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Esperienze

“Anche le maree più alte sono destinate, prima o poi, ad abbassarsi. Dopo la tempesta, il mare torna nuovamente sereno.”

Sono una psicologa , offro percorsi in presenza (Roma e Milano) ed online a chi ha difficoltà a spostarsi o è troppo impegnato nel lavoro.

Credo che ogni essere umano porti dentro di sé risorse inaspettate. Il mio compito è aiutare a fare  emergere queste risorse personali, con delicatezza, ascolto, e uno sguardo che dice: “Puoi farcela, io ci credo.” È con questo credo che cammino accanto a chi si affida a me

Possiamo trovare insieme una strada che ti aiuti a superare questo momento di difficoltà, uno spazio di ascolto sicuro può dare la forza di rialzarsi e rimettersi in gioco.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

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Dott.ssa Donatella Costanzo

Via Ignazio Ciampi, 18, Roma 00162

Nessuno mi ha mai ascoltato davvero.
Essere ascoltati non significa solo sentire. Significa essere compresi, percepiti, accolti. Quando manca, il cuore impara a parlare sottovoce… ma quei sussurri meritano di trovare qualcuno che li colga.

05/12/2025

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    70 €

  • Consulenza psicologica di coppia

    90 €

  • Terapia familiare

    90 €

  • Supporto psicologico

    70 €

  • Sostegno psicologico

    70 € - 90 €

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Disponibilità

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06 8587...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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Studio Psicologico Donatella Costanzo

Via Valenza, 5, Milano 20144

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106 recensioni

Tutte le recensioni contano e non possono essere rimosse o modificate dai dottori a proprio piacimento. Scopri come funziona il processo di moderazione delle recensioni. Per saperne di più sulle opinioni
  • C

    Molto professionale,davvero dolce e gentile,mi sta aiutando a superare cose che mi porto da anni, sono zavorre di cui mi voglio liberare e mi sta aiutando

     • Studio Psicologico Donatella Costanzo colloquio psicologico  • 

  • M

    Gentile professionista competente e disponibile che mi ha seguito per anni

     • Studio di consulenza online colloquio psicologico clinico  • 

  • F

    Molto brava e professionale, attenta ai bisogni dell'altro.

     • Studio Psicologico Donatella Costanzo colloquio psicologico  • 

  • C

    Professionista esperta e molto sensibile. La consiglio.

     • Studio di consulenza online colloquio psicologico  • 

  • W

    Professionista capace ed empatica, con esperienza e capacita Di ascolto

     • Studio Psicologico Donatella Costanzo psicoterapia  • 

  • V

    E’ stata bravissima dopo i primi incontri mi sono sento meglio,mi da’ tanta fiducia, mi ha messo a mio agio e sono riuscito ad aprirmi

     • Studio Psicologico Donatella Costanzo colloquio psicologico  • 

  • S

    Ho avuto modo di conoscere la Dottoressa.
    e devo dire che è una professionista eccezionale! La sua capacità di creare un ambiente sicuro e accogliente mi ha permesso di aprirmi e di affrontare i miei problemi con fiducia. La consiglio a tutti coloro che cercano un supporto psicologico di alta qualità."

     • Studio Psicologico Donatella Costanzo colloquio psicologico  • 

  • L

    Dottoressa davvero seria professionale ma non da meno accogliente ed empatia, grazie

     • Studio Psicologico Donatella Costanzo colloquio psicologico clinico  • 

  • V

    Ho avuto la fortuna di conoscere una psicologa molto professionale e con tanta empatia.

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  • M

    Ho conosciuto una Professionista con grande empatia e serietà.

     • Studio di consulenza online psicoterapia  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 166 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno,
Ho 43 anni di età.
Purtroppo soffro di dipendenza affettiva e ne ho sempre sofferto. In più ho bassissima autostima, paura dell'abbandono e del rifiuto.
Sono stata seguita da uno psicologo della mutua per oltre 15 anni quando ero più giovane, ma ho fatto piccoli passi.
Da meno di un anno sono seguita invece da una psicoterapeuta, sempre tramite mutua, una o due volte al mese.
Lei è specializzata in psicodinamica.

Il ciclo che si ripete è sempre lo stesso:
Sono sola per molto tempo (da 1 a 3 anni), nessun incontro, nessun flirt, nulla di nulla, poi all'improvviso incontro qualcuno che finalmente mi piace, ma è emotivamente indisponibile (con me ovviamente!). Vengo usata e scartata e poi, subito dopo o poco dopo, lo stesso uomo da valore, presenza e impegno a un'altra donna.

È peggio di un lutto con cui convivo da anni, lo so perché è morto mio padre qualche mese fa e ho una situazione economica e familiare molto delicate e difficili.
In altre parole sono sempre la persona sbagliata in ogni storia.
I pensieri che mi vengono in mente sono:

"Faccio schifo"
"Non mi vuole nessuno"
"Non merito di avere una relazione vera, posso solo essere usata"
"Non valgo nulla"
"Tanto resterò da sola per tutta la vita"
"È inutile che ci spero, tanto so già come andrà a finire"

Però intanto rimango spettatrice di altre donne che ottengono il meglio senza fare il minimo sforzo. Quello che avrei voluto io, viene dato a un'altra. Loro sono le regine, le Femmes fatales, mentre io resto solo un orinatoio da usare e abbandonare.
Mi chiedo sempre: "Perché a lei sì e a me no? Cos'ha lei più di me?"
È un ciclo che continua a ripetersi. Ho deciso di deporre le armi, di rassegnarmi, perché tanto so che, se anche dovessi iniziare una frequentazione domani o in qualsiasi altro momento, tanto conosco già il finale.
Dopo queste esperienze, mi dico "mai più!" ed effettivamente mi chiudo in me stessa, non voglio nessuno, ma ho anche capito che, anche chiudendomi, il dolore, la svalutazione e il vuoto restano fermi lì a germogliare dentro di me e a consumarmi giorno per giorno, lentamente e inesorabilmente.

C'è poi un ulteriore problema, che comunque dopo periodi prolungati di solitudine, nel momento in cui sto relativamente "meglio", appena incontro qualcuno che mi piace, ci ricasco. I miei standard, il mio istinto e ciò che il mio intuito mi comunicano, vacillano e alla fine cedono.
Razionalmente capisco che non è la mia strada, capisco i segnali di un uomo emotivamente non disponibile con me, ma non riesco poi a staccarmi, soprattutto dopo che ho investito emotivamente.
Subisco passivamente senza prendere alcuna posizione.
Ho solo due scelte:
O resto sola
Oppure vengo usata per un periodo, avendo l'illusione di avere una relazione con un uomo che mi piace e poi... Restare con il nulla.
Aggiungo anche che sono single da più di 11 anni e ho avuto solo due storie in passato. Il primo quando avevo 22 anni per 4 anni con un ragazzo bravo, ma che non mi piaceva fisicamente né mentalmente (mi disse "ti amo" senza nemmeno conoscermi al primo appuntamento e non era love bombing) e dopo 3 anni con un vero e proprio narcisista durata quasi 3 anni.

Nel primo caso mi accontentai, perché pensavo che non potevo meritare di meglio e mia madre mi diceva di provarci, che mi sarei innamorata di lui. Nulla, questo innamoramento da parte mia non avvenne mai. Il risultato è che la relazione diventò infelice e frustrante per entrambi ed era basata sullo sforzo, sull'accontantarsi e sull'insoddisfazione.

Per quanto riguarda la psicodinamica una o due volte al mese sento che non mi basta.
Ho una mente sovraccarica per diverse situazioni accumulate, soprattutto dopo la morte di mio tra cui una frequentazione tossica finita di recente.
Io soffro per più traumi, soprattutto per quelli avuti recentemente e, parlare del mio vissuto familiare negli anni '80 o '90 non mi basta. Oltretutto sono situazioni che non ricordo nemmeno con esatta precisione.
Sicuramente lavorare sul passato è importante, ma non mi aiuta o perlomeno non mi basta.
Certe volte ho anche delle crisi di pianto oppure sento che mi blocco. La mia mente perde direzione, si blocca e non riesco a fare più niente, nemmeno le cose più semplici.
Spesso sento un peso o un vuoto che definirei inferno emotivo invisibile all'esterno che non mi dà pace.

Vorrei capire quale tipo di approccio terapeutico è adatto al mio caso.
Grazie in anticipo

Buongiorno,
La ringrazio per aver scritto con tanta sincerità e profondità. Dalle Sue parole emerge una sofferenza intensa, stratificata nel tempo, che oggi è resa ancora più pesante dai lutti, dalle difficoltà familiari ed economiche e dalle recenti esperienze relazionali. È importante dirLe con chiarezza che ciò che descrive non è un “difetto” Suo, ma un funzionamento emotivo appreso, che può essere compreso e modificato nel tempo.
Il ciclo che Lei riconosce — solitudine prolungata, incontro con una persona emotivamente indisponibile, investimento affettivo e successiva svalutazione — è tipico di dinamiche legate alla dipendenza affettiva, alla paura dell’abbandono e a una profonda fragilità dell’autostima. Il fatto che Lei ne abbia consapevolezza è già un passo significativo, anche se comprensibilmente non sufficiente, da solo, ad arginare il dolore.
Rispetto all’approccio terapeutico, a mio parere il lavoro psicologico che sta svolgendo è corretto. L’orientamento psicodinamico è indicato per comprendere le radici profonde di questi vissuti e dei modelli relazionali che si ripetono. Il punto critico che Lei coglie con grande lucidità non è tanto il tipo di approccio, quanto la frequenza delle sedute. In una fase di sovraccarico emotivo, con traumi recenti e momenti di blocco e crisi, una o due sedute al mese possono risultare insufficienti.
Comprendo pienamente il Suo bisogno di un sostegno più frequente. Proprio per questo, Le consiglierei di parlarne apertamente con il servizio pubblico presso cui è attualmente in carico: spesso è possibile valutare un aumento della frequenza oppure ricevere supporto per individuare soluzioni pubbliche gratuite o con tariffe agevolate che consentano almeno una seduta settimanale.
Se Lei si trova bene con l’attuale terapeuta, Le suggerisco di non cambiarla. La relazione terapeutica è un elemento centrale del percorso, e ricostruirla da capo non è sempre utile, soprattutto in un momento di grande vulnerabilità. Può invece chiedere se, attraverso il servizio pubblico, sia possibile aumentare le sedute mensili da quindicinali a settimanali, mantenendo la continuità del lavoro già avviato.
La sofferenza che descrive — quel vuoto, quel peso costante, quel “inferno emotivo” invisibile agli altri — merita ascolto, contenimento e continuità. Non è destinata a restare così per sempre, anche se oggi può sembrarLe impossibile immaginare un esito diverso.
La ringrazio ancora per la fiducia e Le auguro di poter ricevere il supporto adeguato ai Suoi bisogni, con rispetto e cura per la persona che è.
Un cordiale saluto

Dott.ssa Donatella Costanzo

Buonasera
È da un po' di tempo che la mia famiglia sta vivendo una situazione di tensione con mio cognato e la sua famiglia.
La situazione è iniziata dopo la nascita di mia nipote di 2 anni. Prima della nascita di questa bambina, la mamma di mia cognato viveva una sorta di sindrome della crocerossina e quando il figlio è andato a vivere fuori casa è andata in crisi.
Dopo la nascita di mia nipote, questa nonna (e di conseguenza anche il marito) ha deciso di dare totale disponibilità a curare la bambina per qualsiasi necessità dei genitori.
Anche i miei genitori hanno dato la loro disponibilità per curare la nipote ma, avendo entrambi i settantatrè anni, alcune volte hanno espresso necessità/desiderio di riposarsi e avere del tempo per sè stessi.
Si è venuta a creare una visione distorta in base alla quale, dato che i miei genitori non pensano h24 ai bisogni della nipote e dei suoi genitori, allora significa che si disinteressano di loro.
Mio cognato ha iniziato a fare paragoni tra le due famiglie e a decidere che la nostra famiglia è quella "che non va bene". Con noi ha un rapporto di cortesia tra parenti acquisiti. Non abbiamo mai preteso di diventare la sua seconda famiglia, ma ci faceva piacere instaurare un rapporto di amicizia. Noi ci sentiamo intimoriti a dire dei no e a chiedere il nostro spazio vedendo reazioni nervose e contraddittorie. Iniziamo ad essere un po' scoraggiati e confusi...

Buonasera,
La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e carica di vissuti emotivi. Dalle Sue parole emerge chiaramente quanto questa dinamica familiare stia generando tensione, confusione e un senso di disagio profondo, ed è assolutamente comprensibile che Lei e la Sua famiglia vi sentiate scoraggiati.
La nascita di una bambina porta inevitabilmente a un cambiamento degli equilibri familiari, e ognuno può vivere il proprio ruolo di nonno, genitore o parente in modo diverso. La grande disponibilità mostrata da una parte della famiglia non dovrebbe però trasformarsi in un termine di paragone o, peggio, in un giudizio sul valore affettivo dell’altra. I Suoi genitori, anche considerando l’età, hanno espresso una presenza compatibile con le loro energie e con il legittimo bisogno di riposo e di tempo per sé. Questo non è segno di disinteresse, ma di rispetto dei propri limiti.
Il fatto che Suo cognato abbia iniziato a fare confronti tra le famiglie e a definire la Vostra come “quella che non va bene” può risultare doloroso e ingiusto. È comprensibile il Suo desiderio di costruire un rapporto sereno, magari anche amichevole, senza la pretesa di sostituire una seconda famiglia. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile il timore di esprimere dei “no” o di chiedere spazio, soprattutto di fronte a reazioni nervose o contraddittorie.
In questo contesto, sentirsi intimoriti, confusi e affaticati è una reazione umana e legittima. Forse il punto più importante, anche se difficile, è riconoscere che Lei e la Sua famiglia avete il diritto di porre dei confini chiari senza sentirvi in colpa. Dire di no non significa voler meno bene, ma prendersi cura di sé e preservare relazioni più sane nel tempo.
Le auguro sinceramente di riuscire, passo dopo passo, a ritrovare maggiore chiarezza e serenità, tutelando i Vostri bisogni e il Vostro equilibrio emotivo.
Un cordiale saluto

Dott.ssa Donatella Costanzo
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