Buonasera dottori, sono una ragazza di 22 anni, in seguito ad un brutto evento (perdita di una perso

Buonasera dottori, sono una ragazza di 22 anni, in seguito ad un brutto evento (perdita di una persona cara davanti ai miei occhi) la mia ansia e sonatizzazione sono decisamente peggiorate fino a sfociare in forti attacchi di panico che mi hanno portata in ps. La prima volta in ps (circa 10/11 mesi fa) mi hanno prescritto venlafaxina e xanax, la mattina stessa che ho cominciato a prenderli ho avvertito una sensazione mai provata prima, come un'onda gelida che mi ha attraversato il corpo, un po' come se mi si fosse gelato il sangue nelle vene. La sensazione è arrivata fino a darmi fastidio ai denti. L'onda dura qualche secondo e poi parte un forte attacco di panico. Mi hanno cambiato i farmaci con sertralina. Delorazepam e pregabalin, nonostante questo la sensazione in questi mesi ha continuato a presentarsi in diverse occasioni, magari di stanchezza, di influenza o malessere fisico, sforzo o ansia/stress. La mia psichiatra ha detto che sono ondate di adrenalina, tuttavia continuano a terrorizzarmi. PS. Ho fatto esami di routine ecg,holter, esami del sangue (tiroide,anemia,intolleranze) e anche ecocardio in ps ma nessuno ha trovato qualcosa di rilevante. Ho bisogno di sapere se sto impazzendo, a breve avrò un altro appuntamento con un nuovo psichiatra per capire se ha senso smettere coi farmaci

5 risposte


Buonasera. Concordo con lei che è essenziale una nuova visita con specialista Psichiatra. Per rispondere al suo quesito: qualora sussistesse una diagnosi così come lei ha specificato, è utile trovare la terapia adatta, non interrompere la terapia in generale. Saluti

Dott. Alessio Ricchiuti

Dott. Alessio Ricchiuti

psichiatra

Francavilla Fontana

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Gentilissima, l'evento traumatico che ha descritto rappresenta un fattore scatenante di grande rilievo clinico, in quanto l'aver assistito direttamente alla perdita di una persona cara può innescare meccanismi tipici di quello che definiamo Disturbo da Stress Post-Traumatico. La sensazione di onda gelida o di sangue che si ghiaccia nelle vene, seguita dall'attacco di panico, non è assolutamente un segnale che lei stia impazzendo, ma sembrerebbe piuttosto una intensa scarica neurovegetativa. Il nostro sistema nervoso, quando resta in uno stato di allerta costante a causa di un trauma, può produrre percezioni fisiche distorte o parestesie intense che vengono interpretate dal cervello come un pericolo imminente, innescando così la crisi d'ansia. Il fatto che questa sensazione si sia presentata in concomitanza con la prima assunzione farmacologica potrebbe aver creato una sorta di condizionamento o associazione mentale, ma la sua persistenza anche con molecole diverse come la sertralina e il pregabalin suggerirebbe che si tratti di un sintomo proprio del disturbo d'ansia sottostante e non necessariamente di un effetto collaterale diretto dei farmaci. La spiegazione della sua psichiatra riguardo alle scariche di adrenalina ha un fondamento fisiologico, poiché in momenti di stanchezza o stress il corpo rilascia mediatori chimici che, su un sistema nervoso già sensibilizzato, possono essere percepiti in modo amplificato e spaventoso. Gli esami cardiologici e clinici negativi sono un dato rassicurante fondamentale, perché ci confermano che il suo corpo è sano e che il problema risiede nella regolazione dei circuiti dell'ansia. In vista del prossimo appuntamento, sarebbe prudente valutare con molta attenzione l'idea di sospendere i farmaci, poiché in una fase in cui il sistema è ancora così reattivo, togliere la copertura farmacologica potrebbe esporla a un peggioramento della sintomatologia. È probabile che la terapia necessiti ancora di tempo o di un aggiustamento per spegnere definitivamente questa iperattività neurovegetativa, ma il percorso di cura è la strada maestra per riprendere il controllo. Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto.


La sensazione che descrive è compatibile con una scarica adrenergica intensa. Il fatto che esami cardiologici e internistici siano nella norma è rassicurante. Non sta impazzendo. È una risposta neurovegetativa amplificata dall’ansia post-traumatica. La paura della sensazione la rende più potente. L’obiettivo non è solo togliere farmaci: è trattare il trauma e il circuito del panico.


Buongiorno, mi dispiace per quello che ha vissuto. I sintomi che riporta sembrano somatizzazioni da panico. Credo che fare un percorso di psicoterapia da integrare eventualmente alla terapia farmacologica possa esserle di aiuto. Cordialmente, Dott.ssa Irene Giovannuzzi


Gentile, mi ha colpito molto il suo racconto e vorrei darle un mio parere, nonostante le abbia già svolto in questi mesi delle altre consulenze e mi auguro che in questo momento si senta già meglio. Il trauma di perdita che lei ha sfortunatamente vissuto tende a manifestarsi proprio con le caratteristiche da lei descritte: tende a ripetersi innescando nel corpo uno stato generale di “allarme”, che nel suo caso ha preso la forma del panico. Quando il panico è particolarmente importante si associa spesso anche alla paura di impazzire, ma le assicuro che solitamente chi impazzisce davvero nemmeno si pone il problema… Chiaramente, nei momenti di maggior vulnerabilità quali stress o stanchezza, questi fenomeni tendono a prendere il sopravvento e persino la forma del terrore. Sul piano della spiegazione fisiologica certamente si tratta di adrenalina, ma ciò non toglie affatto il forte valore psicologico ed esistenziale di quel che lei sta vivendo, e che deve esser ascoltato e considerato come merita. Per intenderci, sarebbe come dire a una persona che ride che il suo riso non è altro che l’attivazione dei muscoli del suo volto. La terapia farmacologica può aiutarla a ridurre l’intensità dei sintomi, ma il lutto, come il dolore e l’assenza che lo accompagnano, è un’esperienza umana trasversale e non è riducibile a un fatto soltanto chimico. Pertanto, le consiglio di trovare anche uno spazio di ascolto e di lavoro sulla perdita. In bocca al lupo.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.