Buongiorno espongo il problema con la mia lei di 56 anni sono mesi che non facciamo l'amore il probl

25 risposte
Buongiorno espongo il problema con la mia lei di 56 anni sono mesi che non facciamo l'amore il problema vaginale problema affrontato insieme ma lei non va a fare la visita pazienza poi è diventata pressante su ogni cosa non ti ascolta per niente da partecipare mia sono scocciato deluso amareggiato e la pazienza lo persa da un po' quindi ho decido di chiudere la relazione di tutto ciò mi spiace però devo pensare anche me stesso sono attivo in tutto quindi non sono vecchio da rassegnarmi
Dott. Fabrizio Capra
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, le esprimo il mio dispiacere per la situazione in cui si trova. Da quanto leggo, sembra che lei abbia già deciso cosa fare. Immagino che comunque non sia semplice portare avanti questa scelta, se davvero già presa. L'azione di distacco è vissuta come un lutto, necessita di tempo e comporta un a reazione emotiva, con tristezza, delusione, senso di vuoto, a volte rabbia. Occorre tempo e paziente, tanto più, quanto la relazione duri da molto tempo. Le faccio i migliori auguri per il futuro.

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Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

Penso che potrebbe essere utile affrontare la situazione attuale con uno psicologo .

Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, da quello che scrive emerge chiaramente una grande stanchezza emotiva, oltre a delusione e amarezza. Non sembra parlare solo della mancanza di intimità fisica, ma di una relazione che nel tempo è diventata faticosa, sbilanciata e poco nutriente anche sul piano dell’ascolto e del rispetto reciproco. Quando più bisogni importanti restano a lungo insoddisfatti, è normale arrivare a sentirsi svuotati, irritabili e con la sensazione di aver dato molto più di quanto si sia ricevuto. La questione dell’intimità, in una coppia, non riguarda solo il corpo ma anche il sentirsi desiderati, considerati, scelti. Il fatto che lei abbia affrontato il problema insieme alla sua compagna, mostrando pazienza e disponibilità, indica un tentativo sincero di tenere in piedi la relazione. Quando però dall’altra parte non c’è un movimento, una presa di responsabilità o quantomeno un ascolto reale del disagio dell’altro, col tempo questo può trasformarsi in frustrazione e distanza emotiva. Non è egoismo arrivare a un limite, è spesso il segnale che si è rimasti troppo a lungo in silenzio o in attesa. Colpisce anche quello che dice rispetto al sentirsi poco ascoltato e “pressato su ogni cosa”. Quando una relazione diventa un luogo in cui non ci si sente visti o compresi, ma solo criticati o ignorati, la connessione si indebolisce profondamente. In queste condizioni, la pazienza non è infinita, soprattutto se non si intravedono cambiamenti. La perdita della pazienza non è un fallimento personale, ma una reazione umana a una situazione che non sta funzionando. La decisione di chiudere, da come la descrive, non appare impulsiva ma maturata nel tempo. Il dispiacere che prova è comprensibile, perché chiudere una relazione significa anche salutare ciò che si è investito, le speranze e l’idea di futuro che c’era. Allo stesso tempo, è legittimo riconoscere il bisogno di pensare anche a se stesso, alla propria vitalità, al desiderio di una relazione più viva e reciprocamente soddisfacente. Non c’è nulla di sbagliato nel non voler rinunciare a una parte importante della propria vita affettiva e relazionale. È importante però, in questo momento, concedersi lo spazio per ascoltare anche le emozioni contrastanti che possono emergere, come il senso di colpa, il dubbio o la paura di aver sbagliato. Sono reazioni comuni quando si prende una decisione significativa, anche se necessaria. Cercare di restare in contatto con ciò che l’ha portata a questa scelta può aiutarla a non tornare indietro solo per abitudine o per timore di restare solo. Il fatto che lei si definisca ancora attivo e non disposto a rassegnarsi dice molto del suo desiderio di continuare a vivere relazioni in cui sentirsi pienamente presente. Questo non ha a che fare con l’età, ma con il rispetto di sé e dei propri bisogni. Una relazione, per essere sostenibile, deve permettere a entrambi di stare bene, non solo di resistere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Capisco la situazione che ci riporta, e comprendo soprattutto la sua frustrazione rispetto il rapporto con la sua compagna. I rapporti intimi sono molto importanti all'interno di una relazione, e purtroppo non possiamo obbligare l'altra persona a mettersi in gioco rispetto le proprie difficoltà. Se lei ne sente il bisogno, intraprendere dei colloqui di terapia potrebbero aiutarla ad esplorare e provare a comprendere quello che sente, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
AV
Buongiorno, dalle sue parole emerge rassegnazione ma al tempo stesso anche una richiesta di aiuto. Le chiedo se la sua compagna è in menopausa perchè se così fosse mi preme rassicurarla sul fatto che è una fase molto complessa in cui i meccanismi biologici della persona cambiano completamente assetto e meriterebbero di essere compensati da terapie mediche o naturali. Purtroppo di menopausa e dei suoi effetti biologici e psicologici sulla donna e sulle coppie si parla davvero poco e sono ancora pochi i medici realmente specializzati sul punto. Io le suggerirei un percorso di coppia per affrontare questi temi in maniera molto comprensiva ed accogliente e fare in modo che la sua compagna non si senta giudicata ma capita in questa fase così difficile. E dalle sue parole credo che sia autenticamente quello che anche lei desidera. In bocca al lupo
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Utente,
dalle Sue parole emerge un disagio profondo, costruito nel tempo, fatto non solo della mancanza di intimità fisica, ma soprattutto della sensazione di essere rimasto solo ad affrontare le difficoltà della relazione.

Lei descrive di aver mostrato pazienza e disponibilità nel cercare di comprendere e gestire il problema della Sua partner, affrontandolo insieme e attendendo che lei si attivasse per prendersi cura di sé. Il fatto che questo passo non sia mai avvenuto sembra aver generato in Lei frustrazione, scoraggiamento e un progressivo logoramento emotivo, aggravato da una comunicazione che nel tempo è diventata pressante, poco ascoltante e faticosa.

Quando in una relazione viene meno il dialogo, il rispetto reciproco e la possibilità di sentirsi accolti, è naturale che subentrino delusione, amarezza e perdita della pazienza.
La decisione di interrompere la relazione, per quanto dolorosa, sembra nascere dalla consapevolezza di aver raggiunto un limite e dalla necessità di tutelare il Suo benessere psicologico ed emotivo. Pensare a se stessi non significa mancare di sensibilità verso l’altro, ma riconoscere che una relazione può esistere solo se entrambi sono disposti a mettersi in gioco.

Il fatto che Lei si senta ancora una persona attiva, vitale e desiderosa di vivere pienamente la propria affettività è un aspetto importante, che merita rispetto e ascolto. Non è una questione di età, ma di qualità della vita e di dignità personale.

Se lo ritenesse utile, potrebbe essere significativo dedicare uno spazio di riflessione a questa esperienza, anche con un supporto professionale, per elaborare quanto accaduto e affrontare il futuro con maggiore serenità e consapevolezza.

Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Buongiorno, comprendo la sua posizione. A volte, anche nelle dinamiche di coppia, è bene mettere sé stessi in primo piano. A volte è normale sentirsi sopraffatti da eventi molto intimi che sfuggono dal nostro controllo. L'importante è che si instauri, nella coppia e con sé stessi, un dialogo sano ed efficace, che non sempre porta al ricongiungimento, ma che può segnare una svolta nella propria vita che sì, può essere dolorosa, ma che lascia spazio a nuove e diverse prospettive.
Buongiorno, proverò a darle un opinione per quanto superficiale approfondita e chiara.

mi rendo conto della frustrazione e delusione, ma prima di “chiudere” può essere utile separare due piani: un possibile problema medico ginecologico che rende i rapporti dolorosi o evitati e che spesso è trattabile;
e la dinamica di coppia (pressione, ascolto, risentimento) che può peggiorare molto quando il sesso diventa un tema “obbligato”.

Per lei, ma consiglierei una visita sessuologica e/o ginecologica specialistica,
in ogni caso, 56 anni, una causa frequente di dolore/fastidio vaginale e calo dei rapporti è il cosiddetto genitourinary syndrome of menopause (secchezza, bruciore, dolore nei rapporti), che può incidere su desiderio e qualità della relazione.

In generale i primi interventi includono lubrificanti durante i rapporti e idratanti vaginali regolari, mentre nelle forme più importanti il medico può valutare terapie locali a base di estrogeni, efficaci su secchezza e dolore.
Se lei non fa la visita, di fatto vi state togliendo la possibilità di capire “se è un problema curabile” e di ridurre la componente di paura/evitamento legata al dolore.
è un tema molto importante e non affatto "strano" la sessualità è un argomento normalissimo e che fa da sempre parte dell'essere umano, va affrontato con normalità e naturalezza, nonostante i limiti societari.

In generale, le consiglierei di provare a parlare con calma, ma decisione alla sua compagna, normalizzando il problema e provando a comprenderla.
eventualmente, valutare una consulenza psicologica di coppia potrebbe aiutarvi a capire e risolvere le problematiche che espone.

Spero di essere stato di aiuto,
Dott. marco Scaramuzzino
Dott. Federico Bartoli
Psicologo clinico, Psicologo
Prato
Buongiorno, penso di avere capito ciò che ha descritto, che però è la sua situazione attuale ma non il problema. Vorrebbe essere meno deluso/amareggiato? Vorrebbe convincere sua moglie a farsi visitare?

Resto a disposizione

Un saluto

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa Chiara Ronchi
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Da quello che descrive, sembra che negli ultimi mesi si sia creata una forte frustrazione nella relazione, legata sia alla sfera sessuale sia alla comunicazione quotidiana. La mancanza di intimità, soprattutto quando dura nel tempo, può generare vissuti di delusione, rabbia e senso di non essere ascoltati, che lei esprime in modo molto chiaro.

È comprensibile che, dopo aver provato a portare pazienza e ad affrontare il problema insieme, lei si senta stanco e amareggiato. In questi casi, spesso non è un singolo episodio a portare alla rottura, ma l’accumulo di emozioni non espresse o non riconosciute che, nel tempo, logorano il legame.

Da un punto di vista psicologico, può essere utile fermarsi a distinguere alcuni aspetti:

ciò che dipende da lei (i suoi bisogni, i suoi limiti, il modo in cui comunica il disagio)

ciò che dipende dall’altra persona (le sue scelte, i suoi tempi, il suo rapporto con il problema fisico)

Una metafora utile è quella del “contenitore”: quando per molto tempo si mettono dentro frustrazione e rinunce senza spazio di confronto, il contenitore prima o poi trabocca. A quel punto, le decisioni arrivano spesso in modo netto, come sembra stia accadendo ora.

Pensare anche a se stessi non è egoismo, ma diventa importante capire come si arriva a una scelta di chiusura: se come unica via di fuga dalla sofferenza o come decisione consapevole e ponderata. Un breve percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a fare chiarezza su questo passaggio, a elaborare la delusione e a comprendere meglio i suoi bisogni relazionali, indipendentemente dall’esito della relazione.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Buongiorno,

la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni. Dalle sue parole emergono chiaramente stanchezza, delusione e un senso di frustrazione che si sono accumulati nel tempo. Quando, all’interno di una relazione, vengono meno l’ascolto, l’intimità e la collaborazione nell’affrontare le difficoltà, è comprensibile sentirsi soli e non considerati.

Ha mostrato pazienza e disponibilità nel cercare di affrontare il problema insieme alla sua partner, e il fatto che questo non abbia trovato un seguito concreto può aver aumentato il senso di impotenza e amarezza. È importante riconoscere che anche i suoi bisogni emotivi, relazionali e fisici hanno valore e meritano attenzione.

La decisione di chiudere una relazione non è mai semplice, soprattutto quando è accompagnata dal dispiacere per ciò che non ha funzionato. Tuttavia, prendersi cura di sé e del proprio benessere non è un atto di egoismo, ma di responsabilità verso se stessi. Il desiderio di sentirsi ancora attivo, vitale e coinvolto nella vita è legittimo e non ha età.

Se lo riterrà utile, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa fase, chiarire le emozioni e accompagnarla nelle scelte future con maggiore serenità.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologa
Dott.ssa Giulia Raiano
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, grazie per aver condiviso il suo vissuto. Da quello che racconta emerge una sofferenza che non nasce solo dalla mancanza di rapporti sessuali, ma soprattutto dal sentirsi non ascoltato, non considerato, messo ai margini. Il problema vaginale sembra essere stato affrontato inizialmente come questione di coppia, e questo è importante: indica che c’era un “noi”. Col tempo, però, quel “noi” pare essersi rotto, soprattutto quando lei ha smesso di prendersi cura della situazione e lei si è sentito solo a reggere il peso dell’attesa, della comprensione, della pazienza. La perdita della pazienza non è un fallimento personale, ma spesso il punto in cui una persona si accorge di essersi trascurata troppo a lungo. La sua decisione di chiudere la relazione sembra nascere non da impulsività, ma da un tentativo di proteggere sè stesso. È anche vero che lei, la sua attuale ex compagna, a 56 anni, potrebbe trovarsi in una fase complessa sul piano corporeo e psicologico, ma questo non annulla il tuo bisogno di essere in relazione, né giustifica il non affrontare il problema o il non ascoltare. Se sentirà il bisogno di approfondire resto a disposizione.
Buona giornata.
Dott.ssa Giulia Raiano
Buonasera,
qual è la domanda che ci pone?
Da quanto racconta mi sembra di capire che lei non vorrebbe chiudere questa relazione, altrimenti non ci avrebbe contattato, è corretta questa mia impressione?
Dalle sue parole emerge anche un bisogno di rassicurazione sull'aver fatto la scelta giusta e sul fatto che anche lei ha un valore che va rispettato.
Il mio consiglio, se lei ha ancora interesse a recuperare la relazione, è una terapia di coppia, magari con una o un professionista esperta in sessuologia.
Spero di esserle stata utile,
MPV
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Buongiorno,
da quello che scrivi emerge una grande stanchezza emotiva, oltre che frustrazione. Non stai parlando solo della mancanza di rapporti sessuali, ma del sentirti non ascoltato, non considerato, messo da parte. Quando una difficoltà fisica viene riconosciuta ma poi non affrontata concretamente, e nel frattempo la comunicazione si irrigidisce, è normale arrivare a sentirsi scocciati, delusi e svuotati di pazienza.È importante dirlo con chiarezza: non stai sbagliando a pensare anche a te stesso. A 56 anni non si è “da rassegnarsi”, e il desiderio di intimità, di scambio e di reciprocità non è un capriccio, ma una parte legittima della vita di coppia. Quando per mesi uno dei due sente di dare e adattarsi, mentre dall’altra parte non c’è ascolto né disponibilità a prendersi cura del problema, la relazione diventa sbilanciata e logorante.La decisione di chiudere, per quanto dolorosa, sembra nascere da un’esigenza di tutela personale più che da rabbia. E questo è un punto importante: non sempre si chiude perché non si prova più nulla, ma perché continuare così fa perdere dignità, energia e serenità. Pensare a sé non significa essere egoisti, significa riconoscere i propri limiti.
Un percorso di supporto può aiutarti a rimettere ordine in quello che stai vivendo, a elaborare la chiusura e a capire come ritrovare equilibrio e chiarezza emotiva dopo mesi di frustrazione. Un primo colloquio può essere utile proprio per accompagnarti in questa fase di passaggio, senza restare solo con l’amarezza.
Se lo desideri, puoi prenotare una visita per approfondire la tua situazione.
Sono la Dott.ssa A. Mustatea, psicologa clinica, giuridica, psicodiagnosta e coordinatore genitoriale.
Un caro saluto
Dott.ssa Sandra Pitino
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, il problema è chiaro e anche la soluzione da lei agita. Forse sarebbe opportuno mettere in gioco anche la sua parte, magari intraprendendo un percorso di terapia di coppia.
Dott.ssa Giulia Masin
Psicologo clinico, Psicologo
Este
Gentile Anonimo,
Dal suo racconto emergono frustrazione, delusione e un senso di solitudine che si sono accumulati nel tempo. La mancanza di intimità, soprattutto se legata a un problema di salute non affrontato, può compromettere non solo la sfera sessuale ma anche quella emotiva, facendo sentire non ascoltati e poco considerati.
È comprensibile che, dopo mesi di tentativi, lei si senta stanco e demotivato. Quando il dialogo si interrompe e i bisogni non trovano spazio, il rapporto può diventare fonte di disagio. In questo senso, prendersi cura del proprio benessere non è egoismo, ma una necessità. Se sente di aver già fatto quanto possibile, la scelta di chiudere la relazione può essere dolorosa, ma legittima.
Un caro saluto
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Buongiorno,
da ciò che scrive emergono frustrazione e delusione, non solo legate alla sfera sessuale, ma anche al vissuto di scarso ascolto da parte della sua compagna. Sembra che abbia raggiunto un limite rispetto alla modalità con cui vi state accompagnando e all’insoddisfazione dei suoi bisogni, e che questo abbia motivato la decisione di interrompere la relazione.
Se scrive, può essere per uno sfogo, ma anche per mettere a fuoco le ragioni che l’hanno condotta a questa scelta e valutare se desidera esplorarle ulteriormente, così come comprendere cosa desidera per sé, al di là di questa relazione.
Se lo ritiene, potrebbe approfondire questi aspetti in uno spazio di consultazione.
Un saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da quello che descrive emergono più livelli di difficoltà, non solo quello sessuale. Il problema vaginale della sua compagna – che avete riconosciuto e provato ad affrontare – è certamente un elemento importante, soprattutto perché non è stato approfondito con una visita specialistica, e questo può bloccare la ripresa dell’intimità. Tuttavia, con il passare del tempo, sembra essersi creato anche un deterioramento della comunicazione e del clima emotivo: si sente non ascoltato, sotto pressione, stanco e deluso.

È comprensibile che mesi di frustrazione, mancanza di intimità e tensioni quotidiane possano portare a una perdita di pazienza e a interrogarsi seriamente sulla relazione. È altrettanto legittimo, come dice, pensare anche a sé stessi, ai propri bisogni affettivi, relazionali e sessuali, senza per questo “rassegnarsi” o colpevolizzarsi.

Detto questo, decisioni così importanti nascono spesso da un intreccio di fattori fisici, psicologici e relazionali che meritano uno spazio di ascolto e comprensione più profondo. Un confronto con uno specialista (individuale o di coppia, e se necessario anche con un ginecologo/sessuologo) potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo, sulle sue emozioni e su quale scelta sia davvero la più rispettosa per sé e per l’altra persona.

Un approfondimento professionale è fortemente consigliabile.

Un cordiale saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buon pomeriggio,

Da quello che scrive si sente tutta la stanchezza e la delusione che sta vivendo. Quando per mesi manca l’intimità, un problema di salute resta fermo e, in più, ci si sente poco ascoltati nella vita di tutti i giorni, è normale arrivare a perdere la pazienza.

Lei racconta di aver provato ad aspettare e a capire, ma a un certo punto diventa necessario pensare anche a se stessi. Questo non significa non voler bene all’altra persona, ma riconoscere che così la relazione non Le fa più stare bene.
La scelta di chiudere può far dispiacere, ed è comprensibile, ma non è una resa né una questione di età: è il tentativo di rispettare i propri bisogni e la propria vitalità. Se sentirà il bisogno di parlarne più a fondo, un confronto psicologico potrebbe aiutarla a attraversare questo momento con maggiore chiarezza.
Sono disponibile per un consulto online.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Laura Giovanna Borgione
Buongiorno comprendo bene la sua fatica ad accettare questa situazione. Sarebbe opportuno approfondire in un colloquio questa problematica per capire se una terapia di coppia sarebbe più opportuna o una individuale
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentile,

si percepisce chiaramente dalle sue parole il senso di amarezza e quella stanchezza che arriva quando ci si sente soli pur essendo in due. La sua non è solo la narrazione di una crisi sessuale o di un problema fisico non affrontato, ma il respiro affannoso di chi sente che il "noi" ha smesso di essere uno spazio di ascolto e di scambio, diventando invece un luogo di pressione e di chiusura.

In una prospettiva umanistica, la sua decisione di chiudere non appare come un atto di egoismo, ma come un richiamo alla vita. Ecco alcune riflessioni che spero possano aiutarla a dare un senso a questo momento di passaggio:

Il corpo e il silenzio: Quando in una coppia emerge un problema fisico che non viene affrontato, come la resistenza a una visita medica, spesso il sintomo corporeo diventa un messaggio muto. Il rifiuto di curarsi può nascondere paure profonde o un disinvestimento emotivo che ferisce chi resta in attesa. La mancanza di intimità fisica, col tempo, finisce per erodere anche l'intimità dell'anima.
Il peso di non essere ascoltati: Lei descrive una compagna "pressante" che non ascolta. In una relazione, quando il dialogo si trasforma in un monologo o in una critica continua, si perde il piacere del rispecchiamento. Sentirsi invisibili nelle proprie esigenze e nei propri desideri porta inevitabilmente a quella delusione che lei oggi esprime con tanta forza.
Il diritto alla vitalità: Il suo sottolineare di essere "attivo in tutto" e di "non essere vecchio" è un'affermazione di identità molto potente. Esprime il desiderio di non rassegnarsi a una sopravvivenza affettiva, ma di voler abitare una vita piena, fatta di passioni, condivisione e piacere. Scegliere di "pensare a se stessi" in questo contesto significa onorare la propria energia vitale.
Il dolore della chiusura:È naturale provare dispiacere nel chiudere una storia, ma a volte il distacco è l'unico modo per proteggere ciò che di buono resta di noi. La fine di un rapporto non è un fallimento, ma può essere l'inizio di una nuova fedeltà verso i propri bisogni e la propria natura.

La sua amarezza oggi è il segno che ha investito molto in questa relazione e che ha avuto molta pazienza. Riconoscere il momento in cui la pazienza si esaurisce è un atto di onestà profonda, necessario per non spegnersi lentamente in un legame che non nutre più.

Le auguro di ritrovare presto quella serenità che nasce dal sentirsi nuovamente in armonia con i propri desideri.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologa Clinica e della Riabilitazione ad orientamento Umanista
Ricevo anche online
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,

quello che racconta esprime un forte senso di frustrazione, delusione e amarezza, che è del tutto comprensibile in una situazione in cui sente che i suoi bisogni, sia emotivi che fisici, non trovano risposta. La difficoltà sessuale nella coppia, soprattutto quando riguarda problemi fisici come quelli vaginali, può generare tensioni significative e aumentare la percezione di non essere ascoltati o compresi.

Dal suo racconto emerge che ha tentato di affrontare la questione insieme alla partner, ma che il percorso si è bloccato per la mancanza di adesione da parte sua. La decisione di tutelare se stesso e di non rimanere in una dinamica che lo fa sentire frustrato è legittima: in una relazione sana entrambi i partner devono sentirsi ascoltati e supportati, e se questo non accade per lungo tempo, la sofferenza emotiva si accumula.

Seppure dolorosa, la scelta di interrompere la relazione può rappresentare un passo verso il rispetto dei propri bisogni e del proprio benessere. Questo non significa chiudere alla possibilità di relazioni future, ma semplicemente dare priorità a se stesso in questo momento. Talvolta, confrontarsi con un terapeuta di coppia o un consulente psicologico può aiutare a chiarire le emozioni e gestire il senso di colpa o di rammarico legato alla separazione, anche se non intende più proseguire la relazione.

Saluti e resto a disposizione.
Allora... Dal punto di vista psicologico, in questa comunicazione, in questo messaggio sembrerebbero emergere frustrazione, delusione e un forte senso di non essere ascoltato. Il problema fisico della partner sembra aver attivato una crisi più ampia nella relazione, in cui vengono meno dialogo, reciprocità e intimità emotiva.
La decisione di chiudere non appare legata solo alla mancanza di rapporti sessuali, ma al bisogno di tutelare il proprio benessere e la propria vitalità affettiva. In questo senso, la scelta può essere letta come un atto di auto-protezione, non di egoismo, purché sia stata maturata dopo tentativi di confronto e comunicazione.
Gentile utente, chiudere una relazione è sempre difficile, ma lei ha fatto una valutazione onesta: abbiamo cercato di affrontare i problemi insieme, ma questo non è bastato. Sicuramente questa ex compagna avrà delle difficoltà legate ad un periodo particolare della propria vita, per questo è pressante, non ascolta, ed è poco presente. Se una relazione non ci arricchisce più ed anzi, ci toglie più di quanto possiamo dare, allora chiudere è la scelta più sana per entrambi - lei sta dando la possibilità a questa ex partner di essere nella condizione di cercare un aiuto professionale, ora che non può chiedere aiuto a lei, ed è ciò di cui ha probabilmente bisogno, mentre lei adesso può ricaricare le energie e pensare a sé stesso, cosa di cui sentiva la necessità. Il futuro è ancora tutto da scrivere. Un saluto
Buongiorno,
da quello che descrive il problema non sembra riguardare solo la sfera sessuale, ma un progressivo venir meno del dialogo, dell’ascolto e della reciprocità. La difficoltà fisica, se affrontata insieme, può essere un passaggio delicato ma non necessariamente distruttivo; ciò che invece pesa molto è sentirsi non ascoltato, sotto pressione e solo nella gestione della relazione.
È comprensibile che, con il tempo, questo abbia generato in lei frustrazione, delusione e perdita di pazienza. Quando una persona sente di dare, attendere, comprendere, senza trovare dall’altra parte disponibilità a prendersi cura anche del legame, può arrivare a un punto di saturazione.
La scelta di chiudere, per come la racconta, non sembra dettata da impulsività, ma dal bisogno di tutelare se stesso e la propria vitalità. Pensare a sé non significa mancare di rispetto all’altro, ma riconoscere che una relazione deve essere uno spazio in cui entrambi possono stare, non solo resistere.
La domanda utile ora non è tanto se “ha fatto bene o male”, ma:
quanto questa relazione, così com’è, è ancora compatibile con ciò che desidera per la sua vita?
che tipo di rapporto vuole oggi, anche alla luce della sua energia e del suo sentire?
A volte chiudere una relazione è doloroso, ma è anche un atto di responsabilità verso di sé quando il dialogo e la possibilità di cambiamento sembrano essersi bloccati.
Dott.ssa Melania Monaco

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