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Esperienze

Sono il Dott. Andrea Boggero, psicologo clinico qualificato in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Il mio obiettivo è mettere le mie competenze al servizio del paziente, offrendo un ambiente sicuro e di supporto per esplorare pensieri, sentimenti e comportamenti. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è una metodica scientificamente valida che aiuta a comprendere come i pensieri influenzino le emozioni e i comportamenti. Utilizzando la CBT, è possibile lavorare in modo pratico e diretto sui problemi, fornendo strumenti concreti per gestire le difficoltà psicologiche. Questo approccio consente di sviluppare nuove strategie per affrontare le sfide quotidiane e promuove un cambiamento duraturo.
Mi occupo prevalentemente di:

  • disturbi d’ansia

  • disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

  • disturbi di personalità

  • gestione dei momenti di difficoltà e dei periodi di crisi

  • supporto nella pianificazione delle giornate anche in presenza di sintomi depressivi

  • terapia di coppia

Ho pubblicato diversi studi, contribuendo attivamente alla ricerca e alla pratica nel mio campo. Ho maturato una significativa esperienza nel trattare pazienti oncologici e le loro famiglie, affrontando le complesse dinamiche emotive e psicologiche che emergono in queste situazioni difficili. Credo fermamente nel diritto di ogni individuo a vivere una vita piena e soddisfacente. Con un approccio terapeutico personalizzato, mi impegno a rispondere alle esigenze specifiche di ogni persona.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitivo comportamentale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia della salute
  • Psicodiagnostica
  • Psicologia clinica
  • Mediatore familiare
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Dott. Andrea Boggero

Via Colombo, 12/16, Genova 16121

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05/02/2026

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    60 €

  • Psicodiagnosi

    Da 60 €

  • Consulenza psicologica

    60 €

  • Colloquio psicologico telefonico

    60 €

  • Allenamento mentale

    60 €

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Studio di psicologia del Dott. Andrea Boggero

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133 recensioni

Più menzionato dai pazienti

  • Attenzione durante la visita
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  • Efficacia del trattamento
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  • E

    Eleonora Lauricella

    Mi sono trovata bene e ad mio agio , ambiente tranquillo e zero tensione durante la conversazione cosa importante.

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  • F

    Francesco

    Nel Dott. Boggero ho trovato molto ascolto e aiuto, grazie a lui qualcosa in me si è sbloccato anche senza uno sforzo e noto di stare meglio. Grazie Andrea.

     • Studio online • colloquio psicologico online  • 

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    Lucia Macchiarini

    La prima impressione e' stata ottima continuero' la terapia

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    A.F.

    Ottima capacità di comprensione, ascolto, empatia ed attenzione e rispetto per gli obiettivi del paziente

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  • L

    Lorenzo Pullara

    Un professionista in grado di fare tornare la speranza; ho potuto apprezzare la qualità del suo ascolto attivo come anche la capacità di fornire strumenti pratici e su misura per la mia situazione.

     • Studio di psicologia del Dott. Andrea Boggero • colloquio psicologico  • 

  • S

    S.L.

    Il dott. Boggero si è rivelato sin dalla prima seduta un professionista serio ed affidabile, con un’inclinazione non indifferente all’ascolto attivo.
    Grazie a Lui ho ottenuto una diagnosi sia coerente con la mia esperienza di vita, sia dettagliata in ogni sua parte.

     • Studio di Psicologia Online del Dott. Andrea Boggero a Bologna • psicodiagnosi  • 

  • C

    Carlo Lelli

    Ho effettuato diverse sedute con il dott. Boggero per comprendere e affrontare il mio Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Il percorso si è rivelato fruttuoso e stimolante, portando a progressi davvero significativi.
    Le mie esperienze precedenti mi avevano reso scettico riguardo all'efficacia di un supporto psicologico ed avevo quasi smesso di credere che potesse fare la differenza. Il dott. Boggero, però, ha saputo ascoltarmi e cogliere la mia esigenza di concretezza, costruendo un percorso su misura, pratico e calibrato sulle mie necessità reali.
    Grazie al suo approccio ho ritrovato non solo strumenti utili per gestire il DOC nella quotidianità, ma anche una rinnovata fiducia nel processo terapeutico. Lo consiglio a chiunque cerchi un professionista competente, capace di adattare il proprio metodo alla persona che ha di fronte.

     • Studio online • colloquio psicologico  • 

    Dott. Andrea Boggero

    La ringrazio davvero per queste parole e per aver condiviso un passaggio così importante del suo percorso. Ricordo bene quanto fosse forte, fin dall’inizio, il bisogno di trovare un aiuto concreto, capace di incidere sulla quotidianità. Per questo mi fa particolarmente piacere sapere che abbia sentito il lavoro svolto come pratico, calibrato e vicino alle sue necessità reali. Nel percorso sono emerse risorse preziose: la sua capacità di osservare con lucidità ciò che accadeva (quel “famoso” insight), di mettere alla prova nuove modalità di gestione dell’ansia con gli strumenti, di ridurre gradualmente il peso di alcuni rituali e di recuperare fiducia proprio attraverso piccoli cambiamenti concreti, passo passo. Sono contento che questo abbia contribuito non solo a gestire meglio il DOC, ma anche a riavvicinarsi con maggiore fiducia al processo terapeutico


  • R

    Raimondo

    Persona competente, soprattutto molto attento alla relazione personale

     • Studio di psicologia del Dott. Andrea Boggero • colloquio psicologico  • 

    Dott. Andrea Boggero

    Grazie! Cerco sempre di creare un clima di ascolto, fiducia e rispetto, perché possa esserci uno spazio in cui parlare con libertà e sentirsi compresi


  • G

    G. M.

    Persona in gamba, seria e preparata nonostante la giovane età

     • Studio online • consulenza psicologica  • 

    Dott. Andrea Boggero

    La ringrazio molto per le sue parole e per la fiducia. Mi fa piacere che abbia percepito serietà, preparazione e attenzione nel lavoro svolto. Cerco sempre di mettere cura e responsabilità in ogni percorso, creando uno spazio in cui potersi sentire ascoltati e accompagnati


  • F

    F.T

    Mi sono trovato bene con il dottor Boggero, mi metto molto a mio agio, ti mette nella condizione di parlare molto molto liberamente mi ha aiutato molto a risolvere il mio problema e farmi capire cosa sbagliavo.

     • Studio online • colloquio psicologico  • 

    Dott. Andrea Boggero

    Grazie! Poter parlare senza sentirsi giudicati è un aspetto importante del percorso, e sono contento che questo abbia aiutato a fare maggiore chiarezza e ad affrontare ciò che stava facendo male. Grazie ancora per la fiducia e per aver condiviso l’esperienza


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3856 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno Dottori, Vi scrivo per chiedere un parere sulla gestione di una fase molto difficile che

Buongiorno Dottori,
Vi scrivo per chiedere un parere sulla gestione di una fase molto difficile che sto attraversando. i è stato diagnosticato un Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) focalizzato sull'orientamento sessuale (HOCD). Sono attualmente in cura con una psicologa e una psichiatra. La mia situazione attuale è questa: Ho un forte terrore di essere omosessuale e la paura costante di perdere il mio fidanzato, a cui tengo moltissimo, nonostante io non provi attrazione per le donne. Nonostante la diagnosi ricevuta dai miei curanti, la mia mente continua a mettere in dubbio la diagnosi stessa ('e se i medici si sbagliassero e non fosse DOC?'). In passato mettevo in atto diversi rituali e compulsioni mentali per rassicurarmi. Da quando ho smesso di farli (provando ad applicare l'esposizione e prevenzione della risposta), è subentrata una nuova paura: temo che aver smesso i rituali significhi che 'ho accettato' di essere omosessuale, e questo mi genera forte ansia e angoscia. Vorrei un vostro parere clinico su come interpretare questa specifica fase del percorso e su come gestire l'ansia legata alla sospensione delle compulsioni. Vi ringrazio per il vostro tempo.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Andrea Boggero

Buongiorno, quello che descrive è comprensibilmente molto faticoso, soprattutto perché sembra che la sua mente riesca a trasformare anche un cambiamento terapeuticamente importante, come la riduzione dei rituali, in una nuova fonte di dubbio. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, il punto centrale potrebbe essere proprio questo: non è tanto il contenuto specifico del pensiero a cambiare, quanto il meccanismo con cui la mente cerca una certezza assoluta. Prima la domanda poteva essere: “E se fossi omosessuale?”. Successivamente può diventare: “E se i professionisti si fossero sbagliati?”. Poi ancora: “Se non faccio più i rituali, significa che in fondo ho accettato che sia vero?”. Il tema cambia leggermente, ma rimane la richiesta di arrivare a una risposta che elimini definitivamente il dubbio. È importante quindi non interpretare automaticamente l’assenza delle compulsioni come una presa di posizione rispetto al proprio orientamento sessuale. Smettere di controllare, analizzare o rassicurarsi significa innanzitutto smettere di rispondere sempre nello stesso modo a un pensiero che provoca ansia. Non significa dover decidere che il pensiero sia vero, né dimostrare che sia falso. Anzi, proprio qui può trovarsi uno dei passaggi più difficili del percorso. Quando una persona è abituata a tranquillizzarsi attraverso verifiche mentali, confronti, ricostruzioni del passato o ricerca di rassicurazioni, smettere può inizialmente produrre una sensazione molto sgradevole: “Se non sto facendo nulla per difendermi da questa possibilità, allora forse la sto accettando”. Ma esiste una differenza importante tra accettare l’esistenza di un dubbio e accettare come vera la conclusione contenuta nel dubbio. Può riconoscere che la sua mente sta producendo il pensiero “forse sono omosessuale” senza dover rispondere né sì né no. Questo può sembrare inizialmente insoddisfacente, perché lascia aperta proprio quella quota di incertezza che vorrebbe eliminare. Tuttavia, cercare di chiuderla continuamente rischia di riportarla esattamente nel circuito dal quale sta cercando di uscire. Anche chiedersi ripetutamente “sto facendo bene a non controllare?” può diventare, in alcuni momenti, un nuovo modo di controllare. Potrebbe essere utile riconoscere questo passaggio con una frase semplice, per esempio: “La mia mente sta cercando un altro motivo per farmi risolvere il dubbio”. Poi può provare a tornare a ciò che stava facendo, senza pretendere che l’ansia scompaia immediatamente. L’obiettivo non dovrebbe essere sentirsi subito tranquilla. Potrebbe essere imparare progressivamente a permettere alla sensazione di incertezza di esserci senza organizzare tutto il proprio comportamento attorno alla necessità di farla sparire. Mi sembra inoltre importante fare attenzione alla ricerca di rassicurazioni sulla diagnosi. È comprensibile pensare: “E se la psicologa e la psichiatra si fossero sbagliate?”. Tuttavia, se ogni volta che compare questo pensiero cerca una nuova conferma da un professionista, da internet o dal suo fidanzato, potrebbe ottenere sollievo nell’immediato ma rafforzare la necessità di essere rassicurata nuovamente alla successiva comparsa del dubbio. Potrebbe invece portare proprio questo tema alla psicologa che già la segue. Non tanto chiedendole un’ulteriore conferma del fatto che “sia davvero DOC”, ma dicendole chiaramente: “Ora la mia mente mette in dubbio anche la diagnosi e interpreta il fatto che io non faccia più i rituali come una prova che abbia accettato ciò che temo”. Questo permetterebbe di lavorare sul meccanismo attuale invece di rincorrere l’ultima domanda che si è presentata. Mi sembra anche importante proteggere la relazione con il suo fidanzato dal bisogno continuo di verificare ciò che prova. Quando si ha paura di perdere una persona, può diventare spontaneo controllare continuamente se la si desidera abbastanza, se ci si sente emozionati nel modo “giusto” oppure se qualche sensazione sia diversa dal solito. Più si analizzano queste esperienze, però, più diventano artificiali e difficili da leggere. Potrebbe essere utile permettersi di vivere la relazione per ciò che accade concretamente tra voi, senza trasformare ogni emozione o assenza di emozione in una prova sul proprio orientamento. Dal momento che è già seguita da una psicologa e da una psichiatra, il fatto più utile potrebbe essere continuare a lavorare in modo coordinato con loro, soprattutto su questa nuova forma assunta dal dubbio. In un percorso cognitivo comportamentale, infatti, non si lavora necessariamente per ottenere la certezza che il contenuto temuto sia impossibile, ma per modificare il rapporto con il dubbio e con il bisogno di risolverlo continuamente. La fase che descrive può quindi essere vista come un momento nel quale la mente sta cercando nuove strade per ottenere la stessa vecchia certezza. Il lavoro potrebbe consistere nel riconoscere quelle strade senza seguirle ogni volta. Non è necessario decidere oggi che cosa “significa” il fatto di aver smesso i rituali. Può semplicemente permettere che il pensiero rimanga senza risposta e continuare a orientare la propria giornata verso ciò che per lei conta, anche mentre una parte della mente protesta e chiede certezze. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Sono incinta di 5 mesi la gravidanza non la vivo bene sto sempre nervosa agitata pensierosa pianto

Sono incinta di 5 mesi la gravidanza non la vivo bene sto sempre nervosa agitata pensierosa pianto continuo il mio pathener lo sento distante da me le paure dentro di me sono tantissime paura di rimanere sola non mi sento ingrads mi sento sbagliata lui non mi capisce ma non fa altro che attaccarmi e peggiorare le mie preoccupazioni! Volevo questo figlio ma non riesco a stare bene mentalmente! S prestare attenzione... Paura di non farcela

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Andrea Boggero

Buongiorno, quello che sta vivendo merita attenzione e non dovrebbe essere liquidato come qualcosa che “deve sopportare” soltanto perché è incinta. Descrive nervosismo quasi costante, agitazione, pensieri continui, pianto frequente, paura di rimanere sola e la sensazione di non essere compresa dal suo compagno. È comprensibile che, con tutte queste emozioni insieme, possa arrivare a pensare di non farcela. Il fatto che questa gravidanza fosse desiderata non significa che debba necessariamente viverla con serenità o felicità in ogni momento. Si può aver desiderato profondamente un figlio e, una volta iniziata la gravidanza, scoprire di sentirsi molto più vulnerabili, spaventate o sopraffatte di quanto ci si aspettasse. Questo non dice nulla sul valore che attribuisce a suo figlio e non significa che abbia fatto una scelta sbagliata. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, sarebbe utile comprendere meglio il circolo che sembra essersi creato tra le sue paure e ciò che accade nella relazione. Per esempio, potrebbe comparire il pensiero “lui è distante”, seguito rapidamente da “forse rimarrò sola”, “non mi capisce”, “non riuscirò a gestire tutto da sola”. Questi pensieri aumentano l’ansia e probabilmente la rendono più sensibile a ogni parola, silenzio o comportamento del suo compagno. Se lui reagisce attaccandola o minimizzando ciò che prova, la paura iniziale può sembrare ancora più vera. In questo modo non sta più affrontando soltanto le normali preoccupazioni legate alla gravidanza, ma anche la sensazione di doverle sostenere senza una base sicura accanto. Mi sembra importante non chiedersi soltanto se il suo compagno “la capisce”, ma anche che cosa succede concretamente quando prova a parlargli. Riesce a spiegargli che cosa la spaventa oppure il confronto diventa subito una discussione? Gli chiede soprattutto rassicurazioni e lui si sente sotto pressione? Oppure cerca realmente vicinanza e trova risposte svalutanti o aggressive? Capire questi passaggi potrebbe aiutare a distinguere ciò che appartiene alle sue paure da ciò che invece rappresenta una difficoltà reale nella coppia. Non dovrebbe comunque sentirsi obbligata a gestire tutto attraverso il partner. In questo momento sarebbe molto utile avere più di un punto di riferimento: una persona familiare di cui si fida, un’amica, qualcuno che possa starle accanto senza giudicarla. Più tutta la sua sicurezza dipende esclusivamente dal comportamento del compagno, più ogni sua distanza rischia di diventare emotivamente enorme. Anche la frase “mi sento sbagliata” merita particolare attenzione. Potrebbe essere utile chiedersi: sbagliata rispetto a quale modello? Forse immaginava che una donna che desidera un figlio dovrebbe essere felice, grata, tranquilla e sicura di sé. Se oggi non si sente così, potrebbe interpretare questa distanza dalle aspettative come un fallimento personale. Ma provare paura non significa essere inadatta alla maternità. La gravidanza può mettere in contatto con molte vulnerabilità: paura di essere abbandonate, di non essere sufficientemente capaci, di perdere la propria autonomia, di non riuscire a gestire il futuro. Queste paure possono essere comprese, senza considerarle automaticamente previsioni di ciò che accadrà. Proprio perché racconta una sofferenza continua e non soltanto qualche momento difficile, sarebbe importante parlarne anche con i professionisti che la stanno seguendo durante la gravidanza. Può riferire con chiarezza quanto sta piangendo, quanto si sente agitata e quanto la situazione stia influenzando la quotidianità. Questo può aiutare ad attivare un supporto adeguato anche sul piano psicologico. Potrebbe essere particolarmente utile iniziare un percorso, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, senza aspettare che la situazione diventi ancora più pesante. Un lavoro di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere quali pensieri alimentino maggiormente le sue paure, quali situazioni la facciano sentire più sola, come gestire i momenti di forte attivazione e quali schemi personali vengano toccati dalla distanza percepita del suo compagno. L’obiettivo non sarebbe convincerla che “andrà tutto bene”, perché nessuno può offrirle questa garanzia. Sarebbe aiutarla a non affrontare ogni paura come se fosse già una realtà e a costruire più punti di appoggio, dentro e fuori dalla relazione. Nel frattempo, provi a non risolvere mentalmente tutta la gravidanza e tutto il futuro in una volta sola. Quando compare il pensiero “non ce la farò”, potrebbe provare a riportarlo a una dimensione più concreta: “In questo momento sto molto male e ho paura. Di che cosa ho bisogno nelle prossime ore? Chi posso contattare? Qual è il problema che devo affrontare adesso, non tra sei mesi?”. Ridurre il futuro alla situazione presente può rendere il carico un po’ più affrontabile. Se invece dovessero comparire pensieri di farsi del male, di non voler più vivere oppure la sensazione di non riuscire a tenersi al sicuro, sarebbe importante chiedere immediatamente aiuto a una persona vicina e rivolgersi ai servizi sanitari senza rimanere sola. Non deve dimostrare di saper affrontare tutto da sé per essere una buona madre. In questo momento, chiedere aiuto potrebbe essere proprio uno dei modi più importanti per prendersi cura sia di sé sia della gravidanza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


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