Salve dottori da un po di tempo mi sono appassionata alla psicologia, guardo video a volte mi pongo
Salve dottori da un po di tempo mi sono appassionata alla psicologia, guardo video a volte mi pongo e pongo domande anche su forum come questi , mi piace conoscere come funziona la mente i pensieri ecc ecc , da qualche giorno qualcosa in me è cambiato mi è venuto un pensiero e se tutto quello che sto apprendendo un domani risulta falso o sbagliato io non essendo del settore come faccio a saperlo? Quindi che senso ha informarsi e studiare se non essendo come la matematica che è una scienza esatta tutto può cambiare, la cosa che mi fa più pensare non è che come normale che sia alcune cose nel corso del tempo si approfondiscono si affinano e si aggiungono dettagli ma che una nozione venga stravolta per esempio la depressione significasse l opposto di quel che oggi grazie per un vostro chiarimento
71 risposte
Buongiorno gentile utente, la ringrazio per la sua condivisione. Non tutto nella psicologia viene stravolto, ci sono dei punti cardine che rimangono fissi o che subiscono poche variazioni e altri aspetti che vengono invece aggiornati nel tempo. Alcuni aspetti mutano nel tempo non perché siano sbagliati, ma perché quando cambia la società cambiano anche le manifestazioni di alcune patologie o di alcune tipologie di personalità; per fare un esempio molto semplice, l'isteria così come si manifestava al tempo di Freud è molto diversa da come si manifesta attualmente. Ha comunque un valore studiare ciò che si sa attualmente di psicologia, poiché anche se quei concetti dovessero un giorno cambiare non vuol dire che siano sbagliati o di nessuna utilità. Ogni scienza in ogni caso è in continuo mutamento, ed è sano che anche la psicologia lo sia. Spero di aver risposto almeno in parte ai suoi dubbi. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.
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In un certo senso quello che dici è già successo probabilmente. La psicologia in Italia è tanto indietro rispetto a quella internazionale, e spesso viene insegnata come psicoterapia, che si vuole distaccare dalla psicologia per se. Guarda per esempio come le prospettive enattive, embodied, evoluzioniste ed ecologiche stanno cambiando il campo. Però la cosa buona è che a meno che non stavi seguendo un tipo di psicologia altamente filosofica e senza base scientifica, la maggior parte delle nozioni che conosci rimarranno vere, semplicemente vengono riorganizzate in un sistema più largo. Buon lavoro comunque, è utilissimo saperne e lavorare su se stessi.
Buongiorno, la sua domanda tocca un aspetto interessante: come possiamo affidarci a ciò che apprendiamo se sappiamo che le conoscenze scientifiche possono cambiare nel tempo? È comprensibile che questo pensiero possa averla destabilizzata, soprattutto perché racconta di essersi appassionata alla psicologia e di aver trovato piacere nel comprendere meglio la mente e il comportamento umano. Sembra che, a un certo punto, alla curiosità si sia affiancato il bisogno di avere la certezza che ciò che sta imparando rimarrà valido anche in futuro. Innanzitutto, sarebbe utile chiarire un aspetto: il fatto che la psicologia non sia una scienza esatta come la matematica non significa che le sue conoscenze siano arbitrarie o che un giorno tutto possa essere capovolto senza motivo. La psicologia scientifica studia fenomeni complessi, influenzati da numerosi fattori individuali, biologici, ambientali e relazionali. Per questo, le conoscenze possono essere riviste, approfondite o corrette sulla base di nuove evidenze. Tuttavia, una revisione non equivale necessariamente a scoprire che tutto ciò che si conosceva fosse falso. Spesso significa comprendere meglio un fenomeno che inizialmente era stato descritto in modo più semplice o incompleto. Anche il suo esempio sulla depressione può aiutare a chiarire questo punto. È possibile che nel tempo cambino le spiegazioni di alcuni meccanismi, che emergano nuove conoscenze o che vengano modificati i modi di descrivere determinate esperienze. Questo, però, non significa che la sofferenza delle persone o le osservazioni raccolte fino a quel momento perdano improvvisamente ogni significato. Inoltre, non tutte le informazioni che trova online hanno lo stesso valore. Un video divulgativo, l’opinione di una persona su un forum e una conoscenza sostenuta da numerosi studi non offrono lo stesso grado di affidabilità. Imparare a distinguere le fonti può aiutarla a coltivare la sua passione senza pretendere che ogni singola informazione sia una verità immutabile. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, però, mi sembra interessante anche il modo in cui questa domanda è comparsa e l’effetto che sta avendo su di lei. Il pensiero iniziale sembra essere: “E se quello che sto imparando un giorno risultasse sbagliato?”. Da qui potrebbe attivarsi un’altra conclusione: “Se non posso esserne certa, allora che senso ha continuare a informarmi?”. È proprio questo passaggio che meriterebbe attenzione. Tra avere una conoscenza assolutamente certa e non avere alcuna conoscenza esistono molte possibilità. Possiamo sapere qualcosa con un buon grado di affidabilità, utilizzarla per comprendere meglio il mondo e rimanere disponibili a modificarla quando emergono elementi nuovi. Non è necessario che una conoscenza sia definitiva per essere utile. Si potrebbe fare un paragone con una mappa: una mappa può aiutarci a orientarci anche se non rappresenta ogni singolo dettaglio del territorio. Se in futuro viene aggiornata, questo non significa che fosse completamente inutile quando l’abbiamo utilizzata. Il rischio, invece, è che la sua curiosità si trasformi progressivamente in una ricerca di certezza. Potrebbe accadere che, ogni volta che apprende qualcosa, senta il bisogno di verificare se sia davvero corretto, se esistano opinioni contrarie, se in futuro potrebbe cambiare e come farebbe ad accorgersene. Ogni nuova risposta potrebbe tranquillizzarla momentaneamente, ma lasciare spazio a un altro dubbio. A quel punto, ciò che inizialmente rappresentava un interesse piacevole rischierebbe di diventare un’attività faticosa, nella quale non si cerca più soltanto di conoscere, ma di eliminare ogni possibilità di errore. Potrebbe essere utile chiedersi quanto questo pensiero stia influenzando concretamente la sua esperienza. Riesce ancora a guardare un video e apprezzare ciò che apprende? Oppure sente di dover analizzare e verificare continuamente ogni affermazione prima di poter proseguire? Il dubbio compare soltanto quando si informa sulla psicologia oppure lo riconosce anche in altri ambiti della sua vita? Queste domande possono aiutarla a distinguere una normale riflessione sulla conoscenza da una preoccupazione che sta iniziando a sottrarle serenità. Un modo diverso di affrontare il pensiero potrebbe essere riconoscere che non occorre risolverlo definitivamente prima di continuare a coltivare la sua passione. Può informarsi attraverso fonti attendibili, mantenere uno spirito critico e accettare che qualcosa di ciò che apprende oggi possa essere precisato o rivisto domani. Non sarebbe un fallimento del suo percorso di apprendimento, ma una caratteristica del modo in cui si sviluppa la conoscenza. Se nota che questa necessità di certezza diventa insistente o si ripresenta in altri aspetti della quotidianità, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Un lavoro di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere quali pensieri trasformino una possibilità futura in una preoccupazione presente, perché l’eventualità di sbagliare risulti così difficile da accettare e cosa faccia abitualmente per cercare rassicurazione. L’obiettivo non sarebbe convincerla a credere a tutto ciò che legge, ma permetterle di mantenere curiosità e spirito critico senza sentirsi obbligata a raggiungere una certezza impossibile. Forse la domanda più utile non è “come posso essere sicura che ciò che imparo oggi sarà vero per sempre?”, ma “posso continuare a imparare anche sapendo che la conoscenza, per sua natura, può evolvere?”. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno. Continui a informarsi, se l'appassiona, ma scelga fonti attendibili. Prediliga libri, riviste e articoli scientifici ai reels sui social. Per scrivere un articolo o un libro ci vuole competenza, determinazione ed esperienza, per produrre un video breve basta un po' di confidenza con il cellulare. Anche se potrà sembrarle strano inoltre gran parte degli strumenti psicoterapici attualmente utilizzati in terapia hanno origini lontane e risultano ancora validi ed efficaci. Insomma, sebbene la psicologia possa essere considerata una scienza inesatta (lo è sempre meno tra l'altro grazie agli sviluppi delle neuroscienze), avendo origini fenomenologiche si basa sull'osservazione di ciò che è reale e perciò molto raramente le sue acquisizioni possono essere stravolte. Mi permetto di concludere con una domanda di approfondimento della sua domanda, come stimolo di lavoro personale: le capita in altri contesti di avere il timore di perdere i suoi punti di riferimento? Saluti, Giorgio.
Gentile utente, comprendo il suo dubbio. Tuttavia, il fatto che la psicologia non sia una scienza "esatta" non significa che le conoscenze possano improvvisamente trasformarsi nel loro opposto. Più spesso accade che le teorie vengano approfondite, corrette o rese più precise alla luce di nuove evidenze. La ricerca scientifica procede proprio attraverso un continuo processo di verifica e aggiornamento. Inoltre, gran parte della psicologia contemporanea si fonda sul paradigma evidence based, cioè sull'integrazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili, dell'esperienza clinica dei professionisti e delle caratteristiche della persona. Questo significa che le affermazioni non vengono considerate valide semplicemente perché formulate da qualcuno, ma perché sottoposte a studio, confronto e verifica nel tempo. Per questo motivo è molto improbabile che concetti ampiamente studiati, come la depressione, vengano un giorno definiti come l'opposto di ciò che oggi sappiamo. È più realistico che si approfondiscano i meccanismi che la caratterizzano, si migliorino le spiegazioni teoriche o si sviluppino trattamenti più efficaci. Mi colpisce anche un altro aspetto della sua domanda: sembra che a preoccuparla non sia tanto ciò che sta imparando, quanto la possibilità che non esistano certezze assolute. In questo senso, potrebbe essere utile interrogarsi su quanto sia facile per lei tollerare l'incertezza, che rappresenta una componente inevitabile non solo della psicologia, ma della conoscenza umana in generale. Proprio la capacità di mettere continuamente alla prova le proprie conoscenze, anziché considerarle verità immutabili, costituisce uno dei principali punti di forza del pensiero scientifico. Resto a disposizione. Un saluto cordiale, dott.ssa Michelle Borrelli
Salve, il suo è un dubbio molto interessante e, in un certo senso, già indice di un atteggiamento scientifico: non accettare passivamente ciò che si legge, ma interrogarsi sull’affidabilità delle informazioni. La psicologia non è una scienza “esatta” come la matematica, perché studia fenomeni umani complessi, influenzati dalla storia personale, dall’ambiente, dalla cultura e dalle relazioni. Questo, però, non significa che tutto possa essere vero o falso allo stesso modo. Le conoscenze psicologiche più attendibili si fondano su studi, osservazioni, dati verificabili e risultati replicati da diversi gruppi di ricerca. Nel tempo alcune teorie possono essere corrette, integrate o superate: è proprio così che procede la scienza. Generalmente, però, non accade che un fenomeno ben studiato venga improvvisamente considerato il suo esatto contrario. Può cambiare il modo di comprenderlo, possono emergere nuove cause o trattamenti più efficaci, ma non si azzera tutto ciò che è stato appreso. Per esempio, la concezione della depressione si è evoluta ed è diventata più complessa, ma non potrebbe trasformarsi improvvisamente nell’opposto di ciò che intendiamo oggi. Informarsi, quindi, ha senso, purché si mantenga uno spirito critico: verificare le qualifiche di chi divulga, distinguere le esperienze personali dalle evidenze scientifiche, confrontare più fonti affidabili e ricordare che i video e i forum non sostituiscono una formazione specialistica. Non è necessario essere professionisti per imparare qualcosa di valido; è però utile accettare che la conoscenza non offra sempre certezze assolute. Se questo dubbio sta diventando insistente e le impedisce di leggere o informarsi serenamente, potrebbe anche chiedersi se il problema sia davvero l’affidabilità della psicologia oppure il bisogno di avere la certezza che ciò che apprende non possa mai cambiare.
Buongiorno, grazie al progresso tecnologico e alla ricerca scientifica le scoperte sulla medicina e sulla psicologia (come su tantissime altre aree) sono in continua evoluzione e nessuno può avere la certezza che le competenze e conoscenze che ha in questo momento siano immutabili. questo non rappresenta un problema, però, in quanto, ogni specialista nel suo settore è in continua formazione, quindi Lei avrà sempre qualcuno a cui rivolgersi in caso di necessità. nessuno può essere preparato su tutte le materie nella propria vita! Porterei invece l'attenzione sul fatto che c'è questa preoccupazione diffusa nella Sua vita che potrebbe approfondire con uno specialista.
Gentile utente, è comprensibile che, approfondendo un argomento che le interessa, possano sorgere anche dubbi sulla solidità di ciò che si sta apprendendo. Le conoscenze scientifiche non sono immutabili, ma questo non significa che siano casuali o che una nozione possa semplicemente diventare il suo contrario da un giorno all’altro. Nel tempo alcune conoscenze vengono approfondite, corrette o precisate sulla base delle nuove evidenze. Può quindi essere utile informarsi, mantenendo però un certo margine di curiosità e di apertura, senza sentire la necessità di avere certezze assolute su ogni aspetto. Un caro saluto
Buongiorno, la sua domanda riguarda un tema molto interessante e frequente quando ci si appassiona alla psicologia.. il rapporto tra conoscenza, dubbio e bisogno di certezza. Nel campo della psicologia le conoscenze possono essere approfondite, corrette o aggiornate sulla base delle nuove ricerche, come accade per altre scienze. Una nozione non può semplicemente diventare il suo esatto contrario senza evidenze. Esistono conoscenze consolidate, teorie supportate dalla ricerca e altre che vengono progressivamente riviste. Se nota però che il bisogno di informarsi sta aumentando i dubbi anziché soddisfare la sua curiosità, portandola a cercare continuamente conferme o rassicurazioni, potrebbe essere utile approfondire anche questo aspetto con una psicoterapeuta. Un percorso di psicoterapia può aiutarla a comprendere il rapporto tra pensieri, bisogno di certezza e ansia, ritrovando un modo più sereno di rapportarsi alle proprie domande. Cordialmente, AM
Buongiorno, la sua curiosità è una grande risorsa, così come i timori che esprime. Sarebbe interessante capire come tutto questo prende forma dentro di lei e che posto occupa. La Psicologia è la scienza dell'umano e per questo, non può prescindere dalla persona. Questo non la rende meno scientifica.
Buongiorno! E' del tutto naturale il suo lecito dubbio! Siamo costantemente alle prese con la ricerca della perfezione, dell'incontrovertibilità matematica ma le passioni non rispondono spesso a logiche lineari e razionali! non può misurare con il righello l'intensità del suo interesse! E se fosse un suo punto di forza il costante mettere in discussione, porsi delle domande? Sicuramente questo approccio la potrebbe spingere verso uno studio critico dei fenomeni presi in considerazione e non ad un approccio acritico e nozionistico, formandosi come una professionista solida e padrona delle sue convinzioni. La continua evoluzione delle conoscenze è affascinante e porta con se nuove scoperte e perfezionamenti. Se ci pensa così è anche la nostra vita, una sorta di esperimento dove si sbaglia o si fa la cosa giusta ma vale la pena viverla a pieno no? Voglio invitarla, dunque, a coltivare le sue passioni anche se non le sembrano così immediatamente chiare e a mettersi in gioco e in discussione! Spero che la mia risposta le abbia dato un nuovo punto di vista e uno spunto di riflessione! Buona giornata! Dott.ssa Alessia Tracanna.
Buongiorno, la psicoterapia, ovvero la cura della mente, dei pensieri, delle idee, delle emozioni, dei comportamenti, della persona ... funziona proprio cosi, mediante apprendimenti ... grazie a quel che la persona capisce, coglie, afferra e apprende di tutto quel che comunica la terapeuta si genera il cambiamento ... Le definizioni possono rimanere le medesime, a partire dal sapere che ha formulato quella definizione, ma la persona può cambiare l'esperienza che fa di sè .. quindi la definizione o la percezione che ha di quel che accade a sè, ad altri, nel mondo. Anche da una patologia oncologica, si può guarire oggi, lo stesso a maggior ragione vale per i disturbi dell'umore se la persona impara cose nuove in merito a quel che la fa soffrire, fa esperienze diverse da quelle solite, cambia ruolo o status sociale o addirittura cambia gruppo ... Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini
Salve, il dubbio che pone è legittimo e riguarda non solo la psicologia, ma tutta la conoscenza scientifica. Una disciplina scientifica non è affidabile perché le sue conclusioni sono immutabili: lo è perché le sottopone continuamente a verifica e le modifica quando emergono prove migliori. Questo non significa che oggi una nozione possa voler dire domani il suo contrario. Alcune spiegazioni possono essere corrette, ampliate o abbandonate, ma esistono conoscenze sostenute da molti studi, osservazioni cliniche e confronti tra ricercatori. Per esempio, potrà cambiare il modo di classificare o comprendere la depressione, ma difficilmente essa verrà improvvisamente considerata l’opposto di ciò che oggi descriviamo. È più probabile che se ne comprendano meglio le diverse forme, le cause e i trattamenti. Non essendo del settore, non deve verificare personalmente ogni studio. Può però valutare alcuni segnali: chi parla cita fonti attendibili? Distingue i dati dalle opinioni? Ammette i limiti di ciò che si sa? Diffidi invece di chi presenta una spiegazione come valida per tutti, promette certezze assolute o usa un singolo video come prova definitiva. C’è poi una domanda utile da porsi: questo pensiero nasce dal desiderio di capire meglio oppure dal bisogno di avere la certezza che ciò che apprende non potrà mai essere smentito? Nel secondo caso, continuare a cercare conferme potrebbe non rassicurarla davvero, ma alimentare nuovi dubbi. Informarsi ha quindi senso, purché lo scopo non sia raggiungere una certezza impossibile, ma costruire conoscenze sufficientemente affidabili e disponibili a essere aggiornate. Se questo dubbio diventasse ricorrente, difficile da interrompere o le impedisse di leggere e informarsi con serenità, potrebbe essere utile esplorare in un colloquio psicologico, anche online, il rapporto che si è creato tra curiosità e bisogno di certezza. Un caro saluto.
Salve, anche la psicologia, pur non essendo una scienza esatta, ha una solida una base scientifica su cui si basa per le proprie conoscenze che si affinano nel corso del tempo. Il concetto di depressione ad esempio nel tempo può essere approfondito nelle sue dinamiche, basi cerebrali cinvolte grazie alle acquisizioni neuroscientifiche ma non viene stravolta nella sua essenza pur passando gli anni. A volte possono cambiare delle espressioni, delle "etichette" che sono culturalmente e convenzionalmente costruite ma il fenomeno clinico rimane lo stesso nel tempo.
Gentile utente, il suo interrogativo è molto interessante e merita una distinzione importante: il fatto che una conoscenza scientifica possa essere modificata o approfondita nel tempo non significa che sia priva di valore o che “tutto possa essere vero e il contrario di tutto”. La psicologia, come le altre scienze, non si basa sull’idea di possedere verità immutabili, ma sull’osservazione, sulla ricerca e sulla possibilità di mettere alla prova le proprie conoscenze. Alcune spiegazioni vengono confermate e consolidate nel tempo, altre vengono precisate, integrate o, in alcuni casi, abbandonate quando nuove evidenze mostrano che erano incomplete o errate. Questo non significa, però, che domani una conoscenza fondamentale possa semplicemente essere capovolta senza motivo. Per arrivare a modificare in modo sostanziale un concetto scientifico sono necessarie nuove evidenze, replicazioni degli studi e un confronto con la comunità scientifica. Inoltre, esistono conoscenze psicologiche molto consolidate, accanto ad altre sulle quali la ricerca è ancora in corso. Anche l'esempio della depressione può essere utile: il modo in cui oggi la definiamo e la comprendiamo è il risultato di decenni di ricerca ed è certamente più articolato rispetto al passato. Questo non significa che la depressione sia stata prima definita in un modo e poi semplicemente nel suo “opposto”; significa piuttosto che la sua comprensione si è progressivamente affinata, includendo aspetti biologici, psicologici e ambientali. La differenza rispetto alla matematica non implica quindi che la psicologia sia “meno scientifica”, ma che studia fenomeni estremamente complessi, nei quali intervengono molte variabili e che possono essere osservati con diversi livelli di certezza. Informarsi, pertanto, può avere senso proprio imparando a distinguere tra ciò che è scientificamente ben documentato, ciò che è ancora oggetto di ricerca e ciò che invece è semplicemente un'opinione, una semplificazione divulgativa o una teoria non adeguatamente supportata. Il dubbio che sta sperimentando potrebbe anche essere un'occasione per approfondire non soltanto i contenuti della psicologia, ma anche come funziona il metodo scientifico e come si valuta l'attendibilità delle informazioni. Se però questo interrogarsi sta diventando molto frequente, difficile da interrompere o fonte di particolare ansia e bisogno di certezza, sarebbe consigliabile approfondire la questione con uno specialista. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buona sera, è del tutto comprensibile che questo dubbio possa destabilizzarla. La psicologia non è una scienza “esatta” come la matematica, ma questo non significa che tutto possa improvvisamente diventare falso o trasformarsi nel proprio contrario. Le conoscenze scientifiche vengono corrette, approfondite e talvolta anche riviste, ma generalmente attraverso un processo progressivo basato su nuove evidenze. Informarsi quindi ha senso, soprattutto imparando a distinguere contenuti divulgativi affidabili da opinioni personali. Forse il punto da osservare è quando il desiderio di capire diventa bisogno di avere certezze assolute: in quel caso, più informazioni si cercano, più potrebbero nascere nuovi dubbi.
La psicologia è una materia molto interessante, avvincente per qualcuno, ma è anche un campo che va affrontato con qualche avvertenza. Molti si avvicinano per cercare una spiegazione al proprio malessere, possibilmente una cura o almeno un rimedio. Altri cercano di capire se il loro sintomo è comune, se ha un nome specifico, una possibilità di miglioramento. Altri ancora sono curiosi di conoscere il funzionamento della mente, delle emozioni, quello che non è immediatamente riconoscibile, per avere una maggiore consapevolezza di sè e del funzionamento delle relazioni affettive, amicali e di lavoro. La motivazione che spinge la persona a leggere temi psicologici influenza sicuramente il modo di accostarsi alla materia. Più si ' spinti dalla ricerca del rimedio, della cura, dell'autoanalisi e maggiore è la possibilità di fraintendere e di farsi influenzare in modo negativo ed arbitrario da ciò che si legge. E' come per i temi medici, se l'intento è quello di imparare, approfondire temi per migliorare la cura di sè, gli approfondimenti sono preziosi e proficui. Al contrario se lo scopo è l'autocura possono nascere facilmente fraintendimenti e convinzioni errate. Maria Grazia Antinori, Roma
Gentile utente buongiorno, che bella questa passione per la psicologia! Complimenti, mi arriva bene la tua curiosità su come funzioniamo, grazie per aver condiviso questa riflessione. Da quello che scrivi mi arriva anche una certa preoccupazione di fronte alla possibilità che ciò che oggi consideri una conoscenza sicura possa, un domani, essere messo in discussione. Mi chiedo se, oltre alla curiosità e all’interesse per la psicologia, non ci sia anche il bisogno di trovare dei punti fermi. Trovo interessante anche l’esempio che fai della depressione. In psicologia quello che sappiamo può cambiare e approfondirsi nel tempo. Questo però non significa che ciò che oggi sappiamo possa semplicemente diventare “il contrario” domani. Possiamo cambiare il modo in cui guardiamo a un fenomeno, anche in base al modello che utilizziamo e al contesto in cui lo osserviamo. Da una prospettiva sistemica, forse può essere interessante spostare la domanda da “questo sintomo cosa significa in assoluto?” a “che significato assume questo sintomo per quella persona, in quel momento e all’interno delle sue relazioni?”. Lo stesso comportamento o lo stesso sintomo può assumere significati diversi a seconda del contesto in cui si manifesta e delle relazioni all’interno delle quali lo osserviamo. Forse, quindi, il valore dell’informarsi e dell’apprendere non sta tanto nel raggiungere delle certezze definitive, quanto nel costruire strumenti che ci permettano di osservare, fare domande e comprendere meglio ciò che accade, anche imparando a stare in quella parte di incertezza che inevitabilmente accompagna la conoscenza. E forse è proprio questo il punto interessante della domanda che ti stai ponendo: non tanto “come faccio a essere certa che quello che imparo rimarrà vero?”, ma anche “cosa succede dentro di me quando non posso avere questa certezza?”. Potrebbe essere uno spunto interessante da esplorare. Se ti va di approfondire questi aspetti, puoi scrivermi anche in privato, sia per avere qualche informazione rispetto a un eventuale percorso, sia semplicemente per confrontarti su queste tematiche. Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Salve, il suo dubbio è comprensibile. La psicologia, come le altre scienze, non si basa su verità immutabili, ma su conoscenze che vengono continuamente studiate, verificate. Questo però non significa che “tutto possa essere stravolto”: alcune conoscenze sono sostenute da moltissime evidenze e vengono progressivamente consolidate. Informarsi ha quindi senso, purché si considerino le informazioni come conoscenze basate sulle evidenze disponibili, non come verità assolute. E proprio il fatto che la scienza possa correggersi nel tempo è uno dei suoi punti di forza. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
Buonasera, capisco il suo dubbio. La psicologia è una disciplina scientifica, ma, come molte altre scienze, le sue conoscenze possono evolvere con nuove ricerche e nuove evidenze. Questo non significa che ciò che sappiamo oggi possa improvvisamente diventare “il contrario”, ma che alcuni modelli possono essere approfonditi, corretti o integrati nel tempo. Informarsi, quindi, ha senso, soprattutto scegliendo fonti attendibili e mantenendo un atteggiamento critico. Mi sembra però interessante anche il bisogno di poter essere certi che ciò che si apprende oggi rimarrà valido per sempre: se questo dubbio tende a ripresentarsi e a generare ansia, potrebbe essere utile esplorare proprio la difficoltà di tollerare una quota inevitabile di incertezza. Un caro saluto
Questa in realtà è una concezione errata comune: qualunque scienza è una scienza esatta, e qualunque scienza non lo è. La matematica non fa eccezione. Ovviamente 2+2=4 e questo non cambierà mai, ma quella non è la "vera" matematica, quando si parla di matematica di alto livello si parla di ben altro, di risoluzione di problemi giganteschi. Esistono tutt'ora dei problemi matematici irrisolti da decenni. Tutto ciò che è scientifico può cambiare con il tempo. Il concetto stesso della scienza (qualunque scienza, anche Matematica, Fisica o Chimica) è di mettere costantemente in dubbio ciò che sappiamo, perché è il modo migliore per migliorarsi sempre di più. Capisco benissimo il dubbio, l'unica cosa da fare è fidarsi di chi la scienza la studia (in base al settore). È sempre però importante ricordare che la scienza non è fede: ci sono studi che mettono continuamente alla prova ciò che sappiamo per essere sicuri che quantomeno funzioni. Poi magari si troveranno modi per migliorarlo, ma quello che sappiamo oggi (e così via giorno dopo giorno) non è dato da credenze ma da qualcosa che si è potuto testare, provare e che è stato messo in pratica migliaia e migliaia di volte. Non fosse così, non sarebbe scienza.
La psicologia scientifica non funziona come una raccolta di verità definitive: costruisce modelli sulla base delle evidenze disponibili, che possono essere corretti, ampliati o sostituiti quando emergono dati migliori. Nel caso della depressione, per esempio, è molto improbabile che domani si scopra che “significa l’opposto”. Può invece cambiare — e in parte è già cambiato nel tempo — il modo in cui comprendiamo le cause, distinguiamo forme diverse di depressione o scegliamo gli interventi più efficaci. La conoscenza scientifica procede proprio così. Il punto interessante della sua domanda, però, è un altro: sembra che dall’interesse per la psicologia sia comparsa l’esigenza di avere la certezza che ciò che apprende sia definitivamente vero. E qui può essere utile distinguere ..il dubbio che aiuta a conoscere dal dubbio che impedisce di conoscer. Il primo porta a verificare le fonti, confrontare studi e mantenere una mente critica; il secondo chiede una garanzia assoluta prima di potersi fidare di qualunque conoscenza. Una garanzia del genere, in moltissimi ambiti della vita, non esiste. Per chi non è del settore, quindi, il problema non è diventare capace di verificare personalmente ogni teoria, ma imparare a valutare la qualità delle fonti: distinguere divulgazione e opinioni personali da linee guida, letteratura scientifica e consenso professionale. Se nota però che il pensiero “e se fosse tutto sbagliato?”continua a ripresentarsi anche dopo aver trovato spiegazioni ragionevoli, generando il bisogno di controllare ancora, potrebbe essere interessante osservare non soltanto la risposta alla domanda, ma anche che cosa le rende così difficile lasciare una piccola quota di incertezza. A volte è proprio lì che una domanda apparentemente teorica comincia a raccontare qualcosa di noi.
Gent.ma, la sola realistica conoscenza psicologica che può ottenere è quella su di sé: il suo modo di sentire, i suoi sentimenti, i conflitti che vive e le modalità con cui li affronta, il suo modo di rapportarsi alle persone. Una psicoterapia individuale o una psicoanalisi sono un modo con cui scoprire aspetti di sé non conosciuti e non pensati. SG
Gentile utente, la sua domanda è molto comprensibile. Informarsi non perde significato solo perché le conoscenze psicologiche possono evolvere: la scienza, infatti, non è un insieme di verità immutabili, ma un percorso di verifica e revisione delle conoscenze sulla base delle nuove evidenze. È inoltre utile distinguere tra il fatto che una teoria possa essere modificata e l'idea che “tutto possa essere vero e il suo contrario”. Non funziona proprio così: alcune conoscenze sono molto consolidate, mentre altre sono ancora oggetto di ricerca e confronto. Anche il modo in cui comprendiamo fenomeni come la depressione può essere approfondito e aggiornato nel tempo, senza necessariamente diventare improvvisamente l'opposto di ciò che sappiamo oggi. Per questo può essere utile scegliere fonti affidabili e mantenere una curiosità accompagnata da un sano senso critico. Un caro saluto.
Buongiorno Gentile utente, pone una domanda molto interessante. Consideri che tutto il campo della conoscenza è soggetto a revisioni e rivalutazioni continue, formulazioni di nuove teorie, salti di paradigma. Lei si chiede "...se tutto quello che sto apprendendo un domani risulta falso": il costrutto di verità/falsità è poco applicabile, in quanto le teorie che apprendiamo per leggere il mondo si formulano al fine di cercare spiegazione dei fenomeni, poterli rendere -almeno in parte- prevedibili e fondandosi su una serie di principi e assiomi. Quello che ciclicamente succede è che le teorie non siano più esaustive, utili od efficaci per l'obiettivo che si pongono riguardo il fenomeno studiato. Diverso è nel caso di una definizione: la definizione non spiega, bensì determina un significato condivisibile e univoco di qualsivoglia scibile. Le parole che noi usiamo per dare significato alla nostra esperienza sono pregne di significato, alle volte condiviso, alle volte sfaccettatamente e assolutamente soggettivo. Se "depressione" in futuro l'useremo per significare, ad esempio, "euforia", sicuramente troveremo un'altra parola condivisa per significarci ciò che oggi intendiamo con depressione. Sperando di averle offerto nuovi spunti di ragionamento, le auguro un buon proseguimento di giornata! dott.ssa Anna Filippini
Buongiorno, la ringrazio per aver posto questa domanda. È del tutto naturale provare un senso di disorientamento di fronte all'evoluzione della scienza, ma ci tengo a rassicurarla: il fatto che le conoscenze scientifiche si aggiornino non significa che siano fragili o che domani tutto possa improvvisamente capovolgersi. La scienza non offre sempre certezze assolute, in quanto costruisce spiegazioni basate sulle prove disponibili, le sottopone a verifica e le corregge quando emergono dati migliori. Tuttavia, è utile distinguere tra ciò che è ben confermato, ciò che è probabile e ciò che è ancora un’ipotesi. In psicologia questa distinzione è particolarmente importante, perché si studiano fenomeni complessi, influenzati dalla biologia, dalla storia personale, dall’ambiente e dalla cultura. Per questo alcune teorie possono essere ridimensionate o sostituite, mentre molte osservazioni di base rimangono valide. Prendiamo l’esempio della depressione: non accadrà mai che in futuro venga considerata l'opposto di ciò che intendiamo oggi. Quello che cambia, e che migliora nel tempo, è il nostro modo di comprenderla, misurarla e curarla. Oggi sappiamo, ad esempio, che la stessa diagnosi può manifestarsi in modi completamente diversi da persona a persona, richiedendo un ascolto unico e personalizzato. Quindi, per rispondere alla sua domanda: informarsi ha senso, purché si impari anche a valutare la qualità delle fonti. Se il pensiero le sta causando molta ansia o continua a ripresentarsi, Le consiglio di parlarne con un professionista: non perché il dubbio sia di per sé patologico, ma perché merita attenzione se diventa fonte di sofferenza. Un cordiale saluto Dott.ssa Letizia Renzi
Buongiorno, il dubbio che descrive è comprensibile, soprattutto quando si comincia ad approfondire una disciplina complessa come la psicologia. Il fatto che la psicologia non sia una scienza “esatta” come la matematica non significa però che tutto possa essere vero oggi e diventare improvvisamente il contrario domani. Le conoscenze scientifiche vengono costruite attraverso studi, confronti, repliche e revisioni continue. Alcune teorie possono essere corrette o abbandonate quando emergono prove migliori, ma molto più spesso vengono precisate e approfondite. Per esempio, è estremamente improbabile che un domani si scopra che la depressione “significa l’opposto” di ciò che intendiamo oggi. Potranno cambiare le classificazioni, la comprensione delle cause o i trattamenti, ma sempre sulla base di nuove evidenze. Non essendo del settore, può proteggersi cercando fonti affidabili: manuali universitari, linee guida, articoli di revisione e siti di istituzioni scientifiche, facendo attenzione ai contenuti divulgativi che presentano opinioni personali come verità. Forse, però, c’è anche un’altra domanda interessante: quanto bisogno sente di essere assolutamente certa che ciò che impara non possa mai cambiare? La scienza richiede proprio di tollerare una piccola quota di incertezza, senza per questo rinunciare alla conoscenza.
La sua è una riflessione assolutamente acuta e legittima che tocca il centro della epistemologia ( lo studio di come nasce e si sviluppa la conoscenza scientifica. Provo a rispondere al suo dubbio attraverso la considerazione di tre fattori. Innanzitutto, la scienza non si evolve attraverso stravolgimenti ma per integrazioni, in quanto la scienza procede per approssimazioni successive. Quindi i concetti non vengono cancellati ma raffinati: ciò che sappiamo oggi sull'impatto dei traumi o sulle dinamiche cognitive, si basa su evidenze empiriche, neuroscientifiche e cliniche consolidate. Nel futuro ne capiremo meglio i dati biologici o relazionali, ma la matrice fondamentale del funzionamento umano non verrà capovolta. Per farle un parallelo, quando la fisica di Einstein ha superato quella di Newton , non ha dimostrato che le mele cadevano verso l'alto, ma ha semplicemente spiegato il fenomeno della gravità su una scala più ampia e precisa, lasciando valido ciò che funzionava per l'esperienza quotidiana. Inoltre, è necessario fare una differenza tra rigore scientifico e scienza esatta. La spsicologia non è una scienza esatta come la geometria, perchèil suo oggetto di studio, la mente ed il comportamento umano, è complesso, dinamico ed influenzato dalla cultura e dal contesto. Tuttavia , questo non significa che sia un'opinione arbitraria. La psicologia moderna sin avvale del metodo scientifico, della ricerca empirica, delle neuroscienze e della statistica. Quindi ciò che legge nei testi accademicio nelle fonti autorevoli non rappresenta l'idea personale di un singolo ma il frutto di decenni di validazione da parte della comunità scientifica internazionale. Infine, le consiglio di privilegiare fonti accreditate, come libri di testo universitari, articoli firmati da professionisti iscritti all' Albo professionale psicologi e psicoterapeuti), società scientifiche o portali divulgativi legati ad istituti di ricerca. Diffidi delle esemplificazioni eccessive di chi offre soluzioni miracolose buone per tutto, perché la psicologia serie riconosce sempre le complessità e le sfaccettature dell'essere umano. Un cordiale saluto
Buongiorno, la sua è una riflessione interessante e comprensibile. La psicologia è una disciplina scientifica, anche se studia fenomeni molto complessi e non sempre può offrire la stessa prevedibilità che associamo, ad esempio, alla matematica. La conoscenza scientifica, inoltre, non è qualcosa di immutabile: procede attraverso ricerca, verifica e confronto. Alcune teorie possono essere riviste, approfondite o anche superate quando emergono nuove evidenze. Questo, però, non significa che ciò che sappiamo oggi possa improvvisamente assumere un significato completamente opposto. Piuttosto, la conoscenza tende a diventare progressivamente più precisa e articolata. Quando ci si informa autonomamente, soprattutto attraverso video, social e forum, diventa importante anche imparare a distinguere tra contenuti divulgativi affidabili, opinioni personali e informazioni supportate dalla ricerca scientifica. Nel suo messaggio, tuttavia, mi soffermerei anche su un altro aspetto: sembra che il dubbio "e se quello che sto imparando fosse sbagliato?" abbia iniziato a preoccuparla in maniera particolare. A volte il problema non è trovare una risposta definitiva alla domanda, ma la difficoltà nel tollerare una quota inevitabile di incertezza e il bisogno di continuare a cercare rassicurazioni. Se nota che questi pensieri tendono a ripresentarsi, generano ansia o la portano a cercare continuamente conferme, potrebbe essere interessante approfondire non soltanto il contenuto della domanda, ma anche il significato che questa necessità di certezza sta assumendo per lei. Se lo desidera, può prenotare un colloquio con me: potremo approfondire insieme ciò che sta vivendo e comprendere meglio da dove nasce questa preoccupazione. Un caro saluto.
Salve, la sua domanda è molto interessante e tocca un aspetto fondamentale della scienza e della conoscenza in generale. È vero: la psicologia, come tutte le scienze empiriche, non offre verità assolute e immutabili. Le teorie possono essere modificate o talvolta anche abbandonate. Questo, però, non significa che tutte le conoscenze abbiano lo stesso valore o che ciò che apprendiamo oggi possa domani rivelarsi completamente falso. La differenza sta nel metodo con cui una conoscenza viene costruita e verificata. Le evidenze scientifiche, la replicazione degli studi e il confronto tra ricercatori permettono di distinguere le ipotesi più solide da quelle meno supportate. Anche quando una teoria cambia, spesso conserva elementi validi, che vengono integrati in una comprensione più articolata. Prendendo come esempio la depressione è improbabile che un domani si scopra che sia esattamente l'opposto di ciò che oggi conosciamo. Potremmo comprenderne meglio alcuni meccanismi, trovare trattamenti più efficaci o rivedere alcune spiegazioni, ma questo non vuol dire cancellare ogni conoscenza precedente. In fondo, studiare non significa raggiungere certezze definitive, ma sviluppare la capacità di comprendere, farsi domande e modificare le proprie conoscenze sulla base delle evidenze. Per questo la inviterei a continuare a coltivare la sua curiosità, prestando attenzione alla qualità delle fonti e distinguendo le conoscenze scientifiche dalle semplificazioni che spesso circolano online.
Buongiorno. Quello che riferisce è del tutto normale. Quando ci avviciniamo alla psicologia è naturale temere che ciò che impariamo possa cambiare nel tempo. È un campo affascinante, ma – mi permetto di dirlo – anche scivoloso, proprio per la sua vasta complessità. La psicologia nel corso della sua (breve) storia ha già affrontato moltissimi stravolgimenti: evolve, si affina, approfondisce. Non offre verità eterne come la matematica, ma strumenti per osservare, pensare e comprendere la complessità della mente umana. Studiare questa materia ha senso quando sentiamo che ciò che apprendiamo modifica il nostro sguardo, apre nuove prospettive, e non perché ci garantisce certezze immutabili. Il dubbio che Lei prova non è un segno di confusione ma interpretabile come la possibilità che sta davvero imparando. Dal caos, spesso, nasce la chiarezza. Un caro saluto.
Salve, credo che questa sia la caratteristica più affascinante delle scienze che riguardano la mente. Anche se ad un occhio più inesperto può non sembrare, la psicologia è una scienza che si basa ed utilizza strumenti e metodi rigorosamente validi. La psicologia, oltre a basarsi sulla scienza (evidence-based), è una disciplina che cambia aspetto in base alla cultura di riferimento, all'ambiente che caratterizza il luogo, al tempo, alle differenze soggettive e puramente individuali, alla predisposizione genetica. É la scienza che più di tutte muta nel tempo perchè riflette esattamente i significati ed i valori che la mente umana attribuisce a sé stessa e a ciò che la circonda. Questo non significa in alcun modo che oggi sappiamo "una verità diversa" rispetto a decenni fa sugli stessi argomenti, ma che una maggiore consapevolezza, unita alla miglioria di qualsiasi strumento di valutazione qualitativo e quantitativo, ha fatto un passo in avanti per una comprensione più accurata. Spero di essere stato di aiuto a chiarire almeno un po' la questione. È una riflessione davvero interessante, grazie per averla condivisa.
Il fatto che una conoscenza scientifica possa essere corretta o raffinata non significa che sia arbitraria o che domani possa essere semplicemente capovolta senza motivo. La scienza non funziona stabilendo verità immutabili una volta per tutte, ma costruendo modelli che vengono continuamente sottoposti a verifica, confronto con i dati e possibilità di essere smentiti. Per questo esistono conoscenze scientifiche molto consolidate e altre ancora in fase di discussione. Anche in psicologia, alcune formulazioni vengono modificate nel tempo, ma questo avviene generalmente perché emergono dati migliori, concetti più precisi o spiegazioni più complete, non perché "può essere vero tutto e il contrario di tutto".
La ringrazio per la condivisione. Capisco la domanda e, in realtà, ciò che descrive è un aspetto importante del modo in cui funziona la conoscenza scientifica. Le nuove scoperte possono portare a modificare, approfondire o anche correggere ciò che si pensava di sapere in precedenza. Questo, però, non significa che ciò che impariamo oggi sia necessariamente destinato a diventare falso domani: le conoscenze scientifiche vengono costruite sulla base delle evidenze disponibili in un determinato momento e possono essere aggiornate proprio perché la ricerca continua. Nel suo messaggio, però, mi sembra interessante soffermarsi anche su un altro aspetto: sembra esserci una certa difficoltà a tollerare l'idea di non poter avere una certezza assoluta sul futuro. Il pensiero sembra essere qualcosa come: "E se quello che sto imparando un giorno si rivelasse completamente sbagliato? Come posso essere sicuro che abbia senso informarmi?". In questo senso, forse il problema non riguarda tanto la psicologia, quanto il bisogno di avere la garanzia che le conoscenze acquisite siano definitive e non possano mai essere messe in discussione. In psicologia si parla proprio di tolleranza dell'incertezza: una parte importante consiste nell'imparare ad accettare che non possiamo avere una certezza del 100% su tutto ciò che riguarda il mondo. Possiamo però basarci sulle migliori evidenze disponibili, mantenendo al tempo stesso la disponibilità a modificare le nostre conoscenze quando emergono nuovi dati. Quindi il fatto che una conoscenza possa essere aggiornata non ne annulla il valore: significa che la conoscenza è un processo, non qualcosa di immutabile. Forse, quindi, la domanda da porsi non è tanto "Come faccio a essere certo che quello che sto imparando sarà sempre vero?", ma "Posso accettare di non avere questa certezza e continuare comunque a coltivare il mio interesse?". Anche questa è una forma di rapporto più flessibile con l'incertezza.
Salve, il fatto che una conoscenza possa essere approfondita o modificata nel tempo non significa che ciò che sappiamo oggi sia “falso”. La psicologia, come le altre scienze, costruisce conoscenze sulla base delle evidenze disponibili, che possono essere aggiornate e messe alla prova. Informarsi, quindi, non significa cercare certezze assolute, ma sviluppare una comprensione sempre più consapevole e critica. E non è necessario essere del settore per farlo: può semplicemente affidarsi a fonti scientifiche e professionisti qualificati, mantenendo la curiosità senza pretendere di avere risposte definitive su tutto. Un caro saluto
Gentile Utente, la sua riflessione tocca un punto affascinante del sapere scientifico, ma nasconde anche un classico "tranello" della mente: la ricerca ansiosa della certezza assoluta. Rispondo subito al suo timore principale: la scienza psicologica (così come la medicina) si evolve e si raffina continuamente, ma non "capovolge" la realtà dell'esperienza umana. In futuro potremmo scoprire nuove cause neurologiche per la depressione o terapie più veloci, ma il vissuto di profondo dolore o apatia che la caratterizza non diventerà improvvisamente il suo opposto. Si aggiorna la mappa, ma il territorio rimane lo stesso. Il pensiero "che senso ha informarsi se non ho la garanzia assoluta?" è un meccanismo tipico del dubbio ossessivo, che esige garanzie inattaccabili (come nella matematica) per tollerare l'incertezza della vita. Ma lo studio della mente umana, proprio per la sua ricchezza, è fluido e sfumato. Continui a nutrire la sua curiosità, accettando che la conoscenza è un viaggio in divenire, non un dogma immutabile. Se però questo bisogno di certezze assolute dovesse iniziare a generarle un'angoscia paralizzante anche in altri ambiti della vita, potrebbe essere utile esplorare con un professionista questa sua forte necessità di controllo. Un caro saluto.
Buongiorno. La sua è una domanda interessante, perché riguarda il modo stesso in cui funziona la conoscenza scientifica. La psicologia cambia nel tempo proprio perché continua a studiare, verificare e correggere ciò che sappiamo. Questo però non significa che domani la depressione possa improvvisamente significare il contrario di ciò che intendiamo oggi. Alcune teorie vengono superate, altre approfondite, altre ancora rimangono valide solo in determinati contesti. Forse può continuare a coltivare questa sua curiosità concedendosi anche un po’ di incertezza: conoscere significa anche accettare che ciò che sappiamo oggi possa diventare più preciso domani. Se però il bisogno di avere la certezza che ciò che apprende sia definitivamente vero comincia a diventare insistente o fonte di ansia, allora potrebbe essere interessante interrogarsi anche su questo bisogno di certezza.
È una domanda interessante, e il dubbio che descrive può nascere proprio dal desiderio di avere certezze assolute. La psicologia, come le altre scienze empiriche, non pretende di produrre verità immutabili: costruisce conoscenze sulla base delle evidenze disponibili, che possono essere confermate, precisate o, in alcuni casi, corrette. Questo però non significa che “domani tutto potrebbe essere falso”: alcune conoscenze sono sostenute da un insieme molto ampio e consistente di studi, mentre altre rimangono più provvisorie. Informarsi ha quindi senso proprio perché permette di sviluppare un pensiero critico e aggiornabile, non perché garantisce certezze eterne. In un’ottica cognitivo-costruttivista, potrebbe essere utile osservare anche cosa rappresenta per lei l’idea di non poter essere completamente certa: forse il problema non è tanto che la conoscenza possa cambiare, quanto la difficoltà a tollerare l’incertezza o detta in altro modo il bisogno di certezze.
Salve, la domanda che pone è molto interessante e, in realtà, riguarda non soltanto la psicologia, ma il modo in cui possiamo rapportarci alla conoscenza scientifica in generale. Il dubbio che ciò che oggi consideriamo vero possa essere modificato in futuro può essere inizialmente destabilizzante, soprattutto quando si scopre quanto la conoscenza scientifica sia complessa e in continua evoluzione. È però importante distinguere tra il fatto che una conoscenza possa essere corretta, precisata o ampliata e l'idea che, improvvisamente, tutto possa essere completamente capovolto. Nella scienza il cambiamento delle conoscenze non avviene normalmente in maniera arbitraria: nuove conclusioni devono essere sostenute da nuove evidenze, confrontate con quelle precedenti e sottoposte alla verifica della comunità scientifica. Molte conoscenze vengono quindi progressivamente raffinate, mentre altre possono effettivamente essere modificate quando emergono evidenze sufficientemente solide. Anche l'esempio della depressione è utile. Non è necessario pensare che un domani si possa semplicemente scoprire che la depressione “significa l'opposto” di ciò che sappiamo oggi. È molto più realistico immaginare che la comprensione dei disturbi psicologici possa diventare più precisa: potremmo comprendere meglio i diversi meccanismi coinvolti, individuare sottotipi che oggi distinguiamo meno chiaramente, comprendere meglio l'interazione tra fattori biologici, psicologici e ambientali oppure scoprire che alcuni trattamenti funzionano meglio per determinate persone rispetto ad altre. Il fatto che una disciplina possa evolversi, quindi, non rende inutile studiarla. Al contrario, significa che ciò che apprendiamo va considerato come una conoscenza fondata sulle migliori evidenze disponibili in quel momento, non come una verità assoluta e immutabile. Questo vale anche per molte altre discipline scientifiche: il fatto che la medicina di oggi sia diversa da quella di cento anni fa non rende inutile la medicina contemporanea; significa che abbiamo progressivamente corretto errori e aumentato la nostra capacità di comprendere i fenomeni. C'è poi un altro elemento importante nel suo caso. Lei dice di non appartenere al settore e teme quindi di non avere gli strumenti per capire quando una determinata informazione sia stata superata. Non è necessario diventare una professionista della psicologia per informarsi in modo ragionevole. Può essere sufficiente imparare a distinguere tra contenuti divulgativi basati su evidenze e affermazioni presentate come verità assolute, prestando attenzione alla qualità delle fonti e al consenso scientifico piuttosto che al singolo video o al singolo articolo. Forse il punto centrale è proprio questo: informarsi non significa raggiungere una certezza definitiva su come funziona la mente, ma sviluppare una comprensione sempre più accurata sulla base delle conoscenze disponibili. E quando una conoscenza viene modificata, non significa necessariamente che tutto ciò che abbiamo imparato precedentemente fosse “inutile”: spesso significa che abbiamo acquisito informazioni ulteriori che ci permettono di comprendere il fenomeno in maniera più precisa. Se questo dubbio sta diventando molto frequente e sente il bisogno di controllare continuamente se ciò che ha imparato sia ancora vero, potrebbe essere utile osservare anche questo aspetto: a volte una domanda inizialmente puramente intellettuale può trasformarsi in un bisogno di certezza assoluta che, soprattutto quando riguarda argomenti complessi, è impossibile soddisfare completamente. In quel caso, il lavoro non sarebbe necessariamente trovare una risposta definitiva, ma imparare a tollerare il fatto che alcune conoscenze rimangano, inevitabilmente, provvisorie. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia
Buonasera, la domanda che si pone è interessante e riguarda, più in generale, il modo in cui procede la conoscenza scientifica. La psicologia non è una scienza “esatta” nel senso in cui comunemente intendiamo la matematica, ma questo non significa che tutto ciò che sappiamo oggi possa domani diventare improvvisamente il suo contrario. La conoscenza scientifica procede attraverso osservazioni, studi, verifiche e revisioni: alcune spiegazioni possono essere corrette, ampliate o anche abbandonate quando emergono evidenze migliori. Questo non rende inutile ciò che abbiamo imparato prima, ma è proprio uno dei modi attraverso cui la scienza progredisce. Per chi si informa senza essere del settore, può essere utile soprattutto imparare a distinguere tra contenuti divulgativi, opinioni personali e informazioni provenienti da fonti scientificamente attendibili, mantenendo sempre una certa disponibilità a rivedere ciò che si è appreso. Mi soffermerei però anche su un altro aspetto della sua domanda: sembra che il dubbio “e se un giorno scoprissi che è tutto sbagliato?” le stia togliendo il piacere e il senso di qualcosa che fino a poco tempo fa la interessava. Se nota che questa necessità di avere una certezza assoluta tende a ripresentarsi anche in altri ambiti o la porta a cercare continuamente rassicurazioni e conferme, potrebbe essere interessante interrogarsi non soltanto sulla risposta al dubbio, ma anche sul bisogno di riuscire a eliminarlo completamente.
Salve, la sua domanda è interessante, soprattutto perché mi sembra che dietro ci sia un po' il bisogno di poter essere certi che quello che si impara sia vero e rimanga vero nel tempo. In realtà la psicologia non è una scienza esatta, ma questo non significa che quello che sappiamo oggi domani possa semplicemente diventare il contrario. Le conoscenze cambiano, vengono approfondite, alcune teorie vengono messe in discussione, altre invece rimangono valide e si arricchiscono con quello che scopriamo. In fondo è proprio così che funziona la conoscenza. Mi incuriosisce però un'altra cosa della sua domanda: perché il fatto che una conoscenza possa cambiare le fa pensare che allora non abbia senso impararla? Forse il punto non è tanto riuscire ad avere delle certezze definitive, ma imparare un modo di pensare. La psicologia, secondo me, può servire anche a questo. Non solo ad accumulare nozioni su come "funziona" la mente, ma ad imparare a farsi delle domande, a stare maggiormente in contatto con quello che sentiamo, con i nostri desideri, le nostre paure e con il modo in cui stiamo nelle relazioni. E magari anche ad accettare che non sempre, soprattutto quando parliamo di esseri umani, esiste una risposta certa e definitiva.
Cara utente, nel messaggio parla di sè senza parlare di sè, ma su una cosa vorrei fare chiarezza: non basta leggere un libro sulla psicologia per trovare una risposta. Le risposte vanno cercate (qualora ci fosse necessità) dentro di sé. Ora, che cosa c'è nel suo animo che la sta spingendo a cercare una soluzione mentale? Cosa prova in questo momento della sua vita? Vede, questo tipo di domande potrebbero eventualmente portare da qualche parte, se esplorate nel contesto giusto e con la guida giusta. Un caro saluto
Gentile utente, la curiosità verso il funzionamento della mente è affascinante, ma è naturale che a un certo punto emerga il bisogno di certezze, soprattutto confrontandosi con una disciplina complessa e in continua evoluzione come la psicologia. Il dubbio che tutto possa un giorno essere "stravolto" o rivelarsi falso nasce spesso da una visione rigida della conoscenza. La scienza, inclusa la psicologia clinica e le neuroscienze, non procede per ribaltamenti arbitrari, ma per integrazioni progressive: l'esperienza umana della sofferenza, della tristezza profonda o dell'ansia è una realtà osservata e documentata da secoli. Concetti come la depressione potranno essere compresi meglio a livello neurobiologico, relazionale o ambientale, ma non potranno mai significare improvvisamente "l'opposto", perché partono dal vissuto clinico concreto delle persone. Studiare e appassionarsi ha un valore immenso se lo si vive come uno strumento per arricchire la consapevolezza di sé e del mondo, e non come la ricerca di verità assolute e immutabili. Quando il piacere della scoperta si trasforma improvvisamente in un dubbio paralizzante che toglie senso a ciò che si fa, può essere utile osservare cosa stia realmente attivando questo bisogno di controllo assoluto. Per approfondire questi pensieri e fare ordine tra curiosità e insicurezze, un confronto con uno specialista può offrirle una guida preziosa e rassicurante. Un caro saluto, Dott. Sandro Mangano, psicologo e direttore clinico del centro NeuFitLab
Gentile utente, il Suo dubbio è legittimo ed è anche un segno di buono spirito critico. La psicologia non è una scienza esatta come la matematica, ma è una scienza empirica: le sue conoscenze si fondano su osservazioni e ricerche e si aggiornano quando emergono dati migliori. Nella gran parte dei casi questo significa precisare e approfondire, non capovolgere: è molto raro che un concetto consolidato finisca per indicare il suo opposto. Informarsi resta quindi utile, a patto di scegliere fonti attendibili, come testi divulgativi scritti da professionisti o materiali di università ed enti scientifici, e di ricordare che ciò che si apprende rappresenta lo stato attuale delle conoscenze, non una verità immutabile. Questa consapevolezza non toglie senso allo studio: al contrario, è il modo più maturo di avvicinarsi a qualunque disciplina.
Buongiorno. Il dubbio che sta nascendo in lei è estremamente profondo e stimolante anche per me. Quello che le sta accadendo adesso dimostra il punto centrale di tantissime scienze: sta sviluppando il proprio pensiero critico. Nel quadro dell’Analisi Transazionale, il suo dubbio rappresenta un bellissimo momento in cui lo stato dell’Io Adulto si avvia per verificare la qualità delle informazioni che riceve, mettendo in discussione ciò che la parte Bambino e Genitore rischiano di assorbire passivamente dal web o dai social. È vero, la psicologia non è una scienza formale esatta come la matematica, ma è una scienza della natura e del comportamento. La psicologia applica il metodo scientifico, una nozione o una teoria entra nelle linee guida cliniche solo dopo essere stata confermata e replicata, quindi come primo consiglio è quello di informarsi sempre da fonti attendibili. Per approfondire l’esempio che ha portato, la sua paura che domani un concetto come la depressione possa significare l’opposto di ciò che sappiamo oggi, è comprensibile. Se vuole possiamo riflettere insieme su una cosa: la legge di gravità di Newton non è diventata falsa con Einstein; Einstein ne ha spiegato il funzionamento a un livello più profondo. Con la psicologia succede lo stesso: sappiamo da oltre un secolo, cos’è la depressione sul piano dell’esperienza umana. Ciò che cambia col tempo non è il fenomeno in sé, ma la nostra comprensione dei meccanismi sottostanti. In conclusione, informarsi ha un grandissimo senso. La psicologia non le serve per memorizzare formule matematiche immutabili, ma per acquisire mappe di lettura dell’esperienze umana e soprattutto di se stessa. La mappa che costruisce oggi fungerà da strumento prezioso per comprendere le relazioni, le emozioni e i comportamenti. A presto Dott.ssa Ilaria Pennacchi
È comprensibile avere questo dubbio, ma in psicologia il fatto che le conoscenze possano essere aggiornate non significa che ciò che si studia oggi sia casuale o privo di valore: le teorie vengono sottoposte a ricerca, verifica e revisione. Non è necessario avere la certezza assoluta che una nozione non cambierà mai; è più utile considerarla come una conoscenza basata sulle migliori evidenze disponibili in quel momento. Se però il bisogno di essere certa che ciò che apprendi sia corretto diventa insistente parlane con un professionista, anche con me se lo vuoi. Ciao
Gentile utente, la domanda che si pone è tutt'altro che strana, soprattutto se ci si appassiona alla psicologia e si comincia a leggere e cercare molte informazioni. In realtà il fatto che una conoscenza possa essere modificata nel tempo non significa che sia inutile studiarla. È proprio così che funziona la conoscenza scientifica: una teoria o un modello non viene considerato vero per sempre, ma viene continuamente confrontato con le osservazioni e con le nuove ricerche. È anche importante distinguere tra “una conoscenza che viene approfondita” e “una conoscenza che viene completamente smentita”. Nella psicologia accade certamente che alcuni concetti vengano rivisti, precisati o anche abbandonati, ma questo non significa che domani potremmo scoprire, per esempio, che la depressione è esattamente l'opposto di ciò che oggi intendiamo con questo termine. Esistono conoscenze che, pur potendo essere ulteriormente approfondite, sono sostenute da una grande quantità di studi e di osservazioni. Il confronto con la matematica, inoltre, può trarre un po' in inganno. La psicologia non studia oggetti semplici e invariabili: studia persone, relazioni, emozioni e comportamenti, cioè fenomeni molto più complessi. Per questo è normale che le spiegazioni siano meno assolute e che contengano un certo margine di incertezza. Forse può esserle utile cambiare leggermente la domanda: invece di chiedersi “e se quello che sto imparando un giorno si rivelasse falso?”, può chiedersi “quanto è solida questa informazione e su quali prove si basa?”. È un modo molto più vicino al pensiero scientifico. E proprio questo è uno dei motivi per cui vale la pena continuare a informarsi: non per arrivare a possedere una serie di verità definitive sulla mente, ma per imparare a distinguere, poco alla volta, tra ciò che sappiamo, ciò che riteniamo probabile e ciò che ancora non sappiamo. La incoraggio certamente a continuare a coltivare il suo interesse e a porre domande: mi creda, è molto più utile che ottenere risposte certe! I miei auguri. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.
Forse la domanda non riguarda davvero quanto sia affidabile la psicologia, ma quanto lei riesca a tollerare l’idea che una conoscenza possa essere utile senza essere definitiva. Potrebbe chiedersi: “Ho bisogno di sapere che ciò che sto imparando resterà vero per sempre?” e “Cosa succede dentro di me quando non posso avere questa certezza?”. Informarsi può avere senso proprio perché la conoscenza si costruisce, si corregge e si affina nel tempo: pretendere l’assoluto rischia invece di trasformare la curiosità in una ricerca infinita di garanzie. Rimango a disposizione per poter approfondire adeguatamente in un contesto più adeguato.
Gentilissima, la possibilità che una conoscenza attuale possa rivelarsi incompleta o essere messa in discussione in futuro è un principio cardine di tutte le scienze, anche di quelle cosiddette “esatte”. Questo non rende meno utile studiare: è proprio a partire dalle conoscenze disponibili che gli studiosi formulano nuove ipotesi, le verificano e contribuiscono a rendere la nostra comprensione dei fenomeni sempre più accurata. Nella sua domanda, però, mi sembra che ci sia anche un altro timore: che alcuni concetti psicologici o alcune condizioni che oggi consideriamo psicopatologiche possano, un domani, essere interpretati in modo completamente diverso. La sua osservazione ha un fondo di verità, perché in psicologia il modo in cui comprendiamo alcuni fenomeni risente anche del contesto storico, sociale e culturale. Questo, però, non rende inutile ciò che sappiamo oggi. Al contrario, ci permette di comprendere sempre meglio la complessità dell’esperienza umana. Alcuni fenomeni potrebbero in futuro essere descritti, classificati o interpretati diversamente, anche in seguito a cambiamenti delle conoscenze scientifiche e della società. Non significa che ciò che studiamo oggi sia privo di valore, ma che la conoscenza scientifica non è qualcosa di immobile: si costruisce, si corregge e si approfondisce nel tempo.
Salve, capisco molto bene quello che descrive. Quando nasce una vera curiosità verso la psicologia è naturale voler capire sempre di più e proprio per questo può comparire anche il timore di imparare qualcosa che un domani potrebbe essere rivisto o corretto. La scienza però funziona proprio così: cresce, si aggiorna e diventa più precisa. Questo non rende inutile ciò che apprendiamo oggi, né significa che tutto verrà completamente stravolto. Più che cercare una certezza assoluta, forse può essere utile chiedersi cosa rende così importante per lei avere la sicurezza che ciò che apprende sia definitivamente vero. Se questo dubbio continua a tornare e le crea agitazione, potrebbe essere interessante approfondirlo con calma perché a volte dietro la ricerca di certezza c’è qualcosa di più personale che merita ascolto.
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Salve, capisco il dubbio che descrive: quando ci appassioniamo a qualcosa e investiamo tempo per comprenderlo, può essere destabilizzante pensare che ciò che stiamo imparando possa un giorno essere rivisto. Il fatto che la psicologia sia una disciplina in continua evoluzione, però, non significa che le conoscenze attuali possano improvvisamente trasformarsi nel loro contrario. La ricerca serve proprio ad approfondire, correggere e rendere sempre più preciso ciò che sappiamo. Mi soffermerei piuttosto su quel pensiero: “come faccio a essere sicura che sia vero?”. Forse ciò che la mette maggiormente in difficoltà non è tanto la possibilità che la psicologia evolva, quanto il non poter avere una certezza assoluta e definitiva. Può continuare serenamente a coltivare questa curiosità, scegliendo fonti affidabili e concedendosi anche di non dover sapere con certezza cosa penseremo tra vent’anni. Informarsi non perde valore solo perché, nel tempo, possiamo imparare qualcosa di nuovo.
Il fatto che una conoscenza scientifica possa essere approfondita o modificata non significa che ciò che sappiamo oggi sia “falso”: significa che la conoscenza si costruisce e si aggiorna sulla base delle nuove evidenze. Se è appassionata di psicologia, avrà sicuramente approfondito le diverse teorie di Freud. Lui stesso nel corso degli anni modificò e sviluppò alcune delle sue teorie iniziali, proprio perché il pensiero scientifico non è qualcosa di statico. Forse può essere un punto di riflessione il distinguere tra il desiderio di conoscere e il bisogno di avere certezze assolute. La psicologia, come altre scienze, non offre verità immutabili, ma conoscenze che possono essere continuamente approfondite e messe alla prova. Del resto, è proprio la curiosità e la voglia di conoscere che hanno spinto l'umanità a evolversi, non solo dal punto di vista scientifico e intellettuale, ma in moltissimi ambiti. Quindi continui a coltivare questa sua curiosità, scegliendo fonti attendibili. Se però questo pensiero dovesse diventare insistente o toglierle il piacere di informarsi, potrebbe essere interessante chiedersi anche perché, proprio in questo momento, senta così forte il bisogno di avere la certezza che ciò che apprende sia definitivamente vero.
Salve, la sua domanda tocca un punto molto importante: come possiamo fidarci della conoscenza scientifica se la scienza può cambiare idea? La prima cosa da chiarire è che il fatto che una conoscenza scientifica possa essere modificata non significa che sia equivalente a un'opinione o che “domani potrebbe essere vero il contrario di tutto ciò che sappiamo oggi”. La scienza funziona proprio attraverso la possibilità di mettere alla prova le proprie conoscenze, correggerle e renderle progressivamente più precise. È vero anche che la psicologia non è una scienza “esatta” come la matematica. Studia fenomeni estremamente complessi, influenzati da molte variabili e dalle differenze individuali. Per questo alcune conclusioni possono essere più o meno solide, alcune teorie possono essere riviste e alcuni strumenti possono essere migliorati nel tempo. Ma questo non significa che tutto possa essere stravolto arbitrariamente. Esistono metodi di ricerca, studi replicati, revisioni della letteratura, criteri diagnostici, strumenti validati e un confronto continuo tra ricercatori. Alcune conoscenze hanno un grado di evidenza molto maggiore rispetto ad altre. Pensiamo proprio alla depressione: è possibile che nel tempo cambino alcuni modelli teorici con cui la comprendiamo, che vengano scoperti nuovi fattori di rischio o che vengano perfezionati i criteri diagnostici e gli interventi. Ma questo non significa che un domani si scoprirà che “la depressione è esattamente il contrario di ciò che pensiamo oggi”. Una revisione scientifica importante generalmente non cancella dal nulla tutto ciò che è stato costruito prima: spesso conserva ciò che è stato confermato e modifica o sostituisce ciò che si è dimostrato insufficiente. In questo senso, studiare ha valore anche se ciò che impariamo non è immutabile. Anzi, uno dei modi più corretti di studiare una disciplina scientifica è imparare anche a chiedersi quanto sia solida un'affermazione, quali prove la sostengano e quali siano i suoi limiti, anziché cercare una certezza assoluta. Forse può esserle utile cambiare leggermente la domanda: invece di chiedersi “e se quello che sto imparando fosse un giorno dimostrato falso?”, provi a chiedersi “quanto è solida questa informazione sulla base delle conoscenze disponibili oggi?”. Questa seconda domanda non elimina l'incertezza, ma è proprio il modo in cui la scienza ci insegna a conviverci senza dover rinunciare alla conoscenza. Saluti, Dott.ssa Grandi Chiara
Azzardo, forse si sta interrogando su quale sia il senso di un percorso terapeutico? Che chiama in causa la relazione con un'altra persona - che non è un computer ma è fatta di vita mentale propria - che riguarda la possibilità di entrare in contatto con la propria sofferenza, magari scoprire nuove parti di sé e chissà, forse persino la possibilità di cambiare il proprio modo di vedere se stessi e ciò che ci accade intorno. Chi garantisce che tutto questo ne valga la pena o, invece, non sia meglio rimanere come siamo ora? Ad ogni modo, grazie per le sue riflessioni.
Buongiorno, il sapere nel mondo della salute mentale è in continua evoluzione così come anche gli approcci teorici di riferimento. L'idea che delle nozioni di base, ormai acquisite da tempo, possano esser completamente stravolte è un po' eccessiva. Il sapere umano si orienta e va avanti anche sulla base delle esperienze che si fanno sul campo, quindi ogni nuova ipotesi si sviluppa sulla base di quelle che sono state le esperienze precedenti. Ad ogni modo, qualora le andasse di continuare ad esplorare ancor di più i quesiti qui sollevati, non esiti a contattarmi, resto disponibile ad accogliere ed orientare le sue richieste. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, la domanda che si pone è tutt'altro che ingenua: è la stessa che si fanno da secoli filosofi e scienziati. La psicologia, come la medicina o la biologia, procede per approssimazioni successive. Le conoscenze vengono messe alla prova, corrette, a volte abbandonate. Questo però non significa che "tutto possa cambiare" allo stesso modo. Bisogna distinguere tra ciò che osserviamo e le spiegazioni che diamo di ciò che osserviamo. Che esistano persone che per lungo tempo provano una tristezza profonda, perdono interesse per ciò che prima amavano e faticano ad alzarsi la mattina è stato descritto fin dall'antichità, con nomi diversi. È molto improbabile che domani si scopra che la depressione significa l'opposto. Ciò che cambia, e continuerà a cambiare, è la comprensione delle cause e dei modi migliori per aiutare. Alcune idee molto diffuse in passato si sono rivelate semplificazioni, ma il nucleo dell'esperienza descritta è rimasto riconoscibile. Per orientarsi senza essere del settore, può esserle utile chiedersi chi sta parlando e su quali basi, preferire fonti che riportano ciò su cui molti studiosi concordano piuttosto che opinioni isolate o affermazioni sensazionali, e diffidare di chi presenta certezze assolute. Anche l'onestà nel dire "su questo non sappiamo ancora abbastanza" è un buon segnale di affidabilità. Quanto al senso di informarsi, le direi che conoscere non serve solo a possedere verità definitive, ma a guardare sé stessi e gli altri con più curiosità e meno giudizio. Anche ciò che un giorno verrà corretto oggi le permette di porsi domande migliori, e la sua stessa domanda ne è la prova. Se invece si accorgesse che questo pensiero diventa insistente e le toglie serenità più che stimolarla, potrebbe valere la pena parlarne con un professionista. Un cordiale saluto
Salve, la sua è una domanda sensata: le conoscenze psicologiche, come quelle mediche e più in generale scientifiche, possono essere corrette, precisate o in alcuni casi abbandonate quando emergono evidenze migliori. Ma questo non significa che ciò che sappiamo oggi possa indifferentemente “diventare il contrario” domani. La scienza non è affidabile perché garantisce verità immutabili, ma perché costruisce conoscenze sulla base delle evidenze disponibili ed è disposta a modificarle quando nuove evidenze lo richiedono. Anche in psicologia alcune teorie hanno un sostegno empirico molto maggiore di altre, e informarsi da fonti scientificamente solide permette di distinguere ciò che sappiamo con ragionevole sicurezza dalle ipotesi ancora discusse. Prenderei però in considerazione anche il modo in cui questo dubbio è comparso. Lei racconta che fino a pochi giorni fa studiava questi argomenti con curiosità e piacere; poi è arrivato un pensiero: “e se quello che sto imparando un giorno risultasse falso?”. Da quel momento sembra che la possibilità teorica dell'errore rischi di mettere in discussione il senso stesso dell'informarsi. Forse qui la questione non riguarda più soltanto la psicologia. Nessuno di noi può controllare personalmente tutte le evidenze sulle quali poggiano le conoscenze che utilizza, né garantirsi che non verranno mai revisionate. Se per poter imparare qualcosa avessimo bisogno della certezza che rimarrà identica per sempre, diventerebbe molto difficile conoscere qualsiasi disciplina scientifica. Mi chiederei quindi se sta cercando una risposta alla domanda “quanto sono affidabili le conoscenze psicologiche?”, oppure una rassicurazione più radicale: “posso avere la certezza che ciò che imparo oggi non verrà mai smentito?”. Alla prima domanda si può rispondere valutando qualità delle fonti, consenso scientifico ed evidenze; alla seconda, invece, nessuno può offrire una garanzia assoluta. E farei attenzione a non entrare in un circuito nel quale, ogni volta che apprende qualcosa, sente poi il bisogno di verificare se sia davvero vero, cercare un'altra fonte, chiedere conferme e infine dubitare anche di quelle. In quel caso la ricerca di informazioni, nata come curiosità, potrebbe trasformarsi progressivamente in una ricerca di certezza. Può quindi continuare tranquillamente a coltivare il suo interesse, magari imparando anche a distinguere divulgazione, teorie e conoscenze maggiormente consolidate. Una buona posizione potrebbe essere: “questo è ciò che le migliori conoscenze disponibili permettono di sostenere oggi; se un domani comprenderemo qualcosa meglio, aggiornerò ciò che so”. Non è una debolezza della conoscenza: è precisamente il modo in cui la conoscenza scientifica cresce.
Salve, il dubbio che descrive è comprensibile e riguarda un aspetto normale della scienza: le conoscenze possono cambiare, ma questo non significa che ciò che impariamo oggi sia destinato a diventare il contrario domani. Più spesso le teorie vengono corrette, precisate o sostituite quando nuovi dati spiegano meglio alcuni fenomeni. In psicologia, come in medicina, esistono inoltre conoscenze molto consolidate e altre più discusse o ancora in evoluzione. Informarsi quindi ha senso, purché si mantenga un atteggiamento aperto: “questa è la spiegazione migliore che abbiamo oggi”, non “questa sarà certamente vera per sempre”. Se in futuro una teoria sulla depressione venisse modificata, è molto più probabile che venga resa più precisa o articolata piuttosto che trasformata nel suo opposto. Un altro punto importante è la qualità delle fonti: video e forum possono essere utili per incuriosirsi, ma non hanno tutti lo stesso valore. Può essere meglio affidarsi a testi universitari, linee guida, società scientifiche e professionisti qualificati, soprattutto quando si tratta di salute mentale. Cercherei anche di osservare cosa succede dentro di lei quando compare la domanda “e se fosse tutto sbagliato?”: se diventa necessario controllare continuamente, cercare conferme o raggiungere una certezza assoluta prima di poter imparare qualcosa, allora il problema potrebbe non essere più la psicologia in sé, ma la difficoltà a tollerare che una parte delle nostre conoscenze resti sempre aperta alla revisione. Si può studiare in modo serio anche senza possedere una certezza definitiva: in fondo, è proprio questa disponibilità a correggersi che rende scientifico un sapere.
Cara, la sua domanda è molto interessante perché tocca un aspetto fondamentale della conoscenza scientifica: non essere immutabile. Il fatto che una nozione possa essere modificata o approfondita nel tempo non significa che oggi sia «falsa», ma che la conoscenza può diventare più precisa grazie a nuove evidenze. Non è realistico pensare che domani la depressione possa significare semplicemente «l'opposto» di ciò che sappiamo oggi: i cambiamenti scientifici avvengono generalmente attraverso correzioni, integrazioni e precisazioni. La psicologia, inoltre, non si basa su opinioni personali, ma su studi, osservazioni e confronto tra evidenze, pur trattandosi di una disciplina complessa e non esatta. Forse, quindi, la questione che la preoccupa non è tanto «e se fosse tutto falso?», quanto «come posso sapere che ciò che apprendo sia sufficientemente affidabile?». La risposta sta nel metodo: fonti attendibili, ricerca scientifica e disponibilità a rivedere ciò che sappiamo. Informarsi ha quindi senso proprio perché il sapere non è una certezza assoluta, ma qualcosa che possiamo costruire e affinare nel tempo.
Salve, è vero che la psicologia, come le altre scienze, è in continua evoluzione e che alcune conoscenze possono essere riviste alla luce di nuove evidenze. Questo, però, non significa che tutto ciò che apprendiamo oggi possa improvvisamente rivelarsi falso o assumere il significato opposto. Le conoscenze scientifiche si fondano su studi, verifiche e confronti tra ricercatori, con livelli di solidità differenti. È quindi ragionevole informarsi attraverso fonti affidabili, mantenendo uno spirito critico, senza pretendere di avere la certezza assoluta che ogni nozione rimarrà immutata per sempre. Mi colpisce, inoltre, che questo dubbio sembri averle tolto il piacere di una passione che prima coltivava volentieri. Se si accorge di cercare continuamente rassicurazioni sulla possibilità che ciò che apprende sia vero, potrebbe essere utile soffermarsi anche su questo bisogno di certezza, anziché cercare di risolverlo attraverso ulteriori informazioni. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Il dubbio le sta provocando sofferenza? O prende troppo della sua giornata? Valuti anche questo magari con un professionista psicologo che possa aiutarla in maniera individuale e che possa magari darle un ascolto empatico rispetto alle sue richieste di conoscenza e consapevolezza di sé. Spero di averle dato spunti utili di riflessione.
Gentile utente, la sua domanda è molto interessante e credo che tocchi un aspetto importante del rapporto con la conoscenza: come possiamo fidarci di ciò che impariamo, sapendo che la scienza è in continua evoluzione? La psicologia, come le altre scienze, non è un insieme di verità immutabili. Le conoscenze si costruiscono attraverso la ricerca, l'osservazione e il confronto tra studi, e possono essere approfondite, corrette o, in alcuni casi, riviste alla luce di nuove evidenze. Questo, però, non significa che tutto ciò che sappiamo oggi sia destinato a rivelarsi falso domani. È utile distinguere tra il fatto che una conoscenza possa evolvere e l'idea che qualsiasi spiegazione abbia lo stesso valore. Non tutte le informazioni che troviamo online, nei video o nei forum hanno lo stesso fondamento scientifico: alcune si basano su ricerche solide, altre sono semplificazioni o interpretazioni personali. Per questo è importante imparare a valutare le fonti, cercare riscontri nella letteratura scientifica e mantenere uno spirito critico. Prendendo il suo esempio, è possibile che nel tempo cambino alcuni modelli teorici o che si comprendano meglio determinati aspetti della depressione, ma questo non significa che un giorno scopriremo necessariamente che la depressione è qualcosa di completamente opposto a ciò che sappiamo oggi. La conoscenza scientifica procede attraverso verifiche e revisioni, non attraverso cambiamenti arbitrari. Mi soffermerei, però, anche su un altro aspetto della sua domanda: sembra che la possibilità di sbagliarsi o di scoprire un giorno di aver creduto in qualcosa di inesatto abbia iniziato a mettere in discussione il senso stesso del suo interesse. Forse potrebbe essere utile chiedersi se ciò che la preoccupa sia soltanto l'incertezza legata alla conoscenza oppure il bisogno di avere la certezza che quello che sta imparando sia assolutamente vero prima di poterlo considerare utile. Informarsi e conoscere la mente umana può avere valore anche senza possedere certezze assolute. Possiamo imparare qualcosa di significativo pur sapendo che la nostra comprensione potrà diventare più precisa nel tempo. La curiosità non richiede di sapere già tutto, ma di essere disposti a continuare a imparare, anche accettando una certa dose di incertezza.
Gentilissima, che piacere sentire che la mia professione è oggetto di tanto interesse! Posso risponderle che, come tutte le scienze, anche la nostra "giovane" professione è spesso soggetta ad ammodernamenti e che, per di più, il nostro è l'unico caso in cui l'oggetto della materia è lo stesso con cui si conosce: la nostra mente! Questo, com'è immaginabile, aggiunge complessità. Il mio consiglio è quello di allenare quella che viene definita "capacità negativa": la capacità di rimanere nell'incertezza, nel dubbio, senza lasciarsi prendere dall'impulso di cercare risposte e spiegazioni definitive. In termini psicologici, significa tollerare il non sapere senza viverlo necessariamente come qualcosa da eliminare. Non è passività né indecisione: è la disponibilità a lasciare che qualcosa si chiarisca con il tempo, senza forzare una conclusione. Un caro saluto!
Capisco la domanda. In realtà c’è una distinzione importante: il fatto che la psicologia non dia certezze assolute non significa che ciò che impariamo oggi possa domani trasformarsi arbitrariamente nel suo contrario.La psicologia scientifica è una scienza empirica. Costruisce le proprie conoscenze attraverso studi, osservazioni, esperimenti, confronti tra gruppi, revisioni sistematiche e così via. Le conclusioni possono essere corrette o perfezionate quando arrivano nuove prove. Questo, però, vale anche per medicina, biologia, neuroscienze e molte altre scienze. Persino in fisica le teorie hanno ambiti nei quali funzionano e possono essere superate da teorie più generali.Prendiamo proprio il tuo esempio della depressione. È possibile che tra vent’anni conosceremo molto meglio i meccanismi biologici e psicologici coinvolti, che cambino alcune classificazioni diagnostiche o che scopriamo che ciò che oggi chiamiamo “depressione” comprende condizioni differenti. È invece estremamente improbabile che si scopra che depressione significa l’opposto di ciò che intendiamo oggi. Le nuove conoscenze devono infatti spiegare anche le osservazioni precedenti, non semplicemente cancellarle senza motivo.Un esempio storico può aiutare. In passato si pensava alla depressione in maniera molto più semplice; oggi sappiamo che non esiste una singola spiegazione universalmente accettata che la riconduca, per esempio, soltanto a uno specifico squilibrio chimico. Questo non ha reso falsa l’esistenza dei sintomi depressivi: ha reso più sofisticato il modo in cui cerchiamo di comprenderne cause e meccanismi. E arriviamo alla tua domanda forse più interessante: «Se non sono del settore, come faccio a sapere se quello che sto imparando è vero?» Non puoi avere la certezza assoluta, e in realtà non ce l’ha neppure uno psicologo. Puoi però valutare quanto è affidabile una determinata affermazione. Un video di una persona che racconta la propria teoria, il parere di uno psicologo, un manuale universitario e una conclusione sostenuta da numerosi studi indipendenti non hanno lo stesso peso. Perciò informarsi ha assolutamente senso, purché l’obiettivo non diventi raggiungere una certezza del 100% prima di poter considerare valida qualsiasi cosa. Una formulazione più realistica è: «Questo è ciò che le prove disponibili ci permettono ragionevolmente di dire oggi; se in futuro emergeranno prove migliori, aggiornerò ciò che so.» È proprio così che dovrebbe funzionare la conoscenza scientifica.C’è infine una cosa che noto nella forma della tua domanda, soprattutto considerando ciò che raccontavi prima sull’ansia. Il problema sembra essersi spostato da «mi interessa capire la psicologia» a «come posso essere certa che ciò che apprendo non si riveli falso?». Se ti accorgi che, ottenuta una risposta, compare subito un altro dubbio — «sì, però come posso esserne certa?», poi un altro ancora — potrebbe essere utile parlarne anche con il tuo terapeuta. Non perché la domanda sia irragionevole: è una domanda epistemologica perfettamente legittima. Ma la ricerca continua di una garanzia assoluta può diventare un modo con cui l’ansia mantiene vivo il dubbio, perché nessuna risposta riesce a fornire quella certezza totale che sta cercando.
Buongiorno, capisco il suo dubbio, ma forse parte da un presupposto che la spaventa più del necessario. La psicologia non è una scienza "esatta" come la matematica, ma non per questo è arbitraria o destinata a ribaltarsi completamente da un giorno all'altro. Nella ricerca scientifica, di solito le conoscenze non vengono capovolte, ma approfondite e rese più precise. Ad esempio, il modo in cui comprendiamo la depressione oggi è molto più ricco rispetto a decenni fa, ma non è diventato il contrario di ciò che si pensava allora. Per orientarsi, può essere utile dare maggiore fiducia a fonti affidabili: testi scritti da professionisti qualificati, articoli scientifici, siti di università, ospedali o enti riconosciuti. Diffidi invece di chi propone spiegazioni semplicistiche, sensazionalistiche o prive di riferimenti verificabili. Informarsi ha quindi senso, soprattutto se lo si fa con curiosità e spirito critico. Nessuno può avere la certezza assoluta di possedere la verità definitiva, nemmeno gli esperti. La conoscenza scientifica è un continuo avvicinarsi a una comprensione sempre migliore della realtà. Mi chiedo anche se il suo pensiero non riguardi solo la psicologia, ma il bisogno di avere una garanzia assoluta che ciò che apprende sia giusto. Purtroppo questa certezza totale non esiste in nessun campo del sapere, ma possiamo affidarci alle migliori conoscenze disponibili in quel momento. Continui quindi a coltivare il suo interesse: la curiosità è una risorsa preziosa. Non serve sapere tutto con certezza per imparare qualcosa di utile e significativo.
Buongiorno, credo che il Suo dubbio sia comprensibile, ma forse parte da un presupposto che merita di essere ridimensionato: nessuna disciplina, nemmeno quelle scientifiche, offre garanzie assolute e immutabili. La conoscenza procede proprio perché viene continuamente verificata, corretta e approfondita. Per questo motivo è molto improbabile che un concetto consolidato venga un giorno completamente capovolto, come nell'esempio che fa sulla depressione. Più spesso accade che una teoria venga affinata, che si comprendano meglio alcuni meccanismi o che si integrino nuove conoscenze a quelle già esistenti. In altre parole, la ricerca tende generalmente ad aggiungere complessità e precisione, non a trasformare il significato di un fenomeno nel suo opposto. Inoltre, informarsi non richiede di possedere tutte le competenze di uno specialista. Anche gli stessi professionisti continuano a studiare e ad aggiornarsi perché sanno che la conoscenza è sempre in evoluzione. Questo non rende inutile ciò che apprendono oggi, ma ne definisce il valore: una comprensione fondata sulle migliori evidenze disponibili in questo momento. Dal tono del Suo messaggio sembra che la questione non riguardi soltanto la psicologia, ma anche il bisogno di essere certa che ciò che apprende sia definitivamente vero. Tuttavia, tollerare una quota di incertezza è parte integrante di qualsiasi percorso di conoscenza. Si può imparare molto da una disciplina senza pretendere che ogni sua affermazione resti identica per sempre. Un caro saluto
Buongiorno. Il quesito che lei pone è complesso perché dovremmo parlare di tante cose ma si può provare a sintetizzare. La ricerca in Psicologia amplia gli orizzonti anno dopo anno e ci consente di conoscere meglio il funzionamento della mente, delle diadi e dei gruppi. Esistono tanti approcci che lavorano in modi diversi nei contesti clinici ma nessun metodo si può considerare falso perché è stato prima sottoposto a studi rigorosi. E' possibile che nel tempo si trovino metodologie più efficaci, quindi che arrivano al risultato prima ma la scienza è in costante divenire. La domanda che pone, però, sembra celare una difficoltà a fidarsi di ciò che è nel presente, una sorta di diffidenza di fondo rispetto al mondo in cui viviamo. Spero di non essere stata troppo puntigliosa e di essere stata un minimo utile per chiarire i suoi dubbi
Salve, è positivo avere curiosità e interesse per il funzionamento della mente. È vero che la psicologia, come altre scienze, evolve e che alcune conoscenze possono essere riviste alla luce di nuove evidenze. Questo, però, non significa che tutto ciò che sappiamo oggi possa essere improvvisamente smentito o capovolto. Mi sembra che il dubbio non riguardi soltanto l'affidabilità delle informazioni, ma anche il bisogno di avere la certezza che ciò che apprende sia vero. Può essere utile imparare a distinguere tra ciò che è scientificamente supportato, ciò che è ancora oggetto di studio e ciò che viene semplificato nei contenuti divulgativi. Se questo pensiero sta diventando insistente e le impedisce di godersi una passione che prima le dava piacere, potrebbe essere utile approfondire cosa alimenta questa preoccupazione, anche con un professionista. Non è necessario avere certezze assolute per poter imparare qualcosa di significativo.
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