Ciao a tutti, sono una ragazza di 30 anni e ho una relazione da più di 2 anni con il mio ragazzo, c
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Ciao a tutti,
sono una ragazza di 30 anni e ho una relazione da più di 2 anni con il mio ragazzo, che amo tanto.
Da meno di una settimana (circa 5 giorni) però mi sento molto strana: come “spenta”, distante, come se non provassi più nulla, come se i sentimenti si fossero improvvisamente spenti.
È successo da un giorno all’altro, senza un motivo preciso.
Durante queste feste abbiamo passato moltissimo tempo insieme: ha dormito sempre da me e siamo stati parecchio insieme senza troppi stacchi.
Normalmente la nostra relazione è molto equilibrata: non siamo mai stati una coppia “appiccicosa”, perché lui è una persona molto sana, con i suoi spazi, i suoi impegni, le sue passioni.
In questi giorni invece siamo stati molto più attaccati del solito.
In più stiamo per andare a convivere, cosa che da una parte mi rende felice ma dall’altra mi spaventa molto.
Da quando mi sento così sono piena di confusione e di dubbi, con la paura di non amarlo più.
Non ho più voglia di abbracciarlo di notte, mi sento vuota, non sento quasi niente, ed è una sensazione terribile.
Per un giorno sembrava che tutto fosse tornato normale, poi mi sono “rispenta” di nuovo.
Mi era già successo un paio di volte in passato, ma al massimo per uno o due giorni, poi tutto tornava come prima.
Questa volta invece sono passati 5 giorni e la cosa mi spaventa molto.
Razionalmente so che lo amo e che la nostra relazione è importante, ma il mio corpo e la mia testa in questo periodo non mi seguono, e questo mi manda completamente in crisi.
Nella relazione sono sempre stata molto ansiosa, con poca fiducia e tanta gelosia, perché ho sempre avuto una fortissima paura dell’abbandono.
Quando non lo vedevo stavo quasi sempre in ansia.
In questi giorni invece ho sentito tantissima presenza, tanta tranquillità… forse anche troppa, e questa calma a volte mi sembra quasi noia, perché io sono abituata a vivere con l’ansia costante.
È come se quando lui è molto dolce e presente, a me “scendesse” qualcosa dentro.
Con la mia psicologa sto lavorando molto proprio su sulla mia paura dell’amore e sul fatto che, quando una relazione diventa stabile e importante, mi capita quasi di volerla sabotare da sola, creandomi ansie, andando a cercare il marcio, facendomi venire dubbi per non affidarmi davvero e non sentirmi troppo vulnerabile.
In più, nella mia famiglia ho visto tutt’altro modello: i miei genitori non si sono amati per la maggior parte del tempo, ci sono stati tradimenti, liti pesanti anche violente quando ero piccola, poi separazioni, poi sono ritornatii insieme…
E oggi, quando vedo dolcezza tra loro, mi provoca una sensazione strana, quasi di fastidio, come se mi desse nausea.
Quindi mi chiedo:
Forse si è possibile che la mia idea di amore sia un po’ distorta e che io non riesca a riconoscere un amore calmo e lo scambi per noia? È davvero come dice la teoria?
Oppure mi è davvero calato il sentimento e non lo amo più?
Mi sembra tutto assurdo e doloroso.
Scusate lo sfogo, ma avevo davvero bisogno di buttare fuori
Ho un percorso con la mia psicologa, ma con le feste non la vedo da un po’ e la rivedrò solo la prossima settimana, e in questi giorni da sola con la testa non ce la facevo più.
sono una ragazza di 30 anni e ho una relazione da più di 2 anni con il mio ragazzo, che amo tanto.
Da meno di una settimana (circa 5 giorni) però mi sento molto strana: come “spenta”, distante, come se non provassi più nulla, come se i sentimenti si fossero improvvisamente spenti.
È successo da un giorno all’altro, senza un motivo preciso.
Durante queste feste abbiamo passato moltissimo tempo insieme: ha dormito sempre da me e siamo stati parecchio insieme senza troppi stacchi.
Normalmente la nostra relazione è molto equilibrata: non siamo mai stati una coppia “appiccicosa”, perché lui è una persona molto sana, con i suoi spazi, i suoi impegni, le sue passioni.
In questi giorni invece siamo stati molto più attaccati del solito.
In più stiamo per andare a convivere, cosa che da una parte mi rende felice ma dall’altra mi spaventa molto.
Da quando mi sento così sono piena di confusione e di dubbi, con la paura di non amarlo più.
Non ho più voglia di abbracciarlo di notte, mi sento vuota, non sento quasi niente, ed è una sensazione terribile.
Per un giorno sembrava che tutto fosse tornato normale, poi mi sono “rispenta” di nuovo.
Mi era già successo un paio di volte in passato, ma al massimo per uno o due giorni, poi tutto tornava come prima.
Questa volta invece sono passati 5 giorni e la cosa mi spaventa molto.
Razionalmente so che lo amo e che la nostra relazione è importante, ma il mio corpo e la mia testa in questo periodo non mi seguono, e questo mi manda completamente in crisi.
Nella relazione sono sempre stata molto ansiosa, con poca fiducia e tanta gelosia, perché ho sempre avuto una fortissima paura dell’abbandono.
Quando non lo vedevo stavo quasi sempre in ansia.
In questi giorni invece ho sentito tantissima presenza, tanta tranquillità… forse anche troppa, e questa calma a volte mi sembra quasi noia, perché io sono abituata a vivere con l’ansia costante.
È come se quando lui è molto dolce e presente, a me “scendesse” qualcosa dentro.
Con la mia psicologa sto lavorando molto proprio su sulla mia paura dell’amore e sul fatto che, quando una relazione diventa stabile e importante, mi capita quasi di volerla sabotare da sola, creandomi ansie, andando a cercare il marcio, facendomi venire dubbi per non affidarmi davvero e non sentirmi troppo vulnerabile.
In più, nella mia famiglia ho visto tutt’altro modello: i miei genitori non si sono amati per la maggior parte del tempo, ci sono stati tradimenti, liti pesanti anche violente quando ero piccola, poi separazioni, poi sono ritornatii insieme…
E oggi, quando vedo dolcezza tra loro, mi provoca una sensazione strana, quasi di fastidio, come se mi desse nausea.
Quindi mi chiedo:
Forse si è possibile che la mia idea di amore sia un po’ distorta e che io non riesca a riconoscere un amore calmo e lo scambi per noia? È davvero come dice la teoria?
Oppure mi è davvero calato il sentimento e non lo amo più?
Mi sembra tutto assurdo e doloroso.
Scusate lo sfogo, ma avevo davvero bisogno di buttare fuori
Ho un percorso con la mia psicologa, ma con le feste non la vedo da un po’ e la rivedrò solo la prossima settimana, e in questi giorni da sola con la testa non ce la facevo più.
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto comune nelle persone che hanno una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, soprattutto quando una relazione diventa più stabile e significativa.
Da come racconta, il “sentirsi spenta” non nasce da una mancanza progressiva di interesse o da un allontanamento reale, ma sembra comparire in concomitanza con una forte vicinanza emotiva, con molta presenza, tranquillità e con un passo importante come la convivenza. In questi casi, più che di fine dell’amore, spesso parliamo di una reazione di protezione del sistema emotivo: quando l’intimità aumenta e il legame diventa più sicuro, può attivarsi una sorta di “spegnimento” o distacco interno per ridurre la vulnerabilità.
È molto importante ciò che nota: lei è abituata a vivere l’amore dentro l’ansia, l’allerta, la paura di perdere. Quando queste sensazioni si abbassano e subentra una calma nuova, il corpo può interpretarla come noia, vuoto o assenza di sentimento, semplicemente perché non è una sensazione conosciuta. Questo è ancora più comprensibile considerando il modello relazionale che ha respirato nella sua famiglia, dove amore e tensione, dolore o instabilità erano fortemente intrecciati.
Il fatto che in passato questi stati siano già comparsi e poi si siano risolti, e che razionalmente lei riconosca il valore del legame, è un elemento importante da tenere presente. Nei momenti di “spegnimento” è generalmente sconsigliato trarre conclusioni definitive (“non lo amo più”), perché il sistema emotivo è in una fase di confusione e difesa.
Sta già facendo la cosa più utile: portare tutto questo in terapia, senza giudicarsi. Il lavoro che descrive con la sua psicologa va proprio nella direzione di imparare a riconoscere un amore più sicuro, meno adrenalinico, e a tollerare la calma senza viverla come una minaccia.
Nel frattempo, cerchi per quanto possibile di non forzarsi a “sentire qualcosa” e di non interrogarsi continuamente sui sentimenti: questo tende ad aumentare l’ansia e il distacco. I sentimenti non si comandano, ma spesso tornano quando la pressione interna si riduce.
Ha fatto bene a chiedere aiuto e a non restare sola con questi pensieri. Ne parli con la sua terapeuta appena la rivedrà: quello che sta vivendo, per quanto doloroso, ha molto senso alla luce della sua storia.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
quello che descrive è un vissuto molto comune nelle persone che hanno una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, soprattutto quando una relazione diventa più stabile e significativa.
Da come racconta, il “sentirsi spenta” non nasce da una mancanza progressiva di interesse o da un allontanamento reale, ma sembra comparire in concomitanza con una forte vicinanza emotiva, con molta presenza, tranquillità e con un passo importante come la convivenza. In questi casi, più che di fine dell’amore, spesso parliamo di una reazione di protezione del sistema emotivo: quando l’intimità aumenta e il legame diventa più sicuro, può attivarsi una sorta di “spegnimento” o distacco interno per ridurre la vulnerabilità.
È molto importante ciò che nota: lei è abituata a vivere l’amore dentro l’ansia, l’allerta, la paura di perdere. Quando queste sensazioni si abbassano e subentra una calma nuova, il corpo può interpretarla come noia, vuoto o assenza di sentimento, semplicemente perché non è una sensazione conosciuta. Questo è ancora più comprensibile considerando il modello relazionale che ha respirato nella sua famiglia, dove amore e tensione, dolore o instabilità erano fortemente intrecciati.
Il fatto che in passato questi stati siano già comparsi e poi si siano risolti, e che razionalmente lei riconosca il valore del legame, è un elemento importante da tenere presente. Nei momenti di “spegnimento” è generalmente sconsigliato trarre conclusioni definitive (“non lo amo più”), perché il sistema emotivo è in una fase di confusione e difesa.
Sta già facendo la cosa più utile: portare tutto questo in terapia, senza giudicarsi. Il lavoro che descrive con la sua psicologa va proprio nella direzione di imparare a riconoscere un amore più sicuro, meno adrenalinico, e a tollerare la calma senza viverla come una minaccia.
Nel frattempo, cerchi per quanto possibile di non forzarsi a “sentire qualcosa” e di non interrogarsi continuamente sui sentimenti: questo tende ad aumentare l’ansia e il distacco. I sentimenti non si comandano, ma spesso tornano quando la pressione interna si riduce.
Ha fatto bene a chiedere aiuto e a non restare sola con questi pensieri. Ne parli con la sua terapeuta appena la rivedrà: quello che sta vivendo, per quanto doloroso, ha molto senso alla luce della sua storia.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
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Gentile utente, grazie per la sua condivisione. È importante innanzitutto sottolineare come periodi particolari dell'anno, come le feste, possano favorire l'emergere di vissuti emotivi diversi dal solito. Il cambio di routine, il passare molto tempo insieme, la riduzione degli spazi personali possono attivare dinamiche interne profonde, talvolta in modo improvviso e apparentemente “senza motivo”. Il fatto che sensazioni simili le siano già capitate in passato, seppur per periodi più brevi, rende utile provare a esplorare se vi siano stati elementi scatenanti comuni o contesti simili. Questo non per trovare una spiegazione immediata, ma per comprendere meglio come lei tende a reagire emotivamente nei momenti di maggiore vicinanza, stabilità o coinvolgimento affettivo.
È importante rassicurarla su un punto: ciò che sta provando non significa necessariamente non provare più nulla per il suo partner. Emozioni e sentimenti non coincidono sempre e possono attraversare fasi diverse indipendentemente dal valore e dalla profondità del legame. Periodi di confusione, distacco o “spegnimento” emotivo possono presentarsi anche all’interno di relazioni importanti, soprattutto quando entrano in gioco paure profonde come quella dell'abbandono o della perdita di controllo. Da quanto racconta emerge chiaramente una storia relazionale e familiare in cui l'amore è stato spesso associato a instabilità: un sistema emotivo abituato all'ansia può faticare a riconoscere e tollerare una vicinanza stabile e rassicurante.
Il fatto che abbia già avviato un percorso terapeutico che si sta focalizzando proprio sul modo in cui vive le relazioni e sull'avvicinarsi emotivo all'altro è un elemento molto importante e prezioso. In questo momento può essere utile cercare di non giudicarsi, di non trarre conclusioni definitive sul sentimento e di concedersi il tempo necessario per ascoltare ciò che sta accadendo dentro di sé. Se sente il bisogno di prendersi qualche spazio personale, può permetterselo senza viverlo come una colpa o come una conferma di qualcosa che “non va”. Ne parlerà presto con la sua terapeuta e questo le permetterà di dare un significato più profondo a ciò che sta vivendo.
È importante rassicurarla su un punto: ciò che sta provando non significa necessariamente non provare più nulla per il suo partner. Emozioni e sentimenti non coincidono sempre e possono attraversare fasi diverse indipendentemente dal valore e dalla profondità del legame. Periodi di confusione, distacco o “spegnimento” emotivo possono presentarsi anche all’interno di relazioni importanti, soprattutto quando entrano in gioco paure profonde come quella dell'abbandono o della perdita di controllo. Da quanto racconta emerge chiaramente una storia relazionale e familiare in cui l'amore è stato spesso associato a instabilità: un sistema emotivo abituato all'ansia può faticare a riconoscere e tollerare una vicinanza stabile e rassicurante.
Il fatto che abbia già avviato un percorso terapeutico che si sta focalizzando proprio sul modo in cui vive le relazioni e sull'avvicinarsi emotivo all'altro è un elemento molto importante e prezioso. In questo momento può essere utile cercare di non giudicarsi, di non trarre conclusioni definitive sul sentimento e di concedersi il tempo necessario per ascoltare ciò che sta accadendo dentro di sé. Se sente il bisogno di prendersi qualche spazio personale, può permetterselo senza viverlo come una colpa o come una conferma di qualcosa che “non va”. Ne parlerà presto con la sua terapeuta e questo le permetterà di dare un significato più profondo a ciò che sta vivendo.
Buonasera,
comprendo bene quanto possa essere destabilizzante la sensazione di improvviso “spegnimento” che descrive. Il vuoto che sente e la paura di non amare più il suo ragazzo possono essere molto angoscianti, soprattutto quando arrivano in una relazione che fino a pochi giorni prima sentiva come importante e significativa.
Quando si fa esperienza fin da piccoli della paura dell’abbandono e si cresce in modelli familiari conflittuali o imprevedibili, i momenti di forte vicinanza, stabilità e progettualità (come la convivenza) possono attivare reazioni interne di allarme. In questi casi non è raro che il sistema emotivo passi dall’iperattivazione (ansia, gelosia, paura) a una sorta di spegnimento o distacco, percepito come vuoto o assenza di sentimento. Questi meccanismi non indicano necessariamente una mancanza d’amore, ma spesso rappresentano una risposta difensiva che cerca di proteggere da vissuti con radici antiche e profonde.
Il percorso di terapia e la consulenza psicologica possono aiutarla a dare senso a questi vissuti, comprendere i meccanismi di protezione che si attivano e accompagnarla nel tempo verso una maggiore integrazione tra bisogno di sicurezza e desiderio di vicinanza, senza forzarsi a decisioni che rischierebbero di lasciare fuori una parte importante di sé.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
comprendo bene quanto possa essere destabilizzante la sensazione di improvviso “spegnimento” che descrive. Il vuoto che sente e la paura di non amare più il suo ragazzo possono essere molto angoscianti, soprattutto quando arrivano in una relazione che fino a pochi giorni prima sentiva come importante e significativa.
Quando si fa esperienza fin da piccoli della paura dell’abbandono e si cresce in modelli familiari conflittuali o imprevedibili, i momenti di forte vicinanza, stabilità e progettualità (come la convivenza) possono attivare reazioni interne di allarme. In questi casi non è raro che il sistema emotivo passi dall’iperattivazione (ansia, gelosia, paura) a una sorta di spegnimento o distacco, percepito come vuoto o assenza di sentimento. Questi meccanismi non indicano necessariamente una mancanza d’amore, ma spesso rappresentano una risposta difensiva che cerca di proteggere da vissuti con radici antiche e profonde.
Il percorso di terapia e la consulenza psicologica possono aiutarla a dare senso a questi vissuti, comprendere i meccanismi di protezione che si attivano e accompagnarla nel tempo verso una maggiore integrazione tra bisogno di sicurezza e desiderio di vicinanza, senza forzarsi a decisioni che rischierebbero di lasciare fuori una parte importante di sé.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Gentilissima, i vissuti che descrive sono comprensibili e meritano attenzione. Ciò che emerge dal suo racconto è un’esperienza soggettivamente molto intensa e destabilizzante: da un lato la consapevolezza razionale dell’importanza affettiva di questa relazione, dall’altro la comparsa improvvisa di sensazioni di distacco, “spegnimento” emotivo e freddezza, che ,come giustamente osserva, non restano solo sul piano mentale, ma coinvolgono anche il corpo.
È importante sottolineare, innanzitutto, che il fatto di essere già inserita in un percorso psicologico rappresenta una risorsa fondamentale. Proprio perché questa relazione per lei è significativa, i vissuti di distanza e confusione che sta attraversando non vanno banalizzati né interpretati in modo affrettato, ma ascoltati e compresi con cura.
Premesso che, attraverso un messaggio, non è possibile cogliere in modo esaustivo la complessità della sua esperienza e del suo funzionamento emotivo-relazionale, da ciò che racconta sembra emergere un elemento centrale: l’avvicinamento affettivo e relazionale del suo partner, soprattutto in una fase di maggiore prossimità e in vista della convivenza, appare come qualcosa che, invece di rassicurarla, la destabilizza profondamente.
Lei stessa sottolinea un aspetto molto significativo: razionalmente sente di amare il suo compagno, ma emotivamente qualcosa sembra “non seguirla”. Questo scollamento tra mente, emozioni e corpo è un’esperienza frequente nelle persone che hanno una storia relazionale interna segnata da ansia, paura dell’abbandono e modelli affettivi incoerenti o traumatici.
E’ infatti molto pertinente il collegamento che fa con la sua storia familiare. Crescere in un contesto in cui l’amore è stato associato a conflitti, tradimenti, violenza e instabilità può rendere difficile, in età adulta, riconoscere e tollerare un legame affettivo stabile, prevedibile e “calmo”. In questi casi, ciò che è tranquillo e continuo può risultare estraneo, persino disturbante, mentre l’ansia e l’allerta emotiva diventano paradossalmente stati conosciuti e quindi più “familiari”.
Da questa prospettiva, la sensazione di vuoto o di noia che descrive potrebbe non indicare necessariamente una reale mancanza di sentimento, ma piuttosto l’attivazione di un conflitto interno legato alla vicinanza emotiva: quando l’altro è presente, accudente e affidabile, possono emergere paure profonde legate alla perdita, alla dipendenza affettiva, alla vulnerabilità o alla dissoluzione dei propri confini identitari.
È altrettanto importante riconoscere che, in ultima analisi, solo lei potrà arrivare a una comprensione autentica di ciò che sta vivendo. Nessuno dall’esterno può stabilire se si tratti di una difficoltà legata alla paura dell’intimità o di un reale cambiamento del sentimento. Questo discernimento richiede tempo, ascolto interno e uno spazio protetto di riflessione.
Il lavoro che sta portando avanti in terapia potrà certamente accompagnarla proprio in questo processo di chiarificazione: aiutarla a dare senso a questi vissuti, a comprendere come si organizzano le sue relazioni affettive e a riconoscere i meccanismi, spesso automatici e inconsapevoli, che possono portarla, come lei stessa dice, a “sabotare” i legami quando diventano profondi e significativi.
Concludo dicendo che può essere utile ricordarsi che attraversare fasi di confusione emotiva non equivale automaticamente a una verità definitiva sui propri sentimenti. A volte sono segnali di un passaggio evolutivo interno, che chiede di essere compreso prima di essere giudicato.
È importante sottolineare, innanzitutto, che il fatto di essere già inserita in un percorso psicologico rappresenta una risorsa fondamentale. Proprio perché questa relazione per lei è significativa, i vissuti di distanza e confusione che sta attraversando non vanno banalizzati né interpretati in modo affrettato, ma ascoltati e compresi con cura.
Premesso che, attraverso un messaggio, non è possibile cogliere in modo esaustivo la complessità della sua esperienza e del suo funzionamento emotivo-relazionale, da ciò che racconta sembra emergere un elemento centrale: l’avvicinamento affettivo e relazionale del suo partner, soprattutto in una fase di maggiore prossimità e in vista della convivenza, appare come qualcosa che, invece di rassicurarla, la destabilizza profondamente.
Lei stessa sottolinea un aspetto molto significativo: razionalmente sente di amare il suo compagno, ma emotivamente qualcosa sembra “non seguirla”. Questo scollamento tra mente, emozioni e corpo è un’esperienza frequente nelle persone che hanno una storia relazionale interna segnata da ansia, paura dell’abbandono e modelli affettivi incoerenti o traumatici.
E’ infatti molto pertinente il collegamento che fa con la sua storia familiare. Crescere in un contesto in cui l’amore è stato associato a conflitti, tradimenti, violenza e instabilità può rendere difficile, in età adulta, riconoscere e tollerare un legame affettivo stabile, prevedibile e “calmo”. In questi casi, ciò che è tranquillo e continuo può risultare estraneo, persino disturbante, mentre l’ansia e l’allerta emotiva diventano paradossalmente stati conosciuti e quindi più “familiari”.
Da questa prospettiva, la sensazione di vuoto o di noia che descrive potrebbe non indicare necessariamente una reale mancanza di sentimento, ma piuttosto l’attivazione di un conflitto interno legato alla vicinanza emotiva: quando l’altro è presente, accudente e affidabile, possono emergere paure profonde legate alla perdita, alla dipendenza affettiva, alla vulnerabilità o alla dissoluzione dei propri confini identitari.
È altrettanto importante riconoscere che, in ultima analisi, solo lei potrà arrivare a una comprensione autentica di ciò che sta vivendo. Nessuno dall’esterno può stabilire se si tratti di una difficoltà legata alla paura dell’intimità o di un reale cambiamento del sentimento. Questo discernimento richiede tempo, ascolto interno e uno spazio protetto di riflessione.
Il lavoro che sta portando avanti in terapia potrà certamente accompagnarla proprio in questo processo di chiarificazione: aiutarla a dare senso a questi vissuti, a comprendere come si organizzano le sue relazioni affettive e a riconoscere i meccanismi, spesso automatici e inconsapevoli, che possono portarla, come lei stessa dice, a “sabotare” i legami quando diventano profondi e significativi.
Concludo dicendo che può essere utile ricordarsi che attraversare fasi di confusione emotiva non equivale automaticamente a una verità definitiva sui propri sentimenti. A volte sono segnali di un passaggio evolutivo interno, che chiede di essere compreso prima di essere giudicato.
Ciao, quello che descrivi somiglia molto a un blackout emotivo difensivo. Quando una relazione diventa stabile e sicura, chi è abituato all'ansia e al conflitto (come nel tuo modello familiare) può percepire la calma come una minaccia o come noia. Il fatto che accada proprio ora, vicino alla convivenza, suggerisce che la tua mente stia alzando un muro per proteggerti dalla vulnerabilità. Se l'amore è stato associato al caos, la stabilità spaventa e il corpo si spegne per non sentire il rischio del legame profondo. Non è necessariamente fine del sentimento, ma un sabotaggio ansioso. Ti suggerisco di integrare il tuo percorso con un focus sulla Teoria dell'Attaccamento e sulla regolazione del sistema nervoso, per imparare a tollerare la noia della sicurezza senza scambiarla per disinteresse.
Salve, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa. La ringrazio per la fiducia nel condividere questo vissuto così denso e carico di angoscia. È comprensibile che il persistere di questa sensazione di vuoto per cinque giorni le provochi spavento, ma vorrei aiutarla a guardare questo fenomeno attraverso una lente clinica che possa restituirle un senso di controllo.
Quello che lei descrive come un improvviso "spegnimento" non è indicativo della fine del sentimento, bensì di un massiccio meccanismo di difesa del suo sistema psichico. Nella dinamica dell'attaccamento, quando una persona con una storia di instabilità familiare si avvicina a un traguardo di massima vulnerabilità — come la convivenza — scatta spesso quella che chiamiamo "anestesia emotiva". Lei sta vivendo un paradosso tipico: la stabilità e la presenza costante del suo compagno, non essendo cariche di quell'adrenalina legata all'ansia e alla paura dell'abbandono a cui lei è abituata, vengono interpretate dal suo cervello come "assenza di segnale". In altre parole, lei ha imparato a confondere l'amore con l'iper-attivazione ansiosa; venendo meno l'allerta, il suo sistema percepisce un vuoto che scambia per disinteresse.
La "nausea" o il fastidio che prova di fronte alla dolcezza sono elementi clinici molto chiari. Poiché il suo modello primario ha associato il legame al conflitto e al tradimento, la tenerezza pura viene percepita internamente come qualcosa di minaccioso, di non autentico o di pericoloso, perché la espone al rischio di un affidamento totale. Il fatto che lei si senta spenta proprio ora che lui è più presente suggerisce che la sua mente stia attuando un sabotaggio preventivo: si scollega dal sentire per proteggerla da un possibile dolore futuro. È un modo per riprendere il controllo: "se smetto di sentire io, non potrai più ferirmi tu".
Questa "calma" che le sembra noia è in realtà il primo vero approccio a un legame sicuro, ma per chi ha vissuto nel caos, la sicurezza non è rilassante, è aliena. Il fatto che lei non abbia voglia di abbracciarlo è una reazione somatica di protezione; il corpo sta chiudendo i confini per gestire l'eccesso di vicinanza delle feste e la pressione del cambiamento imminente. Non si tratta di una verità definitiva sul suo rapporto, ma di un sintomo acuto di stress da attaccamento.
La invito a osservare questa sensazione senza cercare di forzare un'emozione che in questo momento è bloccata sotto una coltre di difesa. Il suo "sapere" razionale è la sua ancora attuale: si fidi di quello che sa, mentre il suo "sentire" è temporaneamente inibito dalla paura della vulnerabilità. È una fase transitoria che accade frequentemente quando si cerca di passare da un amore basato sull'ansia a un amore basato sulla stabilità.
Quello che lei descrive come un improvviso "spegnimento" non è indicativo della fine del sentimento, bensì di un massiccio meccanismo di difesa del suo sistema psichico. Nella dinamica dell'attaccamento, quando una persona con una storia di instabilità familiare si avvicina a un traguardo di massima vulnerabilità — come la convivenza — scatta spesso quella che chiamiamo "anestesia emotiva". Lei sta vivendo un paradosso tipico: la stabilità e la presenza costante del suo compagno, non essendo cariche di quell'adrenalina legata all'ansia e alla paura dell'abbandono a cui lei è abituata, vengono interpretate dal suo cervello come "assenza di segnale". In altre parole, lei ha imparato a confondere l'amore con l'iper-attivazione ansiosa; venendo meno l'allerta, il suo sistema percepisce un vuoto che scambia per disinteresse.
La "nausea" o il fastidio che prova di fronte alla dolcezza sono elementi clinici molto chiari. Poiché il suo modello primario ha associato il legame al conflitto e al tradimento, la tenerezza pura viene percepita internamente come qualcosa di minaccioso, di non autentico o di pericoloso, perché la espone al rischio di un affidamento totale. Il fatto che lei si senta spenta proprio ora che lui è più presente suggerisce che la sua mente stia attuando un sabotaggio preventivo: si scollega dal sentire per proteggerla da un possibile dolore futuro. È un modo per riprendere il controllo: "se smetto di sentire io, non potrai più ferirmi tu".
Questa "calma" che le sembra noia è in realtà il primo vero approccio a un legame sicuro, ma per chi ha vissuto nel caos, la sicurezza non è rilassante, è aliena. Il fatto che lei non abbia voglia di abbracciarlo è una reazione somatica di protezione; il corpo sta chiudendo i confini per gestire l'eccesso di vicinanza delle feste e la pressione del cambiamento imminente. Non si tratta di una verità definitiva sul suo rapporto, ma di un sintomo acuto di stress da attaccamento.
La invito a osservare questa sensazione senza cercare di forzare un'emozione che in questo momento è bloccata sotto una coltre di difesa. Il suo "sapere" razionale è la sua ancora attuale: si fidi di quello che sa, mentre il suo "sentire" è temporaneamente inibito dalla paura della vulnerabilità. È una fase transitoria che accade frequentemente quando si cerca di passare da un amore basato sull'ansia a un amore basato sulla stabilità.
La ringrazio per aver scritto con tanta sincerità: quello che descrive è doloroso, spaventante e può davvero far sentire “sbagliate” o fuori controllo. Vorrei dirle subito una cosa importante: ciò che sta vivendo, per quanto angosciante, **ha un senso psicologico** e non è affatto raro in persone con una storia affettiva come la sua.
La sensazione di “spegnimento” improvviso, di vuoto emotivo, di distanza dal partner, soprattutto quando la relazione diventa più intensa, continua o si avvicina a un passaggio importante come la convivenza, spesso **non è assenza di amore**, ma una **reazione di protezione**. È come se il suo sistema emotivo, abituato per anni a vivere l’amore insieme all’ansia, alla paura, all’instabilità, andasse in allarme proprio quando finalmente c’è presenza, calma, continuità.
Lei lo dice molto chiaramente: è sempre stata una persona ansiosa nella relazione, con una forte paura dell’abbandono. In questo senso, l’ansia è diventata una sorta di “territorio conosciuto”. Quando l’altro è lontano, l’ansia tiene il legame vivo; quando l’altro è molto presente, dolce, stabile, **viene meno quella tensione a cui il suo sistema nervoso è abituato**, e può comparire una sensazione di vuoto, di noia, di distacco, persino di repulsione. Non perché l’amore non ci sia, ma perché non assomiglia all’amore che ha imparato a conoscere.
La storia familiare che racconta è molto significativa. Crescere in un clima di conflitto, tradimenti, instabilità e violenza insegna implicitamente che l’amore è qualcosa che fa male, che è imprevedibile, che alterna momenti intensi a rotture traumatiche. In questo contesto, la dolcezza e la calma possono risultare estranee, persino disturbanti. Quella sensazione di nausea o fastidio davanti alla tenerezza dei suoi genitori oggi è un indizio importante: non parla di Lei come persona, ma del modello affettivo che ha interiorizzato.
Rispetto ai suoi dubbi, vorrei aiutarla a fare una distinzione fondamentale.
Il **sentimento** non è un’emozione costante e intensa, né una sensazione corporea sempre calda e presente. L’amore adulto attraversa fasi di silenzio emotivo, di minor attivazione, soprattutto quando subentra la stabilità. Ciò che invece descrive Lei ha più le caratteristiche di una **risposta dissociativa o di “congelamento” emotivo**: la mente dice “so che lo amo”, ma il corpo si spegne. Questo accade spesso quando l’intimità diventa più profonda e il rischio di affidarsi aumenta.
Il fatto che episodi simili le siano già successi in passato, anche se più brevi, va nella stessa direzione: non è qualcosa che nasce oggi, ma un suo modo di reagire alla vicinanza emotiva. Inoltre, il contesto di questi giorni è molto attivante: feste senza pause, tanta convivenza improvvisa, la prospettiva concreta di un cambiamento di vita. Tutti elementi che possono aver fatto “saltare” un equilibrio interno già fragile.
Capisco quanto sia spaventoso chiedersi se non si ami più una persona che si ama. Ma le direi di fare molta attenzione a non prendere decisioni o trarre conclusioni **mentre è in questo stato di allarme emotivo**. L’amore non si misura nei giorni di spegnimento, ma nella storia, nei valori condivisi, nella scelta quotidiana quando l’onda emotiva si abbassa.
Sta già facendo un lavoro molto importante in terapia, e ciò che sta vivendo ora è perfettamente coerente con il tema che sta affrontando: la paura dell’amore, della stabilità, della vulnerabilità. Porti esattamente questo alla sua psicologa, senza censurare nulla, soprattutto la paura di aver “perso” il sentimento. Non è un fallimento del percorso, ma un passaggio cruciale.
Nel frattempo, se posso lasciarle un piccolo appiglio: non si sforzi di “sentire” qualcosa, non si obblighi al contatto fisico se ora le risulta difficile, e soprattutto non si giudichi. Questo spegnimento non è un verdetto, è un segnale. E i segnali, in terapia, servono per essere ascoltati, non per essere temuti.
Non è sola, e non è rotta. Sta imparando, forse per la prima volta, cosa significa un amore che non fa male. E questo, paradossalmente, può fare molta paura. Rimango a disposizione, un caro saluto!
La sensazione di “spegnimento” improvviso, di vuoto emotivo, di distanza dal partner, soprattutto quando la relazione diventa più intensa, continua o si avvicina a un passaggio importante come la convivenza, spesso **non è assenza di amore**, ma una **reazione di protezione**. È come se il suo sistema emotivo, abituato per anni a vivere l’amore insieme all’ansia, alla paura, all’instabilità, andasse in allarme proprio quando finalmente c’è presenza, calma, continuità.
Lei lo dice molto chiaramente: è sempre stata una persona ansiosa nella relazione, con una forte paura dell’abbandono. In questo senso, l’ansia è diventata una sorta di “territorio conosciuto”. Quando l’altro è lontano, l’ansia tiene il legame vivo; quando l’altro è molto presente, dolce, stabile, **viene meno quella tensione a cui il suo sistema nervoso è abituato**, e può comparire una sensazione di vuoto, di noia, di distacco, persino di repulsione. Non perché l’amore non ci sia, ma perché non assomiglia all’amore che ha imparato a conoscere.
La storia familiare che racconta è molto significativa. Crescere in un clima di conflitto, tradimenti, instabilità e violenza insegna implicitamente che l’amore è qualcosa che fa male, che è imprevedibile, che alterna momenti intensi a rotture traumatiche. In questo contesto, la dolcezza e la calma possono risultare estranee, persino disturbanti. Quella sensazione di nausea o fastidio davanti alla tenerezza dei suoi genitori oggi è un indizio importante: non parla di Lei come persona, ma del modello affettivo che ha interiorizzato.
Rispetto ai suoi dubbi, vorrei aiutarla a fare una distinzione fondamentale.
Il **sentimento** non è un’emozione costante e intensa, né una sensazione corporea sempre calda e presente. L’amore adulto attraversa fasi di silenzio emotivo, di minor attivazione, soprattutto quando subentra la stabilità. Ciò che invece descrive Lei ha più le caratteristiche di una **risposta dissociativa o di “congelamento” emotivo**: la mente dice “so che lo amo”, ma il corpo si spegne. Questo accade spesso quando l’intimità diventa più profonda e il rischio di affidarsi aumenta.
Il fatto che episodi simili le siano già successi in passato, anche se più brevi, va nella stessa direzione: non è qualcosa che nasce oggi, ma un suo modo di reagire alla vicinanza emotiva. Inoltre, il contesto di questi giorni è molto attivante: feste senza pause, tanta convivenza improvvisa, la prospettiva concreta di un cambiamento di vita. Tutti elementi che possono aver fatto “saltare” un equilibrio interno già fragile.
Capisco quanto sia spaventoso chiedersi se non si ami più una persona che si ama. Ma le direi di fare molta attenzione a non prendere decisioni o trarre conclusioni **mentre è in questo stato di allarme emotivo**. L’amore non si misura nei giorni di spegnimento, ma nella storia, nei valori condivisi, nella scelta quotidiana quando l’onda emotiva si abbassa.
Sta già facendo un lavoro molto importante in terapia, e ciò che sta vivendo ora è perfettamente coerente con il tema che sta affrontando: la paura dell’amore, della stabilità, della vulnerabilità. Porti esattamente questo alla sua psicologa, senza censurare nulla, soprattutto la paura di aver “perso” il sentimento. Non è un fallimento del percorso, ma un passaggio cruciale.
Nel frattempo, se posso lasciarle un piccolo appiglio: non si sforzi di “sentire” qualcosa, non si obblighi al contatto fisico se ora le risulta difficile, e soprattutto non si giudichi. Questo spegnimento non è un verdetto, è un segnale. E i segnali, in terapia, servono per essere ascoltati, non per essere temuti.
Non è sola, e non è rotta. Sta imparando, forse per la prima volta, cosa significa un amore che non fa male. E questo, paradossalmente, può fare molta paura. Rimango a disposizione, un caro saluto!
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità quello che sta vivendo. Comprendo quanto possa essere spaventante e confusionario sentirsi improvvisamente "spenta" in una relazione che razionalmente sa essere importante per lei.
Quello che descrive è molto significativo e mostra una buona consapevolezza di sé: sta già riflettendo sul fatto che la calma e la stabilità possano essere scambiate per noia, che l'assenza di ansia possa confonderla, che il modello di relazione che ha conosciuto in famiglia sia molto diverso da quello che sta vivendo ora. Queste sono osservazioni preziose.
Le emozioni che prova in questi giorni meritano di essere ascoltate senza giudizio. Il fatto che si senta "vuota" o "distante" proprio in un momento di grande vicinanza e stabilità, e proprio mentre vi preparate alla convivenza, potrebbe dirle qualcosa di importante su come reagisce quando una relazione diventa più concreta e impegnativa.
A volte la nostra mente e il nostro corpo reagiscono a ciò che percepiscono come una minaccia, anche quando razionalmente sappiamo che non lo è.
La domanda che si pone è molto onesta: è amore calmo o è davvero un calo di sentimento? Non posso darle una risposta definitiva a questa domanda, perché solo lei, nel tempo e con l'aiuto del suo percorso terapeutico, potrà comprenderlo davvero.
Quello che posso dirle è che è importante non prendere decisioni affrettate in questo momento di confusione, e che portare tutto questo alla sua psicologa la prossima settimana sarà fondamentale.
Nel frattempo, provi a osservare cosa succede dentro di lei senza forzarsi a sentire o a non sentire. Le sensazioni possono fluttuare, e questo non significa necessariamente che il sentimento sia sparito per sempre.
La aspetto se desidera continuare a confrontarsi.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Veronica Moderana
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità quello che sta vivendo. Comprendo quanto possa essere spaventante e confusionario sentirsi improvvisamente "spenta" in una relazione che razionalmente sa essere importante per lei.
Quello che descrive è molto significativo e mostra una buona consapevolezza di sé: sta già riflettendo sul fatto che la calma e la stabilità possano essere scambiate per noia, che l'assenza di ansia possa confonderla, che il modello di relazione che ha conosciuto in famiglia sia molto diverso da quello che sta vivendo ora. Queste sono osservazioni preziose.
Le emozioni che prova in questi giorni meritano di essere ascoltate senza giudizio. Il fatto che si senta "vuota" o "distante" proprio in un momento di grande vicinanza e stabilità, e proprio mentre vi preparate alla convivenza, potrebbe dirle qualcosa di importante su come reagisce quando una relazione diventa più concreta e impegnativa.
A volte la nostra mente e il nostro corpo reagiscono a ciò che percepiscono come una minaccia, anche quando razionalmente sappiamo che non lo è.
La domanda che si pone è molto onesta: è amore calmo o è davvero un calo di sentimento? Non posso darle una risposta definitiva a questa domanda, perché solo lei, nel tempo e con l'aiuto del suo percorso terapeutico, potrà comprenderlo davvero.
Quello che posso dirle è che è importante non prendere decisioni affrettate in questo momento di confusione, e che portare tutto questo alla sua psicologa la prossima settimana sarà fondamentale.
Nel frattempo, provi a osservare cosa succede dentro di lei senza forzarsi a sentire o a non sentire. Le sensazioni possono fluttuare, e questo non significa necessariamente che il sentimento sia sparito per sempre.
La aspetto se desidera continuare a confrontarsi.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Veronica Moderana
Da ciò che lei racconta, il suo vissuto è comprensibile e coerente con il lavoro di consapevolezza che sta già svolgendo. Quando una relazione diventa più stabile, presente e significativa, come accade ora con l’idea della convivenza, può attivarsi una risposta di difesa: invece di sentire maggiore vicinanza, il corpo e le emozioni possono “spegnersi” per proteggersi dalla paura di affidarsi, di dipendere, di poter perdere. Questo non significa automaticamente che l’amore sia finito.
Lei coglie un punto molto importante. Se si cresce in un contesto in cui l’amore è stato instabile, conflittuale o doloroso, la calma può risultare estranea o persino minacciosa, e venire scambiata per noia o assenza di sentimento. In questi momenti la mente cerca certezze immediate (“lo amo o no?”), ma le emozioni seguono tempi diversi e possono attraversare fasi di chiusura senza definire il valore della relazione.
È fondamentale che non affronti tutto questo da sola. In situazioni come questa è assolutamente legittimo scrivere alla sua psicologa e condividere ciò che sta vivendo, anche tra una seduta e l’altra. Il percorso che ha intrapreso è una risorsa importante, alcune dinamiche cambiano con il tempo e la continuità del lavoro terapeutico, non forzandosi a “sentire” qualcosa. È possibile che la paura della convivenza stia attivando una reazione di allontanamento e anestesia emotiva. Avere fiducia nel percorso che sta facendo è essenziale. Il fatto che riesca a osservarsi con questa lucidità è già un segnale di cambiamento. Con il giusto supporto, queste sensazioni possono essere comprese e attraversate, senza decisioni affrettate e senza giudizio verso sé stessa.
Lei coglie un punto molto importante. Se si cresce in un contesto in cui l’amore è stato instabile, conflittuale o doloroso, la calma può risultare estranea o persino minacciosa, e venire scambiata per noia o assenza di sentimento. In questi momenti la mente cerca certezze immediate (“lo amo o no?”), ma le emozioni seguono tempi diversi e possono attraversare fasi di chiusura senza definire il valore della relazione.
È fondamentale che non affronti tutto questo da sola. In situazioni come questa è assolutamente legittimo scrivere alla sua psicologa e condividere ciò che sta vivendo, anche tra una seduta e l’altra. Il percorso che ha intrapreso è una risorsa importante, alcune dinamiche cambiano con il tempo e la continuità del lavoro terapeutico, non forzandosi a “sentire” qualcosa. È possibile che la paura della convivenza stia attivando una reazione di allontanamento e anestesia emotiva. Avere fiducia nel percorso che sta facendo è essenziale. Il fatto che riesca a osservarsi con questa lucidità è già un segnale di cambiamento. Con il giusto supporto, queste sensazioni possono essere comprese e attraversate, senza decisioni affrettate e senza giudizio verso sé stessa.
Ciao,
quello che descrivi è molto intenso e comprensibile, e si sente quanto tu stia soffrendo dentro questa confusione. Provo a risponderti con calma, mettendo un po’ di ordine, perché quello che vivi non è raro né assurdo, anche se ora fa molta paura.
Prima cosa importante: un sentimento non si spegne davvero da un giorno all’altro senza lasciare tracce. Quello che descrivi assomiglia molto di più a uno stato di “shutdown emotivo”, una sorta di anestesia interna che spesso arriva quando l’ansia è stata alta a lungo o quando ci si avvicina a qualcosa di molto significativo (come la convivenza).
Tu stessa dai già delle chiavi fondamentali:
* hai una forte paura dell’abbandono
* vivi da sempre l’amore associato ad attivazione, tensione, allerta
* vieni da un modello familiare in cui l’amore era instabile, caotico, doloroso
* quando la relazione diventa stabile, sicura e profonda, qualcosa dentro di te si spaventa.
In questo senso sì: è assolutamente possibile confondere la calma con la noia, soprattutto se il tuo sistema emotivo è cresciuto nell’idea che l’amore “vero” sia quello che fa stare in ansia, che tiene sulle spine, che non dà mai sicurezza piena.
Quando improvvisamente c’è presenza, continuità, dolcezza, il corpo può reagire dicendo: “attenzione, è pericoloso affidarsi”. E allora non aumenta l’ansia… ma succede l’opposto: si spegne.
Quella sensazione di vuoto, di distanza, di “non sento niente” è spesso una difesa, non una verità sul sentimento. È come se una parte di te dicesse: “Se non sento, non rischio”.
Il fatto che:
* razionalmente tu sappia di amarlo
* in passato questi stati siano già comparsi e poi rientrati
* uno di questi giorni tu ti sia “riaccesa” anche solo per poco
sono tutti segnali importanti. Non dimostrano che devi restare per forza nella relazione, ma indicano che l’amore non sia finito.
E infine, ciò che dici sui tuoi genitori è molto significativo:
se la dolcezza oggi ti provoca quasi fastidio o nausea, non è perché sia sbagliata, ma perché non è familiare. Il corpo tende a riconoscere come “normale” ciò che conosce, anche se fa male. La calma, invece, può sembrare estranea, vuota, persino inquietante.
Per ora, alcune cose importanti:
* Non prendere decisioni adesso: sei in uno stato emotivo alterato
* Non forzarti a “sentire qualcosa”: più cerchi di controllare, più il vuoto si irrigidisce
* Continua a osservare questo stato come stai già facendo, senza giudicarti
* Appoggiati al fatto che sei già in terapia e che stai lavorando esattamente su questi temi
Hai fatto benissimo a scrivere e a “buttare fuori”. Ora non sei sola con questi pensieri. Quando rivedrai la tua psicologa, avrai tantissimo materiale prezioso da portare: quello che stai vivendo è difficile, ma anche molto trasformativo.
quello che descrivi è molto intenso e comprensibile, e si sente quanto tu stia soffrendo dentro questa confusione. Provo a risponderti con calma, mettendo un po’ di ordine, perché quello che vivi non è raro né assurdo, anche se ora fa molta paura.
Prima cosa importante: un sentimento non si spegne davvero da un giorno all’altro senza lasciare tracce. Quello che descrivi assomiglia molto di più a uno stato di “shutdown emotivo”, una sorta di anestesia interna che spesso arriva quando l’ansia è stata alta a lungo o quando ci si avvicina a qualcosa di molto significativo (come la convivenza).
Tu stessa dai già delle chiavi fondamentali:
* hai una forte paura dell’abbandono
* vivi da sempre l’amore associato ad attivazione, tensione, allerta
* vieni da un modello familiare in cui l’amore era instabile, caotico, doloroso
* quando la relazione diventa stabile, sicura e profonda, qualcosa dentro di te si spaventa.
In questo senso sì: è assolutamente possibile confondere la calma con la noia, soprattutto se il tuo sistema emotivo è cresciuto nell’idea che l’amore “vero” sia quello che fa stare in ansia, che tiene sulle spine, che non dà mai sicurezza piena.
Quando improvvisamente c’è presenza, continuità, dolcezza, il corpo può reagire dicendo: “attenzione, è pericoloso affidarsi”. E allora non aumenta l’ansia… ma succede l’opposto: si spegne.
Quella sensazione di vuoto, di distanza, di “non sento niente” è spesso una difesa, non una verità sul sentimento. È come se una parte di te dicesse: “Se non sento, non rischio”.
Il fatto che:
* razionalmente tu sappia di amarlo
* in passato questi stati siano già comparsi e poi rientrati
* uno di questi giorni tu ti sia “riaccesa” anche solo per poco
sono tutti segnali importanti. Non dimostrano che devi restare per forza nella relazione, ma indicano che l’amore non sia finito.
E infine, ciò che dici sui tuoi genitori è molto significativo:
se la dolcezza oggi ti provoca quasi fastidio o nausea, non è perché sia sbagliata, ma perché non è familiare. Il corpo tende a riconoscere come “normale” ciò che conosce, anche se fa male. La calma, invece, può sembrare estranea, vuota, persino inquietante.
Per ora, alcune cose importanti:
* Non prendere decisioni adesso: sei in uno stato emotivo alterato
* Non forzarti a “sentire qualcosa”: più cerchi di controllare, più il vuoto si irrigidisce
* Continua a osservare questo stato come stai già facendo, senza giudicarti
* Appoggiati al fatto che sei già in terapia e che stai lavorando esattamente su questi temi
Hai fatto benissimo a scrivere e a “buttare fuori”. Ora non sei sola con questi pensieri. Quando rivedrai la tua psicologa, avrai tantissimo materiale prezioso da portare: quello che stai vivendo è difficile, ma anche molto trasformativo.
Salve, grazie per aver condiviso la sua storia e le sue emozioni attuali. Quello che descrivi è molto, molto comprensibile. Davvero. E non sei “strana”, né sbagliata. e attraversare un momento delicato o di vuoto, anche in una relazione, capota, ma anche per portarti a far chiarezza dentro di te.
Quando per tanto tempo il tuo sistema emotivo è stato tarato sull’ansia, sulla paura di perdere l’altro, sull’allerta costante, la calma non viene letta come sicurezza… ma come vuoto. È come passare da una stanza sempre rumorosa a un silenzio improvviso: invece di rilassare, mette a disagio.
Quella sensazione che “ti scende qualcosa dentro” quando lui è presente e dolce non è noia nel senso vero del termine. Spesso è:
il tuo sistema nervoso che non è abituato a stare al sicuro
una parte di te che pensa: “Se sto così tranquilla, poi farà più male se succede qualcosa”
la paura che abbassare le difese = perdere il controllo
E il sabotaggio che riconosci (cercare il marcio, creare dubbi, alimentare ansie) non è cattiveria verso di te o verso la relazione:
è una strategia di sopravvivenza che hai imparato per non sentirti troppo vulnerabile.
Parlarne in un percorso di supporto psicologico, apertamente, senza giudizio, può aiutarti ad avere più consapevolezza verso te stessa e le emozioni sottostanti, conoscendo anche parti di te. Resto a disposizione.
Quando per tanto tempo il tuo sistema emotivo è stato tarato sull’ansia, sulla paura di perdere l’altro, sull’allerta costante, la calma non viene letta come sicurezza… ma come vuoto. È come passare da una stanza sempre rumorosa a un silenzio improvviso: invece di rilassare, mette a disagio.
Quella sensazione che “ti scende qualcosa dentro” quando lui è presente e dolce non è noia nel senso vero del termine. Spesso è:
il tuo sistema nervoso che non è abituato a stare al sicuro
una parte di te che pensa: “Se sto così tranquilla, poi farà più male se succede qualcosa”
la paura che abbassare le difese = perdere il controllo
E il sabotaggio che riconosci (cercare il marcio, creare dubbi, alimentare ansie) non è cattiveria verso di te o verso la relazione:
è una strategia di sopravvivenza che hai imparato per non sentirti troppo vulnerabile.
Parlarne in un percorso di supporto psicologico, apertamente, senza giudizio, può aiutarti ad avere più consapevolezza verso te stessa e le emozioni sottostanti, conoscendo anche parti di te. Resto a disposizione.
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibile, e dal suo racconto emergono diversi elementi importanti.
Innanzitutto è utile distinguere tra sentimenti ed emozioni: i sentimenti profondi non si “spengono” da un giorno all’altro, mentre le emozioni e le sensazioni corporee possono variare rapidamente, soprattutto in momenti di cambiamento, stress o forte attivazione interna. Il fatto che questa sensazione sia comparsa improvvisamente, che in passato sia già accaduto (seppur per periodi più brevi) e che a tratti torni una percezione di normalità, fa pensare più a un meccanismo di difesa che a una reale perdita del sentimento.
Nel suo caso sembra esserci una lunga storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, unita a un modello affettivo familiare molto instabile e traumatico. Quando per anni si è associato l’amore a tensione, conflitto, imprevedibilità e allerta costante, una relazione sana, presente e stabile può risultare paradossalmente “estranea”, persino disturbante. La calma può essere confusa con la noia, non perché manchi l’amore, ma perché il sistema emotivo è abituato a funzionare sull’ansia. Quando l’ansia si abbassa, può comparire una sensazione di vuoto, di “spento”, che spaventa molto.
Anche la prospettiva della convivenza è un passaggio cruciale: rappresenta vicinanza, scelta, stabilità, ma anche perdita di controllo e maggiore vulnerabilità. In persone con paura dell’abbandono questo può attivare inconsciamente una spinta alla fuga o al sabotaggio, attraverso dubbi, distacco emotivo, anestesia affettiva. È come se una parte cercasse di proteggersi: “se non sento, non rischio”.
Il fatto che lei razionalmente riconosca l’importanza del legame, mentre emotivamente si sente bloccata o distante, è molto coerente con questi funzionamenti e non è affatto raro. Inoltre, l’assenza temporanea della sua psicologa e il periodo festivo, che spesso amplifica vissuti interni, possono aver contribuito ad aumentare la confusione.
Alla domanda “non lo amo più o non riconosco un amore calmo?” non è possibile rispondere in modo netto in questo momento, soprattutto mentre è così attivata emotivamente. Prendere decisioni o trarre conclusioni definitive quando si è in uno stato di anestesia o ansia intensa rischia di essere fuorviante. È molto più utile dare senso a ciò che sta accadendo, come state già facendo nel suo percorso, e comprendere come la sua storia affettiva influenzi il modo in cui vive l’intimità e la stabilità.
Il consiglio è di non forzarsi a “sentire” qualcosa, né di interpretare questi giorni come una verità definitiva sulla relazione, ma di approfondire con uno specialista ciò che questa “spenta” rappresenta per lei: una difesa, una paura, un passaggio evolutivo, o un segnale da ascoltare con calma. Il lavoro che sta facendo in terapia va proprio in questa direzione ed è lo spazio più adeguato per affrontare questi vissuti con continuità e sicurezza.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibile, e dal suo racconto emergono diversi elementi importanti.
Innanzitutto è utile distinguere tra sentimenti ed emozioni: i sentimenti profondi non si “spengono” da un giorno all’altro, mentre le emozioni e le sensazioni corporee possono variare rapidamente, soprattutto in momenti di cambiamento, stress o forte attivazione interna. Il fatto che questa sensazione sia comparsa improvvisamente, che in passato sia già accaduto (seppur per periodi più brevi) e che a tratti torni una percezione di normalità, fa pensare più a un meccanismo di difesa che a una reale perdita del sentimento.
Nel suo caso sembra esserci una lunga storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, unita a un modello affettivo familiare molto instabile e traumatico. Quando per anni si è associato l’amore a tensione, conflitto, imprevedibilità e allerta costante, una relazione sana, presente e stabile può risultare paradossalmente “estranea”, persino disturbante. La calma può essere confusa con la noia, non perché manchi l’amore, ma perché il sistema emotivo è abituato a funzionare sull’ansia. Quando l’ansia si abbassa, può comparire una sensazione di vuoto, di “spento”, che spaventa molto.
Anche la prospettiva della convivenza è un passaggio cruciale: rappresenta vicinanza, scelta, stabilità, ma anche perdita di controllo e maggiore vulnerabilità. In persone con paura dell’abbandono questo può attivare inconsciamente una spinta alla fuga o al sabotaggio, attraverso dubbi, distacco emotivo, anestesia affettiva. È come se una parte cercasse di proteggersi: “se non sento, non rischio”.
Il fatto che lei razionalmente riconosca l’importanza del legame, mentre emotivamente si sente bloccata o distante, è molto coerente con questi funzionamenti e non è affatto raro. Inoltre, l’assenza temporanea della sua psicologa e il periodo festivo, che spesso amplifica vissuti interni, possono aver contribuito ad aumentare la confusione.
Alla domanda “non lo amo più o non riconosco un amore calmo?” non è possibile rispondere in modo netto in questo momento, soprattutto mentre è così attivata emotivamente. Prendere decisioni o trarre conclusioni definitive quando si è in uno stato di anestesia o ansia intensa rischia di essere fuorviante. È molto più utile dare senso a ciò che sta accadendo, come state già facendo nel suo percorso, e comprendere come la sua storia affettiva influenzi il modo in cui vive l’intimità e la stabilità.
Il consiglio è di non forzarsi a “sentire” qualcosa, né di interpretare questi giorni come una verità definitiva sulla relazione, ma di approfondire con uno specialista ciò che questa “spenta” rappresenta per lei: una difesa, una paura, un passaggio evolutivo, o un segnale da ascoltare con calma. Il lavoro che sta facendo in terapia va proprio in questa direzione ed è lo spazio più adeguato per affrontare questi vissuti con continuità e sicurezza.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ciao, quello che descrivi è un vissuto molto più comune di quanto si pensi e non indica automaticamente che l’amore sia finito. In molte relazioni stabili può capitare di attraversare fasi in cui ci si sente emotivamente “spenti”, distaccati o confusi, soprattutto in momenti di cambiamento importante come una convivenza imminente o un periodo di forte vicinanza senza pause. Quando il sistema emotivo è abituato a funzionare in uno stato di allerta o di ansia, una maggiore calma può essere percepita come qualcosa di estraneo e persino allarmante. In questi casi la sensazione di vuoto o di assenza di emozioni non va letta come una prova della mancanza di sentimento, ma spesso come una risposta di protezione. Il corpo e la mente, davanti a una relazione che diventa più stabile, profonda e “sicura”, possono attivare meccanismi di difesa per evitare la vulnerabilità, soprattutto se nella propria storia familiare l’amore è stato associato a dolore, conflitti o instabilità. Non sorprende, quindi, che un amore calmo possa essere confuso con noia o disinteresse, mentre l’ansia venga scambiata per passione. Il fatto che tu riconosca razionalmente l’importanza della relazione e che tu stia già lavorando in terapia su temi come la paura dell’abbandono e la difficoltà ad affidarti è un elemento molto significativo. Questi stati emotivi fluttuanti, che vanno e vengono, non sono rari nelle persone con una storia affettiva segnata da insicurezza o modelli relazionali disfunzionali. In momenti di forte presenza dell’altro, come quelli che descrivi, può emergere proprio la tendenza a “spegnere” le emozioni per non sentire troppo. Piuttosto che cercare una risposta immediata alla domanda “lo amo o non lo amo più”, può essere più utile osservare questo momento come una fase di passaggio, senza prendere decisioni affrettate. Continuare il percorso psicologico che hai già iniziato ti aiuterà a distinguere meglio tra calo del sentimento e paura dell’intimità, tra amore e ansia, tra calma e vuoto emotivo. Se questi stati di confusione affettiva diventano frequenti o molto destabilizzanti, un supporto psicologico mirato alle dinamiche di coppia e all’attaccamento può offrire strumenti utili per leggere ciò che stai vivendo e ritrovare maggiore serenità. Se senti che questi dubbi ti stanno facendo soffrire molto, parlarne con un professionista può aiutarti a fare chiarezza, senza giudicarti e senza forzarti a dare subito risposte definitive. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Buonasera, le consiglio di approfondire la questione nel suo percorso di psicoterapia. La sua terapeuta, infatti, avrà imparato a conoscerla e saprà sicuramente aiutarla a mettere a fuoco la questione.
Buonasera, grazie per la sua condivisione.
Da quello che leggo mi arriva che non sia tanto un “sentimento che si spegne”, quanto piuttosto una reazione del sistema emotivo quando la relazione entra in una fase di maggiore stabilità e vicinanza. Nelle relazioni importanti, soprattutto quando si avvicinano passaggi significativi come la convivenza, spesso non è l’amore a fare paura, ma ciò che l’amore comporta: affidarsi, abbassare le difese, diventare più vulnerabili.
Lei stessa coglie un punto centrale quando dice che è abituata a vivere l’amore insieme all’ansia. In molte storie familiari segnate da instabilità, tradimenti, violenza e riavvicinamenti continui, l’ansia diventa una sorta di linguaggio affettivo appreso. Il corpo impara che l’intensità, la tensione e l’allerta costante sono segnali di “relazione viva”. Quando invece arriva una presenza più continua, prevedibile e calma, il sistema può non riconoscerla come amore, ma leggerla come vuoto, noia o spegnimento. Come se fossero linguaggi differenti.
In quest’ottica, quella sensazione di “spegnimento” può essere vista non come assenza di sentimento, ma come una difesa: una modalità, spesso inconscia, per prendere distanza quando la vicinanza diventa troppo. È come se una parte di lei dicesse: “Qui è serio, qui potrei perdere davvero qualcosa… meglio fermarsi un attimo”.
È molto significativo anche ciò che racconta rispetto ai suoi genitori: la dolcezza tra loro oggi le provoca fastidio. Questo ci dice quanto, nella sua storia, sembra come se la calma non sia stata associata alla sicurezza, ma piuttosto a qualcosa di estraneo, quasi sospetto. In questi casi è comprensibile che il corpo “non segua” subito ciò che la mente riconosce come buono.
Rispetto alla domanda “lo amo davvero o no?”, spesso è utile non cercare una risposta immediata. I sentimenti non sono interruttori che si accendono o spengono da un giorno all’altro; sono processi, influenzati dal contesto, dalle paure, dai passaggi di vita. Il fatto che queste sensazioni siano già comparse in passato, in momenti di maggiore coinvolgimento, e poi siano rientrate, va nella direzione di una dinamica che si riattiva quando la relazione si fa più significativa.
Il lavoro che sta facendo con la sua psicologa sembra molto centrato: imparare a distinguere tra amore e attivazione ansiosa, tra calma e vuoto, tra sicurezza e perdita di sé. Questo richiede tempo, soprattutto quando il corpo ha imparato per anni a funzionare in un altro modo.
Nel frattempo, può essere utile provare a non “misurare” continuamente ciò che sente, e a non forzarsi a provare qualcosa che in questo momento non emerge spontaneamente. A volte, più si cerca di controllare il sentimento, più questo si ritrae. Dare un po’ di spazio anche a questa confusione, senza leggerla subito come una verità definitiva sulla relazione, potrebbe aiutare.
Il fatto che lei si ponga queste domande, che sia in terapia e che riesca a collegare il presente alla sua storia, è già un segnale di grande consapevolezza. Porti tutto questo nel prossimo incontro: non tanto per capire “se lo ama o no”, ma per esplorare che cosa succede dentro di lei quando l’amore diventa stabile.
Da quello che leggo mi arriva che non sia tanto un “sentimento che si spegne”, quanto piuttosto una reazione del sistema emotivo quando la relazione entra in una fase di maggiore stabilità e vicinanza. Nelle relazioni importanti, soprattutto quando si avvicinano passaggi significativi come la convivenza, spesso non è l’amore a fare paura, ma ciò che l’amore comporta: affidarsi, abbassare le difese, diventare più vulnerabili.
Lei stessa coglie un punto centrale quando dice che è abituata a vivere l’amore insieme all’ansia. In molte storie familiari segnate da instabilità, tradimenti, violenza e riavvicinamenti continui, l’ansia diventa una sorta di linguaggio affettivo appreso. Il corpo impara che l’intensità, la tensione e l’allerta costante sono segnali di “relazione viva”. Quando invece arriva una presenza più continua, prevedibile e calma, il sistema può non riconoscerla come amore, ma leggerla come vuoto, noia o spegnimento. Come se fossero linguaggi differenti.
In quest’ottica, quella sensazione di “spegnimento” può essere vista non come assenza di sentimento, ma come una difesa: una modalità, spesso inconscia, per prendere distanza quando la vicinanza diventa troppo. È come se una parte di lei dicesse: “Qui è serio, qui potrei perdere davvero qualcosa… meglio fermarsi un attimo”.
È molto significativo anche ciò che racconta rispetto ai suoi genitori: la dolcezza tra loro oggi le provoca fastidio. Questo ci dice quanto, nella sua storia, sembra come se la calma non sia stata associata alla sicurezza, ma piuttosto a qualcosa di estraneo, quasi sospetto. In questi casi è comprensibile che il corpo “non segua” subito ciò che la mente riconosce come buono.
Rispetto alla domanda “lo amo davvero o no?”, spesso è utile non cercare una risposta immediata. I sentimenti non sono interruttori che si accendono o spengono da un giorno all’altro; sono processi, influenzati dal contesto, dalle paure, dai passaggi di vita. Il fatto che queste sensazioni siano già comparse in passato, in momenti di maggiore coinvolgimento, e poi siano rientrate, va nella direzione di una dinamica che si riattiva quando la relazione si fa più significativa.
Il lavoro che sta facendo con la sua psicologa sembra molto centrato: imparare a distinguere tra amore e attivazione ansiosa, tra calma e vuoto, tra sicurezza e perdita di sé. Questo richiede tempo, soprattutto quando il corpo ha imparato per anni a funzionare in un altro modo.
Nel frattempo, può essere utile provare a non “misurare” continuamente ciò che sente, e a non forzarsi a provare qualcosa che in questo momento non emerge spontaneamente. A volte, più si cerca di controllare il sentimento, più questo si ritrae. Dare un po’ di spazio anche a questa confusione, senza leggerla subito come una verità definitiva sulla relazione, potrebbe aiutare.
Il fatto che lei si ponga queste domande, che sia in terapia e che riesca a collegare il presente alla sua storia, è già un segnale di grande consapevolezza. Porti tutto questo nel prossimo incontro: non tanto per capire “se lo ama o no”, ma per esplorare che cosa succede dentro di lei quando l’amore diventa stabile.
Gentile utente,
da quello che racconta si sente tutta la fatica e lo smarrimento che sta vivendo, ed è comprensibile che questa esperienza la spaventi molto. Quando una persona descrive un cambiamento così improvviso nel proprio stato emotivo, soprattutto all’interno di una relazione importante, il timore più grande è quello di aver smesso di amare. In realtà, però, i sentimenti profondi difficilmente si spengono da un giorno all’altro senza che ci siano delle dinamiche sottostanti.
Ciò che può accadere, soprattutto in chi ha una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, è che in momenti di grande vicinanza emotiva o di passaggi significativi, come la convivenza, il sistema emotivo reagisca mettendo una sorta di “freno”. È come se il corpo e la mente cercassero di proteggersi dalla vulnerabilità, producendo una sensazione di vuoto, distacco o anestesia emotiva. Questo non è necessariamente un segnale di fine del sentimento, ma spesso una risposta difensiva.
Nel suo racconto è molto significativo il fatto che lei riconosca di essere sempre stata abituata a vivere l’amore con una certa dose di ansia, di attesa e di allarme costante. Quando improvvisamente si trova immersa in una relazione più presente, stabile e rassicurante, questa calma può risultare quasi estranea, e venire scambiata per noia o mancanza di sentimento. Se nella storia familiare l’amore è stato associato a tensione, tradimenti, conflitti e instabilità, è comprensibile che un legame più sereno venga percepito come qualcosa di “strano”, persino fastidioso, a livello emotivo e corporeo.
Il fatto che episodi simili le siano già capitati in passato, seppur per periodi più brevi, e che lei stia già lavorando in terapia proprio su queste dinamiche, è un elemento molto importante. Indica che c’è una consapevolezza in crescita e che questa crisi non nasce dal nulla, ma si inserisce in un percorso più ampio.
In momenti come questo è importante cercare, per quanto possibile, di non prendere decisioni affrettate e di non mettersi continuamente alla prova per capire cosa prova. Più si cerca di controllare o analizzare il sentimento, più l’ansia tende ad aumentare e la sensazione di vuoto a intensificarsi. Le emozioni hanno bisogno di tempo e di uno spazio sicuro per riemergere.
Il lavoro che sta facendo con la sua psicologa è sicuramente il contesto più adatto per dare senso a ciò che sta vivendo. Il fatto che questa crisi emerga proprio ora, in una fase di maggiore intimità e di progettualità, non è un segnale che qualcosa sia irrimediabilmente compromesso, ma piuttosto un passaggio delicato che merita ascolto e comprensione.
Quello che sta provando è doloroso, ma non è né assurdo né raro, e soprattutto non è una prova definitiva sulla fine del suo amore.
da quello che racconta si sente tutta la fatica e lo smarrimento che sta vivendo, ed è comprensibile che questa esperienza la spaventi molto. Quando una persona descrive un cambiamento così improvviso nel proprio stato emotivo, soprattutto all’interno di una relazione importante, il timore più grande è quello di aver smesso di amare. In realtà, però, i sentimenti profondi difficilmente si spengono da un giorno all’altro senza che ci siano delle dinamiche sottostanti.
Ciò che può accadere, soprattutto in chi ha una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, è che in momenti di grande vicinanza emotiva o di passaggi significativi, come la convivenza, il sistema emotivo reagisca mettendo una sorta di “freno”. È come se il corpo e la mente cercassero di proteggersi dalla vulnerabilità, producendo una sensazione di vuoto, distacco o anestesia emotiva. Questo non è necessariamente un segnale di fine del sentimento, ma spesso una risposta difensiva.
Nel suo racconto è molto significativo il fatto che lei riconosca di essere sempre stata abituata a vivere l’amore con una certa dose di ansia, di attesa e di allarme costante. Quando improvvisamente si trova immersa in una relazione più presente, stabile e rassicurante, questa calma può risultare quasi estranea, e venire scambiata per noia o mancanza di sentimento. Se nella storia familiare l’amore è stato associato a tensione, tradimenti, conflitti e instabilità, è comprensibile che un legame più sereno venga percepito come qualcosa di “strano”, persino fastidioso, a livello emotivo e corporeo.
Il fatto che episodi simili le siano già capitati in passato, seppur per periodi più brevi, e che lei stia già lavorando in terapia proprio su queste dinamiche, è un elemento molto importante. Indica che c’è una consapevolezza in crescita e che questa crisi non nasce dal nulla, ma si inserisce in un percorso più ampio.
In momenti come questo è importante cercare, per quanto possibile, di non prendere decisioni affrettate e di non mettersi continuamente alla prova per capire cosa prova. Più si cerca di controllare o analizzare il sentimento, più l’ansia tende ad aumentare e la sensazione di vuoto a intensificarsi. Le emozioni hanno bisogno di tempo e di uno spazio sicuro per riemergere.
Il lavoro che sta facendo con la sua psicologa è sicuramente il contesto più adatto per dare senso a ciò che sta vivendo. Il fatto che questa crisi emerga proprio ora, in una fase di maggiore intimità e di progettualità, non è un segnale che qualcosa sia irrimediabilmente compromesso, ma piuttosto un passaggio delicato che merita ascolto e comprensione.
Quello che sta provando è doloroso, ma non è né assurdo né raro, e soprattutto non è una prova definitiva sulla fine del suo amore.
Gentile,
da quello che descrive emerge un vissuto di forte confusione e paura che non va interpretato come un segnale improvviso di “fine dell’amore”, ma come una reazione comprensibile a un insieme di fattori emotivi molto intensi. Il senso di spegnimento che racconta, quella sorta di vuoto emotivo arrivato all’improvviso, spesso non è assenza di sentimento ma un meccanismo di protezione che entra in funzione quando una relazione diventa più stabile, vicina e significativa, come sta accadendo ora con la convivenza e con una presenza molto più costante del suo partner.
Quando si ha una storia personale segnata dall’ansia, dalla paura dell’abbandono e da modelli affettivi instabili o dolorosi, la calma e la sicurezza possono essere vissute come qualcosa di estraneo, a tratti persino disturbante, perché non corrispondono a ciò che il corpo ha imparato a riconoscere come “amore”. In questi casi il sistema emotivo, abituato all’allerta, può spegnersi o distaccarsi proprio quando non c’è più tensione, generando dubbi, paura di non amare e sensazioni di estraneità. Il fatto che razionalmente lei sappia quanto questo rapporto sia importante e che in passato queste sensazioni siano già comparse per poi rientrare, è un elemento significativo e va tenuto in considerazione.
Quello che sta vivendo sembra più una crisi legata alla vulnerabilità e alla paura di affidarsi davvero, piuttosto che una reale perdita di sentimento. Continuare il lavoro che ha già iniziato in terapia è la strada più adeguata per dare un senso a questi vissuti, senza forzarsi a prendere decisioni in un momento di forte attivazione emotiva. È comprensibile che in questi giorni si senta smarrita, ma non è sola in questo processo e ciò che prova ha un significato che può essere compreso e integrato, con il tempo e con il giusto supporto.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
da quello che descrive emerge un vissuto di forte confusione e paura che non va interpretato come un segnale improvviso di “fine dell’amore”, ma come una reazione comprensibile a un insieme di fattori emotivi molto intensi. Il senso di spegnimento che racconta, quella sorta di vuoto emotivo arrivato all’improvviso, spesso non è assenza di sentimento ma un meccanismo di protezione che entra in funzione quando una relazione diventa più stabile, vicina e significativa, come sta accadendo ora con la convivenza e con una presenza molto più costante del suo partner.
Quando si ha una storia personale segnata dall’ansia, dalla paura dell’abbandono e da modelli affettivi instabili o dolorosi, la calma e la sicurezza possono essere vissute come qualcosa di estraneo, a tratti persino disturbante, perché non corrispondono a ciò che il corpo ha imparato a riconoscere come “amore”. In questi casi il sistema emotivo, abituato all’allerta, può spegnersi o distaccarsi proprio quando non c’è più tensione, generando dubbi, paura di non amare e sensazioni di estraneità. Il fatto che razionalmente lei sappia quanto questo rapporto sia importante e che in passato queste sensazioni siano già comparse per poi rientrare, è un elemento significativo e va tenuto in considerazione.
Quello che sta vivendo sembra più una crisi legata alla vulnerabilità e alla paura di affidarsi davvero, piuttosto che una reale perdita di sentimento. Continuare il lavoro che ha già iniziato in terapia è la strada più adeguata per dare un senso a questi vissuti, senza forzarsi a prendere decisioni in un momento di forte attivazione emotiva. È comprensibile che in questi giorni si senta smarrita, ma non è sola in questo processo e ciò che prova ha un significato che può essere compreso e integrato, con il tempo e con il giusto supporto.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Gentile utente,
grazie per aver scritto con così tanta sincerità. Quello che descrivi è profondamente comprensibile e, soprattutto, non è raro nelle persone che hanno una storia affettiva come la tua e una grande capacità di auto-osservazione come stai dimostrando.
Provo a restituirti alcuni punti, con delicatezza ma anche con chiarezza clinica.
Quello che stai vivendo non parla automaticamente di mancanza d’amore
Il fatto che:
• il cambiamento sia stato improvviso
• sia già successo altre volte (anche se più brevemente)
• si attivi in momenti di grande vicinanza, stabilità e passaggi evolutivi importanti (come la convivenza)
mi fa pensare molto più a una reazione emotiva di protezione che a un reale “calo del sentimento”.
Quando il legame diventa più profondo, continuo e sicuro, per alcune persone – soprattutto con una storia di attaccamento insicuro e paura dell’abbandono – il sistema emotivo può “tirare il freno a mano”.
Non perché l’altro non sia amato, ma perché l’amore stabile espone alla vulnerabilità.
Corpo e mente che “si spengono” come strategia difensiva
La sensazione di vuoto, distanza, anestesia emotiva, mancanza di desiderio di contatto non è sinonimo di assenza di amore.
Molto spesso è un meccanismo di difesa dissociativo lieve:
il tuo sistema emotivo, di fronte a “troppa sicurezza”, sceglie inconsciamente di raffreddare per non rischiare di soffrire.
È importante una cosa:
L’amore non sparisce da un giorno all’altro. La difesa sì.
Amore calmo vs amore ansioso: una distinzione fondamentale
Dici una frase chiave:
“Sono abituata a vivere con l’ansia costante.”
Per chi è cresciuto in contesti familiari:
• instabili
• conflittuali
• imprevedibili
• a tratti violenti
il sistema emotivo associa inconsciamente:
• intensità = amore
• tensione = legame
• ansia = presenza dell’altro
Quando arriva un amore:
• coerente
• presente
• dolce
• affidabile
il corpo può leggerlo come “strano”, “piatto”, persino fastidioso.
Non perché sia sbagliato, ma perché è nuovo.
La noia che temi, molto spesso, è assenza di allarme, non assenza di sentimento.
Il sabotaggio non è cattiveria, è paura
Stai già facendo un lavoro molto profondo con la tua psicologa, e lo si sente.
Quella tendenza a:
• cercare il dubbio
• analizzare i sentimenti
• controllare cosa “senti”
• spaventarti se non senti abbastanza
non è autosabotaggio “volontario”.
È una strategia di controllo: se dubito io per prima, non rischio di essere ferita dopo.
Il problema è che l’amore non può essere sentito sotto esame continuo.
Più lo controlli, più si ritrae.
Il contesto conta (e tanto)
Le feste, la convivenza imminente, la pausa dalla terapia, la vicinanza intensa senza pause:
tutti questi fattori abbassano le difese cognitive e fanno emergere più forte ciò che di solito riesci a regolare meglio.
Il fatto che per un giorno tu ti sia sentita di nuovo “te stessa” è un segnale importante: le emozioni non sono scomparse, stanno oscillando.
Cosa può aiutarti ora (in attesa di rivedere la tua psicologa)
• Non prendere decisioni mentre sei in uno stato di allarme emotivo
• Evita di chiederti continuamente “lo amo o no?”: è una domanda che alimenta l’ansia
• Concediti micro-spazi tuoi (anche emotivi), senza colpe
• Ricorda: l’amore è anche scelta, non solo sensazione
E soprattutto:
Se razionalmente riconosci il valore del legame, la storia condivisa e il bene che provi… è molto improbabile che l’amore sia “finito” in cinque giorni.
Un ultimo pensiero importante
Stai imparando a riconoscere un amore diverso da quello che hai visto crescere.
Questo passaggio fa paura, destabilizza, confonde.
Ma è anche un segnale di crescita emotiva.
Non sei sbagliata.
Non sei “fredda”.
Non sei incapace di amare.
Stai imparando a stare in un amore che non fa male.
E questo, per chi ha vissuto ciò che hai vissuto tu, è una delle sfide più difficili.
Continua il lavoro che stai facendo: sei molto più consapevole di quanto pensi.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti .
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
grazie per aver scritto con così tanta sincerità. Quello che descrivi è profondamente comprensibile e, soprattutto, non è raro nelle persone che hanno una storia affettiva come la tua e una grande capacità di auto-osservazione come stai dimostrando.
Provo a restituirti alcuni punti, con delicatezza ma anche con chiarezza clinica.
Quello che stai vivendo non parla automaticamente di mancanza d’amore
Il fatto che:
• il cambiamento sia stato improvviso
• sia già successo altre volte (anche se più brevemente)
• si attivi in momenti di grande vicinanza, stabilità e passaggi evolutivi importanti (come la convivenza)
mi fa pensare molto più a una reazione emotiva di protezione che a un reale “calo del sentimento”.
Quando il legame diventa più profondo, continuo e sicuro, per alcune persone – soprattutto con una storia di attaccamento insicuro e paura dell’abbandono – il sistema emotivo può “tirare il freno a mano”.
Non perché l’altro non sia amato, ma perché l’amore stabile espone alla vulnerabilità.
Corpo e mente che “si spengono” come strategia difensiva
La sensazione di vuoto, distanza, anestesia emotiva, mancanza di desiderio di contatto non è sinonimo di assenza di amore.
Molto spesso è un meccanismo di difesa dissociativo lieve:
il tuo sistema emotivo, di fronte a “troppa sicurezza”, sceglie inconsciamente di raffreddare per non rischiare di soffrire.
È importante una cosa:
L’amore non sparisce da un giorno all’altro. La difesa sì.
Amore calmo vs amore ansioso: una distinzione fondamentale
Dici una frase chiave:
“Sono abituata a vivere con l’ansia costante.”
Per chi è cresciuto in contesti familiari:
• instabili
• conflittuali
• imprevedibili
• a tratti violenti
il sistema emotivo associa inconsciamente:
• intensità = amore
• tensione = legame
• ansia = presenza dell’altro
Quando arriva un amore:
• coerente
• presente
• dolce
• affidabile
il corpo può leggerlo come “strano”, “piatto”, persino fastidioso.
Non perché sia sbagliato, ma perché è nuovo.
La noia che temi, molto spesso, è assenza di allarme, non assenza di sentimento.
Il sabotaggio non è cattiveria, è paura
Stai già facendo un lavoro molto profondo con la tua psicologa, e lo si sente.
Quella tendenza a:
• cercare il dubbio
• analizzare i sentimenti
• controllare cosa “senti”
• spaventarti se non senti abbastanza
non è autosabotaggio “volontario”.
È una strategia di controllo: se dubito io per prima, non rischio di essere ferita dopo.
Il problema è che l’amore non può essere sentito sotto esame continuo.
Più lo controlli, più si ritrae.
Il contesto conta (e tanto)
Le feste, la convivenza imminente, la pausa dalla terapia, la vicinanza intensa senza pause:
tutti questi fattori abbassano le difese cognitive e fanno emergere più forte ciò che di solito riesci a regolare meglio.
Il fatto che per un giorno tu ti sia sentita di nuovo “te stessa” è un segnale importante: le emozioni non sono scomparse, stanno oscillando.
Cosa può aiutarti ora (in attesa di rivedere la tua psicologa)
• Non prendere decisioni mentre sei in uno stato di allarme emotivo
• Evita di chiederti continuamente “lo amo o no?”: è una domanda che alimenta l’ansia
• Concediti micro-spazi tuoi (anche emotivi), senza colpe
• Ricorda: l’amore è anche scelta, non solo sensazione
E soprattutto:
Se razionalmente riconosci il valore del legame, la storia condivisa e il bene che provi… è molto improbabile che l’amore sia “finito” in cinque giorni.
Un ultimo pensiero importante
Stai imparando a riconoscere un amore diverso da quello che hai visto crescere.
Questo passaggio fa paura, destabilizza, confonde.
Ma è anche un segnale di crescita emotiva.
Non sei sbagliata.
Non sei “fredda”.
Non sei incapace di amare.
Stai imparando a stare in un amore che non fa male.
E questo, per chi ha vissuto ciò che hai vissuto tu, è una delle sfide più difficili.
Continua il lavoro che stai facendo: sei molto più consapevole di quanto pensi.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti .
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Gentile paziente,
quello che descrive è un vissuto molto angosciante, ma non raro in persone con una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono. Il “sentirsi spenta”, vuota, distaccata, comparso improvvisamente, non va letto automaticamente come la fine del sentimento, soprattutto considerando il contesto in cui è emerso.
Negli ultimi giorni ci sono stati alcuni fattori importanti: una presenza molto intensa e continuativa, diversa dal vostro equilibrio abituale, e l’avvicinarsi di un passaggio significativo come la convivenza. Quando una relazione diventa più stabile, concreta e “sicura”, in chi ha vissuto l’amore come qualcosa di instabile, ansiogeno o pericoloso può attivarsi una risposta di difesa. Non è una scelta consapevole: il sistema emotivo, abituato all’allerta, può spegnere le sensazioni per ridurre la vulnerabilità.
Il fatto che in passato le sia già successo, anche se per periodi più brevi, e che sia alternato a momenti in cui “torna tutto”, è un elemento importante. Così come il dato che lei riconosca una storia familiare in cui l’amore era associato a caos, tradimenti, paura e violenza. In questi casi, un amore calmo, presente e non ansiogeno può essere percepito dal corpo come estraneo, persino fastidioso, e scambiato per noia o mancanza di sentimento.
Questo non significa che stia “inventando” tutto, né che debba forzarsi a sentire qualcosa. Significa che il suo sistema emotivo sta reagendo a un cambiamento, non necessariamente a una perdita d’amore. Il “non avere voglia di abbracciarlo” e il senso di anestesia sono spesso segnali di iper-controllo e di protezione, non di disamore.
In questa fase è importante non prendere decisioni drastiche basandosi solo su ciò che sente ora, né interrogarsi ossessivamente se lo ama o no. Le emozioni, soprattutto sotto stress, non sono sempre indicatori affidabili. Continui il lavoro con la sua psicologa, perché il tema che sta emergendo è coerente con ciò che state già esplorando: la difficoltà a tollerare la sicurezza affettiva e il rischio di sabotaggio quando l’amore diventa reale.
Cerchi, nel frattempo, di ridare spazio anche a sé stessa, ai suoi tempi e ai suoi confini, senza colpevolizzarsi. Questo “spegnimento” non va combattuto, ma compreso. E può riaccendersi quando l’ansia si riduce e la fiducia, lentamente, trova spazio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se sente il bisogno di un sostegno in questi giorni di attesa o di approfondire questi temi, può prenotare una visita.
quello che descrive è un vissuto molto angosciante, ma non raro in persone con una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono. Il “sentirsi spenta”, vuota, distaccata, comparso improvvisamente, non va letto automaticamente come la fine del sentimento, soprattutto considerando il contesto in cui è emerso.
Negli ultimi giorni ci sono stati alcuni fattori importanti: una presenza molto intensa e continuativa, diversa dal vostro equilibrio abituale, e l’avvicinarsi di un passaggio significativo come la convivenza. Quando una relazione diventa più stabile, concreta e “sicura”, in chi ha vissuto l’amore come qualcosa di instabile, ansiogeno o pericoloso può attivarsi una risposta di difesa. Non è una scelta consapevole: il sistema emotivo, abituato all’allerta, può spegnere le sensazioni per ridurre la vulnerabilità.
Il fatto che in passato le sia già successo, anche se per periodi più brevi, e che sia alternato a momenti in cui “torna tutto”, è un elemento importante. Così come il dato che lei riconosca una storia familiare in cui l’amore era associato a caos, tradimenti, paura e violenza. In questi casi, un amore calmo, presente e non ansiogeno può essere percepito dal corpo come estraneo, persino fastidioso, e scambiato per noia o mancanza di sentimento.
Questo non significa che stia “inventando” tutto, né che debba forzarsi a sentire qualcosa. Significa che il suo sistema emotivo sta reagendo a un cambiamento, non necessariamente a una perdita d’amore. Il “non avere voglia di abbracciarlo” e il senso di anestesia sono spesso segnali di iper-controllo e di protezione, non di disamore.
In questa fase è importante non prendere decisioni drastiche basandosi solo su ciò che sente ora, né interrogarsi ossessivamente se lo ama o no. Le emozioni, soprattutto sotto stress, non sono sempre indicatori affidabili. Continui il lavoro con la sua psicologa, perché il tema che sta emergendo è coerente con ciò che state già esplorando: la difficoltà a tollerare la sicurezza affettiva e il rischio di sabotaggio quando l’amore diventa reale.
Cerchi, nel frattempo, di ridare spazio anche a sé stessa, ai suoi tempi e ai suoi confini, senza colpevolizzarsi. Questo “spegnimento” non va combattuto, ma compreso. E può riaccendersi quando l’ansia si riduce e la fiducia, lentamente, trova spazio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se sente il bisogno di un sostegno in questi giorni di attesa o di approfondire questi temi, può prenotare una visita.
Gentile utente,
Quello che descrive è molto angosciante, soprattutto perché arriva all’improvviso e mette in discussione qualcosa che per Lei è importante. Quando i sentimenti sembrano “spegnersi” da un giorno all’altro, la paura più grande è proprio quella che sta vivendo: “e se non lo amassi più?”. È una domanda che fa tremare, perché tocca la stabilità, il futuro, l’idea stessa di sé dentro una relazione.
Provo però a invitarLa a guardare non solo che cosa sente, ma quando e in che contesto questa sensazione è comparsa. Lei racconta di giorni molto intensi insieme, senza quasi stacchi, in un momento di passaggio importante come la convivenza. È come se la relazione, improvvisamente, fosse diventata molto presente, molto vicina, molto reale. Per alcune persone questo è rassicurante; per altre può attivare una sorta di allarme interno, anche quando l’amore c’è.
Lei stessa nota qualcosa di molto significativo: per molto tempo l’ansia, la distanza, la paura di perderlo hanno accompagnato il legame. In qualche modo, quella tensione era diventata familiare. Ora, invece, si trova in una situazione di calma, continuità, presenza. E il Suo corpo, più che la Sua testa, sembra non sapere come stare lì. Non è raro che, quando viene meno l’ansia abituale, emerga una sensazione di vuoto o di “spento”, che viene facilmente scambiata per mancanza di sentimento.
Mi colpisce molto quando dice che, quando lui è dolce e presente, dentro di Lei “scende qualcosa”. È come se la vicinanza, invece di nutrire, La disorientasse. Questo non parla necessariamente di assenza di amore, ma di una difficoltà a restare in una relazione sicura senza difese. Affidarsi, per Lei, è sempre stato rischioso.
Il modello affettivo che ha respirato crescendo è stato confuso, doloroso, a tratti spaventoso. L’amore era intrecciato a tradimenti, tensioni, violenza, rotture e riavvicinamenti. In un contesto così, è comprensibile che oggi la dolcezza stabile possa sembrare strana, persino disturbante. Non perché sia sbagliata, ma perché non è ciò che il Suo sistema emotivo riconosce come “normale”.
Lei si chiede se l’amore calmo possa essere scambiato per noia. Più che di noia, parlerei forse di assenza di attivazione. Quando si è abituati a vivere in allerta, la pace può sembrare vuoto. Ma il vuoto non è necessariamente mancanza di amore; a volte è lo spazio che si apre quando non c’è più emergenza.
È anche importante notare che questa sensazione non è nuova per Lei: è già comparsa altre volte, anche se più brevemente. Questo suggerisce che non si tratti di un crollo improvviso del sentimento, ma di una reazione che emerge in certi momenti di maggiore vicinanza o stabilità.
Le direi, con molta calma, di non prendere decisioni mentre si sente così. I sentimenti non sono interruttori che si accendono o spengono da un giorno all’altro; spesso oscillano, soprattutto quando vengono toccate paure profonde come quella dell’abbandono o della perdita di controllo. Il fatto che razionalmente Lei riconosca il valore della relazione è un elemento importante, da non ignorare.
Sta già facendo una cosa molto preziosa: sta lavorando su di sé in terapia. Questo momento, per quanto doloroso, sembra inserirsi proprio nel percorso che sta facendo: imparare a riconoscere quando il dubbio è una difesa, quando l’ansia cerca di riprendere spazio, quando l’amore chiede di essere vissuto in modo nuovo e meno drammatico.
Forse la domanda, più che “lo amo o non lo amo?”, potrebbe diventare:
che cosa mi succede quando l’amore è tranquillo e non devo più lottare o temere di perdere l’altro?
Rimanere in ascolto di questa domanda, senza forzare risposte immediate, può aiutarLa a attraversare questo momento con meno paura. E quando rivedrà la Sua psicologa, avrà materiale molto importante da portare, perché probabilmente c'è qualcosa che sta cercando di trasformarsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Vaglica
Quello che descrive è molto angosciante, soprattutto perché arriva all’improvviso e mette in discussione qualcosa che per Lei è importante. Quando i sentimenti sembrano “spegnersi” da un giorno all’altro, la paura più grande è proprio quella che sta vivendo: “e se non lo amassi più?”. È una domanda che fa tremare, perché tocca la stabilità, il futuro, l’idea stessa di sé dentro una relazione.
Provo però a invitarLa a guardare non solo che cosa sente, ma quando e in che contesto questa sensazione è comparsa. Lei racconta di giorni molto intensi insieme, senza quasi stacchi, in un momento di passaggio importante come la convivenza. È come se la relazione, improvvisamente, fosse diventata molto presente, molto vicina, molto reale. Per alcune persone questo è rassicurante; per altre può attivare una sorta di allarme interno, anche quando l’amore c’è.
Lei stessa nota qualcosa di molto significativo: per molto tempo l’ansia, la distanza, la paura di perderlo hanno accompagnato il legame. In qualche modo, quella tensione era diventata familiare. Ora, invece, si trova in una situazione di calma, continuità, presenza. E il Suo corpo, più che la Sua testa, sembra non sapere come stare lì. Non è raro che, quando viene meno l’ansia abituale, emerga una sensazione di vuoto o di “spento”, che viene facilmente scambiata per mancanza di sentimento.
Mi colpisce molto quando dice che, quando lui è dolce e presente, dentro di Lei “scende qualcosa”. È come se la vicinanza, invece di nutrire, La disorientasse. Questo non parla necessariamente di assenza di amore, ma di una difficoltà a restare in una relazione sicura senza difese. Affidarsi, per Lei, è sempre stato rischioso.
Il modello affettivo che ha respirato crescendo è stato confuso, doloroso, a tratti spaventoso. L’amore era intrecciato a tradimenti, tensioni, violenza, rotture e riavvicinamenti. In un contesto così, è comprensibile che oggi la dolcezza stabile possa sembrare strana, persino disturbante. Non perché sia sbagliata, ma perché non è ciò che il Suo sistema emotivo riconosce come “normale”.
Lei si chiede se l’amore calmo possa essere scambiato per noia. Più che di noia, parlerei forse di assenza di attivazione. Quando si è abituati a vivere in allerta, la pace può sembrare vuoto. Ma il vuoto non è necessariamente mancanza di amore; a volte è lo spazio che si apre quando non c’è più emergenza.
È anche importante notare che questa sensazione non è nuova per Lei: è già comparsa altre volte, anche se più brevemente. Questo suggerisce che non si tratti di un crollo improvviso del sentimento, ma di una reazione che emerge in certi momenti di maggiore vicinanza o stabilità.
Le direi, con molta calma, di non prendere decisioni mentre si sente così. I sentimenti non sono interruttori che si accendono o spengono da un giorno all’altro; spesso oscillano, soprattutto quando vengono toccate paure profonde come quella dell’abbandono o della perdita di controllo. Il fatto che razionalmente Lei riconosca il valore della relazione è un elemento importante, da non ignorare.
Sta già facendo una cosa molto preziosa: sta lavorando su di sé in terapia. Questo momento, per quanto doloroso, sembra inserirsi proprio nel percorso che sta facendo: imparare a riconoscere quando il dubbio è una difesa, quando l’ansia cerca di riprendere spazio, quando l’amore chiede di essere vissuto in modo nuovo e meno drammatico.
Forse la domanda, più che “lo amo o non lo amo?”, potrebbe diventare:
che cosa mi succede quando l’amore è tranquillo e non devo più lottare o temere di perdere l’altro?
Rimanere in ascolto di questa domanda, senza forzare risposte immediate, può aiutarLa a attraversare questo momento con meno paura. E quando rivedrà la Sua psicologa, avrà materiale molto importante da portare, perché probabilmente c'è qualcosa che sta cercando di trasformarsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Vaglica
Carissima,
rispondo per punti.
Quello che si vive nella propria famiglia ha sempre un impatto su come si è e su come si percepisce la realtà.
Hai vissuto in una famiglia dove i tuoi genitori non si amavano, litigavano e questa per te era la normalità. Questo ha delle conseguenze sui modelli che hai interiorizzato e sulle tue emozioni.
Sei già seguita da una professionista e state già facendo un percorso insieme. Quello che posso dirti è che in qualsiasi relazione all'inizio la passione è molto intensa, poi con il tempo si stabilizza lasciando spazio all'amore, alle routine. Questo può darti la sensazione che descrivi di "noia" ma non significa che non vi amiate più.
Ogni relazione però ha bisogno di impegno da entrambe le parti. Ha bisogno di esperienze insieme, di comunicazione, di confronto costanti.
Il rischio è scambiare per non amore un amore stabilizzato o scambiare per noia la calma e l'assenza di ansia. Occorrerebbe stabilizzare l'umore e lavorare sui tuoi pensieri e sulle emozioni che ne derivano per prendere consapevolezza di cosa provi ed imparare a dare il giusto peso e la giusta interpretazione alle tue sensazioni per evitare di fare scelte affrettate e non valutate correttamente.
Resto a disposizione anche online qualora tu abbia bisogno di un sostegno.
Un caso saluto
Dott.ssa Mazzilli Marilena
rispondo per punti.
Quello che si vive nella propria famiglia ha sempre un impatto su come si è e su come si percepisce la realtà.
Hai vissuto in una famiglia dove i tuoi genitori non si amavano, litigavano e questa per te era la normalità. Questo ha delle conseguenze sui modelli che hai interiorizzato e sulle tue emozioni.
Sei già seguita da una professionista e state già facendo un percorso insieme. Quello che posso dirti è che in qualsiasi relazione all'inizio la passione è molto intensa, poi con il tempo si stabilizza lasciando spazio all'amore, alle routine. Questo può darti la sensazione che descrivi di "noia" ma non significa che non vi amiate più.
Ogni relazione però ha bisogno di impegno da entrambe le parti. Ha bisogno di esperienze insieme, di comunicazione, di confronto costanti.
Il rischio è scambiare per non amore un amore stabilizzato o scambiare per noia la calma e l'assenza di ansia. Occorrerebbe stabilizzare l'umore e lavorare sui tuoi pensieri e sulle emozioni che ne derivano per prendere consapevolezza di cosa provi ed imparare a dare il giusto peso e la giusta interpretazione alle tue sensazioni per evitare di fare scelte affrettate e non valutate correttamente.
Resto a disposizione anche online qualora tu abbia bisogno di un sostegno.
Un caso saluto
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Buonasera, bene che sia seguita da una collega. Quello che descrive non sembra dipendere dal sentimento che prova per il suo partner. Dovrebbe entrare più in profondità su ciò che sente ( o meglio dice di NON sentire ) in questo periodo. Molto spesso questi sono segnali di disallineamento emotivo valoriale. Buona serata.
Gentile signora, capisco che la separazione dalle feste dalla sua psicologa l'ha molto angosciata e che voleva averla presente per confidarle quello che in questo momento sta vivendo e che l'affatica molto. Nel suo bene signora, le consiglio di discutere tutto questo nel suo spazio protetto di terapia, lo dico non perchè non le voglio rispondere e non perchè manco di sensibilità verso la sua sofferenza. Lo dico per proteggerla e per protegge il suo spazio esclusivo di terapia, quello spazio in cui solo lei e la sua terapeuta potete entrare. Le dico che voglio proteggerla proprio perchè sentire opinioni anche diverse di professionisti che non la conoscono, che non conoscono la sua storia e che soprattutto non la conoscono bene come la sua psicologa, tutto questo rischierebbe di disorientarla e confonderla. Da quello che mi descrive con la sua psicologa sta prendendo consapevolezza di molte sue cose del passato, sta capendo cosa la spaventa, cosa la spinge a pernsare ed a muoversi in un certo modo. Credo che lei con la sua psicologa state affrontando bene la cosa e non mi posso permetterle di dirle altro per non interferire nel vostro spazio, quello di relazione sua con la sua psicologa. Coraggio, resista, sono sicura che quando rivedrà la sua psicologa potrà avere le giuste risposte. La invito anche a dire questa cosa alla sua psicologa, dirle che durante le feste si è sentita angosciata ed ha sentito la necessità di fare una domanda pubblica. Parlarne è importante perchè tutti i movimenti che facciamo hanno un senso e tirare fuori questa cosa in seduta con la sua psicologa le servirà sicuramente, le servirà per capire cosa la spinge a muoversi in un certo modo, coraggio, state lavorando bene, abbia fiducia nel suo percorso di terapia
Ciao, grazie per aver condiviso con tanta lucidità quello che stai vivendo. Quello che descrivi è molto comune nelle persone che hanno una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono: quando la relazione diventa stabile, presente e sicura, può attivarsi una sorta di “spegnimento emotivo” come forma di protezione. Non è mancanza d’amore, ma una reazione difensiva alla vicinanza e alla vulnerabilità.
Il fatto che questo stato sia comparso in un momento di forte contatto, unito alla prospettiva della convivenza, è un elemento importante: il tuo sistema emotivo sembra andare in allarme proprio quando l’amore diventa più concreto e meno ansiogeno. Per chi è abituato a vivere l’amore nella tensione, la calma può essere confusa con la noia o con la perdita del sentimento.
La tua storia familiare e il lavoro che stai facendo in terapia vanno esattamente in questa direzione: imparare a riconoscere un amore sicuro come qualcosa di nuovo, non come qualcosa che “non c’è”. Non forzarti a capire ora se lo ami o no: queste risposte non arrivano sotto pressione. Accogli questo momento come un segnale da esplorare insieme alla tua psicologa, senza spaventarti. Il fatto che tu ti ponga queste domande con tanta consapevolezza è già parte del processo di cura.
Il fatto che questo stato sia comparso in un momento di forte contatto, unito alla prospettiva della convivenza, è un elemento importante: il tuo sistema emotivo sembra andare in allarme proprio quando l’amore diventa più concreto e meno ansiogeno. Per chi è abituato a vivere l’amore nella tensione, la calma può essere confusa con la noia o con la perdita del sentimento.
La tua storia familiare e il lavoro che stai facendo in terapia vanno esattamente in questa direzione: imparare a riconoscere un amore sicuro come qualcosa di nuovo, non come qualcosa che “non c’è”. Non forzarti a capire ora se lo ami o no: queste risposte non arrivano sotto pressione. Accogli questo momento come un segnale da esplorare insieme alla tua psicologa, senza spaventarti. Il fatto che tu ti ponga queste domande con tanta consapevolezza è già parte del processo di cura.
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