Dott.ssa
Mirea Micciché
Psicologa clinica
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Psicologa
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Palermo 1 indirizzo
Esperienze
Salve a tutt*, sono la dott.ssa Mirea Miccichè, psicologa clinica. Spesso le persone arrivano in terapia in momenti in cui sentono di non farcela più come prima, di essere confuse, stanche o emotivamente appesantite, anche senza riuscire a spiegare con precisione il motivo.
Nel mio lavoro è centrale la possibilità di fermarsi, trovare uno spazio protetto e non giudicante, in cui poter portare ciò che si sta vivendo senza doverlo chiarire subito o “aggiustare”. Il percorso psicologico è per me un lavoro che si costruisce insieme, passo dopo passo, nel rispetto della storia personale, dei tempi e delle modalità di ciascuno.
L’approccio psicodinamico permette di esplorare in profondità il mondo emotivo e relazionale, aiutando a comprendere quei processi – spesso non pienamente consapevoli – che influenzano il modo di sentire, di pensare e di stare nelle relazioni. Mi occupo di supporto psicologico per bambini, adolescenti e adulti che attraversano momenti di ansia, stress, difficoltà emotive, umore deflesso, problematiche relazionali, fragilità dell’autostima o fasi di cambiamento e crisi personale. Lavoro anche con chi sente il bisogno di conoscersi meglio e di dare senso al proprio funzionamento emotivo.
Il mio obiettivo è offrire uno spazio che favorisca maggiore consapevolezza e benessere, all’interno di una relazione professionale ed autentica basata sull’ascolto, sull’empatia, sulla fiducia e sul rispetto.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Ansia
- Disturbi emotivi
- Problemi di coppia
- Difficoltà relazionali
- Stress
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
50 € -
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Colloquio psicologico clinico
50 € -
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Consulenza online
50 € -
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Studio clinico
50 € -
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Colloquio di coppia
60 € -
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Indirizzi (2)
Via Riccardo Wagner, 4, Secondo piano, Palermo 90139
Disponibilità
Pagamento online
Accettato
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Convenzioni assicurative non attive
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che abbia una convenzione con la tua assicurazione
Recensioni
10 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Efficacia del trattamento
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
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G
G.M.
Primo colloquio molto positivo. Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma la dottoressa Miccichè è riuscita a mettermi a mio agio fin da subito. La conversazione è stata naturale e per la prima volta ho avuto la sensazione concreta di poter iniziare un percorso utile per me. Abbiamo già iniziato a capire su cosa lavorare e sono uscito dall’incontro con una sensazione di chiarezza e tranquillità. Continuerò volentieri il percorso con lei.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Puntualità
• Office Ora • colloquio individuale •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie per il suo riscontro così attento e sincero. Sono lieta che il primo colloquio le abbia lasciato una sensazione di chiarezza e tranquillità: spesso il primo passo è proprio concedersi uno spazio in cui sentirsi ascoltati senza giudizio. La ringrazio per la fiducia e per aver scelto di iniziare questo percorso insieme. Continueremo a lavorare con gradualità e attenzione agli obiettivi che emergeranno lungo il cammino.
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S
S.S.
Esperienza estremamente positiva. Abbiamo trovato una terapeuta giovane ma incredibilmente competente e preparata, capace di gestire le dinamiche di coppia con grande equilibrio. Io e mio marito ci siamo trovati in sintonia totale e proseguiremo sicuramente il percorso con lei.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Altro
- Puntualità
• Office Ora • colloquio psicologico di coppia •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie davvero per il vostro feedback. Il percorso che stiamo facendo è uno spazio costruito insieme, e la vostra apertura è una risorsa preziosa. Continuiamo passo dopo passo.
-
G
GC
Non posso che esprimere un’enorme gratitudine per il percorso fatto insieme alla dottoressa Miccichè. È una professionista estremamente competente, empatica e attenta, capace di creare fin da subito un ambiente accogliente e privo di giudizio. Grazie al suo supporto ho imparato a conoscermi meglio, a gestire le mie emozioni e ad affrontare le difficoltà con maggiore consapevolezza e serenità. La consiglio vivamente a chiunque desideri intraprendere un percorso di crescita personale serio e profondo.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Altro
- Puntualità
• Office Ora • colloquio psicologico •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie di cuore per le sue parole, mi fanno davvero molto piacere.
Sono felice che il percorso le sia stato utile e le auguro di proseguire con serenità e consapevolezza.
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C
C.M.
Non avrei potuto scegliere professionista migliore della dottoressa, quell'ora settimanale con lei è per me una boccata d'ossigeno
- Attenzione durante la visita
- Efficacia del trattamento
• Office Ora • colloquio individuale •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie mille per la sua restituzione! Le sue parole sono molto importanti
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S
S.S.
Ho iniziato il percorso con la Dott.ssa Mirea Miccichè da poche settimane, in un momento davvero complicato per me. Anche se è passato poco tempo, ho sentito fin da subito di non essere sola: la sua presenza e il suo supporto stanno facendo una grande differenza. Mi sta aiutando a rimettere insieme i pezzi con più calma e fiducia. Sono davvero grata di aver iniziato questo percorso con lei.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
• Office Ora • colloquio psicologico •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie mille per il suo rimando!
-
G
G.C
Con la Dott.ssa Mirea Miccichè ho trovato uno spazio in cui potermi esprimere liberamente e senza filtri. Apprezzo molto il suo modo diretto ma sempre rispettoso, che mi aiuta a riflettere davvero su me stesso. Un percorso che sta facendo la differenza. È un’ottima professionista. La consiglio
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Altro
- Puntualità
• Office Ora • colloquio psicologico •
Dott.ssa Mirea Micciché
La ringrazio davvero
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S
Sara.M
Con la Dottoressa Micchichè ho avuto un’ottima esperienza. Grazie alle sue smisurate competenze ed empatia mi ha accompagnato all’interno di un percorso tortuoso e difficile.
Affidatevi a lei qualora un vostro disagio psico-fisico vi ostacoli.
Consiglio vivamente- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Puntualità
• Consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Mirea Micciché
La ringrazio moltissimo! Il suo feedback è importante
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D
Ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso con la dottoressa Micciché e posso dire senza esitazione che è stata un’esperienza estremamente positiva. Fin dal primo incontro mi sono sentita accolta in un ambiente sicuro, privo di giudizio, dove poter esprimere liberamente pensieri ed emozioni.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Puntualità
• Office Ora • colloquio individuale •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie molte
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E
E.M.
La dottoressa Mirea Miccichè è un’ottima professionista, è accogliente ed empatica. Durante il primo colloquio mi sono sentita subito accolta da lei ed è riuscita a comprendere immediatamente la mia problematica. Ho subito deciso di continuare il mio percorso psicologico con lei e ho già riscontrato ottimi risultati. La consiglio vivamente.
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Ottimo studio
- Altro
- Puntualità
• Office Ora • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Mirea Micciché
Grazie per la sua restituzione!
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A
anonimo
Professionista preparata e molto empatica. Durante le sedute mi sono sentita ascoltata e mai giudicata. Mi sono sentita subito a mio agio, mi ha aiutata a capire e riflettere sulle situazioni e sulle emozioni in modo costruttivo. La consiglio a chi sta pensando di iniziare un percorso psicologico.
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
- Altro
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Dott.ssa Mirea Micciché
È molto importante, grazie mille
Risposte ai pazienti
ha risposto a 21 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno, sono una ragazza di 28 anni e mi ritrovo ad avere problemi in tutte le relazioni sentimentali in cui mi trovo. Soffro di ansia sociale e non sono mai stata ricambiata dai ragazzi che mi piacevano, mentre ho sempre rifiutato chi ha tentato di approcciarsi a me per i motivi più vari (troppo bello/brutto/poco intelligente/troppo popolare). Ricordo che alle scuole medie per la prima volta un ragazzo che mi piaceva da tanto tempo mi scrisse il classico bigliettino: "Ti vuoi mettere con me?" e io ero super felice ma allo stesso tempo terrorizzata, dopo qualche giorno risposi che non lo sapevo e lui mi disse che quel biglietto era uno scherzo, era solo una scommessa con un suo amico. I primi anni delle superiori mi contattò un ragazzo della mia stessa scuola, abbiamo parlato per un po' e io mi sono affezionata molto, quando mi ha chiesto di uscire ho provato uno stato di forte ansia anticipatoria e le prime volte che ci vedevamo non riuscivo neanche a parlare per la forte ansia che provavo. Siamo usciti tante volte e io ero molto affezionata, ci abbracciavamo spesso ma ero frenata dal fatto che non fosse abbastanza carino e mi vergognavo anche un po' a stare insieme a lui, invece guardando le foto dei suoi amici ho avuto un amore platonico durato diversi anni per uno di loro, con cui non sono mai riuscita a parlare. Successivamente verso i 16 anni mi chiede di uscire uno dei ragazzi più belli della scuola, io ovviamente ero terrorizzata ma le mie amiche hanno insistito affinché ci uscissi, così ho accettato, abbiamo passato una serata insieme nella sua macchina, lui mi ha portato in un posto isolato, ho dato il mio primo bacio, lui voleva avere un rapporto ed era molto insistente ma io rifiutavo perché sarebbe stata la prima mia volta e non volevo che avvenisse in quel modo. Nonostante questo lui mi toccava anche se cercavo di allontanarlo, una volta tornata a casa lui è sparito, io ovviamente chiedevo spiegazioni e lui ha iniziato ad insultarmi per il fatto che si era sentito rifiutato e che lo avevo respinto. Sono stata malissimo per un lungo periodo dopo questo evento, credo di aver sperimentato per la prima volta depressione e pensieri suicida. Ho contattato uno psicologo e uno psichiatra che mi hanno prescritto la paroxetina. Dopo questo evento ho approcciato fisicamente con vari ragazzi solo quando a qualche festa ero ubriaca, dopo non li cercavo più o li allontanavano perché non riuscivo a gestire la situazione e sapevo che ragazzi erano e che mi avrebbero fatto soffrire. A 18 anni sono stata fidanzata per la prima volta per due anni con un ragazzo conosciuto tramite amici in comune, lui ha tentato l' approccio ma all'inizio lo rifiutavo perché non mi piaceva per niente fisicamente (quando lo vedevo anni prima pensavo che fosse veramente brutto) ma era un bravissimo ragazzo, molto dolce e presente, le mie amiche insistevano affinché ci mettessimo insieme e alla fine ho iniziato a provare attrazione nei suoi confronti. Ma ricordo che la prima volta che ci siamo baciati provavo repulsione, mi vergognavo di farmi vedere in giro con lui. Ho saputo che una mia compagna di classe aveva commentato "Io con uno così brutto non riuscirei neanche a parlarci", questo mi ha ferito molto. Non sono mai riuscita ad avere un rapporto completo con lui perché avevo troppa vergogna e paura dell' intimità. Alla fine nonostante gli volessi molto bene l'ho lasciato perché avevo troppi pensieri intrusivi sul suo aspetto fisico, sul fatto che a volte provavo attrazione ma molto più spesso repulsione nei suoi confronti nonostante una forte connessione emotiva. Sono stata sola per due anni dopo questa relazione, non provando attrazione e interesse verso nessuno, fino a quando a 22 anni ho iniziato a lavorare ed ho conosciuto un mio collega di 10 anni più grande che all'epoca era fidanzato. Ho provato attrazione verso questo ragazzo e per la prima volta ho fatto io il primo passo nei confronti di qualcuno, gli scrivevo per delle scuse di lavoro, poi abbiamo iniziato a parlare di interessi in comune come la musica. Ero terrorizzata di finire come nella precedente relazione ma mi ripetevo che mi piaceva ed era carino. Così ci siamo dichiarati e la prima serata passata insieme ho provato una forte chimica nei suoi confronti, abbiamo parlato fino alle 4 di mattina, lui ha trovato il coraggio di lasciare la sua fidanzata e abbiamo iniziato a frequentarci. Il secondo giorno che ci siamo visti però già sono iniziati i pensieri intrusivi nei suoi confronti, non mi piaceva il modo in cui si vestiva, non mi piaceva il suo viso senza barba e provavo repulsione e desiderio di fuggire. Ma mi ripetevo "Prova ad andare avanti, non devi mica starci per sempre". Con lui ho avuto le prime vere esperienze intime. Così questa relazione va avanti da 5 anni dove ci sono momenti in cui penso sia l' uomo più bello del mondo e altri in cui provo repulsione per il suo aspetto e vorrei fuggire (quando provo repulsione mi vergogno anche di farmi vedere in sua compagnia dalle persone che conosco, quando lo vedo bello invece vorrei che tutti ci vedessero insieme). La situazione è peggiorata quando all' inizio di quest' anno ho interrotto la paroxetina. Le ansie nei suoi confronti si sono estese oltre all'aspetto fisico, a volte non mi piace il suo odore, ho ossessioni sul suo livello di pulizia personale e sul livello di pulizia della sua casa, ho paura che sia una persona sporca e il pensiero di stare con una persona poco pulita mi terrorizza, appena sento un cattivo odore provenire dal suo corpo provo repulsione e vorrei scappare. Anche a livello caratteriale, quando fa un pensieri che non condivido inizio a pensare che è una persona stupida e superficiale e che non posso stare con una persona così. Ultimamente ogni suo gesto e comportamento o modo di apparire mi crea ansia e rabbia. Sono devastata, vorrei scappare ma quando lo faccio sto con la speranza che lui mi cerchi, ho il terrore di lasciarlo perché fondamentalmente da quando stiamo insieme la mia vita e il mio umore erano migliorati, questa relazione mi ha aiutato a staccarmi dalla mia famiglia di origine disfunzionale, con una madre iper ansiosa e iper controllante e un padre infantile e assente. Ho appena iniziato un nuovo percorso di psicoterapia e sono terrorizzata dal fatto di dover scoprire che il mio ragazzo non è la persona adatta a me e che tutti questi pensieri siano la manifestazione che non l'ho mai amato veramente o che l'amore è finito. Scusate per la lunghezza.
Buongiorno, quello che racconta fa pensare a una sofferenza che va avanti da molto tempo e che sembra emergere soprattutto quando entra in gioco la vicinanza emotiva e affettiva. Nel suo racconto si percepisce molto chiaramente un movimento continuo tra desiderio di relazione e bisogno di allontanarsi, come se l’intimità da una parte la attirasse profondamente e dall’altra la esponesse a una forte ansia.
I pensieri che descrive sull’aspetto fisico, sull’odore, sulla pulizia o sui comportamenti del suo partner sembrano assumere una forma molto invasiva, fino a condizionare il modo in cui vive la relazione e ciò che prova nei suoi confronti. Ma il fatto di avere questi pensieri non significa automaticamente che non lo ami o che la relazione sia “sbagliata”. Spesso, quando si vive molta ansia nelle relazioni, la mente cerca continuamente conferme e segnali per capire se si sta con la persona giusta, e ogni dettaglio può diventare motivo di dubbio o repulsione.
Nel suo racconto emerge anche quanto il tema del giudizio e della vergogna abbia avuto un peso importante fin dall’adolescenza. Alcune esperienze che ha vissuto sembrano aver lasciato ferite profonde nel modo di percepire sé stessa, il proprio valore e la possibilità di sentirsi al sicuro in una relazione.
Mi sembra importante il fatto che abbia iniziato un nuovo percorso di psicoterapia, soprattutto perché la sua sofferenza non riguarda solo questa relazione, ma sembra inserirsi in modalità emotive e relazionali che si ripetono nel tempo. La paura di scoprire di non aver mai amato davvero il suo partner è comprensibile, ma credo che in questo momento sia più importante cercare di capire cosa accade dentro di lei quando entra in contatto con l’intimità, il coinvolgimento e la possibilità di affidarsi emotivamente a qualcuno.
Il fatto che i pensieri siano aumentati dopo l’interruzione della paroxetina è inoltre un aspetto importante da condividere con i professionisti che la seguono.
Le auguro di poter trovare, all’interno della terapia, uno spazio in cui sentirsi accolta senza il bisogno di giudicarsi continuamente o di dover trovare subito una risposta definitiva sui suoi sentimenti.
Ciao, vi scrivo la mia storia per darvi il contesto.
Sono stato fidanzato per 8 anni con una ragazza. In quel periodo ero fuori forma e non mi piacevo, al punto da vivere quasi solo per lavorare e togliermi qualche sfizio, senza mai sentirmi davvero bene con me stesso. Ho comprato casa e siamo andati a convivere, ma negli ultimi due anni il nostro rapporto era diventato più una convivenza tra amici: sì, c’era ancora qualche rapporto, ma mancava tutto il resto.
Lei non lavorava, non aveva molte amicizie ed era bloccata in un percorso universitario che non riusciva a concludere, nonostante ci fossero diversi anni di differenza tra noi. Negli ultimi due anni prima della separazione, io avevo iniziato un grande cambiamento personale, tra dieta e palestra, trasformando il mio corpo. Questo aveva portato anche a una sua crescente gelosia.
Il fatto di vivere lontano dall’università, insieme alla gestione della casa, del cane e ad altre responsabilità, aveva contribuito ad allontanarla dal suo obiettivo. Inoltre, col tempo ho capito che viveva una forma di depressione di cui però non era mai riuscita a parlarmi apertamente: questa cosa mi rendeva nervoso perché, tra le tante cose, le pagavo anche lo psicologo senza però sapere davvero cosa stesse vivendo.
Io ero l’unico a lavorare e a occuparmi delle spese, delle uscite e di tutto il resto. In casa non mi faceva mancare nulla: pulizie ecc., faceva tutto lei, e già questo probabilmente è stato un errore mio.
A un certo punto, di fronte alle attenzioni di una ragazza — in mezzo a tutte quelle che avevo trascurato — non sono riuscito a trattenermi e, anche se non è successo nulla di fisico, ho deciso di lasciare la mia ex. È seguito un mese difficile, con continui messaggi e anche una gravidanza inventata da parte sua. Alla fine lei ha lasciato casa definitivamente.
Dopo poco è iniziata una frequentazione con un’altra ragazza, durata circa tre mesi: molto intensa fisicamente, ma anche tossica, tra love bombing e insicurezze che mi ha trasmesso. Dopo una vacanza finita male, ho chiuso anche questa storia.
Pochi giorni dopo ho conosciuto la mia attuale ragazza: un colpo di fulmine. È molto bella e forse proprio qui ho fatto il mio errore più grande. Dopo pochi giorni abbiamo deciso di convivere.
In questo quasi anno mi sono ritrovato a gestire praticamente tutto: casa, spese e organizzazione. Abbiamo un conto cointestato su cui mettiamo entrambi la stessa cifra, ma basta solo per il cibo: non copre bollette, uscite o altre spese, che ricadono su di me. Inoltre non mi aiuta né in casa né in altro.
È molto affettuosa e da quel punto di vista sto bene, non mi manca l’affetto. Però sessualmente e fisicamente non mi prende come la precedente, tanto che ho dovuto adattare alcune mie abitudini. Nonostante questo, emotivamente sto bene… o almeno credo.
Sto lavorando molto su me stesso, ma spesso penso di non meritarla, sia a livello fisico che di immagine. Cerco di darle tutto: attenzioni, affetto, regali, cene. Tuttavia il suo passato e i suoi tanti ex mi pesano molto. Spesso fa riferimenti a esperienze vissute (ristoranti, viaggi, cose fatte), anche senza citarli direttamente, e questo mi fa stare male. Gliel’ho detto, ma lei lo fa con leggerezza.
Tutto questo mi porta a vivere una forte disparità emotiva: mi capita di piangere spesso, di pensare di non meritare la felicità. Mi dispiace persino per il mio cane: prima era sempre con la mia ex in casa e non restava mai solo, mentre ora, lavorando entrambi, si ritrova spesso da solo.
Non riesco a lasciarla, anche se ci ho provato più volte. Vederla piangere e promettere che cambierà, senza poi farlo davvero come vorrei, mi blocca e non riesco ad andare fino in fondo.
Devo anche dire che in tante cose è davvero cambiata: probabilmente aveva bisogno di tempo, prima era triste e ora non lo è più, si chiudeva molto mentre oggi lo fa molto meno. Però, nonostante questi miglioramenti, io non mi sento valorizzato né alla pari. Spesso ho la sensazione che non mi ascolti davvero, non mi aiuta, non dà peso alle mie necessità, al mio bisogno di conferme e certezze. L’aiuto pratico è praticamente nullo e quello morale molto poco.
Io mi sono messo subito a sua disposizione in tutto, non le ho fatto mancare niente e l’ho messa al centro della mia vita, cambiando me stesso — di nuovo — per cercare di sentirmi all’altezza e meritarmela. E ora mi trovo così: incapace di lasciarla, ma senza stare mai, mai davvero bene o sentirmi apprezzato.
Lei mi parla di figli e di un “per sempre” insieme, e da una parte questo mi fa piacere, ma dall’altra sono terrorizzato all’idea che la mia vita possa essere sempre così: per sempre, con un peso che sento di portare da solo, sempre di fretta a cercare di fare tutto da solo. In cosa sbaglio? Su cosa posso lavorare o dove ho bisogno di aiuto? Sono andato anche da una psicologa, ma non mi ha mai aiutato davvero, nonostante tante sedute.
Buongiorno, dal suo racconto emerge una grande fatica emotiva che sembra accompagnarla da molto tempo, soprattutto nelle relazioni affettive. Colpisce come, nelle diverse storie che descrive, finisca spesso per assumere un ruolo molto “responsabile”: si prende carico dell’altro, cerca di sostenere, aiutare, dare stabilità, mettere al centro i bisogni della partner. Tuttavia, parallelamente, sembra restare poco spazio per i suoi bisogni emotivi profondi, che infatti tornano poi sotto forma di tristezza, senso di non essere valorizzato, paura di non meritare amore o felicità.
Mi sembra importante sottolineare un aspetto: il problema probabilmente non è soltanto “lasciare o non lasciare” questa relazione. La sofferenza che descrive sembra toccare qualcosa di più profondo, legato al modo in cui vive il suo valore personale all’interno del rapporto con l’altro. Lei stesso racconta di aver cambiato più volte sé stesso per sentirsi “all’altezza”, quasi come se l’amore dovesse essere continuamente guadagnato attraverso prestazioni, sacrifici o adattamenti.
Anche il tema della disparità relazionale ritorna spesso nel suo racconto: da un lato il desiderio di sentirsi amato e rassicurato, dall’altro la sensazione di portare tutto sulle spalle e di non ricevere un riconoscimento equivalente. Questo può generare molta ambivalenza: affetto e paura di perdere la relazione convivono con rabbia, frustrazione e senso di solitudine.
Inoltre, dopo una relazione molto lunga e una separazione complessa, sembra essere entrato rapidamente in altre relazioni intense, senza forse avere davvero il tempo di elaborare ciò che aveva vissuto, comprendere i suoi bisogni affettivi e ritrovare un equilibrio personale indipendente dalla coppia.
Credo che il lavoro psicologico, nel suo caso, potrebbe essere utile non tanto per “decidere cosa fare” nell’immediato, ma per aiutarla a comprendere alcuni schemi relazionali che sembrano ripetersi: il bisogno di sentirsi necessario, la paura di non bastare, il timore dell’abbandono, la difficoltà a mettere confini e a riconoscere pienamente ciò che desidera lei. Capita anche che un percorso terapeutico non funzioni perché non ci si sente compresi, accolti o in sintonia con il professionista. Questo non significa necessariamente che la psicoterapia non possa aiutarla: a volte è importante trovare un terapeuta con cui costruire un’alleanza autentica e sentirsi libero di portare anche le emozioni più difficili, senza sentirsi giudicato.
Le auguro di poter trovare uno spazio in cui mettere davvero al centro sé stesso, non solo come partner o come persona che sostiene gli altri, ma come persona con bisogni, limiti, desideri e fragilità che meritano ascolto.
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