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Esperienze

Sono psicologa clinica e dello sport e psicoterapeuta in formazione. Nel mio lavoro accompagno persone, coppie e atleti in percorsi di crescita e di cambiamento, con attenzione ai bisogni e agli obiettivi di ciascuno.

Mi occupo di difficoltà emotive, momenti di stress, ansia, problemi relazionali e di tutte quelle situazioni in cui ci si sente bloccati o in difficoltà. Credo nell’importanza di creare uno spazio sicuro e senza giudizio, in cui potersi esprimere liberamente e trovare nuove risorse.

Grazie anche alla mia formazione in scienze motorie, lavoro sul benessere globale della persona, considerando mente e corpo come aspetti strettamente collegati. Per questo mi occupo anche di psicologia dello sport e di supporto alla prestazione, aiutando atleti e sportivi a migliorare concentrazione, motivazione e gestione delle emozioni.

Ogni percorso è costruito su misura, partendo dall’ascolto e dai tuoi obiettivi. Il mio obiettivo è aiutarti a ritrovare equilibrio, consapevolezza e strumenti utili per affrontare con più serenità le sfide della vita quotidiana.

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Approccio terapeutico

Psicoterapia
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    Professionista d'eccellenza. Mi sono trovato bene fin dai primi minuti: trasmette una calma incredibile e aiuta a trasformare la confusione in determinazione. La sensazione di leggerezza che si prova a fine seduta è impagabile. Altamente raccomandata!

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    La dottoressa Odogwu mi ha mesa veramente a mio agio e questo mi ha permesso di aprirmi senza sentirmi giudicata in nessun modo o momento, mi è piaciuta molto e non vedo l'ora di arrivare con lei ad un traguardo positivo... Grazie Gloria

     • Dott.ssa Gloria Odogwu consulenza psicologica  • 

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    La dottoressa è molto attenta e scrupolosa. Sono entrata con grande confusione e sono uscita con tanti dubbi risolti. Mi ha aiutata a capire molto di alcuni aspetti personali, con tanta empatia e dedizione. Grazie!

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    Sono arrivata da Gloria dopo un percorso con un altro professionista.
    Fin dal primo incontro mi sono sentita ascoltata, compresa e accolta senza giudizio.
    Gloria, oltre ad essere un’ottima professionista, è anche una persona di grande sensibilità: attenta, empatica e capace di andare in profondità con delicatezza.
    La ringrazio di cuore e la consiglio sinceramente a chi desidera ottenere risultati concreti e duraturi.

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    La dottoressa Odogwu mi ha aiutata a lavorare sulla gestione delle emozioni, sulla determinazione e sul focus, sia in ambito lavorativo che nelle relazioni, dandomi sempre una forte energia a migliorarmi e apprezzarmi. Grazie al percorso fatto insieme sono riuscita a mettere confini più chiari con le persone e a riconoscermi il giusto valore. Professionale, empatica e di grande supporto.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 22 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno dottori..sono confusa e non so cosa fare..sono una ragazza di 25 anni..da poco mi sono lasciata, lui più grande di me di 20 anni.. da qualche mese avevo ripreso a sentirmi con un ragazzo con cui mi frequentato, a cui tengo e voglio bene, ci sentiamo in amicizia ma forse c'è qualcosa di più..però sono attratta dall'altro, cioè lui mi prende a livello fisico diciamo, mi attrae molto e mi piace..l'altro invece magari è più a livello emotivo, insomma caratteriale, anche a livello di attrazione su altri aspetti ma non come il mio attuale ecco..inoltre io con questo amico siamo a distanza e forse ci vedremo..però allo stesso tempo mi sento di voler continuare a stare in contatto con lui, di fare cose ecco..forse sbaglio o non sarei corretta con entrambi nel fare certe cose..non so cosa fare..dovrei bloccarmi e non fare nulla con nessuno..

Gentile utente,

la confusione che descrive è molto comprensibile. Quando si esce da una relazione importante , soprattutto con una differenza d’età significativa, l’identità affettiva ha bisogno di tempo per riorganizzarsi. In questa fase è frequente sentire attrazioni diverse verso persone diverse, quasi come se parti differenti di sé rispondessero a bisogni differenti.

Da quello che racconta emergono due dimensioni molto chiare:
con uno sente una forte attrazione fisica e una presa immediata;
con l’altro percepisce connessione emotiva, affetto, forse stabilità.

Non è raro che, dopo una rottura, la parte più fisica e vitale cerchi leggerezza e desiderio, mentre la parte emotiva cerchi sicurezza e comprensione. Il punto non è scegliere “chi è meglio”, ma capire in che stato emotivo si trova lei ora.

Quando dice “forse dovrei bloccarmi e non fare nulla con nessuno”, sta probabilmente esprimendo un bisogno di chiarezza più che una regola morale. Il rischio, quando si è ancora in rielaborazione, non è fare qualcosa di “sbagliato”, ma usare l’altro per riempire un vuoto o per evitare di sentire fino in fondo la fine della relazione precedente.

Una domanda utile potrebbe essere:
se nessuno dei due uomini fosse presente, cosa sentirei davvero in questo momento? Solitudine? Bisogno di conferma? Desiderio di esplorare? Paura di restare sola?

Non è necessario prendere decisioni drastiche o bloccare tutto, ma potrebbe essere sano rallentare. Darsi il permesso di frequentare senza promettere, senza definire subito, mantenendo però chiarezza e correttezza verso entrambi rispetto alle proprie intenzioni. La correttezza non significa scegliere immediatamente, ma essere trasparente su dove si trova emotivamente.

C’è anche un altro elemento delicato: la differenza di età con il partner precedente. Relazioni con scarti generazionali importanti spesso influenzano il modo in cui una persona percepisce sé stessa e il proprio ruolo. Dopo una dinamica così, può servire un periodo per ritrovare il proprio centro.

Non deve punirsi bloccandosi, ma nemmeno affrettarsi per riempire uno spazio vuoto. La fase che sta vivendo è di transizione, e le transizioni richiedono tempo.

Dal modo in cui scrive emerge una ragazza sensibile, attenta a non ferire nessuno e desiderosa di fare la cosa giusta. Questo è già un buon segnale: significa che agirà con coscienza, non impulsivamente.

Se sente che questa indecisione la agita molto o si ripete anche in altre aree della sua vita, parlarne in uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi profondi e a scegliere con maggiore serenità.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gloria Odogwu

Buongiorno dottori,volevo un parere.Frequento una nuova compagna da circa un anno e mezzo.Lei ha 2 figli grandi (19 e 23 anni) che comunque vivono con lei.
Nonostante,io frequenti casa sua nei fine settimana,non riesco a entrare molto nelle loro dinamiche familiari,e a volte mi sento come se fossi un estraneo non integrato in questo rapporto.Ovviamente sono consapevole che i figli per lei vengono per primi,ma ovviamente non vorrei che io, o la nostra relazione siamo sempre messi al secondo posto,sopratutto perche' ,per me,a volte,per questo motivo la coppia ne risente.
In piu' mi sembra che nel nostro rapporto non ci sia molta reciprocita' a livello economico, perche' mi trovo a pagare io 8 volte su 10 in tutte le situazioni in cui siamo fuori casa.
Non che questo sia un problena,ma vorrei da parte sua,almeno un gesto di uguaglianza da questo punto di vista,e invece a volte mi sembra che lei viva questa cosa come una situazione di comodo.
Come dovrei comportarmi per vivere meglio queste situazioni?
Ringrazio per una eventuale risposta e saluto

Gentile utente,

la situazione che descrive tocca due aspetti molto delicati nelle relazioni con partner che hanno figli adulti: il senso di appartenenza e l’equilibrio tra dare e ricevere.

È comprensibile che lei si senta talvolta “ospite” più che parte integrante della famiglia. Anche dopo un anno e mezzo, l’ingresso nelle dinamiche familiari già strutturate richiede tempo, e spesso non avviene in modo spontaneo. I figli, soprattutto se vivono ancora in casa, mantengono un ruolo centrale e questo può far sentire il partner in una posizione laterale. Essere consapevole che per lei i figli vengano prima è un segno di maturità; allo stesso tempo, il bisogno di sentirsi riconosciuto come compagno e non come presenza accessoria è del tutto legittimo.

Quando dice che teme di essere “messo in secondo piano”, non sta chiedendo di competere con i figli, ma di avere uno spazio chiaro e riconosciuto nella relazione. Questo è un punto importante: il problema non è la priorità dei figli, ma la definizione del vostro posto come coppia.

Il secondo aspetto riguarda la reciprocità economica. Anche se afferma che “non è un problema”, il fatto che lo menzioni indica che per lei un certo equilibrio ha un valore simbolico. Non si tratta solo di pagare più spesso, ma del significato che attribuisce al gesto: sentirsi coinvolto in modo paritario. Quando una persona paga quasi sempre, può nascere inconsciamente la sensazione di investire di più, non solo economicamente ma emotivamente.

In entrambe le questioni emerge un tema centrale: il bisogno di sentirsi considerato e riconosciuto. Spesso queste dinamiche non migliorano semplicemente adattandosi o aspettando che cambino; richiedono un confronto sereno, non accusatorio, in cui si parli di come lei si sente, più che di ciò che lei fa o non fa.

Può essere utile esprimere qualcosa come: “A volte mi sento un po’ ai margini e avrei bisogno di capire meglio quale spazio abbiamo noi come coppia” oppure “Per me l’equilibrio anche nei piccoli gesti ha un significato importante”. Questo tipo di comunicazione sposta l’attenzione dai comportamenti alla dimensione emotiva.

Una relazione matura non si misura dall’assenza di differenze, ma dalla possibilità di parlarne senza che diventino rancore silenzioso.

Dal modo in cui scrive si percepisce che non desidera conflitto, ma chiarezza e armonia. Questo è un buon punto di partenza. Se sente che questi vissuti iniziano a pesare o a creare distanza emotiva, un confronto guidato con un professionista potrebbe aiutarvi a ridefinire ruoli e aspettative in modo più equilibrato.

Un cordiale saluto.

Dott.ssa Gloria Odogwu
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