Sono un medico di famiglia ed ho 1700 pazienti che mi portano continuamente all'esasperazione. Lavor

Sono un medico di famiglia ed ho 1700 pazienti che mi portano continuamente all'esasperazione. Lavoro 12 ore al giorno e le richieste sono continue. Arrivo a fine settimana che mi sento scomposto, quasi derealizzato, finito di lavorare non ho forza di fare altro, vorrei distruggere tutto, urlare. A volte ho pensieri autolesivi. Faccio già psicoterapia ma non riesco a migliorare le mie condizioni di lavoro. Non capisco se sono andato in depressione o se non si tratta del lavoro adatto a me. Non so più come fare vorrei solo sparire.

5 risposte


Gentile collega, quello che mi sento di dirle è di rivolgersi con fiducia ad un collega specialista in Psichiatria. Adesso probabilmente è nelle condizioni di non riuscire a immaginare la possibilità di riemergere da questa complicata situazione, ma abbia fiducia e, se non lo ha già fatto, chieda una visita specialistica. Fra qualche tempo ricorderà questa fase della sua vita, solo come una brutta parentesi. Saluti

Dott. Alessio Ricchiuti

Dott. Alessio Ricchiuti

psichiatra

Francavilla Fontana

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Buongiorno, dalla sua descrizione non si comprende se associa al trattamento psicoterapeutico con quale figura professionale (psicologo o psichiatra?) anche un trattamento farmacologico. Potrebbe essere utile una valutazione delsintomi ai fini diagnostici ed un inquadramento terapeutico


Quello che descrive è compatibile con un burnout severo con possibile componente depressiva. Derealizzazione, rabbia intensa, svuotamento emotivo e pensieri autolesivi non vanno normalizzati come “solo stress”. Se le condizioni lavorative non sono modificabili nel breve termine, va protetta la sua salute mentale con una valutazione psichiatrica diretta e concreta. Non affronti questo livello di sofferenza da solo.


Salve. Credo sia in piena sindrome da bourn-out. I sintomi che riferisce rientrano nella sfera depressiva, anche di una certa gravità. Consiglio di parlarne subito con uno psichiatra, in quanto la sua condizione può migliorare rapidamente con un aiuto farmacologico. Continui pure la psicoterapia che al momento tuttavia, non può rappresentare l'unica modalità di cura. Consiglio sempre a chi si trova in uno stato ansioso-depressivo di non prendere decisioni di una certa importanza che riguardino qualsiasi aspetto della vita personale, in quanto il pensiero è influenzato dall'umore, il quale essedo sottolivellato, può "consigliare" scelte di cui in seguito potrebbe penstirsi. Rimandi a tempi migliori che sicuramente verranno. Dr.sa Curzi


Gentile collega, mi ha molto colpito quel che hai scritto e come lo hai scritto. È inutile qui fare un’arringa sulla situazione della sanità e sulla decadenza del mondo del lavoro; piuttosto, prenderei in carico la tua richiesta senza ovvietà e luoghi comuni. Circa due anni fa sono giunto a un punto sovrapponibile al tuo; vissuti quali sentirsi “scomposto” o “derealizzato” riescono a fotografarlo pienamente; dubbi quotidiani sull’adeguatezza alla propria professione mi hanno colto e continuano a farlo tutt’oggi; non restano che i pensieri autolesivi e la volontà di sparire quali ultime vie di fuga da una macchina schiacciasassi che ci stritola. Ciò detto, se dei sintomi depressivi sono presenti si può anche trattarli; è molto utile, ma da solo non è solitamente sufficiente. So che all’inizio può produrre timore e incertezza - abituati come siamo alla routine e al dovere, per non parlare delle incombenze economiche - ma senza interrompere drasticamente quell’asfissia quotidiana di dodici ore non se ne esce. Il tempo non aggredito da richieste prosciuganti, il tempo sottratto all’alienazione e al culto della prestazione, si tramuta in spazio: spazio per il riposo e il silenzio, per le passioni e i diversivi che non ci si riesce più a concedere, spazio per quel che vuoi, persino per sprecare spazio. Ti faccio un in bocca al lupo.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.