Buongiorno, vorrei un parere sull’afantasia intesa non come disturbo, ma come variante del funzio

2 risposte
Buongiorno,

vorrei un parere sull’afantasia intesa non come disturbo, ma come variante del funzionamento cognitivo caratterizzata dall’assenza di visualizzazione mentale volontaria.

Nel mio caso è presente fin dall’infanzia, mentre l’attività onirica è invece ricca di immagini e scene visive.

La mia domanda riguarda le conseguenze cognitive e funzionali, non cliniche:
– in che modo l’afantasia può influenzare memoria autobiografica, immaginazione, pensiero astratto, creatività o regolazione emotiva
– quali strategie cognitive tendono a sviluppare le persone con afantasia (es. pensiero concettuale, verbale, sistemico)
– se esistono differenze note nel modo di apprendere, pianificare o ricordare rispetto a chi possiede imagery mentale

Grazie per il chiarimento.
l’afantasia rappresenta una variante neurocognitiva che modifica le modalità di rappresentazione mentale senza compromettere le funzioni cognitive di base, grazie a strategie compensatorie e una notevole plasticità adattiva

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Dott. Michele Ciliberto
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
l’Aphantasia è oggi considerata principalmente una variante del funzionamento cognitivo legata alla ridotta o assente imagery mentale volontaria, più che un disturbo. Le ricerche degli ultimi anni suggeriscono alcune differenze funzionali interessanti, senza implicare necessariamente svantaggi globali.

Memoria autobiografica e immaginazione
– Molte persone con afantasia riportano ricordi più “semantici” che sensoriali: ricordano fatti e informazioni ma con minore vividezza visiva o emotiva.
– L’attività onirica ricca di immagini, come nel Suo caso, è coerente con i dati disponibili: i sistemi neurali dell’immaginazione volontaria e del sogno non coincidono completamente.
– L’immaginazione tende a essere più concettuale o narrativa piuttosto che visuo-spaziale.

Pensiero astratto, creatività e regolazione emotiva
– Non emerge una riduzione generale della creatività; cambia piuttosto lo stile creativo: meno visuale, più linguistico, logico o sistemico.
– Alcuni studi suggeriscono una minore riattivazione emotiva tramite immagini mentali intrusive, con possibili differenze nella regolazione emotiva e nell’ansia anticipatoria.
– Il pensiero astratto può risultare molto efficiente, perché meno ancorato a simulazioni visive.

Strategie cognitive frequentemente osservate
– Maggiore uso del pensiero verbale interno e di schemi concettuali.
– Tendenza a ragionamenti sequenziali, simbolici o basati su relazioni logiche.
– Pianificazione attraverso liste, strutture semantiche o rappresentazioni “a regole” più che immagini mentali.

Apprendimento, pianificazione e memoria
– Spesso si osserva preferenza per apprendimento testuale o concettuale rispetto a quello visivo-immaginativo.
– La pianificazione può essere molto analitica e strutturata, con uso di categorie e mappe logiche.
– Il richiamo mnestico tende a essere meno vivido ma non necessariamente meno accurato.

In sintesi, più che una riduzione delle capacità cognitive, l’afantasia sembra configurarsi come un diverso “profilo di processamento”: meno imagery visiva, più codifica verbale e astratta. Se desidera, posso anche riassumerLe cosa emerge dalla letteratura più recente in termini neurocognitivi (reti cerebrali coinvolte e modelli teorici attuali).

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