sono una ragazza di 20 anni che frequenta il secondo anno di scienze e tecniche psicologiche. da qua
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sono una ragazza di 20 anni che frequenta il secondo anno di scienze e tecniche psicologiche. da quando ho 13 anni ho avuto sempre la sensazione e la voglia di intraprendere un percorso psicoterapeutico ma non l’ho mai fatto in quanto sia prima sia adesso non mi sento di dire ai miei che vorrei farlo. in quell’età principalmente i “problemi” erano legati alla mia famiglia e ad un episodio che ho visto che mi ha segnata molto. ad oggi, vivendo in un’altra città, quando non sono a casa si attenua il pensiero riguardante la famiglia ma quando torno a casa mi sento molto a disagio, in più, da sempre non ho mai avuto rapporto con mio fratello ma adesso quando lo vedo in casa noto ancora di più questa cosa non essendoci sempre. qualche anno fa ho perso il mio gruppo di amiche e questa cosa mi ha segnata talmente tanto che mi viene molto difficile stringere amicizie e relazionarmi con la gente. inoltre, penso di avere una sorta di ansia sociale in quanto provo molta vergogna ad uscire di casa da sola, non vado in negozietti piccoli e mi imbarazza andare nello stesso luogo più volte per esempio in una settimana. sicuramente provo disagio sulla mia persona, nel senso che magari non esco di casa struccata e voglio e devo essere sempre presentabile. con ciò non nego che esco con altri miei conoscenti e frequento luoghi dove c’è gente perché mi piace molto, ma ci sono delle specifiche dinamiche che mi mettono in difficoltà. da una parte mi spaventa andare da uno psicoterapeuta perché non so che approccio scegliere, non so quale sia il migliore per me, dall’altro canto sicuramente la questione economica mi blocca in quanto il fatto che non voglia dirlo ai miei e il fatto che sia solo una studentessa e che quindi non ho ancora un lavoro non mi permette di avere molta indipendenza. ho ovviamente fatto richiesta per il bonus psicologico ma purtroppo non sono stata selezionata. spero che con questo messaggio però possa ricevere qualche risposta per capire e vedere com’è la situazione.
Cara ragazza,
ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della tua storia: da quello che scrivi emerge una grande capacità di osservarti, di riflettere su di te e di dare un senso a ciò che provi, qualità tutt’altro che scontate.
La sensazione di voler intraprendere un percorso psicoterapeutico fin dall’adolescenza non è casuale: spesso il nostro disagio trova parole molto prima di trovare uno spazio in cui essere accolto. Gli eventi familiari che descrivi, l’episodio che ti ha segnata, il clima di disagio che riemerge quando torni a casa e la distanza emotiva con tuo fratello sembrano ancora oggi attivare vissuti dolorosi, anche se la vita fuori dal contesto familiare ti permette di respirare un po’ di più. Questo è un aspetto molto frequente e significativo.
La perdita del gruppo di amiche rappresenta un’altra esperienza potenzialmente traumatica: quando le relazioni di riferimento si interrompono, può nascere una profonda insicurezza nel legarsi di nuovo agli altri e un timore del giudizio che si manifesta, come descrivi, in alcune dinamiche di tipo ansioso-sociale. Il bisogno di sentirti sempre “presentabile”, l’imbarazzo in situazioni quotidiane specifiche e la vergogna nel muoverti da sola non indicano fragilità, ma strategie di protezione che nel tempo possono diventare limitanti.
È comprensibile che tu ti senta spaventata rispetto alla scelta dell’approccio terapeutico: spesso non è necessario sapere “prima” quale sia quello giusto, perché sarà il confronto con il professionista a orientare il percorso. Altrettanto comprensibile è il blocco economico: sappi però che a 20 anni puoi accedere autonomamente a un percorso psicologico senza il consenso dei genitori e che esistono servizi universitari, consultori, studi convenzionati o professionisti che offrono tariffe agevolate per studenti.
Il tuo messaggio mostra chiaramente che qualcosa chiede attenzione e ascolto: non tanto per “etichettare” un problema, quanto per comprendere meglio i tuoi vissuti e trovare modalità più serene per stare con te stessa e con gli altri. Per questo, il passo più utile resta quello di approfondire la tua situazione con uno specialista, che possa accompagnarti in modo personalizzato e rispettoso dei tuoi tempi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della tua storia: da quello che scrivi emerge una grande capacità di osservarti, di riflettere su di te e di dare un senso a ciò che provi, qualità tutt’altro che scontate.
La sensazione di voler intraprendere un percorso psicoterapeutico fin dall’adolescenza non è casuale: spesso il nostro disagio trova parole molto prima di trovare uno spazio in cui essere accolto. Gli eventi familiari che descrivi, l’episodio che ti ha segnata, il clima di disagio che riemerge quando torni a casa e la distanza emotiva con tuo fratello sembrano ancora oggi attivare vissuti dolorosi, anche se la vita fuori dal contesto familiare ti permette di respirare un po’ di più. Questo è un aspetto molto frequente e significativo.
La perdita del gruppo di amiche rappresenta un’altra esperienza potenzialmente traumatica: quando le relazioni di riferimento si interrompono, può nascere una profonda insicurezza nel legarsi di nuovo agli altri e un timore del giudizio che si manifesta, come descrivi, in alcune dinamiche di tipo ansioso-sociale. Il bisogno di sentirti sempre “presentabile”, l’imbarazzo in situazioni quotidiane specifiche e la vergogna nel muoverti da sola non indicano fragilità, ma strategie di protezione che nel tempo possono diventare limitanti.
È comprensibile che tu ti senta spaventata rispetto alla scelta dell’approccio terapeutico: spesso non è necessario sapere “prima” quale sia quello giusto, perché sarà il confronto con il professionista a orientare il percorso. Altrettanto comprensibile è il blocco economico: sappi però che a 20 anni puoi accedere autonomamente a un percorso psicologico senza il consenso dei genitori e che esistono servizi universitari, consultori, studi convenzionati o professionisti che offrono tariffe agevolate per studenti.
Il tuo messaggio mostra chiaramente che qualcosa chiede attenzione e ascolto: non tanto per “etichettare” un problema, quanto per comprendere meglio i tuoi vissuti e trovare modalità più serene per stare con te stessa e con gli altri. Per questo, il passo più utile resta quello di approfondire la tua situazione con uno specialista, che possa accompagnarti in modo personalizzato e rispettoso dei tuoi tempi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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