Gentili dottori, vorrei chiedervi un parere un argomento. Per quasi tutta la vita sono stata single

Gentili dottori, vorrei chiedervi un parere un argomento. Per quasi tutta la vita sono stata single, se non fosse stato per brevi e sporadiche relazioni durate rispettivamente dai 20 ai 23 anni, 2 un anno e unq frequentazione di 8 mesi. Per il resto ho incontrato solo gente che voleva divertirsi. Vado per I 38 anni e dopo anni trascorsi a provare a costruire un equilibrio senro che bene o male ce l'ho fatta. Sono fiera della persona che sono oggi. Ma da circa 5 anni nonostante mi metta in gioco non vado mai oltre i 2 appuntamenti. Questa situazione sta minando il mio amor proprio e soprattutto non voglio accontentarmi di qualche briciolo di attenzione, cerco ben altro. Ho voglia di conoscere una persona risolta e che abbia voglia di conoscermi, cosa che deve ovviamente essere da ambo le parti. Sono una che fa anche ik primo passo ma la maggior parte delle volte sono stata rifiutata o sembravano non capire il mio interesse. Detto ciò, ad oggi sto maturando la decisione di farla finita e accettare una vita di singletudine. Sono troppo stanca di collezionare appuntamenti che non portano da nessuna parte e che farebbero perdere la voglia anche ad un santo! Vorrei solo capire come si comincia a rassegnarsi e se davvero sia possibile. Grazie a chi vorrà rispondere. Cordiali saluti

71 risposte


Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Nelle sue parole si percepisce un grado di sofferenza piuttosto elevato e, soprattutto, la sensazione di essere arrivata a un punto di forte stanchezza e scoraggiamento rispetto alle relazioni. Non credo però che le alternative debbano necessariamente essere “rassegnarsi a vivere da sola” oppure “accontentarsi” di qualcuno che non risponde a ciò che cerca. Forse, prima di arrivare a questa conclusione, potrebbe essere utile fermarsi e approfondire in psicoterapia alcuni aspetti del suo modo di vivere le relazioni e gli incontri: che cosa accade nei primi appuntamenti, quali aspettative porta con sé, come interpreta i rifiuti e che cosa succede quando percepisce che l'altra persona non è interessata. Il fatto che da diversi anni gli incontri si interrompano molto presto non permette, da solo, di capire quale sia la ragione, ma potrebbe esserci qualche modalità di funzionamento, qualche aspettativa o dinamica relazionale che non la sta aiutando e sulla quale potrebbe essere possibile lavorare. Questo non significa che ci sia “qualcosa che non va” in lei, né che debba cambiare per essere accettata, ma piuttosto comprendere meglio ciò che accade per poter vivere questa parte della sua vita con meno sofferenza. Rimango disponibile se desidera approfondire ulteriormente la situazione.

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Buon pomeriggio, da quello che racconta, più che una difficoltà ad accettare l'essere single, sembra esserci soprattutto una grande stanchezza. Dopo anni di tentativi, rifiuti e frequentazioni che non hanno portato alla relazione che desiderava, è comprensibile arrivare a pensare: “forse è meglio smettere di cercare”. E credo sia importante distinguere due cose: scegliere di non cercare più attivamente una relazione e rassegnarsi all'idea che nessuno potrà mai sceglierla. La prima può essere una decisione assolutamente legittima e persino liberatoria; la seconda è una conclusione sul futuro che, con le informazioni che abbiamo oggi, non può essere conosciuta. Non c'è nulla di sbagliato nel desiderare una relazione nella quale ci siano interesse reciproco, presenza e volontà di costruire. Allo stesso tempo, il fatto che negli ultimi anni gli incontri non siano andati oltre i primi appuntamenti non costituisce una misura del suo valore personale. Il dating espone continuamente a incompatibilità, tempi diversi, aspettative diverse e rifiuti, e dopo molti tentativi è facile trasformare questi episodi in un giudizio su se stessi. Forse, quindi, non deve imparare a “rassegnarsi”. Potrebbe piuttosto smettere di considerare la propria vita come sospesa in attesa di una relazione. Lei dice di essere fiera della persona che è diventata e di aver costruito un equilibrio: questo non dovrebbe diventare meno importante perché oggi manca un partner. Può concedersi una pausa dagli appuntamenti senza promettere a se stessa che sarà per sempre. Può smettere di cercare, dedicarsi alle sue relazioni, ai suoi interessi e ai progetti che desidera, e contemporaneamente non chiudere necessariamente la porta qualora, in futuro, incontrasse qualcuno che le interessi. Dice anche che questa situazione sta minando il suo amor proprio. Il rischio maggiore non è rimanere single, ma arrivare a pensare che essere scelta da qualcuno sia la prova del proprio valore. Una relazione può essere una parte importante e desiderabile della vita, ma non può diventare il certificato che dimostra di essere abbastanza interessante o meritevole. Se invece sente che la stanchezza sta diventando convinzione di essere “destinata” alla solitudine, o che i rifiuti stanno modificando profondamente il modo in cui guarda a se stessa, potrebbe essere utile affrontare meglio questo aspetto. Non per imparare a trovare un partner, ma per fare in modo che le esperienze sentimentali non finiscano per determinare la sua autostima. Cordialmente


Buongiorno, dopo anni in cui ha provato a mettersi in gioco senza riuscire a costruire una relazione, è comprensibile sentirsi stanca e arrivare a pensare di voler smettere di cercare. Forse, però, più che chiedersi come “rassegnarsi” a una vita da single, potrebbe concedersi di non dover prendere una decisione definitiva. Può scegliere di fermarsi per un periodo, lasciare che la ricerca di una relazione non sia più una priorità e vedere come si sente in questa nuova dimensione. Essere single non significa necessariamente rinunciare al desiderio di una relazione: può significare, almeno per un certo periodo, smettere di inseguirla e concentrarsi sulla vita che ha costruito e che dice di apprezzare. E, se in futuro incontrerà qualcuno con cui desidererà mettersi nuovamente in gioco, potrà scegliere di farlo allora. Forse, quindi, non si tratta tanto di imparare a “rassegnarsi”, quanto di trovare un modo per stare nella propria situazione attuale senza viverla come una condanna definitiva. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Elena Dati


Gentile Signora, nelle sue parole sento soprattutto molta stanchezza: quella di chi si è messa in gioco, ha provato a conoscere persone, ha fatto anche il primo passo e si è trovata spesso davanti a porte che non si sono aperte. È comprensibile che, dopo diverse esperienze di questo tipo, possa emergere il desiderio di smettere di cercare. Vorrei però invitarla a non trasformare la stanchezza di questo momento in una sentenza sul suo futuro. Essere single può certamente essere una condizione piena e soddisfacente, ma è diverso dal "rassegnarsi" a esserlo per sempre. Non è necessario decidere oggi come sarà la sua vita sentimentale negli anni a venire. Mi sembra inoltre importante ciò che scrive: non vuole accontentarsi di "briciole di attenzione", ma desidera una relazione basata sulla reciprocità. Questo non significa pretendere troppo. Significa riconoscere ciò di cui ha bisogno e avere il diritto di scegliere relazioni nelle quali interesse, disponibilità e desiderio di conoscersi siano presenti da entrambe le parti. Forse, in questo momento, potrebbe essere utile concedersi una pausa dalla ricerca, non come rinuncia, ma come possibilità di recuperare energie e di tornare a vivere eventuali incontri senza sentirli come l'ennesima verifica del proprio valore. E soprattutto, cerchi di non leggere i rifiuti o le conoscenze finite dopo pochi incontri come una misura della sua amabilità o della sua capacità di essere scelta. Una persona che non ricambia il nostro interesse ci sta dicendo qualcosa sulla reciprocità di quella specifica relazione, non sul nostro valore. A volte il lavoro più importante non è imparare a "rassegnarsi" alla solitudine, ma costruire una vita nella quale non ci si senta incompleti in sua assenza. Da quella posizione, anche l'incontro con l'altro può diventare una scelta e non una necessità. Un caro saluto.


Buonasera. Senza sapere informazioni precise su tutte queste situazioni è difficile poterla aiutare. Le consiglio un percorso individuale per aiutarla a capire in che modo poter raggiungere al meglio i suoi obiettivi e poter di conseguenza avere una vita felice


Gentile Utente, la stanchezza che descrive ha un nome preciso: dating fatigue (affaticamento da appuntamenti). È una reazione fisiologica e naturale quando si investe energia emotiva in incontri che si rivelano ripetutamente superficiali o inconcludenti. Rispondo direttamente alla sua domanda: non credo esista un modo per "rassegnarsi" forzatamente, né che sia utile tentare di farlo. La rassegnazione implica una sconfitta e la soppressione di un bisogno di condivisione sano e legittimo. Quello che può fare, invece, è sospendere la ricerca attiva. Lei ha costruito con dedizione un equilibrio personale di cui è giustamente fiera. Il rischio attuale è permettere che le dinamiche disfunzionali e liquide degli appuntamenti odierni (spesso popolati da persone emotivamente indisponibili o confuse) intacchino il suo amor proprio. I rifiuti o i distacchi immotivati dopo due appuntamenti parlano quasi sempre dei limiti dell'altro, non del suo valore. Smettere di accanirsi nella ricerca non significa condannarsi alla solitudine, ma scegliere di proteggere le proprie energie. Si dia il permesso di mettere in pausa gli sforzi e le aspettative, per godersi semplicemente la persona risolta che è diventata. Se dovesse sentire che questa fase di stallo pesa troppo sulla sua autostima, uno spazio di consulenza psicologica potrebbe aiutarla a consolidare il suo benessere e a processare questa frustrazione senza doversi "rassegnare" a nulla.

Dott.ssa Lara Zinzilli

Dott.ssa Lara Zinzilli

psicologo

Cisterna di Latina

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Quello che descrive sembra soprattutto una grande stanchezza emotiva dopo molti tentativi che non hanno portato al tipo di relazione che desidera. È comprensibile che, dopo diversi rifiuti o frequentazioni brevi, inizi a pensare che forse sia meglio smettere del tutto. Però “rassegnarsi” non è necessariamente l’unica strada. Il rischio è che ogni incontro che non funziona venga letto come una conferma del proprio scarso valore personale, quando in realtà compatibilità, tempi, desideri e disponibilità reciproca non dipendono solo da quanto una persona sia interessante o “abbastanza”. Credo possa essere utile lavorare proprio su questo punto: riuscire a proteggere il proprio amor proprio senza trasformare il desiderio di una relazione in una misura del proprio valore. Un supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio i pattern che si ripetono nelle sue frequentazioni, il peso che attribuisce ai rifiuti e il modo in cui oggi sta vivendo questa fase, senza spingerla né a “cercare a tutti i costi” né a rinunciare per disperazione. Se vuole approfondire, può contattarmi per una consulenza online o in presenza e consultare la mia agenda per le disponibilità. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buonasera, è comprensibile che dopo tanti tentativi possa sentirsi stanca e scoraggiata. Ma accettare la propria vita da single è diverso dal “rassegnarsi” all’idea che non incontrerà mai la persona giusta. Il fatto che diverse frequentazioni non siano andate avanti non dice nulla sul suo valore. Non deve accontentarsi, ma neppure trasformare ogni rifiuto in una conferma di non essere abbastanza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ritrovare fiducia e a vivere la ricerca di una relazione senza che questa condizioni la sua autostima.

Dott.ssa Chiara Parodi

Dott.ssa Chiara Parodi

psicologo

Montechiarugolo

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Salve, mi chiedo: quali sono i suoi reali desideri? Come si immagina nella sua vita ideale?


Buongiorno, dal suo racconto emerge una stanchezza comprensibile, soprattutto perché non sembra nascere dalla difficoltà di stare da sola, ma dalla delusione di essersi messa in gioco ripetutamente senza riuscire a costruire il tipo di relazione che desidera. C’è una distinzione importante nelle sue parole: da una parte racconta di aver raggiunto un equilibrio personale e di essere fiera della donna che è diventata, dall’altra sente che le esperienze sentimentali degli ultimi anni stanno iniziando a compromettere proprio quella considerazione positiva di sé che ha costruito con fatica. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, sarebbe utile soffermarsi sul significato che questi incontri hanno progressivamente assunto. Quando una conoscenza si interrompe dopo uno o due appuntamenti, è comprensibile provare delusione. Tuttavia, se queste esperienze si ripetono, potrebbe iniziare ad attivarsi un pensiero più generale: “Non riesco mai a essere scelta”, “forse c’è qualcosa in me che non va”, oppure “se in tutti questi anni non è successo, probabilmente non succederà più”. Il rischio è che una serie di esperienze sentimentali insoddisfacenti venga trasformata in una valutazione del proprio valore personale e, successivamente, in una previsione definitiva sul futuro. Ma il fatto che alcune persone non abbiano desiderato proseguire una conoscenza non dimostra che lei non sia sufficientemente interessante, desiderabile o adatta a una relazione. La reciprocità sentimentale dipende da numerosi elementi, molti dei quali non riguardano il valore individuale di nessuno dei due. Mi sembra importante anche il fatto che non desideri accontentarsi di attenzioni occasionali. Cercare una relazione nella quale ci siano interesse reciproco, disponibilità e progettualità è un bisogno legittimo. Non dovrebbe necessariamente ridimensionarlo soltanto perché finora ha incontrato persone che desideravano qualcosa di diverso. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile comprendere se, dopo tante delusioni, ogni nuova conoscenza sia diventata emotivamente più impegnativa di quanto fosse in passato. Per esempio, potrebbe accadere che durante un appuntamento una parte della sua attenzione sia rivolta non soltanto a conoscere l’altra persona, ma anche a capire se finalmente questa volta andrà diversamente. Quando si accumulano esperienze negative, infatti, può diventare difficile vivere un incontro per quello che è. Ogni persona nuova rischia di rappresentare contemporaneamente una possibilità e il timore di un’ennesima delusione. Questo non significa che lei stia sbagliando qualcosa, ma che la stanchezza accumulata potrebbe meritare attenzione prima di affrontare altre esperienze. Rispetto alla sua domanda su come rassegnarsi, distinguerei due possibilità. Una cosa è scegliere consapevolmente di non cercare una relazione in questo momento, perché sente il bisogno di recuperare serenità e dedicare le proprie energie ad altri aspetti della vita. Un’altra è convincersi di dover rinunciare definitivamente all’amore perché interpreta le esperienze precedenti come la dimostrazione che non potrà mai avere ciò che desidera. La prima può essere una scelta di cura verso se stessa. La seconda rischia di nascere soprattutto dalla delusione e dalla necessità di proteggersi dalla possibilità di soffrire ancora. Non è necessario decidere oggi che rimarrà single per sempre. Potrebbe semplicemente concedersi di interrompere per un periodo la ricerca attiva, senza trasformare questa pausa in una sentenza sul resto della sua vita. Essere single, del resto, non significa necessariamente essere rassegnati. Si può costruire una vita ricca di relazioni, interessi, affetti e soddisfazioni anche senza un compagno, conservando contemporaneamente il desiderio di incontrare qualcuno. Le due cose non si escludono. Potrebbe essere utile anche osservare, con curiosità e senza colpevolizzarsi, se nelle conoscenze degli ultimi anni emergano elementi ricorrenti. Per esempio, quali persone attirano maggiormente il suo interesse? In quali contesti le incontra? Quanto presto emergono eventuali differenze nelle aspettative? Le capita di investire emotivamente in persone che comunicano fin dall’inizio una disponibilità limitata oppure le conoscenze si interrompono per motivi molto diversi tra loro? Comprendere questi aspetti non significa cercare a tutti i costi un suo errore, ma distinguere ciò che può eventualmente modificare da ciò che non dipende da lei. Proprio perché racconta che questa situazione sta iniziando a minare il suo amor proprio, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Un lavoro di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere quali schemi si attivino davanti al rifiuto, quanto il desiderio di essere scelta influenzi la percezione di sé e come proteggere il proprio equilibrio senza dover necessariamente rinunciare a una parte importante dei suoi desideri. L’obiettivo non sarebbe convincerla a continuare a cercare un partner, né persuaderla che incontrerà certamente la persona giusta. Sarebbe permetterle di scegliere come vivere questa fase della sua vita senza che siano soltanto la stanchezza e le delusioni accumulate a decidere per lei. Forse, più che chiedersi come imparare a rassegnarsi, potrebbe iniziare a chiedersi come tornare a vivere serenamente la propria vita, lasciando che una relazione sentimentale rappresenti una possibilità desiderata, ma non la condizione necessaria per sentirsi pienamente soddisfatta di se stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, dopo anni di tentativi e di incontri che non hanno avuto il seguito desiderato, la stanchezza che descrive è comprensibile, soprattutto quando queste esperienze iniziano a incidere sulla considerazione di sé. Alla sua domanda, credo sia importante distinguere la rassegnazione dall’accettazione. È certamente possibile costruire una vita piena e soddisfacente anche senza una relazione di coppia; questo, però, non richiede di rinunciare al desiderio di incontrare qualcuno. Accettare il presente significa poter riconoscere ciò che oggi c’è, senza trasformarlo necessariamente in una previsione definitiva sul proprio futuro. Il punto che mi sembra più importante nelle sue parole è che questa situazione stia iniziando a minare il suo amor proprio. È proprio questo vissuto che potrebbe meritare uno spazio di approfondimento, eventualmente anche all’interno di un percorso psicologico. Un cordiale saluto.


Buongiorno, credo che un percorso di psicoterapia per riflettere sul suo modo d'intendere quel che riguarda una relazione affettiva possa giovare. Un saluto cordiale dott.ssa Marzia Sellini


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto sia importante per lei costruire una relazione autentica e reciproca, e allo stesso tempo quanto gli anni di esperienze deludenti stiano iniziando a pesare sulla sua fiducia e sul modo in cui guarda a se stessa. È comprensibile essere stanchi quando si investe tempo ed energia nel conoscere qualcuno/a e ci si ritrova spesso davanti a rifiuti, disinteresse o frequentazioni che non evolvono. Il desiderio di non accontentarsi di “briciole di attenzione” è però diverso dal dover rinunciare a una parte importante di sé o dal concludere che il fatto di essere single definisca il proprio valore. Il percorso psicologico possiamo lavorare proprio su questi aspetti: sui messaggi e sulle convinzioni che abbiamo costruito nel corso della nostra storia, sul modo in cui ci relazioniamo agli altri e su come possiamo mantenere il desiderio di una relazione senza sentirne la mancanza come una misura del nostro valore. Non è necessario decidere oggi se rinunciare definitivamente alla possibilità di una relazione. Può essere più utile concedersi uno spazio per comprendere che cosa desidera davvero, quali dinamiche si sono ripetute nelle esperienze passate e come proteggere il proprio amor proprio continuando, eventualmente, a vivere gli incontri senza che ogni rifiuto diventi un giudizio su di sé. Se sente che questa situazione sta iniziando a incidere profondamente sulla sua autostima e sul suo benessere, può contattarmi premendo il tasto “Messaggio” sul mio profilo. Possiamo approfondire insieme ciò che sta vivendo e capire quali possono essere gli obiettivi più utili per lei. Un caro saluto, Dott.ssa Natacha Charlotte Dudit


È comprensibile che dopo tanti incontri deludenti sia arrivata a sentirsi stanca e a chiedersi se valga ancora la pena esporsi. Tuttavia, scegliere di non accontentarsi è diverso dal “rassegnarsi” alla solitudine: può significare concedersi una pausa dal bisogno di trovare qualcuno e recuperare uno sguardo meno severo su di sé. Sarebbe interessante esplorare quanto i rifiuti ricevuti abbiano iniziato a incidere sul suo senso di valore personale, trasformando un’esperienza relazionale in una definizione di sé. La possibilità di costruire una relazione non può essere garantita, ma nemmeno il suo futuro può essere definito dalle esperienze avute finora. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere questo vissuto e a ritrovare libertà nella scelta, senza sentirsi costretta né ad accontentarsi né a rinunciare.


Salve, la ringrazio per aver raccontato con tanta chiarezza la sua esperienza. Nelle sue parole non leggo soltanto la fatica di non aver trovato una relazione stabile, ma anche il peso che, dopo diversi anni di tentativi, questa situazione sta iniziando ad avere sulla sua autostima e sul modo in cui guarda al proprio futuro affettivo. Credo però che sia importante distinguere due aspetti. Da una parte c'è il suo legittimo desiderio di incontrare una persona con cui costruire una relazione autentica, reciproca e sufficientemente matura; dall'altra c'è la conclusione che, visto ciò che è accaduto finora, questa possibilità non sia destinata a realizzarsi. La seconda non è necessariamente una conseguenza della prima. Il fatto che negli ultimi anni gli incontri non siano andati oltre le prime frequentazioni può essere molto frustrante, ma non costituisce di per sé una previsione di ciò che accadrà in futuro. Mi sembra inoltre significativo che lei dica di essere fiera della persona che è diventata e di aver costruito, dopo anni di lavoro su di sé, un equilibrio che oggi sente maggiormente suo. Questo è un elemento importante da non perdere di vista proprio nel momento in cui le esperienze sentimentali stanno mettendo alla prova il suo amor proprio. Il valore personale non dovrebbe diventare dipendente dall'esito degli appuntamenti o dalla disponibilità che qualcun altro dimostra nei suoi confronti. Anche il desiderio di non accontentarsi di “briciole di attenzione” mi sembra comprensibile. Una relazione non dovrebbe essere costruita sulla continua ricerca di conferme o sull'accettazione di una presenza intermittente pur di non rimanere soli. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile esplorare insieme che cosa significhi concretamente per lei una persona “risolta”, quali caratteristiche siano davvero indispensabili e quali, invece, possano lasciare spazio alla conoscenza reciproca senza aspettative eccessivamente rigide già nelle prime fasi. Per quanto riguarda l'idea di “rassegnarsi” alla singletudine, forse potrebbe essere più utile non viverla come una resa definitiva. Si può arrivare a stare bene anche senza avere una relazione in un determinato momento della propria vita, continuando però a considerare possibile l'incontro con qualcuno. Accettare il presente non significa necessariamente rinunciare al futuro. Significa, piuttosto, smettere di affidare il proprio senso di valore e di serenità alla possibilità che una relazione arrivi entro un certo tempo. Prima di prendere una decisione definitiva dettata soprattutto dalla stanchezza, potrebbe quindi essere utile fermarsi e comprendere che cosa questi anni di esperienze abbiano prodotto in lei: quali aspettative si sono create, come vive il rifiuto, che cosa accade emotivamente dopo i primi appuntamenti e se ci sono modalità relazionali che tende a ripetere senza rendersene conto. Non per cercare “che cosa c'è che non va in lei”, ma per comprendere meglio il modo in cui costruisce e seleziona le relazioni. Il fatto che oggi sia stanca è comprensibile e può essere anche un motivo valido per concedersi una pausa dagli appuntamenti, senza trasformare necessariamente questa pausa in una sentenza sul resto della sua vita affettiva. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia


Buongiorno, il tema che qui riporta è molto importante e può meglio esser esplorato all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia può fornirle. Valuti la possibilità di parlarne con uno specialista, può aiuterla trovare le risposte che cerca. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Non credo che l’obiettivo debba essere “rassegnarsi” a una vita da single, ma arrivare a poter stare bene anche senza una relazione. Sono due cose molto diverse. Da quello che racconta, sembra che i ripetuti rifiuti abbiano iniziato a intaccare il suo valore personale: questo è forse l’aspetto su cui lavorerei maggiormente. Avere avuto molte esperienze che non sono andate oltre i primi appuntamenti non significa che ci sia qualcosa che non va in lei. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile esplorare quali persone sceglie, quali segnali di interesse riconosce e come comunica il proprio, perché dopo tanti anni di esperienze simili può essere utile cercare eventuali schemi ricorrenti. Può continuare a desiderare una relazione senza trasformare quel desiderio in una misura del proprio valore. L'obiettivo non è smettere di desiderare l’amore, ma fare in modo che la sua serenità non dipenda dal trovarlo.


Gentile utente La vita relazionale e il dating possono avere tempi e modi estremamente variegati. A volte la giusta compatibilità arriva nei primi appuntamenti, altre volte può davvero richiedere anni. Perciò il mio focus non sarebbe tanto sulla ricerca del partner, quanto sulla compromissione dell'amor proprio che questo aspetto della sua vita sta causando! Approfondire questo aspetto in una sede terapeutica o di sostegno psicologico potrebbe esserle di grande giovamento. Poi, in seconda battuta, si può vedere se dietro questa difficoltà nel trovare un partner ci siano delle motivazioni psicologiche inconsce che la spingono a perdere interesse velocemente. Ad esempio potrebbe esserci un iper focus sugli aspetti negativi del suo appuntamento, o mille altre variabili legate al modo di vivere le relazioni con gli altri e il resto del mondo. Il suo benessere è la priorità, e credo debba probabilmente debba passare per entrambe le vie sopra cicate. Rimango a disposizione per approfondire ulteriormente. Buona giornata!


Buongiorno, grazie per la sua condivisione in questo forum. È del tutto naturale e comprensibile provare questo profondo senso di stanchezza. Quando ci si mette in gioco con autenticità e si continua a battere contro un muro, il rischio di “burnout” è concreto, ed è del tutto sano sentire il bisogno di fermarsi. Mi sento di suggerire che in psicologia non parliamo di rassegnazione, che porta con sé un retrogusto di sconfitta, ma di accettazione che può essere seguito da una ridefinizione dei confini. Accettare la propria singletudine in questo momento non significa "mollare", ma scegliere di smettere di investire energia dove non c'è reciprocità. Spesso, quando si sposta l'attenzione dal "trovare l'altro" al nutrire se stessi, la singletudine smette di sembrare una mancanza e diventa uno spazio di libertà e serenità. Togliere il piede dall'acceleratore della ricerca non chiude le porte alla vita. Rimango disponibile per ulteriori chiarimenti e qualora fosse interessata a prenotare un primo colloquio conoscitivo per esplorare meglio anche tutto ciò che non c’è stato modo di scrivere nel suo messaggio. Nel frattempo le mando un caro saluto.


Qui lavorerei sul passaggio da **“non sto riuscendo a trovare una relazione” a “devo rassegnarmi a essere sola”**. È un salto importante: la stanchezza e le esperienze ripetute stanno diventando una conclusione identitaria. Mi sembra utile validare il desiderio di non accontentarsi, senza però rassicurarla sul fatto che “arriverà sicuramente qualcuno”. Buongiorno, da quello che racconta mi sembra che oggi sia soprattutto la stanchezza a farle desiderare di “rassegnarsi”. Dopo tanti tentativi e tante esperienze che non sono andate nella direzione che desiderava, è comprensibile avere voglia di smettere di esporsi a nuove delusioni. Allo stesso tempo, forse sarebbe utile distinguere il desiderio di non voler più investire energie in appuntamenti che non sente significativi dalla conclusione che questo debba necessariamente tradursi nell'accettare una vita di singletudine. Mi sembra importante anche ciò che dice alla fine: non vuole accontentarsi di briciole di attenzione. Questo non mi sembra qualcosa a cui rinunciare, così come non credo sia necessario trasformare la sua desiderabilità o il suo valore personale nel risultato di ogni appuntamento. Forse, più che imparare a “rassegnarsi”, potrebbe essere interessante capire che cosa significherebbe per lei sentirsi bene anche in questa fase della sua vita, senza mettere da una parte il desiderio di una relazione e dall'altra il proprio equilibrio. Potrebbe permetterle di continuare a desiderare un incontro significativo senza vivere ogni conoscenza come una nuova prova del fatto che qualcosa in lei non funziona.


Gentile utente, innanzitutto, la ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e sincerità il suo vissuto. Dalle sue parole emerge chiaramente la fatica di chi si è messa in gioco con coraggio, ma anche la grande forza di una donna che ha saputo costruire un proprio equilibrio individuale e che, giustamente, è fiera della persona che è diventata. È assolutamente comprensibile che, dopo anni di tentativi e di incontri che non superano la soglia dei primi appuntamenti, si senta sfinita. Il senso di frustrazione che descrive, e che sente intaccare il suo amor proprio, è una reazione fisiologica a quello che oggi viene spesso definito dating burnout (esaurimento da appuntamenti). Quando si ha la chiara consapevolezza del proprio valore e di ciò che si desidera ovvero: una persona risolta, un interesse reciproco e autentico. Scontrarsi continuamente con dinamiche superficiali o con rifiuti, risulta profondamente logorante. Lei chiede come si comincia a rassegnarsi. Come professionista, la invito a fare una distinzione importante, la rassegnazione porta con sé un senso di sconfitta e di chiusura amara, mentre la scelta (o l'accettazione) è un atto di libertà. Scegliere di fermarsi non significa dichiarare un fallimento, ma può rappresentare un atto di profonda cura verso se stessa, per proteggere quell'equilibrio che ha faticosamente raggiunto e per smettere di disperdere energie preziose verso chi non è in grado di accoglierle. Sì, è assolutamente possibile e legittimo vivere una vita piena, ricca e appagante da single. Tuttavia, prima di trasformare la stanchezza del momento in una sentenza definitiva, potrebbe esserle utile concedersi uno spazio di ascolto. Un percorso non servirebbe a "cambiarla", visto che fa bene a non volersi accontentare degli appuntamenti che sta sperimentando, ma ad esplorare in un ambiente protetto le dinamiche relazionali, elaborare il peso dei rifiuti e capire come tutelare il suo valore in questa fase di transizione, che sia verso una pausa temporanea o verso una nuova consapevolezza di vita. Le auguro di ritrovare la serenità che merita, non per rassegnazione, ma come scelta consapevole del suo benessere. Qualora sentisse il bisogno di approfondire, resto a disposizione. Un cordiale saluto. Dott. Borraccino Giacomo Simone


Capisco la stanchezza di chi, dopo tanti tentativi, si ritrova a vivere ogni nuova conoscenza con la paura dell'ennesima delusione. Ma vorrei invitarti a riflettere su una distinzione: scegliere di stare bene anche da single è diverso dal rassegnarsi a esserlo per non soffrire più. Il tuo valore non dipende dal fatto che una persona scelga di conoscerti o che un appuntamento si trasformi in una relazione. Potresti chiederti: «Se smettessi di considerare ogni conoscenza come un'occasione da cui deve necessariamente nascere una relazione, che cosa cambierebbe nel modo in cui vivo questi incontri?» Non per convincerti a continuare a cercare, ma per restituirti la libertà di scegliere senza che sia la stanchezza a decidere per te. Probabilmente il desiderio di proteggerti dalla delusione ti sta portando a vivere questa situazione come una scelta definitiva, anziché come una possibilità ancora aperta. Non devi né accontentarti di briciole di attenzione né rinunciare al tuo desiderio di amare: puoi lavorare per sentirti libera di scegliere, senza che siano le delusioni a decidere per te. Sono disponibile per un colloquio online, saluti.


Gentile utente, sembra che la stanchezza non derivi soltanto dall'essere single, ma soprattutto dal sentirsi ripetutamente rifiutata o non ricambiata nonostante il desiderio di costruire qualcosa di significativo. È comprensibile che questo possa finire per intaccare l'autostima. Più che imparare a “rassegnarsi”, potrebbe essere utile interrogarsi su cosa accade nelle prime fasi delle conoscenze: quali persone sceglie, quali segnali di interesse riconosce, come comunica il proprio interesse e che tipo di dinamiche si instaurano nei primi incontri. Non per trovare una colpa, ma per comprendere meglio ciò che si ripete. Anche decidere di interrompere per un periodo la ricerca di una relazione può essere una scelta legittima, se serve a recuperare serenità. Potrebbe parlarne con uno psicoterapeuta, soprattutto ora che sente che queste esperienze stanno incidendo sul suo amor proprio. Il lavoro potrebbe aiutarla a distinguere il desiderio di una relazione dalla necessità di ottenere attraverso essa una conferma del proprio valore. Un caro saluto.


Buongiorno, più che rassegnarsi, può essere utile concedersi di smettere, almeno per un periodo, di cercare. La stanchezza che descrive è comprensibile e non significa rinunciare per sempre a una relazione. Proteggere il proprio equilibrio e non accontentarsi di “briciole” è già una forma importante di rispetto verso se stessa. La solitudine può diventare una scelta serena, senza doverla trasformare oggi in una sentenza definitiva.


Ciao carissima, dalle tue parole arriva molta stanchezza e credo sia importante riconoscerla: vivere per anni una successione di incontri che sembrano non andare oltre il primo o il secondo appuntamento può essere davvero logorante, soprattutto quando desideri qualcosa di diverso e continui a metterti in gioco. Allo stesso tempo, però, mi ha colpito molto un'altra cosa che hai scritto: “sono fiera della persona che sono oggi” e senti di aver costruito un tuo equilibrio. Mi sembra un aspetto tutt'altro che secondario e forse merita di avere uno spazio anche dentro questo racconto: mentre una parte di te è molto stanca di questa esperienza, un'altra sembra riconoscere il percorso che hai fatto e la persona che sei diventata. Mi colpisce poi il modo in cui, raccontando questa esperienza, sembra essersi costruita una certa narrazione su di te: “non vado mai oltre i due appuntamenti”. Mi chiedo quanto questa frase, ripetuta nel tempo, sia diventata anche un modo attraverso cui oggi guardi a te stessa e alle tue possibilità nelle relazioni. E mi viene da chiedermi: quando conosci qualcuno, quanto dentro di te c'è già l'aspettativa che, probabilmente, anche questa volta non si andrà oltre il secondo appuntamento? Se provassi a osservare proprio quei momenti, cosa noti di te, di quello che senti, di quello che ti aspetti e di come ti muovi nella relazione? Non perché questo significhi che tu sia responsabile di ciò che è accaduto o che ci sia qualcosa di “sbagliato” in te, ma perché nelle relazioni le nostre esperienze precedenti, le aspettative e il modo in cui ci avviciniamo all'altro possono entrare in gioco in modi che vale la pena conoscere. E cosa succede dentro di te quando un altro incontro finisce senza evolvere? Cosa pensi che questi tanti “due appuntamenti” raccontino di te, ai tuoi occhi? Mi viene anche da chiedermi cosa penserebbe la te stessa di qualche anno fa ascoltando oggi la decisione di “farla finita” con la ricerca di una relazione. E, viceversa, cosa penserebbe la te stessa di oggi guardando quella ragazza e le aspettative che aveva allora? Mi sembra importante anche ciò che dici sul non voler accettare “briciole di attenzione”: desiderare una relazione reciproca e una persona che abbia realmente voglia di conoscerti sembra essere qualcosa di molto chiaro per te. La questione, forse, non è convincerti ad accontentarti, ma comprendere che effetto ha avuto su di te il ripetersi di queste esperienze e quale posizione ti trovi oggi ad assumere nei confronti di te stessa e delle relazioni. Se senti che questa esperienza sta iniziando a incidere profondamente su di te, può essere utile darle uno spazio diverso, in cui poterla guardare senza dover arrivare subito a una conclusione sul tuo futuro affettivo. Se vuoi, puoi contattarmi anche per un eventuale percorso psicologico: potremmo esplorare insieme questa narrazione che si è costruita nel tempo e capire se ci sono altri modi, per te, di guardare a questa parte della tua storia. Ti auguro una buona giornata, dott.ssa Arianna Broglia


Buongiorno, è del tutto comprensibile che lei si senta così, soprattutto se ha la sensazione di essersi messa in gioco e di aver fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità. Dalle sue parole emerge anche una certa consapevolezza del percorso che ha fatto e della persona che è diventata. È importante che questo valore rimanga un punto di riferimento anche nelle relazioni: non si tratta di accontentarsi di qualcuno che non la rispecchia o che non la accetta per ciò che è. Allo stesso tempo, è naturale desiderare di costruire un legame significativo con qualcuno. Siamo esseri sociali e il bisogno di vicinanza, condivisione e appartenenza fa parte dell'esperienza umana. Per questo, il desiderio di incontrare una persona con cui stare bene non è qualcosa a cui rassegnarsi, ma un bisogno legittimo che merita ascolto. Più che rassegnarsi, credo possa essere utile provare a guardare questi appuntamenti da una prospettiva diversa, osservando anche le aspettative che vi ripone. Quando ogni incontro assume un peso molto grande, è facile vivere con maggiore intensità anche eventuali delusioni. Provare ad avvicinarsi a queste conoscenze con maggiore apertura, lasciando che il rapporto si costruisca nel tempo, potrebbe aiutarla a viverle con più serenità. Un caro saluto!

Dott.ssa Sara Manfredi

Dott.ssa Sara Manfredi

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Buongiorno, dal suo messaggio emerge quanto abbia investito negli anni nel costruire un equilibrio personale di cui oggi è giustamente fiera, ma anche quanto la difficoltà a costruire una relazione affettiva stia iniziando a incidere sulla sua autostima e sul modo in cui guarda al proprio futuro. Credo però sia importante distinguere tra il desiderio di una relazione e l’idea di dover necessariamente trovare un modo per “rassegnarsi” a essere single. Non è necessario decidere oggi come sarà la propria vita affettiva in futuro. Allo stesso tempo, nessuno può garantire che una relazione arriverà in un determinato momento: ciò su cui è possibile lavorare è il modo in cui si vive questa ricerca e ciò che accade concretamente negli incontri con l’altro. Il fatto che da circa cinque anni le sue conoscenze difficilmente vadano oltre i primi due appuntamenti potrebbe essere un elemento interessante da approfondire. Non necessariamente perché significhi che lei stia “sbagliando qualcosa”, ma perché potrebbe esserci uno schema relazionale che tende a ripetersi e che oggi non le è completamente evidente. Potrebbe essere utile guardare alla sua storia affettiva nel suo complesso: quali persone ha scelto, cosa l’ha attratta, cosa l’ha allontanata, quali aspettative porta nei primi incontri, come interpreta i segnali dell’altra persona e cosa accade quando percepisce che la conoscenza non procede come sperava. Anche le esperienze delle relazioni passate possono fornire elementi importanti per comprendere le modalità con cui oggi si avvicina a una possibile relazione. È inoltre comprensibile che, dopo tante esperienze deludenti, sia diventata più selettiva. La selettività non è necessariamente un problema: può essere importante distinguere, però, tra il riconoscere ciò che realmente non è compatibile con i propri valori e aspettative e il proteggersi da una possibile delusione attraverso criteri o aspettative che finiscono per rendere molto difficile lasciarsi conoscere dall’altro. Più che imparare a “rassegnarsi”, potrebbe quindi essere utile comprendere meglio cosa sta accadendo e trovare un equilibrio tra non accontentarsi di relazioni che non desidera e, allo stesso tempo, lasciare spazio alla possibilità di conoscere realmente una persona prima di stabilire se possa esserci una compatibilità. Il suo desiderio di una relazione reciproca e autentica è legittimo; non deve necessariamente essere messo da parte. Può invece diventare un’occasione per conoscere ancora meglio se stessa e il modo in cui costruisce i propri legami. Un caro saluto, Dott.ssa Lina Costantino


Buongiorno! Credo che la sua selettività nella decisione di mettersi affianco un partner sia sintomo della sua maturità e della sua conoscenza di sé stessa e di ciò che desidera nella sua vita. La conseguenza è chiaramente una difficoltà maggiore nel trovare ciò che la soddisferebbe in una relazione, forse anche a causa della tendenza della società odierna a diventare sempre più superficiali e poco risolti. Nel caso in cui decidesse di continuare la sua vita senza un partner, se questa è la sua reale volontà, l'accettazione verrà con il tempo e grazie anche ad un guardarsi dentro ed ascoltarsi. Mi chiedo però se sia ciò che veramente desidera.


Buongiorno, mi risulta difficile consigliarle o parlare di rassegnazione. Se lei si sente risolta ed è una gran cosa, può forse capire come questi appuntamenti di cui parla si attivano o cosa succede durante questi appuntamenti. Mi viene da suggerirle di sviluppare i suoi desideri e le sue passioni personali, ciò che ama e forse seguendo questo un uomo che vibri delle sue stesse passioni si può palesare. Se ha bisogno di consulenza sono disponibile anche online. Buona Giornata Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

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«Vorrei solo capire come si comincia a rassegnarsi.» E poche righe prima: «non voglio accontentarmi di qualche briciolo di attenzione». Sono due frasi sue, nello stesso messaggio. Cinque anni di incontri che non proseguono stancano davvero, e questo ha un senso preciso. Rassegnarsi e non accontentarsi sembrano opposti, e invece partono dallo stesso punto: servono entrambi a smettere di sperare. La rassegnazione non è una conclusione, è un modo per mettere al riparo l'autostima quando l'attesa costa troppo. La domanda allora non è come si fa a rassegnarsi. È questa: cosa succede, dentro, nel momento in cui un incontro si ferma dopo la seconda volta? La risposta a quella domanda dice molto più del numero di appuntamenti. Una cosa così non si valuta da un messaggio: richiede un percorso psicologico e qualcuno che ascolti per intero. Se vuole parlarne, sul mio profilo trova un primo colloquio conoscitivo di 20 minuti, gratuito, che si prenota direttamente in agenda. Ricevo online. Dott.ssa Alessia Cipriano, psicologa clinica


Buongiorno, dalle sue parole non emerge tanto il desiderio di stare sola, quanto una grande stanchezza dopo anni di tentativi che si interrompono molto presto. Sono due cose diverse, ed è importante distinguerle. Dopo molti rifiuti o frequentazioni che non proseguono, è facile che ogni nuovo incontro smetta di essere soltanto un incontro e diventi anche una verifica del proprio valore: “piacerò?”, “questa volta andrà avanti?”, “cosa c’è che non va in me?”. Quando accade, il peso emotivo di ogni appuntamento aumenta e anche due incontri che non portano a nulla possono diventare l’ennesima conferma di una storia già scritta. Non credo quindi che debba imparare a “rassegnarsi”. Può però scegliere di smettere, almeno per un periodo, di cercare attivamente una relazione. Non come sconfitta, ma come modo per sottrarre la sua autostima al risultato degli appuntamenti e recuperare libertà. C’è poi un altro aspetto che potrebbe valere la pena osservare con attenzione: se da circa cinque anni le conoscenze tendono a fermarsi quasi sempre entro il secondo appuntamento, può essere utile analizzare concretamente che cosa accade in quelle prime fasi. Che tipo di persone sceglie? Come comunica interesse? Quanto rapidamente investe? Quali segnali riceve e quali tende magari a interpretare? Non per cercare “cosa c’è di sbagliato” in lei, ma per capire se esiste una sequenza che si ripete. Volere una persona disponibile, interessata e capace di reciprocità non significa chiedere troppo. Il punto è riuscire a riconoscere abbastanza presto chi può offrirle questo e chi invece no, senza trasformare ogni mancato seguito in un giudizio su di sé. Può anche decidere che oggi la sua vita da single le va bene. Ma sarebbe diverso dal dirsi: “devo accettare che sarà così per sempre”. La prima è una scelta presente; la seconda è una previsione sul futuro che nessuno può conoscere. Se sente che questi continui tentativi stanno realmente intaccando l’amor proprio, un percorso psicologico potrebbe essere utile proprio per separare il suo valore personale dall’esito delle relazioni e osservare più da vicino ciò che accade nelle prime fasi delle conoscenze. Questo lavoro può essere svolto anche attraverso colloqui online. Un caro saluto.


Buongiorno, comprendo la stanchezza di questa situazione. è molto bello che dice di essere fiera di sé stessa, è grande punto di partenza. Cercherei piuttosto di capire magari se esistono delle dinamiche ricorrenti nelle persone che incontra o nelle relazioni che iniziano. Questo potrebbe aiutarla a capire cosa sta accadendo senza rassegnarsi ad accettare meno di ciò che desidera. Se vuole, possiamo provare a parlarne insieme. Un saluto Dott.ssa Virdieri


Capisco la sua stanchezza. Dopo anni in cui si prova a conoscere persone, ci si mette in gioco, si fanno tentativi e spesso ci si ritrova davanti a rifiuti o a persone che non cercano ciò che cerchiamo noi, è comprensibile arrivare a pensare: “Forse è meglio smettere di cercare.” Vorrei però distinguere una cosa importante: accettare di essere single in questo momento non significa rassegnarsi a esserlo per tutta la vita. Lei racconta di essere arrivata, dopo un percorso personale importante, a sentirsi finalmente fiera della persona che è. Questo è un punto di partenza prezioso. Il fatto che finora non abbia incontrato una persona con cui costruire una relazione non significa che ci sia qualcosa che non va in lei, né che il suo valore possa essere misurato dal numero di persone che la scelgono. È comprensibile, però, che tanti rifiuti possano finire per toccare l'autostima. Quando una situazione si ripete nel tempo, si rischia di passare dal pensiero “non ho ancora incontrato la persona giusta” al pensiero “forse non sono abbastanza”. Sono due cose molto diverse. Forse, più che chiedersi “come faccio a rassegnarmi?”, potrebbe essere utile chiedersi: “Come posso smettere di vivere ogni conoscenza come una prova del mio valore?” Può essere sano anche concedersi una pausa dal cercare. Non come una rinuncia definitiva, ma come un modo per togliere un po' di pressione e tornare a vivere le relazioni con maggiore serenità. Non deve dimostrare nulla a nessuno e non deve accettare “briciole” di attenzione pur di non essere sola. Allo stesso tempo, il desiderio di avere una relazione non è una debolezza. Può desiderare una persona presente, disponibile e interessata a conoscerla, continuando contemporaneamente a stare bene anche da sola. Forse l'obiettivo non è arrivare a dire “non avrò mai una relazione e devo farmene una ragione”, ma qualcosa di diverso: “La relazione la desidero, ma non ho bisogno di accettare qualsiasi cosa per averla.” E questa è una posizione molto diversa dalla rassegnazione. A 38 anni non è necessario stabilire oggi come sarà tutta la sua vita affettiva. Può semplicemente scegliere di non inseguire ciò che non c'è, di proteggere la sua autostima e di continuare a costruire una vita che le piaccia, lasciando allo stesso tempo aperta la possibilità di incontrare qualcuno con cui ci sia reciprocità. Se sente che questa esperienza sta iniziando a farle perdere fiducia in se stessa, potrebbe essere utile anche parlarne in un percorso psicologico. Non per trovare una spiegazione al fatto di essere single, ma per capire quanto il rifiuto degli altri abbia iniziato a influenzare il modo in cui guarda se stessa. Essere single non è un fallimento. E desiderare una relazione non significa essere incompleta. Le due cose possono convivere.


Salve Mi dispiace per i vissuti di sconforto e avvilimento che sta sperimentando. Posso comprendere la fatica nell'incontrare persone che poi si rivelano "sbagliate" o "non giuste" per lei. Mi sento di suggerirle di cercare il supporto di un professionista che possa aiutarla a comprendere come anche lei contribuisce a questa dinamica relazionale e a ritrovare il desiderio di avere una persona accanto a lei e fiducia nel poterla incontrare. Ricevo su Roma e online. Un caro saluto


Buongiorno, dopo tanti tentativi che non hanno portato all’incontro desiderato, è comprensibile sentirsi stanchi e chiedersi se non sia arrivato il momento di smettere di cercare e di rinunciare all’idea di una relazione. Forse, però, più che imparare a “rassegnarsi”, potrebbe essere utile provare a cambiare prospettiva. Il fatto di non aver ancora incontrato una persona con cui costruire una relazione non dice nulla sul suo valore, sulla sua capacità di essere amata o sulla persona che è diventata. E proprio ciò che racconta — essere fiera del proprio percorso e dell’equilibrio che ha costruito — sembra qualcosa da cui partire, non qualcosa da mettere in discussione. Può essere importante anche imparare a rivolgere verso di sé una parte di quell’amore, di quella cura e di quella pazienza che probabilmente è abituata a mettere nelle relazioni con gli altri. Questo non significa convincersi che “bastarsi” debba cancellare il desiderio di condividere la propria vita con qualcuno. Al contrario, è possibile desiderare una relazione e, allo stesso tempo, non accontentarsi di attenzioni sporadiche o di rapporti poco chiari pur di avere qualcuno accanto. Desiderare una persona presente, interessata e realmente coinvolta nel conoscerci non significa pretendere troppo, ma dare valore a ciò che sentiamo di meritare e desiderare per noi. Forse, quindi, non si tratta né di continuare a cercare a tutti i costi né di decidere oggi che sarà sola per sempre. Può concedersi semplicemente di vivere la propria vita, continuando a costruire ciò che la fa stare bene, senza mettere il proprio valore nelle mani degli incontri che faranno o non faranno parte del suo percorso. Un caro saluto, Dott.ssa Giulia Molinaro


Gentilissima Perchè dovrebbe rassegnarsi? Se c'è un problema c'è anche la sua soluzione. Naturalmente non è possibile risolvere con uno scambio di messaggi. Se ha desiderio di far prendere alla sua vita la direzione che desidera si rivolga a uno psicologo che la aiuti a trovare la strada. In bocca al lupo. Alessandra Galli Psicologa Milano


Buongiorno, da ciò che racconta emerge soprattutto la fatica di vivere una situazione che si ripete da tempo e che, inevitabilmente, può iniziare a incidere sull’autostima e sulla percezione del proprio valore. Il desiderio di avere una relazione affettiva stabile e reciproca è assolutamente legittimo, così come lo è non voler accettare rapporti che non corrispondono ai propri bisogni. Allo stesso tempo, però, dopo numerose esperienze di rifiuto o di frequentazioni che si interrompono rapidamente, può diventare facile trasformare ciò che accade negli appuntamenti in una valutazione di sé: “forse sono io il problema”, “forse non sono abbastanza”, “forse non troverò mai nessuno”. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a distinguere questi due piani: da una parte la realtà delle esperienze che ha vissuto, dall’altra il significato che nel tempo ha iniziato ad attribuire a queste esperienze. Sarebbe inoltre interessante comprendere come sceglie le persone che frequenta, quali segnali tende a cogliere o a trascurare, come comunica il proprio interesse e come vive il rifiuto e l’incertezza nelle prime fasi di una conoscenza. Non credo sia necessario partire dall’obiettivo di “rassegnarsi” a una vita da single. Può essere più utile arrivare a una condizione nella quale la propria serenità e il proprio valore non dipendano dall’essere scelta da qualcuno, lasciando allo stesso tempo spazio alla possibilità di costruire una relazione quando si incontrerà una persona realmente compatibile. Essere single e sentirsi soli, infatti, non sono necessariamente la stessa cosa. Il lavoro può riguardare anche la costruzione di una vita soddisfacente e piena indipendentemente dalla presenza di un partner, senza trasformare questa autonomia in una rinuncia definitiva al desiderio di amare ed essere ricambiata. Se sente che queste esperienze stanno iniziando a minare il suo amor proprio, un percorso psicologico può essere uno spazio utile per lavorare sull’autostima, sulle dinamiche relazionali e sul modo in cui affronta rifiuto, dating e nuove conoscenze.


Gentile Signora, quello che descrive sembra essere soprattutto una grande stanchezza emotiva, maturata dopo anni in cui ha cercato di costruire relazioni significative senza trovare, finora, una reciprocità che le permettesse di andare oltre le prime fasi della conoscenza. Credo sia importante, innanzitutto, separare due aspetti: il fatto che le sue frequentazioni non siano sfociate in una relazione e il suo valore come persona. Il ripetersi di rifiuti, incomprensioni o incontri con persone che desiderano qualcosa di diverso da ciò che cerca può certamente incidere sull'autostima, ma non costituisce una misura del suo valore, della sua desiderabilità o della sua capacità di essere amata. Non penso, quindi, che la soluzione debba essere necessariamente quella di "rassegnarsi" a una vita da single. Può invece essere utile chiedersi se, almeno per un periodo, sia possibile smettere di vivere ogni appuntamento come un'occasione che deve necessariamente portare a qualcosa. Concedersi una pausa dalla ricerca, se ne sente il bisogno, non significa arrendersi: può essere un modo per recuperare energie e tornare a vivere gli incontri con maggiore libertà, senza che ogni mancata prosecuzione venga percepita come una nuova conferma di qualcosa che non va in lei. Allo stesso tempo, può essere interessante esplorare con maggiore attenzione ciò che accade nelle prime fasi delle sue relazioni: quali persone tende a scegliere, quali segnali coglie o tende a trascurare, come manifesta il proprio interesse, che cosa si aspetta dall'altro e come reagisce di fronte a una scarsa reciprocità. Non per cercare "la colpa" in lei, ma per comprendere eventuali schemi relazionali che potrebbero ripetersi inconsapevolmente. Avere il desiderio di una persona disponibile, matura e realmente interessata a conoscerla non significa accontentarsi di briciole di attenzione. Al contrario, è legittimo desiderare reciprocità e scegliere di non investire in rapporti che non rispondono ai propri bisogni. Il punto è riuscire a mantenere questi criteri senza trasformarli, dopo tante delusioni, nella convinzione che per lei una relazione non sia possibile. Infine, la frase "farla finita" merita attenzione: se con questa espressione intende semplicemente interrompere la ricerca di una relazione, può certamente concedersi questo diritto senza considerarlo un fallimento. Se invece intende qualcosa di più grave, cioè pensieri di farsi del male o di non voler più vivere, è importante non rimanere sola con questo peso e parlarne quanto prima con una persona di fiducia e con un professionista, rivolgendosi ai servizi di emergenza se vi fosse un pericolo immediato. In ogni caso, considerata la sofferenza che questa situazione sembra averle provocato e il suo impatto sull'autostima, ritengo consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarla a comprendere meglio i suoi vissuti e gli eventuali schemi relazionali, senza giudicarli e senza dare per scontato quale debba essere la sua scelta. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Gentile utente, comprendo la sua necessità di rassegnarsi dopo aver accumulato una serie di esperienze deludenti che lasciano un profondo vuoto, è pensare che l'unica soluzione per non soffrire sia rinunciare all'amore, la sua rassegnazione è il segnale della sua stanchezza emotiva, non deve rassegnarsi a stare da sola ma può concedersi una pausa dalla ricerca esterna. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere quali dinamiche relazionali si celano nell'investire su persone sbagliate o a fuggire prima che un legame diventi autentico e le permetterebbe di ricostruire una base di autostima che è indispensabile per attrarre una relazione appagante. Rimango a disposizione Dott.ssa Sara Di Blasio


Gentile utente, la stanchezza che esprime è del tutto comprensibile: mettersi in gioco continuamente, fare il primo passo e collezionare rifiuti o incontri superficiali è un'esperienza logorante, soprattutto quando si è lavorato tanto su di sé per raggiungere un equilibrio di cui essere fiere. La tentazione di "rassegnarsi" spesso non nasce da una reale assenza di desiderio affettivo, ma dal bisogno urgente di proteggersi da un'ulteriore delusione. Fermarsi per non soffrire è una reazione umana, ma trasformare la delusione del momento in una condanna definitiva alla solitudine rischia di essere una rinuncia reattiva, non una scelta serena. A volte, quando si cerca con grande intensità e con aspettative legittimamente alte, si possono attivare involontariamente segnali di urgenza o schemi di selezione che portano a incrociare persone non disponibili, creando un circolo vizioso che finisce per intaccare l'autostima. Non si tratta di accontentarsi — cosa che fa benissimo a non fare — ma di comprendere cosa accade in quella fase iniziale dell'incontro. Un percorso con uno specialista potrebbe aiutarla a fare luce su queste dinamiche relazionali, a preservare il suo valore personale e a ritrovare una modalità più leggera e protetta di vivere la conoscenza dell'altro, senza dover rinunciare ai propri desideri. Un caro saluto, Dott. Sandro Mangano, psicologo e direttore clinico del centro NeuFitLab


Buonasera, più che rassegnarsi, forse proverei a non vivere ogni appuntamento che non va come una bocciatura personale. Il fatto che finora non abbia incontrato la persona giusta non significa che ci sia qualcosa che non va in lei. Se sa di non voler accettare briciole di attenzione, faccia bene a non accontentarsi. Però cerchi anche di non trasformare ogni conoscenza nella speranza che debba necessariamente diventare una relazione. Continui a vivere la sua vita, a conoscere persone e a fare ciò che le fa stare bene. Essere single oggi non significa essere destinata a rimanere sola. E soprattutto, non lasci che l’assenza di una relazione definisca il valore che lei ha. Un caro saluto


Gentile signora, la stanchezza che descrive è del tutto comprensibile: collezionare incontri che non evolvono logora anche la persona più motivata. Colpisce però che Lei parli di rassegnazione proprio mentre descrive un equilibrio personale costruito con fatica e di cui è fiera. Forse, più che rassegnarsi, ha bisogno di una tregua: smettere di cercare attivamente per un periodo, senza chiudere la porta per sempre, può restituirLe energia e togliere agli incontri il peso di un esame continuo. Il Suo valore non si misura in quanti appuntamenti diventano relazioni, e non accontentarsi di briciole di attenzione è un criterio sano, non un difetto. Una vita da single può essere piena e appagante; ciò che conta è che sia una scelta, e non soltanto la conseguenza della delusione.


Buongiorno, mi colpisce che utilizzi la parola “rassegnarsi”. Non sembra che lei abbia realmente smesso di desiderare una relazione; sembra piuttosto molto stanca di desiderarla e di esporsi ripetutamente alla delusione. Sono due condizioni diverse. Dopo cinque anni nei quali gli incontri si interrompono quasi sempre molto presto, è comprensibile che ogni nuovo appuntamento non sia più soltanto un incontro con una persona, ma rischi di portarsi dietro anche tutti quelli precedenti: “succederà di nuovo”, “cosa c’è in me che non va?”, “perché nessuno vuole conoscermi davvero?”. È soprattutto questo passaggio che può progressivamente intaccare l’amor proprio, perché il mancato interesse dell’altro smette di essere un’esperienza di non reciprocità e diventa facilmente un giudizio sul proprio valore. Eppure essere rifiutati, anche molte volte, non permette di concludere che si sia poco desiderabili o incapaci di costruire una relazione. L’incontro affettivo ha una componente frustrante proprio perché non dipende interamente da noi: possiamo renderci disponibili, manifestare interesse, conoscere persone, ma non possiamo produrre reciprocità. Allo stesso tempo, visto che racconta una ripetitività piuttosto marcata, potrebbe essere interessante esplorarla anziché limitarsi a sopportarla. Non necessariamente per scoprire “che cosa sbaglia”, ma per osservare che tipo di persone la attraggono, come avvengono questi primi appuntamenti, cosa cerca e comunica lei, quali segnali riceve dall’altro e se esista qualche configurazione che tende a ripetersi. Anche il fatto che talvolta il suo interesse sembri non essere percepito potrebbe meritare curiosità. Non credo però che debba scegliere oggi tra continuare estenuantemente a cercare qualcuno e decretare che trascorrerà il resto della vita da sola. Può anche decidere di smettere per un periodo di investire energie nella ricerca di una relazione. Una pausa non è una sentenza sulla propria vita futura. Forse ciò da cui avrebbe maggiormente bisogno di separarsi non è il desiderio di incontrare qualcuno, ma l’idea che ogni incontro debba rispondere alla domanda “riuscirò finalmente ad avere una relazione?”. Potrebbe tornare a proteggere quell’equilibrio che dice, con orgoglio, di avere costruito, lasciando contemporaneamente aperta la possibilità che qualcuno possa entrarvi. E terrei distinta anche un’altra cosa: accettare la possibilità di essere single non significa rassegnarsi a non essere scelta. Significa riuscire progressivamente a pensare “desidero profondamente una relazione, ma il fatto che oggi non ci sia non stabilisce quanto valgo né rende incompleta la mia vita”. Da quella posizione, eventualmente, si può continuare a incontrare qualcuno senza che ogni secondo appuntamento mancato diventi un nuovo verdetto su di sé. Se invece sente che questi anni di rifiuti stanno realmente modificando l’immagine che ha di sé, potrebbe essere proprio questo un buon tema da portare in un percorso psicologico: non per imparare ad accontentarsi della solitudine, ma per capire come continuare a desiderare un legame senza consegnare al desiderio degli altri la misura del proprio valore.


Gentile utente, dalle sue parole arriva soprattutto una grande stanchezza, più che una reale rinuncia al desiderio di condividere la propria vita con qualcuno. E credo sia importante non confondere le due cose. Ha costruito nel tempo un equilibrio di cui dice di essere fiera: questa è una risorsa importante, non qualcosa che una relazione dovrebbe colmare. Allo stesso tempo, desiderare una relazione significativa e non voler accettare “briciole” di attenzione è assolutamente legittimo. Forse, più che imparare a “rassegnarsi” alla singletudine, potrebbe essere utile provare a togliere alla ricerca di una relazione il significato di una prova del proprio valore. Il fatto che molte frequentazioni non siano andate oltre i primi appuntamenti non dice necessariamente qualcosa sulla sua desiderabilità o sulla persona che è. Può anche concedersi un periodo in cui smettere di cercare, se sente di averne bisogno. Non come una resa definitiva, ma come uno spazio per recuperare energie e tornare a vivere le relazioni senza che ogni incontro porti con sé l’aspettativa che debba necessariamente diventare qualcosa. E, se sente che questi rifiuti stanno ormai intaccando profondamente la sua autostima, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa si attiva dentro di lei in queste esperienze e a ritrovare un modo più sereno di stare nel desiderio di relazione, senza che questo diventi una misura del suo valore. Non è necessario decidere oggi come sarà tutta la sua vita affettiva. Può semplicemente decidere come desidera stare bene oggi.


Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Nelle sue parole arriva non solo il desiderio di incontrare una persona con cui costruire qualcosa di significativo, ma anche la stanchezza di tanti tentativi che, nel tempo, sembrano aver lasciato soprattutto delusione e senso di rifiuto. È comprensibile che, dopo anni di esperienze simili, possa arrivare a chiedersi se sia più semplice smettere di cercare e “rassegnarsi” alla solitudine. Mi colpisce però anche ciò che racconta di sé: è riuscita, nel tempo, a costruire un equilibrio del quale oggi è fiera. Questo è un aspetto importante da non perdere di vista, soprattutto quando le esperienze sentimentali rischiano di diventare una misura del proprio valore personale. Il fatto che una conoscenza non prosegua, che qualcuno non ricambi il suo interesse o che gli incontri non portino alla relazione desiderata non definisce il suo valore né la sua capacità di essere amata. Potrebbe essere interessante non chiedersi soltanto “perché non riesco a trovare qualcuno?”, ma esplorare che significato hanno assunto nel tempo le relazioni nella sua storia, quali aspettative e bisogni entrano in gioco quando conosce una persona e come le esperienze di rifiuto possono avere progressivamente modificato il modo in cui guarda a sé stessa e all'altro. Non credo sia necessario imparare a “rassegnarsi”. Può essere invece importante arrivare a una posizione nella quale la propria vita possa sentirsi piena e significativa anche senza una relazione, senza però dover rinunciare al desiderio di incontrare qualcuno. Essere soddisfatta della propria vita da sola e desiderare una relazione non sono due condizioni in contraddizione: si può desiderare profondamente un legame senza trasformare la sua assenza in una conferma di non essere abbastanza. Forse, prima di decidere di smettere definitivamente di cercare, potrebbe essere utile concedersi uno spazio per comprendere quanto questa stanchezza e questi rifiuti abbiano inciso sulla sua autostima e sul suo modo di vivere le relazioni. Non per trovare necessariamente una “colpa” o un errore da correggere, ma per poter tornare a vivere gli incontri con maggiore libertà, senza che ogni mancato seguito diventi un giudizio su di sé. Qualora sentisse il bisogno di approfondire questi vissuti, resto volentieri disponibile per un confronto, in uno spazio di ascolto e riflessione, senza giudizio.


Forse più che “rassegnarsi” alla singletudine, potrebbe essere utile chiedersi che cosa sta diventando per lei il desiderio di una relazione dopo tanti incontri deludenti. Potrebbe domandarsi: “Sto cercando qualcuno con cui costruire o sto anche cercando, attraverso qualcuno, la conferma del mio valore?” e “Quanto permetto a ogni rifiuto di raccontarmi qualcosa su chi sono?”. Non è necessario accontentarsi di briciole, ma nemmeno trasformare l’assenza di una relazione in una sentenza sul proprio futuro. Rimango a disposizione per poter approfondire adeguatamente in un contesto più adeguato.


Buonasera. Dalle sue parole arriva con molta chiarezza la forza di una persona che ha lavorato tanto su di sé e sul proprio valore. Dal punto di vista delle dinamiche che descrive, si può individuare un modello di ripetizione. Spesso , nonostante ci siano ottime intenzioni e disponibilità emotiva, ci si ritrova nello stesso “ copione”. In questi casi vi è molta probabilità che si attivino meccanismi automatici inconsapevoli che guidano sia la scelta dell’altro sia il modo di interagire nelle prime fasi di conoscenza. Comprendo sinceramente la decisione di “ rassegnarsi” che sta valutando, accettare la stanchezza di questo momento è sano. La invito però a riflettere sul fatto che potrebbe essere una misura difensiva dal dolore e dal rifiuto. Prima di fare questo, le propongo di provare ad osservare se, al di là delle differenze individuali di ogni persona con cui entra in contatto, queste condividono delle caratteristiche. A volte, soprattutto inconsapevolmente, ci si ritrova a contatto con persone che condividono le stesse caratteristiche perché, seppur dolorose o fastidiose, le conosciamo bene. Rispetto ai suoi passi, riferisce che a volte il suo interesse non viene compreso o ben interpretato. Potrebbe essere utile esplorare non solo COSA, ma anche COME comunica il suo interesse, analizzando il dialogo implicito delle transazioni. Dott.ssa Ilaria Pennacchi


Buongiorno, Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico di modo da indagare meglio cosa accede nelle sue relazioni e che posizione tiene nelle stesse. Le auguro il suo meglio. LM


Gentile signora, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità una parte così personale della sua storia. Desidero rispondere offrendole uno spunto di riflessione che se desidera può approfondire. Penso che fermarsi al massimo a due appuntamenti rappresenta un arco di tempo decisamente troppo breve per poter comprendere davvero chi si ha di fronte, per valutarne lo spessore umano e per cogliere se possa trattarsi di una persona di valore. Tantissimi fattori, quali timidezza o imbarazzo, non permettono di mostrare la propria vera essenza né di percepire quella altrui. È naturale quindi chiedersi cosa accada davvero in quella fase iniziale: non potrebbe trattarsi di un meccanismo di difesa inconsapevole con cui lei cerca di proteggere l'equilibrio e la serenità faticosamente conquistati, nel timore che lasciar entrare qualcuno possa in qualche modo minarli? Quando si lavora a lungo per costruire la propria stabilità, il rischio di vederla compromessa può generare un'ansia latente che porta ad alzare asticelle molto alte o a chiudere la conoscenza ai primi segnali di incertezza. In questo senso, interrompere precocemente la frequentazione o valutare la rinuncia definitiva alla ricerca potrebbe essere un modo per mettersi al riparo dal rischio del coinvolgimento e dalla vulnerabilità che ogni legame comporta, anziché una reale assenza di opportunità. Interrogarsi su questo confine tra il giusto desiderio di non accontentarsi e la paura di mettere a repentaglio la propria serenità può aiutarla a vivere le future conoscenze con maggiore leggerezza e senza la fretta di dover giudicare subito se l'altro sia la persona giusta. Un caro saluto


E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo


Cara paziente, La sua stanchezza è comprensibile: 5 anni di tentativi senza esito logorano chiunque. Il fatto che non voglia accontentarsi e che sia fiera di sé è una base solida. Si può vivere con serenità sia da singole sia in coppia, ma decidere nel momento di maggiore stanchezza porta spesso a conclusioni troppo definitive. Saluti Paolo Lippi


Buongiorno, dalla sua domanda emerge soprattutto una grande stanchezza, più che una reale rinuncia al desiderio di una relazione. Dopo molti tentativi andati male è comprensibile iniziare a pensare che “smettere di cercare” possa proteggere dalle delusioni. Forse però più che imparare a rassegnarsi, potrebbe essere utile comprendere cosa accade nei primi incontri, quali persone tende a scegliere e come vive il rifiuto quando arriva. Non per trovare necessariamente qualcosa che “non va” in lei, ma per evitare che una serie di esperienze negative finisca per definire il suo valore o il suo futuro affettivo. A volte fare chiarezza su questi aspetti permette di ritrovare un po’ di fiducia e di scegliere con maggiore consapevolezza.


Salve, comprendo la stanchezza che descrive: dopo anni di tentativi e numerose esperienze deludenti è comprensibile sentirsi scoraggiata e arrivare a pensare di voler rinunciare. Tuttavia, forse più che “rassegnarsi” a una vita da single, potrebbe essere utile chiedersi come desidera vivere la propria vita anche indipendentemente dalla presenza di un partner. Il fatto di non aver ancora incontrato una persona con cui costruire una relazione non dice nulla sul suo valore o sulla sua capacità di essere amata. Può continuare a desiderare una relazione senza trasformare questo desiderio in una misura della sua autostima. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a elaborare questa stanchezza e a trovare un equilibrio tra il desiderio di coppia e la possibilità di sentirsi pienamente soddisfatta anche nel presente. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Buongiorno, più che parlare di “rassegnazione”, proverei a distinguere il desiderio di una relazione dalla necessità di trovarla. È comprensibile sentirsi stanchi dopo numerose esperienze deludenti e concedersi anche di smettere, per un periodo, di cercare attivamente qualcuno. Il rischio è trasformare i rifiuti ricevuti in una misura del proprio valore o nella conclusione definitiva che “sarà sempre così”. Può continuare a desiderare una relazione senza mettere la propria vita in attesa di essa. Se questa situazione sta iniziando a compromettere l’amor proprio che con tanta fatica ha costruito, potrebbe essere interessante approfondire anche cosa accade nelle sue modalità di incontro e nella scelta delle persone, non per cercare “cosa c’è di sbagliato”, ma per comprendere eventuali dinamiche che tendono a ripetersi.

Dott.ssa Vanessa Giachetto

Dott.ssa Vanessa Giachetto

psicologo

San Donà di Piave

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Salve carissima. Perchè mai rassegnarsi ad un desiderio? Ma soprattutto un desiderio talmente plausibile come quello di una relazione amorosa? Credo che divenire consapevoli di un desiderio amoroso, relazionale è un sintomo di grande evoluzione personale. Magari il passo successiovo può essere quello di diventare consapevoli di quali siano le nostre modalità relazionali e comunicative che utilizziamo che per approcciare gli altri, che tipo di persone tendiamo a ricercare o avvicinare? Sono convinta che una relazione sana, equilibrata, appagante, arrivi quando le persone raggiungono certi livelli di sè, per poi continuare a crescere nella relazione, perchè le relazioni sane sono evolutive per entrambe i partner, sono progettuali e protettive. Non si rassegni per favore. Spero di esserle stata d'aiuto. buona giornata.


Salve, dalle sue parole emerge soprattutto quanto sia stanca e quanto, nel tempo, questa ricerca abbia iniziato a incidere sulla sua autostima e sulla fiducia nella possibilità di incontrare qualcuno con cui costruire qualcosa di autentico. Non credo però che la risposta debba essere necessariamente quella di “rassegnarsi” a una vita da single. Allo stesso tempo, non è possibile sapere quando e se arriverà la persona che desidera e forse proprio per questo sarebbe importante non mettere il proprio benessere nelle mani di questo risultato. Lei scrive una cosa molto bella: “Sono fiera della persona che sono oggi”. Mi sembra un punto prezioso da cui ripartire. Il fatto che alcuni incontri non siano andati oltre il secondo appuntamento non dice quanto lei valga, né significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. Forse il lavoro potrebbe essere quello di continuare a lasciare spazio alla possibilità di incontrare qualcuno, senza però vivere ogni conoscenza come una nuova prova del suo valore o come l'ennesima occasione che deve necessariamente portare a una relazione. Non si tratta quindi di arrendersi, ma neppure di continuare a cercare con la sensazione di dover finalmente “riuscire”. La sua vita non è in attesa di cominciare quando arriverà una persona. È già la sua vita e può ancora riservarle incontri, esperienze e possibilità che oggi non può prevedere. E forse il punto non è imparare a rassegnarsi alla singletudine, ma imparare a stare bene con la propria vita lasciando aperta la porta all'amore, senza accontentarsi di briciole e senza smettere di credere che possano esistere per lei relazioni più belle e reciproche. Saluti


Buon giorno, perchè rassegnarsi? Nella vita è giusto aspirare e lavorare per raggiungere i propri obbiettivi ed esaudire i propri sogni. Il non farcela non significa che tu debba mollare: forse devi solamente cambiare prospettiva da cui guardi le cose (e le persone) e strategia di azione. Un caro saluto


Salve, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Dalle sue parole sento il desiderio di "rassegnarsi ad un vita da single", non sappiamo se questo è davvero quello che vuole o la conseguenza fisiologica delle esperienze che ha fatto fin qui. Le consiglio di intraprendere un percorso di terapia, non solo per sentire cosa ha significato per lei negli anni tutto questo, ma soprattutto per capire se è davvero un desiderio quello che riporta e poter comprendere cosa accade in lei prima e dopo quei due appuntamenti, cosa può essere immaginato/desiderato e cosa può diventare realizzabile e concreto nella vita quotidiana, se ci sono dei limiti, delle paure e dei blocchi che ostacolano il fluire dell'esperienza con un'altra persona.


Gentilissima, da quello che scrive arriva soprattutto una grande stanchezza: non tanto per il fatto di essere single in sé, quanto per il ripetersi di esperienze che sembrano non andare nella direzione che desidera. E dopo anni di tentativi è comprensibile che possa esserci il desiderio di smettere di esporsi a nuove delusioni. Credo però che ci sia una distinzione importante tra accettare la propria situazione attuale e rassegnarsi a un futuro già deciso. La prima può essere una posizione di serenità: “oggi sono single e posso stare bene anche così”. La seconda rischia invece di diventare una conclusione definitiva su di sé e sulle proprie possibilità: “dato che finora non è successo, non succederà mai”. Il fatto di aver avuto molte esperienze che non hanno portato a una relazione non dice, di per sé, nulla sul suo valore, sulla sua desiderabilità o sulla sua capacità di essere amata. Allo stesso tempo, se da circa cinque anni le frequentazioni si interrompono sistematicamente dopo uno o due appuntamenti, potrebbe essere interessante non chiedersi soltanto “che cosa c’è che non va negli altri?”, ma anche provare a osservare con curiosità che tipo di persone sceglie, quali segnali coglie o tende a trascurare, come comunica il proprio interesse e che cosa accade emotivamente durante i primi incontri. Non per attribuirle la responsabilità dei rifiuti, ma per cercare eventuali schemi che possano essere modificati. Mi sembra inoltre molto significativo ciò che scrive: “non voglio accontentarmi di qualche briciolo di attenzione”. Questo è un bisogno sano da preservare. Essere stanca di aspettare non significa dover abbassare i propri standard; significa forse che è importante trovare un modo per continuare a proteggere ciò che desidera senza trasformare ogni mancato incontro in una valutazione del proprio valore. Può anche darsi che, per un periodo, lei scelga di non frequentare nessuno e di togliersi dalla “ricerca” di una relazione. Non sarebbe una resa: potrebbe essere semplicemente una pausa, durante la quale tornare a vivere la propria vita senza che ogni nuova conoscenza debba necessariamente rappresentare una possibilità da valutare. Infine, mi permetto di soffermarmi su una sua espressione: scrive che sta maturando la decisione di “farla finita” e accettare una vita da single. Se con “farla finita” intende interrompere la ricerca di una relazione, il discorso è quello che ho affrontato sopra. Se invece quella frase ha anche solo in parte un significato legato al non voler più vivere, è importante non affrontare questo dolore da sola e chiedere aiuto immediatamente, rivolgendosi a una persona di fiducia o ai servizi di emergenza della propria zona. Non è necessario decidere oggi come sarà tutta la sua vita sentimentale. Può essere sufficiente chiedersi: “Come posso costruire una vita che mi piaccia, indipendentemente dal fatto che una relazione arrivi oppure no?”. Paradossalmente, è una domanda molto diversa dal chiedersi come rassegnarsi a stare da sola. Un caro saluto, Dott.ssa Grandi Chiara Ricevo a Parma e Online!


Gentile utente, grazie per aver raccontato con tanta sincerità quello che sta vivendo. Mi sembra importante partire proprio da ciò che dice alla fine: non sembra che lei non desideri più una relazione, quanto piuttosto che sia diventata molto stanca di vivere esperienze che finiscono per lasciarle delusione e la sensazione di non essere scelta. Dopo tanti tentativi è comprensibile arrivare a pensare “forse devo smettere di cercare” e, soprattutto, iniziare a chiedersi se ci sia qualcosa che non va in sé. Ma il fatto di aver incontrato finora persone non disponibili o non interessate a costruire qualcosa non significa che lei valga meno o che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. Forse più che imparare a “rassegnarsi” a una vita da single, potrebbe essere utile chiedersi che cosa significherebbe per lei smettere, almeno per un po', di vivere ogni nuova conoscenza come una possibilità da cui dipende il suo futuro affettivo. Prendersi una pausa dalla ricerca può essere diverso dal rinunciare all'idea di una relazione: può diventare uno spazio per ritrovare serenità e per non permettere agli appuntamenti andati male di definire il modo in cui vede se stessa. Il fatto che oggi sia fiera della persona che è diventata è qualcosa di importante da proteggere. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a lavorare sulla ferita che queste esperienze hanno lasciato sulla sua autostima, senza dover rinunciare al desiderio, del tutto legittimo, di incontrare qualcuno con cui costruire una relazione reciproca. Non è necessario decidere oggi se sarà single per tutta la vita. Può essere sufficiente chiedersi come desidera stare, e come desidera trattare se stessa, nel presente.


Buongiorno, dalle sue parole emerge una forte stanchezza legata alla ripetizione di esperienze sentimentali che non arrivano a consolidarsi e che stanno iniziando a incidere sulla percezione che ha di sé. Non è possibile prevedere se e quando potrà incontrare una relazione stabile, né interpretare quanto accaduto come una conferma di un suo limite personale. Anche il desiderio di rinunciare alla ricerca di un rapporto può essere letto nel contesto della frustrazione accumulata. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questo vissuto e a mantenere distinta la propria autostima dall’esito delle esperienze sentimentali. Cordialmente, Dott.ssa Elisa Fiora


Buongiorno,forse più che “rassegnarsi” alla solitudine, in questo momento lei ha bisogno di concedersi di essere stanca. Sono due cose diverse. Cinque anni di tentativi, primi appuntamenti, aspettative e rifiuti possono logorare, soprattutto quando ogni nuova conoscenza comincia a diventare una specie di verifica: “questa volta finalmente funzionerà?”. Capisco quindi il desiderio di smettere, almeno per un po’, di esporsi continuamente a questa delusione. C’è però una cosa sulla quale starei attenta. Lei scrive di essere fiera della persona che è diventata, ma subito dopo racconta che questi incontri stanno iniziando a minare il suo amor proprio. Il rischio è trasformare il fatto di non essere stata scelta dalle persone incontrate finora nella conclusione di essere poco desiderabile o destinata a rimanere sola. E sono due cose molto diverse. Può anche decidere di fermarsi, senza trasformare questa pausa in una sentenza definitiva sulla sua vita sentimentale. Non deve necessariamente scegliere oggi tra continuare a cercare e “accettare una vita di singletudine”. Mi chiederei piuttosto: se per qualche mese smettesse completamente di cercare qualcuno, lo vivrebbe come una liberazione oppure come la conferma di aver fallito? La risposta potrebbe dirle molto su quanto questa ricerca sia ormai intrecciata alla sua autostima, e potrebbe essere un tema interessante da approfondire anche in un percorso psicologico. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicodiagnosta


Buongiorno, da quello che racconta sembra che lei non voglia davvero “rassegnarsi” alla solitudine quanto smettere di sottoporsi continuamente a esperienze che la fanno sentire rifiutata, delusa o poco scelta. Sono due cose diverse. Dopo molti tentativi andati male è comprensibile che possa arrivare una forte stanchezza e che anche l’autostima ne risenta, ma il fatto che negli ultimi anni gli incontri non abbiano portato a una relazione stabile non dimostra che lei sia destinata a rimanere sola o che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. Potrebbe essere più utile concedersi una pausa reale dalla ricerca, senza trasformarla in una sentenza definitiva sul futuro: smettere per un periodo di investire energie negli appuntamenti, tornare a ciò che nella sua vita funziona e osservare cosa cambia quando non sente di dover continuamente “riuscire” sul piano sentimentale. Allo stesso tempo, visto che riferisce che spesso le conoscenze si interrompono dopo uno o due incontri, potrebbe essere interessante capire con calma se esiste qualche schema ricorrente: che tipo di persone sceglie, cosa cerca subito, cosa comunica del proprio interesse, come reagisce ai segnali ambigui e quanto velocemente valuta se una conoscenza abbia futuro oppure no. Non per cercare “l’errore”, ma per capire se c’è qualcosa che le sfugge nel modo in cui questi incontri si costruiscono. Accettare che oggi sia single può essere molto diverso dal convincersi che lo sarà per sempre: la prima posizione può dare sollievo, la seconda rischia di nascere soprattutto dalla delusione del momento. Se sente che questa situazione sta iniziando a intaccare profondamente il valore che attribuisce a sé stessa, un confronto psicologico potrebbe aiutarla proprio a separare il tema “non sto trovando la relazione che desidero” dal pensiero “forse non sono desiderabile o adatta a essere scelta”. Aggiungo solo una precisazione per prudenza: da come scrive, quando dice “farla finita” sembra riferirsi al smettere di cercare una relazione; se intendesse invece pensieri di farla finita con la vita, sarebbe importante dirlo subito a qualcuno di fiducia o a un professionista.


Gentile, La ringrazio per la franchezza e per la nitidezza con cui ha descritto il suo stato d'animo. Il senso di spossatezza che descrive è del tutto legittimo: dedicare tempo ed energia ad aprirsi agli altri, collezionando solo primi o secondi appuntamenti che si fermano al superficiale, porterebbe a corto circuito la pazienza di chiunque. La sua decisione di fare un passo indietro non è un segno di sconfitta, ma un atto di autodifesa e di amore verso se stessa. Provo ad offrirle alcuni spunti di riflessione clinica su ciò che sta attraversando: 1. Dalla "rassegnazione" alla "scelta di pace" La parola "rassegnarsi" porta con sé un'idea di rinuncia amara e di subirsi una vita che non si desidera. Quello di cui lei ha bisogno in questo momento non è "rassegnarsi", ma fare una pausa attiva di disinvestimento dal dating. Quando la ricerca di una relazione diventa fonte di svalutazione del proprio amor proprio, continuare a mettersi in gioco rischia solo di riaprire una ferita di rifiuto. Sospendere la ricerca degli appuntamenti le permette di proteggere la persona salda e la vita serena che con tanta fatica si è costruita in questi anni. 2. Alcuni "punti ciechi" da esplorare (senza colpevolizzarsi) Quando una persona irrisolta, autonoma e fiera di sé fatica a superare i primi 1-2 appuntamenti, spesso non è perché "ha qualcosa che non va", ma perché possono esserci sottili cortocircuiti nelle dinamiche di incontro: L'impatto del dating contemporaneo: Le modalità di incontro attuali (specie se veicolate da app o ambienti veloci) tendono a consumare le relazioni in modo superficiale, favorendo l'evitamento e la rapidità di scarto al primo segnale di complessità. Iper-selezione o barriere difensive inconsce: Quando abbiamo una vita piena e siamo stati feriti o delusi in passato, durante i primi appuntamenti possiamo inconsapevolmente trasmettere un'aura di forte autosufficienza o di "esame", che fa arretrare chi è più insicuro o fa percepire il nostro interesse in modo ambiguo. Dove e come si fa il "primo passo": Fare il primo passo è un segno di grande coraggio, ma è importante analizzare come viene recepito e se si indirizza verso persone che hanno la stessa reale disponibilità emotiva a mettersi in gioco. Come affrontare concretamente questa fase? Darsi il permesso di "chiudere la ricerca" a tempo determinato: Si conceda qualche mese in cui decide consapevolmente di non uscire con nessuno, di non cercare e di non accettare appuntamenti. Trasformi la "rassegnazione" in un periodo programmato di risposo emotivo. Spostare l'attenzione sul "piacere senza scopo": Dedichi le sue energie unicamente a ciò che alimenta il suo amor proprio e la sua vita individuale, senza il peso di dover risultare "interessante" o "disponibile" per qualcuno. Valutare uno spazio di confronto per fare il punto: Se in futuro sentirà il desiderio di riaprire questa porta, un breve percorso di consultazione psicologica potrà aiutarla non a "trovare qualcuno", ma ad analizzare nel dettaglio come si svolgono i suoi primi incontri, per capire se ci sono schemi invisibili che si ripetono e per imparare a proteggere i suoi confini senza chiudersi del tutto. Lei si è già costruita una vita di cui essere fiera: questa è la sua base più solida, e nessun appuntamento andato male potrà togliergliela. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

psicoterapeuta

San Mauro Pascoli

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Salve, comprendo la stanchezza e la delusione che possono derivare dal mettersi in gioco ripetutamente senza trovare ciò che si desidera. Forse, più che parlare di “rassegnazione”, può concedersi di non dover decidere oggi se resterà single per sempre. Può prendersi una pausa dalla ricerca, tutelando l’equilibrio che ha costruito e lasciando aperta la possibilità che le cose possano cambiare, senza trasformare questo desiderio in una continua fonte di sofferenza. Un caro saluto.


Salve sarebbe importante approfondire quali idee mantengono questo circolo di allontanamento e rifiuto da potenziali partner, quali valori la guidano e quali convinzioni sono presenti in generale sull'altro, sulla relazione e sul ricevere affetto dall'altro. La sua voglia di conoscere qualcuno non andrebbe semplicemente ignorata, ma potrebbe diventare un tema che potrebbe aprirle nuove conoscenze di sé. Le consiglierei un percorso psicologico che possa esserle sia di supporto che trasformativo, valutando degli obiettivi realizzabili di migliore benessere mentale e sociale. Spero di esserle stata d'aiuto.

Dott.ssa Ilaria Visone

Dott.ssa Ilaria Visone

psicologo

Pomigliano d'Arco

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Buongiorno, Sentirsi stanchi e amareggiati dopo tanti sforzi è comprensibile, soprattutto quando si desidera un incontro autentico e si collezionano solo risposte superficiali. Parlare di "rassegnazione", tuttavia, spesso non è un vero desiderio di rinuncia, ma il grido di difesa di chi è esausto di restare ferito sul confine dell'incontro. Cosa succede dentro di lei se prova a proteggere il suo valore senza per questo dover chiudere del tutto la porta al suo bisogno di condivisione? Portare questa stanchezza all'interno di uno spazio di supporto psicologico le permetterà di alleggerire il peso di questa ricerca e di esplorare il suo modo di stare in relazione, senza doversi rassegnare né accontentare. Un caro saluto.


Buongiorno, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. Leggendo le sue parole, mi colpisce quanto sia riuscita a costruire per sé nel corso degli anni e quanto, allo stesso tempo, questa difficoltà nel trovare una persona con cui condividere la vita stia iniziando a farle male. Perché si può essere fiere di sé, aver trovato un proprio equilibrio e desiderare comunque qualcuno accanto. Le due cose non si escludono. Dopo tante esperienze che non hanno portato dove sperava, è comprensibile sentirsi stanche e desiderare di smettere di esporsi a nuove delusioni. Ma vorrei dirle una cosa: **non voler più soffrire non significa necessariamente volersi rassegnare alla solitudine**. Forse, in questo momento, ha semplicemente bisogno di smettere di vivere ogni nuova conoscenza come un'altra occasione in cui potrebbe andare male. Non deve accontentarsi di attenzioni che non la soddisfano, né continuare a mettersi in gioco a tutti i costi. Può concedersi una pausa senza trasformarla in una rinuncia definitiva. Non sappiamo cosa porterà il futuro, ma non è necessario deciderlo oggi, mentre è così stanca. Mi piacerebbe aiutarla a comprendere come proteggere l'amor proprio senza dover rinunciare al desiderio di incontrare qualcuno con cui costruire qualcosa di autentico. Se sente che questa situazione sta diventando sempre più dolorosa, può contattarmi: possiamo parlarne insieme e trovare un modo per vivere questo momento senza sentirsi costretta a scegliere tra continuare a soffrire e rinunciare all'amore.


Salve, si percepisce quanto questa situazione sia diventata stancante e quanto le ripetute delusioni abbiano finito per intaccare la fiducia in sé stessa, nonostante il percorso di crescita personale di cui è giustamente fiera. Accettare la possibilità di essere single non significa rassegnarsi, così come desiderare una relazione non significa dover accettare attenzioni insufficienti. Può concedersi una pausa dalla ricerca, senza trasformarla in una rinuncia definitiva, per ritrovare serenità e vivere le occasioni di conoscenza con meno pressione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare le delusioni accumulate e a proteggere il proprio valore personale dal peso dei rifiuti, senza rinunciare al desiderio di una relazione reciproca.


Buongiorno, dalle sue parole emerge la stanchezza di chi, per molto tempo, ha provato a mettersi in gioco e a incontrare l’altro, ritrovandosi spesso a fare i conti con la delusione. Allo stesso tempo, mi colpisce la fierezza con cui racconta il percorso fatto per costruire il proprio equilibrio e il desiderio di non accontentarsi di una relazione che non rispecchi ciò che cerca. Forse, più che imparare a rassegnarsi, potrebbe essere utile concedersi la possibilità di allentare la pressione che questa ricerca sembra aver assunto. Desiderare una relazione è legittimo, così come lo è sentirsi stanchi e decidere, per un periodo, di non investire energie negli appuntamenti. Questo, però, non significa dover stabilire oggi come sarà il resto della propria vita. I rifiuti e gli incontri che non proseguono possono finire per mettere in discussione il proprio valore, soprattutto quando si ripetono nel tempo. Ma il fatto che una conoscenza non evolva in una relazione non è una misura di ciò che lei è o di ciò che merita. Può essere doloroso riconoscerlo, perché il desiderio di essere scelti e ricambiati è profondamente umano. Non deve necessariamente scegliere tra continuare a cercare con fatica e rinunciare definitivamente. Può provare a lasciare aperta questa possibilità, senza farne un compito da portare a termine e senza che la sua realizzazione personale debba dipendere dall'incontro con qualcuno. Un caro saluto, Dott.ssa Azzurra Licata


se vuole ne parliamo, per capire meglio, prima di rassegnarsi alla singletudine definitivamente :)

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