Buonasera il mio problema e con la mia ragazza di 50 anni negli ultimi mesi non facciamo più l'amore
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Buonasera il mio problema e con la mia ragazza di 50 anni negli ultimi mesi non facciamo più l'amore perché lei ha un problema vaginale e gli dissi di affrontare insieme e di prenotare una visita da ginecologo e lei mi disse di si ma non fece niente mi dice sempre che fare l'amore con me è bellissimo ma a voce in realtà sono 6 mesi che sono in astinenza e non sono pochi ho cercato di ricordagli di fare una visita dal ginecologo mi dice di si ma niente da parte mia sono deluso stanco ho capito che per lei non ha più desiderio di farlo altrimenti avrebbe fatto un qualcosa per migliorarsi gli sto vicino ma non mi ascolta francamente sono molto amareggiato in questa situazione io ho 50 anni rinunciare all'intimità non mi sembra corretto e giusto nei miei confronti e sto bene fisicamente comunque bene presto prenderò una forte decisione se andare Avanti oppure no ma penso la seconda d'altronde e una situazione imbarazzante e triste in tutti i sensi. Vorrei un vostro parere su questa situazione grazie in anticipo
Gentilissima,
capisco quanto questa situazione possa farla sentire frustrato, deluso e anche solo. Il suo disagio è comprensibile: l’intimità non è solo un aspetto fisico, ma anche un modo importante di sentirsi scelti, desiderati e in relazione. È evidente che lei stia cercando di esserle vicino e di affrontare il problema insieme, ma quando dall’altra parte non c’è un reale movimento, è normale sentirsi stanchi e amareggiati. Forse prima di prendere una decisione definitiva potrebbe provare a esprimere con calma non solo il bisogno sessuale, ma anche il dolore emotivo che questa distanza le sta causando. Se però sente che i suoi bisogni continuano a non essere ascoltati, è legittimo chiedersi se questa relazione, così com’è ora, sia ancora sostenibile per lei.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Lisa Lovati
capisco quanto questa situazione possa farla sentire frustrato, deluso e anche solo. Il suo disagio è comprensibile: l’intimità non è solo un aspetto fisico, ma anche un modo importante di sentirsi scelti, desiderati e in relazione. È evidente che lei stia cercando di esserle vicino e di affrontare il problema insieme, ma quando dall’altra parte non c’è un reale movimento, è normale sentirsi stanchi e amareggiati. Forse prima di prendere una decisione definitiva potrebbe provare a esprimere con calma non solo il bisogno sessuale, ma anche il dolore emotivo che questa distanza le sta causando. Se però sente che i suoi bisogni continuano a non essere ascoltati, è legittimo chiedersi se questa relazione, così com’è ora, sia ancora sostenibile per lei.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Lisa Lovati
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Buongiorno, comprendo la frustrazione e l’amarezza che sta vivendo: la sessualità è una componente importante della vita di coppia ed è normale soffrire quando viene a mancare per un periodo prolungato.
È però importante considerare che la sua compagna potrebbe trovarsi in una fase delicata, in cui il rapporto è associato al dolore e quindi a paura e tensione. In questi casi l’assenza di intimità non è necessariamente legata a una minore attrazione o al venir meno del sentimento.
Una visita ginecologica sarebbe certamente utile, ma è comprensibile che possa esserci una resistenza emotiva nell’affrontare un problema così intimo. Anche se il suo intento è di aiuto, le sollecitazioni potrebbero essere vissute come una pressione, aumentando il disagio.
Potrebbe essere utile affiancare al supporto medico anche un sostegno psicologico, individuale o di coppia, per favorire il dialogo e la comprensione reciproca. È importante che lei possa esprimere il suo disagio, così come è importante che la partner si senta accolta e non giudicata.
La decisione sul proseguire o meno la relazione merita una riflessione che tenga conto non solo della sessualità, ma anche del legame, della comunicazione e della capacità di affrontare insieme un momento potenzialmente transitorio.
Un caro saluto.
È però importante considerare che la sua compagna potrebbe trovarsi in una fase delicata, in cui il rapporto è associato al dolore e quindi a paura e tensione. In questi casi l’assenza di intimità non è necessariamente legata a una minore attrazione o al venir meno del sentimento.
Una visita ginecologica sarebbe certamente utile, ma è comprensibile che possa esserci una resistenza emotiva nell’affrontare un problema così intimo. Anche se il suo intento è di aiuto, le sollecitazioni potrebbero essere vissute come una pressione, aumentando il disagio.
Potrebbe essere utile affiancare al supporto medico anche un sostegno psicologico, individuale o di coppia, per favorire il dialogo e la comprensione reciproca. È importante che lei possa esprimere il suo disagio, così come è importante che la partner si senta accolta e non giudicata.
La decisione sul proseguire o meno la relazione merita una riflessione che tenga conto non solo della sessualità, ma anche del legame, della comunicazione e della capacità di affrontare insieme un momento potenzialmente transitorio.
Un caro saluto.
Buongiorno,
dalle sue parole emerge molta frustrazione e amarezza, comprensibili quando l’intimità di coppia viene a mancare per un tempo prolungato. I problemi fisici possono incidere sul desiderio e sulla sessualità, ma l’assenza di azioni concrete e di un confronto condiviso può far sentire l’altro non ascoltato e messo da parte.
Al di là della causa specifica, la questione centrale sembra essere la distanza che si è creata tra i bisogni di entrambi e il modo in cui vengono affrontati. In questi casi, un confronto guidato in un percorso di coppia può aiutare a dare spazio alle difficoltà, chiarire aspettative e valutare insieme come proseguire la relazione.
Cordiali saluti
dalle sue parole emerge molta frustrazione e amarezza, comprensibili quando l’intimità di coppia viene a mancare per un tempo prolungato. I problemi fisici possono incidere sul desiderio e sulla sessualità, ma l’assenza di azioni concrete e di un confronto condiviso può far sentire l’altro non ascoltato e messo da parte.
Al di là della causa specifica, la questione centrale sembra essere la distanza che si è creata tra i bisogni di entrambi e il modo in cui vengono affrontati. In questi casi, un confronto guidato in un percorso di coppia può aiutare a dare spazio alle difficoltà, chiarire aspettative e valutare insieme come proseguire la relazione.
Cordiali saluti
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di frustrazione, tristezza e senso di rifiuto. Dopo molti anni di relazione, l’assenza di intimità sessuale per un periodo così lungo può incidere profondamente non solo sul benessere fisico, ma anche su quello emotivo e sulla percezione del legame di coppia.
È importante però distinguere alcuni livelli del problema. Da un lato c’è il possibile disturbo fisico vaginale, che a 50 anni può essere legato a cambiamenti ormonali (come la perimenopausa o la menopausa) e che può e dovrebbe essere valutato da un ginecologo, perché oggi esistono molte soluzioni efficaci. Il fatto che la sua compagna continui a rimandare la visita potrebbe non indicare necessariamente disinteresse verso di lei, ma piuttosto paura, vergogna, evitamento del problema o un disagio più profondo legato alla sessualità.
Dall’altro lato c’è il piano relazionale ed emotivo: lei sta facendo uno sforzo di comprensione e vicinanza, ma si sente non ascoltato e messo da parte, e questo è un vissuto legittimo. L’intimità non è un “capriccio”, ma un bisogno importante all’interno di una relazione affettiva. Quando manca il dialogo reale (non solo le parole, ma anche i fatti), il rischio è che si accumulino risentimento e distanza.
Prima di prendere decisioni drastiche, potrebbe essere utile provare a spostare il focus dal “fare una visita” al “come stiamo noi come coppia”, esprimendo chiaramente il suo dolore e il suo bisogno, senza accuse, ma con sincerità. In molti casi, un percorso con uno specialista (sessuologo o terapeuta di coppia) può aiutare a capire cosa sta realmente bloccando la situazione e a trovare strade condivise, sia sul piano fisico che emotivo.
Approfondire con un professionista può fare chiarezza e offrire strumenti concreti, prima di arrivare a scelte che potrebbero essere molto dolorose per entrambi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di frustrazione, tristezza e senso di rifiuto. Dopo molti anni di relazione, l’assenza di intimità sessuale per un periodo così lungo può incidere profondamente non solo sul benessere fisico, ma anche su quello emotivo e sulla percezione del legame di coppia.
È importante però distinguere alcuni livelli del problema. Da un lato c’è il possibile disturbo fisico vaginale, che a 50 anni può essere legato a cambiamenti ormonali (come la perimenopausa o la menopausa) e che può e dovrebbe essere valutato da un ginecologo, perché oggi esistono molte soluzioni efficaci. Il fatto che la sua compagna continui a rimandare la visita potrebbe non indicare necessariamente disinteresse verso di lei, ma piuttosto paura, vergogna, evitamento del problema o un disagio più profondo legato alla sessualità.
Dall’altro lato c’è il piano relazionale ed emotivo: lei sta facendo uno sforzo di comprensione e vicinanza, ma si sente non ascoltato e messo da parte, e questo è un vissuto legittimo. L’intimità non è un “capriccio”, ma un bisogno importante all’interno di una relazione affettiva. Quando manca il dialogo reale (non solo le parole, ma anche i fatti), il rischio è che si accumulino risentimento e distanza.
Prima di prendere decisioni drastiche, potrebbe essere utile provare a spostare il focus dal “fare una visita” al “come stiamo noi come coppia”, esprimendo chiaramente il suo dolore e il suo bisogno, senza accuse, ma con sincerità. In molti casi, un percorso con uno specialista (sessuologo o terapeuta di coppia) può aiutare a capire cosa sta realmente bloccando la situazione e a trovare strade condivise, sia sul piano fisico che emotivo.
Approfondire con un professionista può fare chiarezza e offrire strumenti concreti, prima di arrivare a scelte che potrebbero essere molto dolorose per entrambi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua vita. Da quello che racconta emerge molta fatica, ma anche un forte senso di rispetto e di responsabilità verso la relazione. Non sta parlando solo di sesso: sta parlando di **intimità, ascolto, reciprocità e riconoscimento**. E questo merita attenzione.
Sei mesi di astinenza, a 50 anni e in buona salute, non sono un dettaglio trascurabile. È comprensibile che lei si senta deluso, stanco e amareggiato. Quando un bisogno profondo viene continuamente rimandato, soprattutto dopo promesse non seguite da azioni, il dolore si trasforma facilmente in sfiducia. Non è egoismo il suo: è il desiderio legittimo di sentirsi ancora scelto.
Allo stesso tempo, è importante provare a leggere anche l’altra faccia della medaglia. A 50 anni una donna può attraversare cambiamenti fisici e ormonali complessi (menopausa, dolore, secchezza, paura del dolore stesso), spesso accompagnati da vergogna, senso di inadeguatezza o ritiro. Il fatto che lei dica che “fare l’amore con lei è bellissimo” ma poi non agisca, potrebbe indicare **una distanza tra ciò che sente e ciò che riesce ad affrontare**, non necessariamente mancanza di desiderio per lei, ma forse paura di guardare in faccia il problema. Detto questo, starle vicino non può significare **annullare se stesso**. Una relazione sana non chiede sacrifici silenziosi e indefiniti. Lei ha già fatto una cosa molto matura: ha proposto di affrontare il problema insieme. Ora però sembra che il dialogo si sia bloccato, e che lei stia portando questo peso da solo.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile un ultimo passo di chiarezza: non un rimprovero, ma una comunicazione molto onesta, del tipo
*“Io ti amo e ti rispetto, ma senza intimità e senza un impegno concreto per capire cosa sta succedendo, io sto male e mi sento escluso dalla relazione.”*
Se anche davanti a questo non ci fosse ascolto o movimento, allora la sua riflessione sul “come andare avanti” diventerebbe non una fuga, ma una scelta di tutela di sé.
Se lo desidera, **la invito a un colloquio di confronto**, uno spazio protetto dove poter mettere ordine tra emozioni, bisogni e decisioni, senza giudizio. A volte basta essere aiutati a dare un nome preciso a ciò che si prova per capire quale strada è davvero la più giusta.
Resto a disposizione. Non è solo in questa situazione, anche se adesso può sembrarlo.
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua vita. Da quello che racconta emerge molta fatica, ma anche un forte senso di rispetto e di responsabilità verso la relazione. Non sta parlando solo di sesso: sta parlando di **intimità, ascolto, reciprocità e riconoscimento**. E questo merita attenzione.
Sei mesi di astinenza, a 50 anni e in buona salute, non sono un dettaglio trascurabile. È comprensibile che lei si senta deluso, stanco e amareggiato. Quando un bisogno profondo viene continuamente rimandato, soprattutto dopo promesse non seguite da azioni, il dolore si trasforma facilmente in sfiducia. Non è egoismo il suo: è il desiderio legittimo di sentirsi ancora scelto.
Allo stesso tempo, è importante provare a leggere anche l’altra faccia della medaglia. A 50 anni una donna può attraversare cambiamenti fisici e ormonali complessi (menopausa, dolore, secchezza, paura del dolore stesso), spesso accompagnati da vergogna, senso di inadeguatezza o ritiro. Il fatto che lei dica che “fare l’amore con lei è bellissimo” ma poi non agisca, potrebbe indicare **una distanza tra ciò che sente e ciò che riesce ad affrontare**, non necessariamente mancanza di desiderio per lei, ma forse paura di guardare in faccia il problema. Detto questo, starle vicino non può significare **annullare se stesso**. Una relazione sana non chiede sacrifici silenziosi e indefiniti. Lei ha già fatto una cosa molto matura: ha proposto di affrontare il problema insieme. Ora però sembra che il dialogo si sia bloccato, e che lei stia portando questo peso da solo.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile un ultimo passo di chiarezza: non un rimprovero, ma una comunicazione molto onesta, del tipo
*“Io ti amo e ti rispetto, ma senza intimità e senza un impegno concreto per capire cosa sta succedendo, io sto male e mi sento escluso dalla relazione.”*
Se anche davanti a questo non ci fosse ascolto o movimento, allora la sua riflessione sul “come andare avanti” diventerebbe non una fuga, ma una scelta di tutela di sé.
Se lo desidera, **la invito a un colloquio di confronto**, uno spazio protetto dove poter mettere ordine tra emozioni, bisogni e decisioni, senza giudizio. A volte basta essere aiutati a dare un nome preciso a ciò che si prova per capire quale strada è davvero la più giusta.
Resto a disposizione. Non è solo in questa situazione, anche se adesso può sembrarlo.
Buonasera caro signore. Credo che lei abbia tutto il diritto di vivere una vita sessuale pienamente soddisfacente. Se la sua compagna si rifiuta di affrontare una visita ginecologica o quantomeno psicologica , credo che questo rapporto sia arrivato al capolinea. Se ha bisogno un consiglio o comunque di sentirsi affiancato, mi contatti pure. Cordiali saluti. Luciana De Paola
Sicuramente a 50 anni gli equilibri ormonali sono diversi, soprattutto per la donna. Proverei a parlare sinceramente con la sua compagna, comunicandole le sue sensazioni e quello che per lei è importante; allo stesso tempo, la inviterei ad ascoltare la sua compagna e comprendere magari altre sfaccettature. Non escluderei anche eventualmente un percorso terapeutico di coppia
Buonasera, la sua sofferenza e la sua frustrazione sono comprensibili. Da una parte c’è il suo bisogno di intimità, di sentirsi desiderato e parte viva della relazione: non è un capriccio, ma una dimensione fondamentale del legame di coppia. Sentirsi ignorato, rimandato continuamente o lasciato solo a gestire questa mancanza può generare delusione, rabbia e un profondo senso di solitudine. Dall’altra parte, però, c’è la fragilità della sua compagna. Un problema vaginale può essere vissuto con molta sofferenza, vergogna, paura o senso di inadeguatezza, soprattutto intorno ai 50 anni, quando il corpo cambia e la sessualità può diventare un terreno delicato e doloroso, non solo fisicamente ma anche emotivamente. Il suo evitamento potrebbe non essere mancanza di amore o di volontà, ma il segnale di una difficoltà che la mette in crisi come donna, prima ancora che come partner. È importante ricordare che non è obbligata a “funzionare” sessualmente e che il dolore o la paura non si superano solo con la razionalità.
Questo non significa che lei debba annullarsi o rinunciare indefinitamente ai suoi bisogni, ma che il confronto dovrebbe tenere conto anche della sua vulnerabilità. Più che insistere sulla visita in sé, potrebbe essere utile provare a parlarle di come si sente lei, di cosa la spaventa, di cosa prova rispetto al suo corpo e alla sessualità oggi. Sentirsi compresa può essere il primo passo perché trovi il coraggio di chiedere aiuto.
Se però, nonostante un dialogo empatico e rispettoso, non ci fosse alcuna apertura né sul piano emotivo né su quello pratico, allora diventa legittimo interrogarsi sul futuro della relazione. Una coppia sana è quella in cui entrambi vengono considerati: nei bisogni, nei limiti e nelle fragilità. Prendersi cura di lei non dovrebbe significare dimenticare se stesso, così come prendersi cura di sé non dovrebbe significare ignorare il dolore dell’altra. La consulenza con un professionista potrebbe aiutarvi in questo delicato e complesso processo.
Questo non significa che lei debba annullarsi o rinunciare indefinitamente ai suoi bisogni, ma che il confronto dovrebbe tenere conto anche della sua vulnerabilità. Più che insistere sulla visita in sé, potrebbe essere utile provare a parlarle di come si sente lei, di cosa la spaventa, di cosa prova rispetto al suo corpo e alla sessualità oggi. Sentirsi compresa può essere il primo passo perché trovi il coraggio di chiedere aiuto.
Se però, nonostante un dialogo empatico e rispettoso, non ci fosse alcuna apertura né sul piano emotivo né su quello pratico, allora diventa legittimo interrogarsi sul futuro della relazione. Una coppia sana è quella in cui entrambi vengono considerati: nei bisogni, nei limiti e nelle fragilità. Prendersi cura di lei non dovrebbe significare dimenticare se stesso, così come prendersi cura di sé non dovrebbe significare ignorare il dolore dell’altra. La consulenza con un professionista potrebbe aiutarvi in questo delicato e complesso processo.
Buonasera credo che una soluzione potrebbe essere quella di parlare molto onestamente e delicatamente con la sua compagna, ricordandosi che durante il periodo di premenopausa o di menopausa generalmente la libido può fisiologicamente diminuire.
Cerchi di coccolarla, di starle vicino facendola sentire amata e desiderata.
Sperando di esserle stata un pò di aiuto, la saluto cordialmente.
Cerchi di coccolarla, di starle vicino facendola sentire amata e desiderata.
Sperando di esserle stata un pò di aiuto, la saluto cordialmente.
Gentile Signore, dal suo messaggio emergono con chiarezza la delusione e l’amarezza che sta sperimentando. Non è raro che, quando la sessualità e l’intimità si interrompono a lungo, non venga meno soltanto un “atto”, ma anche un canale importante di vicinanza, cura reciproca e senso di coppia. È quindi comprensibile che, dopo mesi di attesa e di tentativi di affrontare la questione, lei si senta stanco, poco considerato e in una posizione che percepisce ingiusta nei suoi confronti.
Allo stesso tempo, da ciò che racconta emerge un elemento centrale: lei legge la mancata visita come un segnale di disinteresse o di assenza di desiderio, mentre la sua compagna le dice a parole che stare con lei è “bellissimo”. Questa discrepanza, più che essere risolta con interpretazioni personali, merita di essere compresa e approfondita. Non possiamo sapere con certezza cosa stia accadendo in lei: un problema ginecologico può comportare dolore, bruciore, paura dell’ennesima esperienza spiacevole, vergogna, senso di “inadeguatezza”, oppure il timore che una visita confermi qualcosa di più serio. A volte, inoltre, dietro un sintomo fisico si intrecciano anche aspetti emotivi e relazionali: stress, cambiamenti ormonali, stanchezza, calo temporaneo del desiderio, difficoltà a sentirsi desiderabile, o tensioni nella coppia che rendono il corpo più “chiuso”. Non significa che il problema sia “solo psicologico”, ma che spesso corpo, emotività e relazione si influenzano reciprocamente.
Dal suo punto di vista, però, c’è un dato altrettanto reale: lei ha un bisogno di intimità che per lei è fondamentale e che oggi non trova spazio. In una relazione non esiste un “giusto” astratto valido per tutti; esistono bisogni, limiti, attese e possibilità di incontro. La domanda utile, quindi, non è tanto stabilire chi abbia ragione, ma capire se e come la vostra coppia possa tornare a riconoscere entrambi i bisogni: il suo bisogno di intimità e il bisogno (eventuale) di protezione, tempo, sicurezza o cura della sua compagna. Può essere importante provare a riaprire un dialogo che non ruoti attorno al “devi fare la visita” o al “sono sei mesi che aspetto”, ma attorno a ciò che state vivendo entrambi. Un confronto può diventare più efficace se lei riesce a parlare in prima persona, portando con chiarezza i suoi vissuti e il suo bisogno, senza trasformarli in un’accusa: ad esempio comunicando che si sente frustrato e distante, che le manca la vicinanza fisica e che, oltre all’aspetto sessuale, teme che tra voi si stia creando una frattura. Parallelamente, può aiutarla a fare una domanda diretta e non giudicante: che cosa la blocca davvero rispetto alla visita? È paura, vergogna, mancanza di energie, sfiducia, o c’è dell’altro nella relazione che rende difficile desiderare o lasciarsi andare? A volte il punto non è convincere l’altro, ma creare le condizioni perché l’altro possa aprirsi senza sentirsi sotto esame.
Sul piano concreto, se davvero esiste un problema fisico, una valutazione ginecologica resta un passaggio assolutamente corretto e preventivo, ma può essere necessario che per lei diventi psicologicamente sostenibile: alcune persone rimandano non perché “non gli importa”, ma perché è un tema che le fa sentire esposte, fragili o in colpa. Se la sua compagna accetta, potreste anche concordare insieme un piccolo passo realistico, non tanto per “risolvere subito”, quanto per uscire dall’immobilità: fissare un appuntamento, scegliere una professionista con cui si senta più a suo agio, o trovare una modalità che le dia sicurezza. Se invece ogni tentativo di dialogo cade nel vuoto o viene rimandato all’infinito, allora il problema non è soltanto la sessualità, ma il modo in cui la coppia gestisce bisogni, difficoltà e responsabilità reciproche.
In questo senso, l’idea di “prendere una forte decisione” è comprensibile, ma rischia di arrivare come un ultimatum se non è stata prima esplorata fino in fondo la possibilità di capirvi e di negoziare. Potrebbe esserle utile chiedersi con onestà quali siano per lei le condizioni minime perché la relazione possa proseguire in modo dignitoso e soddisfacente, e quali invece siano per lei non negoziabili. E può essere altrettanto utile interrogarsi su quanto questa situazione stia toccando aspetti più profondi: sentirsi desiderato, considerato, importante, oppure sentirsi messo da parte.
Se vi è difficile affrontare questa conversazione da soli senza che diventi scontro o chiusura, un percorso di coppia può offrire uno spazio ordinato e protetto in cui dare voce a entrambi, comprendere cosa sta succedendo nella relazione e trovare uno spazio di dialogo concreto, che può includere sia il versante medico sia quello emotivo e relazionale. Non serve arrivarci “quando è troppo tardi”: spesso è proprio quando si è stanchi e feriti che una persona esterna aiuta a non ridurre tutto a un si o un no, ma a capire se esiste ancora un terreno comune in cui incontrarsi.
In definitiva, il punto non è negare la legittimità del suo bisogno, né colpevolizzare la sua compagna per il suo blocco: il punto è trasformare questa impasse in una domanda condivisa che riguarda voi come coppia. Se lei riuscirà a ottenere una risposta chiara su cosa la sua compagna sta vivendo e su quali passi è disposta a fare, avrà finalmente elementi reali (non supposizioni) per decidere, con tempi adeguati e con rispetto per sé stesso, se continuare e come continuare.
Allo stesso tempo, da ciò che racconta emerge un elemento centrale: lei legge la mancata visita come un segnale di disinteresse o di assenza di desiderio, mentre la sua compagna le dice a parole che stare con lei è “bellissimo”. Questa discrepanza, più che essere risolta con interpretazioni personali, merita di essere compresa e approfondita. Non possiamo sapere con certezza cosa stia accadendo in lei: un problema ginecologico può comportare dolore, bruciore, paura dell’ennesima esperienza spiacevole, vergogna, senso di “inadeguatezza”, oppure il timore che una visita confermi qualcosa di più serio. A volte, inoltre, dietro un sintomo fisico si intrecciano anche aspetti emotivi e relazionali: stress, cambiamenti ormonali, stanchezza, calo temporaneo del desiderio, difficoltà a sentirsi desiderabile, o tensioni nella coppia che rendono il corpo più “chiuso”. Non significa che il problema sia “solo psicologico”, ma che spesso corpo, emotività e relazione si influenzano reciprocamente.
Dal suo punto di vista, però, c’è un dato altrettanto reale: lei ha un bisogno di intimità che per lei è fondamentale e che oggi non trova spazio. In una relazione non esiste un “giusto” astratto valido per tutti; esistono bisogni, limiti, attese e possibilità di incontro. La domanda utile, quindi, non è tanto stabilire chi abbia ragione, ma capire se e come la vostra coppia possa tornare a riconoscere entrambi i bisogni: il suo bisogno di intimità e il bisogno (eventuale) di protezione, tempo, sicurezza o cura della sua compagna. Può essere importante provare a riaprire un dialogo che non ruoti attorno al “devi fare la visita” o al “sono sei mesi che aspetto”, ma attorno a ciò che state vivendo entrambi. Un confronto può diventare più efficace se lei riesce a parlare in prima persona, portando con chiarezza i suoi vissuti e il suo bisogno, senza trasformarli in un’accusa: ad esempio comunicando che si sente frustrato e distante, che le manca la vicinanza fisica e che, oltre all’aspetto sessuale, teme che tra voi si stia creando una frattura. Parallelamente, può aiutarla a fare una domanda diretta e non giudicante: che cosa la blocca davvero rispetto alla visita? È paura, vergogna, mancanza di energie, sfiducia, o c’è dell’altro nella relazione che rende difficile desiderare o lasciarsi andare? A volte il punto non è convincere l’altro, ma creare le condizioni perché l’altro possa aprirsi senza sentirsi sotto esame.
Sul piano concreto, se davvero esiste un problema fisico, una valutazione ginecologica resta un passaggio assolutamente corretto e preventivo, ma può essere necessario che per lei diventi psicologicamente sostenibile: alcune persone rimandano non perché “non gli importa”, ma perché è un tema che le fa sentire esposte, fragili o in colpa. Se la sua compagna accetta, potreste anche concordare insieme un piccolo passo realistico, non tanto per “risolvere subito”, quanto per uscire dall’immobilità: fissare un appuntamento, scegliere una professionista con cui si senta più a suo agio, o trovare una modalità che le dia sicurezza. Se invece ogni tentativo di dialogo cade nel vuoto o viene rimandato all’infinito, allora il problema non è soltanto la sessualità, ma il modo in cui la coppia gestisce bisogni, difficoltà e responsabilità reciproche.
In questo senso, l’idea di “prendere una forte decisione” è comprensibile, ma rischia di arrivare come un ultimatum se non è stata prima esplorata fino in fondo la possibilità di capirvi e di negoziare. Potrebbe esserle utile chiedersi con onestà quali siano per lei le condizioni minime perché la relazione possa proseguire in modo dignitoso e soddisfacente, e quali invece siano per lei non negoziabili. E può essere altrettanto utile interrogarsi su quanto questa situazione stia toccando aspetti più profondi: sentirsi desiderato, considerato, importante, oppure sentirsi messo da parte.
Se vi è difficile affrontare questa conversazione da soli senza che diventi scontro o chiusura, un percorso di coppia può offrire uno spazio ordinato e protetto in cui dare voce a entrambi, comprendere cosa sta succedendo nella relazione e trovare uno spazio di dialogo concreto, che può includere sia il versante medico sia quello emotivo e relazionale. Non serve arrivarci “quando è troppo tardi”: spesso è proprio quando si è stanchi e feriti che una persona esterna aiuta a non ridurre tutto a un si o un no, ma a capire se esiste ancora un terreno comune in cui incontrarsi.
In definitiva, il punto non è negare la legittimità del suo bisogno, né colpevolizzare la sua compagna per il suo blocco: il punto è trasformare questa impasse in una domanda condivisa che riguarda voi come coppia. Se lei riuscirà a ottenere una risposta chiara su cosa la sua compagna sta vivendo e su quali passi è disposta a fare, avrà finalmente elementi reali (non supposizioni) per decidere, con tempi adeguati e con rispetto per sé stesso, se continuare e come continuare.
Caro utente,
Intanto ti ringrazio di aver esposto un problema così personale. Ha ragione nel dire che non vuole rinunciare alla sessualità a 50 anni ma deve anche considerare che un problema intimo può causare una serie di problematiche "a catena" anche per la sua compagna. Forse non vuole andare da un ginecologo per paura di provare dolore, per vergogna del problema o per mille altre possibilità. Quel che le posso consigliare di fare è cercare di trovare un dialogo con lei che non le metta "pressione", in modo di avere delle risposte chiare per entrambi. A disposizione per eventuali chiarimenti.
Intanto ti ringrazio di aver esposto un problema così personale. Ha ragione nel dire che non vuole rinunciare alla sessualità a 50 anni ma deve anche considerare che un problema intimo può causare una serie di problematiche "a catena" anche per la sua compagna. Forse non vuole andare da un ginecologo per paura di provare dolore, per vergogna del problema o per mille altre possibilità. Quel che le posso consigliare di fare è cercare di trovare un dialogo con lei che non le metta "pressione", in modo di avere delle risposte chiare per entrambi. A disposizione per eventuali chiarimenti.
Buonasera una donna a 50 anni attraversa un periodo particolare della sua vita: la menopausa o la perimenopausa (l'entrata in queste due fasi è diversa per ognuna) e arrivano molti cambiamenti fisici e psichici causati dalle modificazioni ormonali. Forse quello che potete fare è trovare un centro o un ginecologo che possa aiutare a capire come affrontare insieme questa fase, anche come coppia, a partire da una buona informazione e dala valutazione delle possibili linee di intervento per riprendere a vivere una sessualità serena.
Buonasera, comprendo la difficoltà ad affrontare questo problema ma lei le ha parlato di quanto questa situazione la faccia stare male e la renda insoddisfatto? Dalla sua domanda mi sembra che lei si stia occupando solo dal punto di vista organico del problema della sua ragazza ma non sta considerando gli effetti relazionali e psicologici che questa vaginite ha su di lei o sulla sua ragazza. Prima di prendere decisioni importanti parlatene tra di voi su quanto questa astinenza stia diventando insostenibile e frustrante.
Buonasera, capisco quanto la situazione che descrive sia per lei dolorosa e frustrante. Dalle sue parole emerge chiaramente un senso di stanchezza profonda, di delusione e anche di solitudine emotiva, come se da mesi si trovasse a vivere un’assenza che non riguarda solo il piano fisico, ma anche quello del sentirsi desiderato, considerato, ascoltato. È comprensibile che, a cinquant’anni, l’idea di rinunciare all’intimità all’interno di una relazione faccia sorgere amarezza e interrogativi importanti sul futuro della coppia. Quando in una relazione viene meno la sessualità, soprattutto per un periodo così prolungato, spesso non è solo il corpo a “fermarsi”, ma entra in gioco un equilibrio più ampio. Da un lato c’è il suo bisogno legittimo di vicinanza, di contatto, di sentirsi parte di una coppia viva. Dall’altro sembra esserci una grande difficoltà, da parte della sua compagna, ad affrontare ciò che sta succedendo, nonostante le sue rassicurazioni a parole. Questo scarto tra ciò che viene detto e ciò che poi accade nei fatti può essere particolarmente destabilizzante, perché lascia lei in una posizione di attesa continua, senza risposte chiare. È importante riconoscere che il suo malessere non nasce dall’egoismo o dalla mancanza di comprensione, ma dal fatto che si sente messo da parte. Stare vicino a qualcuno significa anche essere visti e presi sul serio nei propri bisogni. Quando questo non accade, con il tempo può crescere un senso di rassegnazione o di rabbia silenziosa, come se ogni tentativo di dialogo cadesse nel vuoto. Il rischio, in queste situazioni, è che il problema non diventi più solo la mancanza di rapporti, ma la sensazione di non contare abbastanza da spingere l’altro ad affrontare una difficoltà insieme. Può essere utile provare a spostare il focus della comunicazione. Non tanto sul “fare qualcosa” o sul sollecitare una soluzione, quanto sull’esprimere in modo molto chiaro e autentico come si sente lei. Parlare della sua sofferenza, del senso di esclusione, del dolore che prova nel sentirsi desiderato solo a parole, può aiutare a portare il discorso su un piano più emotivo e meno difensivo. A volte l’altra persona può essere bloccata non perché non tenga alla relazione, ma perché sopraffatta da vergogna, paura o chiusura, che la portano a rimandare e a evitare. Allo stesso tempo, è altrettanto importante che lei si conceda di prendere sul serio i suoi limiti. Restare in una relazione in cui si sente costantemente frustrato e non riconosciuto può, alla lunga, logorare profondamente l’autostima e il benessere personale. Chiedersi se questa situazione sia sostenibile per lei non è sbagliato né crudele. È una domanda legittima, che riguarda il rispetto di sé e dei propri bisogni. Prima di arrivare a una decisione definitiva, potrebbe essere utile chiarire dentro di sé cosa sarebbe necessario perché lei possa restare in questa relazione con serenità. Non come ultimatum, ma come confine personale. A volte capire fin dove si è disposti ad arrivare aiuta anche a comunicare con maggiore fermezza e chiarezza. Se dall’altra parte non arriva alcuna disponibilità ad affrontare il problema insieme, allora la scelta che teme potrebbe diventare non una punizione, ma una forma di tutela verso se stesso. La tristezza e l’imbarazzo che descrive meritano ascolto e rispetto. Non sono esagerazioni, ma segnali di un disagio reale che chiede attenzione. Qualunque decisione prenderà, è importante che sia il frutto di una riflessione lucida e non solo della stanchezza accumulata, tenendo conto sia dell’affetto che prova sia del diritto a una relazione in cui sentirsi pienamente parte. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentilissimo, la sua amarezza è comprensibile. Sei mesi senza intimità, soprattutto quando per lei il desiderio è ancora presente, possono far sentire rifiutati, soli e poco considerati. È legittimo che lei si chieda se i suoi bisogni stiano trovando spazio nella relazione.
Allo stesso tempo, è importante tenere presente che i problemi descritti dalla sua partner potrebbero anche esser legati a cambiamenti ormonali, possono essere dolorosi e vissuti con vergogna o paura. In questi casi il blocco non riguarda solo il corpo, ma anche l’emotività, il senso di femminilità e il timore di “non funzionare più”.
Detto questo, stare vicino all'altro non significa rinunciare a sé stessi. Se lei sente di non essere ascoltato e che il problema viene continuamente rimandato, è importante dirlo in modo chiaro e calmo, parlando non solo di sesso, ma di come questa distanza la fa sentire come uomo e come partner. Non come un’accusa, ma come un bisogno.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile proporre un confronto più profondo o anche un supporto esterno (una consulenza di coppia o medica affrontata insieme).
Cordialmente, Dott. Marco Squarcini
Allo stesso tempo, è importante tenere presente che i problemi descritti dalla sua partner potrebbero anche esser legati a cambiamenti ormonali, possono essere dolorosi e vissuti con vergogna o paura. In questi casi il blocco non riguarda solo il corpo, ma anche l’emotività, il senso di femminilità e il timore di “non funzionare più”.
Detto questo, stare vicino all'altro non significa rinunciare a sé stessi. Se lei sente di non essere ascoltato e che il problema viene continuamente rimandato, è importante dirlo in modo chiaro e calmo, parlando non solo di sesso, ma di come questa distanza la fa sentire come uomo e come partner. Non come un’accusa, ma come un bisogno.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile proporre un confronto più profondo o anche un supporto esterno (una consulenza di coppia o medica affrontata insieme).
Cordialmente, Dott. Marco Squarcini
Buongiorno,
comprendo quanto questa situazione le stia creando sofferenza, frustrazione e un senso profondo di solitudine. Da ciò che descrive emerge il tentativo sincero di starle accanto, di affrontare il problema insieme e di trovare una soluzione condivisa, e il fatto che questo non stia accadendo può far sentire non ascoltati, messi da parte, quasi non considerati nei propri bisogni affettivi e corporei. È importante però tenere conto che, intorno ai 50 anni, per molte donne possono intervenire cambiamenti fisici, ormonali ed emotivi che rendono la sessualità più complessa e talvolta dolorosa o carica di vergogna, paura o ritiro, e che l’evitamento della visita ginecologica non sempre indica mancanza di desiderio verso il partner, ma può essere espressione di difficoltà più profonde nel confrontarsi con il proprio corpo o con una fase delicata della vita. Allo stesso tempo, è legittimo e comprensibile che lei senta il peso di sei mesi di astinenza e che si interroghi su quanto questa rinuncia sia sostenibile per sé: il bisogno di intimità non è un capriccio, ma una componente importante del legame di coppia. Prima di arrivare a decisioni drastiche, potrebbe essere utile provare a spostare il confronto da “cosa lei non fa” a “come lei si sente”, esprimendo con chiarezza e calma il suo dolore, la sua delusione e il suo bisogno di sentirsi ancora desiderato, magari proponendo non solo una visita medica, ma anche un confronto di coppia o un supporto psicologico che possa aiutare entrambi a dare un senso a ciò che sta accadendo. Qualunque scelta farà, è importante che non sia presa solo dalla stanchezza o dall’amarezza, ma dopo aver dato spazio a un dialogo autentico, che tuteli sia il suo bisogno di intimità sia le difficoltà della sua compagna.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
comprendo quanto questa situazione le stia creando sofferenza, frustrazione e un senso profondo di solitudine. Da ciò che descrive emerge il tentativo sincero di starle accanto, di affrontare il problema insieme e di trovare una soluzione condivisa, e il fatto che questo non stia accadendo può far sentire non ascoltati, messi da parte, quasi non considerati nei propri bisogni affettivi e corporei. È importante però tenere conto che, intorno ai 50 anni, per molte donne possono intervenire cambiamenti fisici, ormonali ed emotivi che rendono la sessualità più complessa e talvolta dolorosa o carica di vergogna, paura o ritiro, e che l’evitamento della visita ginecologica non sempre indica mancanza di desiderio verso il partner, ma può essere espressione di difficoltà più profonde nel confrontarsi con il proprio corpo o con una fase delicata della vita. Allo stesso tempo, è legittimo e comprensibile che lei senta il peso di sei mesi di astinenza e che si interroghi su quanto questa rinuncia sia sostenibile per sé: il bisogno di intimità non è un capriccio, ma una componente importante del legame di coppia. Prima di arrivare a decisioni drastiche, potrebbe essere utile provare a spostare il confronto da “cosa lei non fa” a “come lei si sente”, esprimendo con chiarezza e calma il suo dolore, la sua delusione e il suo bisogno di sentirsi ancora desiderato, magari proponendo non solo una visita medica, ma anche un confronto di coppia o un supporto psicologico che possa aiutare entrambi a dare un senso a ciò che sta accadendo. Qualunque scelta farà, è importante che non sia presa solo dalla stanchezza o dall’amarezza, ma dopo aver dato spazio a un dialogo autentico, che tuteli sia il suo bisogno di intimità sia le difficoltà della sua compagna.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Il problema non è solo il disturbo vaginale, ma l’assenza di un’azione concreta e di un confronto reale. Quando una persona dice “mi va tutto bene” ma per mesi non fa nulla per affrontare il problema, il messaggio implicito è che l’intimità non è una priorità per lei in questo momento.
La sua frustrazione è legittima: sei mesi di astinenza, senza spiegazioni chiare né un progetto condiviso, logorano qualsiasi relazione. Stare “accanto” non significa annullare i propri bisogni.
Serve una conversazione molto chiara e calma, non di rimprovero ma di verità:
o affrontate il problema insieme e con fatti, oppure lei deve chiedersi se può accettare una relazione senza intimità.
Se non c’è disponibilità al cambiamento, valutare di andare avanti da solo non è sbagliato.
Se vuole, possiamo fare un colloquio online per approfondire la questione.
La sua frustrazione è legittima: sei mesi di astinenza, senza spiegazioni chiare né un progetto condiviso, logorano qualsiasi relazione. Stare “accanto” non significa annullare i propri bisogni.
Serve una conversazione molto chiara e calma, non di rimprovero ma di verità:
o affrontate il problema insieme e con fatti, oppure lei deve chiedersi se può accettare una relazione senza intimità.
Se non c’è disponibilità al cambiamento, valutare di andare avanti da solo non è sbagliato.
Se vuole, possiamo fare un colloquio online per approfondire la questione.
Salve, come prima cosa devo dire che mi ha colpito il fatto che abbia utilizzato il termine “fidanzata”. A parte ciò, capisco il suo disagio in una situazione del genere essendo il sesso una parte fondamentale di una relazione, potrebbe provare a parlarne più seriamente e non calma con la sua compagna piuttosto che ricordarglielo e lasciar cadere. Avete mai valutato l’idea di intraprendere un percorso di coppia? Se questo “sintomo” nasconde dell’altro potrebbe esservi utile farvi aiutare da un professionista prima di arrivare alla conclusione di chiudere questa storia. Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Dr.ssa Fabiola Russo
Dr.ssa Fabiola Russo
Buongiorno,
Dal suo racconto emergono chiaramente frustrazione, delusione e senso di solitudine, sentimenti comprensibili quando un aspetto importante della relazione, come l’intimità, viene a mancare per un periodo prolungato.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, è importante provare a spostare lo sguardo dal singolo “problema” (in questo caso il sintomo fisico e l’assenza dei rapporti) al funzionamento della relazione nel suo insieme. Spesso, quando in una coppia compare una difficoltà legata alla sessualità, essa diventa un linguaggio attraverso cui si esprimono anche altri bisogni, paure o cambiamenti che magari faticano a trovare parole.
Il problema vaginale della sua compagna può certamente avere una base medica, ma il fatto che la visita venga rimandata potrebbe anche indicare ambivalenza, timori, vergogna, o un vissuto emotivo complesso legato al corpo, al desiderio o alla fase di vita che sta attraversando. Questo non significa che il suo bisogno di intimità sia meno legittimo, al contrario, entrambi i vissuti meritano ascolto e riconoscimento.
Lei descrive di “starle vicino”, ma anche di sentirsi non ascoltato. Questo può essere un segnale di una comunicazione che, pur partendo da buone intenzioni, rischia di bloccarsi su posizioni contrapposte, cioè da una parte la richiesta di cambiamento, dall’altra una possibile chiusura o evitamento. In questi casi può essere utile chiedersi non solo cosa si dice, ma come ci si sente nel dirlo e cosa l’altro può sentire nel riceverlo.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere importante provare a creare uno spazio di dialogo diverso, meno centrato sulla “soluzione” e più sulla condivisione reciproca dei vissuti, il suo senso di rifiuto e di tristezza, e il suo eventuale disagio, paura o distanza dal proprio desiderio. Talvolta, un percorso di coppia può aiutare a rendere questo dialogo possibile in modo più sicuro e guidato.
Rinunciare all’intimità è per lei un sacrificio molto grande, ed è comprensibile che si interroghi sul futuro della relazione. Allo stesso tempo, le decisioni più importanti risultano spesso più chiare quando si ha la sensazione di aver dato spazio, parola e ascolto a entrambe le parti della relazione.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Dal suo racconto emergono chiaramente frustrazione, delusione e senso di solitudine, sentimenti comprensibili quando un aspetto importante della relazione, come l’intimità, viene a mancare per un periodo prolungato.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, è importante provare a spostare lo sguardo dal singolo “problema” (in questo caso il sintomo fisico e l’assenza dei rapporti) al funzionamento della relazione nel suo insieme. Spesso, quando in una coppia compare una difficoltà legata alla sessualità, essa diventa un linguaggio attraverso cui si esprimono anche altri bisogni, paure o cambiamenti che magari faticano a trovare parole.
Il problema vaginale della sua compagna può certamente avere una base medica, ma il fatto che la visita venga rimandata potrebbe anche indicare ambivalenza, timori, vergogna, o un vissuto emotivo complesso legato al corpo, al desiderio o alla fase di vita che sta attraversando. Questo non significa che il suo bisogno di intimità sia meno legittimo, al contrario, entrambi i vissuti meritano ascolto e riconoscimento.
Lei descrive di “starle vicino”, ma anche di sentirsi non ascoltato. Questo può essere un segnale di una comunicazione che, pur partendo da buone intenzioni, rischia di bloccarsi su posizioni contrapposte, cioè da una parte la richiesta di cambiamento, dall’altra una possibile chiusura o evitamento. In questi casi può essere utile chiedersi non solo cosa si dice, ma come ci si sente nel dirlo e cosa l’altro può sentire nel riceverlo.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere importante provare a creare uno spazio di dialogo diverso, meno centrato sulla “soluzione” e più sulla condivisione reciproca dei vissuti, il suo senso di rifiuto e di tristezza, e il suo eventuale disagio, paura o distanza dal proprio desiderio. Talvolta, un percorso di coppia può aiutare a rendere questo dialogo possibile in modo più sicuro e guidato.
Rinunciare all’intimità è per lei un sacrificio molto grande, ed è comprensibile che si interroghi sul futuro della relazione. Allo stesso tempo, le decisioni più importanti risultano spesso più chiare quando si ha la sensazione di aver dato spazio, parola e ascolto a entrambe le parti della relazione.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Gentile paziente,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di frustrazione e amarezza. Quando in una relazione viene a mancare l’intimità fisica per un periodo prolungato, soprattutto senza una reale possibilità di confronto e di presa in carico del problema, è normale sentirsi trascurati, non ascoltati e messi da parte. Il desiderio sessuale e la vita intima non sono aspetti secondari, ma fanno parte del legame di coppia e del sentirsi scelti e riconosciuti dall’altro.
Dal punto di vista psicologico è importante distinguere due livelli. Da una parte può esserci un reale problema fisico, come lei riferisce, che andrebbe affrontato con una valutazione medica. Dall’altra, però, emerge anche una difficoltà comunicativa ed emotiva nella coppia. Il fatto che la sua compagna verbalizzi che fare l’amore con lei è bello, ma nei fatti non agisca per prendersi cura della situazione, può indicare paura, vergogna, evitamento o una difficoltà più profonda legata al desiderio e al rapporto con il corpo e la sessualità in questa fase della vita.
La sua delusione non va colpevolizzata. È legittimo, a 50 anni, non voler rinunciare all’intimità e sentire che la relazione diventa sbilanciata se solo uno dei due si fa carico del problema. Allo stesso tempo, prendere decisioni importanti sulla spinta della rabbia o dell’esaurimento rischia di non chiarire davvero cosa sta succedendo tra voi. Prima di scegliere se andare avanti o chiudere, può essere utile comprendere se c’è ancora uno spazio di ascolto reciproco e se la sua compagna è davvero disponibile ad affrontare il problema, non solo a parole.
Un supporto psicologico può aiutare a fare chiarezza sui bisogni di entrambi, sui limiti della relazione e sulle decisioni da prendere, senza restare bloccati in una situazione che genera solo frustrazione e distanza. Se lo desidera, può prenotare una visita per approfondire la sua situazione e valutare insieme come orientarsi in modo più consapevole.
Un caro saluto
Dott.ssa A. Mustatea
Psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta, coordinatore genitoriale
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di frustrazione e amarezza. Quando in una relazione viene a mancare l’intimità fisica per un periodo prolungato, soprattutto senza una reale possibilità di confronto e di presa in carico del problema, è normale sentirsi trascurati, non ascoltati e messi da parte. Il desiderio sessuale e la vita intima non sono aspetti secondari, ma fanno parte del legame di coppia e del sentirsi scelti e riconosciuti dall’altro.
Dal punto di vista psicologico è importante distinguere due livelli. Da una parte può esserci un reale problema fisico, come lei riferisce, che andrebbe affrontato con una valutazione medica. Dall’altra, però, emerge anche una difficoltà comunicativa ed emotiva nella coppia. Il fatto che la sua compagna verbalizzi che fare l’amore con lei è bello, ma nei fatti non agisca per prendersi cura della situazione, può indicare paura, vergogna, evitamento o una difficoltà più profonda legata al desiderio e al rapporto con il corpo e la sessualità in questa fase della vita.
La sua delusione non va colpevolizzata. È legittimo, a 50 anni, non voler rinunciare all’intimità e sentire che la relazione diventa sbilanciata se solo uno dei due si fa carico del problema. Allo stesso tempo, prendere decisioni importanti sulla spinta della rabbia o dell’esaurimento rischia di non chiarire davvero cosa sta succedendo tra voi. Prima di scegliere se andare avanti o chiudere, può essere utile comprendere se c’è ancora uno spazio di ascolto reciproco e se la sua compagna è davvero disponibile ad affrontare il problema, non solo a parole.
Un supporto psicologico può aiutare a fare chiarezza sui bisogni di entrambi, sui limiti della relazione e sulle decisioni da prendere, senza restare bloccati in una situazione che genera solo frustrazione e distanza. Se lo desidera, può prenotare una visita per approfondire la sua situazione e valutare insieme come orientarsi in modo più consapevole.
Un caro saluto
Dott.ssa A. Mustatea
Psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta, coordinatore genitoriale
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