Buongiorno dottori, sono una donna di 31 anni e sono in una relazione da circa 9 anni. Il mio compa
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Buongiorno dottori,
sono una donna di 31 anni e sono in una relazione da circa 9 anni. Il mio compagno è una brava persona: è un ragazzo tranquillo, semplice, buono, simpatico e divertente. Nonostante questo, nel corso degli anni ho iniziato a sentire sempre più spesso che forse non è la persona adatta a me.
All’interno della relazione mi sono sentita spesso messa in secondo piano, poco compresa e poco valorizzata. Con il tempo ho smesso di sentirmi una donna e mi sono ritrovata più spesso in un ruolo che non mi appartiene: mi sento come una madre o come una figura di riferimento da cui lui dipende molto, più che una partner alla pari. Avverto una forte mancanza di supporto emotivo e sento di non potermi realmente affidare a lui.
Nonostante questo, ho sempre lottato per la relazione, cercando di farla funzionare. Nel tempo mi è capitato spesso di pensare di lasciarlo, ma questi pensieri non si sono mai trasformati in una decisione concreta, soprattutto per la paura di rimanere sola, per l’abitudine al rapporto e per la difficoltà di affrontare un cambiamento così grande.
Il mese scorso abbiamo acquistato casa insieme con l’idea di iniziare una convivenza, ma proprio in questo periodo mi sono resa conto di non provare più sentimenti d’amore nei confronti del mio compagno. Questa consapevolezza mi ha profondamente destabilizzata, anche per il peso delle responsabilità condivise.
Recentemente ho iniziato a provare interesse per un’altra persona, un mio collega, con cui sento una forte affinità: ci capiamo facilmente, condividiamo un modo simile di pensare e percepisco un’intesa spontanea che nella mia relazione attuale mi è spesso mancata. Questo confronto mi ha aiutata a prendere maggiore consapevolezza del distacco emotivo che sento verso il mio compagno, ma allo stesso tempo mi genera molta confusione e senso di colpa.
A rendere la situazione ancora più difficile ci sono la paura di prendere la decisione sbagliata e il timore del giudizio delle persone a me vicine, in particolare dei miei genitori, che mi hanno anche aiutata economicamente nelle spese legate alla casa. In questo momento mi sento bloccata dalla paura e faccio fatica a capire quale sia la scelta più giusta per me.
Vorrei capire come affrontare questa situazione in modo più consapevole e come distinguere una crisi da una reale fine del sentimento, senza farmi guidare solo dalla paura, dal senso del dovere o dalle aspettative degli altri.
Ringrazio chi vorrà offrirmi un orientamento.
sono una donna di 31 anni e sono in una relazione da circa 9 anni. Il mio compagno è una brava persona: è un ragazzo tranquillo, semplice, buono, simpatico e divertente. Nonostante questo, nel corso degli anni ho iniziato a sentire sempre più spesso che forse non è la persona adatta a me.
All’interno della relazione mi sono sentita spesso messa in secondo piano, poco compresa e poco valorizzata. Con il tempo ho smesso di sentirmi una donna e mi sono ritrovata più spesso in un ruolo che non mi appartiene: mi sento come una madre o come una figura di riferimento da cui lui dipende molto, più che una partner alla pari. Avverto una forte mancanza di supporto emotivo e sento di non potermi realmente affidare a lui.
Nonostante questo, ho sempre lottato per la relazione, cercando di farla funzionare. Nel tempo mi è capitato spesso di pensare di lasciarlo, ma questi pensieri non si sono mai trasformati in una decisione concreta, soprattutto per la paura di rimanere sola, per l’abitudine al rapporto e per la difficoltà di affrontare un cambiamento così grande.
Il mese scorso abbiamo acquistato casa insieme con l’idea di iniziare una convivenza, ma proprio in questo periodo mi sono resa conto di non provare più sentimenti d’amore nei confronti del mio compagno. Questa consapevolezza mi ha profondamente destabilizzata, anche per il peso delle responsabilità condivise.
Recentemente ho iniziato a provare interesse per un’altra persona, un mio collega, con cui sento una forte affinità: ci capiamo facilmente, condividiamo un modo simile di pensare e percepisco un’intesa spontanea che nella mia relazione attuale mi è spesso mancata. Questo confronto mi ha aiutata a prendere maggiore consapevolezza del distacco emotivo che sento verso il mio compagno, ma allo stesso tempo mi genera molta confusione e senso di colpa.
A rendere la situazione ancora più difficile ci sono la paura di prendere la decisione sbagliata e il timore del giudizio delle persone a me vicine, in particolare dei miei genitori, che mi hanno anche aiutata economicamente nelle spese legate alla casa. In questo momento mi sento bloccata dalla paura e faccio fatica a capire quale sia la scelta più giusta per me.
Vorrei capire come affrontare questa situazione in modo più consapevole e come distinguere una crisi da una reale fine del sentimento, senza farmi guidare solo dalla paura, dal senso del dovere o dalle aspettative degli altri.
Ringrazio chi vorrà offrirmi un orientamento.
Gentile Utente, se non ha ancora trovato un professionista, può contattarmi per maggiori informazioni ed eventualmente per prenotare un primo colloquio conoscitivo. Resto a disposizione, Dottoressa Monica Mugnai
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Gentile utente,
il suo messaggio restituisce una fatica che sembra essersi costruita nel tempo. Da ciò che descrive emerge come lei abbia lottato a lungo per la relazione, anche quando dentro di sé qualcosa iniziava a spegnersi.
Sentirsi più in un ruolo “genitoriale” che in una posizione di coppia alla pari, percepire una carenza di supporto emotivo e di riconoscimento, porta spesso a perdere il senso di sé come donna e come partner. Quando questo accade, il venir meno del sentimento non è un evento improvviso, ma l’esito di un processo. È comprensibile che la consapevolezza emerga proprio ora, in un momento di passaggio importante come l’acquisto della casa, perché le scelte concrete rendono più difficile continuare a rimandare ciò che si sente.
L’interesse per un’altra persona può essere letto non necessariamente come “tradimento” o come causa del problema ma come un elemento che ha messo in luce bisogni rimasti insoddisfatti: sentirsi vista, capita, in sintonia. Questo non significa che quella nuova relazione sia la risposta e può essere un segnale utile per comprendere cosa oggi le manca davvero.
La paura di restare sola, il senso del dovere, il timore di deludere chi le sta vicino sono fattori potenti che possono tenere bloccati. Tuttavia, restare in una relazione solo per questi motivi rischia, nel tempo, di aumentare il disagio e il senso di distanza da se stessa.
Più che chiedersi “se è finita”, forse la domanda che può guidarla ora è: in questa relazione riesco ancora a essere me stessa, a sentirmi viva, sostenuta e scelta? Distinguere una crisi da una fine del sentimento richiede tempo, ascolto e spesso uno spazio di riflessione protetto. Un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza, separando ciò che sente davvero da ciò che teme, e a prendere una decisione che non sia dettata solo dalla paura o dalle aspettative altrui.
Qualunque scelta farà, merita di essere una scelta consapevole e rispettosa dei suoi bisogni profondi.
Un caro saluto,
Gabriele
il suo messaggio restituisce una fatica che sembra essersi costruita nel tempo. Da ciò che descrive emerge come lei abbia lottato a lungo per la relazione, anche quando dentro di sé qualcosa iniziava a spegnersi.
Sentirsi più in un ruolo “genitoriale” che in una posizione di coppia alla pari, percepire una carenza di supporto emotivo e di riconoscimento, porta spesso a perdere il senso di sé come donna e come partner. Quando questo accade, il venir meno del sentimento non è un evento improvviso, ma l’esito di un processo. È comprensibile che la consapevolezza emerga proprio ora, in un momento di passaggio importante come l’acquisto della casa, perché le scelte concrete rendono più difficile continuare a rimandare ciò che si sente.
L’interesse per un’altra persona può essere letto non necessariamente come “tradimento” o come causa del problema ma come un elemento che ha messo in luce bisogni rimasti insoddisfatti: sentirsi vista, capita, in sintonia. Questo non significa che quella nuova relazione sia la risposta e può essere un segnale utile per comprendere cosa oggi le manca davvero.
La paura di restare sola, il senso del dovere, il timore di deludere chi le sta vicino sono fattori potenti che possono tenere bloccati. Tuttavia, restare in una relazione solo per questi motivi rischia, nel tempo, di aumentare il disagio e il senso di distanza da se stessa.
Più che chiedersi “se è finita”, forse la domanda che può guidarla ora è: in questa relazione riesco ancora a essere me stessa, a sentirmi viva, sostenuta e scelta? Distinguere una crisi da una fine del sentimento richiede tempo, ascolto e spesso uno spazio di riflessione protetto. Un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza, separando ciò che sente davvero da ciò che teme, e a prendere una decisione che non sia dettata solo dalla paura o dalle aspettative altrui.
Qualunque scelta farà, merita di essere una scelta consapevole e rispettosa dei suoi bisogni profondi.
Un caro saluto,
Gabriele
Buongiorno, grazie per la sua difficile condivisione. Capisco il fatto di sentirsi divisa tra le responsabilità, la paura di prendere la decisione sbagliata e anche il lungo tempo condiviso con questa persona, e il peso delle sue emozioni e dei suoi sentimenti dall'altra parte. Credo che in questo momento potrebbe aiutarla cominciare un percorso dove innanzitutto trovare lo spazio per depositare quello che sente, e capire quanto peso hanno le sue emozioni. La guida di una persona esperta di relazioni potrebbe davvero aiutarla a capire quali sono le decisioni migliori da prenderle, e a trovare la forza per attuarle, nonostante la difficoltà ed il possibile giudizio o la mancanza di comprensione da parte degli altri. Credo che un terapeuta di orientamento sistemico potrebbe fare al caso suo, proprio per il focus specifico sulle relazioni. Se avesse domande o bisogno di ulteriore supporto mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buongiorno. Leggendo le tue parole emerge chiaramente un vissuto di 'blocco', una paralisi tra ciò che senti (il corpo e le emozioni che si allontanano dal partner) e ciò che pensi di dover fare (il senso del dovere, la casa, le aspettative familiari).
In Gestalt, spesso diciamo che non siamo noi a dover prendere una decisione, ma che la decisione 'diventa matura' quando smettiamo di combattere contro la realtà.
Ecco alcuni punti su cui potremmo riflettere:
1. Il confine di contatto: da partner a 'madre'
Hai descritto un cambiamento di ruolo: ti senti una figura di riferimento, quasi materna. In questo modo, il 'contatto' erotico e affettivo tra due pari si è interrotto.
Quando la relazione diventa una funzione di cura unilaterale, l'altro smette di essere un partner e diventa un carico. Ti invito a chiederti: 'In che modo io stessa ho contribuito a costruire questo ruolo? Cosa mi ha permesso di evitare, in questi anni, restando nella posizione di chi sostiene sempre l'altro?'
2. La casa e il 'senso del dovere' come interruzione
L'acquisto della casa sembra aver agito da catalizzatore. Spesso acceleriamo i progetti esterni quando sentiamo un vuoto interno. Quella casa, oggi, sembra rappresentare non un nido, ma una gabbia fatta di 'introietti' (le voci dei tuoi genitori, il giudizio sociale, l'idea di dover essere una 'brava donna'). Prova a sentire nel corpo: quando pensi alla casa, senti respiro e spazio o senti una contrazione? Quella sensazione fisica è la tua verità del momento, più affidabile di qualsiasi ragionamento logico.
3. Il collega: uno specchio, non necessariamente una meta
L'interesse per il collega non è necessariamente la causa della crisi, ma una 'figura' che emerge su uno sfondo di insoddisfazione. Ti sta mostrando ciò che ti manca: l'essere vista, l'affinità, la parità. Usa questa attrazione non come una fuga, ma come un esperimento: ti dice cosa cerchi oggi come donna di 31 anni, che è molto diversa dalla ragazza di 22 che ha iniziato questa storia.
4. La paura della solitudine
Dici di aver lottato per la relazione per non restare sola. A volte, però, restiamo in una coppia per non affrontare il 'vuoto', senza accorgerci che la solitudine che proviamo accanto a una persona che non amiamo più è molto più profonda e dolorosa di quella che proveremmo stando da sole.
Cosa puoi fare ora?
Non forzarti a decidere oggi. La scelta 'giusta' non esiste, esiste la scelta autentica.
Ascolta il senso di colpa: Invece di scacciarlo, guardalo. Spesso il senso di colpa è l'emozione che proviamo quando iniziamo a differenziarci dalle aspettative degli altri per essere fedeli a noi stessi.
Sperimenta il limite: Inizia a restituire al tuo compagno le sue responsabilità.
Smetti di fargli da madre e osserva cosa resta di voi come coppia.
Solo togliendo il 'sostegno artificiale' potrai vedere se la relazione sta in piedi da sola o se è già finita da tempo.
Se senti che il peso del giudizio esterno è troppo forte, potrebbe esserti utile uno spazio di terapia per 'ripulire' la tua voce da quella dei tuoi genitori e capire cosa desideri tu, al di là dei debiti economici e morali."
Sono a disposizione per ulteriori domande.
Con affetto Denise
In Gestalt, spesso diciamo che non siamo noi a dover prendere una decisione, ma che la decisione 'diventa matura' quando smettiamo di combattere contro la realtà.
Ecco alcuni punti su cui potremmo riflettere:
1. Il confine di contatto: da partner a 'madre'
Hai descritto un cambiamento di ruolo: ti senti una figura di riferimento, quasi materna. In questo modo, il 'contatto' erotico e affettivo tra due pari si è interrotto.
Quando la relazione diventa una funzione di cura unilaterale, l'altro smette di essere un partner e diventa un carico. Ti invito a chiederti: 'In che modo io stessa ho contribuito a costruire questo ruolo? Cosa mi ha permesso di evitare, in questi anni, restando nella posizione di chi sostiene sempre l'altro?'
2. La casa e il 'senso del dovere' come interruzione
L'acquisto della casa sembra aver agito da catalizzatore. Spesso acceleriamo i progetti esterni quando sentiamo un vuoto interno. Quella casa, oggi, sembra rappresentare non un nido, ma una gabbia fatta di 'introietti' (le voci dei tuoi genitori, il giudizio sociale, l'idea di dover essere una 'brava donna'). Prova a sentire nel corpo: quando pensi alla casa, senti respiro e spazio o senti una contrazione? Quella sensazione fisica è la tua verità del momento, più affidabile di qualsiasi ragionamento logico.
3. Il collega: uno specchio, non necessariamente una meta
L'interesse per il collega non è necessariamente la causa della crisi, ma una 'figura' che emerge su uno sfondo di insoddisfazione. Ti sta mostrando ciò che ti manca: l'essere vista, l'affinità, la parità. Usa questa attrazione non come una fuga, ma come un esperimento: ti dice cosa cerchi oggi come donna di 31 anni, che è molto diversa dalla ragazza di 22 che ha iniziato questa storia.
4. La paura della solitudine
Dici di aver lottato per la relazione per non restare sola. A volte, però, restiamo in una coppia per non affrontare il 'vuoto', senza accorgerci che la solitudine che proviamo accanto a una persona che non amiamo più è molto più profonda e dolorosa di quella che proveremmo stando da sole.
Cosa puoi fare ora?
Non forzarti a decidere oggi. La scelta 'giusta' non esiste, esiste la scelta autentica.
Ascolta il senso di colpa: Invece di scacciarlo, guardalo. Spesso il senso di colpa è l'emozione che proviamo quando iniziamo a differenziarci dalle aspettative degli altri per essere fedeli a noi stessi.
Sperimenta il limite: Inizia a restituire al tuo compagno le sue responsabilità.
Smetti di fargli da madre e osserva cosa resta di voi come coppia.
Solo togliendo il 'sostegno artificiale' potrai vedere se la relazione sta in piedi da sola o se è già finita da tempo.
Se senti che il peso del giudizio esterno è troppo forte, potrebbe esserti utile uno spazio di terapia per 'ripulire' la tua voce da quella dei tuoi genitori e capire cosa desideri tu, al di là dei debiti economici e morali."
Sono a disposizione per ulteriori domande.
Con affetto Denise
Buongiorno,
leggendo direi che lei non ha ben presente gli strumenti validi oggi per prender una decisione in ambito amoroso. Non sa come si fa a decidere o forse spera che qualcuno le possa dire, al posto suo, che occorre fare in questo caso, come se ci fosse una scelta giusta in assoluto. Non stanno cosi le cose. La psicoterapia può esser d'aiuto in questo caso.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
leggendo direi che lei non ha ben presente gli strumenti validi oggi per prender una decisione in ambito amoroso. Non sa come si fa a decidere o forse spera che qualcuno le possa dire, al posto suo, che occorre fare in questo caso, come se ci fosse una scelta giusta in assoluto. Non stanno cosi le cose. La psicoterapia può esser d'aiuto in questo caso.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno gentile ragazza, ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e profonda della tua vita. Da quello che racconti, posso solo immaginare quanto questa fase sia emotivamente faticosa: nove anni di relazione, un progetto di casa appena avviato, il senso di responsabilità verso il partner e la famiglia, insieme al dolore di sentirti spenta, poco vista e poco sostenuta. Tutto questo merita ascolto e rispetto.
Mi colpisce molto la lucidità con cui descrivi il progressivo cambiamento del tuo vissuto: il sentirti più in un ruolo “genitoriale” che di partner, la mancanza di supporto emotivo, il fatto di esserti sentita messa in secondo piano. Questi segnali, soprattutto quando sono presenti da tempo, non parlano di superficialità o ingratitudine, ma di bisogni profondi che non hanno trovato spazio nella relazione.
È comprensibile che l’incontro con una persona con cui senti affinità abbia fatto da “specchio”, rendendo ancora più evidente ciò che oggi manca nel rapporto con il tuo compagno. Non è tanto l’altra persona in sé il punto centrale, quanto quello che ha riattivato in te: il bisogno di sentirti vista, capita, scelta, sostenuta. Allo stesso modo, il senso di colpa, la paura di sbagliare e il timore del giudizio sono reazioni molto comuni quando ci si trova davanti a decisioni che possono cambiare radicalmente la propria vita.
Più che cercare una risposta immediata su cosa “fare”, potrebbe essere utile fermarsi su come ascoltarsi. Una crisi di coppia e una fine del sentimento possono somigliarsi, ma spesso si distinguono da alcuni elementi: c’è ancora il desiderio di investire emotivamente, di provare a ricostruire? C’è spazio per un confronto autentico, in cui sentirsi finalmente riconosciuta? Oppure prevale una sensazione di chiusura, di stanchezza profonda, di distanza che non nasce dalla rabbia ma dall’esaurimento?
Un primo passo importante potrebbe essere proprio quello di aprire un dialogo sincero con il tuo compagno, non per arrivare subito a una decisione definitiva, ma per portare fuori ciò che da tempo senti e che finora hai tenuto dentro. Parallelamente, un percorso terapeutico individuale può aiutarti a fare chiarezza, a distinguere ciò che nasce dalla paura e dal senso del dovere da ciò che invece parla dei tuoi reali bisogni e desideri. In uno spazio protetto è possibile esplorare anche il peso delle aspettative familiari e il senso di “debito” che senti, senza che questi diventino l’unico criterio di scelta.
Qualunque direzione prenderai, non esiste una decisione “giusta” in assoluto, ma una decisione più rispettosa di sé nel momento della vita in cui ti trovi ora. Ti auguro di riuscire a trovare la strada per rimettere al centro te stessa e il tuo benessere. Se lo desideri, posso essere il la professionista che ti può accompagnare, anche in modalità online, in questo momento delicato.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Mi colpisce molto la lucidità con cui descrivi il progressivo cambiamento del tuo vissuto: il sentirti più in un ruolo “genitoriale” che di partner, la mancanza di supporto emotivo, il fatto di esserti sentita messa in secondo piano. Questi segnali, soprattutto quando sono presenti da tempo, non parlano di superficialità o ingratitudine, ma di bisogni profondi che non hanno trovato spazio nella relazione.
È comprensibile che l’incontro con una persona con cui senti affinità abbia fatto da “specchio”, rendendo ancora più evidente ciò che oggi manca nel rapporto con il tuo compagno. Non è tanto l’altra persona in sé il punto centrale, quanto quello che ha riattivato in te: il bisogno di sentirti vista, capita, scelta, sostenuta. Allo stesso modo, il senso di colpa, la paura di sbagliare e il timore del giudizio sono reazioni molto comuni quando ci si trova davanti a decisioni che possono cambiare radicalmente la propria vita.
Più che cercare una risposta immediata su cosa “fare”, potrebbe essere utile fermarsi su come ascoltarsi. Una crisi di coppia e una fine del sentimento possono somigliarsi, ma spesso si distinguono da alcuni elementi: c’è ancora il desiderio di investire emotivamente, di provare a ricostruire? C’è spazio per un confronto autentico, in cui sentirsi finalmente riconosciuta? Oppure prevale una sensazione di chiusura, di stanchezza profonda, di distanza che non nasce dalla rabbia ma dall’esaurimento?
Un primo passo importante potrebbe essere proprio quello di aprire un dialogo sincero con il tuo compagno, non per arrivare subito a una decisione definitiva, ma per portare fuori ciò che da tempo senti e che finora hai tenuto dentro. Parallelamente, un percorso terapeutico individuale può aiutarti a fare chiarezza, a distinguere ciò che nasce dalla paura e dal senso del dovere da ciò che invece parla dei tuoi reali bisogni e desideri. In uno spazio protetto è possibile esplorare anche il peso delle aspettative familiari e il senso di “debito” che senti, senza che questi diventino l’unico criterio di scelta.
Qualunque direzione prenderai, non esiste una decisione “giusta” in assoluto, ma una decisione più rispettosa di sé nel momento della vita in cui ti trovi ora. Ti auguro di riuscire a trovare la strada per rimettere al centro te stessa e il tuo benessere. Se lo desideri, posso essere il la professionista che ti può accompagnare, anche in modalità online, in questo momento delicato.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Non emerge il racconto di un legame “sbagliato” o di un compagno inadeguato, quanto piuttosto la sensazione, oggi molto viva, di essersi progressivamente adattata a un ruolo che l’ha allontanata da parti importanti di sé.
Colpisce come lei descriva un progressivo slittamento della relazione da uno spazio di reciprocità a uno spazio di accudimento e responsabilità, in cui ha sentito di dover sostenere, guidare, contenere più che potersi affidare. Quando questo assetto si stabilizza, spesso accade che il desiderio e il sentirsi “donna” lascino il posto a una funzione di riferimento, con un costo emotivo che inizialmente può essere tollerato, ma che nel lungo periodo tende a presentare il conto sotto forma di stanchezza, distacco o vuoto affettivo. In questo senso, la perdita del sentimento non va letta come un evento improvviso o colpevole, ma come l’esito di un processo di adattamento prolungato che ha richiesto molto a una sola parte della coppia.
In genere, una crisi lascia ancora spazio al desiderio di ritrovarsi, alla curiosità per l’altro, alla possibilità di rinegoziare i ruoli. La fine, invece, è spesso accompagnata da un senso di chiusura interna, dalla difficoltà a immaginarsi ancora in quel legame in modo autentico, anche quando si prova a “fare la cosa giusta”. Da ciò che scrive, sembra che il nodo centrale non sia tanto la presenza di conflitti irrisolti, quanto la sensazione di non potersi più riconoscere nella versione di sé che quella relazione richiede.
Colpisce come lei descriva un progressivo slittamento della relazione da uno spazio di reciprocità a uno spazio di accudimento e responsabilità, in cui ha sentito di dover sostenere, guidare, contenere più che potersi affidare. Quando questo assetto si stabilizza, spesso accade che il desiderio e il sentirsi “donna” lascino il posto a una funzione di riferimento, con un costo emotivo che inizialmente può essere tollerato, ma che nel lungo periodo tende a presentare il conto sotto forma di stanchezza, distacco o vuoto affettivo. In questo senso, la perdita del sentimento non va letta come un evento improvviso o colpevole, ma come l’esito di un processo di adattamento prolungato che ha richiesto molto a una sola parte della coppia.
In genere, una crisi lascia ancora spazio al desiderio di ritrovarsi, alla curiosità per l’altro, alla possibilità di rinegoziare i ruoli. La fine, invece, è spesso accompagnata da un senso di chiusura interna, dalla difficoltà a immaginarsi ancora in quel legame in modo autentico, anche quando si prova a “fare la cosa giusta”. Da ciò che scrive, sembra che il nodo centrale non sia tanto la presenza di conflitti irrisolti, quanto la sensazione di non potersi più riconoscere nella versione di sé che quella relazione richiede.
Buongiorno, dalle sue parole traspare molta serietà nel cercare di fare chiarezza rispetto a sentimenti ambivalenti, paura di tradirsi, pericolo percepito di compiacere i genitori a detrimento della propria strada, e probabilmente molti altri sentimenti ancora. Mai come in momenti cruciali della vita può essere d’aiuto analizzare senza urgenza e pressioni - interne ed esterne - e con molto amor proprio le forze che si muovono dentro e fuori di noi in un territorio neutro, privo di giudizio e molto protetto quale è lo spazio analitico. Ovviamente le sue domande non possono aspettarsi di raccogliere le risposte che lei cerca e non ha ancora trovato. Si può permettere di prendersi un tempo per non confondersi e rimanere fedele a se stessa nelle proprie scelte e nella eventuale trasformazione degli elementi della sua relazione che percepisce come frustranti. Non sentirsi donna, non sentirsi riconosciuta e valorizzata non sono sentimenti trascurabili e possono corrodere una relazione nel tempo. Tra le paure da lei citate si può pensare che è peggiore la paura di non seguire i propri sentimenti più veri e autentici? rimango a disposizione qualora volesse approfondire gli spunti indicati. Un cordiale saluto
I cambiamenti fanno paura (paura di sbagliare, paura di non poter tornare indietro, paura di pensare "e se..."), ma sotto tutti gli strati dei pensieri, dei dubbi, dei sensi i colpa, ecc., ci sono le risposte più semplici alle nostre domande. Desidera un cambiamento, se questo accadrà nella sua relazione attuale o in un'ipotetica relazione futura, lo può decidere solo lei. Come ha detto, paure, doveri e aspettative degli altri non sono sempre buoni consiglieri, vale forse la pena scoprire le sue risposte più profonde. Si fermi, si ascolti, interpreti il suo corpo, magari si faccia aiutare da una professionista, e le risposte verranno a galla. In bocca al lupo!
Buongiorno e grazie per essersi aperta e aver condiviso i suoi dubbi e le sue emozioni. Dal suo racconto si evince la complessità di questo momento che sta vivendo sia sul piano individuale che di coppia. Credo che possa essere d'aiuto per lei poter riflettere sui suoi dubbi e sul peso che il giudizio altrui possa avere su di lei, all'interno di uno spazio protetto in cui possa esprimersi liberamente, quale un percorso terapeutico individuale; d'altra parte potrebbe essere utile anche condividere, magari sempre in uno spazio quale quello di terapia di coppia, le preoccupazioni sulle vostre dinamiche relazionali di coppia.
Un caro saluto
Un caro saluto
Gentilissima, mi spiace per il disagio che sta provando, l'idea di chiudere una relazione dopo tanto tempo e dei progetti condivisi a lungo non può farla sentire diversamente. Mi sembra che lei abbia una visione piuttosto chiara di quello che sta provando e ha provato negli ultimi anni. Non può fare un ulteriore gran passo nella relazione che si sforza di portare avanti se questa non la rende felice. Nella vita bisogna volersi bene. Chi le è stato vicino, come i suoi genitori, certamente potrà esserne dispiaciuto ma in fondo quello che conta e vogliono è che lei sia serena e felice. Le aspettative degli altri sono soltanto pensieri 'degli altri', nessuno può giudicare una scelta personale.
E' comprensibile però che tutto questo le crei una gran confusione e sia difficile capire quale sia il confine tra una crisi del momento o una reale fine del sentimento ... ma dice che è da anni che non si sente più una partner per il suo compagno, ne ha parlato chiaramente con lui?
Magari un confronto con un professionista può esserle d'aiuto, avrà uno spazio tutto suo dove poter esprimere tutto quello che sente e pensa, identificando ancor più chiaramente i pensieri che la mettono in difficoltà trovando assieme le strategie più adatte per gestirli al meglio e arrivare pian piano a 'lasciarli andare' e iniziare a guardare al futuro in modo più sereno.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
E' comprensibile però che tutto questo le crei una gran confusione e sia difficile capire quale sia il confine tra una crisi del momento o una reale fine del sentimento ... ma dice che è da anni che non si sente più una partner per il suo compagno, ne ha parlato chiaramente con lui?
Magari un confronto con un professionista può esserle d'aiuto, avrà uno spazio tutto suo dove poter esprimere tutto quello che sente e pensa, identificando ancor più chiaramente i pensieri che la mettono in difficoltà trovando assieme le strategie più adatte per gestirli al meglio e arrivare pian piano a 'lasciarli andare' e iniziare a guardare al futuro in modo più sereno.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
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