sono una ragazza di 20 anni che frequenta il secondo anno di scienze e tecniche psicologiche. da qua

20 risposte
sono una ragazza di 20 anni che frequenta il secondo anno di scienze e tecniche psicologiche. da quando ho 13 anni ho avuto sempre la sensazione e la voglia di intraprendere un percorso psicoterapeutico ma non l’ho mai fatto in quanto sia prima sia adesso non mi sento di dire ai miei che vorrei farlo. in quell’età principalmente i “problemi” erano legati alla mia famiglia e ad un episodio che ho visto che mi ha segnata molto. ad oggi, vivendo in un’altra città, quando non sono a casa si attenua il pensiero riguardante la famiglia ma quando torno a casa mi sento molto a disagio, in più, da sempre non ho mai avuto rapporto con mio fratello ma adesso quando lo vedo in casa noto ancora di più questa cosa non essendoci sempre. qualche anno fa ho perso il mio gruppo di amiche e questa cosa mi ha segnata talmente tanto che mi viene molto difficile stringere amicizie e relazionarmi con la gente. inoltre, penso di avere una sorta di ansia sociale in quanto provo molta vergogna ad uscire di casa da sola, non vado in negozietti piccoli e mi imbarazza andare nello stesso luogo più volte per esempio in una settimana. sicuramente provo disagio sulla mia persona, nel senso che magari non esco di casa struccata e voglio e devo essere sempre presentabile. con ciò non nego che esco con altri miei conoscenti e frequento luoghi dove c’è gente perché mi piace molto, ma ci sono delle specifiche dinamiche che mi mettono in difficoltà. da una parte mi spaventa andare da uno psicoterapeuta perché non so che approccio scegliere, non so quale sia il migliore per me, dall’altro canto sicuramente la questione economica mi blocca in quanto il fatto che non voglia dirlo ai miei e il fatto che sia solo una studentessa e che quindi non ho ancora un lavoro non mi permette di avere molta indipendenza. ho ovviamente fatto richiesta per il bonus psicologico ma purtroppo non sono stata selezionata. spero che con questo messaggio però possa ricevere qualche risposta per capire e vedere com’è la situazione.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara ragazza,
ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della tua storia: da quello che scrivi emerge una grande capacità di osservarti, di riflettere su di te e di dare un senso a ciò che provi, qualità tutt’altro che scontate.

La sensazione di voler intraprendere un percorso psicoterapeutico fin dall’adolescenza non è casuale: spesso il nostro disagio trova parole molto prima di trovare uno spazio in cui essere accolto. Gli eventi familiari che descrivi, l’episodio che ti ha segnata, il clima di disagio che riemerge quando torni a casa e la distanza emotiva con tuo fratello sembrano ancora oggi attivare vissuti dolorosi, anche se la vita fuori dal contesto familiare ti permette di respirare un po’ di più. Questo è un aspetto molto frequente e significativo.

La perdita del gruppo di amiche rappresenta un’altra esperienza potenzialmente traumatica: quando le relazioni di riferimento si interrompono, può nascere una profonda insicurezza nel legarsi di nuovo agli altri e un timore del giudizio che si manifesta, come descrivi, in alcune dinamiche di tipo ansioso-sociale. Il bisogno di sentirti sempre “presentabile”, l’imbarazzo in situazioni quotidiane specifiche e la vergogna nel muoverti da sola non indicano fragilità, ma strategie di protezione che nel tempo possono diventare limitanti.

È comprensibile che tu ti senta spaventata rispetto alla scelta dell’approccio terapeutico: spesso non è necessario sapere “prima” quale sia quello giusto, perché sarà il confronto con il professionista a orientare il percorso. Altrettanto comprensibile è il blocco economico: sappi però che a 20 anni puoi accedere autonomamente a un percorso psicologico senza il consenso dei genitori e che esistono servizi universitari, consultori, studi convenzionati o professionisti che offrono tariffe agevolate per studenti.

Il tuo messaggio mostra chiaramente che qualcosa chiede attenzione e ascolto: non tanto per “etichettare” un problema, quanto per comprendere meglio i tuoi vissuti e trovare modalità più serene per stare con te stessa e con gli altri. Per questo, il passo più utile resta quello di approfondire la tua situazione con uno specialista, che possa accompagnarti in modo personalizzato e rispettoso dei tuoi tempi.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

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Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente ... il suo Ego si sta manifestando! Alla sua età, le nostre idee, convinzioni, paure che abbia "ereditato" dalla nostra famiglia di origine e nella Società dove viviamo iniziano a "sgomitare". Lei ha ansie, preoccupazioni, pensieri "catastrofici"? Ascolta il suo corpo, le sue emozioni oppure tende a bloccarsi, "ghiacciarsi"? Non esiste il Terapeuta perfetto ... non esiste un approccio per iniziare una terapia psicologica; un percorso psicologico è una relazione tra due persone dove conoscenza ed esperienza ci permettono di consapevolizzare dinamiche interne che non riusciamo a vedere. Grazie.
Dott.ssa Annalisa Covri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Cara ragazza, ti ringrazio per aver condiviso una parte così importante della tua storia. Emerge una sofferenza che sembra avere radici nel contesto familiare e che si riattiva soprattutto nel momento in cui rientri a casa. Questo è un elemento molto significativo e frequente nelle storie di giovani adulti che stanno cercando una propria indipendenza, anche emotiva.
Le difficoltà relazionali e il senso di vergogna che descrivi possono essere modalità sviluppate nel tempo per far fronte ad esperienze negative, ma il fatto che tu riesca comunque a frequentare persone e luoghi che ti piacciono indica la presenza di risorse importanti, su cui poter lavorare in un percorso.
Rispetto alla scelta dell’approccio, non esiste quello “giusto” in assoluto: il primo colloquio serve proprio a capire se ti senti accolta e compresa da chi hai di fronte, al di là dell'approccio utilizzato, su cui comunque puoi informarti per comprendere quale credi si possa adattare meglio alla tua persona.
Riguardo all'aspetto economico, esistono possibilità di tariffe agevolate, servizi territoriali o universitari che possono essere più accessibili.
Il tuo desiderio di iniziare un percorso è già un segnale di attenzione verso te stessa, vale forse la pena ascoltarlo?
Un caro saluto, Dott.ssa Covri Annalisa
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Gentilissima, non deve essere facile sentire di avere bisogno di aiuto e non sapere come poterlo affrontare. Nei consultori familiari potrebbe forse trovare una risposta alla sua domanda. Ci sono poi delle regioni in cui c'è una sorta di convenzione tra l'università e l'ordine degli psicologi che fa si che il costo delle sedute sia ridotto per gli studenti, magari può informarsi e vedere se può fare al caso suo, ma sicuramente un costo c'è. Non ha ancora un lavoro ma, fosse necessario, forse potrebbe prendere in considerazione di fare qualche piccolo lavoretto, anche saltuario, magari nei weekend o quando lo ritiene più funzionale al suo studio.
Il tipo di percorso è molto relativo, qualsiasi approccio può essere d'aiuto, se poi ci fosse qualche necessità o indicazione particolare sarà l'eventuale terapeuta ad indicarglielo.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Dott.ssa Marta Puviani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Scandiano
Cara ragazza, quello che senti è comprensibile: sono vissuti profondi che meritano ascolto, non giudizio. Non devi scegliere subito l’approccio “perfetto”: forse la priorità adesso è trovare uno spazio sicuro in cui iniziare.
Sul territorio puoi trovare servizi gratuiti o a basso costo (consultori familiari, servizi per studenti universitari, cliniche universitarie) sono una risorsa seria e competente.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera cara credo sia utile iniziare un percorso di psicoterapia per comprendere le cause di conflitti profondi che Le impediscono di riconoscere le emozioni di paura e di inadeguatezza che accompagnano la Sua vita in questo momento. Cordiali saluti
dott.ssa Gabriella Elmo
Dr. Fabio Ricardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Mi sembra che il tema fondamentale della tua lettera sia la paura. E' vero che la paura è una delle emozioni fondamentali: bisogna però imparare a gestirla.Sembra anche che l'origine prima di questa para stia nei rapporti con la tua famiglia. Riguardo alla quale c'è un "segreto":una cosa che hai visto, e il cui ricordo ti genera un forte disagio.Hai certamente il duritto a mantenere il riserbo su questo tema, ma d'altra parte chi ti legge, e non sa di che cosa si tratti, più difficlmente può aiutarti. Hai ragione ad attribuire le tue difficoltà a una sorta di ansia sociale, per fortuna non inabilitante, in quanto se curi la tua persona col trucco ti senti in grado di uscire.Inoltre hai un lato positivo che combatte contro l'ansia,e cioè il piacere che provi nei contatti e nelle relazioni sociali.In conclusione, fai bene a proporti un percorso di psicoterapia, col quale puoi sicuramente risolvere i tuoti problemi. Attenzione al loop in cui ti metti, e che rischia di bloccare il tuo progetto: " devo dirlo ai miei, perchè da sola non ho le risorse economiche necessarie, ma d'altra parte sono proprio i miei all'origine del mio disagio". Ma tu non sei obbligata a dire ai tuoi il motivo profondo per cui cerchi una terapia.Puoi benissimo dire, ad es., che proprio attraverso il tuo studio hai capito che per il tuo futuro lavoro hai bisogno anzitutto di fare un lavoro su di te ( cosa che comunque è vera). Infine, l'ultima paura: sbagliare nella scelta del terapeuta. Cambia punto di vista:coltiva la speranza di trovare una persona che veramente ti aiuterà. Per quanto l'orientamento psicoterapeutico sia iportante, ancora più importante è percepire che con un certo professionista puoi trovare una consonanza, e quindi un rapporto di fiducia.Non a caso lo strumento più usato ( anche se non l'unico ) per scelgiere un terapeuta è il passa parola!
La tua giovane età è sicuramente una bella risorsa in vista di un progetto di cambiamento. Usala!
Dott.ssa Sara Magliocca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Seregno
Buonasera, la ringrazio davvero per questo messaggio: si sente che non è una cosa leggera per lei e che ci pensa da molto tempo.
Da quello che racconta, emergono vissuti familiari e relazionali che le pesano da anni (e che si riattivano soprattutto quando torna a casa), insieme a una ferita importante legata alla perdita del gruppo di amiche. È comprensibile che oggi questo possa tradursi in vergogna e difficoltà in alcune situazioni sociali, anche se lei riesce comunque a uscire e frequentare luoghi con persone.
Rispetto alla paura di scegliere l’approccio “giusto”: non deve deciderlo prima. Il primo colloquio serve proprio a orientarsi, capire meglio cosa sta vivendo e che tipo di percorso potrebbe esserle utile.
Capisco anche il blocco economico e il fatto di non voler coinvolgere i suoi genitori: essendo maggiorenne può muoversi in modo riservato, e possiamo valutare insieme una soluzione sostenibile per lei (ad esempio attraverso una frequenza di incontri compatibile con le sue possibilità oppure valutando l’accesso a servizi psicologici universitari/territoriali).
Se desidera, possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo (anche online), così da inquadrare con calma la situazione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Magliocca
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto e delle strumento, proverò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Poiché non dice molto di sé e della sua storia, non mi resta che “sognarla”. Sembra esserci un filo rosso in tutto quello che scrive, un’emozione di fondo potente e pervasiva, la paura dell’altro. Come un gattino randagio che si difende, morde e graffia, perché ha imparato che dell’altro non ci si può fidare. Chissà quante volte è stato avvicinato con la promessa di curarlo, amarlo, proteggerlo. Possiamo solo provare ad immaginare la delusione, la frustrazione, la rabbia, perché proprio chi avrebbe dovuto essere “famiglia”, gli ha fatto del male. Il “familiare” diventa inconsciamente minaccioso, pericoloso, da tenere alla larga. Uno scenario interno che, forse, ci aiuta a dare senso al bisogno di prendere le distanze dall’altro, a non lasciarsi tentare dalla familiarità, dall’intimità, dal coinvolgimento, dalla condivisione, dall’amicizia. Il gattino ferito ha una buona memoria. Questo apre anche una riflessione sulla “paura di andare da uno psicoterapeuta”. Certo che è spaventata! Nella relazione con il/la terapeuta si potrebbero riattivare le stesse dinamiche e le stesse resistenze; risuonare il pericolo di una relazione calda e significativa. Avvicinarsi, impegnarsi, accettare la dipendenza (buona) dal/dalla terapeuta potrebbe farla sentire esposta, fragile, spaventata come forse si sente in famiglia, con gli amici, con il o la partner, nel ritornare nei “negozietti piccoli oppure nell’ andare nello stesso luogo più volte in una settimana”. Spero di averle dato l'occasione per pensare a quanto le sta accadendo (le accade da sempre) da un punto di vista diverso, più intimo, più personale, più profondo. Lei è molto giovane, merita una vita piena e serena. Farà male, ci vorrà tantissimo tempo, ma è possibile. In bocca al lupo per tutto
Dr. Lorenzo Vecchi
Psicologo, Psicoterapeuta
Marino
Buonasera. Vorrei risponderle seguendo due strade, la prima è quella che parte dalla professione per la quale sta studiando. Al di là di quale percorso vorrà intraprendere per Lei sarà molto utile discernere fra il desiderio di conoscere meglio se stessa, e il desiderio di studiare e comprendere la mente umana, i suoi processi di pensiero, i comportamenti che contraddistinguono la nostra umanità. Spesso chi studia psicologia ( e lo dico anche pensando al mio percorso) è spinto dalla curiosità e dall'interesse di comprendere la propria mente e il proprio funzionamento. Questo è non solo legittimo ma anche importantissimo, perché possiamo essere maggiormente presenti e integrati nella società se siamo maggiormente consapevoli di noi stessi. E poi qualora volessimo lavorare nelle professioni di aiuto, sarà veramente fondamentale affrontare e risolvere i propri conflitti e allearsi con la propria interiorità. Così la relazione di aiuto sarà sicuramente di grande valore. Detto ciò conoscere se stessi attraverso il supporto di uno specialista è un viaggio affascinante e trasformativo; mira al benessere psicofisico e porta la persona a ritrovare se stessa. E' qualcosa di importante che non ha controindicazioni. Separata la psicoterapia ( percorso personale) dallo studio della psicologia entrambe i percorsi ne giovano e possono svilupparsi con più armonia.

La seconda argomentazione che vorrei svolgere è invece relativa alla assoluta necessità di chiedere aiuto e trovare conforto nel sostegno altrui. Questa nostra vita è tutto sommato molto veloce e breve se la guadiamo in senso prospettico; per questo credo che non dovremmo mai perdere l'occasione di essere autentici, perché esserlo vuol dire avvicinarci a noi stessi, e non esserlo vuol dire trasformare se stessi in uno sconosciuto. Perciò se sente il desiderio di intraprendere una psicoterapia, non abbia paura, E' una strada fatta per sbrogliare la confusione e ritrovare chiarezza; è una strada fatta per allenare la nostra capacità di entrare in relazione, che è cosa utilissima e vitale. Credo che se entrerà in questa ottica riuscirà a sbrogliare le problematiche che la tengono ancora avvinta nel dubbio. Un dubbio però vorrei scioglierglielo io adesso. Non pensi a che tipo di approccio psicoterapeutico faccia a caso suo. Si faccia guidare dall'intuito e dalla sua capacità di affidarsi. Trovi una persona che la faccia sentire a suo agio e lavorerete bene insieme. Buon viaggio.
Dr. L. Vecchi- Psicoterapeuta
Dott.ssa Claudia Nigro
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
gentile Paziente Anonima,

il colloquio psicologico è una visita medica e come tale può essere vissuto, se ti rompessi una gamba immagino che non avresti problemi a chiedere aiuto ai tuoi o comunque al tuo medico di base che ti indirizzerebbe verso il giusto iter sanitario.
Ebbene per la terapia psicologica vale la stessa cosa, sei maggiorenne, quindi hai il diritto di muoverti in autonomia. oltre allo studio privato puoi rivolgerti al tuo consultorio di zona munita dell'impegnativa del medico per "prima visita psicologica", solitamente il costo corrisponde ad una cifra più che sostenibile per un pacchetto di incontri.
detto ciò mi interrogherei sul perchè non sia possibile coinvolgere i tuoi genitori, che immagino sarebbero i primi a sapere della tua gamba rotta :-).

in bocca al lupo
CN
Dr. Maximiliano Serafini
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Senigallia
Buongiorno, mi dispiace e comprendo quello che sta provando. I contenuti che porta nella sua richiesta di aiuto sono diversi (problemi familiari, relazionali, stati ansiosi, autostima) ed ognuno credo debba essere approfondito con la giusta attenzione. Probabilmente queste difficoltà hanno un comune denominatore che andrebbe indagato. Un approccio psicodinamico potrebbe aiutarla in tal senso. Tenga a mente che un percorso di psicoterapia è per se stessi, indipendentemente dagli altri, e che da un po di tempo, dentro di sè, questa necessità, chiede di essere ascoltata. Un caro saluto.
Dott. Alessio Conti
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Ciao.
Quello che racconti ha molto senso e non è affatto raro, soprattutto alla tua età e in una fase di vita in cui stai costruendo la tua autonomia. Da ciò che descrivi emergono diversi elementi intrecciati: il rapporto con la tua famiglia, alcune esperienze che ti hanno segnata, le difficoltà relazionali e un disagio che si manifesta in situazioni sociali specifiche. Il fatto che tu senta questo malessere da tempo e che tu stia studiando psicologia non significa che “dovresti cavartela da sola”, anzi: spesso proprio chi è più sensibile e riflessivo avverte prima il bisogno di uno spazio di ascolto.
Rispetto all’approccio, non esiste “il migliore in assoluto”, ma quello che meglio si adatta a te e alla tua storia. Un primo colloquio serve proprio a questo: capire se ti senti accolta e se quel modo di lavorare può aiutarti. Quindi, il fattore fondamentale non è tanto l'approccio, ma la persona che hai davanti, il terapeuta in sé. Per la questione economica, esistono servizi universitari, consultori.
Chiedere aiuto non significa tradire la tua famiglia o essere debole, ma iniziare a prenderti cura di te.
Dott.ssa Arianna Aschelter
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Velletri
Buongiorno,
percepisco bene la sua difficoltà nel gestire le dinamiche relazionali. Di per sé non è mai semplice districarsi tra le varie aspettative e le varie emozioni che suscita entrare in relazione affettiva con gli altri, ed in questo caso specifico nel quale, mi sembra di capire, c'è una situazione familiare complessa, immagino lo sia ancora meno. Quello che mi sento di consigliare è di provare a seguire l'intento di iniziare un percorso psicoterapeutico magari provando a contattare servizi ed associazioni della sua zona e chiedendo la possibilità di poter fare degli incontri ad un costo che per lei è sostenibile o magari dilazionando nel tempo le sedute. A volte ci sono professionisti che offrono un servizio del genere. Se proprio non dovesse esserci questa possibilità magari valutare anche la terapia online con l'intento di lavorare anche su quella vergogna che la frena nel raccontare la sua storia davanti ad uno schermo e che probabilmente è legata anche ad alcune delle difficoltà riscontrate anche negli altri contesti. Non è semplice fare tutto questo, ma dalle sue parole mi sembra molto motivata. Le suggerisco di dare spazio a questa motivazione. Rimango a disposizione.
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara ragazza,
sicuramente gli studi che stai facendo ti stanno offrendo una maggiore consapevolezza di quanto stai vivendo.
Nel tempo sembrerebbero essersi accumulate più situazioni difficili: quella con i genitori, il fratello, la perdita di amicizie e la fobia sociale ed è quindi comprensibile che tu voglia iniziare un percorso di psicoterapia.
In merito alla questione economica, non volendo coinvolgere i tuoi genitori, potresti utilizzare il servizio pubblico o appoggiarti a consultori pubblici. In molte università poi esiste un servizio gratuito si supporto psicologico. Spero tu possa trovare presto ciò che cerchi. IN bocca al lupo per tutto.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

lei qui ha portato diverse tematiche che andrebbero meglio snocciolate all'interno di uno spazio di ascolto che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. In merito alla possibilità di farla, valuti di trovare anche solo un piccolo lavoretto, la aiuterebbe a gestire in autonomia il suo percorso; mentre in merito alla scelta del professionista, filtri la ricerca tramite il portale mio dottore per città, troverà sicuramente un elenco di professionisti presenti sul territorio di Catania.
In bocca al lupo per tutto!!

Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buongiorno, il messaggio che porta mostra una grande capacità di osservare se stessa e di dare un nome ai propri disagi. Il fatto che da anni senta il desiderio di intraprendere un percorso psicologico è un segnale importante poiché indica che una parte di lei riconosce il bisogno di avere uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che vive nelle relazioni familiari e sociali.
Il disagio che descrive sembra emergere soprattutto nei contesti relazionali: la famiglia, il rapporto con suo fratello, la perdita del gruppo di amiche e le difficoltà nel creare nuovi legami. Quando torna a casa e sente riattivarsi certe emozioni, è come se entrasse nuovamente in dinamiche familiari che hanno lasciato un segno e che oggi influenzano il modo in cui si percepisce e si muove nel mondo. Anche l’imbarazzo nelle situazioni sociali può essere letto come una strategia di protezione costruita nel tempo.
Non esiste un “approccio migliore” in assoluto: ciò che fa davvero la differenza è la qualità della relazione terapeutica e il sentirsi accolta. Un primo colloquio serve proprio a questo, per comprendere se e come si sente a suo agio con il professionista e se il metodo di lavoro risuona con lei.
Rispetto alla questione economica e al timore di parlarne con i suoi genitori, esistono alcune alternative, servizi di consulenza psicologica universitari a costi ridotti o gratuiti, consultori pubblici e centri clinici che offrono percorsi a tariffa calmierata per studenti. Informarsi su queste risorse nella città in cui vive potrebbe essere un primo passo concreto verso l’autonomia che desidera.
Il suo disagio non sminuisce le sue capacità né il percorso di studi che sta facendo; anzi, prendersi cura di sé può diventare una risorsa anche per la sua formazione futura. Cercare aiuto non significa che “c’è qualcosa che non va”, ma che sta scegliendo di conoscersi meglio e di costruire strumenti per stare più serenamente nelle relazioni.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Ciao, leggendoti mi colpisce il fatto che tu non voglia parlare con i tuoi genitori di questa necessità di iniziare un percorso: che cosa significa questo per te, profondamente intendo? Credo che rispondere a questa domanda possa esserti di grande aiuto per iniziare un lavoro su te stessa. Forse dipende dalla necessità di tenere o definire uno spazio tuo d'indipendenza? Questo mi sembra possibile e mi sembra che si leghi anche all'ansia sociale. Se riuscissi a trovarti un lavoretto, potresti iniziare il tuo percorso. Non avere paura! e comunque ti sarà utile anche per i tuoi studi.... un caro saluto, Ilaria Innocenti
Dott.ssa Federica Consales
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomezia
Cara utente, dal suo racconto mi sembra di comprendere che in questo periodo stanno emergendo sempre più alcune domande interne riguardanti se stessa e le sue relazioni. Capisco la tematica economica: riuscire ad essere indipendenti economicamente alla sua età può non essere facile. Mi spiace non sia riuscita a ricevere il sussidio del bonus, forse però può riflettere maggiormente su come potersi far aiutare dai suoi genitori, esprimendo l'importanza di questo spazio per la sua crescita personale ma anche professionale (visto l'ambito di studi scelto). In merito all'approccio potrebbe chiedere maggiori informazioni a vari terapeuti comprendere meglio quello che potrebbe essere in linea con lei, tenendo però a mente che ciò che ci aiuta nella terapia non è solo l'approccio ma soprattutto la relazione terapeutica, quindi le suggerirei di individuare una figura con cui si sente a suo agio! Per ogni informazione, o per fissare un colloquio conoscitivo mi trova a disposizione.
Un caro saluto
Da ciò che racconta emerge una storia fatta di vissuti familiari complessi e difficoltà che si riattivano soprattutto quando torna in contesti per lei più delicati. Il fatto che da anni senta il desiderio di iniziare un percorso psicoterapeutico è già molto significativo: una parte di lei riconosce il bisogno di essere accolta e di dare un senso a ciò che prova.
Le difficoltà nelle relazioni e il bisogno di sentirsi sempre “a posto” non sono aspetti da ignorare: parlano di qualcosa che merita uno spazio sicuro in cui essere ascoltato. In terapia non si lavora solo sui sintomi, ma sui significati, sulle emozioni e sulle modalità relazionali che si sono costruite nel tempo.
Comprendo anche le sue esitazioni: la questione economica, il timore di parlarne con i suoi genitori. Molti studenti vivono qualcosa di simile. Esistono però professionisti che offrono tariffe agevolate e servizi pubblici o universitari che permettono di iniziare un percorso con costi più contenuti.
Studiare psicologia, inoltre, rende ancora più prezioso un lavoro su di sé: non solo per affrontare il proprio disagio, ma anche perché chi un giorno si prenderà cura degli altri ha bisogno di conoscere e riconoscere le proprie dinamiche interne. Questo può essere un modo delicato per condividere la scelta anche con i suoi genitori, se lo desidera.
Non credo esista un approccio “giusto” in assoluto: ciò che conta davvero è trovare un terapeuta con cui possa sentirsi accolta e libera di portare dubbi, paure e fragilità. Il passo che sta facendo ora, cercando di capire cosa sia meglio per sé, è già parte del percorso e di un processo che si è già avviato.

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