Buonasera,sono una signora di 54 anni.non ho avuto vita facile,nel senso che ho cresciuto mia figlia

21 risposte
Buonasera,sono una signora di 54 anni.non ho avuto vita facile,nel senso che ho cresciuto mia figlia da sola,separandomi quando mia figlia aveva tre anni.mi mando'all ospedale con timpano perforato e me ne dovetti poi andare.i miei mi tenevano mia figlia mentre ero al lavoro,cioe'lavoravo 19 ore al gg pur di rifarmi una vita.ma era solo lavoro.scoppio a 40 anni un ipotiroidismo da stress e ho dovuto allentare la presa...dopo un compagno che mi e'morto di una malattia fulminante,sono.stata ferma due anni dal lavoro,perche non stavo bene .mia figlia volle stare comunque per un periodo dal papa,quando era piu grande,ma stava male un quanto si era rifatto un altra famiglia e lei non era considerata.qualche anno fa e morto anche il papa'di mia figlia.ma muore anche mio papa e mia mamma dal dispiacere perde la memoria...nel frattempo io mi sono rifatta una vita con una persona con la quale vivo da 10 anni,insieme finalmente a mia mamma e mia figlia.fino a che poco tempo fa scopro tradimenti virtuali suoi e altri segreti nascosti.che mi hanno fatta stare a ketto una settimana con calmanti .io non lavoro essendo caregiver di mia mamma,ma se ero sola me ne ero gia andata....ora mi sento triste,depressa e non so cosa fare....
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
la storia che racconta è segnata da molti eventi traumatici e perdite importanti, affrontati spesso da sola e con grande senso di responsabilità. È comprensibile che oggi si senta stanca, triste e confusa: il suo corpo e la sua mente stanno probabilmente chiedendo uno spazio di ascolto e di cura.

La reazione che descrive non indica debolezza, ma il peso di anni di carichi emotivi non elaborati, aggravati dalla recente scoperta che ha minato la fiducia e la stabilità che aveva costruito.

Per aiutarLa a fare chiarezza su ciò che sta vivendo e capire come prendersi cura di sé in questo momento delicato, Le propongo un colloquio conoscitivo. Potrà essere un primo passo per ritrovare orientamento e sostegno.

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Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso il suo racconto di vita, certamente pieno di esperienze difficili e lutti dolorosi. Si possono solo immaginare le ripercussioni che questi accadimenti hanno avuto sul suo percorso e di come sia difficile rialzare la testa di fronte alle recenti nuove circostanze sfavorevoli.
Valuti l'opportunità di affidarsi al supporto di uno psicologo/a. Rimanere sola ad affrontare quello che le sta accadendo, dopo aver vissuto traumi così rilevanti nel passato, può esaurirla di tutte le energie e farla cadere in un vortice di pensieri negativi sul futuro. L'affiancamento psicologico, anche online (vista la sua preziosa assistenza a sua madre), potrà aiutarla a gestire le complesse emozioni, a compiere scelte di valore e a coltivare, per quel poco che è possibile, delle attività di benessere personale di cui ha bisogno assolutamente.
Ha già vissuto sulla sua pelle gli effetti deleteri dello stress cronico e sa bene che l'organismo, prima o poi, presenta il conto di tutte le sofferenze prolungate. Dia a sé stessa l'occasione di arginare questo pericolo e conquistarsi la sua meritata fetta di serenità, di equilibrio e di benessere mentale.
Resto a disposizione, anche online. Le auguro davvero il meglio!
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Marianna Gessato
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera, leggendo la sua storia si sente tutta la fatica enorme che ha portato sulle spalle per una vita intera. Lei ha fatto quello che poteva ,spesso molto più di quello che una persona dovrebbe essere costretta a fare , per sua figlia, per i suoi genitori, per sopravvivere. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei: è stanca, profondamente stanca.
Ha attraversato lutti, tradimenti, malattie, solitudine, responsabilità continue senza mai potersi fermare davvero. È comprensibilissimo che ora il corpo e la mente dicano “basta”. Quello che sente non è debolezza né fallimento, ma una reazione umana a troppo dolore non elaborato.
Il fatto che oggi si senta triste e depressa non significa che non ci sia più una strada davanti a lei. Significa che ha bisogno di uno spazio tutto suo, dove finalmente qualcuno si prenda cura di lei.
Per questo una psicoterapia sarebbe davvero un atto di amore verso se stessa: non per cambiare chi è, ma per aiutarla a ritrovare forza, chiarezza, confini, e capire cosa è giusto per lei adesso, senza sentirsi in colpa.
Non deve decidere tutto subito. Un passo alla volta.
Lei ha già dimostrato di avere una grande capacità di resistere: ora merita di vivere, non solo di reggere. Non è sola, e chiedere aiuto in questo momento è un segno di grande dignità
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno signora, che dire...ha bisogno di essere aiutata mi sembra innanzitutto con una terapia di sostegno. Potrebbe chiedere ai servizi di salute mentale della sua zona per verificare se possa essere aiutata appunto con una terapia psicologica. Se ritiene io la potrei aiutare privatamente con un sostegno psicologico anche on line. Buona Giornata! Dario Martelli
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico
Figline Valdarno
Gentile signora, la sua vita è stata estremamente impegnativa. Discutere il quadro in profondità richiederebbe tempo, non credo poi le sia utile, non conoscendola. Lei cosa si aspetta da noi? Il suo messaggio sembra più uno sfogo, più che giusto, però da qui non posso aiutarla più di poco. Occorre che si affidi ad un professionista esperto per riorganizzare la sua vita. In estrema sintesi sarebbe importante che imparasse a prendersì cura di sè e anche che si ritagliasse qualche momento della settimana in cui si concede una attività che le piace. Inoltre la sua depressione va valutata con attenzione: se è clinicamente rilevante può darsi che per un periodo abbia bisogno di un aiuto medico, altrimenti alcuni prodotti naturali e integratori possono aiutare. I miei migliori auguri.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
dal suo racconto emerge una storia di vita segnata da perdite importanti, sacrifici prolungati e responsabilità molto pesanti, affrontate spesso in solitudine. Ha dovuto essere madre, lavoratrice instancabile, figlia, compagna e oggi anche caregiver, senza quasi mai potersi fermare davvero. È comprensibile che, dopo anni di “tenuta”, il corpo e la mente abbiano chiesto una pausa, prima con l’ipotiroidismo e ora con un profondo senso di tristezza e smarrimento.

I tradimenti virtuali e le verità scoperte nel rapporto attuale sembrano aver riattivato ferite antiche, legate all’abbandono, alla perdita e alla mancanza di sicurezza affettiva. La reazione intensa che descrive (insonnia, uso di calmanti, blocco emotivo) non è un segno di debolezza, ma il segnale di un sovraccarico emotivo arrivato al limite.

In questo momento è importante non restare sola con tutto questo. I vissuti depressivi, la confusione su cosa fare e il senso di “non avere alternative” meritano uno spazio di ascolto e cura. Un percorso psicologico può aiutarla a dare un senso a ciò che ha vissuto, a distinguere ciò che oggi è davvero possibile per lei e a ritrovare gradualmente risorse e direzione, anche nelle scelte relazionali.

Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno specialista, che possa accompagnarla in modo continuativo e personalizzato in questo passaggio così delicato della sua vita.

Un caro saluto

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Silvia Casalegno
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
La tua storia è costellata di eventi e relazioni difficili. Forse è venuto il momento di concederti uno spazio psicoterapeutico.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
La storia che racconta è attraversata da perdite, rotture, responsabilità precoci e lunghi periodi di resistenza. È importante sottolineare, ciò che oggi lei sente non è segno di fragilità improvvisa, ma il risultato comprensibile di una lunga esposizione allo stress emotivo senza possibilità di appoggio reale.
Emerge che lei ha occupato per molti anni il ruolo di pilastro come quello di madre sola, lavoratrice instancabile, figlia affidabile, compagna che tiene insieme, oggi anche caregiver. In ogni fase della sua vita, il sistema familiare e relazionale ha fatto affidamento sulla sua capacità di reggere, adattarsi, sacrificarsi. Questo tipo di funzionamento, però, ha un costo molto alto, in quanto il corpo e la psiche, prima o poi, possono presentare il conto. L’ipotiroidismo “da stress”, la necessità di fermarsi, il crollo attuale non credo siano casuali, ma segnali di un sovraccarico cronico.
Le perdite che ha vissuto sono state numerose e ravvicinate, la separazione, la morte di un compagno, il distacco e la sofferenza di sua figlia, la morte del padre di sua figlia, poi di suo padre, e infine il declino cognitivo di sua madre. A tutto questo si aggiunge oggi la ferita del tradimento del partner, che arriva proprio nel momento in cui lei è più esposta, dipendente dal contesto e senza autonomia lavorativa. Dal punto di vista relazionale, questa scoperta ha colpito l’ultimo spazio che per Lei rappresentava una base sicura.
Il fatto che lei dica “se fossi stata sola me ne sarei già andata” è molto significativo. Indica che oggi lei non resta per scelta libera, ma per vincolo di responsabilità e di dipendenza reciproca. Questo non significa che lei stia sbagliando, ma che si trova in una posizione interna di forte conflitto, da un lato il bisogno di proteggersi, dall’altro il senso del dovere verso sua madre e, in parte, verso l’equilibrio familiare.
La tristezza e il tono depressivo che descrive, a mio avviso, non vanno letti solo come reazione al tradimento, ma come una resa temporanea di una persona che ha sempre tenuto duro. Quando chi ha sempre “retto” si ferma, spesso emerge un vuoto profondo, ovvero la sensazione di non sapere più cosa desiderare, chi essere, dove andare.
In questo momento, più che decidere subito “cosa fare” (andarsene, restare, cambiare), a mio avviso, è fondamentale riconoscersi che lei ha diritto anche di essere fragile, e che non può continuare a funzionare solo in base ai bisogni degli altri. Il sistema in cui vive oggi ha bisogno di essere riequilibrato, perché mi sembra di capire che tutto poggia ancora una volta su di lei.
Ritengo che serve tempo per capire se la relazione può essere ripensata, se i confini possono essere ridefiniti, e soprattutto come lei possa recuperare uno spazio personale, emotivo e decisionale, che negli anni si è progressivamente ridotto.

Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata

Dott.ssa Laura Poddighe
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Brescia
Buonasera Signora, leggendo il suo racconto capisco che non deve aver affrontato una vita facile e che adesso sembra particolarmente difficile gestire gli eventi che le stanno capitando. Comprendo la sua sofferenza. Il consiglio che mi sento di darle è quello di provare a intraprendere un percorso di psicoterapia che sono sicura potrebbe aiutarla in un momento così difficile della sua vita e fare luce su quella che potrebbe essere una progettualità per lei identitaria. Qualora avesse necessità, rimango a disposizione. Le auguro il meglio, un caro saluto.
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buonasera, gli elementi che ha riferito di una vita complessa e fatta di lutti, delusioni e violenze lasciano trasparire anche il suo disorientamento rispetto ad un orizzonte possibile. Credo che possa esserle utile valutare un percorso psicologico che possa un po' guidarla nell'elaborazione di tutti questi elementi ma anche poter valutare la consulenza di un medico rispetto agli aspetti depressivi che afferma di provare.
Dott.ssa Emmanuelle Scarpa
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Mi spiace moltissimo per la tua situazione, posso solo immaginare ciò che stai vivendo. Ma sei vuoi un cambiamento nella tua vita, bisognerebbe che ti mettessi in discussione, prendere consapevolezza significa capire perché certe cose accadono e come si possono migliorare. Se ti senti già da tempo nello stato in cui ti descrivi, il farmaco, prescritto da uno psichiatra, potrebbe darti un ottimo supporto per sostenere un eventuale, terapia individuale. Buona fortuna
Dott.ssa Serena Caroppo
Psicologo, Psicologo clinico
Martina Franca
La sua sofferenza è comprensibile dopo anni di lutti, sacrifici e tradimenti. Non è debole: è stremata.
La situazione attuale può aver attivato uno stato depressivo reattivo, legato a perdita di sicurezza e autonomia.

Ora non servono decisioni drastiche, ma protezione e cura per sé, per recuperare lucidità prima di scegliere.

Se vuole, possiamo fare un colloquio online per approfondire la questione.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, leggendo le sue parole arriva con forza il peso enorme di tutto quello che ha attraversato. È come se la sua vita fosse stata una lunga sequenza di prove, di responsabilità portate avanti spesso da sola, senza reali spazi di tregua. Crescere una figlia da sola, lavorare fino allo sfinimento, subire violenze, lutti improvvisi, malattie, perdite affettive profonde, e allo stesso tempo continuare a tenere insieme tutto per gli altri. È comprensibile che oggi il suo corpo e la sua mente stiano chiedendo attenzione, forse per la prima volta senza più riuscire a stringere i denti come ha fatto per anni. La scoperta dei tradimenti virtuali e dei segreti del suo compagno arriva in un momento particolarmente delicato della sua vita. Non è solo una ferita di coppia. È come se avesse toccato un punto molto più profondo, legato alla fiducia, alla sicurezza, al sentirsi finalmente al riparo dopo tanta fatica. Quando una persona ha dato così tanto, spesso senza ricevere pari protezione, la delusione può avere un impatto devastante. Non è un segno di debolezza il fatto che il suo corpo si sia fermato, che lei sia rimasta a letto, che si senta ora triste e svuotata. È una reazione umana a un accumulo che probabilmente andava avanti da troppo tempo. Lei oggi si trova in una posizione complessa. Da una parte sente il desiderio di andarsene, di proteggersi, di non accettare più compromessi che la fanno stare male. Dall’altra parte ci sono legami, responsabilità, il ruolo di caregiver, la paura di rimanere sola e forse anche la stanchezza di dover ricominciare ancora una volta. Questa ambivalenza può generare una sensazione di blocco, di confusione, di tristezza profonda. Non significa che lei non sappia cosa vuole, ma che è molto stanca e ferita. In questo momento potrebbe essere importante spostare l’attenzione da cosa devo fare a cosa sto provando davvero. Lei ha vissuto a lungo in modalità sopravvivenza, mettendo se stessa dopo tutti gli altri. Ora le emozioni che emergono sembrano chiedere ascolto. La tristezza che descrive non va combattuta o scacciata a tutti i costi, ma compresa. Spesso dietro c’è un lutto non elaborato, o più lutti insieme: per la persona che ha perso, per la vita che avrebbe voluto, per la fiducia tradita, per la parte di sé che ha sempre retto tutto senza essere mai sostenuta. Non è necessario prendere decisioni drastiche subito. Quando si è così provati, le scelte importanti rischiano di essere guidate solo dal dolore. Può invece essere utile concedersi il diritto di stare, per un momento, dentro quello che sente, senza giudicarsi. Chiedersi di cosa avrebbe bisogno oggi, non per essere forte, ma per stare un po’ meglio. Anche piccoli passi, come ritagliarsi uno spazio mentale che non sia solo cura degli altri, possono fare la differenza. Lei non è sbagliata, né fragile. È una donna che ha dato moltissimo e che ora sta pagando il prezzo di una vita vissuta sempre in salita. Il fatto che oggi si senta depressa non cancella tutto ciò che ha fatto e tutto ciò che è. Anzi, può essere il segnale che è arrivato il momento di prendersi sul serio, non come madre, figlia o compagna, ma come persona. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

sono molto dispiaciuta per la situazione che sta vivendo attualmente. Il consiglio è di rivolgersi al Centro Psico Sociale (CPS) di riferimento per il territorio dove vive. Può prenotare una prima visita psicologica anche senza l'impegnativa del medico, chiamando il numero del CPS.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile Signora,
leggendo la sua storia colpisce profondamente la quantità di perdite, responsabilità e prove che ha dovuto attraversare, spesso in solitudine e senza il tempo necessario per potersi fermare a sentire il dolore. La sua non è la storia di una “debolezza”, ma di una donna che per molti anni ha funzionato in modalità di sopravvivenza, reggendo carichi emotivi e pratici enormi, mettendo se stessa costantemente dopo gli altri.
Quando il corpo, come nel caso dell’ipotiroidismo, e poi la mente, chiedono una tregua, non lo fanno a caso: è spesso il segnale che non è più possibile continuare a tenere tutto insieme senza un costo. Le perdite ravvicinate (il compagno, il padre di sua figlia, suo padre), il cambiamento radicale di sua madre e oggi la scoperta dei tradimenti del suo attuale compagno rappresentano fratture relazionali importanti, che vanno ben oltre il singolo evento. È come se, ancora una volta, il terreno sotto di lei fosse venuto meno proprio nel momento in cui pensava di aver trovato una stabilità.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, ciò che emerge è una vita in cui lei ha spesso occupato il ruolo di “perno”: colei che sostiene, cura, lavora, tiene unita la famiglia. Oggi però quel ruolo sembra diventato insostenibile, perché non è più compensato da relazioni affidabili e nutrienti. La tristezza e il senso di vuoto che descrive non sono segnali di fragilità, ma una reazione comprensibile a un accumulo di tradimenti emotivi, lutti non completamente elaborati e a una condizione di forte dipendenza relazionale ed economica che riduce il suo senso di libertà.
È importante dirlo con chiarezza: il fatto che oggi lei “non sappia cosa fare” non significa che non abbia risorse, ma che è arrivata a un punto in cui non può più decidere solo in funzione degli altri. Prima di chiedersi se restare o andare via da questa relazione, sarebbe fondamentale chiedersi: di cosa ho bisogno io, adesso, per stare meglio?
In questo momento la priorità non è prendere decisioni drastiche, ma prendersi cura del suo stato emotivo, contenere il dolore e ridarle uno spazio mentale sicuro.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a:
• elaborare i lutti e le ferite relazionali che si sono stratificate negli anni;
• rimettere a fuoco la sua identità, spesso schiacciata sul ruolo di caregiver e di “forte”;
• comprendere che tipo di legame sta mantenendo oggi e se questo risponde davvero ai suoi bisogni profondi;
• recuperare un senso di possibilità e di scelta, anche graduale, rispetto al futuro.
Non è “tardi” per rimettere al centro la sua vita. A 54 anni non si chiude una storia: semmai si può iniziare a scriverne una in cui il dolore finalmente trova ascolto e non viene più silenziato per dovere.
Se lo desidera, può iniziare anche con piccoli passi: chiedere aiuto, parlare, non restare sola con questo peso. Lei ha dato moltissimo agli altri; ora ha il diritto – e la necessità – di ricevere.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Fabiola Russo
Psicologo clinico, Psicologo
Casavatore
Salve, mi dispiace per la sua situazione e capisco il suo stare male e sentirsi impotente. Ha mai pensato di farsi aiutare da un professionista? Mi rendo conto che sta vivendo un periodo complicato e chiedere aiuto potrebbe essere utile a capire come uscirne. Può valutare anche un centro di ascolto o qualche sportello se economicamente è limitata al momento. Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Dr.ssa Fabiola Russo
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile signora,dal suo racconto emerge una vita segnata da prove molto dure, affrontate spesso in solitudine e con un grande senso di responsabilità verso gli altri. Ha sostenuto carichi emotivi e pratici enormi per anni, mettendo ripetutamente da parte se stessa per lavorare, crescere sua figlia, affrontare lutti importanti, malattie, separazioni e oggi anche il ruolo di caregiver per sua madre. Quando una persona vive a lungo in modalità di sopravvivenza, prima o poi il corpo e la mente chiedono di fermarsi, e quello che sta vivendo ora non è una debolezza, ma un segnale di esaurimento emotivo profondo.
La scoperta dei tradimenti e dei segreti nella relazione attuale arriva in un momento in cui lei è già molto fragile, senza spazi di autonomia, senza lavoro e con una forte dipendenza emotiva e pratica dal contesto familiare. Per questo l’impatto è stato così destabilizzante, fino a bloccarla fisicamente e a richiedere l’uso di calmanti. Non si tratta solo di una delusione affettiva, ma della rottura di un equilibrio che, pur con molte rinunce, le aveva permesso di andare avanti.
È comprensibile che oggi si senta triste, svuotata e senza direzione. Quando per anni si è stati “quelli che tengono in piedi tutto”, arriva un momento in cui non si sa più cosa sia giusto fare per sé. Restare o andare via, reagire o resistere, diventa confuso perché la paura di perdere l’unico appoggio rimasto si mescola al dolore e alla rabbia. In queste condizioni è importante non prendere decisioni impulsive, ma fermarsi e dare un senso a ciò che sta vivendo, distinguendo ciò che può ancora essere affrontato da ciò che invece la sta consumando.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarla a elaborare i lutti non risolti, il tradimento, il senso di solitudine e a ritrovare uno spazio personale che negli anni si è ridotto sempre di più. Non per stravolgere tutto subito, ma per restituirle chiarezza, forza e possibilità di scelta, senza sentirsi intrappolata o colpevole.

Se lo desidera, può prenotare una visita per approfondire la sua situazione e valutare insieme come tutelare il suo equilibrio emotivo in questa fase così delicata.
Un caro saluto
Dott.ssa A. Mustatea
Psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta, coordinatore genitoriale
Dott.ssa Jessica Servidio
Psicologo, Psicologo clinico
Pesaro
Buonasera,
leggendo le sue parole si sente chiaramente quanto la sua vita sia stata attraversata da perdite. Quello che descrive è la reazione a un tradimento, ma non solo. Il fatto che questa scoperta l’abbia portata a letto, parla di un limite raggiunto. Come se non ci fosse più spazio per “reggere anche questo”.
Il dolore che prova forse le può suggerire che per la prima volta non si tratta di stringere i denti e andare avanti, ma di fermarsi e chiedersi cosa è stato chiesto a lei per troppo tempo, e cosa non è mai stato chiesto per lei.
Se vuole, può iniziare anche solo da qui: riconoscere che quello che sente ora ha un senso sia presente che "complessivo". E che ora, forse, la priorità non è capire cosa fare della relazione, ma prendersi cura di chi, per anni, si è presa cura di tutti.
Resto disponibile anche per un consulto online, Dott.ssa Jessica Servidio.
Dott.ssa Ester Negrola
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile signora, leggendo la sua storia sento tutta la fatica, il dolore e la forza che ha dovuto mettere in campo per andare avanti nonostante perdite, tradimenti, malattie e grandi responsabilità. È comprensibile che oggi si senta svuotata e triste: il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo ascolto dopo anni di resistenza. Quello che sta vivendo è il chiaro segnale che ha bisogno di prendersi cura di sé, seriamente. Per questo le consiglio di non restare sola con questo peso e di chiedere un aiuto professionale rivolgendosi privatamente ad uno psicoterapeuta oppure, se preferisce, può anche rivolgersi gratuitamente al Centro di Salute Mentale (CSM) più vicino a casa sua. Un Centro di Salute Mentale (CSM) è un servizio pubblico del Servizio Sanitario Nazionale che si occupa della salute psicologica e psichiatrica degli adulti. È un luogo in cui lavorano psicologi, psichiatri, infermieri ed educatori, e dove si può ricevere ascolto, valutazione e cura senza essere giudicati. Un CSM le può offrire gratuitamente o tramite ticket:
- Colloqui psicologici
- Visite psichiatriche (solo se necessarie)
- Sostegno nei momenti di crisi emotiva
- Percorsi di cura personalizzati

Per chiedere aiuto può parlare con il medico di base, spiegando come si sente: sarà lui a fare l’invio al CSM, oppure può contattare direttamente il CSM della sua zona (telefonando o andando di persona) e chiedere un primo colloquio. Basta dire una frase semplice, ad esempio: “Non sto bene da tempo, mi sento molto triste e ho bisogno di parlare con qualcuno" e sarà poi il servizio a prenderla in carico e a spiegarle cosa fare.
Le auguro di riuscire a prendersi cura di lei, un caro saluto
Dott.ssa Ester Negrola - Psicologa clinica
Dott.ssa Maura Paladino
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Roma
Cara Signora, le tue parole trasmettono il peso di una vita intera passata a lottare, e il crollo che stai vivendo oggi è il segnale che il tuo sistema non può più reggere da solo un carico così disumano. È importante che tu capisca che questa profonda depressione ha radici chiare. Da un lato ci sono tutti quei lutti improvvisi e violenti che la vita ti ha presentato e che, per dover correre a lavorare diciannove ore al giorno, non hai mai avuto il tempo e lo spazio di piangere e integrare davvero. Dall'altro lato, c'è la situazione attuale con tua madre, che rappresenta un vero e proprio sconvolgimento degli ordini familiari.
Secondo una prospettiva sistemica, quando un figlio si ritrova a dover fare da "badante" o da genitore ai propri genitori, l'ordine naturale della vita si spezza. Questo ruolo di caregiver totale ti impedisce di guardare in avanti, alla tua vita e al tuo futuro, perché ti costringe a guardare costantemente indietro, verso chi ti ha dato la vita ma ora ti assorbe ogni energia. Questo "sacrificio" ti toglie l'ossigeno necessario per elaborare il tradimento subito e per ricostruire la tua indipendenza.
Proprio per questo, è fondamentale provare a fermarsi e riflettere con estrema lucidità. Se esiste una minima disponibilità economica, o se è possibile accedere a sussidi o supporti assistenziali, dovresti seriamente valutare soluzioni alternative per l'assistenza di tua madre. Trovare una struttura o un aiuto domiciliare professionale non significa abbandonarla, ma restituire a entrambe il giusto posto: lei come madre assistita e tu come figlia che ha il diritto di tornare a vivere la propria vita, di curare le proprie ferite e di non restare prigioniera di una relazione dolorosa solo per mancanza di alternative. Meriti di smettere di essere solo un sostegno per gli altri e di tornare a essere la priorità di te stessa. Un caro saluto
Dott. Nicolò Paluzzi Monti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buonasera, grazie per aver condiviso una storia così densa di perdite, responsabilità e resilienza. Da ciò che racconta emerge una vita vissuta spesso in modalità di sopravvivenza, dove il prendersi cura degli altri ha forse lasciato poco spazio all’ascolto dei suoi bisogni emotivi. La tristezza e il senso di smarrimento che sente oggi non sono un segno di debolezza, ma un possibile segnale che qualcosa dentro di lei chiede finalmente riconoscimento e significato.

In momenti come questi, le risposte non arrivano “pensandoci di più”, ma creando uno spazio sicuro in cui esplorare il dolore, la fiducia ferita, il senso di sé e le scelte possibili nel presente. Un percorso terapeutico può aiutare a dare voce a ciò che è rimasto in silenzio per anni e a ritrovare un orientamento più autentico, che non sia solo resistere ma anche vivere.

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