Salve dottori da un po di tempo mi sono appassionata alla psicologia, guardo video a volte mi pongo

Salve dottori da un po di tempo mi sono appassionata alla psicologia, guardo video a volte mi pongo e pongo domande anche su forum come questi , mi piace conoscere come funziona la mente i pensieri ecc ecc , da qualche giorno qualcosa in me è cambiato mi è venuto un pensiero e se tutto quello che sto apprendendo un domani risulta falso o sbagliato io non essendo del settore come faccio a saperlo? Quindi che senso ha informarsi e studiare se non essendo come la matematica che è una scienza esatta tutto può cambiare, la cosa che mi fa più pensare non è che come normale che sia alcune cose nel corso del tempo si approfondiscono si affinano e si aggiungono dettagli ma che una nozione venga stravolta per esempio la depressione significasse l opposto di quel che oggi grazie per un vostro chiarimento

6 risposte


Buongiorno gentile utente, la ringrazio per la sua condivisione. Non tutto nella psicologia viene stravolto, ci sono dei punti cardine che rimangono fissi o che subiscono poche variazioni e altri aspetti che vengono invece aggiornati nel tempo. Alcuni aspetti mutano nel tempo non perché siano sbagliati, ma perché quando cambia la società cambiano anche le manifestazioni di alcune patologie o di alcune tipologie di personalità; per fare un esempio molto semplice, l'isteria così come si manifestava al tempo di Freud è molto diversa da come si manifesta attualmente. Ha comunque un valore studiare ciò che si sa attualmente di psicologia, poiché anche se quei concetti dovessero un giorno cambiare non vuol dire che siano sbagliati o di nessuna utilità. Ogni scienza in ogni caso è in continuo mutamento, ed è sano che anche la psicologia lo sia. Spero di aver risposto almeno in parte ai suoi dubbi. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.

Dott.ssa Chiara Tumminello

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psicologo

San Martino Buon Albergo

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In un certo senso quello che dici è già successo probabilmente. La psicologia in Italia è tanto indietro rispetto a quella internazionale, e spesso viene insegnata come psicoterapia, che si vuole distaccare dalla psicologia per se. Guarda per esempio come le prospettive enattive, embodied, evoluzioniste ed ecologiche stanno cambiando il campo. Però la cosa buona è che a meno che non stavi seguendo un tipo di psicologia altamente filosofica e senza base scientifica, la maggior parte delle nozioni che conosci rimarranno vere, semplicemente vengono riorganizzate in un sistema più largo. Buon lavoro comunque, è utilissimo saperne e lavorare su se stessi.


Buongiorno, la sua domanda tocca un aspetto interessante: come possiamo affidarci a ciò che apprendiamo se sappiamo che le conoscenze scientifiche possono cambiare nel tempo? È comprensibile che questo pensiero possa averla destabilizzata, soprattutto perché racconta di essersi appassionata alla psicologia e di aver trovato piacere nel comprendere meglio la mente e il comportamento umano. Sembra che, a un certo punto, alla curiosità si sia affiancato il bisogno di avere la certezza che ciò che sta imparando rimarrà valido anche in futuro. Innanzitutto, sarebbe utile chiarire un aspetto: il fatto che la psicologia non sia una scienza esatta come la matematica non significa che le sue conoscenze siano arbitrarie o che un giorno tutto possa essere capovolto senza motivo. La psicologia scientifica studia fenomeni complessi, influenzati da numerosi fattori individuali, biologici, ambientali e relazionali. Per questo, le conoscenze possono essere riviste, approfondite o corrette sulla base di nuove evidenze. Tuttavia, una revisione non equivale necessariamente a scoprire che tutto ciò che si conosceva fosse falso. Spesso significa comprendere meglio un fenomeno che inizialmente era stato descritto in modo più semplice o incompleto. Anche il suo esempio sulla depressione può aiutare a chiarire questo punto. È possibile che nel tempo cambino le spiegazioni di alcuni meccanismi, che emergano nuove conoscenze o che vengano modificati i modi di descrivere determinate esperienze. Questo, però, non significa che la sofferenza delle persone o le osservazioni raccolte fino a quel momento perdano improvvisamente ogni significato. Inoltre, non tutte le informazioni che trova online hanno lo stesso valore. Un video divulgativo, l’opinione di una persona su un forum e una conoscenza sostenuta da numerosi studi non offrono lo stesso grado di affidabilità. Imparare a distinguere le fonti può aiutarla a coltivare la sua passione senza pretendere che ogni singola informazione sia una verità immutabile. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, però, mi sembra interessante anche il modo in cui questa domanda è comparsa e l’effetto che sta avendo su di lei. Il pensiero iniziale sembra essere: “E se quello che sto imparando un giorno risultasse sbagliato?”. Da qui potrebbe attivarsi un’altra conclusione: “Se non posso esserne certa, allora che senso ha continuare a informarmi?”. È proprio questo passaggio che meriterebbe attenzione. Tra avere una conoscenza assolutamente certa e non avere alcuna conoscenza esistono molte possibilità. Possiamo sapere qualcosa con un buon grado di affidabilità, utilizzarla per comprendere meglio il mondo e rimanere disponibili a modificarla quando emergono elementi nuovi. Non è necessario che una conoscenza sia definitiva per essere utile. Si potrebbe fare un paragone con una mappa: una mappa può aiutarci a orientarci anche se non rappresenta ogni singolo dettaglio del territorio. Se in futuro viene aggiornata, questo non significa che fosse completamente inutile quando l’abbiamo utilizzata. Il rischio, invece, è che la sua curiosità si trasformi progressivamente in una ricerca di certezza. Potrebbe accadere che, ogni volta che apprende qualcosa, senta il bisogno di verificare se sia davvero corretto, se esistano opinioni contrarie, se in futuro potrebbe cambiare e come farebbe ad accorgersene. Ogni nuova risposta potrebbe tranquillizzarla momentaneamente, ma lasciare spazio a un altro dubbio. A quel punto, ciò che inizialmente rappresentava un interesse piacevole rischierebbe di diventare un’attività faticosa, nella quale non si cerca più soltanto di conoscere, ma di eliminare ogni possibilità di errore. Potrebbe essere utile chiedersi quanto questo pensiero stia influenzando concretamente la sua esperienza. Riesce ancora a guardare un video e apprezzare ciò che apprende? Oppure sente di dover analizzare e verificare continuamente ogni affermazione prima di poter proseguire? Il dubbio compare soltanto quando si informa sulla psicologia oppure lo riconosce anche in altri ambiti della sua vita? Queste domande possono aiutarla a distinguere una normale riflessione sulla conoscenza da una preoccupazione che sta iniziando a sottrarle serenità. Un modo diverso di affrontare il pensiero potrebbe essere riconoscere che non occorre risolverlo definitivamente prima di continuare a coltivare la sua passione. Può informarsi attraverso fonti attendibili, mantenere uno spirito critico e accettare che qualcosa di ciò che apprende oggi possa essere precisato o rivisto domani. Non sarebbe un fallimento del suo percorso di apprendimento, ma una caratteristica del modo in cui si sviluppa la conoscenza. Se nota che questa necessità di certezza diventa insistente o si ripresenta in altri aspetti della quotidianità, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Un lavoro di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere quali pensieri trasformino una possibilità futura in una preoccupazione presente, perché l’eventualità di sbagliare risulti così difficile da accettare e cosa faccia abitualmente per cercare rassicurazione. L’obiettivo non sarebbe convincerla a credere a tutto ciò che legge, ma permetterle di mantenere curiosità e spirito critico senza sentirsi obbligata a raggiungere una certezza impossibile. Forse la domanda più utile non è “come posso essere sicura che ciò che imparo oggi sarà vero per sempre?”, ma “posso continuare a imparare anche sapendo che la conoscenza, per sua natura, può evolvere?”. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno. Continui a informarsi, se l'appassiona, ma scelga fonti attendibili. Prediliga libri, riviste e articoli scientifici ai reels sui social. Per scrivere un articolo o un libro ci vuole competenza, determinazione ed esperienza, per produrre un video breve basta un po' di confidenza con il cellulare. Anche se potrà sembrarle strano inoltre gran parte degli strumenti psicoterapici attualmente utilizzati in terapia hanno origini lontane e risultano ancora validi ed efficaci. Insomma, sebbene la psicologia possa essere considerata una scienza inesatta (lo è sempre meno tra l'altro grazie agli sviluppi delle neuroscienze), avendo origini fenomenologiche si basa sull'osservazione di ciò che è reale e perciò molto raramente le sue acquisizioni possono essere stravolte. Mi permetto di concludere con una domanda di approfondimento della sua domanda, come stimolo di lavoro personale: le capita in altri contesti di avere il timore di perdere i suoi punti di riferimento? Saluti, Giorgio.


Gentile utente, comprendo il suo dubbio. Tuttavia, il fatto che la psicologia non sia una scienza "esatta" non significa che le conoscenze possano improvvisamente trasformarsi nel loro opposto. Più spesso accade che le teorie vengano approfondite, corrette o rese più precise alla luce di nuove evidenze. La ricerca scientifica procede proprio attraverso un continuo processo di verifica e aggiornamento. Inoltre, gran parte della psicologia contemporanea si fonda sul paradigma evidence based, cioè sull'integrazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili, dell'esperienza clinica dei professionisti e delle caratteristiche della persona. Questo significa che le affermazioni non vengono considerate valide semplicemente perché formulate da qualcuno, ma perché sottoposte a studio, confronto e verifica nel tempo. Per questo motivo è molto improbabile che concetti ampiamente studiati, come la depressione, vengano un giorno definiti come l'opposto di ciò che oggi sappiamo. È più realistico che si approfondiscano i meccanismi che la caratterizzano, si migliorino le spiegazioni teoriche o si sviluppino trattamenti più efficaci. Mi colpisce anche un altro aspetto della sua domanda: sembra che a preoccuparla non sia tanto ciò che sta imparando, quanto la possibilità che non esistano certezze assolute. In questo senso, potrebbe essere utile interrogarsi su quanto sia facile per lei tollerare l'incertezza, che rappresenta una componente inevitabile non solo della psicologia, ma della conoscenza umana in generale. Proprio la capacità di mettere continuamente alla prova le proprie conoscenze, anziché considerarle verità immutabili, costituisce uno dei principali punti di forza del pensiero scientifico. Resto a disposizione. Un saluto cordiale, dott.ssa Michelle Borrelli


Salve, il suo è un dubbio molto interessante e, in un certo senso, già indice di un atteggiamento scientifico: non accettare passivamente ciò che si legge, ma interrogarsi sull’affidabilità delle informazioni. La psicologia non è una scienza “esatta” come la matematica, perché studia fenomeni umani complessi, influenzati dalla storia personale, dall’ambiente, dalla cultura e dalle relazioni. Questo, però, non significa che tutto possa essere vero o falso allo stesso modo. Le conoscenze psicologiche più attendibili si fondano su studi, osservazioni, dati verificabili e risultati replicati da diversi gruppi di ricerca. Nel tempo alcune teorie possono essere corrette, integrate o superate: è proprio così che procede la scienza. Generalmente, però, non accade che un fenomeno ben studiato venga improvvisamente considerato il suo esatto contrario. Può cambiare il modo di comprenderlo, possono emergere nuove cause o trattamenti più efficaci, ma non si azzera tutto ciò che è stato appreso. Per esempio, la concezione della depressione si è evoluta ed è diventata più complessa, ma non potrebbe trasformarsi improvvisamente nell’opposto di ciò che intendiamo oggi. Informarsi, quindi, ha senso, purché si mantenga uno spirito critico: verificare le qualifiche di chi divulga, distinguere le esperienze personali dalle evidenze scientifiche, confrontare più fonti affidabili e ricordare che i video e i forum non sostituiscono una formazione specialistica. Non è necessario essere professionisti per imparare qualcosa di valido; è però utile accettare che la conoscenza non offra sempre certezze assolute. Se questo dubbio sta diventando insistente e le impedisce di leggere o informarsi serenamente, potrebbe anche chiedersi se il problema sia davvero l’affidabilità della psicologia oppure il bisogno di avere la certezza che ciò che apprende non possa mai cambiare.

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