico per riprendere il controllo. Il fatto che ora ti cerchi fisicamente è una 'regressione protettiva': sta tornando bambino per un attimo perché ha bisogno di sentire che la sua base sicura (tu) è solida e presente.
La figlia di 12 anni: Per lei il rifiuto fisico è una forma di protezione. Probabilmente associa il contatto fisico al dolore della notizia o ha paura che, lasciandosi andare all'affetto, possa crollare emotivamente. Il fatto che ne parli con l'amica è un ottimo segno: significa che sta elaborando.
Un punto fondamentale: il senso di colpa. C'è un aspetto silenzioso che spesso accompagna i figli in queste fasi: il senso di colpa. Anche se razionalmente sanno di non aver fatto nulla, i ragazzi tendono a sentirsi responsabili della felicità dei genitori o pensano di essere stati, con i loro comportamenti, la 'goccia che ha fatto traboccare il vaso'.
Cosa puoi fare nel frattempo?
Rassicurarli esplicitamente: È vitale dire loro chiaramente: 'Questa decisione riguarda solo me e papà, voi non c’entrate nulla e non avreste potuto fare nulla per evitarlo'. Devono sentirsi liberi da questo peso per poter vivere il loro dolore senza responsabilità.
Normalizzare: Di' loro che ogni emozione è giusta. 'Va bene essere arrabbiati, va bene essere tristi'.
Rispetta i confini: Non forzare la piccola, ma falle sentire che ci sei (un biglietto, un messaggio). Con il grande, accogli i suoi abbracci senza commentarli troppo.
Stai già facendo la cosa più importante: restare in ascolto ed essere presente. È un lutto, come hai detto tu, e ha bisogno di tempo per essere elaborato. Un forte abbraccio.
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione. Si tratta di momenti molto delicati ed il fatto che si stia domandando cosa possa fare per rendere meno doloroso questo momento è un gesto di grande cura.
Purtroppo però questi momenti richiedono anche di sentirlo questo dolore e le risposte che sta vedendo nei suoi figli sono un modo di manifestarlo: il grande cerca più vicinanza e contatto mentre la piccola sembra avere bisogno di proteggersi.
La cosa più importante che potete fare entrambi come genitori è restare disponibili senza forzare. Accogliere gli abbracci del grande senza interpretarli o commentarli troppo, e rispettare il bisogno di distanza della piccola, facendole sapere a parole che il contatto tornerà quando si sentirà pronta.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Purtroppo però questi momenti richiedono anche di sentirlo questo dolore e le risposte che sta vedendo nei suoi figli sono un modo di manifestarlo: il grande cerca più vicinanza e contatto mentre la piccola sembra avere bisogno di proteggersi.
La cosa più importante che potete fare entrambi come genitori è restare disponibili senza forzare. Accogliere gli abbracci del grande senza interpretarli o commentarli troppo, e rispettare il bisogno di distanza della piccola, facendole sapere a parole che il contatto tornerà quando si sentirà pronta.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Salve,
è centrale che si mantenga una coerenza nell'educazione e nelle comunicazioni da genitori a figli e che si dia loro la percezione di continuità e stabilità, da ora sino al momento in cui si concretizzerà la separazione (anche fisica). Per il resto, è importante rispettare i loro tempi e rimandare loro allo stesso tempo che si è disponibili e presenti emotivamente ad affrontare delle richieste e le varie curiosità (che verranno!) sulla separazione, con onestà e sensibilità, come a dire: "se sentirete il bisogno di domandare ed esprimere le vostre emozioni, ci siamo". E' importante dunque che percepiscano che si mantenga un rapporto con i genitori protettivo e sano, stabile.
Un saluto
è centrale che si mantenga una coerenza nell'educazione e nelle comunicazioni da genitori a figli e che si dia loro la percezione di continuità e stabilità, da ora sino al momento in cui si concretizzerà la separazione (anche fisica). Per il resto, è importante rispettare i loro tempi e rimandare loro allo stesso tempo che si è disponibili e presenti emotivamente ad affrontare delle richieste e le varie curiosità (che verranno!) sulla separazione, con onestà e sensibilità, come a dire: "se sentirete il bisogno di domandare ed esprimere le vostre emozioni, ci siamo". E' importante dunque che percepiscano che si mantenga un rapporto con i genitori protettivo e sano, stabile.
Un saluto
Salve, è vero che ci vorrà un po' di tempo, però può cercare di mostrarsi disponibile al dialogo con sua figlia, cercando di provare a dirle che la vede più scontrosa, provando a chiederle se questo comportamento sia dovuto alla notizia della separazione e se per caso questo la faccia arrabbiare, mostrando così che si accorge e si interessa al suo stato d'animo e che avrebbe voglia di parlarne
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una fase così delicata della vostra vita familiare. Da ciò che descrive emerge con molta chiarezza quanto lei sia attenta e sintonizzata sui vissuti dei suoi figli, e questo è già un fattore di protezione fondamentale.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, la separazione non è solo un evento di coppia ma un vero e proprio riassetto del sistema familiare: ogni membro cerca nuovi equilibri, spesso attraverso linguaggi emotivi diversi, soprattutto in età evolutiva.
Quello che osserva nei suoi figli non è solo “normale”, ma coerente e significativo.
Suo figlio adolescente, che fatica a esprimere a parole ciò che sente, sta probabilmente utilizzando il corpo e la vicinanza come canale comunicativo. Le domande pratiche sono un modo per recuperare controllo in una situazione imprevedibile, mentre la ricerca improvvisa di contatto fisico segnala un bisogno di sicurezza e continuità: lei rappresenta, in questo momento, la sua base stabile. Non è una regressione patologica, ma una richiesta silenziosa di contenimento.
Sua figlia più piccola, al contrario, sembra reagire con una sorta di “blocco del contatto”. Nei bambini e preadolescenti la separazione può attivare emozioni intense e ambivalenti (tristezza, rabbia, senso di tradimento, paura di perdere l’amore dei genitori). Il ritiro fisico può essere un modo per difendersi da un dolore che al momento non riesce a tollerare, oppure per “congelare” emozioni troppo forti. Il fatto che ne parli con un’amica indica che il vissuto c’è ed è consapevole, anche se non ancora condivisibile in famiglia.
Cosa può fare ora (e cosa è già utile che stia facendo)
• Restare disponibile senza forzare: accolga gli abbracci di suo figlio e, con sua figlia, rispetti il rifiuto del contatto senza interpretarlo come rifiuto affettivo. Può dirle, con delicatezza:
“Ho notato che in questo periodo fai più fatica a farti toccare. Va bene così. Io sono qui, quando e come vorrai.”
• Dare parole alle emozioni senza pretenderle: non chieda “come ti senti?” in modo diretto, ma offra ipotesi emotive che possano essere accettate o rifiutate:
“Immagino che tutto questo possa confondere, far arrabbiare o far sentire tristi… ognuno ha i suoi tempi.”
• Rassicurare sulla tenuta del sistema genitoriale: è fondamentale che entrambi i figli percepiscano che, pur cambiando la coppia, la funzione genitoriale resta solida e cooperante. I fatti (coerenza, routine, accordi chiari) parlano più delle parole.
• Mantenere le routine: la prevedibilità quotidiana è un potente regolatore emotivo, soprattutto in fasi di transizione.
• Legittimare reazioni diverse: può essere utile dire esplicitamente che non esiste un modo “giusto” di reagire, e che fratello e sorella possono sentire e mostrare cose diverse.
Quando considerare un supporto in più
Se nelle prossime settimane uno dei due dovesse irrigidirsi ulteriormente (chiusura totale, isolamento, sintomi somatici, forte calo scolastico, esplosioni emotive), un percorso di consulenza familiare o di sostegno alla genitorialità potrebbe aiutare a dare spazio e senso ai vissuti, senza patologizzarli.
In conclusione: i suoi figli stanno parlando, anche se con linguaggi differenti. Lei li sta ascoltando. Continui a essere una presenza affettivamente stabile, emotivamente affidabile e rispettosa dei loro tempi. Questo, nel processo di elaborazione del “lutto della separazione”, è l’intervento più terapeutico che possa offrire.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno. Credo che mostrarsi presenti e disponibili emotivamente lasciando la libertà ai suoi figli di eventualmente parlarne e/o di esprimere di che cosa hanno bisogno, è la cura migliore che possa riservargli. Il messaggio è "noi genitori ci siamo nel mentre elaborate, quando e come ne avrete bisogno. Con noi se ne può parlare, e ricevere accoglienza ed ascolto". Oltre a proporre delle finestre di dialogo e libertà, non resta che osservare e rimanere vicino in un modo da loro accettato.
Rimango a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott.ssa Martina Orzi
Rimango a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott.ssa Martina Orzi
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Le reazioni dei suoi figli, seppur molto diverse tra loro, sono entrambe comprensibili e coerenti con il momento che stanno attraversando. Suo figlio maggiore, che fatica a esprimere le emozioni a parole, sembra aver inizialmente canalizzato l’impatto della notizia su aspetti pratici, per poi manifestare ora il bisogno di maggiore vicinanza fisica. Questo può rappresentare una modalità per cercare sicurezza e contenimento emotivo, soprattutto in una fase in cui le certezze/dinamiche familiari stanno cambiando. Sua figlia più piccola, al contrario, sembra reagire con un ritiro fisico: il rifiuto del contatto può essere un modo per difendersi da emozioni intense e difficili da gestire, come tristezza, rabbia o paura. Il fatto che ne abbia parlato con un’amica indica comunque una capacità di riconoscere ciò che sta vivendo, anche se non riesce ancora a esprimerlo direttamente con voi. È vero che è presto e che entrambi hanno bisogno di tempo per elaborare questo cambiamento, ma nel frattempo ciò che può fare è continuare a offrire loro presenza stabile, disponibilità e coerenza. Lasciarli liberi di esprimersi (o di non farlo), rassicurarli sul fatto che le loro reazioni sono legittime e che l’amore e la cura da parte di entrambi i genitori restano invariati è già un intervento molto importante. Evitare forzature, soprattutto sul piano del contatto fisico, e mantenere spazi di ascolto aperti può aiutarli a sentirsi rispettati e al sicuro. Se nel tempo dovessero emergere segnali di sofferenza persistente o dovessero presentarsi marcati cambiamenti nel loro comportamento, un confronto con uno psicologo potrebbe essere un valido supporto, sia per loro che per voi come genitori, per gestire al meglio questa fase di transizione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Pesce.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Pesce.
Buongiorno,
la reazione dei vostri figli alla separazione è assolutamente normale e può manifestarsi in modi molto diversi da un ragazzo all’altro. Il vostro figlio maggiore, pur essendo riservato, sta cercando sostegno e vicinanza attraverso l’affetto fisico, che può essere un suo modo di elaborare il cambiamento e sentirsi sicuro. La vostra figlia più piccola, invece, manifesta un rifiuto del contatto fisico, che può indicare disagio, paura o confusione emotiva.
In questa fase è importante:
Rispettare i tempi di ciascuno, senza forzare né l’attaccamento né il distacco.
Offrire spazi sicuri dove possano esprimere emozioni in modi diversi: parole, disegno, attività, sport.
Comunicare apertura e disponibilità, rassicurandoli che possono parlare o stare vicini quando ne sentono bisogno.
Mantenere routine e coerenza il più possibile, perché la stabilità aiuta a ridurre ansia e confusione.
Osservare segnali di disagio persistente, come isolamento, calo del rendimento scolastico, difficoltà di sonno o sintomi fisici legati allo stress.
Ogni bambino elabora le separazioni in maniera unica, e anche comportamenti opposti tra fratelli sono comuni. Per questo è sempre utile approfondire la situazione con uno specialista, che possa supportarvi nell’aiutarli a gestire le emozioni e mantenere un equilibrio familiare positivo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la reazione dei vostri figli alla separazione è assolutamente normale e può manifestarsi in modi molto diversi da un ragazzo all’altro. Il vostro figlio maggiore, pur essendo riservato, sta cercando sostegno e vicinanza attraverso l’affetto fisico, che può essere un suo modo di elaborare il cambiamento e sentirsi sicuro. La vostra figlia più piccola, invece, manifesta un rifiuto del contatto fisico, che può indicare disagio, paura o confusione emotiva.
In questa fase è importante:
Rispettare i tempi di ciascuno, senza forzare né l’attaccamento né il distacco.
Offrire spazi sicuri dove possano esprimere emozioni in modi diversi: parole, disegno, attività, sport.
Comunicare apertura e disponibilità, rassicurandoli che possono parlare o stare vicini quando ne sentono bisogno.
Mantenere routine e coerenza il più possibile, perché la stabilità aiuta a ridurre ansia e confusione.
Osservare segnali di disagio persistente, come isolamento, calo del rendimento scolastico, difficoltà di sonno o sintomi fisici legati allo stress.
Ogni bambino elabora le separazioni in maniera unica, e anche comportamenti opposti tra fratelli sono comuni. Per questo è sempre utile approfondire la situazione con uno specialista, che possa supportarvi nell’aiutarli a gestire le emozioni e mantenere un equilibrio familiare positivo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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