Questi comportamenti a che cosa sono riconducibili? Da anni ho conosciuto un ragazzo o meglio ex

24 risposte
Questi comportamenti a che cosa sono riconducibili?

Da anni ho conosciuto un ragazzo o meglio ex collega di lavoro che è di 3 anni più piccolo di me. Io ne ho 34.
I suoi comportamenti sono strani e indecifrabili certe volte. Chiedo un consiglio, un parere, perché tutti mi dicono "lascialo stare o lascia perdere", ma nessuno mi vuole chiarire un po' la cosa. Ebbene questo collega inizialmente era fantastico, premuroso, attento e simpatico. Disponibile e super competente nel lavoro, senza dubbio. Una delle persone più fidate in questo senso. All'inizio tra me e lui si era creata una bella intesa e c'era molta collaborazione. Lavoravamo in team e le cose andavano bene. Ci sentivamo spesso e dopo un po' ha iniziato a ricoprirmi di attenzioni, cosa che io ho in parte scansato, perché ero più presa dal discorso lavorativo che da altro. Successivamente ci hanno divisi e siamo finiti per questioni aziendali in punti vendita diversi. Bene, da qui sono cominciati i problemi. È diventato freddo e distaccato. Al telefono non era più disponibile nemmeno per lavoro. Rispondeva quando c'era da fare un favore a lui, ma mai per sapere realmente qualcuno come stava. Ha iniziato a trattarmi davvero male e a sminuirmi. Io così gli ho chiesto se nel periodo nel quale abbiamo lavorato assieme si era legato a me perché avevo notato cenni d'interesse e dimostrazioni e mi ha risposto di si. Gli ho chiesto perché era cambiato radicalmente e mi trattava solo male e basta, con atteggiamento di un opportunista. Di chi si fa sentire solo quando serve qualcosa. O di chi ostenta superiorità e sminuisce ciò che non lo riguarda in maniera diretta. Lui ha sempre giustificato il tutto dicendo che era teso per lavoro, che si era interessato a me, ma non aveva la testa per starmi dietro. Per causa di questioni passate anche finite male. Gli ho dato un ultimatum perché ero stufa dei suoi comportamenti orribili e delle sue risposte, gli ho detto che anch'io mi ero affezionata a lui, ma al lui del periodo iniziale, non quello che si è rivelato dopo. Sembrava proprio che si fosse tolto una maschera e che fosse uscita la sua vera personalità. Al di la di tutto ho continuato a sentirlo solo per lavoro nonostante le brutte maniere e le risposte schifose. Finché me ne sono andata. A lui di ciò che sentivo io, sembrava importare zero. Anzi, si scusava per poi ripetersi nei modi burberi e cattivi. Diceva che mi aveva avvisata di non avere la testa per una relazione. Perché non sta bene con se stesso. Ogni volta c'era una scusa e basta, ma mai una volta che abbia affrontato da vero uomo il discorso. Mai. Scappava e lo fa tuttora. Mi lascia senza risposte quando lo metto con le spalle al muro. Si dilegua. Ad oggi non lavoro più per la sua stessa azienda, ho cambiato anche per lasciare quanto di tossico c'era. Lui però, ogni tot, nonostante io non lo cerchi, torna a farsi sentire dandomi qualche news o dicendomi cose strane di se stesso per poi sparire e lasciarmi sempre senza risposta. Puntualmente. Io glielo rimarco, ma lui sembra fregarsene. O meglio il suo atteggiamento mi fa pensare ad un aspetto narcisista, manipolante, che vuole tenere agganciata la preda in qualche modo. Alcune volte scrive cose brevi, ma carine. Tuttavia si è abbassato troppo a cattiverie gratuite per i miei gusti. Quindi io sono piuttosto evasiva nelle risposte. Non mi fido troppo. È arrivato pure a chiedermi di tornare a lavorare con lui, perché così "avremmo recuperato il rapporto che avevamo e ci saremmo potuti dare una seconda opportunità". Si. Peccato che io ho rifiutato. Non mi sentivo tranquilla. Da allora di nuovo con questi schemi comportamentali strani... Torna, scrive cose brevi per poi sparire... Ecc... A volte mi mette pure i cuori. Ma io dico... Che caspita di senso ha tutto questo? Vuole una relazione? Allora che si metta in riga!! Non la vuole come mi ha sempre detto? (non voglio perderti, ma ora non ho la testa, da tipo 2 anni). Boh... Che tipo di schemi ci sono nella sua testa? È un narcisista? Cos'è? Solo per capire.
Grazie d'anticipo.
Dott.ssa Elisabetta Di Maso
Psicologo, Psicologo clinico
Bitonto
Buongiorno, comprendo lo stato di confusione che ha in questo momento, ma fare diagnosi superficiali di una persona o incasellarla in uno schema non l'aiuterà a risolvere la sua questione! Si focalizzi se vuole continuare a stare in questo rapporto complesso di due anni, se le sta bene essere trattata in modi poco gentili. Se la risposta è si allora continui in questa storia ponendo domande e cercando un contatto con questa persona, se la risposta è no, allora chiuda ogni tipo di rapporto con questa persona. Nel caso non riesca a farlo da sola e abbia bisogno di un sostegno per elaborare questa storia di due anni può rivolgersi da un professionista per un sostegno psicologico.

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Dott.ssa Eva Meuti
Psicologo, Psicologo clinico
Ardea
Quello che descrivi è comprensibilmente confondente e doloroso, ed è normale che tu cerchi di dare un senso a questi comportamenti. Da ciò che racconti emerge uno schema altalenante e incoerente: avvicinamento, poi distanza, svalutazione e ritorni intermittenti, senza mai una reale assunzione di responsabilità emotiva.
Senza fare diagnosi, questi atteggiamenti sono più facilmente riconducibili a immaturità affettiva e difficoltà a gestire l’intimità, piuttosto che a una singola “etichetta”. Il punto centrale, però, è l’effetto su di te: confusione, frustrazione e mancanza di fiducia.
Quando una persona dice di non essere pronta ma continua a tenere l’altro agganciato nel tempo, sta di fatto comunicando che non è disponibile a una relazione sana e reciproca. Proteggerti e mantenere confini chiari, come hai già iniziato a fare, è una scelta di cura verso te stessa.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Grazie per aver condiviso una storia così lunga e complessa. Da quello che racconti emerge quanta confusione, fatica e frustrazione tu abbia vissuto nel tempo, ma anche quanta attenzione tu abbia cercato di mettere nel capire cosa stesse succedendo, senza liquidare tutto in modo superficiale.

È comprensibile che tu ti senta disorientata: il comportamento di questa persona appare altalenante, contraddittorio e poco coerente nel tempo. MomentI di avvicinamento, attenzioni o messaggi “carini” sembrano alternarsi a distacco, sparizioni, svalutazioni e mancanza di risposte. Questo tipo di dinamica, a prescindere dall’etichetta che le si voglia dare, tende a creare un forte coinvolgimento emotivo e molta confusione in chi la subisce, perché non permette di avere punti di riferimento stabili.

Più che chiedersi “che tipo di persona è lui” o se rientri in una specifica categoria (come il narcisismo), può essere più utile osservare l’effetto che questa relazione ha avuto su di te: senso di insicurezza, dubbi continui, bisogno di spiegazioni, fatica nel fidarti, necessità di mettere ultimatum per proteggerti. Questi segnali indicano che, nel tempo, il rapporto è diventato per te fonte di sofferenza e non di benessere.

Le sue parole sembrano spesso andare in una direzione (“non ho la testa”, “non voglio perderti”), mentre i comportamenti ne raccontano un’altra (sparizioni, riavvicinamenti improvvisi, mancanza di confronto). Quando parole e azioni non sono allineate, è normale sentirsi agganciati ma mai davvero scelti.

Il fatto che tu abbia cambiato lavoro e messo dei confini mostra una parte di te molto lucida e protettiva. Allo stesso tempo, è comprensibile che i suoi ritorni riattivino domande e speranze irrisolte.

Un percorso di confronto psicologico potrebbe aiutarti a:

fare chiarezza su ciò che questa relazione ha smosso in te

comprendere perché, nonostante la sofferenza, il legame resti emotivamente attivo

rafforzare i tuoi confini e il tuo senso di sicurezza nelle relazioni

Se lo desideri, possiamo approfondire insieme questi aspetti in uno spazio dedicato e protetto, partendo non da “chi è lui”, ma da che cosa tu desideri e di che cosa hai bisogno oggi in una relazione.

Resto a disposizione.

Dott.ssa Alessia Mariosa
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,
quando una persona alterna coinvolgimento, freddezza, svalutazione e riavvicinamenti improvvisi, è normale cercare una spiegazione “psicologica” che dia senso a ciò che appare incoerente.

Provo a chiarire alcuni punti, senza etichettare in modo rigido.
I comportamenti che descrive sono riconducibili a uno schema relazionale ambivalente ed evitante. Questa persona sembra capace di attivarsi quando sente vicinanza, intesa, stima o quando l’altro è disponibile, ma appena la relazione potrebbe diventare più definita, paritaria o emotivamente coinvolgente, si ritira, svaluta, si raffredda o sparisce. Non è raro che in queste dinamiche l’altro venga cercato “a intermittenza”, solo per confermare di esistere ancora nella sua mente o di avere ancora un potere relazionale.
Il passaggio da un contesto di collaborazione quotidiana a una separazione lavorativa è stato probabilmente un fattore scatenante. Finché lavoravate insieme, il legame era strutturato, contenuto, prevedibile. Quando questo contenitore è venuto meno, sono emerse difficoltà che probabilmente erano già presenti: incapacità di gestire la distanza, il confronto emotivo, la reciprocità.

Il fatto che lui riconosca un interesse ma dica di “non avere la testa”, da anni, non è una fase passeggera. È una posizione stabile. Dire “non voglio perderti” ma allo stesso tempo non assumersi nessuna responsabilità affettiva è un modo per tenere l’altro agganciato senza esporsi. Questo non significa necessariamente narcisismo patologico. Può trattarsi di una forte insicurezza, di una bassa tolleranza all’intimità, di esperienze relazionali passate non elaborate, o di una modalità difensiva di controllo che passa attraverso l’alternanza presenza/assenza.
Il punto centrale, però, non è “che etichetta ha”, ma l’effetto che questo schema ha su di lei. Lei descrive svalutazione, cattiverie gratuite, sparizioni, mancanza di confronto, riapparizioni senza spiegazioni. Tutti elementi che, nel tempo, minano la fiducia, la serenità e l’autostima. Il fatto che torni a scriverle quando lei non lo cerca, che usi messaggi brevi, cuori, inviti ambigui, ma senza mai cambiare davvero posizione, indica che non sta cercando una relazione matura, ma un legame che resti a sua disposizione, alle sue condizioni.
La sua intuizione di non sentirsi tranquilla è molto importante. Non è chiusura, è protezione. Lei non ha sbagliato a rifiutare di tornare a lavorare con lui: quello sarebbe stato un modo per rientrare in una dinamica che già l’aveva fatta stare male.

Alla domanda “vuole una relazione?”, la risposta, guardando i fatti e non le parole, è no. O meglio, non una relazione reciproca, chiara, rispettosa. Vuole mantenere un filo, una possibilità, una conferma, senza assumersi il rischio e l’impegno che una relazione richiede.
Capire questo non serve a incastrarlo in una diagnosi, ma a permetterle di fare chiarezza per sé. Lei non può cambiare i suoi schemi. Può però scegliere di non restarne intrappolata. La distanza che ha già messo è un segnale di lucidità, non di rigidità.

Se sente che questa storia ha lasciato strascichi o continua a farle dubitare di sé, un percorso psicologico può aiutarla a rafforzare i confini e a comprendere perché persone così intermittenti risultino così difficili da lasciare andare, anche quando fanno stare male.

Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera approfondire queste dinamiche relazionali e ritrovare maggiore chiarezza emotiva, può prenotare una visita.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Dai comportamenti che descrivi, sembra che ci sia una forte ambivalenza emotiva e una difficoltà da parte sua a gestire legami affettivi in modo coerente e rispettoso. L’alternanza tra attenzioni e freddezza, insieme a giustificazioni che non portano a cambiamenti concreti, può far pensare a schemi di tipo manipolativo o narcisistico, oppure a persone con difficoltà emotive profonde che non sanno affrontare i propri sentimenti o la responsabilità nei rapporti interpersonali.

Tuttavia, non è possibile fare una diagnosi precisa senza una valutazione diretta, e attribuire etichette come “narcisista” a distanza può essere fuorviante. Ciò che emerge chiaramente è che i suoi comportamenti sono tossici per te: generano confusione, frustrazione e mancanza di sicurezza emotiva. In questi casi è fondamentale proteggere i propri confini, riconoscere la propria esperienza emotiva e, se necessario, interrompere i contatti o gestirli in modo molto limitato.

Per comprendere meglio questi schemi e capire come affrontarli senza danneggiarti, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che potrà offrirti strumenti concreti per gestire la relazione e tutelare il tuo benessere.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Prova a chiederti cosa ti spinge a rispondergli ancora nonostante tu sappia che non sei ricambiata da lui e quali sono i pensieri che in te emergono quando lui ti scrive. Questo rapporto potrebbe esserti utile per esplorare i tuoi schemi comportamentali che ti legano a partner di questo tipo
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, "lasci stare e lasci perdere" . Le motivazioni le ha già scritte lei nel suo post e deve solo accettarle. Cordiali saluti.
Dott.ssa Paola Maria Pastore
Psicologo clinico, Psicologo, Professional counselor
Roma
Gentile, si chiede cosa vuole lui ma lei cosa vuole? perchè quest'uomo ha questo da offrirle: "non voglio perderti ma ora non ho testa" e sono parole che si ripetono da due anni. Mi sembra chiaro che lei non si fidi ma la invito nuovamente a chiedere a se stessa di cosa ha bisogno lei, cosa desidera, perchè capire "gli schemi nella testa di lui" non cambierà la situazione. Invece, lavorare su di sè potrà portarle sempre maggiore consapevolezza e solidità. Un caro saluto
Gentile utente,
la confusione che descrive non nasce “da lei”, ma dalla coerenza assente nell’altro. Questo è un punto fondamentale da chiarire subito.
Provo a restituirle una lettura psicologica, senza diagnosi improprie ma con una cornice clinica chiara.
1. Il nodo centrale non è chi è lui, ma che tipo di relazione si è creata
Quello che descrive è uno schema relazionale ambivalente e intermittente:
• fase iniziale di forte investimento (attenzioni, intesa, idealizzazione),
• seguita da ritiro emotivo, svalutazione, freddezza,
• alternata a riapparizioni improvvise (messaggi, cuori, “news”, promesse vaghe),
• senza mai una presa di responsabilità né una definizione chiara del legame.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, non parliamo di un comportamento casuale, ma di un pattern: un modo abituale di stare in relazione.
2. Eviterei etichette come “narcisista” (e le spiego perché)
Capisco la tentazione di usare questa parola, ma clinicamente è più utile parlare di:
• funzionamento evitante sul piano affettivo
• incapacità di sostenere la vicinanza emotiva reale
• bisogno di controllo della distanza (ti tengo agganciata, ma non mi espongo)
Non sappiamo se ci sia un tratto narcisistico strutturato, ma ciò che emerge con chiarezza è:
• difficoltà a tollerare l’intimità,
• fuga quando viene chiesta chiarezza,
• ritorni quando l’altro si allontana,
• uso della relazione come regolatore del proprio stato interno, non come spazio reciproco.
Questo non è amore, né progetto: è regolazione emotiva attraverso l’altro.
3. Perché torna, se “non ha la testa”?
Perché il problema non è la mancanza di interesse, ma l’incapacità di stare in una relazione adulta.
Tornare a farsi sentire:
• conferma a lui di “esistere” per qualcuno,
• lenisce momentaneamente il suo vuoto o la sua insicurezza,
• non implica però nessun reale cambiamento interno.
Infatti:
• non segue mai un’azione coerente,
• non sostiene il confronto,
• sparisce quando viene chiesta chiarezza.
Le parole senza comportamento non hanno valore relazionale.
4. La proposta di tornare a lavorare insieme
Dal punto di vista clinico è un segnale importante:
non propone un percorso di coppia, ma un contesto che gli è familiare, dove:
• il ruolo lavorativo riduce il rischio emotivo,
• la vicinanza è controllabile,
• la relazione resta ambigua.
Il suo rifiuto è stato, psicologicamente, un atto di tutela e di confine sano.
5. La domanda più importante non è “cos’è lui”, ma “che posto ha lei in questa dinamica”
Lei ha mostrato:
• capacità di nominare ciò che sente,
• richiesta di chiarezza,
• disponibilità al confronto,
• rispetto per sé nel prendere distanza.
Il rischio, in relazioni di questo tipo, è restare intrappolati nella speranza che l’altro diventi quello che era all’inizio, quando in realtà quella fase iniziale era già parte dello schema.
In sintesi
• Non è confusione sentimentale: è ambivalenza strutturata.
• Non è un problema di tempo: sono due anni di stesso copione.
• Non è mancanza di comunicazione: è assenza di responsabilità relazionale.
E soprattutto:
quando una relazione richiede di essere continuamente decifrata, spiegata e giustificata, non è una relazione che nutre.
Se desidera, un percorso psicologico potrebbe aiutarla non tanto a “capire lui”, ma a:
• riconoscere perché questo tipo di dinamica resta agganciante,
• rafforzare i confini emotivi,
• scegliere relazioni basate su reciprocità, presenza e coerenza.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Sofia Arreghini
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Da quello che descrive, questo ragazzo sembra mettere in atto una dinamica di "push-pull" che alterna momenti di forte vicinanza e attenzione a momenti di distacco, svalutazione e freddezza. Questo tipo di andamento può creare molta confusione emotiva e portare, nel tempo, a restare agganciati alla relazione, anche perché questa alternanza rende il legame particolarmente attivante.
In dinamiche di questo tipo, spesso l’attenzione si sposta molto sull’altro, sul cercare di capire cosa vuole o perchè si comporta così, mentre resta meno spazio per ascoltare come ci si sente davvero dentro questa relazione e che bisogni emergono per sé.
Spero che abbia un luogo in cui elaborare queste riflessioni.

Un caro saluto.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Sofia Arreghini
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,

capisco perfettamente il senso di confusione e frustrazione che traspare dalla sua esperienza. Quello che descrive, al di là del contesto specifico lavorativo, è un modello di comportamento che genera molta ambivalenza: momenti di attenzione e premura alternati a distacco, sminuire, sparire e riapparire senza spiegazioni coerenti. Non sorprende che lei si senta confusa e ferita, perché il messaggio che riceve non è chiaro e crea un continuo senso di “dover capire” e “tenere alta la guardia”.
Dal suo racconto, alcune dinamiche emergono con chiarezza:
- Incoerenza emotiva e manipolazione: Lui mostra comportamenti contraddittori, da premuroso e attento a freddo e offensivo, il che può generare dipendenza emotiva e confusione nell’altro. Spesso chi mette in atto questi schemi cerca di mantenere un certo controllo sul legame senza assumersi responsabilità reali.
- Evitamento e responsabilità mancante: Il fatto che non affronti mai direttamente i problemi, che fornisca scuse costanti e poi continui con comportamenti poco chiari, indica una difficoltà a gestire la relazione in modo adulto e responsabile. La sua costante sparizione e ritorno non è segno di interesse autentico, quanto piuttosto di un bisogno di mantenere il controllo o di gratificazione personale senza impegno reale.
- Possibili tratti narcisistici: Non è corretto fare diagnosi vere e proprie senza un colloquio clinico, ma alcuni tratti descritti—sminuire, manipolare tramite attenzione intermittente, mancanza di empatia verso i suoi sentimenti, ricerca di conferma della propria importanza—sono compatibili con dinamiche narcisistiche o di “instabilità emotiva”. L’elemento chiave è la mancanza di coerenza tra parole e comportamenti.
- Pattern “push and pull”: Il suo comportamento ricorda molto uno schema di tipo “attaccamento evitante”, dove una persona si avvicina quando desidera attenzione o conferme, ma si allontana quando la relazione richiede impegno emotivo. Questo crea dipendenza emotiva in chi sta dall’altra parte, soprattutto se c’è stata un’intesa iniziale forte.

In sintesi, il senso di ciò che lei percepisce è chiaro: lui non sta cercando una relazione autentica, ma un modo di restare presente senza responsabilità, forse anche a tratti per gratificazione personale. Non è sano né produttivo cercare di “capirlo” o “aggiustarlo” dall’esterno. La sua scelta di mantenere i limiti, di proteggere se stessa e di non tornare nel contesto lavorativo comune è coerente con la tutela del suo benessere.
Se vuole davvero chiarire e chiudere questo circolo, il passo più utile non è capire “cosa c’è nella sua testa”, ma concentrarsi su ciò che lei può controllare: come vuole essere trattata, quali limiti vuole mantenere, e come proteggere la sua energia emotiva da persone che generano instabilità.

Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno. Probabilmente lascerei andare tutti I perché circa I comportamenti di lui e le suggerirei di chiedersi se ha bisogno di avere questa persona nella sua vita.
Dobbiamo circondarci di persone che ci nutrono e sono di supporto.
È importante lasciare andare le persone che non ci trattano con dignità e rispetto, con attenzione e supporto.. anche se un tempo c’era sintonia.
Le persone cambiano, le relazioni pure. A volte tocca accettarlo, con tutto l’impatto emotivo che ne consegue.
Rimango a sua disposizione se ha bisogno di un supporto in questo momento di vita in cui sì trova in difficoltà su questa relazione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Martina orzi
Buongiorno, comprendo la sua voglia di capire a fondo il suo collega. Ma purtroppo a questa domanda non si può rispondere come lei vorrebbe. Come professionisti, non possiamo fare diagnosi a una persona che non e in terapia con noi. Possiamo dedurre da ciò che lei descrive, che ci siano dei comportamenti alquanto bizzarri, ma parlare di narcisismo o altro non spetta a noi. Sicuramente è una persona che ha difficoltà nelle relazioni, da una parte le vuole, da un'altra le teme. È sicuramente per questo che una volta la tratta bene e la cerca ,poi si spaventa del sentimento che prova nei suoi confronti e fugge trattandola male. Forse farebbe bene a non rispondere più ai suoi messaggi, e ad allontanarlo definitivamente, questo per la sua salute mentale. Spero di averle risolto in parte, dei dubbi, per qualsiasi cosa rimango a disposizione anche online. Le auguro il meglio dott.ssa Gabriella Cascinelli.
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Da quello che racconti, i suoi comportamenti non sembrano affatto casuali né semplicemente “confusi”. Al contrario, seguono uno schema piuttosto riconoscibile. All’inizio si è mostrato molto presente, premuroso, coinvolto e affidabile: questo ha creato un legame, una sensazione di intesa e di fiducia. Quando però il contesto è cambiato e non avete più lavorato fianco a fianco, qualcosa in lui si è rotto. È diventato freddo, distante, poco disponibile, soprattutto sul piano umano. Non solo ha smesso di esserci, ma ha iniziato a sminuirti e a mostrarsi opportunista, facendosi vivo solo quando aveva bisogno di qualcosa. Questo cambio improvviso non è raro in persone che fanno fatica a reggere la vicinanza emotiva reale. Finché il legame resta “protetto” da un contesto come il lavoro, possono sentirsi sicuri; quando invece emerge la possibilità di un coinvolgimento più autentico, scatta una difesa fatta di distanza, svalutazione e controllo. Il fatto che lui continui a giustificarsi dicendo di non stare bene con se stesso, di non avere la testa per una relazione, e lo ripeta da anni, non indica un blocco momentaneo ma una modalità stabile di funzionamento.
Il punto cruciale è che lui non scompare del tutto. Torna ciclicamente, manda messaggi brevi, a volte gentili, a volte ambigui, persino affettuosi, per poi dileguarsi di nuovo nel momento in cui gli chiedi chiarezza o lo metti davanti a una responsabilità emotiva. Questo tira e molla non serve a costruire qualcosa, ma a mantenere il legame in sospeso. È un modo per assicurarsi che tu sia ancora lì, disponibile, senza però dover davvero esporsi. In questo senso, più che di un desiderio di relazione, sembra trattarsi di un bisogno di conferma, di controllo emotivo e di non-perdita.
Che ci siano tratti narcisistici o meno è quasi secondario. Più evidente è una difficoltà profonda a stare in una relazione adulta, paritaria e coerente. Vuole sentirsi desiderato, importante, scelto, ma fugge quando il rapporto richiede chiarezza, rispetto e continuità. E quando si sente messo con le spalle al muro, sparisce. Questo comportamento, inevitabilmente, genera confusione e aggancio emotivo in chi lo subisce, perché alterna momenti di apparente vicinanza a lunghi vuoti, creando dipendenza e dubbi continui. La domanda fondamentale, però, non è tanto “chi è lui” o “che problema ha”, quanto perché questo schema abbia avuto tanto potere su di te. Nonostante le cattiverie, le mancanze di rispetto e l’assenza di un vero progetto, una parte di te è rimasta agganciata, probabilmente perché questo tipo di dinamica attiva bisogni profondi e rende difficile chiudere davvero. Il fatto che tu abbia lasciato il lavoro e rifiutato di tornare a collaborare con lui dimostra che una parte molto sana di te ha già capito che quel contesto era tossico. In definitiva, i suoi comportamenti non indicano una volontà reale di costruire una relazione. Indicano piuttosto il desiderio di tenerti legata senza assumersi alcuna responsabilità. Ed è proprio questo che rende il legame logorante. La confusione che senti non nasce da una tua incapacità di capire, ma è l’effetto diretto del suo modo di relazionarsi.
Ciao, ti rispondo in modo semplice e diretto. Quello che descrivi non è confusione, è uno schema molto chiaro: ti cerca quando gli fa comodo, sparisce quando c’è da assumersi una responsabilità emotiva. All’inizio ti ha idealizzata, poi quando il legame ha iniziato a diventare reale (o scomodo) si è ritirato. Questo “tira e molla”, i messaggi carini seguiti dal silenzio, i cuori senza presenza reale, non sono segnali di interesse sano, ma di una persona che vuole tenere il contatto senza mettersi in gioco.Non serve etichettarlo per forza come “narcisista”. È più utile vederlo per quello che è: una persona emotivamente indisponibile, che evita il confronto, scappa dalle domande dirette e usa il contatto per non perdere il legame, non per costruirlo. Il punto chiave però non è lui. È questo: ti stai ancora chiedendo di capire uno che, nei fatti, è sempre stato coerente nel non esserci. Quando qualcuno dice “non ho la testa per una relazione” e lo dimostra per due anni, va preso sul serio.
Se vuoi proteggerti, l’unica cosa davvero efficace è smettere di restare disponibile a intermittenza. È lì che lo schema si alimenta.
Se senti che questa dinamica ti aggancia emotivamente più di quanto vorresti, lavorarci può aiutarti a chiudere davvero, non solo a capire. Se vuoi, puoi scrivermi in privato.
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Buonasera, più che capire chi è lui, il punto è che posto le fa occupare. All’inizio lei è stata investita come oggetto di desiderio; quando la vicinanza è venuta meno, lui non ha saputo reggere quel desiderio e ha iniziato un gioco di avvicinamenti e sparizioni. Torna per verificare di esistere ancora per lei, poi fugge quando gli viene chiesta chiarezza.
Non è amore né rifiuto: è incapacità di assumersi il proprio desiderio. Dire “non ho la testa” da anni serve a non scegliere e a non perdere il controllo.
Il punto centrale però non è lui, ma lei: finché resta nel posto di chi attende una spiegazione, il gioco continua. Mettere un limite reale (come ha già fatto cambiando lavoro) è un primo passo; chiuderlo davvero significa smettere di occupare quel posto nel suo schema.
La domanda chiave è: che posto vuole avere lei, non che problema ha lui.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno,
Comprendo quanto questa situazione Le abbia creato confusione e fatica emotiva. Quando una relazione è caratterizzata da continui avvicinamenti e allontanamenti, da messaggi contrastanti e da mancanza di chiarezza, è naturale sentirsi disorientati e in dubbio su ciò che l’altro prova o vuole davvero.

Più che cercare una definizione precisa della sua personalità, può essere utile pensare a una difficoltà nel modo di stare in relazione, nel mantenere continuità, responsabilità e presenza emotiva. Questo tipo di dinamiche spesso parla di una persona che non è in contatto con i propri bisogni o che fatica a gestire il legame con l’altro in modo stabile.

Al tempo stesso, ciò che conta maggiormente è l’effetto che tutto questo ha avuto su di Lei: il senso di instabilità, il non sentirsi riconosciuta, la necessità di proteggersi. Il Suo disagio è un segnale importante e merita ascolto.

Un percorso psicologico potrebbe offrirLe uno spazio accogliente per fare ordine dentro di sé, dare un significato a quanto vissuto e capire che tipo di relazione desidera, senza dover forzare spiegazioni o risposte dall’altro.

Resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
in una situazione così complessa, tu puoi e devi proteggerti. Hai già preso decisioni importanti: hai mantenuto confini chiari, hai rifiutato di tornare a lavorare insieme e rispondi in modo cauto ai suoi messaggi. Continuare a difendere la tua serenità è fondamentale.
Non si può sapere cosa ci sia nella sua testa, nè quali siano i suoi veri sentimenti. Non sei tenuta a interpretare i suoi comportamenti o a giustificare le sue scelte. Quello che possiamo fare è ascoltare te, osservare insieme cosa attiva in te questa relazione e ragionare insieme su come comportarti per stare bene. Il vero focus è su di te e su come tutelare il tuo benessere emotivo.

Con affetto
Dott.ssa Bacchi

Dott. Giuseppe Zucaro
Psicologo, Psicologo clinico
Corato
Capisco il disagio che stai vivendo rispetto alla situazione con questo collega. I comportamenti che descrivi, alternando momenti di attenzione e premura a quelli di distacco e cattiveria, possono sicuramente creare molta confusione. Questo tipo di dinamica, in cui una persona si fa sentire solo quando ha bisogno di qualcosa, ma poi si allontana senza dare spiegazioni, può essere molto destabilizzante e farti mettere in dubbio te stessa e il valore del rapporto.
È possibile che la persona con cui ti stai confrontando stia agendo in modo incoerente a causa di difficoltà emotive o comportamenti che potrebbero essere legati a tratti narcisistici o manipolatori. Le persone che manifestano queste caratteristiche tendono a cercare un controllo sulle altre senza mai impegnarsi davvero a costruire una relazione sana, facendo così sentire l'altra persona confusa, frustrata e, spesso, sminuita.
Nel tuo caso, potrebbe essere utile chiederti: questa relazione mi sta facendo stare meglio o mi sta causando più dolore? È importante proteggere il proprio benessere emotivo, e se una relazione, che sia lavorativa o personale, ti lascia sempre con la sensazione di incertezza e ansia, potrebbe essere il momento di rivedere i confini e le aspettative.
Se questa situazione ti sta causando disagi, potrebbe essere utile parlare più approfonditamente di queste dinamiche, anche per aiutarti a capire meglio cosa desideri realmente e come affrontare la situazione nel modo più sano possibile per te.
Se ti va, possiamo fissare un incontro per discutere di questi temi e lavorare insieme per trovare un percorso che ti aiuti a gestire meglio il rapporto e le emozioni che ti sta suscitando.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda o per pianificare un appuntamento.
Dott. Giovanni D'Anzieri
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gent.ma,
quello che descrive non è un comportamento casuale né semplicemente “strano”: è una dinamica relazionale coerente, anche se molto faticosa da subire. Il punto centrale non è tanto capire che etichetta diagnostica attribuire a quest’uomo, quanto comprendere che funzione hanno per lui questi comportamenti e perché per lei risultano così destabilizzanti.
All’inizio lei ha incontrato una versione di lui competente, collaborativa, premurosa: una modalità relazionale efficace, socialmente adattata e anche seduttiva. Questo tipo di funzionamento spesso emerge quando la relazione è contenuta, chiara nei ruoli e poco esigente sul piano emotivo. Finché il legame resta dentro confini definiti (lavoro, collaborazione, stima), lui sembra funzionare bene.
Il cambiamento radicale avviene nel momento in cui la relazione si sposta: separazione lavorativa, distanza, possibilità implicita di un coinvolgimento più personale. È lì che emergono i tratti problematici. Non perché lei abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché per lui l’intimità emotiva non è uno spazio sicuro, bensì una fonte di tensione, ambivalenza e paura.
Il suo comportamento segue uno schema piuttosto riconoscibile: avvicinamento iniziale (attenzioni, interesse, idealizzazione), ritiro improvviso quando il legame potrebbe diventare più reale, svalutazione e freddezza (spesso mascherate da stress, lavoro, problemi personali), ricomparsa intermittente quando teme di aver perso del tutto il contatto, nuova sparizione appena l’altro chiede chiarezza.
Questo non indica necessariamente “narcisismo” in senso clinico, ma piuttosto un funzionamento evitante e disorganizzato sul piano affettivo. È una persona che desidera il legame, ma non lo regge; che cerca conferma e vicinanza, ma vive la responsabilità relazionale come una minaccia. Per questo dice frasi come “non voglio perderti” insieme a “non ho la testa”: non è una strategia raffinata, è una contraddizione interna non risolta.
Le sparizioni, i ritorni con messaggi ambigui, i cuori, le “news” su di sé non sono segnali di un progetto relazionale, ma tentativi di mantenere un filo senza esporsi davvero. Servono a rassicurare lui, non a costruire qualcosa con lei. Quando lei chiede chiarezza o pone limiti, lui si dilegua perché non ha gli strumenti emotivi per stare in una relazione paritaria, responsabile e continua.
Il punto più importante è questo: non è confusione momentanea, perché questo schema dura da anni; non è nemmeno un problema che lei può “risolvere” con pazienza, comprensione o fermezza. È il suo modo di funzionare nelle relazioni.
La sua intuizione è corretta quando sente che qualcosa non torna e che non può fidarsi fino in fondo. Non perché lui sia “cattivo”, ma perché non è affidabile sul piano emotivo. Le scuse, le promesse implicite, le richieste di “seconda opportunità” (come quella di tornare a lavorare insieme) non sono accompagnate da cambiamenti reali, e questo è il criterio più importante da osservare.
La domanda quindi non è tanto “cos’è lui?”, ma: questo tipo di legame è compatibile con ciò che lei desidera? E’ sostenibile per lei una relazione fatta di assenze, svalutazioni e ritorni intermittenti? Quanto le costa restare agganciata a qualcuno che non si assume la responsabilità del rapporto? Capire lo schema serve non per incasellarlo, ma per smettere di aspettare una versione di lui che non riesce a esistere. E da quello che scrive, lei questo passaggio lo ha già iniziato: cambiando lavoro, rifiutando di tornare in un contesto che la faceva stare male, diventando più cauta e meno disponibile. Questo non è “perdere qualcuno”, piuttosto è uscire da una dinamica che, così com’è, non può darle ciò che cerca.
Parlare di questo con un professionista potrebbe aiutarla a riconoscere perché questo tipo di persona aggancia così forte, capire come chiudere davvero senza restare emotivamente in sospeso, o ancora a distinguere tra evitamento affettivo e tratti manipolativi, senza semplificazioni.
Dott.ssa Carmen Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una cosa molto chiara: lei non è confusa per ingenuità o perché non riesce a “capire le persone”, ma perché ha avuto a che fare per molto tempo con comportamenti incoerenti, che cambiano a seconda della distanza, del contesto e del grado di coinvolgimento richiesto.
All’inizio lei descrive un uomo presente, collaborativo, attento, anche capace di creare un’intesa. Quando però il rapporto lavorativo è venuto meno e non c’era più una quotidianità condivisa, il suo modo di porsi è cambiato radicalmente: freddezza, risposte solo funzionali ai suoi bisogni, atteggiamenti svalutanti, sparizioni nei momenti di confronto. Questo passaggio non è secondario, perché indica che la sua disponibilità non era stabile, ma legata a una situazione specifica.
Lei ha fatto ciò che è normale fare: ha chiesto spiegazioni, ha messo dei limiti, ha cercato un chiarimento adulto. Ogni volta, però, si è trovata davanti a una fuga: giustificazioni generiche, difficoltà personali, il ripetersi del “non ho la testa”, senza che mai seguisse un cambiamento reale. Questo non parla di un malinteso, ma di una incapacità di sostenere un confronto diretto e continuativo.
Il fatto che oggi lui torni a farsi vivo a intervalli, con messaggi brevi, a volte gentili, a volte ambigui, per poi sparire di nuovo, è coerente con lo stesso schema: mantenere un contatto senza assumersi la responsabilità di una relazione. Non è tanto importante stabilire se questo sia “manipolatorio” o “narcisistico” in senso tecnico; ciò che conta è che non è un comportamento orientato alla costruzione, né al rispetto dell’altra persona.
È significativo che lei oggi non si fidi più, risponda con cautela e abbia rifiutato anche l’idea di tornare a lavorare con lui perché non si sentiva tranquilla. Questo indica che la sua parte più sana ha già colto il limite della situazione. Il fastidio che prova ora non nasce dall’attaccamento, ma dalla dissonanza tra ciò che lui dice, ciò che fa e ciò che lei giustamente si aspetta da un adulto.
Alla domanda “che senso ha tutto questo?”, la risposta più onesta è che ha senso per lui, nel mantenere una presenza a bassa intensità, ma non ne ha per lei, perché non le offre né chiarezza né rispetto né continuità. E questo è un dato, non un giudizio.
Se sente il bisogno di capire ancora meglio perché questa dinamica l’abbia coinvolta così a lungo, o di rafforzare definitivamente i confini emotivi, un percorso di supporto psicologico può essere utile non per analizzare lui, ma per consolidare la posizione che lei ha già iniziato a prendere.

Un caro saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Salve, molto di ciò che ha scritto è centrato su una persona che non è lei. Il lavoro che può fare su se stessa, prescinde da terzi. A quando pare i comportamenti di questa persona che sta citando, tendono a destabilizzarla, o comunque scombussolano la sua emotività ed il suo benessere. Già queste potrebbero essere buone motivazioni per domandarsi per quale motivo realmente ciò accade. Può diventare dannoso concentrarsi sui comportamenti altrui senza una adeguata riflessione su se stessi e sulle reali motivazioni per cui si è attratti, feriti, etc.. dall'altro.
Carissima,
ho letto il tuo racconto e comprendo molto bene il tuo senso di frustrazione e la tua delusione.
Tu sei stata molto sincera con te stessa e con lui e questo dice tanto su di te. Fa capire di come tu sia una persona stabile che cerca giustamente relazioni stabili e di come il tuo comportamento sia chiaro e diretto senza ambiguità.
Tu ti sei comportata in modo adulto, maturo e corretto.
Il comportamento umano è molto complesso, spesso è dovuto a tutto il vissuto precedente e magari non ha nulla a che fare con te o con qualcosa che pensi di aver fatto o non fatto ma al vissuto emozionale dell'altra persona.
Lui ha accennato al fatto di non stare bene. E' molto probabile che questa persona non abbia equilibrio con se stesso e dunque per lui sia molto facile perdere l'equilibrio con gli altri.
Purtroppo non puoi cambiare il modo di fare del prossimo ma puoi cambiare il tuo livello di accettazione. E' sano tentare di comprendere gli altri ed essere disponibile a dare seconde possibilità ma è anche sano impostare limiti come hai fatto e stai facendo.
Probabilmente le reali cause del suo comportamento non saranno nemmeno mai del tutto note neppure a lui se non sarà disposto ad analizzarsi e a mettersi in discussione.

Un caro saluto

Dott.ssa Mazzilli Marilena
Psicologa
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
I comportamenti che descrive sono spesso riconducibili a dinamiche di ambivalenza affettiva e di evitamento emotivo, in cui l’altra persona alterna avvicinamento e distanza senza assumersi una responsabilità relazionale chiara. Questo “tira e molla” può mantenere l’altro agganciato, ma non implica necessariamente un disturbo di personalità come il narcisismo. Più che un’etichetta, è importante osservare l’effetto che questo schema ha su di lei: confusione, svalutazione e logoramento emotivo. Il fatto che lui torni solo a intermittenza indica un bisogno personale, non un reale progetto relazionale. Le consiglio di cercare uno psicologo e fare qualche seduta perchè in terapia le potrebbe essere possibile fare un lavoro per chiarire i suoi bisogni e rinforzare confini che la tutelino.

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Federica Paragona

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