Buongiorno a tutti, sono seguito ormai da qualche anno, dopo aver affrontato depressione e seguito a
Buongiorno a tutti, sono seguito ormai da qualche anno, dopo aver affrontato depressione e seguito anche da psichiatra (concluso con successo), continuo con colloqui psicologici che da frequenza settimanale su mia richiesta sono state trasferiti a ogni 2 settimane. Ad oggi con insistenza mi viene detto che non è possibile continuare con la frequenza di ogni 2 settimane e che è necessario fare ogni settimana, nonostante allo specialista io abbia fatto presente l’impossibilità economica. Mi viene dato ultimatum o così o niente. Mi sono sentito poco accolto e non supportato nella mia problematica. È corretto continuare con i colloqui ? O è il caso di cambiare specialista? Grazie
5 risposte
Buongiorno, il suo dispiacere è molto comprensibile. Al di là della frequenza degli incontri, credo sia importante dare valore a ciò che ha provato: sentirsi poco accolto nelle proprie difficoltà economiche può essere doloroso, soprattutto all'interno di una relazione terapeutica costruita nel tempo. È possibile che il professionista ritenga la frequenza settimanale necessaria per il lavoro terapeutico che state svolgendo; allo stesso tempo, le sue possibilità concrete e il suo vissuto meritano di essere ascoltati e discussi apertamente. Potrebbe essere utile portare proprio questo disagio all'interno della terapia e confrontarsi sulle motivazioni di questa posizione. La qualità della relazione terapeutica è uno degli elementi più importanti del percorso. Se, nonostante un dialogo aperto, dovesse continuare a sentirsi non compreso o non rispettato nei suoi bisogni, potrebbe essere utile valutare anche un confronto con un altro professionista per capire quale soluzione sia più adatta a lei in questo momento.
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Buongiorno, comprendo le sue difficoltà economiche, ma è importante chiarire che un’indicazione terapeutica non è necessariamente un ultimatum. La frequenza delle sedute risponde a una valutazione clinica, non soltanto a una preferenza personale. Per fare un esempio, sarebbe come chiedere a un medico di prescrivere una terapia farmacologica lasciando al paziente la decisione sulla posologia. Naturalmente, ogni indicazione deve essere spiegata e condivisa, tenendo conto anche delle possibilità economiche del paziente. Se non si riesce a trovare un accordo, è legittimo valutare un altro professionista, senza che questo implichi necessariamente una scorrettezza da parte del terapeuta. Cordiali Saluti. Dr. Giuseppe Mirabella
Buongiorno, le rivolgo delle domanda per avere un quadro più chiaro: che tipo di approccio usa il suo terapeuta? Le ha spiegato come mai, dopo qualche anno di terapia, ritiene ancora necessario vederla in maniera così assidua?
Capisco la sua perplessità nella poca comprensione della sua difficoltà economica. Personalmente io valuterei altro professionista
Chiedere di diradare gli incontri dopo anni di lavoro, spiegando con franchezza un limite economico, è un gesto che in terapia può avere un peso particolare. A volte una persona prova a fare proprio lì ciò che altrove le è costato fatica: dire che qualcosa per lei non è sostenibile e vedere che cosa succede al legame quando lo dice. È un po’ come appoggiare il piede su un ponte per capire se regge. Se la risposta che arriva suona come «o così o niente», è comprensibile sentirsi poco accolti, e cominciare a chiedersi se sia stato sbagliato chiedere. Non conosco le ragioni dello specialista. Potrebbero esserci motivazioni cliniche che meritano di essere ascoltate per intero. Proprio per questo mi chiederei se valga la pena portare in seduta esattamente ciò che ha scritto qui: il vincolo economico, la sensazione di non essere sostenuto, il dubbio se restare. Detto apertamente, senza attenuarlo. Il modo in cui andrà quella conversazione potrebbe dirle molto, forse più della frequenza in sé. Se dopo un confronto sincero le sembrasse ancora di dover scegliere tra le sue possibilità reali e il percorso, cercare un altro professionista con cui proseguire sarebbe una scelta legittima, che non cancella il lavoro fatto finora.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
