Buonasera, sono sotto cura da 3giorni con lorazepam ore 8-14-20..welbutrin 150 dopo i pasti..tolep

25 risposte
Buonasera,
sono sotto cura da 3giorni con lorazepam ore 8-14-20..welbutrin 150 dopo i pasti..tolep 600 e metà solian la sera...io mi sento come prima cioè con sintomi depressione maggiore.Mi tormentanto tante cose pure lavorative che al momento ho lasciato una di queste che io e mia moglie viviamo in città diverse e lei non ha intenzione di trasferirsi perchè in cattivi rapporti con i miei familiari..come devo fare per andare avanti?ormai soffro di apatia, anosidia,ansia,depressione con disturbo bipolare...non so da dove iniziare
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
è comprensibile che in questa fase, dopo soli tre giorni di terapia farmacologica, non percepisca ancora un miglioramento. I farmaci psicotropi, infatti, necessitano generalmente di qualche settimana per iniziare a produrre effetti significativi sull’umore e sull’energia vitale.

Il senso di apatia e di vuoto che descrive può essere parte sia della sintomatologia depressiva sia della fatica di affrontare una situazione personale e relazionale complessa. In momenti come questo è importante non concentrarsi sul “come stare meglio subito”, ma piuttosto sul “da dove posso ripartire”, anche con passi molto piccoli: una routine quotidiana, un contatto sociale, o la ripresa graduale di attività che in passato le davano sollievo.

Parallelamente, può essere utile affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico che la aiuti a ritrovare significato, equilibrio e direzione rispetto alle relazioni familiari e lavorative. Spesso il lavoro combinato tra psicoterapia e farmaci consente di ottenere risultati più stabili e profondi.

Un passo alla volta, con costanza e cura di sé, è possibile ritrovare un senso di continuità e forza nel presente.

Dott.ssa Sara Petroni

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Dott.ssa Angela Ricucci
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Gentile utente, mi dispiace per la situazione che sta attraversando. Comprendo quanto possa essere difficile convivere con ciò che sente in questo momento... Provi a partire da lì, da se stesso, concedendosi la possibilità di ascoltarsi con gentilezza e senza giudizio. Le suggerisco di affiancare alla terapia farmacologica un percorso di psicoterapia, affinché possa dare voce e forma a ciò che prova interiormente. Mettere in parole le proprie emozioni è come aprire lentamente le finestre di una stanza chiusa da tempo che fa entrare aria nuova, e con essa la possibilità di vedere le cose con una luce diversa. È davvero importante che ci provi, anche se può sembrare difficile all’inizio. Ogni passo, per quanto piccolo, rappresenta sempre un traguardo. A disposizione, dott.ssa Angela Ricucci


Dott.ssa Martina Andrea Cerelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Colleferro
Buonasera, ha iniziato la terapia farmacologica da poco, per cui è necessario del tempo, affinché il risultato si possa vedere; iniziare dalla farmacoterapia è già un buon principio.
Le suggerirei comunque di iniziare a integrare un percorso psicoterapeutico, affinché ci sia un miglioramento dei sintomi e un lavoro più efficace sullo stato che presenta.
In bocca al lupo!
Buonasera,
grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Capisco quanto possa essere faticoso convivere con depressione, ansia e in aggiunta dover affrontare anche difficoltà nella sfera lavorativa e relazionale.
È importante ricordare che i farmaci hanno dei tempi per iniziare a fare effetto. In genere, soprattutto per gli antidepressivi, possono volerci 2–4 settimane prima di notare un cambiamento significativo dell’umore. Dopo soli 3 giorni è normale non sentire differenze. Per qualsiasi dubbio o malessere legato alla terapia farmacologica, le suggerisco di contattare il medico o lo psichiatra che la sta seguendo: è la persona più indicata per valutare aggiustamenti o chiarimenti.
Sul piano psicologico, quello che descrive — apatia, sentirsi bloccato, non sapere da dove cominciare — è coerente con uno stato depressivo. In questi momenti non bisogna fare tutto, ma scegliere un passo alla volta. Le propongo alcune idee di lavoro:
Ridurre la pressione su di sé - in questa fase il suo obiettivo non è “risolvere tutto”, ma trovare stabilità; darsi micro-obiettivi quotidiani - anche cose piccole: alzarsi, fare una doccia, una breve passeggiata, sono passi che ricostruiscono energia e senso di controllo; distinguere ciò che può controllare da ciò che non può - non può controllare le scelte o le emozioni degli altri (come di sua moglie o della famiglia).
Può però capire cosa è più importante per lei in questo momento e quali bisogni vuole rispettare.
Esprimere le sue preoccupazioni in un contesto protetto. Parlare con uno psicoterapeuta la aiuta a dare ordine ai pensieri e a non affrontare tutto da solo.
Accogliere le emozioni, non giudicarle. Quello che prova non è un fallimento personale, ma un sintomo della malattia e del carico emotivo che sta vivendo.
Lei ha già fatto qualcosa di molto difficile: ha chiesto aiuto. Ed è un primo passo importantissimo.
Non deve “sapere da dove iniziare”: può capirlo insieme al professionista che la sta seguendo, un pezzo alla volta.
Dott.ssa Emanuela Solli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Frosinone
Quando ci si trova in una fase così carica di peso emotivo, con pensieri che si accavallano e una situazione personale complessa, è normale sentirsi sopraffatti e non sapere da dove cominciare. I farmaci che stai assumendo hanno bisogno di tempo per iniziare a fare effetto, soprattutto nei casi in cui il quadro clinico coinvolge più aspetti, come nel tuo. Tre giorni sono ancora troppo pochi per valutare un cambiamento reale, ed è importante che sia il tuo psichiatra, che conosce bene la tua storia clinica, a monitorare l’andamento della cura e ad apportare eventuali modifiche.
Anche tutte le difficoltà che stai vivendo a livello relazionale e lavorativo contribuiscono a mantenere alto il livello di sofferenza. È comprensibile che in questo momento tutto sembri confuso, e che tu abbia la sensazione di non avere forze o motivazioni. Ma proprio da questo punto si può iniziare a lavorare, un passo alla volta, con il giusto supporto.
Dott. Pompilio Greco
Psicologo, Psicologo clinico
Veglie
Buon giorno, Paziente anonimo, lei dice che la tormentano "tante cose" e che non sa da dove iniziare e chiede come fare per andare avanti, quindi chiede aiuto.
Fermarsi, intanto, un momento per riflettere sulle "tante cose", iniziando ad affrontarle, una alla volta, come ha già fatto con questa domanda, sicuramente un buon inizio, e naturalmente rivolgersi ad un professionista che l'aiuterà nelle fasi di questo percorso.
Mi auguro che lo faccia al più presto, buona giornata.
Dott. Pompilio Greco, psicologo.
Dott.ssa Sofia Saviolo
Psicologo, Psicoterapeuta
Mestrino
Gentile utente,
capisco quanto possa essere difficile trovarsi in una situazione come la sua, in cui diversi fattori personali, familiari e lavorativi si intrecciano con una sofferenza psicologica importante. È comprensibile sentirsi smarriti o senza energia in un momento così complesso.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica che sta assumendo, è importante che si confronti direttamente con il medico o lo psichiatra che la sta seguendo: solo loro possono valutare se i farmaci e i dosaggi sono adeguati o se è necessario un aggiustamento.
Dal punto di vista psicologico, può essere molto utile intraprendere un percorso di supporto psicoterapeutico per aiutarla a comprendere meglio cosa sta vivendo, gestire l’apatia e l’ansia, e recuperare gradualmente un senso di direzione e motivazione personale. In un contesto protetto e non giudicante, potrà lavorare anche sugli aspetti relazionali e sulle difficoltà che sta vivendo all’interno della coppia e della famiglia.
È importante ricordare che affrontare una depressione o un disturbo dell’umore richiede tempo e un lavoro di squadra: la collaborazione tra medico e psicologo può fare una grande differenza.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Sofia Saviolo
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera — grazie per aver scritto, capisco quanto questa situazione sia pesante. Provo a riassumere in modo chiaro e concreto cosa può aiutare ad orientarsi ora.


quello che sta succedendo è comune all’inizio di una terapia: alcuni sintomi (apatia, anedonia, pensieri ossessivi) possono persistere nelle prime settimane. Lorazepam dà sollievo rapido all’ansia ma non cura la depressione nel lungo periodo; gli antidepressivi come il bupropion (Wellbutrin) impiegano spesso diverse settimane per dare effetti antidepressivi. Drugs.com+1


attenzione ai farmaci in caso di disturbo bipolare: alcuni antidepressivi (compreso il bupropion) possono, in alcuni pazienti bipolari, aumentare il rischio di “switch” verso ipomania/manía se non sono ben bilanciati da un stabilizzatore dell’umore. Per questo è importante che la terapia sia gestita da uno specialista con esperienza in bipolarità. PubMed+1


dal quadro che scrive, lei assume “Tolep 600” — questo principio (oxcarbazepina) è un antiepilettico che viene anche usato come stabilizzatore dell’umore in alcuni casi; può quindi essere parte di un approccio per la bipolarità, ma la sua efficacia e posologia vanno valutate e monitorate dallo psichiatra. Tuttofarma+1


Solian (amisulpride) può essere usato in ambito psichiatrico e, talvolta, come supporto nei disturbi dell’umore; anche qui la combinazione e i dosaggi devono essere pianificati con attenzione dallo specialista per bilanciare benefici e effetti collaterali. Synapse+1


consigli pratici e immediati:


non sospendere o modificare i farmaci da solo; cambi repentini possono peggiorare l’umore o causare effetti avversi. Verywell Mind


se ha pensieri suicidari, agitazione intensa o segni di mania (umore euforico, ridotto bisogno di sonno, pensieri molto rapidi), contatti subito il servizio di emergenza/PS o il suo medico.


chieda una rivalutazione urgente al medico prescrittore/psichiatra: potrebbe servire aggiustare dosi, rivedere l’opportunità dell’antidepressivo senza stabilizzatore adeguato, oppure integrare con psicoterapia (terapia cognitivo-comportamentale) e supporto per le difficoltà relazionali e lavorative.


lavoro e coppia: quando le relazioni familiari e abitative sono fonte di forte stress, lavorare con uno specialista (terapia di coppia o terapia familiare) può essere molto utile insieme al trattamento farmacologico.




Capisco che sia difficile sapere da dove cominciare: il passo più importante adesso è una valutazione specialistica (psichiatrica e psicoterapeutica) per sincronizzare farmaci e terapia psicologica, gestire il rischio di switch e costruire un piano per la sua quotidianità (sonno, attività, supporto familiare).
Per approfondire e pianificare insieme le azioni più sicure ed efficaci, è consigliabile un controllo specialistico.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, comprendo quanto possa essere difficile affrontare questo momento. Quando i pensieri, le preoccupazioni e le fatiche emotive si sommano, può sembrare di non avere più le forze. È importante, però, riconoscere che il fatto stesso di aver cercato aiuto rappresenta già un passo significativo verso il benessere.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, Le consiglio di confrontarsi direttamente con il medico o lo psichiatra che ha prescritto i farmaci.
Accanto alla terapia medica, potrebbe essere molto utile un percorso di supporto psicologico, che Le permetta di avere uno spazio in cui comprendere meglio ciò che sta vivendo, gestire l’ansia e ritrovare gradualmente motivazione e fiducia.
Non è solo in questo percorso: con il giusto sostegno e passo dopo passo, è possibile ricostruire un equilibrio e affrontare con maggiore serenità anche le difficoltà relazionali e lavorative.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Quello che Lei descrive è un momento di grande fatica, in cui sembra mancare qualsiasi punto di appoggio stabile. Quando la mente è appesantita da pensieri continui, preoccupazioni lavorative, tensioni affettive e sintomi che non si attenuano nonostante la terapia farmacologica, è naturale sentirsi scoraggiati e senza direzione.
La cura farmacologica può aiutare a stabilizzare il quadro, ma da sola spesso non basta. In queste situazioni è fondamentale affiancare un percorso psicoterapeutico, che permetta di comprendere cosa sta accadendo nel profondo: come si struttura la sofferenza, quali vissuti si attivano nei rapporti familiari e cosa alimenta quel senso di blocco e di apatia che la fa stare così male.
L’obiettivo non è “reagire” in fretta, ma ricostruire dall’interno un equilibrio emotivo, passo dopo passo, dando senso a ciò che ora appare solo come dolore. In terapia, potremmo esplorare insieme le radici di questo stato e individuare un modo concreto per affrontare il presente senza sentirsi schiacciato dal peso di tutto.
Se sente che è arrivato il momento di non affrontare più da solo questa situazione, possiamo parlarne in un primo colloquio — in studio o online.
A volte, iniziare a raccontarsi in un contesto protetto è già il primo gesto di cura verso se stessi.
Dott.ssa Alessandra Guidali
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Genova
Buongiorno, bisogna dare tempo ai farmaci di fare effetto.
E un percorso di psicoterapia associato alla cura che sta facendo non potrebbe che essere di aiuto. Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Lucrezia Lovisato
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Sentirsi svuotato, demotivato, con l’umore basso e tanti pensieri che si affollano — personali, familiari e lavorativi — può diventare davvero faticoso. È del tutto comprensibile che in questo momento si senta smarrito e non sappia bene da dove ripartire.
Ha iniziato da poco una terapia farmacologica, e questo è un passo importante. È però fondamentale sapere che i farmaci necessitano di tempo per fare effetto, soprattutto quelli che agiscono sull’umore.
Il Lorazepam ha un’azione più rapida, mentre gli altri farmaci che sta assumendo richiedono alcune settimane, per manifestare pienamente i loro effetti terapeutici. È quindi normale che, dopo soli tre giorni, non avverta ancora cambiamenti significativi.
Parallelamente al trattamento farmacologico, può essere molto utile affiancare un percorso di psicoterapia.
La psicoterapia, infatti, non sostituisce i farmaci, ma agisce su un piano diverso in quanto: aiuta a riconoscere e comprendere le emozioni; offre strumenti per gestire l’ansia e la ruminazione mentale; permette di ricostruire il proprio benessere nella vita quotidiana.
Considerata la presenza di sintomi depressivi e di un disturbo bipolare, la cosa migliore sarebbe intraprendere una psicoterapia continuativa, che possa sostenerla nel tempo e aiutarla a elaborare anche i conflitti familiari e relazionali che ora la fanno soffrire.
Dott.ssa Silvia Ferraro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
Mi arriva tutta la sua difficoltà a convivere con questa sensazione di vuoto e impotenza, in un momento in cui la terapia farmacologica è appena iniziata e non avverte ancora un miglioramento. I farmaci, infatti, richiedono tempo per agire e funzionano meglio se accompagnati da un supporto psicologico mirato, che aiuti a ritrovare senso e direzione nella propria vita personale e relazionale.
Riprendendo le sue parole, possiamo valutare insieme la possibilità di un percorso, iniziando da dove si trova ora.
Un caro saluto,
Dott.ssa Silvia Ferraro
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve, comprendo quanto questo momento le stia pesando: sentirsi sopraffatti da ansia, apatia e sintomi depressivi, soprattutto quando coinvolgono relazioni importanti e il lavoro, può far sembrare tutto insormontabile. È normale che nei primi giorni di terapia i farmaci non portino ancora sollievo evidente: molti trattamenti antidepressivi o stabilizzatori dell’umore richiedono tempo per fare effetto e il corpo deve adattarsi, quindi la sensazione di “essere come prima” nei primi giorni non significa che la terapia non stia funzionando.

Riguardo alle preoccupazioni relazionali e lavorative, è comprensibile sentirsi bloccati quando le circostanze esterne non corrispondono ai propri desideri e bisogni. In questi casi, è utile fare piccoli passi: prima di tutto prendersi cura della propria stabilità emotiva e mentale, esplorando strategie per gestire l’ansia e il senso di impotenza, e poi valutare gradualmente le decisioni pratiche, come lavoro e convivenza, senza sentirsi obbligati a risolvere tutto in un colpo.

Un percorso psicologico personalizzato può offrirle uno spazio sicuro dove elaborare le emozioni intense, esplorare le priorità, trovare strategie pratiche per gestire ansia, depressione e relazioni complesse, e accompagnarla nel fare scelte più consapevoli per la propria vita. Questo può aiutarla a non sentirsi sola davanti alle difficoltà e a costruire gradualmente un senso di controllo e sollievo.

Se vuole, possiamo partire insieme da qui, passo dopo passo, per aiutarla a ritrovare equilibrio e chiarezza su ciò che può fare per stare meglio e andare avanti.
Saluti
Buonasera, mi dispiace leggere in merito alla sua attuale condizione che, immagino, sia di profonda sofferenza per lei. Le consiglio di proseguire la terapia farmacologica: 3 giorni sono un pò pochi per iniziare a vedere i primi miglioramenti. Abbinato ai farmaci, le suggerisco, inoltre, di intraprendere un supporto psicologico che le possa fornire strumenti pratici per affrontare questa fase della sua vita.
Un cordiale saluto
Dr.ssa Giuseppina Valente
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, leggendo le sue poche righe, l'unica cosa che mi sento di dirle è di provare un percorso psicoterapeutico, oltre a non abbandonare i farmaci. Magari per questi ultimi provando a sentire un altro psichiatra per farli tarare al meglio. Per il percorso psicoterapeutico, se ritiene, sono disponibile anche on line. Saluti. Dario Martelli
Dott. Luca Moratti
Psicologo, Psicologo clinico
Reggio Emilia
Buonasera,
mi arriva con chiarezza tutta la fatica che sta vivendo in questo momento. Sentirsi vuoti, rallentati e senza energia, mentre tutto intorno sembra complicarsi, può essere davvero pesante. È comprensibile che si senta smarrito e che faccia fatica a capire da dove ripartire.
Dalle sue parole si percepisce quanto stia cercando di restare in piedi nonostante la sofferenza, e questo è già un segnale di forza, anche se ora può non sembrarlo. È importante ricordare che i farmaci hanno bisogno di tempo per agire, e che il percorso di cura richiede pazienza e accompagnamento: non è un fallimento non sentirsi meglio dopo pochi giorni.
Accanto al trattamento farmacologico, può essere molto utile avere uno spazio di ascolto e di riflessione, dove poter mettere ordine tra i pensieri, le paure e le tensioni legate anche alla relazione con sua moglie e al lavoro. Spesso non è tanto trovare una soluzione immediata, ma iniziare a capire cosa sta accadendo dentro e intorno a sé, con uno sguardo più ampio e meno giudicante.
Un percorso potrebbe offrirle proprio questo: un contesto protetto in cui prendersi il tempo per comprendere come sta, come le sue relazioni influenzano il suo equilibrio e come può cominciare, passo dopo passo, a ritrovare una direzione più chiara e sostenibile per sé.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, comprendo quanto sia difficile il momento che sta attraversando e quanto possa essere pesante convivere con la sensazione di non riuscire a trovare una direzione chiara. Quando ci si sente svuotati, senza energia e con pensieri che ruotano sempre intorno a preoccupazioni e difficoltà, è naturale provare un senso di smarrimento e la paura di non farcela. Le sue parole trasmettono un grande carico emotivo, fatto non solo di sintomi ma anche di una profonda fatica nel tenere insieme più aspetti della vita che, in questo periodo, sembrano andare in direzioni opposte. Ci sono momenti in cui la mente, sotto il peso di troppe tensioni, tende a chiudersi, quasi a voler risparmiare energie. L’apatia e la perdita di interesse che descrive possono essere lette anche così: come un modo in cui il corpo e la mente cercano di proteggersi da un sovraccarico. È una fase che può sembrare interminabile, ma non rappresenta una condizione definitiva. Spesso il primo passo per uscire da questa immobilità è accettare che non si può “forzare” un cambiamento immediato, ma si può provare a muoversi poco alla volta, anche solo con piccole azioni che restituiscano un minimo senso di padronanza. La situazione familiare e la distanza da sua moglie aggiungono sicuramente un livello di dolore in più. Quando la relazione è segnata da incomprensioni o da scelte diverse, può generarsi una sensazione di perdita di equilibrio, come se nulla avesse più un centro stabile. In questi casi, diventa importante cercare di concentrarsi su ciò che è sotto il proprio controllo, anche se può sembrare poco: darsi dei ritmi regolari, cercare di mantenere un minimo di contatto sociale, concedersi momenti di pausa mentale anche brevi, senza pretendere da sé stesso prestazioni elevate. Può essere utile, nel frattempo, condividere questi pensieri con la persona che la segue professionalmente, in modo da non vivere tutto in solitudine e avere un punto fermo da cui ripartire. Le fasi di profonda tristezza e disorientamento non sono mai semplici, ma possono diventare occasioni per riscoprire parti di sé che per troppo tempo sono rimaste in secondo piano. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Daniele Gallucci
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, è importante che si confronti con il suo curante rispetto la possibilità di iniziare un percorso di psicoterapia, immagino peraltro che plausibilmente questo glielo abbiano già prescritto: si tratta per l'appunto di un ottimo inizio!
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, deve lasciare tempo ai farmaci di fare effetto. Cordiali saluti.
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buonasera, capisco quanto possa essere difficile trovarsi in una situazione di sofferenza emotiva così intensa, specialmente quando si affrontano più problemi contemporaneamente: la salute, il lavoro, la distanza affettiva.
È importante ricordare che i farmaci psicotropi, come quelli che sta assumendo, spesso richiedono almeno 2-4 settimane per iniziare a mostrare un effetto stabile, quindi non si scoraggi se dopo soli tre giorni non percepisce miglioramenti.
In questa fase è fondamentale mantenere il contatto costante con il suo psichiatra, riferendo eventuali peggioramenti o effetti collaterali.
Parallelamente, può essere utile affiancare un percorso psicoterapeutico: uno spazio in cui elaborare la sofferenza, le difficoltà relazionali e lavorative, e ritrovare gradualmente motivazione e senso.
Non deve affrontare tutto da solo: chiedere aiuto, anche solo per “restare a galla”, è già un passo per andare avanti. Ogni piccolo gesto di cura verso sé stesso è un inizio.
Le mando un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli
Dott.ssa Ilaria Francomano
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentilissimə, grazie per la sua condivisione dalla quale traspare sofferenza.
Se la cura l'ha iniziata interamente da tre giorni, questo non è un tempo sufficiente purtroppo per determinarne la sua efficacia ma in caso senta pure il suo medico che, sono certa, le darà tutte le indicazioni del caso.
Per quanto riguarda i problemi lavorativi e di coppia, ha già provato a cercare un supporto? Potrebbe essere un supporto individuale e/o di coppia, a seconda delle motivazioni e delle disponibilità.
Intanto le indicherei un percorso personale in cui potersi confrontare adeguatamente.
Un caro saluto,
Dott.ssa Francomano Ilaria
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, raccomando di inserire anche la psicoterapia , e di chiedere aiuto allo psichiatra , per cambiare farmaco grazie
Dott.ssa Mariachiara Clerici
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera,
accompagnare un percorso di psicoterapia alla cura farmacologica sarebbe la miglior soluzione per affrontare questo periodo complesso.
Cordiali saluti.
Buonasera, da ciò che descrive si percepisce quanto questo momento sia pesante per lei. Sta affrontando diversi sintomi molto faticosi – apatia, ansia, umore depresso, mancanza di energia – e contemporaneamente si trova a gestire questioni personali e relazionali importanti, come la distanza da sua moglie e le difficoltà familiari. Quando più aree della vita si intrecciano con uno stato depressivo, è comprensibile sentirsi sopraffatti e avere la sensazione di non sapere da dove iniziare per andare avanti. Rispetto alla terapia farmacologica che ha appena iniziato, è importante considerare che tre giorni sono un tempo molto breve perché i farmaci possano produrre un effetto stabile sull’umore. Molti farmaci utilizzati nei disturbi dell’umore, come il bupropione (Wellbutrin) o altri stabilizzatori dell’umore, richiedono generalmente alcune settimane prima che i benefici diventino percepibili. Anche il lorazepam può aiutare temporaneamente a contenere l’ansia, ma non agisce direttamente sulle cause profonde della depressione. Per questo motivo, nei primi giorni di terapia è piuttosto comune non percepire ancora miglioramenti significativi. È fondamentale quindi dare il tempo ai farmaci di fare effetto e mantenere un contatto costante con lo specialista che li ha prescritti, così da monitorare l’andamento dei sintomi ed eventualmente regolare la terapia se necessario. Allo stesso tempo, quando la sofferenza psicologica è così intensa e coinvolge diversi aspetti della vita, il trattamento farmacologico da solo difficilmente può risolvere tutto. I farmaci possono aiutare a stabilizzare l’umore e ridurre alcuni sintomi, ma spesso non sono sufficienti da soli a rielaborare i pensieri, le preoccupazioni e le dinamiche personali che alimentano il malessere. Per questo motivo l’integrazione con una psicoterapia può essere molto utile. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio i meccanismi che mantengono lo stato depressivo, lavorare sui pensieri molto pesanti che la tormentano e trovare gradualmente strategie per affrontare le difficoltà concrete, comprese quelle legate al lavoro e alla relazione con sua moglie. Quando si vive una fase depressiva importante è anche tipico avere la sensazione che tutto sia fermo e senza via d’uscita, ma spesso il lavoro terapeutico consiste proprio nel ricostruire piccoli passi di movimento, uno alla volta, senza pretendere di risolvere tutto immediatamente. In questo momento quindi potrebbe essere utile concentrarsi su tre elementi: continuare la terapia farmacologica dando il tempo necessario perché agisca, mantenere un dialogo con lo psichiatra che la segue per monitorare i sintomi e valutare la possibilità di affiancare un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a gestire sia la depressione sia le difficoltà personali che sta attraversando. Anche se ora può sembrare difficile immaginarlo, con un trattamento adeguato e con il giusto supporto molte persone riescono gradualmente a ritrovare stabilità e maggiore qualità di vita. Non deve affrontare tutto questo da solo, ed è già un passo importante aver chiesto aiuto e aver iniziato una cura.

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