Ciao a tutti, sono una ragazza di 30 anni e ho una relazione da più di 2 anni con il mio ragazzo, c

11 risposte
Ciao a tutti,
sono una ragazza di 30 anni e ho una relazione da più di 2 anni con il mio ragazzo, che amo tanto.
Da meno di una settimana (circa 5 giorni) però mi sento molto strana: come “spenta”, distante, come se non provassi più nulla, come se i sentimenti si fossero improvvisamente spenti.
È successo da un giorno all’altro, senza un motivo preciso.
Durante queste feste abbiamo passato moltissimo tempo insieme: ha dormito sempre da me e siamo stati parecchio insieme senza troppi stacchi.
Normalmente la nostra relazione è molto equilibrata: non siamo mai stati una coppia “appiccicosa”, perché lui è una persona molto sana, con i suoi spazi, i suoi impegni, le sue passioni.
In questi giorni invece siamo stati molto più attaccati del solito.
In più stiamo per andare a convivere, cosa che da una parte mi rende felice ma dall’altra mi spaventa molto.
Da quando mi sento così sono piena di confusione e di dubbi, con la paura di non amarlo più.
Non ho più voglia di abbracciarlo di notte, mi sento vuota, non sento quasi niente, ed è una sensazione terribile.
Per un giorno sembrava che tutto fosse tornato normale, poi mi sono “rispenta” di nuovo.
Mi era già successo un paio di volte in passato, ma al massimo per uno o due giorni, poi tutto tornava come prima.
Questa volta invece sono passati 5 giorni e la cosa mi spaventa molto.
Razionalmente so che lo amo e che la nostra relazione è importante, ma il mio corpo e la mia testa in questo periodo non mi seguono, e questo mi manda completamente in crisi.
Nella relazione sono sempre stata molto ansiosa, con poca fiducia e tanta gelosia, perché ho sempre avuto una fortissima paura dell’abbandono.
Quando non lo vedevo stavo quasi sempre in ansia.
In questi giorni invece ho sentito tantissima presenza, tanta tranquillità… forse anche troppa, e questa calma a volte mi sembra quasi noia, perché io sono abituata a vivere con l’ansia costante.
È come se quando lui è molto dolce e presente, a me “scendesse” qualcosa dentro.
Con la mia psicologa sto lavorando molto proprio su sulla mia paura dell’amore e sul fatto che, quando una relazione diventa stabile e importante, mi capita quasi di volerla sabotare da sola, creandomi ansie, andando a cercare il marcio, facendomi venire dubbi per non affidarmi davvero e non sentirmi troppo vulnerabile.
In più, nella mia famiglia ho visto tutt’altro modello: i miei genitori non si sono amati per la maggior parte del tempo, ci sono stati tradimenti, liti pesanti anche violente quando ero piccola, poi separazioni, poi sono ritornatii insieme…
E oggi, quando vedo dolcezza tra loro, mi provoca una sensazione strana, quasi di fastidio, come se mi desse nausea.
Quindi mi chiedo:
Forse si è possibile che la mia idea di amore sia un po’ distorta e che io non riesca a riconoscere un amore calmo e lo scambi per noia? È davvero come dice la teoria?
Oppure mi è davvero calato il sentimento e non lo amo più?
Mi sembra tutto assurdo e doloroso.
Scusate lo sfogo, ma avevo davvero bisogno di buttare fuori
Ho un percorso con la mia psicologa, ma con le feste non la vedo da un po’ e la rivedrò solo la prossima settimana, e in questi giorni da sola con la testa non ce la facevo più.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto comune nelle persone che hanno una storia di ansia relazionale e paura dell’abbandono, soprattutto quando una relazione diventa più stabile e significativa.
Da come racconta, il “sentirsi spenta” non nasce da una mancanza progressiva di interesse o da un allontanamento reale, ma sembra comparire in concomitanza con una forte vicinanza emotiva, con molta presenza, tranquillità e con un passo importante come la convivenza. In questi casi, più che di fine dell’amore, spesso parliamo di una reazione di protezione del sistema emotivo: quando l’intimità aumenta e il legame diventa più sicuro, può attivarsi una sorta di “spegnimento” o distacco interno per ridurre la vulnerabilità.
È molto importante ciò che nota: lei è abituata a vivere l’amore dentro l’ansia, l’allerta, la paura di perdere. Quando queste sensazioni si abbassano e subentra una calma nuova, il corpo può interpretarla come noia, vuoto o assenza di sentimento, semplicemente perché non è una sensazione conosciuta. Questo è ancora più comprensibile considerando il modello relazionale che ha respirato nella sua famiglia, dove amore e tensione, dolore o instabilità erano fortemente intrecciati.
Il fatto che in passato questi stati siano già comparsi e poi si siano risolti, e che razionalmente lei riconosca il valore del legame, è un elemento importante da tenere presente. Nei momenti di “spegnimento” è generalmente sconsigliato trarre conclusioni definitive (“non lo amo più”), perché il sistema emotivo è in una fase di confusione e difesa.
Sta già facendo la cosa più utile: portare tutto questo in terapia, senza giudicarsi. Il lavoro che descrive con la sua psicologa va proprio nella direzione di imparare a riconoscere un amore più sicuro, meno adrenalinico, e a tollerare la calma senza viverla come una minaccia.
Nel frattempo, cerchi per quanto possibile di non forzarsi a “sentire qualcosa” e di non interrogarsi continuamente sui sentimenti: questo tende ad aumentare l’ansia e il distacco. I sentimenti non si comandano, ma spesso tornano quando la pressione interna si riduce.
Ha fatto bene a chiedere aiuto e a non restare sola con questi pensieri. Ne parli con la sua terapeuta appena la rivedrà: quello che sta vivendo, per quanto doloroso, ha molto senso alla luce della sua storia.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta

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Gentile utente, grazie per la sua condivisione. È importante innanzitutto sottolineare come periodi particolari dell'anno, come le feste, possano favorire l'emergere di vissuti emotivi diversi dal solito. Il cambio di routine, il passare molto tempo insieme, la riduzione degli spazi personali possono attivare dinamiche interne profonde, talvolta in modo improvviso e apparentemente “senza motivo”. Il fatto che sensazioni simili le siano già capitate in passato, seppur per periodi più brevi, rende utile provare a esplorare se vi siano stati elementi scatenanti comuni o contesti simili. Questo non per trovare una spiegazione immediata, ma per comprendere meglio come lei tende a reagire emotivamente nei momenti di maggiore vicinanza, stabilità o coinvolgimento affettivo.
È importante rassicurarla su un punto: ciò che sta provando non significa necessariamente non provare più nulla per il suo partner. Emozioni e sentimenti non coincidono sempre e possono attraversare fasi diverse indipendentemente dal valore e dalla profondità del legame. Periodi di confusione, distacco o “spegnimento” emotivo possono presentarsi anche all’interno di relazioni importanti, soprattutto quando entrano in gioco paure profonde come quella dell'abbandono o della perdita di controllo. Da quanto racconta emerge chiaramente una storia relazionale e familiare in cui l'amore è stato spesso associato a instabilità: un sistema emotivo abituato all'ansia può faticare a riconoscere e tollerare una vicinanza stabile e rassicurante.
Il fatto che abbia già avviato un percorso terapeutico che si sta focalizzando proprio sul modo in cui vive le relazioni e sull'avvicinarsi emotivo all'altro è un elemento molto importante e prezioso. In questo momento può essere utile cercare di non giudicarsi, di non trarre conclusioni definitive sul sentimento e di concedersi il tempo necessario per ascoltare ciò che sta accadendo dentro di sé. Se sente il bisogno di prendersi qualche spazio personale, può permetterselo senza viverlo come una colpa o come una conferma di qualcosa che “non va”. Ne parlerà presto con la sua terapeuta e questo le permetterà di dare un significato più profondo a ciò che sta vivendo.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
comprendo bene quanto possa essere destabilizzante la sensazione di improvviso “spegnimento” che descrive. Il vuoto che sente e la paura di non amare più il suo ragazzo possono essere molto angoscianti, soprattutto quando arrivano in una relazione che fino a pochi giorni prima sentiva come importante e significativa.
Quando si fa esperienza fin da piccoli della paura dell’abbandono e si cresce in modelli familiari conflittuali o imprevedibili, i momenti di forte vicinanza, stabilità e progettualità (come la convivenza) possono attivare reazioni interne di allarme. In questi casi non è raro che il sistema emotivo passi dall’iperattivazione (ansia, gelosia, paura) a una sorta di spegnimento o distacco, percepito come vuoto o assenza di sentimento. Questi meccanismi non indicano necessariamente una mancanza d’amore, ma spesso rappresentano una risposta difensiva che cerca di proteggere da vissuti con radici antiche e profonde.
Il percorso di terapia e la consulenza psicologica possono aiutarla a dare senso a questi vissuti, comprendere i meccanismi di protezione che si attivano e accompagnarla nel tempo verso una maggiore integrazione tra bisogno di sicurezza e desiderio di vicinanza, senza forzarsi a decisioni che rischierebbero di lasciare fuori una parte importante di sé.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott. Pietro Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Gentilissima, i vissuti che descrive sono comprensibili e meritano attenzione. Ciò che emerge dal suo racconto è un’esperienza soggettivamente molto intensa e destabilizzante: da un lato la consapevolezza razionale dell’importanza affettiva di questa relazione, dall’altro la comparsa improvvisa di sensazioni di distacco, “spegnimento” emotivo e freddezza, che ,come giustamente osserva, non restano solo sul piano mentale, ma coinvolgono anche il corpo.
È importante sottolineare, innanzitutto, che il fatto di essere già inserita in un percorso psicologico rappresenta una risorsa fondamentale. Proprio perché questa relazione per lei è significativa, i vissuti di distanza e confusione che sta attraversando non vanno banalizzati né interpretati in modo affrettato, ma ascoltati e compresi con cura.

Premesso che, attraverso un messaggio, non è possibile cogliere in modo esaustivo la complessità della sua esperienza e del suo funzionamento emotivo-relazionale, da ciò che racconta sembra emergere un elemento centrale: l’avvicinamento affettivo e relazionale del suo partner, soprattutto in una fase di maggiore prossimità e in vista della convivenza, appare come qualcosa che, invece di rassicurarla, la destabilizza profondamente.

Lei stessa sottolinea un aspetto molto significativo: razionalmente sente di amare il suo compagno, ma emotivamente qualcosa sembra “non seguirla”. Questo scollamento tra mente, emozioni e corpo è un’esperienza frequente nelle persone che hanno una storia relazionale interna segnata da ansia, paura dell’abbandono e modelli affettivi incoerenti o traumatici.

E’ infatti molto pertinente il collegamento che fa con la sua storia familiare. Crescere in un contesto in cui l’amore è stato associato a conflitti, tradimenti, violenza e instabilità può rendere difficile, in età adulta, riconoscere e tollerare un legame affettivo stabile, prevedibile e “calmo”. In questi casi, ciò che è tranquillo e continuo può risultare estraneo, persino disturbante, mentre l’ansia e l’allerta emotiva diventano paradossalmente stati conosciuti e quindi più “familiari”.

Da questa prospettiva, la sensazione di vuoto o di noia che descrive potrebbe non indicare necessariamente una reale mancanza di sentimento, ma piuttosto l’attivazione di un conflitto interno legato alla vicinanza emotiva: quando l’altro è presente, accudente e affidabile, possono emergere paure profonde legate alla perdita, alla dipendenza affettiva, alla vulnerabilità o alla dissoluzione dei propri confini identitari.

È altrettanto importante riconoscere che, in ultima analisi, solo lei potrà arrivare a una comprensione autentica di ciò che sta vivendo. Nessuno dall’esterno può stabilire se si tratti di una difficoltà legata alla paura dell’intimità o di un reale cambiamento del sentimento. Questo discernimento richiede tempo, ascolto interno e uno spazio protetto di riflessione.

Il lavoro che sta portando avanti in terapia potrà certamente accompagnarla proprio in questo processo di chiarificazione: aiutarla a dare senso a questi vissuti, a comprendere come si organizzano le sue relazioni affettive e a riconoscere i meccanismi, spesso automatici e inconsapevoli, che possono portarla, come lei stessa dice, a “sabotare” i legami quando diventano profondi e significativi.

Concludo dicendo che può essere utile ricordarsi che attraversare fasi di confusione emotiva non equivale automaticamente a una verità definitiva sui propri sentimenti. A volte sono segnali di un passaggio evolutivo interno, che chiede di essere compreso prima di essere giudicato.
Dott.ssa Melania Freni
Psicologo, Psicologo clinico
Aversa
Ciao, quello che descrivi somiglia molto a un blackout emotivo difensivo. Quando una relazione diventa stabile e sicura, chi è abituato all'ansia e al conflitto (come nel tuo modello familiare) può percepire la calma come una minaccia o come noia. Il fatto che accada proprio ora, vicino alla convivenza, suggerisce che la tua mente stia alzando un muro per proteggerti dalla vulnerabilità. Se l'amore è stato associato al caos, la stabilità spaventa e il corpo si spegne per non sentire il rischio del legame profondo. Non è necessariamente fine del sentimento, ma un sabotaggio ansioso. Ti suggerisco di integrare il tuo percorso con un focus sulla Teoria dell'Attaccamento e sulla regolazione del sistema nervoso, per imparare a tollerare la noia della sicurezza senza scambiarla per disinteresse.
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Salve, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa. La ringrazio per la fiducia nel condividere questo vissuto così denso e carico di angoscia. È comprensibile che il persistere di questa sensazione di vuoto per cinque giorni le provochi spavento, ma vorrei aiutarla a guardare questo fenomeno attraverso una lente clinica che possa restituirle un senso di controllo.
Quello che lei descrive come un improvviso "spegnimento" non è indicativo della fine del sentimento, bensì di un massiccio meccanismo di difesa del suo sistema psichico. Nella dinamica dell'attaccamento, quando una persona con una storia di instabilità familiare si avvicina a un traguardo di massima vulnerabilità — come la convivenza — scatta spesso quella che chiamiamo "anestesia emotiva". Lei sta vivendo un paradosso tipico: la stabilità e la presenza costante del suo compagno, non essendo cariche di quell'adrenalina legata all'ansia e alla paura dell'abbandono a cui lei è abituata, vengono interpretate dal suo cervello come "assenza di segnale". In altre parole, lei ha imparato a confondere l'amore con l'iper-attivazione ansiosa; venendo meno l'allerta, il suo sistema percepisce un vuoto che scambia per disinteresse.
La "nausea" o il fastidio che prova di fronte alla dolcezza sono elementi clinici molto chiari. Poiché il suo modello primario ha associato il legame al conflitto e al tradimento, la tenerezza pura viene percepita internamente come qualcosa di minaccioso, di non autentico o di pericoloso, perché la espone al rischio di un affidamento totale. Il fatto che lei si senta spenta proprio ora che lui è più presente suggerisce che la sua mente stia attuando un sabotaggio preventivo: si scollega dal sentire per proteggerla da un possibile dolore futuro. È un modo per riprendere il controllo: "se smetto di sentire io, non potrai più ferirmi tu".
Questa "calma" che le sembra noia è in realtà il primo vero approccio a un legame sicuro, ma per chi ha vissuto nel caos, la sicurezza non è rilassante, è aliena. Il fatto che lei non abbia voglia di abbracciarlo è una reazione somatica di protezione; il corpo sta chiudendo i confini per gestire l'eccesso di vicinanza delle feste e la pressione del cambiamento imminente. Non si tratta di una verità definitiva sul suo rapporto, ma di un sintomo acuto di stress da attaccamento.
La invito a osservare questa sensazione senza cercare di forzare un'emozione che in questo momento è bloccata sotto una coltre di difesa. Il suo "sapere" razionale è la sua ancora attuale: si fidi di quello che sa, mentre il suo "sentire" è temporaneamente inibito dalla paura della vulnerabilità. È una fase transitoria che accade frequentemente quando si cerca di passare da un amore basato sull'ansia a un amore basato sulla stabilità.
La ringrazio per aver scritto con tanta sincerità: quello che descrive è doloroso, spaventante e può davvero far sentire “sbagliate” o fuori controllo. Vorrei dirle subito una cosa importante: ciò che sta vivendo, per quanto angosciante, **ha un senso psicologico** e non è affatto raro in persone con una storia affettiva come la sua.

La sensazione di “spegnimento” improvviso, di vuoto emotivo, di distanza dal partner, soprattutto quando la relazione diventa più intensa, continua o si avvicina a un passaggio importante come la convivenza, spesso **non è assenza di amore**, ma una **reazione di protezione**. È come se il suo sistema emotivo, abituato per anni a vivere l’amore insieme all’ansia, alla paura, all’instabilità, andasse in allarme proprio quando finalmente c’è presenza, calma, continuità.

Lei lo dice molto chiaramente: è sempre stata una persona ansiosa nella relazione, con una forte paura dell’abbandono. In questo senso, l’ansia è diventata una sorta di “territorio conosciuto”. Quando l’altro è lontano, l’ansia tiene il legame vivo; quando l’altro è molto presente, dolce, stabile, **viene meno quella tensione a cui il suo sistema nervoso è abituato**, e può comparire una sensazione di vuoto, di noia, di distacco, persino di repulsione. Non perché l’amore non ci sia, ma perché non assomiglia all’amore che ha imparato a conoscere.

La storia familiare che racconta è molto significativa. Crescere in un clima di conflitto, tradimenti, instabilità e violenza insegna implicitamente che l’amore è qualcosa che fa male, che è imprevedibile, che alterna momenti intensi a rotture traumatiche. In questo contesto, la dolcezza e la calma possono risultare estranee, persino disturbanti. Quella sensazione di nausea o fastidio davanti alla tenerezza dei suoi genitori oggi è un indizio importante: non parla di Lei come persona, ma del modello affettivo che ha interiorizzato.

Rispetto ai suoi dubbi, vorrei aiutarla a fare una distinzione fondamentale.
Il **sentimento** non è un’emozione costante e intensa, né una sensazione corporea sempre calda e presente. L’amore adulto attraversa fasi di silenzio emotivo, di minor attivazione, soprattutto quando subentra la stabilità. Ciò che invece descrive Lei ha più le caratteristiche di una **risposta dissociativa o di “congelamento” emotivo**: la mente dice “so che lo amo”, ma il corpo si spegne. Questo accade spesso quando l’intimità diventa più profonda e il rischio di affidarsi aumenta.

Il fatto che episodi simili le siano già successi in passato, anche se più brevi, va nella stessa direzione: non è qualcosa che nasce oggi, ma un suo modo di reagire alla vicinanza emotiva. Inoltre, il contesto di questi giorni è molto attivante: feste senza pause, tanta convivenza improvvisa, la prospettiva concreta di un cambiamento di vita. Tutti elementi che possono aver fatto “saltare” un equilibrio interno già fragile.

Capisco quanto sia spaventoso chiedersi se non si ami più una persona che si ama. Ma le direi di fare molta attenzione a non prendere decisioni o trarre conclusioni **mentre è in questo stato di allarme emotivo**. L’amore non si misura nei giorni di spegnimento, ma nella storia, nei valori condivisi, nella scelta quotidiana quando l’onda emotiva si abbassa.

Sta già facendo un lavoro molto importante in terapia, e ciò che sta vivendo ora è perfettamente coerente con il tema che sta affrontando: la paura dell’amore, della stabilità, della vulnerabilità. Porti esattamente questo alla sua psicologa, senza censurare nulla, soprattutto la paura di aver “perso” il sentimento. Non è un fallimento del percorso, ma un passaggio cruciale.

Nel frattempo, se posso lasciarle un piccolo appiglio: non si sforzi di “sentire” qualcosa, non si obblighi al contatto fisico se ora le risulta difficile, e soprattutto non si giudichi. Questo spegnimento non è un verdetto, è un segnale. E i segnali, in terapia, servono per essere ascoltati, non per essere temuti.

Non è sola, e non è rotta. Sta imparando, forse per la prima volta, cosa significa un amore che non fa male. E questo, paradossalmente, può fare molta paura. Rimango a disposizione, un caro saluto!
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità quello che sta vivendo. Comprendo quanto possa essere spaventante e confusionario sentirsi improvvisamente "spenta" in una relazione che razionalmente sa essere importante per lei.

Quello che descrive è molto significativo e mostra una buona consapevolezza di sé: sta già riflettendo sul fatto che la calma e la stabilità possano essere scambiate per noia, che l'assenza di ansia possa confonderla, che il modello di relazione che ha conosciuto in famiglia sia molto diverso da quello che sta vivendo ora. Queste sono osservazioni preziose.

Le emozioni che prova in questi giorni meritano di essere ascoltate senza giudizio. Il fatto che si senta "vuota" o "distante" proprio in un momento di grande vicinanza e stabilità, e proprio mentre vi preparate alla convivenza, potrebbe dirle qualcosa di importante su come reagisce quando una relazione diventa più concreta e impegnativa.
A volte la nostra mente e il nostro corpo reagiscono a ciò che percepiscono come una minaccia, anche quando razionalmente sappiamo che non lo è.
La domanda che si pone è molto onesta: è amore calmo o è davvero un calo di sentimento? Non posso darle una risposta definitiva a questa domanda, perché solo lei, nel tempo e con l'aiuto del suo percorso terapeutico, potrà comprenderlo davvero.

Quello che posso dirle è che è importante non prendere decisioni affrettate in questo momento di confusione, e che portare tutto questo alla sua psicologa la prossima settimana sarà fondamentale.
Nel frattempo, provi a osservare cosa succede dentro di lei senza forzarsi a sentire o a non sentire. Le sensazioni possono fluttuare, e questo non significa necessariamente che il sentimento sia sparito per sempre.

La aspetto se desidera continuare a confrontarsi.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Veronica Moderana
Da ciò che lei racconta, il suo vissuto è comprensibile e coerente con il lavoro di consapevolezza che sta già svolgendo. Quando una relazione diventa più stabile, presente e significativa, come accade ora con l’idea della convivenza, può attivarsi una risposta di difesa: invece di sentire maggiore vicinanza, il corpo e le emozioni possono “spegnersi” per proteggersi dalla paura di affidarsi, di dipendere, di poter perdere. Questo non significa automaticamente che l’amore sia finito.
Lei coglie un punto molto importante. Se si cresce in un contesto in cui l’amore è stato instabile, conflittuale o doloroso, la calma può risultare estranea o persino minacciosa, e venire scambiata per noia o assenza di sentimento. In questi momenti la mente cerca certezze immediate (“lo amo o no?”), ma le emozioni seguono tempi diversi e possono attraversare fasi di chiusura senza definire il valore della relazione.
È fondamentale che non affronti tutto questo da sola. In situazioni come questa è assolutamente legittimo scrivere alla sua psicologa e condividere ciò che sta vivendo, anche tra una seduta e l’altra. Il percorso che ha intrapreso è una risorsa importante, alcune dinamiche cambiano con il tempo e la continuità del lavoro terapeutico, non forzandosi a “sentire” qualcosa. È possibile che la paura della convivenza stia attivando una reazione di allontanamento e anestesia emotiva. Avere fiducia nel percorso che sta facendo è essenziale. Il fatto che riesca a osservarsi con questa lucidità è già un segnale di cambiamento. Con il giusto supporto, queste sensazioni possono essere comprese e attraversate, senza decisioni affrettate e senza giudizio verso sé stessa.
Dott.ssa Agustina Aguiar
Psicologo, Psicologo clinico
Montecchio Maggiore-Alte Ceccato
Ciao,
quello che descrivi è molto intenso e comprensibile, e si sente quanto tu stia soffrendo dentro questa confusione. Provo a risponderti con calma, mettendo un po’ di ordine, perché quello che vivi non è raro né assurdo, anche se ora fa molta paura.

Prima cosa importante: un sentimento non si spegne davvero da un giorno all’altro senza lasciare tracce. Quello che descrivi assomiglia molto di più a uno stato di “shutdown emotivo”, una sorta di anestesia interna che spesso arriva quando l’ansia è stata alta a lungo o quando ci si avvicina a qualcosa di molto significativo (come la convivenza).

Tu stessa dai già delle chiavi fondamentali:
* hai una forte paura dell’abbandono
* vivi da sempre l’amore associato ad attivazione, tensione, allerta
* vieni da un modello familiare in cui l’amore era instabile, caotico, doloroso
* quando la relazione diventa stabile, sicura e profonda, qualcosa dentro di te si spaventa.

In questo senso sì: è assolutamente possibile confondere la calma con la noia, soprattutto se il tuo sistema emotivo è cresciuto nell’idea che l’amore “vero” sia quello che fa stare in ansia, che tiene sulle spine, che non dà mai sicurezza piena.
Quando improvvisamente c’è presenza, continuità, dolcezza, il corpo può reagire dicendo: “attenzione, è pericoloso affidarsi”. E allora non aumenta l’ansia… ma succede l’opposto: si spegne.

Quella sensazione di vuoto, di distanza, di “non sento niente” è spesso una difesa, non una verità sul sentimento. È come se una parte di te dicesse: “Se non sento, non rischio”.

Il fatto che:
* razionalmente tu sappia di amarlo
* in passato questi stati siano già comparsi e poi rientrati
* uno di questi giorni tu ti sia “riaccesa” anche solo per poco

sono tutti segnali importanti. Non dimostrano che devi restare per forza nella relazione, ma indicano che l’amore non sia finito.

E infine, ciò che dici sui tuoi genitori è molto significativo:
se la dolcezza oggi ti provoca quasi fastidio o nausea, non è perché sia sbagliata, ma perché non è familiare. Il corpo tende a riconoscere come “normale” ciò che conosce, anche se fa male. La calma, invece, può sembrare estranea, vuota, persino inquietante.

Per ora, alcune cose importanti:
* Non prendere decisioni adesso: sei in uno stato emotivo alterato
* Non forzarti a “sentire qualcosa”: più cerchi di controllare, più il vuoto si irrigidisce
* Continua a osservare questo stato come stai già facendo, senza giudicarti
* Appoggiati al fatto che sei già in terapia e che stai lavorando esattamente su questi temi

Hai fatto benissimo a scrivere e a “buttare fuori”. Ora non sei sola con questi pensieri. Quando rivedrai la tua psicologa, avrai tantissimo materiale prezioso da portare: quello che stai vivendo è difficile, ma anche molto trasformativo.
Salve, grazie per aver condiviso la sua storia e le sue emozioni attuali. Quello che descrivi è molto, molto comprensibile. Davvero. E non sei “strana”, né sbagliata. e attraversare un momento delicato o di vuoto, anche in una relazione, capota, ma anche per portarti a far chiarezza dentro di te.
Quando per tanto tempo il tuo sistema emotivo è stato tarato sull’ansia, sulla paura di perdere l’altro, sull’allerta costante, la calma non viene letta come sicurezza… ma come vuoto. È come passare da una stanza sempre rumorosa a un silenzio improvviso: invece di rilassare, mette a disagio.
Quella sensazione che “ti scende qualcosa dentro” quando lui è presente e dolce non è noia nel senso vero del termine. Spesso è:
il tuo sistema nervoso che non è abituato a stare al sicuro
una parte di te che pensa: “Se sto così tranquilla, poi farà più male se succede qualcosa”
la paura che abbassare le difese = perdere il controllo
E il sabotaggio che riconosci (cercare il marcio, creare dubbi, alimentare ansie) non è cattiveria verso di te o verso la relazione:
è una strategia di sopravvivenza che hai imparato per non sentirti troppo vulnerabile.
Parlarne in un percorso di supporto psicologico, apertamente, senza giudizio, può aiutarti ad avere più consapevolezza verso te stessa e le emozioni sottostanti, conoscendo anche parti di te. Resto a disposizione.

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