Buonasera sono la mamma di una ragazza di 15 anni. Ormai è un anno che lottiamo con la sua difficolt

73 risposte
Buonasera sono la mamma di una ragazza di 15 anni. Ormai è un anno che lottiamo con la sua difficoltà ad interagire con le persone che non conosce, tanto da non riuscirla neanche più a farle frequentare la scuola. Lei è passata da un momento di isolamento ad uno ossessivo compulsivo e infine a quello attuale dove si rifiuta di mangiare. Ha fatto qualche seduta con lo psicologo ma si rifiuta di vederlo. Poiché lei non si vuole fare aiutare io posso seguire delle sedute con mio marito per aiutarla?
Dott.ssa Barbara Rabu'
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buonasera,
assolutamente si. La terapia familiare anche indiretta (senza la presenza della ragazza) è un ottimo inizio.
Insieme allo psicoterapeuta potrete trovare strategie efficaci per aiutarla oltre che aiutare voi nella gestione di questa situazione.
In caso abbia ulteriori domande, non esiti a contattarmi.
Cordiali saluti
Dott.ssa Barbara Rabù

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Dott.ssa Maria Grazia Antinori
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Adolescenti che si ritirano in un proprio mondo, rinunciando come sua figlia, anche alla scuola, sono dei ragazzi che hanno un grande bisogno di aiuto.
Mi sembra che lei sia molto consapevole di questo e la sua idea di rivolgersi, insieme a suo marito , ad uno psicoterapeuta, sia una decisione molto valida che può sbloccare la situazione attuale di stallo e di immobilità.
Dott.ssa Grazia Esposito Malara
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Ospitaletto
Buonasera, può certamente richiedere un sostegno per affrontare questo periodo difficile e pensare a delle modalità per aiutare sua figlia. Può rivolgersi a un privato o a un consultorio familiare presente nella sua zona. In bocca al lupo!
Dott.ssa Sabrina Isola
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Genova
Buonasera, assolutamente si, lei e suo marito potrete trovare aiuto presso uno psicologo, potreste farvi consigliare un buon professionista dal vostro medico di base. Non scoraggiatevi mai! Un caro saluto Dott.ssa Sabrina Isola
Dott.ssa Maria Luisa Tosi
Psicologo, Professional counselor
Porto Mantovano
Buongiorno, rivolgersi ad uno specialista in questo ambito è certamente necessario poiché la situazione potrebbe evolvere rapidamente e seriamente. Da quanto tempo si protrae ?Come risponde l'ambiente circostante:amicizie,compagni di scuola,insegnanti..Immagino che il dialogo coi genitori sia difficile ma sarebbe importante individuare una causa scatenante :una delusione affettiva,un lutto,oppure insegue un ideale di bellezza...comunque rivolge su se stessa un disagio ...che non necessariamente deriva dalla famiglia.Rimango a vostra disposizione qualora voleste contattarmi. Saluti. Dott.ssa Maria Luisa Tosi
Dott.ssa Daniela Massaglia
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Torino
Sarebbe assolutamente auspicabile un percorso affrontato dai genitori anche se la ragazza accettasse un sostegno psicologico.
Nella famiglia , in quanto sistema , vi è un'interazione circolare tra i componenti per cui ogni cambiamento all'interno del sistema determina un cambiamento anche sull' individuo in modo indiretto .
Dott.ssa Eugenia Cardilli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Salve, mi sembra molto giusto aiutare il proprio figlio con un "Intervento di tipo indiretto" rispetto al cosiddetto "portatore del sintomo e del problema", che il più delle volte non è cosciente di avere un problema. Giustamente voi genitori tentate ripetutamente di aiutare vostra figlia e non riuscendoci avete cercato di rivolgervi ad una persona competente, una psicoterapeuta. Penso che voi siete le persone più giuste per aiutare vostra figlia, il beneficio che ne potrete avere non è solo per vostra figlia ma per tutta la famiglia, se vi posso essere d'aiuto mi potete contattare on-line, vi saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
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Dott.ssa Raffaella Rossi
Psicologo, Psicoterapeuta
Monopoli
Salve signora anche se in questo momento la ragazza non accetta direttamente un aiuto, una terapia familiare sarebbe auspicabile per non rinforzare negativamente determinati meccanismi che portano all'evitamento di situazioni sociali e al disturbo ossessivo compulsivo. In molti casi inconsciamente la famiglia potrebbe "mantenere un problema. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Dott.ssa Rossi Raffaella
Dott.ssa Elisabetta Giuli
Psicoterapeuta, Psicologo
Campi Bisenzio
Buonasera,
la situazione che descrive appare davvero molto complessa e pesante sia per vostra figlia che per voi che ve ne state prendendo cura da lungo tempo.

Molto spesso le problematiche di un figlio possono gravare sul sistema familiare e appesantire ulteriormente la gestione delle cose, per cui, l'idea di un sostegno psicologico per entrambi voi genitori mi sembra una cosa molto importante e funzionale.
Infatti, vostra figlia, indirettamente può beneficiare del lavoro terapeutico fatto da voi genitori.
In seconda battuta, esiste la possibilità di percorsi di sostegno e psicoterapia a domicilio, proprio per far fronte a situazioni come quella da voi descritta in merito a vostra figlia.

Un caro augurio.

Dott.ssa Elisabetta Giuli
Dott.ssa Gaetana Bonasera
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera signora, anche se ha avuto già parecchie risposte dalle colleghe mi sento di aggiungere che per la situazione da lei descritta potrebbe non bastare qualche seduta con uno psicologo. La progressione della sintomatologia farebbe pensare a qualcosa di più serio. Vi consiglio a tal fine di consultare uno psichiatra. Questo ovviamente non esclude la possibilità per voi genitori di farvi aiutare ad affrontare questa difficile e dolorosa situazione. Cordiali saluti
Dott.ssa Ilaria Nacciarone
Psicologo, Psicoterapeuta
Napoli
Buonasera . Purtroppo spesso capita che chi ha più bisogno di una mano, abbia enormi difficoltà oppure sia restio ad intraprendere un percorso terapeutico . Il modello di psicoterapia familiare ( che è il mio modello di riferimento ) parte dal presupposto che lei esprime: per aiutare un componente della famiglia, bisogna "combattere" in prima linea. Pertanto le consiglio di contattare in prima persona un terapeuta familiare che potrà guidare lei e suo marito nel percorso per il raggiungimento del benessere di sua figlia !
Dott.ssa Fiammetta Favalli
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, penso che sua figlia stia manifestando un disagio e cerca di comunicarlo isolandosi e con il cibo.
Iniziare dei colloqui come coppia genitoriale è sicuramente molto utile per imparare come ascotare al meglio vostra figlia e trovare strategie diverse per supportarla a superare le sue difficoltà.
Un saluto
Dott.ssa Adriana Princigalli
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Napoli
Gentile signora vorrei solo aggiungere che è bene iniziare un percorso con suo marito quanto prima con un terapeuta familiare ; sono certa che sua figlia si farà coinvolgere se percepirà una forte intenzione e determinazione ad aiutarla senza scoraggiarsi ai primi tentativi.
Dott.ssa Marzia Maresca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
assolutamente si, la strada piu' indicata è una terapia familiare. Sarà poi il terapeuta ad accompagnarvi nelle eventuali forme di coinvolgimento di vostra figlia.
Personalmente lavoro con diverse famiglie, quindi se ha bisogno di informazioni mi contatti pure.
Dott.ssa Gabriella Finizio
Psicoterapeuta, Psicologo
Pozzuoli
Gentile Signora,
Certo che può! La terapia familiare è in grado di ottenere risultati estremamente positivi anche se il diretto interessato non è presente. Senza contare che Sua figlia potrebbe incuriosirsi e decidere di partecipare assieme a voi alle sedute, questa sarebbe ovviamente la condizione ottimale.
Le consiglio, pertanto, di rivolgersi ad uno psicoterapeuta familiare, ovvero che abbia un orientamento sistemico-relazionale.
Saluti,
GF
Dott.ssa Alessia Rita Candiloro
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Professional counselor
Napoli
Certo signora, è un ottima idea così da essere genitori più stimolanti, accorti, nei confronti di vostra figlia ed al tempo stesso così da trovare un luogo di accoglimento alle vostre preoccupazioni.
Dott. Nello Di Micco
Psicologo, Psicologo clinico
Afragola
Signora ha tutta la mia comprensione, sicuramente si può intraprendere un percorso di coppia per lavorare su due versanti: da un lato intervenire sulle difficoltà che voi genitore vi trovate ad affrontare e dall’ ‘altro lavorare indirettamente sull’adolescente
Buona vita
Dott. Alessandro D'Agostini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera. Certamente, lei e suo marito potreste richiedere una consulenza sulla genitorialità per essere supportati sulle vostre preoccupazioni e per capire come meglio aiutare vostra figlia. Qualora volesse, mi contatti. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Dott.ssa Roberta Speziale
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Carissima, si. Lei e suo marito potete intraprendere un percorso che vi aiuti a sostenere al meglio vostra figlia.
Dott.ssa Maria Francesca Russo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
buongiorno,
il lavoro della coppia genitoriale in questi casi è importante per comprendere il disagio della ragazza e per avere una linea di comportamento comune e condivisa, magari questo potrebbe essere un canale di accesso della ragazza alla terapia psicologica
Dott. Adriano Raffaele Principe
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Benevento
I crolli in adolescenza non sono rari, le ossessioni servono per restare ancorati alla realtà e non farsi scivolare nel terrore più puro dei propri pensieri, la ragazza ha bisogno anche del vostro impegno , come accompagnarla alle sedute e sincerarvi che vada, ma anche di un valido aiuto. In adolescenza è molto difficile lavorare, credo che sua figlia non abbia trovato un alleato nel suo disagio, molto probabilmente perché lei ha deciso che non era valido, forse dovrebbe trovare un altra persona per aiutarla perché a volte gli adolescenti decidono che una situazione non fa per loro. C'è da dire che sarà una strada ardua ma non è impossibile
Dr. Manuel Marco Mancini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, può rivolgersi ad un terapista insieme a suo marito, questo l'aiuterà sicuramente ad elaborare un contesto dove coinvolgere anche sua figlia.
Un caro saluto.
MMM
Dott.ssa Margherita Murolo
Psicologo, Psicoterapeuta
San Giorgio a Cremano
Gentile signora, sono certa che un parent-training potrebbe aiutare voi genitori ed indirettamente anche la ragazza. Un intervento ad indirizzo cognitivo-comportamentale risulterebbe molto utile perchè in grado di fornire informazioni e strumenti utili alla gestione del problema.

Cari saluti,
Dott.ssa Margherita Murolo
Dott.ssa Maria Caputo
Psicologo
Afragola
Salve signora, immagino quanto questa situazione la faccia sentire impotente, stare accanto ai propri figli che manifestano malesseri e difficoltà non è sicuramente semplice e spesso ci si rende conto di non avere gli strumenti necessari per aiutarli e questo influisce sul proprio benessere, oltre che su quello familiare. Iniziare un percorso indiretto, che coinvolga voi genitori, può aiutare a capire come funzionate rispetto al problema e bloccare quei comportamenti che si mettono in atto e che non portano alcun beneficio ne a sua figlia ne alla sua famiglia. Il percorso di terapia familiare è sicuramente utile perchè permette una vera e propria ristrutturazione dei ruoli, delle dinamiche relazionali, delle modalità comunicative del sistema familiare che inconsapevolmente mantiene il problema. Cari saluti, Dott.ssa Maria Caputo
Dott.ssa Rachele Sales
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Cara, capisco la sua preoccupazione, i sintomi che riferisce denotano grandi difficoltà emotive in sua figlia.
Purtroppo uno dei grandi problemi con gli adolescenti è proprio questo che descrive, spesso non accettano di farsi aiutare, "agganciarli" in una relazione terapeutica non è semplice.
Potrebbe fare lei con suo marito dei colloqui psicologici, spesso la situazione si sblocca, si sciolgono delle tensioni, e l'adolescente che percepisce tutto questo potrebbe essere motivato ad andare in terapia.
Le auguro di trovare la strada per aiutare sua figlia e la sua famiglia.
Dott.ssa Rachele Sales
Dott.ssa Giulia Scalesse
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Arzano
Salve signora, assolutamente sì. Iniziare un percorso insieme a suo marito le può consentire di rimandare alla ragazza l'idea di non essere "la malata" per la quale vengono richieste delle visite. La problematica di cui parla può essere di natura familiare, e quindi basarsi sui ruoli, i confini e le dinamiche familiari attuali. In questo modo, produrrete un cambiamento indiretto su tutta la famiglia e, quindi, anche sulle problematiche descritte
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Dott.ssa Maurizia Gottardo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Marano di Napoli
Caro utente, traspare quanta apprensione e difficoltà ci sia nella sua domanda. E' davvero un'ottima intuizione quella di iniziare un percorso come genitori, intanto per avere uno spazio di ascolto in cui poter contenere le vostre preoccupazioni e in secondo luogo perchè questo potrebbe essere un esempio concreto e una motivazione per vostra figlia per continuare il percorso intrapreso o eventualmente iniziaren uno nuovo!
Dott. Nicola Caruso
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Credo che possa esserle utile consultare uno psicoterapeuta familiare, potrebbe iniziare un percorso che vi aiuti come genitori a capire quali difficoltà ci siano rispetto a vostra figlia. Potrebbe essere utile anche fare dei colloqui con tutta la famiglia affinché sia più chiara la problematica e come affrontarla. Ci pensi
Dott.ssa Mara Diana
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Aversa
Gentile utente, certamente, iniziare un percorso che vi aiuti come coppia genitoriale ha sicuramente un grande beneficio sull'intero sistema familiare.
Quando sarà pronta sua figlia potrà avere anche il suo spazio terapeutico, magari il vostro esempio l'aiuterà a capirne l'importanza ed i benefici
cordiali saluti
dott.ssa Mara Diana
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, mi dispiace sentire che la vostra famiglia sta affrontando queste difficoltà con vostra figlia di 15 anni. Comprendo la vostra preoccupazione e il desiderio di aiutarla nel miglior modo possibile.

Se vostra figlia si rifiuta di continuare le sedute con lo psicologo, potrebbe essere utile per voi come genitori cercare il supporto di un professionista per voi stessi. Un terapeuta può offrire una guida e un sostegno durante questo periodo difficile, aiutandovi a comprendere meglio la situazione di vostra figlia e a sviluppare strategie per affrontarla nel modo più efficace possibile.

Le sedute di terapia familiare possono essere un'opzione da considerare. Durante queste sedute, potrete esplorare le dinamiche familiari, migliorare la comunicazione, sviluppare strategie per sostenere vostra figlia e lavorare insieme per trovare soluzioni.

Inoltre, è importante mantenere aperti i canali di comunicazione con vostra figlia. Cerca di creare un ambiente sicuro e accogliente in cui possa sentirsi a suo agio ad esprimere i suoi sentimenti. Mostratele il vostro sostegno, ma evitate di forzarla a fare qualcosa che non vuole. È fondamentale rispettare i suoi tempi e le sue esigenze, ma allo stesso tempo continuare a incoraggiarla ad accettare l'aiuto professionale che potrebbe essere necessario per il suo benessere.

Vi consiglio di consultarmi per ottenere un supporto adeguato a voi e alla vostra famiglia. Questo vi aiuterà a sviluppare una migliore comprensione della situazione e delle opzioni disponibili per sostenere vostra figlia nel modo migliore possibile.
Spero che la mia risposta le sia stata utile e le abbia fornito le informazioni di cui aveva bisogno. Se desiderasse condividere la sua esperienza e lasciare una recensione sul mio profilo, sarebbe molto apprezzato. Le recensioni positive mi aiutano a migliorare e a fornire supporto a più persone come lei.
Inoltre, se avesse ulteriori domande o desidera approfondire l'argomento in modo più dettagliato, la invito a contattarmi tramite chat privata. Sarà un piacere rispondere alle sue domande e fornirle ulteriori informazioni su ciò di cui ha bisogno.
Grazie ancora per aver condiviso la sua situazione con me, e spero di sentirla presto!
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Dott.ssa Raffaella Galati
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Recale
Buona sera, complimenti per la forza d'animo che dimostra di avere. E' fondamentale rivolgersi ad uno specialista per cercare una soluzione per portare sua figlia fuori da questo periodo nero. Ha provato a proporre alla ragazza di consultare uno specialista online? Anche per capire il motivo del suo rifiuto nei confronti della terapia. Forse questa tipologia di intervento può incontrare meno resistenza da parte della ragazza. Se le fa piacere può contattarmi per un'analisi approfondita della situazione. Saluti Raffaella Galati
Salve, non si senta sola in questa situazione nè troppo scoraggiata; l'adolescenza è un periodo molto difficile per i ragazzi, un periodo di cambiamenti, di esplorazione, di crescita per cui possono incombere queste difficoltà e questo mi sento di dirvelo per poter farvi sentire non soli in questo tentativo di aiuto della ragazza. Se lei rifiuta, forzarla potrebbe essere di intralcio per il suo stesso percorso per cui l'alternativa che lei ha individuato è ottima per un primo intervento passivo: aiutare la famiglia capire come gestire la cosa potrebbe in modo indiretto agire sulla ragazza stessa portando delle migliorie. A lungo andare magari sarà la ragazza stessa a chiedere un aiuto soprattutto se appoggiata dalla famiglia. Sarebbe interessante capire il perchè del suo rifiuto ma può avvenire sicuramente in un secondo tempo. Resto a disposizione per qualsiasi cosa, dott.ssa Marzia
Dott.ssa Marta Enrica Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera, certo. La terapia familiare, anche senza la partecipazione diretta della ragazza, rappresenta un ottimo punto di partenza. Collaborando con lo psicoterapeuta, sarà possibile individuare strategie efficaci per offrirle sostegno e affrontare al meglio questa situazione. Se ha ulteriori domande, mi faccia sapere. Cordiali saluti.
Dott.ssa Veronica Guidi
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso con noi la sua esperienza. Mi rendo conto del disagio che sta provando e delle difficoltà che sta vivendo.
Un parere psicologico per essere funzionale necessita di tanti dettagli, di ascolto e di una forte fiducia da entrambe le parti. Per tale ragione le assicuro la mia disponibilità se fosse interessato a ricevere maggiori informazioni e uno spazio sicuro in cui poter parlare.
Dott.ssa Veronica Guidi
Dott.ssa Maria Ilaria Incitti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pompei
Buonasera signora,
innanzitutto comprendo la sua preoccupazione, ma la esorto a non perdersi d'animo: durante l'adolescenza talvolta si mobilitano questioni giá presenti in cerca di spazio e di una risoluzione. È un ottimo segno che lei e suo marito siate in ascolto di questo malessere al punto da valutare voi stessi un intervento di supporto.
Quella di un intervento sulla coppia genitoriale è un'ottima scelta con delle probabili 'ricadute' positive anche sullo stato psicologico della ragazza, che potrà beneficiare della vostra comprensione delle dinamiche di comunicazione e relazionali interne alla famiglia.
Resto disponibile per qualsiasi chiarimento o informazione. Un saluto!
Dott.ssa Francesca Gruosso
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Giugliano in Campania
Salve signora comprendo la sua preoccupazione, certamente lei e suo marito potrete trovare aiuto e sostegno facendovi seguire da uno psicologo, che potrà aiutarvi a comprendere come comportarvi con vostra figlia. Cordiali Saluti, dott.ssa Francesca Gruosso.
Dott.ssa Roberta Romiti
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Gentilissima, Grazie per aver condiviso questa situazione, che da come leggo la preoccupa e l'affatica molto. Quanto Lei dice è molto importante, prendersi dello spazio per Lei, anche con suo marito, può sicuramente essere un'ottima opportunità per dare voce a quello che attualmente vive come genitore, al fine di muoversi in modo più consapevole con sua figlia.
Un caro saluto
Roberta Romiti
Dott.ssa Amelia Capezio
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
Calvizzano
Gentile signora, grazie per aver condiviso il suo vissuto emotivo rispetto al malessere di sua figlia che riesco a sentire molto doloroso per lei. è molto difficile poter aiutare sua figlia se lei rifiuta l'aiuto di un professionista, certamente la fase adolescenziale che sta vivendo mette a dura prova i suoi vissuti emotivi e la consapevolezza di ciò che la fa stare bene sarà l'esito di un percorso. Può essere importante che lei e suo marito come genitori vi affidiate ad uno psicologo per essere sostenuti in questo momento di fragilità, e avere uno spazio di riflessione che possa aiutarvi anche nella relazione con vostra figlia, per potervi muovere in modo consapevole nei suoi confronti. Resto a disposizione, dott.ssa Amelia Capezio
Dott.ssa Martina Nocera
Psicologo, Psicologo clinico
Giugliano in Campania
Gentilissima, l'idea di rivolgersi ad un professionista può sicuramente aiutare lei e suo marito nel comprendere meglio come poter aiutare sua figlia e come gestire al meglio la sua sofferenza. Inoltre, sarebbe anche un sostegno per voi genitori e per il carico emotivo che tale situazione comporta.
Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Martina Nocera
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, l’idea è più che sensata.
Potreste fare alcune sedute di coppia e poi iniziare una terapia familiare coinvolgendo anche vostra figlia.
In questo modo potreste migliorare l’apporto genitoriale ai fini del recupero.
Proponetele inoltre di tentare anche con un altro psicoterapeuta.
Saluti dott.ssa Sandra Petralli
Dott.ssa Anna Consalvo
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buonasera, mi dispiace molto sapere della situazione difficile che state affrontando con vostra figlia. È comprensibile che un genitore voglia trovare modi per supportare il proprio figlio in momenti così complessi. Seguire delle sedute con uno psicologo può essere utile per voi come genitori. Questo potrebbe fornirvi strumenti e strategie per affrontare la situazione, oltre a un modo per comprendere meglio ciò che vostra figlia sta attraversando. Anche se lei non vuole partecipare, il supporto per voi può comunque fare la differenza. È importante ricordare che non si può cambiare direttamente il comportamento di vostra figlia, ma si può capire come entrare in relazione con lei. Modificando i vostri comportamenti e il vostro modo di interagire con vostra figlia, anche il rapporto e il suo comportamento possono subire cambiamenti. Mantenere un dialogo aperto è fondamentale, senza forzare le cose, e cercare di creare un ambiente in cui si senta al sicuro. A volte, un approccio più graduale può aiutare a ridurre l'ansia. Continuare a cercare aiuto professionale è essenziale. Se possibile, valutate la possibilità di un altro professionista con cui vostra figlia possa sentirsi più a suo agio.
Ricordate che non siete soli in questo e ci sono risorse disponibili per aiutarvi. Per qualsiasi cosa, resto a disposizione. Dott.ssa Anna Consalvo
Dott.ssa Giovanna Capasso
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno, la ringrazio in primis per aver condiviso il momento difficile che sta attraversando la sua famiglia. Immagino quanto possa essere complessa la situazione, proprio per questo credo che sia un ottima idea iniziare un percorso di sostegno alla genitorialità per riuscire ad avere più chiara la situazione e riuscire ad avere più risorse per stare affianco a sua figlia. Inoltre, la ragazza vedendo i genitori che per primi iniziando un percorso di natura psicologica, potrebbe sentirsi più spronata e cambiare idea al riguardo.
Infine, ci sarebbe un'altra possibilità: quella di iniziare una terapia familiare, cosi da coinvolgere la ragazza e accompagnarla in un primo momento nel percorso di terapia, cosi da non farle avvertire di essere il problema.
Sperando di essere stata d'aiuto, auguro una buona giornata.
Un caro saluto.
Dott.ssa Emilia D'Anna
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per la condivisione.
Posso comprendere la difficoltà di un genitore di fronte ad un figlio che non si lascia aiutare. E' possibile effettuare sia sedute di coppia sia accoglienze familiari che consento anche a sua figlia di essere ascoltata. In questo caso sarà opportuno concordare con il terapeuta scelto l'obiettivo ed il setting adatto.
Un caro saluto
Dott.ssa Carolina Riccardi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Portici
Buongiorno, un percorso per lei e suo marito in cui essere sostenuti in questo momento e che sia di supporto a trovare la modalità per intervenire può essere d'aiuto. Potrebbe aiutarvi a rivedere delle dinamiche familiari o stili comunicativi che in qualche modo oggi non sono funzionali per far sentire vostra figlia supportata. Non so gli interventi che avete già attuato in precedenza ma a situazione di vostra figlia è molto a limite forse ci sarebbe anche necessità di una visita neuropsichiatrica.
Dott. Mauro Vargiu
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Milano
concordo con i colleghi
Dott.ssa Giovanna Celardo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve signora, sarebbe opportuno che lei e suo marito vi faceste supportare per le difficoltà che state riscontrando nella crescita di vostra figlia e sarebbe necessario che sua figlia scegliesse un terapeuta o una terapeuta per intraprendere un percorso di sostegno psicologico. La abbraccio!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
Capisco quanto possa essere difficile per voi, come genitori, affrontare questa situazione con vostra figlia. È importante riconoscere che i comportamenti che descrivono – difficoltà di interazione, isolamento, pensieri ossessivi e rifiuto del cibo – possono essere segnali di un disagio profondo che richiede attenzione e sensibilità.
Il fatto che vostra figlia si rifiuta di vedere uno psicologo è una reazione che, pur essendo comprensibile, non deve scoraggiarvi. Avere il supporto di un professionista è essenziale, e il coinvolgimento dei genitori in un percorso psicoterapeutico può essere molto utile. Partecipare a delle sedute come i genitori può aiutare a comprendere meglio la situazione, acquisire strumenti per gestirla e favorire un ambiente familiare più accogliente e sicuro per vostra figlia.
Attraverso un percorso con uno psicologo o uno psicoterapeuta, potresti lavorare sulle tue strategie per avvicinare tua figlia all'aiuto psicologico, senza forzarla, ma accompagnandola gradualmente verso una maggiore apertura.
Ritengo che approfondire questa situazione con uno specialista sia non solo utile ma necessario per garantire a vostra figlia il supporto adeguato e aiutarla a superare questa fase così delicata.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Mariia Petrishcheva
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Salerno
Gentile Utente,
probabilmente Lei ha ragione. Anzi, è un'idea che ha molte potenzialità. Prima di tutto, perché voi, genitori, spinti dalle vostre preoccupazioni potete ritrovare dei benefici in un percorso tutto vostro.
Cordialmente,
d.ssa Pertrishcheva
Dott.ssa Cristina Sinno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera cara utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. E' fondamentale che sua figlia venga coinvolta urgentemente in un percorso di psicoterapia, però nel frattempo se lei si rifiuta, Le consiglio di seguire delle sedute di terapia familiare coinvolgendo anche suo marito; un terapeuta potrà aiutarvi a comprendere meglio le dinamiche e sviluppare strategie di comunicazioni efficaci per sostenere e aiutare sua figlia. Resto a disposizione per qualsiasi informazione, disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Dott.ssa Pamela Vettosi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Buonasera signora se vuole può fissare un appuntamento per un colloquio a cui dovreste partecipare insieme, lei, sua figlia e suo marito.
Dott.ssa Ilaria Santonicola
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buona sera genitori.
Dalla descrizione sembrerebbe ci sia stato un inizio, un momento in cui vostra figlia non abbia voluto più interagire con gli estranei!!! Sarebbe opportuno provare a comprendere e a risalire a cosa sia potuto succedere e che abbia determinato questa chiusura e vergogna. Certo potreste continuare a fare degli incontri volti ad individuare e a cogliere nel disagio di vostra figlia uno spiraglio e le motivazioni di questa chiusura così forte e anche autolesiva.
Saluti,
dott.ssa Ilaria Santonicola
Dott.ssa Elena Tortoriello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casoria
Salve, capisco quanto possa essere difficile per voi genitori affrontare questa situazione e desiderare di aiutare vostra figlia nel modo migliore. Da ciò che descrivete, la sua sofferenza sembra essersi manifestata in diverse forme nel tempo, rendendo ancora più complessa la ricerca di un aiuto adatto a lei. È comprensibile che in questo momento rifiuti il supporto diretto di uno psicologo, ma questo non significa che non possa essere aiutata.

Il vostro desiderio di intraprendere un percorso di supporto come genitori è un’ottima idea. Un percorso psicologico per voi potrebbe aiutarvi a comprendere meglio le difficoltà di vostra figlia, a trovare strategie per sostenerla senza farla sentire forzata e a gestire al meglio le vostre emozioni in questa fase così delicata. Inoltre, potrebbe aiutarvi a creare un clima relazionale che favorisca, nel tempo, una maggiore apertura da parte sua verso un aiuto specialistico.

Vi incoraggio quindi a valutare questa possibilità, scegliendo un professionista che possa accompagnarvi in questo percorso.

Resto a disposizione e vi auguro il meglio.
Dr. Michele Martino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Monteroni di Lecce
Buonasera, avendo come unica alternativa questa potrebbe essere una buona idea, magari provando anche a coinvolgere la ragazza nel corso del tempo
Dott.ssa Melania Freni
Psicologo, Psicologo clinico
Aversa
Salve, la situazione di vostra figlia è complessa e richiede un approccio delicato. Il rifiuto di proseguire la terapia è un segnale importante da non sottovalutare. Sebbene le sedute di coppia possano offrire un supporto a voi genitori, è fondamentale che vostra figlia riceva un aiuto diretto. Il rifiuto di un terapeuta non significa rifiutare l'aiuto. Potrebbe essere utile provare con un altro psicologo, magari specializzato in adolescenza e disturbi alimentari, che possa instaurare un rapporto di fiducia con vostra figlia. Nel frattempo, potete supportarla creando un ambiente familiare sereno e accogliente, comunicando apertamente e senza giudizio, e incoraggiandola a esprimere le sue emozioni. Ricordate, la pazienza e la comprensione sono fondamentali in questo percorso.
Dr. Jacopo Modoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera,
la situazione che sta vivendo come genitore è molto complessa e comprensibilmente carica di preoccupazione. Quando un figlio rifiuta l’aiuto diretto, è assolutamente utile — e in certi casi decisivo — che siano i genitori a iniziare un percorso di supporto, sia per comprendere meglio cosa sta accadendo, sia per imparare come aiutare senza alimentare involontariamente la chiusura o il disagio.

Un percorso di parent training in questi casi è molto indicato: fornisce strumenti pratici e strategie comunicative per sostenere vostra figlia in modo efficace, rispettando i suoi tempi, ma senza rinunciare a guidarla con fermezza e presenza affettiva. In particolare, nei quadri in cui si alternano isolamento sociale, condotte ossessive e rifiuto del cibo, è fondamentale un intervento precoce, strutturato e continuo.

Anche se oggi rifiuta lo psicologo, il lavoro con voi può creare le condizioni emotive e relazionali perché, più avanti, possa sentirsi pronta a chiedere aiuto.

Ha fatto bene a scrivere. Non è mai troppo tardi per costruire un ponte.

Un caro saluto,
dott. Jacopo Modoni
Dott.ssa Ilva Salerno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Caserta
Buonasera, mi dispiace molto sentire della difficoltà che sua figlia sta vivendo. Deve essere davvero frustrante e doloroso vedere il proprio figlio affrontare una situazione così complessa, soprattutto quando sembra che i tentativi di aiuto non funzionino. È comprensibile che lei voglia cercare un modo per supportarla al meglio, ed il fatto che stia cercando delle soluzioni per capire come aiutarla è già un passo importante. Le sedute con lei e suo marito potrebbero sicuramente essere utili, per capire meglio la situazione e rafforzare la vostra capacità di sostenerla. A volte, lavorare su come comunicare e creare un ambiente familiare che aiuti I figli a sentirsi meno sotto pressione può fare una grande differenza. Non lasciate che il senso di colpa, il dolore e la rabbia diventino il motore dei vostri giorni, perchè a volte le soluzioni sono molto più vicine di ciò che crediamo. Ogni passo, anche se piccolo, è fondamentale per aiutarla a ritrovare la sua serenità.
Se posso essere d'aiuto per ulteriori chiarimenti o consigli, sono qui per lei.
Dott.ssa Veronica Simonetti
Psicologo
Grumo Nevano
Buonasera, capisco quanto sia difficile la situazione. Se tua figlia rifiuta il supporto psicologico, seguire delle sedute con tuo marito può essere utile per comprendere meglio la situazione, migliorare la comunicazione e trovare modi efficaci per supportarla. Il sostegno familiare è fondamentale in questi casi, ma è importante anche cercare un altro approccio terapeutico per tua figlia, eventualmente coinvolgendo un professionista che possa lavorare con lei in modo più graduale.
Dott.ssa Stefania Cantone
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Napoli
Assolutamente sì.
Può certamente iniziare lei e suo marito così potrete ricevere gli strumenti adatti per gestire al meglio le difficoltà che incontrate con la ragazza.
Se necessitate di ulteriori informazioni potete scrivermi. Sul mio profilo troverete i contatti.
Dott.ssa Nunzia Varriale
Psicologo, Psicologo clinico
San Giorgio a Cremano
Salve, sicuramente andrebbe indagata la funzione di questi comportamenti di sua figlia dato che anche i comportamenti considerati problematici hanno una funzione o uno scopo. Dato che sua figlia si rifiuta di intraprendere un percorso psicologico, al momento potrebbe essere utile per lei e suo marito intraprendere un percorso di Parent Training, come supporto sia per voi che per lei.
Dott.ssa Myriam Leone
Psicologo, Psicologo clinico
Casalnuovo
Buongiorno signora. Comprendo quanto possa essere difficile non riuscire a capire cosa fare per aiutare una figlia in piena adolescenza, ma apprezzo molto il suo coraggio nel mettersi a disposizione, insieme a suo marito, per capire come poter fare. Molto spesso incominciare un percorso di terapia familiare può aiutare l'intero nucleo a capire che forse le difficoltà della ragazza possono essere viste e supportate dalle persone che sono importanti per lei, senza farla sentire come quella "sbagliata" o in difficoltà. La terapia familiare supporta la famiglia e permette alla famiglia di trovare un equilibrio e una serenità che, in particolari fasi, possono perdersi. Quindi appoggio molto la sua decisione di iniziare un percorso con vostro marito, ma le consiglio anche di provare a chiedere di poter intraprendere una terapia familiare, in presenza di vostra figlia (e altri figli se ci sono). Magari il viaggio alla scoperta di sè stessi e di cosa ci può far stare bene, se fatto con le persone che amiamo e che vogliamo aiutare e proteggere, può essere meno faticoso, sia per vostra figlia che per voi genitori.
Dott.ssa Maria El Asmar
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera signora, comprendo quanto sia difficile stare accanto ad una persona che sta soffrendo. Ad ogni modo in questi casi potrebbe essere un'ottima opportunità per voi genitori.
Se ha bisogno può contattarmi

Saluti
Dott.ssa El Asmar
Salve, comprendo l'impotenza che si prova a vivere di fronte alla sofferenza di un figlio.
La inviterai a dare tempo a sua figlia che, rifiuta un percorso psicologico, in modo che si possa sentire realmente pronta.
Mentre, la scelta che lei e suo marito, vogliate seguire questo tipo di percorso, può solo farvi del bene, in quanto il sostegno per i caregiver che si trovano a vivere una situazione di difficoltà, dovuta ad un familiare, è un segno di estrema importanza, in primis per voi e di conseguenza anche per vostra figlia.
Un caro saluto!
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buongiorno. Mi dispiace molto per la difficoltà che state attraversando con vostra figlia. È molto difficile vedere chi si ama chiudersi così e rifiutare aiuto. Anche se lei non vuole al momento, lavorare con te e tuo marito può essere un passo importante: potete imparare strategie per sostenerla al meglio, migliorare la comunicazione familiare e preparare un ambiente più accogliente per il suo percorso.
Vi consiglio di rivolgervi a un terapeuta esperto in età adolescenziale, che possa accompagnarvi in questo momento delicato. Non siete soli, chiedere aiuto è un segno di forza.
Dott.ssa Federica Franco
Psicoterapeuta, Psicologo
Brusciano
Salve,

grazie per aver condiviso con tanta sincerità una situazione che, da quanto descrive, sta sicuramente richiedendo grande forza, pazienza e sensibilità da parte sua e di suo marito.

È comprensibile sentirsi in difficoltà di fronte alla sofferenza di una figlia adolescente, soprattutto quando questa si manifesta in modi diversi e complessi, come l’isolamento, comportamenti ossessivi o il rifiuto del cibo. A volte, quando un ragazzo o una ragazza rifiuta l’aiuto diretto, il lavoro più efficace può iniziare proprio dai genitori.

Sì, assolutamente: anche se sua figlia in questo momento non desidera intraprendere un percorso psicologico, voi genitori potete iniziare un lavoro di sostegno per comprendere meglio ciò che sta accadendo e per acquisire strumenti utili ad affrontare la situazione. Spesso, offrire alla ragazza un clima familiare più sicuro, contenitivo e coerente può diventare il primo passo per farle percepire che esiste uno spazio possibile dove potersi sentire ascoltata, senza pressioni.

Un lavoro con uno psicologo o psicoterapeuta, anche solo da parte dei genitori, può aiutare a trovare modalità più efficaci di comunicazione, a gestire la preoccupazione quotidiana e ad affrontare l’impotenza che spesso si prova in questi momenti.

Il fatto che lei stia cercando una via per esserle vicino, pur rispettando i suoi tempi e il suo rifiuto momentaneo, è già un gesto di grande cura.

Un caro saluto e un augurio sincero a lei e alla sua famiglia.
Dott.ssa Federica Franco
Psicoterapeuta
Dott. Diego Gitano
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Napoli
Salve, capisco bene la sua preoccupazione e la fatica che state attraversando come famiglia, tra l’isolamento, le difficoltà relazionali e ora anche il rifiuto del cibo. Sono segnali importanti, che fate bene a portare all’attenzione. Anche se sua figlia al momento non desidera un aiuto diretto, può essere molto utile che lei e suo marito abbiate uno spazio di sostegno, per comprendere meglio ciò che accade e trovare insieme il modo più adeguato per starle vicino. Un caro saluto, Dott. Diego Gitano
Dr. Alessio Fogliamanzillo
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Casagiove
Buonasera. È una buona idea, le persone, sopratutto i più giovani, rispondono molto al contesto in cui vivono e quindi un percorso psicologico fatto da voi può aiutare a creare un clima più produttivo inducendo indirettamente dei miglioramenti in sua figlia; è una prassi comune e consolidata in casi come questi
Dott.ssa Letizia Nobilia
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Roma
Gentile utente,
posso solo immaginare la vostra preoccupazione: vedere una figlia così giovane isolarsi e arrivare a rifiutare il cibo è davvero difficile da affrontare.
È possibile, e spesso molto utile, che i genitori inizino un percorso di supporto anche senza la partecipazione diretta dell’adolescente, soprattutto quando lei rifiuta l’aiuto. Questo permette di capire meglio cosa sta vivendo, ricevere indicazioni su come sostenerla e creare le condizioni perché, più avanti, possa avvicinarsi a un percorso tutto suo.
Dato il rifiuto del cibo, è importante non rimanere soli: un confronto con uno psicologo o un'équipe specializzata può aiutarvi a muovervi nel modo più adeguato.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Diener
Psicoterapeuta, Psicologo
Napoli
Buonasera, mi dispiace per la situazione di sua figlia e immagino la sofferenza familiare con cui state facendo i conti. Le faccio i miei complimenti perché non è facile per i genitori mettersi in gioco e chiedere un percorso per aiutare i propri figli, eppure questa è una strada importantissima da seguire perché spesso lavorando con e sui genitori i ragazzi si alleggeriscono e tendono a stare meglio. Le suggerisco di iniziare un percorso di sostegno genitoriale insieme a suo marito in modo da lavorare per il benessere vostro e di vostra figlia.
Dott. Luciano Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo
Portici
Buonasera. La situazione che descrive è molto seria e merita attenzione immediata. L’isolamento sociale, la forte ansia nelle interazioni, la comparsa di comportamenti ossessivi e, soprattutto, il rifiuto del cibo sono segnali che indicano un disagio importante, che non può essere affrontato solo con attese o sperando che “passi da solo”.

Il fatto che Sua figlia si rifiuti di vedere lo psicologo non è raro in adolescenti che vivono una sofferenza così intensa: spesso provano vergogna, paura del giudizio, oppure sentono di aver perso il controllo e si chiudono per proteggersi. Tuttavia, questo non significa che non possa essere aiutata.

Per rispondere alla Sua domanda: sì, Lei e suo marito potete e dovete iniziare un percorso di sostegno anche senza la presenza immediata di vostra figlia. In molti casi è proprio il lavoro con i genitori che permette di:

– capire meglio cosa sta vivendo l’adolescente
– modificare alcune dinamiche familiari che la fanno sentire sotto pressione
– imparare come avvicinarla senza spaventarla o farla chiudere
– creare un clima più sicuro che, nel tempo, favorisce l’accettazione del trattamento
– capire quali segnali monitorare e come intervenire in modo adeguato

Nessuno psicologo può “convincere” un adolescente a farsi aiutare con la forza, ma può aiutare molto i genitori a capire come raggiungerla, come comunicare con lei e come sostenerla in questa fase così fragile.

Tenga però presente un punto fondamentale: il rifiuto del cibo è un sintomo che va valutato rapidamente da un professionista dell’età evolutiva (psicologo specializzato, neuropsichiatra infantile o centro per i disturbi alimentari), perché può evolvere in modo rapido e rischioso. Anche in questo caso, non serve che Sua figlia sia subito disponibile: potete iniziare voi due a chiedere un consulto, così da capire come muovervi.

Il primo passo è quindi mettervi in contatto con un servizio di neuropsichiatria infantile o uno psicoterapeuta dell’età evolutiva che lavori anche con le famiglie. Un percorso con voi genitori può essere davvero l’inizio del cambiamento.
Dott.ssa MONIA MICHELINI
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Nonantola
Buonasera, grazie per la condivisione.
La cosa migliore sarebbe che la ragazza facesse in prima persona u percorso psicologico, dal momento che sembra non voler partecipare, piuttosto di niente sarebbe molto utile che lei e suo marito seguiste un percorso in modo da poterla aiutare.
Teniamo sempre in mente che un cambiamento nel nucleo familiare può innescare cambiamenti anche negli altri membri della famiglia.
Mi sembra dalle informazioni che ha fornito che alla base di questi comportamenti della ragazza ci sia un umore deflesso (forse già depressione).
Cordiali saluti.
Dott.ssa Monia Michelini
Dott.ssa Emanuela Varriale
Psicologo, Psicologo clinico
Ottaviano
Capisco quanto sia difficile per voi come genitori trovarvi davanti a un quadro così complesso, che nel tempo è cambiato e ha coinvolto diversi aspetti della vita di vostra figlia: dall’isolamento sociale ai comportamenti ossessivi, fino al rifiuto del cibo e alla difficoltà di frequentare la scuola. Quando un’adolescente manifesta un insieme di sintomi così rilevanti, è comprensibile che faccia resistenza a farsi aiutare: spesso la paura, la vergogna o la sensazione di “non riuscire a spiegare” ciò che sente rendono difficile accettare il supporto.
Alla luce del rifiuto di vostra figlia di continuare un percorso psicologico, è assolutamente possibile — e in molti casi consigliato — che siate voi genitori a intraprendere alcune sedute. Un sostegno rivolto alla famiglia può aiutarvi a:

comprendere meglio ciò che vostra figlia sta vivendo;

individuare modalità comunicative più efficaci;

creare un ambiente che la faccia sentire più sicura e meno sotto pressione;

capire come reagire ai comportamenti che vi preoccupano senza rinforzarne gli aspetti disfunzionali;

coordinare le strategie educative tra voi, così da offrire coerenza e contenimento.

In molte situazioni, lavorare inizialmente con i genitori permette di ridurre il livello di tensione familiare e di favorire, nel tempo, un’apertura graduale della ragazza verso un percorso di cura. Il vostro coinvolgimento non sostituisce l’intervento su di lei, ma può diventare il primo passo concreto per aiutarla in un momento in cui non si sente pronta a farlo da sola.

Chiedere supporto come genitori non è un “ripiego”, ma un modo molto efficace per proteggerla e accompagnarla verso un equilibrio che oggi fatica a trovare.

Cordialità

EV
Dott.ssa Arianna De Vivo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve, da psicologa e psicoterapeuta i.f., mi sento di sconsigliarle di vedere lo psicologo senza sua figlia, potreste provare a coinvolgerla in sedute di terapia familiare e, quando si sentirà pronta, inizierà in parallelo un percorso individuale in modo da ridurre la sua paura ed ansia nell'incontro con l'altro (e cioè con chiunque sua figlia non conosca). In bocca al lupo a lei e la sua famiglia.
Buonasera,

grazie per aver condiviso la situazione con tanta chiarezza. Quello che racconta è molto delicato e preoccupante: la difficoltà di sua figlia a relazionarsi con gli altri, i comportamenti ossessivo-compulsivi e il rifiuto di alimentarsi sono segnali importanti di sofferenza, che meritano attenzione immediata.

Il fatto che sua figlia si rifiuti di vedere lo psicologo non significa che non possano esserci strumenti utili: un percorso di sostegno per voi genitori può essere molto importante. Incontri con uno psicologo familiare o con un terapeuta possono aiutarvi a capire come comunicare e gestire le situazioni difficili senza alimentare ulteriore conflitto o ansia, individuare strategie concrete per favorire piccoli passi verso il dialogo e il contatto con lei, sostenere voi stessi emotivamente, perché il vostro benessere è fondamentale anche per aiutarla.
In parallelo, è importante valutare anche l’aspetto medico e nutrizionale, dato che il rifiuto di alimentarsi può avere conseguenze sulla salute fisica. Anche in questo caso, i professionisti possono suggerire percorsi graduali, sicuri e rispettosi della sua autonomia.

Non siete soli e ci sono modalità per intervenire anche quando l’adolescente rifiuta il contatto diretto: partire dal sostegno ai genitori è spesso il primo passo più efficace.

Un caro saluto,
Dottoressa Isabeau Bentivoglio

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