Buonasera, io ho 26 anni, lui 33, entrambi siamo dei ragazzi indipendenti e anche genitori. Sono 8 m
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Buonasera, io ho 26 anni, lui 33, entrambi siamo dei ragazzi indipendenti e anche genitori. Sono 8 mesi che abbiamo una relazione. Un mese e mezzo fa ha deciso di lasciarmi, ma l’unico cambiamento che ho visto è che non pranziamo più insieme e non ci mandiamo “il buongiorno con la buonanotte”.
Continuiamo a sentirci, ad aiutarci a vicenda, a dormire insieme 1-2 volte a settimana e ad andare a letto insieme…e non è solo “sesso”.
Lui dice che prova ancora sentimenti per me, dice che quello che ha provato per me, non lo ha mai provato per nessuna e che come lo amo io non si era mai sentito amato prima e che lui non ne è capace. È molto autocritico, quando in realtà ha anche molte qualità e non capisco perché debba abbassare così la sua autostima.
Oggi sono andata per l ennesima volta per lasciarlo definitivamente, perché sono satura di questa situazione che mi sta distruggendo mentalmente e invece siamo ricaduti a letto insieme. Non mi capacito di ciò, visto che dopo tanto sono riuscita a trovare una persona con la quale entrambi stiamo bene sia da sdraiati ma anche da in piedi, ci divertiamo con poco e abbiamo un ottima intesa mentale. Lui dice che perdermi gli dispiacerebbe ma nemmeno mi può tenere legata a lui, in quanto sa che non può darmi ciò che merito e proprio per questo mi ha “lasciata” vivendoci solo i momenti senza pensare “l’impegno” e “al futuro”
Ha avuto 5 relazioni in 33 anni e tutte finite per lo stesso motivo, dice che non le è mai capitato di vedere il futuro insieme a nessuna, e che dopo 5-6 mesi comincia a dare la partner per scontata, senza preoccuparsene dei bisogni altrui.
A differenza che le altre le ha tradite tutte e a me mi ha lasciata prima di un possibile tradimento e tutt’ora non si è mai visto con nessuna e nemmeno ne ha voglia…(a detta sua).
Io cerco di assecondarlo, di lasciargli tutti gli spazi che ne ha bisogno, oggi però mi sono un po’ spinta con le domande e mi ha risposto che devo finirla di “psicoanalizzarlo” e che è una cosa che ci deve riuscire da solo senza l’aiuto di nessuno. (Io personalmente, questo pensiero non lo condivido, ma non sono nessuno per dire se sia giusto o sbagliato).
Le ho proposto un percorso psicologico e mi ha risposto anni a dietro ci ha provato due volte con due psicologi differenti e che “ha buttato solo soldi”.
Dice che lui si sente una persona “vuota” e invidia il fatto che io sono così “sentimentale”.
Mi ritengo una persona molto empatica e sto male a vederlo così, lui mi allontana per non darmi ulteriori sofferenze ma egoisticamente non mi lascia andare del tutto e sincera nemmeno io voglio. (Altrimenti lo avrei fatto a prescindere).
Per quanto riguarda me invece, il mio futuro lo vedo solo con lui e mi vengono i conati a pensare un altro uomo che mi tocchi. Ho paura di perderlo, vorrei aiutarlo a liberarsi di tutto ciò e non so cosa fare, cosa pensare, e come comportarmi…sono distrutta mentalmente…vorrei solo che tutto tornasse come a qualche mese fa, che quei attimi belli che viviamo adesso erano la quotidianità…
Continuiamo a sentirci, ad aiutarci a vicenda, a dormire insieme 1-2 volte a settimana e ad andare a letto insieme…e non è solo “sesso”.
Lui dice che prova ancora sentimenti per me, dice che quello che ha provato per me, non lo ha mai provato per nessuna e che come lo amo io non si era mai sentito amato prima e che lui non ne è capace. È molto autocritico, quando in realtà ha anche molte qualità e non capisco perché debba abbassare così la sua autostima.
Oggi sono andata per l ennesima volta per lasciarlo definitivamente, perché sono satura di questa situazione che mi sta distruggendo mentalmente e invece siamo ricaduti a letto insieme. Non mi capacito di ciò, visto che dopo tanto sono riuscita a trovare una persona con la quale entrambi stiamo bene sia da sdraiati ma anche da in piedi, ci divertiamo con poco e abbiamo un ottima intesa mentale. Lui dice che perdermi gli dispiacerebbe ma nemmeno mi può tenere legata a lui, in quanto sa che non può darmi ciò che merito e proprio per questo mi ha “lasciata” vivendoci solo i momenti senza pensare “l’impegno” e “al futuro”
Ha avuto 5 relazioni in 33 anni e tutte finite per lo stesso motivo, dice che non le è mai capitato di vedere il futuro insieme a nessuna, e che dopo 5-6 mesi comincia a dare la partner per scontata, senza preoccuparsene dei bisogni altrui.
A differenza che le altre le ha tradite tutte e a me mi ha lasciata prima di un possibile tradimento e tutt’ora non si è mai visto con nessuna e nemmeno ne ha voglia…(a detta sua).
Io cerco di assecondarlo, di lasciargli tutti gli spazi che ne ha bisogno, oggi però mi sono un po’ spinta con le domande e mi ha risposto che devo finirla di “psicoanalizzarlo” e che è una cosa che ci deve riuscire da solo senza l’aiuto di nessuno. (Io personalmente, questo pensiero non lo condivido, ma non sono nessuno per dire se sia giusto o sbagliato).
Le ho proposto un percorso psicologico e mi ha risposto anni a dietro ci ha provato due volte con due psicologi differenti e che “ha buttato solo soldi”.
Dice che lui si sente una persona “vuota” e invidia il fatto che io sono così “sentimentale”.
Mi ritengo una persona molto empatica e sto male a vederlo così, lui mi allontana per non darmi ulteriori sofferenze ma egoisticamente non mi lascia andare del tutto e sincera nemmeno io voglio. (Altrimenti lo avrei fatto a prescindere).
Per quanto riguarda me invece, il mio futuro lo vedo solo con lui e mi vengono i conati a pensare un altro uomo che mi tocchi. Ho paura di perderlo, vorrei aiutarlo a liberarsi di tutto ciò e non so cosa fare, cosa pensare, e come comportarmi…sono distrutta mentalmente…vorrei solo che tutto tornasse come a qualche mese fa, che quei attimi belli che viviamo adesso erano la quotidianità…
Salve,
da ciò che racconti emerge una relazione intensa ma estremamente confusa: formalmente vi siete lasciati, ma nei fatti continuate a comportarvi come una coppia, con intimità, supporto reciproco e presenza costante, senza però la sicurezza e la chiarezza che tu desideri. Lui ti vuole vicino, ma teme l’impegno: non perché tu non sia “giusta”, ma perché sembra avere un copione relazionale che si ripete da anni, fatto di paura del futuro, autosvalutazione e ritiro emotivo dopo i primi mesi. Lo dice apertamente: non riesce a vedere un domani con nessuna, si sente vuoto, teme di ferire e si autoconvince di non poterti dare ciò che meriti. Questo però crea un limbo in cui lui ti tiene accanto senza sceglierti davvero, e tu, molto empatica, finisci per cercare di comprenderlo, sostenerlo, forse persino “salvarlo”, mettendo in secondo piano i tuoi bisogni e i tuoi limiti. È comprensibile che tu sia mentalmente distrutta: stai vivendo una relazione senza cornice, dove i momenti belli ci sono, ma non bastano a compensare l’insicurezza e l’ambiguità. Tu vuoi un futuro, lui vuole il presente senza responsabilità; e non è cattiveria, è una sua difficoltà che però lui non vuole affrontare, rifiutando qualsiasi aiuto e dicendoti che non vuole essere “psicoanalizzato”. La verità dolorosa è che l’amore da solo non basta, se per stare con lui devi accettare una posizione che ti fa soffrire e ti fa sentire non scelta. Non puoi fare terapia al posto suo né riempire quel vuoto che lui stesso non vuole guardare. Puoi però chiederti cosa vuoi davvero per te, con questa versione reale di lui, non con il ricordo dei mesi iniziali. E puoi iniziare a proteggerti, mettendo confini più chiari per non rimanere in una zona grigia che ti logora. Non sei sbagliata, non sei “troppo”: desideri una relazione stabile, reciproca e rassicurante, ed è un tuo diritto. Se vorrai, attraverso un processo terapeutico, potrai approfondire come capire i tuoi bisogni, i tuoi confini e come muoverti in modo da non perderti in questa situazione.
da ciò che racconti emerge una relazione intensa ma estremamente confusa: formalmente vi siete lasciati, ma nei fatti continuate a comportarvi come una coppia, con intimità, supporto reciproco e presenza costante, senza però la sicurezza e la chiarezza che tu desideri. Lui ti vuole vicino, ma teme l’impegno: non perché tu non sia “giusta”, ma perché sembra avere un copione relazionale che si ripete da anni, fatto di paura del futuro, autosvalutazione e ritiro emotivo dopo i primi mesi. Lo dice apertamente: non riesce a vedere un domani con nessuna, si sente vuoto, teme di ferire e si autoconvince di non poterti dare ciò che meriti. Questo però crea un limbo in cui lui ti tiene accanto senza sceglierti davvero, e tu, molto empatica, finisci per cercare di comprenderlo, sostenerlo, forse persino “salvarlo”, mettendo in secondo piano i tuoi bisogni e i tuoi limiti. È comprensibile che tu sia mentalmente distrutta: stai vivendo una relazione senza cornice, dove i momenti belli ci sono, ma non bastano a compensare l’insicurezza e l’ambiguità. Tu vuoi un futuro, lui vuole il presente senza responsabilità; e non è cattiveria, è una sua difficoltà che però lui non vuole affrontare, rifiutando qualsiasi aiuto e dicendoti che non vuole essere “psicoanalizzato”. La verità dolorosa è che l’amore da solo non basta, se per stare con lui devi accettare una posizione che ti fa soffrire e ti fa sentire non scelta. Non puoi fare terapia al posto suo né riempire quel vuoto che lui stesso non vuole guardare. Puoi però chiederti cosa vuoi davvero per te, con questa versione reale di lui, non con il ricordo dei mesi iniziali. E puoi iniziare a proteggerti, mettendo confini più chiari per non rimanere in una zona grigia che ti logora. Non sei sbagliata, non sei “troppo”: desideri una relazione stabile, reciproca e rassicurante, ed è un tuo diritto. Se vorrai, attraverso un processo terapeutico, potrai approfondire come capire i tuoi bisogni, i tuoi confini e come muoverti in modo da non perderti in questa situazione.
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Salve. Le rispondo in maniera coincisa... nessuno può aiutare chi non vuole essere aiutato ma tutti possono aiutare se stessi, specialmente se aiutarsi significa rispondere e vedere le cose da nuove prospettive.
Buonasera la situazione appare abbastanza chiara e le chiedo di riflettere se per lei puo nadare bene continuare questo " mordi e fuggi" o se ritiene di essere nel diritto di avere un amore completo ed esclusivo. Ritengo che in questa situazione sia molto importante che lei si affidi ad un terapeuta che la aiuti a comprendere cio che lei merita sopratutto all'intenro di una relazione e sopratutto l'aiuti a comprendere che forse questa perona non ha nessuna motivazione a modificare atteggiamenti e comportamenti nei suoi confronti se non avere la sua disponibilità quando gli " serve". Si rivolga ad un bravo terapèuta e così sarà piu facile comprendere cosa desidera davvero nella sua vita. Puo desiderare tutto per sè e cambiare cio che non funziona nella sua vita ma non puo pensare che le persone possano cambiare perchè noi lo vogliamo.
Buonasera,
dalla sua descrizione emerge una relazione intensa, significativa, ma anche molto faticosa e caratterizzata da ambivalenze e paure profonde da entrambe le parti.
Da un lato c’è il forte legame affettivo e l’intesa che sentite; dall’altro lato ci sono dinamiche che la stanno logorando e che sembrano ripetersi nella storia del suo partner. Il fatto che lui mantenga una vicinanza emotiva e fisica con lei pur dicendo di averla “lasciata”, oppure che continui a dichiarare sentimenti ma senza assumersi una posizione chiara, crea inevitabilmente confusione, insicurezza e dolore.
Quello che descrive è un legame “sospeso”: non siete insieme, ma non siete nemmeno separati.
In un contesto così ambiguo è naturale che lei faccia fatica a capire come muoversi e che provi esaurimento emotivo.
Alcuni elementi importanti che emergono
Lui parla di sentirsi “vuoto”, di non saper amare come lei, di non riuscire a vedere un futuro nelle relazioni. Questo non è qualcosa che dipende da lei o dal suo valore: è un suo funzionamento interno che si ripresenta da anni, come lui stesso ha raccontato.
È molto autocritico, ha una bassa autostima e vive i rapporti come fonte di responsabilità e impegno che teme di non riuscire a sostenere.
La allontana per “proteggerla”, ma allo stesso tempo non riesce a lasciarla andare del tutto: questo crea un tira e molla che la coinvolge emotivamente e la consuma.
Quando lei prova a porre confini o a prendere decisioni, la dinamica si riattiva, anche attraverso l’intimità, che probabilmente per entrambi rappresenta un modo per sentirsi al sicuro — almeno temporaneamente.
Cosa significa per lei questa relazione
Lei descrive un forte attaccamento, il timore di perderlo e la sensazione che, nonostante la sofferenza, lasciarlo sia quasi impossibile.
Questo indica quanto la relazione sia diventata centrale nel suo equilibrio emotivo, fino al punto da farle mettere in secondo piano il suo benessere.
Cosa può fare ora
Purtroppo, per quanto lei possa essere empatica, presente e comprensiva, non può colmare lei quel senso di vuoto, né può essere lei a “guarirlo” o a cambiargli la visione delle relazioni.
E soprattutto, non può farlo se lui non desidera davvero lavorare su di sé o se rifiuta qualsiasi forma di aiuto.
Quello che però può fare è tutelare sé stessa:
chiedersi cosa vuole davvero e cosa può accettare;
mettere confini chiari per proteggere la sua stabilità emotiva;
comprendere le sue dinamiche di attaccamento e cosa la trattiene in un rapporto che le dà tanto ma anche le toglie tantissimo.
Questa situazione sta diventando per lei un circolo doloroso, e il fatto che si senta “distrutta mentalmente” è un segnale importante che merita ascolto e attenzione.
Il mio consiglio
Le suggerisco di approfondire questo momento con uno specialista:
non per cambiare lui, ma per sostenere lei, i suoi bisogni, il suo valore e la sua capacità di scegliere ciò che la fa stare bene davvero.
Un percorso personale le permetterebbe di ritrovare lucidità, di capire quali parti di questa dinamica la coinvolgono così profondamente e di prendere decisioni più consapevoli e meno dolorose.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalla sua descrizione emerge una relazione intensa, significativa, ma anche molto faticosa e caratterizzata da ambivalenze e paure profonde da entrambe le parti.
Da un lato c’è il forte legame affettivo e l’intesa che sentite; dall’altro lato ci sono dinamiche che la stanno logorando e che sembrano ripetersi nella storia del suo partner. Il fatto che lui mantenga una vicinanza emotiva e fisica con lei pur dicendo di averla “lasciata”, oppure che continui a dichiarare sentimenti ma senza assumersi una posizione chiara, crea inevitabilmente confusione, insicurezza e dolore.
Quello che descrive è un legame “sospeso”: non siete insieme, ma non siete nemmeno separati.
In un contesto così ambiguo è naturale che lei faccia fatica a capire come muoversi e che provi esaurimento emotivo.
Alcuni elementi importanti che emergono
Lui parla di sentirsi “vuoto”, di non saper amare come lei, di non riuscire a vedere un futuro nelle relazioni. Questo non è qualcosa che dipende da lei o dal suo valore: è un suo funzionamento interno che si ripresenta da anni, come lui stesso ha raccontato.
È molto autocritico, ha una bassa autostima e vive i rapporti come fonte di responsabilità e impegno che teme di non riuscire a sostenere.
La allontana per “proteggerla”, ma allo stesso tempo non riesce a lasciarla andare del tutto: questo crea un tira e molla che la coinvolge emotivamente e la consuma.
Quando lei prova a porre confini o a prendere decisioni, la dinamica si riattiva, anche attraverso l’intimità, che probabilmente per entrambi rappresenta un modo per sentirsi al sicuro — almeno temporaneamente.
Cosa significa per lei questa relazione
Lei descrive un forte attaccamento, il timore di perderlo e la sensazione che, nonostante la sofferenza, lasciarlo sia quasi impossibile.
Questo indica quanto la relazione sia diventata centrale nel suo equilibrio emotivo, fino al punto da farle mettere in secondo piano il suo benessere.
Cosa può fare ora
Purtroppo, per quanto lei possa essere empatica, presente e comprensiva, non può colmare lei quel senso di vuoto, né può essere lei a “guarirlo” o a cambiargli la visione delle relazioni.
E soprattutto, non può farlo se lui non desidera davvero lavorare su di sé o se rifiuta qualsiasi forma di aiuto.
Quello che però può fare è tutelare sé stessa:
chiedersi cosa vuole davvero e cosa può accettare;
mettere confini chiari per proteggere la sua stabilità emotiva;
comprendere le sue dinamiche di attaccamento e cosa la trattiene in un rapporto che le dà tanto ma anche le toglie tantissimo.
Questa situazione sta diventando per lei un circolo doloroso, e il fatto che si senta “distrutta mentalmente” è un segnale importante che merita ascolto e attenzione.
Il mio consiglio
Le suggerisco di approfondire questo momento con uno specialista:
non per cambiare lui, ma per sostenere lei, i suoi bisogni, il suo valore e la sua capacità di scegliere ciò che la fa stare bene davvero.
Un percorso personale le permetterebbe di ritrovare lucidità, di capire quali parti di questa dinamica la coinvolgono così profondamente e di prendere decisioni più consapevoli e meno dolorose.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, ha mai pensato di capire bene cosa desidera per sè stessa? Il suo compagno, da quel che lei dice, in passato ha avuto la stessa tipologia di comportamento relazionale con altre donne così come con lei. Avendo anche sperimentato una terapia, che non è detto sia terminata per colpa del professionista, e che secondo lui non è servita, mi chiedo se lui sia ricettivo o meno al cambiamento (fondamentale per arrivare a sentire la terapia come fruttuosa). In definitiva le vorrei dire: smetta di comportarsi da "crocerossina" perchè non va bene per nessuno dei due. Inoltre, decida con sè stessa se questa relazione, che attualmente prosciuga le sue energie, sia effettivamente ciò che vuole lei. Questo le permetterebbe di dirigere l'energia, ora diretta verso di lui, verso un suo cambiamento creativo nei riguardi della sua vita. Cordialmente.
Gent.ma, sembra vivere una relazione amorosa un po' tormentata. Come sicuramente sa, non è però possibile obbligare una persona a farsi aiutare, sebbene colga vi possano essere opportunità che potrebbero essere risolte con un lavoro psicoterapeutico appropriato. L'unico realistico suggerimento che le si può offrire è quello di prendere in considerazione l'idea di farsi aiutare lei stessa, qualora questa situazione sentimentale le procuri una sofferenza che non riesce ad affrontare da sola. SG
Cara ragazza,
la situazione si connota per la sua ambiguità. Vivete nel " come se" ma senza l'impegno di una vera relazione.
Sembra che tu in qualche modo abbia sviluppato una dipendenza emotiva nei confronti di questo ragazzo che ti porta a non vedere alternative oltre a lui, a desiderare di salvarlo dalla sua condizione di vuoto esistenziale e dalle sue fughe dalle relazioni. Potresti iniziare un percorso di psicoterapia che ti consenta di proteggerti e ti faccia riscoprire la tua autonomia. Meriti una persona che ti voglia veramente e voglia costruire qualcosa con te!
la situazione si connota per la sua ambiguità. Vivete nel " come se" ma senza l'impegno di una vera relazione.
Sembra che tu in qualche modo abbia sviluppato una dipendenza emotiva nei confronti di questo ragazzo che ti porta a non vedere alternative oltre a lui, a desiderare di salvarlo dalla sua condizione di vuoto esistenziale e dalle sue fughe dalle relazioni. Potresti iniziare un percorso di psicoterapia che ti consenta di proteggerti e ti faccia riscoprire la tua autonomia. Meriti una persona che ti voglia veramente e voglia costruire qualcosa con te!
Salve gentile utente,
Mi dispiace per la situazione che sta vivendo.
Le consiglio di intraprendere un percorso di terapia in modo da analizzare al meglio le vostre emozioni a riguardo.
Vedrà trovare un ascolto attivo lal' aiuterà.
Un caro saluto
Mi dispiace per la situazione che sta vivendo.
Le consiglio di intraprendere un percorso di terapia in modo da analizzare al meglio le vostre emozioni a riguardo.
Vedrà trovare un ascolto attivo lal' aiuterà.
Un caro saluto
Cara utente,
il modo in cui racconti questa storia fa sentire quanto tu sia coinvolta non solo nella relazione, ma anche nel suo mondo interno. È come se stessi cercando di tenere insieme due persone: te stessa e lui, il tuo bisogno di stabilità e il suo bisogno di distanza, il tuo desiderio di futuro e il suo terrore di averne uno. E questa doppia tensione ti sta consumando, perché ogni volta che provi ad andare via ritrovi l’intimità che vi lega, e ogni volta che provi a restare incontri la sua impossibilità a impegnarsi.
Si sente che ciò che ti fa più male non è la mancanza di amore – perché l’amore c’è, e lo sai – ma il fatto che lui non riesce a trasformare questo amore in un contenitore stabile. Quando lui dice che non può darti ciò che meriti, che non “vede il futuro”, che teme di darti per scontata, sembra parlare di una parte di sé che si sente inadeguata, quasi danneggiata, come se l’intimità per lui fosse un luogo troppo esposto. E il fatto che abbia vissuto tutte le sue relazioni nello stesso modo potrebbe essere una traccia importante: non sei tu ad aver provocato questo meccanismo, è qualcosa che lui porta da sempre.
Tu provi a capire, provi a spiegare, provi perfino a “psicoanalizzarlo”, come ti ha detto. Ma forse quello che stai facendo non è psicoanalizzarlo: è cercare di dare un senso a un comportamento che per te non ne ha. E quando una persona è abituata a difendersi dalla vicinanza, ogni tentativo di “capirla” può farla sentire ancora più osservata, più nuda, più in pericolo.
In questo senso, quello che ti rimanda – “ci devo riuscire da solo” – non parla della realtà, ma della sua difficoltà a tollerare uno sguardo che entra troppo. Può darsi che ci sia una parte di lui che vive l’aiuto come un’invasione, o come una conferma della sua fragilità, e allora si ritrae. Non posso dirti che sia così, ma potrebbe essere un’ipotesi da tenere accanto alle altre.
E poi c’è te.
La tua parte che non riesce a lasciarlo andare, che sente nausea solo all’idea di un altro uomo, che vive con un senso di perdita anticipata. È come se tu stessi portando anche la sua quota di sentimento, come se il tuo amore fosse doppio: il tuo e quello che lui non riesce a esprimere. Questo ti dà un ruolo molto grande nella relazione, e allo stesso tempo molto doloroso, perché ti lascia senza appoggio.
Quando dici “vorrei aiutarlo a liberarsi di tutto ciò”, emerge una tua speranza: che se lui riuscisse a guarire, a mettere ordine, allora la relazione potrebbe tornare com’era. Ma qui forse c’è un punto delicato, che si può accarezzare senza metterlo come certezza: può darsi che il problema non sia “cosa devi fare per lui”, ma cosa succede dentro di te quando la sua parte distante si riattiva. Perché è questa dinamica – prendo, mollo, torno, scappo – che ti sta logorando più di tutto.
Un terapeuta non servirebbe a convincerlo a cambiare, ma a sostenere te nell’esplorare perché questa relazione prende un posto così assoluto dentro di te, al punto da toglierti respiro e lucidità. Non è un giudizio, è una possibilità da considerare. A volte non è la persona ad essere sbagliata per noi, ma il modo in cui si incastra con le nostre ferite a renderci estremamente vulnerabili.
Quello che vivi non è debolezza: è un legame che ha toccato parti molto profonde, e che per questo diventa difficile da lasciare e difficile da sostenere.
Forse il primo passo non è capire come salvarlo, ma chiederti cosa succede dentro di te quando lui ti avvicina e al tempo stesso ti tiene lontana. È in quel punto che spesso si nasconde il vero dolore.
Quando vorrai, possiamo esplorarlo insieme.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
il modo in cui racconti questa storia fa sentire quanto tu sia coinvolta non solo nella relazione, ma anche nel suo mondo interno. È come se stessi cercando di tenere insieme due persone: te stessa e lui, il tuo bisogno di stabilità e il suo bisogno di distanza, il tuo desiderio di futuro e il suo terrore di averne uno. E questa doppia tensione ti sta consumando, perché ogni volta che provi ad andare via ritrovi l’intimità che vi lega, e ogni volta che provi a restare incontri la sua impossibilità a impegnarsi.
Si sente che ciò che ti fa più male non è la mancanza di amore – perché l’amore c’è, e lo sai – ma il fatto che lui non riesce a trasformare questo amore in un contenitore stabile. Quando lui dice che non può darti ciò che meriti, che non “vede il futuro”, che teme di darti per scontata, sembra parlare di una parte di sé che si sente inadeguata, quasi danneggiata, come se l’intimità per lui fosse un luogo troppo esposto. E il fatto che abbia vissuto tutte le sue relazioni nello stesso modo potrebbe essere una traccia importante: non sei tu ad aver provocato questo meccanismo, è qualcosa che lui porta da sempre.
Tu provi a capire, provi a spiegare, provi perfino a “psicoanalizzarlo”, come ti ha detto. Ma forse quello che stai facendo non è psicoanalizzarlo: è cercare di dare un senso a un comportamento che per te non ne ha. E quando una persona è abituata a difendersi dalla vicinanza, ogni tentativo di “capirla” può farla sentire ancora più osservata, più nuda, più in pericolo.
In questo senso, quello che ti rimanda – “ci devo riuscire da solo” – non parla della realtà, ma della sua difficoltà a tollerare uno sguardo che entra troppo. Può darsi che ci sia una parte di lui che vive l’aiuto come un’invasione, o come una conferma della sua fragilità, e allora si ritrae. Non posso dirti che sia così, ma potrebbe essere un’ipotesi da tenere accanto alle altre.
E poi c’è te.
La tua parte che non riesce a lasciarlo andare, che sente nausea solo all’idea di un altro uomo, che vive con un senso di perdita anticipata. È come se tu stessi portando anche la sua quota di sentimento, come se il tuo amore fosse doppio: il tuo e quello che lui non riesce a esprimere. Questo ti dà un ruolo molto grande nella relazione, e allo stesso tempo molto doloroso, perché ti lascia senza appoggio.
Quando dici “vorrei aiutarlo a liberarsi di tutto ciò”, emerge una tua speranza: che se lui riuscisse a guarire, a mettere ordine, allora la relazione potrebbe tornare com’era. Ma qui forse c’è un punto delicato, che si può accarezzare senza metterlo come certezza: può darsi che il problema non sia “cosa devi fare per lui”, ma cosa succede dentro di te quando la sua parte distante si riattiva. Perché è questa dinamica – prendo, mollo, torno, scappo – che ti sta logorando più di tutto.
Un terapeuta non servirebbe a convincerlo a cambiare, ma a sostenere te nell’esplorare perché questa relazione prende un posto così assoluto dentro di te, al punto da toglierti respiro e lucidità. Non è un giudizio, è una possibilità da considerare. A volte non è la persona ad essere sbagliata per noi, ma il modo in cui si incastra con le nostre ferite a renderci estremamente vulnerabili.
Quello che vivi non è debolezza: è un legame che ha toccato parti molto profonde, e che per questo diventa difficile da lasciare e difficile da sostenere.
Forse il primo passo non è capire come salvarlo, ma chiederti cosa succede dentro di te quando lui ti avvicina e al tempo stesso ti tiene lontana. È in quel punto che spesso si nasconde il vero dolore.
Quando vorrai, possiamo esplorarlo insieme.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
Buonasera, da tutte le premesse che descrive mi sembra veramente autodistruttivo per lei che continui a immaginare uan storia con lui che dalle sue premesse non mi sembra veramente in grado di avere. Forse lei dovrebbe pensare ad aiutarsi. Lui sarà padrone del suo destino. Penso che una psicoterapia la potrebbe aiutare. Se ritiene posso aiutarla anche on line. Saluti Dario Martelli
Buonasera, purtroppo non si può fare nulla per aiutare chi non vuole e per cambiare un'altra persona. La buona notizia è che si può fare molto per se stessi, si può modificare il modo in cui reagiamo agli eventi. Io le suggerisco di cercare un aiuto psicologico prima che la situazione peggiori ulteriormente, lasciandola ancorata ad una situazione di tira e molla logorante.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Provi a parlare con lui di tale possibilità, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Provi a parlare con lui di tale possibilità, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Entrambi forse avreste bisogno di un percorso per motivi diversi . Mio per evitare di fuggire dal legame e tu per evitare di torturarti ad aspettare che lui cambi idea . Potrà essere che la terapia aiuti entrambi a risolvere cioè che ancora sfugge ed a perseguire un benessere autonomo e poi chissà magari ad un ritorno , ma prima di questo suggerisco una psicoterapia individuale
Salve. Credo sia importante che lui possa affrontare il disagio che prova grazie ad un percorso. Mentre per quanto riguarda lei dovrebbe interrogarsi sul perché mantiene questa relazione, dati i limiti presenti esplicitati anche dal suo compagno che sembra essere una persona non in grado di sostenerla, e di starle accanto con coerenza e continuità. Se una persona non si preoccupa dei bisogni altrui e il suo compagno lo ha detto di sé stesso, dato che lei lo ha scritto, che persona pensa possa essere?
Cordiali saluti.
Cordiali saluti.
È molto doloroso provare sentimenti così profondi per una persona che in sostanza ci dice che non vuole cambiare.
In effetti non si può costringere nessuno a fare un percorso terapeutico se non ne sente la necessità.
Potrebbe essere utile per lei rivolgersi ad una/un terapeuta per comprendere come mai questo rapporto sentimentale la leghi così tanto ad una persona disposta a dare poco e soprattutto come mai lei senta il desiderio di aiutarlo a stare meglio in senso psicologico.
Il fatto è che alle volte siamo bloccati dentro a delle modalità relazionali che ci danno la sensazione di non poter mai uscirne fuori e facciamo fatica, dall’interno , a vedere quanto siamo dentro alla “ripetizione “ di schemi a noi molto familiari ma poco funzionali al nostro benessere.
Penso le sarebbe di grande aiuto un lavoro per conoscere meglio queste parti di sé che la fanno sentire così.
I miei migliori auguri di trovare il percorso a lei più congeniale
In effetti non si può costringere nessuno a fare un percorso terapeutico se non ne sente la necessità.
Potrebbe essere utile per lei rivolgersi ad una/un terapeuta per comprendere come mai questo rapporto sentimentale la leghi così tanto ad una persona disposta a dare poco e soprattutto come mai lei senta il desiderio di aiutarlo a stare meglio in senso psicologico.
Il fatto è che alle volte siamo bloccati dentro a delle modalità relazionali che ci danno la sensazione di non poter mai uscirne fuori e facciamo fatica, dall’interno , a vedere quanto siamo dentro alla “ripetizione “ di schemi a noi molto familiari ma poco funzionali al nostro benessere.
Penso le sarebbe di grande aiuto un lavoro per conoscere meglio queste parti di sé che la fanno sentire così.
I miei migliori auguri di trovare il percorso a lei più congeniale
Salve, la ringrazio per la sincera condivisione.
Sento che in questo racconto c'è molto dell'altro e poco di sè. Questo può dire molto della sua storia. Mi arriva l'estremo senso d'impotenza.
Il suo compito non è quello di salvare l'altro, non può fare il lavoro al suo posto.
Può però prendersi cura di sè stessa e senz'altro questo avrà una ricaduta in tutta la sua vita e nelle sue relazioni.
Ci pensi.
Sento che in questo racconto c'è molto dell'altro e poco di sè. Questo può dire molto della sua storia. Mi arriva l'estremo senso d'impotenza.
Il suo compito non è quello di salvare l'altro, non può fare il lavoro al suo posto.
Può però prendersi cura di sè stessa e senz'altro questo avrà una ricaduta in tutta la sua vita e nelle sue relazioni.
Ci pensi.
Capisco quanto sia doloroso ciò che sta vivendo. Quando una relazione diventa fatta di vicinanza intensa e allo stesso tempo di distanza emotiva, si crea un legame dove ci si tiene stretti e ci si lascia andare allo stesso tempo. Questo confonde, stanca e fa male.
Dal punto di vista relazionale, è importante riconoscere che lasciarsi davvero non significa interrompere i sentimenti, ma accettare che l’altro non può offrirci ciò che desideriamo, e scegliere di non restare in un ciclo che ci fa soffrire.
“Lasciarsi” in modo sano significa rispettare ciò che l’altro può dare, ma anche proteggere sé stessi da ciò che non può. È un processo, non un gesto: si fa un passo alla volta, con gentilezza e senza colpe.
Dal punto di vista relazionale, è importante riconoscere che lasciarsi davvero non significa interrompere i sentimenti, ma accettare che l’altro non può offrirci ciò che desideriamo, e scegliere di non restare in un ciclo che ci fa soffrire.
“Lasciarsi” in modo sano significa rispettare ciò che l’altro può dare, ma anche proteggere sé stessi da ciò che non può. È un processo, non un gesto: si fa un passo alla volta, con gentilezza e senza colpe.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza, si sente quanta confusione e sofferenza ci siano in questa situazione.
Da ciò che scrive, sembra che il legame sia rimasto molto forte, ma che allo stesso tempo non ci sia una reale stabilità o un progetto condiviso. Questo tipo di relazione “a metà” può diventare molto doloroso e destabilizzante nel tempo, soprattutto quando una delle due persone spera che le cose tornino come prima.
Al di là di ciò che prova lui, la domanda più importante è: questa situazione, così com’è oggi, le fa bene o le fa male?
E che tipo di relazione vorrebbe per sé, in termini di serenità, rispetto, reciprocità e sicurezza?
Se sente di stare davvero male, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo o una psicologa, uno spazio tutto suo dove poter mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni, senza dover “gestire” anche le difficoltà dell’altro.
Resto a disposizione per eventuali ulteriori riflessioni o chiarimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Da ciò che scrive, sembra che il legame sia rimasto molto forte, ma che allo stesso tempo non ci sia una reale stabilità o un progetto condiviso. Questo tipo di relazione “a metà” può diventare molto doloroso e destabilizzante nel tempo, soprattutto quando una delle due persone spera che le cose tornino come prima.
Al di là di ciò che prova lui, la domanda più importante è: questa situazione, così com’è oggi, le fa bene o le fa male?
E che tipo di relazione vorrebbe per sé, in termini di serenità, rispetto, reciprocità e sicurezza?
Se sente di stare davvero male, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo o una psicologa, uno spazio tutto suo dove poter mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni, senza dover “gestire” anche le difficoltà dell’altro.
Resto a disposizione per eventuali ulteriori riflessioni o chiarimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
“A volte non soffriamo per ciò che accade, ma per ciò che continuiamo a sperare accada ancora.” – G. Nardone
Buonasera,
dal suo racconto emerge con estrema chiarezza un punto: lei è rimasta nella relazione, lui è rimasto nel dubbio. Quando due persone stanno in due posizioni diverse, è inevitabile che una soffra e l’altra scappi.
1. Riconoscere il problema senza colpe
Non c’è cattivo o buono, ma due bisogni diversi che oggi non si incontrano:
– lei cerca stabilità, reciprocità, una direzione;
– lui cerca leggerezza, assenza di impegno, evitare il peso dell’intimità profonda.
Il risultato è una relazione “a metà”: troppo per considerarla finita, troppo poco per considerarla viva.
Domanda utile:
Che cosa la trattiene davvero: lui o la speranza del “come era prima”?
2. Ciò che lui definisce “vuoto” è una paura antica
Lei vede sensibilità, lui vede mancanza.
Ma ciò che chiama “vuoto” è probabilmente la difficoltà a sostenere un legame stabile nel tempo. Lo dice la sua stessa storia: tutte le relazioni finite allo stesso modo. Lui non fugge da lei: fugge dal ruolo.
Domanda strategica:
Se lui fosse identico, ma sconosciuto, sceglierebbe di iniziare una relazione con una persona che abbandona sempre dopo 5–6 mesi?
3. Lei non può salvarlo
Quando dice che “ci deve riuscire da solo”, sta dichiarando il proprio limite e la propria paura.
Un terapeuta strategico direbbe: “Quando cerchiamo di curare l’altro, spesso peggioriamo il nostro male.”
Ciò che le accade è chiaro:
– prova a salvarlo → lui si sente analizzato → si allontana;
– lui si allontana → lei ha paura → si avvicina di più.
Questo è il ciclo che vi tiene legati e feriti allo stesso tempo.
4. La domanda cruciale
Lei dice: “Il mio futuro lo vedo solo con lui.”
Ma la domanda strategica non è chi vede accanto a sé nel futuro, bensì:
La versione di lei che immagina nel futuro… accetterebbe la vita che sta vivendo oggi?
Buonasera,
dal suo racconto emerge con estrema chiarezza un punto: lei è rimasta nella relazione, lui è rimasto nel dubbio. Quando due persone stanno in due posizioni diverse, è inevitabile che una soffra e l’altra scappi.
1. Riconoscere il problema senza colpe
Non c’è cattivo o buono, ma due bisogni diversi che oggi non si incontrano:
– lei cerca stabilità, reciprocità, una direzione;
– lui cerca leggerezza, assenza di impegno, evitare il peso dell’intimità profonda.
Il risultato è una relazione “a metà”: troppo per considerarla finita, troppo poco per considerarla viva.
Domanda utile:
Che cosa la trattiene davvero: lui o la speranza del “come era prima”?
2. Ciò che lui definisce “vuoto” è una paura antica
Lei vede sensibilità, lui vede mancanza.
Ma ciò che chiama “vuoto” è probabilmente la difficoltà a sostenere un legame stabile nel tempo. Lo dice la sua stessa storia: tutte le relazioni finite allo stesso modo. Lui non fugge da lei: fugge dal ruolo.
Domanda strategica:
Se lui fosse identico, ma sconosciuto, sceglierebbe di iniziare una relazione con una persona che abbandona sempre dopo 5–6 mesi?
3. Lei non può salvarlo
Quando dice che “ci deve riuscire da solo”, sta dichiarando il proprio limite e la propria paura.
Un terapeuta strategico direbbe: “Quando cerchiamo di curare l’altro, spesso peggioriamo il nostro male.”
Ciò che le accade è chiaro:
– prova a salvarlo → lui si sente analizzato → si allontana;
– lui si allontana → lei ha paura → si avvicina di più.
Questo è il ciclo che vi tiene legati e feriti allo stesso tempo.
4. La domanda cruciale
Lei dice: “Il mio futuro lo vedo solo con lui.”
Ma la domanda strategica non è chi vede accanto a sé nel futuro, bensì:
La versione di lei che immagina nel futuro… accetterebbe la vita che sta vivendo oggi?
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui le sue difficoltà e le ragioni del suo disagio.
Quello che lei descrive sembrerebbe non essere semplicemente una relazione “che non funziona”, ma una relazione segnata da una struttura affettiva asimmetrica, in cui lei e il suo partner occupate due posizioni profondamente diverse. Da ciò che racconta emergono alcuni elementi chiave della dinamica psicoanalitica: in primo luogo sembrerebbe che lui si ritragga non perché non prova nulla ma perché teme la domanda d’amore da cui sta cercando di sottrarsi. Inoltre pare che lei abbia un buon ascendente su di lui che emergerebbe, per esempio, quando lui dice: “non sono mai stato amato così”; in una lettura psicoanalitica non è raro che un soggetto toccato profondamente dal legame, lo eviti. Il suo ritiro sembrerebbe dunque più un meccaniscmo di difesa che altro, una ferita narcisistica antica che lo tocca nel profondo e da cui tenta di difendersi svalutando sè stesso prima che lo faccia l’altro. Dal suo racconto sembrerebbe che in lui, appena sente la richiesta d’amore, scatta l’angoscia. In una situazione come quella che riferisce, lei sembrerebbe in una posizione di “salvatrice” ma, al contempo, in una posizione di costante attesa delle decisioni dell’altro. Solo a letto, “da sdraiati”, sembra funzionare tutto perché per lui è un luogo sicuro e potrebbe non essere visto nella sua fragilità: vicini nel corpo ma lontani nella parola. In questo quadro generale che lei riporta, sembrerebbe emergere un vuoto rispetto ad un legame affettivo che ha radici nella sua storia emotiva. Forse, dal punto di vista clinico, le vere domande riguardano lei e la sua sofferenza rispetto al dubbio della sua posizione in questa relazione, o cosa rappresenta quest’uomo nella sua storia affettiva o ancora perché sente che la sua felicità possa dipendere solo dal suo ritorno o ancora perché sente di dover salvare qualcuno che non chiede di essere salvato. Direi che si tratta di riprendere la sua posizione soggettiva e di provare ad identificare il suo vero desiderio al di là dell’altro. Iniziare una psicoterapia, magari ad orientamento psicoanalitico, potrebbe aiutarla ad orientarla verso un percorso che la rimetta al centro del suo desiderio.
Quello che lei descrive sembrerebbe non essere semplicemente una relazione “che non funziona”, ma una relazione segnata da una struttura affettiva asimmetrica, in cui lei e il suo partner occupate due posizioni profondamente diverse. Da ciò che racconta emergono alcuni elementi chiave della dinamica psicoanalitica: in primo luogo sembrerebbe che lui si ritragga non perché non prova nulla ma perché teme la domanda d’amore da cui sta cercando di sottrarsi. Inoltre pare che lei abbia un buon ascendente su di lui che emergerebbe, per esempio, quando lui dice: “non sono mai stato amato così”; in una lettura psicoanalitica non è raro che un soggetto toccato profondamente dal legame, lo eviti. Il suo ritiro sembrerebbe dunque più un meccaniscmo di difesa che altro, una ferita narcisistica antica che lo tocca nel profondo e da cui tenta di difendersi svalutando sè stesso prima che lo faccia l’altro. Dal suo racconto sembrerebbe che in lui, appena sente la richiesta d’amore, scatta l’angoscia. In una situazione come quella che riferisce, lei sembrerebbe in una posizione di “salvatrice” ma, al contempo, in una posizione di costante attesa delle decisioni dell’altro. Solo a letto, “da sdraiati”, sembra funzionare tutto perché per lui è un luogo sicuro e potrebbe non essere visto nella sua fragilità: vicini nel corpo ma lontani nella parola. In questo quadro generale che lei riporta, sembrerebbe emergere un vuoto rispetto ad un legame affettivo che ha radici nella sua storia emotiva. Forse, dal punto di vista clinico, le vere domande riguardano lei e la sua sofferenza rispetto al dubbio della sua posizione in questa relazione, o cosa rappresenta quest’uomo nella sua storia affettiva o ancora perché sente che la sua felicità possa dipendere solo dal suo ritorno o ancora perché sente di dover salvare qualcuno che non chiede di essere salvato. Direi che si tratta di riprendere la sua posizione soggettiva e di provare ad identificare il suo vero desiderio al di là dell’altro. Iniziare una psicoterapia, magari ad orientamento psicoanalitico, potrebbe aiutarla ad orientarla verso un percorso che la rimetta al centro del suo desiderio.
Buonasera, la ringrazio per la condivisione. Da ciò che racconta si percepisce quanto questa persona sia stata e sia tutt’ora significativa nella sua vita. Situazioni così ambivalenti, in cui si alternano vicinanza e distanza, possono generare una sofferenza profonda e molta confusione emotiva. È comprensibile il desiderio di aiutarlo, tuttavia è importante ricordare che una relazione difficilmente può sostenersi sul tentativo di "salvare" l’altro, soprattutto se l’altro non è pronto o disponibile a mettersi in discussione in prima persona. Può essere utile spostare l’attenzione su di sé: chiedersi quanto questa relazione, così com’è oggi, sia sostenibile nel tempo e quanto risponda ai suoi bisogni affettivi. Provare a dare spazio a ciò che sta vivendo e a come tutto questo la fa sentire può essere un primo passo importante per orientarsi con maggiore chiarezza.
Cordiali saluti
Psicologa e Psicoterapeuta Caterina Loiacono
Cordiali saluti
Psicologa e Psicoterapeuta Caterina Loiacono
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