buongiorno, mi sento anormale ma si può avere timore di affrontare un gruppo di persone contro di te

52 risposte
buongiorno, mi sento anormale ma si può avere timore di affrontare un gruppo di persone contro di te? ho timore e desiderio di scappare pensando che sicuramente manipoleranno discorsi per fare risultare che ho sbagliato. Nel cuore so di non avere sbagliato e non ho gli strumenti per difendermi, non trovo una via di uscita. Ho tremore insonnia e alcune volte si alza la pressione. La vita va affrontata ma alcune volte per prudenza è meglio fuggire... prima trovare una calma interiore per vedere meglio...
cosa devo fare?
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
No, non è affatto “anormale” quello che sta vivendo. Quando una persona percepisce di poter essere messa sotto accusa da un gruppo, il corpo reagisce come se fosse in pericolo reale: tremore, insonnia, pressione che si alza, bisogno di scappare. È un meccanismo molto antico, di difesa. Il problema è che in questo momento la sta travolgendo e le sta togliendo lucidità proprio quando ne avrebbe più bisogno.
C’è però un punto centrale in quello che dice: “nel cuore so di non avere sbagliato, ma non ho gli strumenti per difendermi”. È qui che si crea il blocco. Non è solo paura del confronto, è la sensazione di essere esposto senza protezione, senza una posizione interna solida da cui parlare. E allora la mente anticipa scenari in cui gli altri manipolano, distorcono, la mettono all’angolo… e il corpo reagisce come se stesse già accadendo.
Fuggire, a volte, può sembrare l’unica via per calmarsi. E in alcuni casi prendersi tempo è anche utile. Ma se diventa l’unica strategia, il rischio è che la paura cresca e che ogni situazione simile diventi sempre più difficile da affrontare.

Quello che le serve non è “forzarsi” ad affrontare il gruppo, né convincersi che non ha paura. Le serve costruire degli strumenti interni: chiarezza su ciò che pensa, su ciò che è disposto a dire, su come reggere il confronto senza sentirsi schiacciato o manipolato.
Queste sono dinamiche molto precise, e si possono lavorare in modo concreto. Non è qualcosa che deve risolvere da solo “stringendo i denti”, perché più ci prova da solo più rischia di restare dentro questo circuito di anticipazione e ansia.

Se vuole, possiamo lavorarci insieme in modo diretto in uno spazio online. Situazioni come la sua, se affrontate bene, possono cambiare anche in tempi relativamente brevi, perché il punto non è la situazione esterna ma come il suo sistema interno la sta gestendo. E su quello si può intervenire davvero!!

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Dott. Giuseppe Calcagno
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Catania
Buongiorno, intanto la ringrazio per aver condiviso quello che sta vivendo, non è scontato. Prima di tutto mi sento di dirle che non è “anormale” provare timore quando si percepisce di dover affrontare un gruppo di persone, soprattutto se si teme di non essere compresi o di essere messi in difficoltà. Le reazioni che descrive – tremore, insonnia, aumento della pressione – sono segnali di uno stato di forte attivazione e stress. Allo stesso tempo, la sensazione che gli altri possano manipolare i discorsi o metterla in una posizione di torto merita di essere compresa meglio insieme ad uno specialista, con calma, per distinguere ciò che sta accadendo fuori, da ciò che sta accadendo dentro di lei. In questi momenti, infatti, può diventare difficile sentirsi sicuri e capire ciò che è "mio" da ciò che "non è mio". Il bisogno di “prendere distanza” per ritrovare una calma interiore è comprensibile e, se fatto in modo consapevole, può essere utile per attivare un processo che le porterà chiarezza. Certamente lavorare con uno psicologo le permetterà di comprendere meglio queste sensazioni e i pensieri che le accompagnano, l'aiuterà a ritrovare una maggiore stabilità e sicurezza interna, e le permetterà di costruire gradualmente strumenti per affrontare queste situazioni senza sentirsi sopraffatto.
Un cordiale saluto,
Dott. Giuseppe Calcagno
Dott.ssa Sara Marchesi
Sessuologo, Psicologo, Neuropsicologo
Vimercate
Buongiorno, per andare più a fondo le consiglio un percorso di psicoterapia. Buona giornata, cordiali saluti!
Dott.ssa Sandra Cappello
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Buongiorno, sarebbe il caso di approfondire in che contesto questo avviene, quali sono le reali possibilità che ciò accada e in che modo il fatto che si cerchi di farla passare dalla parte del torto possa crearle questo disagio. Spesso serve un altro punto di vista meno coinvolto per una lettura diversa e per farle vedere nuove possibilità d'azione.
Dott.ssa Laura Gambino
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
si spesso le paure possono inibire le nostre azioni...soprattutto se ci focalizziamo su pensieri che talvolta sono reali e talvolta possono essere legati a nostre convinzioni costruite nel tempo.
Parlare con qualcuno può essere utile per comprendere le motivazioni sottostanti a queste ansie e imparare a gestirle con il tempo.
Dott.ssa Laura Gambino
Dott. Giuseppe Ricapito
Psicoterapeuta, Psicologo
Bari
Buongiorno e grazie per la sua richiesta. Mancano molti elementi per capire meglio la situazione ma proverò a risponderle sulla base di ciò che ha scritto.
Sentire ciò che si prova non è anormale anzi, è ciò che ci rende esseri umani.
Se sente di essere frainteso o addirittura manipolato in questo gruppo perché "deve" dar loro conto? Perché deve affrontarli per forza?
La fuga è sempre un'opzione valida quando si ha paura, così come lo sono il rimanere immobili o il contrattaccare. Anche qui non c'è niente di male.
Il rischio è di cadere nella trappola dell'evitamento, dove crediamo di risolvere un problema evitandolo ma così facendo non facciamo altro che ingigantirlo e aumentare la paura e la pressione dell'affrontarlo. Ma non ho le informazioni adeguate per comprendere se lei si trova in questa situazione o meno.
Quello che posso dirle è che è vero che la vita va affrontata ma solo se e quando decidiamo di farlo, quando ci si sente pronti.
Tutto si fa quando ci si sente pronti per farlo.
Lei per cosa si sente pronto?

Dott.ssa Barbara Basile
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera,
se questa situazione, da quello che trapela dalle sue parole, è invalidante per lei e la fa stare male, le consiglio un percorso psicologico o di coaching, che in questi casi sono estremamente utili perfornire delle tecniche di gestione dell'ansia e un sostegno rispetto alle cause sottostanti.
Dott.ssa Barbara Basile
Dott.ssa Laura Ungari
Psicologo clinico, Neuropsicologo, Psicologo
Brescia
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto “anormale”: se si percepisce un gruppo come contro di noi, è normale che il corpo reagisca con ansia (tremore, insonnia, ecc.).
Mi sembra che lei senta di non aver sbagliato, ma allo stesso tempo non si senta in grado di sostenere il confronto: questo può far venire voglia di scappare.
Prendere distanza a volte è una forma di protezione, ma può essere utile lavorare su come gestire l’ansia e sentirsi più sicuri nell’esprimersi.
Se questa situazione pesa molto, farsi aiutare può essere un passo importante.

Un caro saluto.
Quello che provi è normale: quando senti più persone contro di te, il corpo reagisce con paura. Tremore, insonnia e agitazione sono segnali di questo, non significano che hai sbagliato. Non devi affrontare la situazione subito. Se ora ti senti sopraffatta, è giusto prenderti una pausa per calmarti: non è una fuga, è protezione.
Prima ritrova un po’ di calma. Poi, se deciderai di affrontarli, tieni le cose semplici: parla poco, resta sui fatti e non cercare di convincere tutti.
Se puoi, non farlo da sola. In questo momento la cosa più importante è aiutarti a stare meglio, non dimostrare qualcosa agli altri.
Bisognerebbe analizzare cosa le crea questo timore e meglio la situazione. Parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a vedere la situazione con un po' di distacco e in modo più limpido, per trovare un momento di calma e capire come gestire il suo stress
Buongiorno, quello che descrive non è anormale. Sentirsi sotto attacco può attivare una forte risposta d’ansia, anche con sintomi fisici come tremore e insonnia.
Il bisogno di allontanarsi può essere una forma di protezione utile per ritrovare calma, ma è importante non restare bloccati solo nella fuga. Può aiutarla prepararsi al confronto (anche mettendo per iscritto ciò che vuole dire) e lavorare prima di tutto sulla riduzione dell’ansia.
Se queste sensazioni sono intense, un supporto psicologico può aiutarla a gestirle e ad affrontare la situazione con maggiore sicurezza.
Dott.ssa Michela Bertelloni
Psicologo, Psicologo clinico
Lido di Camaiore
Buonasera. Provare timore all'idea di trovarsi soli, di fronte ad un gruppo di persone che la pensano diversamente o muovono un'accusa nei suoi confronti, sapendo di non avere nessuno che la sostiene credo che si possa definire assolutamente "normale". Provi a mettere nero su bianco le sue ragioni, le motivazioni che l'hanno portata a comportarsi in una determinata maniera, questo le consentirà di rafforzare la sua idea di non aver sbagliato. Se è possibile, potrebbe cercare di affrontare le persone in questione una alla volta. Se proprio non fosse possibile potrebbe lavorare sul dare meno importanza al giudizio altrui.
Un caro saluto.
Dott.ssa Geralda Vitale
Psicologo, Psicologo clinico, Terapista del dolore
Oggiona con Santo Stefano
Gentilissimo hai già capito che devi lavorare su di te per ritrovare la pace interiore, in tal senso viene molto utile acquisire tecniche di autoipnosi per gestire meglio le crisi forti.
Cerca un bravo professionista in tal senso, sono sicura che c'è la farai...
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

quello che descrive è una reazione comprensibile di ansia e timore davanti a situazioni percepite come minacciose o conflittuali. Sentire il desiderio di allontanarsi, avere tremori, insonnia o aumento della pressione può essere la manifestazione fisica dello stress e della paura di non avere strumenti per difendersi o per gestire la situazione.

Non significa che ci sia qualcosa di “anormale” in lei: è una risposta naturale del corpo e della mente quando ci si sente vulnerabili o esposti a giudizi percepiti come ingiusti. Tuttavia, se queste sensazioni diventano frequenti o intense, possono limitare la vita quotidiana e il benessere.

Può essere utile imparare strategie per calmare il corpo e la mente, riconoscere i pensieri ansiosi e sviluppare strumenti per affrontare situazioni difficili senza sentirsi sopraffatti. Tecniche di gestione dello stress, mindfulness, e percorsi di sostegno psicologico possono aiutare a ritrovare sicurezza e chiarezza interiore prima di affrontare contesti complessi.

È consigliabile approfondire questi vissuti con uno specialista, che possa valutare la situazione in modo personalizzato e indicare le strategie più adatte.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Simone Furlato
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buonasera, certo, affrontare un gruppo di persone a quanto sembra ostili può essere complicato e fonte di stress, e in determinati casi può certamente essere utile trovare una certa calma prima di procedere. Tuttavia, qualora questa situazione pregiudichi la qualità della sua vita quotidiana mi permetto di consigliarle di approfondirla con un professionista che la potrebbe aiutare su questo aspetto della sua vita. Spero di averla aiutata e le auguro una buona serata.
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Ciao,
quello che descrivi non è affatto “anormale”. È una reazione molto comprensibile quando ci si sente esposti, soli e con la percezione di dover affrontare più persone insieme, magari con il timore di essere fraintesi o messi in difficoltà.
Il fatto che tu provi tremore, insonnia, agitazione e anche sintomi fisici come l’aumento della pressione indica che il tuo corpo sta vivendo questa situazione come una minaccia reale, anche se razionalmente sai di non aver sbagliato.
E qui c’è un punto importante: sapere di avere ragione dentro di sé non basta a farci sentire al sicuro, soprattutto quando temiamo di non avere gli strumenti per farci valere davanti agli altri.
La paura che “manipoleranno i discorsi” fa pensare che tu tema non solo il confronto, ma anche di non essere ascoltato/a o di essere distorto/a. Questo può generare una sensazione molto forte di impotenza.
Rispetto alla tua domanda: sì, a volte prendersi una distanza temporanea può essere una forma di prudenza, non di debolezza. Ma è importante che non diventi una fuga definitiva dettata solo dalla paura.
Potresti provare a muoverti su due livelli:
1. Nell’immediato (gestire l’ansia): prima di affrontare qualsiasi situazione, è fondamentale che tu riesca a recuperare un minimo di calma. Anche solo rallentare il respiro, prenderti tempo, non esporti subito può aiutarti a non sentirti sopraffatto/a.
2. Sul piano pratico (proteggerti nel confronto):
non devi per forza affrontare un gruppo da solo/a: valuta se puoi avere una persona di supporto; prova a mettere per iscritto i punti che vuoi esprimere, così da sentirti più preparato/a.
Ricorda che difendersi non significa convincere tutti, ma riuscire a restare coerente con ciò che sai essere vero per te
E soprattutto, se senti di “non avere gli strumenti”, questo non è un limite tuo come persona, ma un segnale che in questa situazione ti serve supporto (una figura di riferimento, un professionista, qualcuno che possa aiutarti a leggere meglio ciò che sta accadendo).
Infine, una cosa importante: la paura di affrontare gli altri non definisce il tuo valore né la tua forza. A volte è il segnale che stai cercando di proteggerti in un contesto che percepisci come sbilanciato.
Non devi affrontare tutto da solo/a, né subito. Ma puoi iniziare a farlo in modo più tutelato e consapevole.
Un caro saluto.
Dott.ssa Mirea Micciché
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Salve, non è affatto anormale quello che prova. Quando ci si sente sotto attacco o esposti al giudizio degli altri, può nascere una paura molto forte, anche con sintomi fisici come quelli che descrive.
Si sente chiaramente che da una parte lei è convinto di non aver sbagliato, ma dall’altra si sente senza strumenti per affrontare la situazione: questo può far sentire molto bloccati.
A volte allontanarsi aiuta a calmarsi, ma se diventa l’unica modalità rischia di mantenere la paura, senza dare davvero la possibilità di sentirsi più sicuro.
Potrebbe esserle utile uno spazio in cui capire meglio cosa si attiva in questi momenti e trovare un modo più solido di affrontare queste situazioni.
Un caro saluto.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, innanzitutto mi conforta che useranno discorsi e non altri atti, e questo è già una garanzia. Inoltre se veramente sente che la situazione è pesantemente sbilanciata a suo favore può anche evitare. Gli animali quando si trovano davanti ad un esemplare più grosso scappano. Chiaramente bisogna mettere in conto come si sentirà e rifletterci nell'atto di ritirarsi. Se le forze non sono così sbilanciate può essere un'occasione per metterci del coraggio e affrontare la situazione. se lei, come dice, è convinto di avere ragione,può essere un occasione di cambiamento. Se ha bisogno di aiuto sono a disposizione, anche online. Saluti Dario Martelli
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Le sue parole trasmettono chiaramente quanto questa situazione la faccia sentire sotto pressione, quasi in pericolo, con il bisogno di difendersi e allo stesso tempo di allontanarsi per proteggersi. Non è affatto “anormale” provare timore in una situazione in cui si percepisce di essere da soli contro più persone, soprattutto se si ha la sensazione che possano fraintendere o manipolare ciò che si dice. Il suo corpo sta reagendo come se dovesse affrontare una minaccia reale, e sintomi come tremore, insonnia o tensione sono coerenti con questo stato di allerta. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile osservare come la percezione della situazione attivi una catena interna molto potente. Da una parte c’è il pensiero che gli altri possano metterla in difficoltà o farla apparire nel torto, dall’altra le emozioni di paura e impotenza, e infine le reazioni del corpo e il desiderio di evitare o scappare. Questo meccanismo è automatico e ha una funzione protettiva, ma a volte può diventare così intenso da farle perdere la sensazione di avere risorse o possibilità di scelta. Un punto importante è che lei dice di sentire nel profondo di non aver sbagliato. Questo è un riferimento interno prezioso, ma sembra che venga messo in crisi dal timore di non riuscire a sostenerlo di fronte agli altri. In queste situazioni, la mente tende a spostarsi molto su scenari futuri negativi, come l’idea che verrà messo in difficoltà o che non riuscirà a difendersi. Più questi scenari vengono immaginati, più il corpo si attiva e più cresce il bisogno di evitare. La sua riflessione sul fatto che a volte allontanarsi possa essere una forma di prudenza è comprensibile. Ci sono situazioni in cui prendersi una pausa può aiutare a ritrovare lucidità. Allo stesso tempo, se la fuga diventa l’unica strategia, rischia di rinforzare nel tempo l’idea di non potercela fare, aumentando la paura nelle situazioni future. Può essere utile iniziare a lavorare su due piani. Da una parte ritrovare un minimo di calma interna per ridurre l’attivazione del corpo, perché quando il livello di tensione è molto alto diventa difficile pensare con chiarezza. Dall’altra osservare con più attenzione i pensieri che le passano per la mente in queste situazioni, riconoscendo che sono ipotesi, per quanto credibili, e non necessariamente certezze. Spesso, quando ci si sente senza strumenti, non è perché non esistano, ma perché l’ansia rende difficile accedervi. Imparare gradualmente a stare in queste situazioni con un livello di attivazione più gestibile può permetterle di riscoprire risorse che ora sembrano lontane. In un momento come questo, potrebbe essere davvero utile avere uno spazio di supporto in cui comprendere meglio come si attiva questo meccanismo dentro di lei, quali sono i pensieri che la mettono più in difficoltà e come costruire modalità più efficaci per affrontare queste situazioni senza sentirsi sopraffatto. Un percorso in questa direzione può aiutarla non solo a gestire episodi specifici, ma anche a ritrovare una maggiore sicurezza nel confronto con gli altri. Il fatto che lei stia cercando una via di uscita e si stia facendo queste domande è già un passo importante. Anche nelle situazioni che sembrano chiuse, lavorare su ciò che accade dentro di sé può aprire spazi nuovi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Francesca Risso
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Ceva
buongiorno, mi sembra un problema complesso che investe molti aspetti, il valore personale, il senso si inadeguatezza, il rimuginio e l'ansia conseguente con insonnia. Ha pensato di rivolgersi ad uno psicoterapeuta online o in presenza per avere una consulenza e un supporto e altri strumenti di lettura?
cordiali saluti
Francesca Risso
psicologa-psicoterapeuta e sessuologa
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto “anormale”: trovarsi nella situazione di dover affrontare un gruppo percepito come ostile può attivare una forte risposta di ansia, con sintomi fisici come tremore, insonnia e aumento della pressione.
Il timore di essere fraintesi o “messi in difficoltà” può portare a sentirsi senza strumenti e a desiderare di evitare la situazione. In alcuni casi, prendersi una pausa per ritrovare calma e lucidità può essere utile; tuttavia, evitare sistematicamente rischia di rinforzare la paura nel tempo.
Se queste situazioni si ripetono o diventano molto intense, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa attiva questa paura e a costruire strategie più efficaci per affrontarla senza sentirsi sopraffatto.
Resto a sua disposizione,
un caro saluto
dott.ssa Linda Fusco
Dott.ssa Donatella Valsi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto “anormale”. Di fronte a una situazione percepita come ostile o ingiusta, il nostro organismo può attivare una risposta di allarme: paura, tremore, insonnia e tensione sono segnali comprensibili.

Il suo timore di essere messo/a in difficoltà o frainteso/a merita attenzione e rispetto. Allo stesso tempo, il desiderio di allontanarsi può essere sia una forma di protezione sia qualcosa che, se ripetuto, rischia di farla sentire ancora più senza strumenti.

Potrebbe esserle utile, prima di tutto, lavorare sulla regolazione emotiva per ritrovare un po’ di calma (respirazione lenta, pause, grounding), così da poter poi valutare con maggiore lucidità come affrontare la situazione. In alcuni casi, prepararsi in anticipo (chiarire i propri punti, eventualmente con l’aiuto di qualcuno di fiducia o di un professionista) può aumentare il senso di sicurezza.

Se questi sintomi sono intensi o persistenti, le suggerisco di non affrontarli da solo/a: un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a costruire strumenti per sentirsi più tutelato e centrato.
Dott.ssa Donatella Valsi

Dott.ssa Marianna Galli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno.
Quello che prova è comprensibile e umano — non è anormalità, è una risposta naturale di chi si sente in pericolo in un contesto relazionale ostile. Il tremore, l'insonnia, la pressione alta sono segnali del corpo che chiedono attenzione, non debolezze.
La sua intuizione di cercare prima una calma interiore è giusta: non è fuga, è prudenza. Affrontare una situazione difficile senza risorse interiori spesso la peggiora. A volte parlarne con qualcuno di fiducia — che sia un professionista o una persona vicina — aiuta a fare chiarezza su cosa viene davvero dalla situazione esterna e cosa invece è la nostra voce interiore che amplifica la paura. Non esiste una risposta unica, ma esiste sempre un percorso possibile.
Buongiorno, ciò che descrive è una reazione comprensibile: quando ci si sente sotto pressione o in una situazione percepita come difficile, il corpo può reagire con ansia, tremore e insonnia.
In questi momenti può essere utile prendersi una pausa per ritrovare calma e lucidità, così da affrontare le situazioni con maggiore chiarezza e sicurezza. Allo stesso tempo, lavorare gradualmente su queste sensazioni può aiutare a sentirsi più stabili e meno sopraffatti nel quotidiano.
Saluti
Dott.ssa Chiara Piacentini
Psicologo, Psicologo clinico
Carugate
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Quello che descrivi – il timore intenso di affrontare un gruppo, la sensazione che tutto possa essere contro di te e il desiderio di fuggire – è molto umano, soprattutto quando ci si sente senza strumenti per difendersi. Le reazioni fisiche che senti, come tremore, insonnia o pressione alta, mostrano quanto il corpo percepisca reale questa minaccia, anche se razionalmente sai di non aver sbagliato.
Molte persone trovano utile riconoscere queste emozioni senza giudicarsi, osservando come il corpo e la mente reagiscono e concedendosi di prendersi un momento per ritrovare calma prima di agire. Parlare di queste sensazioni e riflettere su di esse può già aiutare a sentirsi meno sopraffatti e a vedere più chiaramente le possibilità di scelta.
Se vuoi, sono a disposizione per approfondire insieme la situazione e sostenerti nel trovare modi per affrontare queste esperienze senza sentirti solo/a.
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Da come lo descrive sembra una situazione che le sta creando molta tensione e attivazione, anche a livello fisico, e questo è comprensibile quando ci si sente esposti o sotto pressione.
È possibile provare timore nel dover affrontare più persone, soprattutto se si ha la sensazione di non avere strumenti per difendersi o di poter essere fraintesi. In queste condizioni è comprensibile sentirsi in allerta e avere il desiderio di allontanarsi da situazioni percepite come difficili o minacciose. Prima ancora di capire come affrontare la situazione esterna, può essere utile lavorare sul ridurre questa attivazione, così da poterla guardare con più lucidità e sentirsi meno in difficoltà. Un supporto psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa sta succedendo, abbassare l'attivazione e sviluppare strumenti per gestire queste situazioni.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, si, è possibile ritrovare la serenità tramite un percorso di sostegno psicologico. Cordiali saluti.
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto “anormale”: quando ci si sente esposti al giudizio o al possibile attacco di un gruppo, è naturale che si attivino paura, pensieri anticipatori e sintomi fisici come tremore o insonnia.
Il desiderio di evitare è comprensibile e, a volte, prendersi una pausa può aiutare a ritrovare un po’ di calma. Tuttavia, se diventa l’unica strategia, rischia di mantenere la difficoltà.
Potrebbe esserle utile, prima di tutto, lavorare sul recupero di uno stato di maggiore tranquillità (ad esempio attraverso la respirazione lenta), e poi provare a distinguere tra ciò che sa con certezza e ciò che teme possa accadere. Preparare in anticipo ciò che vuole dire può aiutarla a sentirsi più stabile.
Se questi sintomi sono intensi o persistono, le consiglierei di confrontarsi con un professionista: non deve affrontare tutto questo da sola.
Partire dal ritrovare un po’ di calma interiore è già un primo passo importante.
Salve, ho letto con cura quanto ha scelto di condividere. Mi preme riconoscere che avere dei timori non è segno di anormalità, bensì rappresenta un segnale importante che, se ascoltato nel profondo, può guidare verso una maggiore consapevolezza di se stessi e dei propri vissuti, e verso nuove modalità per affrontare quelle che percepiamo come difficoltà; ascoltarle può aiutarci a capire quali sono le nostre risorse e come investirle.
Il pensiero di essere manipolati o accusati, che lei sente vicino, potrebbe emergere come espressione di un vissuto interno: riconoscerlo come pensiero, e non come dato oggettivo, è un passaggio importante per lavorarci in modo consapevole.
Ogni passo verso una maggiore comprensione di sé è già parte del cambiamento.
Un caro saluto
Dott.ssa Gemma Santuccio
Psicologo, Psicologo clinico
Siracusa
Buongiorno, ognuno di noi ha dei timori che mettono in fuga, può iniziare chiedendo aiuto a chi potrà accompagnarla in un percorso che le consentirà di comprendere ed affrontare ansia e paura.
Se vuole può contattarmi per ulteriori informazioni
Dott. Davide Di Stefano
Psicologo, Sessuologo
Tivoli terme
Grazie per aver condiviso i tuoi sentimenti e le tue preoccupazioni. È comprensibile sentirsi ansiosi o timorosi all’idea di confrontarsi con un gruppo di persone, specialmente se si teme di essere manipolati o fraintesi. La tua sensazione di non avere gli strumenti per difenderti e il desiderio di trovare una via d’uscita sono segnali importanti che indicano la necessità di lavorare su queste emozioni e sulla tua sicurezza interiore.

Ti consiglio innanzitutto di prendersi del tempo per riconoscere e accettare queste emozioni senza giudizio, cercando di capire le origini di questa paura. Potrebbe essere utile sviluppare tecniche di rilassamento e di gestione dell’ansia, come la respirazione profonda o la mindfulness, per aiutarti a trovare una maggiore calma interiore.

Inoltre, potrebbe essere utile lavorare sulla tua autostima e sulla fiducia nelle tue capacità di difesa e di comunicazione assertiva. Ricorda che affrontare le proprie paure richiede tempo e pazienza, e non c’è nulla di male nel prendersi il tempo necessario per sentirsi più sicuro prima di affrontare situazioni difficili.
Dott.ssa Giulia Santacà
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno,

quello che descrivi è una reazione comprensibile di fronte a una situazione percepita come minacciosa. La sensazione di timore intenso, il desiderio di allontanarsi e i sintomi fisici come tremore, insonnia e rialzo della pressione sono manifestazioni normali di ansia acuta, soprattutto quando ci si sente privi di strumenti per difendersi o sostenere la propria posizione.

In questi casi, è utile distinguere due livelli:

1) Gestione immediata dei sintomi: tecniche di regolazione del respiro, grounding e mindfulness possono aiutare a ridurre la risposta fisiologica dell’ansia e a ritrovare maggiore chiarezza. Anche brevi pause o “fughe strategiche” possono essere funzionali se servono a preservare la calma e la lucidità.
2) Lavoro di medio-lungo termine: acquisire strumenti per affrontare gruppi o situazioni conflittuali richiede supporto professionale mirato. Un percorso con uno psicologo permette di:
- Elaborare la paura del giudizio e l’anticipazione di manipolazioni dei discorsi;
- Rinforzare le capacità assertive e di difesa emotiva;
- Ridurre l’impatto fisico dell’ansia sul corpo.

È importante ricordare che evitare momentaneamente una situazione stressante non è un segno di debolezza, ma una strategia di tutela personale finché non si sviluppano le risorse necessarie per affrontarla con sicurezza.
Buongiorno,

quello che descrive non è “anormale”: è una risposta d’ansia a una situazione percepita come minacciosa. Il corpo si attiva (insonnia, tremore, pressione) e la mente anticipa scenari negativi, portandola verso fuga o blocco.

La priorità ora è ridurre l’attivazione: respirazione lenta, pause, evitare di rimuginare continuamente. Subito dopo, serve lavorare su due aspetti: chiarezza mentale e strumenti per affrontare il confronto.

Un percorso psicologico, anche breve, può aiutarla a:

- gestire l’ansia e i sintomi fisici
- ristrutturare i pensieri anticipatori
- costruire modalità comunicative più sicure e difensive
- valutare quando esporsi e quando invece è legittimo prendere distanza

Non si tratta di “fuggire o affrontare”, ma di scegliere con lucidità.

Le auguro di ritrovare presto calma e una posizione più stabile da cui decidere.
Dott.ssa Giorgia Pinessi
Psicologo, Psicologo clinico
Lissone
Buongiorno gentile utente, per capire cosa poter fare sarebbe necessario approfondire le tematiche in seduta, attraverso un supporto psicologico dove lo spazio del setting potrà dar modo di esternare le sue paure, le sue motivazione e capire come utilizzare al meglio i suoi strumenti interni al fine di ottenere un benessere psicofisico quotidiano.
Resto a disposizione
Dott.ssa Psicologa Pinessi Giorgia
Buongiorno, quello che descrive è comprensibile e più comune di quanto si pensi. Trovarsi nella prospettiva di affrontare un gruppo di persone, soprattutto se si teme di essere giudicati o messi “contro”, può generare una forte ansia e un naturale impulso a evitare o a fuggire.
I sintomi che riferisce – tremore, insonnia, aumento della pressione – sono tipiche reazioni del corpo quando percepisce una situazione come minacciosa. Anche il pensiero che gli altri possano manipolare la realtà o metterla in difficoltà può essere alimentato dallo stato di tensione e insicurezza del momento.
È importante distinguere due aspetti:
da un lato, il suo vissuto interno di paura e mancanza di strumenti per difendersi; dall’altro, la realtà concreta della situazione. Quando l’ansia è alta, la mente tende a immaginare scenari peggiori e a farci sentire più vulnerabili di quanto siamo realmente.
Evitare temporaneamente una situazione per calmarsi può avere senso, ma se diventa l’unica strategia rischia di mantenere e rinforzare la paura. Più utile può essere lavorare gradualmente su:
*rafforzare la fiducia in sé**,
*imparare modalità comunicative più sicure e assertive**,
*gestire i sintomi fisici dell’ansia** (respirazione, tecniche di rilassamento).
Se sente di “non avere gli strumenti”, un percorso con uno psicologo può aiutarla proprio a costruirli: imparare a esprimersi, a sostenere il proprio punto di vista e a ridurre la paura del giudizio.
Non è “anormale” sentirsi così: è una reazione alla paura di essere attaccati o non compresi. Con il giusto supporto è possibile ritrovare maggiore calma interiore e affrontare queste situazioni con più sicurezza.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Ciò che descrivi timore, desiderio di scappare, sensazione di essere manipolato, è reale e umano; non significa in alcun modo che tu sia “anormale”. È normale sentirsi sopraffatti di fronte a situazioni in cui percepiamo di non avere strumenti per difenderci o essere fraintesi.
Il tremore, l’insonnia e l’aumento di pressione che senti sono segnali del corpo che reagisce allo stress: non vanno ignorati, perché il disagio emotivo ha anche un impatto fisico. Fermarsi, respirare e cercare un momento di calma interiore prima di affrontare la situazione non è debolezza, ma cura di sé: prendersi tempo per ritrovare lucidità aiuta a osservare meglio ciò che accade e a scegliere strategie più efficaci.
Può essere utile parlare con qualcuno di neutrale e competente, come un professionista della salute mentale. Un percorso di supporto non serve solo a “difendersi” dagli altri, ma a costruire strumenti per gestire ansia, stress e paura in modo più sicuro e consapevole.
Ciò che provi è comprensibile e legittimo, non sei solo/a in questo, e cercare supporto può aiutarti a ritrovare calma, chiarezza e fiducia nelle tue capacità, senza sentirti costretto/a a reagire prima di essere pronto/a.
Dott.ssa Vincenza De Luca
Psicologo, Psicologo clinico
Santa Maria a Vico
Salve, quello che descrive - il tremore, l'insonnia, la pressione alta - sono segnali che il suo sistema nervoso sta portando un peso importante. Non si senta anormale: è una risposta comprensibile a una situazione che percepisce come minacciosa. Un supporto psicologico può aiutarla a trovare quella calma interiore da cui guardare le cose con più chiarezza.
Dott. Tommaso Daccordo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
da ciò che descrive, sembra trovarsi in una situazione che le genera un forte livello di attivazione, con sintomi come tremore, insonnia e aumento della pressione, che indicano quanto questa esperienza sia per lei faticosa.
Purtroppo non è facile fornire una risposta diretta alla sua domanda, in quanto sarebbe necessario comprendere meglio il contesto e poiché spesso, prima di poter ragionare sul “fare”, è utile soffermarsi sul proprio vissuto.
Il timore di affrontare un gruppo di persone percepite come ostili è comprensibile e, in una certa misura, può rappresentare un segnale di allerta. Allo stesso tempo, quando la paura diventa intensa, può rendere più difficile valutare con lucidità la situazione.
In questo senso, non è tanto utile stabilire cosa sia “normale” o meno; piuttosto, può essere importante esplorare, da una parte, ciò che la porta a sentirsi “anormale” e, dall’altra, ciò che alimenta questa paura. Ritrovare una condizione di maggiore calma può aiutarla a comprendere meglio come agire.
Un colloquio di supporto psicologico potrebbe essere uno strumento utile per approfondire questi aspetti e capire meglio come procedere.
Resto a disposizione.
Cordialmente,
Dott. Tommaso Daccordo
Dott.ssa Serena De Sisti
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Roma
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione la faccia sentire sotto pressione e quanto possa essere faticoso immaginare un confronto in cui si teme di non essere ascoltati o di essere fraintesi. Le reazioni che descrive, anche fisiche, sono coerenti con uno stato di forte attivazione e vanno accolte senza giudizio.
Prima di pensare a come affrontare gli altri, è importante che lei possa ritrovare un minimo di calma e stabilità interna: solo così sarà possibile valutare con più chiarezza come muoversi. Si potrebbe lavorare per capire quali sono le sue risorse in questa situazione, per trovare la modalità di confronto più sostenibile per lei. Non è necessario forzarsi ad affrontare tutto subito: anche scegliere tempi e modi è una forma di tutela.
Nel frattempo, può provare a riportare l’attenzione su ciò che sa essere vero per lei senza entrare nel tentativo di controllare o prevedere le reazioni degli altri.
Dott.ssa Giorgia Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Fidenza
Buongiorno, grazie per la domanda. Sentirsi di fronte a un gruppo percepito come ostile è una situazione emotivamente sfidante. La riflessione che fa sulla fuga è interessante: c'è differenza tra allontanarsi in modo reattivo e scegliere consapevolmente di prendersi del tempo per ritrovare chiarezza. Senza conoscer la sua situazione nel dettaglio, non posso dirle cosa sia giusto fare, ma i sintomi che descrive suggeriscono che potrebbe essere utile avere uno spazio dedicato per esplorarlo con calma. Un percorso di supporto psicologico in particolare potrebbe aiutarla a regolare le reazioni fisiche ed emotive, distinguere i pensieri dai dati reali e trovare gli strumenti che al momento fatica a riconoscere per affrontare la situazione.
Un caro saluto!
Dott.ssa Giorgia Conti
Dott. Riccardo Fochesato
Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato. Quello che prova non è affatto "anormale": la paura di affrontare un gruppo percepito come ostile è una risposta comprensibile e profondamente umana, soprattutto quando si sente che le regole del confronto non sono eque e che le proprie ragioni rischiano di essere distorte.

I sintomi che descrive (il tremore, l'insonnia, i picchi di pressione) sono segnali concreti che il suo sistema nervoso sta portando un carico molto pesante. Il corpo parla quando la mente è sotto pressione, e questi segnali meritano attenzione, non solo come sintomi da gestire, ma come messaggi importanti sul livello di stress che sta sostenendo.

La sua intuizione di cercare una calma interiore prima di affrontare la situazione è saggia, non una forma di fuga. Esiste una differenza importante tra il fuggire per evitare e il prendersi uno spazio per ritrovare lucidità e risorse. Lei sembra muoversi nella seconda direzione, ed è già un punto di forza.

Detto questo, il senso di non avere gli strumenti per difendersi e di non trovare una via d'uscita sono pensieri che meritano di essere esplorati con attenzione, perché possono amplificare la sensazione di impotenza più di quanto la situazione reale giustifichi. In questi casi, un percorso di supporto psicologico può essere molto utile: non per dirle cosa fare, ma per aiutarla a ritrovare fiducia nelle proprie risorse, a distinguere i pericoli reali da quelli percepiti, e a costruire una strategia che rispetti i suoi tempi e la sua sicurezza. Le auguro di trovare presto uno spazio di respiro e maggiore chiarezza.
Dott. Natale Montalto
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno, non sei anormale: la paura di confronti in gruppo, con timore di manipolazione e accuse ingiuste, è comune e spesso legata a un'ansia sociale o paura del conflitto, che attiva sintomi come tremore, insonnia e picchi pressori. È normale voler fuggire per prudenza, ma strategie per gestire questa paura possono aiutarti a trovare calma e strumenti per affrontarla. Questi segnali fisici (tremore, insonnia, pressione alta) sono reazioni tipiche dell'ansia sociale, dove il cervello percepisce il confronto come minaccia, amplificando il timore di giudizio negativo o manipolazione. Spesso deriva da esperienze passate o bassa autostima, creando un circolo vizioso di evitamento. Nel tuo caso, la certezza interiore di non aver sbagliato è un punto di forza da cui partire. Affronta gradualmente: inizia con piccoli confronti per costruire fiducia, ma se i sintomi persistono, consulta uno psicologo.
Gentile utente,
no, non è “anormale”. Quello che descrive è una reazione comprensibile quando si percepisce una situazione come minacciosa o sbilanciata: il corpo si attiva (tremore, insonnia, pressione) e la mente prova a proteggerla anticipando il peggio.
Il punto non è scegliere tra “affrontare” o “fuggire” in modo assoluto, ma capire cosa quella situazione attiva dentro di lei. Il timore di essere messa in torto o non riuscire a difendersi può toccare una parte più profonda legata al sentirsi esposti, non ascoltati o non abbastanza tutelati. In questi casi, il desiderio di allontanarsi non è debolezza, ma una strategia di protezione.
Allo stesso tempo, se questa paura la blocca, può essere utile lavorarci nel giusto contesto per trovare modi più sicuri di stare nella situazione: chiarire cosa vuole dire, darsi piccoli punti fermi, e, se possibile, non affrontarla completamente da sola.

Un caro saluto
Buonasera, quello che descrive non è “anormale”. Quando percepiamo un gruppo come ostile o giudicante, il nostro corpo può attivarsi come se fossimo in pericolo: tremore, insonnia, tensione sono reazioni comprensibili, non segni di debolezza.
È importante distinguere però tra una reale minaccia e una percezione amplificata dall’ansia. Il timore di essere manipolato o messo in torto può farla sentire senza strumenti, ma questo non significa che lei non ne abbia, quanto piuttosto che in questo momento fatica ad accedervi perché è molto attivato emotivamente.
Anche il suo pensiero sul “fuggire per ritrovare calma” ha una sua logica: prendersi uno spazio per calmarsi può essere utile. Tuttavia, se la fuga diventa l’unica strategia, rischia di rinforzare l’idea di non poter affrontare la situazione. L’obiettivo non è forzarsi subito ad affrontare tutto, ma arrivarci gradualmente, quando si sente un po’ più centrato.
Non serve “vincere” il confronto, ma riuscire a restare in contatto con ciò che sente giusto, senza farsi travolgere. Se queste situazioni le attivano così tanta ansia, potrebbe essere molto utile un supporto psicologico, proprio per costruire strumenti che le permettano di affrontarle con maggiore sicurezza e meno paura. Non è solo in questo, e si può imparare a stare in queste dinamiche senza sentirsi sopraffatti.
Dott.ssa Ilaria Viganò
Psicologo clinico, Psicologo
Triuggio
Buongiorno,
lei si sente "anormale", ma non lo è affatto. È davvero molto comune la percezione di sentirsi in difficoltà di fronte al giudizio delle persone e al confronto. Il corpo reagisce all’ansia attraverso il suo personale modo di comunicare, cioè con tremore, insonnia e aumento della pressione. Questi sono chiari segnali di attivazione, non di debolezza.
Quello che mi sembra di comprendere dalle sue parole è che lei appare combattuto tra due bisogni: da una parte quello di proteggersi evitando la situazione e allontanandosi, dall’altra affrontarla per affermare la sua posizione.
Tenga presente che prendere le distanze non è sempre un male: può essere utile per ritrovare lucidità e serenità; ovviamente non va considerata come unica strategia, proprio perché potrebbe far sorgere in lei un senso di impotenza e rassegnazione.

Quello che vorrei consigliarle è di provare a "spegnere" e gestire questo segnale di allarme attraverso delle tecniche di respirazione. Questo potrebbe aiutarla innanzitutto a pensare con maggiore chiarezza e più serenità.

Consideri poi che spesso la paura nasce proprio dal sentirsi senza strumenti, come quando un guerriero si approccia a una battaglia circondato da nemici e senza alcuna arma: l’unica cosa che potrebbe salvargli la vita, ovviamente, è la fuga.
Vorrei aggiungere che può essere utile tenere presente che ogni persona ha il proprio punto di vista. Anche se, di fronte a un gruppo, non si sente pronto o non desidera esprimere il suo pensiero, questo non significa che non sia valido. A volte scegliere quando e come esporsi è già una forma di tutela di sé, non un segno di debolezza.
Tuttavia, dalle sue parole emerge che lei ha già due utilissimi "strumenti" a disposizione che potrebbero infonderle più sicurezza: la consapevolezza di ciò che prova e il fatto che, nel profondo, senta di non aver sbagliato.

Se sente che questa difficoltà sta diventando pesante da gestire, confrontarsi con un professionista può aiutarla a ritrovare maggiore sicurezza e strumenti concreti per affrontare queste situazioni.
Gentile utente,

ciò che descrive è una reazione di difesa naturale a una situazione che percepisce come minacciosa. Non è "anormale": il suo corpo sta semplicemente segnalando un disagio che va ascoltato, non forzato.

-La "fuga" in questo momento non è una resa, ma una scelta di tutela della sua salute (pressione, insonnia, ansia). Prima di affrontare il confronto, è necessario ritrovare la lucidità.

-Non affronti tutto da solo/a: Spesso, quando ci sentiamo manipolati, è perché mancano i giusti "scudi" comunicativi.

Il mio approccio: Come Psicologa Clinico-Giuridica, aiuto quotidianamente le persone a gestire contesti relazionali difficili, fornendo strumenti concreti per riprendere il controllo e proteggere la propria serenità.

Non aspetti che la situazione diventi insostenibile. Se desidera analizzare il contesto e costruire una strategia difensiva efficace, mi contatti per un colloquio (anche online).

Dott.ssa Valentina Emma Morelato
Psicologa Clinico-Giuridica
Ricevo a Rovigo e online.
Dott.ssa Roberta Privitera
Psicologo, Psicologo clinico
Acireale
Salve,
Non credo che ci sia nulla di anormale nell'aver paura di affrontare qualcosa che consideriamo un pericolo. Le reazioni che descrive sono perfettamente conformi a ciò che si prova quando si ha paura di qualcosa, il nostro corpo reagisce fisiologicamente e attua delle strategie per difendersi. Il tremore, l'insonnia e l'alzamento di pressione di cui parla potrebbero essere proprio le strategie che il suo corpo sta attuando, anche se prima escluderei eventuali altre cause mediche che potrebbero ricondurre a questi sintomi.
Detto questo, forse potrebbe essere utile capire qual è, intanto, il suo obiettivo prioritario tra le cose da lei citate e se possa essere: affrontare il gruppo, avere degli strumenti per difendersi, trovare una calma interiore o anche qualcosa che non è stata citata esplitamente. Sono tutti aspetti che si possono provare ad approfondire tramite un percorso psicologico personalizzato su se stesso e sulle sue volontà e desideri.
Resto a disposizione se crede che possa esserle d'aiuto.

Dott.ssa Paola Grasso
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
ciò che descrive è comprensibile: il timore di essere attaccato o frainteso in un gruppo può farla sentire vulnerabile e senza strumenti. Le emozioni che prova sono legittime.
I sintomi che racconta (tremore, insonnia, pressione alta, impulso a fuggire) potrebbero essere segnali di protezione: il suo sistema nervoso sta probabilmente reagendo a un contesto percepito come minaccioso o sbilanciato. La fuga, in questo senso, non è debolezza ma diventa una strategia di tutela.
Può essere utile non forzarsi subito ad affrontare la situazione, ma prima ritrovare una calma interna e strumenti che possano esserle utili ad affrontare la situazione. Un percorso di psicoterapia può aiutarla a comprendere meglio queste dinamiche e a sviluppare strumenti per sentirsi più sicuro nelle relazioni.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento o necessità di approfondimento sulla questione - dottoressa Paola Grasso
Capisco il suo timore: quando ci si sente esposti o giudicati da un gruppo, è normale provare ansia, desiderio di fuga e sintomi fisici legati allo stress. Non c’è nulla di “anormale” in ciò che sta vivendo. In questo momento può essere utile riconoscere che il suo corpo sta reagendo a una situazione percepita come minacciosa. Prima di affrontarla, è necessario vedere le cose con maggiore lucidità. Sarebbe utile trovare delle strategie nuove per gestire l’ansia, per proteggersi e prepararsi ad affrontare la situazione in modo più sicuro e sostenibile per lei.
Dott.ssa Elisa Bozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Cenaia
Buonasera, voglio iniziare subito col dirle una cosa fondamentale, che spero possa darle un primo momento di respiro: non è affatto "anormale".
Quello che sta provando (il desiderio di fuggire, il tremore, l’insonnia e persino l’innalzamento della pressione) è la risposta naturale del suo sistema nervoso a una percezione di pericolo estremo. Per il nostro cervello antico, essere "esclusi dal gruppo" o "attaccati dal branco" equivaleva a una condanna a morte. È normale che il suo corpo stia reagendo come se fossi davanti a un predatore.
Proviamo a guardare questa situazione con calma e oggettività, per iniziare a fare un po' d'ordine nel caos che sente.
1. Il timore della manipolazione: sentire di "non avere gli strumenti per difendersi" è una sensazione terribile, specialmente quando temi che la verità venga distorta. Il timore che gli altri manipolino i discorsi per farla passare dalla parte del torto è un segnale che si trova in un ambiente percepito poco sicuro o psicologicamente ostile. Non è mancanza di coraggio; è una valutazione di un rischio. Se sente di non avere gli strumenti comunicativi per controbattere a una dinamica di gruppo, la sua mente sceglie la "fuga" come strategia di protezione.
I segnali del corpo: il tremore, l’insonnia e la pressione alta sono il modo in cui il suo corpo dice: "Siamo in allarme rosso!". Quando il corpo è in questo stato, la parte del cervello che si occupa del ragionamento logico (la corteccia prefrontale) "si spegne" per lasciare il posto all'istinto. È per questo che ora non vede una via d'uscita: non si può risolvere un puzzle mentre si scappa da un incendio.
In una situazione come questa, la Terapia Cognitivo-Comportamentale è particolarmente indicata perché non si limita a "parlare" del problema, ma fornisce degli strumenti pratici per riprendere il controllo. Ecco come lavoreremmo:
- Gestione della risposta fisiologica: imparerebbe tecniche per abbassare l'attivazione del sistema nervoso (respirazione, rilassamento) per riportare la pressione e il sonno a livelli gestibili. La calma interiore che cerca parte dal corpo.
- Allenamento all'assertività: la sensazione di "non avere strumenti" si affronta imparando tecniche di comunicazione assertiva. Imparerebbe come restare ancorata ai fatti, come non farti trascinare in provocazioni e come porre dei confini chiari ai tentativi di manipolazione.
- Ristrutturazione dei pensieri catastrofici: analizzeremmo i pensieri come "tutti sono contro di me". Non per negarlo, ma per vedere se la "minaccia" può essere scomposta in pezzi più piccoli e meno spaventosi.
- Problem Solving strategico: invece di subire la scelta tra "fuggire" o "soccombere", progetteremmo una terza via. A volte la via d'uscita non è la fuga disperata, ma un distacco consapevole e strategico.
Cosa fare adesso? Ha scritto una frase molto saggia: "prima trovare una calma interiore per vedere meglio". Non prenda decisioni drastiche mentre il tuo cuore batte a mille e la pressione è alta.
Il mio consiglio è questo: cerchi un professionista CBT. Non per "curare un'anormalità" che non esiste, ma per farsi affiancare da un "tecnico" che ti aiuti a costruire quello scudo e quella spada (metaforicamente parlando) che sente di non avere. Merita di dormire la notte sapendo che, qualunque cosa dicano gli altri, lei sa chi è e come proteggere la sua verità.
Buongiorno, mi dispiace molto che lei si senta e si definisca “anormale”.
Affrontare un gruppo di persone non è mai semplice, per nessuno.
Soprattutto se pensiamo che tutte le persone del gruppo sono coese contro di noi.
In tutti gli esseri umani, quando viene percepita un’ eventuale minaccia per se stessi, si attiva il sistema nervoso simpatico che è responsabile di attivazioni fisiologiche, come una reazione d’attacco, o una reazione di fuga.
I sintomi da lei descritti, sono reazioni corporee, che chiunque potrebbe sperimentare di fronte a eventi percepiti come pericolosi o stressanti.
Dunque, lei non è “anormale”.
Se sente di non possedere per ora gli strumenti per fronteggiare la situazione, può valutare di prendersi del tempo per riflettere e pensare: un tempo in cui si può accogliere e abbracciare in un’atmosfera esente dal giudizio verso se stessa.
Le auguro una buona giornata.
Dott. Massimiliano Musso
Psicologo, Neuropsicologo
Castiglione Torinese
Buongiorno, quella che descrive è una forte reazione allo stress che prova in questa particolare interazione sociale.
I sintomi che accusa sono manifestazioni corporee comuni in una situazione di forte attivazione come quella che descrive. La fuga è spesso la strategia che siamo portati a mettere in gioco quando sentiamo di non avere gli strumenti adatti per fare fronte ad un alto livello di attivazione.
In un percorso terapeutico di orientamento cognitivo comportamentale potrebbe avere modo di conoscere strategie di gestione dello stress e della risposta all'ansia che la potrebbero aiutare a gestire in modo funzionale le situazioni sociali che descrive.
Per qualsiasi cosa resto a disposizione e le auguro di poter stare meglio al più presto.
Dott. Massimiliano Musso

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