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Esperienze

Se stai attraversando un momento di difficoltà, di ansia o di cambiamento, potresti sentire il bisogno di uno spazio in cui fermarti, comprendere cosa sta succedendo e ritrovare un equilibrio più soddisfacente nella tua vita.


Sono Virginia La Mendola, psicologa psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Piemonte (n. 8544). Nel mio lavoro accompagno bambini, adolescenti, adulti e famiglie in percorsi di sostegno psicologico e psicoterapia, individuale, di coppia e familiare.


L’approccio sistemico-relazionale pone particolare attenzione alle relazioni, ai contesti di vita e alle risorse della persona, considerando il disagio non come un problema isolato, ma come parte di una storia più ampia che può essere compresa e trasformata.


Mi occupo in particolare di disturbi d’ansia, disturbi del comportamento alimentare e difficoltà emotive e relazionali. Nella terapia individuale lavoro prevalentemente con giovani adulti e adulti, pur avendo una formazione ed esperienza che mi permettono di seguire anche altre fasce d’età.


Credo nel valore della relazione terapeutica come spazio sicuro, non giudicante, in cui poter dare significato alle proprie esperienze, sviluppare nuove modalità di affrontare le difficoltà e favorire un cambiamento autentico e condiviso.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia

Aree di competenza principali:

  • Psicoterapia sistemico relazionale

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Virginia La Mendola
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  • E

    EC

    Gentilezza, empatia, riservatezza, ci siamo sentiti subito a nostro agio e potuto esporre problemi con serenità.

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Moncalieri sostegno psicologico adolescenti  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    La ringrazio molto per la sua gentile recensione. Sono contenta che vi siate trovate bene.
    Un cordiale saluto.
    Virginia La Mendola


  • R

    R.c

    Sa' ascoltare empatia
    Era come se la conoscessi da tanto tempo non ho avuto problemi a parlare con lei

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Moncalieri  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie mille per il suo gentile riscontro. Sono contenta si sia sentita a proprio agio. A presto


  • G

    Giulia

    Nei momenti di difficoltà sono stata fortunata ad aver incontrato questa dottoressa, con la quale mi sono sempre sentita a mio agio e rassicurata. È un’eccellente professionista che sa guidarti con grande sensibilità e professionalità!

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie, Giulia per il suo cortese rimando. Felice di poterle essere stata d'aiuto e mi auguro che la sua vita prosegua al meglio. Un caro saluto


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    A.S.

    È una professionista molto attenta e preparata. Mi sono rivolta alla dottoressa in un momento di difficoltà nella mia relazione di coppia e ci è stata molto di aiuto. La consiglio vivamente!

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    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie mille del cortese rimando. E' stato un piacere poter lavorare con voi.


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    L.V.

    Mi sono trovata molto bene con la dottoressa. L'accoglienza è stata molto attenta e delicata, ha avuto l'attenzione e la partecipazione giusta che mi ha fatto sentire compresa, ascoltata e soprattutto non a disagio. Tornerò sicuramente!

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    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie mille per la recensione. L'aspetto presto, buona giornata.


  • A

    A.S.

    Ho trovato una professionista estremamente competente, empatica e preparata.Mi sono sentita ascoltata e compresa fin dal primo incontro.Il suo approccio è delicato ma efficace, e il percorso che sto facendo con lei è davvero prezioso.La consiglio sinceramente a chi cerca una psicoterapeuta seria e attenta.

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    La ringrazio per la sua cortese recensione. A presto!
    Virginia La Mendola


  • V

    Vincenzo

    Molto professionale in un clima accogliente e affabile. Fin dal primo incontro il colloquio è stato ricco di emozioni positive e nei successivi incontri i riscontri sono stati molto positivi.

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie Vincenzo per la gentile recensione. A presto!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, vorrei sapere se dal punto di vista psicologico sia considerato “normale” che un padre,

Buongiorno, vorrei sapere se dal punto di vista psicologico sia considerato “normale” che un padre, in caso di necessità dove c’è un solo letto matrimoniale, non voglia dormire con la figlia di 20 anni e arrivi a dire di portare un materasso gonfiabile pur di non dormirci insieme. (Anche dicendo di mettere un cuscino in mezzo la risposta è la stessa riguardante il materasso gonfiabile). Vorrei capire: è una cosa sana o questo nasce da pensieri che non dovrebbero neanche esistere? Ringrazio in anticipo chi mi potrà spiegare questa cosa da un punto di vista medico.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Virginia La Mendola

Buongiorno,
capisco il dubbio che pone, soprattutto perché una reazione di questo tipo può lasciare spazio a molte interpretazioni. Tuttavia, da un punto di vista psicologico, non è possibile stabilire che cosa ci sia dietro il comportamento di suo padre sulla base di questo singolo episodio.
Il fatto che un padre non voglia condividere un letto matrimoniale con la propria figlia adulta non è di per sé un comportamento patologico, né significa necessariamente che ci siano pensieri sessuali o “sbagliati”. Può semplicemente esprimere un bisogno di privacy, di confini personali o il desiderio di mantenere una certa distanza fisica, che può essere del tutto legittimo anche all'interno di una relazione affettuosa tra padre e figlia. Anzi, il tema dei confini corporei e della distanza fisica può assumere significati diversi nelle varie famiglie e nelle diverse fasi della vita. A 20 anni lei non è più una bambina e il rapporto tra voi si trova necessariamente in una fase diversa rispetto a quando era piccola. Non esiste una regola psicologica secondo cui un genitore “dovrebbe” sentirsi a proprio agio nel dormire nello stesso letto con una figlia adulta.
Allo stesso tempo, è comprensibile che il modo in cui suo padre ha posto il limite – soprattutto se molto deciso, fino a preferire un materasso gonfiabile – possa averle fatto sorgere delle domande. Ma sarebbe importante non trasformare automaticamente questo comportamento in un'indicazione di pensieri sessuali o di qualcosa di malsano. Sarebbe un'interpretazione che, con gli elementi che abbiamo, non possiamo sostenere.
Piuttosto che chiedersi soltanto “cosa significa questo comportamento?”, potrebbe essere utile chiedersi anche che cosa ha suscitato in lei questa situazione. Se il dubbio è nato perché questo episodio si inserisce in altri comportamenti, atteggiamenti o esperienze che nel rapporto con suo padre le hanno generato disagio, allora il quadro meriterebbe naturalmente un'attenzione diversa.
Se invece si tratta esclusivamente di questo episodio, cercherei di non attribuirgli un significato che potrebbe non avere. A volte un confine che ci sorprende o ci ferisce può portarci a cercare una spiegazione molto più grave di quella che effettivamente lo motiva.
Online, però, è impossibile comprendere la storia familiare, le modalità relazionali e il significato che questo episodio ha assunto per lei. Se questa domanda continua a preoccuparla o si collega ad altri vissuti che le generano inquietudine, potrebbe essere utile parlarne con uno psicoterapeuta. Non necessariamente per “scoprire cosa c'è dietro suo padre”, cosa che non sarebbe possibile fare in questo modo, ma soprattutto per comprendere che cosa questa situazione ha attivato in lei e nella vostra relazione.
In definitiva, il semplice rifiuto di dormire nello stesso letto con una figlia adulta non è, di per sé, un segnale di qualcosa di patologico o di sessualmente problematico. È un confine che può avere molte spiegazioni e che, preso isolatamente, non permette di arrivare a conclusioni di questo tipo.
Spero di esserle stata utile. Cordiali saluti


Buonasera, mio figlio di 13 anni spesso ha attacchi di panico, soprattutto se si trova in una situaz

Buonasera, mio figlio di 13 anni spesso ha attacchi di panico, soprattutto se si trova in una situazione che per lui rappresenta un pericolo (un incendio in lontananza, un temporale...). A volte è capitato che ha iniziato a piangere e ad agitarsi tantissimo mentre ci trovavamo in luoghi da cui voleva andare via (in un posto di vacanza o in un luogo affollato).
La notte dorme nel lettone con noi e vuole stare a contatto con me e mio marito. Spesso si sveglia durante la notte e fa fatica a riprendere sonno.
Mi dice che i suoi pensieri tendono a fissarsi sulle cose brutte e mai sulle cose belle per cui pensa sempre a cose che lo fanno stare male ed agitato.
Vorrei tanto aiutarlo ma a volta mi sembra di non essere in grado di rassicurarlo.
Cosa posso fare?

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Virginia La Mendola

Buongiorno,
capisco la sua preoccupazione e, soprattutto, la sensazione di non riuscire a trovare il modo giusto per aiutare suo figlio quando lo vede così agitato. Da quello che racconta, sembra che la paura per lui non sia soltanto legata a situazioni realmente pericolose, ma che in alcuni momenti il suo sistema di allarme rimanga attivo anche quando il pericolo è lontano o non immediato. A 13 anni possono esserci paure e timori, ma la frequenza degli episodi che descrive, la difficoltà a stare in alcuni luoghi, il bisogno di cercare continuamente la vicinanza dei genitori e le difficoltà del sonno sono aspetti che meritano di essere ascoltati con attenzione. Non significa necessariamente che ci sia qualcosa di grave, ma che probabilmente suo figlio sta vivendo un livello di ansia che in questo momento fatica a gestire da solo.
È interessante anche ciò che lui stesso riesce a dirle: “i miei pensieri tendono a fissarsi sulle cose brutte”. È una consapevolezza importante. Quando siamo molto preoccupati, infatti, la mente tende a cercare soprattutto ciò che potrebbe andare storto, come se dovesse continuamente controllare l'ambiente per proteggerci. Il problema è che questo controllo può finire per alimentare ulteriormente l'ansia. In questi momenti è naturale cercare di rassicurarlo dicendogli che non c'è nulla da temere. Tuttavia, quando l'attivazione emotiva è molto alta, spesso le rassicurazioni razionali non riescono ad arrivare. Può essere più utile aiutarlo prima di tutto a riconoscere ciò che sta provando: “vedo che sei molto spaventato”, “capisco che in questo momento ti sembra davvero difficile”, “sono qui con te”. Questo non significa confermare che il pericolo sia realmente presente, ma distinguere tra il fatto che la paura è reale e il fatto che il pericolo non necessariamente lo sia.
Anche il contatto fisico e la vicinanza che ricerca possono rappresentare, in questo momento, una modalità attraverso cui riesce a sentirsi più sicuro. Non mi affretterei quindi a considerare il dormire con voi semplicemente come un “vizio” da eliminare. Allo stesso tempo, però, visto che ha 13 anni, sarebbe utile comprendere insieme a un professionista che funzione abbia per lui questa necessità di vicinanza e, eventualmente, accompagnarlo gradualmente verso una maggiore autonomia.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, inoltre, non guarderei soltanto a ciò che accade “dentro” suo figlio. Un sintomo ansioso di un ragazzo può essere compreso anche osservando il contesto in cui vive, le modalità con cui la famiglia affronta la paura, le eventuali preoccupazioni presenti nell'ambiente familiare, i cambiamenti che possono essere avvenuti e il modo in cui ciascuno reagisce quando lui sta male. Non per cercare un colpevole, ma perché l'ansia può coinvolgere e modificare le relazioni familiari, e viceversa.
Per questo credo che la cosa più utile non sia cercare online la tecnica perfetta per tranquillizzarlo, ma chiedere una valutazione psicologica per suo figlio e, possibilmente, prevedere anche uno spazio di confronto con voi genitori.
Vista la presenza di episodi di panico, difficoltà del sonno e una significativa limitazione in alcune situazioni, eviterei comunque di aspettare che “passi da solo”. Un approfondimento con uno psicoterapeuta che lavori con adolescenti potrebbe essere un buon primo passo per capire meglio cosa sta succedendo e come accompagnarlo nel modo più adeguato.
Spero di esserle stata utile. Un cordiale saluto


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